Amore

Amore

Quando sesso e peccato si confondono

Catherine Bellwald Quando sesso e peccato si confondonoIl sesso è peccato? Prima di rispondere proviamo a non fare affidamento ai comuni pensieri di cui siamo tutti a conoscenza, con i quali siamo cresciuti.

Intanto iniziamo dal principio: il sesso è un relazione intima e di contatto fisico, atta a dare e ricevere piacere, che si può avere con noi stessi e con altre persone. Si tratta di un infinità di piccoli gesti e di esperienze sensoriali che rientrano nel mondo dell’eros e che ognuno adatta per quanto possibile al suo gusto personale.

Fin qui credo che siamo tutti d’accordo; il primo punto davvero interessante e che vede schierate due fazioni è: il sesso e l’amore sono la stessa cosa, oppure due cose ben distinte e separate? Senza far torto a nessuno credo che si possa tranquillamente affermare che il sesso e l’amore possono essere due cose ben distinte e contemporaneamente possono essere la stessa cosa.

Quando facendo sesso si desidera dare piacere all’altro, si cerca un contatto interno e ci si mette in ascolto dell’altro, questo è amore. Si tratta di una unione nel vero senso della parola capace anche di generare uno stato di apertura e di espansione della propria coscienza che ha dell’incredibile.

Durante l’atto sessuale si possono unire le proprie energie e generare qualcosa di nuovo; quando un’esperienza di questo genere viene  vissuta, il compagno o la compagna diventano parte di noi, vengono inclusi e ci arricchiscono. In questa situazione non prevale più l’io, che muore a se stesso per fare spazio a qualcosa di più grande e di più espanso. Quando questa alchimia magica, fisica e chimica avviene, si tratta di una relazione vera, di un contatto vero, senza filtri ne maschere. Non possiamo avere dubbi: chiunque sa benissimo quale è la differenza.

Quando il sesso è solo sesso e non vi è contatto ne desiderio di contatto reale ma solo fisicità, tutto questo non accade, si potrà anche avere un piacere intenso ma questa sorta di espansione interna non avviene.  Di solito di quest’ultima esperienza puramente sessuale non resta molto nella memoria, solo frammenti qua e là. Invece nell’altro caso noi eravamo lì ben presenti e ogni dettaglio riesce a tornare alla mente con grande facilità.

Attenzione ora a non trarre false  conclusioni, perchè questa esperienza di sesso che è amore si può avere con uno sconosciuto oppure con una persona che non è per forza il nostro compagno di vita. Questo può accadere per svariati motivi: una somiglianza di vissuto o di gusti, una semplice situazione favorevole che ha abbassato i nostri schermi di difesa, un desiderio sincero di evasione che ci ha consentito di toccare l’altro e chissà quali altri ancora.

Per contro all’interno di una coppia sposata o fissa succede che l’abitudine, gli anni che passano, le necessità di ognuno che si modificano e magari anche la distanza che si può generare tra due persone anche vicine che non si confrontano più oppure temono di essere giudicate… insomma, motivi possono essere molteplici, fatto sta che frequentemente nel talamo nuziale si perde questa alchimia fino ad arrivare a un vero e proprio senso di dovere nell’atto in sè che lo denatura totalmente.

Un mio paziente affrontando questo argomento con eleganza mi diceva “se si mangia il piatto che riteniamo più prelibato tutti giorni, beh alla fine si ha voglia di mangiare dell’altro! non crede?”. Ecco che il sesso fuori dal matrimonio o dalla coppia fissa è per molti uomini e donne considerato sano e normale anzi talora una rigenerazione del  proprio sex appeal e un potenziale elemento favorevole anche al sesso “domestico”.

Tutti o quasi sono d’accordo su questo argomento finchè non si parla di sentimenti oppure finchè non si parla del proprio compagno/a: a questo punto casca l’asino!  Si crea lo scandalo, il panico, il senso di tradimento e tutto il resto. In poche parole sesso si ma non lo devo sapere  ne sospettare oppure non mi devi mentire  soprattutto amore no l’amore è esclusivo e non può espandersi ad altri: questo si è peccato!

Non è forse peccato voler snaturare il sesso dal suo contenuto più puro per paura dei sentimenti? Non è forse che stiamo sbagliando tutto? Non vale la pena di ragionarci sopra e di darci l’opportunità di vivere  quello che la vita ci regala senza togliere niente a nessuno? L’amore è libertà e non è esclusivo ma esistenziale, esiste ben al di là del sesso e dal volerlo relegare a una unica persona. L’amore  attraverso il sesso trova uno spazio nel quale svilupparsi ed espandersi in modo naturale. Quando accade è un dono, un presente non solo per chi ha la fortuna di viverlo ma potenzialmente per tutti coloro che stanno attorno e che potrebbero indirettamente godere di questa energia e armonia che non è mai esclusiva.

Un dubbio questo che quanto meno dovrebbe far parlare le persone tra di loro con onestà e pulizia mentale e che invece ancora oggi nel 2012 è totalmente indiscusso. La maggior parte delle persone che sperimentano un’esperienza simile se ne guarda bene dal dirlo, anzi è capace di mentire in modo spesso così spudorato da rendersi ridicole e talora insopportabili al compagno o compagna.   Si può ammettere di aver fatto sesso con Caio e Sempronio anche con vanto se ci troviamo con l’interlocutore giusto ma dire che si è entrati in contatto con un’altro al punto da sentirlo dentro di noi … questo se non siamo single non possiamo ammetterlo neanche con noi stessi e di conseguenza lo rifiuteremo per non andare in conflitto.

Fare sesso senza amore è un peccato perché manca un pezzo ma può servire, ma non fare sesso quando si sente una forte, profonda e reciproca attrazione per paura di  provare amore non è forse peggio?

Un argomento che oggi mette molte persone in difficoltà e che forse, se affrontato  con il nostro sentire più profondo e con saggezza e onestà, allargherebbe gli orizzonti delle possibili esperienze che contano e che danno un senso alla nostra vita terrena. Ci renderebbe più elastici e liberi di esprimerci e soprattutto eviterebbe tante sofferenze inutili,  separazioni e divorzi dolorosi e molto spesso senza senso.

Un aspetto sul quale come adulti ci si dovrebbe incominciare a poter confrontare con serietà almeno tra amici ma anche nella coppia  perchè i giovani di oggi hanno sempre più paura dell’amore per il brutto esempio che riconoscono nella società. Un lavoro di introspezione e di ricerca nel quale si dovrebbe rifiutare di cadere nell’ebete ripetizione del qualunquismo e berbenismo di massa e iniziare a guardare le nostre paure cercando di essere onesti prima di tutto con noi stessi.

