Articoli a proposito di ‘emozioni’

Il fegato e il mese di gennaio nella medicina cinese

9/1/12

Catherine Bellwald Il fegato e il mese di gennaio nella medicina cineseL’ultimo mese del calendario cinese e l’ultimo organo della circolazione energetica anche se il primo mese del nostro calendario solare. Il mese lunare che inizia con il 6 gennaio detto Xiao Han ovvero piccolo freddo è collegato con l’organo fegato.

Il suo animale è il bue e il suo orario è compreso tra le 1 e le 3 del mattino; si dice anticamente che per un buon riposo fisico è meglio addormentarsi prima delle 3 e possibilmente anche prima dell’1 di notte, presumibilmente per lasciare maggiormente riposare questo importante organo, il cui ruolo è semplicemente fondamentale e insostituibile.

Il fegato è una sorta di grande laboratorio chimico del sangue oltre che una ghiandola esocrina che produce la bile  utile alla digestione dei grassi. Per questo motivo si considera sia endocrina che esocrina.

Il fegato riceve sangue ossigenato dal sistema arterioso come tutti gli organi e sangue venoso detto portale  proveniente dal sistema gastrointestinale ricco di tutte le sostanze ingurgitate  digerite e assorbite. Tutte queste sostanze di fresco assorbimento passano quindi dal fegato dove subiscono una trasformazione. Il glucosio in eccesso viene trasformato in glicogeno e messo in riserva pronta per il suo utilizzo in caso di ipoglicemia, il glucosio inoltre viene prodotto a partire da amminoacidi, glicerolo e acido lattico.

Il fegato presiede inoltre la sintesi del colesterolo e dei trigliceridi detta sintesi endogena ovvero riguardante quelli non provenienti dai grassi assunti con la dieta ma ottenuta a partire da zuccheri e proteine degradati in glucosio e amminoacidi e successivamente in acetilcoenzima A. La lipogenesi può essere prodotta in qualunque cellula ma è più spiccata nelle cellule epatiche e questo avviene quando le riserve di glicogeno sono sature. Si parla di steatosi o di fegato grasso riscontrabile con un esame ecografico e sempre segno di una dieta eccessivamente ricca.

Molte sostanze tossiche vengono demolite o modificate, l’ammoniaca per esempio proveniente dal catabolismo si trasforma in urea  e viene eliminata con le urine. Tutti i farmaci transitano dal fegato a meno che non si inalino o non si assorbano dalla mucosa orale; in questo caso bypassano il sistema portale, si parla del metabolismo dei farmaci ovvero i farmaci si modificano passando dal fegato talora in metaboliti più efficaci di quelli assunti per via orale come nel caso della vitamina D, talora in metaboliti più tossici.

Per la medicina cinese quando si parla di fegato è possibile che si intenda non solo il complesso organo fegato di cui sopra ma l’associazione fegato-pancreas intesi come un tutt’uno il che complica ulteriormente il discorso vista l’importanza di questo organo.

I cinesi  ben oltre 2000 anni fa sapevano quanto il fegato fosse collegato con il sangue e quanto questo legame fosse forte, un fegato si dice debba essere morbido per essere sano. Nel feto  il fegato  è deputato alla sua sintesi emopoietica e nell’adulto alla sua pulizia; le cellule vecchie vengono rimosse e distrutte. Il fegato è la riserva di ferro e di  vitamina B12  indispensabili per la sua sintesi.

Il fegato è una sorta di filtro del sangue e quindi ne è ricchissimo, si ritiene che  il flusso sia di circa 2, 5 litri al minuto, il colore rosso violaceo dell’organo resecato ne mostra l’intensa stasi ematica. La stasi di qi di fegato come dicono in medicina cinese è in assoluto fra le diagnosi più frequenti e corrisponde a una sorta di rallentamento della circolazione energetica e di sangue in questo organo; non a caso posto sotto il costato e collegato con una respirazione costretta a sua volta in relazione diretta con costrizione emotiva che possiamo sintetizzare con la parola: trattenere.

