Elaborare il dolore per trasformarlo e pacificare
Si parla frequentemente dell’elaborazione del dolore come fase importante anzi determinante per il suo superamento. Il dolore non elaborato resta intatto dentro chi lo vive e continua il suo processo di avvelenamento psichico e successivamente anche fisico.
Molti film, molti romanzi e molti importanti e fondamentali testi di psicologia trattano di questo argomento ma spesso come riferimento a eventi traumatici importanti, nel corso dei quali la mente cancella o blocca un processo di comprensione perché troppo doloroso.
Tutti sanno inoltre come in caso di morte di un famigliare il mancato ritrovamento della salma sia un problema. Lo stesso avviene per non comprensione dell’accaduto, il mancato ritrovamento del colpevole, come l’assenza del riconoscimento da parte della legge del colpevole. Sono tutti eventi che costituiscono per i parenti in vita, un ostacolo quasi insormontabile al superamento del loro dolore.
Non vi è sostegno religioso che tenga la mente continua inesorabile un processo di elaborazione che si schianta sistematicamente contro un muro. In termini informatici il sistema fallisce miseramente…system faillure…internal error…. Il cervello che altro non è che un elaboratore molto sofisticato non si da pace e rischia anche in alcuni casi di andare in crash ..ovvero di impazzire. Come nel film War games dove il computer giocando a tris contro se stesso impara che è impossibile vincere, nel caso della sofferenza quello che succede è che essendo incapaci di capire non si è in grado di superare la situazione.
Lo stesso processo può accadere quando una relazione sentimentale profonda tra due persone viene a cambiare bruscamente o si annulla repentinamente senza un confronto e senza spiegazioni sul perché dell’accaduto. Il marito che esce di casa per prendere le sigarette e non fa più ritorno per capirci. Colui che subisce tale evento non capisce e può andare incontro a una sorta di loop mentale estremamente dannoso per il suo equilibrio psichico.
Ma ancora più pericolosa è la negazione del fatto. Ci sono persone che pur comportandosi in chiaro allontanamento e distacco fisico ed emotivo affermano desideri e sentimenti che sono contraddittori e lasciano così lo spazio a false speranze con l’obiettivo personale talora anche inconscio di poter in un eventuale futuro affermare di non aver mai pensato ne detto frasi compromettenti. Per fare un esempio non dicono “ti lascio perché sono stufo” oppure “perché ho trovato un’altra” oppure “perché mi conviene così” ma: “raffreddo… rallento….è una scelta che non dipende da me”. Vi ricordate nel film Relazioni pericolose la frase che ripeteva il protagonista ” trascende ogni mio controllo” come se non vi fosse scelta nell’abbandono ma quasi un obbligo dettato dall’esterno. Anche uno stupido si accorge di aver ricevuto una fregatura in termini di relazione e si arrabbia ma inconsciamente non può elaborare il distacco fino a quando non lo compie lui stesso oppure finché non affronta l’altro in modo diretto o ancora finché non riceve un messaggio chiaro e inequivocabile della mancanza di possibilità di vivere un certo tipo di relazione.
Questo è un esempio classico che si può trovare facilmente nelle relazioni di coppia il più delle volte perché non si vorrebbe dover scegliere per esempio tra un uomo e l’altro o tra una donna e l’altra ma nella pratica si finisce per essere costretti a farlo pur riconoscendone tutti i limiti e magari l’assurdità del fatto. Non vi è sempre un egoismo da parte di chi compie questa azione ma talora una vera speranza
Una cosa è certa: la mancata chiarezza di comportamento, il mancato punto finale e chiarimento faccia a faccia, che sia fatto per il quieto vivere o per evitare fastidi o per lasciare le porte aperte è fonte certa di una maggior sofferenza per l’impossibilità di elaborare il dolore e quindi di smaltirlo ed eliminarlo. E’ altresì vero che in caso di relazioni non paritarie ovvero con evidente maggioranza di forza sul fronte opposto uno scontro può significare la morte ovvero la sconfitta certa come prezzo da pagare, in questo caso il distacco e la chiara visione del quadro complessivo nella sua intierezza con i rischi che ne possono derivare, costituisce esso stesso il modo per pacificare se stessi. In questo caso si elabora la sofferenza nella capacità seppur difficoltosa di allontanarsi volontariamente dalla fonte della sofferenza che diventa essa stessa una vittoria.
Comprendere resta il punto fondamentale per elaborare il dolore; finché la mente si affligge nel cercare un perché che non riesce a realizzare, non vi è la possibilità di andare oltre e si resta bloccati sui momenti vissuti senza accettare che non ci saranno più. Ecco perché in alcuni casi è indispensabile farsi aiutare da uno specialista che possa permettere questo passaggio di comprensione e quindi di pacificazione.
Si dice che quello che non uccide rafforza ma è altresì vero che un dolore non compreso non uccide ma può far ammalare chi lo subisce suo malgrado perché a lungo andare il suo veleno lo uccide lentamente anche se non si vede.
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Il potere terapeutico della parola
La parola è qualcosa che può raggiungere il cuore di un individuo e depositarci un seme, la parola può consolare e sostenere un animo che ha perso la speranza, può indicare la strada come un dito indice, può far chiarezza su una situazione come se avessero acceso la luce.
Allo stesso tempo la parola può ferire più della spada e può essere vuota e piena solo di cose inutili e inconsistenti ..aria fritta!
