Articoli a proposito di ‘Amore’

Festeggiare l’anniversario di matrimonio

13/6/11

Catherine Bellwald Festeggiare lanniversario di matrimonioIeri era il mio 19 esimo di matrimonio. Sono 19 anni che mi sveglio vicino a questo uomo. Quando apro gli occhi lo guardo e mi sembra bellissimo forse più bello ancora di quando lo ho sposato. Si 19 anni fa era più forte, più aggressivo e apparentemente più sicuro di sè. Ma oggi i capelli bianchi intorno al suo viso lo rendono ancora più nobile e aver scoperto le sue debolezze e i suoi difetti me lo rendono più completo e decisamente più attraente.

Non lo amo affatto come il primo giorno: lo amo molto di più di allora.

Apprezzo la sua brillante e raffinata intelligenza, il suo cervello rispetto al mio penetra in profondità il linguaggio nella sua più squisita espressione, ed è capace di cogliere e spiegare con matematica ed infallibile precisione delle verità e delle conoscenza che io fatico anche solo a intuire.

Apprezzo la sua sensibilità quasi femminile non gli serve neanche di guardarmi; lui sa come sto anche solo dal tono della mia voce e dal passo con cui salgo le scale alla sera. Quando non sto bene mi circonda di mille piccole attenzioni facendomi sparire la stanchezza appena metto il piede in casa.

Adoro lo sguardo compiaciuto con il quale mi guarda e  mi considera, mi da sicurezza.

I suoi difetti? li vedo e non ho nessuna intenzione di cancellarli o di ritenere che debbano sparire. Il vero desiderio che ho è che sia  felice e soddisfatto di se come lo sono io di lui e comprendesse davvero quanto è prezioso e ricca la vita al suo fianco.

Mi dispiace non aver vissuto il mio matrimonio in modo sufficientemente profondo, allora ero una ragazzina e pensavo che fosse un gesto senza molto valore, lo consideravo soprattutto un modo per tutelarsi e proteggersi a vicenda in caso di necessità e un modo per far stare tranquilli i  genitori. In realtà il modo in cui viene considerato il matrimonio oggi è un pò come un contratto, e lo trovavo un pò assurdo. Ero consapevole che promettere di essere fedele e di amare incondizionatamente per il resto della vita un uomo era un pò superficiale.

Oggi vorrei tornare indietro e rendere più rituale questo gesto, farlo mio con parole e gesti adatti e voluti da me, e non limitarmi a ripetere le parole canoniche che sembrano svuotate dal loro più vero significato. Si tratta di avere la possibilità di unire due vite a un medesimo destino anche ben oltre la morte e non è cosa da poco. Vorrei fosse una occasione per festeggiare in grazia di Dio con gli amici più cari magari pensando ai dettagli della cena e come allietare l’evento senza dover pensare al portafoglio. Mi piacerebbe, lo ammetto.

Intanto non aspettiamo per forza di arrivare ai 20 o ai 25 anni, ogni anno è buono per festeggiare anche nel piccolo anzi possibilmente  ogni occasione dovrebbe esserlo. Il domani non è certo e vale la pena ricordarselo sempre. Non perdiamoci neanche un’opportunità per dirsi e spiegare quello che si prova, potrebbe anche non esserci un’altra occasione. Anche solo una cena può trasformarsi in un atto  magico e rituale.

E quindi cin cin.

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L’avidità e il pensare in piccolo

2/5/11

Catherine Bellwald Lavidità e il pensare in piccoloNon conoscevo il significato di questa parola finche non ho incominciato a farmi due domande sul perchè di molte situazioni tipicamente umane.

Non è il talento, il coraggio di rischiare con il proprio e l’attività individuale che creano il grosso divario economico; è l’avidità della mente umana.

Se in ogni situazione guadagno bene lasciando che anche altri guadagnino o beneficino di un certo vantaggio non va bene, non è abbastanza! Devo guadagnare solo io.

