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Correzione posturale: imparare dagli animali il Tai Ji Tu

puma_001Sono moltissime ormai le posizioni che assumiamo durante le nostre interminabili giornate lavorative con effetti negativi sulla nostra muscolatura antigravitaria.  Si perché non ci limitiamo più a stare seduti per lavorare ( minimo 8 ore) e recarci al lavoro ( minimo 1 ora al giorno), stiamo seduti poi per innumerevoli ore davanti al pc, davanti alla tv e dulcis in fondo incrociamo gli occhi a notte fonda sui nostri smartphone.

I muscoli del collo e del rachide in toto, i muscoli addominali e tutti i muscoli estensori delle gambe si ritrovano ad essere stimolati sempre di meno diventando gradualmente ipotonici ovvero incapaci di resistere allo sforzo. Il tono muscolare dovrebbe essere un meccanismo riflesso capace di garantire al muscolo un minimo di tonicità presente anche a riposo atto a garantire la fuga e quindi la conservazione della specie.

Osserviamo gli animali: sono pronti a scattare velocissimi al minimo rumore o allerta e nello stesso tempo sono capaci di rilassarsi in un modo invidiabile. Essi sfruttano al  meglio il tono muscolare e la capacità di rilassarsi. Si tratta di due opposti perfettamente bilanciati, in grado come lo yin e lo yang  (ovvero il Tai Ji Tu) di trasformarsi velocemente l’uno nell’altro, in modo assolutamente naturale.

Ora guardiamo gli essere umani, troviamo esemplari seduti mollemente sulle sedie incapaci di mantenere la posizione seduta o eretta in modo corretto per più di pochi secondi. A fianco a questi esemplari troviamo persone incapaci di rilassarsi per più 10 minuti in condizione di totale relax.

Cosa è successo alla nostra specie? In termini semplicistici direi che abbiamo perso totalmente l’equilibrio e il dinamismo naturale rappresentato dal tai ji tu ( legge dello yin e dello yang), non siamo più capaci di cambiare polarità perché siamo involontariamente caduti in un estremo o in un altro.

Troppo distanti dal corpo  e dalla possibilità di ascoltarci e di sentire i nostri muscoli perché attenti solamente ai nostri pensieri e alla nostra mente, ci stiamo allontanando dall’equilibrio naturale e non ci accorgiamo affatto di quanto ci sta accadendo.

Durante le sedute di risveglio motorio che faccio fare ai miei pazienti e durante le sedute individuali di correzione postulare invito i miei pazienti a tre grandi regole.

La prima è quella di stare seduti come se dovessimo scattare in piedi da un momento all’altro mettendoci sull’attenti all’arrivo del comandante.

La seconda è quella di stare in piedi senza sentire il peso del nostro corpo, come se fossimo esseri alati, sospesi a pochi millimetri dal suolo.

La terza è quella di camminare come se dovessimo partire a correre in uno scatto simili a una leonessa dietro alla sua gazzella.

Si tratta di tre immagini suggestive capaci di attivare in modo immediato e riflesso il tono muscolare sui nostri muscoli antigravitari. Vi assicuro che sentirete immediatamente una enorme differenza, la mente in questo caso ci riporta al nostro corpo attraverso un atto volontario e consapevole.

I muscoli antigravitari ci garantiscono la possibilità di assumere e mantenere la stazione eretta, un fatto che evolutivamente ci  dona la possibilità di guardare avanti e di volgere lo sguardo al cielo, di crescere in altezza di elevarci. Si tratta certamente di uno sforzo, non vi sono dubbi sulla questione.

Quindi a tutti i pazienti che mi guardano con sguardo invocante la pietà dicendomi “Ma dottoressa non posso mica stare così tutto il tempo è troppo faticoso !” rispondo; si è faticoso ma vi assicuro che se tutti i giorni ci adoperiamo per controllare con attenzione la nostra postura faremo sempre meno fatica e sentiremo sempre più energia e forza, ci sentiremo meno stanchi,  più sicuri di noi stessi, avremo un aspetto decisamente più nobile.

E soprattutto avremo recuperato un contatto fondamentale con il nostro corpo e con quello che internamente conteniamo, avremo pacificato lo yin con lo yang e quando dovremo riposare lo faremo molto più profondamente.

Provare per credere

I nostri progetti non sono mai perfetti – by Giulio Picozzi

progetti--e-riuscitaSarebbe  molto bello  se i nostri progetti andassero regolarmente  per il verso giusto, ma la realtà è che  i nostri piani non sono mai così perfetti ; cambiano le circostanze, le persone, le situazioni e noi spesso non siamo disciplinati come vorremmo  per raggiungere i nostri obbiettivi.

Come dobbiamo comportarci?

Possiamo essere rigidi , inseguire la perfezione e poi cadere a pezzi quando le cose non vanno per il verso giusto; la maggior parte di noi gestisce gli imprevisti  prendendosela a  male tanto da sentirsi frustrati e scoraggiati, per  poi smettere di tentare.

Oppure … possiamo provare ad essere flessibili.

Una mente  flessibile.

Se si utilizza un tipo di  mentalità rigida e si confida che i nostri progetti vadano regolarmente a buon fine, che il piano funzionerà perfettamente, si andrà incontro a grosse delusioni quando le cose non andranno secondo i piani.

Ricordiamoci: i nostri piani sono solo fantasie che creiamo noi, non sono basati sulla realtà. La realtà è sconosciuta e sarà sempre sconosciuta fino al momento in cui effettivamente la incontriamo. Ma se ci aspettiamo degli imprevisti, delle interruzioni, dei cambiamenti; se accettiamo che i nostri piani possano essere imperfetti … possiamo convivere ed imparare dagli imprevisti. Guardiamo con consapevolezza la realtà come si sviluppa e prendiamo atto che le cose sono diverse da quelle che ci aspettavamo.

Impariamo  dalla realtà, e regoliamoci  sulla base di tali cambiamenti  per continuare ad imparare; questa è la mentalità flessibile: aspettiamoci interruzioni, imprevisti e modifiche. Se si adotta questo approccio, non si può fallire.

Bisogna sapersi regolare secondo quello che succede e adattarsi alla realtà, in modo tale che indipendentemente  da  quello che accade saremo in grado di gestire l’mprevisto.

Impariamo dai cambiamenti, piuttosto che essere frustrati da loro, impariamo dai nostri errori, invece di venirne scoraggiati.

La chiave è come gestirli. Ricordiamoci che qualsiasi piano per  quanto studiato nei minimi particolari  non è mai perfetto , ma con questo approccio per tentativi ed errori, imparemo a gestire qualsiasi tipo di ostacolo: nessuna obiettivo che vale il nostro tempo sarà facile da raggiungere.

Mai  sarà perfetta  una nuova abilità fin da subito.

Impariamo perciò a vedere ogni fallimento come un esercizio; una pratica per migliorare .

“Destino e volontà son cosi’ avversi che i nostri piani spesso van persi: Nostri i pensieri, gli esiti mai”

W. Shakespeare – Amleto

Ricette ghiotte per celiaci – Muffin ai lamponi – By Gabriella

muffin ai lamponi senza zucchero..Muffin senza uova, senza burro, senza latte e naturalmente senza glutine..

Versate in una ciotola la farina di riso integrale (220g), un pizzico di sale, l’amido di mais (50g), circa 150 ml di succo d’agave, la scorza grattugiata di un’arancia biologica, un pizzico di vaniglia, 130 ml di latte di riso e sei cucchiai di olio di riso. Mescolate delicatamente fino ad amalgamare tutti gli ingredienti. Aggiungete una bustina di lievito per dolci a base di cremor tartaro e infine versate i lamponi (130g).

