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Perché non curare l’insonnia con l’agopuntura?

Catherine Bellwald Perché non curare linsonnia con lagopuntura?L’insonnia una volta veniva collocata prevalentemente come disfunzione della sfera psichica. Dalla fine dell’ottocento alla prima metà del novecento la psicologia studiava fervidamente il mondo onirico con il suo maestro e pioniere il Dott Freud.

Oggi l’inquadramento del disturbo del sonno è completamente diverso e molto più esteso, esistono medici specializzati unicamente in questo specifico settore  della medicina neurologica e cliniche o centri interamente dedicati a questo disturbo diffusissimo che si considera largamente sottovalutato, sottostimato e non sufficientemente trattato.

Infatti chi soffre di insonnia  continua ad attribuirne  significati e motivazioni prevalentemente alla sfera psicologica oppure considera di avere questa caratteristica costituzionale senza potervi porre rimedio alcuno. Nel moderno inquadramento dei disturbi del sonno esistono diverse possibili cause biochimiche molto varie e diversificate tra di loro.

A partire dai disturbi respiratori come le comuni sindromi ostruttive, a problematiche circolatorie o cardiache come i disturbi del ritmo cardiaco, alterazioni ormonali come nella menopausa, cause farmacologiche derivanti dall’uso di farmaci come i diuretici, gli antipertensivi, gli antidepressivi, la dopamina e molti altri che possono modificare il sonno.

L’insonnia viene in un certo senso inquadrata come un alterato equilibrio  del complesso network biochimico umano. Qualunque sostanza farmacologica e molteplici quadri sindromici in un certo senso sono in grado di causare uno squilibrio tale da generare un disturbo del sonno che può essere transitorio, ricorrente o cronico.

Ecco che la sistematica assunzione di un ipnotico non è più raccomandata ma spesso procrastinata e se possibile limitata al minimo perché genera dipendenza fisica e non solo psichica; è come se la molecola di benzodiazepina a lungo andare generasse essa stessa insonnia!

Pertanto l’insonnia deve essere trattata perchè altera fortemente il piacere della vita in senso lato: la capacità lavorativa, la possibilità di far fronte lucidamente al pericolo e alle difficoltà quotidiane, il desiderio sessuale sono solo un esempio delle sue  implicazioni secondarie.

Possiamo dire che essa stessa genera un alterato equilibrio biochimico umorale e ormonale a sua volta causa di ulteriori patologie come l’ipertensione per esempio o l’ipotiroidismo  ma anche la depressione e l’ansia che possono essere le figlie di un insonnia e non solo la causa!

E’ piuttosto complicato considerare in modo completo le migliaia di interrazioni interne di uno squilibrio biochimico quando si manifesta.  Non solo emozioni che definiamo negative  ma anche abitudini alimentari, farmacologiche e comportamentali oltre che costituzionali ovviamente possono essere tutte la causa prima di un squilibrio che una volta generato difficilmente siamo in grado di  reimpostare al tavolino senza squilibrarlo ulteriormente.

Questo nuova estesa consapevolezza della nostra complessità biochimica è un grande passo avanti della medicina moderna che incredibilmente si avvicina alla medicina tradizionale cinese che da sempre considera una disfunzione come il risultato di patologie e disfunzioni completamente diverse e apparentemente non collegate tra di loro.

Il network biochimico in realtà è la controparte fisica della complessa rete energetica che collega i diversi organi e meridiani tra di loro. Meno abitudini scorrette riusciamo a costruire, meno farmaci riusciamo ad assumere in modo continuativo e meno alteriamo questo sensibile sistema interno che ci compone.

Ecco che non solo le indicazioni sull’orario di assunzione di molti farmaci e  il dosaggio mirato di alcuni di essi possono fare la differenza ma anche la possibilità di considerare l’agopuntura come una cura che lavora sull’intero sistema biochimico-energetico cercando il suo equilibrio e non solo sulla singola funzione alterata.

Una cura quella dell’agopuntura oggi un pò snobbata da molti medici specialisti che non la conoscono se non per sentito dire ma che rappresenta in realtà un modello di cura ottimale per le nostre nuove acquisizioni scientifiche perché interagisce con il network biochimico senza sbilanciarlo ma riportandolo verso il suo normale equilibrio.

 

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Architettura per anziani: peccato non saperlo

Catherine Bellwald Architettura per anziani: peccato non saperloNe parlavo ieri sera a cena con un amico architetto Paolo Frezzotti esperto ed entusiasta in quella che lui ama definire  come “l’architettura per l’anzianità”.

Si tratta di accorgimenti e dettagli fondamentali e indispensabili per conservare il più a lungo possibile l’autonomia domestica ma soprattutto per garantire la sicurezza e la riduzione del rischio di cadute.

Un obiettivo non da poco perchè  è ormai dimostrato dalle statistiche mondiali e dalle riviste scientifiche accreditate  che il rischio di caduta è considerato nella popolazione anziana il fattore di maggior ospedalizzazione e di perdita dell’autonomia motoria  così come dell’autonomia in senso più ampio intesa come la capacità mentale di cavarsela da soli.

Paolo mi diceva che in Italia esiste una legge, la N° 13 in vigore dal 1989 in merito  all’abbattimento delle barriere architettoniche  che può essere usata non solo dai soggetti portatori di disabilità di grado elevato ma anche come prevenzione del rischio di caduta nei soggetti anziani. La domanda per modifiche edilizie se  presentata con il formulario giusto ed entro i termini corretti che credo sia il 30 marzo di ogni anno, consente di avere il rimborso totale della spesa fino a un tetto di 6.000 euro e per cifre più alte una percentuale di rimborso comunque significativa da non sottovalutare.

Il guaio è che nessuno lo sa e nessuno ne parla, certo non si tratta di lavori da fare in emergenza ma di lavori di edilizia intelligenti e mirati caso per caso da fare in un’ottica di prevenzione ovvero prima che via sia una reale impossibilità al movimento, prima della fatidica frattura di femore oppure prima dell’ictus e qui tutti si toccano le parti intime, oppure fanno le dovute corna e ancora dicono di non portare sfiga!

Il fatto è che non serve essere in carrozzina, non serve andare in pronto soccorso con un trauma cranico non serve andare in ospedale e neanche superare 85 anni! Insomma bisogna pensarci prima. In realtà bisognerebbe pensarci molto prima. Le scale, i gradini, l’ascensore esterno ed interno devono essere tenuti in considerazione al momento dell’acquisto di un appartamento ma non solo: i pavimenti in piastrelle vetrificate per fare un esempio sono una pista da pattinaggio che si potenzia con una semplice pozza di acqua e con le scarpe non dotate di suola antiscivolo.

Sono a “rischio piastrella scivolosa” tutti i soggetti adulti con disturbo della marcia anche lieve ovvero dato da un parkinsonismo che non è la malattia di Parkinson ma si tratta di un rallentamento spicomotorio legato a un invecchiamento del tessuto cerebrale definito encefalopatia vascolare. Il parkinsonismo è caratterizzato come nel parkinson da rigidità, tremori e lentezza dei riflessi e talora perdita degli automatismi della marcia e dei riflessi automatici della caduta. Ma ci sono disturbi della marcia in soggetti con il tessuto cerebrale e il sistema nervoso integri, causati da un disturbo della vista ad esempio, o da un disturbo artrosico poliarticolare.

Infine ci sono i rallentamenti occasionali dovuti agli effetti collaterali di alcuni farmaci ipnotici (quelli per prendere sonno) per fare un piccolo esempio che combinati magari con una cena più pesante possono causare effetti di marcato rallentamento al risveglio. Per finire ricordiamo i possibili effetti destabilizzanti legati ad eventi semplici ma frequentissimi come una cistite oppure una bronchite che con il rialzo termico possono dare una vera e propia instabilità in soggetti non più giovani e magari un po’ disidratati.

Una lista lunghissima come avrete capito che  con un gesto semplicissimo come quello della sabbiatura del pavimento potrebbe evitare una brutta caduta a terra. Ma anche il posizionamento di maniglioni nei punti giusti, il sollevamento delle prese elettriche e se necessario anche la sostituzione dei sanitari sono tutti costi talora anche minimi e facilmente contenibili  nel tetto previsto dalla legge, quindi modifiche edilizie totalmente gratuite ivi compresa la consulenza tecnica dell’architetto.

Ma nessuno o quasi nessuno lo sa… ma chissà perchè? In Italia è così: le leggi intelligenti esistono ma nessuno le conosce ovvero si fa in modo che nessuno le conosca.

Pensiamoci in tempo è il mio suggerimento, è inutile arrabbiarsi dopo quando è tardi per fare la domanda. E intanto iniziamo noi stessi a pensare ai dettagli di arredo utili, che vanno dall’eliminazione dei tappeti piccoli e grandi che siano, alla sistemazione della luce corretta nei punti fondamentali, all’utilizzo di scarpe e ciabatte rigorosamente chiuse e antiscivolo, e all’aggiustamento dell’altezza di sedie, divani e letti e perchè no, facciamoci fare una consulenza da presentare entro il 30 marzo prossimo per attuare modifiche utili alla nostra sicurezza.

Questa è prevenzione e non va confusa con la strumentalizzazione delle paure ma esattamente il suo contrario, anche se siete degli ultra 75 enni sani come dei pesci dovete pensare al futuro e iniziare ad abituarvi da adesso a tutelare la vostra autonomia e salute psicofisica con piccoli gesti nei riguardi di voi stessi facendoli entrare in una routine comportamentale di “buon sano volersi bene”.

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Elaborare il dolore per trasformarlo e pacificare

Catherine Bellwald Elaborare il dolore per trasformarlo e pacificare Si parla frequentemente dell’elaborazione del dolore  come fase importante anzi determinante per il suo superamento. Il dolore non elaborato resta intatto dentro chi lo vive e continua il suo processo di avvelenamento psichico e successivamente anche  fisico.

Molti film, molti romanzi e  molti importanti e fondamentali testi di psicologia trattano di questo argomento ma spesso come riferimento a eventi traumatici importanti, nel corso dei quali la mente cancella o blocca un processo di comprensione perché troppo doloroso.

Tutti sanno inoltre come in caso di morte di un famigliare il mancato ritrovamento della salma sia un problema. Lo stesso avviene per  non comprensione dell’accaduto, il mancato ritrovamento del colpevole, come l’assenza del riconoscimento da parte della legge del colpevole. Sono tutti eventi che costituiscono per i parenti in vita, un ostacolo quasi insormontabile al superamento del loro dolore.

Non vi è sostegno religioso che tenga la mente continua inesorabile un processo di  elaborazione che si schianta sistematicamente contro un muro. In termini informatici il sistema fallisce miseramente…system faillure…internal error…. Il cervello che altro non è che un elaboratore molto sofisticato non si da pace e rischia anche in alcuni casi di andare in crash ..ovvero di impazzire.  Come nel film War games dove il computer  giocando a tris  contro se stesso impara che è impossibile vincere,  nel caso della sofferenza quello che succede è che essendo incapaci di capire  non si è in grado di superare la situazione.