Questo modo di pensare è la vera piaga dell’umanità. Non siamo tutti uguali; ci sono menti imprenditoriali e menti che non vogliono responsabilità e desiderano essere guidate. La fregatura è che a tutti i livelli della scala economica e sociale l’avidità rovina ogni cosa, dal imprenditore delle multinazionali che spreme al massimo ogni situazione, al dipendente comunale che 20 minuti prima della fine del suo turno ha già chiuso i battenti senza guardare in faccia a niente.

E’ un modo di pensare infantile e piccolo, il benessere degli altri è ancora il nostro benessere, se possiamo giocare o lavorare bene in due sullo stesso ambiente perchè non farlo? se possiamo dare vantaggi e buon servizio sociale  impegnandoci al massimo perchè non farlo? Se  c’è da mangiare per tutti perchè dovrei voler mangiare solo io? Invece non è così, succede che ognuno vuole l’intera torta a rischio di buttarne via i tre quarti. Non si condividono il  successo, l’ inventiva, l’ esperienza, l’impegno e tanto meno il proprio tempo libero e la proprietà privata. Si teme dividendoli con altri di perdere la propria forza ma non è così; da sempre nuclei religiosi come gli ebrei piuttosto che altri gruppi hanno dimostrato il contrario.

Non intendo dire che tutto è di tutti, lungi da me questo ragionamento distorto e puerile. Una pepita d’oro distribuita su 100 persone diventa un niente a testa! Sto parlando del vero lavoro di gruppo pur mantenendo ognuno le proprie individualità.

Questa regola è conosciuta anche nel mondo finanziario. Ma è l’essenza di questo principio che sfugge. Non accontentarsi mai, sembra da un lato un ottimo modo di affrontare la vita ma è come tutte le cose importanti un’arma a doppio taglio: non accontentarsi e voler migliorare se stessi studiando, cambiando, raffinandosi e continuando a imparare dai propri errori è una cosa.

Non avere mai abbastanza in senso economico stretto, significa chiedere sempre non quello che è giustamente adeguato al nostro sforzo individuale e creativo ma arraffare il più possibile, sfruttando al massimo quello che si può da ogni situazione a discapito di tutto e di tutti. Non ci si sente mai un team ma un singolo individuo e allora non si guarda in faccia a nessuno si pensa solamente a se stessi.

Mio! avete presente cosa fanno i bambini? Uguale! Peccato che così facendo rendiamo aridi e poveri noi stessi e tutto quello che tocchiamo, la nostra stessa mente diventa sempre più piccola. I poveri e i paesi poveri saranno sempre più poveri e così la Terra. L’anno scorso tonnellate di greggio, quest’anno tonnellate di acqua radioattiva, cosa ne sarà del  mare che riveste gran parte di questo pianeta? Resisterà ancora? O prima o poi ci farà pagare il conto?  Il saldo finale in realtà diventa in questo modo sempre più salato!

Queste dinamiche si ritrovano nel tessuto della nostra società nel piccolo come nel grande. In sintesi l’avidità è l’antitesi dell’armonia e per questo motivo produce a lungo andare situazioni alle quali diventa impossibile porre rimedio. Iniziamo a pensare in grande; alziamo la testa e proviamo a guardare oltre il nostro naso. E’ il momento di crescere. Proviamo a mettere nel nostro lavoro quello che sentiamo e abbiamo compreso della vita senza pensare che il lavoro è solo un modo per portare a casa la pagnotta o per sviluppare a dismisura il nostro ego.

Il lavoro deve diventare un modo come un altro per esprimerci e per ricercare equilibrio. Solo così possiamo pensare di costruire un mondo che abbia un futuro da non temere.


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Infertilità: come buttare benzina sul fuoco!

3/3/11

Catherine Bellwald Infertilità: come buttare benzina sul fuoco!Martedi, sfogliando le notizie sul Corriere, ho trovato un piccolo articolo a sua volta ripreso da OK Salute, dal titolo “infertilità: una sofferenza lacerante”.

