Agopuntura: le diverse strade per arrivare allo stesso traguardo
In agopuntura il traguardo significa raggiungere l’obiettivo della cura: vuoi la cessazione del dolore, dell’ansia, della nausea e della infertilità. Come con qualunque altro viaggio esiste la possibilità di raggiungere la meta con sistemi diversi.
Esistono i metodi più veloci e quelli più lenti. Soprattutto in agopuntura esistono un infinità di possibili combinazioni efficaci per raggiungere l’obiettivo. Questa affermazione è usata da coloro che non sono convinti dell’efficacia della tecnica per screditarla ma in realtà rappresenta esattamente la realtà del sistema naturale che l’agopuntura utilizza; la natura.
Pensateci su bene, per andare da un punto all’altro del pianeta possiamo usare un infinità di sistemi di trasporto oltre che un infinità di strade ma questo non toglie il fatto che ci siamo andati e che ci siamo realmente spostati da dove eravamo per poi magari ritornarci.
In agopuntura si possono mettere aghi direttamente sul dolore, oppure su canali distanti ma collegati, oppure su sistemi a mappa somatotopica come sull’orecchio, sulla pancia, sul cranio e questo per dire solo i più conosciuti. Gli aghi possono essere messi simmetrici oppure no, tantissimi oppure pochissimi.
L’efficacia di un metodo non implica la non efficacia dell’altro metodo.
Restando sull’analogia del viaggio esistono percorsi più brevi e veloci come l’autostrada che in alcuni casi è da preferire alla stradina statale, soprattutto se si ha fretta. Peraltro è pur vero che raggiungere lo stesso posto usando strade diverse facilità l’orientamento e la capacità di conoscere esattamente una regione che può essere maggiormente estesa rispetto al traguardo e basta.
Ecco che usando gli aghi e conoscendo diverse tecniche è possibile scegliere e usare quelle più utili per i diversi obiettivi. Di solito se una sequenza di aghi funziona bene tendo a ripeterla, squadra che vince non si cambia! Ma quando il risultato è consolidato è possibile fare delle varianti. E allo stesso modo se con una tecnica è difficile produrre un risultato sufficientemente efficace, vale la pena di modificare la sequenza e il tipo di tecnica per raggiungere l’obiettivo più velocemente, cosa che il paziente ovviamente desidera.
E’ molto importante sapere mantenere l’obiettivo e la costanza nell’intenzione finale ma anche saper modificare il percorso e i mezzi per arrivare al traguardo a seconda delle necessità e delle diversità esistenti tra un soggetto e un altro. Se ci sono diversi dolori in contemporanea, se il dolore è ben localizzato oppure se è esteso, se esiste uno stato ansioso oppure no, se esistono disfunzioni viscerali associate o situazioni contingenti come anche la fobia degli aghi per fare un esempio.
La scelta dei punti da usare può cambiare di volta in volta tanto quanto può restare la stessa, questo però non deve essere il motivo per giudicarne la serietà del fondamento terapeutico sottostante
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Le controindicazioni all’agopuntura

Come ho già scritto in precedenza l’agopuntura, in quanto terapia medica, non possiede vere e proprie controindicazioni e, anche se ancora poco conosciuta e riconosciuta, è indicata nelle più svariate situazioni patologiche.
E’ utile non solo nelle patologie ansiose o a sfondo psicosomatico ma può essere una valida cura e sostegno in molteplici patologie croniche degenerative tanto quanto nelle situazioni acute soprattutto se accompagnate da importanti quadri dolorosi.
Inoltre nelle patologie gravi come quelle neoplastiche può aiutare il paziente a sopportare il peso della chemioterapia. Infine è una terapia utilissima nella prevenzione delle patologie ovvero per mantenere il più a lungo possibile un buono stato di salute.
Parlare oggi giorno del rischio infettivo degli aghi da agopuntura che sono, non solo sterili ma anche monouso e sottilissimi è davvero ridicolo oltre che vergognoso. Vuole dire non essere aggiornati e non sapere di cosa stiamo parlando. Non ho mai visto un solo punto infettarsi ma neanche arrossarsi, non stiamo parlando di cento anni fa quando l’agopuntura si faceva su pelli sporche con aghi vecchi e mal sterilizzati.
Per favore cerchiamo di restare con i piedi per terra, infezioni da camera operatoria e da punture intramuscolari ne esistono ancora ma sono rarissime. Ebbene le infezioni da agopuntura sono proporzionalmente da considerare eventi da fantascienza la cui entità non supera quella di un graffio microscopico. Non sfruttiamo questa paura umana per parlare di quello che non si conosce, abbiate almeno un pò di onestà.
Esiste però una controindicazione alla tecnica dell’agopuntura che deve essere segnalata; il paziente la deve “accettare”. In caso contrario sopporta malamente l’inserzione degli aghi che vive come una sorta di tortura capace solo di aggiungere sofferenza alla sua già poco accettata sofferenza sia essa fisica che psichica.
