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Articoli a proposito di ‘Agopuntura’

Emorroidi: rimedi naturali e cause

30/1/12

Catherine Bellwald Emorroidi: rimedi naturali e causeAvere le emorroidi significa in termini tecnici avere le emorroidi infiammate, dolenti e talora sanguinanti; il termine stesso evoca la perdita di sangue.

Pertanto in senso tecnico le emorroidi sono considerate oggi come strutture anatomiche vascolari assolutamente fisiologiche ricche di innervazioni nervose, che partecipano attivamente alla possibilità di contenere attraverso lo sfintere anale gas, liquidi e feci in modo volontario e ben controllato.

Oggi si ritiene che le emorroidi in sè non siano la patologia ma il risultato di una patologia e questo è già un passo avanti. Nella medicina cinese ogni patologia è il risultato di una situazione patologica nascosta che la ha originata. In medicina occidentale anche se si conoscono molti fattori eziologici e fattori  predisponenti sono a tutt’oggi innumerevoli le  patologie ad eziologia sconosciuta.

In particolare la corrente di pensiero odierna non considera più le emorroidi come patologiche e la rimozione completa del plesso emorroidario come l’intervento chirurgico più efficace, bensì il contrario, ovvero l’intervento cerca di limitare l’asportazione di tessuto emorroidario al minimo per non  danneggiare il complicato sistema della continenza fecale.

La tecnologia ci ha permesso di osservare che la mucosa anale dei soggetti con emorroidi infiammate è spesso prolassata e la considera come la causa dell’infiammazione. Ma ritengo sia legittimo chiedersi: l’infiammazione delle emorroidi, facendo gonfiare il tessuto vascolare e i cosiddetti cuscinetti emorroidari, non può essa stessa causare uno scivolamento della mucosa anale?

I rami pieni di frutta matura di un albero non cedono forse verso il basso?

La spiegazione meccanica che considera il prolasso della mucosa come la causa principale non è per questo sbagliata, anzi le emorroidi delle partorienti e dei soggetti fortemente stitici hanno esattamente  questa spiegazione, ovvero nell’atto di spingere con forza durante l’evacuazione fecale e durante il parto, la mucosa anale può cedere verso il basso causando un’infiammazione dei cuscinetti emorroidari. Ma possiamo anche pensare che e la gravidanza e le masse fecali ristagnanti sono causa di una circolazione sanguigna più compromessa per effetto meccanico e compressivo diretto sulle strutture venose.

Anche la posizione statica mantenuta a lungo può essere considerata una causa predisponente allo sviluppo di emorroidi. Ma possiamo considerare la stipsi come l’unica causa? Sono tanti i pazienti che soffrono di emorroidi e non soffrono di stipsi.

Nella medicina cinese le emorroidi sono molto spesso segno di calore interno, soprattutto se sanguinano e se bruciano o prudono e se sono accompagnate da polsi pieni e forti. Non  a caso rispondono molto bene alla fitoterapia mirata sul calore interno e sulla stasi di sangue, essa stessa fonte di calore. Inoltre la stipsi è frequentemente segno di calore interno.

Il fatto che la popolazione adulta soffra così tanto di questo problema soprattutto maschile è indiscusso. Anzi credo che l’incidenza di uomini che soffrono occasionalmente o riccorrentemente di emorroidi sia molto più alta di quanto non si possa trovare sui testi. Sono molti infatti gli uomini che non lo confessano neanche al proprio medico di fiducia.

Gli uomini in un certo senso soffrono di emorroidi nella stessa misura in cui le donne soffrono frequentemente di vaginite o di cistite. Ci sono casi di donne con emorroidi e di uomini con cistiti e prostatiti, ovviamente, non facciamo generalizzazioni estreme. Quello che volevo dire è che l’incidenza di  emorroidi nell’uomo sembra avere  lo stesso peso dell’incidenza delle infezioni e infiammazioni urogenitali nelle donne.

Se consideriamo l’apparato urogenitale maschile rispetto a quello femminile possiamo considerarlo esterno e quindi in teoria meno sensibile al calore interno rispetto al femminile. Ipotizzando che condizioni emotive, costituzionali ed alimentari possano aumentare una condizione di stasi e di calore interno potremmo anche estrapolare che nell’uomo questa condizione possa maggiormente riflettersi sul plesso emorroidario e nella donna sull’apparato urogenitale.

La cura e la prevenzione non possono quindi essere limitate ai consigli alimentari che prevedono solo la presenza di dosi più elevate di fibre nella propria dieta, meglio se provenienti da alimenti vegetali freschi ma anche un’attenzione all’idratazione e soprattutto alla limitazione di cibi fortemente riscaldanti come la carne, il peperoncino, il cioccolato, i formaggi fermentati e gli insaccati.

Il movimento fisico inteso come fonte di movimento di sangue e di energia in senso lato, consente l’ eliminazione attraverso il sudore di calore e tossine ma anche di tensioni interne, diventando in questa ottica una cura e una prevenzione.

L’educazione alla contrattura e rilassamento delle muscolatura anale, se fatta regolarmente, diventa un ottimo strumento terapeutico in quanto sia l’eccessivo spasmo dello sfintere (segno di tensione viscerale) che il rilassamento della muscolatura anale, possono peggiorare l’infiammazione locale. Oggi si parla di riabilitazione del pavimento pelvico ma ricordiamo che una intera sezione del pranayama e alcune asanas dello yoga prevedono l’utilizzo insieme alla respirazione della contrattura di alcuni distretti viscerali fra i quali quello anale, tramite la tecnica chiamata mula bandha.

Nei casi più complicati l’agopuntura è un valido aiuto in quanto non riduce  solo le tensioni emotive ma il modo in cui il corpo le somatizza. Infine la fitoterapia cinese, quando mirata e calibrata sulla persona, può in pochi giorni togliere il calore e la stasi in modo molto più efficace e con meno effetti collaterali di quanto non lo possano fare la terapia steroidea e i farmaci flebostatici.

 

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Agopuntura: agire con forza e determinazione

12/1/12

Catherine Bellwald Agopuntura: agire con forza e determinazioneAccade molto spesso che il paziente giunga a visita in uno stato avanzato della sua patologia e del suo disagio fisico e molto spesso anche in un momento in cui la situazione sembra aver preso il sopravvento con forza e aggressività;  per una nevralgia del trigemino, ad esempio, che diventa insopportabile, si è pronti a cambiare la strategia terapeutica intrapresa fino a quel momento e provarne un’altra: l’agopuntura.

Questi pazienti sono i più complessi, sia perchè hanno addosso un carico di disperazione dovuta alla sopportazione del dolore sia perchè sono “acuti”.

Per la mia esperienza è necessario aggredire i sintomi con la stessa forza con la quale il dolore si mostra. E’ come nuotare o remare contro corrente; se la corrente è forte è necessario remare con molta grinta, esiste un momento in cui ancora non si vede il risultato ovvero sembra di restare fermi e di non procedere.

Questo è un momento molto delicato perchè è necessario non perdersi d’animo e perseverare fino a quando non ci si accorge di fare dei progressi e di avvicinarsi, seppur con fatica, a destinazione. A quel punto remare o nuotare con forza diventa più facile perchè si coglie il successo dell’impresa e non si molla finchè non si arriva a destinazione.

Interrompendo la nuotata o rallentandola in presenza di una corrente così forte comporta ritrovarsi velocemente al punto di partenza, lo sforzo compiuto completamente vanificato. Lo stesso vale per l’agopuntura; nei casi acuti 3 sedute alla settimana sono necessarie, 2 sedute sono appena sufficienti. Ma mollare per un qualunque motivo anzitempo anche di solo una settimana, produce un fallimento preannunciato.

Quello che accade è che il paziente peggiora velocemente a quel punto ritrovandosi sulla spiaggia dalla quale è partito, difficilmente ci riproverà. Non è la tecnica che non produce effetti ma il modo permissivo e soft in cui  la si applica a non essere all’altezza del compito. In caso di dolore così acuto inevitabilmente si rivolgerà nuovamente ad altre sostanze chimche o farmacologiche non ancora provate o di nuova sintesi.

Diventa difficile, sia per motivi economici che per motivi di impegni lavorativi o famigliari, richiedere questa frequenza e questa continuità, ma nei casi davvero gravi e acuti, come le nevralgie acute post herpetiche, nevralgie da discopatie conclamate, sindromi da arto fantasma oppure quadri di nevralgia del trigemino, è l’unico modo per ottenere un risultato concreto.

Quando il dolore è così acuto e insopportabile,  la battaglia è già iniziata, senza esclusione di colpi; decidere di entrare in guerra ha senso solo se consapevoli della forza e della strategia necessaria per vincere. Un eccessivo permessivismo da parte del medico può essere la causa dell’insuccesso.

“Questa settimana non posso perchè arriva l’idraulico…” saremmo tentati di dire: ci vediamo la prossima .. e invece è necessario essere molto rigidi, almeno all’inizio e nei casi più acuti, si intende.

Solo con l’esperienza è possibile riuscire a capire quanto dobbiamo essere determinati e capaci di quantificare lo sforzo necessario affinchè la faatica, il tempo e il denaro del paziente possano essere ricompensati dal successo del trattamento.

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Agopuntura: peccato non farla

19/12/11

Catherine Bellwald Agopuntura: peccato non farlaMolti pazienti arrivano a visita con disturbi e patologie presenti da un numero molto elevati di anni, talora oltre i 10, alcune volte anche da 20 o 30.

La visita è spesso molto lunga e impegnativa, perchè ai disturbi cardine si associano di solito altre problematiche e la raccolta anamnestica della storia clinica, delle varie e molteplici cure intraprese e la lista dei numerosi  esami eseguiti sembra infinita. Tuttavia si percepisce nel paziente come la sensazione di essere approdati ad una possibilità di cambiare finalmente le cose anche in modo definitivo.

Sono proprio questi pazienti che inspiegabilmente molto spesso rinunciano alla terapia  prima ancora di averla intrapresa.  Alla visita si definiscono pronti a tutto e decisi ad affrontare il problema con serietà. Il metodo e il professionista gli sono congeniali eppure senza un apparente motivazione che ne giustifichi l’arresto, si fermano.

Dopo le prime tre sedute, ma talora anche dopo la prima, pur percependo da subito piccoli o grandi miglioramenti, cominciano a chiedere quante altre volte dovranno venire e poi, rapidamente, smettono del tutto di curarsi: le loro priorità sono altre e non è possibile chieder loro di andare avanti.

Anni fa ci restavo quasi male, mi sentivo come defraudata da qualcosa:. Lo chiamavo “consumismo terapeutico”: l’antidolorifico per il dolore, l’ansiolitico per l’ansia, l’ipnotico per dormire, l’antiemetico per la nausea, l’antidiarroico per la diarrea. Siamo abituati a prendere un farmaco per togliere un sintomo senza preoccuparci minimamente del perchè questo si genera e di come evitarlo; semplicemente lo togliamo. Ovviamente il più delle volte senza nessuna risoluzione del problema che l’ha causato.

La maggior parte delle persone è abituata a consumare medicine e farmaci con grande leggerezza e senza farsi troppe domande. Questo produce un risultato negativo nei confronti del modo di curarsi. Ma in realtà è molto più di questo: è rinunciare alla possibilità di liberarsi dalla schiavitù della malattia.

Forse è la paura di non riuscire che prende il sopravvento oppure una sorta di accettazione del proprio star male come fosse una punizione o come se non si meritasse o potesse ambire a stare meglio. Manca la forza per andare avanti, la decisione di partenza viene a mancare. Si abbandona la battaglia dopo aver radunato l’armata e le armi anche se la forza del nemico è contrastabile e la vittoria potenzialmente in tasca.

Oggi, dopo anni di lavoro, non lo considero più un mio fallimento, ma un peccato. Un peccato nel vero senso della parola e non nel senso attribuito dalla morale. Un peccato è una possibilità non sfruttata; nessuna colpa, ne da parte del paziente ne da parte del medico, solo… peccato non aver provato.

Ormai riconosco la tipologia del paziente anche dalla prima visita e sono arrivata a dire a queste persone che è meglio per loro non iniziare neppure se non hanno veramente deciso di partire e di mantenere la rotta.

Questo per tre motivi: il primo è economico, ovvero il paziente che interrompe subito o troppo velocemente il trattamento perde altrettanto velocemente i benefici acquisiti oppure non li raggiunge affatto e spreca il suo tempo e il suo denaro,

Il secondo è di ordine idealistico: perdere i benefici velocemente o non averne affatto mina la fiducia nella terapia e nel terapeuta: un atteggiamento che deve iniziare a cambiare nel paziente se vuole ottenere qualunque risultato, qualunque tecnica si utilizzi.

Il terzo motivo è che, se il disturbo è molto acuto o profondamente radicato, è come decidere di partire in barca con il mare mosso; si può fare, anche se richiede molta energia per contrastare  la forza delle onde e della corrente. In questo caso però, mollare dopo i primi sforzi può essere addirittura causa di un peggioramento momentaneo dei sintomi; è come se la barca venisse travolta dalle onde e riportata bruscamente alla riva dalla mareggiata infuriata.

Ritengo che anche in questi casi sia giusto e corretto avvisare il paziente prima di iniziare, anche a rischio di non trattarlo nemmeno una volta, proteggendo così la persona ma anche l’agopuntura come tale e non solo il proprio portafoglio.

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Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cinese

12/12/11

Catherine Bellwald Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cineseSe per il nostro calendario il mese di dicembre è l’ultimo mese dell’anno, per quello cinese il mese lunare che inizia quest’anno il 7 dicembre chiamato Da Xue o grande neve è in realtà il penultimo mese del ciclo lunare. L’organo collegato è la vescica biliare, penultimo canale della circolazione energetica del corpo, il suo animale correlato è il ratto, il suo orario è compreso tra le 23 e 1 che però corrisponde alla prima fascia oraria dell’orologio cinese e non all’ultima; nascendo anche 10 minuti dopo le 23 si considera il giorno successivo del calendario cinese per l’analisi del Ba zi.

