Cerca di avere sempre il vento alle spalle
Questa è una delle frasi che il nonno di un mio paziente raccontava a suo nipote e che lui circa 74 anni dopo ripeteva a me durante una seduta di agopuntura.
Un paziente di 80 anni con il quale c’è stato un immediato rapporto di intesa, ex comandante di marina, figlio e nipote di uomini di mare dei quali aveva raccolto e seguito le orme e gli insegnamenti.
Il mare come specchio dell’animo umano è in effetti un grande maestro e questa del vento alle spalle è un’affermazione che prevede un’infinità di sottili ma importanti considerazioni e conoscenze pratiche che si possono adattare alla navigazione per mare ma anche alla navigazione su questo pianeta ovvero alla nostra esistenza terrena.
Avere il vento alle spalle significa in primo luogo adattarsi e riconoscere l’importanza delle condizioni dettate dall’esterno inteso come macrocosmo oppure come forze superiori. Il mare non si sfida lo sanno tutti i navigatori, si può cavalcare ma non opporsi ad esso senza rischiare di soccombere: è più forte della nostra volontà o di qualunque decisione presa a priori.
Ci dobbiamo in questo senso adattare ad esso sfruttandone le correnti al massimo per raggiungere le mete da noi desiderate. Per viaggiare è necessario captare i segni del cambiamento delle correnti e delle condizioni climatiche vigilando costantemente e adattandosi ad esse pronti a cambiare rotta, fermarsi o accelerare la navigazione.
Ecco di nuovo il concetto dell’elasticità, della capacità di seguire che non significa in nessun modo non avere carattere ne opinioni personali, ne forza individuale. Significa non fissarsi sulle proprie idee e soprattutto non arroccarsi e tantomeno irrobustire eccessivamente il nostro ego diventando incapaci di adeguarci all’esterno.
Si tratta per dirla alla cinese di un’osservazione non solo dell’individuo e delle sua personalità o capacità individuali ma di una visione più ampia che prevede l’interazione dell’individuo con l’ambiente nel quale esso è immerso e da cui non può trascendere.
Dinamiche e regole tra interno ed esterno che sono intramontabili e che inevitabilmente riportano l’uomo alle sue radici e alle leggi alle quali non può sottrarsi anche se non le conosce con il loro nome ma che sono comunque sempre la legge dello yin e dello yang e la legge dei 5 elementi.
Gli uomini di mare non le chiamano di certo così ma hanno appreso dal mare le sue regole, perchè con questo elemento, l’acqua, si sono uniti totalmente. E senza tanto ragionarci sopra hanno assimilato la sua intelligenza e la sua plasticità. Semplici gesti che si trasformano in saggezza del cuore e della mente, un modo di vedere le cose che poi applicano alla vita tutta godendo al massimo di ogni istante di navigazione.
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Il decalogo delle cure che non costano niente
Una indicazione utile a tutti e ormai dimenticata dai più è quella di bere un bel bicchiere di acqua calda al risveglio. L’idea sconvolge molta gente schifandola ma vi posso assicurare che il corpo vi ringrazia se gli date della buona acqua calda appena scendete dal letto. Prima di iniziare qualunque altra cosa e soprattutto prima del caffè o del tè di rigore, provate a dissetarvi con la semplicità dell’acqua calda. In Cina nessuno dei maestri che ho avuto si sognerebbe mai di bere acqua fredda neanche durante il giorno… figuriamoci al mattino.
Sempre con questa semplicità provate a bere un bicchiere di acqua (non da frigorifero se possibile!) prima di bere qualunque alcolico, questo semplice gesto vi impedirà di dissetarvi con l’alcol ma vi permetterà di sorseggiarlo, gustandolo veramente. Vi accorgerete che un bicchiere è spesso sufficiente a soddisfare il vostro palato e anche le vostre tasche. Se poi predente l’abitudine di bere un bicchiere di acqua nelle svariate e multiple pause caffè che a un professionista spesso tocca fare anche per socializzare, vi accorgerete che magari del caffè non avete mica tanta voglia: avevate solo sete.
Quando vi trovate di fronte a un bel vassoio di cioccolatini o di pasticcini e di schifezze varie che sotto le feste la gente si sente in obbligo di offrire, provate ad aspettate che si servano gli altri. Osservateli mentre si abbuffano, guardateli bene e poi guardate bene il cibo e la sua qualità (di solito non eccelsa). L’odore che ha è molto importante, cercate di immaginare come viene prodotto, cosa contiene veramente. E’ possibile che così facendo il vostro corpo, in realtà molto più furbo di voi, vi suggerisca di non mangiarlo oppure di assaggiarlo solamente. In fondo anche a noi uomini sono rimasti degli istinti sani. La sola vista dell’alimento o bevanda è sufficiente a darci la misura se solo abbiamo la cortesia di aspettare che il nostro corpo ci suggerisca un comportamento. Dobbiamo solo aspettare evitando meccanicamente di metterci in bocca tutto quello che passa il convento in fretta e furia. Così facendo forse riusciremmo a comportarci in modo diverso rispetto ai polli da allevamento che si buttano gli uni sopra li altri per una manciata di grano turco.
Quando a fine giornata vi fate la doccia e vi lavate provate a pensare che l’acqua può pulire anche la vostra stanchezza, potete sotto la doccia immaginare che la fatica della vostra giornata si accumuli tutta nell’acqua e finisca nello sgorgo insieme al sudore. Il potere della mente non funziona solamente in senso negativo possiamo anche avere una mente che lavora con e per noi. Se invece la doccia la fate alla mattina è utile fare un passaggio di acqua fredda all’ultimo oppure strofinare energicamente le diverse parti del corpo attivando la circolazione sanguigna. Questo gesto avrà poi delle benefiche azioni non solo in senso estetico sulla pelle ma anche sui visceri perché l’esterno e l’interno sono collegati tra di loro da una miriade di neuroni e di neurotrasmetittori.
Prima di coricarvi fate poche cose con molta calma, mettete a posto i vestiti che indosserete all’indomani, pensate a cosa vi dovrete portare dietro soprattutto se la giornata sarà lunga. Preparatevi mentalmente in modo che al risveglio diventi facile ricordarsi cosa mettere via. Pensate a tutto come se doveste accudire un bambino, l’acqua, un frutto, della frutta secca, il pasto e la cena dell’indomani. In questo modo non improvviserete ma avrete già in mente qualcosa che al momento giusto vi verrà in aiuto soprattutto quando alla sera alle ore 20 dopo una giornata di duro lavoro vostro marito vi chiederà con tenera voce “cosa si mangia ‘stasera?” Organizzate delle strategie pratiche per poter evitare di cadere sul panino a pranzo e sulla pizza alla sera e sui vari dolciumi a tutte le ore del giorno.
