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	<title>Uno Due Tre&#187; alleanza terapeutica</title>
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	<description>Volersi bene è già curarsi</description>
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    <title>Uno Due Tre</title>
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		<title>Anche un buon medico ha bisogno di un buon paziente</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 00:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trovare un buon medico è difficile, siamo tutti d&#8217;accordo, per questo motivo molti ricorrono ad altre figure perchè traumatizzate da pregresse esperienze. E&#8217; infatti comune pensare che i medici in genere siano capaci soprattutto di far fare molti esami, spaventare a morte i pazienti e, quando si tratta di trovare strategie terapeutiche, ricorrere immancabilmente ai soliti  farmaci; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3479" style="border: white 5px solid;" title="alleanza terapeutica" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/alleanza-terapeutica-300x225.jpg" alt="Catherine Bellwald Anche un buon medico ha bisogno di un buon paziente" width="300" height="225" />Trovare un buon medico è difficile, siamo tutti d&#8217;accordo, per questo motivo molti ricorrono ad altre figure perchè traumatizzate da pregresse esperienze.</p>
<p>E&#8217; infatti comune pensare che i medici in genere siano capaci soprattutto di far fare molti esami, spaventare a morte i pazienti e, quando si tratta di trovare strategie terapeutiche, ricorrere immancabilmente ai soliti  farmaci; gli ansiolitici per l&#8217;ansia, gli ipnotici per l&#8217;insonnia, gli antinfiammatori e cortisonici per il dolore in genere fino ad arrivare agli oppiacei  e cosi via.</p>
<p>Le persone che vedono in questo attegggiamento un limite non sono più disposte ad andare dai dottori e questo è un pò un dramma; si va dal pranoterapeuta, dall&#8217;osteopata e naturopata, di solito paramedici ovvero non laureati in medicina: fra questi alcuni sono davvero competenti e seri, mentre altri hanno una preparazione ed esperienza medica assolutamente insufficienti per valutare alcune situazioni patologiche nel loro insieme.</p>
<p>Spesso è proprio quest&#8217;ultima categoria a mostrare sicurezza e infallibilità, ostentando diagnosi assolutamente certe sull&#8217;origine del disturbo.</p>
<p>Al di lè di tutto però, una cosa è certa: se è importante per il paziente trovare un buon medico o terapeuta, altrettanto è per il medico trovare un buon paziente. E, lo devo proprio dire, la cosa non è affatto ovvia.</p>
<p>Un buon paziente è colui che non gira a destra e sinistra da diversi specialisti per i diversi disturbi che ha ma fa un passo alla volta, riferendo e  chiedendo consiglio sull&#8217;eventuale utilità di andare da altri. Anche se è impossibile essere esperti in tutto,  la medicina dovrebbe occuparsi di tutti i distretti, dalla pelle all&#8221;intestino, alla spalla&#8230; ovvero bisognerebbe curare il soggetto nella sua totalità.</p>
<p>Sono molti, anzi moltissimi, i pazienti che  pensano &#8220;la spalla la tratto dall&#8217;agopuntore e la colite dal gastroenterologo&#8221; , oppure che un disturbo sia dovuto a una cosa e un altro ad un&#8217;altra, non ritenendo vi sia alcun legame e neanche un senso parlarne con chi ti sta curando appunto la spalla.</p>
<p>Un paziente deve essere anzitutto quello che dice il nome: paziente e certamente anche il medico lo deve essere!</p>
<p>Succede spesso invece che il paziente decida di concludere il suo trattamento senza aspettare che sia il medico a dirglielo, forse è abituato a medici che se ne approfittano o forse per la comune e solita fretta o forse perchè vuole gestire lui il suo tempo e le sue decisioni. Quello che accade comunemenete oggi è che il paziente, raggiunto un discreto miglioramento che  supera il 50%, lo ritiene sufficiente.</p>
<p>Il lavoro con l&#8217;agopuntura e con la fitoterapia è quello di modificare uno squilibrio che, come si può capire nel caso di una bilancia, resta tale finche non è tolto completamente, altrimenti, più o meno rapidamente, si verificheranno le cosiddette recidive.</p>
<p>Un buon paziente non aspetta vent&#8217;anni per trattare un disturbo dichiarando, dopo i primi cinque trattamenti,  di essere deluso per la scarsità di quell&#8217;efficacia che, a tratti o in modo parziale, riferisce di aver comunque sentito sul proprio organismo.</p>
<p>Ci vogliono almeno un anno di terapia continuativa e due anni di terapia non continuativa in totale per pensare ad una vera guarigione su un disturbo presente da oltre vent&#8217;anni e se vi dicono che vi curano in tre sedute vi prendono in giro. <span id="more-3465"></span>Un buon paziente non esegue un trattamento al bisogno come se andasse dall&#8217;estetista, a meno che non abbia già fatto un percorso e si tratti del mantenimento. Ho pazienti con cefalee ricorrenti che vengono da me solamente al momento della crisi; queste potranno godere anche di un variabile miglioramento del disturbo doloroso ma non basta e, soprattutto, non risolve.</p>
<p>E aggiungerei che, anche se egoicamente è davvero molto soddisfacente per il medico avere risultati brillanti e veloci, quasi miracolistici, per il paziente è molto meglio avere risultati più lenti e meno eclatanti.</p>
<p>Può succedere  infatti che  la disarmonia di fondo sia di fatto più seria e profonda rispetto al disturbo in superficie e il sintomo possa quindi migliorare, anche completamente,  mentre la causa rimane latente, aspettando il momento migliore, vale a dire la sospensione della terapia, per poi riemergere magari anche dopo uno o due anni con un altro disturbo apparentemente di natura totalmente diversa ma spesso più serio.</p>
<p>Le possibilità terapeutiche dell&#8217;agopuntura non sono solo antalgiche o antidolorifiche, come molti pensano, ma possono lavorare sulle diverse  disarmonie di fondo presenti alla radice dei vari disturbi fisici ed emotivi.</p>
<p>Oggi,  dopo anni di esperienza, se il paziente migliora rapidamente e decide di sospendere anzitempo, a meno che non si tratti di un disturbo acuto semplice e senza storia clinica correlata e a maggior raggione se si tratta di un disturbo serio, lo invito a pensarci bene e a valutare l&#8217;importanza di continuare, anche se in modo meno insistente e più diluito, per lavorare profondamente sulla sua salute in genere.</p>
<p>Il miglior  paziente è colui che, anche se  guarito dal sintomo in modo completo e soddisfacente, vigila sull&#8217;intero sistema corpo-mente e magari decide di lavorare sulla radice del disturbo e mantenere il risultato con trattamenti  regolari.</p>
<p>Il  vero paziente  deve sentirsi parte attiva del suo percorso di guarigione, partecipando alla creazione di  quella che da sempre è stata chiamata &#8220;alleanza terapeutica&#8221;, trovando insieme al suo medico di fiducia le diverse strategie e interventi che possono coinvolgere anche altre figure professionali con una lavoro profondo a 360 gradi.</p>
<p>E&#8217; la vera prevenzione di cui tanto si parla ma poco si pratica</p>
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