 

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Elaborare il dolore per trasformarlo e pacificare

Catherine Bellwald Elaborare il dolore per trasformarlo e pacificare Si parla frequentemente dell’elaborazione del dolore  come fase importante anzi determinante per il suo superamento. Il dolore non elaborato resta intatto dentro chi lo vive e continua il suo processo di avvelenamento psichico e successivamente anche  fisico.

Molti film, molti romanzi e  molti importanti e fondamentali testi di psicologia trattano di questo argomento ma spesso come riferimento a eventi traumatici importanti, nel corso dei quali la mente cancella o blocca un processo di comprensione perché troppo doloroso.

Tutti sanno inoltre come in caso di morte di un famigliare il mancato ritrovamento della salma sia un problema. Lo stesso avviene per  non comprensione dell’accaduto, il mancato ritrovamento del colpevole, come l’assenza del riconoscimento da parte della legge del colpevole. Sono tutti eventi che costituiscono per i parenti in vita, un ostacolo quasi insormontabile al superamento del loro dolore.

Non vi è sostegno religioso che tenga la mente continua inesorabile un processo di  elaborazione che si schianta sistematicamente contro un muro. In termini informatici il sistema fallisce miseramente…system faillure…internal error…. Il cervello che altro non è che un elaboratore molto sofisticato non si da pace e rischia anche in alcuni casi di andare in crash ..ovvero di impazzire.  Come nel film War games dove il computer  giocando a tris  contro se stesso impara che è impossibile vincere,  nel caso della sofferenza quello che succede è che essendo incapaci di capire  non si è in grado di superare la situazione.

Lo stesso processo può accadere  quando una relazione sentimentale profonda tra due persone viene a cambiare bruscamente o si annulla repentinamente senza un confronto e senza spiegazioni sul perché dell’accaduto. Il marito che esce di casa per prendere le sigarette e non fa più ritorno per capirci. Colui che subisce tale evento non capisce e può andare incontro a una sorta di loop mentale estremamente dannoso per il suo equilibrio psichico.

Ma ancora più pericolosa è la negazione del fatto. Ci sono persone che pur comportandosi in chiaro allontanamento e distacco fisico ed emotivo affermano desideri e sentimenti che sono contraddittori  e lasciano così lo spazio a false speranze con l’obiettivo personale talora anche inconscio di poter in un eventuale futuro affermare di non aver mai pensato ne detto frasi compromettenti. Per fare un esempio non dicono “ti lascio perché sono stufo” oppure “perché ho trovato un’altra” oppure “perché mi conviene così” ma: “raffreddo… rallento….è una scelta che non dipende da me”.  Vi ricordate nel film Relazioni pericolose  la frase che ripeteva il protagonista ” trascende ogni mio controllo” come se non vi fosse scelta nell’abbandono ma quasi un obbligo dettato dall’esterno. Anche uno stupido si accorge di aver ricevuto una fregatura in termini di relazione e si arrabbia ma inconsciamente non può elaborare il distacco fino a quando non lo compie lui stesso oppure finché non affronta l’altro in modo diretto o ancora finché non riceve un messaggio chiaro e inequivocabile della mancanza di possibilità di vivere un certo tipo di relazione.

Questo è un esempio classico che si può trovare facilmente nelle relazioni di coppia il più delle volte perché non si vorrebbe dover scegliere per esempio tra un uomo e l’altro o tra una donna e l’altra ma nella pratica si finisce per essere costretti a farlo pur riconoscendone tutti i limiti e magari l’assurdità del fatto. Non vi è  sempre un egoismo  da parte di chi compie questa azione ma talora una vera speranza

Una cosa è certa: la mancata chiarezza di comportamento, il  mancato punto finale e chiarimento faccia a faccia, che sia fatto per il quieto vivere o per evitare fastidi o  per lasciare le porte aperte è fonte certa di una maggior sofferenza per l’impossibilità di elaborare il dolore e quindi di smaltirlo ed eliminarlo. E’ altresì vero che in caso di relazioni non paritarie ovvero con evidente maggioranza di forza sul fronte opposto uno scontro può significare la morte ovvero la sconfitta certa come prezzo da pagare, in questo caso il distacco e la chiara visione del quadro complessivo nella sua intierezza con i rischi che ne possono derivare,  costituisce esso stesso il modo per pacificare se stessi. In questo caso si elabora la sofferenza nella capacità seppur difficoltosa di allontanarsi volontariamente dalla fonte della sofferenza che diventa essa stessa una vittoria.

Comprendere resta il punto fondamentale per elaborare il dolore; finché la mente si affligge nel cercare un perché che non riesce a realizzare, non vi è la possibilità di andare oltre e si resta bloccati sui momenti vissuti  senza accettare che non ci saranno più. Ecco perché in alcuni casi è indispensabile farsi aiutare da uno specialista che possa permettere questo passaggio di comprensione e quindi di pacificazione.

Si dice che quello che non uccide rafforza ma è altresì vero che un dolore non compreso non uccide ma può far ammalare chi lo subisce suo malgrado perché a lungo andare il suo veleno lo uccide lentamente anche se non si vede.

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Il valore intrinseco del complimento

Catherine Bellwald Il valore intrinseco del complimentoQuando si ricevono complimenti non è facile accoglierli nel modo corretto; fra gli atteggiamenti classici il primo è il rifiuto ovvero riconoscere l’affermazione fatta nel complimento come  falsa ovvero non veritiera, un altro atteggiamento frequentissimo è quello di considerare il complimento come tendenzioso, della serie “mi sta prendendo in giro” oppure nel peggiore dei casi “cosa vuole ottenere questo individuo da me”!

Si parte sempre dal presupposto che i complimenti siano mezzi subdoli per approfittarsi delle persone che possono cedere a tali lusinghe. In effetti esistono persone addestrate in tale arte della finzione, persone molto brave nel recitare e nel sapere cosa dire affinchè abbia luogo una precisa reazione emotiva piuttosto che un’altra .

Questi maestri dell’inganno sanno farsi dare i gioielli da una vecchietta, l’eredità da un uomo in fin di vita, sono capaci di farsi sposare, di farsi mettere incinte, o di farsi regalare di tutto e di più. Queste persone sanno perfettamente su chi e su cosa fare presa per ottenere ciò che a loro interessa e le loro prede sono persone deboli, emotivamente fragili e bisognose di affetto.