Cercate di lavorare e di vivere in un ambiente armonioso dove l’ordine e la pulizia siano come una sorta di culla dove potervi rilassare. In particolare la camera da letto sarebbe meglio fosse il più semplice possibile e con meno oggetti e indumenti a vista. Non è importante che i mobili siano costosi, antichi, firmati o di ultimo grido. Perché casa sia veramente casa, dovete solo prendervi cura di lei. Se doveste invitare un ospite importante a casa vostra mettereste tutto in ordine per accoglierlo al meglio? E allora perchè non farlo per voi stessi? Vi assicuro che tornare a casa sarà più rilassante.
Provate ogni tanto a guardare il vostro corpo, la natura che vi circonda come se la vedeste per la prima volta. Sorprendetevi e stupitevi di ritrovarvi dentro al vostro corpo, di quanto sia perfetto e di come funzioni a meraviglia. Fermatevi a guardare la formica, l’albero sulla strada e i fiori in giardino come se non li aveste mai visti prima. Alzate ogni tanto la testa al cielo e guardatelo attentamente, seguite le nuvole, osservate la qualità della luce e l’atmosfera che si genera. Non dando tutto per scontato potrete percepire che siete parte di un miracolo.
Nello stesso modo in cui avete posto l’attenzione all’esterno potete usare il vostro sguardo interno, semplicemente chiudendo i vostri occhi e respirando profondamente avete la possibilità di entrare in contatto con la parte più profonda e vera di voi stessi. Alcuni lo chiamano il mastro interiore, altri lo definiscono come il seme del divino. Non importa la sua definizione, quello che conta è che ognuno può accedervi del tutto gratuitamente e una volta in contatto con questa parte di noi o di “non noi”, diventa possibile cogliere la differenza tra ciò in cui ci sentiamo identificati e ciò che invece siamo veramente. Entriamo per così dire in contatto con le nostre radici e con il nutrimento che da esse proviene.
Vi ricordate come eravate da bambini? Sapete ancora giocare con la sabbia, con la schiuma della vasca o con la neve? Potete ancora cantare sotto la doccia, correre allegramente, ridere a crepapelle, ballare e fare l’amore con passione? Non dico al lavoro dove è richiesta serietà ma tra le mura di casa potete sperimentare questa spensierata leggerezza e semplicità che si collega con il corpo e con l’aspetto più sensoriale. Il piacere produce una infinità di endorfine utili a mantenere la salute fisica e psichica.
E per concludere condividete con gli altri non solo le vostre paure e i vostri malcontenti ma quello che avete di buono da dare se siete bravi a cucinare invitate a pranzo qualcuno con cui dividere il vostro manicaretto, se amate i bambini tenete quelli dei vicini, se amate fare all’amore fatelo più spesso, se avete imparato qualcosa dalla vita condividetelo con gli altri. Come diceva Gaber la “libertà è partecipazione”
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Il momento della giuggiola
Quello tra fine settembre e inizio ottobre è il momento migliore per trovare le giuggiole. Una volta usate come cibo per i maiali oggi dalle nostre parti ormai nessuno le usa e le cerca più. Ma le giuggiole si possono trovare nei nostri comuni mercati regionali e dai fruttivendoli.
In cina si possono comprare a ogni angolo di strada dentro a dei cesti posti sul pavimento, oppure messe su uno stecchino e passate nel carmello…una delizia.
Sono comode da mangiare perchè non sono delicate e la loro dimensione consente di consumarle come noccioline o come cioccolatini senza alcuna difficoltà di trasporto ne di ingombro. Un ottimo e salutare snack, anche se da noi non più a buon mercato come ci si attenderebbe!
Possono essere consumate ancora un pò verdi e i loro sapore è più acido e simile alla mela, se si aspetta diventano scure e più dolci, infine come le mele non marciscono ma si raggrinzano. I cinesi le mangiano anche secche ed è facile trovarle in enormi sacchetti nei supermercati orientali.
Questo piccolo frutto dimenticato è considerato uno dei pochi alimenti in grado di nutrire lo yin. Infatti la componente yin intesa come quella liquida ovvero dei liquidi corporei più interni, come il sangue e linfa, una volta consumata non si rigenera facilmente e soprattutto non è sufficiente idratarsi, anche se resta importantissimo, con liquidi e acqua.
Un frutto utile non solo alle donne che maggiormente soffrono di deficit dello yin e del sangue ma anche per molti uomini magari forti consumatori di caffè, per esempio.
Un’altra notizia importante è che il frutto della Giuggiola chiamato anche Ziziphus jujube e Fructus Jujubae in latino e Da zao in pin yin viene da milleni inserito in numerosissime ricette fitoterapiche cinesi; citiamo la sua presenza in 43 ricette prese dal testo Essentials from the golden Cabinet e 40 dal testo Discussion on Cold Damage.
Dall’antico testo “Divine Husbandman’s” di materia medica si dice che la giuggiola “tratta il qi perverso nel cuore e nell’addome, calma il centro, nutre la milza, assiste i 12 canali, quieta il qi di stomaco, libera i 9 orifizi, supplementa il qi e i liquidi corporei quando insufficienti, tratta la paura e la pesantezza nei lombi e modera le altre erbe.”
La ricetta più semplice e più conosciuta è Gan Mai Da Zao Tang e viene usata per alleviare stati ansiosi viscerali in associazione ad altre ricette che trattano la costituzione del paziente.
Il mio consiglio è quello di inserire nuovamente le giuggiole nelle nostre abitudini alimentari se possibile evitando la speculazione dei fruttivendoli. La giuggiola è un cibo povero e semplice ma estremamente ricco e nutriente che rischia di andare perso e dimenticato.
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Il mese di Giugno e il cuore
In Giugno con il solstizio d’estate si passa anche per il calendario occidentale nella stagione più calda ovvero nella tanto attesa estate. Per il calendario cinese ci troviamo in questo momento nel pieno della stagione estiva, per entrambi i calendari nel periodo di massima espressione solare.