Il trattenere non solo la rabbia come molti pensano ma anche tutto il resto, l’ipercontrollo esteriore è spesso causa di una costrizione di qi di fegato. Il voler trattenere qualunque situazione significa non accettare il cambiamento  oppure volerlo a tutti i costi tenere sotto il nostro controllo assoluto e indiscusso.  Il trattenere è figlio di un pensiero logico e lineare e non circolare che mai come in questo periodo ha avuto maggior sopravvento su tutto.

Per avere un fegato sano è indispensabile  un buon regime alimentare moderatamente ricco, una limitazione dei farmaci o sostanze tossiche ma anche una corretta capacità di esteriorizzare e pacificare le proprie emozioni e di sbloccare le tensioni fisiche.

Un buon aiuto psicologico fatto  da un esperto del settore  oppure  fatto dalla semplice possibilità di confrontarsi con altre persone può essere di grande aiuto per metabolizzare le nostre emozioni e mollare quello che non serve. Sono altresì utili attività sportive che muovono il sangue, attività come lo yoga che muovono e amplificano  la respirazione. In casi più seri e con disturbi correlati che possono andare da disturbi gastrici e intestinali si dice in questi casi che il fegato attacca lo stomaco e l’intestino, ma anche insonnia, ansia, dismenorrea e molti altri, l’utilizzo dell’agopuntura e della fitoterapia può drenare e liberare il fegato dalla costrizione.

In agopuntura il fegato è collegato alla vescica biliare e al triplice riscaldatore, entrambi del grande canale o livello definito shao yang e con il pericardio con il quale forma il canale o livello jue yin entrambi considerati come strati intermedi ovvero centrali del corpo dove sia le patologie esterne  che interne possono rimanere incastrate.

Altri due collegamenti molto utili e meno conosciuti sono quelli con il piccolo intestino, e con il polmone rispettivamente opposit clock e neighbour clock. Nella pratica clinica è possibile curare delle spalle dolorose lavorando non direttamente sul meridiano coinvolto del piccolo intestino ma liberandolo a distanza usando punti del canale di fegato.

Infine  è possibile lavorare su tosse e asma sempre con punti di fegato perchè il polmone è il canale che segue nella circolazione ovvero il primo; non a caso si nasce con un vagito mi diceva una paziente sorprendendomi qualche giorno fa.

E in un certo senso potremmo considerare il fegato come la cristalizzazione del nostro attrito con la vita ma soprattutto del nostro ego.

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Alimentarsi di altro

4/7/11

Catherine Bellwald Alimentarsi di altroAvete mai notato che i bambini non si siederebbero mai a tavola, salterebbero a piedi uniti l’ora del pranzo e della cena sostituendola con altro? La vita è per loro nutrimento, ogni azione è nuova e racchiude la bellezza della sua scoperta, ogni nuova esperienza diventa cibo per il loro sviluppo individuale.

Diventando grandi si perde interesse per quasi tutto, ovvero tutto è considerato già noto e addititura fonte di pensieri costantemente al negativo.  Così facendo molti piaceri si perdono strada facendo. Restano salvi il piacere della tavola, quelli del sesso e quello dei soldi.

Il problema di questo secolo non è tanto il sesso e il denaro facile, ma il cibo facile. Non c’è niente di più sfruttato del cibo. Quando non si sa come passare il tempo ci si siede a tavola o si mangia anche se non si ha veramente fame. Quando il tempo invece non c’è, ci si ciba di qualunque cosa a portata di mano. Il cibo di cui  ci  nutriamo poi ha sempre meno valore, non è fresco, non è coltivato o allevato in modo sano, non è preparato con arte e ovviamente non è nutrizionalmente ne emotivamente sano. Ma a noi basta mangiare.

Pensate anche a quanta pubblicità viene fatta sul cibo più sconsigliato: merendine, cioccolato, dolci, gelati, patatine… uno sproposito.

La verità è che dovremmo tornare a ragionare come quando eravamo piccoli. Se non mi piace non mangio, non è quello che vorrei mangiare oppure  non è fresco  lo lascio da parte, se ho troppa fretta salto o mi mangio un frutto, se sono troppo stanco rinuncio a mangiare faccio uno spuntino e mi riposo.  Non moriremo mica di fame vero?