Ma a parte questa categoria di professionisti, di solito facili da riconoscere ad un occhio attento, esiste un mondo fatto di piccole frasi e di piccoli gesti che non solo regalano gioia ma scaldano letteralmente il cuore. E’ necessario adestrarsi a farli i complimenti, ad esempio sulla velocità di un professionista, sulla sua efficienza, ma anche sulla bellezza o su ciò che semplicemente ci piace.

Diciamolo, comunichiamolo anche a sconosciuti mai visti e che mai più vedremo, ma anche a nostro marito o nostra madre. E poi impariamo ad accettarli i complimenti: come stai bene, che bel vestito, come sei bella oggi! Che diamine …grazieeeeee, punto e basta! Mi capite? Non si dice  ”ma veramente oggi non mi sono neanche truccata!” oppure “ma va è vecchio questo vestito!” o ancora crediamo sempre che ci prendano in giro anche quando esiste un sincero apprezzamento e peggio che ci siano secondi scopi…e allora risposte come ” di cosa hai bisogno?” che non hanno senso  ti possono anche gelare il sangue.

Ci sono uomini che durante l’amore amano fare i complimenti e ti fanno sentire bella e desiderabile, lo sappiamo tutte di non essere perfette ma è bellissimo sentirsi bella in quel momento anche perchè la bellezza davvero non è solamente un canone esteriore e durante un rapporto intimo può emergere  veramente la natura interna di una persona e la sua bellezza intesa come un qualcosa di inspiegabile, di magico e coinvolgente. E perchè no dopo aver fatto l’amore si può dire ” mi è piaciuto…molto..sei stato grande” agli uomini fa piacere ed è giusto comunicare ciò che abbiamo provato.

Anche un semplice grazie non di etichetta o inatteso può essere un regalo, non dimentichiamolo.

E alle persone che non fanno mai complimenti e che si vantano di tale fatto, ricordate che si possono dire cose anche molto profonde con un semplice complimento e che non è detto che avrete altre occasioni per farlo.

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Influenzare e farsi influenzare

Catherine Bellwald Influenzare e farsi influenzareProprio oggi viaggiando in macchina mi sono trovata a pensare a quanto sia facile farsi influenzare dall’ambiente circostante nostro malgrado e come la cosa spesso anzi quasi sempre passi nel regno del non riconosciuto.

La riflessione mi è giunta osservando quanto le persone che siamo abituati a vedere in un certo ambiente possano cambiare fino al punto da non essere quasi riconoscibili quando le incontriamo in momenti insoliti, e fuori dai “comuni canoni”.

A chi non succede di cambiare totalmente in base alle circostanze, il punto è lo facciamo apposta oppure ci succede? Questo è sostanziale. Il campo di influenza che possiamo generare quando siamo veramente noi stessi è determinante e questo può succedere quando facciamo un lavoro che ci piace e che ci rappresenta e quando ne siamo totalmente responsabili o in totale armonia con chi ne è responsabile.

Allora come nel mio lavoro si ha la possibilità di sentirsi e di percepire esattamente quanto possiamo influenzare gli altri. Sono moltissime le persone che arrivano nel mio studio e  dopo pochi minuti affermano “mi sento già meglio“, “qui si sta veramente bene“. Quando poi succede che il paziente arriva carico di dolore e di frustrazione è possibile vedere, non solo attraverso la terapia che necessita ovviamente di un certo tempo, ma anche solo attraverso la presenza tranquilla di qualcuno che ascolta e che non giudica e accoglie, come  le cose possano in breve tempo apparire diverse.  Spesso non serve neanche la parola  o comunque ne bastano poche; è come si è “dentro” che funziona da diluente.

Questo avviene per diluizione come con la chimica, quando in un recipiente d’acqua mettete una goccia di inchiostro lentamente svanisce, allo stesso modo si può diventare dei recipienti di acqua e diluire il dolore e tutte quelle emozioni negative che potremmo definire veleni dell’animo umano. Questa capacità di diluire è dovuta alla possibilità di ogni uomo di mettersi in collegamento con sé stesso e con la propria parte più profonda che è molto ma molto più estesa di quanto non si creda.

La parte più profonda di noi stessi è collegata con la parte più profonda di tutto il resto e in questo tutto il resto possiamo metterci proprio tutto. E’ l’elegante concetto dei frattali esposto molto bene da Lucia Morello nel suo post; il tutto in ogni pezzetto anche più piccolo che si possa immaginare.

Ecco come possiamo diluire  anche un grosso dolore semplicemente accedendo a questo spazio interno che tutto contiene. Il bello è che a noi non resterà addosso niente di questo dolore e anzi accedendo a questo spazio, la fatica si limita notevolmente proprio perchè quel tutto presente nel piccolo nostro interno ci nutre più e molto di più di quanto non si possa immaginare.

Ma è altrettanto vero che un ambiente esterno fortemente carico di una valenza emotiva tenderà nella maggior parte dei casi a influenzare il singolo. Questo succede perchè il singolo è rimasto appunto singolo ovvero si è scollegato dal tutto e da se stesso e allora, il più delle volte in modo del tutto inconsapevole, si lascia colorare  senza opporre resistenza alcuna dagli eventi esterni o da altre persone; semplicemente… non è.

E’ possibile passare anni interi e in alcuni casi intere esistenze senza accorgersi di non essere noi stessi ma quello che ci si attende da noi, di essere uniformi al nostro ambiente circostante, di adeguarci  e così facendo di spegnerci. Se non ci capita l’opportunità di doverlo fare  per un motivo preciso o di farlo per caso possiamo anche non sperimentarlo mai.

Quando invece per grazia o per ricerca personale ci capita di accedere a questa esperienza capiamo cosa sia e come si possa ritornare a quello spazio interno. A questo punto è importante  trovare il modo di utilizzarlo il più spesso possibile, perchè in questo modo tracciamo una sorta di percorso, di segnaletica che ci consente anche in condizioni di maggior difficoltà di ripercorrere quella strada.

E’ difficile, mi rendo conto, descrivere con le sole  parole quello che succede senza sembrare dei mistici illusi e farneticanti ma realmente accade; si tratta di un enorme serbatoio di perfetta armonia che ci circonda tutti e la cui forza non è paragonabile a nient’altro e soprattutto gratis e a disposizione di chiunque la voglia trovare.

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Diventare capaci di amare

Catherine Bellwald Diventare capaci di amareSono innumerevoli gli aforismi, i romanzi, i film sull’amore che resta oggi il mistero e la meta più grande da raggiungere. E’ giusto e doveroso cercare di capire perchè all’amore si contrappone sempre il dolore inteso come dramma.

