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	<title>Uno Due Tre&#187; equilibrio</title>
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	<description>Volersi bene è già curarsi</description>
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    <title>Uno Due Tre</title>
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		<title>Il senso di colpa e i suoi danni</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jul 2011 05:00:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sembra di dire cose risapute ma quello che non tutti sanno è che il senso di colpa si traveste nelle più svariate forme e tormenta la mente di un numero davvero elevato di persone destabilizzandole e nei casi peggiori facendo fare loro esattamente quello che non vorrebbero. Avete capito bene; molte azioni compiute, anche quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images29.jpeg" rel="lightbox[6062]"><img class="alignleft size-full wp-image-6070" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images29.jpeg" alt="Catherine Bellwald Il senso di colpa e i suoi danni" width="245" height="206" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Il senso di colpa e i suoi danni" /></a>Sembra di dire cose risapute ma quello che non tutti sanno è che il senso di colpa si traveste nelle più svariate forme e tormenta la mente di un numero davvero elevato di persone destabilizzandole e nei casi peggiori facendo fare loro esattamente quello che non vorrebbero.</p>
<p>Avete capito bene; molte azioni compiute, anche quelle apparentemente più nobili, spesso non son altro che un riparare al senso di colpa.</p>
<p>Sono moltissime  le persone che usano consapevolmente o inconsapevolmente  questo sistema per far fare agli altri quello che  a loro interessa. Me lo devi! E&#8217; il minimo che tu possa fare! Allora non ti importa niente di me o di noi! Sei il solito a noi non pensi! Non ti fai mai vivo! Non ci sei mai!</p>
<p>Tutte frasi comuni, tutti ricatti, sottili ricatti mentali!</p>
<p>Difficile, se non sei stronzo dentro o se veramente non riesci a leggere tra le righe, comportarsi in modo libero e sincero. I bambini di questa tecnica hanno l&#8217;arte ma anche molti adulti. Si finisce per fare quello che l&#8217;altro pretende da noi, ovvero il più delle volte si subisce il ricatto e non si capisce veramente cosa sta succedendo.</p>
<p>Il pericolo di questo atteggiamento è che un giorno  il vento gira in modo diverso e alla mente appare palese quante scelte siano state guidate da questo orrendo sentimento: il senso di colpa.</p>
<p>Accade ad alcuni di cadere in depressione come sentendosi in prigione, ad altri accade la ribellione e allora sonori vaffanculo si alzano al cielo e si infrangono anni di convivenza o di relazioni purtroppo cresciute saldamente sul senso di colpa.</p>
<p>Il senso di colpa va cercato ed eradicato in ogni gesto e in ogni momento per non diventarne schiavi. Si può stare seduti per ore e giornate intere davanti alla scrivania a concludere poco sotto il profilo lavorativo, oppure concludere anche un discreto lavoro in termini pratici ma con un sottofondo musicale che canta continuamente: &#8220;Povero me quanto lavoro o quanto mi tocca sacrificarmi&#8221; e ovviamente il senso di ingiustizia o di invidia nei confronti di chi  sembra faticare molto meno di noi e che  di conseguenza diretta ci deve qualcosa&#8230; è sottile questo passaggio ma cercate di seguirlo.</p>
<p>Oppure si può lavorare sapendo onestamente che è quello che è meglio fare per noi e per gli altri ma con un sorriso sulla bocca senza rivendicazioni su altri, capite la differenza sostanziale? Ma anche stare sdraiati in panciolle su un letto a oziare  può significare fare molto; può permettere per esempio di costruire un rilassamento mentale e un prezioso isolamento e contatto con se stessi. Senza che nessuno lo sappia o lo veda avremo costruito qualcosa. Magari  anche solo la consapevolezza di quanto abbiamo di più prezioso, di cosa fare e di come farlo al meglio.</p>
<p>Avete capito? E&#8217; il dover continuamente dimostrare o l&#8217;aver paura di non essere mai abbastanza: bravi, onesti, impegnati e lavoratori,  buone moglie, mariti, genitori o figli che ci rovina e condiziona tutte le nostre scelte.</p>
<p>Un po&#8217; di sano egoismo non è un male! Lo faccio per me! Per me e solo per me! E&#8217; quello che piace a me! Non c&#8217;è niente di cui vergognarsi. Frasi tipo:  vado a fare una passeggiata, esco con gli amici a cena, faccio un week end in montagna, una settimana al mare non hanno bisogno di una giustificazione!</p>
<p>Conosco un sacco di persone che al rientro dalle vacanze sembra che si debbano giustificare e allora vengono fuori discorsi sull&#8217;orlo dell&#8217;assurdo, quasi come se andare in vacanza fosse uno sforzo o un compito e non un piacere!</p>
<p>Attenzione non dico che delle altrui necessità ci si debba lavarele mani alla Ponzio Pilato! Ma occorre rendersi conto che è una nostra scelta fare o non fare una cosa per gli altri, che non siamo affatto costretti a farlo e se la facciamo la vogliamo fare perchè la riteniamo giusta e corretta e non per paura di non essere abbastanza bravi.</p>
<p>Tra il fare per gli altri e il fare per noi deve esistere un equilibrio sano. Avere figli non giustifica l&#8217;assenza di importanti momenti di intimità che siano a sfondo sessuale o solo conviviale. Essere sposati non giustifica il fatto di non avere mai momenti per se stessi ovvero cose da fare, interessi personali, amicizie o altro. E non deve per forza esserci uno sfondo di lavoro che giustifichi la nostra assenza da casa, possiamo farlo semplicemente perchè ci va o ci piace!</p>
<p>Sono importanti i momenti di coppia, sono importanti i momenti con gli amici, sono importanti i momenti in famiglia più o meno allargata, ma sono importanti e sacrosanti i momenti con noi e basta! Esattamente nello steso modo e non hanno un valore inferiore; siamo, noi condizionati dal perbenismo, che lo consideriamo inferiore. Ma il vero errore sta nel credere che questi gesti a sfondo altruistico siano dimostrazione d&#8217;amore;  l&#8217;amore quello vero non deve essere dimostrato, questa è cosa certa.</p>
<p>Fate degli esperimenti, buttatevi sul letto quando meno gli altri se lo aspettano, vi chiederanno se state male, oppure sentirete il giudizio vostro e delle altre persone cadervi addosso come una ghigliottina e allora ascoltate e cercate di fare qualcosa per essere più liberi anche nelle mura di casa vostra. E&#8217; il primo passo! Poi iniziate a costruire momenti solo vostri senza giustificarli. Ricordate i primi giudici di noi stessi siamo sempre noi!</p>
<p>Se invece siete dei fancazzisti incalliti e non avete legami con nessuno&#8230; beh allora per voi la regola e l&#8217;esperimento funzionano all&#8217;opposto!  Non fatevi fregare!</p>
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		<title>Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologico</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 05:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono molti i post che ho dedicato all&#8217; agopuntura e alla fitoterapia cinese, cercando di spiegare il loro meccanismo d&#8217;azione. Molta confusione esiste ancora su tutta l&#8217;area delle medicine chiamate complementari o alternative. Il rischio è che si metta tutto in un unico calderone senza ben capire le differenze tra una cura e l&#8217;altra. Un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-119.jpeg" rel="lightbox[5710]"><img class="alignleft size-full wp-image-6015" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-119.jpeg" alt="Catherine Bellwald Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologico" width="218" height="231" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologico" /></a>Sono molti i post che ho dedicato all&#8217; agopuntura e alla fitoterapia cinese, cercando di spiegare il loro meccanismo d&#8217;azione. Molta confusione esiste ancora su tutta l&#8217;area delle medicine chiamate complementari o alternative. Il rischio è che si metta tutto in un unico calderone senza ben capire le differenze tra una cura e l&#8217;altra.</p>
<p>Un argomento davvero interressante da analizzare è relativo a quello che potremmo definire il loro intervento omeofisiologico. Le cure omeofisiologiche agiscono in modo diverso rispetto  alla medicina occidentale e si discostano anche dalla medicina omeopatica.</p>
