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Perchè consigliare l’agopuntura ai parkinsoniani?

Sono sempre più numerosi i neurologi e soprattutto i centri specializzati sulla malattia di Parkinson a suggerire ai pazienti parkinsoniani non solo la riabilitazione  e attività motorie in senso lato ma anche l’agopuntura.

Questo nuovo atteggiamento di apertura e di speranza nei confronti della medicina non convenzionale nasce in particolare dagli USA dove la fondazione per la ricerca della malattia di Parkinson finanziata dal famoso attore Michael J Fox, colpito da questa malattia a soli 31 anni, sta iniziando a recrutare un numero sempre maggiore di pazienti da trattare con agopuntura da confrontare con un gruppo di controllo.

I problemi sono sempre gli stessi ovvero: non esiste un’agopuntura placebo pura come invece esiste la pillola placebo da somministarere al gruppo di controllo e questo compromette la valutazione da parte dei comitati scientifici. Non avremo mai un doppio cieco. Come per la riabilitazione: o la fai o non la fai! non si può far finta di farla. La falsa agopuntura non esiste! qualcosa si punge sempre! Ho gia scritto alcuni articoli a questo proposito,  pertanto un numero massiccio di pazienti che viene trattato con l’agopuntura a lungo termine potrà certamente mostrare qualcosa rispetto ai piccoli gruppi realizzati negli studi di agopuntura.

Ma perchè un parkinsoniano dovrebbe avere beneficio con l’agopuntura?

La prima risposta che viene data ed è già ampiamente  dimostrata è che l’agopuntura è efficace per migliorare la stanchezza, problematica fisica percepita da oltre l’ 80%  dei pazienti e che soprattutto non trova alcun sollievo dai farmaci e neanche dalla riabilitazione.

E giusto come agopuntore che io aggiunga che con un buon trattamento di agopuntura eseguito a lungo termine i possibili effetti sono molto più estesi e profondi e non solo soggettivi come la percezione della stanchezza ma anche oggettivi: possono migliorare il tremore e le discinesie motorie, può migliorare l’equilibrio e la rigidità: questo significa che possono migliorare le prestazioni motorie e questo non è poco. Ma come è possibile direte voi?

Questo miglioramento neuromotorio avviene per un miglioramento della circolazione sanguigna a carico del sistema nervoso centrale e quindi anche delle aree cerebrali compromesse dalla patologia.

Non dimentichiamo poi che può migliorare ovviamente il tono dell’umore, la qualità del sonno, l’ansia, la funzionalità sessuale e intestinale, così come le dispepsie gastriche spesso associate alla patologia e alla terapia. In poche parole si può stare molto meglio, come ho scritto in altri articoli gli effetti collaterali sono positivi e non negativi come siamo abituati a pensare per i farmaci

A San Diego durante il mio soggiorno-studio ho conosciuto un paziente parkinsoniano di circa 65 anni che praticava agopuntura regolarmente e settimanalmente con il mio maestro Dr Richrad Tefhu Tan da oltre 5 anni. Alla mia domanda quale farmaco assumesse mi ha risposto che gradualmente aveva anche smesso di assumere la terapia farmacologica. Non ho potuto vedere la sua cartella clinica per verificare l’evoluzione del quadro, non ho visto la  sua TAC cerebrale, ne la gravità del suo problema iniziale, posso anche dubitare della diagnosi a lui fatta, magari era un parkinsonismo. Un caso è solo un caso come una rondine non fa primavera ma mi ricordo bene che ero tornata a casa con una speranza in più.

Quanti pazienti parkinsoniani italiani eseguono l’agopuntura regolarmente per 5 anni? e magari all’esordio della patologia? nessuno!

Quanti pazienti parkinsoniani vengono trattati con l’agopuntura in Italia? A mio parere pochi e non con le tecniche utilizzate dal Dr. Tefhu Tan estrememente efficaci sulle patologie croniche ma quello che temo è che non sia tanto la tecnica usata a non essere adatta quanto la possibile scarsa convinzione di molti agopuntori non abituati a trattare patologie come questa.

Si perchè sono tantissimi i punti e le tecniche utilizzabili su un paziente parkinsoniano, si può lavorare sul vento di fegato, si può lavorare sul rene e sui midolli, si può lavorare sui meridiani collegati a fegato e rene, si può lavorare sulla craniopuntura e questo solo per dirne alcune.

In Italia non è facile avere pazienti parkinsoniani che vengono nel tuo studio e solo adesso con le dichiarazioni incoraggianti provenienti dagli USA qualche coraggioso timidamente si presenta. La mia esperienza personale è iniziata a Maggio di quest’anno con una signora di 63 anni affetta da malattia di Parkinson da oltre 10 anni seguita da un centro specializzato con una adeguata politerapia.

Questa paziente non mostrava alcuna rigidità ma soffriva di discinesie così forti da non riuscire a stare ferma sulla sedia per neanche un minuto, soprattutto se andava in ansia. Messa sul lettino si muoveva per tutta la durata della seduta di agopuntura, perdendo quasi tutti gli aghi. Posso descrivere la paziente in poche parole dicendo che sorprendeva la sua iniziativa motoria e voglia di fare e di essere autonoma al di là delle difficoltà motorie. Per questo motivo cadeva a terra quasi tutti i giorni per mancato equilibrio e non riusciva a compiere molteplici mansioni manual per via di un coordinamento oculomanuale molto compromesso, che gererava una crescente frustazione psicologica.

In meno di 10 sedute, eseguite settimanalmente, le discinesie sono nettamente migliorate, la paziente riusciva a riposare bene e a compiere azioni e gesti manuali che erano diventati impossibili. Anche le cadute erano nettamente diminuite fino ad azzerarsi nelle ultime due settimane di trattamento.

Ogni volta che questa paziente entra nello studio il suo sguardo di gioia e di gratitudine mi riempiono il cuore.

Lo so è solo un caso ma a me basta per incoraggiare i pazienti che soffrono di questa patologia degenerativa soprattutto se sono giovani. La speranza di stare meglio e di rallentare il percorso della malattia esiste ed è un peccato non utilizzarla sistematicamente affiancandola alla riabilitazione neuromotoria come invece fanno in Cina su diverse patologie neurologiche.

Ricette ghiotte per celiaci: gallette di quinoa – by Gabriella

Vi propongo una variante appetitosa delle solite gallette…

Lavate e cuocete la quinoa per circa dieci minuti. Fatela raffreddare, e nel frattempo sbattete le uova con lo zafferano e un pizzico di sale. Amalgamate la quinoa con le uova allo zafferano. Il composto non deve essere liquido, le uova servono da legante per dare forma alle nostre gallette.

Disponete sulla leccarda della carta da forno e con l’ausilio di un coppapasta (stampo ad anello), formate le gallette riempendo lo stampo con il nostro composto a base quinoa premendo leggermente. In alternativa potete aggiungere alla quinoa del riso rosso, precedentemente bollito, e formare delle gallette miste quinoa e riso. Passate al forno a 180° per circa 30-35 minuti.

Nel frattempo prepariamo le verdure in padella.

Affettate un porro e saltatelo per qualche minuto con olio extravergine d’oliva, un pizzico di cucuma e zenzero, aggiungete i peperoni e i pomodori a piccoli pezzi, cuocete per qualche minuto e in fine, completate con olive taggiasche, capperi e una manciata di timo e menta.

Fate raffreddare le gallette e servite..

 

La depressione: come prevenirla e curarla al meglio

Siamo a fine agosto e tutti noi abitualmente consideriamo questo periodo come la fine dell’estate, in attesa dell’autunno. C’è poi chi inizia a lanciare su youtube e su facebook pronostici sull’inverno, seminando panico e paura; vi invito a non cadere in questa tentazione di spargere queste informazioni pseudoscientifiche come vere; sono solo delle ipotesi determinate unicamente da calcoli e forse non solo matematici e probabilistici… ci siamo capiti?

Per la medicina cinese invece siamo già entrati da  dalla prima settimana di agosto, nella stagione autunnale. Ricordiamo che il suo elemento è il metallo  e  il suo organo imperatore è il polmone non solo per patologie respiratorie come l’asma tipicamente stagionale legato per esempio alla pollinazione dell’ambrosia ma anche per la sua emozione corrispondente: la tristezza

Alcuni individui ricordiamolo sono particolarmente inclini alla melanconia per costituzione e talora per la recente perdita di qualcosa o qualcuno a loro caro oppure al quale erano molto attaccati, in entrambi i casi questi individui sono maggiormente a rischio in questa stagione definita autunno.

Attenzione quindi: la depressione come patologia è in agguato e rischia di peggiorare anche in coloro che assumono con regolarità farmaci antidepressivi. Infatti questi farmaci spesso non bastano a dare una svolta e tanto meno a sostenere a sufficienza i pazienti: aiutano ma non bastano.