E’ infatti comune pensiero considerare che quanto più ami quanto più soffri, come se fosse un prezzo da pagare.

L’amore quello vero dovrebbe essere unione dovrebbe intrinsecamente portare l’individuo verso un concetto di unione che va al di là del tempo e dello spazio, al di là del fare o non fare certe cose, insomma un concetto piuttosto ampio dove esiste la totale libertà di fare, nel quale un individuo sperimenta se stesso non come tale ma come un tutt’uno con l’amato.

In che modo allora è possibile vedere il tradimento, visto che l’amore non dovrebbe dipendere dalle azioni? Come siamo arrivati a pensare che  amare un’altra persona possa significare tradire?

Questo è da sempre una domanda che mi pongo, e alla quale faccio fatica a rispondere in parole ma che sento essere una chiave di svolta che ci lega tutti al dolore. “Perdere l’amore”  ecco il titolo di una canzone famosa,  il dolore potrebbe essere pensato come la perdita dell’amore.

Ma resta il fatto che se l’amore è vero non ha tempo e non si dovrebbe perdere! Il dolore infatti è considerato come ignoranza oppure come illusione, ovvero come un incapacità di vedere l’amore. Altri considerano il dolore come una possibilità di vivere l’amore. Resta il fatto che quando si perde una persona cara o qualcosa alla quale teniamo molto  si vive il dolore e questo è innegabile.

Allora spunta il concetto dell’attaccamento alla persona amata, e il dolore come espressione di questo attacccamento e non già come espressione dell’amore. E il concetto della gelosia intesa come possesso e controllo dell’amato.   Tutti sentimenti questi in antitesi con l’amore.

Quando due persone dicono “non ci capiamo più”, è sempre l’orgoglio il vero padrone della situazione e non l’amore e quando sopraggiunge la rabbia del sentirsi rifiutati o respinti l’amore è definitivamente ucciso e svanisce come la neve al sole, perchè la rabbia è esattamente il sentimento opposto all’amore e con esso non può esistere.

Come sempre una cosa non esclude l’altra, ovvero si può amare e poi si può odiare veramente chi abbiamo amato e qui le cronache di tutti i giorni parlano chiaro di quanto frequente sia questo fenomeno, non solo oggi ma da sempre nella storia dell’uomo; dai miti degli Dei  Greci a oggi, l’amore e l’odio sono contrapposti e presenti fino a commettere crimini inenarrabili.

L’amore non può concepire la gelosia, la paura, l’orgoglio, l’attaccamento e tanto meno la rabbia. Fin qui sembra tutto chiaro. L’amore quindi è l’unico sentimento in grado di allontanare questi altri sentimenti che potremmo definire negativi. E ancora nutrire sentimenti quali rabbia, paura, orgoglio, gelosia e attaccamento sono i nostri impedimenti a provare amore.

E’ possibile che una volta ripuliti da questi sentimenti, potremo vedere che l’amore che abbiamo creduto perduto, semplicemente c’è ancora intatto, inviolato anche se la persona amata si è allontanata da noi, anche se si comporta in un modo incomprensibile,  anche se ci ha voltato le spalle, anche se ama altre persone e anche se è morta; l’amore è l’unica cosa che esiste veramente ancora ed è l’unica cosa per cui valga la pena di vivere.

Forse nella nostra società si insegna a fare di tutto ma nessuno ci insegna ad amare, anzi direi che nella cultura, nella religione, nella storia stessa  ci viene continuamente proposto e tramandato un modello di amore che nulla a  che vedere con l’amore.

Tocca a noi uscire da questi schemi stretti e un pò contorti partoriti dalla nostra piccola e immatura mente per imparare ad amare veramente.

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L’amore è…

Catherine Bellwald Lamore è...L’amore è in assoluto quello a cui tutti gli esseri umani anelano, che ne siano consapevoli oppure no. L’amore alleggerisce qualunque peso e fatica, espande le percezioni sensoriali, stimola l’intuizione e la creazione di pensieri. Costruisce e rende forte la personalità. Determina una sensazione di unione non solo con l’amato ma con tutto il creato.

L’amore per l’essere umano è una possibilità superiore al sentimentalismo puro, permette che qualcosa di più profondo si dischiuda e sbocci.

Quando l’amore è amore  prosegue nonostante la possibilità di perdere l’amato.  Che la perdita sopraggiunga con la morte o  con un brusco allontanamento fisico, il risultato non cambia: diventa  fonte di grande sofferenza. Molte persone non si riprendono più, si ammalano, si lasciano andare, si distruggono piano piano, si spengono e diventano cinici. E’ come se qualcosa dentro si rompesse e non fosse più possibile accendere la luce!

Ecco perchè le persone hanno tanto paura di amare scoprendosi totalmente, perchè in verità hanno paura di soffrire. Che bella scoperta! Quello che però è interessante vedere è che quello che si produceva come espressione dell’amore, esiste  ancora intatto dentro di noi perché da noi veniva generato.

A ben guardare potremmo usare questa fonte di energia quando più ci aggrada. Quella gioia, forza, sensazione di pienezza e di gratitudine verso la vita, sono qualcosa che appartiene  a noi e nessuno può portarceli via.

A tutti cuori infranti di oggi, di ieri e di domani, non temete  potete guarire, ma come da qualunque altra malattia ci vorrà del tempo e  molte cure amorevoli. E  quando il vostro cuore si sarà ripreso, non rinchiudetelo per proteggerlo, lasciatelo nuovamente libero di volare.

Buon San Valentino

 

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Festeggiare l’anniversario di matrimonio

Catherine Bellwald Festeggiare lanniversario di matrimonioIeri era il mio 19 esimo di matrimonio. Sono 19 anni che mi sveglio vicino a questo uomo. Quando apro gli occhi lo guardo e mi sembra bellissimo forse più bello ancora di quando lo ho sposato. Si 19 anni fa era più forte, più aggressivo e apparentemente più sicuro di sè. Ma oggi i capelli bianchi intorno al suo viso lo rendono ancora più nobile e aver scoperto le sue debolezze e i suoi difetti me lo rendono più completo e decisamente più attraente.

Non lo amo affatto come il primo giorno: lo amo molto di più di allora.

Apprezzo la sua brillante e raffinata intelligenza, il suo cervello rispetto al mio penetra in profondità il linguaggio nella sua più squisita espressione, ed è capace di cogliere e spiegare con matematica ed infallibile precisione delle verità e delle conoscenza che io fatico anche solo a intuire.