<p>La medicina occidentale, sia essa chirurgica che farmacologica, può essere definita antipatologica ovvero  si pone in opposizione con la malattia o con i sintomi della malattia da trattare, antiinfiammatori, antiacidi, antipertensivi, antitussigeni, antistaminici.</p>
<p>La medicina omeopatica invece usa il principio opposto ovvero cura usando un principio  di similitudine con la malattia stessa, per esempio se una particolare sostanza  assunta in modo eccessivo genera un disturbo simile a una specifica malattia ecco che la sua assunzione in dosi infinitesimali potrà curare quella specifica malattia.</p>
<p>L&#8217;agopuntura e la fitoterapia invece non lavorano sulla malattia  usando il simile e neanche il suo opposto, lavorano sulla fisiologia ovvero su come il corpo e la mente dovrebbero lavorare in condizioni ottimali.  La fisiologia d&#8217;altro canto  è un concetto di equilibrio mentre la patologia è un concetto di equilibrio perso.</p>
<p>La prima osservazione da fare è che l&#8217;agopuntura e la fitoterapia dovrebbero essere usate per prevenire le malattie, esse rappresentano infatti il principio della prevenzione in quanto capaci di conservare la fisiologia e quindi la salute.</p>
<p>Questo discorso che sta tanto a cuore a tutta la medicina occidentale non trova infatti nelle terapie farmacologiche una possibile risposta.  Le case farmaceutiche di questo si sono accorte e scimmiottano il concetto di cura naturale.</p>
<p>Rubando idee e fitoterapici, e chiamandoli con altri nomi e spesso cercando la molecola o il principio attivo del fitoterapico in questione da usare come farmaco, lo definiscono naturale ma il risultato è che il principio, prodotto artificialmente o staccato dal suo naturale contesto, perde tutta la sua natura omeofisiologica.</p>
<p>Un&#8217;idea da sfatare è quella di considerare  l&#8217;agopuntura e la fitoterapia come non  adatti a curare un quadro conclamato e avanzato di patologia. In alcuni casi è utile, anzi consigliato, soprattutto nel caso dell&#8217;agopuntura, non sospendere la terapia farmacologica in corso a maggior ragione  se assunta da molto tempo.</p>
<p>L&#8217; ipnotico, l&#8217; ansiolitico, l&#8217; antidepressivo e gli antidolorifici possono essere sospesi gradualmente in seconda istanza quando il paziente inizia a sentire il beneficio del trattamento. I farmaci non sono assolutamente in antitesi con il lavoro omeofisiologico, le cure possono  essere associate soprattutto se funzionanti e utilizzate da tempo.</p>
<p>Facciamo un esempio; un paziente abituato a prendere diversi antidolorifici tutti i giorni inizia a trattare il suo dolore con l&#8217;agopuntura. In modo concomitante, i farmaci andranno diminuiti in modo graduale e progressivo, fino ad arrivare a quota zero se la patologia non è troppo avanzata o cronicizzata.</p>
<p>Per la fitoterapia il discorso è più complesso perchè ci possono essere delle interazioni tra le diverse sostanze soprattutto se i dosaggi terapeutici sono molto elevati. In questo caso vanno conosciuti tutti i farmaci assunti per considerare le varie possibilità di interazione indesiderata.</p>
<p>In sintesi il lavoro omeofisiologico dell&#8217;agopuntura e della fitoterapia possono essere una valida alternativa di cura in molte patologie ancora in fase iniziale ma anche un importante supporto in patologie severe anche in associazione ad altri tipi di terapia.</p>
<p>Il trattamento in alcune patologie croniche diventa una sorta di bastone che riduce la necessità di assunzione dei farmaci e ne controlla i sintomi con dosaggi minimi, riducendone così gli effetti collaterali indesiderati.</p>
<p>Naturalmente il tempo per cui protrarre il trattamento è direttamente proporzionale alla gravità e alla profondità della patologi; un dolore anche molto acuto presente da una settimana in assenza di franche lesioni organiche che devono essere necessariamente escluse, sarà trattato velocemente.</p>
<p>Un dolore più sordo presente da oltre 6 anni associato a posture e alterazioni fisiche varie necessiterà un tempo minimo di trattamento paria ad almeno 6 mesi di cure. Un paziente affetto da artrite reumatoide potrà giovare a tempo indeterminato dell&#8217;agopuntura per limitare l&#8217;assunzione giornaliera di farmaci.</p>
<p>Lo stesso discorso vale per la fitoterapia; un trattamento  per una bronchite o cistite acuta avrà dosaggi importanti e darà se ben prescritta risultati anche immediati. Un fitoterapico per curare l&#8217;ansia o le vampate darà subito dei risultati che però avranno bisogno di essere consolidati e migliorati con un trattamento prolungato nel tempo.</p>
<p>E&#8217; quindi sbagliato pensare che i risultati sono assenti all&#8217;inizio. I risultati, soprattutto se la patologia è presente da molto tempo, saranno  piccoli all&#8217;inizio e aumenteranno con il passare del tempo. Si tratta di un percorso di cura dove, come in ogni cosa, ci sono momenti buoni e momenti meno buoni. Un pò come quando si sale su una montagna; ci sono momenti dove è facile vedere dove stiamo andando e la vetta sembra vicina e momenti in cui non si vede più la cima e la strada sembra persa.</p>
<p>Sta al medico condurre e spiegare con pazienza che queste fasi esistono fisiologicamente, come i piatti di una bilancia che tende verso un  equilibrio e che l&#8217;importante è comunque avvicinarci  sempre di più e costantemente al nostro obiettivoiniziale: la salute fisiologica.</p>
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		<title>L&#8217;avidità e il pensare in piccolo</title>
		<link>http://www.unoduetre.eu/2011/05/02/lavidita-e-il-pensare-in-piccolo/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 May 2011 05:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non conoscevo il significato di questa parola finche non ho incominciato a farmi due domande sul perchè di molte situazioni tipicamente umane. Non è il talento, il coraggio di rischiare con il proprio e l&#8217;attività individuale che creano il grosso divario economico; è l&#8217;avidità della mente umana. Se in ogni situazione guadagno bene lasciando che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/greed.jpg" rel="lightbox[5556]"><img class="alignleft size-full wp-image-5681" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/greed.jpg" alt="Catherine Bellwald Lavidità e il pensare in piccolo" width="336" height="239" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Lavidità e il pensare in piccolo" /></a>Non conoscevo il significato di questa parola finche non ho incominciato a farmi due domande sul perchè di molte situazioni tipicamente umane.</p>
<p>Non è il talento, il coraggio di rischiare con il proprio e l&#8217;attività individuale che creano il grosso divario economico; è l&#8217;avidità della mente umana.</p>
<p>Se in ogni situazione guadagno bene lasciando che anche altri guadagnino o beneficino di un certo vantaggio non va bene, non è abbastanza! Devo guadagnare solo io.</p>
<p>Questo modo di pensare è la vera piaga dell&#8217;umanità. Non siamo tutti uguali; ci sono menti imprenditoriali e menti che non vogliono responsabilità e desiderano essere guidate. La fregatura è che a tutti i livelli della scala economica e sociale l&#8217;avidità rovina ogni cosa, dal imprenditore delle multinazionali che spreme al massimo ogni situazione, al dipendente comunale che 20 minuti prima della fine del suo turno ha già chiuso i battenti senza guardare in faccia a niente.</p>
<p>E&#8217; un modo di pensare infantile e piccolo, il benessere degli altri è ancora il nostro benessere, se possiamo giocare o lavorare bene in due sullo stesso ambiente perchè non farlo? se possiamo dare vantaggi e buon servizio sociale  impegnandoci al massimo perchè non farlo? Se  c&#8217;è da mangiare per tutti perchè dovrei voler mangiare solo io? Invece non è così, succede che ognuno vuole l&#8217;intera torta a rischio di buttarne via i tre quarti. Non si condividono il  successo, l&#8217; inventiva, l&#8217; esperienza, l&#8217;impegno e tanto meno il proprio tempo libero e la proprietà privata. Si teme dividendoli con altri di perdere la propria forza ma non è così; da sempre nuclei religiosi come gli ebrei piuttosto che altri gruppi hanno dimostrato il contrario.</p>
<p>Non intendo dire che tutto è di tutti, lungi da me questo ragionamento distorto e puerile. Una pepita d&#8217;oro distribuita su 100 persone diventa un niente a testa! Sto parlando del vero lavoro di gruppo pur mantenendo ognuno le proprie individualità.</p>
<p>Questa regola è conosciuta anche nel mondo finanziario. Ma è l&#8217;essenza di questo principio che sfugge. Non accontentarsi mai, sembra da un lato un ottimo modo di affrontare la vita ma è come tutte le cose importanti un&#8217;arma a doppio taglio: non accontentarsi e voler migliorare se stessi studiando, cambiando, raffinandosi e continuando a imparare dai propri errori è una cosa.</p>