Secondo la medicina cinese il potere della parola e quindi la capacità di donare e toccare un altro essere umano con essa è una funzione propria del cuore. E se ci pensate bene ha un senso; solo ascoltando e cogliendo con il cuore il nostro interlocutore sapremo come e cosa è utile dire affincheé le ombre si dissipino e anche lui possa trovare la forza per fare qualcosa per se stesso.
Non servono tante parole, non serve spiegare e convincere nessuno, perchè la parola raggiunga e possa toccare l’ascoltatore basta solo trovare quello spazio di silenzio per poter seminare la speranza, la possibilità di un cambiamento, ma anche solamente il dubbio che alcuni sistemi e pensieri non siano magari più adeguati oppure vecchi o soltanto un retaggio che non ci appartiene più.
Affinchè si possa trovare quello spazio è necessario ascoltare, non solo con le orecchie, ma prima di tutto senza giudicare, cercare di sentire quello che l’interlocutore veramente dice con le sue parole, cosa si nasconde dietro la fretta, la cortesia oppure la mancanza di pazienza o di fiducia. Solo a quel punto è possibile dare con la parola la possibilità all’altro di aprire una porta su un’idea, sulla costruzione di una nuova idea non contaminata dalle vecchie convinzioni.
Non è facile, come per tutto bisogna addestrarsi. La parola sbagliata al momento sbagliato oppure il silenzio nel momento del bisogno producono nel primo caso, una ferita emotiva e nel miglior caso solo una chiusura da parte di chi ascolta, mentre il silenzio quando lasciato cadere nel momento meno opportuno lascia spazio alle paure e dubbi più nascosti dell’animo umano anche nelle persone apparentemente più sicure e scaltre.
La parola usata con attenzione è un grande strumento per donare ed è giusto capire e imparare come fare a essere attenti alle parole come alle non parole per usarle al meglio non solo per vendere qualcosa o sedurre professionalmente o sentimentalmente gli altri ma per la possibilità del tutto gratuita di generare armonia intorno a noi.
Credo che se considerassimo tutte le persone come cellule di un enorme organismo chiamato umanità, allora, solo lavorando armonicamente le une con le altre potremmo garantire a questo corpo di mantenersi sano e in equilibrio.
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Diventare capaci di amare
Sono innumerevoli gli aforismi, i romanzi, i film sull’amore che resta oggi il mistero e la meta più grande da raggiungere. E’ giusto e doveroso cercare di capire perchè all’amore si contrappone sempre il dolore inteso come dramma.
E’ infatti comune pensiero considerare che quanto più ami quanto più soffri, come se fosse un prezzo da pagare.
L’amore quello vero dovrebbe essere unione dovrebbe intrinsecamente portare l’individuo verso un concetto di unione che va al di là del tempo e dello spazio, al di là del fare o non fare certe cose, insomma un concetto piuttosto ampio dove esiste la totale libertà di fare, nel quale un individuo sperimenta se stesso non come tale ma come un tutt’uno con l’amato.
In che modo allora è possibile vedere il tradimento, visto che l’amore non dovrebbe dipendere dalle azioni? Come siamo arrivati a pensare che amare un’altra persona possa significare tradire?
Questo è da sempre una domanda che mi pongo, e alla quale faccio fatica a rispondere in parole ma che sento essere una chiave di svolta che ci lega tutti al dolore. “Perdere l’amore” ecco il titolo di una canzone famosa, il dolore potrebbe essere pensato come la perdita dell’amore.
Ma resta il fatto che se l’amore è vero non ha tempo e non si dovrebbe perdere! Il dolore infatti è considerato come ignoranza oppure come illusione, ovvero come un incapacità di vedere l’amore. Altri considerano il dolore come una possibilità di vivere l’amore. Resta il fatto che quando si perde una persona cara o qualcosa alla quale teniamo molto si vive il dolore e questo è innegabile.
Allora spunta il concetto dell’attaccamento alla persona amata, e il dolore come espressione di questo attacccamento e non già come espressione dell’amore. E il concetto della gelosia intesa come possesso e controllo dell’amato. Tutti sentimenti questi in antitesi con l’amore.
Quando due persone dicono “non ci capiamo più”, è sempre l’orgoglio il vero padrone della situazione e non l’amore e quando sopraggiunge la rabbia del sentirsi rifiutati o respinti l’amore è definitivamente ucciso e svanisce come la neve al sole, perchè la rabbia è esattamente il sentimento opposto all’amore e con esso non può esistere.
Come sempre una cosa non esclude l’altra, ovvero si può amare e poi si può odiare veramente chi abbiamo amato e qui le cronache di tutti i giorni parlano chiaro di quanto frequente sia questo fenomeno, non solo oggi ma da sempre nella storia dell’uomo; dai miti degli Dei Greci a oggi, l’amore e l’odio sono contrapposti e presenti fino a commettere crimini inenarrabili.
L’amore non può concepire la gelosia, la paura, l’orgoglio, l’attaccamento e tanto meno la rabbia. Fin qui sembra tutto chiaro. L’amore quindi è l’unico sentimento in grado di allontanare questi altri sentimenti che potremmo definire negativi. E ancora nutrire sentimenti quali rabbia, paura, orgoglio, gelosia e attaccamento sono i nostri impedimenti a provare amore.