In questo articolo  si vuole spiegare come l’infertilità possa generare un malessere e una possibile vera e propria malattia nella donna e nella coppia. L’atto sessuale si svuota dal suo vero significato, il senso della vita viene perso e altre banalità a sfondo pseudoreligioso e moralistico di questo genere.

Il non essere in grado di avere dei figli potrà anche dispiacere e non poco, ma rendiamoci conto che è prevalentemente una ferita narcisistica. Per piacere, non parliamo di  sofferenza e neanche di una sofferenza lacerante, cerchiamo di allargare i nostri orizzonti a un concetto più esteso della famiglia e non un nucleo di esseri egoisti ed egoriferiti.

A queste donne lacerate dal dolore mi sentirei di chiedere cosa davvero manca loro? Un giocattolo da vestire di rosa o di celeste? Un essere da portare in giro con orgoglio nel passeggino? Il sapere che la loro famiglia non si estinguerà con loro, che qualcuno li amerà incondizionatamente e che li accudirà quando saranno anziani? Il sentirsi donne realizzate o ancora peggio un senso alla propria vita altrimenti vuota?

Se invece il desiderio è semplicemente di avere una creatura indifesa da proteggere e da far crescere al meglio delle nostre capacità riversando in essa tutta la nostra esperienza, sappiate che tutto questo si può fare anche senza procreare, si può fare nel lavoro, si può fare allargando il concetto di famiglia a un palmo dal nostro naso: i vicini di casa, i parenti più stretti.  Si può fare in mille modi diversi. E soprattutto si possono adottare dei bambini! Indiani, Colombiani, Tibetani, Cinesi, Africani, Messicani, Bielorussi.

Avete presente quanti bambini senza genitori ci sono al mondo? Non venitemi a parlare di sofferenza, abbiate almeno il buon gusto di non farlo. In questo pianeta ci sono millioni di bambini abbandonati a loro stessi e millioni di adulti disperati perché non possono avere figli, disposti a spendere qualsiasi cifra e assumere qualunque farmaco per riuscire in questo intento; ma vi sembra normale? Gli animali sanno darci un esempio di maggior civilità, altro che evoluzione della razza!

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L’amore non è…

14/2/11

Catherine Bellwald Lamore non è...Vi ricordate le divertenti frasi l’amore è.. con le sue vignette? Deliziose, vi ricordate quando scrivevamo sulla mano il nome del nostro amore?

Oggi per San Valentino si trovano in commercio gustosissimi luchetti di cioccolato!!!

Ma se il significato è creare un legame…  e va bene, perchè mai dovremmo mettere un lucchetto?

Il lucchetto e la catena non rappresentano in niente il concetto del  legame ma sono e restano dei simboli di prigione, di mancanza di libertà e di chiusura verso l’esterno.

Il rapporto chiuso per sua natura è destinato alla sua fine perché fisicamente è così. Esauriti i possibili scambi, senza una apertura esterna, il rapporto è destinato a logorarsi. L’apertura esterna significa amici, lavoro, interessi, stimoli di vario genere, al di fuori dal menage domestico.

Quello che mi chiedo è se sia possibile che al giorno d’oggi siamo ancora così lontani? Decisamente non ci siamo… l’amore non è una catena e neanche un lucchetto!


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L’agopuntura non è psicoterapia

6/9/10

Catherine Bellwald Lagopuntura non è psicoterapiaAccade molto spesso che il paziente che viene a fare agopuntura, una volta sdraiato o accomodato sulla poltrona, senta la necessità di parlare al medico agopuntore con la stessa modalità dell’incontro con lo psicoterapeuta.

Tutti i miei Maestri hanno sempre precisato che l’agopuntura nulla ha a che fare con un trattamento di psicoterapia e tanto meno gli assomiglia. L’agopuntura lavora senza bisogno  di alcuna fede e tanto meno necessita della parola.