La nostra preoccupazione dovrebbe volare  non solo su cosa mangio oggi! Ma verso altro.. verso altri piaceri , verso altro nutrimento. Al corpo dovremmo dare movimento fisico, movimento emotivo e mentale e dovremmo farlo tutti i giorni. E preoccuparci davvero di nutrirlo a sufficienza e non solo di riempire la nostra pancia.

Dovremmo  preoccuparci di più trascorrere del tempo con le persone che davvero ci sono care e che ci nutrono di emozioni piacevoli. E trovare il modo di provare a  fare cose che davvero ci piacciono e perchè no  cercare il modo per inserire nel nostro mondo lavorativo  i nostri gusti.

Ma di tutto questo ci dimentichiamo, pensiamo sia una favola per i più fortunati, smettiamo di sognare e di fare progetti e tristemente  ci allontaniamo dal corpo fisico e emotivo. Non sentiamo più il bisogno di urlare , di correre, di tuffarci nell’acqua, di volare via.  Blocchiamo questi sani istinti di libertà e di altro nutrimento, soffocando la nostra mente. I pensieri finiscono in un circuito chiuso sempre più stretto come un animale in gabbia e….non c’è più niente di nuovo.

Non moriremo di fame ma così moriamo lentamente dentro!


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Il potere terapeutico degli animali

27/6/11

Catherine Bellwald Il potere terapeutico degli animaliE’ ormai riconosciuto da numerosi eminenti psicologi che un animale domestico è in grado di sanare una ferita o una  sofferenza sentimentale anche profonda tanto quanto una medicina.

Una malattia, un lutto in famiglia, un divorzio, i figli che se ne vanno sono tutte possibili situazioni che possono beneficiare del potere terapeutico degli animali.

All’animale domestico nella maggior parte di questi casi viene attribuito un significato emotivo molto importante e l’animale non è mai al di sotto delle nostre aspettative.

In lui si cerca e si da amore e affetto e da lui si riceve sempre una quantità di affetto e amore incalcolabile perchè moltiplicata dalla soddisfazione intima e profonda di essere importanti e desiderati. Non importano le spese del veterinario, della toilettatura e della sua alimentazione e neanche gli sforzi per portarlo fuori. Lui è  più importante di molte altre persone che ci girano intorno.

Un animale acquistato per caso  o per gioco o per curiosità al quale non vien data importanza e nessun carico emozionale passa invece la sua esistenza nella più totale e insignificante indifferenza da parte del suo padrone. Un cane che sostituisce un cane molto importante non sarà mai un grande cane perchè a lui non ci si affezionerà mai abbastanza.  Sono i cosiddetti cani tappa buchi.

I veri cani o gatti o altri animali domestici, quelli ai quali un uomo si lega a doppia mandata, sono quelli che arrivano in un particolare momento della vita e che fanno come da serbatoio del nostro emotivo.

In un certo senso in loro si riversa qualcosa che poi è possibile vedere e ritrovare come guardandosi allo specchio, la loro presenza è una consolazione, una sicurezza e come un nutrimento emozionale talora molto importante per superare alcuni momenti difficili della vita.

Avere un animale domestico permette di  esprimere la nostra tenerezza, permette di non sentirsi soli  ed è utilissimo nella fase dello sviluppo, soprattutto se ci sono state delle sofferenze famigliari; prendersi cura di un altro essere è un modo per diventare più responsabili e permette ai ragazzi di crescere e diventare più maturi e forti emotivamente.

L’animale domestico poi è davvero insostituibile nella terza età, alcune case di cura  si stanno attrezzando per consentire ad alcuni animali randagi di essere addottati,  per gli anziani è un modo per non sentirsi soli e essere meno rigidi e cinici. Si tratta di  una medicina potentemente antidepressiva, forse anche un modo per sentirsi più collegati alla natura e quindi armonici.