Lo stesso processo può accadere  quando una relazione sentimentale profonda tra due persone viene a cambiare bruscamente o si annulla repentinamente senza un confronto e senza spiegazioni sul perché dell’accaduto. Il marito che esce di casa per prendere le sigarette e non fa più ritorno per capirci. Colui che subisce tale evento non capisce e può andare incontro a una sorta di loop mentale estremamente dannoso per il suo equilibrio psichico.

Ma ancora più pericolosa è la negazione del fatto. Ci sono persone che pur comportandosi in chiaro allontanamento e distacco fisico ed emotivo affermano desideri e sentimenti che sono contraddittori  e lasciano così lo spazio a false speranze con l’obiettivo personale talora anche inconscio di poter in un eventuale futuro affermare di non aver mai pensato ne detto frasi compromettenti. Per fare un esempio non dicono “ti lascio perché sono stufo” oppure “perché ho trovato un’altra” oppure “perché mi conviene così” ma: “raffreddo… rallento….è una scelta che non dipende da me”.  Vi ricordate nel film Relazioni pericolose  la frase che ripeteva il protagonista ” trascende ogni mio controllo” come se non vi fosse scelta nell’abbandono ma quasi un obbligo dettato dall’esterno. Anche uno stupido si accorge di aver ricevuto una fregatura in termini di relazione e si arrabbia ma inconsciamente non può elaborare il distacco fino a quando non lo compie lui stesso oppure finché non affronta l’altro in modo diretto o ancora finché non riceve un messaggio chiaro e inequivocabile della mancanza di possibilità di vivere un certo tipo di relazione.

Questo è un esempio classico che si può trovare facilmente nelle relazioni di coppia il più delle volte perché non si vorrebbe dover scegliere per esempio tra un uomo e l’altro o tra una donna e l’altra ma nella pratica si finisce per essere costretti a farlo pur riconoscendone tutti i limiti e magari l’assurdità del fatto. Non vi è  sempre un egoismo  da parte di chi compie questa azione ma talora una vera speranza

Una cosa è certa: la mancata chiarezza di comportamento, il  mancato punto finale e chiarimento faccia a faccia, che sia fatto per il quieto vivere o per evitare fastidi o  per lasciare le porte aperte è fonte certa di una maggior sofferenza per l’impossibilità di elaborare il dolore e quindi di smaltirlo ed eliminarlo. E’ altresì vero che in caso di relazioni non paritarie ovvero con evidente maggioranza di forza sul fronte opposto uno scontro può significare la morte ovvero la sconfitta certa come prezzo da pagare, in questo caso il distacco e la chiara visione del quadro complessivo nella sua intierezza con i rischi che ne possono derivare,  costituisce esso stesso il modo per pacificare se stessi. In questo caso si elabora la sofferenza nella capacità seppur difficoltosa di allontanarsi volontariamente dalla fonte della sofferenza che diventa essa stessa una vittoria.

Comprendere resta il punto fondamentale per elaborare il dolore; finché la mente si affligge nel cercare un perché che non riesce a realizzare, non vi è la possibilità di andare oltre e si resta bloccati sui momenti vissuti  senza accettare che non ci saranno più. Ecco perché in alcuni casi è indispensabile farsi aiutare da uno specialista che possa permettere questo passaggio di comprensione e quindi di pacificazione.

Si dice che quello che non uccide rafforza ma è altresì vero che un dolore non compreso non uccide ma può far ammalare chi lo subisce suo malgrado perché a lungo andare il suo veleno lo uccide lentamente anche se non si vede.

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Il valore intrinseco del complimento

Catherine Bellwald Il valore intrinseco del complimentoQuando si ricevono complimenti non è facile accoglierli nel modo corretto; fra gli atteggiamenti classici il primo è il rifiuto ovvero riconoscere l’affermazione fatta nel complimento come  falsa ovvero non veritiera, un altro atteggiamento frequentissimo è quello di considerare il complimento come tendenzioso, della serie “mi sta prendendo in giro” oppure nel peggiore dei casi “cosa vuole ottenere questo individuo da me”!

Si parte sempre dal presupposto che i complimenti siano mezzi subdoli per approfittarsi delle persone che possono cedere a tali lusinghe. In effetti esistono persone addestrate in tale arte della finzione, persone molto brave nel recitare e nel sapere cosa dire affinchè abbia luogo una precisa reazione emotiva piuttosto che un’altra .

Questi maestri dell’inganno sanno farsi dare i gioielli da una vecchietta, l’eredità da un uomo in fin di vita, sono capaci di farsi sposare, di farsi mettere incinte, o di farsi regalare di tutto e di più. Queste persone sanno perfettamente su chi e su cosa fare presa per ottenere ciò che a loro interessa e le loro prede sono persone deboli, emotivamente fragili e bisognose di affetto.

Ma a parte questa categoria di professionisti, di solito facili da riconoscere ad un occhio attento, esiste un mondo fatto di piccole frasi e di piccoli gesti che non solo regalano gioia ma scaldano letteralmente il cuore. E’ necessario adestrarsi a farli i complimenti, ad esempio sulla velocità di un professionista, sulla sua efficienza, ma anche sulla bellezza o su ciò che semplicemente ci piace.

Diciamolo, comunichiamolo anche a sconosciuti mai visti e che mai più vedremo, ma anche a nostro marito o nostra madre. E poi impariamo ad accettarli i complimenti: come stai bene, che bel vestito, come sei bella oggi! Che diamine …grazieeeeee, punto e basta! Mi capite? Non si dice  ”ma veramente oggi non mi sono neanche truccata!” oppure “ma va è vecchio questo vestito!” o ancora crediamo sempre che ci prendano in giro anche quando esiste un sincero apprezzamento e peggio che ci siano secondi scopi…e allora risposte come ” di cosa hai bisogno?” che non hanno senso  ti possono anche gelare il sangue.

Ci sono uomini che durante l’amore amano fare i complimenti e ti fanno sentire bella e desiderabile, lo sappiamo tutte di non essere perfette ma è bellissimo sentirsi bella in quel momento anche perchè la bellezza davvero non è solamente un canone esteriore e durante un rapporto intimo può emergere  veramente la natura interna di una persona e la sua bellezza intesa come un qualcosa di inspiegabile, di magico e coinvolgente. E perchè no dopo aver fatto l’amore si può dire ” mi è piaciuto…molto..sei stato grande” agli uomini fa piacere ed è giusto comunicare ciò che abbiamo provato.

Anche un semplice grazie non di etichetta o inatteso può essere un regalo, non dimentichiamolo.

E alle persone che non fanno mai complimenti e che si vantano di tale fatto, ricordate che si possono dire cose anche molto profonde con un semplice complimento e che non è detto che avrete altre occasioni per farlo.

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Agopuntura: un caso clinico di dolore incoercibile atipico

Catherine Bellwald Agopuntura: un caso clinico di dolore incoercibile atipicoHo spesso parlato del dolore indicando la sua tripla natura, infiammatoria, motoria o miofasciale e viscerale. Soffermandomi sulla presenza dei triggers points che si generano comunque sempre con un dolore prolungato e cronicizzato nel tempo e sulla necessità di eliminarli.

Questa volta volevo descrivere un caso davvero particolare che mi è capitato recentemente e che è migliorato progressivamente e rapidamente con l’agopuntura e la miofibrolisi fino alla totale risoluzione. Si tratta di un uomo di 54 anni  che dal pieno e completo benessere scopre in seguito a un picco glicemico di rilievo di soffrire di diabete mellito.

Inizia quindi una terapia prima insulinica poi velocemente passa agli ipoglicemizzanti orali con un ottimo controllo  della sua glicemia, favorito anche da un regime dietetico controllato. Da quel momento inizia a lamentare  un forte dolore dorsale bilaterale localizzato tra D7 e D12 ( tra la 8° e 12° vertebra dorsale) irradiato lungo il decorso costale fino in regione anteriore e poi discendente fino alla regione lombosacrale. Dolore  atipico rispetto alle solite algie del rachide, descritto ai limiti del sopportabile, presente in modo continuo 24 ore su 24  e non responsivo ai comuni farmaci antinfiammatori. Contemporaneamente scatta un velocissmo dimagramento con il quale perde 12 kg in 2 mesi e mezzo arrivando a un record minimo “pelle  e ossa”.

La sua qualità di vita cambia completamente: non riesce a lavorare, non riesce a riposare e anche camminare diventa un problema, anche dopo pochi passi. Visto il suo stato di grande prostrazione e di debilitazione fisica progressiva si sottopone dapprima a un check up completo strumentale alla ricerca di una purtroppo ormai molto sospetta quanto possibile neoplasia, che invece, fortunatamente, non viene riscontata. Tutto negativo!

Segue  una visita fisiatrica dove viene evidenziato un atteggiamento in lieve cifosi dovuta a una postura viziata  collegata da un lato con il lavoro e dall’altro con la tendenza a scappare dal dolore. Si sottopone a una ginnastica correttiva che però non lo aiuta minimamente sul fronte del suo dolore. Lo stesso avviene con le terapie eseguite con l’osteopata.

Solo una terapia specifica con farmaci di derivazione oppiacea ad alto dosaggio ( 300mg di tramadolo / die) sembrano dargli sollievo parziale  e possibilità di riposare la notte. Solo dopo alcuni mesi di terapia a pieno dosaggio il farmaco viene finalmente ridotto a 150mg al giorno, il tentativo eseguito precedentemente aveva riportato il dolore a livelli di intolleranza. Acquista finalmente  alcuni kili ma restano uno stato di dipendenza dal farmaco e una vita lavorativa e sociale molto limitata con un dolore  controllabile  ma continuo. Andare in macchina per esempio era molto faticoso oltre che doloroso.

Arrivato a questo punto il paziente non si dà per vinto e di sua iniziativa decide di cercare una soluzione diversa e si rivolge a me con due obiettivi già formulati nella sua testa: il primo era quello di ridurre il  dolore e gradualmente non assumere più farmaci, il secondo era capire quale potesse essere il legame tra il suo dolore alla schiena e il suo diabete che egli stesso sentiva collegati. Fino a quel momento nessun medico aveva potuto spiegarli e neanche confermare la sua intuizione e percezione interna del possibile collegamento tra i due disturbi: dolore-patologia dismetabolica.

Dalla medicina cinese in regione dorsale ed esattamente all’altezza della 7° vertebra toracica  che si colloca su una linea immaginaria che passa per il bordo inferiore della scapola, si trova ai due lati della colonna il punto Bl 17 detto shu  del diaframma, una vertebra più sotto si localizza il punto Bl 18 detto punto shu del fegato, un’altra vertebra più in basso troviamo il punto Bl 19 o shu della vescica biliare, sotto ancora il punto Bl 20  shu della milza e ancora sotto al livello della 12° vertebra dorsale  troviamo il punto Bl 21  shu dello stomaco.