Ultimo, penultimo, primo.. un bel garbuglio. Un animale, il ratto, che di solito piace poco e incute timore, senso di sporcizia e possibilità di ammalarsi anche se dopo il film Ratatouille può essere diventato simpatico a molti. Un organo, la colecisti, molto sensibile e suscettibile, direi!  Sono moltisime le persone che presentano colelistaisi ovvero calcoli della colecisti che per i cinesi sono sempre l’espressione di un calore e ristagno di questo particolare viscere.  Il suo secreto è la bile che tutti sanno essere utile a digerire i grassi ma anche collegato ad emozioni quali la rabbia e il rancore e soprattutto la paura.

Sulla paura si potrebbe scrivere un trattato; questa emozione è radicata nel nostro DNA come protezione della nostra specie. In realtà nessun essere umano ne è immune o manca della sua conoscenza; la paura non si manifesta soltando quando dobbiamo lottare o quando veramente rischiamo la pelle come opportunità per darci una sferzata di energia in più, ma è presente come un fantasma in moltissime altre situazioni: la paura di non essere amati, di essere lasciati, di non essere riconosciuti, di restare da soli, di essere giudicati, di essere senza valore, di restare senza denaro, di essere dei falliti, di essere accusati ingiustamente e di soffrire. La specifica paura di ammalarsi e di morire sono invece strettamente collegate all’organo rene che come abbiamo già visto è intimamente collegato  all’essenza del concetto di vita.

Mamma mia…solo a nominarle tutte e non sono tutte… si rischia che ci si ribelli il coledoco contro! Scherzi a parte credo che la paura sia subdola e mini nel profondo la nostra esistenza, un pò come possono fare proprio i ratti nella cantina di casa nostra o nelle fogne della nostra città.  Un orario quello compreso tra le 23 e 1 del mattino dove è più facile che le nostre paure si facciano forza nella più profonda oscurità che ci rende maggiormente incapaci di metter luce e far chiarezza su queste pericolose emozioni.

La vescica biliare come meridiano è collegata al fegato con cui fa coppia organo-viscere ovvero interno-esterno, è collegata poi con il tripplice riscaldatore che la precede nella circolazione energetica con cui forma il livello o grande canale detto shao yang. Quello che meno persone sanno, anche fra gli agopuntori, è che la vescica biliare è collegata direttamente al cuore attraverso il sistema “opposit clock” ovvero nel calendario e nell’orologio è posizionata esattamente all’opposto rispetto alla massima espressione della luce solare, collegata con il cuore.

Quando voglio lavorare sulla vescica biliare utilizzo  sempre il cuore e non solo il fegato e il triplice riscaldatore in quanto lo ritengo più potente ed efficace nel controllarne l’eccesso. Circa un anno fa scrivevo in merito a questo periodo sull’importanza delle luci di Natale non solo per tradizione e per favorire un semplice gioco economico e redditizio dei negozianti ma come uno specifico e insostituibile valore collegato alla luce e all’emozione che il cuore contiene: la gioia, nutrimento fondamentale per qualunque essere vivente.

Non è un caso se molti dolori che ci affliggono con aggressività decorrono proprio lungo il meridiano di vescica biliare. Guardate con attenzione il suo decorso e riconoscerete la posizione esatta di molte  emicranie classiche, nevralgie del trigemino e  delle lombosciatalgie più perniciose.

Un mio personale consiglio per questo mese di dicembre è quello di accendere il cuore, ovvero di ricercare  le emozioni collegate alla gioia e alla luce e allontanare per quanto possibile l’incedere della paura e dell’oscurità che in questo periodo sociale economicamente instabile e difficoltoso  sembrano essere più aggressivi che mai.

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Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie croniche

17/11/11

Catherine Bellwald Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie cronicheRipeto continuamente ai miei pazienti che l’agopuntura non è una questione di fede, non serve crederci come molti pensano. Funziona al di là dell’azione mentale esercitata in suo favore, benchè comunque sempre favorevole come in ogni azione e terapia. All’inizio del trattamento l’agopuntura, se ben praticata, produce quasi sempre una modificazione del quadro sintomatico ovvero dei disturbi e il paziente grazie a questo piccolo o grande passo nella direzione giusta si sente rafforzato nella scelta di andare avanti.

Il paziente potrà sentirsi più sgonfio se vuole dimagrire,  più carico nella sua decisione, che sia di mettersi a dieta, di fare attività motoria o di smettere di fumare, riposerà meglio oppure inizierà a sentire il dolore meno aggressivo e continuo rispetto a prima e questo di solito accade abbastanza velocemente dopo le prime tre sedute talora anche dopo la prima.

Diventa facile  osservare questi i miglioramenti in quanto percepiti dal fisico è come se ci fossimo spostati in avanti partendo dal punto A= disturbo percepito al momento della visita, per andare a punto  B=condizione ottimale per quell’individuo e per la sua patologia. All’inizio del viaggio quindi quando la nave salpa, il paziente si sente confortato in quanto gli basta girarsi indietro per vedere che è partito e che si è spostato da dove si trovava prima: è iniziato il suo viaggio.

Fin qui tutto facile, quando però la patologia è cronicizzata da diversi anni oppure radicata in profondità il paziente  potrà sentire altri disturbi in transizione, espressione di strati più profondi dello stesso quadro patologico. Oppure potrà trovarsi in una condizione di modificazione solo parziale del disturbo. Queste condizioni vanno intese come stadi o gradini diversi del percorso di cura.

La situazione iniziale è ormai lontana dalla mente del paziente che farà quasi fatica a ricordarla con precisione in quanto si tende a rimuovere il dolore vissuto nel passato vecchio o vicino. In questa fase il paziente può scoraggiarsi e abbandonare il lavoro e il percorso di cura intrapreso. La sua condizione mentale è incapace di vedere il percorso già compiuto e soprattutto lui considera un fallimento il non essere ancora approdati alla terra promessa! La verità è che la lunghezza del viaggio non è affatto programmabile e soprattutto superato un certo punto non è più possibile vedere a che punto ci troviamo del viaggio.

Ipotizziamo di salpare dalla Francia per andare  in America; una volta abbandonata la costa fino a perderla totalmente dalla vista, per tutto il resto del viaggio non ci è dato (in assenza di un GPS) di sapere la distanza esatta, fino all’avvistamento della costa americana. La distanza reale e il tempo necessari all’arrivo sono incalcolabili per il passeggero e anche per il comandante  quando il viaggio è unico.

Trattando con l’agopuntura un paziente cronico o con una patologia della radice è la stessa identica situazione, diventa difficile dopo un certo tempo di cura avere un atteggiamento oggettivo sulla situazione complessiva. E’ importante che il paziente e il medico non si facciano  influenzare dalla paura di non arrivare a destinazione.

E’ necessario  imparare ad ascoltare e valutare con lucidità la situazione,  sono le piccole modificazioni lo strumento fondamentale per cogliere lo spostamento della nave in mezzo all’oceano. La fiducia della relazione paziente -medico è fondamentale così come la capacità di andare oltre la visione classica del solo e unico aspetto economico. In questi casi per non mollare il lavoro a metà è richiesta determinazione e pazienza da parte sia del paziente che del  medico agopuntore. Per questo motivo nei pazienti cronici a quadro anche stabilizzato il lavoro potrà essere diluito con trattamenti ogni tre o quattro settimane ma il viaggio deve andare avanti sapendo che la rotta è conosciuta dal corpo e gli aghi sono il motore che ci consente di avvicinarci sempre più al traguardo.

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L’agopuntura è educazione al rilassamento

25/8/11

Catherine Bellwald Lagopuntura è educazione al rilassamentoIn questi anni di lavoro dedicati esclusivamente all’agopuntura ho potuto osservare che quando un trattamento produce un profondo rilassamento, il lavoro è sempre profondo e il risultato ottenuto più velocemente. E’ come se gli aghi trovassero più rapidamente la strada da compiere o la percorressero con minor intoppi e quindi più facilità.

Il rilassamento come conseguenza al trattamento è un ottimo segnale di efficacia. Attenzione: non vuole dire che se emergono ansia, emozioni come il pianto, la rabbia, decisioni da prendere, dolore  o altro il lavoro non è buono. In questi casi di solito il percorso passa da una epurazione, da una sorta di eliminazione verso l’esterno di tensioni emotive o fisiche.

Ma tornando al rilassamento come dicevo quando si produce è di solito un buon segno ma è giusto anche vedere  la questione dal lato opposto.

Produrre un rilassamento mentale ed emotivo prima di iniziare e durante la seduta sono infatti un ottimo aiuto e potenziamento all’agopuntura. Educare il paziente a effettuare una sorta di pulizia mentale prima di iniziare la seduta è un ottimo esercizio, come anche insegnarli che questo spazio di terapia è simile a uno spazio personale da proteggere.

Educare il paziente a spegnere il cellulare o silenziarlo a meno che non vi siano urgenze importanti ha questo significato. Imparare ad avere un atteggiamento positivo nei confronti della cura è altrettanto importante.  Usare il respiro ed espirare mentre si mettono gli aghi è un altro esempio per buttare fuori la tensione e accettare meglio e con più serenità la puntura percepita sulla pelle che in questo modo svanisce all’istante.

Ovviamente anche il medico deve entrare in questa ottica e all’inizio assecondare i bisogni del paziente, soprattutto se questi sente dolore e fatica a rilassarsi. Si possono usare aghi sottili, pungendo in modo graduale e veloce evitando di aggredire in modo eccessivo il paziente poco preparato che imparerà via via a lasciar andare.

Ritengo inoltre sia di fondamentale importanza dare rilievo alla cura dell’ambiente dove viene effetuato il trattamento. Il silenzio è fondamentale, quindi imparare a parlare sottovoce non è solo per la privacy ma anche per limitare l’inquinamento acustico e permettere al paziente di entrare in un ambiente protetto.

Anche con l’ agopuntura fatta in poltrona insieme ad altre persone questa attenzione consente di creare uno spazio comune dove l’esperienza e il rilassamento di uno aiuta quello delle altre persone meno esperte. Si tratta di una vera e propria esperienza condivisa che può in alcuni casi essere ancora più potente e profonda.

La scelta della luce è altrettanto importante, evitando una luce diretta che aggredisca gli occhi ma preferenedo piuttosto una penombra che favorisca un ambiente raccolto e di quiete. La stessa attenzione deve essere rivolta alla temperatura, il paziente rimanendo fermo con gli aghi spesso si raffredda e necessita di una protezione con coperte e una temperatura ambientale idonea.

Utilissima infine è la selezione musicale che in molti casi aiuta proprio il paziente a mollare lo spazio ristretto nel quale è prigioniera la sua mente e partire per un viaggio verso il proprio benessere fisico e mentale.

Il rilassamento in questo modo fa da guida  all’agopuntura e ne è guidato a sua volta; la capacità di restare fermi durante la seduta all’inizio può sembrare difficile ma diventa uno strumento utilissimo in molte situazioni della vita, si integra con il trattamento e potrà accompagnare il paziente alla ricerca e sperimentazione di questa esperienza terapeutica anche in altri ambienti e situazioni.

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Agosto e la vescica urinaria nella medicina cinese

8/8/11

Catherine Bellwald Agosto e la vescica urinaria nella medicina cineseCon i giorni 8-9 di agosto secondo il calendario cinese entriamo quatti quatti e a piccoli passi nella stagione dell’autunno. Abbandoniamo l’elemento terra di transizione per entrare nell’elemento metallo e con esso usciamo dalla tanto amata estate.

In realtà l’autunno più della primavera è una stagione estremamente dolce e piacevolmente calda ma molto meno considerata e desiderata.

L’organo di questo mese è la vescica urinaria, il suo orario va dalle 15 alle 17 e il suo animale è la scimmia. La vescica urinaria  è un viscere collegato e accoppiato con l’organo rene.  La vescica urinaria svolge una funzione molto semplice  di eliminazione controllata  delle urine.

Il maggior interresse legato alla vescica urinaria è da considerarsi più che nella funzione urinaria nel decorso del suo canale esterno. La vescica urinaria segnata U.B da Urinary Bladder  è il  meridiano più lungo del corpo, il suo primo punto origina dall’angolo interno degli occhi e il suo ultimo punto il 67 si trova sull’angolo ungheale del 5 dito dei piedi.

Due punti questi estremamente famosi il primo nell’angolo dell’occhio si ritiene sia collegato al sonno e l0ultimo punto il 67 è usato ancora oggi per girare il feto che si presenta podalico.

Il canale di vescica urinaria decorre lungo tutta la parte posteriore del corpo passa sulla fronte, sul cranio, sulla nuca, lungo tutto il rachide cervicale-dorsale- lombare e sacrale sui glutei, cosce, polpacci e sul bordo esterno dei piedi. In questo lungo decorso vi sono punti considerati storici.

Il più storico è UB60 localizzato sul bordo interno del tendine di achille; si racconta che l’agopuntura sia nata in seguito ad un incidente avvenuto su questo punto. In tempi remoti un contadino che soffriva di sciatalgia, colpito accidentalmente da  freccia di pietra in regione achillea, riportava un miglioramento repentino del suo dolore che lo tormentava da tempo. Questo punto è definito nei tempi moderni punto aspirina e viene usato per diversi dolori fra cui la cefalea nucale.

Un altro punto storico è il punto UB40 localizzato sul retro delle ginocchia nel cavo chiamato popliteo ed è usato per molteplici patologie e dolori; in particolare è uno dei punti di elezione nel trattamento della lombalgia.

Un singolo punto però non fa un buon trattamento di agopuntura, se non in emergenza, e come dice il mio maestro il trattamento deve essere  come una composizione armonica di punti yin e punti yang capaci di generare una circuitazione energetica in grado di lavorare  sulle aree dolenti o sulla condizione patologica di fondo.

Il canale di vescica urinaria infine presenta lungo il suo decorso i cosiddetti punti shu corrispondenti a collegamenti diretti con gli organi interni. Trattando il canale di vescica urinaria è possibile trattare anche tutti gli organi interni. Ecco perchè in tutte le tecniche massoterapiche la schiena è sempre la regione più trattata non è solo perchè è piacevole, ma perchè è come avere un sistema topografico completo all’interno di un singolo canale.

La mappe di agopuntura sono come i frattali: ci sono sistemi nei sistemi come una serie di bambole russe; il ventre, il cranio, l’orecchio, i piedi ma anche la mano sono tutti considerati microsistemi topografici dell’intero corpo, ebbene il canale di vescica urinaria è il più conosciuto sistema topografico presente nel meridiano stesso.

