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Il dubbio e il confronto per andare avanti

Negli ultimi anni, chi mi conosce lo sa, cerco di combattere gli estremismi ideologici in tutte le loro forme, attraverso lo sviluppo dell’equilibrio nel comune pensiero. Il dubbio non va combattuto come fosse amorale e rigettato con estremo pregiudizio; è l’unica possibilità di sviluppare il nuovo; ci dona la possibilità di vedere dove cambiare in meglio e ci toglie le fette di prosciutto o di tofu se preferite che abbiamo voluto metterci sugli occhi.

Il dubbio ci allarga gli orizzonti mostrandoci nuovi aspetti e prospettive che ignoravamo prima o che prima non riuscivamo a vedere.  Ovviamente non ha nulla a che vedere con l’inventarsi complotti a ogni pié sospinto e credere aprioristicamente a tutto quello che proviene da fonti non ufficiali. Il dubbio nasce dal desiderio di studiare e approfondire le tematiche al fine di poter capire gli errori umani del presente e del passato e migliorarsi.

L’ostruzionismo della comunità medica dell’Ottocento nel negare le osservazioni attente del Dott. Ignazio Filippo Semmelweis che suggeriva che un lavaggio delle mani tra un tavolo autoptico e un parto potesse essere un atto indispensabile per evitare le frequenti e fatali febbri puerperali, è solo un esempio della presunzione accademica anche di fronte a evidenze clamorose. Ricordiamo più recentemente quanti farmaci e sostanze alimentari che abbiamo usato con entusiasmo e tranquillità per anni sono stati nel tempo tolti dal mercato oppure grandemente limitati nel loro utilizzo e non c’é niente di cui stupirci: acquisiamo dati importanti solo osservandoli e analizzandoli.

La scienza non dovrebbe basarsi sulla fede e quindi sul credere oppure non credere, ma sull’osservazione attenta, continua e possibilmente non di parte di ciò che accade. La scienza evolve come il pensiero umano e non si tratta di tradimento e di infedeltà.  Nello stesso modo delle religioni,  restare ancorati al passato é molto rischioso; immaginate oggi di prendere alla lettera tutto il vecchio testamento dove per esempio si consideravano le donne con mestruo impure; non ha senso come non ha senso alzare feroci proclami femministi.

I vaccini, come tutti i farmaci che si conoscano, non sono buoni o cattivi, sono sostanze piu o meno tossiche idonee a risolvere un problema e non a tutti nello stesso modo. La scienza è colei che si impegna per verificarne nel tempo l’efficacia, la sua durata e gli svantaggi chiamati effetti collaterali. L’ associazione di farmaco vigilanza esiste da diversi anni con lo scopo di vigilare su farmaci sia vecchi che di nuova generazione, mettendo a confronto il delta dei benefici e degli effetti collaterali, al netto delle nuove metodiche e terapie possibili e confrontandosi con gli altri paesi Europei e database internazionali.

Oggi i giornalisti e i lettori sembrano godere nel poter segnalare un morto oppure una patologia severa insorta dopo la vaccinazione Covid 19; ma collegare un evento avverso a un determinato farmaco non é sempre cosa facile; un ictus in una paziente già predisposta a questa patologia, per fare un esempio facile, é legato o meno al vaccino che ha preso 10 giorni prima? Posso collegare come causale i due fenomeni stabilire un nesso ovvero causa-effetto (assunzione del farmaco quindi ictus cerebri) oppure si tratta di una casualità (sarebbe accaduto comunque e casualmente ha assunto il farmaco ma i due fenomeni non sono correlati)? In molti casi è difficile stabilirlo con certezza.

E affinché le risposte non siano emotive ne basate sulle credenze ideologiche di nessuno ma solo sui fatti é necessario osservare con neutralità, ovvero senza porsi con pregiudizio sull’innocuità ne tanto meno sulla sua pericolosità. Dobbiamo raccogliere minuziosamente i dati, tutti, e comunicarli ai rispettivi istituti di farmaco vigilanza del luogo dove risiediamo. Queste segnalazioni sono indispensabili e vanno fatte sempre, non spetta a noi clinici e neanche ai cittadini porre la sentenza ma solo il legittimo dubbio, comunicandolo tempestivamente compilando un Form specifico nel sito dell’Istituto di farmaco vigilanza.

