Articoli a proposito di ‘piacere’

Il senso di colpa e i suoi danni

18/7/11

Catherine Bellwald Il senso di colpa e i suoi danniSembra di dire cose risapute ma quello che non tutti sanno è che il senso di colpa si traveste nelle più svariate forme e tormenta la mente di un numero davvero elevato di persone destabilizzandole e nei casi peggiori facendo fare loro esattamente quello che non vorrebbero.

Avete capito bene; molte azioni compiute, anche quelle apparentemente più nobili, spesso non son altro che un riparare al senso di colpa.

Sono moltissime  le persone che usano consapevolmente o inconsapevolmente  questo sistema per far fare agli altri quello che  a loro interessa. Me lo devi! E’ il minimo che tu possa fare! Allora non ti importa niente di me o di noi! Sei il solito a noi non pensi! Non ti fai mai vivo! Non ci sei mai!

Tutte frasi comuni, tutti ricatti, sottili ricatti mentali!

Difficile, se non sei stronzo dentro o se veramente non riesci a leggere tra le righe, comportarsi in modo libero e sincero. I bambini di questa tecnica hanno l’arte ma anche molti adulti. Si finisce per fare quello che l’altro pretende da noi, ovvero il più delle volte si subisce il ricatto e non si capisce veramente cosa sta succedendo.

Il pericolo di questo atteggiamento è che un giorno  il vento gira in modo diverso e alla mente appare palese quante scelte siano state guidate da questo orrendo sentimento: il senso di colpa.

Accade ad alcuni di cadere in depressione come sentendosi in prigione, ad altri accade la ribellione e allora sonori vaffanculo si alzano al cielo e si infrangono anni di convivenza o di relazioni purtroppo cresciute saldamente sul senso di colpa.

Il senso di colpa va cercato ed eradicato in ogni gesto e in ogni momento per non diventarne schiavi. Si può stare seduti per ore e giornate intere davanti alla scrivania a concludere poco sotto il profilo lavorativo, oppure concludere anche un discreto lavoro in termini pratici ma con un sottofondo musicale che canta continuamente: “Povero me quanto lavoro o quanto mi tocca sacrificarmi” e ovviamente il senso di ingiustizia o di invidia nei confronti di chi  sembra faticare molto meno di noi e che  di conseguenza diretta ci deve qualcosa… è sottile questo passaggio ma cercate di seguirlo.

Oppure si può lavorare sapendo onestamente che è quello che è meglio fare per noi e per gli altri ma con un sorriso sulla bocca senza rivendicazioni su altri, capite la differenza sostanziale? Ma anche stare sdraiati in panciolle su un letto a oziare  può significare fare molto; può permettere per esempio di costruire un rilassamento mentale e un prezioso isolamento e contatto con se stessi. Senza che nessuno lo sappia o lo veda avremo costruito qualcosa. Magari  anche solo la consapevolezza di quanto abbiamo di più prezioso, di cosa fare e di come farlo al meglio.

Avete capito? E’ il dover continuamente dimostrare o l’aver paura di non essere mai abbastanza: bravi, onesti, impegnati e lavoratori,  buone moglie, mariti, genitori o figli che ci rovina e condiziona tutte le nostre scelte.

Un po’ di sano egoismo non è un male! Lo faccio per me! Per me e solo per me! E’ quello che piace a me! Non c’è niente di cui vergognarsi. Frasi tipo:  vado a fare una passeggiata, esco con gli amici a cena, faccio un week end in montagna, una settimana al mare non hanno bisogno di una giustificazione!

Conosco un sacco di persone che al rientro dalle vacanze sembra che si debbano giustificare e allora vengono fuori discorsi sull’orlo dell’assurdo, quasi come se andare in vacanza fosse uno sforzo o un compito e non un piacere!

Attenzione non dico che delle altrui necessità ci si debba lavarele mani alla Ponzio Pilato! Ma occorre rendersi conto che è una nostra scelta fare o non fare una cosa per gli altri, che non siamo affatto costretti a farlo e se la facciamo la vogliamo fare perchè la riteniamo giusta e corretta e non per paura di non essere abbastanza bravi.