Il canale di vescica urinaria insieme al meridiano di piccolo intestino fa parte del grande canale o livello definito Tai yang che corrisponde alla parte più esposta all’esterno; pensate a quando dovete proteggervi dal fuoco o da colpi: in che posizione vi mettete? Vi chiudete a uovo offrendo la superficie del canale di vescica urinaria in protezione. Tai yang significa appunto forza yang di superficie, il nostro scudo.

Tai yang è considerata la superficie corporea maggiormente sensibile al freddo e in particolare al vento freddo. La zona nucale viene definita la porta del vento ma tutto il rachide cervicale, dorsale e lombare è particolarmente sensibile al freddo e non va mai trattato con applicazioni di ghiaccio se non nell’immediato post trauma.

Anzi la schiena in toto va protetta soprattutto in questa stagione dove si tende a spogliarsi in caso di sudore e si passa repentinamente da ambienti condizionati ad ambienti molto caldi. Se poi si soffre di dolori ricorrenti al rachide si è più esposti di altri a questa sensibilità. E’ quindi indispensabile proteggersi sempre con magliette di ricambio, sciarpe e golfini di cotone da avere rigorosamente sempre in borsa o in macchina. Anche i capelli bagnati sono da evitare il più possibile soprattutto sulla nuca.

Infine la vescica urinaria  nel calendario e nell’orologio cinese si trova nel punto opposto al polmone e con esso è in diretto contatto. Ecco perchè troviamo ancora in questa stagione una particolare suscettibilità ai raffredamenti con sinusiti, riniti, faringiti e anche bronchiti per i più sensibili.

A maggior ragione l’aria condizionata spesso usata a dismisura ma anche i repentini cambiamenti di clima sono estremamente rischiosi e devono essere attentamente protetti  per non ammalarsi proprio in vacanza. Consiglio se possibile di non subirla passivamente ma di chiedere gentilmente di renderla meno aggressiva, facendo notare ai responsabili l’assurdità della cosa oltre che dello spreco di denaro.

I bagni di sole nelle ore giuste e nella quantità idonea alla nostra pelle e struttura fisica sono un toccasana proprio per questo motivo; ci aiutano a scaldarci e conservare un calore interno oltre che produrre una quantità di reazioni chimiche utilissime all’organismo.

Nella medicina cinese il nostro corpo  e  quindi la sua interfaccia con l’esterno è considerato come una pila o uno scudo solare. In altri termini più fisici potremmo paragonare il corpo a un bacino di acqua per l’esatezza a un circuito di liquidi; con i bagni di  sole  regolari si accumula gradualmente calore interno,  che verrà ceduto progressivamente al corpo durante l’inverno esatamente come fa il mare fungendo da regolatore termico.

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Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologico

14/7/11

Catherine Bellwald Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologicoSono molti i post che ho dedicato all’ agopuntura e alla fitoterapia cinese, cercando di spiegare il loro meccanismo d’azione. Molta confusione esiste ancora su tutta l’area delle medicine chiamate complementari o alternative. Il rischio è che si metta tutto in un unico calderone senza ben capire le differenze tra una cura e l’altra.

Un argomento davvero interressante da analizzare è relativo a quello che potremmo definire il loro intervento omeofisiologico. Le cure omeofisiologiche agiscono in modo diverso rispetto  alla medicina occidentale e si discostano anche dalla medicina omeopatica.

La medicina occidentale, sia essa chirurgica che farmacologica, può essere definita antipatologica ovvero  si pone in opposizione con la malattia o con i sintomi della malattia da trattare, antiinfiammatori, antiacidi, antipertensivi, antitussigeni, antistaminici.

La medicina omeopatica invece usa il principio opposto ovvero cura usando un principio  di similitudine con la malattia stessa, per esempio se una particolare sostanza  assunta in modo eccessivo genera un disturbo simile a una specifica malattia ecco che la sua assunzione in dosi infinitesimali potrà curare quella specifica malattia.

L’agopuntura e la fitoterapia invece non lavorano sulla malattia  usando il simile e neanche il suo opposto, lavorano sulla fisiologia ovvero su come il corpo e la mente dovrebbero lavorare in condizioni ottimali.  La fisiologia d’altro canto  è un concetto di equilibrio mentre la patologia è un concetto di equilibrio perso.

La prima osservazione da fare è che l’agopuntura e la fitoterapia dovrebbero essere usate per prevenire le malattie, esse rappresentano infatti il principio della prevenzione in quanto capaci di conservare la fisiologia e quindi la salute.

Questo discorso che sta tanto a cuore a tutta la medicina occidentale non trova infatti nelle terapie farmacologiche una possibile risposta.  Le case farmaceutiche di questo si sono accorte e scimmiottano il concetto di cura naturale.

Rubando idee e fitoterapici, e chiamandoli con altri nomi e spesso cercando la molecola o il principio attivo del fitoterapico in questione da usare come farmaco, lo definiscono naturale ma il risultato è che il principio, prodotto artificialmente o staccato dal suo naturale contesto, perde tutta la sua natura omeofisiologica.

Un’idea da sfatare è quella di considerare  l’agopuntura e la fitoterapia come non  adatti a curare un quadro conclamato e avanzato di patologia. In alcuni casi è utile, anzi consigliato, soprattutto nel caso dell’agopuntura, non sospendere la terapia farmacologica in corso a maggior ragione  se assunta da molto tempo.

L’ ipnotico, l’ ansiolitico, l’ antidepressivo e gli antidolorifici possono essere sospesi gradualmente in seconda istanza quando il paziente inizia a sentire il beneficio del trattamento. I farmaci non sono assolutamente in antitesi con il lavoro omeofisiologico, le cure possono  essere associate soprattutto se funzionanti e utilizzate da tempo.

Facciamo un esempio; un paziente abituato a prendere diversi antidolorifici tutti i giorni inizia a trattare il suo dolore con l’agopuntura. In modo concomitante, i farmaci andranno diminuiti in modo graduale e progressivo, fino ad arrivare a quota zero se la patologia non è troppo avanzata o cronicizzata.

Per la fitoterapia il discorso è più complesso perchè ci possono essere delle interazioni tra le diverse sostanze soprattutto se i dosaggi terapeutici sono molto elevati. In questo caso vanno conosciuti tutti i farmaci assunti per considerare le varie possibilità di interazione indesiderata.

In sintesi il lavoro omeofisiologico dell’agopuntura e della fitoterapia possono essere una valida alternativa di cura in molte patologie ancora in fase iniziale ma anche un importante supporto in patologie severe anche in associazione ad altri tipi di terapia.

Il trattamento in alcune patologie croniche diventa una sorta di bastone che riduce la necessità di assunzione dei farmaci e ne controlla i sintomi con dosaggi minimi, riducendone così gli effetti collaterali indesiderati.

Naturalmente il tempo per cui protrarre il trattamento è direttamente proporzionale alla gravità e alla profondità della patologi; un dolore anche molto acuto presente da una settimana in assenza di franche lesioni organiche che devono essere necessariamente escluse, sarà trattato velocemente.

Un dolore più sordo presente da oltre 6 anni associato a posture e alterazioni fisiche varie necessiterà un tempo minimo di trattamento paria ad almeno 6 mesi di cure. Un paziente affetto da artrite reumatoide potrà giovare a tempo indeterminato dell’agopuntura per limitare l’assunzione giornaliera di farmaci.

Lo stesso discorso vale per la fitoterapia; un trattamento  per una bronchite o cistite acuta avrà dosaggi importanti e darà se ben prescritta risultati anche immediati. Un fitoterapico per curare l’ansia o le vampate darà subito dei risultati che però avranno bisogno di essere consolidati e migliorati con un trattamento prolungato nel tempo.

E’ quindi sbagliato pensare che i risultati sono assenti all’inizio. I risultati, soprattutto se la patologia è presente da molto tempo, saranno  piccoli all’inizio e aumenteranno con il passare del tempo. Si tratta di un percorso di cura dove, come in ogni cosa, ci sono momenti buoni e momenti meno buoni. Un pò come quando si sale su una montagna; ci sono momenti dove è facile vedere dove stiamo andando e la vetta sembra vicina e momenti in cui non si vede più la cima e la strada sembra persa.

Sta al medico condurre e spiegare con pazienza che queste fasi esistono fisiologicamente, come i piatti di una bilancia che tende verso un  equilibrio e che l’importante è comunque avvicinarci  sempre di più e costantemente al nostro obiettivoiniziale: la salute fisiologica.

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Agopuntura nei casi complicati e nei disturbi multipli

20/6/11

Catherine Bellwald Agopuntura nei casi complicati e nei disturbi multipliI medici di base sanno benissimo che i comuni pazienti sopratutto se non più giovanissimi non hanno quasi mai un singolo problema o disturbo ma una serie di problematiche e patologie; più gli anni passano e più la lista si allunga.

Alcuni pazienti  per non iniziare oggi e rischiare di non aver finito entro domani,  censurano da soli e tagliano molti disturbi dal loro racconto anamnestico. Accade spesso che siano loro a decidere cosa dire e cosa no, dimenticandosi che il corpo è una unica entità e che problemi viscerali possono essere anche collegati a problemi più esterni.

Succede quindi e non di rado che alle domande non specifiche sul problema per il  quale il soggetto si rivolge a noi il paziente volutamente sorvoli e non risponda correttamente alle domande, pensando “tanto quel disturbo lo curo con quella medicina e con quello specialista”.

Per la medicina cinese molti organi sono collegati al di là della loro vicinanza  fisica o funzione biochimica fisiologica. Il rossore degli occhi per esempio in un soggetto con frequente cefalea ha un significato preciso. Lo stesso vale per dolori, bruciori o disturbi cutanei  presenti sullo stesso canale o su canali collegati.

Qualche giorno fa incontrando  un medico di base per strada  è emerso come invece per  la medicina occidentale i disturbi quando numerosi creino un vero e proprio disagio nella possibilità terapeutica. Troppe cure! Il medico specialista  si fa meno problemi mentre il medico di base a un certo punto non sa più cosa fare. E come questa collega finisce per pensare o dire” signora sono troppi! non posso fare niente per lei”. Il pericolo è quello di compilare liste interminabili di ricette mediche.

Oggi giorno i medici vengono penalizzati se prescrivono un numero troppo elevato di esami e di terapie fisiche è un metodo per contenere la spesa sanitaria pubblica. L’agopuntura non entra ancora nelle prestazioni sanitarie ma  in questi casi complessi diventerebbe un trattamento multifunzionale e soprattutto molto più economico.

Infatti l’agopuntura è un trattamento che potremmo definire globale ma meglio sarebbe definirlo omeofisiologico; non cura solo il sintomo ma avvicina la persona alla sua salute in senso più ampio. Non è necessario fare 10 sedute per ogni singolo dolore.

A differenza delle terapie fisiche o dei farmaci, gli aghi possono lavorare localmente sul dolore o problema specifico e contemporaneamente sulla radice del problema che il più delle volte è collegato ad altri disturbi anche se totalemnte diversi come localizzazione.

Quello che mi capita spesso di vedere è che i diversi dolori di una persona sono spesso l’espressione dello stesso disturbo di base. Succede infatti molto spesso che il dolore di una spalla dx,  di un ginocchio sx e di una caviglia dx si trovino su canali corrispondenti ai diversi collegamenti e rapporti tra canali. In questo modo trattando un disturbo si trattano anche gli altri due  senza neanche dover aggiungere aghi in più.

Inoltre aggiungendo qualche ago in più  si possono lavorare disturbi dolorosi diversi anche se non presenti sullo stesso canale o canali collegati così facendo è possibile trattare dolori e disturbi multipli durante la medesima seduta. Questo è una possibilità  da non sottovalutare nel paziente complesso e multicompromesso.

Non è assolutamente vero che non si può fare  niente quando i dolori sono tanti, certo il caso è più complicato sia nella scelta degli agopunti che nella comparsa dei risultati ma vale la pena provare, invece che tenerseli o, peggio, di assumere sostanze farmacologiche che spesso non solo non vanno  a sanare il disturbo alla sua origine ma in più rischiano di essere sempre di più numerosi e quindi potenzialmente dannosi oltre che sempre meno efficaci sul controllo del disturbo.

Un disturbo non corretto porta inevitabilmente altri disturbi e così via. E’ come se con la macchina iniziassimo lentamente ad allontanarci dal percorso stradale da seguire senza correggere la rotta tempestivamente. Con il passare del tempo non si trova più la strada giusta e si rischia di perdersi completamente girando a vuoto e rischiando di curare i sintomi che purtroppo non hanno più collegamenti diretti con la causa che li ha generati.

E’ come se i disturbi non curati corettamente generassero una sorta di labirinto. Il trattamento di agopuntura permette di trovare la strada per passare e avvicinarsi più o meno all’equilibrio di base. E’ per questo che talora pazienti molto complessi  dopo aver migliorato un disturbo passano da un disturbo all’altro come percorrendo un percorso a ritroso verso la salute.

Ed è  per questo che curando una spalla con l’agopuntura il paziente può migliorare la sua condizione di stabilità emotiva, di sonno, di lucidità mentale, di stitichezza o di gastropatia: sono effetti collaterali che potremmo chiamare positivi!

Vi rendete conto della differenza tra questa terapia e i farmaci oppure tra questa terapia e  altre terapie fisiche locali?

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Le controindicazioni all’agopuntura

26/4/11

Catherine Bellwald Le controindicazioni allagopuntura

Come ho già scritto in precedenza l’agopuntura, in quanto terapia medica, non possiede vere e proprie controindicazioni e, anche se ancora  poco conosciuta e riconosciuta, è indicata nelle più svariate situazioni patologiche.

E’ utile non solo nelle patologie ansiose o a sfondo psicosomatico ma può essere una valida cura e sostegno in molteplici patologie croniche degenerative  tanto quanto  nelle situazioni  acute soprattutto se accompagnate da importanti quadri dolorosi.

Inoltre nelle patologie gravi come quelle neoplastiche può aiutare il paziente a sopportare il peso della chemioterapia. Infine è una terapia utilissima  nella prevenzione delle patologie ovvero per mantenere il più a lungo possibile un buono stato di salute.

