Influenza suina

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Influenza suina: vaccino in gravidanza?

Catherine Bellwald Influenza suina: vaccino in gravidanza?In Italia sono sempre di piu i ginecologi che non consigliano la vaccinazione o quelli che semplicemente non si oppongono direttamente e dicono: “Signora, la facciamo se la vuole fare lei”.  Resta il sano principio secondo cui una donna in gravidanza meno si tocca e meglio è, e  questo vale per farmaci,  parafarmaci o sostanze naturali e vale anche per le vaccinazioni.

Il fatto che questa influenza A oggi come oggi, non sia più pericolosa di una normale influenza è quello che emerge da diversi sondaggi, mentre l’innocuità del vaccino  tanto decantato come ben tollerato non sembra poter aver avuto grande sperimentazione e soprattutto la presenza ormai certa dei cosiddetti aduivanti come lo squalene sui quali è stato scritto e documentata la possibile alterazione del sistema immunitario, certamente non lo rende affatto scevro da rischi.

La gravidanza è considerata un paradosso immunologico, ovvero a tutt’oggi  ancora non è stato del tutto compreso come possa essere modulata la risposta immunitaria nei confronti del tessuto embrionale al fine di evitare il rigetto del feto; si dice che il sistema immunitario “è consapevole” che feto e placenta esistono.

Il sistema immunitario crea un complicato e delicatissimo equilibrio “tollerogenico” che però, a differenza di quanto si possa pensare,  non abbassa la sua capacità di difendere la donna nei confronti delle infezioni o delle neoplasie. Anzi al livello uterino durante la gravidanza sono notevolmente aumentate le cellule Natural Killer (uNK)  e anche se in minor misura le cellulle T.

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Influenza suina: è ora di finirla con il terrorismo dei media!

Catherine Bellwald Influenza suina: è ora di finirla con il terrorismo dei media!Si aprono i giornali e si legge: “A Napoli prima morte per influenza A”, ma dovremmo vergognarci, questa non è informazione: è terrorismo.

Leggendo il testo si capisce benissimo che il paziente in questione era affetto da patologie molto gravi di fondo e che l’influenza A come qualunque altra piccola influenza o banale raffreddore avrebbe potuto essere la goccia che fa traboccare il vaso.

Mi dispiace doverlo dire ma forse siamo gli unici in Europa ad avere una stampa che si occupa con così tanta energia dei gusti e della vita sessuale dei suoi politici e che sfrutta le situazioni per seminare il panico nella popolazione. 

Se questi sono gli organi di informazione ufficiale preferisco non leggerli!

Ma occupiamoci di cose serie, diamo alla gente la misura del problema… le statistiche per esempio, in questo caso sono utilissime; la mortalità di questa influenza negli ultimi tre mesi è più bassa di molte altre influenze, si o no? I sintomi negli ultimi tre mesi di questa influenza sono percentualmente più lievi o più gravi rispetto alle comuni influenze? La contagiosità di questa influenza è più elevata rispetto alle comuni influenze? 

Questi dati potrebbero darci un’idea dell’andamento di questa patologia in modo credo più concreto. Cerchiamo di essere professionali e corretti  non occultiamo informazioni utili, per sbandierare informazioni tendenziose.

Non trasformiamo quindi l’arte di scrivere, in un mero pettegolezzo!

Perchè le parole dette non si possono cancellare o smentire, esse volano via esattamente come le piume di un cuscino aperto in pieno vento, come ben spiega il protagonista del film il Dubbio. 

Il pettegolezzo si diffonde e diventa irrimediabilmente sospetto e timore nella mente delle altrui persone.


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Influenza suina: i media non aspettavano altro!

Catherine Bellwald Influenza suina: i media non aspettavano altro!Il caso di influenza suina italiano in condizioni gravi segnalato dai media ha già spopolato; Ne hanno parlato tutti i giornali e telegiornali.

Di questo caso sappiamo solo due cose con certezza; che si tratta di un soggetto giovane e  che il suo caso di infezione virale si è complicato, con una sindrome da distress respiratorio acuto,  che come tutti sanno è un quadro estremamente grave di edema polmonare non cardiologico che può essere scatenato da diversi fattori.

Quello che stupisce è che nessun medico è stato intervistato ne’ viene interpellato a riguardo per dire la sua, che so… uno specialista immunologo o infettivologo… niente, si lascia tutto cadere nella grassa ignoranza e si conclude sbandierando la vaccinazione di massa sopra ai 6 mesi come l’unica salvezza certa!

Siamo disposti a vaccinare tutti i bambini e tutti gli adulti sani, con un vaccino chiaramente sperimentale e senza fare domande. Ma come è che nel metodo scientifico un caso non basta a dimostrare niente e invece quando fa comodo è più che sufficiente per tirare delle conclusioni?

