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La stanchezza del perdersi

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Avete mai sognato di perdervi? Di non trovare il modo di tornare dove volete andare? Di tentare ma senza riuscire e di allontanarvi ancora di più dalla meta? La fatica del cercare e non trovare é un incubo! Nella religione cristiana si usa la metafora della pecorella smarrita.   Ma non si tratta in realtà di raggiungere il gregge e neanche di trovare il pastore, non si  tratta neanche di perdere la direzione perché non esiste una singola strada da percorrere e ognuno deve trovare la sua e metterci tutto il tempo che desidera come un vero viaggiatore.

Si tratta di una metafora che potremmo associare al concetto di perdere il contatto con se stessi, e ben rappresenta lo stato di moltissimi uomini e donne. La vita scorre veloce tra un dovere e l’altro, un’abitudine e l’altra , tra persone con le quali non entri mai veramente in relazione ma con le quali passi gran parte del tuo tempo senza mai avare un momento tutto tuo, un momento di vero silenzio, un momento in cui come un fidanzato oppure una madre ti abbracci e resti lì ad ascoltarti a capire di cosa hai bisogno, ma non con la mente: con il cuore! Si perché accade spesso che quando finalmente hai del tempo per te stesso, ti addormenti, non ti ascolti affatto, vivi come in trance, vaghi tra un pensiero fatuo e un altro della tua mente senza mai trovarti, senza mai nutrirti e continuando a  distarti e stancarti  di più anche se credi di divertirti e di svagarti.

Sei tu che ti manchi, sei tu che non ascolti mai, sei tu che non ti trovi più e per questo esattamente come un cellulare senza batteria ti spegni: si, letteralmente ti spegni. Smetti di esistere, e se questa diventa un’abitudine, perdi la strada , non lo trovi più il contatto con te stesso, non sei più capace di farlo da solo. Ecco che praticare qualunque arte marziale, disciplina respiratoria, meditativa può (dico : “può”) essere un mezzo per trovarsi e per toccarsi dentro. Ma accade che più ne hai bisogno meno lo cerchi questo contatto e quando ne hai occasione scappi con la mente in un’idea di te che non sei tu. Purtroppo accade che stranamente hai sempre più paura di questo trovarti e lo sai perché succede questo strano fenomeno?

E’ semplice: succede che scappi perché appena ti trovi sul serio, tutto il mondo fasullo che non sei tu ma che hai teatralmente e faticosamente lottato per costruire, fatto di doveri, bisogno di riconoscimento e approvazione,  piccole ripicche e vendette,  preoccupazioni inutili,  semplicemente tutto si sfalda come la neve al sole,  allo stesso modo in cui svegliandoti da un incubo tutto quello che ti angosciava svanisce velocemente. E’ sufficiente un abbraccio vero, una frase detta con puro sentimento e senza mettersi sulla difensiva ma offrendo la nostra debolezza come limite alla nostra comprensione. E’ sufficiente anche un solo istante di contatto con noi stessi per vederci chiaro perché l’oscurità è veramente l’assenza di luce.

Questo scappare da sé stessi, questo correre che poi si traduce in un  riempire la vita di doveri, di appuntamenti,  uno appresso all’altro, produce nel migliore dei casi stanchezza.  Una stanchezza che può diventare da emotiva a fisica, alterando  in molti casi la nostra salute, il nostro umore, il nostro sonno. Un pò come una macchina farebbe accendendo la spia della benzina, la spia dei freni  e della manutenzione.

“Ma si dai… non è niente” ci ripetiamo oppure ci preoccupiamo e basta ripiegando su pastiglie di vario genere. Forse anche sicuri di poterci trovare  comunque sempre quando lo vorremo noi ed è proprio qui l’inganno, una volta consolidata nel tempo questa abitudine al non contatto con il sé, si rischia di perdere  la strada, ovvero non è facile trovarla senza aiuti. Ecco che le pratiche e discipline antiche sono lo strumento indispensabile per mantenere quel filo di collegamento, che naturalmente abbiamo ben sviluppato in giovanissima età ma che in totale assenza di un lavoro di ricerca interiore si atrofizza talora fino a scomparire anche totalmente trasformandoci in automi che vivono ma non vivono, in attesa di morire per ritornare a vivere.

La stanchezza è un segno da non sottovalutare mai e la ricerca di sé, indipendentemente dalla tecnica  in cui viene approcciata è indiscutibilmente l’unica chiave per risolvere  tutti i  nostri conflitti  e trovare l’energia per costruire soluzioni vere  e applicabili e non solo teorie e pericolose speculazioni capaci di ingabbiarci sempre di più in schemi fasulli e protocollati.

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