Ho detto più volte che l’agopuntura non agisce sulla psiche come molti credono ma sul corpo fisico; il rifiuto della cura non è solo un atteggiamento psichico ma si trasforma in ostacolo fisico. Un trattamento di agopuntura può essere considerato un circuito elettrico capace di fare circolare aria fresca nella “casa corpo” riattivando l’iniziativa di ordine e pulizia degli abitanti della casa assopiti e asfittici.
La tensione psichica del rifiuto diventa facilmente tensione fisica o muscolare e questa si traduce in una sorta di chiusura delle porte del nostro circuito elettrico o della casa-corpo impedendo all’aria di circolare e quindi di riattivare gli abitanti. Anche se è una semplice immagine o metafora la mia spiegazione vuole fare capire che stiamo ancora nel mondo fisico, magari non visibile ma decisamente non solo mentale.
E’ come se gli aghi reclutati al lavoro dovessero continuare ad aprire sistematicamente le porte per passare e fare il loro dovere. Come poterete capire il trattamento risulta meno efficace non per il mancato effetto placebo che tanto piace decantare in caso di agopuntura e che dobbiamo considerare presente in qualunque terapia si pratichi ma per la presenza di un ostacolo vero e proprio prodotto dalla tensione del paziente.
La tensione mentale e fisica presente durante la seduta come ha sempre spiegato il mio maestro ostacola direttamente il lavoro degli aghi. Quello che accade è che in questo modo il risultato viene rallentato mentre il paziente facilmente sospende anzitempo la sua cura vanificando completamente il risultato.
Che fare in questi casi? E’ utile e corretto provare comunque; sono molti i pazienti che arrivano in questa condizione ma, seduta dopo seduta, iniziano a rilassarsi e il risultato inevitabilmente arriva. E’ importante in questi casi una maggiore attenzione: più cura che la posizione non crei tensione, che la presenza di altre persone non dia fastidio, che la temperatura sia sufficientemente calda, che si usino pochi aghi e molto sottili magari accompagnando la terapia con un massaggio o una chiacchierata.
In alcuni casi però queste attenzioni non bastano, il paziente neanche le vede, ha solo fretta di finire e in alcuni casi è quasi arrabbiato per il dover sopportare la puntura degli aghi. Per questi pazienti l’agopuntura è decisamente controindicata anche se potrebbe aiutarli a stare meglio.
Non è necessario crederci come molti sostengono, la fede tenetela pure per questioni più importanti ma serve una condizione diversa, per curarsi e per guarire serve soprattutto una accettazione di sè e del proprio problema oltre che una dolcezza e determinazione non solo del medico ma anche del paziente.
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Perchè curare il dolore con il caldo
In Medicina Cinese il caldo e il freddo sono da sempre considerati fattori indispensabili per porre una corretta diagnosi e per capire come curare una determinata patologia in un determinato paziente. Si dice che il freddo e il caldo possono essere interni o esterni, da pieno o da vuoto.
Un deficit di yin come tipicamente si risconta in menopausa può causare un calore interno da vuoto di yin. Un vuoto di yang tipico dei soggetti anziani può causare un freddo interno da vuoto di yang. In questi casi scaldare o rinfrescare dall’esterno non basta, bisogna nutrire e colmare il deficit da dentro e non già limitarsi a modificare la temperatura dall’esterno.
Ben diverso è il caso della patologia da esterno, un colpo di calore o un colpo di freddo si possono curare se presi tempestivamente con il freddo e con il caldo in applicazione esterna. Lo stesso avviene per un trauma che genera un accumulo di calore locale.
Ma troppa leggerezza viene posta dalla medicina occidentale a questo riguardo. Applicazioni di ghiaccio sono comunemente indicate sui dolori articolari non solo post chirurgici o post traumatici caratterizzati da forte calore ma su tutti i dolori articolari dove vi sia gonfiore e quindi accumulo di umidità.
Ho visto molti danni causati da applicazioni di ghiaccio ad oltranza o prolungata nel tempo su quadri compatibili con tendiniti o sinoviti. Così come il collare cervicale usato comunemente nei traumi cervicali distorsivi può generare esso stesso rigidità articolare di grado più o meno severo, anche l’ applicazione locale di ghiaccio se fatta in modo prolungato e continuativo è spesso causa di un peggioramento del dolore e del quadro generale e funzionale.
Non cè da stupisri, la logica è sempre la stessa; l’immobilità fisica e le applicazioni di ghiaccio locali generano sempre un arresto della microcircolazione sia sanguigna che energetica che a sua volta genera dolore; il circolo in questo modo rischia di diventare pericolosamente e tristemente vizioso.
Le applicazioni di caldo d’altro canto sono certamente utili per muovere sia il sangue che l’energia rallentata e possono senza dubbio migliorare la tensione muscolare che è spesso causa di dolore. Ma solo nelle forme tensive e nei colpi di freddo possono essere risolutivi. Quando il dolore è molto forte esiste il pericolo dell’ingorgo, ovvero l’ ingorgo energetico causato dal dolore può essere peggiorato dall’aggiunta di calore locale.