Naturalmente al posto dei lamponi potete scegliere la frutta che preferite.. oppure utilizzate l’impasto base e inventate voi i vostri muffin!! Preriscaldate il forno a 180°. Foderate con i pirottini uno stampo per muffin e versate l’impasto riempiendoli per 2/3 circa.

Infornate per circa 20 minuti o finché saranno gonfi e dorati. Serviteli a colazione o a merenda.. sarà un successo!!

Capodanno Cinese 2015 anno della capra di legno – Bazi

capodanno-cinese-2015-anno-della-capraQuest’anno il calendario lunare cinese aveva come data di fine anno il 19 di Febbraio.

I festeggiamenti sono quindi già stati fatti in Cina e in tutte le comunità cinesi esistenti nei vari paesi oltre oceano e in Europa.

Siamo quindi già entrati nell’anno della capra di legno oppure se preferite Year of the Green Sheep o ancora per alcuni Year of the Wood Goat. Il fatto che per alcuni si parli di “pecora” e per altri di “capra” non è particolarmente significativo.

Il pilastro è  costituito da un tronco terrestre in basso e da un ramo celeste sopra, i rispettivi segni del tronco terrestre e del ramo celeste sono elementi che ruotano incessantemente si possono calcolare oppure trovare sul calendario cinese.

Il bazi del nuovo anno è formato dal tronco terrestre Wei che corrisponde all’ elemento Terra yin, simbolicamente rappresentato dall’animale della capra e  dal ramo celeste Yi attribuito all’elemento legno yin.

Si tratta sempre di una coppia di elementi che possono essere in contrasto tra di loro oppure in sintonia, possono potenziarsi reciprocamente oppure soffocarsi ed è proprio in questo senso che si devono cogliere  gli elementi per disegnare il volto del Bazi dell’anno e non già nel singolo elemento o animale come segno astrologico.

Il pilastro del 2015 è formata da 2 elementi entrambi yin quindi di una coppia forse meno dinamica nella sua costruzione interna ma sicuramente segno di un volto più incisivo nella sua natura yin che non significa oscura o maligna ma piuttosto delicata e non per questo debole o inutile.

Abbiamo dal basso la terra yin che possiamo immaginare come un sacco di terra umida e fertilizzata con una natura fortemente nutritiva e dall’alto l’elemento legno yin rappresentato in modo figurato dall’erba, dai fiori e dalla piccola vegetazione.

La posizione di entrambi gli elementi è favorevole ovvero l’erba cresce grazie alla terra ricca sottostante, se avessimo avuto il contrario ovvero la terra yin come influenza celeste sopra un legno yin come tronco terreste ebbene avremmo potuto dire che la terra poteva soffocare l’erba impedendole di crescere. Gli stessi elementi di coppia in posizione diversa possono non avere lo stesso significato.

Elementi che nel nostro caso sono invece decisamente armonici e propizi per lo sviluppo di qualcosa di nuovo. Nessun contrasto, nessun impedimento, nessun apparente eccesso di controllo di un elemento sull’altro.

Una sana coppia di nonno e nipote come si potrebbe vedere ai giardinetti pubblici, dove ognuno ha il suo posto naturale: il legno che controlla la terra. Il nonno che tiene con occhio amoroso e saggio uno sguardo al nipote che gioca serenamente con il suo giocattolo.

Tornando all’immagine degli elementi, possiamo sperare di vedere fiorire un bellissimo fiore magari delicato e poco durevole o resistente. Come un fiore oppure come una farfalla si tratta di elementi capaci di guidarci verso un senso più profondo e misterioso dell’esistenza e magari ispirare anche grandi gesta e grandi principi.

Un’influenza delicata che magari non tutti sapranno cogliere ma che certamente non danneggerà in nessun modo nessuno neanche i più deboli. Queste conclusioni sono il frutto del mio personale studio sui Bazi fatto presso il Dott Richard Tan a cui va un caro saluto e tutto il mio affetto.

Buon anno e soprattutto buona primavera a tutti.

Abbassare il colesterolo con fitoterapia cinese e Monascus

hong-quSi chiama Hong Qu nome in latino Monascus Purpureus e si tratta di un lievito che trasforma il riso bianco in rosso. Da migliaia di anni in Cina questa sostanza viene usata sia come alimento che come rimedio vero e proprio. A partire dal 800 A.D. si iniziano a trovare le prime indicazioni scritte sui primi testi  di farmacologia cinese

Al  Monascus veniva attribuita la proprietà  di favorire la digestione sostenendo la milza e lo stomaco ed era indicato in particolare nella stasi di cibo. Il suo utilizzo alimentare nelle fritture e in alcune preparazioni culinarie favoriva quindi la digestione oltre che colorare il cibo e conferirgli un particolare aroma. Ma non è tutto, al Hong qu veniva attribuito già allora un ruolo nel favorire  la circolazione sanguigna e trattare la stasi di sangue.

Solo più recentemente e precisamente dopo il 1970 si è scoperto che preso in dosi adeguate il Monascus Purpureus è in grado di abbassare i livelli ematici di colesterolo totale e di trigliceridi. Emerse inoltre che abassava i livelli di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e alzava i livelli di colesterolo HDL (colesterolo buono ).

La sua analisi chimica rivelava che il monascus è chimicamente composto da diverse sostanze fra cui: onascidina, monascolina (molecola paragonabile alla lovastatina e mevinolina), monascolina II (beta idrossiacido), monascina, acidi grassi, fitosteroli e isoflavoni.

Si tende ancora oggi ad attribuire l’effetto ipolipemizzante di questo rimedio cinese alla sola presenza della monascolina contenuta naturalmente in esso, ma a parità  di quantità di lovastatina sintetica non si raggiungono gli stessi effetti terapeutici.

Inoltre a dosaggio adeguato gli effetti collaterali del Hong qu non sono paragonabili a quelli delle comuni statine. Questo antico rimedio cinese per questo motivo è da considerare ugualmente un farmaco e non un semplice integratore alimentare. Come tutte le sostanze della farmacopea cinese va assunto con attenzione e sotto indicazione medica adeguatamente preparata sulla specifica materia. Molta attenzione va posta sulla costituzione  del paziente e soprattutto sulle possibili interazioni con altri farmaci e sull’integrità della funzionalità epatica.

Questo rimedio facente parte della farmacopea cinese quando dosato adeguatamente è molto bene tollerato e presenta benefici sulla riduzione dei livelli di colesterolo nettamente superiori ai suoi effetti collaterali decisamente minimi e poco significativi. E’ quindi una validissima alternativa all’utilizzo delle statine attualmente  in commercio.

Lo stesso non possiamo  affermare a riguardo delle statine comunemente usate ai giorni  nostri. Si tratta di molecole molto efficaci nel ridurre i livelli di colesterolo, scoperte e studiate negli anni 70 dall’estrazione appunto di diversi funghi e poi sintetizzate chimicamente. Questi farmaci che dovrebbero agire da protetttori sulle patologie cardiovascolari sono purtroppo  assai  poco maneggevoli, come ho spiegato in un altro post parlando del NNH e del NNT, possiamo dire che queste molecole hanno mostrato effetti collaterali maggiori rispetto alla reale prevenzione sugli eventi cardiovascolari.

A partire dal 1990 il Monascus Purpureus arriva negli USA vista anche la larga presenza di medici e cittadini asiatici e cinesi, sviluppando a dismisura prodotti definiti integratori alimentari contenenti il red yeast rice.  Oggi anche in Italia esistono numerosi integratori da banco acquistabili in erboristeria o in farmacia che hanno scritto sull’etichetta riso rosso ma il quantitativo Monascus e di monascolina titolata sono da valutare con attenzione.