Un rettangolo di 10 punti tutti vicini e localizzati ai lati della colonna tra D7 e D12 in diretto rapporto con gli organi contenuti sotto il diaframma fra i quali ricordiamo da destra verso sinistra: fegato, vescica biliare o colecisti, stomaco, pancreas e milza o in gergo la coppia milza -pancreas. Secondo la medicina cinese questi punti, detti shu, sono una sorta di collegamento con gli organi interni e quando dolorosi possono essere un segnale di un disagio funzionale dei detti organi.   In questo caso quindi il dolore fisico così importante e poco responsivo alle comuni terapie fisioterapiche e antinfiammatorie potrebbe si avere una corrispondenza con la patologia metabolica e con il cambiamento e la rivoluzione interna che il metabolismo aveva messo in piedi negli ultimi mesi.

Il fatto che il dolore si irradiasse lungo il costato seguiva ovviamente il decorso dei nervi intercostali sicuramente sollecitati e irritati in regione paravertebrale, punto di partenza del dolore che poi scendeva  lungo tutto il rachide fino in regione lombosacrale.

In questo caso il meridiano o canale di vescica urinaria Bl (Urinary Bladder), che decorre  ai lati della colonna vertebrale, veicolava il dolore  lungo le strutture miofasciali paravertebrali.

La possibilità di un collegamento tra il dolore fisico e il disturbo metabolico di recente insorgenza poteva certamente avere una sua logica, una relazione intesa come squilibrio energetico collegato agli organi interni.

Questo spiegherebbe perché così velocemente, in meno di 10 sedute, il trattamento di agopuntura sia stato in grado di eliminare completamente il dolore e ovviamente la terapia farmacologica riportando il paziente a una vita motoria e sociale assolutamente adeguata alla sua età e alle sue abitudini.

Un peccato che ancora in questo caso sia sempre il paziente a dover cercare delle alternative terapeutiche e non il sistema sanitario a proporle.

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I massaggi per trattare in modo naturale il calo del desiderio

Catherine Bellwald  I massaggi per trattare in modo naturale il calo del desiderioIl calo del desiderio sessuale è da sempre considerato un problema prevalentemente femminile che si aggrava con l’avvicinarsi della menopausa quando gli ormoni sessuali femminili iniziano a calare fino a venire a mancare completamente.

Ma oggi questo disturbo sembra colpire sia il sesso femminile che maschile talora anche in giovane età. Si ritiene che possa essere collegato con un aumento dello stato di stress e di depressione del tono dell’umore. Amori disillusi, mancanza di stima in sé stessi, problemi economici, problemi sul lavoro e in famiglia: tutti fattori questi che possono portare un calo del desiderio sessuale.

Per lavorare su questo problema esistono diversi approcci, da quello farmacologico-chimico che si basa prevalentemente sull’utilizzo del testosterone a quello psicologico, fino ad arrivare all’agopuntura; tutti metodi validi e usati per cercare di eliminare questo disturbo talora vissuto molto male da chi ne soffre.

In realtà esistono altri modi meno medicalizzati ovvero non supportati da medici e dottori variamente specializzati. Il primo è quello di eseguire un attività motoria e un programma di lavoro fisico personalizzato che indirettamente agisca sia sull’aumento del testosterone che su quello dell’autostima, riducendo la tensione psichica e spesso sollevando anche l’umore.

Il secondo è un regno più  sensoriale che ha a che vedere con il piacere fisico e con la capacità di rilassarsi, di toccare e farsi toccare. E’ il mondo del massaggio; ne esistono di tutti i tipi: thai, giapponese, cinese, ayurvedico, con le pietre, con le essenze, a quattro mani, drenante, rilassante, stimolante, tonificante e chi più ne ha più ne metta. Da che mondo è mondo e in ogni cultura popolare esiste un modo di usare le mani allo scopo di alleviare sofferenze e dare piacere. Non per nulla il massaggio è da sempre usato anche come preliminare all’atto sessuale, come dono e contatto tra due persone.

Inoltre è possibile sfruttare le proprietà terapeutiche di molteplici olii essenziali che potranno essere impiegati per uso esterno, diluiti negli oli vegetali, come l’olio di mandorle dolci per fare un esempio classico, oppure l’olio di argan per fare un esempio più costoso. Quello che conta è la purezza degli olii essenziali che avranno un’efficacia attraverso la loro componente chimica volatile e quella energetica vibrazionale che si può trasmettere attraverso il contatto cutaneo.

La cosa più importante è quella di non superare il dosaggio terapeutico che è considerato al 5%, inteso come 100 gocce di olio essenziale per 100ml di olio vegetale. (20 gocce =1 ml, 100 gocce=5 ml). Per le pelli sensibili si consiglia di restare su una diluizione al 2-3% 40-60 gocce per 100ml, per i bambini mai superare l’1% e comunque chiedere quali siano le indicazioni idonee al caso al medico specialista per facilitare il rilassamento e curare l’insonnia, per esempio.

Ma torniamo al calo del desiderio; è comunque raccomandabile prima di iniziare un massaggio a queste diluizioni testare i diversi olii essenziali sulla piega del gomito per valutare l’eventuale presenza di allergie, si segnala inoltre che sono pochissimi  gli olii essenziali utilizzabili in caso di gravidanza.

Fra gli olii utili al femminile ricordiamo  per primo il gelsomino (jasminum officinalis sambac); è indicato per le donne che fanno fatica a lasciar andare e accogliere e donare se stesse, è particolarmente utile alle donne virili che vogliono condurre il rapporto oppure alle donne molto impegnate nel lavoro o in famiglia incapaci  di mollare la mente e il loro ruolo superattivo per seguire l’uomo nell’atto amoroso.

Un altro olio essenziale utile è la cannella (cinnamum verum) particolarmente usato in caso di freddezza della coppia; serve a riscaldare il rapporto e l’intesa, in senso fisico riscalda e riequilibra la temperatura del corpo, in senso psichico si dice che aiuti a superare le difficoltà create da delusioni o tensioni emotive.

Il neroli (citrus aurentis fiori)  si dice sia un potente antistress e afrodisiaco, permette di ritrovare se stessi, la propria fiducia e la fiducia nei rapporti e negli altri. Si ritiene sia utile per  superare le proprie paure e lo stato di depressione del tono dell’umore favorendo l’amore.

Particolarmente dedicati agli uomini il pino silvestre (pinus sylvestris), che si considera rafforzi l’energia sessuale e permetta di combattere la stanchezza e il vetiver (vetiveria zizanoides) che considerato utile per sviluppare la naturale forza sessuale.

L’odore raggiunge direttamente la parte del cervello considerata più emozionale del lobo limbico e dell’ippocampo in grado di produrre  una memoria olfattiva che collega i diversi odori con stati emozionali fra cui anche il piacere. Ecco perchè è comunque importante che l’essenza sia comunque piacevole e scelta anche anche solo col naso. Ricordiamo che sono molteplici le piante e le proprietà benefiche di ciascuna essenza e che il corpo possiede una sua intelligenza talora superiore alla nostra capacità di analisi mentale.

E’ certamente vero che in casi importanti di disturbo della sfera sessuale ed emotiva questi prodotti non saranno sufficienti ma è altresì vero che un massaggio settimanale fatto da mani esperte con l’essenza più adatta possa essere un ottimo sistema per allentare le tensioni e aiutarci a vivere maggiormente il piacere fisico.

E’ ovviamente importante scegliere il massaggiatore o la massaggiatrice a noi più congeniali che non dovranno essere troppo invadenti ne troppo superficiali. A questo proposito spezzo una lancia a favore dei tanti professionisti nel campo che oggi sono spiazzati dalla presenza sul commercio di centri massaggi che fioriscono a tutti gli angoli di strada a prezzi certamente estremamente convenienti ma che non possono di certo implicare l’utilizzo di materie prime di qualità.

Il prezzo è in questi casi per lo più adeguato a ciò che si riceve state quindi attenti a non giudicare il massaggio solo considerando  il suo costo. Sono infatti importanti  il luogo dove viene praticato il e la sua qualità oltre che ovviamente la professionalità di chi lo esegue e la purezza dei prodotti usati.

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Le crisi da costume da bagno

Catherine Bellwald Le crisi da costume da bagnoPer molte anzi moltissime persone il mettersi a nudo in costume da bagno rappresenta un problema estetico talora insormontabile.  Che si tratti di obesità o adiposità localizzata, di smagliature, di mancata tonicità della pelle, di  capillari visibili sulle gambe,  o della tanto odiata cellulite sui glutei, il risultato è lo stesso: si  rinuncia al mare!

Su questo l’industria della cosmesi e della chirurgia estetica si gettano talora senza alcun riguardo all’etica. Slogan con scritto “il ritocco estetico last minute” sono comunissimi, si presentano diversi interventi di chirurgia plastica come se fossero delle vere passeggiate; cicatrici sempre più piccole, tempi di convalescenza ridotti al minimo.

Tutto per attrarre un pubblico che proprio perchè preso dal disagio estremo e dalla disperazione (spesso del tutto esagerata) si lancerebbe anche nel fiume con la promessa di migliorare il suo aspetto estetico.

Nessuno nega che veramente oggi le tecniche chirurgiche continuino a migliorare e che veramente i tempi di recupero siano sempre più brevi. Ma a mio personale parere per affrontare un intervento chirurgico come una mastoplastica, per fare un esempio è opportuno non farsi condizionare dalla fretta,  ma programmarlo con molta calma sapendo esattamente a cosa si va incontro e ciò che si desidera.

Non solo perchè è necessario vederci chiaro e non dover poi essere scontente come molte attrici oggi hanno il coraggio di amettere, ma per un infinità di motivazioni importanti che vanno  prese in considerazione prima e non dopo avere fatto l’intervento. Un fisico femminile androgino ovvero con poco  seno potrebbe perdere la sua naturalezza e intrinseca pecularietà con un seno della taglia diciamo normale, questo per fare un piccolo esempio, e ancora un seno rifatto anche alla perfezione su una pancia molle o su un sedere tropppo ingombrante non è detto che sortisca l’effetto estetico desiderato.

Bisogna togliersi dalla mente che il risultato arriva in poco tempo, questo è uno slogan pubblicitario. Il lavoro di abbellimento fisico per la prova costume dovrebbe  partire a Marzo-Aprile  per i casi più lievi e Gennaio-Febbraio per i casi più impegnativi. Una volta fatta la scelta di eseguire un intervento di correzione chirurgica è auspicabile che  questo intervento diventi la spinta per lavorare a 360°  su se stessi. Partendo da una corretta dieta e da un corretto allenamento fisico che in 3-6 mesi di lavoro daranno certamente dei frutti importanti anche sulla mente oltre che sul corpo.

In questo modo l’intervento di chirurgia plastica è raggiunto attivamente e non passivamente e  sarà il tocco finale di un lavoro più completo  di ricostruzione non solo esteriore. Sarà possibile  trovare  un nuovo modo di vedersi e di volersi bene in quanto si diventa i protagonisti  del nostro cambiamento.

Veniamo educati al consumismo anche in senso salutistico. Più impegno dovrebbe voler dire più merito. Non è pensabile affrontare il problema sovrappeso e cellulite solo in vista del costume da bagno

Inoltre l’estate  è fatta per stare all’aria aperta, per godere della natura, e non per stare in casa con l’aria condizionata in convalescenza post chirurgica o con l’ansia delle cicatrici che non devono prendere il sole.  Il rischio è che ci perdiamo il bello della vita  con la propensione a un concetto di bello del tutto privo di fondamento .