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L’agopuntura è la tecnica riabilitativa più usata al mondo
Sembra una affermazione strana, in particolare nel nostro paese, dove pochi sono i medici che si accostano a questa disciplina se non attraverso piccoli corsi o comunque dedicando poche ore del loro lavoro a questa tecnica terapeutica.
Invece nel resto del mondo l’agopuntura si usa molto ma molto di più. Rispetto alla quantità di tecniche riabilitative esistenti, si potrebbe dire che l’agopuntura resta quella in assoluto più utilizzata in campo riabilitativo, ovvero nel recupero funzionale, sia esso ortopedico, post-traumatico, neurologico e in tutte le patologie dolorose degenerative.
In Italia sembra di fare una cosa strana ad andare dall’agopuntore per un dolore alla spalla, al ginocchio, per una cervicobrachialgia o per una sciatalgia, quasi come andare dal mago!
All’estero è assolutamente normale; è più facile trovare operatori capaci e preparati sia medici che non, che eseguono un lavoro non solo efficace ma anche convenzionato dal sistema sanitario nazionale e rimborsato dalle diverse assicurazioni personali.
Nel nostro paese, dopo anni, oggi è finalmente accettata la riabilitazione motoria anche se spesso viene considerata ginnastica in senso troppo generico e poco specialistico e ci ha davvero messo tanto ad essere classificata come indispensabile nei diversi campi riabilitativi.
Oggi, grazie a Dio, è inserita in ospedale in modo ufficiale e il corso di fisioterapia sta diventando a tutti gli effetti più ricco e completo.
Ma per le patologie dolorose degenerative, ovvero i dolori cronici, da noi si usano ancora farmaci antalgici e terapie fisiche obsolete oltre che assolutamente aspecifiche come gli ultrasuoni, il laser, i campi magnetici.
Le prescrizioni sono fatte con poca convinzione e scarsi successi ma senza farsi domande. I medici, soprattutto i fisiatri stessi, considerano che non vi sia molto da fare e piuttosto che far niente o esagerare con i farmaci usano queste tecniche, ma all’estero queste terapie sono andate del tutto in disuso da numerosi anni.
Anzi, dirò di più; negli Stati Uniti, fiutando il business dell’agopuntura, stanno vendendo cerotti da appplicare sui punti più comuni, contenenti cristalli vari non meglio specificati e una pallina di plastica in grado di produrre una pressione ben localizzata sull’agopunto. Si usano per il sonno, per i dolori e per altre problematiche e stanno generando clamore anche per la solita vendita piramidale che trasforma il prodotto in miracolo.
Niente di male, meglio un cerotto sul punto di cuore detto HT7, localizzato al polso, o su Yintang localizzato sulla tempia, entrambi punti famosisssimi e riconosciuti per il loro effetto calmante piuttosto che una benzodiazepina. Meglio un cerotto o un braccialetto a pressione sul punto di pericardio detto PC6, conosciuto per il suo effetto antiemetico, che un farmaco. Certo, non ci dobbiamo stupire se funziona per un tempo limitato e su casi semplici; l’agopuntura vera è un ‘altra cosa ed è assai più complessa anche se cercano di venderla per semplice!
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Il dolore non è una colpa
Torniamo a parlare di dolore, ma questa volta affrontiamo una tematica nuova, il dolore come colpa, il dolore come espiazione.
Ci avete mai pensato?
Sembra assurdo ma osservo ancora molto questa problematica nel comportamento di moltissimi pazienti e purtroppo anche da parte di molti medici.
Una volta esclusa una patologia tumorale o una patologia grave di altra natura, ovvero una volta passati oltre alla diagnosi, se il dolore resta è usanza non preoccuparsene più di tanto.
Si provano i farmaci antidolorifici ma se il dolore non se ne va, il passaggio successivo è l’accettazione del dolore cronico. Allora si sentono dire frasi come ”Signora cosa vuole, se lo deve tenere”, come dire “deve già essere contenta di non avere niente di peggio !!!”.
Nel mio studio arrivano pazienti, sopratutto anziani, che soffrono di dolori fortissimi da oltre 10 anni senza avere mai fatto o tentato nessun trattamento.
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Volersi bene
In questi anni di lavoro ho potuto constatare che i pazienti raramente decidono di prendersi cura di sé, esiste sempre un’altra priorità, si resiste, si sopporta.
Non adesso, non c’è il tempo. Il tempo in effetti a ben guardare non c’è mai!
E questo è un dato di fatto.
Una persona che tutti i sacrosanti fine settimana soffre di cefalea si limita a fare gli accertamenti necessari per escludere una patologia severa e poi si accontenta di assumere per il resto della vita farmaci ad azione antidolorifica, ansiolitica o antidepressiva.
Il tempo bisogna prenderlo, non aspettare che arrivi, perchè non arriva!


Molte persone hanno avuto la sfortuna di sperimentare questo disturbo caratterizzato da dolore lombare ad insorgenza brusca con rigidità che spesso impedisce al paziente anche di raggiungere la posizione eretta.
