Ascoltarsi: il bene più prezioso
16 Novembre, 2021

Genetica e confini della bioetica

Sebbene la scoperta dell’esistenza di un corredo genetico delle cellule, intese come unità fondamentali di qualunque organismo vivente, risalga ancora alla fine del IX° secolo, è solo con gli inizi del 1900 che nasce il vero interesse in questo campo, in particolare rivolto alla  possibilità di selezionare nelle piante i caratteri genetici a noi più utili.  Precisamente fu a Londra nel 1905 durante una conferenza sull’ibridazione delle piante che nacque la parola genetica come futura branca di ricerca e di sviluppo.

Si dovranno aspettare gli anni 70 per vedere lo sviluppo delle tecniche di sequenziamento della molecola di DNA con la possibilità di modificare il genoma delle piante, allo scopo di renderle più resistenti a parassiti, altre malattie oppure alla siccità. L’intento iniziale con il quale si oltrepassò la frontiera etica del “modifico ciò che la natura mi ha donato” era quello del poter sfamare il mondo e ottenere coltivazioni più sostenibili; non a caso il concetto di bioetica nacque proprio in quegli anni. Successivamente si crearono (seppur con discreta lentezza) specifiche regole di tracciabilità degli alimenti OGM  e limiti a tutela dell’ambiente. Nonostante l’impegno sociopolitico delle diverse nazioni per preservare l’ambiente, si considera che la situazione ormai ci sia ampiamente sfuggita di mano, e che ai giorni nostri non solo i 3/4 della produzione di soia e mais sia geneticamente modificata ma sia quasi impossibile non trovare tracce di OGM negli alimenti di certificata origine naturale.

Per sequenziare la lunghissima molecola di DNA umano invece si arriva fino al 1990, quando nasce il progetto genoma umano detto  HPG nella collaborazione internazionale di diversi laboratori e portato alla sua totale completezza solo nel 2021. Oggi l’intera sequenza del DNA umano è stata sequenziata nel dettaglio e comprende  3,9 miliardi di paia di basi azotate, contro i 3,2 della prima sequenza ottenuta nel 2001:un lavoro monumentale e straordinario, che quando ero studentessa sembrava fantascientifico e irraggiungibile.

Ancor più  straordinaria per le sue innumerevoli applicazioni in campo genetico è la recente tecnologia chiamata CRISPR/CAS9; in poche parole la possibilità di aprire, tagliare e incollare precisi frammenti di DNA a nostro piacere come con un testo di Word. Questa tecnica nasce tra il 2012 e 2013 ad opera di due ricercatrici, Jennifer Doudna e Emanuelle Charpentrier, alle quali venne assegnato il Premio Nobel  per la Chimica nel vicino 2020.  La tecnica CRISPR/CAS 9 si è ispirata alle naturali difese del malefico batterio beta emolitico di tipo A nei confronti di una aggressione virale e oggi è di facilissimo utilizzo anche in laboratori sprovvisti di attrezzature altamente costose. Per questo motivo necessita di molta attenzione e criteri di controllo oltre che di nuove legislazioni per impedire che si modifichino, senza alcun controllo ne permesso, virus, batteri e cellule vegetali rendendole altamente pericolose per l’uomo e per l’equilibrio della natura e non dico altro (a buon intenditor poche parole).

La ricerca genetica in campo medico come è facile immaginare si sente a un passo da un traguardo sognato da sempre, modificare il DNA umano con sempre maggior precisione, cancellando frammenti e sostituendoli con altri per la produzione di specifiche proteine utili a guarire da patologie genetiche, piuttosto che da patologie neoplastiche maligne o ancora curare patologie degenerative come l’Alzheimer e autoimmunitarie perniciose come l’artrite reumatoide. Ovviamente ci speriamo tutti, chi di noi non ha pianto lacrime salate per un congiunto, un parente o un amico affetto da una patologia tanto crudele come queste sopracitate o altre ancora peggiori.

L’idea di usare una molecola di RNA messaggero ingegnerizzata e facilmente riproducibile capace di sfruttare i nostri ribosomi mitocondriali per mimare l’azione virale é inequivocabilmente figlia di questo progresso in campo genetico.  Si tratta di una simulazione artificiale microbiologica circoscritta alla produzione di una sola proteina virale,  per un tempo molto limitato che quindi si esaurisce completamente in poco tempo, mettendo il nostro  sistema immunitario in grado rispondere con una produzione di anticorpi mirati.  I virus a RNA si comportano allo stesso modo, sfruttano i ribosomi citoplasmatici delle nostre cellule per riprodursi interamente ovviamente, causando una risposta immunitaria completa, fatta da un lato dalla produzione di anticorpi mirati  e dall’altra da una risposta più complessa chiamata cellulo-mediata.

