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La paura di cambiare

Catherine Bellwald La paura di cambiare  Voltare pagina, andare oltre, mollare l’attaccamento sentimentale, tutte cose queste che mi diceva il mio maestro di meditazione.

Sono passati oltre 20 anni e solo oggi capisco quanto questi gesti siano difficili per chiunque.

Ci attacchiamo ai luoghi che frequentiamo, agli ambienti e situazioni in cui viviamo, alle persone che ci sono care.

Quando però la vita cambia (perchè cambia!)  noi continuiamo il nostro teatrino senza voler vedere che alcune cose non hanno semplicemente più senso e che sarebbe meglio per noi fare altro o andare altrove ma niente: restiamo lì fermi ad aspettare. Ad aspettare…che il passato ritorni com’era!

Attaccati alla speranza che forse potrebbe anche succedere, ma niente: la vita inesorabile prosegue il suo corso e noi in questo modo ci siamo messi sulla sponda. Attaccati al ramo mentre il fiume scorre cercando di portarci via mentre noi resistiamo. Alcuni momenti ci sentiamo potenti della nostra capacità di resistere come fosse un segno di forza. Solo occasionalmente, quando siamo fortunati, veniamo colti da una folgorazione e vediamo esattamente come stanno le cose: uno sforzo inutile oltre che senza senso. E’ tempo di mollare il ramo della sponda,  di voltare pagina, di andare avanti perchè il passato è passato.

Il cambiamento spaventa sempre, corrisponde  al nuovo, allo sconosciuto e potrebbe andare anche peggio e questo è quello che temiamo sempre. Ci hanno cresciuti con la favola di capuccetto rosso, non lasciare la strada conosciuta per una sconosciuta, potresti avere brutte sorprese. Chi troppo vuole nulla stringe; eccone un’altra di frasetta da castrazione completa. Meglio non rischiare.

Il desiderio di sicurezza che ci viene inoculato nel DNA e di cui la società è intrisa è tale da diventare una pericolosa prigione mentale. La sicurezza è una cosa che l’uomo non possiede e non può possedere, dal momento che in realtà non può sicuro di nulla.

La sicurezza pensandoci bene è una sorta di fantasma che inseguiamo e una bandiera che sapientemente  taluni sventolano. Ma è inafferrabile.

Di cosa veramente siamo sicuri? Vi siete accorti che  il normale e il fisiologico rischia di diventare materia di allarmismo il tutto per garantire la sicurezza?

Se ne sono accorti anche i più creduloni:”Temperature siberiane” “strade impraticabili” ”allertata la protezione civile” in molte regioni tutto questo per pochi fiocchi di neve e con termometri che a malapena scendevano di pochi gradi sotto lo zero.

Si spaventano a morte le persone, nella maggior parte dei casi con una minima efficienza pratica. Al posto di gridare “al lupo al lupo”, prepariamoci ad affrontarlo il lupo, caso mai ci capitasse di incontrarlo e stiamo con gli occhi ben aperti oltre che in buona compagnia (che so… di una calibro 45!!).

L’organizzazione e la  programmazione del rischio neve-ghiaccio dovrebbe essere una routine invernale da studiare a tavolino. Un numero sufficiente di spalatori e di pale recrutabili al bisogno, macchine spargisale e ovviamente sale chimico in abbondanza, macchine spazzaneve di nuova generazione  in numero sufficiente per ogni comune con personale a chiamata per le emergenze.  Corsi e preparazione delle persone addette al servizio magari fatti nei paesi dove la neve è di casa.

Riusciamo a capire la differenza? Invece noi… tanto rumore per nulla! E i nostri capi con l’aureola in testa da salvatori del mondo! Ma vi rendete conto a che prezzo paghiamo questa falsa sicurezza? L’economia si è fermata inutilmente e tutto solo per paura e per giunta alla prossima volta non avremo ancora i servizi e le attrezzature giuste perchè non abbiamo i soldi…

Con la medicina è la stessa cosa, la pressione del sangue, il colesterolo e molti altri parametri sono considerati patologici anche se ai limiti dell’assoluta normalità. Dopo sei mesi che una coppia non concepisce parte una serie di accertamenti da far girare la testa.

Il cambiamento ha due facce: una è il cambiamento che noi decidiamo di fare e l’altro è il cambiamento che subiamo nostro malgrado. Quando le cose intorno a noi vanno nella direzione opposta a quella che desideriamo è il momento di fermarsi e di pensare che tocca solo a noi cambiare la direzione. Se siamo caduti a terra tocca solo a noi alzarci. Se ci siamo fermati al passato tocca sempre a noi ripartire.

