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A proposito dell’agopuntura sui pazienti cronici

Capita spesso che i pazienti in cura da colleghi psichiatri, neurologi o ginecologi formulino il desiderio di “provare con l’agopuntura” cambierei questa infelice frase con “iniziare ad affiancare anche l’agopuntura ai loro trattamenti”.

Di solito questo avviene quando per vari motivi i farmaci assunti a lungo termine iniziano a dare fastidio, funzionano in maniera insufficiente oppure la paziente desideri una gravidanza. Ecco che lo specialista di turno suo malgrado è quasi obbligato a sostenere questa “scelta ” non senza qualche perplessità e dubbio.

E’ successo di recente di ricevere da una collega psichiatra il feedback  che il mio lavoro con gli aghi potesse andare anche nella direzione opposta rispetto a quello psicoterapico in corso e quindi fosse importante sentirci per telefono. E così è stato,  ben venga il contatto tra medici lo trovo veramente importante oltre che raro. Quello che ho spiegato alla collega credo sia indispensabile come informazione sull’azione dell’agopuntura.

In primissimo luogo si dice che gli aghi siano intelligenti, in realtà gli aghi hanno la possibilità di muovere l’energia nella giusta direzione  indipendentemente dalla nostra idea personale di giusto e di sbagliato. La direzione è quella del più verso il meno sempre e del meno verso il più. In un eccesso un ago svolgerà la sua azione di dissolverlo; in un vuoto o carenza lo stesso identico ago svolgerà la sua azione tonificante e stimolante.

Inoltre grazie al Balance Method ( vedi post dedicati) il lavoro è quasi sempre sistemico ovvero molti meridiani vengono trattati contemporaneamente e attraverso un meccanismo dove l’alternanza yin/yang, alto/basso  oltre che l’armonia degli esagrammi dei meridiani scelti, consente un riequilibrio appunto globale dato non dal singolo punto ma dall’insieme dei punti selezionati che consente di potenziare questo effetto armonizzante degli aghi e quindi dell’agopuntura.

L’agopuntura a differenza delle parole, della fitoterapia oppure dei farmaci, difficilmente potrà andare nella direzione opposta all’armonia, se ci sarà stitichezza non l’aumenterà e non avremo neanche l’effetto indesiderato della diarrea a differenza dei lassativi e degli antidepressivi. Potrà essere che un trattamento sia troppo stancante oppure che emerga un problema rispetto ad un altro che sembrava in secondo piano ma sono tutte informazioni utili per il trattamento e non veri effetti collaterali.

L’ansia tanto quanto la depressione sono il sintomo finale di una profonda disarmonia che spesso i farmaci faticano a risolvere proprio per la complessità delle cause ma che non può peggiorare con l’agopuntura. Anzi, potremmo dire che l’agopuntura può migliorare sia l’efficacia dei farmaci usati che ridurre i loro sgraditi effetti collaterali.

Per quanto riguarda invece il numero di trattamenti di agopuntura mi stupisco che il numero 10 resti per molti colleghi il numero corretto di trattamenti senza alcun altro tipo di discernimento. Sono abituata a trattare con pazienti cronici in quanto difficilmente l’agopuntura è la prima scelta terapeutica, si ricorre all’agopuntura come ultima spiaggia, circa un po’ prima di Lourdes! Dico sul serio anche se sorrido,  difficilmente si pensa all’agopuntura in caso di emicrania di grado elevato a meno che qualcosa non vada storto e il paziente la richieda di sua iniziativa. Quello che accade è che il paziente spesso ha diversi problemi sovrapposti, per giunta che perdurano da diversi anni.
Nel caso di una emicrania vasomotoria classica mal controllata dai farmaci avremo spesso una tensione cervicale muscolo-tensiva reattiva importante e a sua volta scatenante la cefalea e uno sconforto importante al sopraggiungere del dolore. Pretendere che con 10 sedute si risolva tutto  è come pretendere di ricostruire una casa pericolante in 10 giorni.

La domanda è perché 10 sedute? Inoltre mai si pretenderebbe di curare con 10 pastiglie una problematica di emicrania persistente da oltre 20 anni oppure con 10 sedute  di psicoterapia una depressione severa presente da oltre 10 anni! Ma l’agopuntura oltre ad essere molto raramente considerata dai colleghi quanto sarebbe grandemente utile affiancarla ai trattamenti classici, diventa di colpo e incomprensibilmente la maga di turno  e con la bacchetta magica dei 10 trattamenti  si prova se funziona!  il brutto è che poi i pazienti arrivano in studio con questa aspettativa condivisa pienamente dallo specialista in questione.

L’agopuntura  è una pratica medica e con coerenza e serietà va affrontata e sfruttata nel suo profondo potenziale terapeutico. Affiancarla a terapie anche complesse e strutturate in pazienti cronici è un’ottima possibilità di ridurre i trattamenti e di ridurre gli effetti collaterali e la tolleranza di tali sostanze farmacologiche.  Si tratta di una scelta che non dovrebbe essere fatta quando i farmaci non danno il risultato desiderato ma prima, oserei dire molto prima, soprattutto con i pazienti giovani e difficili e senza l’empirica e falsa idea della decina di trattamenti pronti e confezionati in un pacchetto regalo adatto a tutti.

Considero queste situazioni, ormai sempre più frequenti, delle occasioni per conoscere i colleghi specialisti e con loro le nuove impronte e tendenze terapeutiche e per lavorare insieme in un’unica direzione: la salute del paziente a lungo termine e la loro fiducia.

 

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