L’elemento come potrete intuire è il fuoco, in questo caso il fuoco yang rappresentato dall’immagine del sole. Il suo organo corrispondente è il cuore, la sua ora va dalle 11 del mattino alle 13 passando quindi dallo zenit.
Il suo animale di riferimento è il cavallo, ed è singolare pensare che il galoppo del cavallo assomiglia al battito del cuore.
L’emozione del cuore è la gioia, ecco perchè in questa stagione è più facile innamorarsi, aprirsi a nuove esperienze o semplicemente essere più leggeri. Non è solo perchè finisce la scuola e quindi numerosi impegni! Essere più gioiosi è l’espressione sana di questo organo che in questo mese, cuor cuore della stagione estiva, la fa da imperatore.
Il sudore è considerato il suo secreto, come la bile è il secreto del fegato, ed è quindi del tutto normale in questa stagione sudare più abbondantemente.
Ma che dire del cuore senza entrare in concetti troppo specialistici? E’ l’ organo considerato il più nobile fra tutti e al quale molte poesie e situazioni emotive e spirituali sono collegate. Si dice che tutto gira intorno ai soldi ma a ben guardare la natura, forse sarebbe meglio dire che tutto gira intorno al cuore. E’ il cuore la vera calamita per qualunque movimento in senso fisico e non solo. Il cuore fa da pompa al sangue che si distribuisce a tutto l’organismo. Consente ai vari elementi nutrizionali indispensabili per mantenere la vita cellulare di raggiungere i diversi tessuti del corpo.
In senso fisiologico il battito del cuore definisce se un organismo è vivo o morto, giusto? Quando il sangue si ferma e non circola significa assenza di vita, genericamente potremmo dire che l’assenza del suo movimento genera morte cellulare è quello che succede durante un infarto. Il tessuto cardiaco, cerebrale o intestinale come qualunque tessuto se non riceve sangue va inizialmente in ischemia ovvero in sofferenza e successivamente in necrosi ovvero va incontro alla morte cellulare. Per farla breve e semplice, potremmo dire cuore significa vita esattamente come il sole per molti esseri viventi.
Ecco perchè oggi la prevenzione cardiovascolare viene considerata di primaria importanza. Si effettua lavorando sul sangue cercando di renderlo più fluido e leggero, quindi più facile da far scorrere nei vasi sanguigni. La famosa cardioaspirina non si risparmia quasi più a nessuno il suo dosaggio ridotto ne limita al massimo gli effetti collaterali, garantendo una netta riduzione degli eventi ischemici. Il desiderio di abbassare il colesterolo con le statine voleva avere le stesse prerogative ma il farmaco purtroppo possiede un alto livello di tossicità che lo rende assai meno manegievole.
Infine sempre in ambito di prevenzione cardiovascolare si lavora sulla pressione del sangue limitandola e riducendo così lo sforzo del muscolo cuore, è importante considerare che la pressione bassa riduce lo sforzo del cuore ma potrebbe, se troppo bassa, non consentire l’irrorazione dei distretti più periferici e in particolare del cervello. A questo proposito è indispensabile non esagerare con il controllo pressorio soprattutto negli anziani e in particolare in estate quando il caldo da solo agisce come vasodilatatore e quindi naturalmente abbassa la pressione arteriosa in alcuni casi anche in modo brusco.
Il caldo non è di per se nocivo al cuore anzi il cardiopatico soffre il freddo che vasocostringe le coronarie, ma il caldo estremo può affaticarlo maggiormente proprio perchè a lui sta il compito di mantenere il livello pressorio e di spingere il sangue in tutti i distretti corporei. Ecco che un cuore già compromesso come quello degli anziani, dei pazienti in esiti di infarto miocardico e nei quadri di franca insufficienza cardiaca il forte caldo può essere pericoloso e anche fatale.
Nella medicina cinese si parla di fuoco o calore di cuore alludendo a una alterazione inizialmente solo funzionale capace di dare tachicardia e ipersudorazione legata a una iperreattività emozionale. In questi casi l’elettrocardiogramma è normale, il paziente può soffrire di tachicardia definita benigna o eretismo cardiaco. Il paziente frequentemente si spaventa e teme per la sua salute. Si parla degli ormai famosi e poco graditi attacchi di panico che proprio per questo spesso possono portare il paziente in pronto soccorso.
In questo caso si dice che l’asse cuore rene che corrisponde al livello più profondo del corpo chiamato shao yin non è equilibrato ovvero l’acqua del rene non bilancia il fuoco del cuore. Per questo disturbo l’agopuntura oltre che l’aiuto di diversi fitoterapici possono essere un valido supporto per limitare o evitare di dover ricorrere alla classica terapia con ansiolitici.
E’ singolare osservare che quando il cuore si scompensa ovvero la sua insufficienza è francamente organica ovvero il cuore non è più capace di funzionare come pompa, la prima e grave conseguenza è data dall’enfisema polmonare che corrisponde all’accumulo di liquidi nel polmone; la terapia farmacologica d’urgenza per salvare la vita del paziente è data dall’utilizzo di diuretici ad alto dosaggio. Curiamo il cuore attraverso il rene. Se vogliamo pensare in termini di medicina cinese potremmo dire che agiamo sull’ asse cuore-rene.
In estate è consigliabile avere un sufficiente apporto d’acqua e di liquidi e soprattutto tenere sotto controllo la funzionalità renale nei pazienti a rischio di insufficienza cardiaca. Per fare ciò è importante osservare le gambe e il peso corporeo dei pazienti cardiopatici. Le gambe dei paziente scompensati oltre che gonfiarsi diventano particolarmente riconoscibili, la pelle diventa sottile e traslucida oltre che essere positiva al segno della fovea, ovvero premendo con un dito intorno alla caviglia si lascia un impronta ben visibile.
Anche il controllo del peso è un sistema che normalmente si utilizza per controllare i pazienti anziani affetti da quadri di insufficienza cardiaca; è decisamente più pratico rispetto alla misurazione delle urine nelle 24 ore. Un paziente che si scompensa può aumentare fino a 10 kg in pochi giorni e questo deve essere il campanello di allarme non solo per il personale medico ma anche per i parenti o asssistenti sanitari.