L’atto di voltare pagina è il nostro cambiamento, la nostra possibilità di  andare o cercare di andare nella direzione che desideriamo e non significa in nessun modo rinnegare il passato, e tanto meno voler rischiare il peggio.

Significa amare la vita e amare se stessi.

 

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Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cinese

Catherine Bellwald Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cineseSe per il nostro calendario il mese di dicembre è l’ultimo mese dell’anno, per quello cinese il mese lunare che inizia quest’anno il 7 dicembre chiamato Da Xue o grande neve è in realtà il penultimo mese del ciclo lunare. L’organo collegato è la vescica biliare, penultimo canale della circolazione energetica del corpo, il suo animale correlato è il ratto, il suo orario è compreso tra le 23 e 1 che però corrisponde alla prima fascia oraria dell’orologio cinese e non all’ultima; nascendo anche 10 minuti dopo le 23 si considera il giorno successivo del calendario cinese per l’analisi del Ba zi.

Ultimo, penultimo, primo.. un bel garbuglio. Un animale, il ratto, che di solito piace poco e incute timore, senso di sporcizia e possibilità di ammalarsi anche se dopo il film Ratatouille può essere diventato simpatico a molti. Un organo, la colecisti, molto sensibile e suscettibile, direi!  Sono moltisime le persone che presentano colelistaisi ovvero calcoli della colecisti che per i cinesi sono sempre l’espressione di un calore e ristagno di questo particolare viscere.  Il suo secreto è la bile che tutti sanno essere utile a digerire i grassi ma anche collegato ad emozioni quali la rabbia e il rancore e soprattutto la paura.

Sulla paura si potrebbe scrivere un trattato; questa emozione è radicata nel nostro DNA come protezione della nostra specie. In realtà nessun essere umano ne è immune o manca della sua conoscenza; la paura non si manifesta soltando quando dobbiamo lottare o quando veramente rischiamo la pelle come opportunità per darci una sferzata di energia in più, ma è presente come un fantasma in moltissime altre situazioni: la paura di non essere amati, di essere lasciati, di non essere riconosciuti, di restare da soli, di essere giudicati, di essere senza valore, di restare senza denaro, di essere dei falliti, di essere accusati ingiustamente e di soffrire. La specifica paura di ammalarsi e di morire sono invece strettamente collegate all’organo rene che come abbiamo già visto è intimamente collegato  all’essenza del concetto di vita.

Mamma mia…solo a nominarle tutte e non sono tutte… si rischia che ci si ribelli il coledoco contro! Scherzi a parte credo che la paura sia subdola e mini nel profondo la nostra esistenza, un pò come possono fare proprio i ratti nella cantina di casa nostra o nelle fogne della nostra città.  Un orario quello compreso tra le 23 e 1 del mattino dove è più facile che le nostre paure si facciano forza nella più profonda oscurità che ci rende maggiormente incapaci di metter luce e far chiarezza su queste pericolose emozioni.

La vescica biliare come meridiano è collegata al fegato con cui fa coppia organo-viscere ovvero interno-esterno, è collegata poi con il tripplice riscaldatore che la precede nella circolazione energetica con cui forma il livello o grande canale detto shao yang. Quello che meno persone sanno, anche fra gli agopuntori, è che la vescica biliare è collegata direttamente al cuore attraverso il sistema “opposit clock” ovvero nel calendario e nell’orologio è posizionata esattamente all’opposto rispetto alla massima espressione della luce solare, collegata con il cuore.

Quando voglio lavorare sulla vescica biliare utilizzo  sempre il cuore e non solo il fegato e il triplice riscaldatore in quanto lo ritengo più potente ed efficace nel controllarne l’eccesso. Circa un anno fa scrivevo in merito a questo periodo sull’importanza delle luci di Natale non solo per tradizione e per favorire un semplice gioco economico e redditizio dei negozianti ma come uno specifico e insostituibile valore collegato alla luce e all’emozione che il cuore contiene: la gioia, nutrimento fondamentale per qualunque essere vivente.

Non è un caso se molti dolori che ci affliggono con aggressività decorrono proprio lungo il meridiano di vescica biliare. Guardate con attenzione il suo decorso e riconoscerete la posizione esatta di molte  emicranie classiche, nevralgie del trigemino e  delle lombosciatalgie più perniciose.

Un mio personale consiglio per questo mese di dicembre è quello di accendere il cuore, ovvero di ricercare  le emozioni collegate alla gioia e alla luce e allontanare per quanto possibile l’incedere della paura e dell’oscurità che in questo periodo sociale economicamente instabile e difficoltoso  sembrano essere più aggressivi che mai.

