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Farmaci: troppi o troppo pochi

 

Questo è un bellissimo sketch del mitico Walter Chiari il cui fulcro è l’abuso di farmaci. Oggi giorno uno scherzetto come questo sarebbe inaccettabile, senza denunce a raffica da parte delle diverse case farmaceutiche dei farmaci menzionati. Sotto accusa però non sono i farmaci e i possibili effetti collaterali ben elencati sui rispettivi bugiardini bensì il loro utilizzo eccessivo e i frequenti poco controllati e nocivi cocktail farmacologici.

Ci sono soggetti che assumono un farmaco per ogni piccolo fastidio senza la pazienza di capire da cosa si genera il sintomo e quale è il suo significato. Così facendo si rischia di  trattare ogni effetto collaterale con un altro farmaco generando un circolo vizioso perverso e senza fine.

Ci sono molti pazienti che possiedono in casa delle autentiche minifarmacie dotate di qualunque sostanza farmacologica. Pertanto mi capita con il mio lavoro di avere a che fare molto spesso con pazienti del tipo opposto, ovvero pazienti che rifiutano il farmaco in senso lato anche quando necessario. Di solito si tratta di naturisti che hanno una avversione per il farmaco chimico  e sono pronti ad assumere qualsiasi sostanza naturale di solito autoprescritta o peggio si tengono le patologie; questi pazienti se possibile sono ancora più pericolosi dei precedenti in quanto rifiutano la patologia negandola e sottovalutandola. Di solito non si curano veramente affidandosi a uno o più professionisti e se lo fanno lo fanno quando sono al limite della loro sopportazione e quindi in condizioni talora ad elevato rischio.

Ritengo che la fitoterapia cinese e l’agopuntura siano ottimi strumenti terapeutici ma esistono situazioni che necessitano dell’utilizzo di specifici farmaci di nuovissima generazione:  per controllare la glicemia, per controllare l’ipertensione, per controllare uno stato di agitazione, di instabilità psichica o di  depressione del tono dell’umore e anche per controllare il dolore  e ovviamente per sfruttarne l’azione antibiotica quando necessaria. Il farmaco non va rifiutato a priori ma limitato: è un concetto completamente diverso.

Le diverse terapie possono essere sfruttate a seconda del caso e delle necessità senza schierarsi dalla parte dei naturisti estremi ne dalla parte di coloro che sono convinti che solo la terapia farmacologica è in grado di risolvere tutto e non sono in grado di farsi venire neanche un dubbio sulla possibilità di agire in modo diverso.

Catherine Bellwald Farmaci: troppi o troppo pochi

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Agopuntura: funziona in modo diverso dai farmaci

Catherine Bellwald Agopuntura: funziona in modo diverso dai farmaciLa prima cosa che  distingue un farmaco da un trattamento di agopuntura è che usarlo per prevenire una patologia non è così semplice,  anche se le case farmaceutiche ci stanno provando a trovare farmaci preventivi e oggi si stanno buttando sulla fitoterapia di basso livello e su integratori generici con lo scopo di riuscire a vendere al maggior numero possibile di pazienti un prodotto da assumere vita natural durante!

Un farmaco per prevenire una malattia deve dimostrare che il suo NNT è davvero basso e il suo NNH molto alto ovvero ci vuole  un basso numero  di pazienti trattati  per prevenire una patologia e un numero davvero alto di pazienti trattati per ottenere un evento avverso. Qualunque sostanza, naturale o sintetica che sia, se ha degli effetti chimici di rilievo tali da curare  una malattia di solito possiede anche una certa tossicità intrinseca, ovvero non si può usare in modo indiscriminato.

Ecco che usare anche la fitoterapia come medicina preventiva non è azione scevra da pericoli.

L’agopuntura invece è la medicina preventiva per eccellenza; può, oltre che risolvere disturbi fisici e psichici, prevenire numerose patologie senza causare essa stessa una possibile patologia. L’agopuntura lavora su un concetto di equilibrio e di consolidamento di un equilibrio: quando l’equilibrio non c’è, tende a modificare l’assetto alla ricerca dell’equilibrio, quando l’equilibrio è presente lo mantiene e lo consolida.

Nei rari casi in cui l’agopuntura scatena un malessere questo si trovava latente e nascosto pronto a trasformarsi in qualcosa d’altro o spuntar fuori quando meno lo si aspettava. Questo significa che non si tratta di un effetto collaterale dell’agopuntura ma di un malessere in transizione talora neccessario per identificare un problema  e quindi per trattarlo.

Mi sono capitate in 10 anni di lavoro due pazienti che dopo aver eseguito i primi tre trattamenti di agopuntura riferivano un netto miglioramento dei dolori muscolari ma lamentavano la comparsa di un quadro ansioso di grado moderato o severo prima non segnalato.

In questo caso non è giusto dire che l’agopuntura ha scatenato una sindrome ansiosa come effetto collaterale ma piuttosto che l’ha portata alla luce ovvero l’ansia si nascondeva sotto i dolori muscolari, i dolori muscolari erano lo specchietto per le allodole del disturbo ansioso.