Tra il fare per gli altri e il fare per noi deve esistere un equilibrio sano. Avere figli non giustifica l’assenza di importanti momenti di intimità che siano a sfondo sessuale o solo conviviale. Essere sposati non giustifica il fatto di non avere mai momenti per se stessi ovvero cose da fare, interessi personali, amicizie o altro. E non deve per forza esserci uno sfondo di lavoro che giustifichi la nostra assenza da casa, possiamo farlo semplicemente perchè ci va o ci piace!

Sono importanti i momenti di coppia, sono importanti i momenti con gli amici, sono importanti i momenti in famiglia più o meno allargata, ma sono importanti e sacrosanti i momenti con noi e basta! Esattamente nello steso modo e non hanno un valore inferiore; siamo, noi condizionati dal perbenismo, che lo consideriamo inferiore. Ma il vero errore sta nel credere che questi gesti a sfondo altruistico siano dimostrazione d’amore;  l’amore quello vero non deve essere dimostrato, questa è cosa certa.

Fate degli esperimenti, buttatevi sul letto quando meno gli altri se lo aspettano, vi chiederanno se state male, oppure sentirete il giudizio vostro e delle altre persone cadervi addosso come una ghigliottina e allora ascoltate e cercate di fare qualcosa per essere più liberi anche nelle mura di casa vostra. E’ il primo passo! Poi iniziate a costruire momenti solo vostri senza giustificarli. Ricordate i primi giudici di noi stessi siamo sempre noi!

Se invece siete dei fancazzisti incalliti e non avete legami con nessuno… beh allora per voi la regola e l’esperimento funzionano all’opposto!  Non fatevi fregare!

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Le controindicazioni all’agopuntura

26/4/11

Catherine Bellwald Le controindicazioni allagopuntura

Come ho già scritto in precedenza l’agopuntura, in quanto terapia medica, non possiede vere e proprie controindicazioni e, anche se ancora  poco conosciuta e riconosciuta, è indicata nelle più svariate situazioni patologiche.

E’ utile non solo nelle patologie ansiose o a sfondo psicosomatico ma può essere una valida cura e sostegno in molteplici patologie croniche degenerative  tanto quanto  nelle situazioni  acute soprattutto se accompagnate da importanti quadri dolorosi.

Inoltre nelle patologie gravi come quelle neoplastiche può aiutare il paziente a sopportare il peso della chemioterapia. Infine è una terapia utilissima  nella prevenzione delle patologie ovvero per mantenere il più a lungo possibile un buono stato di salute.

Parlare oggi giorno del rischio infettivo degli aghi da agopuntura che sono, non solo sterili ma anche monouso e sottilissimi è davvero ridicolo oltre che vergognoso. Vuole dire non essere aggiornati e non sapere di cosa stiamo parlando. Non ho mai visto un solo punto infettarsi ma neanche arrossarsi, non stiamo parlando di cento anni fa quando l’agopuntura si faceva su pelli sporche con aghi vecchi e mal sterilizzati.

Per favore cerchiamo di restare con i piedi per terra, infezioni da camera operatoria e da punture intramuscolari ne esistono ancora ma sono rarissime. Ebbene le infezioni da agopuntura sono proporzionalmente da considerare eventi da fantascienza la cui entità non supera quella di un graffio microscopico. Non sfruttiamo questa paura umana per parlare di quello che non si conosce, abbiate almeno un pò di onestà.

Esiste però una controindicazione alla tecnica dell’agopuntura che deve essere segnalata; il paziente la deve “accettare”. In caso contrario sopporta malamente l’inserzione degli aghi che vive come una sorta di tortura capace solo di aggiungere sofferenza alla sua già poco accettata sofferenza sia essa fisica che psichica.

Ho detto più volte che l’agopuntura non agisce sulla psiche come molti credono ma sul corpo fisico; il rifiuto della cura non è solo un atteggiamento psichico ma si trasforma in  ostacolo fisico. Un trattamento di agopuntura può essere considerato un circuito elettrico capace di fare circolare aria fresca nella “casa corpo” riattivando l’iniziativa di ordine e pulizia degli abitanti della casa assopiti e asfittici.

