Agopuntura
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Agopuntura

Agopuntura per trattare e agire sul presente

Catherine Bellwald Agopuntura per trattare e agire sul presenteSuccede molto frequentemente che il paziente in corso di  una seduta di agopuntura fatta per trattare uno specifico disturbo non faccia menzione alcuna dello stato fisico o mentale nel quale si trova quando non apparentemente collegato al suo disturbo primario.

Per esempio se un paziente che viene seguito per una cefalea  avverte mal di schiena oppure uno stato influenzale o altri sintomi non collegati alla sua cefalea è molto frequente che segnalerà i diversi disagi da lui considerati non attinenti, solo alla fine della sua seduta di agopuntura.

Penso che non ci sia niente di più sbagliato; il paziente va trattato nel presente ovvero facendo riferimento ai disturbi che avverte e alla situazione che vive in quel preciso momento, fosse anche uno stato ansioso o depressivo legato a un litigio oppure a una cattiva notizia, uno strappo muscolare legato a un recente sforzo per spalare la neve come a un mal di gola da possibile stato influenzale.

Sono tutte informazioni utili per eseguire un trattamento che segua il presente e che sia personalizzato al paziente già noto per le sue problematiche  ma anche  alla situazione contingente. Se da un lato ogni seduta di agopuntura non può essere una nuova visita è vero anche il suo contrario ovvero ogni seduta non dovrebbe essere  eseguita meccanicamente come una batteria di agopunti da applicare in serie in modo acefalico e ripetitivo.

Bastano poche informazioni che si possono raccogliere in meno di 5 minuti, modificando di conseguenza il singolo trattamento.  Possono cambiare il numero di aghi  per trattare uno specifico disturbo, aggiungersene altri mirati ad altre situazioni contingenti, possono cambiare i tempi del trattamento accorciandosi in caso di marcata stanchezza o debilitazione fisica oppure allungarsi in caso di dolore acutizzato.

L’agopuntura è un trattamento globale di armonizzazione complessiva: essa non agisce solo su una sede specifica del corpo ma su tutto il complesso psicofisico del paziente inserito nel suo tempo e viceversa. Essa è tanto più efficace quanto più si adatta alle esigenze concrete e reali di quello specifico paziente inserito in uno specifico contesto temporale. Non è un caso se il mio maestro, il Dott.  Tan, considera come estremamente efficace il trattamento stagionale ovvero la scelta dei punti non solo collegati alla sede del dolore e alla specifica disfunzione organica ma anche alla stagione in corso.

Si può dire che l’agopuntura cura il presente e necessita per agire al suo meglio di una presenza da parte di chi la esegue e di chi la riceve. Come anticamente si diceva: “Pianta un palo e guarda l’ombra” questo è un principio di terapia indispensabile per orientarsi nel trattamento rendendolo dinamico ed incredibilmente più efficace.

 

 

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Agopuntura per trattare gli incubi e non solo

Catherine Bellwald Agopuntura per trattare gli incubi e non soloDa anni sento dire dai miei pazienti non solo che dormono di più ma che dormono meglio dopo le sedute di agopuntura. Non cambia quindi solamente la durata ma soprattutto la qualità del sonno che viene percepita come più profonda e piacevole.

E’ recentissimo il caso di una mia paziente che dopo sole 6 sedute di agopuntura eseguite per migliorare la sua fertilità in preparazione di una inseminazione assistita riferisce non solo di sentirsi molto più tranquilla e serena ma soprattutto di non soffrire più dei ricorrenti incubi o sogni  di angoscia e di tensione di cui soffriva in modo quasi costante.

In particolare sognava sempre un cane che mordeva i suoi cari o situazioni di pericolo e di forte stress che al mattino le lasciavano sempre una sensazione sgradevole che ci metteva un bel po’ ad allontanarsi dal suo pensiero. La medicina omeopatica associa un prodotto a questo tipo di sogno ricorrente ( se non mi sbaglio patognomonico per l’arnica) mentre la medicina cinese attribuisce a hun l’intero mondo onirico.

Dai testi classici si legge “Hun di giorno vive negli occhi, di notte risiede nel fegato; quando vive negli occhi esso vede, quando dimora nel fegato esso sogna“. Interessante non credete? E’ come se lo hun fosse una capacità dell’uomo di avere una visione. Dove visione corrisponde non solo all’atto di vedere ma anche di saper cogliere, intuire, percepire  ben al di là delle forme e dei colori ma nel loro profondo significato. Ecco che di giorno sapremo con uno sguardo capire una situazione e di notte con un sogno potremmo intuire messaggi più profondi. Questo ovviamente solo quando siamo in completa armonia e salute ovvero quasi mai.

Leggiamo sempre dai classici che “Lo hun segue lo shen, se lo shen non è tranquillo, integrato, ben radicato, lo hun va errando“; lo Shen è qualcosa di difficile da tradurre ma potremmo considerarlo come strettamento collegato con la vitalità e con la spiritualità  e con tutto quello che attiene al pensiero creativo. Ecco che i francesi e gli americani lo traducono in “ésprit“  e “spirit“  ovvero spirito e gli anglossassoni in “mind“  cioè mente. Lo shen risiede nel cuore e si esprime con le emozioni, ma allo stesso modo governa l’intelligenza, la consapevolezza, il pensiero lucido e la coscienza,  funzioni queste abitualmente ritenute essere confinate nella mente.

Potremmo considerare lo Shen come l’intelligenza del cuore oppure come a me piace pensare l’intelligenza del corpo dove per corpo si intende un tutto collegato con il tutto. Pensate che dai testi si diceva che un medico abile è colui che è in grado di vedere lo shen del suo paziente e che non è possibile curare un paziente se non possiede shen. Potremmo disquisire a lungo intellettualmente e filosoficamente sulle molteplici funzioni, significati e relazione dello shen. Ma quello che è importante cogliere è che ognuno di noi deve curarsi di quest’aspetto non solo quando si ammala ma sempre perchè lo shen è collegato con l’energia, il sangue e gli organi tutti.

L’uomo percepisce di essere malato solo quando i suoi sintomi si aggravano, ma la sua condizione di non completa salute o se volete armonia lo accompagna quasi sempre anche se in modo del tutto inconsapevole. Vedete in questo modo il concetto di prevenzione significa di già curarsi, muoversi verso una maggior armonia ed equilibrio.

La qualità del sonno è  importante tanto quanto la sua quantità per ogni individuo. Svegliarsi in modo irrequieto e ancora stanchi è già un sintomo che dovrebbe far suonare un campanello di “allarme salute”. Non dobbiamo aspettare di non dormire per andare  cercare delle soluzioni. Pensate poi che ci sono persone che vivono anni di insonnia prima di cercare una cura afarmacologica.

Questo in parte succede perché dalla medicina classica la cura è sempre a base di ansiolitici  a cui  mediamente si preferisce non ricorrere per non diventarne dipendenti oppure si ricorre  alla psicoterapia e a maggior ragione finchè non esistono sintomi psichici decisamente più importanti di solito si evita e spesso anche lo stesso psicologo ci dirà “ma cosa è venuto a fare da me?”oppure inizierà con l’interpretazione dei sogni a dare delle possibili spiegazioni che molto spesso troveremo solo sensate.

Invece dobbiamo imparare ad ascoltare e riconoscere che il nostro sonno turbato o non ristoratore ci segnala un disagio che deve essere corretto. L’agopuntura è un ottimo strumento per pacificare il fegato, ma anche per armonizzare i diversi organi tra di loro; il corpo  riuscirà allora a dare alla mente e alla nostra intelligenza del cuore degli spunti per ripartire e adattarsi al nuovo. Un trattamento quello dell’agopuntura che non agisce attraverso  la mente ma attraverso l’intelligenza del corpo.

Ricercare le proprie radici, nutrire il proprio cuore di emozioni positive, collegarsi a un sentire  più ampio ed esteso non confinato nella nostra piccola testa ma a qualcosa che trascende la natura squisitamente materiale, questo è già curarsi. Allentare le corde della mente e tendere le corde del cuore diceva ancora Osho. Un’ottima ricetta universale che ognuno può cercare di realizzare nel modo più congeniale.

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L’agopuntura è una questione di fisica e non di fede


Catherine Bellwald Lagopuntura è una questione di fisica e non di fedeSuccede molto spesso di sentire persone anche di una certa cultura affermare con fierezza ” io all’agopuntura ci credo” oppure viceversa ” io all’agopuntura non ci credo” . Si tratta di affermazioni del tutto prive di una esperienza personale  o di un processo mentale proprio.

Tutt’altra cosa infatti è quella di affermare  che siamo  dell’idea che l’agopuntura abbia un fondamento per un qualsiasi motivo, così come dichiarare che ci sembra che questa tecnica abbia una ragion d’essere  anche se non ne comprendiamo i fondamenti.

Nel primo caso partiamo da un pregiudizio, nel secondo da un’idea personale fondata su ragioni culturali o di sensibilità individuale. Direi che tra le due passa una bella differenza.

Ai pazienti che arrivano nel mio studio perchè ormai disperati che mi confidano sotto voce “ Dottoressa, io  all’agopuntura non ci credo ma le ho provate tutte e proverei anche questa…”  rispondo “Ok, tanto la fede non serve, preferisco che sia il suo corpo a sentire se la terapia funziona oppure no!”.

E’ paradossale come alcuni pazienti poi fanno i salti mortali per non dovere ammettere di stare meglio. Proprio ieri a un paziente al suo 3° trattamento chiedevo prima di iniziare “come va?”. Risposta: “male sempre male come prima!..niente non è migliorato niente” e dopo alcune insistenze e domande precise ”Beh dopo l’ultima seduta (che poi era la seconda) per un’oretta non ho sentito niente e ho pensato a un miracolo..e  ancora il dolore adesso è diverso ma non saprei dire in che modo”. 

Mi ricordo poi di un paziente dichiaratamente scettico che al suo quarto appuntamento mi diceva addirittura “Non vorrei ammetterlo ma mi sembra di stare meglio!”. Ma dai! riuscite a capire?

Per sottoporsi a una cura di agopuntura la fede proprio non serve ma neanche lo scetticismo. Entrambi sono due ostacoli alla percezione di quello che attraverso il nostro corpo è possibile cogliere. Capita a molte persone  di sentire come dell’elettricità o dell’acqua scorrere  tra gli aghi. Alcuni hanno un immediato cambiamento di stato fisico e mentale subito dopo l’infissione degli stessi; meno dolore, meno agitazione, freddo o caldo, senso di leggerezza o di  pesantezza. Altri sentono un formicolio, alcuni un dolore che aumenta oppure che si sposta in un altro punto. Può succedere di avere un improvviso sonno, alcuni piangono, altri sbadigliano, altri si spaventano o si agitano.

Insomma sono tantissime le reazioni personali perché tante sono le situazioni patologiche e diversi i modo di reagire di ognuno ma una cosa si può affermare con certezza: qualcosa succede. Chiunque si metta in una condizione di ascolto durante il proprio trattamento potrà percepire il lavoro degli aghi su di sé.  Non serve  capire esattamente cosa succede perché succederà. Dopo avere preso un antidolorifico non serve conoscere quale sia la molecola chimica del farmaco perchè esso si metta in funzione. Lo stesso avviene per l’agopuntura: non serve sapere esattamente quale sia il processo elettrico e il meridiano che abbiamo sollecitato perchè ci sia una risposta del corpo.

Intanto è importante capire che l’agopuntura agisce sul corpo e sulla mente attraverso un’ azione terapeutica a base squisitamente fisica, in grado in seconda istanza di generare delle reazioni chimiche in distretti distanti dal luogo dell’infissione. Un ago posizionato sul polso può agire sullo stomaco e sul senso di nausea in modo diretto. Questo avviene principalmente per la conoscenza  di precise relazioni esistenti tra i diversi meridiani e anche per la presenza di particolari collegamenti tra alcuni distretti corporei rispetto ad altri. Relazioni e collegamenti complessi da spiegare, tanto quanto l’azione a 360 °di una molecola chimica antidolorifica che peraltro è anch’essa non totalmente conosciuta.