<p>Non avere mai abbastanza in senso economico stretto, significa chiedere sempre non quello che è giustamente adeguato al nostro sforzo individuale e creativo ma arraffare il più possibile, sfruttando al massimo quello che si può da ogni situazione a discapito di tutto e di tutti. Non ci si sente mai un team ma un singolo individuo e allora non si guarda in faccia a nessuno si pensa solamente a se stessi.</p>
<p>Mio! avete presente cosa fanno i bambini? Uguale! Peccato che così facendo rendiamo aridi e poveri noi stessi e tutto quello che tocchiamo, la nostra stessa mente diventa sempre più piccola. I poveri e i paesi poveri saranno sempre più poveri e così la Terra. L&#8217;anno scorso tonnellate di greggio, quest&#8217;anno tonnellate di acqua radioattiva, cosa ne sarà del  mare che riveste gran parte di questo pianeta? Resisterà ancora? O prima o poi ci farà pagare il conto?  Il saldo finale in realtà diventa in questo modo sempre più salato!</p>
<p>Queste dinamiche si ritrovano nel tessuto della nostra società nel piccolo come nel grande. In sintesi l&#8217;avidità è l&#8217;antitesi dell&#8217;armonia e per questo motivo produce a lungo andare situazioni alle quali diventa impossibile porre rimedio. Iniziamo a pensare in grande; alziamo la testa e proviamo a guardare oltre il nostro naso. E&#8217; il momento di crescere. Proviamo a mettere nel nostro lavoro quello che sentiamo e abbiamo compreso della vita senza pensare che il lavoro è solo un modo per portare a casa la pagnotta o per sviluppare a dismisura il nostro ego.</p>
<p>Il lavoro deve diventare un modo come un altro per esprimerci e per ricercare equilibrio. Solo così possiamo pensare di costruire un mondo che abbia un futuro da non temere.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Come andare in vacanza tutti i giorni</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 05:00:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono molte le persone che mi dicono &#8220;non vedo l&#8217;ora di partire per le ferie, non ne posso proprio più&#8221;. Ma in fondo le ferie cosa sono? Non è solo il non dover fare niente, non avere quindi doveri da adempiere? Non ci sono forse persone che in vacanza si mettono a fare grandi manovre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images22.jpeg" rel="lightbox[4291]"><img class="alignleft size-full wp-image-5509" style="border: 7px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images22.jpeg" alt="Catherine Bellwald Come andare in vacanza tutti i giorni" width="274" height="184" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Come andare in vacanza tutti i giorni" /></a>Sono molte le persone che mi dicono &#8220;non vedo l&#8217;ora di partire per le ferie, non ne posso proprio più&#8221;. Ma in fondo le ferie cosa sono? Non è solo il non dover fare niente, non avere quindi doveri da adempiere?</p>
<p>Non ci sono forse persone che in vacanza si mettono a fare grandi manovre di pulizia, di giardinaggio, di falegnameria o altro? Grandi scalate in montagna, grandi cene o pranzi con amici. Insomma non è il fare il vero problema è la libertà di fare ma soprattutto <strong>il contatto con la natura la vera forza della vacanza.</strong></p>
<p>Che sia montagna, lago o mare è la possibilità di aprire la finestra e vedere la natura e stare all&#8217;aria aperta il vero cardine della vacanza. Ma quello che mi chiedo è ma <strong>quando siamo in città ci capita di pensare che la natura è comunque intorno a noi o semplicemente ce ne dimentichiamo?</strong></p>
<p>Ci sono fantastici parchi o aree verdi in quasi tutte le città, ci andiamo regolarmente ogni volta che abbiamo una pausa o una giornata più leggera o nel week end? In Cina è comune vedere tutte le mattine persone di tutte le età praticare arti marziali  e esercizi fisici di vario genere.</p>
<p>Ci capita in città di alzare il naso al cielo non solo per lamentarci del brutto tempo, pioggia o afa che sia ma semplicemente per apprezzare il colore azzurro del cielo, il colore rosa del tramonto e l&#8217;infinito tappeto di  stelle?</p>
<p>In questi giorni di calore moderato mi capita spesso di andare a correre o camminare sull&#8217;argine del fiume Po al tramonto, il colore ancora verde  dei campi coltivati e dell&#8217;erba, le farfalle che danzano tra di loro, gli uccellini che avvolgono il silenzio.  Si entra magicamente in una condizione  di vacanza.</p>
<p>E&#8217; molte più  facile di quanto non si creda  trovare  colori, profumi e  suoni della natura, a un passo da casa nostra per giunta. Ci sono oasi verdi meravigliose anche nelle più grandi città del mondo e guarda caso anche nella nostra città e magari neanche ci abbiamo  mai messo il piede. E&#8217; sufficiente davvero poco, ma  molti preferiscono aspettare di partire per le vacanze e lamentarsi per il resto dei 340 giorni dell&#8217;anno</p>
<p>Se è vero che la vacanza è una condizione mentale è altresì vero che la natura esiste al di là degli edifici e dei palazzi delle grandi città. Anche se fiumi di petrolio la hanno aggredita e le radiazioni la stanno violentando lei  per ora tiene botta con grande e incessante generosità. Rincasare con la testa china e dirsi continuamente: adesso è tardi,  sono stanco, devo ancora fare alcune faccende, ho fame, ho proprio bisogno di fare una doccia, devo fare quella e quella e tal&#8217;altra faccenda&#8230; le scuse e le priorità sono tutte buone.</p>
<p>Perché non uscire nel parco più vicino regolarmente? E&#8217; forse necessario avere un cane o un bambino per andare a cercare un&#8217;area verde vicino a casa e fare due passi? Perché non farlo sistematicamente?  Abbiamo bisogno di luce come fossimo fiori e la natura è un nutrimento essenziale capace di fare emergere dal nostro corpo quello che abbiamo di più sacro; il nostro essere e la nostra energia interna.</p>
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		<title>Considerazioni sul nucleare: l&#8217;equilibrio instabile non si tocca</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 06:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato ieri di essere dal fruttivendolo in coda ad aspettare il mio turno, una Signora di età tra i 70 e 75 anni mi guarda con occhi scherzosi e mi dice&#8221; vengo sempre .. sperando che prima di morire .. la verdura e la frutta possano piacermi!&#8221;. Inizio una sonora risata &#8221; troppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images20.jpeg" rel="lightbox[5388]"><img class="alignleft size-full wp-image-5417" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images20.jpeg" alt="Catherine Bellwald Considerazioni sul nucleare: lequilibrio instabile non si tocca" width="188" height="268" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Considerazioni sul nucleare: lequilibrio instabile non si tocca" /></a>Mi è capitato ieri di essere dal fruttivendolo in coda ad aspettare il mio turno, una Signora di età tra i 70 e 75 anni mi guarda con occhi scherzosi e mi dice&#8221; vengo sempre .. sperando che prima di morire .. la verdura e la frutta possano piacermi!&#8221;. Inizio una sonora risata &#8221; troppo simpatica&#8221; penso tra me e me; la signora continua dicendomi &#8221; è che sta roba non sa proprio di niente! Io mangio solo carne e carne cruda&#8221; .</p>
<p>La fruttivendola conoscendomi controbatte&#8221; i dottori dicono che bisogna mangiarla&#8221; e la Signora a sua volta ribatte dicendo &#8221; guardi io ho visto un dottore quando ho partorito..  è dal 52 che non prendo neanche l&#8217;influenza!&#8221; poi aggiunge &#8221; ma i fiori di zucca quando arrivano che almeno li faccio fritti!&#8221;</p>
<p>A quel punto ero piegata in due dalle risate e pensavo questi sono i casi che anche come medico non toccherei. Anche i fumatori estremi che godono di ottima salute fino a 90 anni sono un altro esempio, quasi un paradosso medico! Si è creato un equilibrio che non deve essere toccato anche se il buon senso suggerirebbe di modificare queste abitudini,  da tutti considerate non salutistiche.</p>
<p>E&#8217; come quando avete un elettrodomestico vecchio e decidete di cambiare una scheda interna oppure una piccola parte del sistema, è finita, dal qual momento in poi è l&#8217;inizio del tracollo funzionale.</p>