Parlare oggi giorno del rischio infettivo degli aghi da agopuntura che sono, non solo sterili ma anche monouso e sottilissimi è davvero ridicolo oltre che vergognoso. Vuole dire non essere aggiornati e non sapere di cosa stiamo parlando. Non ho mai visto un solo punto infettarsi ma neanche arrossarsi, non stiamo parlando di cento anni fa quando l’agopuntura si faceva su pelli sporche con aghi vecchi e mal sterilizzati.

Per favore cerchiamo di restare con i piedi per terra, infezioni da camera operatoria e da punture intramuscolari ne esistono ancora ma sono rarissime. Ebbene le infezioni da agopuntura sono proporzionalmente da considerare eventi da fantascienza la cui entità non supera quella di un graffio microscopico. Non sfruttiamo questa paura umana per parlare di quello che non si conosce, abbiate almeno un pò di onestà.

Esiste però una controindicazione alla tecnica dell’agopuntura che deve essere segnalata; il paziente la deve “accettare”. In caso contrario sopporta malamente l’inserzione degli aghi che vive come una sorta di tortura capace solo di aggiungere sofferenza alla sua già poco accettata sofferenza sia essa fisica che psichica.

Ho detto più volte che l’agopuntura non agisce sulla psiche come molti credono ma sul corpo fisico; il rifiuto della cura non è solo un atteggiamento psichico ma si trasforma in  ostacolo fisico. Un trattamento di agopuntura può essere considerato un circuito elettrico capace di fare circolare aria fresca nella “casa corpo” riattivando l’iniziativa di ordine e pulizia degli abitanti della casa assopiti e asfittici.

La tensione psichica del rifiuto diventa facilmente tensione fisica o muscolare e questa si traduce in una sorta di chiusura delle porte del nostro circuito elettrico o della casa-corpo  impedendo all’aria di circolare e quindi di riattivare gli abitanti. Anche se è una semplice immagine o metafora la mia spiegazione vuole fare capire che stiamo ancora nel mondo fisico, magari non visibile ma decisamente non solo mentale.

E’ come se gli aghi reclutati al lavoro  dovessero continuare ad aprire sistematicamente le porte per passare e fare il loro dovere. Come poterete capire il trattamento risulta meno efficace non per il mancato effetto placebo che tanto piace decantare in caso di agopuntura e che dobbiamo considerare presente in qualunque terapia si pratichi ma per la presenza di un ostacolo vero e proprio prodotto dalla tensione del paziente.

La tensione mentale e fisica presente durante la seduta come ha sempre spiegato il mio maestro ostacola direttamente il lavoro degli aghi. Quello che accade  è che in questo modo il risultato viene rallentato mentre il paziente facilmente  sospende  anzitempo la sua cura vanificando completamente il risultato.

Che fare in questi casi? E’ utile e corretto provare comunque; sono molti i pazienti che arrivano in questa condizione ma, seduta dopo seduta, iniziano a rilassarsi e il risultato inevitabilmente arriva. E’ importante in questi casi una maggiore attenzione: più cura che la posizione non crei tensione, che la presenza di altre persone non dia fastidio, che la temperatura sia sufficientemente calda, che si usino  pochi aghi e molto sottili magari accompagnando la terapia con un massaggio o una chiacchierata.

In alcuni casi però queste attenzioni non bastano, il paziente neanche le vede, ha solo fretta di finire e in alcuni casi è quasi arrabbiato per il dover sopportare la puntura degli aghi. Per questi pazienti l’agopuntura è decisamente controindicata anche se potrebbe aiutarli a stare meglio.

Non è necessario crederci come molti sostengono, la fede  tenetela pure per  questioni più importanti ma serve una condizione diversa, per curarsi e per guarire serve  soprattutto una accettazione di sè e del proprio problema oltre che una dolcezza e determinazione non solo del medico ma anche del paziente.

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Fitoterapia cinese: la stitichezza cronica

14/3/11

Catherine Bellwald Fitoterapia cinese: la stitichezza cronicaVisto che questo è il mese del grosso intestino non potevo non parlare di questo grande e sottovalutato problema: la stitichezza cronica. I lassativi sono fra i farmaci più venduti in assoluto.  E sapete una cosa? la maggioranza dei lassativi in commercio esattamente come i diuretici rendono l’intestino ancora più pigro e irritato.

Molti stitici non sanno neanche di esserlo, andare in bagno e evacuare ogni due giorni è come dire che quando andate a letto una notte dormite e l’altra no, oppure quando fate l’amore una volta ci riuscite e l’altra no! E’ un segno di alvo tendenzialmente stitico, quindi non è da considerare normale solo per il semplice fatto che siete sempre stati così!

I lassativi potranno anche essere  indispensabili in molti casi ma non possono essere considerati  una cura della stitichezza.

Certo la purgazione in medicina cinese è da sempre considerata una forma di cura di molteplici malattie perchè è un modo per eliminare il calore e il calore tossico attraverso le feci e quindi di risolvere situazioni acute anche severe.

Ma la stitichezza cronica non è sempre segno di calore o eccesso vero e proprio, in alcuni casi è un deficit di energia propulsiva e in alcuni casi è un deficit di liquidi o entrambe o tutte tre le cose insieme tanto per complicare un po’ le cose.

La stitichezza poi genera altra stitichezza, in quanto le feci stagnanti nel colon lo rendono più dilatato e meno tonico ovvero la muscolatura liscia indispensabile per la peristalsi e il transito  della massa fecale si rilassa e perde forza con il passare del tempo come una gamba dentro a un apparecchio gessato.

Inoltre la stitichezza aumenta la possibilità di generare incrostazioni di feci nel colon e quindi l’insorgenza di colonie batteriche perverse potenzialmente patogene sia sul intestino che sul sistema urinario e genitale, con possibili infezioni ricorrenti batteriche o fungine. Vaginiti croniche, micosi cutanee e cistiti croniche possono essere il risultato di questa situazione oltre che favorire la circolazione di sostanze tossiche prodotte dalle suddette colonie perverse.

La banale frase mangiate più fibre, bevete più acqua e fate più movimento fisico purtroppo nella maggioranza delle forme croniche non basta.

Intanto bere molta acqua non serve a diluire e ammorbidire la massa fecale in quanto l’acqua che ingerite non si trova nelle feci nella proporzione in cui la avete bevuta giusto? Più bevete più urinate sempre che i vostri reni funzionino a dovere. Ovvero la funzione di riassorbimento dell’intestino tenue tampona gli eccessi di introduzione di liquidi per via orale. Certo se siete disidratati le feci ne risentiranno.

In alcuni casi la funzione intestinale di riassorbimento di liquidi è eccessiva  e le feci si ritrovano troppo asciutte e quindi la loro propulsione è più difficoltosa. Questo può essere il risultato di una determinata situazione ormonale ma anche possibile risposta neurovegetativa che non va ricercata solo nelle abitudini alimentari ma anche nella costituzione dell’individuo.

Le fibre poi non sono tutte uguali, non mettiamo tutte le fibre in un unico fascio! L’eccesso di alcune fibre insolubili per esempio può peggiorare il transito intestinale, affaticandolo. L’integrale non è consigliato in senso lato anzi l’involucro di alcuni cereali e verdure può favorire la flora fermentativa e quindi il gonfiore e la pesantezza intestinale. Alcuni batteri sono chiamati gasogeni ovvero si nutrono delle fibre indigeribili per il loro consumo  e producono gas quali idrogeno, metano, anidride carbonica, azoto, talora anche in grandi  quantità.

L’eccessiva produzione di gas intestinali oltre che essere fastidiosa può creare coliche anche molto dolorose e peggiorare attraverso la distensione delle pareti intestinali la peristalsi e l’elasticità muscolare oltre che rendere il transito più difficoltoso per la sua presenza.

Le fibre insolubili nelle giuste proporzioni e in assenza di una flora gassosa dominante hanno un effetto di pulizia ovvero sono considerate come degli spazzacamini. Mentre le fibre solubili possono avere un effetto volume ovvero richiamare acqua all’interno della massa fecale, alcune altre possono avere un effetto mucillaginoso calmante sulla mucosa intestinale, altre infine possono avere un effetto depurativo nei confronti di alcune sostanze tossiche e infine alcune fibre solubili come l’oligofruttosio hanno un vero e proprio effetto prebiotico o bifidogenico. Il che significa che favoriscono la proliferazione dei bifidobatteri che dovrebbero essere dominanti nell’intestino tenue.

Una buona colonizzazione di bifido batteri promuove la riduzione della flora batterica putrefattiva (proteus, batteroidi anaerobi) e della flora gassosa (clostridi). Inoltre consente di eliminare le scorie azotate prodotte ad opera dei batteri putrefattivi a partire dalle proteine quali nitriti, nitrati, la pericolosa nitrosamina e varie tossine metaboliche. I bifidi producono vitamine del gruppo B e altre, stimolano il sistema immunitario e la peristalsi. I bifidobacterium classificati come lattobacilli bifidi si riducono vistosamente per azione dello stress, a causa di terapie antibiotiche, nel corso di malattie, durante l’invecchiamento e per altre cause ancora non ben definite.

Lo stesso discorso si può fare per il lattobacillus casei variante  Rhamnosus detta anche “amica dell’uomo” che in condizioni di benessere dovrebbe essere dominante nell’intestino crasso. Inoltre questo batterio si considera che contrasti gli effetti negativi degli alcolici e favorisca la digestione del latte attraverso la produzione della betagalattosidasi alla base dell’intolleranza al latte e limita la produzione dell’acido lattico (D-) prodotto dai lattobacilli acidofili, ritenuto responsabile di altre intolleranze alimentari a favore dell’acido lattico (L+)

Una ricolonizzazione con bifidi nel tenue e con lattobacilli rahmnosus è consigliata dopo ogni terapia antibiotica e in età adulta una volta all’anno. I diversi tipi di batteri bifidi potranno essere mischiati tra di loro; longum, breve, infantis, bifidum e aggiuntii anche ad un altro lattobaccilli come il lattobacillo acidophilus con il quale ha una azione sinergica, i lattobacilli rahmnosus invece dovranno essere assunti separatemente dai lattobacilli acidofili e dai bifidi con i quali competono, inoltre i batteri dovranno essere specie-specifici ovvero umano-compatibili per dare origine a colonie permanenti. Infatti  i lacttobacilli bovini e caprini danno origine a colonie dette transienti.

Questi prodotti che possiamo definire probiotici veri sono costruiti attraverso una sofisticata tecnologia di ibernazione mediante liofilizzazione  che consente ai batteri di riattivarsi ad alte temperature con una  alta sopravvivenza anche alla acidità gastrica. La conservazione dei probiotici deve essere fatta in frigorifero soprattutto in estate e la somministrazione sempre post prandiale per facilitare ulteriormente la sopravvivenza dei batteri liofilizzati. Attenti quindi quando acquistate i probiotici oggi fanno un grande business e tutti li producono; uno non vale l’altro.

In sintesi i probiotici veri  sono molto utili per favorire una corretta regolarità intestinale ma possono essere ancora insufficienti in caso di una stitichezza cronica consolidata. L’idrocolon terapia può essere un validissimo aiuto ma è poco accettata da molti pazienti in quanto considerata come una invasione della propria privacy. Una validissima alternativa può essere data oltre che dalla tecnica dell’agopuntura  anche dalla fitoterapia cinese con la quale si cercherà di lavorare sulla costituzione del paziente.

L’agopuntura in caso di stitichezza cronica  necessita di un lavoro continuativo proporzionale all’ età della stitichezza, 10 anni di stitichezza richiedono circa un anno di lavoro. Molti pazienti si demoralizzano ecco che è indispensabile utilizzare in associazione anche l’aiuto della fitoterapia cinese capace di lavorare sulla costituzione e potenziare l’effetto dell’agopuntura. Nei pazienti agofobici o con limitata disponibilità economica e di tempo è possibile usare  la sola fitoterapia cinese ottenendo validissimi risultati in tempi molto brevi.

Previo ascolto dei polsi che ci darà informazioni sul  tipo di paziente e sulla sua costituzione, si potrà comporre la ricetta fitoterapica: lavorare sulla spasticità della muscolatura liscia, oppure sulla atonia del colon, o ancora direttamente sulla  secchezza delle feci, e infine sul calore interno se presente e sulla tensione emozionale a seconda dei casi. La ricetta fitoterapica fatta in questo modo a diversità dei lassativi comuni anche naturali come la Senna è curativa ovvero con il passare del tempo  diverso da caso a caso consentirà al paziente di ottenere una regolarità intestinale anche sospendendo gradualmente la terapia.

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Agopuntura: Quante volte dottore?

14/2/11

Catherine Bellwald Agopuntura: Quante volte dottore?Questa frase l’ho rubata al Dott Picozzi ! Nel suo studio, che amo ancora frequentare come allieva,  ha scritto un piccolo testo da dare ai suoi pazienti, dove spiega alcune semplici questioni in merito alla aspettativa del paziente.

In effetti la tipica domanda del paziente  ”quante volte dottore ” ci mette un po’ in croce.

All’estero dove l’agopuntura viene utilizzata molto di più e in particolare nei paesi dove  l’assistenza sanitaria comprende anche le cure complementari, i nostri colleghi si permettono di comportarsi in modo decisamente più disinvolto.

Su patologie croniche si parte da 20 sedute di base, sapendo e spiegando che il trattamento potrà andare avanti per anni magari. Non ci sono scrupoli nel proporre la terapia a lungo termine su patologie croniche e importanti come una emiparesi, una malattia di Parkinson, un arto  fantasma di amputato.

In Italia  il servizio sanitario stabilisce il numero dei trattamenti fruibili a 10 e talora anche 6, questa abitudine ha modificato il modo di pensare dei pazienti e anche di alcuni medici purtroppo. Rendiamoci conto che il numero stabilito dalla ASL è il numero minimo basato su esigenze economiche e non sulle esigenze del paziente.

Qualunque paziente emiparetico sa benissimo che è uno scherzo parlare di 10 sedute di fisioterapia. Alcuni medici pensano ancora come 100 anni fa che tanto la situazione non cambia con o senza fisioterapia e quindi è solo un aiuto  quasi fosse solo psicologico. Altri sono convinti dell’efficacia del trattamento a lungo termine ma ritengono che non si possa fare e quindi  10 sedute è meglio che niente.  Alla fine quello che succede  è che medici e pazienti, un po’ alla volta iniziano a pensare esclusivamente alla formula a 10, fino ad arrivare a pensare che con 10 trattamenti il problema è risolto oppure è la cura che non funziona!

