Articoli a proposito di ‘Fisiatria’

Video Tutorial: come si usano le stampelle.

24/2/11

Ho ricevuto parecchie email con richieste di chiarimenti sulla tecnica corretta per usare le stampelle. Dato che un’immagine vale mille parole, ho pensato che un video vale mille immagini… e ho realizzato questo piccolo tutorial video con alcune indicazioni di base sull’uso delle stampelle, dette anche  “canadesi”.


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Fisiatria essenziale nei disturbi osteoarticolari

7/2/11

Catherine Bellwald Fisiatria essenziale nei disturbi osteoarticolariLa mia passione per la riabilitazione nasceva circa 25 anni fa quando incontrava la Dott.ssa Morosini; il mondo Universitario mi aveva fatto perdere la voglia di diventare medico, i pazienti erano buoni solo quando potevano entrare in un protocollo terapeutico, non contavano le loro esigenze e necessità terapeutiche individuali. La fisiatria praticata e insegnata dalla professa Morosini mi ha permesso di ritrovare quella dimensione umana di cui sentivo l’esigenza per continuare i miei studi.

A lei devo il fatto di non aver buttato via 5 anni di Medicina e di aver proseguito innamorandomi dell’essere umano inteso come complesso fisico, psichico e sociale e alla possibilità di individuare nella fisiatria come nella medicina cinese il modo di trovare per ognuno un percorso terapeutico che consenta di riportare l’intero individuo verso l’equilibrio inteso come il suo massimo potenziale di salute.

Oggi il mio modo di vedere le problematiche muscoloscheletriche  disegna tre grandi quadri patologici osteoarticolari  che trovano una corrispondenza con  tre atteggiamenti psichici sostanziali molto frequenti.

La rigidità: si manifesta dal punto di vista articolare con  muscoli e strutture tendinee accorciate e contratte. In questo categoria si collocano tutti gli esiti di traumi e microtraumi ripetuti come se da un lato vi fosse una memoria corporea dell’avvenuto  trauma e dall’altro il corpo si difendesse attraverso una sorta di resistenza. Dal punto di vita strettamento psichico i soggetti rigidi,  sono persone che non cambiano volentieri e  si discostano poco o niente dal loro modo di essere e pensare.  Di solito non amano e talora temono il nuovo e anche le sorprese perché incapaci di adattarsi ad esse. All’estremo di questo atteggiamento troviamo persone che ripropongono sempre le stesse dinamiche e ruoli nei diversi rapporti sociali. Questa caratteristica segna alcuni individui in modo particolare e si manifesta in tutto il suo splendore durante la vecchiaia.

La passività: dal punto di vista fisico corrisponde alla difficoltà di resistere attivamente, diversi muscoli sono ipotonici e ipotrofici ovvero hanno una limitata forza. I soggetti passivi cedono inanzittutto alla gravità e si lasciano progressivamente andare, incapaci di restare diritti opponendo una resistenza attiva. In questa categoria inseriamo i cosiddetti vizi posturali, le spalle incurvate in avanti, il tratto cervicale e lombare che perdono la loro lordosi fino a una inversione della curva o il tratto dorsale che invece aumenta la sua cifosi fino alla presenza nei casi più gravi di tutti tre i problemi. In questi casi si parla anche di insufficienza vertebrale; il paziente non riesce più a mantenere una posizione eretta senza incurvarsi in avanti. Dal punto di vista psichico possiamo considerare queste persone come appesantite da un fardello immaginario che grava loro addosso e che nei casi estremi può limitare fortemente il loro senso di libertà in senso anche mentale oltre che operativo.

Infine abbiamo l’ instabilità, dal punto di vista fisico corrisponde alla mancanza  non tanto di forza muscolare ma alla presenza di strutture tendinee e legamentose troppo lasse. Questa categoria è la meno conosciuta e talora la più difficile da curare e individuare proprio perché  il paziente ha una buona mobilità e flessibilità e non evidenzia uno specifico vizio posturale. Manca la possibilità di essere stabili, ovvero vi è un continuo passare da uno stato a un altro;  muscolarmente possiamo trovare delle tensioni anche molto forti e quindi spesso dei dolori inspiegabili. Dal punto di vista psichico  ritroviamo la stessa incapacità di  conseguire un obbiettivo cambiando meta e direzione magari a un passo dal risultato desiderato o l’incapacità di reggere a uno stress importante per instabilità emotiva.

Queste tre patologie fisiche e psichiche si ritrovano in quasi tutte le problematiche umane. quello che è interessante sapere è che molte arti marziali e lo yoga, se ben analizzate, sono strutturate per limitare al meglio questi diffetti.

Il lavoro costante sulla scioltezza del movimento e sull’elasticità articolare è noto a tutti, come lo è il lavoro sulla forza muscolare e sulla forza di volontà di molte discipline fisiche e motorie. Ma il lavorare sulla stabilità è un concetto meno noto; il principio della circolarità del respiro e dei movimenti di molte discipline orientali così come l’utilizzo di una palla o la ciclicità degli allenamenti hanno in realtà gli stessi denominatori comuni.