Sempre nel caso dell’esempio precedente, solo con il tempo e l’analisi dei numeri, percentuale di ictus nei soggetti non vaccinati mensile versus percentuale di ictus cerebri mensile nei vaccinati si potrà veramente capire se si tratta di una reazione avversa oppure no, senza tifare per nessuno. Ricordando che quando si parla di piccole percentuali di effettive reazioni avverse bisogna considerare che il confronto oggi va fatto sulle altrettanto piccole percentuali di decessi e di disturbi permanenti per fascia di età, alla luce della presenza di nuove possibilità terapeutiche e questo aspetto é fondamentale e in continuo cambiamento.

Dalle nuove statistiche Italiane di agosto 2021 il vantaggio più significativo evidenziato dalle recenti analisi numeriche è la bassissima incidenza di mortalità dei soggetti vaccinati, a confronto con un elevata mortalità dei pazienti anziani soprattutto over 80 non vaccinati. Il dato sembrerebbe confortante anche perché di non vaccinati anziani non credo che ce ne siano rimasti tantissimi rispetto agli anziani vaccinati. Ricordo ancora l’entusiasmo e l’attesa trepidante delle prime vaccinazioni. Le case di riposo che già a Febbraio avevano visto diminuire rapidamente i decessi degli anziani istituzionalizzati, con grande sollievo di tutti.

Anche in questo caso servirebbe identificare un criterio di causalità certa tra morte e positività al Covid non sempre ovvia quando parliamo di pazienti over 80 magari affetti da severe patologie associate (come un insufficienza epatica, un insufficienza renale avanzata o una patologia tumorale terminale) che peraltro potrebbero aver condizionato la scelta di non vaccinarli. Anche questo é un dubbio legittimo che non dovrebbe essere trascurato in statistica come variabile possibile. Ovvero il paziente anziano Covid positivo non vaccinato con grave insufficienza renale potrebbe anche essere deceduto per insufficienza renale. Non ci é dato di saperlo perché i numeri queste informazioni non le rivelano.

L’analisi dei dati numerici deve essere affrontata sotto diverse angolazioni, ivi compresa l’età e la comorbilità sia per calcolare i vantaggi (ridotta mortalità infettiva reale) che per calcolare gli svantaggi (reazioni avverse causali al vaccino ).  Questo dovrebbe essere il metodo scientifico, il gruppo dei non vaccinati serve proprio per fare confronti e verifiche, come in tutti i lavori scientifici che si rispettino, al fine di capire e quantificare quale popolazione ne ha beneficio effettivo, il tutto senza alcun conflitto di interesse possibile. La scienza le dovrebbe cercare le conferme di efficacia e la medicina dovrebbe sempre porsi a tutela della salute pubblica in rispettosa e attenta osservazione dei fatti e non delle idee. Pregando per chi lo desidera e impegnandosi affinché presto si trovino farmaci, innocui, duraturi e capaci di risolvere questa nuova patologia pandemica ma anche patologie severe come il cancro e molte patologie degenerative a decorso evolutivo.

Intanto io pregherei tutti, qualunque pensiero si abbia, di evitare gli estremismi da talebano, poiché possono annidarsi in tutte le nostre scelte ideologiche,  la scienza cosi come l’islam non le contengono, se non siamo noi a inserirle. Ricordiamoci sempre come disse Socrate che “Io so di non sapere”  e non sappiamo un sacco di cose! Lasciamo che siano il tempo e i fatti a darci le risposte e indicarci la strada, se possibile con rispetto reciproco, imparando gli uni dagli altri,  soprattutto dai nostri errori. Lasciamoci le crociate alle spalle e guardiamo avanti.

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