In estate è altresì importante tenere i valori pressori sotto attento controllo, aggiustando con l’aiuto del medico curante la terapia farmacologica antipertensiva per non rischiare di abbassare troppo i valori durante i picchi di caldo esterno. A questo proposito raccomando di stare molto attenti ai prelievi di sangue e soprattutto alle donazioni di sangue che eviterei in questo periodo per il pericolo di crisi ipotensiva anche severa.
Ma tornando ai soggetti con cuore sano e non trattati farmacologicamente quello che capita frequentemente è che ci si idrati decisamente troppo poco, talora ricordandoci di bere solo durante i pasti. Consiglio di misurare la quantità di liquidi che assumete portando con voi almeno un litro e mezzo di acqua e sorsegiandola durante la vostra giornata lavorativa. Meglio se l’ acqua è a basso residuo fisso e in bottiglia di vetro.
E’ possibile prepararsi un infuso molto leggero di menta cha ha potere rinfrescante oppure una tisana sempre molto leggera drenante o disintossicante. E’ meglio non improvvisare e andare in erboristerie specializzate acquistando tisana preparata e bilanciata ad arte nelle sue diverse componenti fitoterapiche come si faceva una volta. Il mio personale consiglio è di fare tisane o infusi molto leggeri e diluendo il dosaggio giornaliero raccomandato per due-quattro tazze in circa un litro e mezzo circa di acqua. In questo modo avrete ottenuto una idratazione controllata e una azione rinfrescante, drenante o purificante a seconda dei casi, eviterei di zuccherarle mantenendo così un leggero sapore amaro che è anche il sapore dell’organo cuore.
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Fitoterapia cinese: favorire la diuresi in modo naturale

E’ comune vedere persone, di solito over 40, iniziare ad utilizzare diuretici per limitare la ritenzione idrica nel corpo e in particolare nelle gambe dove facilmente si deposita l’acqua quando in eccesso. Il paziente talora segue l’indicazione del suo medico di base o endocrinologo o dietologo ma accade frequentemente che il diuretico sia anche preso in autoprescrizione. Il paziente inizia con dosaggi piccoli magari anche a giorni alterni o assunzione bisettimanale per poi nel tempo andare verso dosaggi sempre più alti e frequenti.
Il grosso difetto dei comuni diuretici è proprio quella di rendere l’organo rene sempre più pigro nella sua funzione. In alcuni casi a lungo andare si alzano anche i valori di creatinina ematica che testimoniano di una iniziale insufficiena renale. Non parliamo del diuretico assunto dai pazienti cardiopatici severi con insufficienza cardiaca che devono gioco forza essere come diceva il mio primario tenuti asciutti come delle aringhe per non affaticare il cuore e neanche dei pazienti con evidente insufficienza renale conclamata.
Molti pazienti iniziano ad assumere il diuretico con regolarità perchè si sentono gonfi, vogliono perdere qualche chilo oppure solo perchè hanno la pressione alta o tutte e tre questi problemi insieme. Il diuretico oggi non è più un farmaco di prima scelta per abbassare la pressione arteriosa fatta eccezione per le crisi acute dei soggetti anziani dove agisce in modo graduale limitando l’incidenza degli ictus ischemici causati da un repentino passaggio da un quadro di ipertensione a un quadro di ipotensione e quindi possibile ipoperfusione cerebrale.
Come dicevo i soggetti di cui parliamo sono soggetti che si approcciano al diuretico solo per stimolare la funzione urinaria che sentono un pò rallentata o pigra e finiscono per non poterne più fare a meno e soprattutto per rendere il rene più pigro ancora.
Un problema da non sottovalure, l’effetto del diuretico è infatti veloce e gratifica in modo immediato colui che vuole pesare qualche chilo di meno, che vuole sentirsi più leggero e sgonfio o avere la pressione arteriosa più bassa ma l’attenzione va posta al futuro ovvero al suo impiego a lungo termine.
Questo aspetto non esiste nelle sostanze fitoterapiche ad azione diuretica. La sostanza di sintesi chimica, rispetto a molti rimedi fitoterapici calibrati e prescritti a dovere, risulta come un gesto antiriabilitativo. Mi spiego: quando una persona fa fatica a compiere una determinata azione, farla al suo posto sembra in prima analisi un favore ma questa persona sarà sempre più incapace e dipendente da chi lo ha sostituito.
E’ un classico atteggiamento da madre iperprotettiva che vuole proteggere e dimostrare il suo amore al figlio che peròin questo modo non crescerà mai. Ebbene la sostanza chimica diuretica agisce esattamente in questo modo è comoda e veloce nel risultato immediato ma con un effetto tutt’altro che positivo a lungo termine. Ma noi dobbiamo guardare più in là del nostro naso, non solo controbilanciare la pigrizia del rene intesa come disturbo ma stimolare la funzione del rene e di tutto il sistema del metabolismo dell’acqua che non è da attribuire solo all’organo rene che in un certo senso agisce unicamente come filtro e eliminatore finale dell’eccesso di liquidi.
La fitoterapia, se ben usata, agisce come un rieducatore ben addestrato ovvero non si sostituisce ma stimola il conseguimento del risultato facilitandolo e rendendo con il tempo la funzione difficoltosa sempre più facile talora anche senza supporti esterni.
Sono davvero tantissimi gli alimenti e le sostanze naturali con blanda azione diuretica, fra i più conosciuti abbiamo: la betulla, l’equiseto, il ginepro e il faggio. Ognuna dotata di specifiche pecularietà che le rendono idonee a soggetti molto diversi tra loro. La betulla si ritiene favorisca l’eliminazione dell’azoto, l’equiseto acido urico e il ginepro gli ossalati, mentre il faggio aumenta il volume della diuresi.
Un esempio di un fitoterapico cinese ad azione diuretica per eccelenza è data dal Fuling o Poria Coco; questo rimedio possiede diverse azioni a seconda del suo dosaggio e nello stesso tempo tonifica l’azione del rene rendendolo quindi più forte e più efficace nella sua funzione escretrice. Fuling per la sua versatilità è uno dei rimedi più usati nelle ricette antiche, ed è presente in ben 50 ricette del testo “Discussion on Cold Damage” e 30 ricette del testo “Essentials from the Golden Cabinet “entrambi antichi testi di studio di fitoterapia cinese.