Una cosa è certa; lavorare con cani, gatti e animali domestici è diventato negli ultimi anni un autentico business,   la solidarietà e le attenzioni per gli animali superano in molti casi quelle per gli essere umani e per se stessi, si può sopportare una cefalea per anni senza decidersi a curarla seriamente ma se il cane starnutisce si corre dal veterinario! Ci sarebbe da ragionarci sopra. Meglio comunque così che nelle tasche delle case farmaceutiche sempre pronte a trovare pillole della felicità da assumere vita natural durante.

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Come andare in vacanza tutti i giorni

4/4/11

Catherine Bellwald Come andare in vacanza tutti i giorniSono molte le persone che mi dicono “non vedo l’ora di partire per le ferie, non ne posso proprio più”. Ma in fondo le ferie cosa sono? Non è solo il non dover fare niente, non avere quindi doveri da adempiere?

Non ci sono forse persone che in vacanza si mettono a fare grandi manovre di pulizia, di giardinaggio, di falegnameria o altro? Grandi scalate in montagna, grandi cene o pranzi con amici. Insomma non è il fare il vero problema è la libertà di fare ma soprattutto il contatto con la natura la vera forza della vacanza.

Che sia montagna, lago o mare è la possibilità di aprire la finestra e vedere la natura e stare all’aria aperta il vero cardine della vacanza. Ma quello che mi chiedo è ma quando siamo in città ci capita di pensare che la natura è comunque intorno a noi o semplicemente ce ne dimentichiamo?

Ci sono fantastici parchi o aree verdi in quasi tutte le città, ci andiamo regolarmente ogni volta che abbiamo una pausa o una giornata più leggera o nel week end? In Cina è comune vedere tutte le mattine persone di tutte le età praticare arti marziali  e esercizi fisici di vario genere.

Ci capita in città di alzare il naso al cielo non solo per lamentarci del brutto tempo, pioggia o afa che sia ma semplicemente per apprezzare il colore azzurro del cielo, il colore rosa del tramonto e l’infinito tappeto di  stelle?

In questi giorni di calore moderato mi capita spesso di andare a correre o camminare sull’argine del fiume Po al tramonto, il colore ancora verde  dei campi coltivati e dell’erba, le farfalle che danzano tra di loro, gli uccellini che avvolgono il silenzio.  Si entra magicamente in una condizione  di vacanza.

E’ molte più  facile di quanto non si creda  trovare  colori, profumi e  suoni della natura, a un passo da casa nostra per giunta. Ci sono oasi verdi meravigliose anche nelle più grandi città del mondo e guarda caso anche nella nostra città e magari neanche ci abbiamo  mai messo il piede. E’ sufficiente davvero poco, ma  molti preferiscono aspettare di partire per le vacanze e lamentarsi per il resto dei 340 giorni dell’anno

Se è vero che la vacanza è una condizione mentale è altresì vero che la natura esiste al di là degli edifici e dei palazzi delle grandi città. Anche se fiumi di petrolio la hanno aggredita e le radiazioni la stanno violentando lei  per ora tiene botta con grande e incessante generosità. Rincasare con la testa china e dirsi continuamente: adesso è tardi,  sono stanco, devo ancora fare alcune faccende, ho fame, ho proprio bisogno di fare una doccia, devo fare quella e quella e tal’altra faccenda… le scuse e le priorità sono tutte buone.

Perché non uscire nel parco più vicino regolarmente? E’ forse necessario avere un cane o un bambino per andare a cercare un’area verde vicino a casa e fare due passi? Perché non farlo sistematicamente?  Abbiamo bisogno di luce come fossimo fiori e la natura è un nutrimento essenziale capace di fare emergere dal nostro corpo quello che abbiamo di più sacro; il nostro essere e la nostra energia interna.

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Sappiamo ascoltare il silenzio?

24/3/11

Catherine Bellwald Sappiamo ascoltare il silenzio?Qualche giorno fa dopo il mio allenamento domenicale fatto in palestra perchè fuori pioveva selvaggiamente, mentre ero sdraiata nella sauna in rilassamento, sento dalla così detta zona relax il dialogo animato di due persone che si raccontavano le proprie sfighe ortopediche: fratture sugli sci, ricoveri in ortopedia, interventi chirurgici, il tutto raccontato molto animatamente.