Ci sono infatti prodotti in vendita con contenuto bassissimo di Monascus,  insufficienti a generare gli effetti  terapeutici desiderati. In questo caso il prodotto è paragonabile all’utilizzo alimentare del Hong qu e ovviamente non prevede un efficacia terapeutica in caso di un ipercolesterolemia conclamata.

Ci sono poi prodotti in commercio di riso fermentato da considerare come un vero e proprio farmaco con contenuto da 300mg fino a 500mg di estratto secco di Hong qu per capsula.  Ecco perché in Svizzera è da poco entrato in vigore il divieto di vendita di questi prodotti come integratori alimentari da banco in attesa di una legislazione precisa da parte delle autorità competenti.

Attenti quindi al fai da te e soprattutto agli acquisti online magari più convenienti ma senza alcun controllo sui metalli e sulla possibile contaminazione con agenti tossici. Controlli che ritengo oggi più che mai assolutamente fondamentali per la nostra sicurezza, che ormai la sola provenienza farmaceutica ci garantisce. 

Vi consiglio se possibile una prescrizione personalizzata da parte di un medico esperto in fitoterapia cinese che potrà considerare se siete idonei alla sua assunzione, dandovi il dosaggio e il prodotto giusto per voi. Evitiamo di rendere in un prossimo futuro anche il Monascus Purpureus  introvabile e non più prescrivibile,  per uno suo utilizzo sconsiderato come fu fatto in passato con la Stephania prescritta in dosi e modalità scorrette da medici non preparati in fitoterapia cinese entusiasti per il suo strabiliante effetto dimagrante.

 

Ricette ghiotte per celiaci: Maccu di fave by Gabriella

Maccu di Fave con spinaci, capperi e pomodori secci

Maccu di Fave con spinaci, capperi e pomodori secci

Il “maccu” è una gustosa ricetta siciliana, diffusa in tutta l’isola con piccole varianti da provincia a provincia. E’ un piatto della cucina povera contadina a base di fave secche. In questa ricetta vi propongo la mia personale interpretazione, non nella realizzazione del maccu, ma nell’aver accompagnato questo piatto con spinaci, pomodori secchi e origano.

L’origine del nome “maccu” deriva dal verbo latino maccare, che significa pestare, schiacciare, con riferimento alle fave che vengono schiacciate fino ad ottenere una purea molto densa.

Mettete a bagno le fave in acqua fredda per una notte. Sbucciatele, lavatele e lessatele con un mazzetto di finocchietto tritato finemente. Fate cuocere a lungo e a fuoco basso. L’ideale sarebbe utilizzare una pentola di coccio. Quando le fave saranno cotte, schiacciatele con un cucchiaio di legno e salatele. Dovete ottenere un purè denso e cremoso, quasi un po’ grumoso. Lavate gli spinaci, togliete tutta l’acqua in eccesso e fateli appassire, per pochi minuti, in una padelle con qualche cucchiaio d’olio. Quasi a fine cottura aggiungete una manciata di capperi, i pomodori secchi a piccoli pezzi e una spolverata d’origano e naturalmente un pizzico di sale.

Servite il ”maccu di favi” in una ciotola con sopra una generosa porzione di spinaci..

Buon appetito!!

5 modi per creare abitudini che raggiungono obiettivi – By Giulio Picozzi

Creare abitudini e non obiettivi o propositi

I propositi sono come un pio desiderio, che svanisce inevitabilmente in pochi giorni o al massimo settimane.

I nostri propositi possono essere importanti e grandi, ma è difficile destreggiarsi tra i nuovi obiettivi quando si hanno già un sacco di altre cose da fare.

Invece proviamo a concentrarci su una nuova abitudine alla volta, e impegnamoci al massimo, finché questa non diventi automatica, poi facciamo nostra un’altra e nuova abitudine.

Dopo un anno, si potrebbero  avere 12 nuove “buone abitudini”, ed essere più vicino a tutti i propositi che avremmo voluto raggiungere.

Una alla volta, ma al massimo.

La maggior parte delle persone non riescono nelle loro risoluzioni perché se ne propongono troppe , provano a metterle in pratica  e poi si lasciano andare quando le cose si fanno più complicate o difficili. Ma cosa succederebbe se non ci lasciassimo alternativa se ci impeganssimo al 100%,  se non ci lasciassimo scampo su un solo ed unico importante obiettivo. Sono certo che se fossimo completamente e interamente dedicati raggiungeremmo lo scopo voluto.

Concentrarsi sugli obiettivi a breve .

La maggior parte delle persone si pongono degli obiettivi a lungo termine si  concentrano su qualcosa che pensano di poter raggiungere in un anno. Così facendo è difficile non perdere la motivazione, e rimanere concentrati sui nostri scopi. Invece, concentriamoci su un obiettivo per una settimana alla volta. Questo è più fattibile! Si può raggiungere un obbiettivo una settimana alla volta, ma è molto più difficile  fare un anno alla volta. E ogni settimana, è possibile adattare quello che si sta  facendo in modo che il metodo diventi sempre più efficace nel corso del tempo.

Ogni settimana rivedi quello che hai fatto, trova i punti critici, gli ostacoli, e pianifica per la settimana seguente.

Trova dei compagni.

Si possono fare grandi cose per conto proprio, ma è molto più facile farle se si dispone di un/a compagno/a o di un gruppo di amici, che ci danno una mano e viceversa.

Facciamo il punto periodicamente con gli amici e non lasciamo che nessuno rimanga indietro.

Riempiamo il nostro anno con curiosità e voglia di imparare.

Molte persone si scoraggiano se non raggiungono i loro obiettivi, questo perché hanno una  mentalità tutto-o-niente. Percepiscono il fallimento come una dimostrazione del fatto che non possono riuscire a farcela.

Niente di più falso: il fallimento è la prova che possiamo farcela e che si tratta di una cosa importante. Se tutte le volte  che  siamo caduti mentre  imparavamo a camminare avessimo mollato  ci muoveremmo ancora a carponi. Nessuno è mai riuscito nelle cose che  contano senza fallire, semplicemente non ha mai mollato.

Tutti abbiamo, nella nostra vita, delle cose che devono e possono essere migliorate.

Vediamo tutti i nostri successi e fallimenti come un percorso, un procedimento di conoscenza e di apprendimento.  Riuscire o fallire non sono un segno che siamo  buoni o non buoni ma che siamo già o non ancora capaci di… . Con questa mentalità flessibile e aperta, saremo in grado di affrontare qualsiasi tipo di incidente, passo falso, ostacolo o cambiamento.

L’equilibrio della parola

La libertà di espressione rivendicata in Francia e in tutto il mondo attraverso i social network è negli ultimi giorni un argomento molto discusso. La satira come strumento di comunicazione è sempre esistito e può talora essere illuminante oltre che divertente. Ma al di là del consenso o meno alla satira, della strumentalizzazione di quanto accaduto a Parigi e della assurdità di alcuni dettagli emersi dai notiziari, sta di fatto che la violenza non deve e non potrai mai più essere giustificata come una possibile risposta.

Riflettevo però in modo del tutto personale non tanto sull’oggetto della satira ma su come oggigiorno la stessa sia diventata di gran moda un po’ ovunque, dai social network ai  giornali (come appunto quello di Charlie Hebdo) fino a programmi televisivi di successo come da noi il mitico Crozza; un modo, attraverso lo scherzo, di far passare anche informazioni talora poco conosciute e di dare voce a critiche e considerazioni su fatti e accadimenti importanti.