La tensione psichica del rifiuto diventa facilmente tensione fisica o muscolare e questa si traduce in una sorta di chiusura delle porte del nostro circuito elettrico o della casa-corpo  impedendo all’aria di circolare e quindi di riattivare gli abitanti. Anche se è una semplice immagine o metafora la mia spiegazione vuole fare capire che stiamo ancora nel mondo fisico, magari non visibile ma decisamente non solo mentale.

E’ come se gli aghi reclutati al lavoro  dovessero continuare ad aprire sistematicamente le porte per passare e fare il loro dovere. Come poterete capire il trattamento risulta meno efficace non per il mancato effetto placebo che tanto piace decantare in caso di agopuntura e che dobbiamo considerare presente in qualunque terapia si pratichi ma per la presenza di un ostacolo vero e proprio prodotto dalla tensione del paziente.

La tensione mentale e fisica presente durante la seduta come ha sempre spiegato il mio maestro ostacola direttamente il lavoro degli aghi. Quello che accade  è che in questo modo il risultato viene rallentato mentre il paziente facilmente  sospende  anzitempo la sua cura vanificando completamente il risultato.

Che fare in questi casi? E’ utile e corretto provare comunque; sono molti i pazienti che arrivano in questa condizione ma, seduta dopo seduta, iniziano a rilassarsi e il risultato inevitabilmente arriva. E’ importante in questi casi una maggiore attenzione: più cura che la posizione non crei tensione, che la presenza di altre persone non dia fastidio, che la temperatura sia sufficientemente calda, che si usino  pochi aghi e molto sottili magari accompagnando la terapia con un massaggio o una chiacchierata.

In alcuni casi però queste attenzioni non bastano, il paziente neanche le vede, ha solo fretta di finire e in alcuni casi è quasi arrabbiato per il dover sopportare la puntura degli aghi. Per questi pazienti l’agopuntura è decisamente controindicata anche se potrebbe aiutarli a stare meglio.

Non è necessario crederci come molti sostengono, la fede  tenetela pure per  questioni più importanti ma serve una condizione diversa, per curarsi e per guarire serve  soprattutto una accettazione di sè e del proprio problema oltre che una dolcezza e determinazione non solo del medico ma anche del paziente.

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Educazione sessuale ai ragazzi: prima aggiorniamoci noi.

30/6/10

Catherine Bellwald Educazione sessuale ai ragazzi: prima aggiorniamoci noi.Invece di parlare di cavoli e cicogne, oppure altre improbabili metafore, perchè ai ragazzi non si dicono le cose come stanno?

Due giovani di sesso opposto, una volta raggiunta una certa maturazione sessuale, si attraggono reciprocamente per cause ormonali, una comune reazione biochimica. Ovviamente questo è solo un aspetto ma è sicuramente il più concreto; per il resto, ovvero le varie visioni e concezioni, lasciamo ad ognuno la libertà di fare e pensare come meglio crede.

Limitiamoci ai fatti: una volta raggiunta la pubertà, cosa che in media avviene tra gli 11 e i 16 anni, i giovani sono in grado di procreare ovvero di concepire figli attraverso un rapporto sessuale. Se un evento del genere nel passato poteva essere considerato normale, oggi non è più accettabile; a quell’età si è troppo giovani infatti e, non a caso, è considerato reato il rapporto sessuale con persone di 14 anni, anche se consenzienti, mentre film particolarmente violenti, o con scene sessuali troppo esplicite, sono comunemente vietati ai minori di tale età.

Un età da tutti considerata critica, che segna il passaggio fisico da bambini ad adulti (emotivo e psiche, di solito, si strutturano successivamente). In questo particolare periodo della vita,  la tempesta ormonale influenza fortemente la psiche che, il più delle volte, si trova impreparata a gestire la situazione. Vivere la pubertà oggi non è affatto più semplice che ai nostri tempi, i giovani sembrano  più disinibiti e tranquilli nei confronti del sesso ma sono molto spesso ignoranti e spaventati tanto, se non più, di quanto non lo fossero i ragazzi ben oltre 25 anni fa.

Magari fare sesso orale a scuola per fare vedere alle compagne che si è in gamba e all’altezza è un fenomeno recente ma i giovani di oggi hanno altre paure; di innamorarsi, di lasciarsi andare alle emozioni o di soffrire e vivono una sessualità più cinica, più calcolatrice, talora anche più mercenaria, che spesso non consente loro di scoprire veramente cosa significhino i sensi e la ricerca di quella espansione coscenziale cui il piacere può condurre.