Il trattamento di agopuntura può spostare un dolore da un punto all’altro mostrandoci il vero luogo di origine del dolore, e la sua vera natura, talora in modo anche sorprendente.

Un caso recente di dolore infrascapolare presente da 6 mesi e non sensibile ai farmaci antinfiammatori, dopo solo due sedute di agopuntura si è trasformato in una vera e propria nevralgia presumibilmente erpetica interna evidenziando il decorso e i sintomi tipici di questa patologia. Il dolore non era muscolare e per questo non rispondeva ai comuni farmaci ne ai trattamenti massofisioterapici precedentemente eseguiti senza successo.

In questi casi non è certamente facile spiegare ai pazienti cosa sta succedendo ma se si riesce a far capire loro che il portare a galla un problema nascosto è il primo passo verso la sua soluzione, il lavoro è già mezzo riuscito. Per metttere in ordine una stanza in profondità, prima  bisogna pulire i cassetti e gli armadi e i ripostigli creando disordine e sporco e poi continuando si arriverà alla pulizia completa e totale e non solo superficiale.

Nello stesso identico modo  solo continuando il trattamento in modo intensivo, il cambiamento e la risoluzione dei disturbi fisici e psichici verrà conseguito in modo completo e soddisfacente.

Possiamo dire che l’agopuntura, a differenza del farmaco, nei rari casi in cui produce quello che definiamo un transitorio peggioramento, non va sospesa ma continuata aumentando se possibile l’intensità del trattamento ovvero il numero di sedute settimanali, discorso impensabile e totalmente assurdo per un farmaco ovviamente che invece deve essere immediatamente sospeso.

Un’altra sostanziale differenza tra farmaco e agopuntura è che, una volta che il paziente è guarito dalla patologia, il farmaco viene sospeso; l’antibiotico, l’antimicotico, il cortisonico o l’antistaminico non si usano più o quanto meno se ne riduce il dosaggio fino alla sua sospensione.

In agopuntura quando il paziente è guarito è utile non interrompere in modo completo. La totale regressione del sintomo non sempre coincide con la totale scomparsa delle cause che lo hanno generato. L’agopuntura a differenza del farmaco, lavora non solo sul sintomo chiamato  manifestazione ma anche sul disequilibrio presente alla sua origine chiamata radice  del disturbo.

Potrete capire che non sempre l’uno coincide con l’altro ci possono volere anche  anni prima che un disturbo interno  si manifesti in superficie, ecco che il lavoro per essere davvero completo non dovrebbe essere sospeso anche con la completa remissione dei sintomi, soprattutto se  presenti da numerosi anni.

Per  riportare una bilancia in equilibrio è necessario andare avanti finchè i due piatti non si trovano esattamente in equilibrio; sospendere prima anche poco prima consentirà al disequilibrio di manifestarsi nuovamente magari a distanza di tempo.

L’agopuntura non produce dipendenza anzi viene proprio usata per liberarsi da qualunque tipo di dipendenza sia fisica che psichica, dallo shopping compulsivo all’alimentazione eccessiva, dal fumo di sigaretta all’assuefazone a qualunque sostanza chimica. Non va quindi temuta perché punge e fa male; sono ben altre le terapie potenzialmente dannose e ricche di effetti collaterali che spesso non siamo in grado di capire o sentire.

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Il corpo in toto. By Franz

Catherine Bellwald Il corpo in toto. By FranzA furia di indagare sull’infinitamente piccolo, il rischio è di dimenticarsi l’origine.

E’ ovvio che il sapere progredisce verso sempre maggiori dettagli, verso l’accumulo di nozioni e quindi procedere in direzione del microscopico è la naturale tendenza del ricercatore.

Ma questo genera spesso la dimenticanza del fatto che anche il più piccolo dettaglio è pur sempre parte di un tutt’uno più grande.

Il fatto che si sia arrivati a definire quale singolo gene produce la tal malattia è in se’ una grande conquista. Indagare sui meccanismi fisici alla base delle varie patologie che rattristano la vita umana (e a guardare il numero di esse viene veramente da dire che la vita è un miracolo) è indispensabile al progredire scientifico.

Questo però non dovrebbe far dimenticare che il corpo umano è anche un’entità a se’ stante, in se’ completa ed unitaria.

Come tale dovrebbe essere sempre visto.

Per fare un paragone, prendiamo il classico caso della televisione vecchia di qualche anno. Improvvisamente lo schermo fa vedere tutto in verde.

Dato che i colori dello schermo vengono ottenuti miscelando i tre colori di base, rosso, verde e blu, un qualunque tecnico ci dirà che è “partita” la scheda che controlla, ad esempio, il colore rosso. Per cui vedremo solo verde e blu sullo schermo.

Il tecnico sostituirà quella scheda e le immagini torneranno a farsi vedere come prima.

Solo che dopo pochi giorni magari non funzionerà più l’audio. Di nuovo il tecnico, di nuovo la riparazione.. e dopo qualche altro giorno… PUFF! La tv non si accende più. Morta!

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