Si tratta di un sistema di comunicazione  che facilmente può diventare offensivo quando supera una certa soglia e soprattutto quando tocca persone o sistemi ai quali noi siamo attaccati;  allora immediatamente siamo noi in prima persona a sentirci personalmente offesi. Noi ci identifichiamo con il soggetto criticato e diventa un fatto personale… funziona così per tutti.

In realtà la satira oggi, più che di un sistema di denuncia sembra sia divenuta un sistema per fare audience, nient’altro che questo! A qualcuno potrà non piacere ma si tratta solamente di business, niente di personale. Lo scandalo è diventato un mezzo per fare denaro e diventare popolari. Forse è anche su questo che dovremmo riflettere e farci due domande in più. Non sono i contenuti che andiamo cercando non è il valore di una persona e delle sue parole che oggi hanno rilievo ma piuttosto il contrario.

La gente è attratta sempre pù dalla distruzione che non dalla costruzione o creazione. Eppure ci sono grandi uomini e grandi donne intorno a noi ai quali dovremmo dare ascolto e che potrebbero farci crescere se solo dessimo loro la possibilità di farlo. L’uomo moderno non cerca piu  la figura del Maestro, della Musa, della Guida per arricchirsi interiormente. Oggi si cerca di sapere un po’ di tutto ma in modo superficiale accontentandosi cioè delle informazioni che vanno per la maggiore.

Siamo passati da un falso perbenismo vittoriano a un facile utilizzo della volgarità e dell’offesa. Non vi è niente di giusto o di sbagliato in senso lato ma credo che manchi come sempre l’equilibrio anche nell’uso della parola. Tanto per cambiare distruggere e costruire sono fondamentali se usati insieme, il concetto di libertà dal canto suo va di pari passo con il concetto di amore.

Ecco che potrei veramente essere libero di scrivere o dire quello che penso nella misura in cui avessi anche profonda conoscenza  e rispetto nei confronti della natura umana; una senza l’altra sono incompleti e possono generare eccessi. Dovremmo ritornare a studiare seriamente e cercare di arricchirci interiormente e non solo rivendicare il diritto di dire tutto quello che ci passa per la mente.

Solo in questo modo potremmo trovare un profondo senso della parola e allora anche i giornali e i mezzi di comunicazione potrebbero diventare uno strumento più equilibrato di informazione e di divertimento.

Buon Natale a tutti!

Prevenzione delle recidive: la legge di minor resistenza

Qualche giorno fa, parlando con una paziente il cui disturbo è completamente regredito con l’agopuntura (nella fattispecie un dolore cervicale associato a una tensione muscolare), mi dilungavo nello spiegare che il passo successivo sarebbe stato quello di evitare le recidive.

La paziente mi chiedeva perché avrebbe dovuto ritornare il disturbo di cui soffriva. E’ frequente che un disturbo, dopo che si manifesta per la prima volta poi si ripresenti alla prima occasione: una delusione, un litigio, un affaticamento eccessivo. Ma perché proprio in quel punto?

In buona sostanza è come se il corpo avesse una traccia, una sorta di memoria infallibile delle sue esperienze, un percorso già conosciuto. Il nostro corpo, in quanto espresso nella materia, segue la legge di minor resistenza: se dell’acqua scivola su un piano seguirà il percorso che trova più liscio, più inclinato oppure meno poroso, non potrà comportarsi diversamente, non in questo mondo perlomeno.

Per le patologie è la stessa cosa: se soffrite di cistite ricorrente è quello il disturbo che, alla stregua di un campanello, vi segnalerà un disagio, quello è il bersaglio più facile, quello è il vostro punto debole e la catena si romperà sempre sull’anello più debole.

Individuato l’anello debole la prevenzione della recidiva sarà ovviamente quello di rinforzarlo anche in assenza del sintomo. Nel caso di una cistite lavoreremo sulla dieta e con la fitoterapia a dosaggi sempre più ridotti per togliere il calore anche latente residuo che causa la recidiva. Nel caso di una lombosciatalgia su una discopatia lombare continueremo a fare esercizi adatti insegnatici evitando posture scorrette e il sollevamento di pesi anche se ci sentiamo completamente in forma e in forze. Nel caso di dolore e tensione cervicale potremo fare un lavoro fisico di scioglimento e contenimento dei trigger points e un’educazione al rilassamento per esempio.

Dovremo imparare ad ascoltare i piccoli segni di malessere per individuare il possibile insorgere di una recidiva e intervenire subito con determinazione con tutte le indicazioni che avremo ricevuto e con eventuali trattamenti di agopuntura di supporto.

In questo modo, un po’ alla volta potremo avere imparato a proteggere il nostro anello più debole e nel migliore dei casi lo avremo anche rinforzato.

Perché poi ognuno di noi abbia un punto o un organo più debole dipende da una moltitudine di elementi, che vanno dalla costituzione fisica ereditaria famigliare, da condizioni esterne che possono essere anche state infezioni oppure incidenti fisici veri e propri, come anche traumi psicologici, per arrivare ad abitudini alimentari, farmacologiche, emotive e fisiche scorrette.

Insomma i fattori sono sempre numerosi, diffidate quindi dalle interpretazioni uniciste un po’ di tendenza e che fanno molto moda tipo “dipende tutto dal rapporto con i genitori” “dipende tutto dall’intestino e dalle farine…” Queste affermazioni piacciono perché ci danno un’unica chiave, una soluzione semplice, ma la vita non è semplice: è fatta da cose semplici. E’ diverso.

Eliminare un disturbo è gratificante per un agopuntore ma dare al paziente strumenti per proteggersi e diventare più forte è molto meglio.

Si tratta di un salto di livello, un passo verso una consapevolezza di quanto il nostro corpo continuamente ci indichi le sue reali necessità per restare in salute.

Ricette ghiotte per celiaci: salsa di tofu by Gabriella

Questo mese vi propongo due creme a base di tofu..

Il tofu o “formaggio di soia” si ottiene dalla cagliatura del latte di soia; ha un sapore molto delicato che si adatta a molte preparazioni sia dolci che salate.

Ho mangiato il tofu, per la prima volta, in Giappone; caldo… appena fatto! Ho seguito una fila composta di giapponesi che aspettava il loro turno per comprare del tofu.

Ricordo, dopo averlo mangiato, che ho pensato..tutta questa fila per cosa?

Dopo ho imparato ad apprezzarlo per la sua versatilità in cucina e per il suo sapore delicato. Con un po’ di creatività, si possono realizzare piatti buoni e golosi. Proviamo!

Le creme che vi propongo sono molto buone. La prima è una salsa salata che utilizzo spesso per accompagnare l’insalata. Per questa preparazione preferisco il tofu al naturale vellutato che ha una consistenza cremosa (400g); reperibile nei negozi di alimenti biologici.

Frullatelo con oilo extravergine d’oliva, sale, mezzo limone, un cucchiaino di curcuma, uno di senape in polvere e un mazzetto di finocchietto selvatico. Dosate bene la senape, se non gradite il sapore piccante, mettetene meno di un cucchiaino.

Al posto del finocchietto selvatico, talvolta utilizzo l’erba cipollina. Provatela è deliziosa!

La seconda è una crema dolce a base di tofu al naturale, cacao in polvere, succo d’agave e cannella. Frullate tutto e otterrete una mousse al cioccolato da servire come dessert, accompagnata da granella di nocciole o da frutta fresca… oppure date spazio all’inventiva e suggeritemi altre combinazioni….