Apprezzo la sua sensibilità quasi femminile non gli serve neanche di guardarmi; lui sa come sto anche solo dal tono della mia voce e dal passo con cui salgo le scale alla sera. Quando non sto bene mi circonda di mille piccole attenzioni facendomi sparire la stanchezza appena metto il piede in casa.

Adoro lo sguardo compiaciuto con il quale mi guarda e  mi considera, mi da sicurezza.

I suoi difetti? li vedo e non ho nessuna intenzione di cancellarli o di ritenere che debbano sparire. Il vero desiderio che ho è che sia  felice e soddisfatto di se come lo sono io di lui e comprendesse davvero quanto è prezioso e ricca la vita al suo fianco.

Mi dispiace non aver vissuto il mio matrimonio in modo sufficientemente profondo, allora ero una ragazzina e pensavo che fosse un gesto senza molto valore, lo consideravo soprattutto un modo per tutelarsi e proteggersi a vicenda in caso di necessità e un modo per far stare tranquilli i  genitori. In realtà il modo in cui viene considerato il matrimonio oggi è un pò come un contratto, e lo trovavo un pò assurdo. Ero consapevole che promettere di essere fedele e di amare incondizionatamente per il resto della vita un uomo era un pò superficiale.

Oggi vorrei tornare indietro e rendere più rituale questo gesto, farlo mio con parole e gesti adatti e voluti da me, e non limitarmi a ripetere le parole canoniche che sembrano svuotate dal loro più vero significato. Si tratta di avere la possibilità di unire due vite a un medesimo destino anche ben oltre la morte e non è cosa da poco. Vorrei fosse una occasione per festeggiare in grazia di Dio con gli amici più cari magari pensando ai dettagli della cena e come allietare l’evento senza dover pensare al portafoglio. Mi piacerebbe, lo ammetto.

Intanto non aspettiamo per forza di arrivare ai 20 o ai 25 anni, ogni anno è buono per festeggiare anche nel piccolo anzi possibilmente  ogni occasione dovrebbe esserlo. Il domani non è certo e vale la pena ricordarselo sempre. Non perdiamoci neanche un’opportunità per dirsi e spiegare quello che si prova, potrebbe anche non esserci un’altra occasione. Anche solo una cena può trasformarsi in un atto  magico e rituale.

E quindi cin cin.

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L’avidità e il pensare in piccolo

Catherine Bellwald Lavidità e il pensare in piccoloNon conoscevo il significato di questa parola finche non ho incominciato a farmi due domande sul perchè di molte situazioni tipicamente umane.

Non è il talento, il coraggio di rischiare con il proprio e l’attività individuale che creano il grosso divario economico; è l’avidità della mente umana.

Se in ogni situazione guadagno bene lasciando che anche altri guadagnino o beneficino di un certo vantaggio non va bene, non è abbastanza! Devo guadagnare solo io.

Questo modo di pensare è la vera piaga dell’umanità. Non siamo tutti uguali; ci sono menti imprenditoriali e menti che non vogliono responsabilità e desiderano essere guidate. La fregatura è che a tutti i livelli della scala economica e sociale l’avidità rovina ogni cosa, dal imprenditore delle multinazionali che spreme al massimo ogni situazione, al dipendente comunale che 20 minuti prima della fine del suo turno ha già chiuso i battenti senza guardare in faccia a niente.

E’ un modo di pensare infantile e piccolo, il benessere degli altri è ancora il nostro benessere, se possiamo giocare o lavorare bene in due sullo stesso ambiente perchè non farlo? se possiamo dare vantaggi e buon servizio sociale  impegnandoci al massimo perchè non farlo? Se  c’è da mangiare per tutti perchè dovrei voler mangiare solo io? Invece non è così, succede che ognuno vuole l’intera torta a rischio di buttarne via i tre quarti. Non si condividono il  successo, l’ inventiva, l’ esperienza, l’impegno e tanto meno il proprio tempo libero e la proprietà privata. Si teme dividendoli con altri di perdere la propria forza ma non è così; da sempre nuclei religiosi come gli ebrei piuttosto che altri gruppi hanno dimostrato il contrario.

Non intendo dire che tutto è di tutti, lungi da me questo ragionamento distorto e puerile. Una pepita d’oro distribuita su 100 persone diventa un niente a testa! Sto parlando del vero lavoro di gruppo pur mantenendo ognuno le proprie individualità.

Questa regola è conosciuta anche nel mondo finanziario. Ma è l’essenza di questo principio che sfugge. Non accontentarsi mai, sembra da un lato un ottimo modo di affrontare la vita ma è come tutte le cose importanti un’arma a doppio taglio: non accontentarsi e voler migliorare se stessi studiando, cambiando, raffinandosi e continuando a imparare dai propri errori è una cosa.

Non avere mai abbastanza in senso economico stretto, significa chiedere sempre non quello che è giustamente adeguato al nostro sforzo individuale e creativo ma arraffare il più possibile, sfruttando al massimo quello che si può da ogni situazione a discapito di tutto e di tutti. Non ci si sente mai un team ma un singolo individuo e allora non si guarda in faccia a nessuno si pensa solamente a se stessi.

Mio! avete presente cosa fanno i bambini? Uguale! Peccato che così facendo rendiamo aridi e poveri noi stessi e tutto quello che tocchiamo, la nostra stessa mente diventa sempre più piccola. I poveri e i paesi poveri saranno sempre più poveri e così la Terra. L’anno scorso tonnellate di greggio, quest’anno tonnellate di acqua radioattiva, cosa ne sarà del  mare che riveste gran parte di questo pianeta? Resisterà ancora? O prima o poi ci farà pagare il conto?  Il saldo finale in realtà diventa in questo modo sempre più salato!

Queste dinamiche si ritrovano nel tessuto della nostra società nel piccolo come nel grande. In sintesi l’avidità è l’antitesi dell’armonia e per questo motivo produce a lungo andare situazioni alle quali diventa impossibile porre rimedio. Iniziamo a pensare in grande; alziamo la testa e proviamo a guardare oltre il nostro naso. E’ il momento di crescere. Proviamo a mettere nel nostro lavoro quello che sentiamo e abbiamo compreso della vita senza pensare che il lavoro è solo un modo per portare a casa la pagnotta o per sviluppare a dismisura il nostro ego.

Il lavoro deve diventare un modo come un altro per esprimerci e per ricercare equilibrio. Solo così possiamo pensare di costruire un mondo che abbia un futuro da non temere.


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Infertilità: come buttare benzina sul fuoco!