Nella sauna insieme a me un signore mostrava una forte insofferenza a questo vociare inintterroto, dal canto mio non ho potuto far a meno di pensare che in Italia più che mai non sappiamo stare in silenzio.

Per molte persone il silenzio produce disagio, produce pensieri talora anche sgradevoli, tra due persone il silenzio viene vissuto come una incapacità di comunicare se non come un franca dichiarazione di guerra o di disaprovazione profonda.

Stare da soli in silenzio è già difficile ma stare insieme in piacevole silenzio non è proprio contemplato.

In Italia più che in ogni altro paese del mondo si parla sempre, senza far caso al volume della propria voce adesso che ci sono i cellulari si parla in treno, in autobus, in ascensore, nelle sale di attesa di uno studio medico, nella zona relax di un thermario e  via dicendo. All’estero non è così! non esiste questa sorta di incontinenza verbale e  totale mancanza di rispetto dello spazio acustico altrui.

Non sappiamo ascoltare il silenzio, il silenzio è musica, non  si tratta di un vuoto ma di un pieno. Sarà capitato a tutti spero dopo un rapporto sessuale di vivere un momento di stasi, come di sospensione mentale, nessun pensiero, nessun movimento, nessuna parola, solo ascolto. Si percepisce come una sorta di dolce abbraccio dell’aria che ci circonda come se fosse di un materiale più denso, una sorta di coccola e nutrimento dell’anima. E’ la possibilità di entrare in contatto con la parte più intima e profonda di noi se stessi.

Il silenzio è una porta di accesso a questo contatto, è una ricchezza inesauribile alla portata di chiunque. Il silenzio è pura poesia, è forza, è l’anima della preghiera.  Perché privarcene per ascoltare  parole assolutamente vuote? Perché non educhiamo noi stessi e i nostri simili a rispettarla, e a coltivarla. Impariamo a modulare e controllare il tono e il volume della nostra voce a seconda del luogo dove ci troviamo. Impariamo ad ascoltarlo e a farci penetrare dal silenzio.

E’ un modo per andare in vacanza ogni volta che lo desideriamo, un metodo facile  per non sentirsi soli ma vicini alle persone che amiamo e per di più è gratis!

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La forza del perdono: trasformare lo svantaggio in vantaggio!

21/2/11

Catherine Bellwald La forza del perdono: trasformare lo svantaggio in vantaggio!Sarà capitato a tutti di subire un torto, un gesto di totale mancanza di attenzione nei confronti della vostra persona e libertà o una scorretezza!  Quando la persona che agisce in tale modo è una persona a voi cara, di solito la ferita è più profonda.

Smettete subito di piangervi addosso, ripetendovi “non doveva farlo .. non a me… dopo tutte le prove che gli hanno dimostrato  ..la mia onesta…la mia fedeltà… la mia disponibilità… e via dicendo…”. Stop!

In prima analisi è il vostro ego ferito che soffre e non voi! Staccatevi da lui e guardatelo soffrire e contorcersi le budella dalla sofferenza a causa dell’atto di ingiustizia subito suo malgrado! Aspettate, tenete a bada l’ira, non serve a niente conduce talora alla rottura. Neanche la rassegnazione silenziosa serve perché da canto suo produce un muro di separazione che può diventare sempre più alto e talora difficile da abbattere quando troppo alto e datato nel tempo.

Che fare allora? In prima istanza è consigliabile aspettare, allontanarsi, non rispondere al telefono, non parlare, non esprimere niente perché nel momento immediato si rischia di tirar fuori il peggio  ovvero solo il nostro ego ferito. Pensiamoci su, cerchiamo di capire con sincerità e onestà cosa ci ha veramente ferito e cosa ci aspettiamo e perché  dovremmo aspettarcelo. E’ una questione di morale o è una questione di  maggior rilievo? Siamo sicuri che non si tratti di  un capriccio ovvero un puro e semplice desiderio di essere considerati?

Una volta fatte tutte queste considerazioni e essersi leccati le ferite con calma, potete affrontare la questione. Ascoltate le motivazioni e le spiegazioni del comportamento considerato ingiusto e con calma iniziate a piazzare qualche centro sul perché il comportamento andava evitato e come fosse in realtà facile farlo senza ferire nessuno. Senza infierire solo spiegando magari anche con una certa grinta la vostra posizione e il fatto che proprio non abbiate gradito la cosa!