Le abitudini malsane che ci piacciono tanto

Dall’anamnesi non è sempre così semplice capire le abitudini errate dei pazienti ed è spesso necessario fare domande molto specifiche e insistere per avere finalmente una risposta corretta.

L’alvo  e regolare?
– Come scusi?
– Soffre di stitichezza?
– Nooo!
– Ogni quanto va in bagno?
– Tutti i giorni!
– Ogni quanto si scarica?
– Ah ho capito… si, normale.
– Vuole dire che si scarica tutte le mattine senza difficoltà ?
– Tutti i giorni no!
-Ogni quanto allora?
– Un giorno ogni 2 o 3 ma sono cosi da sempre!

Ovvero soffre di alvo tendenzialmente stitico.

Ma questa difficoltà non è presente solo quando si dialoga del proprio modo di andare di corpo, le feci sono un argomento indubbiamente poco elegante e intimo. Per esempio, alla domanda: “Beve alcolici?” molti rispondono di no ma alla successiva domanda:  “Quindi niente vino?” la risposta è spesso: “Ah si quello si.. ma perché conta?”
Il bicchiere di vino ai pasti è per molti pazienti non solo normale ma sembrerebbe pure raccomandato… forse una volta quando si lavorava al freddo nei campi e si mangiava alle sei di sera!

Diventa difficile spiegare che per molti disturbi il bicchiere di vino soprattutto alla sera fa la grande differenza,  non migliora affatto il sonno: fa abbioccare, alleggerisce la mente per alcuni istanti, ci intorpidisce… ma poi i fantasmi saltano fuori sia i depressi che le persone che soffrono di insonnia non ne hanno affatto beneficio; peggiora grandemente la qualità del sonno con sogni poco piacevoli, risvegli frequenti e per le donne in menopausa aumenta le vampate notturne. La differenza tra bere e non bere regolarmente un bicchiere di vino alla sera è enorme anche per tutti i disturbi gastrici.

Non parliamo poi del cioccolato nero, quello per molti fa bene e quando chiedi se mangiano dolci, neanche viene considerato appartenente alla categoria dolciumi. Fra un po’ lo si considererà un integratore alimentare per giustificarne l’uso quotidiano talora pure smodato.

Recentemente una paziente cefalalgica cronica ovvero con costante cefalea si stupiva mentre le spiegavo che la cioccolata è uno degli alimenti più scatenanti per la cefalea alla stregua degli alcolici. Mi guardava come se avessi detto una eresia! “Ma come dicono che se è fondente fa bene! Ma io ne mangio mezza tavoletta ogni sera come faccio a smettere?”

I più gravi non ci provano neanche; l’informazione passa direttamente nel subconscio! “Dovrò mica rinunciare al budino con le gocce di cioccolato che prendo ogni sera!”

Vi assicuro che è molto più facile non interagire su certi argomenti lasciando che ognuno faccia quello che preferisce fare! Posso scegliere di essere incisiva...

“La cioccolata signora è uno degli alimenti che maggiormente alza le transaminasi alla stregua di una medicina, le sembra poco? Il fegato è l’organo più stressato che abbiamo deve già occuparsi del contenimento della nostra rabbia, deve occuparsi di eliminare le diverse sostanze chimiche che introduciamo quotidianamente con la dieta nostro malgrado, deve seguire i ritmi sensa senso che diamo alle nostre giornate….le basta?”

Oppure posso essere ironica…

Ma si dai continui a bere vino e mangiare cioccolato tutte le sere, oppure sollevare pesi e stare seduto con la schiena curva…così dovrà venire da me a vita e io ci guadagno…perché dovrei chiederle di non farlo? Tutto sommato è contro il mio interesse…”.

Infine posso scegliere di essere semplicemente me stessa senza il ruolo del medico, parlando di quanta fatica sia anche per me rinunciare al vino, alla cioccolata e allo svacco posturale, ma di quale differenza si percepisca poi quando il corpo si addestra. Allora una cena straordinaria con vino e cioccolato occasionali verranno immediatamente  segnalati come eccessi dalla nostra lingua o dal palato che talora si gonfieranno all’istante oppure al nostro risveglio confermandosi come non adatti al nostro quotidiano; di come stare dritti mi abbia reso più forte non solo fisicamente ma anche mentalmente ed emotivamente.

E’ faticoso diranno loro, ebbene si: è faticoso anche stare a spiegare perché ne vale la pena, è faticoso nuotare contro corrente ma è l’unico modo per interagire attivamente con la materia.

E’ l’unica possibilità che abbiamo per provare ad andare verso una direzione perché è proprio lì che vogliamo andare.

Adotta te stesso

Mi capita sempre più di frequente di avere pazienti che non avendo vincoli matrimoniali o famigliari sono in realtà molto meno attenti alle loro esigenze personali. Sono per così dire ancora più schiavi del lavoro, con orari e ritmi lavorativi senza soste e nessuno spazio da dedicare ad altro.

Non tornano casa in tempo per mangiare con i figli, non escono la domenica in bicicletta con loro, non vanno al mare e in montagna nelle occasioni comandate dal calendario scolastico. Insomma non hanno altro che il lavoro e fanno una gran fatica a staccarsi da esso. Sono più liberi ma più intrappolati nel loro ruolo e di solito sono meno attenti alla loro salute e a come si alimentano perché non devono essere di esempio a nessuno e  invecchiare bene non è un dovere nei confronti che di sé stessi.

A questa particolare categoria di persone, un po scherzosamente chiedo di lanciarsi in una nuova avventura umanitaria: quella di adottarsi.

Imparando a rivolgersi a loro stesse come se fossero bambini di cui occuparsi (e di cui avere cura, ovviamente). In questa adozione per niente a distanza ma piuttosto ravvicinata per così dire a chilometro zero, il soggetto adulto si preoccuperà di avere delle pause ricreative, dei tempi da dedicare alle passioni e alla salute in senso lato.

Dovrà imparare a proteggersi dalle abitudini malsane, iniziando gradualmente a concedersi il lusso di ascoltarsi e di entrare in contatto con le proprie paure, ambizioni, passioni e debolezze. Per fare questo ci vuole tempo e tanto tanto amore per non giudicarsi ma accarezzarsi e nutrirsi di quello di cui sentiamo di avere più bisogno.

Senza questo atteggiamento il rischio è quello di vivere costantemente come delle macchine da lavoro, la mancanza di una relazione sentimentale può generare questo senso di impersonalità apparentemente buono ma che rischia di  essere molto nocivo per la salute in genere. Il single che esce da una storia importante questo lo sa molto bene e di solito si concede quello che ritiene gli sia più utile. Più a rischio sono invece coloro che non hanno mai avuto relazioni importanti oppure coloro che subiscono un abbandono loro malgrado.

L’idea di adottarci resta comunque un’ottima raccomandazione per tutti, nessuno escluso, un modo per restare in contatto con noi stessi alla stessa stregua di una madre che ci nutre e protegge e di un padre che stimola e sostiene i nostri talenti e ambizioni.

Un modo per restare svegli e attenti nei confronti del nostro corpo e del nostro mondo interiore come farebbe un un perfetto maggiordomo di casa, con amore e dedizione.

Ricette ghiotte per celiaci: budino di riso by Gabriella

…un dolce budino di riso con polvere di cacao..

Pochi ingredienti: riso, acqua e cacao amaro. Per questa preparazione ho scelto di utilizzare un riso semintegrale biologico. Fate cuocere il riso (100g) in un quantitativo di acqua pari al doppio del volume del riso. La consistenza dovrà essere cremosa, quindi il riso dovrà risultare quasi scotto. Durante la cottura aggiungete tre cucchiai colmi di succo d’agave e un pizzico di vaniglia e, se sarà necessario, rabboccate l’acqua di cottura.