A tutti coloro che vi derideranno perchè avete pensato a curarvi con l’agopuntura, rispondete che è vero non è facile da capire ne dimostrare come funziona, ma che sono molte le sostanze chimiche che si introducono nel corpo la cui azione  non è totalmente nota e i cui effetti sono decisamente potenzialmente più pericolosi.

L’agopuntura è un concetto di cura più astratto rispetto a quello a cui siamo abituati con la medicina occidentale. La medicina cinese infatti si basa sul principio di corpo-mente come insieme e tutt’uno e su di esso lavora risolvendo e considerando i sintomi locali come l’espressione di un disagio più complesso e articolato, che coinvolge diversi organi e sistemi anche molto distanti tra di loro.

Ma l’essere umano non è forse tutt’altro che semplice da capire? E soprattutto… occhio! Come dice Albert Einstein “Non tutto ciò che può essere contato conta, non tutto ciò che conta può essere contato.» 

 

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Agopuntura: un caso clinico di dolore incoercibile atipico

Catherine Bellwald Agopuntura: un caso clinico di dolore incoercibile atipicoHo spesso parlato del dolore indicando la sua tripla natura, infiammatoria, motoria o miofasciale e viscerale. Soffermandomi sulla presenza dei triggers points che si generano comunque sempre con un dolore prolungato e cronicizzato nel tempo e sulla necessità di eliminarli.

Questa volta volevo descrivere un caso davvero particolare che mi è capitato recentemente e che è migliorato progressivamente e rapidamente con l’agopuntura e la miofibrolisi fino alla totale risoluzione. Si tratta di un uomo di 54 anni  che dal pieno e completo benessere scopre in seguito a un picco glicemico di rilievo di soffrire di diabete mellito.

Inizia quindi una terapia prima insulinica poi velocemente passa agli ipoglicemizzanti orali con un ottimo controllo  della sua glicemia, favorito anche da un regime dietetico controllato. Da quel momento inizia a lamentare  un forte dolore dorsale bilaterale localizzato tra D7 e D12 ( tra la 8° e 12° vertebra dorsale) irradiato lungo il decorso costale fino in regione anteriore e poi discendente fino alla regione lombosacrale. Dolore  atipico rispetto alle solite algie del rachide, descritto ai limiti del sopportabile, presente in modo continuo 24 ore su 24  e non responsivo ai comuni farmaci antinfiammatori. Contemporaneamente scatta un velocissmo dimagramento con il quale perde 12 kg in 2 mesi e mezzo arrivando a un record minimo “pelle  e ossa”.

La sua qualità di vita cambia completamente: non riesce a lavorare, non riesce a riposare e anche camminare diventa un problema, anche dopo pochi passi. Visto il suo stato di grande prostrazione e di debilitazione fisica progressiva si sottopone dapprima a un check up completo strumentale alla ricerca di una purtroppo ormai molto sospetta quanto possibile neoplasia, che invece, fortunatamente, non viene riscontata. Tutto negativo!

Segue  una visita fisiatrica dove viene evidenziato un atteggiamento in lieve cifosi dovuta a una postura viziata  collegata da un lato con il lavoro e dall’altro con la tendenza a scappare dal dolore. Si sottopone a una ginnastica correttiva che però non lo aiuta minimamente sul fronte del suo dolore. Lo stesso avviene con le terapie eseguite con l’osteopata.

Solo una terapia specifica con farmaci di derivazione oppiacea ad alto dosaggio ( 300mg di tramadolo / die) sembrano dargli sollievo parziale  e possibilità di riposare la notte. Solo dopo alcuni mesi di terapia a pieno dosaggio il farmaco viene finalmente ridotto a 150mg al giorno, il tentativo eseguito precedentemente aveva riportato il dolore a livelli di intolleranza. Acquista finalmente  alcuni kili ma restano uno stato di dipendenza dal farmaco e una vita lavorativa e sociale molto limitata con un dolore  controllabile  ma continuo. Andare in macchina per esempio era molto faticoso oltre che doloroso.

Arrivato a questo punto il paziente non si dà per vinto e di sua iniziativa decide di cercare una soluzione diversa e si rivolge a me con due obiettivi già formulati nella sua testa: il primo era quello di ridurre il  dolore e gradualmente non assumere più farmaci, il secondo era capire quale potesse essere il legame tra il suo dolore alla schiena e il suo diabete che egli stesso sentiva collegati. Fino a quel momento nessun medico aveva potuto spiegarli e neanche confermare la sua intuizione e percezione interna del possibile collegamento tra i due disturbi: dolore-patologia dismetabolica.

Dalla medicina cinese in regione dorsale ed esattamente all’altezza della 7° vertebra toracica  che si colloca su una linea immaginaria che passa per il bordo inferiore della scapola, si trova ai due lati della colonna il punto Bl 17 detto shu  del diaframma, una vertebra più sotto si localizza il punto Bl 18 detto punto shu del fegato, un’altra vertebra più in basso troviamo il punto Bl 19 o shu della vescica biliare, sotto ancora il punto Bl 20  shu della milza e ancora sotto al livello della 12° vertebra dorsale  troviamo il punto Bl 21  shu dello stomaco.

Un rettangolo di 10 punti tutti vicini e localizzati ai lati della colonna tra D7 e D12 in diretto rapporto con gli organi contenuti sotto il diaframma fra i quali ricordiamo da destra verso sinistra: fegato, vescica biliare o colecisti, stomaco, pancreas e milza o in gergo la coppia milza -pancreas. Secondo la medicina cinese questi punti, detti shu, sono una sorta di collegamento con gli organi interni e quando dolorosi possono essere un segnale di un disagio funzionale dei detti organi.   In questo caso quindi il dolore fisico così importante e poco responsivo alle comuni terapie fisioterapiche e antinfiammatorie potrebbe si avere una corrispondenza con la patologia metabolica e con il cambiamento e la rivoluzione interna che il metabolismo aveva messo in piedi negli ultimi mesi.

Il fatto che il dolore si irradiasse lungo il costato seguiva ovviamente il decorso dei nervi intercostali sicuramente sollecitati e irritati in regione paravertebrale, punto di partenza del dolore che poi scendeva  lungo tutto il rachide fino in regione lombosacrale.

In questo caso il meridiano o canale di vescica urinaria Bl (Urinary Bladder), che decorre  ai lati della colonna vertebrale, veicolava il dolore  lungo le strutture miofasciali paravertebrali.

La possibilità di un collegamento tra il dolore fisico e il disturbo metabolico di recente insorgenza poteva certamente avere una sua logica, una relazione intesa come squilibrio energetico collegato agli organi interni.

Questo spiegherebbe perché così velocemente, in meno di 10 sedute, il trattamento di agopuntura sia stato in grado di eliminare completamente il dolore e ovviamente la terapia farmacologica riportando il paziente a una vita motoria e sociale assolutamente adeguata alla sua età e alle sue abitudini.

Un peccato che ancora in questo caso sia sempre il paziente a dover cercare delle alternative terapeutiche e non il sistema sanitario a proporle.

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Agopuntura in gravidanza

Catherine Bellwald Agopuntura in gravidanza

Partorire un figlio forte e sano (ovviamente maschio) era una fra le motivazioni che spingevano nell’antichità le donne  cinesi a sottoporsi alle appropriate cure del medico di corte. Insieme alla fitoterapia, alla dietetica e alle indicazioni motorie, l’agopuntura rappresenta ancora oggi una fra le terapie più praticate in corso di gravidanza in numerosi paesi stranieri.

L’agopuntura viene usata nelle donne ad alto rischio di aborto, con trattamenti previsti concentrati soprattutto nelle prime 12 settimane.  La tecnica mediata dagli aghi viene usata per controllare e prevenire  numerosi disturbi correlati con la gravidanza come la nausea e l’iperemesi gravidica (vomito incontrollato), la stitichezza, l’edema, le emorroidi, la stanchezza, l’insonnia, l’ansia, la depressione, le cistiti o vaginiti ricorrenti, le lombosciatalgie, le riniti, il tunnel carpale e molte altre patologie che insorgono in gravidanza.

Può essere utilizzata per trattare disturbi preesistenti come le allergie, la dipendenza dal fumo o da altre droghe o farmaci dai quali in corso di gravidanza è meglio astenersi. Sono numerosi gli ospedali negli USA dove la terapia con agopuntura è di grande supporto per sostenere mamme tossicodipendenti nel corso di una gravidanza

Ma ancora non è finita;  in Canada e nel Quebec è consigliata anche alle mamme sane con trattamenti mensili, esistono in particolare dei punti che sono favorevoli allo sviluppo sano di un bambino e che si ritiene siano utili anche nel limitare il passaggio delle tossine dalla madre al feto durante il parto e per limitare il passaggio ereditario di alcune patologie considerate ancestrali.

Infine in numerosissimi paesi europei fra cui la Svizzera esiste il protocollo pre-parto ovvero il ginecologo invia la sua paziente al medico agopuntore per facilitare la nascita. Il trattamento viene eseguito dopo la 36° settimana sotto completa copertura assicurativa della medicina di base con una seduta ogni sette giorni e consente al perineo e alla cervice uterina di rilassarsi al meglio favorendo un parto spontaneo entro il termine. Dopo la 40 ° settimana le sedute possono aumentare da 2 a 3 volte alla settimana. Tale trattamento consente  secondo gli esperti un travaglio moderatamente  protratto nel tempo ( si ritiene ridotto di almeno 4-6 ore nelle primipare) e ben tollerato.

In Quebec da oltre 10 anni  gli agopuntori si trovano sistematicamente in sala parto dove il trattamento prosegue allo scopo di stimolare un travaglio veloce e indolore limitando gli interventi farmacologici e chirurgici. Pensate che l’agopuntura consente anche di eseguire un parto cesareo completamente indolore, in assenza di sostanze farmacologiche e con la completa partecipazione cosciente della paziente.

I vantaggi  sanitari per le mamme e i neonati ma soprattutto il risparmio in senso sanitario sul fronte ginecologico sono da molti esperti considerati  di grande portata e vanno dalla semplice riduzione delle ore in sala parto e delle ore/ giorni di degenza post parto, alla riduzione di farmaci somministrati sia alle mamme che ai neonati. Una grande possibilità per la quale si batte da anni l’associazione Agopuntura Senza Frontiere, che si occupa  di inviare nei paesi del terzo mondo medici in grado di istruire il personale medico e paramedico in tale senso.

Un mondo che ancora in Italia non sfiora la scrivania della maggioranza dei ginecologi che inviano le loro pazienti gravide dal medico agopuntore solo nei casi estremi di dolore e che nella maggioranza dei casi sconsigliano la terapia per trattare le patologie più comuni come la nausea, la stanchezza o la stitichezza, figuriamoci poi in un’ottica di prevenzione o di facilitazione di un parto naturale. Siamo ancora molto lontani da una pratica abituale e di routine di agopuntura per la donna in gravidanza; nemmeno le scuole di agopuntura italiane prevedono una formazione in tal senso.

Un campo ancora poco esplorato nel nostro paese, ma sono sempre di più le donne che affrontano la gravidanza in modo sempre più consapevole e maturo non fosse altro che per una sempre più elevata età delle donna primipara.

Donne che affrontano una gravidanza spesso oltre i 40 anni, magari dopo aver insistito per anni o dopo una inseminazione artificiale e che vogliono quindi godere al massimo di questa esperienza  e che desiderano per quanto possibile una gravidanza naturale nella quale i farmaci siano usati il meno possibile e solo in corso di necessità reale.

Donne quindi che vanno a studiare e informarsi personalmente sulle reali potenzialità di questa antica medicina.

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Le code e gli ingorghi e il processo delle malattie

Catherine Bellwald Le code e gli ingorghi e il processo delle malattieAndando in campagna al venerdì o sabato per passare il fine settimana con un clima meno torrido ci si trova volenti o nolenti in code e rallentamenti talora pericolosi ma quasi sempre dovuti al principio dell’imbuto, ovvero ai caselli autostradali.