Si perchè la vera bellezza è un altra cosa è un concetto di armonia e come dice Gregg Braden il potere di vedere la bellezza rappresenta una scelta e corrisponde alla disponibilità di riconoscerne la presenza oltre che la disponibilità di trovare la perfezione in quello che spesso definiamo imperfezione.

Non facciamoci condizionare troppo dalle nostre paure e cerchiamo di trovare in noi stessi quella bellezza fatta anche dai nostri difetti, godiamoci l’estate e la natura e il mare senza nasconderci perchè è un vero peccato non sfruttare questa grande opportunità di sentirci liberi  e quando riusciamo a vivere  in questo modo diventiamo belli nel vero senso della parola.

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La ludomania

Catherine Bellwald La ludomaniaE’ una patologia ormai riconosciuta anche dal sistema sanitario, non si tratta di una spasmodica incapacità di vivere attaccati alle gonne di Ludovica o ai pantaloni di Ludovico ma della triste dipendenza dal gioco e da altre attività ludiche.

Si va dalle corse dei cavalli, al gioco da tavolo, ai giochi via rete, oppure ai giochi delle macchinette ma se vogliamo allargare la visione possiamo inglobare anche lo shopping o la ricerca di sesso a pagamento.

Il problema non è cosa si fa; il problema sta nel fatto che non si riesce a fermarsi, ci si trova di fronte a impulsi irrefrenabili; si tratta di una compulsione responsabile di un inevitabile e inesorabile  rovina sul piano economico.

Persone che perdendo importanti somme di denaro, sono poi disposte a tutto per nasconderlo ai loro cari, e perdono per questo per prima cosa la stima di loro stessi. Da questa situazione di squilibrio possono seguire altre dipendenze di conforto come alcolici, cibo in eccesso e altre malsane abitudini che sembrano aiutare ad  andare avanti ma che spesso conducono l’individuo alla perdita e disgregazione anche del mondo affettivo e di intere famiglie.

Questa patologia è difficile da vedersi dall’esterno in quanto le attività possono sembrare del tutto lecite, ovvero non si tratta di assunzione di droghe, ne di cibo in eccesso, ne di accumulare oggetti in casa fino a non poterci più vivere. Non si vede a meno che uno non conosca i diversi estratti conto e le entrate e uscite mensili. Il paziente talora è il primo a non rendersene conto. Ovvero pensa di non essere malato e tanto meno di aver bisogno di cure esattamente come nella maggioranza dei casi di disturbi mentali e del comportamento.

Inoltre  osare corrisponde  a una cosa che molti uomini temono e l’atteggiamento più frequente e comune è proprio quello di accumulare denaro nella paura di non averne abbastanza, lavorando a testa bassa per tutta la vita, concedendosi il minimo e sgobbando come dei muli. E di solito è sempre chi più possiede a far fatica a concedersi piaceri anche minimi ci avete fatto caso?

In realtà  la maggioranza delle persone tende sistematicamente a rinunciare ad alcuni piaceri rimandandoli sempre in avanti, lasciando il piacere personale sempre in coda al dovere che purtroppo incalza in continuazione. Ecco che queste persone in realtà sembrano più libere e meno attaccate delle altre al denaro e alla materia in senso lato, in un certo senso più sane

La difficoltà come in tutto è sempre nell’equilibrio tra distruggere e costruire. Sono due forze opposte ma entrambe necessarie. Se vogliamo creare una statua dobbiamo accumulare delle materie prime per darle una forma ma poi dobbiamo anche eliminare quello che non serve per definire la forma che desideriamo o che ci piace di più.

Accumulare oggetti in casa come alcune persone fanno senza mai eliminare quello che non serve proprio più produce un accumulo di oggetti che può impedire se portato all’eccesso poi di vivere in una casa ordinata ed esteticamente piacevole.

Lo stesso vale per il contrario, eliminare sempre quello che oggi non ci piace più e cambiare e cercare sempre il meglio del meglio in continuazione potrebbe portare all’incapacità di avere una casa finita che resta sempre incompleta e vuota come se fossimo sempre in trasloco o precari.

Ci troviamo sempre a dover ricorrere all’equilibrio. La nostra mente e il nostro emotivo sono fortemente bisognosi di questo concetto. Entrambe le azioni, costruire e distruggere, sono indispensabili per ottenere quello che desideriamo, per creare qualcosa. E’ altresì importante capire che per distruggere ci vuole molto poco e per costruire ci vuole spesso molto tempo.

Quel che accade è che chi sa costruire bene spesso resta attaccato alla sua costruzione e teme di distruggere. Chi non sa costruire continua a distruggere con facilità come fanno i bambini non per scarso attaccamento ma per incapacità di costruire e di valutare la costruzione.

Ecco che alterazione del comportamento con compulsioni che potremmo definire distruttive come  nel caso della ludomania sono in realtà un’incapacità di costruire, forse anche per paura di non riuscirci o per paura di perdere ciò che si costruisce. Nella medicina cinese il denaro e i possedimenti sono controllati dall’educazione sia essa formale che non formale, ovvero dal vissuto esperienziale e dallo studio vero e proprio inteso come conoscenza culturale e impoveriti da un eccesso di autorità che può anche rappresentare la figura paterna in senso stretto.

In quest’ottica credo possa essere molto utile a queste persone essere vicini a una figura maschile carismatica di cui avere fiducia e stima che possa fare da guida o da maestro con la M maiusciola oppure ritornare a studiare nel vero senso della parola con corsi di approfondimento e corsi serali di vario genere. Inoltre è l’individuo a controllare i propri possessi quindi per avere un buon controllo è necessario avere forza personale, cosa che possiamo avvicinare al concetto classico di autostima.

In sostanza uno squilibrio comportamentale che necessita di cure che a parer mio dovrebbero essere fornite su diversi fronti; da quello psicologico a quello ottenibile con sistemi fisici afarmacologici che possono andare dalla attività motorie, alla bioenergetica  e tecniche come la mindfullness fino all’agopuntura con l’intenzione di generare un equilibrio interno, stabilità emotiva, energia direzionabile e possibilità di imparare a costruire.

Molte sostanze fitoterapiche possono dare un contributo anche sul piano emotivo senza essere per forza degli psicofarmaci, ma è indispensabile agire in modo mirato e individuale per poter arrivare a un risultato che insieme al resto del lavoro potrà garantire un miglioramento. Anche l’utilizzo di psicofarmaci non è da escludere a priori quando con gli strumenti naturali il risultato è da considerare insufficiente.  I diversi orientamenti terapeutici non sono in antitesi gli uni con gli altri ma dovrebbero essere uno a sostegno dell’altro con un unico scopo: ottenere il miglior risultato possibile per ripristinare la salute e l’equilibrio dell’individuo.

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Genitori e figli: quando le esigenze dei bambini passano davanti a tutto

Catherine Bellwald Genitori e figli: quando le esigenze dei bambini passano davanti a tuttoSuccede sempre di più di vedere in Italia genitori spesso non più giovanissimi il cui intento e scopo è essenzialmente al servizio delle esigenze dei propri figli. Una gran cosa verrebbe subito da dire, ma quello che salta al naso è che come sempre manca l’equilibrio.

Se negli anni 70-80 nessuna madre allattava al seno oggi l’allattamento è molto spesso protratto oltre i 2 anni e talora anche fino ai  4. Il tutto non senza generare affaticamento fisico e anemia talora responsabile di disturbi fisici svariati quali lombalgia, gonalgia, insonnia. Se quando eravamo piccoli noi le vacanze erano al seguito dei genitori, oggi sono i genitori al seguito dei figli e le vacanze e il tempo libero degli adulti sono interamente dedicati al divertimento, agli sport e amicizie dei figli.

Insomma se prima succedeva che il papà non veniva mai alla recita di fine anno oppure come nel mio caso non veniva neanche alla laurea della figlia perchè doveva lavorare, beh oggi siamo passati dall’altra parte, l’intera programmazione del tempo libero è fatta sulle esigenze dei figli, quasi i genitori dovessero scontare la colpa del fatto che il tempo lo passano a lavorare. Insomma lavorare per mantenerli sembra non contare più un gran che anche se ci si fa in quattro,  è come se non fosse più un’azione da considerare come destinata anche al loro benessere.

Il pericolo è che di nuovo l’equilibrio venga meno, troppo di una cosa buona non significa che sia un bene. Troppo in realtà non è meglio di poco anche se riferita a una condotta positiva. Un nucleo famigliare è formato dai genitori e dai figli e ogni componente dovrebbe vivere e sviluppare se stesso non a discapito degli altri. I genitori non dovrebbero essere esclusivamente genitori, full time.

Il rischio è che ci si dimentichi di se stessi, del proprio sentire e delle proprie necessità, ci si identifichi totalmente e ci si perda in questo nobile e gratificante ruolo. Una visione questa che consente di sacrificare e trascurare tutto in nome dei figli, cosa che spesso rappresenta in realtà un sacrificio del tutto inutile e soprattutto non richiesto oltre che talora anche deleterio.

La coppia  è la prima a soffrirne, semplicemente scompare, si annulla. Niente sesso, talora si limitano anche i più semplici e naturali gesti di affettuosità tra uomo e donna. Le cene a due non ci sono neanche nelle occasioni speciali come San Valentino o come l’anniversario di matrimonio. Non  ci si permette neanche di litigare e di esprimere il proprio sentire, in questo modo lentamente si genera una progressiva lontananza tra genitori in grado di ascoltare e di parlare solo dei figli. Si mangia solo quello che piace ai ragazzi. Il piacere personale e le piccole attenzioni reciproche indispensabili nella coppia svaniscono per far posto unicamente al fantomatico ruolo di supergenitore vivendo ingiustificati e continui sensi di colpa per qualsivoglia altro desiderio! Senza che neanche  ci si accorga il rapporto di coppia non esiste più in assenza dei figli e facilmente perde  senso una volta che i figli sono cresciuti e si sono allontanati.

La vita di coppia deve restare viva, una cena e serata senza figli al mese dovrebbe essere di rigore come un piccolo viaggio all’anno. Il tempo per discutere e litigare si deve trovare magari uscendo a fare una passeggiata. Si deve trovare un modo per vivere l’intimità e anche per esprimere  quello che eventualmente non va bene.

Ogni singolo genitore dovrebbe a mio parere  avere la possibilità, oltre che di lavorare e seguire i propri figli, di seguire la sua indole, poter alimentare i suoi hobby o passioni, frequentare i propri amici senza sentirsi per questo inadeguato.

Per tornare all’allattamento è giusto informare le mamme  che l’allattamento troppo prolungato soprattutto in una donna già anemica e con costituzione non robusta può danneggiare la sua salute oltre che influenzare il suo tono dell’umore.

E’ difficile affrontare questo argomento senza essere rifiutati e allontanati, in alcuni casi è addirittura impossibile. Può succedere che i genitori si alterino e si sentano punti nel vivo, alla stessa stregua di un animale  che attacca chi si avvicina alla cucciolata anche se voleva solo accarezzare i cuccioli.