La depressione oltre ai farmaci va aiutata in tutti i modi possibili  perchè quando peggiora e diventa acuta o severa può portare l’individuo in un tunnel dove non è più possibile raggiungerlo con le parole e neanche con il nostro amore: il paziente si isola in un mondo tutto suo fatto di notizie e previsioni catastrofiche (appunto), ricordi dolorosi, sofferenza, pesantezza, senso di inadeguatezza, desiderio di autodistruzione.

Ecco che bisogna intervenire subito con tutti gli strumenti possibili; psicoterapia, counselling sono molto utili per non cadere in pensieri distruttivi  ma non solo e non per tutti, agire anche sul corpo è  molto più efficace di quanto non si pensi in quanto si stimolano naturalmente dei neurotrasmettitori fondamentali per ristabilire un normale equilibrio del complesso network neurobiochimico non facile da modificare con i farmaci; l’agopuntura e l’attività motoria o ludica ben selezionata per esempio sono un cocktail terapeutico molto efficace per combattere con successo la depressione.

Proporre un attività motoria o ludica a un depresso non è facile in quanto se già evoluto lui stesso non avrà l’energia mentale sufficiente per iniziarla e accettarla; l’agopuntura come cura invece, superata la paura e la difficoltà iniziale degli aghi, è una terapia più facile da proporre soprattuto all’inizio e ai primi segni del disturbo depressivo.

Quando il paziente arriva all’inizio del suo disturbo sia esso totalmente nuovo o una recrudescenza, il recupero è talora veramente straodinario e sorprendente. L’agopuntura diventa come un’autentica carica energetica positiva capace di spingerlo fuori velocemente talora in meno di 5 sedute da una situazione potenzialmente pericolosa. Allora orientare il paziente verso un’attività fisica o più interiore,  che possa favorire il crescere di un piacere più intimo e la consapevolezza della propria e altrui straordinaria unicità, diventano non un sogno ma una possibile realtà a portata di mano.

Perchè poi al paziente depresso è questo che manca: la possibilità di comunicare con se stesso!

Attenzione quindi al nostro comportamento inconsapevole ma spesso distruttivo e  incapace di vedere cosa si cela dietro una frase mal detta, una escluviva attenzione al denaro, un atteggiamento cinico nei confronti del prossimo, una continua protezione del nostro tempo e spazio. Ci allontaniamo pericolosamente da noi stessi.

In periodi come questo in cui l’estate non ha portato il solito calore e la solita luce dobbiamo stare ancora più attenti. Attenti ai nostri comportamenti meccanici, attenti a non divulgare tramite i social network le paure e le menzogne di coloro che ci vorrebbero impauriti e tutti in terapia antidepressiva. Attenti alla nostra aggressività non solo verbale e cerchiamo di essere noi stessi fonte di calore e luce per coloro che si avvicinano a noi.

Infine stiamo attenti anche all’alcool e alle droghe leggere: vi assicuro che non sono di nessun aiuto; anzi sono estremamente pericolose perchè ci annebbiano la mente e peggiorano in modo talora drammatico il nostro disagio, compromettendo la nostra lucidità e capacità di reagire in modo corretto non solo in quell’istante ma in modo più profondo. Quando non state bene, evitateli come la peste!  E cercate sinceramente aiuto dove sapete interiormente di trovarlo.

Buon autunno e state in guardia.

Lo zaino che ti rovina la vacanza

Può uno zaino possedere tanto potere? Da non credere ma la risposta è: sì!

Anche con un volgarissimo zaino potete rovinarvi le meritate e sospirate ferie. In particolare se lo stesso non è ben equilibrato nel distribuire il peso e ancorarlo al corpo (di quelli non tecnici per intenderci), oppure troppo pesante perché magari usato come  bagaglio a mano lo si riempe un po’ troppo e ancora si corre con il suddetto zaino per non perdere la coincidenza.

E se non basta magari il viaggio seduti è piuttosto lungo e fatto su sedie non adatte e per di più abbiamo stirato, lavato, sistemato e sollevato valigie pesanti o spostato vasi di fiori…

Signori lo zaino in alcuni casi soprattutto se inserito in una vita frenetica e sedentaria con poco spazio all’attività fisica può diventare la goccia che fa traboccare il vaso, oppure se preferite lo strumento che fa fare ai vostri dischi intervertebrali quel minimo spostamento sufficiente ad infiammare le strutture nervose vertebrali.

Potremo allora avere un dolore e contrattura muscolare lombare, un dolore che può irradiare alle anche e talora può girare fino sulla pancia  non facendosi subito identificare, in alcuni casi potrà esserci una sciatica vera e propria oppure un blocco lombare ovvero una rigidità lombare in tutte le direzioni.

Un bel guaio per le vostre vacanze su questo non c’è dubbio alcuno.  La seconda sfiga che sopraggiunge è che il dolore oppure la rigidità e contratture muscolari spesso non fanno capire al malcapitato portatore dello zaino dove veramente si trovi il problema.

Quello che mi capita spesso di vedere è che il paziente si focalizza sul dolore cercando una spiegazione locale, l’anca, il ginocchio,  i muscoli della schiena….una contrattura..uno strappo.. una tendinite queste sono di solito le autodiagnosi piu frequenti!

Un guaio enorme per il suo potenziale di recupero, si perché il paziente inizia ad evitare i movimenti che lui considera dannosi e si mette nelle posizioni percepite meno dolorose, non cammina più,  sta in piedi e si alza il meno possibile,  rimane invece seduto appoggiando la schiena alla sdraio o poltrona, solleva le gambe per avere sollievo.

Un autentico disastro in termini riabilitativi, perché in questo modo il danno che di solito è una pinzatura di un disco intervertebrale talora anche una franca ernia (in termini classici si parla genericamente di discopatia ovvero di sofferenza del disco) non migliora. Direi piuttosto che queste posizioni e riposi obbligati o considerati tali diventano la causa di un’ulteriore stasi di sangue e di energia in sede lombare e impediscono una corretta guarigione della struttura offesa.

Il risultato è visibile a occhio nudo: il turista lombalgico fai da te si ritrova in breve tempo con o senza farmaci quasi incapace di stare diritto in piedi, la sua schiena è enequivocabilmente inclinata in avanti e qualche volta anche di lato.

Inutile sottolineare che senza una correzione posturale il dolore non potrà regredire. Il turista lombalgico purtroppo invece pensa che tornerà in posizione eretta normale solo una volta regredito il dolore. Ahia ahia ahi

A questo atteggiamento dettato dal proprio dolore fisico si aggiungono spesso delle frasi e consigli approssimativi che continuano a fare danni. Fra i più comuni divieti che non hanno senso troviamo che la posizione prona e il nuoto a rana sono nocivi.

In 20 anni di lavoro sul campo la posizione prona è stata la mia miglior alleata, è importante precisare che non è raggiungibile subito da tutti e che ovviamente non stiamo parlando di pazienti anziani o gravi ormai curvi o con severe patologie cardiache e respiratorie.
Invece tornando al nostro turista, la posizione prona, le estensioni attive e passive lombari e il nuoto senza alcuna esclusione per la povera temuta rana sono degli autentici rimedi per riacquistare la posizione eretta corretta.

E’ però molto importante sapere che queste posizioni all’inizio sono esse stesse dolorose e di solito aumentano il dolore che in poco tempo cambierà natura e si localizzera proprio sulla colonna vertebrale e non in distretti muscolari più distanti.  Si parla di centralizzazione del dolore, talora un passaggio anche molto doloroso se non aiutato da farmaci oppure dall’effetto antalgico dell’agopuntura.

Il turista difficilmente riuscirà ad affrontarlo da solo un po’ perché insicuro un po’ perché affranto dal dolore. Invece quasi immediatamente il movimento e la rigidità così come il dolore irradiato regrediscono. In questo modo il paziente capisce dove si trova esattamente il suo problema e cosa deve fare per risolverlo.  Il dolore diventa una guida per guarire e cessa di essere uno specchietto per le allodole.

Quando il dolore ci allontana dalla nostra postura corretta imponendocene un’altra francamente patologica questa diventa la causa del peggioramento e del prolungarsi  della patologia. Il nostro corpo segue delle leggi fisiche fondamentali che non possiamo sovvertire e alle quali dobbiamo sempre fare riferimento.

E’ chiaro che in vacanza sarà più difficile fare una visita fisiatrica, una risonanza magnetica e terapie fisiche adatte. Provare gradualmente a recuperare la posizione eretta con movimenti graduali di allungamento e di estensione è spesso la strategia terapeutica più efficace e più semplice per recuperare velocemente e godersi la vacanza.