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Guardare avanti ma anche indietro

Catherine Bellwald Guardare avanti ma anche indietroSi dice sempre di guardare avanti e di non farsi influenzare troppo dal passato e da ciò che abbiamo già vissuto, il concetto è quello di voltare la pagina evitando di restare attaccati al passato. Tutto vero ma come tutto esiste sempre l’eccezione che conferma la regola!

Ci sono momenti in cui girarsi indietro è fondamentale per capire quanta strada abbiamo percorso.

Mi è capitato recentemente di fare una piccola escursione in montagna, eravamo sulla strada di ritorno e stavamo facendo il pezzo del percorso più difficile un pò di ghiaione  insomma decisamente un discreto dislivello.  La mia compagna di avventura iniziava ad avere il fiato pesante e si capiva dal suo sguardo un iniziale pentimento di aver deciso di percorre la strada più difficile per il nostro rientro. L’ora era ormai tarda e la nostra stanchezza stava iniziando a farsi sentire.

Ecco che presa dallo sconforto inizia ad alzare lo sguardo verso la vetta  mostrando non senza un velo di preoccupazione quanta strada ancora dovevamo compiere. In realtà la nostra meta era quasi raggiunta in quanto dovevamo tagliare sulla sinistra da lì a breve. Io mi sentivo in forza e avevo risparmiato il fiato concentrandomi sul respiro, ho iniziato a prendere la parola anche se ero molto meno esperta di lei in fatto di escursioni montanare.

“Siamo a 2/3 del tratto di salita peggiore” cercavo di convincerla, e più dicevo così più lei negava e si arrampicava con lo sguardo ben oltre il luogo dove dovevamo andare. Allora presa da intuizione mi sono imposta e le ho detto “girati,guarda quanta strada abbiamo già fatto, manca poco il nostro punto di arrivo è ormai vicino”. Da lì a pochi minuti abbiamo visto da lontano la segnalazione della strada  712 detta anche “dei finanzieri”.

La mia compagna si è rilassata, avevamo superato il peggio, da lì in poi la strada era facile e meravigliosamente illuminata da un sole morbido e dolcissimo. Il colore dell’erba dei fiori sembrava uscito da un quadro impressionista.

Giunti sull’altopiano abbiamo trovato numerosi cavalli con i loro puledrini con il pelo matto e pecore  che ci fissavano incuriosite.  Poi l’urlo della marmotta sentinella che abbiamo potuto intravedere su una roccia non molto distante da noi.

Un sogno a occhi aperti non eravamo più stanche nonostante fossero ormai le 18 il tempo era meraviglioso e accarrezzava i monti e le nostre anime. Ho pensato che rinunciare a questo spettacolo per la paura di non riuscire a finire la prima salita o per paura di essere troppo stanche o di arrivare troppo tardi sarebbe stato un vero peccato, sarebbe stato godere a metà. E’ giusto non sottovalutare i pericoli ma è altrettanto giusto non sottovalutare se stessi. L’equilibrio sta proprio lì.

Sono molti poi i montanari che si fanno prendere la mano colpiti come da un febbre del mettersi alla prova e scavalcare sempre nuovi limiti talora a rischio della loro vita. Il soccorso alpino ben li conosce ogni anno sui monti perdono la vita numerose persone alla ricerca di sensazioni forti ma forse anche spinte dalla ricerca di un contatto con se stessi e con Dio e non solo con la natura.

Proprio qualche ora prima abbiamo assisto al recupero con elicottero di tre scalatori. Un intervento davvero toccante per la bravura del pilota e per il modo in cui i soccorittori si sono adoperati rischiando anche del loro. Avevo le lacrime agli occhi, ho pensato “questi si che hanno le palle!”

Ma lo sapevate che una parte del corpo dei finanzieri, tanto  poco amati per ovvii motivi, lavorano attivamente nel soccorso alpino, ma anche nel corpo delle polizia all’insaputa di tutti e rischiando sulla loro pelle. Un prezzo salato anche per loro!

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Il coraggio dove si compra?

Catherine Bellwald Il coraggio dove si compra?Il coraggio non si compra,  e se si comprasse sono sicura che sarebbe esaurito, vista l’elevata richiesta del prodotto! E’ la domanda di una mia paziente e affezionata lettrice questa, e la risposta è degna di  essere pubblica.

Il coraggio per i cinesi è collegato al viscere straodinario vescica biliare, ancora oggi in cina per dire che uno possiede coraggio si dice che ha una grande vescica biliare. Mentre da noi si dice aver fegato. Possiamo dedurre che questi due organi siano importanti nella gestione del coraggio.