<p>E&#8217; come se un oggetto si trovasse in precario equilibrio e voi decidete di fissarlo con uno spago per sicurezza, andandolo a toccare create un disastro annunciato. Anche cambiare casa o abitudini soprattutto a una certa età può essere un vero pericolo per la salute. Anche se passate da un clima schifoso come quello della nostra padania a quello secco e caldo dell&#8217;Africa.</p>
<p>Insomma non tutto quello che fa bene, fa sempre bene e vice versa ovviamente, quindi attenti  a dare consigli salutistici e dispensare favori da buon samaritano non sempre ciò che è sano e buono è consigliato a tutti.</p>
<p>Ma per tornare all&#8217;attualità e al disastro in Giappone, una cosa è certa: <strong>il nucleare ovvero interferire con il nucleo della materia, che si tratti dell&#8217;utlizzo dell&#8217;energia subatomica che si tratti di alterazioni del DNA sui cibi, piante e microrganismi, significa lavorare con quanto di più instabile ci possa essere nella materia, non vi è niente di più difficile  da controllare soprattutto a lungo termine.</strong></p>
<p>Grandi, certamente enormi le loro potenzialità in termini di rendimento economico e non solo. <strong>Una volta fuori controllo però, i benefici ottenuti sono interamente e grandemente sorpassati dal potenziale castrofico di queste gigantesche forze microscopiche.</strong></p>
<p>Vale la pena prima di votare per il referendum di Giugno, informarsi e studiare l&#8217;argomento in modo approfondito, non ascoltando il parere dei politici e commercianti ma di studiosi e scienziati  disinteressati al risultato economico o di gloria personale. Non limitatevi ai giornali e ai programmi televisivi, andate alla fonte partite dall&#8217;abc: cosa è una radiazione elettromagnetica, cosa produce la radioattività sul corpo, cosa sono le barre delle centrali nucleari e le cosiddette scorie radioattive, cosa vuol dire la fusione del nucleo, cosa è già successo nella storia delle centrali nucleari.</p>
<p>Ricordiamoci sempre che <strong>la nostra visione scientifica  è sempre solo parziale e che l&#8217;equilibrio dell&#8217;organismo terra come di tutti gli organismi viventi verte su un sistema la cui complessità va ben oltre la nostra capacità di analis</strong>i.</p>
<p>E infine non dimentichiamo che <strong>una cura o un sistema per produrre energia non devono solo essere vantaggiosi ma anche sicuri a lungo termine </strong>e per possedere questa qualità deveno essere stabili ovvero capaci di adattarsi alle variazioni che sono insite e connaturate alla nostra tendenza che è inequivocabilmente in continuo mutamento.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Il bisogno di mettere ordine</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 10:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Succede comunemente che, con l&#8217;inizio dell&#8217;anno, molte persone sentano la necessità, quasi il raptus, di mettere ordine in casa, in ufficio, in macchina. E così, al posto di godersi le vacanze, ci si mette a svuotare armadi, cassetti, sottoscala, mansarde, cantine, box. Niente paura: non siete diventati matti. Non si tratta di una forma maniacale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5001" style="border: 5px solid white;" title="il bisogno di ordine" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/Unknown.jpeg" alt="Catherine Bellwald Il bisogno di mettere ordine" width="259" height="194" />Succede comunemente che, con l&#8217;inizio dell&#8217;anno, molte persone sentano la necessità, quasi il raptus, di mettere ordine in casa, in ufficio, in macchina. E così, al posto di godersi le vacanze, ci si mette a svuotare armadi, cassetti, sottoscala, mansarde, cantine, box.</p>
<p>Niente paura: non siete diventati matti. Non si tratta di una forma maniacale, è semplicemente un desiderio di ordine mentale che si trasforma in fisicità per manifestarsi in modo concreto nella vostra vita.</p>
<p>Non è necessario l&#8217;ordine fisico per avere un ordine mentale, ma certamente le due cose vanno bene insieme e si aiutano a vicenda. Non è sufficiente avere un ordine esterno per possedere un ordine mentale e, viceversa, non è detto che chi possiede un ordine mentale sia circondato da un ordine esterno.</p>
<p>Il desiderio di mettere ordine fisico però coincide con un desiderio di concretizzare nella materia un ordine che si desidera o si possiede anche internamente. E in un certo senso un desiderio di iniziare da capo, di fare un punto della situazione di trovarsi e di capire dove e come si vuole procedere. E se per fare questo passo può aiutare il fare ordine in casa&#8230; tranquilli: è un buon inizio. Fatelo senza timori anche se i parenti o amici vi diranno che siete matti.</p>
<p>Buttare il vecchio per fare spazio al nuovo è un passo importante, che fatto nella materia può consentirci di sperimentarlo anche mentalmente ed emotivamente. Si tratta di un desiderio di cambiamento e di miglioramento di se stessi. Questa condizione di ordine ci permette una visione più chiara della nostra esatta posizione e del nostro personale modo di essere e può diventare più facile prendere la mira sull&#8217;obiettivo che desideriamo raggiungere.</p>
<p>Buon lavoro  a tutti coloro che sentono questa necessità e state tranquilli: non vi stancherete più del necessario. Alcune volte il non far nulla stanca di più e produce tensioni, ma attenzione a come vi muovete; siate consapevoli del vostro corpo nel sollevare eventuali pesi e nel salire o scendere le scale. Imparate a lavorare ascoltandovi, curate il modo adeguato di usare la schiena e le diverse parti del corpo e soprattutto sentite quando è il momento di fermarvi.</p>
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		<title>Prevenzione neve e ghiaccio: siamo pratici</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 07:31:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sia la neve  che il ghiaccio riducono la nostra aderenza al suolo e il rischio di scivolare aumenta in modo esagerato. Di solito  nei giorni di neve e di ghiaccio il pronto soccorso si affolla di persone che hanno subito un trauma più o meno grave. Le raccomandazioni sono sempre le stesse, andate in treno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4839" style="border: 5px solid white;" title="catene da piedi" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-14.jpeg" alt="Catherine Bellwald Prevenzione neve e ghiaccio: siamo pratici" width="225" height="225" />Sia la neve  che il ghiaccio r<strong>iducono la nostra aderenza al suolo</strong> e il rischio di scivolare aumenta in modo esagerato. Di solito  nei giorni di neve e di ghiaccio il pronto soccorso si affolla di persone che hanno subito un trauma più o meno grave. Le raccomandazioni sono sempre le stesse, andate in treno se potete, obbligo di catene in macchina e per gli anziani, il consiglio di non uscire di casa.</p>
<p>Ma l&#8217;inverno è lungo e queste raccomandazioni possono portare un assenteismo diffuso che  sommato a quello dovuto alle patologie da freddo rischia di  danneggiare ulteriormente l&#8217;economia del nostro paese. Il pericolo è che ai primi fiocchi di neve si generi un e<strong>ccessiva apprensione</strong>. Una cosa è la grande nevicata che da noi capita veramente in modo occasionale e allora tutto si ferma quasi per incanto, il grande freddo ha avuto il sopravvento su tutti i nostri doveri un po&#8217; come quando si ha la febbre alta, un&#8217;altra cosa sono le piccole nevicate miste ad acqua.</p>
<p>Il discorso  in questo modo è riduttivo e troppo semplicistico, non si tratta di un lavoro di prevenzione serio<strong> </strong>e pure poco utile.</p>
<p>Per le machine potrebbe essere una ottima un idea, istituire  <strong>dei corsi di guida su terreno bagnato, innevato e ghiacciato</strong>, curve, frenate, salite e discese sotto la supervisione di esperti. Non basta dire andate piano è troppo facile è come dire ai ragazzi usate il preservativo e sciacquarsene le mani alla Ponzio Pilato! Ogni anno un ripassino a bassissimo costo con lezioni teoriche e pratiche fatte da persone competenti si intende. Il SUV e i pneumatici da neve non garantiscono una guida sicura, se chi guida non ha nessuna esperienza.</p>
<p>Per le cadute a piedi è lo stesso, dire non uscite di casa è facile ma nella pratica non è così semplice. La prima causa di caduta è la fretta, la seconda è avere scarpe non adatte e la terza una scarsa capacità di recuperare il proprio equilibrio, per avere il quale è necessario avere un corpo sciolto, tonico e scattante. Anche in questo caso si deve lavorare individualmente su muscoli e articolazioni evitando una vita sedentaria. Eseguire, soprattutto a una certa età o in caso di lesioni articolari alle caviglie o alle articolazioni degli arti inferiori, un training per l&#8217;equilibrio, camminare su terreno molle e accidentato, a occhi chiusi, tavolette mobili e strumenti tecnologici possono essere utili strumenti per migliorare l&#8217;equilibrio.</p>