Al rientro però fatevi visitare e iniziate un bel ciclo di fisioterapia della colonna preferibilmente con un fisioterapista esperto nel metodo Mc Kenzie che cercherà di educarvi affinché questo problema non si ripeta come spesso accade a coloro che non danno importanza alla cosa e sottovalutano il problema.

Buona vacanza e buono spettacolo

In vacanza si dovrebbe avere più tempo e per questo motivo inserisco nel mio blog questo bellissimo spettacolo di Alessandro Davenia il cui titolo è “L’adolescenza non è una malattia”.

E’ piuttosto lungo ma vi consiglio di vederlo in compagnia dei vostri cari,  amici, figli, genitori, amanti o congiunti.

Si tratta di riflessioni importanti su quello che molto spesso capita ai giovani e ai meno giovani, su  come solo ponendosi in modo diverso di fronte ad alcuni atteggiamenti che possono non piacerci questi si modificano totalmente talora fino a piacerci.

La sofferenza, la malattia, la paura di soffrire sono le ragioni per le quali spesso anche con i pazienti non è facile trovare un contatto e riuscire a comunicare.

Se si riesce a vedere cosa si nasconde dietro un atteggiamento scontroso, precipitoso, diffidente ad oltranza, un costante ritardo o anticipo sull’appuntamento allora anche il dialogo diventa costruttivo e una vera possibilità di arrichirsi.

Non si tratta di essere simpatici a tutti come mi diceva un paziente ma si tratta di una empatia che ci consente di entrare e cogliere nell’altro cosa si muove dietro ne più ne meno spogliato dalla nostra antipatia o paura o dissenso, ogni gesto è semplicemente l’effetto di una causa  e possibile fonte di comprensione.

Le informazioni al paziente

E’ piuttosto difficile  dosare la quantità corretta di  informazioni da dare al paziente, soprattutto al primo incontro.

Non è infrequente che il paziente chieda spiegazioni sulla sua patologia specifica nella visione della medicina cinese oltre ovviamente a chiarimenti in merito a quanto tempo ci potrà volere per trattare il suo disturbo, la frequenza degli incontri etc. etc.

Domande lecite per affrontare insieme un programma terapeutico.

Inoltre in molti casi è utile dare alcune indicazioni alimentari, oppure motorie specifiche e ancora consigli su cosa evitare e cosa favorire. A tutto questo ovviamente si aggiunge l’anamnesi ovvero la raccolta di informazioni sanitarie sul paziente e il primo trattamento che si farà in modo che il paziente non si senta troppo aggredito dagli aghi ma possa avere il tempo di entrare in confidenza con questa nuova terapia.

Come avrete capito c’e né già abbastanza!  Nei casi più veloci si tratta mediamente di un impegno che supera i 60 minuti,  mediamente può essere di un’ora e e mezzo e nei casi più complessi si può arrivare anche a 2 ore.

Se poi a questo si aggiungono domande tipo “ma come funziona l’agopuntura?” oppure “l’omeopatia in cosa è diversa dalla fitoterapia?” La cosa talora si può fare complessa e non sempre esiste la tranquillità di poter rispondere con il tempo che la domanda esigerebbe.

Per questo ho scritto e credo di aver scritto tanto in merito a come funziona l’agopuntura, cosa aspettarsi e cosa no, perchè la continuità sia fondamentale e come il risultato iniziale spesso sia transitorio e ci voglia del tempo per stabilizzarlo affinchè diventi continuo.

Ci sono dei momenti in cui  invidio i miei colleghi dermatologi o altri specialisti che si limitano a guardare un singolo aspetto specifico e la cui visita se dura tanto arriva ai 20 minuti, ovviamente non farei cambio con loro neanche per tutto l’oro del mondo. La medicina non può essere presa in modo troppo segmentario, di uno specifico disturbo che sia una blefarire, una dermatite, una vaginite, una gastrite o una tendinite esistono aspetti molto complessi che non possono non essere presi in considerazione, dall’alimentazione, allo stile di vita, all’aspetto emozionale per arrivare alla costituzione, ai possibili traumi fisici e posturali che vanno considerati oltre che corretti.

Certo alcune volte è difficile, soprattutto nei casi complessi e nei pazienti emotivamente più delicati, dosare la quantità di informazioni utili; alcuni vogliono sempre di più e quando tu ritieni che sia sufficiente alcuni si soffermano su domande talora anche dispersive e non totalmente adeguate alla situazione e in questi casi è giusto dare uno stop.

Bisogna essere in ottima salute per capire quanto e cosa dire e su cosa insistere maggiormente soprattutto alla prima seduta. Serve una dose gigante di lucidità per entrare in contatto e cogliere dalle parole e dal modo in cui si pone il paziente informazioni utili e non entrare nella sua sofferenza, nella sua costruzione mentale talora assolutamente distruttiva o quanto meno non utile alla risoluzione del problema.

Esiste poi una sostanziale differenza tra donare il proprio tempo e ascoltare con interesse e farsi rubare il tempo e aggredire dalle parole senza che queste abbiano una qualche utilità per nessuno neanche per il paziente.

Molti psicologi studiano questo aspetto usando per esempio il tempo come uno strumento vero e proprio. Il tempo diventa preciso e con un costo specifico, finiti i minuti della seduta tutto si esaurisce. Anche in Svizzera i minuti si contano nella parcella. Si tratta di un sistema corretto ma che non è scevro di un suo limite.

L’ascolto, quello vero, non ha i minuti contati. Dobbiamo trovare un equilibrio tra i due eccessi e soprattutto capire quando quei 10 minuti in più possono dare la sicurezza di sentirsi capito e seguito individualmente e non in serie e soprattutto quando quel tempo dedicato può diventare  fondamentale in quel preciso momento e per quel singolo paziente , per farlostare meglio e comprendere meglio le origini della sua patologia e della sua paura di non guarire.

Uomo e donna: l’equilibrio in cambiamento

Alcuni giorni fa su youtube passava un filmato che mi ha fatto pensare; mentre una coppia litigava con aggressione verbale e qualche spintone del l’uomo verso la sua compagna, l’intera piazza prendeva posizione in protezione dell’aggredita.

Al contrario, quando in un successivo filmato la donna aggrediva  con non poca violenza verbale oltre che fisica il suo uomo, il pubblico reagiva sorridendo.

Forse avrei sorriso anche io? Me lo sono chiesta e non sono riuscita a darmi una risposta sincera. Quello che mi pare evidente è che vi è qualcosa di profondamente sbagliato e pericoloso nel modo in cui la nostra società cosiddetta moderna disegna e cerca di dipingere l’uomo di oggi.

E’ più che giusto che si cerchi sempre più di difendere le donne dalle aggressioni maschili e che ci si indigni di fronte a uomini violenti ma credo con fermezza che un uomo aggredito da una donna non debba essere deriso.

Cosa porta la società a ridere di un uomo che subisce violenza da parte di una donna?

Un uomo non è un uomo se non riesce a difendersi da una donna agressiva? Non ha le palle? Se lo merita quindi? Non merita alcun aiuto, deve imparare a cavarsela oppure deve essere violento e rispondere con aggressività? Fargli vedere che è lui che comanda?

Mi pare che se analizziamo la situazione e la rigiriamo a destra e a sinistra per capire cosa genera la derisione, quello che emerge è che in realtà non abbiamo fatto un gran passo avanti, in fondo in fondo siamo ancora alla vecchia visione del ruolo maschile che avevano i nostri antenati delle caverne.

Allargando il problema e spostandolo in un contesto lavorativo, la situazione non è poi tanto diversa. Sono sempre molte le attenzioni nei riguardi del mondo femminile, si osserva e critica molto che alcuni impieghi in ambito politico, per fare un esempio, ma anche in ambito  manageriale non abbiano le stesse quote tra uomini e donne o che il salario a parità di incarico non sia sempre lo stesso a favore ovviamente del sesso maschile.

Ma se ci pensate quanti sono i lavori che invece sono di pertinenza femminile? L’estetista, la segretaria, la baby sitter, la colf, la badante… potrebbero benissimo essere maschili? Quanta difficoltà avremmo  nel scegliere un uomo al posto di una donna per svolgere una di queste mansioni?

Inoltre va pensato anche un altro aspetto che discrimina ancora l’uomo nei confronti della donna ed è il reddito. Una donna che guadagna poco o non guadagna affatto non crea pensieri di alcun genere e va sostenuta, una donna che guadagna bene e magari è anche mamma acquista molti punti e grande ammirazione sociale. Un uomo che guadagna bene ed è un padre di famiglia scrupoloso fa solo il suo dovere e un uomo che che non guadagna abbastanza oppure meno della moglie è già visto con scarsa considerazione per non dire altro.