I fitoterapici, esattamente come l’esercizio motorio e la fisioterapia, non sono sufficienti per ottenere un risultato, quello che serve è un terapeuta capace di dosare la terapia alla perfezione sulle esigenze del tutto personali di ogni paziente. Non esiste l’equazione “tot esercizio uguale tot risultato”, scordatevelo! Non è così semplice; è un dialogo dinamico tra la terapia e la funzione da recuperare che solo un esperto o un cultore della materia può conseguire.
E come dicono gli antichi testi le erbe, a differenza degli aghi, non sono intelligenti e quindi non sanno quello che devono fare ma se chi le somministra le conosce, le sa maneggiare e dosare correttamente il risultato è decisamente accessibile per molteplici disturbi.
Inoltre una qualunque sostanza naturale o fitoterapica non è detto che sia necessariamente utile e non potenzialmente anche dannosa esattamente come un esercizio fisico o fisioterapico. E’ vero che i prodotti in commercio o da banco contengono sempre dosaggi molto blandi e leggeri ma questo significa che sono poco efficaci tanto quanto poco dannosi. Ma non è su questa apparente innocuità che si deve basare la vera fitoterapia quanto sulla specificità e personalizzazione del prodotto e del suo dosaggio.
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L’avidità e il pensare in piccolo
Non conoscevo il significato di questa parola finche non ho incominciato a farmi due domande sul perchè di molte situazioni tipicamente umane.
Non è il talento, il coraggio di rischiare con il proprio e l’attività individuale che creano il grosso divario economico; è l’avidità della mente umana.
Se in ogni situazione guadagno bene lasciando che anche altri guadagnino o beneficino di un certo vantaggio non va bene, non è abbastanza! Devo guadagnare solo io.
Questo modo di pensare è la vera piaga dell’umanità. Non siamo tutti uguali; ci sono menti imprenditoriali e menti che non vogliono responsabilità e desiderano essere guidate. La fregatura è che a tutti i livelli della scala economica e sociale l’avidità rovina ogni cosa, dal imprenditore delle multinazionali che spreme al massimo ogni situazione, al dipendente comunale che 20 minuti prima della fine del suo turno ha già chiuso i battenti senza guardare in faccia a niente.
E’ un modo di pensare infantile e piccolo, il benessere degli altri è ancora il nostro benessere, se possiamo giocare o lavorare bene in due sullo stesso ambiente perchè non farlo? se possiamo dare vantaggi e buon servizio sociale impegnandoci al massimo perchè non farlo? Se c’è da mangiare per tutti perchè dovrei voler mangiare solo io? Invece non è così, succede che ognuno vuole l’intera torta a rischio di buttarne via i tre quarti. Non si condividono il successo, l’ inventiva, l’ esperienza, l’impegno e tanto meno il proprio tempo libero e la proprietà privata. Si teme dividendoli con altri di perdere la propria forza ma non è così; da sempre nuclei religiosi come gli ebrei piuttosto che altri gruppi hanno dimostrato il contrario.
Non intendo dire che tutto è di tutti, lungi da me questo ragionamento distorto e puerile. Una pepita d’oro distribuita su 100 persone diventa un niente a testa! Sto parlando del vero lavoro di gruppo pur mantenendo ognuno le proprie individualità.
Questa regola è conosciuta anche nel mondo finanziario. Ma è l’essenza di questo principio che sfugge. Non accontentarsi mai, sembra da un lato un ottimo modo di affrontare la vita ma è come tutte le cose importanti un’arma a doppio taglio: non accontentarsi e voler migliorare se stessi studiando, cambiando, raffinandosi e continuando a imparare dai propri errori è una cosa.
Non avere mai abbastanza in senso economico stretto, significa chiedere sempre non quello che è giustamente adeguato al nostro sforzo individuale e creativo ma arraffare il più possibile, sfruttando al massimo quello che si può da ogni situazione a discapito di tutto e di tutti. Non ci si sente mai un team ma un singolo individuo e allora non si guarda in faccia a nessuno si pensa solamente a se stessi.
Mio! avete presente cosa fanno i bambini? Uguale! Peccato che così facendo rendiamo aridi e poveri noi stessi e tutto quello che tocchiamo, la nostra stessa mente diventa sempre più piccola. I poveri e i paesi poveri saranno sempre più poveri e così la Terra. L’anno scorso tonnellate di greggio, quest’anno tonnellate di acqua radioattiva, cosa ne sarà del mare che riveste gran parte di questo pianeta? Resisterà ancora? O prima o poi ci farà pagare il conto? Il saldo finale in realtà diventa in questo modo sempre più salato!
Queste dinamiche si ritrovano nel tessuto della nostra società nel piccolo come nel grande. In sintesi l’avidità è l’antitesi dell’armonia e per questo motivo produce a lungo andare situazioni alle quali diventa impossibile porre rimedio. Iniziamo a pensare in grande; alziamo la testa e proviamo a guardare oltre il nostro naso. E’ il momento di crescere. Proviamo a mettere nel nostro lavoro quello che sentiamo e abbiamo compreso della vita senza pensare che il lavoro è solo un modo per portare a casa la pagnotta o per sviluppare a dismisura il nostro ego.
Il lavoro deve diventare un modo come un altro per esprimerci e per ricercare equilibrio. Solo così possiamo pensare di costruire un mondo che abbia un futuro da non temere.
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Prevenzione neve e ghiaccio: siamo pratici
Sia la neve che il ghiaccio riducono la nostra aderenza al suolo e il rischio di scivolare aumenta in modo esagerato. Di solito nei giorni di neve e di ghiaccio il pronto soccorso si affolla di persone che hanno subito un trauma più o meno grave. Le raccomandazioni sono sempre le stesse, andate in treno se potete, obbligo di catene in macchina e per gli anziani, il consiglio di non uscire di casa.
Ma l’inverno è lungo e queste raccomandazioni possono portare un assenteismo diffuso che sommato a quello dovuto alle patologie da freddo rischia di danneggiare ulteriormente l’economia del nostro paese. Il pericolo è che ai primi fiocchi di neve si generi un eccessiva apprensione. Una cosa è la grande nevicata che da noi capita veramente in modo occasionale e allora tutto si ferma quasi per incanto, il grande freddo ha avuto il sopravvento su tutti i nostri doveri un po’ come quando si ha la febbre alta, un’altra cosa sono le piccole nevicate miste ad acqua.
Il discorso in questo modo è riduttivo e troppo semplicistico, non si tratta di un lavoro di prevenzione serio e pure poco utile.