E’ possibile che una volta ripuliti da questi sentimenti, potremo vedere che l’amore che abbiamo creduto perduto, semplicemente c’è ancora intatto, inviolato anche se la persona amata si è allontanata da noi, anche se si comporta in un modo incomprensibile, anche se ci ha voltato le spalle, anche se ama altre persone e anche se è morta; l’amore è l’unica cosa che esiste veramente ancora ed è l’unica cosa per cui valga la pena di vivere.
Forse nella nostra società si insegna a fare di tutto ma nessuno ci insegna ad amare, anzi direi che nella cultura, nella religione, nella storia stessa ci viene continuamente proposto e tramandato un modello di amore che nulla a che vedere con l’amore.
Tocca a noi uscire da questi schemi stretti e un pò contorti partoriti dalla nostra piccola e immatura mente per imparare ad amare veramente.
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Il potere terapeutico della meditazione
Qualche giorno fa, durante una meditazione, il lama che la conduceva cercava di spiegare come questa pratica che in realtà appartiene a molte religioni e non solo al buddhismo tibetano sia in realtà non una condotta religiosa ma una tecnica utile a tutti coloro che sono interessati a migliorare la propria esistenza senza per questo essere relegati al credo della religione buddhista ma restando tranquillamente aderenti a qualunque appartenenza religiosa o filosofica si desideri.
La meditazione è un sistema sperimentabile da ogni essere umano, utile per affrontare le questioni interiori dall’interno e non dall’esterno come siamo abituati a fare. Il mondo tecnologico, la possibilità di comunicare e di viaggiare di questi tempi ci portano sempre più verso l’esterno e meno verso l’interno. Molte persone oggi non sono più abituate ad ascoltare il silenzio perchè produce disagio in quanto facilita l’ascolto di sè, al quale nessuno più ci ha educati da tempo.
L’utilizzo di alcune tecniche respiratorie codificate da millenni serve per facilitare l’equilibrio delle energie interne talora non sufficientemente equilibrate dalla presenza di emozioni quali rabbia, orgoglio e altre emozioni negative. La pratica respiratoria corretta è inizialmente come accendere una sorta di motore interno che permette di rimuovere i blocchi e gli squilibri interiori e di eliminare le scorie accumulate appunto da queste emozioni negative. Una volta ottenuta questa pulizia e equilibrio interni è possibile fare il passo successivo, richiamare dentro di noi la similitudine con la nostra essenza più spirituale o essere, svilupparlo e sentirlo come una parte integrante di noi stessi il cui principio e scopo è unicamente muoversi nella completa armonia e quindi nell’amore verso gli altri.
ll Lama diceva “Ci sono Lama come me che sono meno buddhisti di persone che non sono buddhiste!”, intendendo con questo dire che essere buddhisti è una attitudine volta a migliorare se stessi per gli altri. Ricercare per gli altri è considerato il livello più alto di pratica ma praticare semplicemente per stare meglio con se stessi, migliorare la propria salute fisica e psichica è il primo passo per vivere con meno sofferenza.
Come per qualunque altra tecnica ci vuole pratica e dedizione per far crescere e germogliare il seme dell’equilibrio e dell’armonia che abita in ognuno di noi. Non si tratta di assimilare dogmi o applicare condotte strane ma di cercare al contrario di cogliere dalle usanze nostre e di altre culture quali sono le motivazioni e le spiegazioni che hanno un senso.
La filosofia, come dice anche Steiner, è la possibilità di usare e sviluppare attraverso il nostro pensiero ciò che leggiamo o studiamo facendolo nostro, interiorizzandolo e cogliendone il significato profondo, non una accettazione e imitazione cieca da bambini.
Non serve solamente leggere e studiare e neanche sedersi in posizione perfetta e basta: è l’insieme di queste azioni che genera la perfetta possibilità di crescere interiormente; da una parte usare il proprio pensiero in modo costruttivo cercando di cogliere il significato profondo e le relazioni tra i diversi pensieri filosofici e dall’altra eseguire le tecniche da seduti. Nell’insieme si tratta di ricercare una sorta di collegamento con leggi superiori al regno umano, un modo per aprirsi alla luce e disgregare le ombre dell’ignoranza.
Un lavoro nel quale la nostra mente bambina, abituata a essere al centro dell’attenzione e a cambiare interesse in continuazione senza riposo, lentamente cresce, si arricchisce, si struttura e si stabilizza sempre più in un centro che si avvicina a quello che veramente siamo e diventa capace di ascoltare quello che intorno a noi semplicemente esiste: ci si armonizza con il creato.
Impariamo a guardare a “Noi stessi come la fonte della nostra la cura e noi stessi come la fonte della nostra malattia” , un prezioso alleato per curarsi da dentro educando la nostra mente a svilupparsi e radicarsi.
Un modo infine per trovare la bellezza naturale che alberga dentro ognuno di noi, una bellezza che da fuori si vede (altro che trattamenti anti aging!) e che poi ci aiuta in tutto: dal lavoro ai rapporti umani, dalla crescita personale a quella professionale.
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Il fegato e il mese di gennaio nella medicina cinese
L’ultimo mese del calendario cinese e l’ultimo organo della circolazione energetica anche se il primo mese del nostro calendario solare. Il mese lunare che inizia con il 6 gennaio detto Xiao Han ovvero piccolo freddo è collegato con l’organo fegato.
Il suo animale è il bue e il suo orario è compreso tra le 1 e le 3 del mattino; si dice anticamente che per un buon riposo fisico è meglio addormentarsi prima delle 3 e possibilmente anche prima dell’1 di notte, presumibilmente per lasciare maggiormente riposare questo importante organo, il cui ruolo è semplicemente fondamentale e insostituibile.
