Tracce di Profumo: Il tempo è adesso – by Valeria
Ci sono istanti della nostra vita di completa espansione durante i quali noi, immersi in una sorta di tempo senza tempo, assorbiamo ogni goccia del presente che ci circonda portandolo all’interno, dilatandolo. Momenti in cui non abbiamo occhi abbastanza per guardare, polmoni sufficienti ad inspirare.
Sembra la descrizione di uno stato alterato della mente tanto ci siamo disabituati a viverlo.
Eppure, cercando nel nostro passato, lontano passato, possiamo facilmente ricordare di averli sperimentati.
Ricordo un pomeriggio piovoso, a casa di una zia. Attraverso i vetri delle finestre della sua cucina guardavo il giardino fiorito ed il melo carico di frutta. Nella stanza si diffondeva il profumo che la terra restituisce quale ringraziamento alla pioggia che la nutre, la disseta, la irrora.
L’ambiente si era riempito della gioia sprigionata dal terreno, dai fiori bellissimi, dall’albero che levava i suoi rami, se possibile, ancora più in altro, e da ciascun filo d’erba che aveva intensificato la sua verde colorazione.
E noi ridevamo. Io bambina, lei anziana. Complici, agli antipodi della vita e proprio per questo entrambe capaci di ascoltare quella gioia. Lei perché non aveva più nulla da perdere, io perché avevo ancora tutto da scoprire.
Quel momento non aveva confini, non aveva ne impegni ne pesi, non aveva paure ne aspettative.
Era solamente l’attimo. E bastava a se stesso.
Poi la vita prende ad accelerare. Prima nella ricerca di sempre nuove esperienze, poi nella fuga da nuove possibili delusioni.
Ma accelera. E noi perdiamo ogni goccia di profumo. Qualcuno vive nel ricordo, molti hanno del tutto dimenticato.
Carichi di pesi e frustrazioni viaggiamo portando fardelli che hanno completamente sostituito la gioia del presente.
Come sistemi chiusi non comunichiamo più con l’esterno, non ascoltiamo più la forza misteriosa della vita.
Ma se potessimo riappropriarci qualche volta, anche per soli pochi minuti, di istanti di completa immersione nel presente, produrremmo un contatto talmente profondo e intimo con noi stessi da toccare corde da tempo assopite e vibranti del piacere di esistere.
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Tracce di Profumo. Pensiero impossibile – Un collegamento – By Valeria
Io ho un caro amico. A dire il vero non si sono mai fatte lunghe chiacchierate assieme, ci siamo sempre incontrati… da lontano.
Infondo lo conosco poco, non so esattamente dove abita, non so come sia fatta la sua casa, non so nemmeno che stipendio guadagna.
So così poco di lui che nessuno mi crederebbe se io dicessi che è un amico.
Eppure io sento così.
Ci sono persone che conosciamo da tanto tempo, sappiamo di loro tante cose, ma ciò che vediamo è solo lo strato superficiale.
Non le sentiamo e loro non sentono noi anche se magari si sbracciano in saluti affettuosi quando ci incontrano; ma non ci stanno vedendo, non veramente.
Incontriamo persone e stabiliamo rapporti umani a volte anche di tutto rispetto, ma esse sono e resteranno per sempre delle sconosciute.
Questo perché non abbiamo ascoltato il loro cuore, e loro non hanno ascoltato il nostro. Abbiamo riso e scherzato con loro. A volte litigato. Ma l’immagine che ne abbiamo è come quella impressa su una lastra fotografica: a due dimensioni.
Magari non ci piace ammetterlo per timore della solitudine. Ma quella solitudine, anche se non possiamo accettarla, c’è tutta.
Raramente può capitare un incontro straordinario, ma potremmo rimanere indifferenti perché il più delle volte non lo sappiamo ascoltare.
Non sappiamo ne vogliamo guardare in profondità: restare in superficie è più facile, meno doloroso.
Gli addii non costano nulla, gli incontri non temono le inevitabili, successive, separazioni.