Se ci pensate i caselli non sono altro che una supplementare tassa che dobbiamo pagare per la manutenzione delle autostrade ma perchè non pagare una tassa annuale? Oppure perchè non usrare tutti il telepass? Si perchè attenzione le code sono esclusivamente a carico del pedaggio in monete e ben più piccole per il pedaggio con carta di credito.

Rallentamenti che in realtà con la tecnologia attuale potrebbero essere serenamente eliminati riducendo lo stress che a ciascun cittadino che voglia passare il fine settimana fuori città tocca regolarmente e supinamente subire suo malgrado.

Mentre ero in coda per raggiungere il casello autostradale mi veniva molto chiaro come molte malattie assomiglino esattamente a questo principio di ingorgo della circolazione. Ovvero non è nulla che realmente sia inizialmente ammalato come nelle strade non vi è in realtà un problema da attribuire a un incidente oppure a un difetto della strada come una frana o altro. Semplicemente ci sono troppe macchine per quel sistema stradale!

Si crea un sovraccarico strutturale che inesorabilmente porta a un rallentamento della circolazione. La maggioranza dei miei pazienti arriva in studio dopo aver eseguito accertamenti clinici, affermando “Dottoressa dagli esami non si spiega come mai io stia così male!”Insomma non hanno praticamente niente di francamente patologico, niente che giustifichi il loro malessere fisico.

Come l’autostrada in realtà! Si tratta di un rallentamento, di un ingorgo, di un sovraccarico strutturale niente di più …ma le macchine non circolano e in termini pratici o fisici… il sistema non funziona. Analogamente in termini clinici quando un sistema non funziona come dovrebbe, lo stomaco, l’intestino, le ovaia, i muscoli e i tendini non funzionano come dovrebbero.

Insorgono stati di infiammazione che causano disagi diversi a seconda della localizzazione della disfunzione organica colpita che pottremmo considerare primaria. Per i muscoli e i tendini il sovraccarico avverrà per esempio con movimenti ripetuti o scorretti con minor margine di errore e di recupero spontaneo. Ma lo stesso vale per gli altri organi che come abbiamo detto non sono ancora malati fisicamente ma solo funzionalemente.

Per tutte queste patologie non ancora consolidate l’agopuntura è uno strumento fantastico e insostituibile in quanto da solo e con facilità è sufficiente a ripristinare la funzione attraverso una risoluzione dell’ingorgo e del rallentamento della circolazione.

E’ altresì chiaro che se l’ingorgo è dovuto a uno stato emozionale che il paziente continua a vivere non sarà sufficiente alla risoluzione, lo stesso vale per una schiena che solleva pesi eccessivi senza fare compensazioni, oppure uno stomaco che si alimenta continuamente di cibi inadeguati e irritanti o tossici.

Ma se il paziente riesce a capire, a costruirsi delle sue regole e una specie di igiene di vita personali che vanno dall’alimentazione, al comportamento motorio e fisico, al comportamento emozionale, cogliendo e riducendo al minimo i danni e tamponando le situazioni a rischio quando necessario, ecco che l’agopuntura anche fatta in modo occasionale diventa insieme al resto un ottimo alleato nella prevenzione delle malattie che potremo definire da sovraccarico interno o viscerali.

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Tecniche di agopuntura di facile utilizzo per le crisi di cefalea

Catherine Bellwald Tecniche di agopuntura di facile utilizzo per le crisi di cefaleaL’agopuntura è una delle tecniche afarmacologiche più efficaci per trattare la cefalea di tipo emicranico detta anche cefalea vasomotoria.

Il trattamento di questo tipo di cefalea prevede che il paziente esegua un ciclo di agopuntura più o meno lungo dove l’agopuntura viene eseguita regolarmente anche in assenza delle crisi e se possibile continui anche dopo che il quadro si sia stabilizzato a una limitata ricorrenza e dolore contenuto con un lavoro di  mantenimento di durata variabile a seconda dei casi.

Quello che però è meno risaputo è che l’agopuntura eseguita in fase acuta può essere estremamente efficace per ridurre i sintomi e quindi limitare al minimo i disagi e l’assunzione di farmaci. Qualche giorno fa, alla fine della mia giornata di lavoro, rientrando da Milano, dopo quasi 6 anni dall’ultimo espisodio di questo genere, mi sono sorpresa a non vedere in modo perfetto con un occhio e ho immediatamente pensato…  sarà mica in arrivo uno scotoma? Da lì a 15 minuti circa  compariva il cosiddetto scotoma scintillante sul solito occhio destro con la sua solita forma a zigozago.

Prima ancora di vederlo comparire in tutto il suo splendore mi sono messa in macchina e rovistando nella borsa ho tirato fuori la mia bustina di “emergenza aghi” dalla borsetta e svelta mi sono infilata in testa una decina di aghi senza stare troppo a tergiversare. Lo scotoma è cessato quasi subito e la testa è nuovamente sembrata più lucida. Ho così potuto iniziare il mio viaggio di ritorno verso casa serenamente in compagnia solo di una lieve pesantezza al capo.

Una volta a casa mi sono messa sdraiata sul divano, la cefalea era comparsa in modo molto leggero, mi sono allora punta sui piedi tenendo gli aghi per almeno un’ora e sono andata a letto tenendo gli aghi in testa per tutta la notte pensando che l’indomani sicuramente avrei dovuto fare a cazzotti con la cefalea. Ma niente: il giorno di lavoro seguente, di solito pesante, è passato senza problemi e con buona energia senza un velo di dolore. Ho così tenuto gli aghi in testa per altre 24 ore e li ho rimossi completamente solo dopo due giorni pensando che l’ avevo scampata.

Gli anni di lavoro mi hanno resa molto sicura e veloce nel mettere gli aghi e la familiarità con questi strumenti è ovviamente una cosa che non ci si può aspettare in un paziente che se la debba cavare da solo. Certamente lasciare gli aghi in testa ai pazienti non è facilmente accettato e lo faccio solo se conosco il soggetto, e se so che non ci sono problemi emotivi. Ma in casi acuti chiedo sempre ai miei pazienti di non farsi problemi e di capitare in studio anche senza appuntamento programmato, ma non è mai così facile  da organizzare perchè la cefalea spesso non avvisa prima.

Esistono però altri trucchetti del mestiere, facilmente applicabili da chiunque, che normalmente insegno ai miei pazienti  nei casi di emergenza.  Il materiale necessario è minimo, bastano qualche pungito per diabetici sterili, una salviettina disinfettante,  un pacchetto di fazzolettini e uno specchio di fronte al quale cercherete con cura i punti esatti da pungere.

In caso di attacco acuto di cefalea potete pungere in 3-5 punti tutti localizzati esattamente sulla linea dell’attaccatura dei capelli, nella parte situata esattamente al centro del volto ( sopra il naso per capirci). Dopo aver disinfettato la cute, la sollevate a pinza prendendola con due dita, la pungete con rapidità come si fa con il dito del paziente diabetico,  spremete da ogni punto da 1 a 3 goccie di sangue e  asciugate con un fazzoletto. Lo stesso potete fare sulla sommità della testa e sulla punta dell’orecchio.

Per l’orecchio  disinfettate prima la punta, poi trovare il punto esatto, prendete con la mano il padiglione auricolare e chiudetelo in avanti piegandolo come fosse un libro, il punto più alto dove si piega l’orecchio  è la parte da pungere, basta una sola puntura per lato fatta con molta velocità, spremete qualche goccia di sangue su un fazzoletto, e successivamente disinfettate bene.

Per trovare il punto da pungere sulla sommità della testa, con i pollici toccate le punte delle vostre orecchie,  e poi unite le dita dei medi o degli indici formando come un cerchietto con le mani,  il punto di contatto tra i due indici sulla testa è il punto da pungere.

Se usate la mani pulite, pungidita sterili e i fazzolettini disinfettanti prima e dopo aver punto non vi è nessun rischio di infezione cutanea. Non temete di perdere troppo sangue, gli aghi sono sottili. Anzi le prime volte ne esce troppo poco. Per questo è utile prima fare un piccolo massaggio della pelle da pungere. Manovra utile sia per disinfettare bene la pelle che per richiamare più sangue localmente. L’unico problema è che esiste una forte esitazione nel pungersi da soli per paura di sentire male, emozione assolutamente sana.

Consiglio di iniziare con calma in presenza di un familiare eseguendo le punture più semplici che sono quelle dell’attaccatura dei capelli. Poi un po’ alla volta come il diabetico che si punge senza neanche guardare farete sempre più esperienza, è sempre meglio e raccomandato essere  istruiti personalmente da un agopuntore di fiducia che vi può fare vedere bene e capire come farlo al meglio.

Le punture non sono simpatiche ma se fatte con mano veloce non ve ne accorgete neanche ma soprattutto è necessario agire tempestivamente come si fa con il farmaco ovvero alle prime avvisaglie. Solo in questo modo è possibile agire in modo efficace sull’ondata di vasocostrizione e vasodilatazione responsabili del dolore.

Non è la stessa cosa che avere gli aghi a permanenza come ho potuto sperimentare su me stessa. Questa pratica di piccoli sanguinamenti controllati non sostituisce un trattamento di agopuntura completo, ma può essere un complemento e  un bel sollievo limitando la crisi e il dosaggio di farmaci necessari a farvela passare. Se poi vi fate seguire con un buon ciclo di agopuntura e magari una ricetta fitoterapica personalizzata è possibile che l’insieme delle terapie possa definitivamente eliminare i farmaci dalla vostra borsetta e dal cassetto del comodino.

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Agopuntura e fitoterapia per prevenire e curare la cinetosi

Catherine Bellwald Agopuntura e fitoterapia per prevenire e curare la cinetosiLa cinetosi definita anche mal di movimento  è un insieme di distubi fisici che vanno dal malessere, alla nausea, al vomito. Disturbi causati  secondo il parere di numerosi neurofisiologi dalla contraddizione tra stimoli visivi e vestibolari.

Il vestibolo è un organo localizzato nell’orecchio in grado di percepire e informare il cervello sull’accelerazione del corpo e sulla sua posizione nello spazio.

Sono molte le persone che soffrono di questi disturbi; mal d’auto, mal di mare, mal d’aereo e via dicendo. In momenti che precedono le vacanze, le persone  colpite in passato da un episodio più o meno forte di cinetosi sono talora spaventate alla sola idea di dover viaggiare. Si crea spesso un’aspettativa di malessere, ovvero una paura di soffrire o di vedere soffrire un parente, che talora limita la possibilità di andare in vacanza dove si vorrebbe e come si vorrebbe.

Una cosa davvero curiosa è l’aspetto psicologico collegato con la cinetosi che corrisponde appunto al non lasciarsi andare, al resistere in questo caso al movimento, al moto. Osservate i bambini quando giocano e quando si divertono, diventano il movimento stesso e non c’è cibo o modo di farli star male perchè è un gioco e loro ne fanno parte; ci sono entrati totalmente.

Diversa è invece la situazione quando si ha paura e quando il corpo e la mente entrano in opposizione con il movimento. La prima cosa da evitare è quella di leggere oppure di usare gli occhi per fare altro . In questo caso lo stimolo visivo si oppone ancora più vigorosamente a quello vestibolare imposto dal movimento del nostro corpo.

Rilassarsi, lasciarsi andare al movimento, seguirlo con gli occhi e con la mente sono i consigli classici e se seguiti correttamente funzionano assai bene. Certo quando la stimolazione diventa estrema come in curve a grandissima velocità oppure in pieno mare mosso, la cosa diventa più complessa: in primo luogo perchè la stimolazione diventa molto forte e in secondo luogo perchè è comprensibile nonché umano avere paura, oppure un sentimento di timore per la propria salute.

