Articoli a proposito di ‘equilibrio’

Lasciarsi andare

25/6/10

Catherine Bellwald Lasciarsi andareL’estate, e in particolare le vacanze estive, per molte persone rappresentano un’occasione per lasciarsi andare, ma non nel senso positivo del termine.

In Italiano  e anche in Francese “lasciarsi andare” ha una connotazine anche positiva, intesa come abbandonarsi a  e  concedersi  uno spazio vuoto e senza pensieri. No, non parlo di quel lasciarsi andare, parlo del senso di trascurare se stessi con la fantastica scusa che è più comodo così!

E’ qualcosa che colpisce uomini e donne nello stesso modo, è la possibilità per gli uomini di girare in casa con boxer e canottiere oscene con ai piedi delle ciabatte terribili. Per le donne è la possibilità di indossare grembiuli e ciabatte  oltre che, ovviamente, un intimo inguardabile senza un velo di trucco e senza sistemare i capelli perchè “il phon fa caldo”.  Il caldo e la vacanze sono scuse  per essere ancora più sciatti.

Cosa costa cercare un abito leggero e facile da lavare e una calzatura comoda ma allo stesso tempo gradevoli? Inoltre un velo di trucco e un aggiustata ai capelli non sono affatto incompatibili con il caldo… anzi,  possono essere un’occasione per avere maggior attenzione per i piedi e le gambe che sono sempre all’aperto e in bella vista.

Anche un semplicissimo e umilissimo pareo con infradito colorati sono strumenti sufficienti per rendere una donna elegante con niente. I capelli raccolti con qualche pinzetta, uno smalto sfizioso sui piedi  e un tocco di trucco agli occhi e alle labbra, un pò di profumo adatto alla stagione e  il gioco è fatto.  Niente di più facile e, soprattutto, di gradevole alla vista e all’olfatto.

Sono cresciuta con un padre che mi faceva ascolare la  famosa canzone di Aznavour “tu te lasse aller” e una madre che mi ha sempre dato il buon esempio, presentandosi in modo elegante e attraente in ogni occasione e non solo per uscire con gli amici. Lei era sempre a posto senza eccessi con il semplice, sempre caro e mai troppo, buon gusto.

E questo modo di fare lo aveva anche con la casa e con il suo modo di preparare da mangiare; niente, mai niente era buttato li; un pollo arrosto anche precotto, insieme alla sua insalata, veniva comunque servito con grazia e sembrava sempre di essere al Riz.

Un grande insegnamento che solo oggi apprezzo per il suo reale valore e mi rendo conto di quanto sia stato importante   per la mia crescita e per la formazione della mio carattere.

Mi sono  permessa di presentarvi la canzone di Aznavour dal titolo assolutamente non casuale di “tu te laisse aller” .  La lingua francese cantata magari non è facile da capire, ma merita di essere ascoltata. In questa versione inoltre esiste un preambolo in inglese per facilitare la comprensione del testo.  E’ la storia di uno uomo che dopo cinque anni di matrimonio non riconosce più la moglie che ha sposato, la paragona a sua madre, totalmente  incapace di  ispirare amore, calze molli, bigodini in testa, inguardabile e insopportabile.

La invita a riprendere il suo posto… un pò di sport per dimagrire, un sorriso sulle labbra, un pò di trucco e di tempo davanti allo specchio ma soprattutto a lasciarsi  nuovamente andare sul suo petto…ritornando ad essere la piccola ragazza che era.  Il testo e la canzone non so perchè mi commuovono sempre un pò .


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Rubare in casa propria

12/1/10

adolescenti 1Succede molto frequentemente che giovani adolescenti e non più adolescenti abbiano l’abitudine e il vizio direi, di far sparire oggetti e denaro dalle proprie mura domestiche. 

E’ casa loro, non sembrerebbe un gran danno e soprattutto apparentemente le conseguenze di questo gesto sembrano minime e di poco conto.

Spesso lo fanno per avere qualche soldo in più in tasca e fare gli spacconi e i generosi con i compagni di classe o i fidanzatini o semplicemente per il gusto di farlo. 

E’ successo a tutti, non facciamo i moralisti, tutti abbiamo avuto il desiderio di sfilare da un negozio qualcosa senza pagarlo, sembra di essere furbi e scaltri.

Ma non è così! Il peso delle conseguenze di questi gesti sono di gran lunga maggiori! Perdere la fiducia, la stima, la responsabilità di fronte ai genitori è un pò come perdere la faccia, è qualcosa che non ha prezzo, perchè una volta persa con loro, si perde anche con se stessi e questa è una cosa grave.

