Libertà

Libertà

Stabilità e libertà

Catherine Bellwald Stabilità e libertàMolte persone scambiano la stabilità con la rigidità ma sono due concetti completamente diversi. La stabilità è un principio che si estrinseca in senso fisico e in senso psicologico. Trattandosi appunto  di un principio le sue regole e valori sono presenti sui diversi piani, da quello più materiale a quello più rarefatto delle emozioni e del pensiero.

Nella materia qualunque oggetto si voglia sviluppare in altezza dovrà essere saldamente piantato nel terreno con delle fondamenta e questo concetto è chiaro a tutti i costruttori di case. Ma se consideriamo la natura, le radici che affondano nel suolo sono un concetto di stabilità che, a differenza delle fondamenta, costituisce anche la  fonte di energia nutritiva e di vitalità della pianta stessa.

Cosa significa per un uomo mettere radici? Non di certo fermarsi in un punto come molti pensano o fare sempre le stesse cose; significa cercare in profondità nella propria persona che non è solo la piccola forma fisica che si riesce a vedere allo specchio, una fonte di nutrimento e una possibilità di crescita interiore che sono le nostre vere radici, vale a dire quello che intimamente sentiamo di essere e un senso di appartenenza estremamente profondo spogliato dalla nostra condizione economica e sociale.

In senso fisico la stabilità può anche essere considerata come un principio di aderenza e di unione con la terra, pianeta che ci ospita, il nostro corpo inteso come una cosa sola insieme a tutti gli altri corpi e strutture  minerali, vegetali e animali… un tutt’uno.

Immaginate ora di eseguire un esercizio di equilibrio su una singola gamba e sentirla piantata nel terreno come se avesse non una ma quattro radici come quelle dei molari, radici profonde che arrivano fino al centro della terra e dai piedi l’energia del pianeta può accedere alla vostra pancia. Fantascienza alcuni potrebbero dire. Ma provate solo per un istante a sentirvi così! Il risultato è che davvero avrete un equilibrio mai provato e vi sentirete stabili e forti come delle rocce. Un effetto e gioco della mente direbbero ovviamente i sostenitori dell’effetto placebo. E di cosa altro stiamo parlando se non della mente?

Una mente che indiscutibilmente influenza il corpo. Nello yoga e in molte arti marziali il principio di stabilità al suolo è parte integrante della base dell’insegnamento. L’Hakama è un immagine di questa immaginaria piramide energetica che radica al suolo l’energia del praticante. Nello yoga molta attenzione viene data all’appoggio dei piedi e delle mani al suolo immaginando 4 punti localizzati rispettivamente sulle piante dei piedi e sui palmi delle mani che fungono da immaginarie radici.

Una volta raggiunta una forte stabilità fisica è possibile sperimentare sul piano fisico un notevole incremento di elasticità  e di velocità, che si traduce in un concetto di aumentata libertà motoria. Ma come potrete intuire vale anche sul piano mentale. Se dentro di noi troviamo una profondità e cresciamo in essa con delle belle radici nutrite e che ci nutrono, non solo avremo la possibilità di crescere maggiormente in altezza e in ampiezza nel senso di sviluppare i nostri talenti e le nostre capacità mentali ed emozionali in modo equilibrato ma  potremo anche, con lo stesso meccanismo osservabile sul piano fisico, diventare meno rigidi al cambiamento e più veloci nell’adattarci alle situazioni intorno a noi.

In entrambi i casi si tratta di un esercizio di pensiero; il primo utilizzato durante le attività fisiche e l’altro nelle attività più interiori. Ma come si fa a trovare quella profondità e sviluppare le nostre radici? E’ sufficiente usare il proprio pensiero che non vuol dire il chiacchiericcio della mente e neanche il comune pensiero appreso dai libri: vuole dire creare un collegamento personale tra idee apprese e situazioni vissute, sviluppare un proprio sentire interiore studiando e soprattutto ascoltandosi che significa cogliere cosa succede dentro di noi e perchè succede, quali emozioni si scatenano e cosa proviamo. Ascoltando dalla natura e dagli altri cosa abbiamo da imparare, non fosse altro che la capacità di cogliere la bellezza che in realtà si trova tutta intorno e dentro di noi.

Articoli Correlati:

La libertà di pensare e il potenziale umano

Catherine Bellwald La libertà di pensare e il potenziale umanoIn questi tempi moderni la parola libertà sembra scontata, ma mai come in questo periodo  storico la mente delle persone è stata più prigioniera nel proprio pensare. Solo che non si vede, la prigione nella quale siamo costretti a pensare è invisibile e ben nascosta.