Bere poco o niente liquidi e mangiare cibo tendenzialmente asciutto e salato sono le raccomandazioni dei marinai  per limitare oppure evitare la cinetosi.  In dietetica cinese si dice che il salato asciuga. In fitoterapia il rimedio nonché cibo più conosciuto per asciugare al livello gastrico e favorire la digestione in genere in particolare dei cibi grassi e freddi è lo zenzero fresco detto anche rizhoma zingiberis recens.

Questa sostanza viene consigliata nell’ematemesi gravidica, nella digestione rallentata e anche nella prevenzione della cinetosi. Il decotto o infuso di zenzero fresco si può assumere il giorno prima della partenza stando ovviamente attenti anche al tipo di alimentazione che dovrà evitare i latticini, i grassi e i dolciumi. Un modo in realtà molto semplice per ridurre l’umidità presente nello stomaco e favorire la sua funzione regolare che è quella di far scendere l’energia verso il basso.

Lo zenzero fresco oggi si può acquistare in qualunque supermercato e fruttivendolo, è sufficiente sbucciarlo, farlo a fettine sottili che metterete in acqua fredda che porterete ad ebollizione nel caso del decotto  ( si consiglia di bollire fino al dimezzamento della parte liquida) oppure in infuso aggiungendolo in acqua già bollente. Per 200ml circa di acqua considerate una porzione di circa 5 cm di zenzero.

Un altro rimedio molto usato in caso di cinetosi è l’olio essenziale oppure la quintessenza di menta; questo rimedio può essere se molto puro usato anche per via inalatoria messo in un fazzoletto oppure con un  leggero massaggio è possibile usarlo in punti specifici di agopuntura;  al livello dello sterno su Ren Mai  che decorre sulla linea mediana del petto e ancora sulla parte volare dei polsi a due pollici (cun ) dalla piega del polso su PC 6.

Questo ultimo punto è infatti conosciuto come il più direttamente efficace per trattare la nausea e il vomito considerate come qi ni di stomaco ovvero come energie opposte al normale. Il fatto che il pericardio sia così efficace per trattare lo stomaco non è affatto un’ osservazione empirica data dall’esperienza ma dal fatto che il pericardio, corrispondendo al canale rispettivamente più lontano rispetto allo stomaco, è il suo “opposite clock” in termini di localizzazione sull’orologio e sul calendario cinese.

Esistono  in commercio nelle comuni farmacie ben fornite dei braccialetti di spugna e di gomma formate da un piccolo magnete che si localizza esattamente sul punto Pc6. Un sistema per eseguire con facilità un trattamento di agopuntura senza aghi ma altrettanto efficace e soprattutto ben tollerato oltre che afarmacologico e quindi totalmente innocuo e senza effetti collaterali.

Un sistema per mettersi in viaggio con serenità e con alcuni supporti di facile applicazione contro i possibili malesseri da cinetosi.

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Agopuntura: le diverse strade per arrivare allo stesso traguardo

Catherine Bellwald Agopuntura: le diverse strade per arrivare allo stesso traguardoIn agopuntura il traguardo significa raggiungere l’obiettivo della cura: vuoi la cessazione del dolore, dell’ansia, della nausea e della infertilità.  Come con qualunque altro viaggio esiste la possibilità di raggiungere la meta con sistemi diversi.

Esistono i metodi più veloci  e quelli più lenti. Soprattutto in agopuntura esistono un infinità di possibili combinazioni efficaci per raggiungere l’obiettivo. Questa affermazione è usata da coloro che non sono convinti dell’efficacia della tecnica per screditarla ma in realtà rappresenta esattamente la realtà del sistema naturale che l’agopuntura utilizza; la natura.

Pensateci su bene, per andare da un punto all’altro del pianeta possiamo usare un infinità di sistemi di trasporto oltre che un infinità di strade ma questo non toglie il fatto che ci siamo andati e che ci siamo realmente spostati da dove eravamo per poi magari ritornarci.

In agopuntura si possono mettere aghi direttamente sul dolore, oppure su canali distanti ma collegati, oppure su sistemi a mappa somatotopica come sull’orecchio, sulla pancia, sul cranio e questo per dire solo i più conosciuti. Gli aghi possono essere messi simmetrici oppure no, tantissimi oppure pochissimi.

L’efficacia di un metodo non implica la non  efficacia dell’altro metodo.

Restando sull’analogia del viaggio esistono percorsi più brevi e veloci come  l’autostrada che in alcuni casi è da preferire alla stradina statale, soprattutto se si ha fretta. Peraltro è pur vero che raggiungere lo stesso posto usando strade diverse facilità l’orientamento e la capacità di conoscere esattamente una regione che può essere maggiormente estesa rispetto al traguardo e basta.

Ecco che usando gli aghi e conoscendo diverse tecniche è possibile scegliere e usare quelle più utili per i diversi obiettivi. Di solito se una sequenza di aghi funziona bene tendo a ripeterla, squadra che vince non si cambia! Ma quando il risultato è consolidato è possibile fare delle varianti. E allo stesso modo se con una tecnica è difficile produrre un risultato sufficientemente efficace, vale la pena di modificare la sequenza e il tipo di tecnica per raggiungere l’obiettivo più velocemente, cosa che il paziente ovviamente desidera.

E’ molto importante sapere mantenere l’obiettivo e la costanza nell’intenzione finale ma anche saper modificare il percorso e i mezzi per arrivare al traguardo a seconda delle necessità e delle diversità esistenti tra un soggetto e un altro. Se ci sono diversi dolori in contemporanea, se il dolore è ben localizzato oppure se è esteso, se esiste uno stato ansioso oppure no, se esistono disfunzioni viscerali associate o situazioni contingenti come anche la fobia degli aghi per fare un esempio.

La scelta dei punti da usare può cambiare di volta in volta tanto quanto può restare la stessa, questo però non deve essere il motivo per giudicarne la serietà del fondamento terapeutico sottostante

 

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Sanità in svizzera: equità, economicità e libertà

Catherine Bellwald Sanità in svizzera: equità, economicità e libertàIn svizzera ogni medico che si iscrive all’ordine dei medici del rispettivo cantone dichiara al momento dell’iscrizione all’ordine di accettare le tariffe sanitarie del TARMED. Si tratta di un elenco di codici e relative tariffe nazionali che prevede oltre 4000 voci diverse.

Il TARMED nasce  dopo numerosi anni di lavoro alla ricerca di un sistema di estrema precisione per qualificare e quantificare le molteplici  possibilità di lavoro medico. Il tariffario è stato successivamente modificato e aggiustato fino ad arrivare ad oggi a una stesura considerata definitiva e completa seppur suscettibile di eventuali ulteriori modifiche.

Ogni tipo di prestazione medica prevede un codice diverso che ne assicura un pagamento equo rispetto al tempo e alla difficoltà, responsabilità e agli studi necessari per eseguirlo. Ecco che raccogliere l’anamnesi, visitare, valutare una specifica funzione o articolazione, preparare una ricetta, leggere gli esami in assenza del paziente, fare una consultazione telefonica, preparare un certificato, spiegare una terapia, insegnare delle manovre o degli esercizi, eseguire delle manovre, ma anche sostenere psicologicamente un paziente o un parente, oppure indicare una dieta precisa sono tutte prestazioni codificate in modo diverso.

Devo confessare che nonostante la mia nazionalità svizzera al primo impatto ho pensato con panico, “è troppo difficile! non è mica possibile starci dietro”. Ma poi leggendo con calma le diverse voci, ho capito facilmente il criterio su cui si basa e lo considero sicuramente un sistema molto efficace e ben studiato per far si che il pagamento sia equo rispetto alla prestazione indipendentemente da chi la eroga.

Quanti pazienti andati a visita da un medico considerato famoso per una specifica area medica o patologia sono tornati da me delusi, affermando di avere avuto una visita estremamente superficiale e veloce. Non è una novità. In Italia esiste la tariffa minima ma non esiste ancora la tariffa massima di una prestazione, il che lascia capire come alcune visite specialistiche possano avere anche prezzi assolutamente fuori scala.

Se una visita specialistica dura 10 minuti, il pagamento sarà anche quello più alto della valutazione specialistica ma congruo con la durata della stessa e non con l’esperienza del medico. Una visita specialistica di un’ora e mezza con valutazioni, test specifici, esercizi e trattamenti mirati avrà un prezzo fino a  4 volte superiore. E’ vero che un medico con maggior esperienza dovrebbe essere più capace e veloce e quindi richiedere minor tempo per eseguire alcune manovre. Ma questo fatto dovrebbe andare a vantaggio del medico che in meno tempo fa più prestazioni e a beneficio del paziente che con minor tempo e quindi minor spesa avrà una valutazione corretta del suo caso! E questo  criterio  è possibile trovarlo  nel TARMED ovvero una volta pagata la qualifica della prestazione ( che sottintende gli anni di studio per raggiungere tale qualifica) il tempo, più è veloce più è a vantaggio di entrambi: medico e paziente.

Nel tariffario infatti sono previsti tempi ma anche la tipologia esatta della prestazione. Una prima visita dopo un incidente ha una tariffa molto più alta perchè maggiore è la responsabilità del medico e il tempo in questo caso non può essere inferiore a una certa durata a salvaguardia della salute del paziente e verrà riconosciuta su tutto il territorio nazionale anche se il paziente non si è recato in ospedale perchè magari non era necessario effettuare alcun accertamento o radiografia di controllo. Questa procedura alleggerirebbe il pronto soccorso che invece dovrebbe prendersi cura delle reali urgenze e non dei colpi di frusta per fare un piccolo esempio.

Esiste poi una tariffa diversa se il paziente è inviato a parere da un altro collega, che comprende  il tempo delle telefonate, del passaggio di dati personali e della risposta scritta che abitualmente viene fatta. Ogni certificato o comunicazione scritta ha un valore sulla tipologia dell’informazione e sulla lunghezza in numero di righe della comunicazione.

Quante volte mi è capitato di scrivere una lunga lettera di presentazione di un paziente a un collega senza mai avere una risposta! Solo recentemente con un chirurgo francese fra l’altro di una certa fama e ovviamente con il quale non sono in amicizia, ho avuto un riscontro sia scritto che telefonico, sia prima che dopo l’intervento, una lettera sulla valutazione e una lettera precisa sul tipo e caratteristiche specifiche relative all’intervento chirurgico che la mia paziente aveva ricevuto. Un miraggio che in Italia mai in oltre 20 anni mai mi era capitato di vedere e non dico altro!

La collaborazione tra specialisti non avviene solo per conoscenza diretta ma è la base del lavoro, allo scopo di produrre un inquadramento a 360° del paziente in carico e senza paura di perderlo. Non esiste il pericolo che lo specialista dal quale invii il tuo paziente lo fagociti lasciandoti fuori. Il chirurgo francese in questione, per fare un esempio, ha detto alla mia paziente che era un bene che il suo dolore fosse stato trattato dall’agopuntura e ha tenuto a sottolineare alla paziente che il suo recupero postchirurgico lo aveva sorpreso positivamente.

Una bella differenza con altri chirurghi o ortopedici Italiani talora in grado di deridere i pazienti perchè in cura con l’agopuntura oppure  capaci di fare affermazioni false come “L’agopuntura è come l’anestesia: una volta finita non produce alcun miglioramento”! Perchè non è così! Insomma si può collaborare con il rispetto totale delle altrui specialità e la sicurezza che il paziente ritorna con qualcosa in più data appunto dalla professionalità e esperienza di un altro specialista.

Ecco che in questo modo il paziente extraospedaliero o  privato non sarò mai considerato una sorta di proprietà da difendere ma un essere umano bisognoso  di cure, da trattare in equipe e in armonia tra le diverse aree specialistiche all’unico scopo di migliorare la sua qualità di vita in senso ampio ed esteso del termine.

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Agopuntura per il trattamento e la prevenzione dell’encefalopatia

Catherine Bellwald Agopuntura per il trattamento e la prevenzione dellencefalopatia Per encefalopatia si intende la sofferenza del tessuto cerebrale nervoso. Questa può essere secondaria a un evento acuto vuoi infettivo (encefalite virale o batterica) oppure traumatico sia interno che esterno ( emorragia cerebrale acuta) oppure all’improvvisa ischemia del tessuto come nel’ictus ischemico.