Il fegato è una sorta di grande laboratorio chimico del sangue oltre che una ghiandola esocrina che produce la bile utile alla digestione dei grassi. Per questo motivo si considera sia endocrina che esocrina.
Il fegato riceve sangue ossigenato dal sistema arterioso come tutti gli organi e sangue venoso detto portale proveniente dal sistema gastrointestinale ricco di tutte le sostanze ingurgitate digerite e assorbite. Tutte queste sostanze di fresco assorbimento passano quindi dal fegato dove subiscono una trasformazione. Il glucosio in eccesso viene trasformato in glicogeno e messo in riserva pronta per il suo utilizzo in caso di ipoglicemia, il glucosio inoltre viene prodotto a partire da amminoacidi, glicerolo e acido lattico.
Il fegato presiede inoltre la sintesi del colesterolo e dei trigliceridi detta sintesi endogena ovvero riguardante quelli non provenienti dai grassi assunti con la dieta ma ottenuta a partire da zuccheri e proteine degradati in glucosio e amminoacidi e successivamente in acetilcoenzima A. La lipogenesi può essere prodotta in qualunque cellula ma è più spiccata nelle cellule epatiche e questo avviene quando le riserve di glicogeno sono sature. Si parla di steatosi o di fegato grasso riscontrabile con un esame ecografico e sempre segno di una dieta eccessivamente ricca.
Molte sostanze tossiche vengono demolite o modificate, l’ammoniaca per esempio proveniente dal catabolismo si trasforma in urea e viene eliminata con le urine. Tutti i farmaci transitano dal fegato a meno che non si inalino o non si assorbano dalla mucosa orale; in questo caso bypassano il sistema portale, si parla del metabolismo dei farmaci ovvero i farmaci si modificano passando dal fegato talora in metaboliti più efficaci di quelli assunti per via orale come nel caso della vitamina D, talora in metaboliti più tossici.
Per la medicina cinese quando si parla di fegato è possibile che si intenda non solo il complesso organo fegato di cui sopra ma l’associazione fegato-pancreas intesi come un tutt’uno il che complica ulteriormente il discorso vista l’importanza di questo organo.
I cinesi ben oltre 2000 anni fa sapevano quanto il fegato fosse collegato con il sangue e quanto questo legame fosse forte, un fegato si dice debba essere morbido per essere sano. Nel feto il fegato è deputato alla sua sintesi emopoietica e nell’adulto alla sua pulizia; le cellule vecchie vengono rimosse e distrutte. Il fegato è la riserva di ferro e di vitamina B12 indispensabili per la sua sintesi.
Il fegato è una sorta di filtro del sangue e quindi ne è ricchissimo, si ritiene che il flusso sia di circa 2, 5 litri al minuto, il colore rosso violaceo dell’organo resecato ne mostra l’intensa stasi ematica. La stasi di qi di fegato come dicono in medicina cinese è in assoluto fra le diagnosi più frequenti e corrisponde a una sorta di rallentamento della circolazione energetica e di sangue in questo organo; non a caso posto sotto il costato e collegato con una respirazione costretta a sua volta in relazione diretta con costrizione emotiva che possiamo sintetizzare con la parola: trattenere.
Il trattenere non solo la rabbia come molti pensano ma anche tutto il resto, l’ipercontrollo esteriore è spesso causa di una costrizione di qi di fegato. Il voler trattenere qualunque situazione significa non accettare il cambiamento oppure volerlo a tutti i costi tenere sotto il nostro controllo assoluto e indiscusso. Il trattenere è figlio di un pensiero logico e lineare e non circolare che mai come in questo periodo ha avuto maggior sopravvento su tutto.
Per avere un fegato sano è indispensabile un buon regime alimentare moderatamente ricco, una limitazione dei farmaci o sostanze tossiche ma anche una corretta capacità di esteriorizzare e pacificare le proprie emozioni e di sbloccare le tensioni fisiche.
Un buon aiuto psicologico fatto da un esperto del settore oppure fatto dalla semplice possibilità di confrontarsi con altre persone può essere di grande aiuto per metabolizzare le nostre emozioni e mollare quello che non serve. Sono altresì utili attività sportive che muovono il sangue, attività come lo yoga che muovono e amplificano la respirazione. In casi più seri e con disturbi correlati che possono andare da disturbi gastrici e intestinali si dice in questi casi che il fegato attacca lo stomaco e l’intestino, ma anche insonnia, ansia, dismenorrea e molti altri, l’utilizzo dell’agopuntura e della fitoterapia può drenare e liberare il fegato dalla costrizione.
In agopuntura il fegato è collegato alla vescica biliare e al triplice riscaldatore, entrambi del grande canale o livello definito shao yang e con il pericardio con il quale forma il canale o livello jue yin entrambi considerati come strati intermedi ovvero centrali del corpo dove sia le patologie esterne che interne possono rimanere incastrate.
Altri due collegamenti molto utili e meno conosciuti sono quelli con il piccolo intestino, e con il polmone rispettivamente opposit clock e neighbour clock. Nella pratica clinica è possibile curare delle spalle dolorose lavorando non direttamente sul meridiano coinvolto del piccolo intestino ma liberandolo a distanza usando punti del canale di fegato.
Infine è possibile lavorare su tosse e asma sempre con punti di fegato perchè il polmone è il canale che segue nella circolazione ovvero il primo; non a caso si nasce con un vagito mi diceva una paziente sorprendendomi qualche giorno fa.