<p>Per le scarpe possiamo dire che oggi si vendono dei gran stivali antifreddo larghi e morbidi, dove il piede è poco sostenuto e senza suola a carrarmato, sono delle calzature estremamente comode e antigelo ma non adatte a camminare su terreno scivoloso. Le scarpe per l&#8217;alta montagna infatti prevedono sempre una suola molto scolpita e l&#8217;intera calzatura sostiene la caviglia in modo da creare un tutt&#8217;uno in grado di  ottimizzare la risposta del corpo al recupero dell&#8217;equilibrio e riducendo al minimo la possibilità di scivolare.</p>
<p>Esattamente come le catene sui pneumatici, queste scarpe attualmente di gran moda sono poco adatte a superare le difficoltà di un terreno ghiacciato e scivoloso, senza metterci in seria difficoltà. <strong>Le calze per pneumatici o socks invece sono un invenzione dei Norvegesi e possono  farci arrivare a destinazione sani e salvi.</strong> Si indossano velocemente sui pneumatici senza bisogno di grandi manovre, possono viaggiare anche  su asfalto pulito come su asfalto coperto da uno strato minimo ma pericoloso di neve e o ghiaccio.</p>
<p>Mentre le catene come tutti sanno possono essere usate e diventano veramente utili solo quando  a terra la neve è discretamente alta, quindi se come succede spesso si passa da strade pulite a strade innevate dovremmo togliere e mettere le catene magari più e più volte prima di arrivare a casa. Il risultato è che poi quando servono non si mettono o peggio non si sanno neanche mettere perché non siamo stati addestrati a farlo.</p>
<p>E&#8217; utile sapere che In Svizzera e Francia e in molti paesi nordici  si vendono comunemente nelle farmacie delle <strong>piccole catene da scarpe</strong>, sono in elastico e si adattano a qualunque scarpa, basta avere il numero giusto. Questi piccoli attrezzi, possono t<strong>rasformare le vostre scarpe in  scarpe chiodate in men che non si dica</strong>, riducendo il rischio di scivolare in caso di ghiaccio importante, un piccolo ausilio di facile trasporto ma in alcuni casi&#8230; salva femore!</p>
<p>Pensiamo quindi alla prevenzione e alla nostra sicurezza in modo un po&#8217; più articolato e completo, le catene  a bordo vanno bene ma prima <strong>impariamo a guidare</strong>, poi <strong>impariamo a metterle le catene</strong> e soprattutto teniamoci  a portata di mano <strong>i socks da pneumatici</strong>, dei guanti, coperte e strumenti per rimuovere il ghiaccio con facilità per l&#8217;emergenza. Per evitare le cadute a terra ricordiamoci di rimanere allenati e di fare eventuali training specifici se evidenziamo delle difficoltà di equilibrio. Acquistiamo <strong>scarpe adatte</strong> e, perché no, teniamoci in borsa i <strong>copri suola a catena o chiodati</strong>, potrebbero salvarci il femore !</p>
<p>Insomma cerchiamo di essere pratici, non facciamoci spaventare da due fiocchi di neve e nello stesso tempo  cerchiamo di <strong>non farci sorprendere dalla neve e dal ghiaccio; che diamine siamo in inverno</strong>!</p>
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		<title>Regolare la funzione della tiroide in modo naturale</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 06:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le disfunzioni tiroidee sia in ipofunzionamento che in iperfunzionamento sono in aumento negli ultimi anni. La Tiroide come tutti sanno funziona come gli organi sessuali ovvero secerne ormoni sotto l&#8217;influenza  dell&#8216;asse ipotalamo ipofisario con una serie di meccanismi di controllo a feed back negativo. Che vuol dire? Il capo ( l&#8217;ipotalamo) ordina al suo vice [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4728" style="border: 7px solid white;" title="images" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images12.jpeg" alt="Catherine Bellwald Regolare la funzione della tiroide in modo naturale" width="275" height="183" />Le disfunzioni tiroidee sia in ipofunzionamento che in iperfunzionamento sono in aumento negli ultimi anni.</p>
<p>La Tiroide come tutti sanno funziona come gli organi sessuali ovvero secerne ormoni sotto l&#8217;influenza  dell<strong>&#8216;asse ipotalamo ipofisario con una serie di meccanismi di controllo a feed back negativo</strong>.</p>
<p>Che vuol dire? Il capo ( l&#8217;ipotalamo) ordina al suo vice (l&#8217;ipofisi), di dare ordini al suo direttore di produzione (l&#8217;ipofisi), di far lavorare i suoi operai (cellule tiroidee), per produrre un gel lubrificante a base di iodio. Una volta prodotto la sua presenza arresta il sistema di richiesta.</p>
<p>La presenza del gel (ormoni tiroidei) facilita la velocità della nostra macchina riducendo l&#8217;attrito degli ingranaggi, se il gel è troppo la macchina rischia di accelerare senza controllo se è troppo poco si ingrippa e rallenta ben al di sotto del suo potenziale di motore!</p>
<p>La regolazione esatta della quantità di ormoni prodotti e presenti in circolo è per la nostra macchina corpo, di fondamentale importanza. Tutti sanno che un&#8217;insufficiente produzione di ormoni tiroidei determina sovrappeso, temperatura basale inferiore alla norma, facile affaticabilità e anche apatia e depressione del tono dell&#8217;umore, fino al mixedema pretibiale. Una sua eccessiva produzione e concentrazione ematica è responsabile di tachicardia, dimagramento eccessivo e fino ai quadri di esoftalmo. Questo non significa che tutti i soggetti grassi e depressi soffrono di ipotiroidismo  e tutti i pazienti magri e nervosi di ipertensione!</p>
<p>Gli ormoni tiroidei gestiscono il metabolismo e di conseguenza la temperatura corporea e il sistema catabolismo-anabolismo, ma la cosa non è così semplice. Le interferenze con questi sistemi sono molteplici: gli ormoni sessuali, il cortisolo, il glucagone e l&#8217;insulina. Infine la leptina che è un ormone di recente scoperta sembra poter agire direttamente sulla tiroide e sulla produzione di ormoni tiroidei superando e il feed back negativo ipotalamo ipofisario. Ogni ormone poi a sua volta varia con il variare di numerose altri ormoni e il network bioumorale si rende molto più complesso di quanto non si possa immaginare.</p>
<p>E&#8217;inoltre noto che le disfunzioni della tiroide sono più frequenti in menopausa e durante la gravidanza, questo legame tra funzione ormonale tiroidea e funzione ormonale riproduttiva sembra proprio sottolineare l&#8217;interferenza e l&#8217;interfaccia funzionale di questi ormoni. Anche la libido può modificarsi in corso di disfunzioni della tiroide .</p>
<p>Ricordiamo che alcune sostanze farmacologiche come il <strong>litio, l&#8217; interferone, l&#8217;amiodarone, i mezzi di contrasto , ma anche conservanti oltre che alcuni saponi e dentifrici contenenti triclosan </strong>possono ridurre la funzionalità della tiroide. Molto rumore per niente fu data anche alla soia a questo proposito ma lavori scientifici hanno dimostrato che la soia non è dannosa per la tiroide neanche dei piccoli.</p>
<p>L&#8217;assunzione regolare di<strong> iodio</strong> con l&#8217;alimentazione è indispensabile per garantire la funzionalità della tiroide  proprio perché gli ormoni tiroidei contengono Iodio ed è necessaria una assunzione orale giornaliera pari a 150 mcg, dosi minime (pari o inferiori a 50mcg/die) prolungate nel tempo producono ipotiroimo e dosi elevate pari o superiori a 1000 mcg/die prolungate nel tempo producono ipertiroidismo.  Dal 2005 sono stati introdotti in Italia il sale iodato e l&#8217;aggiunta di iodio all&#8217;acqua potabile per limitare l&#8217;ipotiroidismo endemico, sempre per questo motivo si raccomanda l&#8217;utilizzo di pesce, alghe, noci di cocco nelle diete a basso contenuto di iodio.</p>
<p>Altri fattori noti per la capacità di modificare la funzionalità tiroidea sono  <strong>la temperatura e lo stress</strong>. In particolare se la temperatura si abbassa e se aumenta il livello di stress viene aumentata la produzione di ormoni tiroidei. A questo proposito il mantenere costante la temperatura attraverso ambienti riscaldati e climatizzati facilita il rallentamento e in un certo senso il torpore del meccanismo tiroideo. Vice versa una condizione permanente di stress sul luogo di lavoro o in casa produce una iperstimolazione tiroidea che inizia con un aumento del FSH.</p>