Ho pensato: è proprio vero! Siamo abituati a proteggere la donna e decisamente non siamo abituati a fare lo stesso con l’uomo. E per l’uomo che non gode di  una salda identità maschile e di altrettanto solida autostima le cose possono non essere sempre facili.

Spetta a noi donne a mio parere fare un passo nella loro direzione come hanno fatto loro nella nostra, aiutandoci sempre più nei lavori domestici e nel ruolo genitoriale. Facciamoli sentire uomini  indipendentemente dai nostri interessi personali. Cerchiamo nell’intimità di far emergere il nostro sguardo di ammirazione e di piacere dato solo dalla loro compagnia e presenza.

Cerchiamo di non commettere mai l’errore di pensare che potremmo fare a meno di loro, che ce la caviamo benissimo da sole anche se può anche essere vero ma è sempre una visione unilaterale e perfettamente ribaltabile. Cerchiamo di non capovolgere il rapporto uomo donna volendo sempre dominare e controllare tutto anche quello che fanno loro  convinte che noi in fondo siamo più brave!

Cerchiamo infine di essere loro complici dando loro tutto lo spazio e la fiducia di cui hanno bisogno per le loro fantasie e piaceri personali anche se totalmente diversi dalle nostre idee di divertimento. E per finire  sentiamoci donne e femmine anche quando andiamo a letto e quando ci riposiamo e non solo nella programmazione delle intere e laboriose ore diurne e nella attività ludica di fare shopping  o peggio  nell’esclusiva programmazione e gestione  di un figlio.

Siamo noi a poter fare sentire tale un uomo, indipendentemente dalla sua forza fisica, ruolo sociale e  dal suo portafoglio. Non dimentichiamolo mai…il posto di un uomo è al nostro fianco.

Ricette ghiotte per celiaci: gateau di melanzane – by Gabriella

La melanzana, simbolo della stagione estiva, si presta benissimo per la  preparazione di ricette gustose e fantasiose che valorizzano il gusto unico di questo amatissimo ortaggio.

Il gateau di melanzane è un’insolita ricetta… nata per caso: volevo preparare le polpette di melanzana, must dell’estate… ma in casa non avevo le uova!

Melanzane, catalogna, farina di ceci per amalgamare e pomodori secchi… ed ecco il risultato!

Lavate e sbucciate due melanzane, fatele a pezzi grossolani e cuocetele a vapore. Nel frattempo preparate una pastella cremosa con farina di ceci (100g), acqua, olio e sale. Fate raffreddare le melanzane e poi tuffatele nella pastella di ceci con una manciata generosa di timo fresco. Frullate in maniera grossolana il composto. La nostra base del gateau è pronta!

Lavate la catalogna e cuocetela in acqua bollente per cinque minuti, scolatela, tagliatela a piccoli pezzi e saltatela in padella con olio extravergine d’oliva, pomodori secchi e un pizzico di sale.

Mettete la catalogna nella ciotola della nostra pastella di melanzana e farina di ceci, mescolate bene per amalgamare tutti gli ingredienti. Versate il composto in una pirofila, precedentemente rivestita con carta da forno, e cuocete a 180° per circa 45 minuti. Se preferite, spolverate la parte superiore del gatto’ con pangrattato senza glutine.

Fate intiepidire e servite  il gatto’ accompagnato da una ricca insalata..

Buon appetito!!

La lavanda non solo in giardino

Tutti sanno che piantare una  fila di piantine di lavanda nel proprio giardino o sul balcone permette di ridurre gli insetti e in particolare le tanto odiate zanzare ma anche numerosi parassiti che possono attacare piante più delicate come le rose facilitandone così lo sviluppo.

La lavanda resta  deliziosamente profumata tutta l’estate e viene raccolta a fine stagione diventando particolarmente adatta alla profumazione della bianchereria come ci viene tramandato dalle nostre nonne.

In ambienti montanari e rurali viene spesso utilizzata per aromatizzare dolci e per la preparazione di piatti raffinati e prelibati.

La lavanda officinalis come la menta piperita sono piante medicinali preziose ed estremamente utili proprio durante la stagione estiva;  le foglie di menta sono usate nella cucina magrebina per la loro capacità di rinfrescare  gli alimenti e le bevande. Usata in olio essenziale la menta raffredda le emozioni e se usata sulla pelle è considerata un ottimo rinfrescante, spesso mischiato a lozioni e prodotti cosmetici.

La lavanda sia spica che officinalis è invece meno usata in cosmesi di quanto non sarebbe giusto fare. L’olio essenziale di lavanda  è infatti conosciuto  sin dall’antichità per essere utile alla pelle come cicatrizzante, antibatterico,  antisettico,  antitossico e depurativo. Il suo utilizzo in cosmesi avrebbe il doppio effetto di trattare la pelle impura e tendenzialmente acneica e proteggerla sia allontando gli insetti che influenze psichiche altrui.

La lavanda è da sempre molto usata dai terapeuti proprio durante i massaggi  per la sua nota capacità di neutralizzare le emozioni negative  date dalla frequentazione di ambienti affollati. L’olio essenziale di lavanda officinalis è usato anche come antidepressivo,  calmante e antemicranico. Infine  come altre essenze note quali il gelsomino e la rosa è considerato un valido afrodisiaco femminile e ben si adatta alla stagione estiva che dovrebbe favorire il riavvicinamento tra le persone grazie alla possibilità di usufruire di maggior tempo libero e di serate calde.

Agopuntura anti aging: una sorprendente efficacia anti invecchiamento

Mi faceva piacere condividere questo video (lo trovate in fondo all’articolo). E’ in lingua francese ma so per certo che molti di voi lo apprezzeranno e capiranno comunque il messaggio importante che viene proposto. Nel video si presenta la Dott.essa Nadia Volf che esercita e insegna alla facoltà di Medicina di Parigi.  Si percepisce dall’intervista quanto la Dott. essa Volf sia entusiasta del suo lavoro.

Nel suo libro inoltre fornisce informazioni sulla possibilità di sfruttare alcuni agopunti anche solo con la digito pressione, è chiaro che non si tratta di un vero e proprio trattamento di agopuntura e che questi punti non sostituiscono poi il lavoro dei medici ma la conoscenza di questi agopunti può essere di grande utilità in alcune situazioni dove manchino un farmaco e un medico di primo intervento.

E’ inoltre  molto interessante la parte dove descrive un recente lavoro scientifico condotto da medici giapponesi  in cui ai topolini da laboratorio viene inoculato  un gene di invecchiamento precoce. Ai topolini non trattati con agopuntura si manifestavano in pochi giorni perdita del pelo, della massa ossea e della capacità di movimento mentre in quelli trattati con agopuntura gli stessi segni di invecchiamento non si manifestavano nonostante fosse stato inoculato loro lo stesso gene di invecchiamento precoce. I topolini agotrattati si muovevano bene, il loro pelo restava folto e sopravvivevano molto più a lungo del gruppo non trattato (trovate alcuni articoli di riferimento qui e qui).

Che dire, si tratta di un dato eclatante e magnificamente sorprendente, eppure in un mondo che cerca con foga una sostanza chimica e una soluzione contro l’invecchiamento questa notizia  non fa molta strada e invece dovrebbe, non credete anche voi?

 

 

 

Fitoterapia, ricerca scientifica in aumento

Sono in aumento le case farmaceutiche che in Svizzera si stanno specializzando esclusivamente su prodotti naturali. La scelta dei prodotti viene fatta con molto scrupolo da parte di farmacisti e medici che ne analizzano a fondo la struttura chimica e i relativi effetti biochimici.

Le sostanze proposte dalle aziende sono scrupolosamente sottoposte a controllo di qualità.

Vengono selezionati i ceppi considerati più idonei,  coltivati in ambiente biologico protetto. Raccolte nel periodo più idoneo di maturazione, correttamente conservati e utilizzate solo le parti della pianta riconosciute come più attive, trasformate in estratti secchi tramite processo di essicazione  e in alcuni casi chimicamente modificati per limitarne la tossicità.

Un bell’impegno che porta avanti anche numerosi lavori scientifici controllati e randomizzati che vogliono appunto far emergere l’efficacia di sostanze naturali al confornto dei più comuni farmaci utilizzati in campo medico, soprattutto in quei campi in cui gli effetti collaterali di molti farmaci sono ben noti a tutti.

Uno dei cavalli di battaglia è la valeriana che in effetti se ben usata è una sostanza capace di eliminare la temuta e poco controllabile dipendenza fisica e psichica delle benzodiazepine. Infatti come ogni dipendenza una volta iniziati questi farmaci sono difficilissimi da togliere e sono molti i medici che non ci provano neanche temendo il fallimento oppure la perdita di un equilibrio psicofisico. Con la Valeriana in dosaggi efficaci appropriati e una graduale riduzione delle benzodiazepine meglio se in gocce per dosarle meglio, è stata dimostrata una valida possibilità di uscire dalla dipendenza, limitando i noti effetti collaterali tanto temuti soprattutto in età avanzata.