Catherine Bellwald Infertilità: come buttare benzina sul fuoco!Martedi, sfogliando le notizie sul Corriere, ho trovato un piccolo articolo a sua volta ripreso da OK Salute, dal titolo “infertilità: una sofferenza lacerante”.

In questo articolo  si vuole spiegare come l’infertilità possa generare un malessere e una possibile vera e propria malattia nella donna e nella coppia. L’atto sessuale si svuota dal suo vero significato, il senso della vita viene perso e altre banalità a sfondo pseudoreligioso e moralistico di questo genere.

Il non essere in grado di avere dei figli potrà anche dispiacere e non poco, ma rendiamoci conto che è prevalentemente una ferita narcisistica. Per piacere, non parliamo di  sofferenza e neanche di una sofferenza lacerante, cerchiamo di allargare i nostri orizzonti a un concetto più esteso della famiglia e non un nucleo di esseri egoisti ed egoriferiti.

A queste donne lacerate dal dolore mi sentirei di chiedere cosa davvero manca loro? Un giocattolo da vestire di rosa o di celeste? Un essere da portare in giro con orgoglio nel passeggino? Il sapere che la loro famiglia non si estinguerà con loro, che qualcuno li amerà incondizionatamente e che li accudirà quando saranno anziani? Il sentirsi donne realizzate o ancora peggio un senso alla propria vita altrimenti vuota?

Se invece il desiderio è semplicemente di avere una creatura indifesa da proteggere e da far crescere al meglio delle nostre capacità riversando in essa tutta la nostra esperienza, sappiate che tutto questo si può fare anche senza procreare, si può fare nel lavoro, si può fare allargando il concetto di famiglia a un palmo dal nostro naso: i vicini di casa, i parenti più stretti.  Si può fare in mille modi diversi. E soprattutto si possono adottare dei bambini! Indiani, Colombiani, Tibetani, Cinesi, Africani, Messicani, Bielorussi.

Avete presente quanti bambini senza genitori ci sono al mondo? Non venitemi a parlare di sofferenza, abbiate almeno il buon gusto di non farlo. In questo pianeta ci sono millioni di bambini abbandonati a loro stessi e millioni di adulti disperati perché non possono avere figli, disposti a spendere qualsiasi cifra e assumere qualunque farmaco per riuscire in questo intento; ma vi sembra normale? Gli animali sanno darci un esempio di maggior civilità, altro che evoluzione della razza!

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L’amore non è…

Catherine Bellwald Lamore non è...Vi ricordate le divertenti frasi l’amore è.. con le sue vignette? Deliziose, vi ricordate quando scrivevamo sulla mano il nome del nostro amore?

Oggi per San Valentino si trovano in commercio gustosissimi luchetti di cioccolato!!!

Ma se il significato è creare un legame…  e va bene, perchè mai dovremmo mettere un lucchetto?

Il lucchetto e la catena non rappresentano in niente il concetto del  legame ma sono e restano dei simboli di prigione, di mancanza di libertà e di chiusura verso l’esterno.

Il rapporto chiuso per sua natura è destinato alla sua fine perché fisicamente è così. Esauriti i possibili scambi, senza una apertura esterna, il rapporto è destinato a logorarsi. L’apertura esterna significa amici, lavoro, interessi, stimoli di vario genere, al di fuori dal menage domestico.

Quello che mi chiedo è se sia possibile che al giorno d’oggi siamo ancora così lontani? Decisamente non ci siamo… l’amore non è una catena e neanche un lucchetto!


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L’agopuntura non è psicoterapia

Catherine Bellwald Lagopuntura non è psicoterapiaAccade molto spesso che il paziente che viene a fare agopuntura, una volta sdraiato o accomodato sulla poltrona, senta la necessità di parlare al medico agopuntore con la stessa modalità dell’incontro con lo psicoterapeuta.

Tutti i miei Maestri hanno sempre precisato che l’agopuntura nulla ha a che fare con un trattamento di psicoterapia e tanto meno gli assomiglia. L’agopuntura lavora senza bisogno  di alcuna fede e tanto meno necessita della parola.

L’antica arte medica dell’agopuntura lavora con la conoscenza degli agopunti e delle diverse tecniche di agopuntura. Si ritiene importante anche l’energia dell’agopuntore e del paziente. Tradotto in termini semplici e pratici, potremmo dire che conta anche l’intensità e l’ intenzione da parte dell’agopuntore nonché la disponibilità del paziente come in qualunque atto terapeutico e non.

Facciamo un banale esempio: un cuoco deve sapere cucinare e avere una certa esperienza con i fornelli, ma molto importante sarà che nel momento in cui si dedica a cucinare lo faccia con passione e rinnovato entusiamo, ma se il piatto viene servito a un soggetto inappetente o magari desideroso di mangiare altro cibo potrà risultare non gradito e non avrà portato alcun piacere.

Per i cinesi un atto non è giusto o non giusto; è l’insieme delle circostanze a renderlo perfetto.

Ecco che un agopuntore non dovrà solo praticare molto e studiare dai migliori insegnanti ma dovrà mantenersi in salute e coltivare le proprie energie affinché la sua focalizzazione ed energia non si disperdano.

Il paziente dal canto suo, dovrà cercare di considerare lo spazio e il tempo che dedica all’agopuntura come qualcosa all’interno del quale poter rigenerare le proprie energie e trovare tranquillità. Indossare indumenti comodi, morbidi e non stretti è un’ attenzione utile. Spegnere o silenziare il cellulare, a meno che non si aspetti una telefonata importante, è altresì di fondamentale importanza.

Imparare a rilassarsi durante il trattamento favorisce il lavoro degli aghi accelerando il risultato. Il mio maestro Dr Tan considera questo ingrediente non indispensabile per il risultato ma dimezza il numero delle sedute necessarie al conseguimento dello stesso.Ecco che il dilungarsi in discorsi non sempre è indicato.

Peraltro il risparmio o la mancanza assoluta di parola se poteva avere un senso per gli orientali, non è sempre adatta agli occidentali.

Personalmente ritengo che sia necessario condurre il paziente in modo dolce alla possibilità di trovare un proprio equilibrio, imparando a rilassarsi, anche attraverso l’uso della parola, talora anche con l’utilizzo di tecniche manuali come il massaggio. Oltre che capire, anche se in modo molto semplice, su cosa stiamo lavorando e in che modo.

Una mia paziente, mamma e nonna dolcissima, nonché donna attenta ed estremamente sensibile,  ascoltando le mie parole mi diceva “peccato che queste cose non le scriva”. Il mio blog è nato proprio come risposta a questa sua affermazione.