L’antica arte medica dell’agopuntura lavora con la conoscenza degli agopunti e delle diverse tecniche di agopuntura. Si ritiene importante anche l’energia dell’agopuntore e del paziente. Tradotto in termini semplici e pratici, potremmo dire che conta anche l’intensità e l’ intenzione da parte dell’agopuntore nonché la disponibilità del paziente come in qualunque atto terapeutico e non.

Facciamo un banale esempio: un cuoco deve sapere cucinare e avere una certa esperienza con i fornelli, ma molto importante sarà che nel momento in cui si dedica a cucinare lo faccia con passione e rinnovato entusiamo, ma se il piatto viene servito a un soggetto inappetente o magari desideroso di mangiare altro cibo potrà risultare non gradito e non avrà portato alcun piacere.

Per i cinesi un atto non è giusto o non giusto; è l’insieme delle circostanze a renderlo perfetto.

Ecco che un agopuntore non dovrà solo praticare molto e studiare dai migliori insegnanti ma dovrà mantenersi in salute e coltivare le proprie energie affinché la sua focalizzazione ed energia non si disperdano.

Il paziente dal canto suo, dovrà cercare di considerare lo spazio e il tempo che dedica all’agopuntura come qualcosa all’interno del quale poter rigenerare le proprie energie e trovare tranquillità. Indossare indumenti comodi, morbidi e non stretti è un’ attenzione utile. Spegnere o silenziare il cellulare, a meno che non si aspetti una telefonata importante, è altresì di fondamentale importanza.

Imparare a rilassarsi durante il trattamento favorisce il lavoro degli aghi accelerando il risultato. Il mio maestro Dr Tan considera questo ingrediente non indispensabile per il risultato ma dimezza il numero delle sedute necessarie al conseguimento dello stesso.Ecco che il dilungarsi in discorsi non sempre è indicato.

Peraltro il risparmio o la mancanza assoluta di parola se poteva avere un senso per gli orientali, non è sempre adatta agli occidentali.

Personalmente ritengo che sia necessario condurre il paziente in modo dolce alla possibilità di trovare un proprio equilibrio, imparando a rilassarsi, anche attraverso l’uso della parola, talora anche con l’utilizzo di tecniche manuali come il massaggio. Oltre che capire, anche se in modo molto semplice, su cosa stiamo lavorando e in che modo.

Una mia paziente, mamma e nonna dolcissima, nonché donna attenta ed estremamente sensibile,  ascoltando le mie parole mi diceva “peccato che queste cose non le scriva”. Il mio blog è nato proprio come risposta a questa sua affermazione.

Alcune parole al momento giusto possono dare molto, di questo dobbiamo essere consapevoli, allo stesso tempo troppe parole possono essere inutili e dispersive per il paziente e per l’agopuntore. Solo l’esperienza e il continuo lavorare su di se permette di trovare l‘equilibrio perfetto, tra il detto e il non detto.

Ho aperto il blog scrivendo un post in cui indicavo un libro come una medicina, e in questa ottica quest’anno sono partita per il mare con libri totalmente diversi  dal solito.

I tradizionali libri da spiaggia, dal romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi, alle avventure del super figo Dirk Pitt di Clive Cussler, per finire con i thriller di Robert Ludlum sono stati soppiantati da libri di saggistica!

L’obiettivo era trovare altri libri da consigliare ai pazienti in difficoltà, semplici da leggere e utili per fare capire quali dinamiche perverse e malsane si nascondono dietro alla frequente quanto spesso radicata tendenza alla autocommiserazione.

In particolare ho trovato splendido il libro di Paolo Crepèt dal titolo “Sull’amore”; la sua è una sintesi lucida e molto chiara dei meccanismi mentali che consentono ad alcuni di vivere l’amore e ad altri di passarci costantemente vicino.

La distinzione e definizione di infatuazione, innamoramento e amore, sono precise e permettono di capire la grande differenza tra queste tre fasi del rapporto di coppia. Mi hanno affascinata le squisite spiegazioni del fenomeno della gelosia come mancanza di sicurezza e di stima personale così come di totale antitesi all’amore che deve basarsi invece sulla complicità. Oltre che la considerazione che l’indifferenza è la fine dell’amore in senso lato.