E in un certo senso potremmo considerare il fegato come la cristalizzazione del nostro attrito con la vita ma soprattutto del nostro ego.
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Alimentarsi di altro
Avete mai notato che i bambini non si siederebbero mai a tavola, salterebbero a piedi uniti l’ora del pranzo e della cena sostituendola con altro? La vita è per loro nutrimento, ogni azione è nuova e racchiude la bellezza della sua scoperta, ogni nuova esperienza diventa cibo per il loro sviluppo individuale.
Diventando grandi si perde interesse per quasi tutto, ovvero tutto è considerato già noto e addititura fonte di pensieri costantemente al negativo. Così facendo molti piaceri si perdono strada facendo. Restano salvi il piacere della tavola, quelli del sesso e quello dei soldi.
Il problema di questo secolo non è tanto il sesso e il denaro facile, ma il cibo facile. Non c’è niente di più sfruttato del cibo. Quando non si sa come passare il tempo ci si siede a tavola o si mangia anche se non si ha veramente fame. Quando il tempo invece non c’è, ci si ciba di qualunque cosa a portata di mano. Il cibo di cui ci nutriamo poi ha sempre meno valore, non è fresco, non è coltivato o allevato in modo sano, non è preparato con arte e ovviamente non è nutrizionalmente ne emotivamente sano. Ma a noi basta mangiare.
Pensate anche a quanta pubblicità viene fatta sul cibo più sconsigliato: merendine, cioccolato, dolci, gelati, patatine… uno sproposito.
La verità è che dovremmo tornare a ragionare come quando eravamo piccoli. Se non mi piace non mangio, non è quello che vorrei mangiare oppure non è fresco lo lascio da parte, se ho troppa fretta salto o mi mangio un frutto, se sono troppo stanco rinuncio a mangiare faccio uno spuntino e mi riposo. Non moriremo mica di fame vero?
La nostra preoccupazione dovrebbe volare non solo su cosa mangio oggi! Ma verso altro.. verso altri piaceri , verso altro nutrimento. Al corpo dovremmo dare movimento fisico, movimento emotivo e mentale e dovremmo farlo tutti i giorni. E preoccuparci davvero di nutrirlo a sufficienza e non solo di riempire la nostra pancia.
Dovremmo preoccuparci di più trascorrere del tempo con le persone che davvero ci sono care e che ci nutrono di emozioni piacevoli. E trovare il modo di provare a fare cose che davvero ci piacciono e perchè no cercare il modo per inserire nel nostro mondo lavorativo i nostri gusti.
Ma di tutto questo ci dimentichiamo, pensiamo sia una favola per i più fortunati, smettiamo di sognare e di fare progetti e tristemente ci allontaniamo dal corpo fisico e emotivo. Non sentiamo più il bisogno di urlare , di correre, di tuffarci nell’acqua, di volare via. Blocchiamo questi sani istinti di libertà e di altro nutrimento, soffocando la nostra mente. I pensieri finiscono in un circuito chiuso sempre più stretto come un animale in gabbia e….non c’è più niente di nuovo.
Non moriremo di fame ma così moriamo lentamente dentro!
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Il potere terapeutico degli animali
E’ ormai riconosciuto da numerosi eminenti psicologi che un animale domestico è in grado di sanare una ferita o una sofferenza sentimentale anche profonda tanto quanto una medicina.
Una malattia, un lutto in famiglia, un divorzio, i figli che se ne vanno sono tutte possibili situazioni che possono beneficiare del potere terapeutico degli animali.
All’animale domestico nella maggior parte di questi casi viene attribuito un significato emotivo molto importante e l’animale non è mai al di sotto delle nostre aspettative.
In lui si cerca e si da amore e affetto e da lui si riceve sempre una quantità di affetto e amore incalcolabile perchè moltiplicata dalla soddisfazione intima e profonda di essere importanti e desiderati. Non importano le spese del veterinario, della toilettatura e della sua alimentazione e neanche gli sforzi per portarlo fuori. Lui è più importante di molte altre persone che ci girano intorno.
Un animale acquistato per caso o per gioco o per curiosità al quale non vien data importanza e nessun carico emozionale passa invece la sua esistenza nella più totale e insignificante indifferenza da parte del suo padrone. Un cane che sostituisce un cane molto importante non sarà mai un grande cane perchè a lui non ci si affezionerà mai abbastanza. Sono i cosiddetti cani tappa buchi.
I veri cani o gatti o altri animali domestici, quelli ai quali un uomo si lega a doppia mandata, sono quelli che arrivano in un particolare momento della vita e che fanno come da serbatoio del nostro emotivo.
In un certo senso in loro si riversa qualcosa che poi è possibile vedere e ritrovare come guardandosi allo specchio, la loro presenza è una consolazione, una sicurezza e come un nutrimento emozionale talora molto importante per superare alcuni momenti difficili della vita.
Avere un animale domestico permette di esprimere la nostra tenerezza, permette di non sentirsi soli ed è utilissimo nella fase dello sviluppo, soprattutto se ci sono state delle sofferenze famigliari; prendersi cura di un altro essere è un modo per diventare più responsabili e permette ai ragazzi di crescere e diventare più maturi e forti emotivamente.