Il gioco è fatto! Avete la possibilità di usare un’arma preziosa e potente: il perdono. Non è solo un atto di benevolenza come la chiesa lo dipinge, non si tratta di porgere l’altra guancia per subire un altro schiaffo ma di mostrare la nostra miglior faccia nella sua totalità senza nascondersi e senza stringere gli occhi o le sopracciglia per colpire a nostra volta.

Il perdono consente a chi lo da e a chi lo riceve di creare una strana magia, un legame che genera  una sorta di rapporto di onore tra i contraenti. A questo punto  restando lucidi è possibile cogliere questa possibilità per migliorare il  rapporto rendendolo più equilibrato e completo.

Il debito di onore infatti se ben usato  è una carta di credito e potete usarla con buon senso oppure no, ma certamente è un vantaggio acquisito. Se vi interessano le scarpe di Prada o se vi interessa una cosa più preziosa come la costruzione di un tempo dedicato a voi stessi e al vostro piacere, dipende di nuovo solo da voi.

Insomma potete sovvertire il vostro iniziale svantaggio e sofferenza trasformandola in un vantaggio e un piacere che potrà dare vigore  non solo a voi ma anche a chi vi sta a fianco. Restate svegli non dormite sugli allori ma neanche sulle sfighe!

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La forza della folla: come prevenire il peggio!

2/8/10

Catherine Bellwald La forza della folla: come prevenire il peggio! La storia ci ha insegnato che la folla impaurita, esattamente come un branco di animali in fuga, non guarda in faccia a nessuno e dove passa crea morti e feriti: la stessa potenzialità di forza distruttrice che è presente nella natura e che si manifesta nei disastri ambientali.

Come nel 2010 questo ancora non si possa prevedere e prevenire non sembra possibile ma, purtroppo, accade.

Quello che di nuovo ci deve insegnare la recente e triste vicenda del Love Parade di Duisburg è che  dobbiamo imparare a gestire questa possibilità in tutte le occasioni dove una grande folla di persone si ritrova.

Ma non solo in senso logistico e architettonico come è ovvio pensare, ma anche in senso filosofico.

Quanta forza e potere non controllabili possono generarsi da un gruppo di persone che si lascia prendere da un emozione forte, paura, rabbia, ma anche  gioia e amore! E’ quindi lecito chiedersi  quanto sia possibile per alcune persone sfruttare questa forza.

Potremmo dire che un gran numero di reazioni emotive sono assolutamente prevedibili e insorgono in modo completamente meccanico. Se poi esistono da parte di alcuni individui conoscenze in merito al principio della comunicazione e delle emozioni è altresì possibile pensare che si possa generare consapevolmente il panico o la paura o anche altre emozioni, basta solo conoscere quali tasti premere per ottenere le reazioni richieste.

Questo è il meccanismo con il quale, purtroppo, molta pubblicità ma anche informazione mediatica viaggia sulla rete e sul cavo della televisione a nostra insaputa, ovvero può esistere una logica e una premeditazione ad ogni informazione che ci giunge, con l’obiettivo di generare una risposta comune.

La politica, ma anche grossi interessi economici, spesso si muovono mediante l’abile sfruttamento di queste leggi.

L’informazione e la politica di terrore per promuovere la vaccinazione contro l’influenza suina ad esempio, iniziata l’estate scorsa, ne è presumibilmente un esempio come molti  avevano già intuito. Il fatto che sia  finita in un silenzio di tomba, nessuno ne parli più, nessuna statistica sui non vaccinati e sui vaccinati venga pubblicata o pubblicizzata, elencando molto serenamente i pro e i contro della vaccinazione teoricamente tanto necessaria non lascia di certo pensare bene.

Non possiamo avere paura di ritrovarci in massa uniti a festeggiare, a proclamare la libertà dei nostri pensieri, o ascoltare un cantate.

Il desiderio di condivisione è sano anche se estremamente pericoloso.