Per questo incredibile meccanismo di azione i virus sono definiti parassiti endocellulari, e sono ancora oggi più difficili da trattare con farmaci rispetto ai batteri  che non necessitano di  cellule o tessuti vivi per riprodursi ma di un semplice terreno con specifiche caratteristiche. Da numerosi anni si sospetta che alcune infezioni virali possano essere alla base di alterazioni interne profonde in grado di scatenare malattie autoimmunitarie e degenerative. In quasi tutti i testi di medicina quando si arriva a ipotizzare l’eziopatogenesi di malattie la cui causa non é ancora conosciuta,  si trova in fondo tra le ipotesi: “possibile infezione virale pregressa“, una fra tante è la pericolosa sindrome di Guillain-Barré.

In molti ritengono che l’imitazione del meccanismo di riproduzione virale possa eventualmente slatentizzare future malattie autoimmuni, cosa che dovrà necessariamente essere verificata e potrà esserlo solo con il giusto tempo per raccogliere i dati relativi. Solo fra alcuni anni potremo vedere e sapere con chiarezza se i rischi di questa innovativa terapia di prevenzione antivirale supereranno i vantaggi, oggi è sicuramente troppo presto per dirlo in assenza di dati sufficienti.

Eppure mai come oggi le istituzioni di diverse nazioni prendono posizione estreme fino all’obbligo di sottoporre a questo tipo di procedura anche i bambini; si dibatte ferocemente sul giusto e non giusto senza venirne a capo; il dibattito, da poco scientifico, diventa politico ed economico e si finisce per perdere completamente di vista l’aspetto etico e deontologico, dove il rispetto di tutti e della natura tutta dovrebbe essere perseguito.

Il progresso scientifico è stato spesso accelerato proprio da errori, lo sappiamo molto bene; osservare e calcolare con trasparenza tutte le reazioni, capire perché alcuni individui sviluppano anticorpi neutralizzanti e altri no, perché in molti non hanno sintomi oppure sintomi lievissimi e altri invece sviluppano una polmonite bilaterale senza precedenti, come risolvere il problema delle mutazioni, guardando e cercando soluzioni in tutte le direzioni possibili e senza conflitto di interessi, è ovviamente di primaria importanza.

Sfruttare per esempio il piu’ vecchio e noto meccanismo vaccinale classico, costruendo mediante accurata ingegneria genetica gli antigeni che corrispondono alle proteine virali ritenute più utili a seconda delle varianti note oppure delle possibili varianti future. Un meccanismo ormai consolidato nel tempo, come con i vaccini antinfluenzali di ultima generazione che sfrutta solamente la reazione difensiva del nostro organismo, ovvero la produzione di anticorpi specifici, non già preceduta da una nostra autoproduzione di sostanze antigeniche.

E ovviamente approfondire il campo della terapia basata sull’utilizzo terapeutico di anticorpi specifici prodotti in laboratorio; si tratta di un territorio assai promettente e in larga espansione vista l’ingegnerizzazione possibile sui linfociti umani. E’ recente la notizia della scoperta di un anticorpo umano efficace contro tutte le varianti del SARS COV 2  fino ad ora studiate. Una promessa piuttosto allettante direi e che potrebbe largamente diventare la terapia elettiva di svariate infezioni virali. Per arrivare al confronto trasparente e onesto di efficacia tra diversi approcci farmacologici nel cercare di prevenire gli aggravamenti dell’infezione che dopo quasi 2 anni non ha senso non fare con sguardo attento e disinteressato.

Ritornando all’etica Albert Einstein scrisse a questo proposito che si tratta di un aspetto da affidare sia agli scienziati che ai cittadini cosiddetti non esperti; entrambi devono collaborare verso un senso di responsabilità collettiva, che in nessun modo va lasciata alla scienza tirandocene fuori e attribuendo al lei una coscienza che non possiede senza il contributo degli uomini. Non si tratta di credersi virologi, infettivologi, epidemiologi, pneumologi, pediatri e ginecologi ma di ascoltare tutti con grande rispetto. Il numero di radiazioni dall’ordine dei medici in alcuni paesi in questo periodo merita di essere considerato come un segno di intolleranza cieca senza precedenti.

La scienza senza il cuore di tutti non troverà mai la propria coscienza.

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