Questo ragionamento può essere applicato ai pazienti acuti o sub acuti o con disturbi presenti al massimo da 9 mesi.

Il discorso è leggermente più complesso, se ben eseguito anche nei pazienti cronici, dopo 6 massimo 10 trattamenti, è possibile nella maggioranza dei casi  vedere un risultato più o meno tangibile dell’effetto del trattamento, che non significa affatto la guarigione del paziente, ma semplicemente un cambiamento del quadro complessivo.

Nelle diverse patologie croniche ovvero presenti da ben oltre 6 mesi  soprattutto se presenti da molteplici anni,  non esiste cura, sia farmacologica, fisioterapica, psicologica, fisica, fitoterapica che con soli 10 trattamenti porti a completa guarigione il disturbo cronico!

Ma il problema sta proprio qui; per i medici le patologie croniche si chiamano appunto croniche perchè non guariscono. Non è contemplata la guarigione clinica o subclinica ma solo un fugace e leggero miglioramento del sintomo, utile se non altro per sentirsi in pace con la propria coscienza e sostenere psicologicamente il paziente al quale non si può dire quello che si pensa ovvero che non si può fare niente, non aiuterebbe il paziente!

Ecco che le medicine fisiche vengono prescritte da molti medici come un coadiuvante o peggio come un placebo e non perché ci si crede veramente. Ecco perchè si prescrive una terapia fruibile dal servizio sanitario nazionale e non una terapia come l’agopuntura dove il paziente paga di sua tasca l’intera quota.

Ma esiste una fondamentale differenza tra una terapia fisica come l’ultrasuono e un trattamento di agopuntura. L’agopuntura non lavora solo sul punto del dolore ma su tutto l’organismo, non lavora solo sul sintomo ma anche sulla sua radice, l’agopuntura può ridurre un sintomo o farlo sparire e  curare una patologia conclamata anche cronica ma non in 6-10 sedute no di certo!

Molte  persone iniziano a contare i trattamenti dopo i primi tre o quattro, perchè in effetti nella maggioranza dei casi il trattamento è settimanale ed è già trascorso circa un mese.  L’ideale sarebbe proporre un trattamento bisettimanale o trisettimanale per iniziare con grinta il lavoro ma i pazienti nella maggior parte dei casi non sono disposti a questo sacrificio. Un ultrasuono eseguito anche tutti i giorni per 10 giorni si può fare perché è possibile avere il permesso come dipendente ma l’agopuntura tre volte alla settimana non se ne parla proprio non in Italia! si rischia il licenziamento!

L’unico paziente che accetta due o tre sedute alla settimana è quello acuto e molto grave che non ne può  più  di sopportare il dolore, mentre quello cronico ormai convive con il problema da tempo.

E non c’è da stupirsi; questi pazienti il più delle volte hanno già fatto di tutto e di più e sono come esausti di correre a destra e a sinistra, altre volte non sanno proprio ascoltare il loro corpo, non si accorgono che dormono meglio, si sentono meglio magari in modo più generico oppure per brevi momenti. Spesso a questo si aggiunge una gran fretta. D’altronde non c è tempo per fare niente come si fa a trovarlo per curarsi. E dulcis in fondo il sistema sanitario ci ha condizionato con i pacchetti da 10.

Ma siamo anche pigri mentalmente ed è più facile pensare di prendere statine, ormoni, antinfiammatori, antiaggreganti, antipertensivi, antiacidi, ansiolitici e ipnotici a vita o pensare di dover sopportare il nostro problema piuttosto che essere disposti a  fare più di 20 sedute di agopuntura per curare magari definitivamente una gastrite, un’insonnia, un’ansia, un dolore presenti da diversi anni.

Infine il problema è anche la diffidenza; molte persone si chiedono “se spendo i miei soldi, il mio tempo e la mia fiducia per la terapia o persona sbagliata?” A questo proposito la scarsa informazione del mondo medico nello specifico settore agopuntura non aiuta: il neurologo dirà con molta sicurezza che l’agopuntura serve per alcune cefalee e non serve di certo per una emiparesi o una distonia ma non è così!
Infine se è vero che esistono validi professionisti è anche vero che esistono anche molti  che si improvvisano agopuntori.

A questo scopo esiste una federazione chiamata FISA che cerca di tutelare questa branca della medicina anche in Italia, da facili e poco seri utilizzi di questa arte e consente di reperire tramite il suo sito un medico che abbia almeno fatto una scuola riconosciuta dalla Federazione Italiana Scuole Agopuntori presente nelle diverse regioni. Questo ancora non è sufficiente ma è già un inizio.

In questa società ormai condizionata a sua insaputa dalla potente farmacoindustria che vorrebbe proporre una pillola per ogni male o possibile male, una cura come l’agopuntura non piace e viene ostacolata, perchè dovremmo stupirci?  Resta ai veri professionisti proporla anche nei casi più difficili e diventando degli esperti non solo di cefalee. Resta ancora agli agopuntori impegnati lo spiegare che non è un miracolo ma una cura che necessità di un suo tempo per raggiungere  e stabilizzare i suoi piccoli e grandi  risultati.

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Asessualità o anoressia sessuale?

31/1/11

Catherine Bellwald Asessualità o anoressia sessuale?E’ frequente parlando con i pazienti scoprire che sono molte le persone sui quarant’anni ma talora anche molto più giovani, prevalentemente del sesso femminile ad avere un totale rifiuto della vita sessuale, una  sorta di chiusura della sfera erotica, si diventa come assessuati.

Il più delle volte il problema inizia gradualmente con dei semplici “non mi va” “oggi non ho voglia” che però diventano sempre più frequenti. Infatti se una volta era necessario inventare il mal di testa oggi bastano queste frasi per chiudere il discorso e metterlo da parte.

Ci si chiude totalmente a questa espressione senza saper esattamente perché. Talora il tutto parte da dei malcontenti o insoddisfazioni di vario genere e come in tutti gli atteggiamenti potenzialmente patologici si pensa che è un momento passeggero e che poi passerà da solo. Ma non è sempre così, può capitare che  ci prenda lui la mano e diventi con il passar del tempo, sempre più difficile riportare la coppia a vivere una normale vita sessuale.

Quello che succede di solito è che l’uomo si sente ferito e rifiutato, la sua identità  maschile è respinta e diventa in parte inespressa, proprio nella connotazione per lui più fisica. L’uomo costretto alla asessualità non si sente veramente uomo anche se ovviamente non è vero. Un po’ quello che succede alle donne che non possono o non riescono a vivere la maternità anche loro non si sentono donne complete. Il problema si pone anche nell’altro sesso, la donna che non si sente più desiderata crede di non essere più attraente e può perdere sicurezza in se stessa.

Le conseguenze sono diverse  l’uomo può diventare aggressivo  verbalmente, talora anche fisicamente, inizia una vera e propria guerra psicologica fatta di risentimenti, chiusure, sensi di colpa, insoddisfazioni, battute e critiche. Per quello che riguarda la donna la sua reazione è di solito meno aggressiva e direttamente espressa e non è infrequente che si possa  chiudere in se stessa giudicando anche inconsciamente che la colpa possa essere la sua.  A meno che non vi sia un reale motivo, un benestare reciproco o la ricerca di una vita sessuale al di fuori delle mura domestiche, per evitare di scatenare il desiderio nel compagno si rischia di arrivare a  una eliminazione quasi totale dell’affettività, niente baci, niente carezze, nessuna espressione di affettuosità.

Una relazione non solo asessuata ma anche pericolosamente anaffetiva.

Ho recentemente considerato che questa modalità è molto simile ai disturbi comportamentali legati al cibo, l’anoressia per esempio parte da un desiderio di vedersi più magri e gradualmente si trasforma in un totale rifiuto del cibo. Entrambi questi atteggiamenti sono un rifiuto del nutrimento non solo fisico, ma anche emozionale e sensoriale, un rifiuto del piacere insomma, per arrivare nei casi più gravi a un  rifiuto della vita stessa. Molte volte è presente una  depressione del tono dell’umore sottostante magari mascherato.

E’ però da considerare che da alcuni anni la assessualità sta dilagando un pò come una moda tra i e le giovanissime oltre che tra personaggi dello spettacolo, che dichiarano apertamente di vivere molto più serenamente senza il sesso e senza questa ossessiva necessità e di ricercare una espressione più sentimentale e romantica dell’amore.  In questi casi la relazione assessuata è desiderata da entrambe le parti e come alcuni dicono “è il paradiso per gli uomini che soffrono di impotenza”  e a questo punto direi ma perché no? Basta che non lo si consideri un vanto o un orgoglio ma  una scelta individuale e rispettosa delle altrui necessità e desideri.

E’ possibile che questo sia  il risultato della nostra ricerca di perfezione, e dell’allargare il nostro spazio esperienziale: con quello vado a teatro, con quello faccio sport, con quello lavoro, con quello faccio il romantico, con quello faccio sesso e qui nasce il famoso scopamico. Anche questa è una novità di questo secolo molte amicizie, molta libertà, molta scelta e possibilità di vivere esperienze diversificate tra di loro e non per questo meno arricchenti.

Esiste la possibilità di dar vita a un puzzle di io con diverse personalità, che da un lato possono generare confusione e instabilità ma dall’altro possono essere un ottimo training e terreno per non fossilizzare la nostra mente in un unico personaggio che ripete se stesso fino alla morte. Un tempo si restava dove si nasceva si lavorara vicino a casa ci si sposava il più comodamente possibile. L’importante è non perdere il collegamento con la nostra unità e centralità, mantenendo il desiderio di creare una vera e profonda relazione con gli altri individui e non solo con noi stessi.

Ma per tornare all’assesualità credo che  una cosa sia scegliere di non far sesso e un’altra sia il non riuscire a fare sesso in modo soddisfacente; la differenza è sostanziale, direi.

Quando iniziamo a capire di avere una totale mancanza di desiderio è necessario correre subito ai ripari, e girare subito il timone nella direzione giusta. Il primo passo è capire che il problema siamo noi, infatti il più delle volte si tende a dare la colpa alla stanchezza ma soprattutto al compagno, troppo grasso, alito pesante, si trovano difetti sicuramente presenti ma ai quali si da troppo peso. In realtà sono delle scuse o meglio si vede l’altro come se indossassimo degli occhiali che distorcono la realtà, esattamente l’opposto degli occhiali rosa dell’innamorato.

Una volta individuato che di un problema si tratta, è necessario  non accettare passivamente questa condizione di chiusura ma cercare tutte le possibili soluzioni per facilitare una riapertura. E’ importante condividere il problema ovvero parlarne con il proprio compagno cercando in prima istanza di spiegare che non è lui il problema e che desideriamo cambiare velocemente. Si tratta di una richiesta di aiuto per superare il momento difficile, un po’ come quando si decide di smettere di fumare. In questo modo si dà la possibilità al compagno di diventare più attento ad alcuni dettagli che ci danno fastidio, si potranno fare dei viaggi o dei week end insieme per uscire dal tran tran.

Il problema è  più subdolo  quando non esiste un compagno; in questo caso è più facile credere che siamo così solo perché siamo sole, ma  è spesso il contrario e spetta a noi uscire da questo torpore.  A parere mio è sbagliato e troppo facile concludere che non essendoci più desiderio sessuale il rapporto tra due persone è da considerarsi esaurito. E’ più facile chiudere e  ricominciare con un altro compagno dove tutto è nuovo e possibile.  Facilmente le stesse dinamiche si riproporranno nel tempo magari anche peggiori. Si  può rimettersi in pista anche con il compagno di oltre 20 anni.

Come fare? Prima di tutto bisogna volerlo! esattamente come quando si decide di smettere di fumare, quindi ci deve essere una motivazione forte questo è il punto di partenza e non è facile. E’ più semplice rinunciare  ad essere felici che lottare per la nostra felicità e poi è necessario darsi da fare in più direzioni.

L’attività motoria è la più semplice e prima raccomandazione, soprattutto se fatta all’aria aperta, da una parte perchè il movimento aumenta la produzione di testosterone e quindi aumenta l’appetito  sessuale, dall’altra perchè la natura apporta sempre la sua meravigliosa armonia intrinseca e ci dona la possibilità di ritrovare un equilibrio.

Quando questo non basta è utile affrontare l’argomento con uno specialista psicologo o sessuologo per vedere di risolvere la causa del problema magari anche in coppia. L’agopuntura può essere un valido supporto specialistico non verbale uno strumento capace di far circolare l’energia in tutto il corpo evitando che si concentri e blocchi in alcuni distretti. Il trattamento di agopuntura si può paragonare a un motore acceso capace di far circolare la benzina  nel carburatore  senza che si ingolfi riattivando e armonizzando il network ormonale e bioumorale alla base del desiderio sessuale.

Si attiverà il corpo come una ventata di energia aggiuntiva che potete utilizzare fisicamente ma anche mentalmente per aggiustare il tiro ovvero per essere più elastici. Il corpo e la mente si influenzano vicendevolmente  se alle donne serve una cena romantica, alcune attenzioni e comodità per mollare la fatica della giornata e della settimana, uomini perchè non provate ad assecondarle? E per le donne  se a un uomo serve un bel pasto caldo servito con affetto e un bell’intimo e la vostra disponibilità, anche se di fronte a una richiesta non programmata e talora troppo istintiva, perché negarglieli?

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L’endometriosi è una patologia moderna?

17/1/11

Catherine Bellwald Lendometriosi è una patologia moderna?

L’endometriosi ovvero la presenza di frammenti di endometrio (tessuto che riveste internamente l’utero) in sedi diverse da quella uterina è una patologia nel mirino da diversi anni e sembra la causa di un gran numero di manifestazioni dolorose mestruali e intermestruali.

Il tessuto endometriosico ectopico  può essere  presente in sedi quali le tube, le ovaia, il peritoneo pelvico e si sviluppa seguendo il normale  il ciclo ormonale, esattamente come fa il normale tessuto di rivestimento dell’ utero. Quindi diventa molto voluminoso in fase periovulatoria per iniziare in caso di mancato concepimento un graduale processo di degenerazione che termina con il suo totale sfaldamento e infarcitura emorragica in fase premestruale.

Il punto è che il sangue in queste aree appunto ectopiche non viene espulso ma ristagna localmente creando stati infiammatori più o meno severi in base alla dimensione dell’endometriosi.