Ciascuno rimane chiuso nel proprio guscio, ancorato all’idea che ha elaborato dell’altro. E tutto si consuma lì, sulla superficie.
Gioie e dolori sono solo immagini della fantasia. È sufficiente infatti un piccolo evento, un’emozione nuova, per spostare tutta l’attenzione altrove e chi credevamo amico scompare rapidamente nell’ombra, uscendo inesorabilmente dai nostri pensieri, dal nostro campo di percezione.
Ma con gli amici veri, quelli “del cuore”, il collegamento non s’interrompe mai.
Loro rimangono accanto a noi, anche se non ce lo diciamo, o non lo manifestiamo apertamente.
Loro lo sanno, noi lo sappiamo, e tanto basta.
Voi ci credereste che esistono amicizie di questa natura?
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Tracce di Profumo. Nelle mie mani petali di rosa – By Valeria
Il profumo si spande nell’aria come un’offerta.
Ne osservo l’intenso colore rosso, la forma morbida e regolare, la superficie vellutata; sembrano piccole onde che si propagano nel palmo della mano.
La vita ha toni accesi, così forti che solo un cuore ardito ne può sostenere la vista.
Quell’ardimento ciascuno di noi lo ha portato in se stesso quando era fanciullo ma il tempo, poi, lo ha trasformato.
Le intemperie, le delusioni, la noia, il rumore di quest’epoca che non accorda una tregua, non concede pause o silenzi, hanno trasformato il desiderio di farsi attraversare dalla vita in paura di esserne toccati, anche solo sfiorati.
Ma nell’ascolto immoto, raccolto, a volte lo si può ritrovare, soltanto lasciando che il silenzio agisca a suo modo.
E nel lasciarlo espandere, può affiorare un ricordo lontano, memoria di tempi remoti, traghettatore di un antico messaggio.
Dal profondo del proprio essere emerge qualcosa; una sorta di relitto che riaffiora portando con se il sapore di epoche austere nelle quali bellezza, forza, tragedia, volontà, tutto era contenuto in pochi gesti, in pochi atti decisi e semplici.
Allora sopraggiunge la certezza che… si, si può fare.
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Tracce di Profumo. E’ come volare nella nebbia – By Valeria

È soltanto acqua, in una delle sue tante forme… È costituita da minuscole goccioline sospese nell’aria.
Gli oggetti sono avvolti in un alone biancastro e la visibilità risulta ridotta, le forme appaiono quasi ammorbidite, il tempo sembra subire una breve sospensione.
Una sensazione di silenzio si diffonde attorno a noi e ci raggiunge anche all’interno.
Quando la nebbia è molto fitta produce un misto di disorientamento, piacere, senso del mistero.
Osservo attraverso un ricordo ma non riesco a vedere nitidamente, i particolari sfumano nelle pieghe del tempo; vorrei sapere, ma non so. Vorrei capire, ma non capisco.
Qualcosa che non avevamo previsto arriva talvolta come una semplice brezza marina e può dissolvere la foschia, mostrare verità dimenticate, far vibrare corde assopite.
Può possedere un potere sorprendente. Le immagini si fanno più nitide, le linee nette.
Alzarsi in volo allora consente di cogliere con lo sguardo ogni cosa, i dettagli rimpiccioliscono ma il mondo si manifesta in tutta la sua ampiezza, e bellezza.
Un ampio respiro ci riempie i polmoni, ampio come tutto ciò che gli occhi riescono a abbracciare, ampio come tutto ciò che il cuore riesce a percepire.
Passato, futuro e ogni distanza sembrano, per un istante, raccogliersi in un unico punto, e una gioia incontenibile ci pervade.
L’aria rarefatta e fredda ha un sapore marziale.
Noi siamo, e soltanto siamo, sospesi nell’aria senza un dubbio, con la sola forza dell’intensità.
Ma poi la brezza cala, la nebbia si sparge ovunque, e di nuovo un timore ci assale. Quando si perde l’orizzonte, tutte le comunicazioni devono essere in chiaro.
Fa che il mio cuore non perda la traccia affinché il ritorno mi conduca all’antica dimora.