Se ai ragazzi una volta si diceva “lo devi fare solo con la persona con la quale ti vuoi impegnare seriamente”, oggi si dice “non ti devi impegnare con il primo  con cui vai a letto”. I ragazzi, ovviamente, eseguono alla lettera. Sono entrambe raccomandazioni assurde, ma nessuno che dica loro quanto sia importante ascoltare se con una persona si riesce ad essere se stessi, se esistono una comunicazione e un intesa profonda che dal fisico passa al mentale e all’emotivo oppure se è solo uno sfogo o peggio un abitudine o una posa o un bisogno di mostrarsi agli altri.

Ma passiamo alla prevenzione delle malattie e delle gravidanze.

(continua…)

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Lasciarsi andare

25/6/10

Catherine Bellwald Lasciarsi andareL’estate, e in particolare le vacanze estive, per molte persone rappresentano un’occasione per lasciarsi andare, ma non nel senso positivo del termine.

In Italiano  e anche in Francese “lasciarsi andare” ha una connotazine anche positiva, intesa come abbandonarsi a  e  concedersi  uno spazio vuoto e senza pensieri. No, non parlo di quel lasciarsi andare, parlo del senso di trascurare se stessi con la fantastica scusa che è più comodo così!

E’ qualcosa che colpisce uomini e donne nello stesso modo, è la possibilità per gli uomini di girare in casa con boxer e canottiere oscene con ai piedi delle ciabatte terribili. Per le donne è la possibilità di indossare grembiuli e ciabatte  oltre che, ovviamente, un intimo inguardabile senza un velo di trucco e senza sistemare i capelli perchè “il phon fa caldo”.  Il caldo e la vacanze sono scuse  per essere ancora più sciatti.

Cosa costa cercare un abito leggero e facile da lavare e una calzatura comoda ma allo stesso tempo gradevoli? Inoltre un velo di trucco e un aggiustata ai capelli non sono affatto incompatibili con il caldo… anzi,  possono essere un’occasione per avere maggior attenzione per i piedi e le gambe che sono sempre all’aperto e in bella vista.

Anche un semplicissimo e umilissimo pareo con infradito colorati sono strumenti sufficienti per rendere una donna elegante con niente. I capelli raccolti con qualche pinzetta, uno smalto sfizioso sui piedi  e un tocco di trucco agli occhi e alle labbra, un pò di profumo adatto alla stagione e  il gioco è fatto.  Niente di più facile e, soprattutto, di gradevole alla vista e all’olfatto.

Sono cresciuta con un padre che mi faceva ascolare la  famosa canzone di Aznavour “tu te lasse aller” e una madre che mi ha sempre dato il buon esempio, presentandosi in modo elegante e attraente in ogni occasione e non solo per uscire con gli amici. Lei era sempre a posto senza eccessi con il semplice, sempre caro e mai troppo, buon gusto.

E questo modo di fare lo aveva anche con la casa e con il suo modo di preparare da mangiare; niente, mai niente era buttato li; un pollo arrosto anche precotto, insieme alla sua insalata, veniva comunque servito con grazia e sembrava sempre di essere al Riz.

Un grande insegnamento che solo oggi apprezzo per il suo reale valore e mi rendo conto di quanto sia stato importante   per la mia crescita e per la formazione della mio carattere.

Mi sono  permessa di presentarvi la canzone di Aznavour dal titolo assolutamente non casuale di “tu te laisse aller” .  La lingua francese cantata magari non è facile da capire, ma merita di essere ascoltata. In questa versione inoltre esiste un preambolo in inglese per facilitare la comprensione del testo.  E’ la storia di uno uomo che dopo cinque anni di matrimonio non riconosce più la moglie che ha sposato, la paragona a sua madre, totalmente  incapace di  ispirare amore, calze molli, bigodini in testa, inguardabile e insopportabile.

La invita a riprendere il suo posto… un pò di sport per dimagrire, un sorriso sulle labbra, un pò di trucco e di tempo davanti allo specchio ma soprattutto a lasciarsi  nuovamente andare sul suo petto…ritornando ad essere la piccola ragazza che era.  Il testo e la canzone non so perchè mi commuovono sempre un pò .


