Articoli a proposito di ‘mente’

Yoga: imparare a stare in piedi

20/1/10

yoga asanaHo già parlato dell’importanza dell’attività motoria nello sviluppo della personalità e come questa possa, attraverso la focalizzazione  sull’oggetto corpo o centro motore,  direzionare  la mente verso il conseguimento di un qualunque altro obiettivo, disciplinandola e insegnandole a non fare capricci.

Si, perchè la nostra mente tende abitualmente a fare capricci. In realtà ognuno di noi  vorrebbe raggiungere i risultati con il minor sforzo possibile, come tutte le macchine,  tutti i bambini,  tutte le cose di questo mondo. E’ una legge che porta al risparmio energetico, la legge di minor resistenza, tanto comoda da un lato ma  terribilmente dannosa dall’altro.

Nella pratica dello yoga questo meccanismo è davvero molto facilmente riconoscibile; quando si tratta di restare a lungo nelle posture o asanas, tutti pensano sia facile perchè richiama il concetto di  passività ma non vi è niente di facile ne di veramente passivo nel voler essere passivi.  Il lasciare accadere e il cedere totamente è in questo caso un’azione totalmente volontaria.

Il corpo, arrivato e condotto al massimo del suo stiramento o forza, tenderà a  tornare a riposo il più presto possibile, inviando alla mente sensazioni varie di disagio. Sta al praticante esperto riconoscere il vero limite e il vero bisogno del corpo di ritornare a riposo,  imparando man mano  a guardare  quante volte si è presi in giro dalla nostra stessa mente; pigra, abitudinaria o semplicemente poco determinata e focalizzata, che magari mentre stai facendo una postura pensa a cosa preparare per cena.

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Cortocircuito cognitivo

17/9/09

Catherine Bellwald Cortocircuito cognitivoLo chiamo così. E’ quella forma di errore che a volte si manifesta nella memoria.

Avete presente quando si esce dall’ufficio e non ci ricordiamo dove abbiamo parcheggiato la macchina? Ecco, quello è un esempio di quello che intendo con questo termine.

Noi ripetiamo alcune azioni decine di volte al mese, più o meno sempre uguali, ma con differenze più o meno sottili tra una volta e l’altra.

Nel caso dell’esempio riportato, l’auto non viene parcheggiata sempre nello stesso punto. Quasi ogni volta la dobbiamo mettere in un posto diverso (e quanti moccoli ogni volta per trovare un parcheggio!).

Ma gli atti che ripetiamo sono sempre della stessa “categoria”.

Allo stesso modo in cui un movimento ripetuto un numero sufficiente di volte diventa meccanico, ovvero eseguibile senza doverci pensare, anche una serie di movimenti, se ripetuta in modo più o meno uguale per un certo numero di volte, finisce per essere eseguita senza la necessaria attenzione.

Parcheggiare un’auto è un’operazione impegnativa ma quando la eseguiamo tutte le mattine per andare nello stesso posto, ci porta ad una sorta di “disattenzione”, una meccanicità che investe quasi sempre i processi cognitivi.

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Equilibrio instabile – by Valeria

3/9/09


Catherine Bellwald Equilibrio instabile   by ValeriaAvete mai cercato di mettere in equilibrio una biglia di vetro sulla sommità di un rilievo? Magari anche ci riuscite!

Dai fisici questa condizione viene definita “posizione di equilibrio instabile” perché è sufficiente che una minima perturbazione agisca sulla pallina affinché questa rotoli giù lungo il crinale…

Quando però la biglia raggiunge il fondo dell’avvallamento, verrà a trovarsi in una “posizione di equilibrio stabile”; infatti, se una perturbazione la sposterà dalla posizione raggiunta, essa tenderà a tornare spontaneamente nella posizione iniziale (a meno che, naturalmente, la perturbazione non abbia energia sufficiente da far superare alla pallina il dislivello tra il fondo dell’avvallamento e l’apice del rilievo).

Questo fenomeno, nella sua semplicità, mi colpì moltissimo quando a suo tempo lo studiai.

Mi domandavo se qualcosa di simile accada anche nella nostra mente.

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