Ritengo personalmente che da questo sentimentalismo animico ovvero tipico del regno animale dovremmo gradualmente evolverci.

E forse le nuovissime generazioni saranno in grado di farlo anche grazie alla possibilità sempre più presente di viaggiare nel mondo e di vedere,  confrontare  e fare proprie anche abitudini e pensieri delle altre nazioni e culture.

Inoltre, come i piatti di una bilancia, tra un atteggiamento  di grande mancanza di attenzioni dedicate agli infanti  presente nel passato e un eccessivo e totalitario servizio, tipico dei giorni nostri, credo che prima o poi riusciremo a trovare la via di mezzo fondamentale per essere in armonia e  equilibrio.

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Il senso di colpa e i suoi danni

Catherine Bellwald Il senso di colpa e i suoi danniSembra di dire cose risapute ma quello che non tutti sanno è che il senso di colpa si traveste nelle più svariate forme e tormenta la mente di un numero davvero elevato di persone destabilizzandole e nei casi peggiori facendo fare loro esattamente quello che non vorrebbero.

Avete capito bene; molte azioni compiute, anche quelle apparentemente più nobili, spesso non son altro che un riparare al senso di colpa.

Sono moltissime  le persone che usano consapevolmente o inconsapevolmente  questo sistema per far fare agli altri quello che  a loro interessa. Me lo devi! E’ il minimo che tu possa fare! Allora non ti importa niente di me o di noi! Sei il solito a noi non pensi! Non ti fai mai vivo! Non ci sei mai!

Tutte frasi comuni, tutti ricatti, sottili ricatti mentali!

Difficile, se non sei stronzo dentro o se veramente non riesci a leggere tra le righe, comportarsi in modo libero e sincero. I bambini di questa tecnica hanno l’arte ma anche molti adulti. Si finisce per fare quello che l’altro pretende da noi, ovvero il più delle volte si subisce il ricatto e non si capisce veramente cosa sta succedendo.

Il pericolo di questo atteggiamento è che un giorno  il vento gira in modo diverso e alla mente appare palese quante scelte siano state guidate da questo orrendo sentimento: il senso di colpa.

Accade ad alcuni di cadere in depressione come sentendosi in prigione, ad altri accade la ribellione e allora sonori vaffanculo si alzano al cielo e si infrangono anni di convivenza o di relazioni purtroppo cresciute saldamente sul senso di colpa.

Il senso di colpa va cercato ed eradicato in ogni gesto e in ogni momento per non diventarne schiavi. Si può stare seduti per ore e giornate intere davanti alla scrivania a concludere poco sotto il profilo lavorativo, oppure concludere anche un discreto lavoro in termini pratici ma con un sottofondo musicale che canta continuamente: “Povero me quanto lavoro o quanto mi tocca sacrificarmi” e ovviamente il senso di ingiustizia o di invidia nei confronti di chi  sembra faticare molto meno di noi e che  di conseguenza diretta ci deve qualcosa… è sottile questo passaggio ma cercate di seguirlo.

Oppure si può lavorare sapendo onestamente che è quello che è meglio fare per noi e per gli altri ma con un sorriso sulla bocca senza rivendicazioni su altri, capite la differenza sostanziale? Ma anche stare sdraiati in panciolle su un letto a oziare  può significare fare molto; può permettere per esempio di costruire un rilassamento mentale e un prezioso isolamento e contatto con se stessi. Senza che nessuno lo sappia o lo veda avremo costruito qualcosa. Magari  anche solo la consapevolezza di quanto abbiamo di più prezioso, di cosa fare e di come farlo al meglio.

Avete capito? E’ il dover continuamente dimostrare o l’aver paura di non essere mai abbastanza: bravi, onesti, impegnati e lavoratori,  buone moglie, mariti, genitori o figli che ci rovina e condiziona tutte le nostre scelte.

Un po’ di sano egoismo non è un male! Lo faccio per me! Per me e solo per me! E’ quello che piace a me! Non c’è niente di cui vergognarsi. Frasi tipo:  vado a fare una passeggiata, esco con gli amici a cena, faccio un week end in montagna, una settimana al mare non hanno bisogno di una giustificazione!

Conosco un sacco di persone che al rientro dalle vacanze sembra che si debbano giustificare e allora vengono fuori discorsi sull’orlo dell’assurdo, quasi come se andare in vacanza fosse uno sforzo o un compito e non un piacere!

Attenzione non dico che delle altrui necessità ci si debba lavarele mani alla Ponzio Pilato! Ma occorre rendersi conto che è una nostra scelta fare o non fare una cosa per gli altri, che non siamo affatto costretti a farlo e se la facciamo la vogliamo fare perchè la riteniamo giusta e corretta e non per paura di non essere abbastanza bravi.

Tra il fare per gli altri e il fare per noi deve esistere un equilibrio sano. Avere figli non giustifica l’assenza di importanti momenti di intimità che siano a sfondo sessuale o solo conviviale. Essere sposati non giustifica il fatto di non avere mai momenti per se stessi ovvero cose da fare, interessi personali, amicizie o altro. E non deve per forza esserci uno sfondo di lavoro che giustifichi la nostra assenza da casa, possiamo farlo semplicemente perchè ci va o ci piace!

Sono importanti i momenti di coppia, sono importanti i momenti con gli amici, sono importanti i momenti in famiglia più o meno allargata, ma sono importanti e sacrosanti i momenti con noi e basta! Esattamente nello steso modo e non hanno un valore inferiore; siamo, noi condizionati dal perbenismo, che lo consideriamo inferiore. Ma il vero errore sta nel credere che questi gesti a sfondo altruistico siano dimostrazione d’amore;  l’amore quello vero non deve essere dimostrato, questa è cosa certa.

Fate degli esperimenti, buttatevi sul letto quando meno gli altri se lo aspettano, vi chiederanno se state male, oppure sentirete il giudizio vostro e delle altre persone cadervi addosso come una ghigliottina e allora ascoltate e cercate di fare qualcosa per essere più liberi anche nelle mura di casa vostra. E’ il primo passo! Poi iniziate a costruire momenti solo vostri senza giustificarli. Ricordate i primi giudici di noi stessi siamo sempre noi!

Se invece siete dei fancazzisti incalliti e non avete legami con nessuno… beh allora per voi la regola e l’esperimento funzionano all’opposto!  Non fatevi fregare!

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Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologico

Catherine Bellwald Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologicoSono molti i post che ho dedicato all’ agopuntura e alla fitoterapia cinese, cercando di spiegare il loro meccanismo d’azione. Molta confusione esiste ancora su tutta l’area delle medicine chiamate complementari o alternative. Il rischio è che si metta tutto in un unico calderone senza ben capire le differenze tra una cura e l’altra.

Un argomento davvero interressante da analizzare è relativo a quello che potremmo definire il loro intervento omeofisiologico. Le cure omeofisiologiche agiscono in modo diverso rispetto  alla medicina occidentale e si discostano anche dalla medicina omeopatica.

La medicina occidentale, sia essa chirurgica che farmacologica, può essere definita antipatologica ovvero  si pone in opposizione con la malattia o con i sintomi della malattia da trattare, antiinfiammatori, antiacidi, antipertensivi, antitussigeni, antistaminici.

La medicina omeopatica invece usa il principio opposto ovvero cura usando un principio  di similitudine con la malattia stessa, per esempio se una particolare sostanza  assunta in modo eccessivo genera un disturbo simile a una specifica malattia ecco che la sua assunzione in dosi infinitesimali potrà curare quella specifica malattia.

L’agopuntura e la fitoterapia invece non lavorano sulla malattia  usando il simile e neanche il suo opposto, lavorano sulla fisiologia ovvero su come il corpo e la mente dovrebbero lavorare in condizioni ottimali.  La fisiologia d’altro canto  è un concetto di equilibrio mentre la patologia è un concetto di equilibrio perso.

La prima osservazione da fare è che l’agopuntura e la fitoterapia dovrebbero essere usate per prevenire le malattie, esse rappresentano infatti il principio della prevenzione in quanto capaci di conservare la fisiologia e quindi la salute.

Questo discorso che sta tanto a cuore a tutta la medicina occidentale non trova infatti nelle terapie farmacologiche una possibile risposta.  Le case farmaceutiche di questo si sono accorte e scimmiottano il concetto di cura naturale.

Rubando idee e fitoterapici, e chiamandoli con altri nomi e spesso cercando la molecola o il principio attivo del fitoterapico in questione da usare come farmaco, lo definiscono naturale ma il risultato è che il principio, prodotto artificialmente o staccato dal suo naturale contesto, perde tutta la sua natura omeofisiologica.

Un’idea da sfatare è quella di considerare  l’agopuntura e la fitoterapia come non  adatti a curare un quadro conclamato e avanzato di patologia. In alcuni casi è utile, anzi consigliato, soprattutto nel caso dell’agopuntura, non sospendere la terapia farmacologica in corso a maggior ragione  se assunta da molto tempo.

L’ ipnotico, l’ ansiolitico, l’ antidepressivo e gli antidolorifici possono essere sospesi gradualmente in seconda istanza quando il paziente inizia a sentire il beneficio del trattamento. I farmaci non sono assolutamente in antitesi con il lavoro omeofisiologico, le cure possono  essere associate soprattutto se funzionanti e utilizzate da tempo.

Facciamo un esempio; un paziente abituato a prendere diversi antidolorifici tutti i giorni inizia a trattare il suo dolore con l’agopuntura. In modo concomitante, i farmaci andranno diminuiti in modo graduale e progressivo, fino ad arrivare a quota zero se la patologia non è troppo avanzata o cronicizzata.

Per la fitoterapia il discorso è più complesso perchè ci possono essere delle interazioni tra le diverse sostanze soprattutto se i dosaggi terapeutici sono molto elevati. In questo caso vanno conosciuti tutti i farmaci assunti per considerare le varie possibilità di interazione indesiderata.

In sintesi il lavoro omeofisiologico dell’agopuntura e della fitoterapia possono essere una valida alternativa di cura in molte patologie ancora in fase iniziale ma anche un importante supporto in patologie severe anche in associazione ad altri tipi di terapia.

Il trattamento in alcune patologie croniche diventa una sorta di bastone che riduce la necessità di assunzione dei farmaci e ne controlla i sintomi con dosaggi minimi, riducendone così gli effetti collaterali indesiderati.

Naturalmente il tempo per cui protrarre il trattamento è direttamente proporzionale alla gravità e alla profondità della patologi; un dolore anche molto acuto presente da una settimana in assenza di franche lesioni organiche che devono essere necessariamente escluse, sarà trattato velocemente.

Un dolore più sordo presente da oltre 6 anni associato a posture e alterazioni fisiche varie necessiterà un tempo minimo di trattamento paria ad almeno 6 mesi di cure. Un paziente affetto da artrite reumatoide potrà giovare a tempo indeterminato dell’agopuntura per limitare l’assunzione giornaliera di farmaci.

Lo stesso discorso vale per la fitoterapia; un trattamento  per una bronchite o cistite acuta avrà dosaggi importanti e darà se ben prescritta risultati anche immediati. Un fitoterapico per curare l’ansia o le vampate darà subito dei risultati che però avranno bisogno di essere consolidati e migliorati con un trattamento prolungato nel tempo.