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Tracce di Profumo. Sostanza emotiva. By Valeria
L’ambra è una resina fossile.
Milioni di anni fa, colando lungo il tronco delle conifere, imprigionava insetti ed altri animali di piccole dimensioni soffocandoli e conservandoli nel tempo pressoché intatti.
Come insetti inclusi nell’ambra, noi viviamo inglobati in una densa, fluida sostanza emotiva. Ci nutriamo di emozioni, ne gioiamo e ne soffriamo, rimanendone costantemente invischiati.
Ne risulta impedito qualsiasi movimento.
La vita attorno a noi è continuo mutamento eppure noi sostiamo in ciò che siamo sempre stati, solamente con qualche ferita e qualche ruga in più.
L’indurimento della resina e la sua trasformazione in ambra è un particolarissimo processo di fossilizzazione che la rende trasparente abbastanza da consentire, spesso, di vedere anche a occhio nudo gli organismi conservati al suo interno.
Anche noi, come insetti intrappolati, fluttuiamo nella nostra sostanza emotiva della quale, trovandoci completamente immersi, non abbiamo percezione.
Non sappiamo modificare nel tempo i nostri gesti meccanici, le nostre reazioni, il linguaggio che adoperiamo, la percezione che abbiamo del mondo.
Qualsiasi trasformazione è inibita.
Se fosse possibile emergere, anche solo per pochi momenti, potremmo renderci conto della terribile sensazione di attrito che questa “materia densa” produce, come un immenso centro attrattore nel quale tutta l’energia vitale si dissolve.
In conseguenza di ciò, ogni azione “alternativa” a quanto rientra nei nostri schemi psichici appare impossibile, irrealizzabile; ogni evoluzione solo una possibilità posticipata a domani.
Non appena si emerge, la vita riprende movimento, vigore.
Passione, intensità, volontà, prendono il sopravvento sulle convinzioni della mente, sulle paure e i sui nostri assoluti.
La nostra esistenza allora si trasforma dall’impossibile al possibile, dal “domani forse accadrà” al “io sono adesso”, “il nuovo è soltanto ora”.
“Questo è un piccolo passo per un uomo ma un grande balzo per l’umanità” (Neil Armstrong)
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Tracce di Profumo: Ombra e Polvere. By Valeria
Quanto tempo calpestato, quanti passi mossi a caso nel mio passato…
Un nuovo anno è giunto, con tutto il suo carico di aspettative, con le sue zavorre e i buoni propositi.
Adesso, per un attimo, cala un silenzio particolare nel quale posso muovermi liberamente, posso raccogliere le idee e fare il punto dei miei luoghi comuni.
Un torrente ha la strada segnata, segue il percorso di minor resistenza.
Scenderà a valle secondo un tracciato che non ha scelto lui, che segue precise leggi, che sarà influenzato da gravità, attrito, ostacoli, permeabilità o meno del terreno, pendenza e da molti altri fattori.
Proseguirà la sua corsa nel medesimo letto per lungo tempo e, nel tempo, scaverà sempre più nel terreno scavando così senza sosta il solco del suo destino.
Forse soltanto un’onda di piena, una spaventosa, imprevedibile onda di piena gli consentirà di rompere qualche argine naturale e il torrente allora potrà scendere libero verso valle, dividersi in mille rivoli, riunirsi, riprendere compatto la sua corsa lungo nuovi sentieri, verso altri avvallamenti ed altre praterie.
Ma quanto dolore in quell’onda di piena che avrà fatto scempio dei luoghi in cui, tranquillo, il torrente è transitato per tanto tempo.
Metafora della vita? Forse si.
Per anni e anni incontriamo persone, luoghi, avvenimenti, ostacoli, novità interessanti o seducenti eppure tutto questo soltanto sporadicamente induce una mutazione interiore.
Le nostre “mappe interiori” rimangono sostanzialmente immutate, i nostri schemi mentali identici, ogni nuova esperienza la useremo sostanzialmente per convalidare la nostra visione soggettiva del mondo, le nostre convinzioni già radicate e le nostre paure.