Grande attenzione alle donne in menopausa con sostanze come la Cimifuga ad alto dosaggio per i primi 3 mesi e un dosaggio più basso di mantenimento talora associato ad altre sostanze utili per gestire l’ansia e la depressione.

Questi fitofarmaci sono considerati farmaci dalle casse malati e rimborsati interamente, favorendone così l’utilizzo da parte di numerosi medici di base che magari non sono affatto convinti dell’efficacia di dette sostanze ma che addestrandosi a conoscerle e maneggiarle incominciano ad apprezzarle e considerarle.

E’ vero che molti effetti terapeutici secondari all’utilizzo di numerosi fitofarmaci sono ancora totalmente sconosciuti e che usando le monosostanze in dosaggi alti modificandone la tossicità intrinseca ci allontaniamo da un concetto di fitoterapia classico e di ricetta fitoterapica classica della medicina cinese dove il dosaggio può essere alto grazie alla adeguata costruzione delle ricetta ovvero alla sinergia delle sostanze tra di loro. Ma, come si dice, iniziamo a fare un passo alla volta; intanto si tratta di fitosostanze intese come farmaci veri e propri con un bugiardino, dosaggi precisi e prescrizioni precise.

Abbiamo nella natura grandi sostanze ancora totalmente o poco conosciute dai più e sostanze conosciute ma non adeguatamente preparate e dosate sui pazienti e quindi inefficaci.

Un primo passo nella direzione giusta anche se il cammino è ancora lungo e non privo di pericoli.

Ricette ghiotte per celiaci: ceci speziati con quinoa

Verdure “croccanti”, spezie fragranti…

Questo mese vi propongo un piatto molto saporito, ricco di sapori intensi e velocissimo da realizzare.

Se preferite, per velocizzare i tempi, potete utilizzare i ceci in scatola.

Lessate la quinoa per circa 15 minuti, scolatela e conditela con un filo d’olio extravergine d’oliva.

Nel frattempo, affettate un porro aggiungete un cucchiaino di curcuma, un cucchiaino di zenzero e un cucchiaino di coriandolo , un po’ d’olio extravergine d’oliva e cuocete a fiamma medio-alta per alcuni minuti. Aggiungete i pomodorini a pezzetti, preferibilmente i datterini perché solitamente sono molto dolci e ben si sposano con i legumi e le spezie.

Dopo pochi minuti aggiungete i ceci (300g) e  salate. Moderate la fiamma e continuate a mescolare.  Quando i pomodorini avranno rilasciato abbastanza liquido aggiungete gli spinaci (100g), precedentemente lavati e asciugati.

Se preferite potete utilizzare lo spinacino più tenero e dal sapore più delicato.

Alla fine aggiungete la quinoa, amalgamate e servite.

E’ un piatto molto colorato, ricco di fibre, proteine e carboidrati, molto bilanciato che può essere gustato anche freddo.

Attenti a come mangiate

Tutti noi siamo abituati a pensare alle calorie, alla quantità di proteine e di grassi, di zuccheri di minerali e di vitamine presenti in un alimento per valutare se è sano oppure no.

La qualità del cibo che invece nella dietetica cinese appare come la cosa più importante riguarda il suo sapore, il suo colore, il suo odore, la sua freschezza e non per ultimo il modo il cui viene cucinato, conservato, prodotto e infine mangiato.

La produzione di ortaggi e frutta dipende dal tipo di acqua, di terreno, dall’inquinamento atmosferico e dalla presenza o meno di raggi solari e ovviamente dalla serietà di chi si adopera in questa attività nella selezione dei semi non OGM e degli antiparassitari. L’allevamento di animali poi è ancora più complesso  non solo per la qualità del cibo dato agli animali allevati ma dal tipo di vita che essi conducono.

Il dramma sta non tanto nel fatto che si mangi un pollo, che è un essere vivente tanto quanto la pianta, ma nel fatto che a questo essere vivente l’uomo imponga una vita indegna. Non credo sia un caso che chi lavora in questi ambienti non possa poi nutrirsi di questi animali e nemmeno se i praticanti di meditazione gradualmente non sentono più l’esigenza di nutrirsi di cibi di origine animale.

Attenzione non voglio dire che sia giusto o sbagliato, ma ritengo che dipenda sempre tutto da come lo facciamo. Esistono delle attività fisiche, delle costituzioni, delle situazioni climatiche e dei quadri patologici che beneficiano del cibarsi di carne. Il modo però in cui vengono allevati gli animali oggi non può non avere una sua importanza: ci alimentiamo anche della loro sofferenza e forse non è un caso se poi siamo così inclini al malumore e alla depressione e poi mangiamo per sfogarci e per dimenticare.

Ho visto recentemente su Facebook un filmato sul modo in cui i cinesi vengono spinti a forza nei vagoni dei treni della metropolitana… una situazione disumana. Lo stile di vita dove è andato a finire? In cosa si sta trasformando questo popolo? In un pollaio?

Dall’antica Cina è giunta la più antica forma di medicina e dalla Cina di oggi compare lo stile di vita più disumano che si possa immaginare. L’inizio e la fine. E’ giunto il momento che ci si opponga e si cerchino modi diversi di vivere dignitosamente.

Il fatto che oggi con la tecnologia si possano conservare e trasportare velocemente il cibo, gli ortaggi, la frutta e produrli in ambienti artificiali, cambia sostanzialmente la reale necessità di nutrirsi così spesso di carne. Dovremmo avere cura e amore del cibo che coltiviamo e degli animali che alleviamo, ma tutto questo non è applicabile nella dimensione industriale esistente ma solo costruendo nuove  piccole realtà protette e pulite in tutti i sensi che solo noi possiamo far crescere con il nostro appoggio e la nostra scelta accurata dei prodotti di cui ci alimentiamo e tornare a nutrirci con gioia e senza preoccupazioni.

Neurotaping, aghi pulce e medicina cinese

Viene attribuita al Dott. Kenzo Kase, medico agopuntore e chiropratico, l’invenzione di quello che oggi si chiama fisiotape oppure tape neuromuscolare (neurotape) o kinesio tape. Il percorso di questo strumento terapeutico ormai usato in ambito sportivo e riabilitativo in modo sempre più esteso è sorprendente ed entusiasmante più di quanto non si possa immaginare.

Il Dott. Kase ha creato questo cerotto negli anni 70, sperimentandolo su se stesso e sui suoi pazienti affinandolo e cercando di promuoverlo vista la sua efficacia terapeautica sul dolore, sull’edema e sul movimento in senso lato. Per molti anni, circa una decina, Il Dott Kase è stato poco considerato dai suoi colleghi medici giapponesi, non si poteva credere che un semplice cerotto elastico posizionato sulla pelle in pochi minuti potesse essere tanto efficace. Una magia, un effetto placebo e mentale niente altro.

E così per anni nessuno gli ha riconosciuto più di tanta importanza. Oggi il neurotape è conosciuto in tutto il mondo e utilizzato in moltissimi ambiti medici. Sono stati soprattutto gli sportivi prima orientali e poi americani e infine del mondo intero a promuoverlo per primi esibendolo durante le gare e gli allenamenti sportivi.

Infine non solo gli agopuntori ma innumerevoli fisioterapisti, medici  ortopedici e fisiatri si sono dedicati a questo strumento  e lo usano in svariati modi, dal più semplice al più complesso e sofisticato. Lo hanno adottato e applicato a svariate situazioni patologiche sia in ambito ortopedico che su traumi, lesioni tendinee e muscolari, esiti post chirurgici ma anche in ambito neurologico con grande entusiasmo per i risultati ottenuti.

Il Dott. Kase insiste sulla sua paternità ormai dai più dimenticata e sul fondamento scientifico di questa tecnica che lui stesso dice è comunque esperienziale come quando si cucina. Si ritiene che siano i recettori nervosi situati nella pelle a fare da messaggeri al drenaggio linfatico profondo e ad attivare una sistema riflesso che sostenga il trofismo e il recupero funzionale muscolare e quindi la circolazione del sangue e dell’energia nel segmento corporeeo trattato. E infine che anche il muscolo e il tendine intesi come strutture fibroelastiche  possano meccanicamente essere sostenuti e facilitati nella loro azione fisiologica dalla struttura elastica del cerotto adeguatamente tesa.                                    

In realtà si intuisce e soprattutto non si può più negare quanto sia efficace l’applicazione del tape su un ematoma per fare un semplice esempio. Come si può  facilmente osservare dalla foto, (per gli scettici da Photoshop vi assicuro che dal vivo è uguale!)

