Yoga: imparare a stare in piedi
20/1/10
Ho già parlato dell’importanza dell’attività motoria nello sviluppo della personalità e come questa possa, attraverso la focalizzazione sull’oggetto corpo o centro motore, direzionare la mente verso il conseguimento di un qualunque altro obiettivo, disciplinandola e insegnandole a non fare capricci.
Si, perchè la nostra mente tende abitualmente a fare capricci. In realtà ognuno di noi vorrebbe raggiungere i risultati con il minor sforzo possibile, come tutte le macchine, tutti i bambini, tutte le cose di questo mondo. E’ una legge che porta al risparmio energetico, la legge di minor resistenza, tanto comoda da un lato ma terribilmente dannosa dall’altro.
Nella pratica dello yoga questo meccanismo è davvero molto facilmente riconoscibile; quando si tratta di restare a lungo nelle posture o asanas, tutti pensano sia facile perchè richiama il concetto di passività ma non vi è niente di facile ne di veramente passivo nel voler essere passivi. Il lasciare accadere e il cedere totamente è in questo caso un’azione totalmente volontaria.
Il corpo, arrivato e condotto al massimo del suo stiramento o forza, tenderà a tornare a riposo il più presto possibile, inviando alla mente sensazioni varie di disagio. Sta al praticante esperto riconoscere il vero limite e il vero bisogno del corpo di ritornare a riposo, imparando man mano a guardare quante volte si è presi in giro dalla nostra stessa mente; pigra, abitudinaria o semplicemente poco determinata e focalizzata, che magari mentre stai facendo una postura pensa a cosa preparare per cena.
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