Infine frullate la crema con due o tre cucchiai di cacao amaro, un pizzico di cannella e qualche goccia di olio essenziale di arancia dolce biologico e per uso alimentare. Se sarà necessario, aggiungete altro succo d’agave secondo il vostro gusto.

Versate il budino in ciotole o coppette da gelato. Guarnite con granella di nocciole e lamponi . Mettete il budino in frigo per un paio d’ore prima di servire.

Semplicissimo da realizzare… molto buono da gustare!!

Agopuntura per le patologie cardiache

Le cardiopatie ischemiche sono considerate  le patologie con maggior incidenza ovvero quelle che colpiscono un numero maggiore di soggetti nel medesimo lasso di tempo. A tutt’oggi  la cardiopatia ischemica è la patologia con più elevata mortalità e morbilità.

Cosa significa? Significa che uccide più di qualunque infezione, sostanza tossica o incidente. In caso di sopravvivenza causa un numero elevato di disturbi e patologie  secondarie anche gravi come l’insufficienza renale oppure un ictus cerebrale per fare solo due esempi.

Si tratta di una malattia che incide drasticamente sul bilancio economico sanitario. Negli ultimi anni la mortalità per infarto acuto del miocardio si è ridotta notevolmente grazie ai centri specializzati di trattamento intensivo, alle ambulanze munite di defibrillatore e personale altamente addestrato. Anche  gli screening obbligatori nelle palestre e prima di gare o maratone sono state un ottima soluzione per identificare le forme silenti ad alto rischio. Resta comunque una malattia quella che colpisce il cuore definita in continuo aumento nella popolazione occidentale.

Da diversi anni sono partite campagne di informazione per limitare questa crescente patologia che miete ogni anno sempre  più vittime, ho trovato scritto che nel 2007 si riteneva che negli USA moriva di cardiopatia un soggetto ogni 37 secondi…non so dirvi se si tratta di un dato attendibile ma sicuramente rende l’idea della gravità.   La dieta scorretta, l’assenza di movimento, lo stress lavorativo, come l’attività sportiva estrema sono tutti  fattori predisponenti oltre ovviamente alla possibile predisposizione genetica.

Sono innumerevoli gli articoli scientifici che dimostrano che l’agopuntura riduce il rischio ischemico a livello cardiaco e tratta anche molteplici aritmie e in particolare è di supporto alle angine dette instabili che di solito poco rispondono alle terapie farmacologiche anche complesse.

L’agopuntura in supporto alla terapia farmacologica riduce il rischio cardiologico di soggetti cardiopatici! Anche con un solo punto di agopuntura chiamato Neiguan oppure P6 dalla nomenclatura internazionale, l’effetto è già notevole. Alcuni sostengono sia perché migliora la perfusione del tessuto cardiaco e quindi il suo trofismo, altri lo considerano un effetto indiretto secondario a un miglioramento del benessere emotivo (il paziente essendo meno agitato indirettamente aggredisce meno l’organo cuore).

Le teorie a questo proposito sono davvero molteplici. La lista di effetti biochimici riscontrati  sulle cavie da laboratorio è lunghissima e non starò qui ad elencarvele anche perché, nonostante sia precisa e molto dettagliata oltre che ultraspecialistica, non apporta nessuna informazione sul meccanismo di azione di protezione nei confronti delle patologie cardiache; nulla di più che il semplice nome del meridiano che appunto è il pericardio ovvero la membrana sierosa di protezione dell’ organo cuore che tutti noi abbiamo in dotazione e che per sua natura protegge il cuore anatomicamente parlando.

In sostanza il mondo scientifico non comprende come sia possibile, ma non può negarne l’effetto terapeutico dimostrato da numerose pubblicazioni in merito.

In italia sono ancora pochi i medici che considerano l’agopuntura come una valida alternativa alle terapie farmacologiche anche solo per trattare patologie dolorose o ansiose e siamo ancora molto lontani dal considerare l’agopuntura una terapia di sostegno per le patologie cardiovascolari. Negli USA invece l’agopuntura viene raccomandata e consigliata ai pazienti in esiti di infarto del miocardio  oppure a quelli con alti rischi cardiovascolari come un’elevata pressione arteriosa oppure con aritmie alla stessa stregua delle dieta e dell’attività motoria regolare e moderata.

L’agopuntura inserita in uno stile di vita sano è riconosciuta come la terapia più efficace da associare a quella farmacologica per limitare il rischio cardiovascolare nei soggetti più a rischio, come i diabetici, gli ipertesi e i soggetti obesi. Un motivo in più per usarla quando si hanno disturbi dolorosi, ansiosi o di vario genere; agiremo nello stesso tempo come prevenzione sulle patologie cardiache oltre che, non dimentichiamolo, come trattamento antiaging vero e proprio.

La cultura del fare

Sono tantissimi i  pazienti che arrivano in studio con un’importante tensione sia fisica che psichica, persone che fanno fatica anche solo a  stare ferme per la durata della seduta di agopuntura, la loro mente è costantemente in azione nella programmazione di quello che dovrà seguire.

Nessuna capacità di creare una pausa, un silenzio mentale, una vera immobilità interna oltre che esterna. Quasi tutte queste persone affermano di non essere tagliate per la pratica dello yoga e tanto meno per la meditazione, loro devono fare, devono essere costantemente nell’azione, senza di essa sono persi e vivono un grande disagio che appunto preferiscono evitare.

La sensazione è quella di perdere del tempo prezioso togliendolo dalla lista infinita di cose che devono o vogliono fare. Ecco che al posto di fare attività che portano al rilassamento scelgono attività in movimento ottimizzando quindi il loro tempo nell’idea di realizzare nuovamente un progetto come quello di stare in forma.

Si tratta di una visione piuttosto comune e diffusa, figlia a mio parere non della personalità quanto della cultura nella quale siamo immersi che è appunto la cultura del supremo fare. Alla fine di una giornata non importa quanto stiamo stanchi: conta quello che abbiamo fatto, tutto il resto passa in secondo piano; la nostra persona passa in secondo piano, che dico: all’ultimo piano e questo grazie alla soddisfazione di aver concluso diverse cose che diventa un piacere vero e proprio . Veniamo educati così sin da bambini.

La verità è che coltiviamo solo un aspetto della nostra vita: quello esteriore, evitando e allontanando il contatto con il mondo interiore che non è quello della mente che invece è sempre presente e sottointende tutte le nostre decisioni, progetti e programmazioni dettagliate, ma quel mondo decisamente immateriale e impalpabile la cui grandezza può essere infinitamente estesa e, badate bene, grandemente utile a tutti gli uomini.

Il mondo interiore è come una casa, un rifugio, un luogo dove ritrovarci, ascoltarci e sentire quello che veramente siamo. Molto di più delle cellule che compongono il nostro corpo fisico a dire il vero… In questo luogo nessuno e niente ci può essere portato via, si tratta di uno spazio che ci accompagnerà fino alla morte e oltre, un compagno fedele che a differenza degli animali  è immortale e quindi non ci abbandonerà mai.

Il nostro corpo invece e le nostre attività sulle quali investiamo tutto il nostro tempo che è indiscutibilmente il nostro bene più prezioso, sono destinati a cambiare e con il passare degli anni si ridurranno. Anche se è più che giusto mantenersi in forma il più possibile nel corpo e nella mente e oggi la vecchiaia arriva molto più tardivamente, è altresì vero che gli anni comunque ci porteranno dei grossi cambiamenti che senza dubbio verrano  considerati delle perdite a meno che non si guardi al nostro mondo interiore. Questo è l’unico che potrebbe ancora svilupparsi grazie al fatto che avremo più tempo per noi stessi e meno attività che ci impegneranno.