Inoltre il fatto di averla già persa ci giustifica per farlo ancora, infatti il rischio è quello di  pensare che i nostri cari pensano che siamo comunque inaffidabili e quindi tanto vale farlo! Così quel gesto diventa  un’abitudine e una abito mentale da cui  è poi difficile disintossicarsi.

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Equilibrio instabile – by Valeria

3/9/09


Catherine Bellwald Equilibrio instabile   by ValeriaAvete mai cercato di mettere in equilibrio una biglia di vetro sulla sommità di un rilievo? Magari anche ci riuscite!

Dai fisici questa condizione viene definita “posizione di equilibrio instabile” perché è sufficiente che una minima perturbazione agisca sulla pallina affinché questa rotoli giù lungo il crinale…

Quando però la biglia raggiunge il fondo dell’avvallamento, verrà a trovarsi in una “posizione di equilibrio stabile”; infatti, se una perturbazione la sposterà dalla posizione raggiunta, essa tenderà a tornare spontaneamente nella posizione iniziale (a meno che, naturalmente, la perturbazione non abbia energia sufficiente da far superare alla pallina il dislivello tra il fondo dell’avvallamento e l’apice del rilievo).

Questo fenomeno, nella sua semplicità, mi colpì moltissimo quando a suo tempo lo studiai.

Mi domandavo se qualcosa di simile accada anche nella nostra mente.

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Fuggire… ma da cosa? By Valeria

27/8/09


Catherine Bellwald Fuggire... ma da cosa? By ValeriaCi sono momenti della propria vita durante i quali si vorrebbe abbandonare tutto; prendere con se giusto l’indispensabile, dire a tutti “me ne vado”, sbattere la porta rumorosamente per ricominciare da un’altra parte.

Ci si porta appresso, però, il bagaglio più pesante, quello più oneroso, quello che costituisce l’ostacolo più grande; lo si sente pesare sulle spalle e lo si deve sorreggere qualunque sia il luogo di destinazione: se stessi.

Si tratta quindi di trovare non tanto un posto dove andare bensì un percorso alternativo a ciò che ci impongono le nostre idee di giusto/sbagliato, bianco/nero, si/no, posso/non posso.

I processi alternativi sono lì davanti ai nostri occhi eppure la vita è per noi esclusivamente quel che sappiamo percepire. Nient’altro.

Una possibilità alternativa al nostro agire ordinario c’è nostro malgrado, anche se noi non riusciamo a coglierla, ad espanderla, a comprenderne il potenziale, a svilupparla.

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Per il nuovo ci vuole il vuoto

7/4/09

Catherine Bellwald Per il nuovo ci vuole il vuotoSembra scontato ma capire questo concetto è di fondamentale importanza in quanto tutto, ma proprio tutto sulla terra, si muove seguendo questa Legge. Il vuoto tende a riempirsi e il pieno tende a svuotarsi. Ogni sistema vivente e non vivente dipende da questa Legge.

I Cinesi parlano di yin e yang come due principi intimamenti legati e dipendenti l’uno all’altro, configurati in un cerchio che indica proprio il movimento inniterrotto da uno verso l’altro.

Ogni sistema per vivere deve necessariamente avere un nutrimento, quindi riempirsi dall’esterno e liberarsi o svuotarsi verso l’esterno; quando questo meccanismo cessa avviene la stagnazione e il graduale deterioramento fino alla morte.

Pensate al corpo umano deve respirare, bere e mangiare; nessuna di queste attività  possono prescindere dalla sua vita ma lo stesso vale per il sistema urinario e intestinale, funzioni meno nobili forse ma di vitale importanza affinche la macchina corpo funzioni.

Questo meccanismo input-output, avviene anche nelle relazioni umane; il padre o la madre nutrono il figlio e il figlio quando diventarà padre nutrirà suo figlio: è naturale, e anche nelle più comuni relazioni esiste sempre uno che da e uno che riceve e questi ruoli possono essere fissi oppure fluidamente interscambiabili.

In psicologia si dice che è importante per chi ha un ruolo fisso di sostegno nei confronti del prossimo avere a sua volta un contenitore ovvero poter a sua volta contare sul sostegno di qualcun’altro.

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  • Ferragosto è l'ora della siesta!!!!!

    Quando ero  medico strutturato, ogni natale e ferragosto, toccava sempre a me fare il giro dei reparti, ma non mi dispiaceva del tutto; in quei giorni aleggiava sempre una particolare atmosfera di tranquillità. Rimanevano ricoverate solo le persone sole e quelle particolarmente gravi e d
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