La dismenorrea cioè il dolore e malessere mestruale oggi giorno viene spesso considerato come una possibile presenza di endometriosi, e secondo la medicina cinese questo non è un errore. Infatti la dismenorrea innanzitutto è una patologia e non già come si diceva fino a poco fa, un disturbino ricorrente  e fisiologico che è  normale sopportare in silenzio.

La dismenorrea per la medicina cinese è una incapacità del sangue mestruale di fuoriuscire liberamente e corrisponde a una sua stasi, in parole semplici se vi è dolore è perchè il sangue mestruale ristagna. Il sangue fermo è sempre accompagnato da dolore, un ematoma per esempio è sangue fermo nel derma in seguito a un travaso traumatico ed  è sempre doloroso. Se poi il sangue travasato si ferma nel tessuto muscolare o peggio in una articolazione diventa estremanente  doloroso  e in questi casi fonte di possibili alterazioni patologiche secondarie anche severe se non trattato tempestivamente in modo corretto.

Il sangue mestruale che ristagna in sede uterina durante il mestruo non porta conseguenze gravi, poichè si ritrova nel suo contesto naturale ovvero l’utero ma anche in questo caso produce dolore, ovvero il dolore mestruale più o meno sostenuto. Il ristagno o stasi di sangue in sede uterina  si accompagna inoltre alla presenza di sangue tipicamente scuro e alla presenza di grumi, questi due fenomeni sono da parte di molte donne e ginecologi considerati normali ma per la medicina cinese sono già uno specifico segno di stasi.

La causa dell’endometriosi è stata definita come la presenza di un flusso retrogrado, ovvero un flusso che non scende verso il basso come dovrebbe ma sale verso l’alto. In questo caso nuovamente la visione allargata della medicina cinese ci viene in aiuto, non è un caso se dalla stasi si possa giungere alla possibilità di un inversione del flusso anche se minimo. La stasi accompagnata da una contrattura della muscolatura liscia dei visceri si traduce in un inversione del suo normale percorso.

In medicina cinese si parla già da milleni di qi ni (inversione della flusso energetico normale), disturbo che  si ritrova in altre stasi quella del respiro con i sintomi quali la tosse e il singhiozzo e in quella della digestione con la nausea, le erutazione continue e il reflusso gastroesofageo. L’inversione del flusso detto flusso retrogrado, non è come molti pensano una situazione congenita o una condizione senza rimedio alcuno ma una situazione patologica  curabile con successo quando se ne conoscono le cause e i rimedi efficaci.

Qualunque dismenorrea ovvero ciclo metsruale doloroso oltre che irregolare è segno di un disturbo che non trova la sua guarigione nella ultra usata pillola, che mette si a riposo le ovaia riducendo la cistosi ovarica e regolando i picchi ormonali e i conseguenti vari disturbi perimestruali ma senza modificarne la causa. Ecco che a pillola sospesa le  donne si ritrovano con lo stesso problema di prima e spesso con disturbi di infertilità secondari ad aderenze, infiammazioni o  alla sola condizione di stasi che impedisce  la normale fecondazione e crescita dell’embrione.

Sia l’agopuntura che la fitoterapia cinese sono rimedi terapeutici millenari e, se ben conosciuti e usati con sapienza, consentono  di migliorare anche totalmente il disturbo della stasi in regione uterina e pelvica, normalizzando il flusso talora troppo forte, e impedendo il cosiddetto flusso retrogrado. Ho trattato diverse pazienti e in molti casi oltre alla remissione dei sintomi dolorosi mestruali, si sono potute  evidenziare agli esami ecografici, miglioramenti e riduzioni delle aree diagnosticate come endometriosiche, e spesso anche la contemporanea riduzione di cisti ovariche e fibromi quando presenti con dimensioni ridotte.

Non si tratta di terapie miracolistiche in grado di risolvere tutto, è chiaro che in caso di aree endometriosiche molto estese così come in caso di fibromi voluminosi l’unica terapia resta quella chirurgica, ma nelle forme più limitate e contenute il quadro può regredire o migliorare in modo sostanziale oltre che soddisfacente. E’ però giusto informare che un corretto trattamento  della dismenorrea e dei  vari disturbi del ciclo quando presi al loro inizio oltre che essere facilmente risolvibili diventano un efficace trattamento di prevenzione dell’eventuale comparsa di queste frequentissime patologie ginecologiche, evitando il sicuramente sgradevole ricorso alla chirurgia.

L’agopuntura e la fitoterapia cinese  possono essere considerate come  ottimi trattamenti di prevenzione dell’endometriosi  proprio perché  risolvono la causa sottostante e non solo i sintomi, ovvero agiscono direttamente  sulla stasi  in regione pelvica.

A  proposito del flusso retrogrado spenderei due parole sull’utilizzo e abuso di assorbenti interni nella normale gestione del ciclo mestruale da parte della maggior parte delle giovani donne. Oltre alla stasi di qi di fegato che possiamo considerare come una delle maggiori cause di stasi in regione pelvica, l’utilizzo regolare e continuo di assorbenti interni un po’ voluto dal nostro nuovo senso estetico e anche dal nostro desiderio di sentirci in pari opportunità con l’uomo ci porta ad un netto aumento della possibilità di generare un flusso retrogrado.

Non credo bisogna essere un genio per capire che tappando la normale via di uscita del sangue mestruale, in caso di contrazioni uterine una piccola parte del  flusso potrà risalire lungo le tube con la possibilità di  infilarsi in regione peritoneale. E alcune cellule endomestriosiche presenti nel sangue mestruale trovandosi in un ambiente interno caldo e vascolarizzato, avranno l’opportunità di sistemarsi a loro piacere considerandolo come un trasloco e non come lo sfratto esecutivo che dovrebbe essere! Capito le furbine?

Eppure di questa problematica nessuno parla, le mie pazienti alla mia indicazione di sospenderne l’uso regolare e continuativo dei dispositivi interni mi guardano sgomente e talora mi rispondono “ma io come faccio?” oppure ” è impossibile!”  Pensate che molte donne usano gli assorbenti interni anche di notte, la paura di sporcare di sangue e di essere poco igeniche mette a disagio e prevarica sul buon senso. Non avevo mai considerato quanto importante fosse questo aspetto al giorno d’oggi, inoltre  è da tenere fortemente in considerazione anche la moda dell’ombelico scoperto anche quando fa troppo freddo, perchè il freddo rallenta e facilita la stasi.

Insegnate alle vostre figlie a non avere timore di sporcare,  ne di sentirsi addosso un odore sgradevole. Basta lavarsi e cambiarsi più spesso, tutto qua, nulla di che avere vergogna.  Con il proprio compagno poi, si scambiano abitualmente  altri liquidi umorali, dalla saliva, al liquido seminale o vaginale, il sangue mestruale è un umore fisiologico che in presenza di una vera intimità non dovrebbe essere vissuto come un problema, ne la sicuramente poco elegante presenza dell’assorbente esterno ne la possibilità di macchiare il lenzuolo o alcuni indumenti che semplicemente si lavano come si faceva una volta.

Sul lavoro poi  se bisogna interrompersi per andare in bagno, non credo che sia così impossibile trovare il modo di farlo con eleganza e discrezione senza aver bisogno di sbandierarlo ai quattro venti. Si fanno milioni di pause caffè e che diamine noi faremo un pit stop, anzi, un “pink stop”; si fermano le Ferrari per cambiare le ruote? E noi ci fermemo  per cambiare l’assorbente. E che sarà mai!

Così come la stitichezza causata dalla difficoltà di utilizzare un bagno pubblico anche in questo caso considero il ricorso eccessivo agli assorbenti interni per  paura di una scarsa  igiene un fenomeno sicuramente estremo e non sano.  E’ giusto ammettere che i normali bagni pubblici sono poco adatti e spesso totalmente sguarniti a questo proposito.  Avere un piccolissimo lavello  a portata di mano sarebbe l’ideale oppure  dispenser di assorbenti o di salviette umidificate per l’emergenza. Sono idee  a mille anni luce dalla nostra quotidianità, eppure sono piccole e preziose comodità che renderebbero la vita della donna più tranquilla evitando forse che ci si debba trattenere per ore dall’andare in bagno. Ma nulla ci vieta di tenerle in borsetta mi pare.

Un argomento questo decisamente poco sfruttato forse perchè ancora oggi  le donne non hanno capito la loro forza e la loro potenzialità. Non è un caso se in molte tradizioni esoteriche si raffigura l’energia dei centri bassi con la configurazione di un serpente. Non credo sia un caso se il nostro utero assomiglia proprio a un serpente e tanto meno che al serpente si attribuisca il simbolo del potere. Anche la S di superman non credo sia un caso, così come il fatto innegabile che dall’utero scaturisca il potere di generare e quindi di plasmare la materia.

Insomma ancora poco si sa sul reale potere femminile ma una cosa è certa: non sembra che negli ultimi anni la consapevolezza femminile abbia fatto molti passi avanti.

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I trigger points e le algie muscoloscheletriche

13/1/11

Catherine Bellwald I trigger points e le algie muscoloscheletriche

Non esiste dolore importante acuto  o cronico che non possa generare dei trigger points. Non esistono trigger points che stimolati non siano in grado di generare  dolore.

Ma nasce prima l’uovo o la gallina? Che tradotto potremmo formulare: sono i triggers points a generare dolore o il dolore a generare i trigger points?

Ma partiamo dall’inizio; cosa sono i trigger points?

I triggers points o punti grilletto definiti anche PAM o punti algici miofasciali sono punti presenti in diverse strutture del sistema muscolo scheletrico: cute, aree cicatriziali, muscolo, tendine, legamento, capsula, caratterizzati da una maggior densità tessutale di solito dolorabili alla palpazione.

Sono come dei nodi all’interno della struttura filamentosa che compone la maggior parte di questi tessuti molli.

I terapeuti esperti siano essi massagiatori che fisioterapisti o osteopati sono capaci di rintracciarli molto velocemente alla palpazione.

Sono punti di tessuto più compatto che agli inizi del novecento, quando l’ anatomo patologia svelava, grazie allo studio miscroscopico dei tessuti, la ragione di molteplici patologie, hanno suscitato un notevole interesse e clamore scientifico. In quel periodo infatti furono scritti diversi lavori  ed eseguite importanti e storiche lezioni magistrali a loro riguardo.  Autorevoli scienziati, neurofisiologi e medici  avevano postulato svariate ipotesi sul loro ruolo nella genesi delle diverse sintomatologie dolorose.

Furono create diverse classificazioni e attribuiti a questi punti i più svariati nomi, si definiva per la prima volta il concetto di dolore irradiato o di dolore a distanza.

Oggi a oltre un secolo di distanza questi punti forse perchè non sempre identificabili con l’esame ecografico e quindi non tangibili un po’ come con gli agopunti, hanno perso il loro interesse scientifico e da molti ortopedici, reumatologi e fisiatri vengono totalmente ignorati. Tant’è che alla facoltà di medicina e fisiatria dei miei tempi neanche si sono  studiati.

Ho iniziato a conoscerli, studiarli, trattarli e infine riconoscerli solo dopo aver eseguito i corsi di miofibrolisi del Dott. Giulio Picozzi e del Dott. Virginio Mariani e da allora non ho più smesso. I trigger points erano conosciuti nella medicina cinese come punti ashi.

Alcuni punti definiti  trigger latenti possono rimanere silenti  per anni senza dar segno della  loro presenza per poi venire alla luce magari  dopo uno sforzo improvviso o prolungato, dopo uno stiramento, un movimento o una postura  mantenuta  a lungo oppure anche dopo il raffreddamento del muscolo stesso e infine anche dopo un trauma.

I trigger points  definiti invece attivi  provocano una diminuizione del raggio di  movimento  e  della forza muscolare delle aree muscolari coinvolte, inizialmente poco visibile capace di generare una graduale rigidità e un dolore cronico o ricorrente.

Oggi ritengo che l’identificazione dei punti trigger e la loro eliminazione o riduzione sia un fondamentale percorso verso la completa risoluzione delle patologie muscoloscheletriche indipendentemente dalla loro causa.

L’eliminazione del trigger point genera sempre un miglioramento della sintomatologia dolorosa ma molto spesso si accompagna ad un transitorio aumento localizzato dell’infiammazione per liberazione da parte del tessuto di tossine e mediatori della flogosi. Ci si aspetta un possibile peggioramento del dolore che però è diverso dal dolore per giungere ad un netto miglioramento dello stesso.  E però importante segnalare che questo lavoro può non essere  duraturo.

Infatti i dolori ad eccezione dei traumi recenti hanno una componente talmente complessa da non poter sempre riconoscere  la vera causa che li ha originati. Alcune volte dolori apparentemente semplici e ritenuti di natura esclusivamente meccanica o posturale sono l’espressione di tensioni interne o viscerali e vice versa. Solo trattandoli in modo corretto e protratto  la loro vera natura e origine saltano fuori.

Potrei ripetere quello che dice il Dott Giulio Picozzi  ai suoi corsi “non trattare il dolore con l’agopuntura equivale a non far pulire il pavimento alla donna di servizio!” e aggiungerei che non utilizzare la miofibrolisi in caso di dolore muscolo scheletrico equivale a non usare la scopa per pulire il pavimento. La combinazione dei due trattamenti produce un lavoro completo a 360 gradi; la miofibrolisi lavora dall’esterno verso l’interno e l’agopuntura dall’interno verso l’esterno. Associando le due metodologie il risultato si raggiunge più velocemente.

La miofibrolisi è una tecnica che utilizza strumenti metallici a punta di varia forma, capaci di raggiungere i diversi distretti muscoloarticolari anche più profondi, come le inserzioni tendinee ovvero i punti dove il tendine si inserisce sull’osso. L’utilizzo di questi strumenti consente di individuare i triggers points anche più profondi e di eliminarli riordinano le fibre che li compongono.

Oggi nella medicina occidentale si usa l’infiltrazione con anestetici o analgesici dei punti trigger  così come nella medicina cinese si punge direttamente il punto trigger o ashi, queste tecniche hanno una loro efficacia ma non lavorano sull’intero sistema fasciale come invece fa la miofibrolisi.