Ma in sostanza cosa è il coraggio? Non è un emozione ma una capacità. In particolare corrisponde alla capacità  di prendere una decisione finale e quindi di poter agire. Chi non riesce a prendere una decisione resta continuamente nel timore di sbagliare e spesso non si muove o si muove goffamente per esasperazione e non per decisione.

Chi soffre di mancanza di coraggio vive un profondo senso di disagio e di inadeguatezza proprio perchè percepisce per l’appunto una sorta di incapacità di realizzare e di incompiutezza.

La mancanza di coraggio per i cinesi è considerato una patologia specifica che coinvolge cuore e vescica biliare, che risultano carenti ovvero con insufficiente energia e forza. Si nasce così potremmo chiederci, forse esiste una predisposizione costituzionale ma è possibile che questa carenza sia anche il frutto di esperienze emotive presumibilmente traumatiche. Continua a leggere

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Tracce di profumo: Notturno. By Valeria

Catherine Bellwald Tracce di profumo: Notturno. By ValeriaE’ un punto, un piccolo punto che si espande più velocemente di quanto io non riesca a razionalizzare.

È un istante, un magico istante durante il quale tutto si trasforma: l’emotivo vuole la sua parte in questa storia e in un attimo io mi trovo a camminare per strada rapita da un sogno.

Cerco di riportare l’attenzione al rumore dei miei passi sul selciato. Non basta, allora ascolto il respiro, lo porto in basso, mi guardo le mani…

Io sono qui accidenti; qui, non lì. Ma è difficile.

L’emotivo si annoia e vuole giocare. Ma lo so per esperienza che poi tutto scappa dalle mani troppo in fretta; la pretesa di governare un’emozione liberata sembra perfino assurda.

Torno con la mente al presente, al qui e ora.

È solo un sogno, mi dico, non correrci dietro, non ha alcun senso.

Ma il mio cuore è gonfio e ha voglia di ridere.

Com’è che alla fine tutto si riduce sempre e soltanto a un dovere?

Guadagnare uno stipendio, interagire con tanta gente ingrigita e spenta, e poi fare le solite cose; tutti i giorni uguali a se stesse.

Ma perché non concedersi un attimo di riposo? Una piccola vacanza simbolica? Perché non regalarsi un sogno ad occhi aperti mentre lo sguardo si posa su un nulla qualsiasi oltre i vetri della finestra e la pioggia scende copiosa?

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Yes man

Catherine Bellwald Yes manUn Film davvero carino, leggero, divertente, maestosamente recitato da Jim Carrey che cambia espressione del viso trasformandosi dal più cupo degli individui al più leggero degli esseri umani.

Un film per ridere insomma, ma che contiene anche se in versione americanizzata il concetto del combattere i pensieri negativi.

Non sono capace. Non è possibile. Non ci posso riuscire.  Cosa ci vado a fare. Figurati se c’è la faccio proprio io. Non ho niente da dare in più. Chi mi ascolterebbe? A chi importa di quello che penso veramente? A chi importa veramente di me poi?

Questi sono solo l’abc dei pensieri negativi che possono diventare molto più strutturati e complessi nonchè perfettamente costruiti  per non vivere, anzi per rinunciare a vivere.

“La vita è un parco giochi solo che crescendo ce ne dimentichiamo”. Credo sia la sofferenza, anzi la paura di soffrire di nuovo, che piano piano ci costringe a chiuderci in noi stessi, dietro al muro dell’indifferenza. Diventiamo distanti a qualunque evento della vita, diventiamo tiepidi per non dire freddi, in realtà ci allontaniamo gradualmente dal nostro cuore e da noi stessi. Non siamo più capaci ne di amare ne di essere.

Un primo passo potrebbe essere riconoscere i nostri pensieri negativi ogni volta che si presentano alla nostra mente, e provare a cacciarli via con la stessa grinta con la quale, come dice Andrea di Terlizzi, caccereste dal vostro salotto uno sconosciuto arrogante e puzzolente che si diverte a sporcare e distruggere casa vostra.

Una cosa interressante è che quasi sempre non diciamo “no” alle richieste e alle domande, siamo come dire subdoli, la nostra mente tanto per cambiare ci impedisce di guardare la nostra sofferenza, e allora iniziamo sempre con: ” Si ma…” , oppure  ”vorrei però”.

Sapere riconoscere questi  ammortizzatori, ben descritti dal pensiero gurdjieffiano, potrebbe permetterci di fare un passo avanti verso una diversa consapevolezza, dandoci la possibilità di amare e di essere.  

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