<p>Non uscire mai di casa o dal proprio ufficio e vivere intere giornate al chiuso senza vedere la luce naturale in atmosfere viziate a temperatura costantemente medio alta è di per sé causa di possibili alterazioni bioumorali. In effetti i bambini si portano fuori al parco almeno un&#8217;oretta al giorno e così per i cani. Ma chi pensa agli  uomini? No; loro devono lavare e basta! Ecco che <strong>praticare sport o attività aerobica all&#8217;aria aperta </strong>anche in inverno ovviamente se abbigliati in modo congruo consente di stimolare in modo naturale  questo misterioso e sofisticato organo.</p>
<p>Non è un caso se negli allevamenti intensivi di bestiame la temperatura è mantenuta  sistematicamente e costantemente invariata, per far ingrassare le bestie e <strong>rallentando il loro metabolismo basale </strong>e tutte le reazioni enzimatiche del complesso network biochimico del corpo. Quindi se potete almeno nei giorni festivi evitate di  rimanere costantemente blindati in casa con il riscaldamento a paletta!</p>
<p><strong>Limitare lo stress</strong> è certamente la parola d&#8217;ordine di questo secolo ma non solo per la tiroide oggi tutti gli scienziati sono d&#8217;accordo nell&#8217;affermare che questa condizione se mantenuta a lungo può essere la causa principale di numerosi disturbi e patologie fra cui anche la possibile formazione di noduli tiroidei come risposta alla ipersollecitazione mediata dall&#8217;aumento del  TSH.</p>
<p>Le patologie autoimmuni sono un discorso a parte ma spesso colpiscono la tiroide un esempio è dato dalla  tiroidite di Hashimoto. Per alcuni studiosi le patologie autoimmuni sono considerate  il risultato di una sollecitazione  eccessiva del sistema immunitario, paragonabile a un poliziotto  psichicamente squilibrato capace di sparare con il mitra su chiunque usi il clacson per strada&#8230;insomma  non più un controllo contro la malavita ma un autentico pericolo latente pronto a scatenarsi.</p>
<p>L&#8217;utilizzo dei vaccini così come la continua irritazione dell&#8217;intestino sede della maggior parte della risposta immunitaria sono per alcuni la possibile causa di queste sempre più frequenti irritazioni del sistema immunitario che al posto di difenderci contro agenti esterni e alterazioni cancerogene attacca i propri  tessuti sani non riconoscendoli come tali.</p>
<p>Mantenere <strong>un assetto ormonale equilibrato è cosa molto complessa e il risultato di un network biochimico </strong>ancora sconosciuto, non basta sostituire l&#8217;ormone tiroideo mancante  o ipoprodotto o impedire farmacologicamente la sua attivazione per  risolvere il problema. La terapia non è sufficiente a ripristinare i delicati rapporti esistenti tra i diversi assetti ormonali e tanto meno a risolverne le cause di squilibrio.</p>
<p>Lo stile di vita, la dieta sono fondamentali così come la capacità di limitare lo stress sia cercando un atmosfera di lavoro e famigliare in sintonia con la nostra natura, che uscendo il più possibile  all&#8217;aria aperta, o praticando sport e possibilmente anche discipline orientali come lo yoga, il taichi, il chi gong, la meditazione  e molte altre.</p>
<p>L&#8217;agopuntura può  essere considerata un valido strumento per il ripristino di un equilibrio interno, perché non lavora  su un singolo ormone in modo diretto o chimico ma su l&#8217;intero assetto e network biochimico in modo indiretto. Infine numerosi fitoterapici possono essere utili per regolarizzare la funzionalità tiroidea, soprattutto nei casi di disfunzione subclinica.</p>
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		<title>Lasciarsi andare</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 07:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;estate, e in particolare le vacanze estive, per molte persone rappresentano un&#8217;occasione per lasciarsi andare, ma non nel senso positivo del termine. In Italiano  e anche in Francese &#8220;lasciarsi andare&#8221; ha una connotazine anche positiva, intesa come abbandonarsi a  e  concedersi  uno spazio vuoto e senza pensieri. No, non parlo di quel lasciarsi andare, parlo del senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4076" style="border: 5px solid white;" title="bigodini_maglia_240" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/bigodini_maglia_240.jpg" alt="Catherine Bellwald Lasciarsi andare" width="300" height="250" />L&#8217;estate, e in particolare le vacanze estive, per molte persone rappresentano un&#8217;occasione per lasciarsi andare, ma non nel senso positivo del termine.</p>
<p>In Italiano  e anche in Francese &#8220;lasciarsi andare&#8221; ha una connotazine anche positiva, intesa come abbandonarsi a  e  concedersi  uno spazio vuoto e senza pensieri. No, non parlo di quel lasciarsi andare, parlo del senso di trascurare se stessi con la fantastica scusa che è più comodo così!</p>
<p>E&#8217; qualcosa che colpisce uomini e donne nello stesso modo, è la possibilità per gli uomini di girare in casa con boxer e canottiere oscene con ai piedi delle ciabatte terribili. Per le donne è la possibilità di indossare grembiuli e ciabatte  oltre che, ovviamente, un intimo inguardabile senza un velo di trucco e senza sistemare i capelli perchè &#8220;il phon fa caldo&#8221;.  Il caldo e la vacanze sono scuse  per essere ancora più sciatti.</p>
<p>Cosa costa cercare un abito leggero e facile da lavare e una calzatura comoda ma allo stesso tempo gradevoli? Inoltre un velo di trucco e un aggiustata ai capelli non sono affatto incompatibili con il caldo&#8230; anzi,  possono essere un&#8217;occasione per avere maggior attenzione per i piedi e le gambe che sono sempre all&#8217;aperto e in bella vista.</p>
<p>Anche un semplicissimo e umilissimo pareo con infradito colorati sono strumenti sufficienti per rendere una donna elegante con niente. I capelli raccolti con qualche pinzetta, uno smalto sfizioso sui piedi  e un tocco di trucco agli occhi e alle labbra, un pò di profumo adatto alla stagione e  il gioco è fatto.  Niente di più facile e, soprattutto, di gradevole alla vista e all&#8217;olfatto.</p>
<p>Sono cresciuta con un padre che mi faceva ascolare la  famosa canzone di Aznavour &#8220;tu te lasse aller&#8221; e una madre che mi ha sempre dato il buon esempio, presentandosi in modo elegante e attraente in ogni occasione e non solo per uscire con gli amici. Lei era sempre a posto senza eccessi con il semplice, sempre caro e mai troppo, buon gusto.</p>
<p>E questo modo di fare lo aveva anche con la casa e con il suo modo di preparare da mangiare; niente, mai niente era buttato li; un pollo arrosto anche precotto, insieme alla sua insalata, veniva comunque servito con grazia e sembrava sempre di essere al Riz.</p>
<p>Un grande insegnamento che solo oggi apprezzo per il suo reale valore e mi rendo conto di quanto sia stato importante   per la mia crescita e per la formazione della mio carattere.</p>
<p>Mi sono  permessa di presentarvi la canzone di Aznavour dal titolo assolutamente non casuale di &#8220;tu te laisse aller&#8221; .  La lingua francese cantata magari non è facile da capire, ma merita di essere ascoltata. In questa versione inoltre esiste un preambolo in inglese per facilitare la comprensione del testo.  E&#8217; la storia di uno uomo che dopo cinque anni di matrimonio non riconosce più la moglie che ha sposato, la paragona a sua madre, totalmente  incapace di  ispirare amore, calze molli, bigodini in testa, inguardabile e insopportabile.</p>
<p>La invita a riprendere il suo posto&#8230; un pò di sport per dimagrire, un sorriso sulle labbra, un pò di trucco e di tempo davanti allo specchio ma soprattutto a lasciarsi  nuovamente andare sul suo petto&#8230;ritornando ad essere la piccola ragazza che era.  Il testo e la canzone non so perchè mi commuovono sempre un pò .</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=tzomqWPWLKc"><img src="http://img.youtube.com/vi/tzomqWPWLKc/default.jpg" width="130" height="97" border title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Lasciarsi andare" alt="Catherine Bellwald Lasciarsi andare" /></a></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Rubare in casa propria</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 12:44:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Succede molto frequentemente che giovani adolescenti e non più adolescenti abbiano l&#8217;abitudine e il vizio direi, di far sparire oggetti e denaro dalle proprie mura domestiche.  E&#8217; casa loro, non sembrerebbe un gran danno e soprattutto apparentemente le conseguenze di questo gesto sembrano minime e di poco conto. Spesso lo fanno per avere qualche soldo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3401" style="border: white 5px solid;" title="adolescenti 1" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/adolescenti-1-295x300.jpg" alt="Catherine Bellwald Rubare in casa propria" width="295" height="300" />Succede molto frequentemente che giovani adolescenti e non più adolescenti abbiano l&#8217;abitudine e il vizio direi, di far sparire oggetti e denaro dalle proprie mura domestiche. </p>
