Articoli a proposito di ‘pensieri negativi’

Attacchi di panico: prevenire è meglio che curare

13/10/11

Catherine Bellwald Attacchi di panico: prevenire è meglio che curareL’attacco di panico è spesso considerato una problematica confinata a pazienti ansiosi e nevrotici ma non è così; questo disturbo assai poco piacevole può colpire davvero chiunque, anche le persone che meno si pensa possano esserne vittime.

In realtà nessuno, ma proprio nessuno, ne è davvero immune; è quindi necessario evitare atteggiamenti superficiali di superiorità nei confronti di questa patologia, squisitamente sintomatica, che rovina la vita a molte persone.

E’ comunque raccomandato, visto che i sintomi fisici la fanno da padroni, verificare in primis che non si tratti di una patologia fisica conclamata, e questo non è sempre così facile.

Accade di frequente che un paziente, prima di capire che il suo disturbo appartiene alla classe definita come attacco di panico debba girare diversi specialisti, cardiologi, allergologi, gastroenterologi, endocrinologi, reumatologi, magari anche sottoponendosi a cure farmacologiche sintomatiche.

In pronto soccorso una tachicardia severa in un soggetto giovane, magari con famigliarità positiva per cardiopatie, può indurre il medico a un pronto intervento anche drastico, con conseguenze peggiorative sul disturbo da attacco di panico che si consoliderà nella paura di una cardiopatia vera e propria.

I disturbi fisici possono essere così precisi da ingannare non solo il paziente ma anche i medici e questo è sicuramente il primo ostacolo da superare, soprattutto in questa società dove un medico di pronto soccorso si deve comunque tutelare nei confronti della possibilità che la patologia organica sia davvero presente.

Mi ricordo di una paziente di media età, ansiosissima, che aveva  rischiato la peritonite acuta per un’ulcera perforata che non le era stata diagnosticata tempestivamente a causa del suo noto disturbo ansioso e, per contro, una paziente giovane  in pronto soccorso finita in arresto cardiaco per una terapia antiaritmica endovena troppo aggressiva. Il problema diagnostico non è quindi da sottovalutare.

Una volta diagnosticato il disturbo da attacco di panico, esistono diverse cure e terapie utili per affrontarlo e curarlo in modo efficace, partendo dai farmaci e dalla fitoterapia cinese che possono dare un valido aiuto a controllare i sintomi fisici e i disturbi emotivi susseguenti e che, da soli, possono scatenare ulteriori attacchi di panico, cronicizzandoli.

E’ di fatto più la paura per la propria salute e la possibilità di ripetere l’esperienza che impediscono di vivere in modo normale la propria vita, in quanto l’attacco di panico in sè in realtà è un insieme di sintomi del tutto innocui anche se percepiti con forza dal nostro corpo.

Possiamo dire che questi sintomi sono  un modo del corpo per segnalare un disagio; ricordiamo che sia l’ansia che la paura sono fisiologicamente presenti per darci la possibilità di reagire a un evento esterno che ci minaccia. Il corpo, come dicevo, ci avvisa che qualcosa non va; il cuore batte forte nel petto, la gola si stringe, la bocca si asciuga, il diaframma si contrae e il respiro accelera e si accorcia.

La verità è che proprio  non siamo abituati ad ascoltare il nostro corpo; non lo facciamo mai, e percepirlo con questa energia ci mette ko in pochi istanti. Non siamo proprio abituati a sentire e ascoltare il nostro corpo reclamare così da vicino, piuttosto il contrario. E’ piuttosto comune  metterlo sistematicamente a tacere con svariati farmaci allontanandoci da lui sempre più. Quello che accade allora è che ci spaventiamo a morte, pensiamo subito di avere un problema grave.

Nella società moderna l’unica cosa che facciamo bene è correre dietro al tempo, sempre in ritardo e sempre rinunciando a regalarci del tempo per ascoltarci. Quando dico ascoltarsi non dico di ascoltare i nostri pensieri meccanici vertiginosi fare le capriole, ma  ascoltare il nostro corpo facendo silenzio con la mente; è quello che si apprende durante le tecniche del rilassamento e durante una buona pratica di arti marziali o di altre discipline orientali come lo yoga.

Ascoltarsi significa prendersi il tempo per fare sport e praticare discipline a noi utili, stare con chi amiamo,  fare quello che ci piace e  curarci, ovviamente, iniziando con le cure più naturali senza aspettare che un disturbo che magari inizia in sordina come l’insonnia, per fare un esempio, prenda il sopravvento.

L’agopuntura è senza ombra di dubbio un aiuto molto valido per recuperare velocemente il proprio equilibrio. Se invece scopriamo di avere un pensiero che ci tormenta e ci consuma interiormente o l’abitudine a sistematici pensieri negativi è necessario comprendere che abbiamo bisogno di un aiuto esterno per superare questo meccanismo mentale.

Se ci prendiamo il tempo per ascoltarci e ci addestriamo in questa arte possiamo agire preventivamente sul disagio capace di generare un attacco di panico evitandolo.

Ma se non sappiamo ascoltare arriveremo troppo tardi e il corpo reclamerà per noi!

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Sesso e stress non vanno insieme!

6/8/10

Catherine Bellwald Sesso e stress non vanno insieme!E già, lo sanno tutti gli uomini: avere pensieri per la testa può rendere difficile, se non impossibile, avere rapporti sessuali soddisfacenti. Per le donne è uguale: i pensieri riducono il desiderio e uccidono il piacere.

La cosa che non tutti sanno è che questa dissociazione tra sesso e stress si fonda su basi biochimiche oltre che squisitamente pratiche.