Soltanto un solco in più. Un altro irrigidimento.
A volte un evento traumatico sconvolge la nostra esistenza e solamente allora emerge una nuova possibilità, l’occasione di capire qualcosa di nuovo.
Ma fino a quando la vita scorre tranquilla, raramente un incontro, un evento, un luogo possono aprire gli occhi; eppure queste occasioni sembrano porte che si aprono verso nuovi e più ampi orizzonti.
La difficoltà consiste nel vedere queste porte, nel localizzarle.
Non sono diverse in apparenza da qualsiasi “porta ordinaria” (esperienza di vita).
Non hanno nulla di speciale; sono incontri come qualunque incontro, eventi come tanti altri.
Non si riconoscono facilmente, non c’è un’indicazione, una coordinata, un’insegna luminosa.
E una volta varcata una di queste porte (probabilmente per caso) non gradiremo essere messi di fronte a qualcosa di nuovo, non accetteremo facilmente l’idea di turbare il nostro sonno tranquillo, di sovvertire quello che crediamo essere il nostro consolidato equilibrio.
Non ho buoni propositi per quest’anno, ho soltanto un desiderio: riconoscere questi passaggi e varcarli.
Il resto è solo ombra e polvere…
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Tracce di profumo. Bolle di sapone – By Valeria
Passo dopo passo, giorno dopo giorno, profumo di pioggia e di bosco, fragranza della notte, il terreno si inerpica e io salgo; faticosamente, ma salgo.
Mi domando dove vado; dove il destino, silenziosamente, mi sta conducendo.
Mi sento come un cieco che prosegue il suo viaggio nel cuore della notte e non sa perché.
Muove il bastone nel vuoto e si convince solo di quel che il bastone tocca.
Il resto semplicemente non sa che c’è.
Incontro tante persone in cammino, come me…
Ciascuno è chiuso nella propria “bolla di soggettività”, ciascuno convinto del proprio punto di vista, della propria interpretazione, a volte solo temporanea (e passa dunque da una convinzione ad un’altra), altre permanente.
Come bolle di sapone, si scontrano, rimbalzano, a volte scoppiano ma i loro cuori non si toccano mai.
Ci sono solo gradi diversi di convincimenti.
Incontro persone fragili, che facilmente cambiano idea. A seconda di come gira il vento girano anche loro; oggi in un modo domani in un altro.
Altre stoicamente convinte; mai un “ma”, ne un “forse” o un “ci penso”.
Sanno tutto, hanno compreso tutto, come spade acuminate vanno dritto al sodo… Oh come sono coraggiose, volitive, prive di dubbi…
Ma il Grande Oceano contiene tutto lo spettro di colori, contiene il giorno e anche la notte, il cielo coperto e anche il sereno.
Il Grande Oceano non contempla una possibilità senza il suo contrario.
Ho conosciuto molti uomini “saggi”, uomini che hanno cercato di capire, di togliere i veli, di comprendere. Molto spesso sono quelli più straordinariamente pieni di certezze.
Ma è curioso constatare come le loro “verità” siano fra loro così profondamente diverse da allontanarli sempre più l’uno dall’altro, sempre più divisi, sempre più solitari nel loro cammino, sempre più convinti di essere circondati da imbecilli incapaci.
Certamente chi ha delle convinzioni più facilmente centrerà un bersaglio, aumenterà l’efficacia di un’azione, ma c’è un concreto pericolo che tanto potere si dissolva nell’istante stesso in cui percepirà di aver raggiunto un risultato qualsiasi e non quello che più gli stava a cuore.
Questa cosa mi fa continuamente cadere in qualche “buca di potenziale”, non la capisco e continuo a non capirla, ma forse sono io che sbaglio visto che sorge così spontaneamente naturale.
Forse anche la mia è una convinzione, una irraggiungibile assurda aspettativa.
Ma mi piace pensare che esista una possibilità di convergere le energie di molti esseri verso una direzione comune perché, io credo, la più profonda possibilità di trasformazione è contenuta tutta qui, nel procedere “tutti insieme”.