E’ quindi sbagliato pensare che i risultati sono assenti all’inizio. I risultati, soprattutto se la patologia è presente da molto tempo, saranno  piccoli all’inizio e aumenteranno con il passare del tempo. Si tratta di un percorso di cura dove, come in ogni cosa, ci sono momenti buoni e momenti meno buoni. Un pò come quando si sale su una montagna; ci sono momenti dove è facile vedere dove stiamo andando e la vetta sembra vicina e momenti in cui non si vede più la cima e la strada sembra persa.

Sta al medico condurre e spiegare con pazienza che queste fasi esistono fisiologicamente, come i piatti di una bilancia che tende verso un  equilibrio e che l’importante è comunque avvicinarci  sempre di più e costantemente al nostro obiettivoiniziale: la salute fisiologica.

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L’avidità e il pensare in piccolo

Catherine Bellwald Lavidità e il pensare in piccoloNon conoscevo il significato di questa parola finche non ho incominciato a farmi due domande sul perchè di molte situazioni tipicamente umane.

Non è il talento, il coraggio di rischiare con il proprio e l’attività individuale che creano il grosso divario economico; è l’avidità della mente umana.

Se in ogni situazione guadagno bene lasciando che anche altri guadagnino o beneficino di un certo vantaggio non va bene, non è abbastanza! Devo guadagnare solo io.

Questo modo di pensare è la vera piaga dell’umanità. Non siamo tutti uguali; ci sono menti imprenditoriali e menti che non vogliono responsabilità e desiderano essere guidate. La fregatura è che a tutti i livelli della scala economica e sociale l’avidità rovina ogni cosa, dal imprenditore delle multinazionali che spreme al massimo ogni situazione, al dipendente comunale che 20 minuti prima della fine del suo turno ha già chiuso i battenti senza guardare in faccia a niente.

E’ un modo di pensare infantile e piccolo, il benessere degli altri è ancora il nostro benessere, se possiamo giocare o lavorare bene in due sullo stesso ambiente perchè non farlo? se possiamo dare vantaggi e buon servizio sociale  impegnandoci al massimo perchè non farlo? Se  c’è da mangiare per tutti perchè dovrei voler mangiare solo io? Invece non è così, succede che ognuno vuole l’intera torta a rischio di buttarne via i tre quarti. Non si condividono il  successo, l’ inventiva, l’ esperienza, l’impegno e tanto meno il proprio tempo libero e la proprietà privata. Si teme dividendoli con altri di perdere la propria forza ma non è così; da sempre nuclei religiosi come gli ebrei piuttosto che altri gruppi hanno dimostrato il contrario.

Non intendo dire che tutto è di tutti, lungi da me questo ragionamento distorto e puerile. Una pepita d’oro distribuita su 100 persone diventa un niente a testa! Sto parlando del vero lavoro di gruppo pur mantenendo ognuno le proprie individualità.

Questa regola è conosciuta anche nel mondo finanziario. Ma è l’essenza di questo principio che sfugge. Non accontentarsi mai, sembra da un lato un ottimo modo di affrontare la vita ma è come tutte le cose importanti un’arma a doppio taglio: non accontentarsi e voler migliorare se stessi studiando, cambiando, raffinandosi e continuando a imparare dai propri errori è una cosa.

Non avere mai abbastanza in senso economico stretto, significa chiedere sempre non quello che è giustamente adeguato al nostro sforzo individuale e creativo ma arraffare il più possibile, sfruttando al massimo quello che si può da ogni situazione a discapito di tutto e di tutti. Non ci si sente mai un team ma un singolo individuo e allora non si guarda in faccia a nessuno si pensa solamente a se stessi.

Mio! avete presente cosa fanno i bambini? Uguale! Peccato che così facendo rendiamo aridi e poveri noi stessi e tutto quello che tocchiamo, la nostra stessa mente diventa sempre più piccola. I poveri e i paesi poveri saranno sempre più poveri e così la Terra. L’anno scorso tonnellate di greggio, quest’anno tonnellate di acqua radioattiva, cosa ne sarà del  mare che riveste gran parte di questo pianeta? Resisterà ancora? O prima o poi ci farà pagare il conto?  Il saldo finale in realtà diventa in questo modo sempre più salato!

Queste dinamiche si ritrovano nel tessuto della nostra società nel piccolo come nel grande. In sintesi l’avidità è l’antitesi dell’armonia e per questo motivo produce a lungo andare situazioni alle quali diventa impossibile porre rimedio. Iniziamo a pensare in grande; alziamo la testa e proviamo a guardare oltre il nostro naso. E’ il momento di crescere. Proviamo a mettere nel nostro lavoro quello che sentiamo e abbiamo compreso della vita senza pensare che il lavoro è solo un modo per portare a casa la pagnotta o per sviluppare a dismisura il nostro ego.

Il lavoro deve diventare un modo come un altro per esprimerci e per ricercare equilibrio. Solo così possiamo pensare di costruire un mondo che abbia un futuro da non temere.


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Come andare in vacanza tutti i giorni

Catherine Bellwald Come andare in vacanza tutti i giorniSono molte le persone che mi dicono “non vedo l’ora di partire per le ferie, non ne posso proprio più”. Ma in fondo le ferie cosa sono? Non è solo il non dover fare niente, non avere quindi doveri da adempiere?

Non ci sono forse persone che in vacanza si mettono a fare grandi manovre di pulizia, di giardinaggio, di falegnameria o altro? Grandi scalate in montagna, grandi cene o pranzi con amici. Insomma non è il fare il vero problema è la libertà di fare ma soprattutto il contatto con la natura la vera forza della vacanza.

Che sia montagna, lago o mare è la possibilità di aprire la finestra e vedere la natura e stare all’aria aperta il vero cardine della vacanza. Ma quello che mi chiedo è ma quando siamo in città ci capita di pensare che la natura è comunque intorno a noi o semplicemente ce ne dimentichiamo?

Ci sono fantastici parchi o aree verdi in quasi tutte le città, ci andiamo regolarmente ogni volta che abbiamo una pausa o una giornata più leggera o nel week end? In Cina è comune vedere tutte le mattine persone di tutte le età praticare arti marziali  e esercizi fisici di vario genere.

Ci capita in città di alzare il naso al cielo non solo per lamentarci del brutto tempo, pioggia o afa che sia ma semplicemente per apprezzare il colore azzurro del cielo, il colore rosa del tramonto e l’infinito tappeto di  stelle?

In questi giorni di calore moderato mi capita spesso di andare a correre o camminare sull’argine del fiume Po al tramonto, il colore ancora verde  dei campi coltivati e dell’erba, le farfalle che danzano tra di loro, gli uccellini che avvolgono il silenzio.  Si entra magicamente in una condizione  di vacanza.

E’ molte più  facile di quanto non si creda  trovare  colori, profumi e  suoni della natura, a un passo da casa nostra per giunta. Ci sono oasi verdi meravigliose anche nelle più grandi città del mondo e guarda caso anche nella nostra città e magari neanche ci abbiamo  mai messo il piede. E’ sufficiente davvero poco, ma  molti preferiscono aspettare di partire per le vacanze e lamentarsi per il resto dei 340 giorni dell’anno

Se è vero che la vacanza è una condizione mentale è altresì vero che la natura esiste al di là degli edifici e dei palazzi delle grandi città. Anche se fiumi di petrolio la hanno aggredita e le radiazioni la stanno violentando lei  per ora tiene botta con grande e incessante generosità. Rincasare con la testa china e dirsi continuamente: adesso è tardi,  sono stanco, devo ancora fare alcune faccende, ho fame, ho proprio bisogno di fare una doccia, devo fare quella e quella e tal’altra faccenda… le scuse e le priorità sono tutte buone.

Perché non uscire nel parco più vicino regolarmente? E’ forse necessario avere un cane o un bambino per andare a cercare un’area verde vicino a casa e fare due passi? Perché non farlo sistematicamente?  Abbiamo bisogno di luce come fossimo fiori e la natura è un nutrimento essenziale capace di fare emergere dal nostro corpo quello che abbiamo di più sacro; il nostro essere e la nostra energia interna.

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Considerazioni sul nucleare: l’equilibrio instabile non si tocca

Catherine Bellwald Considerazioni sul nucleare: lequilibrio instabile non si toccaMi è capitato ieri di essere dal fruttivendolo in coda ad aspettare il mio turno, una Signora di età tra i 70 e 75 anni mi guarda con occhi scherzosi e mi dice” vengo sempre .. sperando che prima di morire .. la verdura e la frutta possano piacermi!”. Inizio una sonora risata ” troppo simpatica” penso tra me e me; la signora continua dicendomi ” è che sta roba non sa proprio di niente! Io mangio solo carne e carne cruda” .

La fruttivendola conoscendomi controbatte” i dottori dicono che bisogna mangiarla” e la Signora a sua volta ribatte dicendo ” guardi io ho visto un dottore quando ho partorito..  è dal 52 che non prendo neanche l’influenza!” poi aggiunge ” ma i fiori di zucca quando arrivano che almeno li faccio fritti!”

A quel punto ero piegata in due dalle risate e pensavo questi sono i casi che anche come medico non toccherei. Anche i fumatori estremi che godono di ottima salute fino a 90 anni sono un altro esempio, quasi un paradosso medico! Si è creato un equilibrio che non deve essere toccato anche se il buon senso suggerirebbe di modificare queste abitudini,  da tutti considerate non salutistiche.

E’ come quando avete un elettrodomestico vecchio e decidete di cambiare una scheda interna oppure una piccola parte del sistema, è finita, dal qual momento in poi è l’inizio del tracollo funzionale.

E’ come se un oggetto si trovasse in precario equilibrio e voi decidete di fissarlo con uno spago per sicurezza, andandolo a toccare create un disastro annunciato. Anche cambiare casa o abitudini soprattutto a una certa età può essere un vero pericolo per la salute. Anche se passate da un clima schifoso come quello della nostra padania a quello secco e caldo dell’Africa.

Insomma non tutto quello che fa bene, fa sempre bene e vice versa ovviamente, quindi attenti  a dare consigli salutistici e dispensare favori da buon samaritano non sempre ciò che è sano e buono è consigliato a tutti.

Ma per tornare all’attualità e al disastro in Giappone, una cosa è certa: il nucleare ovvero interferire con il nucleo della materia, che si tratti dell’utlizzo dell’energia subatomica che si tratti di alterazioni del DNA sui cibi, piante e microrganismi, significa lavorare con quanto di più instabile ci possa essere nella materia, non vi è niente di più difficile  da controllare soprattutto a lungo termine.

Grandi, certamente enormi le loro potenzialità in termini di rendimento economico e non solo. Una volta fuori controllo però, i benefici ottenuti sono interamente e grandemente sorpassati dal potenziale castrofico di queste gigantesche forze microscopiche.