Alcune parole al momento giusto possono dare molto, di questo dobbiamo essere consapevoli, allo stesso tempo troppe parole possono essere inutili e dispersive per il paziente e per l’agopuntore. Solo l’esperienza e il continuo lavorare su di se permette di trovare l‘equilibrio perfetto, tra il detto e il non detto.

Ho aperto il blog scrivendo un post in cui indicavo un libro come una medicina, e in questa ottica quest’anno sono partita per il mare con libri totalmente diversi  dal solito.

I tradizionali libri da spiaggia, dal romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi, alle avventure del super figo Dirk Pitt di Clive Cussler, per finire con i thriller di Robert Ludlum sono stati soppiantati da libri di saggistica!

L’obiettivo era trovare altri libri da consigliare ai pazienti in difficoltà, semplici da leggere e utili per fare capire quali dinamiche perverse e malsane si nascondono dietro alla frequente quanto spesso radicata tendenza alla autocommiserazione.

In particolare ho trovato splendido il libro di Paolo Crepèt dal titolo “Sull’amore”; la sua è una sintesi lucida e molto chiara dei meccanismi mentali che consentono ad alcuni di vivere l’amore e ad altri di passarci costantemente vicino.

La distinzione e definizione di infatuazione, innamoramento e amore, sono precise e permettono di capire la grande differenza tra queste tre fasi del rapporto di coppia. Mi hanno affascinata le squisite spiegazioni del fenomeno della gelosia come mancanza di sicurezza e di stima personale così come di totale antitesi all’amore che deve basarsi invece sulla complicità. Oltre che la considerazione che l’indifferenza è la fine dell’amore in senso lato.

Un libro da leggere, da consigliare a giovani e meno giovani, e a tutti coloro che  usano difendersi con il cinismo  sentimentale e hanno congelato il proprio cuore per paura di soffrire. Un aiuto per considerare la propria maturità sentimentale come punto fondamentale per vivere e non solo sopravvivere e per imparare a volersi bene e ad amare.

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Divorzi e matrimoni alla ribalta

Catherine Bellwald Divorzi e matrimoni alla ribaltaL’accorciamento dei tempi per portare a termine un divorzio è uno dei pochi argomenti che vede i diversi partiti stranamente  tutti dalla stessa parte.

La proposta del  nuovo disegno di legge per accorciare i tempi del divorzio consensuale a sei mesi, soprattutto se in assenza di figli o con figli maggiorenni è infatti in prossimità di essere approvata. I problemi saranno tra lo stato e la chiesa ma certamente qualcosa succederà.

In Italia le pratiche di divorzio in attesa di essere esaminate stanno ingolfando  i tribunali. Le richieste sono così numerose che il sistema attuale non riesce a far fronte alla domanda. E’ emerso infatti che con l’attesa le coppie hanno  raramente mostrato ripensamenti sulle loro decisioni.

Invece possiamo dire  di aver ottenuto due gravi conseguenze; da una parte ci ritroviamo un sistema giudiziario paralizzato, che al posto di occuparsi di problematiche più serie, passa il tempo tra carte e scartoffie dei divorzi consensuali,  dall’altra il ridotto numero di divorzi all’anno riduce notevolmente il numero di matrimoni nonchè l’ introito da parte dello stato su entrambi.

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Come contrastare l’età e l’invecchiamento

Catherine Bellwald Come contrastare letà e linvecchiamentoEcco un argomento che sicuramente va molto alla moda, l’antiaging. La prima cosa che tutti sanno è che gli anni bisogna non sentirseli. Vi ricordate il Gabbiano Jonathan Livingston quando vuole teletrasportarsi senza muovere le ali? Il trucco è “ essere già lì” e soprattutto crederci.

Quindi il primo modus operandi è non comportarsi come dei vecchi, non ragionare e non muoversi come dei vecchi. Questo non autorizza a fare i matti solo perchè si vuole sentirsi giovani!  L’ingrediente fondamentale è la voglia di fare, di scoprire nuove cose e nuovi orizzonti senza tristemente pensare “sono arrivato”, oppure “ormai alla mia età.. che posso fare, sono così e basta”.

Col cavolo! Non c’è niente che ormai è così! Guardate la natura ci  insegna proprio questo. Prendete una pianta quasi morta e spelacchiata, trapiantatela, datele acqua, amore e luce quanto basta: si riprenderà e non è una magia. Lo possiamo osservare anche nelle persone, alcune dopo un lutto o un grosso cambiamento di vita come una separazione si spengono, altre rinascono e rifioriscono come una seconda gioventù.

Per trovare la voglia e la strada per ricominciare è necessario uscire  dal solito tran tran stantio e vecchio, ci vuole un ingrediente magico… la voglia  di vivere e soprattutto la voglia di amare. E’ quello che possiamo osservare nelle nuove coppie, il rapporto e l’amore nuovi donano energia proprio perchè il motore riprende a girare e questa è un energia mentale fondamentale.

Ma torniamo al corpo; da un lato possiamo dire che il corpo segue esattamente quello che la mente gli dice, dall’altro possiamo dire anche che esistono leggi fisiche alle quali il corpo comunque deve sottostare.  Il corpo segue le leggi  di gravità  e le leggi meccaniche, oltre che le leggi chimiche che per esempio lo rendono dipendente dal doversi  nutrire di ossigeno, cibo e acqua ed espellere correttamente le scorie.

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San Valentino: perchè no?

Catherine Bellwald San Valentino: perchè no? Manca poco al giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, e mi chiedo: siamo innamorati? Sappiamo ancora amare, sappiamo mostrare il nostro amore anche con i gesti e con le parole o pensiamo non serva o sia superficiale e magari anche stupido o convenzionale, una cosa da fidanzatini, niente che valga davvero la pena di fare?

Ma mi chiedo… esiste davvero qualcosa di più importante dell’amore?

Se domani il caso ci mettesse a pochi centimetri dalla nostra morte, a cosa non vorremo aver rinunciato?

Alla libertà di avere amato e essere stati amati, all’aver vissuto con passione la nostra vita.

Credo che esprimere con le parole e con i gesti il proprio amore sia una cosa che viene facile ai bambini ma che con il passare degli anni si perde, solo in tarda età i più fortunati,  quelli che non si sono irrigiditi e avviziti, hanno la grazia di ritornare a questa semplicità e sono capaci di gesti e attenzioni dolci e affettive, mai concessi in età adulta.

Ma cosa aspettiamo, di essere degli ottantenni per mostare quanto ci teniamo e quanto siamo legati affettivamente alle persone che amiamo? Solo perchè a quel punto non avremo niente da perdere? Ma cosa abbiamo da perdere in fondo?