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Tracce di Profumo. Cercando un libro. By Valeria

Ho sognato che stavo cercando un libro.
Un antico libro dalle pagine ingiallite e fragili, profumate di polvere e umidità.
Mi trovavo in una affollata libreria del centro cittadino, bersagliata da una esplosione di colori, improbabili best seller, inutili oggetti regalo, rumore del continuo vociferare e musica diffusa in sottofondo.
La gente collezionava pacchetti natalizi; una affannata raccolta di regali dell’ultimo momento da scartare sotto un albero senza poesia ne calore, senza gioia ne vera intenzione.
Una tradizione ormai privata del potere magico del rituale e trasformata in operazione commerciale.
Quella congestione di oggetti, emozioni, frustrazioni e tanta fretta mi impediva di orientarmi, di capire dove cercare.
Mi rivolsi ad una commessa che, a giudicare dall’espressione, aveva perduto ogni possibilità di contatto con i clienti e perfino con se stessa; agiva come un automa e, su mio suggerimento, digitò sulla tastiera di un computer una parola chiave per individuare la collocazione del libro.
Ma l’esito della ricerca fu piuttosto confuso, uscirono argomenti e titoli correlati, voci simili e testi suggeriti. Lei mi guardò assente e disse: “Provi da quella parte”.
Con un sospiro rassegnato iniziai a girovagare a caso nella libreria sperando più che altro in un colpo di fortuna.
D’improvviso mi trovai di fronte una porta che conduceva ad una sala semideserta e silenziosa.
Entrai.
In quello spazio i colori improvvisamente si spensero.
C’erano migliaia di libri con dorsi perfettamente impilati riposti in scaffalature di legno. Ad un primo sguardo sembravano tutti uguali, stampati non per essere venduti ma per essere letti.
Non avevano alcuna pretesa di fare bella figura, non volevano apparire indispensabili ne tanto meno irresistibili.
Conservavano silenziosamente il sapere ivi trasferito dai loro autori traghettandolo nel tempo, incuranti del frenetico vociare proveniente dalle sale adiacenti.
Erano lì a disposizione di tutti eppure nessun cliente del negozio sembrava minimamente interessato a varcare la soglia per entrare in una sala tanto silenziosa e austera.
Ma tutti quei libri… erano davvero tanti e a me improvvisamente quella ricerca sembrò impossibile.
Mi sentii del tutto sola e impreparata a tanta solitudine; e inaspettatamente affiorarono frustrazione e senso di inadeguatezza.
Annusai l’odore di inchiostro, polvere, carta e, infine, chiusi gli occhi.
Il mondo sembrò raccogliersi in un unico punto dove tutto ciò che è contenuto in tutti i libri è un unico libro, tutti gli spazi sono uno soltanto, tutti gli uomini del pianeta un singolo uomo.
Nella confusione si può immaginare di aver trovato, dal silenzio partorisce la certezza di non aver capito…
…è necessario un grande coraggio per affrontare quel silenzio, per camminare verso l’ignoto, l’inconoscibile, l’insondabile.
Rimane il dubbio che forse è un delirio…
Un grande delirio e l’avventura più grande.
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Tracce di profumo. Recuperare la vista – by Valeria

La prima volta che sentii qualcuno sostenere che le persone fondamentalmente “dormono” sinceramente mi domandai perché non dovrebbero.
Mi sembrava che “addormentarsi” di continuo potesse costituire un buon anestetico per non soffrire troppo.
La sofferenza è di tutti, anche dei ricchissimi e dei fortunati che comunque dovranno fare i conti con le delusioni, le malattie e infine la morte.
Non trovai allora, di fronte a quelle parole, motivi sufficientemente validi per considerare utile aprire gli occhi più che tanto e guardarsi attorno con maggiore attenzione.
Mi venne in mente, invece, un film visto molti anni fa: un bambino cieco avrebbe potuto recuperare la vista se sottoposto ad un delicato e costoso intervento chirurgico; la famiglia non disponeva del denaro necessario ma in qualche modo riuscì a racimolare l’intera somma, l’intervento fu eseguito e riuscì perfettamente.