Il tessuto sociale è invaso da queste invisibili catene: dai valori nei quali crediamo vi sia del giusto e del profondo a un infinità di modi di fare che ogni giorni ci vengono propinati come le scelte moralmente, scientificamente ed economicamente più corrette da compiere, fino ad arrivare ai colori e vestiti di cui ci vestiamo e alla moda in genere.

Crediamo di essere molto più liberi di pensare rispetto al 1600 ma non è proprio così vero! Certamente non si viene più arrestati per il proprio pensiero e magari bruciati vivi come Giordano Bruno, ma questo non significa che siamo liberi di pensare. Crediamo di esserlo anzi: ce lo fanno credere!

Oggi regna l’omologazione, tutti fanno e dicono le stesse cose. I dogmi della chiesa sono stati sostituiti da regole economiche, politiche, scientifiche, estetiche, salutistiche, morali ecc.. Chi esce dal coro è out..anzi non esiste proprio. Non esiste più il pensiero creativo, oggi chi parla deve documentare ciò che afferma con testi di altri che lo hanno preceduto ovvero fare il copia-incolla e non può esso stesso sviluppare il proprio pensiero e creare il nuovo: è vietato.

Nessuno vuole fare da cavia! Ma siamo tutte piccole cavie da laboratorio, tutte ugualmente disponibili per esperimenti di cui neanche veniamo a conoscenza. Anche gli artisti di oggi fanno fatica a creare come se solo il passato fosse stato capace di creare l’arte. Il passato non da studiare e  conoscere  ma solo da venerare come insuperabile.

E’ anche il tema dell’ultimo film  di Woody Allen, “Midnigth in Paris” . Il passato non è migliore del presente, è solo passato e non deve impedire al presente e al futuro di svilupparsi nello stesso modo in cui  un padre di successo rischia di comportarsi nei confronti del figlio rendendolo  ingiustificatamente insicuro di sè.

Molte cose sono ancora da scoprire e da sviluppare attraverso il pensiero di uomini e donne liberi e questo vale in qualsiasi campo esso si trovino. Purtroppo anche molti gruppi religiosi o filosofici o sportivi o di ricerca interiore rischiano con il passar del tempo pur uscendo dai comuni dogmi di creare dei nuovi modelli di omologazione e di condizionamento mentale. Si generano ambienti e microambienti  di cui anche la famiglia ne è a volte un esempio, dove essere se stessi non è così facile come si potrebbe pensare e dove ciò che è estraneo è sempre da temere e da rifiutare a priori.

In un certo senso è come se si temesse  sempre la concorrenza, a qualunque livello ci si pone, dal più basso puramente economico al più alto a sfondo etico e morale.

“Non amerai altro Dio al fuori di me”  partiamo da questa frase che sembra così profondamente sana, pensiamo al periodo storico in cui si veneravano diverse divinità come il sole per esempio, ma se ci fossero altri dei perchè non dovrei amarli tutti? oppure se ci fosse qualcosa da amare quanto  Dio non sarebbe alla fine  parte di Dio che tutto contiene?  E poi l’amore alla fine non è già comunione con Dio?

Ma pensandoci bene perchè mai Dio dovrebbe imporci di amarlo al di sopra di tutto visto che lui è al di sopra di tutto? Non possiamo pensare che anche lui tema la concorrenza! Questa frase è già di suo ricca di contraddizioni ovvero salta al naso che si tratta di un pensiero profondamente umano. Come direbbe Steiner questa è per eccellenza una frase che fa capo al mondo animico ovvero dei sentimenti e non al mondo spirituale. Si tratta però dell’indiscusso primo comandamento.

Ragionando in questo modo è possibile cogliere come anche molti anzi moltissimi concetti considerati ad altissimo valore morale, come la fede e la fedeltà siano in realtà a volte dei modi per limitare la libertà di pensare, sviluppare , amare e creare. Azioni che prese nella loro forma pura  sono senza limiti e rappresentano il potenziale  umano di crescere ed di elevarsi verso qualcosa di superiore.

In termini riabilitativi in questo periodo storico il nostro potenziale umano è come se fosse rarefatto oppure diluito e sembra che nessuno se accorga. Ma come per tutti i potenziali si tratta in verità di una forza che ogni essere umano comunque contiene nel momento in cui si rivolge al proprio interiore.