La differenza tra il segmento cutaneo sotto il cerotto e quello esterno è davvero rimarchevole. Sotto il cerotto l’ematoma è quasi scomparso, si ritiene che il movimento del corpo, trasmesso dal cerotto alla cute funzioni come una sorta di pompa in grado di attivare la circolazione locale e quindi il drenaggio dei liquidi dai tessuti.

Resta il fatto che il meccanismo scientifico esatto sottostante questo fantastico fenomeno di drenaggio non è completamente chiarito, mancano ancora dei pezzi! Grazie a Dio però non potendo più negarne l’esistenza, oggi si cercano con curiosità scientifica anche se con insufficiente interesse economico, delle risposte fisiologiche e biochimiche soddisfacenti e complete.

Allo stesso modo l’applicazione degli aghi pulce è oggi di grande interesse e in via di espansione nel campo della medicina cinese. Si tratta di microscopici aghi di 2 mm di lunghezza e con diametro di 0,16mm , presumibilmente applicabili anche da parte di fisioterapisti non essendo quasi più considerabili come veri e propri aghi di agopuntura. Questi possono essere  usati sotto al tape applicandoli sui punti trigger e su specifici  punti di agopuntura potenziando l’effetto analgesico nel tempo.

Il corpo umano al di là delle scoperte scientifiche continue, resta ancora per molti aspetti, che lo si voglia accettare o meno, un grande e magnifico mistero. A mio parere i punti di agopuntura e i punti posizionati sulla cute aventi una azione terapeutica efficace sono molti di più di quanto non si pensi e non si possa neanche immaginare.

Ma con la volontà di curare e di alleviare il dolore si possono affinare tecniche e strumenti terapeutici nuovi ed efficaci a basso costo e senza introdurre nel corpo sostanze chimiche…non c’è un limite: il limite sta nella nostra testa solamente.

 

Agopuntura: i lavori scientifici di cui non si parlerà mai

Molti, anzi troppi, sono ancora i medici che credono non via sia alcun fondamento scientifico nell’agopuntura, attività considerata molto spesso non già come pratica medica ma da confinare, quando va bene, tra le cure psicosomatiche.

Il problema è che questo modo di pensare finisce per influenzare una grande fetta della popolazione di pazienti che arrivano all’agopuntura più per curiosità oppure per vera e propria disperazione che a ragione veduta, ovverossia per la conoscenza di una tecnica millenaria ritenuta da sempre efficace e per questo mai abbandonata a differenza di molti farmaci o tecniche chirurgiche che hanno fatto tendenza e che oggi sono considerati obsoleti se non addirittura sconsigliabili.

Sono tantissimi gli studi scientifici volti a chiarire il meccanismo d’ azione dell’agopuntura e sono tutti davvero molto interessanti. Molti dei più utili e spettacolari vengono condotti sui topi da laboratorio come si fa con i comuni farmaci nella prima fase di sperimentazione prima di passare all’uomo.

In questo caso restiamo ancorati ancora molto ai topolini non perchè l’agopuntura sia  ritenuta dannosa ma perchè si ha timore di confondere l’effetto terapeutico con l’effetto placebo e poi perchè non si possono tagliare, affettare e analizzare le cavie umane per cercare quale sostanza è collegata con il miglioramento percepito o evidenziabile dall’esterno. Perchè è così che scientificamente ragioniamo; un miglioramento oggettivabile deve essere collegato a un fenomeno chimico, biologico o fisico quantificabile e misurabile.

Ecco come sono fatti i più comuni e numerosi  lavori scientifici sull’agopuntura: ci si focalizza su uno specifico sintomo  e si cerca se esiste una modificazione biochimica misurabile tra pazienti trattati con agopuntura e quelli non trattati. In questo modo sono state scoperte un infinità di notizie davvero interessanti in campo analgesico, ovvero contro il dolore, sull’infiammazione, sulle allergie, sulle malattie croniche come il Parkinson.

Ecco un link a un articolo che molti medici dovrebbero leggere per farsi un idea anche solo vaga di come l’agopuntura sia un potente strumento in numerose patologie anche severe e croniche e non solo nelle forme di tipo emotivo a sfondo ansioso grazie ad un effetto placebo, uno dei pochi casi in cui lo stesso viene  ritengono utile oltre che possibile, a causa spesso di una chiusura mentale che non dovrebbe esistere.

Il corpo umano è complesso e si fa presto a dire “è solo un condizionamento mentale” quando un parkinsoniano non trema più o si riducono massivamente le discinesie dopo sole 5 sedute di agopuntura, come in alcuni casi. Le malattie e il loro meccanismo sono  ancora un grande mistero nonostante se ne conoscono sempre di più le basi biochimiche.  E’ innegabile che si fa fatica a collegare un miglioramento con un singolo meccanismo di azione chimico. Ma perchè questo dovrebbe spaventarci?

Quante sono le cose che ignoriamo ancora? Se avessimo il coraggio e l’umiltà di vederlo con chiarezza sapremmo anche accettare con serenità che esiste un mondo di effetti  celati dietro l’agopuntura e che ci vorrano ancora numerosi anni per capirli meglio e  forse non finiremo mai di capirli fino in fondo.

Sono convinta che  solo questo atteggiamento di pulizia interiore svincolata da interessi di qualsiasi tipo ma basata su un reale desiderio di capire e di migliorare la qualità della vita potrà portarci verso una vera medicina del futuro.

Bruxismo nella medicina cinese e riabilitativa

Come tutti sanno il bruxismo è un problema assai diffuso e corrisponde a un’alterata funzione di alcuni  muscoli masticatori. La masticazione è una funzione motoria assai complessa data dal movimento della mandibola in alto, in basso, in avanti indietro e lateralmente oltre che dalla cordinazione di movimenti a carico della lingua e del palato molle.

L’apertura forzata della bocca o depressione della mandibola è data dai muscoli sottoioidei mentre i movimenti di chiusura della mandibola più o meno articolati della bocca sono dati principalmente da 4 muscoli chiamati rispettivamente: temporale, massetere e pterigoidei interni ed esterni.

Il mantenere durante la notte e il giorno la bocca serrata come si dice digringnando i denti è quindi un’azione che potremmo definire di eccessiva attività di questo gruppo di muscoli detti elevatori della mandibola, tutti innervati dal nervo trigemino. Oggi si tende a considerare il disturbo secondario a stress psichico e talora anche a una determinata predisposizione genetica.

La terapia maggiormente consigliata consiste nell’applicazione di un bite che serve ad allontanare tra di loro le arcate dentarie impendendone la chiusura forzata. Oltre questa terapia poco altro si consiglia se non eventuali farmaci ansiolitici di supporto.

Quello che emerge ed è poco considerato è che esiste una netta correlazione tra contrattura cervicale e contrattura dei muscoli masticatori rilevata dalla elettromiografia ma anche da molto tempo nota dalla medicina cinese che valuta le  aree fisiche dei muscoli elevatori della mandibola come appartenenti al decorso di alcuni importantissimi meridiani che guarda caso passano dal collo.

In primis il meridiano di piccolo intestino ( SI o Small intestine o Shou Thai yang Xiao Chang Jing) il cui decorso in regione cervicale, retroscapolare e sulla faccia posteriore della spalla è da consideare molto rilevante.

Il secondo è il meridiano di stomaco (ST o Stomach meridian o Zu Yang Ming Wei Jing) il cui decorso sembra proprio circondare l’angolo mandibolare per passare davanti all’articolazione temporomandibolare e raggiungere poi il muscolo temporale, prima di scendere sulla faccia anteriore del collo.

E infine non dimentichiamo il meridiano di vescica biliare (GB o Gall Bladder meridian o Zu Shao Yang Dan Jing) che passa anch’esso dalla regione temporale, oltre che in regione retromastoidea e sul trapezio in aree dove tipicamente le persone manifestano delle importanti contrazioni muscolari.

Tutti meridiani citati  hanno importanti correlazioni emotive e viscerali, solo per ricordarne alcune pensiamo al piccolo intestino che si associa al cuore e alle sue possibili sofferenze, lo stomaco che si associa alla milza e alla  sua comune emozione definita rimuginazone  e per concludere la vescica billiare con il fegato che si collega con l’emozione della rabbia.

Non vi pare che ce ne sia già abbastanza? Trattare il bruxismo con l’agopuntura è una grande idea che purtroppo non viene comunemente considerata. Il trattamento con agopuntura lavora sul meridiano evitando che si generino degli ingorghi o eccessi energetici quindi permette che  le aree muscolari corrispondenti al decorso dei meridiani si possano rilassare in modo del tutto naturale. Ma non solo, gli aghi lavorano internamente sui visceri associati migliorandone la funzione interna e armonizzandoli con gli altri organi e visceri; quindi indirettamente si agisce anche sulle emozioni considerate negative equilibrandole ed evitando che si cristalizzino in circoli viziosi.