Come tutto però non possiamo improvvisarci quando ci serve: se non abbiamo mai cucinato neanche un uovo, non possiamo preparare un cenone per 20 persone senza combinare pasticci. Lavorare sul nostro interno può essere anche un fatto spontaneo ma ci si può addestrare attraverso la pratica come con qualsiasi altra attività.

Imparare a coltivare uno spazio e un silenzio dentro di noi dove la mente resta in disparte come un testimone è la miglior cosa ci possa capitare e questo vale anche per coloro che incontriamo sulla nostra strada. Quando siamo in quello spazio interno le avversità della vita prendono una distanza e un significato diverso, come dire… meno personale. Impariamo ad ascoltare gli altri e non solo con le orecchie. Viviamo sentendoci vivi dentro, diventando naturalmente grati per quello che abbiamo.

Non mi sembra poco e possiamo impararlo tutti è qualcosa di molto più naturale di quanto non si pensi; ecco perché nelle mie sedute di agopuntura invito i miei pazienti a provare questo contatto interno attraverso l’utilizzo di tecniche respiratorie e di rilassamento. E se a qualcuno nascesse il desiderio di sviluppare maggiormente questo aspetto, considererei il fatto un’autentica benedizione e una speranza per la nostra società e per la nostra cultura.

Ricette ghiotte per celiaci: sfoglie di miglio con verdure – By Gabriella

Piccolo seme sferico dal sapore dolce e delicato, nell’immaginario collettivo il miglio è considerato mangime per gli uccelli. In realtà la scelta di reintrodurlo nella nostra alimentazione può rappresentare un’alternativa salutare e gustosa. Il miglio è infatti l’unico cereale che aiuta l’organismo a eliminare le scorie acide prodotte dall’alimentazione moderna e dai ritmi stressanti.

In Oriente è, da sempre, considerato un tonico della milza e dello stomaco.

Altro pregio, da non sottovalutare, è la velocità di cottura.

Sciacquate il miglio e versatelo in acqua bollente per 10-15 minuti. Appena pronto conditelo con un filo d’olio e versatelo in una leccarda coperta da carte da forno. Stendete uno strato sottile di miglio e infornate per circa 45 minuti a 180°, fin quando avrà assunto un colore ambrato e un aspetto croccante. Se volete delle sfoglie con forme regolari fate delle incisioni con un coltello sullo strato di miglio prima di metterlo in forno. Nel frattempo preparate le verdure.  Per questa ricetta ho utilizzato zucchine, radicchio verde, pomodorini, olive verdi e capperi e naturalmente le erbe aromatiche..timo e menta.

Tagliate le verdure e saltatele in padella con olio extravegine d’oliva e un pizzico di peperoncino. Ponete in padella prima le zucchine a dischetti sottili, in modo da abbreviare i tempi di cottura, aggiungete i pomodorini e in fine radicchio, olive, capperi e le erbe aromatiche.

Servite le sfoglie di miglio a strati alternati con le verdure..

Buon appetito!!

Come si forma un trigger point: un curioso caso di dolore al piede

Recentemente ho avuto un caso di dolore piuttosto curioso capace di fare luce sul meccanismo all’origine del dolore, inteso come fenomeno ancora non completamente chiarito dal punto di vsita neurofisiologico.

Si tratta di un giovane paziente di 40 anni sportivo senza dolori di alcun genere e senza patologie di rilievo abituato a non assumere farmaci. Mentre deambulava in cucina a piedi nudi si è ferito con una microscopica scheggia di vetro all’altezza della 2° testa metatarsale.

Da quel momento inizia a deambulare in modo del tutto scoretto per la presenza di una sensazione di dolore puntorio costante a riposo e soprattutto durante la deambualzione e il carico. Il dolore prosegue per alcuni giorni e al posto di migliorare come atteso per la cicatrizzazione della ferita continua a peggiorare.

Il sospetto più fondato fu che vi fosse rimasta una microscopica scheggia di vetro nel piede a giustificare il dolore decisamente fastidioso. Per togliersi questo dubbio la ferita fu aperta con un bisturi e pulita per bene. Ma il dolore non ne voleva sapere di migliorare anzi diventava giorno dopo giorno più fastidioso. Alterando non di poco la deambulazione fino a una franca zoppia.

Questo caso clinico è perfetto per far capire come un piccolissimo incidente possa generare una catena di eventi responsabile di un dolore osteoarticolare anche di grado moderato severo. Un dolore molto profondo sul tessuto che alla palpazione si rifletteva sulla testa metatarsale in modo vivo.

In un occasione diversa il paziente sarebbe ricorso a una serie di lastre e indagini radiologiche per indagare se non vi fosse una lesione, saremmo arrivati anche a una risonanza magnetica per escludere un neurinoma. E’ molto frequente che i miei pazienti abusino degli esami radiologici come primo gesto terapeutico il più delle volte senza trarne alcuna informazione utile.

Il piede, e in particolare la pianta, è stata lungamente studiata per la sua peculiare struttura osteoarticolare costituita da numerose piccole ossa messe in tensione a formare un arco  da una fascia elastica oltre che da molteplici muscoli e legamenti in grado di creare una compattezza tra i diversi ossicini e nello stesso tempo una possibile mobilità degli stessi allo scopo di ammortizzare il nostro peso e naturalmente la forza impressa da movimenti complessi come il salto e la marcia.

Lavorando con la tecnica delle miofibrolisi sull’intera fascia plantare e insistendo sul punto doloroso era possibile percepire come una sorta di indurimento del tessuto localizzato in profondità come una specia di piccola pallina. Usando strumenti via via più appuntiti e andando a lavorare in profondità sul tessuto fibroso inserzionale ovvero che si inserisce sulle ossa e sulle articolazioni il dolore diventava molto vivo.

Ci sono volute diverse sedute di tattamento prima di poter lavorare a fondo con una piccola punta non più grande di 3-4 mm alla quale era necessario imprimere una vibrazione per accedere ai piani profondi in modo significativo. Il dolore gradualmente si dissolveva e il tessuto doloroso diventava via via più piccolo e difficile da cercare durante il trattamento.

E’ incredibile pensare che un microtrauma come una piccolo taglio causato da un insignificante vetrino possa generare un dolore così severo e persistente nel tempo. Un dolore difficile da spiegare e da collocare, in quanto la sensibilità percettiva simulava un dolore puntorio del tutto simile a quello di partenza. Ricordiamo che il dolore è uno stimolo sensoriale che parte da recettori specifici e segue una via nervosa specifica.

Il fatto che il tessuto fibroso accorciato e contratto fosse in grado di generare un dolore del tutto simile al taglio che lo aveva generato lascia pensare a una sorta di memoria del dolore impressa nel sistema recettoriale e sensoriale. Un dolore che non trattato avrebbe causato ulteriori disagi proprio per la creazione di una deambulazione non corretta, potenzialmente nociva quindi sull’intero rachide e su molteplici  strutture tendinomuscolari ma anche potenzialmente trattabile con trattamenti chirurgici successivi non scevri da rischi.

L’effetto antiplacebo esiste

Siamo tutti abituati a pensare che l’ego sia di per sé un fattore negativo che toglie agli altri per donare unicamente a se stessi in modo del tutto egoistico. In realtà l’ego non è solamente questo,  attiene alla formazione di un centro, alla creazione di un individuo, alla consapevolezza della nostra unicità, un’unicità che non abbiamo creato noi ma che esiste in seme al nostro interno e che solo noi possiamo sviluppare o spegnere nel corso della nostra più o meno breve esistenza terrena.