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Il piacere dei fiori

23/5/09

Catherine Bellwald Il piacere dei fioriMolti fiori sono conosciuti per le loro proprietà mediche, ma i fiori sono anche dei gioelli della natura, basta guardarli con attenzione per innamorarsi follemente e rimanere affascinati dalla loro intrinseca bellezza e perfezione.

Usati con sapienza possono trasformare un ambiente, possono decorare in modo estremamente raffinato un letto o una tavola, rendere elegante una casa e semplicemente ridente e gioioso un balcone.

Comprare fiori e curarli è un buon metodo per entrare in contatto con la terra mentre impiantarli e innaffiarli serve per spostare l’attenzione dalla propria persona verso l’esterno ed è attività utilissima nei soggetti depressi,  di solito  concentrati solo sulle loro personali disavventure per non dire sfighe.

Scegliere i fiori preferiti, imparare a disporli come nell’arte dell’Ikebana può essere un modo di entrare in contatto con qualcosa di più ampio e vi assicuro che per me le lezioni e la pratica dell’ Ikebana sono state un’ esperienza estremamente intensa e unica, anche perchè una volta appreso il metodo, ti bastano pochi fiori, anche uno solo per creare una composizione elegantissima. (continua…)

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L’orgasmo femminile: un universo da scoprire

24/4/09

Catherine Bellwald Lorgasmo femminile: un universo da scoprireE’ sorprendente sapere che molte donne vivono un forte disagio, non nei confronti del sesso ma nei confronti della propria capacità o incapacità di raggiungere l’orgasmo. Molte per questo motivo soffrono e sviluppano un’idea di non compiutezza

Mentre l’uomo teme di raggiungere troppo in fretta l’orgasmo o di non avere una erezione valida,  la donna si preoccupa e teme di non raggiungerlo affatto.

La definizione da dizionario dell’orgasmo è: “l’ apice del piacere”; ma non esiste un piacere uguale all’altro, non esiste un orgasmo uguale all’altro, e certamente l’orgasmo femminile non assomiglia a quello maschile.

Infatti fra le tante cose assolutamente straodinarie delle donne, vi è quella di poter avere più orgasmi anche a breve distanza l’uno dall’altro, che  possono potenziarsi l’un l’altro o  prolungare il piacere stesso. Direi che l’orgasmo è una sorta di esplosione di energia ma non si manifesta sempre nello stesso modo e bisogna anche imparare a riconoscerlo e viverlo.

Credo che il problema sia proprio nella scarsa conoscenza del proprio corpo. Da parte di molte donne infatti la masturbazione viene praticata frettolosamente, con infiniti sensi di colpa e senza una adeguata educazione.

(continua…)

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Yoga:imparare a respirare la vita

6/4/09

La respirazione è un atto fisiologico, meccanico come il battito cardiaco, che rappresenta una funzione di vitale importanza per la nostra sopravvivenza. Esiste quindi in ogni corpo un meccanismo anatomico fisiologico in grado di garantire la funzione respiratoria indipendentemente dalla  volontà, sostenuto dal sistema nervoso detto vegetativo.

Ma esiste la possibilità di interagire volontariamente sul respiro, potenziando e modulando la lunghezza delle diverse fasi respiratorie che sono quattro: l’inspiro, la pausa a polmoni pieni, l’espiro, la pausa a polmoni vuoti.

In questo filmato del Maestro Iyengar, considerato oggi uno dei più autorevoli maestri di yoga vivente, potete vedere  quanto è modulabile la possibilità di allungare l’inspiro e l’espiro. Il respiro come dice Iyengar  è il re della mente, in effetti il respiro interagisce immediatamente di essa, generando uno stato di stop della frenetica attività mentale.

(continua…)

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Un post a caso
  • Agopuntura: Quante volte dottore?

    Questa frase l'ho rubata al Dott Picozzi ! Nel suo studio, che amo ancora frequentare come allieva,  ha scritto un piccolo testo da dare ai suoi pazienti, dove spiega alcune semplici questioni in merito alla aspettativa del paziente. In effetti la tipica domanda del paziente  "quante volte dott
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