L’animale domestico poi è davvero insostituibile nella terza età, alcune case di cura si stanno attrezzando per consentire ad alcuni animali randagi di essere addottati, per gli anziani è un modo per non sentirsi soli e essere meno rigidi e cinici. Si tratta di una medicina potentemente antidepressiva, forse anche un modo per sentirsi più collegati alla natura e quindi armonici.
Una cosa è certa; lavorare con cani, gatti e animali domestici è diventato negli ultimi anni un autentico business, la solidarietà e le attenzioni per gli animali superano in molti casi quelle per gli essere umani e per se stessi, si può sopportare una cefalea per anni senza decidersi a curarla seriamente ma se il cane starnutisce si corre dal veterinario! Ci sarebbe da ragionarci sopra. Meglio comunque così che nelle tasche delle case farmaceutiche sempre pronte a trovare pillole della felicità da assumere vita natural durante.
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Come andare in vacanza tutti i giorni
Sono molte le persone che mi dicono “non vedo l’ora di partire per le ferie, non ne posso proprio più”. Ma in fondo le ferie cosa sono? Non è solo il non dover fare niente, non avere quindi doveri da adempiere?
Non ci sono forse persone che in vacanza si mettono a fare grandi manovre di pulizia, di giardinaggio, di falegnameria o altro? Grandi scalate in montagna, grandi cene o pranzi con amici. Insomma non è il fare il vero problema è la libertà di fare ma soprattutto il contatto con la natura la vera forza della vacanza.
Che sia montagna, lago o mare è la possibilità di aprire la finestra e vedere la natura e stare all’aria aperta il vero cardine della vacanza. Ma quello che mi chiedo è ma quando siamo in città ci capita di pensare che la natura è comunque intorno a noi o semplicemente ce ne dimentichiamo?
Ci sono fantastici parchi o aree verdi in quasi tutte le città, ci andiamo regolarmente ogni volta che abbiamo una pausa o una giornata più leggera o nel week end? In Cina è comune vedere tutte le mattine persone di tutte le età praticare arti marziali e esercizi fisici di vario genere.
Ci capita in città di alzare il naso al cielo non solo per lamentarci del brutto tempo, pioggia o afa che sia ma semplicemente per apprezzare il colore azzurro del cielo, il colore rosa del tramonto e l’infinito tappeto di stelle?
In questi giorni di calore moderato mi capita spesso di andare a correre o camminare sull’argine del fiume Po al tramonto, il colore ancora verde dei campi coltivati e dell’erba, le farfalle che danzano tra di loro, gli uccellini che avvolgono il silenzio. Si entra magicamente in una condizione di vacanza.
E’ molte più facile di quanto non si creda trovare colori, profumi e suoni della natura, a un passo da casa nostra per giunta. Ci sono oasi verdi meravigliose anche nelle più grandi città del mondo e guarda caso anche nella nostra città e magari neanche ci abbiamo mai messo il piede. E’ sufficiente davvero poco, ma molti preferiscono aspettare di partire per le vacanze e lamentarsi per il resto dei 340 giorni dell’anno
Se è vero che la vacanza è una condizione mentale è altresì vero che la natura esiste al di là degli edifici e dei palazzi delle grandi città. Anche se fiumi di petrolio la hanno aggredita e le radiazioni la stanno violentando lei per ora tiene botta con grande e incessante generosità. Rincasare con la testa china e dirsi continuamente: adesso è tardi, sono stanco, devo ancora fare alcune faccende, ho fame, ho proprio bisogno di fare una doccia, devo fare quella e quella e tal’altra faccenda… le scuse e le priorità sono tutte buone.
Perché non uscire nel parco più vicino regolarmente? E’ forse necessario avere un cane o un bambino per andare a cercare un’area verde vicino a casa e fare due passi? Perché non farlo sistematicamente? Abbiamo bisogno di luce come fossimo fiori e la natura è un nutrimento essenziale capace di fare emergere dal nostro corpo quello che abbiamo di più sacro; il nostro essere e la nostra energia interna.
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Sappiamo ascoltare il silenzio?
Qualche giorno fa dopo il mio allenamento domenicale fatto in palestra perchè fuori pioveva selvaggiamente, mentre ero sdraiata nella sauna in rilassamento, sento dalla così detta zona relax il dialogo animato di due persone che si raccontavano le proprie sfighe ortopediche: fratture sugli sci, ricoveri in ortopedia, interventi chirurgici, il tutto raccontato molto animatamente.
Nella sauna insieme a me un signore mostrava una forte insofferenza a questo vociare inintterroto, dal canto mio non ho potuto far a meno di pensare che in Italia più che mai non sappiamo stare in silenzio.
Per molte persone il silenzio produce disagio, produce pensieri talora anche sgradevoli, tra due persone il silenzio viene vissuto come una incapacità di comunicare se non come un franca dichiarazione di guerra o di disaprovazione profonda.
Stare da soli in silenzio è già difficile ma stare insieme in piacevole silenzio non è proprio contemplato.
In Italia più che in ogni altro paese del mondo si parla sempre, senza far caso al volume della propria voce adesso che ci sono i cellulari si parla in treno, in autobus, in ascensore, nelle sale di attesa di uno studio medico, nella zona relax di un thermario e via dicendo. All’estero non è così! non esiste questa sorta di incontinenza verbale e totale mancanza di rispetto dello spazio acustico altrui.