La possibilità di superare la paura del nuovo e del cambiamento, la percezione della propria leggerezza e possibilità di attingere alla proria interiorità sollevandosi  verso una dimensione più spirituale e infine la ricerca di una stabilità e di un centro che ci consentano  di sperimentare lo spazio e il tempo senza perderci in essi ma ritrovando la nostra personale dimensione.

Non si tratta di una visione new age anche se attuale, un atteggiamento  superficiale di vedere le cose, e tanto meno di uno scopiazzamento di nozioni prese qua e là da altri autori o libri come spesso si trova in giro. Queste nozioni, anche se esposte in modo molto semplice, sono il sunto di 25 anni di esperienza, di studio e pratica della materia in questione.

Ecco perchè molto spesso, individuato un determinato difetto, consiglio la pratica dello yoga su guida di un istruttore esperto  e non 10 sedute di fisioterapia. In base all’obiettivo da raggiungere e al quadro di partenza del paziente, si possono  selezionare esercizi particolarmente adatti e evitare  o modificare quelli potenzialmente dannosi. Inoltre vengono inseriti e utilizzati alcuni esercizi prettamente fisioterapici, di solito mai più di tre da integrare con il lavoro globale, ottimizzando il conseguimento del risultato desiderato.

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La riabilitazione sessuale nel rapporto di coppia

21/4/10

Catherine Bellwald La riabilitazione sessuale nel rapporto di coppiaUn medico riabilitatore, così si chiamano i fisiatri come me, doveva vedere anche questa! Si riabilita la vescica urinaria nei casi di incontinenza, la mobilità e coordinazone della faringe nella disfagia e, perchè no, oggi  si riabilita anche il rapporto di coppia e la sessualità.

Recentemente ho visto una coppia con due figli di età compresa tra i 10 e i 14 anni i cui genitori sembravano tra loro estranei, i figli si relazionavano normalmente con entrambi ma l’atteggiamento corporeo era assolutamente inequivocabile, il marito in piedi in metropolitana dava le spalle alla moglie seduta e si girava solo occasionalmente per interagire con lei. Usciti dal vagone lui con i due figli uno a destra e l’altro a sinistra  a passo svelto si allontanavano lasciando indietro di almeno 20 metri la moglie.

Ho pensato tra di me se questi due vivono sotto lo stesso tetto a letto manco si toccheranno per sbaglio! Forse sono separati ma forse no, potrebbe essere  solo un problema di  relazione e precisamente di relazione  squisitamente fisica. Succede molto spesso infatti che tra coniugi, anche se verbalmente il rapporto è buono, non ci siano proprio più contatti fisici, carezze, baci, abbracci, assolutamente zero.

Insomma una distanza enorme, fisicamente parlando e allora, quando arriva il momento del sesso, è come qualcosa di senza senso, di sgraziato, di goffo, di stonato. Questa disarmonia viene percepita da entrambi e il risultato è che si genera ulteriore distanza.  Così il sesso viene vissuto frettolosamente e con disagio quasi come un dovere o non viene vissuto affatto. Il concetto di ricevere e donarsi piacere si perde totalmente. Mentre crescono internamente i sensi di colpa, insoddisfazione e di frustrazioni.

Le cause più frequenti possono essere la nascita di un figlio, una problematica individuale  e il dubbio o il conosciuto tradimento del patner  oppure semplicemente la mancanza di attenzioni reciproche, che producono un progressivo blocco della relazione fisica e dei rapporti sessuali. Può nascere da uno dei due, l’altro poi si adegua un pò per risentimento un pò perchè magari non vuole essere invadente.

Il risultato del disagio fisico diventa tangibile e visibile dall’esterno, come appunto nel caso del metrò.

(continua…)

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Il dolore genera dolore

30/1/09

Catherine Bellwald Il dolore genera doloreTrattare e non sottovalutare il dolore è una cosa importante; il dolore non solo fa male ma è a sua volta causa di dolore. Il dolore, se protratto, genera un circolo vizioso in grado di rinnovare il dolore stesso. Potremmo dire che il dolore si autoalimenta, è come un robot che prende iniziative personali.

Il meccanismo con il quale il dolore si mantiene può essere spiegato considerando che ogni dolore produce un assetto posturale scorretto chiamato antalgico, ovvero un modo automatico di muoversi assunto dal corpo per non sentire dolore. Questo modello automatico di movimento assunto dalla macchina corpo per evitare il dolore è responsabile a sua volta di tensioni e accorciamenti muscolotendinei in quanto si allontana dalla normale funzionalità (vedi causa esterna o meccanica del dolore).

Inoltre questo assetto errato, quando protratto per lungo tempo, può produrre un’infiammazione locale, (vedi la natura chimica o infiammatoria del dolore).

Infine come un problema intestinale può influenzare il rachide lombare, anche un problema lombare può a sua volta influenzare la funzionalità intestinale. Per esempio, i casi di lombalgia acuta da caduta o movimento errato si accompagnano spesso e non a caso a stitichezza. In ultima analisi, ma non di poca importanza è il considerare che il protrarsi del dolore può generare alterazioni emotive che a loro volta possono ripercuotersi sulla normale funzinalità dei visceri (vedi natura interna o energetica del dolore).

(continua…)

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