Vale la pena prima di votare per il referendum di Giugno, informarsi e studiare l’argomento in modo approfondito, non ascoltando il parere dei politici e commercianti ma di studiosi e scienziati  disinteressati al risultato economico o di gloria personale. Non limitatevi ai giornali e ai programmi televisivi, andate alla fonte partite dall’abc: cosa è una radiazione elettromagnetica, cosa produce la radioattività sul corpo, cosa sono le barre delle centrali nucleari e le cosiddette scorie radioattive, cosa vuol dire la fusione del nucleo, cosa è già successo nella storia delle centrali nucleari.

Ricordiamoci sempre che la nostra visione scientifica  è sempre solo parziale e che l’equilibrio dell’organismo terra come di tutti gli organismi viventi verte su un sistema la cui complessità va ben oltre la nostra capacità di analisi.

E infine non dimentichiamo che una cura o un sistema per produrre energia non devono solo essere vantaggiosi ma anche sicuri a lungo termine e per possedere questa qualità deveno essere stabili ovvero capaci di adattarsi alle variazioni che sono insite e connaturate alla nostra tendenza che è inequivocabilmente in continuo mutamento.


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Il bisogno di mettere ordine

Catherine Bellwald Il bisogno di mettere ordineSuccede comunemente che, con l’inizio dell’anno, molte persone sentano la necessità, quasi il raptus, di mettere ordine in casa, in ufficio, in macchina. E così, al posto di godersi le vacanze, ci si mette a svuotare armadi, cassetti, sottoscala, mansarde, cantine, box.

Niente paura: non siete diventati matti. Non si tratta di una forma maniacale, è semplicemente un desiderio di ordine mentale che si trasforma in fisicità per manifestarsi in modo concreto nella vostra vita.

Non è necessario l’ordine fisico per avere un ordine mentale, ma certamente le due cose vanno bene insieme e si aiutano a vicenda. Non è sufficiente avere un ordine esterno per possedere un ordine mentale e, viceversa, non è detto che chi possiede un ordine mentale sia circondato da un ordine esterno.

Il desiderio di mettere ordine fisico però coincide con un desiderio di concretizzare nella materia un ordine che si desidera o si possiede anche internamente. E in un certo senso un desiderio di iniziare da capo, di fare un punto della situazione di trovarsi e di capire dove e come si vuole procedere. E se per fare questo passo può aiutare il fare ordine in casa… tranquilli: è un buon inizio. Fatelo senza timori anche se i parenti o amici vi diranno che siete matti.

Buttare il vecchio per fare spazio al nuovo è un passo importante, che fatto nella materia può consentirci di sperimentarlo anche mentalmente ed emotivamente. Si tratta di un desiderio di cambiamento e di miglioramento di se stessi. Questa condizione di ordine ci permette una visione più chiara della nostra esatta posizione e del nostro personale modo di essere e può diventare più facile prendere la mira sull’obiettivo che desideriamo raggiungere.

Buon lavoro  a tutti coloro che sentono questa necessità e state tranquilli: non vi stancherete più del necessario. Alcune volte il non far nulla stanca di più e produce tensioni, ma attenzione a come vi muovete; siate consapevoli del vostro corpo nel sollevare eventuali pesi e nel salire o scendere le scale. Imparate a lavorare ascoltandovi, curate il modo adeguato di usare la schiena e le diverse parti del corpo e soprattutto sentite quando è il momento di fermarvi.

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Prevenzione neve e ghiaccio: siamo pratici

Catherine Bellwald Prevenzione neve e ghiaccio: siamo praticiSia la neve  che il ghiaccio riducono la nostra aderenza al suolo e il rischio di scivolare aumenta in modo esagerato. Di solito  nei giorni di neve e di ghiaccio il pronto soccorso si affolla di persone che hanno subito un trauma più o meno grave. Le raccomandazioni sono sempre le stesse, andate in treno se potete, obbligo di catene in macchina e per gli anziani, il consiglio di non uscire di casa.

Ma l’inverno è lungo e queste raccomandazioni possono portare un assenteismo diffuso che  sommato a quello dovuto alle patologie da freddo rischia di  danneggiare ulteriormente l’economia del nostro paese. Il pericolo è che ai primi fiocchi di neve si generi un eccessiva apprensione. Una cosa è la grande nevicata che da noi capita veramente in modo occasionale e allora tutto si ferma quasi per incanto, il grande freddo ha avuto il sopravvento su tutti i nostri doveri un po’ come quando si ha la febbre alta, un’altra cosa sono le piccole nevicate miste ad acqua.

Il discorso  in questo modo è riduttivo e troppo semplicistico, non si tratta di un lavoro di prevenzione serio e pure poco utile.

Per le machine potrebbe essere una ottima un idea, istituire  dei corsi di guida su terreno bagnato, innevato e ghiacciato, curve, frenate, salite e discese sotto la supervisione di esperti. Non basta dire andate piano è troppo facile è come dire ai ragazzi usate il preservativo e sciacquarsene le mani alla Ponzio Pilato! Ogni anno un ripassino a bassissimo costo con lezioni teoriche e pratiche fatte da persone competenti si intende. Il SUV e i pneumatici da neve non garantiscono una guida sicura, se chi guida non ha nessuna esperienza.

Per le cadute a piedi è lo stesso, dire non uscite di casa è facile ma nella pratica non è così semplice. La prima causa di caduta è la fretta, la seconda è avere scarpe non adatte e la terza una scarsa capacità di recuperare il proprio equilibrio, per avere il quale è necessario avere un corpo sciolto, tonico e scattante. Anche in questo caso si deve lavorare individualmente su muscoli e articolazioni evitando una vita sedentaria. Eseguire, soprattutto a una certa età o in caso di lesioni articolari alle caviglie o alle articolazioni degli arti inferiori, un training per l’equilibrio, camminare su terreno molle e accidentato, a occhi chiusi, tavolette mobili e strumenti tecnologici possono essere utili strumenti per migliorare l’equilibrio.

Per le scarpe possiamo dire che oggi si vendono dei gran stivali antifreddo larghi e morbidi, dove il piede è poco sostenuto e senza suola a carrarmato, sono delle calzature estremamente comode e antigelo ma non adatte a camminare su terreno scivoloso. Le scarpe per l’alta montagna infatti prevedono sempre una suola molto scolpita e l’intera calzatura sostiene la caviglia in modo da creare un tutt’uno in grado di  ottimizzare la risposta del corpo al recupero dell’equilibrio e riducendo al minimo la possibilità di scivolare.

Esattamente come le catene sui pneumatici, queste scarpe attualmente di gran moda sono poco adatte a superare le difficoltà di un terreno ghiacciato e scivoloso, senza metterci in seria difficoltà. Le calze per pneumatici o socks invece sono un invenzione dei Norvegesi e possono  farci arrivare a destinazione sani e salvi. Si indossano velocemente sui pneumatici senza bisogno di grandi manovre, possono viaggiare anche  su asfalto pulito come su asfalto coperto da uno strato minimo ma pericoloso di neve e o ghiaccio.

Mentre le catene come tutti sanno possono essere usate e diventano veramente utili solo quando  a terra la neve è discretamente alta, quindi se come succede spesso si passa da strade pulite a strade innevate dovremmo togliere e mettere le catene magari più e più volte prima di arrivare a casa. Il risultato è che poi quando servono non si mettono o peggio non si sanno neanche mettere perché non siamo stati addestrati a farlo.

E’ utile sapere che In Svizzera e Francia e in molti paesi nordici  si vendono comunemente nelle farmacie delle piccole catene da scarpe, sono in elastico e si adattano a qualunque scarpa, basta avere il numero giusto. Questi piccoli attrezzi, possono trasformare le vostre scarpe in  scarpe chiodate in men che non si dica, riducendo il rischio di scivolare in caso di ghiaccio importante, un piccolo ausilio di facile trasporto ma in alcuni casi… salva femore!

Pensiamo quindi alla prevenzione e alla nostra sicurezza in modo un po’ più articolato e completo, le catene  a bordo vanno bene ma prima impariamo a guidare, poi impariamo a metterle le catene e soprattutto teniamoci  a portata di mano i socks da pneumatici, dei guanti, coperte e strumenti per rimuovere il ghiaccio con facilità per l’emergenza. Per evitare le cadute a terra ricordiamoci di rimanere allenati e di fare eventuali training specifici se evidenziamo delle difficoltà di equilibrio. Acquistiamo scarpe adatte e, perché no, teniamoci in borsa i copri suola a catena o chiodati, potrebbero salvarci il femore !

Insomma cerchiamo di essere pratici, non facciamoci spaventare da due fiocchi di neve e nello stesso tempo  cerchiamo di non farci sorprendere dalla neve e dal ghiaccio; che diamine siamo in inverno!

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Regolare la funzione della tiroide in modo naturale

Catherine Bellwald Regolare la funzione della tiroide in modo naturaleLe disfunzioni tiroidee sia in ipofunzionamento che in iperfunzionamento sono in aumento negli ultimi anni.

La Tiroide come tutti sanno funziona come gli organi sessuali ovvero secerne ormoni sotto l’influenza  dell‘asse ipotalamo ipofisario con una serie di meccanismi di controllo a feed back negativo.

Che vuol dire? Il capo ( l’ipotalamo) ordina al suo vice (l’ipofisi), di dare ordini al suo direttore di produzione (l’ipofisi), di far lavorare i suoi operai (cellule tiroidee), per produrre un gel lubrificante a base di iodio. Una volta prodotto la sua presenza arresta il sistema di richiesta.

La presenza del gel (ormoni tiroidei) facilita la velocità della nostra macchina riducendo l’attrito degli ingranaggi, se il gel è troppo la macchina rischia di accelerare senza controllo se è troppo poco si ingrippa e rallenta ben al di sotto del suo potenziale di motore!

La regolazione esatta della quantità di ormoni prodotti e presenti in circolo è per la nostra macchina corpo, di fondamentale importanza. Tutti sanno che un’insufficiente produzione di ormoni tiroidei determina sovrappeso, temperatura basale inferiore alla norma, facile affaticabilità e anche apatia e depressione del tono dell’umore, fino al mixedema pretibiale. Una sua eccessiva produzione e concentrazione ematica è responsabile di tachicardia, dimagramento eccessivo e fino ai quadri di esoftalmo. Questo non significa che tutti i soggetti grassi e depressi soffrono di ipotiroidismo  e tutti i pazienti magri e nervosi di ipertensione!

Gli ormoni tiroidei gestiscono il metabolismo e di conseguenza la temperatura corporea e il sistema catabolismo-anabolismo, ma la cosa non è così semplice. Le interferenze con questi sistemi sono molteplici: gli ormoni sessuali, il cortisolo, il glucagone e l’insulina. Infine la leptina che è un ormone di recente scoperta sembra poter agire direttamente sulla tiroide e sulla produzione di ormoni tiroidei superando e il feed back negativo ipotalamo ipofisario. Ogni ormone poi a sua volta varia con il variare di numerose altri ormoni e il network bioumorale si rende molto più complesso di quanto non si possa immaginare.

E’inoltre noto che le disfunzioni della tiroide sono più frequenti in menopausa e durante la gravidanza, questo legame tra funzione ormonale tiroidea e funzione ormonale riproduttiva sembra proprio sottolineare l’interferenza e l’interfaccia funzionale di questi ormoni. Anche la libido può modificarsi in corso di disfunzioni della tiroide .