Per le machine potrebbe essere una ottima un idea, istituire dei corsi di guida su terreno bagnato, innevato e ghiacciato, curve, frenate, salite e discese sotto la supervisione di esperti. Non basta dire andate piano è troppo facile è come dire ai ragazzi usate il preservativo e sciacquarsene le mani alla Ponzio Pilato! Ogni anno un ripassino a bassissimo costo con lezioni teoriche e pratiche fatte da persone competenti si intende. Il SUV e i pneumatici da neve non garantiscono una guida sicura, se chi guida non ha nessuna esperienza.
Per le cadute a piedi è lo stesso, dire non uscite di casa è facile ma nella pratica non è così semplice. La prima causa di caduta è la fretta, la seconda è avere scarpe non adatte e la terza una scarsa capacità di recuperare il proprio equilibrio, per avere il quale è necessario avere un corpo sciolto, tonico e scattante. Anche in questo caso si deve lavorare individualmente su muscoli e articolazioni evitando una vita sedentaria. Eseguire, soprattutto a una certa età o in caso di lesioni articolari alle caviglie o alle articolazioni degli arti inferiori, un training per l’equilibrio, camminare su terreno molle e accidentato, a occhi chiusi, tavolette mobili e strumenti tecnologici possono essere utili strumenti per migliorare l’equilibrio.
Per le scarpe possiamo dire che oggi si vendono dei gran stivali antifreddo larghi e morbidi, dove il piede è poco sostenuto e senza suola a carrarmato, sono delle calzature estremamente comode e antigelo ma non adatte a camminare su terreno scivoloso. Le scarpe per l’alta montagna infatti prevedono sempre una suola molto scolpita e l’intera calzatura sostiene la caviglia in modo da creare un tutt’uno in grado di ottimizzare la risposta del corpo al recupero dell’equilibrio e riducendo al minimo la possibilità di scivolare.
Esattamente come le catene sui pneumatici, queste scarpe attualmente di gran moda sono poco adatte a superare le difficoltà di un terreno ghiacciato e scivoloso, senza metterci in seria difficoltà. Le calze per pneumatici o socks invece sono un invenzione dei Norvegesi e possono farci arrivare a destinazione sani e salvi. Si indossano velocemente sui pneumatici senza bisogno di grandi manovre, possono viaggiare anche su asfalto pulito come su asfalto coperto da uno strato minimo ma pericoloso di neve e o ghiaccio.
Mentre le catene come tutti sanno possono essere usate e diventano veramente utili solo quando a terra la neve è discretamente alta, quindi se come succede spesso si passa da strade pulite a strade innevate dovremmo togliere e mettere le catene magari più e più volte prima di arrivare a casa. Il risultato è che poi quando servono non si mettono o peggio non si sanno neanche mettere perché non siamo stati addestrati a farlo.
E’ utile sapere che In Svizzera e Francia e in molti paesi nordici si vendono comunemente nelle farmacie delle piccole catene da scarpe, sono in elastico e si adattano a qualunque scarpa, basta avere il numero giusto. Questi piccoli attrezzi, possono trasformare le vostre scarpe in scarpe chiodate in men che non si dica, riducendo il rischio di scivolare in caso di ghiaccio importante, un piccolo ausilio di facile trasporto ma in alcuni casi… salva femore!
Pensiamo quindi alla prevenzione e alla nostra sicurezza in modo un po’ più articolato e completo, le catene a bordo vanno bene ma prima impariamo a guidare, poi impariamo a metterle le catene e soprattutto teniamoci a portata di mano i socks da pneumatici, dei guanti, coperte e strumenti per rimuovere il ghiaccio con facilità per l’emergenza. Per evitare le cadute a terra ricordiamoci di rimanere allenati e di fare eventuali training specifici se evidenziamo delle difficoltà di equilibrio. Acquistiamo scarpe adatte e, perché no, teniamoci in borsa i copri suola a catena o chiodati, potrebbero salvarci il femore !
Insomma cerchiamo di essere pratici, non facciamoci spaventare da due fiocchi di neve e nello stesso tempo cerchiamo di non farci sorprendere dalla neve e dal ghiaccio; che diamine siamo in inverno!
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Medicina cinese: L’inizio dell’inverno
Dal 7 novembre per il calendario cinese siamo entrati in Li Dong che, tradotto, significa l’inizio o la salita dell’inverno, le nebbie e le foschie sono ormai quotidiane e la luce del giorno sempre più fioca.
In giro per le strade è facile trovare persone vestite da grande freddo; piumini pesanti con tanto di cappuccio di piuma d’oca, sciarpe di lana fino al naso, guanti, pellicce. Un’esagerazione, considerando che almeno in pianura per la maggior parte della giornata siamo sopra i 10 gradi centigradi.
E’ altresì vero che l’umidità nell’aria tipica della nostra latitudine e altitudine, aumenta la percezione del freddo esattamente come aumenta la percezione del caldo in estate. In estate si usa il ventilatore e si fa circolare l’aria, in inverno si scalda ma adesso non bisogna esagerare; è troppo presto.
L’elemento acqua è il miglior conduttore che ci sia, se vogliamo scongelare la carne in assenza di microonde la immergiamo in acqua, se vogliamo scaldarla, idem. L‘acqua per la medicina cinese è l’elemento dell’inverno.
L’acqua per l’uomo intesa come liquidi interni è considerata un elemento yin ed è associata all’organo rene. L’energia del rene è spesso collegata al nutrimento più profondo dell’uomo, in relazione con la sue origini e con quella che viene anche chiamata energia prenatale. Per i cinesi ogni essere nasce con una certa quantità di questa energia che non può essere rinnovata attraverso il cibo o la respirazione ma solo consumata durante l’arco della vita. Molte arti marziali e tecniche energetiche nascevano e si insegnavano proprio per consolidare e mantenere il più a lungo possibile questa energia. In un certo senso potremmo dire che l’energia dell’acqua è collegata con l’aspetto meno manifesto della vita. L’acqua esiste, eppure non ha forma, è per così dire inafferabile e in continuo mutamento.
Secondo il calendario cinese è interessante sapere che l’organo della stagione inverno, è la vescica biliare per il mese di Novembre, il triplice riscaldatore per Dicembre e il fegato per Gennaio, e questi organi possiamo associare maggiormente ai disturbi riconducibili all’ irrequietezza, alle turbe del sonno e alla paura dell’ignoto.