La sofferenza cronica invece del tessuto nervoso cerebrale è un processo lento e graduale da cui conseguono un progressivo  malfunzionamento e una graduale morte cellulare  e distruzione del tessuto stesso. Da diversi anni si tende a dividere l’encefalopatia senile  in due grandi branche; quella vascolare cronica e quella degenerativa.

L’encefalopatia vascolare cronica è dovuta a un insufficiente apporto di sangue al tessuto cerebrale da cui segue la formazione di aree microischemiche; questa patologia è spesso anche collegata con altre patologie come il diabete, l’ipercolesterolemia, l’ipertensione e l’ipotensione arteriosa e molte altre e la sua incidenza aumenta con l’età e con la perdita della salute e le condizioni di salute globali del paziente.

L’encefalopatia degenerativa invece è una patologia assestante che può colpire un soggetto anche in pieno benessere; è  chiamata malattia di Alzheimer, si tratta di una  malattia estremamente studiata ma la cui eziologia (intesa come causa iniziale) ancora non è chiarita. Il tessuto cerebrale va incontro a un fenomeno che potremmo considerare di infiammazione cronica progressivo e ingravescente che si caratterizza dal deposito di una proteina (la betaamiloide) che agirebbe da collante cellulare causando la formazione di placche di tessuto la cui funzione viene gradualmente alterata e persa. L’incidenza dell’Alzheimer aumenta esponenzialmente con gli anni.

In entrambi i casi il risultato è comunque lo stesso: una perdita della capacità chiamata cognitiva che comprende la memoria, l’attenzione, talora il ritmo sonno veglia, i tratti della personalità e del comportamento, il tono dell’umore, fino ad arrivare a disturbi quali l’incontinenza urinaria e fecale e disturbi motori più o meno gravi più comuni questi nelle encefalopatie vascolari.

Chiunque di noi avendo visto da vicino qualche parente anziano con questi disturbi si augura di non dovere mai soffrire di questa patologia per non perdere l’autonomia e la lucidità mentale e non dover dipendere totalmente da altri e soprattutto non finire per pesare così gravemente sull’economia famigliare e sociale.

Quando dai giornali ho saputo della recente truffa e dei maltrattamenti sulla ormai 90enne Cecilia Morosini definita dai giornali “incapace di intendere” ho avuto un brivido. Me la ricordavo ancora sui 70 anni, così brillante con i suoi molteplici anelli alle mani, le sue calze a rete che spuntavano dai pantaloni a sigaretta da dove si intravedevano le unghie elegantemente dipinte. Una donna dal  carattere forte e un pò mascolino ma anche femminile.

Pipa alla bocca e grande grande classe oltre che cultura ed intelligenza sopraffine. La considero ancora la mia prima e vera Maestra di vita, alla quale dopo la laurea avevo scritto una lettera e regalato un cristallo di rocca come gesto simbolico di quello che lei aveva rappresentato per me: una solida e intramontabile fonte di luce dalle molteplici sfaccettature.

Avevo solo 24 anni e lei all’epoca ne aveva 76 quando  fui rapita dal suo modo di visitare e di lavorare assolutamente unico e di forte impatto psicologico. Non a caso non solo conosceva le diverse tecniche riabilitative quando ancora in Italia non si sapeva cosa fossero ma era esperta in psichiatria e in neuropsichiatria, oltre che nel linguaggio del corpo. Fu lei per prima in Italia a parlare dell’atmosfera riabilitativa e dell’influenza dell’ambiente sul paziente da riabilitare.

Trasgressiva  e antimoralista mi ricordo di aver portato la mia tesi sperimentale ancora da leggere a casa sua alle 22, lei con la pipa accesa mi aveva accolto nel suo studio personale, adiacente a casa sua, l’aveva letta tutta di un fiato senza alzare il naso dai fogli, facendo tra un foglio e una pipata e alcuni versi per me incomprensibili, mentre io palpitavo di ansia nell’attesa di un suo cenno di consenso.

Alla fine di circa un’ora e mezzo di lettura, che mi sembrò un tempo interminabile, finita l’ultima pagina, aveva chiuso dicendomi: “Va bene, molto bene. Questa si che è una tesi, brava! Mi raccomando alla discussione non si faccia intimidire, parli bene davanti al microfono con la bocca vicina al gelato, come se dovesse fare un pompino! E  poi è ovvio si metta una bella camiccetta scollata!

Ero rossa come un peperone ma così divertita e contenta della sua approvazione, che quel viaggio di rientro a casa delle 24 me lo ricordo ancora come fosse ieri. Che donna! E che testa, pensai! Ma gli anni passano e anche le menti più forti possono cedere all’encefalopatia.

Tra le varie terapie di supporto utili per prevenire e rallentare un’encefalopatia cronica, l’agopuntura anche se ancora così poco conosciuta in Italia è una tecnica medica che potremmo considerare estremamente utile e senza alcun effetto collaterale.

Per l’esatezza esiste un punto chiamato Baihui o Du 20 o GV20 che si localizza sul vertice della testa. Lo si può facilmente localizzare tracciando una linea immaginaria che parte dalla punta delle orecchie, il punto si trova nel centro esatto della linea mediana del corpo. Questo punto è considerato uno dei tesori dell’agopuntura, il suo nome letteralmente significa cento congiunzioni o cento riunioni, inteso come punto utile per trattare cento patologie. Un punto quindi utile non solo per l’encefalopatia senile ma anche per trattare le possibili altre patologie associate.

La bellezza di questo punto è che si dice nutra il cervello, letteralmente “Porta su il puro e fa scendere l’impuro”, con questa frase si allude al fatto che è versatile e si può usare in caso di deficit di sangue e di energia come nel caso dell’encefalopatia vascolare e in caso di eccesso come si potrebbe considerare la malattia di Alzheimer. GV 20 trova un riscontro e applicazione pratica anche in molte le tecniche energetiche di respirazione e di yoga, di qi cong e di tai chi.

Baihui  può essere stimolato anche manualmente e con la moxa, previo training. Un punto  che da solo potrebbe entrare senza difficoltà nella pratica preventiva di questa triste malattia che purtroppo può colpire chiunque nel corso della sua vita.

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Aghi per agopuntura e aghi da iniezioni: non sono la stessa cosa…

Catherine Bellwald Aghi per agopuntura e aghi da iniezioni: non sono la stessa cosa...L’agopuntura in Italia è ancora molto limitata tant’è che molti pazienti pensano ancora che gli aghi contengano una sostanza chimica come nel principio dell’iniezione.

Gli aghi dell’agopuntura sono molto più piccoli dei normali aghi da siringa e sono solitamente senza buco  per questo sono meno pericolosi come rischio infettivo qualora il medico si buchi per errore spesso infatti non si fora neanche la pelle e quindi non si raggiunge il sangue.

Gli aghi usati nell’agopuntura infine non possono rompersi ne infilarsi erroneamente nel corpo cosa che può invece accadere con gli aghi usati nella mesoterapia e nelle infiltrazioni e iniezioni. Questo perchè gli aghi utilizzati in agopuntura a differenza di quelli da siringa sono fatti con una lega metallica morbida che conserva una discreta elasticità e possono piegarsi con facilità ma non è assolutamente possibile romperli neanche appositamente.

Un altro vantaggio di questi strani aghi senza buco è che possiedono un mandrino che fa parte integrante dell’ago, a differenza degli aghi da siringhe che possono staccarsi dal loro cappuccio di plastica ma soprattutto degli aghi delle placche di mesoterapia, gli aghi di agopuntura non possono assolutamente migrare nel corpo proprio perchè il mandrino ne impedisce l’avanzamento.

E ancora gli aghi sono così morbidi e sottili che è praticamente impossibile creare dei danni a strutture fisiche come nervi, vasi, tendini, muscoli, ossa. Il massimo del danno può consistere in piccolissimi ematomi assolutamente ben tollerati anche nei pazienti scoagulati.

E’ invece frequente  sottovalutare i possibili danni legati non solo agli aghi ma soprattutto alle sostanze chimiche iniettate talora con troppa leggerezza non solo endovena dove ognuno è consapevole della assoluta adeguatezza della dose somministrata ma anche di pratiche ormai considerate sicure come le iniezioni intramuscolo, intratendineo.

L’iniezione intramuscolo è spesso la via più rapida per risolvere uno stato acuto come una colica renale, sono molti i pazienti che  preferiscono l’iniezione alla terapia per bocca anche per un maggior effetto placebo ma soprattutto perchè convinti delle ridotta gastrolesività del farmaco iniettato, cosa peraltro assolutamente non vera.

Quello che però non si sa è che non è poco frequente che nel muscolo si generino dei trigger point dolorosi, ovvero le fibre del tessuto muscolare per la presenza del liquido iniettato localmente possono richiamare uno stato infiammatorio di risposta che in alcuni casi può restare parzialmente bloccato nel tessuto muscolare generando una zona più compatta di fibre spesso dolenti.

Mi è capitato un runner che dopo aver fatto alcune iniezioni intramuscolo eseguite appunto per trattare una colica renale ha lamentato dolore al gluteo per circa 3 mesi, presente solo durante la corsa.  Ci sono volute ben 6 sedute di miofibrolisi per risolvere il quadro doloroso completamente. Il tessuto del muscolo gluteo era inizialmente infiammato e gonfio, poi si percepiva una zona della grandezza di una ciliegia nettamente più compatta e dolente che gradualmente si è fatta più piccola fino a diventare grande come una capocchia di spillo lasciando durante il trattamento profondo la sensazione di una puntura.

Un caso particolare, si potrebbe pensare, ma il fatto che il paziente corresse è stato l’unico vero motivo perchè ci accorgessimo del problema. Sono molti i pazienti che producono trigger point che restano silenti fino a quando non si attivano magari tutti insieme.  Non è da escludere che le iniezioni intramuscolari possano essere a distanza anche di anni corresponsabili di dolori muscoloscheletrici irradiati come le sciatalgie.

E’ possibile che l’iniezione  generi una sorta di disordine e ingorgo nelle fibre muscolari e fibrose  capaci di generare trigger pointa sia muscolari che tendinei.

Un’altra osservazione deve essere fatta sulle infiltrazioni cortisoniche intratendinee che ossono generare lesioni fino alla rottura del tendine infiltrato e in alcuni casi anche retrazioni dello stesso, evenienze sicuramente rare ma presente nella casistica delle possibilità . Quindi prima di suggerire un’infiltrazione cortisonoca tendinea è preferibile eseguire altre terapie meno invasive tra cui la miofibrolisi che, se correttamente applicata, è una delle più efficaci perchè in grado grazie alla presenza di strumenti a punta e di ganci di eliminare i trigger point tendinei riordinando e  srotolando le fibre.

In sintesi è preferibile non ricorrere con troppa leggerezza  a iniezioni intramuscolari e soprattutto intratendinee; potreste odiare gli aghi per il resto della vita e finire per non accettare mai un trattamento di agopuntura anche se molto utile alla vostra salute.

 

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Agopuntura: non è un lusso

Catherine Bellwald Agopuntura: non è un lussoQualche anno fa in Italia l’agopuntura era considerata una terapia di lusso, i prezzi dell’epoca superavano facilmente 100.000 lire, questo perchè erano comunque pochi i medici  che la usavano e le prestazioni erano erogate con prezzi  equiparati a una visita specialistica.

Incredibile se ci pensate; l’agopuntura è stata recuperata da Mao dopo la rivoluzione cinese solo ed esclusivamente perchè considerata una terapia estremamente economica applicabile alla massa con minima spesa. Nessun macchinario, nessuna terapia farmacologica, nessuna preparazione extra da fare all’estero. Bastava recuperare dai campi di lavoro i maestri sopravissuti!