E’ più che evidente la  strumentalizzazione della vicenda di questo giovane e sfortunato paziente e non la ricerca di informazioni riguardanti la reale situazione dell’influenza suina mondiale.

E’ stato detto che si prevede che il virus muterà causando polmoniti virali ma se la mutazione è un evento futuro come fa ad essere prevista?

E come fanno le case farmaceutiche a garantire che il vaccino protegga contro le future modificazioni del virus? Continua a leggere

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Influenza suina: quando la prevenzione diventa follia!

Catherine Bellwald Influenza suina: quando la prevenzione diventa follia!Si parla ancora di pandemia e di influenza suina, sui giornali foto di persone mezze nascoste dietro alle mascherine.

Quello che salta al naso anche ai lettori meno smaliziati è la manovra presente dietro alle informazioni dei media, la necessità di vaccinarsi!

Il vaccino è ormai in produzione e sarà pronto per noi per la stagione autunno inverno, quasi stessimo parlando di un capo di abbigliamento! Ma la leggerezza con la quale si affronta questo argomento purtroppo è simile.

L’argomento è serio invece, parliamo di un virus le cui caratteristiche genetiche assomigliano a quelle del virus dell’influenza chiamata spagnola. Questo virus è saltato dalla specie suina a quella umana ovvero si trasmetteva inizialmente tra suini poi tra suino e uomo e infine da uomo a uomo.

All’inizio del suo percorso si era presentato come un virus altamente virulento e aggressivo a tal punto da mettere in ginocchio Il messico, nazione che lo ha ospitato per prima.

Ma poi forse il caldo, o forse la semplice fortuna, ci hanno assistito e il virus è nuovamente mutato, diventando  sempre più mite e poco più aggressivo di un normalissimo virus parainfluenzale, come un raffredore, per capirci meglio.  La natura ha fatto da sola, come chissà quante altre volte.

Ma ora esiste il superuomo e la supertecnomedicina che provvederà a tutto, attraverso un vaccino prodotto con tecniche di biogenetica avanzata.

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Efficacia antivirale della fitoterapia

Catherine Bellwald  Efficacia antivirale della fitoterapiaLe notizie sull’evoluzione dell’infezione influenzale suina in Messico sono ancora preoccupanti, il fatto che in America non ci siano ancora stati casi di decessi è certamente confortante.  Forse il virus si è indebolito, forse le condizioni igienico-sanitarie e alimentari della popolazione Americana sono diverse, forse la costituzione dei soggetti è più forte nei confronti della malattia, le possibilità sono molteplici ma considerare l’emergenza già sotto controllo e rallegrarsi per l’efficacia degli antivirali mi sembra un pò superficiale.

Anche perchè se in Messico la mortalità dell’infezione non supera probabilmente 1 caso su 100, posso immaginare che in America il numero di  soggetti infetti è ancora troppo basso per trarre delle conclusioni ottimistiche. Non voglio dire con questo che dobbiamo fare i pessimisti, ma credere che con una manciata di farmaci antivirali che da sempre hanno dimostrato una scarsissima efficacia si possa avere la situazione in pugno…

Visto che gli antivirali sono così efficaci perchè non li usano anche in Messico?

Questo atteggiamento  mi fa pensare. L’uomo si crede davvero così forte, la tecnologia e la scienza ci hanno davvero fatto questo? O semplicemente ci piace pensarlo per stare tanquilli?

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Influenza suina: cosa aspettiamo?

Catherine Bellwald Influenza suina: cosa aspettiamo? E’ un classico, chiudiamo le stalle quando ormai i buoi sono scappati! L’esperto assicura in Italia ancora nessun caso accertato! E meno male! Ma questo non deve certo farci stare tranquilli! Se nel 1918 la pandemia del virus chiamato Spagnola procurò una infezione di oltre il 20% della popolazione mondiale, possiamo immaginare oggi con l’aumento e la facilitazione dei trasporti cosa potrebbe significare?

Si sconsiglia di andare in Messico, ma il problema è: quelli che sono in Messico e che viaggiano, possono essere possibile fonte di contagio? La California controlla le sue frontiere, gli americani controllano tutti i passeggeri in entrata nel loro paese mai noi facciamo altretanto?  Noi Italiani distribuiamo opuscoli ai viaggiatori in entrata nel nostro paese e abbiamo messo a punto un numero verde per l’emergenza.

Ma cosa aspettiamo, che siano i viaggiatori a mettersi in quarantena  di loro iniziativa, ma veramente? Medici protetti in frontiera con termometro e test di screening  per i viaggiatori in ingresso nel nostro paese; sarebbe chiedere davvero troppo?

La psicosi del 2001 e 2005 sull’influenza aviaria,  ci ha lasciato il segno per il grave  danno all’economia causato da un eccesso di allarmismo.

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