Un libro da leggere, da consigliare a giovani e meno giovani, e a tutti coloro che  usano difendersi con il cinismo  sentimentale e hanno congelato il proprio cuore per paura di soffrire. Un aiuto per considerare la propria maturità sentimentale come punto fondamentale per vivere e non solo sopravvivere e per imparare a volersi bene e ad amare.

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Divorzi e matrimoni alla ribalta

20/5/10

Catherine Bellwald Divorzi e matrimoni alla ribaltaL’accorciamento dei tempi per portare a termine un divorzio è uno dei pochi argomenti che vede i diversi partiti stranamente  tutti dalla stessa parte.

La proposta del  nuovo disegno di legge per accorciare i tempi del divorzio consensuale a sei mesi, soprattutto se in assenza di figli o con figli maggiorenni è infatti in prossimità di essere approvata. I problemi saranno tra lo stato e la chiesa ma certamente qualcosa succederà.

In Italia le pratiche di divorzio in attesa di essere esaminate stanno ingolfando  i tribunali. Le richieste sono così numerose che il sistema attuale non riesce a far fronte alla domanda. E’ emerso infatti che con l’attesa le coppie hanno  raramente mostrato ripensamenti sulle loro decisioni.

Invece possiamo dire  di aver ottenuto due gravi conseguenze; da una parte ci ritroviamo un sistema giudiziario paralizzato, che al posto di occuparsi di problematiche più serie, passa il tempo tra carte e scartoffie dei divorzi consensuali,  dall’altra il ridotto numero di divorzi all’anno riduce notevolmente il numero di matrimoni nonchè l’ introito da parte dello stato su entrambi.

(continua…)

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Come contrastare l’età e l’invecchiamento

4/5/10

Catherine Bellwald Come contrastare letà e linvecchiamentoEcco un argomento che sicuramente va molto alla moda, l’antiaging. La prima cosa che tutti sanno è che gli anni bisogna non sentirseli. Vi ricordate il Gabbiano Jonathan Livingston quando vuole teletrasportarsi senza muovere le ali? Il trucco è “ essere già lì” e soprattutto crederci.

Quindi il primo modus operandi è non comportarsi come dei vecchi, non ragionare e non muoversi come dei vecchi. Questo non autorizza a fare i matti solo perchè si vuole sentirsi giovani!  L’ingrediente fondamentale è la voglia di fare, di scoprire nuove cose e nuovi orizzonti senza tristemente pensare “sono arrivato”, oppure “ormai alla mia età.. che posso fare, sono così e basta”.

Col cavolo! Non c’è niente che ormai è così! Guardate la natura ci  insegna proprio questo. Prendete una pianta quasi morta e spelacchiata, trapiantatela, datele acqua, amore e luce quanto basta: si riprenderà e non è una magia. Lo possiamo osservare anche nelle persone, alcune dopo un lutto o un grosso cambiamento di vita come una separazione si spengono, altre rinascono e rifioriscono come una seconda gioventù.

Per trovare la voglia e la strada per ricominciare è necessario uscire  dal solito tran tran stantio e vecchio, ci vuole un ingrediente magico… la voglia  di vivere e soprattutto la voglia di amare. E’ quello che possiamo osservare nelle nuove coppie, il rapporto e l’amore nuovi donano energia proprio perchè il motore riprende a girare e questa è un energia mentale fondamentale.

Ma torniamo al corpo; da un lato possiamo dire che il corpo segue esattamente quello che la mente gli dice, dall’altro possiamo dire anche che esistono leggi fisiche alle quali il corpo comunque deve sottostare.  Il corpo segue le leggi  di gravità  e le leggi meccaniche, oltre che le leggi chimiche che per esempio lo rendono dipendente dal doversi  nutrire di ossigeno, cibo e acqua ed espellere correttamente le scorie.

(continua…)

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San Valentino: perchè no?

