Jiang Huang

Fitoterapia cinese: il boom della Curcuma e quello che molti ignorano

Negli ultimi anni la vendita e l’utilizzo della curcuma in estratto secco sono in continuo aumento e lo stesso possiamo dire sul numero di ricerche scientifiche indirizzate allo studio dell’azione che questa sostanza fitoterapica ha sul corpo umano, sottolineandone in particolar modo gli effetti antiossidanti e protettivi così come gli effetti antineoplastici e antinfiammatori.

Tuttavia gli effetti  della curcuma che oggi sono noti a tutti confermano nozioni che, a ben guardare, risalgono alla notte dei tempi. Sono infatti millenni che in fitoterapia cinese la curcuma viene usata in preparati fitoterapici ad azione medicamentosa.

Dai testi classici di fitoterapia cinese sono diverse le sostanze attive ricavate dalla pianta della curcuma; si può  usare la radice (parte della pianta sotterranea che decorre verticalmente deputata alla raccolta del nutrimento) Radix Curcumae  o Yi Jin, oppure il rizoma (parte anatomica sempre sotterranea che decorre orizzontale e deputata alla riserva di nutrimento) di cui esistono molteplici varianti: Rhizoma Curcumae Zedoaria o E Zhu,  Rhizoma Curcumae Longae o Jiang Huang, Rhizoma Curcuma Aromatica o Yu Yin, e Rhizoma Curcuma Kwangsiensis o Guang Xi E Zhu

Possiamo da subito vedere che, partendo da una semplice sostanza definita genericamente curcuma, possiamo scegliere e usare 5 diverse sostanze fitoterapiche ognuna delle quali può essere usata e conosciuta per una specifica e precisa azione. Questi antichi testi di fitoterapia sono il frutto di innumerevoli anni di lavoro dedicato, con un metodo che anche se antico e non verificato al microscopio o mediante dosaggi molecolari personalmente considero a tutt’oggi estremamente raffinato e complesso e di grande utilità terapeutica.

La farmacologia moderna  si limita a studiare nel dettaglio le singole sostanze, nel caso specifico della  curcuma è in grado di dosare ogni singola molecola in essa contenuta, attribuendo a ognuna di loro una specifica funzione. Ecco che l’azione della curcuma viene grandemente attribuito alla curcumina in esso contenuto.

Trovo incoraggiante e confortante lo scoprire e accertare la validità di alcuni prodotti appartenenti alla fitoterapia cinese ma è il modo in cui si utilizzano queste nozioni che mi lascia perplessa. Nessuno si informa su come venisse utilizzata in passato o su quali siano i modi migliori per assumerla e in quali circostanze specifiche.

Da oggi nella visione della medicina preventiva la curcuma fa bene a tutti  o quasi e la si consiglia come prodotto anti-aging a dosaggi relativamente alti. Nei testi di farmacologia cinese classici sia Yu Jin, Jiang Huang che E Zhu sono considerati come sostanze che muovono vigorosamente il sangue. Troviamo come controindicazioni generali la gravidanza e lo stato di deficit generalizzato ma anche la mancanza di una stasi di sangue.

Quindi in buona sostanza un paziente con una patologia cronica oppure già trattato con la chemioterapia potrebbe non essere un soggetto adatto, e lo stesso potremmo pensare di un soggetto sano senza segni di stasi di sangue. Si deve inoltre considerare l’importante interazione con gli antiaggreganti che possiamo considerare come farmaci largamente usati nella prevenzione cardiovascolare  e soprattutto con gli anticoagulanti.

Le sue ormai note azioni antinfiammatorie, antineoplastiche, protettive cardiovascolari, antilipidemiche, ipoglicemizzanti, antibiotiche sono solo una microscopica parte delle possibilità farmacologiche della fitoterapia cinese che annovera, pensate, oltre 5767 sostanze la maggior parte delle quali a noi interamente sconosciute. Fra le sostanze fitoterapiche più usate oggi in Fitoterapia cinese  si contano circa 40 piante aventi come azione quella di muovere il sangue e di rimuovere le stasi.

Fra queste citiamo Yan Hu suo (Rhizoma Corydalis), Taoren (Semen Persicae) , Moyao (Myrrha), Ruxiang (Gummi Olibanum), Chuan Xiong (Rhizoma Ligustici), Wang Bu Lui Xing (Semen Vaccariae) e molte altre ancora, tutte molto più usate nelle ricette antiche ma a noi sconosciute principalmente perché non si tratta di sostanze usate anche nella comune alimentazione e il loro utilizzo, trattandosi di veri e propri rimedi, richiede dosaggi più controllati e precisi e una conoscenza maggiore della materia medica.

L’arte di usare la fitoterapia è data dalla possibilità di personalizzare il rimedio sulla costituzione fisica del paziente e per fare questo i rimedi vengono mischiati tra di loro in ricette che ne valorizzino l’effetto adattandosi alle esigenze di chi le assume. Nel caso di un paziente particolarmente debole si può associare a dei tonici e dosare con cautela per esempio.

Focalizzare tutta l’attenzione su un singolo rimedio senza mostrare un minimo di curiosità sulla sua storia è già stato fatto con il Ginseng non senza aver poi perso attenzione per le frequenti problematiche quando prescritto per lungo tempo a soggetti con una costituzione non adatta.

Non esiste al mondo una sostanza fitoterapica che possa essere assunta da tutti, a vita e in modo indiscriminato. Il dosaggio deve essere calibrato e modificato a secondo delle circostanze e se possibile associato ad altri rimedi. Non possiamo decidere che la mela è l’unico frutto da mangiare escludendo tutti gli altri frutti e sapori dalla nostra dieta. Così facendo sbilanceremo un equilibrio dato dalla natura.

E’ sempre la visione di insieme che ci manca, anche se sappiamo calcolare e costruire sequenze di reazioni biochimiche in modo perfetto e isolare le singole molecole di una sostanza complessa. Ci manca l’umiltà di guardare anche indietro o se preferite di riconoscere che non stiamo scoprendo in realtà niente di nuovo, niente che migliaia di anni fa non si sapesse già.

Ci manca la voglia di prendere i testi antichi e perderci gli anni a leggere e studiare la vastità del loro contenuto.

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