Eliminato il trigger point l’energia e il sangue potranno nuovamente circolare liberamente in quel distretto, senza ingolfarsi o bloccarsi; ecco perchè l’agopuntura e la miofibrolisi seppur  indipendenti possono diventare trattamenti terapeutici complementari per la risoluzione di diversi dolori muscolo scheletrici.

E chiaro che se esiste una postura scorretta  o microtraumi ripetuti dovuti all’attività lavorativa, il risultato potrà essere incompleto e necessiterà quando possibile di un lavoro di rieducazione fisica e  correzione posturale.

Per quel che riguarda l’aspetto emozionale, l’agopuntura potrà aiutare limitare le tensioni, ma talora richiederà anche un’opera di introspezione e di consapevolezza che porti ad un cambiamento  reale e tangibile della vita e del modo di affrontarla.

Pertanto nel caso di alterazioni degenerative permanenti quali l’artrosi o deformazioni scheletriche anche gravi, così come negli esiti di traumi, il trattamento con la miofibrolisi e, meglio ancora, il trattamento combinato miofibrolisi-agopuntura  saranno in grado di ridurre la componente dolorosa in modo soddisfacente consentendo una limitazione della terapia antidolorifica e miorilassante.

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Agopuntura e I Ching

9/12/10

Catherine Bellwald Agopuntura e I Ching

Tutti conoscono il famoso libro dei mutamenti I Ching (altrimenti scritto I King o Yi Jing ) considerato come un libro divinatorio consultabile secondo diversi metodi, dagli steli di millefoglie al più classico delle tre monetine.

Qualunque sia il metodo scelto, il risultato è un cosiddetto “esagramma“, ovvero un simbolo formato da sei segni, sei righe, che possono essere intere o spezzate in due segmenti.

Quello che però sono pochi a sapere è che questo libro, la cui origine nella forma attuale è datata intorno al II secolo a.C, è il risultato di principi quali la legge dello yin e dello yang e la legge dei 5 elementi.

Ogni riga dell’esagramma rappresenta simbolicamente la dualità yin-yang,  considerata yin se spezzata e yang  se intera.

I diversi esagrammi sono a loro volta costituiti da due trigrammi sovrapposti,  e ogni trigramma rappresenta simbolicamente uno dei cinque elementi.

I trigrammi di partenza sono 8 e si chiamano appunto ba gua.  Ma direte voi, come si passa  da  5 elementi a 8 trigrammi? A parte l’acqua e il fuoco che hanno una polarità sola, rispettivamente acqua yang e fuoco yin, gli altri tre elementi hanno una polarità doppia, una yin e una yang e così passiamo dai 5 elementi alla loro rappresentazione  in 8 simboli diversi, che tradotto in cinese produce appunto la parola  ba gua.

I due trigrammi sovrapposti ripropongono tutte le 4 diverse  relazioni tra i vari elementi, essere nutrito, nutrire, essere controllato e controllare, che poi si ritrovano in qualunque relazione esistente.

Possiamo così capire che ogni esagramma rappresenta una precisa situazione, in altri termini ogni situazione può essere rappresentata da un preciso esagramma. Gli esagrammi hanno 2 alla 6 possibili combinazioni, ovvero ci sono 64 esagrammi diversi, che rappresentano l’intera gamma di possibilità relazionali ecco perché anticamente venivano posizionati a cerchio, per figurare nuovamente la ciclicità o meglio la circolarità presente sia nella legge dello yin e dello yang, che nella legge dei 5 elementi.

Un altro aspetto praticamente sconosciuto (anche alla maggior parte degli agopuntori) è che gli stessi principi che stanno alla base di questo tipo di rappresentazione della vita, possono essere utilizzati per praticare agopuntura, sfruttando il modello e l’archetipo degli esagrammi dell’I ching.

Non si tratta affatto di una sorta di magia ma della applicazione di leggi e archetipi attraverso precisi strumenti deterministici. In realtà si tratta una una vera e propria scienza applicata.

Il mio maestro ama descrivere questo tipo di pratica come agopuntura digitale e, come nel caso della musica digitale rispetto a quella analogica, la definisce uno strumento terapeutico  più preciso e  sofisticato.

Personalmente uso questo metodo da 5 anni e, sulla base dei risultati ottenuti, lo considero uno strumento davvero efficace sia sul dolore che sulle patologie interne.

La prima cosa da dire è che ogni canale o meridiano principale è rappresentabile con un esagramma preciso. Ogni riga dell’esagramma corrisponde a un punto preciso dei cinque punti shu antichi, il sesto punto  non in ordine è dato dal punto luo per i canali yin e dal punto yuan per i canali yang di ogni canale. Anche ogni elemento corrisponde a un trigramma e quindi ogni esagramma diventa più o meno favorevole ai diversi elementi in base alla loro specifica posizione. L’acqua sopra il fuoco, ad esempio, tende a smorzare quest’ultimo, mentre il legno sopra il fuoco lo potenzierà; allo stesso modo potremmo dire se mettiamo il fuoco sopra il fuoco.

Questo tipo di rappresentazione simbolica, fornisce una possibilità terapeutica del tutto particolare; inserendo infatti un ago in uno dei 6 punti corrispondenti al suo esagramma di canale, si modifica la polarità della relativa linea, da piena a spezzata  e viceversa; pungendo un punto si modifica cioè simbolicamente  l’esagramma in un altro esagramma. In questo modo è possibile, conoscendo  i punti precisi di ogni canale e il significato dei diversi esagrammi corrispondenti, costruire una mappa simbolica dei trattamenti con un obiettivo preciso e mirato e renderli quindi molto più immediati nel risultato terapeutico.

E questo vale per il dolore così come per alcune patologie interne. In particolare per il dolore si l’utilizza la tecnica di mettere il canale o i canali da trattare in sintonia con la stagione in corso, per potenziarne l’effetto analgesico. Ma l’effetto più eclatante di questa tecnica avviene sulle sindromi ovvero sulle patologie interne. Ad esempio, “smorzare e spegnere il fuoco in un organo” diventa una tecnica preziosa in caso di infiammazione acuta.

L’utilizzo dell’esagramma favorevole alla stagione in corso può inoltre essere considerato un valido lavoro di prevenzione che si può utilizzare per esempio sugli organi più colpiti in quella determinata stagione per rinforzarli o sugli organi più deboli in quel determinato soggetto e costituzione. Questo metodo di agopuntura si chiama anche agopuntura stagionale

E’ interessante sapere che l’esagramma più favorevole alla stagione invernale, differisce dall’esagramma del canale di stomaco e di polmone per una singola riga, ovvero pungendo un singolo punto del canale di stomaco, per la precisione  il punto 36 ST e un solo punto del canale di polmone, nella fatti specie  il punto LU 9, possiamo trasformare rispettivamente i due canali nella configurazione più favorevole alla stagione invernale.

E altresì curioso sapere che il punto 36 di stomaco, storicamente raccomandato per tonificare le difese immunitarie, nell’antichità veniva usato in modo sistematico dai soldati prima di andare in guerra e prima di intraprendere un lungo viaggio. Questa informazione viene tramandata dagli antichi testi dove si indicava di applicare la moxa con insistenza fino ad ottenere addirittura una vera e propria ustione cutanea su questo punto.

Per il punto 9 di polmone non vi sono indicazioni così specifiche, ma essendo un punto sorgente è da tutti gli agopuntori conosciuto e considerato come un punto di tonificazione del polmone. E’ chiaro che questo significa irrobustire non solo l’organo ma  tutto l’apparato respiratorio che energeticamente fa capo ad esso.

Si può chiaramente intuire che il trattamento regolare di questi due punti possa essere considerato uno strumento afarmacologico per prevenire sinusiti, riniti, bronchiti, polmoniti e gastroenteriti ovvero le tipiche patologie di questa stagione, senza però rischiare nessun possibile effetto collaterale. Inoltre questo trattamento agisce non già come un vaccino nei confronti di un singolo virus o famiglia di virus ma come un ombrello nei confronti di tutti i possibili microrganismi patogeni.

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Agopuntura: funziona in modo diverso dai farmaci

11/11/10

Catherine Bellwald Agopuntura: funziona in modo diverso dai farmaciLa prima cosa che  distingue un farmaco da un trattamento di agopuntura è che usarlo per prevenire una patologia non è così semplice,  anche se le case farmaceutiche ci stanno provando a trovare farmaci preventivi e oggi si stanno buttando sulla fitoterapia di basso livello e su integratori generici con lo scopo di riuscire a vendere al maggior numero possibile di pazienti un prodotto da assumere vita natural durante!

Un farmaco per prevenire una malattia deve dimostrare che il suo NNT è davvero basso e il suo NNH molto alto ovvero ci vuole  un basso numero  di pazienti trattati  per prevenire una patologia e un numero davvero alto di pazienti trattati per ottenere un evento avverso. Qualunque sostanza, naturale o sintetica che sia, se ha degli effetti chimici di rilievo tali da curare  una malattia di solito possiede anche una certa tossicità intrinseca, ovvero non si può usare in modo indiscriminato.

Ecco che usare anche la fitoterapia come medicina preventiva non è azione scevra da pericoli.

L’agopuntura invece è la medicina preventiva per eccellenza; può, oltre che risolvere disturbi fisici e psichici, prevenire numerose patologie senza causare essa stessa una possibile patologia. L’agopuntura lavora su un concetto di equilibrio e di consolidamento di un equilibrio: quando l’equilibrio non c’è, tende a modificare l’assetto alla ricerca dell’equilibrio, quando l’equilibrio è presente lo mantiene e lo consolida.

Nei rari casi in cui l’agopuntura scatena un malessere questo si trovava latente e nascosto pronto a trasformarsi in qualcosa d’altro o spuntar fuori quando meno lo si aspettava. Questo significa che non si tratta di un effetto collaterale dell’agopuntura ma di un malessere in transizione talora neccessario per identificare un problema  e quindi per trattarlo.

Mi sono capitate in 10 anni di lavoro due pazienti che dopo aver eseguito i primi tre trattamenti di agopuntura riferivano un netto miglioramento dei dolori muscolari ma lamentavano la comparsa di un quadro ansioso di grado moderato o severo prima non segnalato.

In questo caso non è giusto dire che l’agopuntura ha scatenato una sindrome ansiosa come effetto collaterale ma piuttosto che l’ha portata alla luce ovvero l’ansia si nascondeva sotto i dolori muscolari, i dolori muscolari erano lo specchietto per le allodole del disturbo ansioso.

Il trattamento di agopuntura può spostare un dolore da un punto all’altro mostrandoci il vero luogo di origine del dolore, e la sua vera natura, talora in modo anche sorprendente.

Un caso recente di dolore infrascapolare presente da 6 mesi e non sensibile ai farmaci antinfiammatori, dopo solo due sedute di agopuntura si è trasformato in una vera e propria nevralgia presumibilmente erpetica interna evidenziando il decorso e i sintomi tipici di questa patologia. Il dolore non era muscolare e per questo non rispondeva ai comuni farmaci ne ai trattamenti massofisioterapici precedentemente eseguiti senza successo.

In questi casi non è certamente facile spiegare ai pazienti cosa sta succedendo ma se si riesce a far capire loro che il portare a galla un problema nascosto è il primo passo verso la sua soluzione, il lavoro è già mezzo riuscito. Per metttere in ordine una stanza in profondità, prima  bisogna pulire i cassetti e gli armadi e i ripostigli creando disordine e sporco e poi continuando si arriverà alla pulizia completa e totale e non solo superficiale.

Nello stesso identico modo  solo continuando il trattamento in modo intensivo, il cambiamento e la risoluzione dei disturbi fisici e psichici verrà conseguito in modo completo e soddisfacente.

Possiamo dire che l’agopuntura, a differenza del farmaco, nei rari casi in cui produce quello che definiamo un transitorio peggioramento, non va sospesa ma continuata aumentando se possibile l’intensità del trattamento ovvero il numero di sedute settimanali, discorso impensabile e totalmente assurdo per un farmaco ovviamente che invece deve essere immediatamente sospeso.

Un’altra sostanziale differenza tra farmaco e agopuntura è che, una volta che il paziente è guarito dalla patologia, il farmaco viene sospeso; l’antibiotico, l’antimicotico, il cortisonico o l’antistaminico non si usano più o quanto meno se ne riduce il dosaggio fino alla sua sospensione.

In agopuntura quando il paziente è guarito è utile non interrompere in modo completo. La totale regressione del sintomo non sempre coincide con la totale scomparsa delle cause che lo hanno generato. L’agopuntura a differenza del farmaco, lavora non solo sul sintomo chiamato  manifestazione ma anche sul disequilibrio presente alla sua origine chiamata radice  del disturbo.

Potrete capire che non sempre l’uno coincide con l’altro ci possono volere anche  anni prima che un disturbo interno  si manifesti in superficie, ecco che il lavoro per essere davvero completo non dovrebbe essere sospeso anche con la completa remissione dei sintomi, soprattutto se  presenti da numerosi anni.

Per  riportare una bilancia in equilibrio è necessario andare avanti finchè i due piatti non si trovano esattamente in equilibrio; sospendere prima anche poco prima consentirà al disequilibrio di manifestarsi nuovamente magari a distanza di tempo.

L’agopuntura non produce dipendenza anzi viene proprio usata per liberarsi da qualunque tipo di dipendenza sia fisica che psichica, dallo shopping compulsivo all’alimentazione eccessiva, dal fumo di sigaretta all’assuefazone a qualunque sostanza chimica. Non va quindi temuta perché punge e fa male; sono ben altre le terapie potenzialmente dannose e ricche di effetti collaterali che spesso non siamo in grado di capire o sentire.

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L’agopuntura come funziona? By Giulio Picozzi

4/10/10

Catherine Bellwald Lagopuntura come funziona? By Giulio Picozzi

Dall’età della pietra,  il dolore fisico  ha accompagnato l’esistenza dell’uomo:  incidenti di caccia, traumi e ferite o semplicemente  i lavori pesanti o l’esposizione alle intemperie  hanno da sempre provocato nell’uomo dolori muscolo-scheletrici.

La medicina cinese ha sviluppato fin dai suoi albori l’agopuntura come mezzo principale di trattamento della sintomatologia dolorosa. Si pensa che già tremila anni prima di Cristo venissero praticati trattamenti di agopuntura con aghi ricavati da ossa di animali.