Per il macrocosmo invece le cose si invertono, l’acqua diventa un elemento Yang, potremmo considerarlo come il mantello della Terra. E ricordando la sua enorme forza di impatto quando si manifesta in una tempesta e quanto possa diventare incredibilmente dura all’impatto di un corpo sulla sua superficie non possiamo che approvare la sua natura fortemente yang.
Inoltre il trigramma dell’elemento acqua è ying-yang-ying, esattamente come l’esagramma dell’organo stomaco costituito dai due trigrammi ying-yang-ying sotto e ying-yang-ying sopra. Ritengo che sia lecito presumere che questa analogia non sia casuale come alcuni vogliono farci credere. Lo stomaco è pieno di liquidi gastrici: acqua! E inoltre è l’organo-viscere che maggiormente accumula e trasferisce calore e forza al corpo attraverso l’alimentazione; è il più yang degli organi yang.
Ma torniamo alle cose pratiche…
In questo particolare periodo dell’anno, la cosa davvero importante è non bagnarsi ovvero non far entrare il freddo umido. Quindi la cosa più importante è munirsi di scarpe tecniche, con una suola che non faccia passare l’acqua e lo stesso per l’abbigliamento. Non serve vestirsi troppo pesanti ma piuttosto indossare qualcosa che ci isoli bene dall’umido. Andate a vedere cosa vendono nei negozi di abbigliamento per la montagna, la tecnologia dei tessuti è cambiata negli ultimi anni, ci sono indumenti leggerissimi che proteggono dall’umido alla grande.
Qualche giorno fa mentre camminavo sotto alla pioggia battente, pensavo: ma che bello anche camminare sotto l’acqua, basta essere protetti. Certo se con una mano teniamo l’ombrello e dall’altra abbiamo la borsa pesantissima e squilla il telefonino e magari ci tocca anche tirar fuori il portafoglio, sfido chiunque a non imprecare! Con un trolley ovviamente di cordura, un auricolare bluetooth, una piccola borsa a tracolla per il portafoglio e le chiavi, la vita diventa più leggera anche sotto all’acqua battente, non trovate?
L’ideale sarebbe non dover tenere l’ombrello impegnando una mano! Che cavolo… siamo o non siamo nel 2010? Altro che odissea nello spazio! Vada per il tele trasporto ancora non funzionante ma l’ombrello telecomandato non dovrebbe mica già essere stato inventato?
A parte la fantasia e la voglia di scherzare, è giusto sapere che il freddo di questi giorni si può combattere anche con un’ alimentazione corretta, che non deve essere troppo fredda ne umida: il latte, il burro, i succhi di frutta, gli agrumi e gli zuccheri in genere aumentano l’umidità. Nutrirsi esclusivamente di cibi freddi, per esempio, mangiando solo insalatone e frutta è una scelta apparentemente salutista ma decisamente poco adatta alla stagione.
Se avete la sensazione di aver preso freddo stando fuori, quando entrate in casa scaldatevi e asciugatevi subito i capelli e la nuca con il phon, cambiate i vestiti umidi, soprattutto le calze, bevete qualcosa di caldo come un thè nero o una tisana magari anche speziata o con cannella oppure mangiate qualcosa di caldo, preferibilmente una zuppa e aggiungete un po’ di pepe, vi aiuterà ad asciugare e buttar fuori il freddo umido immagazzinato.
E’ inoltre importante iniziare a pensare ad ausili naturali per aumentare le difese immunitarie in prossimità delle future patologie da freddo quali le forme influenzali. Ci sono innumerevoli prodotti naturali anche da banco con azione preventiva specifica, consultatevi con specialisti del settore e preparatevi con intelligenza al freddo dei prossimi mesi.
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Il momento migliore per mangiare l’uva
L’uva si può ormai mangiare in tutte le stagioni dell’anno, ma in questo particolare periodo, ovvero tra fine agosto e settembre, l’uva rappresenta un frutto di grande capacità nutrizionale e terapeutica.
Variare il cibo significa anche utilizzare a pieno le risorse delle specifiche stagioni. Inoltre consideriamo che l’Italia è la maggior produttrice di uva da tavola e anche le risorse del luogo dove si abita hanno una specifica ragion d’essere anche economica.
Per i cinesi l’autunno inizia in agosto con Li Qio e il suo mese centrale è settembre, il mese dell’uva.
Questo frutto contiene una grande quantità di acqua, dal 74% al 86%, circa e il minerale più presente è il potassio, questo consente di ripristinare le perdite di liquidi che il caldo estivo può aver determinato. Contiene una grande varietà di zuccheri monosaccaridi e disaccaridi che certamente vanno comunque considerati in corso di regime dietetico ipocalorico o ipoglicemico.
La sua caratteristica è inoltre è quella di contenere elevatissime quantità di polifenoli e di flavonoidi, con azione antiossidante, antinfiammatoria, oltre che fluidificante del sangue. In particolare contiene importanti quantità di resveratrolo sostanza attualmente inserita in alcuni integratori alimentari proprio per il suo importante ruolo antiossidante e per la sua azione protettrice sul sistema cardiovascolare. Sono inoltre in corso numerosi studi in campo antitumorale, ancora non conclusi, ma che hanno evidenziato azioni mirate in vitro di questa sostanza nei confronti di alcune patologie neoplastiche.
L’uva ha un potere leggermente lassativo e diuretico e questo contribuisce a renderla ideale per contrastare il caldo che tende da un lato ad asciugare, talora aumentando la stitichezza in chi già è predisposto e dall’altro a facilitare la ritenzione idrica negli arti inferiori sempre in chi è già predisposto costituzionalmente.
Per i cinesi il calore dal corpo si drena primariamente attraverso le feci e le urine.
Inoltre l’uva è un frutto facile da mangiare fuori casa senza rischiare di sbrodolarsi! Una volta sciacquato il grappolo, staccati gli acini e deposti in un qualsiasi contenitore, piattino o ciotola il lavoro è già fatto! Insieme a un pezzetto di pecorino e qualunque snack salato o dolce diventa un ottimo spuntino ed è ideale anche per la prima colazione. Alcuni acini sono perfetti come frutto di chiusura sia a pranzo che a cena e possono essere offerti per rinfrescare la bocca a qualunque ora del giorno e della notte in guisa del classico cioccolatino.