Il chirurgo raccomandò poi il ragazzo di non fissare a lungo il sole perché l’intensità luminosa avrebbe reso vana l’operazione rendendolo nuovamente cieco.
Ma in pochi giorni quel bambino vide molte cose brutte attorno a se che la sua cecità gli aveva risparmiato.
E così decise di fissare il sole abbastanza a lungo da perdere la vista nuovamente e irrimediabilmente.
Trovo che la metafora sia molto aderente a quel che facciamo tutti (o quasi) ogni giorno.
In fondo (ritenevo allora) sapere, avere una visione più nitida degli eventi della vita, aggiunge dolore al dolore.
Devo dire che nel tempo mi sono profondamente ricreduta.
Ciò che è cambiato probabilmente è “l’angolo di osservazione”: infatti “vedere” non comporta solamente rendersi conto di quel che accade attorno a noi ma, prima di tutto, quel che avviene al nostro interno.
Molto spesso ci sentiamo spettatori della vita, non ci accorgiamo quindi di quanto noi stessi incidiamo nell’ambiente che ci circonda, lo viviamo con la sensazione di subirlo e non ci sfiora neppure l’idea che, forse, qualcuno sta subendo noi.
Crediamo insomma che tutto accada nostro malgrado mentre invece, nel nostro “microambiente”, noi interferiamo continuamente e profondamente contribuendo a condizionare il clima che si respira.
Procedere in un cammino di maggiore comprensione di se può quindi costituire un vero e proprio punto di partenza per poter agire.
Altrimenti c’è il rischio di rimanere perennemente intrappolati in un atteggiamento mentale più simile alla rassegnazione, che conduce a poco a poco ad una sorta di paralisi.
C’è tuttavia da dire che sono comunque molte le persone (anche se forse percentualmente poche) ad aver tentato nella loro vita di comprendere qualcosa di se, dei propri meccanismi mentali, delle ragioni per cui si è spinti a reagire in un modo piuttosto che un altro.
Eppure io credo siano piuttosto rare quelle che sono riuscite a produrre un vero e proprio cambiamento al loro interno.
Più che altro succede che questi tentativi di comprensione si trasformino facilmente in una sorta di iperattività mentale che fa girare a vuoto di continuo senza venire a capo di nulla.
Anzi, questo esercizio della mente diventa in breve tempo un movimento che disperde la quasi totalità della nostra energia disponibile.
Malgrado lo sforzo, tutto si “addensa” in un groviglio di idee e preconcetti che non aiutano a fare luce ma rischiano di confonderci sempre più.
E allora?
Sembra veramente una partita persa in partenza.
Deve pur esserci un modo. Ma è difficile perché la mente percorre sempre le stesse strade; interpreta, filtra secondo i propri pregiudizi e condizionamenti.
Bisognerebbe in un certo senso trascenderla.
Come?
Forse cercando di continuo la volontà di osservare, quel che ci piace e quel che non ci piace. Così com’è, semplicemente.
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Tracce di profumo: Notturno. By Valeria
E’ un punto, un piccolo punto che si espande più velocemente di quanto io non riesca a razionalizzare.
È un istante, un magico istante durante il quale tutto si trasforma: l’emotivo vuole la sua parte in questa storia e in un attimo io mi trovo a camminare per strada rapita da un sogno.
Cerco di riportare l’attenzione al rumore dei miei passi sul selciato. Non basta, allora ascolto il respiro, lo porto in basso, mi guardo le mani…
Io sono qui accidenti; qui, non lì. Ma è difficile.
L’emotivo si annoia e vuole giocare. Ma lo so per esperienza che poi tutto scappa dalle mani troppo in fretta; la pretesa di governare un’emozione liberata sembra perfino assurda.
Torno con la mente al presente, al qui e ora.
È solo un sogno, mi dico, non correrci dietro, non ha alcun senso.
Ma il mio cuore è gonfio e ha voglia di ridere.