All’agopuntura infine consiglierei di associare, nei casi complessi, la tecnica della miofibrolisi lavorando in modo specifico sui muscoli contratti degli elevatori della mandibola sia sui muscoli contratti cervicali e delle spalle di solito associati al bruxismo, rimuovendo tutti gli eventuali trigger points che si sono formati nel tempo.

Infine non mi dimenticherei delle importanti tecniche di rilassamento che sono presenti nello yoga dove appunto si insegna a rilassare in modo consapevole la lingua, il volto e a lasciare andare la mandibola in modo che i denti si allontanino tra di loro e le labbra si sfiorino.

E per finire da brava fisiatra consiglierei di non masticare gomme per nessuna ragione al mondo e di usare attivamente i muscoli depressori della mandibola che contraendosi allungano i muscoli elevatori attivando una sorta di stretching. Cantando a squarciagola sotto la doccia o in macchina per fare un esempio oppure scoppiando un po più spesso a ridere di gran gusto e in altre eventuali attività di piacere dove si mantenga aperta la bocca… il dentista può rappresentare una possibilità poco piacevole ma utile in tal senso.

E possibile inoltre effettuare con facilità e un minimo di educazione mirata un automassaggio interno ed esterno delle guancie insistendo bene con le dita sull’osso zigomatico e sulla parte inferiore della mandibola dove si inseriscono i masseteri.

La malattia di cui nessuno si preoccupa

Ho cercato a lungo questo monologo che mi aveva colpito e che, nonostante la mia profonda ignoranza in campo finanziario ed economico, mi aveva fatto suonare dall’interno quella voce che di solito non sbaglia e che riconosce una verità senza averne le prove inconfutabili che per ovvii motivi non  avremo mai.

Avidità: si tratta di una malattia che colpisce la società e che quindi non può non coinvolgerci da vicino rendendo malsana e tossica la nostra vita soprattutto se la ignoriamo totalmente, alla stregua dei pesticidi, antibiotici e di ogni sorta di additivo chimico che ingeriamo nostro malgrado.

Certo possiamo fare ben poco, direte voi, ma cercare di capire per esempio cosa muove una società verso uno screening di massa o una terapia raccomandata è fondamentale; senza fare del complottismo (e senza fare di tutta l’erba un fascio) ma semplicemente aprendo gli occhi e cercando di capire di cosa realmente abbiamo bisogno al di là di quello che viene venduto o pubblicizzato.

 

 

Ricette ghiotte per celiaci: crostata di mirtilli – by Gabriella

La pasta frolla solitamente utilizzata per crostate o altri prodotti da forno è molto ricca di burro. La ricetta che vi propongo sostituisce il burro con l’avocado. Questo frutto è ricchissimo di grassi e povero di carboidrati.

Leggendo alcune curiosità riguardanti l’avocado ho scoperto che veniva chiamato “il burro del marinaio” perché su molte navi del ‘700, veniva utilizzato spalmato sulle gallette come sostituto del burro.

Ricco di grassi ‘buoni’ capaci di stimolare la produzione di colesterolo buono (HDL) e di inibire il deposito di quello cattivo (LDL). Ricco di antiossidanti, rallenta l’assorbimento del glucosio regolarizzando i livelli di glicemia e tanto altro…

Ho pensato che potesse essere un ottimo sostituto del burro anche nell’impasto della nostra crostata…

Naturalmente non esagerate…è molto calorico!

Mescolate in una ciotola la farina di riso integrale (300g), la farina di mais bramata o fioretto (170g), il succo d’agave (100ml), un uovo e un tuorlo, un po’ di lievito per dolci (preferibilmente biologico) e un avocado frullato. La crema di avocado deve essere il corrispettivo di 200-250g di burro.

Lavorate rapidamente l’impasto con le mani, evitando si riscaldarlo troppo, se necessario bagnatevi le mani con acqua fredda. Ottenuto un panetto omogeneo ponetelo in frigorifero per almeno due ore.

Lavate i mirtilii e poneteli in una casseruola con il succo d’agave (ogni125g di mirtilli tre cucchiai di succo d’agave) a fuoco moderato per 10-15 minuti. Fate raffreddare la composta di mirtilli.

Stendete i due terzi dell’impasto su un foglio di carta da forno o in uno stampo di silicone, naturalmente non è semplicissimo, ma con un po’ di pazienza e bagnando le mani o il mattarello, l’operazione sarà più semplice..

Versate all’interno la composta di mirtilli. Stendete il restante impasto tagliandolo in tante striscioline per decorare la crostata. Non importa se non saranno perfette…

Infornate a 180° per circa 25 minuti a forno già caldo.

Naturalmente potete utilizzare altri tipi di frutta, preferibilmente di stagione oppure potete semplicemente utiilizzare le marmellate in vasetto già pronte. Un piccolo suggerimento: provate le marmellate dolcificate con il succo d’uva, ne troverete tante in commercio anche negli scaffali della grande distribuzione…basta leggere l’etichetta!!

L’algodistrofia: efficacia dell’agopuntura

Le algodistrofie sono state a lungo misconosciute e variamente chiamate nel corso degli anni: atrofia di Sudeck, algodistrofia riflessa, sindrome spalla mano, algoneurodistrofia, osteoporosi transitoria.

Si tratta di una patologia che non ha ancora una spiegazione del tutto chiara ed esaustiva del suo meccanismo di insorgenza e che a tutt’oggi si fa fatica  a trattare. Il dolore e l’infiammazione dei tessuti rispondono poco ai farmaci antinfiammatori e antidolorifici.

Questo avviene in quanto il disturbo infiammatorio non è la causa ma l’effetto.  Si ritiene infatti che alla base dell’algodistrofia vi sia un ditsurbo a carico del sistema nervoso periferico  e che di riflesso venga alterato il trofismo tessutale. I tessuti molli si imbibiscono di liquidi, le articolazioni si irrigidiscono, le ossa si decalcificano, la cute si assottiglia, si arrossa e si secca, talora aumenta il sudore e si perdono i peli.

Per dirla semplicemente, i nervi che normalmente innervano una specifica area del corpo umano  non funzionano correttamente, i tessuti tributari di questi nervi a loro volta non sono in grado di ricevere il nutrimento da parte dei vasi sanguigni e si genera una sofferenza dei tessuti che a sua volta alimenta la sofferenza dei nervi. Una disfunzione del segnale nervoso che alimenta una disfunzione dei tessuti che a sua volta alimenta la disfunzione del segnale nervoso, l’idea è quella che si crei una sorta di circolo vizioso da cui è difficile uscire.

Questa situazione può scatenarsi in svariate condizioni patologiche ma è più frequente dopo una immobilizzazione prolungata  a carico delle estremità del corpo come una frattura della mano o del piede trattata con apparecchio gessato oppure una patologia neurologica che colpisca prevalentemente l’arto superiore da cui il nome di “sindrome spalla mano”.

L’agopuntura per trattare questi disturbi è una soluzione molto valida anche se purtroppo ancora poco considerata e troppo poco studiata e conosciuta. Fra i farmaci più usati troviamo quelli per l’osteoporosi e vasodilatatori; le diverse terapie fisiche sono spesso difficili da applicare sulle estremità e le terapie manuali come il massaggio e fisioterapia sono spesso poco tollerate perché molto dolorose.

L’agopuntura invece, anche se l’area colpita si localizza sulle dita, si può eseguire con facilità e il suo effetto antalgico è  estremamente utile al recupero funzionale e spesso ben superiore a quello ottenuto con i farmaci.

Questo perché l’agopuntura non agisce solo localmente e non solo sull’infiammazione che come abbiamo detto non è la causa del problema; con l’agopuntura lavoriamo sull’intero organismo ripristinando nell’area colpita una corretta circolazione energetica e sanguigna. In modo del tutto spontaneo il paziente sentirà già dopo le prime sedute maggior leggerezza e meno tensione nel muovere la zona colpita da algodistrofia soprattutto se insorta da tempi non eccessivamente prolungati. L’agopuntrura ci consente di agire con efficacia perché è in grado di rompere il circolo vizioso che sostiene il problema

Una soluzione quella dell’agopuntura per trattare le algodistrofie che consiglio di seguire senza timore e con fiducia e che consentirà poi di lavorare anche con altre tecniche manuali e riabilitative ottimizzando l’effetto terapeutico e i tempi di recupero.

5 strategie per mantenersi in forma a tempo zero

Accade oramai sempre più di frequnete che le persone dedichino al loro lavoro sempre più tempo e che talora non abbiano neanche chi si occupa della loro casa e dei loro vestiti. Senza parlare degli eventuali doveri di genitori o figli.