La Dott. essa Qiao Wenlei, oggi docente di Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese all’Università di Nanchino, mi raccontava come, durante l’esodo nelle campagne di lei e della sua famiglia, avvenuto durante la rivoluzione culturale, abbia ricevuto i suoi primi insegnamenti da un maestro di agopuntura che in quel periodo lavava le latrine.

Oggi in Cina, negli ospedali dove si usa l’agopuntura, un medico agopuntore ospedaliero riesce a trattare da solo fino a 100 pazienti al giorno, gli aghi sono monouso, i lettini di trattamento sono almeno una decina e gli assistenti che tolgono e mettono aghi e coppette possono essere anche 3 o 4. Niente di strano!

Certamente la privacy e l’atmosfera magari non sono il massimo,  ma funziona e funziona bene e questo è quanto. Usare lo stesso principio di avere più pazienti in contemporanea è ovviamente un sistema che riduce i costi e oggi con un po’ di attenzione e di cura dell’ambiente la cosa può diventare economica e nello stesso tempo adatta anche a generare un’atmosfera di relax e di benessere psicofisico completo.

Ci vuole un certa esperienza pratica ma si può fare  con prezzi decisamente accessibili che, in paragone ai prezzi usati 20 anni fa e al valore attuale del denaro, possiamo considerare quasi la metà di allora.  Si tratta di un servizio importante, quello di rendere più democratica e popolare questa millenaria terapia medica. Ecco che con un pò di buona volontà e olio di gomito i prezzi di uno studio privato possono essere gli stessi proposti dal servizio sanitario nazionale  ovvero da ospedali e cliniche dove i medici, di solito dipendenti, praticano anche l’agopuntura come servizio privato.

Certamente per uno studio privato il fardello delle tasse che supera di parecchio il 60% dell’introito è sempre di più un sacrificio essendo i prezzi della vita semplicemente raddoppiati nel giro di pochi anni e in continua ascesa esponenziale.

Non cadere nella tentazione di alzare i prezzi e mantenerli bassi sarà sempre più difficile ma lo ritengo un impegno che si fa volentieri pensando che i pazienti comunque lo meritano e fanno già degli enormi sacrifici per poter venire al bisogno e quando necessario.

Poter offrire l’agopuntura e la miofibrolisi fatti con i sacri crismi, ovvero senza lesinare sul tempo di trattamento ne sugli aghi ne sulla qualità della prestazione, come servizio gratuito sarebbe una soddisfazione ancora più grande. In Italia alcune assicurazioni professionali rimborsano totalmente o parzialmente anche l’agopuntura ma sempre con un tetto di spesa annuale di solito molto basso, massimo dieci sedute all’anno se rimborsate parzialmente  oppure massimo 250 euro di spesa se rimborsate completamente. Difficile farci stare una cura completa di un paziente affetto da un disturbo cronico e magari anche di grado severo.

In svizzera l’agopuntura, se praticata da personale medico specializzato e riconosciuto dalla Federazione Elvetica e approvato al libero esercizio dall’ufficio della sanità pubblica cantonale può essere totalmente rimborsata anzi pagata direttamente dalle comuni casse malati di base obbligatorie per qualunque cittadino residente. Per questo motivo, ritornare nella mia patria natia è diventato  un desiderio che si concretizzerà a breve.

Finalmente potrò tornare a lavorare anche con il piacere di non pesare sull’economia dei miei pazienti ma mantenendo la qualità che ritengo necessaria e non la fretta dettata dalle regole economiche delle istituzioni sanitarie e potrò continuare a lavorare a Cremona e a Milano mantenendo i prezzi bassi  anche se la situazione economica complessiva dovesse continuare a peggiorare.

Il canton Ticino, per la sua vicinanza e per la vicinanza con la casa di mio padre, potrà essere l’inizio di questo nuova prospettiva di lavoro. Inoltre Lugano e tutta la zona di Mendrisio come quella di Bellinzona sono davvero molto belle e aprire uno studio di agopuntura in condivisione  potrebbe essere l’occasione per una gita fuori porta e godere della splendida vista del lago e delle montagne.

Insomma, un buon modo per lavorare in condizioni sempre migliori e poter offrire un servizio sempre più di aiuto e utilità a coloro che vorranno usufruirne.

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Bambini e giovani: agopuntura si o no?

Catherine Bellwald Bambini e giovani: agopuntura si o no?Mi capita spesso che i pazienti mi chiedano se l’agopuntura si possa proporre anche ai bambini e ai giovanissimi. In realtà più i soggetti sono giovani e più sono ricettivi al trattamento con agopuntura.

Personalmente però non la propongo a bambini piccoli. Ai piccolissimi ovvero entro i 3 anni meglio se entro l’anno di vita propongo di curare la madre. Nei casi di insonnia o di agitazione per esempio il trattamento con agopuntura della madre è spesso risolutivo anche per i problemi della relativa prole.

A questa età le patologie acute sono spesso molto violente e come dicono i cinesi rispecchiano la natura del bambino che è yang in marcata crescita esterna. Febbri altissime, sintomi importanti, ma risoluzioni veloci sono di solito la natura delle patologie infantili. In questi casi non consiglio l’agopuntura per non spaventare e aggredire il cucciolo d’uomo. Possono in età evolutiva essere utili massaggi pediatrici specifici, applicazione di coppette e di moxa e ovviamente rimedi fitoterapici sia per le forme acute che croniche e ovviamente anche i farmaci allopatici quando necessari.

Nei giovani dai 12 anni in su l’agopuntura può essere un grande alleato sia per il dolore che per sindromi varie che possono andare dall’asma alla tosse, all’ansia, insonnia, agitazione, dispepsie e molte altre. I ragazzi presi in modo rispettoso sono sorprendentemente molto coraggiosi e accettano volentieri il piccolo dolore dell’infissione dell’ago. Inoltre è da segnalare che di solito si rilassano moltissimo durante la seduta entrando in uno stato di rilassamento profondo che difficilmente riescono a raggiungere in altro modo.

Per i giovani l’agopuntura rappresenta una terapia di solito ben accettata e normale sulla quale non pesano i condizionamenti della mentalità e del pensiero razionale occidentale. Per loro lo stato che vivono durante il trattamento è reale tanto quanto il nervosismo durante un litigio: lo vivono con il corpo e sempre con il corpo lo capiscono e lo considerano utile.

Inoltre le risposte ai disturbi fisici arrivano più velocemente rispetto all’adulto, talora anche dopo la prima seduta oppure entro le prime tre. Questo avviene proprio perchè il loro corpo  è meno sporcato da farmaci, cibi, patologie pregresse, condizionamenti  mentali e soprattutto l’energia in loro scorre forte e vigorosa e con l’ausilio degli aghi può essere usata per ripristinare un equilibrio e curare dei sintomi che oggi molto precocemente sopraggiungono, vista la velocità e la pressione psicologica alla quale i giovani sono sempre più sottoposti.

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Agopuntura per il trattamento naturale delle cicatrici

Catherine Bellwald Agopuntura per il trattamento naturale delle cicatriciIn Cina l’agopuntura si utilizza anche su patologie cutanee come ascessi, cisti, ustioni, piaghe da decubito, ferite in genere. Nonostante io mi sia dedicata interamente da diversi anni solo all’agopuntura devo dire che raramente è possibile lavorare in Italia su questi casi.

In caso di lesioni cutanee si favorisce l’igiene e la protezione delle ferita con medicazioni come dai protocolli di trattamento della medicina occidentale.

L’agopuntura però è  inaspettatamente efficace in situazioni che potremmo definire ormai croniche e consolidate come le cicatrici e le fistole.

Devo ammettere che i risultati sono veramente notevoli ma che mai il paziente si è rivolto a me per risolverli, ovvero il loro miglioramento era per così dire “un effetto collaterale” della terapia che normalmente effettuavo su altri disturbi.

Le cicatrici con l’agopuntura cambiano velocemente di colore diventano molto più chiare e perdono velocemente il colore rosa- bluastro, la superficie cicatriziale cheloide talora in rilievo e dura alla palpazione si appiattisce e diventa molto più morbida, spariscono i fastidi e i pruriti peri cicatriziali e le fistole anche di vecchia data tendono a secernere molto di meno e a diventare quiescienti talora anche risolvendosi totalmente.

Questi risultati ottenuti nel corso di 10 anni di lavoro meritano di essere considerati anche se non possono fornire una casistica sufficientemente elevata da richiamare attenzioni da parte della medicina ufficiale dermatologica e della chirurgica estetica. E’ giusto per rispetto della scienza medica non solo osservarli con occhio attento ma anche considerarli come una possibile terapia aggiuntiva.

Negli ultimi 50 anni le ferite che tendono a non guarire o a guarire con fatica come le piaghe da decubito hanno evidenziato un rischio di sovrainfezioni batteriche non già considerato come fattore primario  ma secondario ovvero legato a una sorta di rallentamento delle normali funzioni barriera difensive e di riparazione propri del corpo e della pelle.

Ecco che i protocolli di cura una volta unicamente rivolti all’azione germicida per eccellenza oggi sono totalmente diversi; si cerca di aggredire la cute con sostanze ad azione disinfettante molto diluite, le parole d’ordine sono pulire e detergere delicatamente e creare un ambiente e un microclima protetto dove il corpo anzi la cute possa ripristinare il proprio equilibrio acido-base e operare una riparazione e una ricostruzione della sua integrità .

Per le cicatrici esuberanti ovvero la formazione di cheloidi la spiegazione è che il tessuto cutaneo stimolato a riparare  la ferita abbia poi una risposta eccessiva come da sovraeccitazione. Esattamente come le allergie o le intolleranze intese come una risposta immunitaria eccessiva nei confronti dell’estraneo ( in un qual modo un eccesso di difesa), oppure come le patologie autoimmunitarie considerate  una risposta immunitaria esuberante nei confronti del self ovvero di se stessi. Nella stessa maniera i cheloidi possono essere paragonati a una eccessiva risposta di riparazione tessutale.

Dalla medicina cinese apprendiamo poi che ogni trauma o dolore produce una sorta di arresto o rallentamento della circolazione, e quindi di tutti i “mezzi di soccorso” utili alla riparazione e difesa dell’area colpita; come con il traffico, una volta che si è generato un grande ingorgo su una strada, diventa molto difficile operare un soccorso a meno che non vi siano mezzi quali elicotteri o strade secondarie.

I trattamenti locali le medicazioni fatte correttamente sono il soccorso in elicottero. Il trattamento di agopuntura invece è un modo efficace per ottenere un ripristino della normale circolazione in tempi più veloci. Il cheloide in un certo senso può essere visto proprio come questa ostruzione di circolo. Anche la forma acuminata e in rilievo lascia come pensare quel punto come quando in un fiume si crea una ostruzione le fogli e i detriti si accumulano a ridosso dell’ostruzione al fluire dell’acqua.

I massaggi della cicatrice e dell’area pericicatriziale, in particolare la tecnica del connettivale trasverso e la miofibrolisi, sono due metodiche fisiche utilissime al miglioramento della cicatrice che si possono usare anche insieme all’agopuntura. Il vantaggio è che l’agopuntura è praticabile anche  quando la zona è molto dolorabile,  la pelle ancora molto sottile e soprattutto anche quando la ferita o la zona cutanea lesa non è ancora totalmente riparata.

Non è assolutamente vero che l’agopuntura nell’acuto è pericolosa oppure aumenta il rischio infettivo, gli aghi sono assolutamente sterili e inoltre non è assolutamente necessario pungere localmente è possibile anche lavorare a distanza. L’agopuntura migliora il circolo nell’area colpita, è un supporto molto utile “all’elicottero” in quanto consente il riutilizzo della strada che era stata chiusa per incidente.

Il trattamento con agopuntura riduce la formazione del cheloide anche quando già formato, ma se potessimo usarla prima e non solo a cheloide già formato, sono sicura non solo dell’assoluta mancanza di rischi ma anche della possibilità di favorire il recupero delle difese immunitarie locali ottenendo non solo di evitare la formazione del cheloide ma anche di guarire più velocemente.