Com’è che alla fine tutto si riduce sempre e soltanto a un dovere?
Guadagnare uno stipendio, interagire con tanta gente ingrigita e spenta, e poi fare le solite cose; tutti i giorni uguali a se stesse.
Ma perché non concedersi un attimo di riposo? Una piccola vacanza simbolica? Perché non regalarsi un sogno ad occhi aperti mentre lo sguardo si posa su un nulla qualsiasi oltre i vetri della finestra e la pioggia scende copiosa?
Un attimo soltanto, solo un momento, poi chiudo e non ci penso più.
Già, suona come: “ancora una sigaretta e poi basta”. Figuriamoci!
Scende la sera. Il giorno se n’è andato, un’altra pagina della mia vita finita, per sempre.
Il buio mi avvolge e finalmente posso spegnere la luce e sperare di dormire un po’.
La notte è calda e mi si posa addosso come un manto di tessuto nero. Che silenzio!
Adesso che sto per addormentarmi perdo la volontà di rimanere saldamente ancorata al presente, alla ragione, a quel che devo e che non devo essere, a ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Chiudo gli occhi e la mente è già volata lontano.
Corre in uno spazio sconfinato oltre i limiti del possibile, corre incontro ad un desiderio con gioioso candore e se ne frega delle conseguenze.
Ma il risveglio in piena notte è brusco e sembra carta vetrata sulla pelle.
Ditemi che tutto questo non succede anche a voi…
Il mondo è fatto di sogni ad occhi aperti.
Purtroppo però molto spesso si avverano quelli fatti di rabbia, rancore, paura.
I desideri che nascono dal cuore, quelli luminosi e gioiosi è facile che rimangano come preghiere inesaudite scolpite su un lembo di stoffa lasciato al sole a sbiadire…
Passi sulla battigia, orme lavate e levigate dalla prima onda del mattino.
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Tracce di profumo: l’ultimo treno. By Valeria
La mia immagine è riflessa nell’acqua… Io chi sono?
Per molto tempo mi sono specchiata in occhi estranei cercando di scorgervi frammenti della mia anima.
Ma vi trovavo soltanto turbolenze della mente; oggi in un modo, domani in un altro.
Un cammino tortuoso e incomprensibile, una intricata foresta di opinioni, giudizi, preconcetti, convenienze…
E dunque, io chi sono? Tutto brulica di vita, ma io questa vita non la capisco.
Le urla di bambini durante il gioco… bimbi che ad occhi adulti sembrano tanto innocenti… Ma in molti di loro già dimorano i semi della crudeltà.
Provo ad immaginare il pianeta Terra visto da lontano; un puntolino blu nell’universo che ruota nel silenzio degli spazi siderali.
Da quell’immensità silenziosa è impossibile capire questo brulicare scomposto che ogni giorno si compie sotto il sole.
Io questo gioco crudele davvero non lo comprendo… Un giorno ho incontrato occhi nei quali non riuscivo a specchiarmi.
Speravo di trovare lì delle risposte e invece quegli occhi non davano ne segni di incoraggiamento e nemmeno di celato rimprovero.
Nulla. Solo silenzio. A volte interrotto da parole che forse volevano essere soprattutto “riempitivi”, giusto per non farmi sentire a disagio.
Ma da quel lungo sottofondo silenzioso non avrei più voluto separarmi.
Ricordava un sottobosco profumato, un contatto più forte con la natura, una finestra aperta sulla vita così com’è, senza filtri né intermediazioni, senza lenimenti o sedativi…
Ci sono silenzi che obbligano ad una riflessione. La vita ha veramente un significato oppure noi lo cerchiamo nel disperato tentativo di colmare un vuoto altrimenti spaventoso?
Ma forse la domanda è mal posta… Perché purtroppo in questo mondo “drogato di materialismo” abbiamo imparato a dare maggiore importanza al contenitore che al contenuto…
È chiaro che il benessere materiale è uno strumento per vivere meglio ma confondendo lo strumento con lo scopo finiamo col sentirci così tanto vuoti da dimenticare che la vita, se non altro, vale la pena di essere vissuta.