Questo comporta un problema concreto; quando faccio attività fisica? Quando posso trovare il tempo di andare in palestra senza rischiare di buttare via i miei soldi in abbonamenti mai sfruttati?

Un bel problema, ma la verità è che il tempo, come avremo ormai capito tutti, non ci sarà mai anche nelle condizioni migliori se noi non lo afferiamo per le corna! Il tempo che noi usiamo è sempre tutto il tempo che abbiamo, come lo spazio a nostra disposizione, non ne avanza mai, a patto che non ci si metta di impegno. E’ chiaro che ci sono persone più fortunate e persone decisamente meno fortunate ma il discorso è comunque simile e paragonabile.

Ovvero non riusciremo a trovare il tempo da dedicare alla  nostra forma a patto che nella nostra mente non esista già questo spazio-tempo, in caso contrario, siamo fregati! Dovremo fare uno sforzo triplo per crearlo prima nella testa e poi nella materia che ci circonda.

Sono sicuramente 3 gli aspetti di cui dobbiamo tenere conto, soprattutto con il procedere degli anni; il primo è il tono muscolare di alcuni fondamentali muscoli,  il secondo è la flessibilità delle articolazioni e il terzo il nutrimento del derma.

1- Quando seduti per lunghi tempi,  costretti in macchina, oppure per riunioni interminabili, in sala di attesa, in treno o in aereo, al posto di passare il tempo a preoccuparci del denaro o di altri problemi che ingombrano la nostra mente rubandoci energia, focalizziamo l’attenzione sul respiro e sulla nostra schiena, cercando di mantenerla più eretta possibile; in quetso modo attiviamo la muscolatura paravertebrale e gli addominali. Ritmicamente possiamo poi a ogni fine respiro contrarre la parte inferiore dell’addome, quella che va dall’ombelico in giù con una contrazione ritmica e regolare  che possiamo mantenere anche staticamente per alcuni minuti respirando normalmente. Possiamo poi, una volta presa un certa domestichezza, aggiungere altre contrazioni isometriche ovvero senza movimenti visibili, sempre mantenendo una spinta dell’intera schiena verso l’alto, lavorando sui muscoli adduttori delle coscie, sui glutei e sul gran dorsale e sugli adduttori delle braccia. In questo modo attiveremo e tonificheremo i muscoli che maggiormente tendono a rilassarsi con gli anni: interno coscie, interno braccia, pancia e schiena e miglioreremo in tempi molto brevi gli inestetismi dovuti al rilassamento muscolare e la nostra postura malsana non potrà che migliorare con beneficio immediato sul rachide in toto e  senza alcun pericolo. Per esperienza l’attenzione durante gli esercizi non viene meno anzi, siamo molto più presenti di quando fantastichiamo con la mente. In questo modo per esempio si possono evitare i colpi di sonno ed essere produttivi anche sul versante mentale. Dall’esterno non si vede niente e i vostri colleghi o capi potranno rimanere colpiti dalla vostra singolare presenza. Se siamo proprio digiuni e inesperti consiglio di non farlo alla guida e ovviamente non in condizioni di intenso traffico.

2- Quando dobbiamo uscire per fare una commisione, lavanderia, posta o altre piccole spese, infiliamoci le scarpe da ginnastica e una tuta e con passo spedito e ben controllato sempre mantenendo l’attenzione sulla schiena e sulla pancia ci avviamo dove ci tocca andare. Vi assicuro che non sarà la stessa cosa, vi costerà meno fatica mentale del sentirvi oberati di commisioni stupide e vi percepirete più attivi e vitali anche sul profilo dell’umore. Se poi dovete comprare alcune cose di poco peso, potete distribuirle attentatmente in due buste di plastica non superando i 3 kg per lato (per gli uomini potete anche fare 5 kg per lato) e tornando a casa potete usare le buste come se fossero dei pesi, lavorando sui bicipiti brachiali e sui pettorali sempre con attenzione alla schiena ovviamente. Potete piegare i gomiti alternando il lato oppure insieme,  alzare la braccia anteriormente fino all’altezza delle spalle e scendere lentamente oppure muovere le braccia a pendolo sfruttando il pendolarismo delle braccia tipico della marcia. Per questi esercizi è necessario non avere infiammazioni ai tendini delle spalle.

3- Quando siete davanti alla televisione potete sfruttare il tempo per lavorare sulle articolazioni di mani e piedi; saranno utili piccoli  massaggi su ogni articolazione delle dita, piccole trazioni dell’intero dito e movimenti passivi di flesso-estensione lavorando con calma sulle dita più rigide e dolorose. Useremo la mano destra per lavorare sulla sinistra e vice versa. Si tratta di gesti importanti perchè le mani invecchiando perdono gradualmente di elasticità e spesso ce ne accorgiamo troppo tardi quando la rigidità è diventata irreversibile e consolidata. Possiamo poi lavorare sulle articolazioni più grosse come le spalle e le anche. Per le spalle ruotiamo indietro e in avanti le spalle senza sollevare le braccia facendo dei bei cerchi ampi, se non ci sono probelmi di infiammazione o di limitazioni possiamo sollevare le braccia unite più in alto possibile sfiorando le orecchie e accompagnado il movimento con una piccola arcuazione indietro della colonna cervicale che resterà appoggiata allo schienale del divano o della poltrona. Per le anche pieghiamo una gamba alla volta e teniamo il piede vicino all’inguine per alcuni minuti lasciando che il ginocchio lentamente si abbassi lateralmente; se siamo esperti possiamo farlo con entrambe le gambe sedendoci come fanno gli indiani a gambe incrociate.

4- Quando andiamo a letto possiamo per alcuni minuti sfruttare la posizione per lavorare sul corpo, ci possiamo stirare allungandoci al massimo e contraendo tutti muscoli per alcuni secondi, possiamo piegare le gambe e stenderle portandole a 90° lavorando in questo modo ancora sugli addominali senza danneggaire il rachide lombare. Possiamo poi tenerle ancora piegate e inclinarci con il busto a destra e a sinistra lavorando così sugli addominali obbliqui. Possiamo girarci sul  fianco, piegare la gamba che si trova sotto e allungare verso l’alto l’altra, lavorando in questo modo sui glutei, possiamo piegare la gamba che si trova sopra e tenere ben stesa l’altra alzandola di pochi centimetri dal letto e avremo lavorato sui muscoli adduttori delle cosce. Possiamo poi girarci a pancia sotto tenendo la fronte sul materasso e le braccia lungo i fianchi con i palmi verso il basso e alzare la testa e le spalle inspirando e cercando di restare in posizione  per il maggior numero di respirazioni complete partendo da una per i principianti poi potremo piegare un ginocchio sollevarlo di pochi centimetri dal letto e stenderlo mantenendolo alzato per un numero crescente di respirazioni complete. Questi due esercizi apparentemente facili sono estremamente sofisticati e utilissimi per rafforzare i muscoli estensori del rachide e di tutta la catena cinetica posteriore e non possono danneggiare chi soffre di discopatie ma anzi prevenirle.

5- Per concludere il nostro lavoro raccomando di lavorare sull’idratazione della pelle con creme e olii adatti senza dimenticare  le parti più nascoste come interno cosce, interno braccia, pancia , collo decolté, piedi e mani. E’ utile stimolare la circolazione usando un guanto di crine sotto la doccia, come anche gli scrub per corpo e viso;  l’utilizzo di specifici rotori in plastica più o meno rigida che adeguatmente utilizzati sulle parti più secche oppure più rilassate o a buccia di arancia ne miglireranno la circolazione sanguigna e quindi il nutrimento oltre che la penetrazione delle diverse creme usate. L’automassaggio di corpo e viso  con le mani  è anch’esso fondamentale per attivare una sana circolazione sanguigna. Ricordiamo che i depositi localizzati di grasso sottocutaneo sono poco irrorati e si comportano esattamente come un deposito in casa che possiamo rapresentare come uno sgabuzzino. Ci vuole una sorta di surplus di energia da dedicare regolarmente e specificatamente  affinchè questo deposito non diventi sempre più ingombro e sempre meno utile alla gestione domestica.

Al di là delle regole universalmente adattabili a tutti, è altresì vero che ognuno di noi presenta dei punti deboli che deve conoscere e sui quali deve agire con più determinazione rispetto agli altri.

Come per molte cose il successo sta non tanto nella durata del tempo che dedichiamo a noi stessi ma nella regolarità con cui lo facciamo e soprattutto alla capacità di adattarci alle circostanze e situazioni  esterne modificando la nostra strategia e adeguandoci al meglio delle nostre possibilità.

Piccoli gesti ma grandemente utili ed efficaci per mantenerci in forma, ricordandosi che essere in forma non significa essere perfetti.

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