<p>E&#8217; casa loro, non sembrerebbe un gran danno e soprattutto apparentemente le conseguenze di questo gesto sembrano minime e di poco conto.</p>
<p>Spesso lo fanno per avere qualche soldo in più in tasca e fare gli spacconi e i generosi con i compagni di classe o i fidanzatini o semplicemente per il gusto di farlo. </p>
<p>E&#8217; successo a tutti, non facciamo i moralisti, tutti abbiamo avuto il desiderio di sfilare da un negozio qualcosa senza pagarlo, sembra di essere furbi e scaltri.</p>
<p>Ma non è così! Il peso delle conseguenze di questi gesti sono di gran lunga maggiori! Perdere la fiducia, la stima, la responsabilità di fronte ai genitori è un pò come perdere la faccia, è qualcosa che non ha prezzo, perchè una volta persa con loro, si perde anche con se stessi e questa è una cosa grave.</p>
<p>Inoltre il fatto di averla già persa ci giustifica per farlo ancora, infatti il rischio è quello di  pensare che i nostri cari pensano che siamo comunque inaffidabili e quindi tanto vale farlo! Così quel gesto diventa  un&#8217;abitudine e una abito mentale da cui  è poi difficile disintossicarsi.<span id="more-3397"></span></p>
<p>La perdita di autostima porta ad una crescita e sviluppo non equilibrato della personalità, che invece di strutturarsi e diventare più forte tenderà a svalutarsi e svendersi. E&#8217; una cosa seria, non per moralismo ad oltranza ma rubando in casa non si diventa più ricchi, ma estremamente ed inesorabilmente sempre più poveri!</p>
<p>Che fare? Non ci troviamo di fronte a dei bambini, le punizioni servono a poco, credo sia giusto spiegare a queste giovani persone quanto seriamente e profondamente questo gesto possa nuocere loro.  Consiglio di ricorrere all&#8217;aiuto da parte di specialisti  del settore, fra cui in particolare segnalo i terapeuti famigliari che si occupano di armonizzare le dinamiche dell&#8217;intero gruppo  e non del singolo componente.</p>
<p>Anche se non sono una psicologa credo sia necessario incentivare con gratificazioni anche materiali la rinuncia a questo atteggiamento vizioso. Mettendoli comunque sempre alla prova, ovvero lasciando appositamente soldi e altro a portata di mano,  facendo loro capire quanto questa fiducia  sia fondamentale e semplicemente indispensabile per la propria crescita e sicurezza e quanto l&#8217;assenza di questa possa  invece farli diventare degli emarginati e inesorabilmente  dei fantasmi di loro stessi e delle loro potenzialità.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Equilibrio instabile &#8211; by Valeria</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 09:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>

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		<description><![CDATA[Avete mai cercato di mettere in equilibrio una biglia di vetro sulla sommità di un rilievo? Magari anche ci riuscite! Dai fisici questa condizione viene definita “posizione di equilibrio instabile” perché è sufficiente che una minima perturbazione agisca sulla pallina affinché questa rotoli giù lungo il crinale… Quando però la biglia raggiunge il fondo dell’avvallamento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/biglie1.jpg" rel="lightbox[2121]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2122" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/biglie1-300x264.jpg" alt="Catherine Bellwald Equilibrio instabile   by Valeria" width="300" height="264" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Equilibrio instabile   by Valeria" /></a>Avete mai cercato di mettere in equilibrio una biglia di vetro sulla sommità di un rilievo? Magari anche ci riuscite!</p>
<p>Dai fisici questa condizione viene definita “posizione di equilibrio instabile” perché è sufficiente che una minima perturbazione agisca sulla pallina affinché questa rotoli giù lungo il crinale…</p>
<p>Quando però la biglia raggiunge il fondo dell’avvallamento, verrà a trovarsi in una “posizione di equilibrio stabile”; infatti, se una perturbazione la sposterà dalla posizione raggiunta, essa tenderà a tornare spontaneamente nella posizione iniziale (a meno che, naturalmente, la perturbazione non abbia energia sufficiente da far superare alla pallina il dislivello tra il fondo dell’avvallamento e l’apice del rilievo).</p>
<p>Questo fenomeno, nella sua semplicità, mi colpì moltissimo quando a suo tempo lo studiai.</p>
<p>Mi domandavo se qualcosa di simile accada anche nella nostra mente.<span id="more-2121"></span></p>
<p>Certo noi non vediamo le geometrie che rendono il movimento della mente stabile o instabile, e dunque facciamo fatica a farcene un’idea “logica”, ma ci accorgiamo bene della differenza tra mente tranquilla, ferma, calma e mente agitata.</p>
<p>Procedendo in questa analogia del tutto ipotetica, possiamo pensare che così come l’equilibrio della biglia dipende sia dalle forze esercitate dall’esterno che dalla geometria della superficie su cui appoggia, anche l’equilibrio della mente umana sarà influenzato dalle condizioni al contorno ma anche da qualcosa di interiore e di più profondo che potrebbe essere equiparato appunto a quella superficie.</p>
<p>Se la “superficie” su cui poggia la mente fosse il più possibile “piana”, ovvero priva di asperità, ecco che la mente si verrebbe a trovare in una condizione di “equilibrio stabile”.</p>
<p>Le asperità si possono individuare nelle nostre paure, nella rabbia, insofferenza, falsità, ipocrisia, bisogni…</p>
<p>Ma, per restare nell’allegoria, quali geometrie occupa tutto questo? Forse quelle su cui poggia la mente ordinaria?</p>
<p>Su quale tipo di “superficie” la mente dovrebbe venire a trovarsi affinché possa raggiungere una condizione di stabilità? Quale potrebbe essere quella “superficie” più ampia e priva di picchi ed avvallamenti, quel limpido mare calmo, che andiamo cercando?</p>
<p>Forse trovarla è impossibile, qualsiasi sia lo sforzo di volontà compiuto, almeno fino a quando la mente non farà il primo indispensabile passo al di là del suo campo ordinario, osando finalmente poggiare sul terreno del cuore…</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Fuggire&#8230; ma da cosa? By Valeria</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Aug 2009 14:46:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valeria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio]]></category>
		<category><![CDATA[stabilità  emotiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono momenti della propria vita durante i quali si vorrebbe abbandonare tutto; prendere con se giusto l’indispensabile, dire a tutti “me ne vado”, sbattere la porta rumorosamente per ricominciare da un’altra parte. Ci si porta appresso, però, il bagaglio più pesante, quello più oneroso, quello che costituisce l’ostacolo più grande; lo si sente pesare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><br class="spacer_" /></p>
<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/francisco_goya_020_annibale_vincitore_sulle_alpi_1771.jpg" rel="lightbox[2083]"><img class="alignleft size-medium wp-image-2084"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/francisco_goya_020_annibale_vincitore_sulle_alpi_1771-300x225.jpg" alt="Catherine Bellwald Fuggire... ma da cosa? By Valeria" width="300" height="225" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Fuggire... ma da cosa? By Valeria" /></a>Ci sono momenti della propria vita durante i quali si vorrebbe abbandonare tutto; prendere con se giusto l’indispensabile, dire a tutti “me ne vado”, sbattere la porta rumorosamente per ricominciare da un’altra parte.</p>
<p>Ci si porta appresso, però, il bagaglio più pesante, quello più oneroso, quello che costituisce l’ostacolo più grande; lo si sente pesare sulle spalle e lo si deve sorreggere qualunque sia il luogo di destinazione: se stessi.</p>
<p>Si tratta quindi di trovare non tanto un posto dove andare bensì un percorso alternativo a ciò che ci impongono le nostre idee di giusto/sbagliato, bianco/nero, si/no, posso/non posso.</p>
<p>I processi alternativi sono lì davanti ai nostri occhi eppure la vita è per noi esclusivamente quel che sappiamo percepire. Nient’altro.</p>