12/2/10

Catherine Bellwald San Valentino: perchè no? Manca poco al giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, e mi chiedo: siamo innamorati? Sappiamo ancora amare, sappiamo mostrare il nostro amore anche con i gesti e con le parole o pensiamo non serva o sia superficiale e magari anche stupido o convenzionale, una cosa da fidanzatini, niente che valga davvero la pena di fare?

Ma mi chiedo… esiste davvero qualcosa di più importante dell’amore?

Se domani il caso ci mettesse a pochi centimetri dalla nostra morte, a cosa non vorremo aver rinunciato?

Alla libertà di avere amato e essere stati amati, all’aver vissuto con passione la nostra vita.

Credo che esprimere con le parole e con i gesti il proprio amore sia una cosa che viene facile ai bambini ma che con il passare degli anni si perde, solo in tarda età i più fortunati,  quelli che non si sono irrigiditi e avviziti, hanno la grazia di ritornare a questa semplicità e sono capaci di gesti e attenzioni dolci e affettive, mai concessi in età adulta.

Ma cosa aspettiamo, di essere degli ottantenni per mostare quanto ci teniamo e quanto siamo legati affettivamente alle persone che amiamo? Solo perchè a quel punto non avremo niente da perdere? Ma cosa abbiamo da perdere in fondo?

I biglietti scritti a mano, i cuori dipinti e frantumati, i gesti più infantili come un fiore, cucinare il suo  piatto preferito,  andare al ristorante  romantico che tanto ci piace, un gesto dal più semplice ed economico al più ricercato e caro, a ognuno la sua scelta, non importa, ma svegliatevi e non aspettate un’altra occasione per dire “ti amo”. (continua…)

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La memoria del gusto – di Philippe Galard

16/12/09

Catherine Bellwald La memoria del gusto   di Philippe GalardSi può dire che oggi in Francia solo un adulto su due può essere considerato di peso forma e secondo i dati statistici nazionali francesi l’obesità si sta sviluppando in modo veramente inquietante.

In base ai diagrammi ed alle cifre presentate dalla Dott. essa Marie-Aline Charles, epidemiologa di Inserm insieme al nutrizionista  Arnaud Basdevant i risultati dell’inchiesta nazionale danno le vertigini. Nel 2009  il 32% della popolazione adulta ovvero 14 millioni di persone è in sovrappeso corporeo e di queste, il 14,5 %  cioè  6,5 millioni di individui,  è considerato obeso.

Dal ’97 ad oggi siamo passati da una percentuale di obesi del 8,5 % a una del 14.5 %. Insomma, ogni anno che passa la percentuale di obesi cresce regolarmente senza risparmiare nessuna fascia di età. Anzi si può dire che, di generazione in generazione, l’obesità compare sempre più precocemente nel corso della vita ed è sempre più considerevole.

La frequenza delle cosiddette obesità severe che corrispondono alla fascia della popolazione più a rischio medico è infatti passata da 1, 5% a 3, 9 % . In buona sostanza  in dodici anni in media ogni francese è ingrassato di circa 3,1 kg e il suo ventre è cresciuto di  circa 4,7 cm! (continua…)

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Quando l’amante diventa un danno

7/8/09

Catherine Bellwald Quando lamante diventa un dannoE sempre più frequente che uomini e donne cerchino al di fuori del talamo nuziale una maggior completezza. Sono infatti sempre di più gli ultra  quarantenni di ambo i sessi, che si imbattono in storie sentimentali extraconiugali.

Alcuni lo fanno per rinnovare la propria vita sessuale e renderla più viva, alcuni perchè attratti magari da una affinità intelletuale o lavorativa. Possono essere molti i punti di incontro e le motivazioni di una attrazione fisica, emotiva o mentale con un altro partner.