Ricordiamo che alcune sostanze farmacologiche come il litio, l’ interferone, l’amiodarone, i mezzi di contrasto , ma anche conservanti oltre che alcuni saponi e dentifrici contenenti triclosan possono ridurre la funzionalità della tiroide. Molto rumore per niente fu data anche alla soia a questo proposito ma lavori scientifici hanno dimostrato che la soia non è dannosa per la tiroide neanche dei piccoli.

L’assunzione regolare di iodio con l’alimentazione è indispensabile per garantire la funzionalità della tiroide  proprio perché gli ormoni tiroidei contengono Iodio ed è necessaria una assunzione orale giornaliera pari a 150 mcg, dosi minime (pari o inferiori a 50mcg/die) prolungate nel tempo producono ipotiroimo e dosi elevate pari o superiori a 1000 mcg/die prolungate nel tempo producono ipertiroidismo.  Dal 2005 sono stati introdotti in Italia il sale iodato e l’aggiunta di iodio all’acqua potabile per limitare l’ipotiroidismo endemico, sempre per questo motivo si raccomanda l’utilizzo di pesce, alghe, noci di cocco nelle diete a basso contenuto di iodio.

Altri fattori noti per la capacità di modificare la funzionalità tiroidea sono  la temperatura e lo stress. In particolare se la temperatura si abbassa e se aumenta il livello di stress viene aumentata la produzione di ormoni tiroidei. A questo proposito il mantenere costante la temperatura attraverso ambienti riscaldati e climatizzati facilita il rallentamento e in un certo senso il torpore del meccanismo tiroideo. Vice versa una condizione permanente di stress sul luogo di lavoro o in casa produce una iperstimolazione tiroidea che inizia con un aumento del FSH.

Non uscire mai di casa o dal proprio ufficio e vivere intere giornate al chiuso senza vedere la luce naturale in atmosfere viziate a temperatura costantemente medio alta è di per sé causa di possibili alterazioni bioumorali. In effetti i bambini si portano fuori al parco almeno un’oretta al giorno e così per i cani. Ma chi pensa agli  uomini? No; loro devono lavare e basta! Ecco che praticare sport o attività aerobica all’aria aperta anche in inverno ovviamente se abbigliati in modo congruo consente di stimolare in modo naturale  questo misterioso e sofisticato organo.

Non è un caso se negli allevamenti intensivi di bestiame la temperatura è mantenuta  sistematicamente e costantemente invariata, per far ingrassare le bestie e rallentando il loro metabolismo basale e tutte le reazioni enzimatiche del complesso network biochimico del corpo. Quindi se potete almeno nei giorni festivi evitate di  rimanere costantemente blindati in casa con il riscaldamento a paletta!

Limitare lo stress è certamente la parola d’ordine di questo secolo ma non solo per la tiroide oggi tutti gli scienziati sono d’accordo nell’affermare che questa condizione se mantenuta a lungo può essere la causa principale di numerosi disturbi e patologie fra cui anche la possibile formazione di noduli tiroidei come risposta alla ipersollecitazione mediata dall’aumento del  TSH.

Le patologie autoimmuni sono un discorso a parte ma spesso colpiscono la tiroide un esempio è dato dalla  tiroidite di Hashimoto. Per alcuni studiosi le patologie autoimmuni sono considerate  il risultato di una sollecitazione  eccessiva del sistema immunitario, paragonabile a un poliziotto  psichicamente squilibrato capace di sparare con il mitra su chiunque usi il clacson per strada…insomma  non più un controllo contro la malavita ma un autentico pericolo latente pronto a scatenarsi.

L’utilizzo dei vaccini così come la continua irritazione dell’intestino sede della maggior parte della risposta immunitaria sono per alcuni la possibile causa di queste sempre più frequenti irritazioni del sistema immunitario che al posto di difenderci contro agenti esterni e alterazioni cancerogene attacca i propri  tessuti sani non riconoscendoli come tali.

Mantenere un assetto ormonale equilibrato è cosa molto complessa e il risultato di un network biochimico ancora sconosciuto, non basta sostituire l’ormone tiroideo mancante  o ipoprodotto o impedire farmacologicamente la sua attivazione per  risolvere il problema. La terapia non è sufficiente a ripristinare i delicati rapporti esistenti tra i diversi assetti ormonali e tanto meno a risolverne le cause di squilibrio.

Lo stile di vita, la dieta sono fondamentali così come la capacità di limitare lo stress sia cercando un atmosfera di lavoro e famigliare in sintonia con la nostra natura, che uscendo il più possibile  all’aria aperta, o praticando sport e possibilmente anche discipline orientali come lo yoga, il taichi, il chi gong, la meditazione  e molte altre.

L’agopuntura può  essere considerata un valido strumento per il ripristino di un equilibrio interno, perché non lavora  su un singolo ormone in modo diretto o chimico ma su l’intero assetto e network biochimico in modo indiretto. Infine numerosi fitoterapici possono essere utili per regolarizzare la funzionalità tiroidea, soprattutto nei casi di disfunzione subclinica.

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Lasciarsi andare

Catherine Bellwald Lasciarsi andareL’estate, e in particolare le vacanze estive, per molte persone rappresentano un’occasione per lasciarsi andare, ma non nel senso positivo del termine.

In Italiano  e anche in Francese “lasciarsi andare” ha una connotazine anche positiva, intesa come abbandonarsi a  e  concedersi  uno spazio vuoto e senza pensieri. No, non parlo di quel lasciarsi andare, parlo del senso di trascurare se stessi con la fantastica scusa che è più comodo così!

E’ qualcosa che colpisce uomini e donne nello stesso modo, è la possibilità per gli uomini di girare in casa con boxer e canottiere oscene con ai piedi delle ciabatte terribili. Per le donne è la possibilità di indossare grembiuli e ciabatte  oltre che, ovviamente, un intimo inguardabile senza un velo di trucco e senza sistemare i capelli perchè “il phon fa caldo”.  Il caldo e la vacanze sono scuse  per essere ancora più sciatti.

Cosa costa cercare un abito leggero e facile da lavare e una calzatura comoda ma allo stesso tempo gradevoli? Inoltre un velo di trucco e un aggiustata ai capelli non sono affatto incompatibili con il caldo… anzi,  possono essere un’occasione per avere maggior attenzione per i piedi e le gambe che sono sempre all’aperto e in bella vista.

Anche un semplicissimo e umilissimo pareo con infradito colorati sono strumenti sufficienti per rendere una donna elegante con niente. I capelli raccolti con qualche pinzetta, uno smalto sfizioso sui piedi  e un tocco di trucco agli occhi e alle labbra, un pò di profumo adatto alla stagione e  il gioco è fatto.  Niente di più facile e, soprattutto, di gradevole alla vista e all’olfatto.

Sono cresciuta con un padre che mi faceva ascolare la  famosa canzone di Aznavour “tu te lasse aller” e una madre che mi ha sempre dato il buon esempio, presentandosi in modo elegante e attraente in ogni occasione e non solo per uscire con gli amici. Lei era sempre a posto senza eccessi con il semplice, sempre caro e mai troppo, buon gusto.

E questo modo di fare lo aveva anche con la casa e con il suo modo di preparare da mangiare; niente, mai niente era buttato li; un pollo arrosto anche precotto, insieme alla sua insalata, veniva comunque servito con grazia e sembrava sempre di essere al Riz.

Un grande insegnamento che solo oggi apprezzo per il suo reale valore e mi rendo conto di quanto sia stato importante   per la mia crescita e per la formazione della mio carattere.

Mi sono  permessa di presentarvi la canzone di Aznavour dal titolo assolutamente non casuale di “tu te laisse aller” .  La lingua francese cantata magari non è facile da capire, ma merita di essere ascoltata. In questa versione inoltre esiste un preambolo in inglese per facilitare la comprensione del testo.  E’ la storia di uno uomo che dopo cinque anni di matrimonio non riconosce più la moglie che ha sposato, la paragona a sua madre, totalmente  incapace di  ispirare amore, calze molli, bigodini in testa, inguardabile e insopportabile.

La invita a riprendere il suo posto… un pò di sport per dimagrire, un sorriso sulle labbra, un pò di trucco e di tempo davanti allo specchio ma soprattutto a lasciarsi  nuovamente andare sul suo petto…ritornando ad essere la piccola ragazza che era.  Il testo e la canzone non so perchè mi commuovono sempre un pò .


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Rubare in casa propria

Catherine Bellwald Rubare in casa propriaSuccede molto frequentemente che giovani adolescenti e non più adolescenti abbiano l’abitudine e il vizio direi, di far sparire oggetti e denaro dalle proprie mura domestiche. 

E’ casa loro, non sembrerebbe un gran danno e soprattutto apparentemente le conseguenze di questo gesto sembrano minime e di poco conto.

Spesso lo fanno per avere qualche soldo in più in tasca e fare gli spacconi e i generosi con i compagni di classe o i fidanzatini o semplicemente per il gusto di farlo. 

E’ successo a tutti, non facciamo i moralisti, tutti abbiamo avuto il desiderio di sfilare da un negozio qualcosa senza pagarlo, sembra di essere furbi e scaltri.

Ma non è così! Il peso delle conseguenze di questi gesti sono di gran lunga maggiori! Perdere la fiducia, la stima, la responsabilità di fronte ai genitori è un pò come perdere la faccia, è qualcosa che non ha prezzo, perchè una volta persa con loro, si perde anche con se stessi e questa è una cosa grave.

Inoltre il fatto di averla già persa ci giustifica per farlo ancora, infatti il rischio è quello di  pensare che i nostri cari pensano che siamo comunque inaffidabili e quindi tanto vale farlo! Così quel gesto diventa  un’abitudine e una abito mentale da cui  è poi difficile disintossicarsi. Continua a leggere

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Equilibrio instabile – by Valeria


Catherine Bellwald Equilibrio instabile   by ValeriaAvete mai cercato di mettere in equilibrio una biglia di vetro sulla sommità di un rilievo? Magari anche ci riuscite!

Dai fisici questa condizione viene definita “posizione di equilibrio instabile” perché è sufficiente che una minima perturbazione agisca sulla pallina affinché questa rotoli giù lungo il crinale…

Quando però la biglia raggiunge il fondo dell’avvallamento, verrà a trovarsi in una “posizione di equilibrio stabile”; infatti, se una perturbazione la sposterà dalla posizione raggiunta, essa tenderà a tornare spontaneamente nella posizione iniziale (a meno che, naturalmente, la perturbazione non abbia energia sufficiente da far superare alla pallina il dislivello tra il fondo dell’avvallamento e l’apice del rilievo).

Questo fenomeno, nella sua semplicità, mi colpì moltissimo quando a suo tempo lo studiai.

Mi domandavo se qualcosa di simile accada anche nella nostra mente. Continua a leggere

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    Molte persone sono abituate a lamentarsi continuamente; il tempo, il lavoro, il governo, i figli, il marito o la moglie. Non che manchino argomentazioni più che valide per lamentarsi ma il problema è che, lamentandosi, non cambia assolutamente nulla. Lo stipendio non aumenta, i figli non studie

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