Da un lato dobbiamo accrescere in previsioni e sistemi architettonici di gestione della situazione. Dall’altro dobbiamo lavorare sul singolo individuo, sulla sua stabilità emotiva fornendogli maggiori strumenti per essere sempre meno manipolabile e poter riconoscere  sul nascere i possibili pericoli e gli individui che invece di questa arte fanno il loro vanto.

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Il profumo della notte

19/8/09

Catherine Bellwald Il profumo della notteNel piccolo paese in cui mi trovo, sperduto fra le valli del Cadore, la notte è profumata.
Forse perché quando il sole è tramontato il paese vive ancora.

Non mi riferisco ai pochi che prendono l’automobile e vanno a trascorrere la serata in qualche locale bensì proprio al paese nel suo insieme: le persone dopo cena escono nuovamente dalle loro case, passeggiano, si incontrano, scambiano qualche parola e poi, salutandosi, si augurano la buona notte.

Insomma dopo la cena non è ancora giunto il momento di dire addio al giorno che volge al termine, di dimenticarlo poco dopo il pasto serale cadendo addormentati davanti alla tv.
La sera è invece un’altra occasione della giornata, un altro momento necessario. Ha una sua ragione d’essere. 
Anche chi è rimasto in casa, la mattina successiva lo si può sentir dire: “hai visto ieri sera che bellissimo cielo stellato?”, oppure “hai visto che luna stupenda sopra i monti?”.

Ecco, il paese quando ormai è calato il buio, continua a vivere e forse per questa ragione, quando scende la notte, quasi mai vengo sopraffatta dalla nostalgia ma, anzi, avverto quel momento come il più intenso e magico dell’intera giornata.

Le persone più rabbiose, rancorose, percepiscono a quell’ora un particolare bisogno di calore, un bisogno di raccoglimento che unisce anche gli animi più ostili.
Per qualche ora dunque cedono le armi, rinviano i loro problemi al giorno successivo e regna la particolare tranquillità del tempo della tregua.

Molti infatti anziché addormentarsi frettolosamente portando nell’inconscio le nevrosi della giornata, all’imbrunire e poi col buio (particolarmente intenso e silenzioso) rivisitano i loro conflitti con un atteggiamento che definirei indulgente e che persuade a cercare un contatto col prossimo e a godere per un po’ di una lieta quiete.

Forse è questo il motivo per il quale, quando mi addormento tra queste valli, sento il buio della notte avvolgermi come un magico dono. 


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Per il nuovo ci vuole il vuoto

7/4/09

Catherine Bellwald Per il nuovo ci vuole il vuotoSembra scontato ma capire questo concetto è di fondamentale importanza in quanto tutto, ma proprio tutto sulla terra, si muove seguendo questa Legge. Il vuoto tende a riempirsi e il pieno tende a svuotarsi. Ogni sistema vivente e non vivente dipende da questa Legge.

I Cinesi parlano di yin e yang come due principi intimamenti legati e dipendenti l’uno all’altro, configurati in un cerchio che indica proprio il movimento inniterrotto da uno verso l’altro.

Ogni sistema per vivere deve necessariamente avere un nutrimento, quindi riempirsi dall’esterno e liberarsi o svuotarsi verso l’esterno; quando questo meccanismo cessa avviene la stagnazione e il graduale deterioramento fino alla morte.

Pensate al corpo umano deve respirare, bere e mangiare; nessuna di queste attività  possono prescindere dalla sua vita ma lo stesso vale per il sistema urinario e intestinale, funzioni meno nobili forse ma di vitale importanza affinche la macchina corpo funzioni.

Questo meccanismo input-output, avviene anche nelle relazioni umane; il padre o la madre nutrono il figlio e il figlio quando diventarà padre nutrirà suo figlio: è naturale, e anche nelle più comuni relazioni esiste sempre uno che da e uno che riceve e questi ruoli possono essere fissi oppure fluidamente interscambiabili.

In psicologia si dice che è importante per chi ha un ruolo fisso di sostegno nei confronti del prossimo avere a sua volta un contenitore ovvero poter a sua volta contare sul sostegno di qualcun’altro.

(continua…)

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