Quello che però succede frequentemente è che si sia incapaci di mantenere una stabilità; un pò alla volta il rapporto che nasce sotto l’insegna del piacere e magari dalla curiostità di stare con un’altra persona diventa una prigione anche peggiore di quella matrimoniale.  Nascono gelosie, richieste assurde e irrealizzabili, comportamenti infantili e decisamente squilibrati. Si naviga tra sensi di colpa e incapacità di godere delle qualità del proprio coniuge. (continua…)

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La differenza non sta nei fatti bensì nelle persone.

27/7/09

Ospito volentieri questo articolo di Valeria che ringrazio.

Catherine Bellwald La differenza non sta nei fatti bensì nelle persone.

Ho ricevuto da alcuni giorni un sms di una cara amica.

Mi comunica una notizia agghiacciante che io ricevo come un pugno in piena faccia. Dolore e sbigottimento sono parole che possono dare solo un’idea molto vaga di quella che è stata la mia prima reazione.

Trascorrono le ore e mi domando: ma perché?

Capisco poco la violenza in generale, cosa la muove, quale molla scatta quando un individuo ne aggredisce un altro.

Ma meno ancora riesco a comprendere la violenza su una donna da parte di un uomo che ha dichiarato di amarla, che l’ha avvolta, abbracciata. Tanto innamorato da non poter tollerare un abbandono e che, per questa ragione, si sente legittimato ad aggredire, perfino uccidere.

Questo patetico pretesto sull’amore che travolge al punto da portare a compiere azioni incontrollate rischia di giustificare tutto; si incorre nel pericolo di legittimare moralmente qualsiasi azione violenta ed estrema di chi adduca scuse sfrontate a giustificazione dell’incapacità di gestire il proprio orgoglio ferito e l’odio che da questo scaturisce.

(continua…)

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Non dover dimostrare niente

6/5/09

Catherine Bellwald Non dover dimostrare nienteQuando si parla di aspettative tutti pensano a cose strane ed importanti, ma le aspettative di cui ho già parlato come il peggior nemico della salute mentale e fisica, sono il più delle volte ben camuffate in ogni atto della nostra vita quotidiana, ed è per questo che  non siamo abituati a riconoscerle.

Le prime aspettative nelle quali ci imbattiamo sono quelle dei nostri genitori, per alcuni queste sono il primo grosso ostacolo da superare. Le seconde sono spesso quelle del nostro o della nostra compagna; per cui un certo lavoro, una certa posizione sociale, un certo stipendio sono il peso che molti soprattutto uomini devono portare con fatica sulle spalle. Per la donna l’aspettativa disillusa è più rivolta alla possibilità di fare figli e di essere una buona madre, ma pesa sempre di meno con il passare degli anni, attraverso la rivalsa sociale nel campo del lavoro.

Ma le aspettative più nascoste e morbose  sono quelle rivolte nei nostri confronti. Siamo noi, i più grandi giudici e controllori di noi stessi, non ci diamo mai tregua. Non ha importanza cosa facciamo. Avete mai notato che spesso ci capita di dover dimostrare quanto siamo stanchi, quanto una cosa ci interessa, quanto ci impegnamo, quanto siamo bravi? (continua…)

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L’amore, questo sconosciuto.

23/4/09

Catherine Bellwald Lamore, questo sconosciuto.L’argomento è difficile, si parte da persone che affermano che l’amore non esiste; certo, l’amore è inafferabile, ma dire che non esiste… mi sento di affermare che esiste, eccome se esiste; tra uomini e donne, tra donne, tra uomini, tra uomini e animali, tra uomini e principi, tra uomini e Dio. 

Cè poi chi dice che l’amore non ha regole e forse questa frase merita delle precisazoni. Quando si ama è un fatto incondizionato ovvero non si ama una parte di una persona  ma tutto il pacchetto, compreso di pregi e difetti.

Quando si ama, si ama indipendentemente da quello che può succedere  o non succedere, da quello che si può dire o non dire, fare o non fare. 

Per capirci meglio è facile pensare a un figlio  quando si parla di amore; esiste qualcosa che un figlio può fare o dire per perdere l’amore del padre o della madre forse?  

(continua…)

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