Inoltre se dalla  filosofia cinese dopo le ore più buie arriva la luce, ovvero dal massimo dello yin sorge il seme dello yang, credo sia giusto sperare che in un prossimo futuro il potenziale umano possa iniziare a camminare verso una società più evoluta dove la libertà di pensare regnerà sovrana, la violenza assente anche sul piano mentale e  il vero tradimento sarà solamente non aver permesso a se stessi di vivere ciò in cui si crede.

 

 

 

Articoli Correlati:

La condivisione e la rete come patrimonio di tutti

Catherine Bellwald La condivisione e la rete come patrimonio di tuttiIeri si sono trovate e riunite molte persone in un evento straordinario trasmesso in rete ovvero sul web. Un’ iniziativa contro la censura e il controllo dell’informazione trasmessa in rete, per contrastare pacificamente il progetto di costituire nuove regole sui diritti di autore e nuove  linee guida sulle informazioni che viaggiano sul web che si dovrebbero decidere oggi all’AGCOM, senza il consenso dei cittadini.

Una serata con livello di ascolto altissimo oltre i 4500 le persone collegate contemporaneamente per quasi tutto l’evento per un totale di oltre 85.000 visitatori singoli. Un momento per molti  di esprimere a voce la propria opinione in merito alla questione in essere, ma forse non solo. Un nuovo modo per manifestare, forse un nuovo modo per fare  anche politica al di fuori dai ranghi stretti delle  poltrone dei politici ormai stantii e ammuffiti.

Sono intervenuti personaggi di rilievo artistico, politico e molti blogger. Fra le tante voci mi è piaciuto moltissimo il discorso di Richard Stallman che con un  inglese scandito con calma e inframmezzato da parole  in italiano, ha spiegato il non senso del  termine di pirateria, “i pirati usano armi e non strumenti musicali“.

Da sempre avevo antipatia e fastidio quando al cinema e sui video  veniva trasmessa la propaganda antipirateria. Mi colpiva la  violenza e l’aggressività dello slogan. Ma solo oggi capisco che quel fastidio altro non era che la percezione inconsapevole dell’assurdità della cosa. La possibilità di versare un contributo economico equo  su larga scala sarebbe secondo Stallman più che sufficiente per tutelare e sostenere gli autori, dando inoltre opportunità anche ai meno famosi di farsi conoscere.

La rete insomma come grande possibilità di divulgazione culturale, ma anche di crescita politica, sociale ed economica, all’insegna del confronto onesto e privo della ormai poco tollerata arroganza degli uomini di potere. La rete come possibilità di essere liberi di esprimersi, come strumento orizzontale per tutti e alla portata di tutti.  La rete come la possibilità di usare la tecnologia per crescere e  migliorare.

La rete così come è, resta l’ unico vero territorio di tutti, questa è ormai la consapevolezza di molti e per questo va preservata e protetta da coloro che vorrebbero metterci su la zampina lanciando grida di falso allarmismo.

La rivoluzione francese è ormai lontana ma una nuova rivoluzione potrebbe scoppiare se  questa libertà venisse meno. Questo di ieri sembra essere un passo storico verso un nuovo modo di essere più responsabili nei confronti del nostro destino comune.

Articoli Correlati:

Dalla Cina con terrore!

Catherine Bellwald Dalla Cina con terrore!Dalla frase “Dalla Cina con furore”  che risale ai tempi di Bruce Lee e dei film di Kung Fu dei lontani anni 60-70, oggi con tristezza potremmo dire “dalla Cina con terrore”.

Le notizie che giungono centellinate dai media sulle violenze reiterate nei riguardi del popolo e della cultura Tibetana fanno venire i brividi. Eppure la Cina vorrebbe farci credere di essere pronto per l’integrazione  con l’Europa e con L’America.  Forse lo shock subito durante la revoluzione culturale ha azzerato la loro antiche tradizioni e la loro possibilità di ragionare e di pensare liberamente.

Eppure i Cinesi studiano molto e oserei dire sono anche menti brillanti, ma emotivamente e culturalmente hanno perso il passo e lo spessore della vita stessa. La loro visione della religione è qualcosa di infantile, roba da catechismo delle elementari, il loro concetto di qi e di energia è modernizzato, ridotto e superficializzato alla massima  possibilità di consumo.  

Continua a leggere

Articoli Correlati:

Translator

Mailing List:

Email:

Un post a caso

  • Ancora neve!

    "Quel che ha da succedere succede" Vi ricordate questa frase nel film "Passage to India"? mi è venuta in mente questa mattina quando, svegliandomi, ho trovato la neve che scendeva fitta e che aveva già messo giù circa 15 cm di coltre bianca. Bella... bellissima da vedere, il silenzio che la

Facebook

Commenti Recenti:

  • Loading...