Ogni popolazione di qualsiasi continente ha da sempre cercato di lenire il dolore, vuoi con dei trattamenti manuali oppure con delle pozioni a base di erbe o più recentemente con i farmaci.

L’unica cultura al mondo ad avere sviluppato un trattamento del dolore con gli aghi è stata  quella  cinese.

Dalla Cina l’agopuntura è  stata esportata in tutto l’oriente; si sono sviluppate  scuole e tradizioni in Giappone, Corea, Vietnam ed ognuna di queste scuole ha le sue caratteristiche e peculiarità. Nell’ultimo secolo l’agopuntura è stata via via praticata in  ogni continente  dall’America meridionale all’Oceania dall’Europa  all’America del nord all’Africa.

Senza ombra di dubbio possiamo affermare che al giorno d’oggi l’agopuntura è il trattamento antidolorifico più usato ogni giorno al mondo.

Anche se molti agopuntori usano preferenzialmente i punti locali del dolore come agopunti, l’agopuntura non nasce come  un trattamento locale, anzi i trattamenti a distanza distinguono il praticante che conosce approfonditamente  le relazioni fra  i canali energetici da quello che punge in maniera semplice e grossolana.

Non c’è alcun bisogno di studiare e arricchire le scuole di agopuntura  per quattro lunghi anni per poi limitarsi a trattare punti locali dolorosi  o adiacenti o per trattare semplicemente i canali direttamente coinvolti.

Se l’agopuntura si limitasse ad essere un trattamento della zona dolente o del canale interessato perderebbe moltissimo in efficacia e fascino.

Purtroppo ancora oggi molti sedicenti agopuntori utilizzano semplicemente questa metodica… fa male lì e lì ti metto un ago.  In questo modo si trattano solo quelli che la medicina moderna chiama  “trigger points” o punti grilletto.

Questi punti spesso coincidono con quelli dell’agopuntura e una volta stimolati possono dare un parziale sollievo  alla  sintomatologia dolorosa.

In realtà i “trigger points” più modernamente detti PAM (punti algici miofasciali ) vengono trattati  meglio da tecniche manuali, in particolar modo dalla miofibrolisi; questa tecnica sfrutta diversi strumenti metallici a punta per distruggere ed eliminare definitivamente questi punti che sono da considerare come delle zone di tessuto più compatte, come dei nodi, presenti nella compagine di diversi tessuti: muscolare, tendineo e legamentoso.

Dopo oltre vent’anni di lavoro e di insegnamento dell’agopuntura classica oggi  agli agopuntori insegno  tecniche di agopuntura antiche  che consentano di essere estremamente efficaci sul dolore, oltre che la tecnica della miofibrolisi che ho personalmente messo a punto partendo da diverse tecniche manuali antiche e codificato con l’aiuto del fisioterapista Virginio Mariani.

Con l’agopuntura è possibile agire efficacemente sul dolore, togliendo l’infiammazione e con la miofibrolisi è possibile rimuovere  i trigger point o PAM che costituiscono in un certo senso anche una memoria del dolore.

L’agopuntura permette all’agopuntore evoluto e consapevole di neutralizzare il dolore agendo su zone lontane da esso, solo apparentemente non collegate con la zona afflitta.

Ma come funziona allora l’agopuntura se l’ago è così lontano dal dolore vi chiederete voi?

Il dolore si riduce  a distanza attraverso tre meccanismi d’azione:

Inibizione della trasmissione del dolore tramite il sistema nervoso periferico

Aumento del flusso vascolare  nella zona colpita

Inibizione diretta del dolore tramite il rilascio di endorfine dal sistema nervoso centrale.

Quello che molti pazienti non sanno (e purtroppo anche molti agopuntori) è che l’agopuntura sul dolore dà  risultati immediati! Ovvero funziona ….da subito.!

Il  tempo di inserire l’ago e qualche secondo dopo il dolore si è modificato per intensità o localizzazione.

Non esiste terapia altrettanto veloce ! L’agopuntura è molto più veloce di qualsiasi farmaco; se eseguita correttamente è praticamente immediata.

Li gan jian yin dicono i cinesi “ pianta un palo e vedi l’ombra”!

Pungere è come andare a caccia! Quando si colpisce il bersaglio al centro… “bang!” il dolore sparisce, lo si colpisce di lato e il dolore migliora o si sposta. Allora bisogna riparare, quindi… mettere  altri aghi possibilmente fino a quando non abbiamo “ucciso il dolore”.

E’ per  questo che anticamente  si riteneva più bravo chi riusciva ad avere il risultato con meno aghi

Un ago = un colpo = dolore KO= grande maestro!

Questo è  anche  uno dei  motivi per cui  grandi maestri  si diventa con  esperienza  cioè  tanta, tantissima pratica.

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L’agopuntura non è psicoterapia

6/9/10

Catherine Bellwald Lagopuntura non è psicoterapiaAccade molto spesso che il paziente che viene a fare agopuntura, una volta sdraiato o accomodato sulla poltrona, senta la necessità di parlare al medico agopuntore con la stessa modalità dell’incontro con lo psicoterapeuta.

Tutti i miei Maestri hanno sempre precisato che l’agopuntura nulla ha a che fare con un trattamento di psicoterapia e tanto meno gli assomiglia. L’agopuntura lavora senza bisogno  di alcuna fede e tanto meno necessita della parola.

L’antica arte medica dell’agopuntura lavora con la conoscenza degli agopunti e delle diverse tecniche di agopuntura. Si ritiene importante anche l’energia dell’agopuntore e del paziente. Tradotto in termini semplici e pratici, potremmo dire che conta anche l’intensità e l’ intenzione da parte dell’agopuntore nonché la disponibilità del paziente come in qualunque atto terapeutico e non.

Facciamo un banale esempio: un cuoco deve sapere cucinare e avere una certa esperienza con i fornelli, ma molto importante sarà che nel momento in cui si dedica a cucinare lo faccia con passione e rinnovato entusiamo, ma se il piatto viene servito a un soggetto inappetente o magari desideroso di mangiare altro cibo potrà risultare non gradito e non avrà portato alcun piacere.

Per i cinesi un atto non è giusto o non giusto; è l’insieme delle circostanze a renderlo perfetto.

Ecco che un agopuntore non dovrà solo praticare molto e studiare dai migliori insegnanti ma dovrà mantenersi in salute e coltivare le proprie energie affinché la sua focalizzazione ed energia non si disperdano.

Il paziente dal canto suo, dovrà cercare di considerare lo spazio e il tempo che dedica all’agopuntura come qualcosa all’interno del quale poter rigenerare le proprie energie e trovare tranquillità. Indossare indumenti comodi, morbidi e non stretti è un’ attenzione utile. Spegnere o silenziare il cellulare, a meno che non si aspetti una telefonata importante, è altresì di fondamentale importanza.

Imparare a rilassarsi durante il trattamento favorisce il lavoro degli aghi accelerando il risultato. Il mio maestro Dr Tan considera questo ingrediente non indispensabile per il risultato ma dimezza il numero delle sedute necessarie al conseguimento dello stesso.Ecco che il dilungarsi in discorsi non sempre è indicato.

Peraltro il risparmio o la mancanza assoluta di parola se poteva avere un senso per gli orientali, non è sempre adatta agli occidentali.

Personalmente ritengo che sia necessario condurre il paziente in modo dolce alla possibilità di trovare un proprio equilibrio, imparando a rilassarsi, anche attraverso l’uso della parola, talora anche con l’utilizzo di tecniche manuali come il massaggio. Oltre che capire, anche se in modo molto semplice, su cosa stiamo lavorando e in che modo.

Una mia paziente, mamma e nonna dolcissima, nonché donna attenta ed estremamente sensibile,  ascoltando le mie parole mi diceva “peccato che queste cose non le scriva”. Il mio blog è nato proprio come risposta a questa sua affermazione.

Alcune parole al momento giusto possono dare molto, di questo dobbiamo essere consapevoli, allo stesso tempo troppe parole possono essere inutili e dispersive per il paziente e per l’agopuntore. Solo l’esperienza e il continuo lavorare su di se permette di trovare l‘equilibrio perfetto, tra il detto e il non detto.

Ho aperto il blog scrivendo un post in cui indicavo un libro come una medicina, e in questa ottica quest’anno sono partita per il mare con libri totalmente diversi  dal solito.

I tradizionali libri da spiaggia, dal romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi, alle avventure del super figo Dirk Pitt di Clive Cussler, per finire con i thriller di Robert Ludlum sono stati soppiantati da libri di saggistica!

L’obiettivo era trovare altri libri da consigliare ai pazienti in difficoltà, semplici da leggere e utili per fare capire quali dinamiche perverse e malsane si nascondono dietro alla frequente quanto spesso radicata tendenza alla autocommiserazione.

In particolare ho trovato splendido il libro di Paolo Crepèt dal titolo “Sull’amore”; la sua è una sintesi lucida e molto chiara dei meccanismi mentali che consentono ad alcuni di vivere l’amore e ad altri di passarci costantemente vicino.

La distinzione e definizione di infatuazione, innamoramento e amore, sono precise e permettono di capire la grande differenza tra queste tre fasi del rapporto di coppia. Mi hanno affascinata le squisite spiegazioni del fenomeno della gelosia come mancanza di sicurezza e di stima personale così come di totale antitesi all’amore che deve basarsi invece sulla complicità. Oltre che la considerazione che l’indifferenza è la fine dell’amore in senso lato.

Un libro da leggere, da consigliare a giovani e meno giovani, e a tutti coloro che  usano difendersi con il cinismo  sentimentale e hanno congelato il proprio cuore per paura di soffrire. Un aiuto per considerare la propria maturità sentimentale come punto fondamentale per vivere e non solo sopravvivere e per imparare a volersi bene e ad amare.

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La fitoterapia cinese: un importante strumento antidolorifico

30/8/10

Catherine Bellwald La fitoterapia cinese: un importante strumento antidolorifico

Ho iniziato ad usare la fitoterapia cinese per trattare il dolore negli ultimi anni. Prima infatti mi incaponivo sul trattamento solo con l’agopuntura per ridurre al minimo l’assunzione di sostanze medicamentose, seppur naturali.

Il primo caso che mi ha fatto cambiare idea è stato quello di un paziente con una frattura di bacino a causa della quale non poteva spostarsi dal letto per eseguire trattamenti. Ho così iniziato a studiare le ricette più idonee per il mio paziente trovandone molte di antiche usate dai monaci shaolin per curare  i traumi conseguenti ai combattimenti.

Ho quindi scoperto che la fitoterapia si pone nei confronti del dolore nella stessa identica ottica dell’agopuntura: far circolare l’energia nel punto del dolore e in particolare muovere il sangue.

Nelle ricette inoltre sono presenti dei prodotti che servono a drenare i liquidi che a causa dell’infiammazione  si possono accumulare localmente e solo pochi prodotti hanno una azione antinfiammatoria nel senso di riduzione della risposta infiammatoria.

Ho iniziato  ad usare queste ricette sui  pazienti agofobici, che non sopportano neanche l’idea di essere trattati con l’agopuntura, piuttosto la morte!  Prima cercavo di convincerli che un ago non poteva in nessun modo nuocere loro ma con gli anni ho imparato che in questi  casi è  meglio  trovare un’altra soluzione.

Oggi  al paziente agofobico non impongo più gli aghi ma lo tratto con la tecnica delle miofibrolisi e con l’ausilio della fitoterapia cinese oltre che con esercizi mirati e, devo dire, i risultati sono più che validi. Uno dei paziente trattato in questo modo è stato il marito di una mia collega agopunturista; il suo dolore alla spalla era iniziato già da diversi mesi ma il paziente non aveva proprio voluto saperne di trattarsi con l’agopuntura. Aveva quindi eseguito una visita ortopedica con diagnosi di tendinopatia inserzionale e lesione della cuffia dei rotatori, per il quale aveva poi subito intervento artroscopico.

Il decorso post operatorio era stato molto doloroso e aveva dovuto, nonostante tutto, accettare di sottoporsi ad alcuni trattamenti di agopuntura a scopo antalgico per riuscire a dormire e affrontare con  più beneficio la riabilitazione. Ma, non appena  iniziato a stare meglio, i trattamenti sono ovviamente stati sospesi.  Permaneva comunque, anche dopo i canonici tre mesi dall’intervento un dolore notturno molto fastidioso, oltre che un limitato utilizzo funzionale, motivi per i quali aveva deciso di farsi operare.

Dopo un po’ di insistenza sono finalmente riuscita a prescrivergli una ricetta fitoterapica a scopo antidolorifico. Dopo una settimana il paziente riferiva di poter finalmente dormire bene di notte e di muoversi più liberamente, senza paura di sentire dolore, ma non ha voluto proseguire con la cura.

Dopo circa  8 mesi  lamentava la comparsa di dolore alla spalla controlaterale, eseguiva nuovamente visita ortopedica che suggeriva un intervento artroscopico da programmare con calma, per tendinopatia inserzionale in  assenza di lesioni conclamate.

Questa volta il paziente  mi ha subito contattato e ha iniziato a prendere il suo rimedio fitoterapico con continuità, risolvendo completamente il dolore notturno alle spalle e migliorando anche la sua condizione generale. Oggi riferisce  maggior stato di benessere e remissione della fastidiosa sindrome diarroica cronica inveterata. E’ entusiasta del risultato e alla recente visita ortopedica la sua condizione di benessere ha convinto anche il chirurgo a rinunciare all’intervento artroscopico anche se neanche un accenno è stato fatto da parte del paziente a proposito della terapia fitoterapica ancora in corso.

Da allora ogni paziente agofobico viene da me trattato con miofibrolisi, eventuale taping, esercizi di fisioterapia mirati e con l’aggiunta della ricetta fitoterapica antalgica che cerco di associare alla sua costituzione di base.

L’utilizzo della fitoterapia cinese in senso squisitamente antalgico  è utilissima in associazione all’agopuntura in quei numerosi pazienti che, abitando troppo lontani,  non possono eseguire trattamenti troppo ravvicinati  e nei pazienti particolarmente acuti o con gravi dolori cronici presenti da oltre 20-30 anni  che non possono o non desiderano assumere terapia antalgica tradizionale.

Infine offre uno strumento utile per mantenere gli effetti del trattamento durante la sospensione delle ferie e per quei pazienti ritardatari che  decidono di iniziare il trattamento a ridosso della partenza per le vacanze.

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