Questo consapevolezza di fare parte del tutto ci rende pronti quindi a cedere e donare questa nostra unicità e non già a tenercela gelosamente stretta per paura di perderla!

Un altro fenomeno assolutamente crescente e sempre più acreditato dagli scienziati è quello di attribuire l’intelligenza all’organo cervello e quindi anche alle sue componenti microchimiche. Si tratta di ragionamenti tendenziosi e decisamente fuorvianti. Le lesioni al cervello causano deficit cognitivi ed intellettivi questo è indiscutibile. Ma l’intelligenza quella vera non ha niente a che vedere con la logica, nè con la memoria e tanto meno con il sapere intelletuale. Quanti pazienti autistici sono capaci di memorie sovrannaturali? Non si tratta del numero di connessioni nervose funzionanti e tanto meno del numero di grassi polinsaturi presenti nel corpo.

Recentemente è stato pubblicato un articolo che associava l’intelligenza e la salute alla grandezza del lato B delle signore! No ma dico: e lo consideriamo anche un articolo a sfondo pseudoscientifico? L’intelligenza degli esseri umani lo sappiamo tutti molto bene non si calcola con il QI ma con la vita quotidiana che la conferma nel concreto attraverso le persone con le quali entriamo in contatto.  Questa intelligenza detta anche intelligenza emotiva è l’intelligenza del cuore, inizia con la stessa lettera ma si trova un pò più su!

Se il cervello subisce un trauma si può perdere la memoria, si può perdere la capacità di parlere e di comprendere si possono perdere tutte le capacità cognitive di fondo e cambiare anche il carattere e la personalità ma ogni individuo è la somma di fattori molto più complessi e non si possono attribuire a fattori singoli  biologigi seppur indubbiamente importanti per la salute del cervello, il rischio è che si perda di vista l’aspetto più fondamentale della vita.

Noi medici dovremmo essere consapevoli di questa vasta complessità non solo nell’evitare alcune affermazioni da circo ma soprattutto nel modo in cui vediamo il paziente e la sua sofferenza fisica e psicologica.

Dovremmo smettere di comportarci come la volpe con l’uva; sapendo che molte malattie e disturbi non sono realmente curabili con i farmaci non dovremmo affermare che la cura non esiste. Sapendo di non avere gli strumenti giusti non dovremmo convincere il nostro paziente che qualunque altro strumento terapeutico  non funziona a prescindere e magari in questo modo  sentirci tranquilli con la nostra coscienza.

Dovremmo innazitutto smettere di identificare il paziente con la sua patologia, lui o lei non sono tale o tal altro disturbo; sono molto molto di più e se per primi non siamo noi a vederlo come farà il paziente che è afflitto dalla sua patologia a imparare a vedersi diversamente?

Cogliere il potenziale di salute del paziente  è come cogliere i potenziali talenti di un figlio: se non li sappiamo vedere perchè accecati dalla sola definizione della patologia, questo seme molto facilmente non si svilupperà mai. E’ facile di fronte a una problematica grave e complicata sottolineare solo i rischi elevati di un determinato intervento chirurgico o della patologia stessa. Quando il nostro paziente ci guarda negli occhi non deve vedere la rassegnazione del nostro senso di fallimento. La paura della sofferenza e della malattia camuffata da cinsimo. Dovrebbe vedere una forza positiva che dà loro la possibilità di sperare e di sviluppare qualunque cosa possa essere utile e buona per il loro percorso anche se non si stratta di una guarigione miracolosa.

In questo modo non solo i pazienti affetti da patologie severe ma anche quelli che sembrano ormai cronicamente incurabili come i super ansiosi indefessi oppure quelli in sovrappeso da tempo immemore non saranno portati a rinunceranno a sperare. Non è necessario illudere il paziente sulla pretesa di un miracolo ma considerare di poter limitare i  danni, cercando il più possibile di migliorare la qualità della vita di oggi e del futuro che ci aspetta.

Fare esercizi motori per un paziente emiplegico è un percorso riabilitativo che durerà ad vitam, lo stesso per la dieta di un soggetto obeso e così via, non si molla mai. Il rischio mollando la speranza è sempre che si peggiori anche drasticamente, lo chiamerei effetto antiplacebo oppure effetto antipigmaglione.

Per concludere direi che dobbiamo smetterla di sopravvalutare l’intelligenza legata alla logica e iniziare ad ascolatre e sviluppare l’intelligenza del cuore, nobilitando la forza nel nostro ego inteso come possibilità di accedere al nostro interno. Mettendo a disposizione degli altri la nostra meravigliosa e sorprendente unicità e il nostro potenziale umano più profondo.

L’agopuntura per facilitare il parto

A partire dalla 34 esima settimana, eseguire uno o due trattamenti alla settimana di agopuntura come preparazione al parto favorisce il rilassamento del perineo e permette alle mamme anche primipare di arrivare al termine della gravidanza in modo ottimale.

Sono moltissimi i benefici e i vantaggi raggiungibili con sole 6-8 sedute di agopuntura mirate.

E’ corretto sottolineare che la futura mamma arriva a questo momento della gravidanza con un’ansia crescente, data spesso anche dall’ambiente esterno che inizia ad essere sempre più apprensivo ad ogni giorno che passa.

Inizia ad arrivare la paura del fatidico parto, di non sopportare il dolore, di non esser all’altezza della situazione, che qualcosa non vada per il verso giusto. Timori assolutamente normali che in questo momento specifico della gravidanza non sono di grande utilità. L’agopuntura permette di aumentare il rilassamento fisico già naturalmente sostenuto dagli ormoni.

In seconda battuta in queste ultime settimane il peso della pancia può facilmente generare un dolore lombare e un’incapacità di rilassarsi anche a letto, ondizione questa indispensabile invece per arrivare al parto con una struttura muscolare non accorciata e contratta.

La colonna vertebrale sollecitata dal peso del ventre che si sporge in avanti tende ad accentuare la lordosi fisiologica infiammando alcune volte i nervi che da essa fuoriescono. Ne conseguirà una tensione lombare nel migliore dei casi (nei più sfortunati può comparire una franca e fastidiosa lombosciatalgia) e facilmente sarà presente una tensione anche a carico  del perineo e del pavimento pelvico.

Una terza ragione per non rinunciare all’agopuntura al termine della gravidanza è che facilmente sia l’ansia che la tensione lombare possono portare un’insonnia tipica di questo momento, che di nuovo non è di grande aiuto. Le energie infatti vanno custodite gelosamente perchè ci serviranno eccome!

Infine l’agopuntura se ben eseguita è un sistema ottimo ed efficace per partorire entro il termine e infine per accorciare il tempo del travaglio. E questo è davvero un fattore fondamentale: ogni giorno che passa dopo il termine è un autentico tormento, cresce la tensione di ogni singolo membro della famiglia e anche dei medici. Scattano controlli, day hospital e successivamente ricoveri programmati. Non si tratta solo di un aumento enorme della spesa sanitaria ma di una tensione psicologica non calcolabile. Lo stesso vale per i tempi talora interminabili di un travaglio.

Un parto che arriva spontaneamente entro il termine e si conclude con un travaglio semplice e non troppo esteso è per tutti una benedizione senza pari. Una benedizione che possiamo predisporre e facilitare con un ciclo di agopuntura mirato e ben condotto.

Una possibilità che non si dovrebbe negare a nessuno.

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