Non sappiamo ascoltare il silenzio, il silenzio è musica, non si tratta di un vuoto ma di un pieno. Sarà capitato a tutti spero dopo un rapporto sessuale di vivere un momento di stasi, come di sospensione mentale, nessun pensiero, nessun movimento, nessuna parola, solo ascolto. Si percepisce come una sorta di dolce abbraccio dell’aria che ci circonda come se fosse di un materiale più denso, una sorta di coccola e nutrimento dell’anima. E’ la possibilità di entrare in contatto con la parte più intima e profonda di noi se stessi.
Il silenzio è una porta di accesso a questo contatto, è una ricchezza inesauribile alla portata di chiunque. Il silenzio è pura poesia, è forza, è l’anima della preghiera. Perché privarcene per ascoltare parole assolutamente vuote? Perché non educhiamo noi stessi e i nostri simili a rispettarla, e a coltivarla. Impariamo a modulare e controllare il tono e il volume della nostra voce a seconda del luogo dove ci troviamo. Impariamo ad ascoltarlo e a farci penetrare dal silenzio.
E’ un modo per andare in vacanza ogni volta che lo desideriamo, un metodo facile per non sentirsi soli ma vicini alle persone che amiamo e per di più è gratis!
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La forza del perdono: trasformare lo svantaggio in vantaggio!
Sarà capitato a tutti di subire un torto, un gesto di totale mancanza di attenzione nei confronti della vostra persona e libertà o una scorretezza! Quando la persona che agisce in tale modo è una persona a voi cara, di solito la ferita è più profonda.
Smettete subito di piangervi addosso, ripetendovi “non doveva farlo .. non a me… dopo tutte le prove che gli hanno dimostrato ..la mia onesta…la mia fedeltà… la mia disponibilità… e via dicendo…”. Stop!
In prima analisi è il vostro ego ferito che soffre e non voi! Staccatevi da lui e guardatelo soffrire e contorcersi le budella dalla sofferenza a causa dell’atto di ingiustizia subito suo malgrado! Aspettate, tenete a bada l’ira, non serve a niente conduce talora alla rottura. Neanche la rassegnazione silenziosa serve perché da canto suo produce un muro di separazione che può diventare sempre più alto e talora difficile da abbattere quando troppo alto e datato nel tempo.
Che fare allora? In prima istanza è consigliabile aspettare, allontanarsi, non rispondere al telefono, non parlare, non esprimere niente perché nel momento immediato si rischia di tirar fuori il peggio ovvero solo il nostro ego ferito. Pensiamoci su, cerchiamo di capire con sincerità e onestà cosa ci ha veramente ferito e cosa ci aspettiamo e perché dovremmo aspettarcelo. E’ una questione di morale o è una questione di maggior rilievo? Siamo sicuri che non si tratti di un capriccio ovvero un puro e semplice desiderio di essere considerati?
Una volta fatte tutte queste considerazioni e essersi leccati le ferite con calma, potete affrontare la questione. Ascoltate le motivazioni e le spiegazioni del comportamento considerato ingiusto e con calma iniziate a piazzare qualche centro sul perché il comportamento andava evitato e come fosse in realtà facile farlo senza ferire nessuno. Senza infierire solo spiegando magari anche con una certa grinta la vostra posizione e il fatto che proprio non abbiate gradito la cosa!
Il gioco è fatto! Avete la possibilità di usare un’arma preziosa e potente: il perdono. Non è solo un atto di benevolenza come la chiesa lo dipinge, non si tratta di porgere l’altra guancia per subire un altro schiaffo ma di mostrare la nostra miglior faccia nella sua totalità senza nascondersi e senza stringere gli occhi o le sopracciglia per colpire a nostra volta.
Il perdono consente a chi lo da e a chi lo riceve di creare una strana magia, un legame che genera una sorta di rapporto di onore tra i contraenti. A questo punto restando lucidi è possibile cogliere questa possibilità per migliorare il rapporto rendendolo più equilibrato e completo.
Il debito di onore infatti se ben usato è una carta di credito e potete usarla con buon senso oppure no, ma certamente è un vantaggio acquisito. Se vi interessano le scarpe di Prada o se vi interessa una cosa più preziosa come la costruzione di un tempo dedicato a voi stessi e al vostro piacere, dipende di nuovo solo da voi.
Insomma potete sovvertire il vostro iniziale svantaggio e sofferenza trasformandola in un vantaggio e un piacere che potrà dare vigore non solo a voi ma anche a chi vi sta a fianco. Restate svegli non dormite sugli allori ma neanche sulle sfighe!
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La forza della folla: come prevenire il peggio!
La storia ci ha insegnato che la folla impaurita, esattamente come un branco di animali in fuga, non guarda in faccia a nessuno e dove passa crea morti e feriti: la stessa potenzialità di forza distruttrice che è presente nella natura e che si manifesta nei disastri ambientali.
Come nel 2010 questo ancora non si possa prevedere e prevenire non sembra possibile ma, purtroppo, accade.
Quello che di nuovo ci deve insegnare la recente e triste vicenda del Love Parade di Duisburg è che dobbiamo imparare a gestire questa possibilità in tutte le occasioni dove una grande folla di persone si ritrova.
Ma non solo in senso logistico e architettonico come è ovvio pensare, ma anche in senso filosofico.
Quanta forza e potere non controllabili possono generarsi da un gruppo di persone che si lascia prendere da un emozione forte, paura, rabbia, ma anche gioia e amore! E’ quindi lecito chiedersi quanto sia possibile per alcune persone sfruttare questa forza.