Vissuta così com’è senza filtri ne intermediazioni. Una grande occasione. Una volta un mio amico, malato terminale, mi disse: “Mi sono reso conto soltanto ora di quanto sia bella la vita”.
Lui forse in quel momento, dopo aver rincorso l’apparenza per tanto tempo, aveva trovato se stesso.
E improvvisamente la sua esistenza era uscita dall’eterno grigiore quotidiano e si era riempita di significati. Ed è veramente un peccato prendere soltanto l’ultimo treno …
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Tracce di Profumo: l’angolo di Valeria
Appassionata di montagna, chimica esperta, praticante di Yoga da diversi anni, Valeria ha anche il piacere di scrivere. Collabora con altri Blog e ho pensato di ospitare anche qui i suoi articoli, in una rubrica dedicata.
La trovate nel menu, in alto a destra, prima del link al sito di Artemisia.
I suoi articoli passeranno come gli altri in home page, ma verranno raccolti nella pagina a lei dedicata, che si chiama, appunto, “TRACCE DI PROFUMO”.
Il perchè del titolo, sia del primo articolo che della rubrica, lo spiega lei, qui di seguito. Vi lascio quindi alla lettura.
Grazie mille Valeria e in bocca al lupo.
Cathe
TRACCE DI PROFUMO
A volte accade che stiamo convogliando gran parte delle nostre energie nel rincorrere qualcosa che riteniamo vitale per noi.
Poi un giorno, per pura fatalità, può capitare l’occasione di impegnarci in qualcos’altro di totalmente diverso e del tutto inatteso.
Potremmo allora scoprire che a questa attività ci dedichiamo con sorprendente quanto insospettabile piacere.
La scrittura riveste un fascino particolare ma ciò che fin dal tempo in cui ero molto giovane ho sempre trovato estremamente seducente è l’idea delle combinazioni e della casualità.
Mi riferisco al fatto che con sole 21 lettere dell’alfabeto si può scrivere la lista della spesa ma anche la Divina Commedia, così come una sequenza di caratteri del tutto senza senso.
Mettessimo una scimmia a digitare lettere a caso sulla tastiera di un computer, se potesse disporre – diciamo – di qualche miliardo di anni di vita, potrebbe scrivere – per puro effetto probabilistico – oltre a un interminabile insieme di simboli privi di significato, anche frasi di senso compiuto e, addirittura, interi versi della Divina Commedia, qualche poesia di Leopardi o chissà quanti altri capolavori ancora.
Così ai miei occhi la scrittura diviene una sorta di strada, di cammino.
Abbiamo una certa probabilità di comporre un “cammino armonico” così come disarmonico; pregnante o del tutto dissonante e vuoto di contenuto.
Tutto con soltanto 21 simboli.
Gettando parole su un foglio di carta e ascoltandone passo dopo passo la musicalità, può lentamente delinearsi una “forma” che spesso riflette il nostro sentire più profondo.
Ecco che le frasi, come una sorta di tracce che si svolgono sulla pagina, sembrano segnare una via; ricordano Pollicino che getta sassolini bianchi sul sentiero che si inoltra nel bosco per poter, infine, ritrovare la strada di casa (la via verso se stesso).
Allo stesso modo anch’io getto parole e frasi che si snodano in un intricato labirinto, e che mi sospingono alla ricerca di tracce di profumo da tempo perdute eppure mai del tutto dimenticate.
Attraverso il blog questi testi divengono come messaggi in bottiglie di vetro abbandonati all’oceano informatico.
Chi li raccoglie potrà ripercorrere le stesse strade, i medesimi sentieri che ho percorso io durante la loro stesura.
Tuttavia, poiché l’interpretazione di un contenuto letterario è sempre soggettiva e del tutto individuale, forse per qualcuno i testi potranno richiamare alla memoria frammenti del proprio peculiare “profumo perduto”, o il suono di un’eco lontana, un’onda che risvegli qualcosa di antico, portatrice di un remoto messaggio interiore.