Peccato che questo metodo venga raramente utilizzato e soprattutto che le persone non siano spesso al corrente di questa possibilità; credo infatti che potremmo risparmiare grandemente sulla chirurgia estetica che si occupa di questi problemi oltre che evitare che anche psicologicamente che la cicatrice possa nuocere al paziente impedendogli di archiviare il trauma anche dal punto di vista emotivo.

 

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L’atto chirurgico: una soluzione estrema anche se talora necessaria

Catherine Bellwald Latto chirurgico: una soluzione estrema anche se talora necessariaOggi la tendenza è quella di risolvere molte patologie che possono avere anche risvolti internistici con un atto chirurgico. La fila per eseguire piccoli interventi è ovunque elevatissima.

Si va dal tunnel carpale,  spesso collegato a disturbi ormonali, alle tendinopatie delle spalle frequentemente correlate a disturbi viscerali, alle emorroidi e ragadi per lo più secondarie a un calore interno, fino ad arrivare all’inseminazione assistita proposta oggi in modo decisamente frequente anche a coppie che potrebbero arrivare al concepimento in modo naturale con semplici aiuti mirati. Senza parlare del cesareo sempre più frequente per fare un altro esempio.

La chirurgia è oggi molto più sicura e precisa di una volta; le sale chirurgiche sono molto più asettiche, i farmaci antibiotici dati in modo corretto e sistematico; gli strumenti come i bisturi, gli aghi così come l’attrezzatura a scopo emostastico e come supporto visivo quali, lenti, endoscopi, TAC, ecografi, sono  all’avanguardia e rendono il lavoro sempre più preciso, un balzo tecnologico in avanti incredibile anche solo rispetto a 20 anni fa.

La soluzione chirurgica, evidentemente di prima scelta in numerosi casi, come nelle malformazioni fisiche, neoplasie, e ovviamente nelle urgenze mediche, ovvero nelle svariate patologie che mettono a repentaglio la vita e la salute del paziente, non dovrebbe  a mio parere essere sempre la prima scelta per diverse altre patologie che potremmo invece definire minori.

In molte patologie oggi esclusivamente o prevalentemente chirurgiche, come le dita a scatto, le algie articolari, le piccole ernie sottolegamentose senza segni neurologici e quando le condizioni lo consentono, naturalmente, bisognerebbe prima tentare strade conservative fra cui sicuramente un lavoro sulla ricerca delle possibili cause interne e di soluzioni dalla minor invasività.

La medicina occidentale possiede in effetti pochi strumenti terapeutici e molti strumenti diagnostici sempre più raffinati mentre la medicina cinese possiede moltissime soluzioni terapeutiche utilizzabili con beneficio e minimo rischio allo scopo di recuperare un equilibrio interno e la salute.

Ho conosciuto in questi anni tantissimi pazienti operati anche un numero elevato di volte senza aver risolto il problema e talune anche peggiorandolo;  interventi di asportazione di diverticoli per risolvere dolori addominali causati da una lombalgia, protesi d’anca per risolvere un dolore irradiato nevralgico da discopatia lombare completamente risolti invece con l’agopuntura, ad esempio.

Purtroppo ho conosciuto anche un paziente operato 15 volte al rachide lombare per un dolore che non voleva passare e una paziente che dopo numerosi interventi è arrivata fino all’amputazione della gamba per risolvere un dolore nevralgico molto severo che comunque non è passato nonostante l’intervento.

Provare con l’agopuntura in modo serio e continuativo su qualunque dolore importante prima di procedere alla scelta e soluzione chirurgica mi sembra una proposta assai sensata e decisamente più economica in tutti i sensi.

Pensate al costo di un intervento, ai giorni di malattia e di riabilitazione per una spalla operata. Ma a quanto pare è una proposta decisamente out! Non si fa! Troppo pochi specialisti e troppo poca conoscenza del settore: sono moltissimi gli ortopedici convinti che il trattamento con agopuntura non possa risolvere una comune tendinopatia della spalla o sciatica su base discopatica.

Questo perchè non conoscono il meccanismo d’azione dell’agopuntura che considerano solo simil-anestetico e non curativo.

Lo stesso vale per le emorroidi; sono pochissimi i medici a sapere che un adeguato trattamento con fitoterapia cinese mirata è in grado di risolvere in modo decisivo un quadro di emorroidi infiammate.

La soluzione chirurgica, ovvero togliere e tagliare via, dovrebbe, anche in senso psicologico, relazionale e affettivo, essere l’ultima scelta da fare in qualunque rapporto umano.

Prima bisogna cercare di capire quali siano le nostre reali esigenze e non i nostri capricci o desideri egoici, poi una volta chiarito questo punto, esattamente come quando si fa una diagnosi, si deve procedere con la possibilità di trovare delle strategie per risolvere il problema e per far capire le nostre esigenze a chi ci sta intorno .

Questa fase non va saltata a pie’ pari per comodità, ma… attenzione; neanche bisogna soffrire a priori perchè “tanto non vi è rimedio”.

Nella prima situazione non ho dato all’altro la possibilità di vedere e provvedere, nella seconda ho dato per scontato che tanto non potesse capire negando questa possibilità.

E se dall’altra parte le richieste cascano sempre nel vuoto senza che  vi sia alcuna possibilità di incontro per trovare una soluzione comune… ebbene a questo punto, e solo a questo punto, è giustificato, anche se talora molto doloroso, tagliare o se preferite rompere, per poter vivere ciò che per noi è davvero importante vivere.

Il paragone calza alla perfezione, un comportamento sano ed equilibrato dovrebbe essere  simile sia che si parli di patologie fisiche che di disagi psicorelazionali.

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Febbraio e il polmone nella medicina cinese

Catherine Bellwald Febbraio e il polmone nella medicina cineseDal calendario cinese con il 4 Febbraio entriamo in Li chun che significa inizio della primavera e primo giorno del nuovo anno. La visione di iniziare l’anno con l’inizio della primavera ha una sua logica nel dare all’anno la stessa ciclicità e dinamismo di tutti gli esseri viventi.

Il ciclo dell’anno esattamente come il ciclo della vita: un primo tempo di sviluppo e crescita con la primavera, di massima espressione solare con l’estate, di iniziale rallentamento e decadimento con l’autunno e infine di interiorizzazione e morte con l’inverno.

L’organo collegato al mese di Febbraio è il polmone, il suo animale correlato è la tigre e il suo orario è compreso tra le 3 e le 5 del mattino.

Con un inspiro si viene al mondo con un espiro si lascia questo mondo. La respirazione è collegata con la vita del corpo umano e anche con l’aspetto più materiale della vita: la dualità che altro non è che la legge dello yin e dello yang. Se non si accettano e utilizzano entrambe le componenti, si perde l’equilibrio e la forza. Un tempo per inspirare-uno per espirare, un tempo per fare-uno per non fare, un tempo per ogni cosa ascoltandosi e senza cadere nella meccanicità dell’atto ma sfruttando la sua potenzialità.

La respirazione è da sempre considerata il fulcro più importante di lavoro di tutte le più antiche arti marziali, del qi qong e dello yoga. Pur essendo una funzione automatica del corpo viene eseguita  mediante l’utilizzo della volontà e della concentrazione e a tutt’oggi ancora poco considerata e utilizzata nella comune educazione occidentale.

Cha dire della Tigre,  nella mitologia classica rappresenta esotericamente la dualità bene-male, creazione-distruzione. Mentre nella filosofia cinese con il famoso detto “cavalcare la tigre“, si considera la possibilità di sfruttare la nostra natura aggressiva, domando l’animale pericoloso e rendendolo mansueto. Un atto di controllo completo, di grande forza potenziale e di scelta, nulla a che vedere con la visione dell’ agnello che nulla altro può fare che essere mansueto. Un obiettivo che in ogni arte marziale è racchiuso: mettere la violenza al servizio della non violenza.

Infine anche l’orario è particolare; è l’ora in cui l’alba si sente arrivare ma è ancora lontana oppure solo parziale la sua luce. In questo orario moltissime persone si svegliano e non riescono più a riprendere sonno.  Non credo sia un caso, potremmo considerarla come una impazienza del corpo a risvegliarsi presumibilmente data da un sovraccarico o sovreccitazione o iperstimolazione.

Il polmone è il primo canale della circolazione energetica e riceve la staffetta dal canale che lo precede, quello di fegato che, come abbiamo visto nel mese precedente, è quello che maggiormente trattiene e tende ad andare in tensione e quindi in eccesso. Per lavorare su questo tipo di insonnia è necessario lavorare sul fegato e sui suoi organi correlati e non solo sul polmone esattamente come in tutte le forme asmatiche.

Le patologie da raffreddamento che colpiscono il polmone sono aiutate dal trattamento diretto del canale polmonare. Pensate che con il semplice punto LU 9 (punto shu  del canale di polmone) (in inglese Lung meridian), si esegue un trattamento stagionale invernale secondo il metodo degli I Ching applicato al canale del polmone, utilissimo come prevenzione.

Nei casi acuti è utile  lavorare in associazione con la milza con la quale il polmone forma il grande canale detto Tai yin ovvero lo strato più superficiale dello yin sul quale è  possibile trattare le forme catarrose e con eccessiva produzione di muco. Ricordiamo che il polmone è collegato direttamente anche con il grosso intestino con il quale forma un legame di organo-viscere, interno-esterno e con il quale è possibile facilitare l’eliminazione  attraverso le feci del calore in eccesso formato a causa della patologia acuta.

Infine il polmone è collegato con la vescica urinaria, che rappresenta il suo opposite clock rispetto all’orologio cinese o se preferite al calendario. Il trattamento in fase acuta anche di questo canale può nuovamente favorire l’eliminazione dell’eccesso di calore attraverso le urine, drenandolo e riequilibrandolo esattamente come fanno i rimedi fitoterapici mirati sulle forme acute dell’albero respiratorio.

Come ho detto in altri post  questo organo incredibile che è il polmone soffre il freddo, la secchezza e la tristezza che è la sua emozione. Un modo per aiutarlo è sicuramente quello di limitare e se possibile evitare il fumo e lo smog e respirare aria pulita. E ancora di evitare l’eccessiva secchezza causata dai termosifoni che in questa stagione spesso sono a manetta. Infine di non alimentare l’emozione della tristezza come atto di attaccamento nei confronti di quello che abbiamo perso. In sintesi non stringiamo i pugni per tentare di recuperare ciò che nella mano non c’è più.

Lasciamo andare e facciamo scorrere anche la sofferenza qualcosa d’altro colmerà non solo le nostre mani  ma anche il nostro interiore esattamente come fa l’aria nei polmoni.

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Emorroidi: rimedi naturali e cause

Catherine Bellwald Emorroidi: rimedi naturali e causeAvere le emorroidi significa in termini tecnici avere le emorroidi infiammate, dolenti e talora sanguinanti; il termine stesso evoca la perdita di sangue.

Pertanto in senso tecnico le emorroidi sono considerate oggi come strutture anatomiche vascolari assolutamente fisiologiche ricche di innervazioni nervose, che partecipano attivamente alla possibilità di contenere attraverso lo sfintere anale gas, liquidi e feci in modo volontario e ben controllato.

Oggi si ritiene che le emorroidi in sè non siano la patologia ma il risultato di una patologia e questo è già un passo avanti. Nella medicina cinese ogni patologia è il risultato di una situazione patologica nascosta che la ha originata. In medicina occidentale anche se si conoscono molti fattori eziologici e fattori  predisponenti sono a tutt’oggi innumerevoli le  patologie ad eziologia sconosciuta.

In particolare la corrente di pensiero odierna non considera più le emorroidi come patologiche e la rimozione completa del plesso emorroidario come l’intervento chirurgico più efficace, bensì il contrario, ovvero l’intervento cerca di limitare l’asportazione di tessuto emorroidario al minimo per non  danneggiare il complicato sistema della continenza fecale.