Nutrirsi solo di uva per una o due settimane è da molti considerata una terapia depurativa, ma senza arrivare agli estremi, e cercando sempre l’equilibrio, proviamo ad ascoltare il nostro corpo e cosa ci chiede.
In questa stagione scegliere l’uva come frutto al posto delle fragole, del melone, dell’anguria e delle pesche significa armonizzarsi con la stagione esattamente come alcune antiche tecniche di agopuntura. Possiamo con la tecnologia generare figli a menopausa inoltrata, possiamo modificare il DNA di alcuni alimenti e farli crescere in qualsiasi stagione dell’anno, ma il ritmo e la ciclicità della natura anche se non più imposti hanno una loro ragione d’essere e una loro intrinseca relazione tra microcosmo e macrocosmo.
Cerchiamo quindi al rientro dalle vacanze di non andare a far la spesa con la testa nel sacco, comprando sempre le stesse cose per comodità, abitudine e pigrizia mentale. Insegnamo ai nostri figli a mangiare la frutta di stagione.
Sfruttiamo quindi le potenzialità benefiche di questo meraviglioso frutto nella sua stagione per apprezzarne a fondo le qualità depurative e terapeutiche.
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La terra chiede aiuto
In questi giorni di tempo assolutamente incerto e piovoso, ci ritroviamo nuovamente in prossimità della quinta stagione ovvero dell’ennesimo periodo di transizione, dalla primavera, che a dire il vero ancora non abbiamo visto un gran che, verso l’estate. Osservo in molti pazienti problematiche collegate alla funzionalità gastroenterica oltre che a quelle respiratorie.
Moltissimi sono i disagi caratterizzati da nausea, inappetenza, gonfiore e digestione rallentata, sono di nuovo la milza oltre che il fegato gli organi in difficoltà.
Il fegato è l’organo della stagione primaverile e a lui spetta la pulizia del sangue da varie sostanze e quindi un certo sovraffaticamento, mentre la milza, che è collegata all’elemento terra e alla quinta stagione, corrisponde all’organo deputato a fornire energia al complesso digestivo. E la milza proprio come la terra rischia di essere un pò esaurita.
Chiediamo infatti sempre tanto alle nostre risorse energetiche in qualità di impegni, pensieri e attività e la milza esattamente come la terra tende ad esaurirsi e impoverirsi. Cosa fanno i contadini perchè ciò non avvenga? La lasciano riposare giusto?
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Stitichezza cronica
E’ assolutamente dimostrato che la stitichezza colpisce la popolazione femminile in modo prevalente e in modo serio direi.
Secondo il mio maestro questo disturbo è dovuto al desiderio molto femminile di voler controllare la situazione. Se il bagno non è quello di casa forse non è pulito abbastanza e allora è meglio aspettare e trattenersi.
Questo semplice e ordinario pensiero è la partenza del problema. Infatti, la fretta e l’ansia da prestazione ormai quotidiane, possono far si che l’intestino non si scarica più appena svegli o appena dopo aver fatto colazione. In questo modo ci si trova costretti la maggior parte delle volte fuori casa nel momento meno idoneo o meglio in quello che sarebbe il momento più propizio.
Dai oggi e dai domani, l’atteggiamento di trattenere induce l’intestino ad un progressiva dilatazione con perdita dell’elasticita delle pareti e rallentamento del transito intestinale. Il quadro può essere più o meno grave, ma una cosa è certa: bisogna modificarlo.
Invece alla mia domanda se la paziente si scarica regolarmente tutti i giorni, la risposta abituale è la seguente: “no ma sono così da sempre! ” quindi appare sottointeso anche se non formulato verbalmente: non ci posso più fare niente, ovviamente!
Ma non è affatto vero; esistono diversi strumenti utilizzabili. Il primo parte da cose molto semplici, un bel bicchiere di acqua calda con limone e miele appena sveglie, un kiwi a colazione, una mela a metà mattino e una banana a metà pomeriggio e una bella pera alla sera per esempio tanto per rinfrescare e rendere le feci più morbide.
Un’attività motoria e sessuale regolare ovvero almeno una volta alla settimana, meglio se due o tre.
Trovare e prendere dei tempi e degli spazi personali per rilassarsi e mollare tutto, che possono essere andare dal parucchiere o dall’estetista, fare una lezione di yoga o di tai chi chuan, fare una bella passeggiata all’aria aperta o un bel viaggetto o altro, in base ai gusti.
Come dice il Merovingio nel film Matrix:
“il tempo.. il tempo.. se non ce lo prendiamo mai il tempo… quando mai lo avremo il tempo!??”
Ricordiamo che il meccanismo mentale è lo stesso per l’intestino; se non ci concediamo il tempo per andare in bagno, come faremo ad andare in bagno? Esistono poi, per le forme più severe, fitoterapici che lavorano sulla costituzione, altri che rendono le feci più morbide e aumentano il transito e la forza propulsiva intestinale. Esistono in commercio dei probiotici specifici e ben studiati per le forme di stitichezza che possono lavorare specificatamente sulla produzione eccessiva di gas intestinali oltre che sulla produzione di muco.
Ma poi esistono tecniche molto utili come l’idrocolon terapia che possiamo considerare un’evoluzione tecnologica e molto più sofisticata del clistere.
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Il potere dell’acqua
L’acqua oltre che essere il mio elemento preferito, ha delle peculiarità davvero uniche e la sua natura è proprio da studiare.
L’acqua nei cinque elementi della Medicina Cinese, è collegata con l’organo rene e con la stagione invernale.
Ma l’acqua non è solamente un elemento yin che penetra in profondità e nutre, ovvero, la sua natura non è solo passiva e fredda. L’acqua non ha forma ma può prendere qualunque forma, l’acqua non ha colore ma può assumere qualunque colore.
E come si dice, una cosa è vera quando è possibile dimostrare anche il suo opposto.
L’acqua nei cinque elementi antichi è considerato anche un elemento yang, rappresentato con un ideogramma di tre barre, spezzata-intera-spezzata (yin-yang-yin), ovvero due spezzate che contengono una intera cioè due yin che contengono all’interno uno yang. Come dire è una natura yin che contiene un’anima yang.
E pensandoci bene l’acqua contiene una grandissima forza e potenza intrinseca che non si può non percepire quando, ad esempio, ci si immerge nel mare. Continua a leggere