Lo stress incrementa  la produzione del cortisolo da parte del surrene; questo ormone determina una riduzione della produzione di testoterone. Inoltre, a lungo andare, produce una aumento della massa grassa e quindi nuovamente una riduzione del testoterone che viene sequestrato dagli adipociti e trasformato in estrogeno.

Il cortisolo è responsabile anche di una riduzione della massa magra, ovvero della quantità di muscolo, quindi anche della forza e della resistenza complessiva. Infine la ridotta attività sessuale generata dal ridotto desiderio o paura del fallimento abbassa ulteriormente la concentrazione e produzione di testoterone creando un classico  circolo vizioso.

La quantità di testosterone invece è sostenuta e  sostiene a sua volta un buon trofismo muscolare, facilita l’attività fisica, oltre a sostenere una sana e regolare attività sessuale e promuovere il relativo desiderio, fattori questi validi sia per gli uomini che per le donne.

Ma, come per tutto quello che che è biologico, il segreto sta nell’equilibrio tra queste due sostanze ormonali; cortisolo e testoterone. E’ impossibile alterare artificialmente una delle due senza interferire su tale equilibrio in senso negativo, generando  possibili scompigli ormonali anche gravi. Il cortisolo è necessario al corpo e consente il recupero dopo una intensa attività oltre che garantire la presenza di energia agli organi vitali.

L’equilibrio biochimico  di questi due ormoni, come di molti altri, è un delicatissimo e complicato meccanismo sul quale è difficile agire chimicamente dall’esterno. Quello che invece abbiamo compreso è che, modificando alcuni stili di vita, è possibile bilanciarlo e normalizzarlo in modo anche importante e senza rischi per la salute.

Il primo possibile accorgimento  parte da una corretta alimentazione. E’ risaputo infatti che digiuni prolungati, come l’abitudine molto frequente di saltare la prima colazione, aumentano il cortisolo. Eccedere nell’assunzione di alcolici è un altro modo per aumentare il cortisolo e certamente tutti gli uomini sapranno che non facilita affatto la prestazione sessuale. Le diete estreme prive di carboidrati sono infine un altro modo di  aumentare la produzione di cortisolo.

Dal punto di vista fisico, sforzi fisici severi o troppo prolungati sono infine un ulteriore sistema per aumentare il cortisolo e lo stesso vale per tensioni emotive collegate all’ansia da prestazione e ad importanti responsabilità in senso lato.

(continua…)

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Le coccole non sono mai troppe!

29/4/09

Anche se le notizie sono serie, non serve a niente appesantirci con pensieri negativi, questo è importante ricordarlo. La pesantezza e i pensieri negativi non aiutano se non ad indebolire le nostre difese. Lo stesso vale per la rabbia e la delusione nel vedere come certi argomenti vengono affrontati.

La verità è che siamo una popolazione ancora giovane e immatura, incapace di informare in modo serio e responsabile e affrontare un emergenza ci mette certamente alla prova, ed è proprio in questi momenti che saltano fuori le magagne!!

Quel che deve succedere ormai succederà e cercheremo ognuno nel nostro piccolo di essere all’altezza per combattere.

Nel frattempo manteniamoci più stabili e sereni possibile, facciamoci delle coccole! Compriamoci qualcosa di bello, prepariamo qualche bella cena da condividere con il compagno, la famiglia o gli amici. Godiamo l’uno dell’altro, consoliamoci con delle affettuosità.

Le coccole non sono davvero mai troppe!


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Yes man

24/1/09

Catherine Bellwald Yes manUn Film davvero carino, leggero, divertente, maestosamente recitato da Jim Carrey che cambia espressione del viso trasformandosi dal più cupo degli individui al più leggero degli esseri umani.

Un film per ridere insomma, ma che contiene anche se in versione americanizzata il concetto del combattere i pensieri negativi.

Non sono capace. Non è possibile. Non ci posso riuscire.  Cosa ci vado a fare. Figurati se c’è la faccio proprio io. Non ho niente da dare in più. Chi mi ascolterebbe? A chi importa di quello che penso veramente? A chi importa veramente di me poi?

Questi sono solo l’abc dei pensieri negativi che possono diventare molto più strutturati e complessi nonchè perfettamente costruiti  per non vivere, anzi per rinunciare a vivere.

“La vita è un parco giochi solo che crescendo ce ne dimentichiamo”. Credo sia la sofferenza, anzi la paura di soffrire di nuovo, che piano piano ci costringe a chiuderci in noi stessi, dietro al muro dell’indifferenza. Diventiamo distanti a qualunque evento della vita, diventiamo tiepidi per non dire freddi, in realtà ci allontaniamo gradualmente dal nostro cuore e da noi stessi. Non siamo più capaci ne di amare ne di essere.

Un primo passo potrebbe essere riconoscere i nostri pensieri negativi ogni volta che si presentano alla nostra mente, e provare a cacciarli via con la stessa grinta con la quale, come dice Andrea di Terlizzi, caccereste dal vostro salotto uno sconosciuto arrogante e puzzolente che si diverte a sporcare e distruggere casa vostra.

Una cosa interressante è che quasi sempre non diciamo “no” alle richieste e alle domande, siamo come dire subdoli, la nostra mente tanto per cambiare ci impedisce di guardare la nostra sofferenza, e allora iniziamo sempre con: ” Si ma…” , oppure  ”vorrei però”.

Sapere riconoscere questi  ammortizzatori, ben descritti dal pensiero gurdjieffiano, potrebbe permetterci di fare un passo avanti verso una diversa consapevolezza, dandoci la possibilità di amare e di essere.  

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