La tecnologia ci ha permesso di osservare che la mucosa anale dei soggetti con emorroidi infiammate è spesso prolassata e la considera come la causa dell’infiammazione. Ma ritengo sia legittimo chiedersi: l’infiammazione delle emorroidi, facendo gonfiare il tessuto vascolare e i cosiddetti cuscinetti emorroidari, non può essa stessa causare uno scivolamento della mucosa anale?

I rami pieni di frutta matura di un albero non cedono forse verso il basso?

La spiegazione meccanica che considera il prolasso della mucosa come la causa principale non è per questo sbagliata, anzi le emorroidi delle partorienti e dei soggetti fortemente stitici hanno esattamente  questa spiegazione, ovvero nell’atto di spingere con forza durante l’evacuazione fecale e durante il parto, la mucosa anale può cedere verso il basso causando un’infiammazione dei cuscinetti emorroidari. Ma possiamo anche pensare che e la gravidanza e le masse fecali ristagnanti sono causa di una circolazione sanguigna più compromessa per effetto meccanico e compressivo diretto sulle strutture venose.

Anche la posizione statica mantenuta a lungo può essere considerata una causa predisponente allo sviluppo di emorroidi. Ma possiamo considerare la stipsi come l’unica causa? Sono tanti i pazienti che soffrono di emorroidi e non soffrono di stipsi.

Nella medicina cinese le emorroidi sono molto spesso segno di calore interno, soprattutto se sanguinano e se bruciano o prudono e se sono accompagnate da polsi pieni e forti. Non  a caso rispondono molto bene alla fitoterapia mirata sul calore interno e sulla stasi di sangue, essa stessa fonte di calore. Inoltre la stipsi è frequentemente segno di calore interno.

Il fatto che la popolazione adulta soffra così tanto di questo problema soprattutto maschile è indiscusso. Anzi credo che l’incidenza di uomini che soffrono occasionalmente o riccorrentemente di emorroidi sia molto più alta di quanto non si possa trovare sui testi. Sono molti infatti gli uomini che non lo confessano neanche al proprio medico di fiducia.

Gli uomini in un certo senso soffrono di emorroidi nella stessa misura in cui le donne soffrono frequentemente di vaginite o di cistite. Ci sono casi di donne con emorroidi e di uomini con cistiti e prostatiti, ovviamente, non facciamo generalizzazioni estreme. Quello che volevo dire è che l’incidenza di  emorroidi nell’uomo sembra avere  lo stesso peso dell’incidenza delle infezioni e infiammazioni urogenitali nelle donne.

Se consideriamo l’apparato urogenitale maschile rispetto a quello femminile possiamo considerarlo esterno e quindi in teoria meno sensibile al calore interno rispetto al femminile. Ipotizzando che condizioni emotive, costituzionali ed alimentari possano aumentare una condizione di stasi e di calore interno potremmo anche estrapolare che nell’uomo questa condizione possa maggiormente riflettersi sul plesso emorroidario e nella donna sull’apparato urogenitale.

La cura e la prevenzione non possono quindi essere limitate ai consigli alimentari che prevedono solo la presenza di dosi più elevate di fibre nella propria dieta, meglio se provenienti da alimenti vegetali freschi ma anche un’attenzione all’idratazione e soprattutto alla limitazione di cibi fortemente riscaldanti come la carne, il peperoncino, il cioccolato, i formaggi fermentati e gli insaccati.

Il movimento fisico inteso come fonte di movimento di sangue e di energia in senso lato, consente l’ eliminazione attraverso il sudore di calore e tossine ma anche di tensioni interne, diventando in questa ottica una cura e una prevenzione.

L’educazione alla contrattura e rilassamento delle muscolatura anale, se fatta regolarmente, diventa un ottimo strumento terapeutico in quanto sia l’eccessivo spasmo dello sfintere (segno di tensione viscerale) che il rilassamento della muscolatura anale, possono peggiorare l’infiammazione locale. Oggi si parla di riabilitazione del pavimento pelvico ma ricordiamo che una intera sezione del pranayama e alcune asanas dello yoga prevedono l’utilizzo insieme alla respirazione della contrattura di alcuni distretti viscerali fra i quali quello anale, tramite la tecnica chiamata mula bandha.

Nei casi più complicati l’agopuntura è un valido aiuto in quanto non riduce  solo le tensioni emotive ma il modo in cui il corpo le somatizza. Infine la fitoterapia cinese, quando mirata e calibrata sulla persona, può in pochi giorni togliere il calore e la stasi in modo molto più efficace e con meno effetti collaterali di quanto non lo possano fare la terapia steroidea e i farmaci flebostatici.

 

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Agopuntura: agire con forza e determinazione

Catherine Bellwald Agopuntura: agire con forza e determinazioneAccade molto spesso che il paziente giunga a visita in uno stato avanzato della sua patologia e del suo disagio fisico e molto spesso anche in un momento in cui la situazione sembra aver preso il sopravvento con forza e aggressività;  per una nevralgia del trigemino, ad esempio, che diventa insopportabile, si è pronti a cambiare la strategia terapeutica intrapresa fino a quel momento e provarne un’altra: l’agopuntura.

Questi pazienti sono i più complessi, sia perchè hanno addosso un carico di disperazione dovuta alla sopportazione del dolore sia perchè sono “acuti”.

Per la mia esperienza è necessario aggredire i sintomi con la stessa forza con la quale il dolore si mostra. E’ come nuotare o remare contro corrente; se la corrente è forte è necessario remare con molta grinta, esiste un momento in cui ancora non si vede il risultato ovvero sembra di restare fermi e di non procedere.

Questo è un momento molto delicato perchè è necessario non perdersi d’animo e perseverare fino a quando non ci si accorge di fare dei progressi e di avvicinarsi, seppur con fatica, a destinazione. A quel punto remare o nuotare con forza diventa più facile perchè si coglie il successo dell’impresa e non si molla finchè non si arriva a destinazione.

Interrompendo la nuotata o rallentandola in presenza di una corrente così forte comporta ritrovarsi velocemente al punto di partenza, lo sforzo compiuto completamente vanificato. Lo stesso vale per l’agopuntura; nei casi acuti 3 sedute alla settimana sono necessarie, 2 sedute sono appena sufficienti. Ma mollare per un qualunque motivo anzitempo anche di solo una settimana, produce un fallimento preannunciato.

Quello che accade è che il paziente peggiora velocemente a quel punto ritrovandosi sulla spiaggia dalla quale è partito, difficilmente ci riproverà. Non è la tecnica che non produce effetti ma il modo permissivo e soft in cui  la si applica a non essere all’altezza del compito. In caso di dolore così acuto inevitabilmente si rivolgerà nuovamente ad altre sostanze chimche o farmacologiche non ancora provate o di nuova sintesi.

Diventa difficile, sia per motivi economici che per motivi di impegni lavorativi o famigliari, richiedere questa frequenza e questa continuità, ma nei casi davvero gravi e acuti, come le nevralgie acute post herpetiche, nevralgie da discopatie conclamate, sindromi da arto fantasma oppure quadri di nevralgia del trigemino, è l’unico modo per ottenere un risultato concreto.

Quando il dolore è così acuto e insopportabile,  la battaglia è già iniziata, senza esclusione di colpi; decidere di entrare in guerra ha senso solo se consapevoli della forza e della strategia necessaria per vincere. Un eccessivo permessivismo da parte del medico può essere la causa dell’insuccesso.

“Questa settimana non posso perchè arriva l’idraulico…” saremmo tentati di dire: ci vediamo la prossima .. e invece è necessario essere molto rigidi, almeno all’inizio e nei casi più acuti, si intende.

Solo con l’esperienza è possibile riuscire a capire quanto dobbiamo essere determinati e capaci di quantificare lo sforzo necessario affinchè la faatica, il tempo e il denaro del paziente possano essere ricompensati dal successo del trattamento.

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Agopuntura: peccato non farla

Catherine Bellwald Agopuntura: peccato non farlaMolti pazienti arrivano a visita con disturbi e patologie presenti da un numero molto elevati di anni, talora oltre i 10, alcune volte anche da 20 o 30.

La visita è spesso molto lunga e impegnativa, perchè ai disturbi cardine si associano di solito altre problematiche e la raccolta anamnestica della storia clinica, delle varie e molteplici cure intraprese e la lista dei numerosi  esami eseguiti sembra infinita. Tuttavia si percepisce nel paziente come la sensazione di essere approdati ad una possibilità di cambiare finalmente le cose anche in modo definitivo.

Sono proprio questi pazienti che inspiegabilmente molto spesso rinunciano alla terapia  prima ancora di averla intrapresa.  Alla visita si definiscono pronti a tutto e decisi ad affrontare il problema con serietà. Il metodo e il professionista gli sono congeniali eppure senza un apparente motivazione che ne giustifichi l’arresto, si fermano.

Dopo le prime tre sedute, ma talora anche dopo la prima, pur percependo da subito piccoli o grandi miglioramenti, cominciano a chiedere quante altre volte dovranno venire e poi, rapidamente, smettono del tutto di curarsi: le loro priorità sono altre e non è possibile chieder loro di andare avanti.

Anni fa ci restavo quasi male, mi sentivo come defraudata da qualcosa:. Lo chiamavo “consumismo terapeutico”: l’antidolorifico per il dolore, l’ansiolitico per l’ansia, l’ipnotico per dormire, l’antiemetico per la nausea, l’antidiarroico per la diarrea. Siamo abituati a prendere un farmaco per togliere un sintomo senza preoccuparci minimamente del perchè questo si genera e di come evitarlo; semplicemente lo togliamo. Ovviamente il più delle volte senza nessuna risoluzione del problema che l’ha causato.

La maggior parte delle persone è abituata a consumare medicine e farmaci con grande leggerezza e senza farsi troppe domande. Questo produce un risultato negativo nei confronti del modo di curarsi. Ma in realtà è molto più di questo: è rinunciare alla possibilità di liberarsi dalla schiavitù della malattia.

Forse è la paura di non riuscire che prende il sopravvento oppure una sorta di accettazione del proprio star male come fosse una punizione o come se non si meritasse o potesse ambire a stare meglio. Manca la forza per andare avanti, la decisione di partenza viene a mancare. Si abbandona la battaglia dopo aver radunato l’armata e le armi anche se la forza del nemico è contrastabile e la vittoria potenzialmente in tasca.

Oggi, dopo anni di lavoro, non lo considero più un mio fallimento, ma un peccato. Un peccato nel vero senso della parola e non nel senso attribuito dalla morale. Un peccato è una possibilità non sfruttata; nessuna colpa, ne da parte del paziente ne da parte del medico, solo… peccato non aver provato.

Ormai riconosco la tipologia del paziente anche dalla prima visita e sono arrivata a dire a queste persone che è meglio per loro non iniziare neppure se non hanno veramente deciso di partire e di mantenere la rotta.

Questo per tre motivi: il primo è economico, ovvero il paziente che interrompe subito o troppo velocemente il trattamento perde altrettanto velocemente i benefici acquisiti oppure non li raggiunge affatto e spreca il suo tempo e il suo denaro,

Il secondo è di ordine idealistico: perdere i benefici velocemente o non averne affatto mina la fiducia nella terapia e nel terapeuta: un atteggiamento che deve iniziare a cambiare nel paziente se vuole ottenere qualunque risultato, qualunque tecnica si utilizzi.

Il terzo motivo è che, se il disturbo è molto acuto o profondamente radicato, è come decidere di partire in barca con il mare mosso; si può fare, anche se richiede molta energia per contrastare  la forza delle onde e della corrente. In questo caso però, mollare dopo i primi sforzi può essere addirittura causa di un peggioramento momentaneo dei sintomi; è come se la barca venisse travolta dalle onde e riportata bruscamente alla riva dalla mareggiata infuriata.

Ritengo che anche in questi casi sia giusto e corretto avvisare il paziente prima di iniziare, anche a rischio di non trattarlo nemmeno una volta, proteggendo così la persona ma anche l’agopuntura come tale e non solo il proprio portafoglio.

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