<p>Una possibilità alternativa al nostro agire ordinario c’è nostro malgrado, anche se noi non riusciamo a coglierla, ad espanderla, a comprenderne il potenziale, a svilupparla. <span id="more-2083"></span></p>
<p>Non è cambiando le condizioni al contorno che si presentano altre possibilità; è necessario che nella nostra mente si aprano nuove frontiere. Altrimenti non faremo che affrontare nuovi problemi con vecchi schemi, già sperimentati e già verificati inefficaci.</p>
<p>Moltissime persone vorrebbero costantemente sottrarsi alle circostanze che la vita  impone loro di affrontare, convinti che in un contesto diverso se la potrebbero cavare benissimo.</p>
<p>E poiché fuggire fisicamente a volte può non essere oggettivamente opportuno per mille ragioni, continuano a fuggire con la mente allontanandosi sempre di più dalla possibilità di trovare quella soluzione che potrebbe far loro vivere la propria esistenza (e quella di chi li circonda) con maggiore equilibrio, serenità e dignità.</p>
<p>Imparare a stare. Imparare a non muoversi malgrado la corrente, fino al momento in cui ci accorgiamo di poter reggere, di poter resistere. Abbandonando tensioni e conflitti e lasciando che energia nuova, pulita ci attraversi.</p>
<p>Stare fermi. Non nell’inazione ma nella stabilità emotiva e mentale. Non si tratta di resistere malgrado il conflitto che si produce al nostro interno bensì di resistere fino  all’istante in cui non lo generiamo più. Fino al momento in cui riusciremo a guardare a quel che accade, semplicemente; senza sovrapporre le nostre impressioni, paure, incertezze, desideri, aspettative.</p>
<p>Lì, in quel punto, accade qualcosa…</p>
<p>C’è un bellissimo libro di Gianni Granzotto: “Annibale”.</p>
<p>Descrive le battaglie più importanti di Annibale durante la sua discesa dalle alpi; un vero genio della strategia militare. La sorpresa fu sempre considerata da Annibale elemento fondamentale per la vittoria. Ogni volta si diede a improvvisare le occasioni in quanto la sorpresa non ha regole proprie e deve essere inventata caso per caso.</p>
<p>Ma la capacità di improvvisazione risponde ad alcune costanti che sono la creatività e l’abilità, la volontà di raggiungere l’obiettivo, la concentrazione, la capacità di valutare con precisione le proprie forze e quelle avversarie.</p>
<p>Vinse battaglie apparentemente senza via d’uscita e le strategie militari messe in atto furono poi studiate (e scopiazzate) per secoli.</p>
<p>Mio papà mi diceva spesso: “le battaglie si vincono con i soldati che si hanno”.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Per il nuovo ci vuole il vuoto</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 06:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Attenti a..]]></category>
		<category><![CDATA[emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[equilibrio]]></category>
		<category><![CDATA[pulizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sembra scontato ma capire questo concetto è di fondamentale importanza in quanto tutto, ma proprio tutto sulla terra, si muove seguendo questa Legge. Il vuoto tende a riempirsi e il pieno tende a svuotarsi. Ogni sistema vivente e non vivente dipende da questa Legge. I Cinesi parlano di yin e yang come due principi intimamenti legati e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/mani_lunga.gif" rel="lightbox[1164]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1170" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/mani_lunga.gif" alt="Catherine Bellwald Per il nuovo ci vuole il vuoto" width="248" height="266" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Per il nuovo ci vuole il vuoto" /></a>Sembra scontato ma capire questo concetto è di fondamentale importanza in quanto tutto, ma proprio tutto sulla terra, si muove seguendo questa Legge. Il vuoto tende a riempirsi e il pieno tende a svuotarsi. Ogni sistema vivente e non vivente dipende da questa Legge.</p>
<p>I Cinesi parlano di yin e yang come due principi intimamenti legati e dipendenti l&#8217;uno all&#8217;altro, configurati in un cerchio che indica proprio il movimento inniterrotto da uno verso l&#8217;altro.</p>
<p>Ogni sistema per vivere deve necessariamente avere un nutrimento, quindi riempirsi dall&#8217;esterno e liberarsi o svuotarsi verso l&#8217;esterno; quando questo meccanismo cessa avviene la stagnazione e il graduale deterioramento fino alla morte.</p>
<p>Pensate al corpo umano deve respirare, bere e mangiare; nessuna di queste attività  possono prescindere dalla sua vita ma lo stesso vale per il sistema urinario e intestinale, funzioni meno nobili forse ma di vitale importanza affinche la macchina corpo funzioni.</p>
<p>Questo meccanismo input-output, avviene anche nelle relazioni umane; il padre o la madre nutrono il figlio e il figlio quando diventarà padre nutrirà suo figlio: è naturale, e anche nelle più comuni relazioni esiste sempre uno che da e uno che riceve e questi ruoli possono essere fissi oppure fluidamente interscambiabili.</p>
<p>In psicologia si dice che è importante per chi ha un ruolo fisso di sostegno nei confronti del prossimo avere a sua volta un contenitore ovvero poter a sua volta contare sul sostegno di qualcun&#8217;altro.</p>
<p><span id="more-1164"></span></p>
<p>Il dare-avere che gli esperti nel settore dell&#8217;economia ben conoscono, è un delicato equilibrio in continuo movimento; nel mondo emozionale la cosa diventa interessante in quanto l&#8217;uomo tende a trattenere a se il passato, accumulando oggetti che non userà mai più per paura di restare senza, inoltre è abituato a trattenere le emozioni, in particolare quelle negative, forse per ricordare chi ci ha fatto soffrire o chi abbiamo tanto amato.</p>
<p>Ecco che dal punto di vista emozionale il sistema si ingolfa e non siamo pronti per il nuovo. Quando viviamo un&#8217;emozione stringiamo i pugni per non perderla ma così facendo le  mani non possono più aprirsi, non possiamo più prendere. Non siamo vuoti e non siamo disponibili al nuovo.</p>
<p>Questo meccanismo avviene anche con la mente; quando abbiamo appreso qualcosa siamo convinti di sapere e così non siamo più disposti a lasciare entrare altre nozioni. Molte volte non leggiamo e non ascoltiamo, cioè non lo facciamo veramente, perchè già crediamo di sapere.</p>
<p>Il mio Maestro ha sempre detto &#8221; entrate nelle cose, toccate, poi lasciate andare, imparate a voltare pagina&#8221; ,  mi ricordo ancora un pomeriggio in cui ci fece ascoltare pezzi di musica bellissimi e prima che ogni singolo brano finisse cambiava brano, per la prima volta capii quanta sofferenza riuscivo a produrre attraverso l&#8217;attaccamento, ad ogni pezzo mi lasciavo andare ad ogni cambiamento vivevo la sofferenza della perdita e così via per ore, ma quanta sofferenza inutile! </p>
<p>Dobbiamo imparare a svuotarci, è come  se soffrissimo tutti di stitichezza, psicologicamente e mentalmente. Possiamo agire sulle nostre emozioni, comprendendo che le emozioni negative assumono un fascino del tutto particolare e insidioso, perchè essendo più forti, direi dense, ci danno la sensazione di sentire noi stessi. Ma non è così! Sentiamo solo un falso, un golem che pretende di essere noi, fingendo di essere al nostro servizio mentre invece si serve di noi.</p>
<p>Per purgarci da questo il lavoro è un po&#8217; difficile. Occorre sintonizzare in qualche modo il nostro pensiero solo su cose belle, dichiarando una guerra senza quartiere al fascino malato del negativo.</p>
<p>Oppure più semplicemente lasciare andare queste emozioni, osservandole come se fossero un piccolo bambino capriccioso che pesta i piedi gridando &#8220;Io esisto!&#8221;. </p>
<p>Vabbè, esisti, e allora? Tanti saluti a casa. </p>
<p>Un modo più semplice, direi propedeutico a quello sopra, è quello di intraprendere una bella, sana e faticosa attività fisica, di quelle che ti fanno sudare come una bestia. Va bene tutto, purchè si tratti di esercizi dinamici, che implichino cioè molto movimento. </p>
<p>E&#8217; un buon inizio, e dopo una trentina di minuti, ci troveremo a guardare il moccioso di cui sopra cominciare ad allontanarsi con la coda tra le gambe!</p>
<p>Buttiamo via i nostri scheletri nell&#8217;armadio, ed allo stesso modo, svuotiamo gli armadi di casa da tutte quelle cianfrusaglie inutili che, non si sa perchè, campeggiano vittoriose tutte le volte che apriamo le ante alla ricerca della nostra camicetta preferita. </p>
<p>Buttare il vecchio per far posto al nuovo, ricordate? Insomma: vogliamo farle &#8216;ste pulizie di Pasqua, o no? </p>
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