I biglietti scritti a mano, i cuori dipinti e frantumati, i gesti più infantili come un fiore, cucinare il suo  piatto preferito,  andare al ristorante  romantico che tanto ci piace, un gesto dal più semplice ed economico al più ricercato e caro, a ognuno la sua scelta, non importa, ma svegliatevi e non aspettate un’altra occasione per dire “ti amo”. Continua a leggere

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La memoria del gusto – di Philippe Galard

Catherine Bellwald La memoria del gusto   di Philippe GalardSi può dire che oggi in Francia solo un adulto su due può essere considerato di peso forma e secondo i dati statistici nazionali francesi l’obesità si sta sviluppando in modo veramente inquietante.

In base ai diagrammi ed alle cifre presentate dalla Dott. essa Marie-Aline Charles, epidemiologa di Inserm insieme al nutrizionista  Arnaud Basdevant i risultati dell’inchiesta nazionale danno le vertigini. Nel 2009  il 32% della popolazione adulta ovvero 14 millioni di persone è in sovrappeso corporeo e di queste, il 14,5 %  cioè  6,5 millioni di individui,  è considerato obeso.

Dal ’97 ad oggi siamo passati da una percentuale di obesi del 8,5 % a una del 14.5 %. Insomma, ogni anno che passa la percentuale di obesi cresce regolarmente senza risparmiare nessuna fascia di età. Anzi si può dire che, di generazione in generazione, l’obesità compare sempre più precocemente nel corso della vita ed è sempre più considerevole.

La frequenza delle cosiddette obesità severe che corrispondono alla fascia della popolazione più a rischio medico è infatti passata da 1, 5% a 3, 9 % . In buona sostanza  in dodici anni in media ogni francese è ingrassato di circa 3,1 kg e il suo ventre è cresciuto di  circa 4,7 cm! Continua a leggere

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Quando l’amante diventa un danno

Catherine Bellwald Quando lamante diventa un dannoE sempre più frequente che uomini e donne cerchino al di fuori del talamo nuziale una maggior completezza. Sono infatti sempre di più gli ultra  quarantenni di ambo i sessi, che si imbattono in storie sentimentali extraconiugali.

Alcuni lo fanno per rinnovare la propria vita sessuale e renderla più viva, alcuni perchè attratti magari da una affinità intelletuale o lavorativa. Possono essere molti i punti di incontro e le motivazioni di una attrazione fisica, emotiva o mentale con un altro partner.

Quello che però succede frequentemente è che si sia incapaci di mantenere una stabilità; un pò alla volta il rapporto che nasce sotto l’insegna del piacere e magari dalla curiostità di stare con un’altra persona diventa una prigione anche peggiore di quella matrimoniale.  Nascono gelosie, richieste assurde e irrealizzabili, comportamenti infantili e decisamente squilibrati. Si naviga tra sensi di colpa e incapacità di godere delle qualità del proprio coniuge. Continua a leggere

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La differenza non sta nei fatti bensì nelle persone.

Ospito volentieri questo articolo di Valeria che ringrazio.

Catherine Bellwald La differenza non sta nei fatti bensì nelle persone.

Ho ricevuto da alcuni giorni un sms di una cara amica.

Mi comunica una notizia agghiacciante che io ricevo come un pugno in piena faccia. Dolore e sbigottimento sono parole che possono dare solo un’idea molto vaga di quella che è stata la mia prima reazione.

Trascorrono le ore e mi domando: ma perché?

Capisco poco la violenza in generale, cosa la muove, quale molla scatta quando un individuo ne aggredisce un altro.

Ma meno ancora riesco a comprendere la violenza su una donna da parte di un uomo che ha dichiarato di amarla, che l’ha avvolta, abbracciata. Tanto innamorato da non poter tollerare un abbandono e che, per questa ragione, si sente legittimato ad aggredire, perfino uccidere.

Questo patetico pretesto sull’amore che travolge al punto da portare a compiere azioni incontrollate rischia di giustificare tutto; si incorre nel pericolo di legittimare moralmente qualsiasi azione violenta ed estrema di chi adduca scuse sfrontate a giustificazione dell’incapacità di gestire il proprio orgoglio ferito e l’odio che da questo scaturisce.

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Non dover dimostrare niente

Catherine Bellwald Non dover dimostrare nienteQuando si parla di aspettative tutti pensano a cose strane ed importanti, ma le aspettative di cui ho già parlato come il peggior nemico della salute mentale e fisica, sono il più delle volte ben camuffate in ogni atto della nostra vita quotidiana, ed è per questo che  non siamo abituati a riconoscerle.

Le prime aspettative nelle quali ci imbattiamo sono quelle dei nostri genitori, per alcuni queste sono il primo grosso ostacolo da superare. Le seconde sono spesso quelle del nostro o della nostra compagna; per cui un certo lavoro, una certa posizione sociale, un certo stipendio sono il peso che molti soprattutto uomini devono portare con fatica sulle spalle. Per la donna l’aspettativa disillusa è più rivolta alla possibilità di fare figli e di essere una buona madre, ma pesa sempre di meno con il passare degli anni, attraverso la rivalsa sociale nel campo del lavoro.

Ma le aspettative più nascoste e morbose  sono quelle rivolte nei nostri confronti. Siamo noi, i più grandi giudici e controllori di noi stessi, non ci diamo mai tregua. Non ha importanza cosa facciamo. Avete mai notato che spesso ci capita di dover dimostrare quanto siamo stanchi, quanto una cosa ci interessa, quanto ci impegnamo, quanto siamo bravi? Continua a leggere

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L’amore, questo sconosciuto.

Catherine Bellwald Lamore, questo sconosciuto.L’argomento è difficile, si parte da persone che affermano che l’amore non esiste; certo, l’amore è inafferabile, ma dire che non esiste… mi sento di affermare che esiste, eccome se esiste; tra uomini e donne, tra donne, tra uomini, tra uomini e animali, tra uomini e principi, tra uomini e Dio. 

Cè poi chi dice che l’amore non ha regole e forse questa frase merita delle precisazoni. Quando si ama è un fatto incondizionato ovvero non si ama una parte di una persona  ma tutto il pacchetto, compreso di pregi e difetti.

Quando si ama, si ama indipendentemente da quello che può succedere  o non succedere, da quello che si può dire o non dire, fare o non fare. 

Per capirci meglio è facile pensare a un figlio  quando si parla di amore; esiste qualcosa che un figlio può fare o dire per perdere l’amore del padre o della madre forse?  

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