Potremmo dire che un gran numero di reazioni emotive sono assolutamente prevedibili e insorgono in modo completamente meccanico. Se poi esistono da parte di alcuni individui conoscenze in merito al principio della comunicazione e delle emozioni è altresì possibile pensare che si possa generare consapevolmente il panico o la paura o anche altre emozioni, basta solo conoscere quali tasti premere per ottenere le reazioni richieste.
Questo è il meccanismo con il quale, purtroppo, molta pubblicità ma anche informazione mediatica viaggia sulla rete e sul cavo della televisione a nostra insaputa, ovvero può esistere una logica e una premeditazione ad ogni informazione che ci giunge, con l’obiettivo di generare una risposta comune.
La politica, ma anche grossi interessi economici, spesso si muovono mediante l’abile sfruttamento di queste leggi.
L’informazione e la politica di terrore per promuovere la vaccinazione contro l’influenza suina ad esempio, iniziata l’estate scorsa, ne è presumibilmente un esempio come molti avevano già intuito. Il fatto che sia finita in un silenzio di tomba, nessuno ne parli più, nessuna statistica sui non vaccinati e sui vaccinati venga pubblicata o pubblicizzata, elencando molto serenamente i pro e i contro della vaccinazione teoricamente tanto necessaria non lascia di certo pensare bene.
Non possiamo avere paura di ritrovarci in massa uniti a festeggiare, a proclamare la libertà dei nostri pensieri, o ascoltare un cantate.
Il desiderio di condivisione è sano anche se estremamente pericoloso.
Da un lato dobbiamo accrescere in previsioni e sistemi architettonici di gestione della situazione. Dall’altro dobbiamo lavorare sul singolo individuo, sulla sua stabilità emotiva fornendogli maggiori strumenti per essere sempre meno manipolabile e poter riconoscere sul nascere i possibili pericoli e gli individui che invece di questa arte fanno il loro vanto.
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Il profumo della notte
Nel piccolo paese in cui mi trovo, sperduto fra le valli del Cadore, la notte è profumata.
Forse perché quando il sole è tramontato il paese vive ancora.
Non mi riferisco ai pochi che prendono l’automobile e vanno a trascorrere la serata in qualche locale bensì proprio al paese nel suo insieme: le persone dopo cena escono nuovamente dalle loro case, passeggiano, si incontrano, scambiano qualche parola e poi, salutandosi, si augurano la buona notte.
Insomma dopo la cena non è ancora giunto il momento di dire addio al giorno che volge al termine, di dimenticarlo poco dopo il pasto serale cadendo addormentati davanti alla tv.
La sera è invece un’altra occasione della giornata, un altro momento necessario. Ha una sua ragione d’essere.
Anche chi è rimasto in casa, la mattina successiva lo si può sentir dire: “hai visto ieri sera che bellissimo cielo stellato?”, oppure “hai visto che luna stupenda sopra i monti?”.
Ecco, il paese quando ormai è calato il buio, continua a vivere e forse per questa ragione, quando scende la notte, quasi mai vengo sopraffatta dalla nostalgia ma, anzi, avverto quel momento come il più intenso e magico dell’intera giornata.
Le persone più rabbiose, rancorose, percepiscono a quell’ora un particolare bisogno di calore, un bisogno di raccoglimento che unisce anche gli animi più ostili.
Per qualche ora dunque cedono le armi, rinviano i loro problemi al giorno successivo e regna la particolare tranquillità del tempo della tregua.
Molti infatti anziché addormentarsi frettolosamente portando nell’inconscio le nevrosi della giornata, all’imbrunire e poi col buio (particolarmente intenso e silenzioso) rivisitano i loro conflitti con un atteggiamento che definirei indulgente e che persuade a cercare un contatto col prossimo e a godere per un po’ di una lieta quiete.
Forse è questo il motivo per il quale, quando mi addormento tra queste valli, sento il buio della notte avvolgermi come un magico dono.
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Per il nuovo ci vuole il vuoto
Sembra scontato ma capire questo concetto è di fondamentale importanza in quanto tutto, ma proprio tutto sulla terra, si muove seguendo questa Legge. Il vuoto tende a riempirsi e il pieno tende a svuotarsi. Ogni sistema vivente e non vivente dipende da questa Legge.
I Cinesi parlano di yin e yang come due principi intimamenti legati e dipendenti l’uno all’altro, configurati in un cerchio che indica proprio il movimento inniterrotto da uno verso l’altro.
Ogni sistema per vivere deve necessariamente avere un nutrimento, quindi riempirsi dall’esterno e liberarsi o svuotarsi verso l’esterno; quando questo meccanismo cessa avviene la stagnazione e il graduale deterioramento fino alla morte.
Pensate al corpo umano deve respirare, bere e mangiare; nessuna di queste attività possono prescindere dalla sua vita ma lo stesso vale per il sistema urinario e intestinale, funzioni meno nobili forse ma di vitale importanza affinche la macchina corpo funzioni.
Questo meccanismo input-output, avviene anche nelle relazioni umane; il padre o la madre nutrono il figlio e il figlio quando diventarà padre nutrirà suo figlio: è naturale, e anche nelle più comuni relazioni esiste sempre uno che da e uno che riceve e questi ruoli possono essere fissi oppure fluidamente interscambiabili.
In psicologia si dice che è importante per chi ha un ruolo fisso di sostegno nei confronti del prossimo avere a sua volta un contenitore ovvero poter a sua volta contare sul sostegno di qualcun’altro.



