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Corsa: effetti collaterali e controindicazioni

Scritto il 5/5/11 da in Articoli, Fisiatria | Tags: , ,
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Catherine Bellwald Corsa: effetti collaterali e controindicazioniE’ opinione comune pensare che la corsa sia uno sport nocivo al rachide e alle ginocchia.  Mi piacerebbe evidenziare in che modo la corsa può realmente diventare uno sport potenzialmente pericoloso e soprattutto a quali soggetti è sconsigliabile come attività motoria.

Innanzitutto  viene fatta una netta distinzione tra jogging e running. Si definisce jogger un soggetto che corre in media 20-30′  e con allenamento in media di 3 volte alla settimana.

Si definisce runner un soggetto che si allenana più intensivamente e spesso quotidianamente preparandosi alle gare e quindi con percorsi e tempi decisamente superiori rispetto al jogger.

Il primo grande requisito per essere idonei alla corsa è quello di “avere un cuore sano”. A questo proposito esiste una valutazione specifica tramite test da sforzo che evidenzia la presenza di una eccessivo rialzo della frequenza cardiaca, della pressione cardiaca o della presenza di alterazioni dell’elettrocardiogramma durante lo sforzo fisico; oggi viene richiesto obbligatoriamente a tutti i runners che partecipano a una qualunque maratona.

Il secondo requisito da non sottovalutare è quello di non essere in eccessivo sovrappeso corporeo. Si ritiene 28 il limite massimo di BMI da non superare per un jogger e 20-22  per un runner. Il sovrappeso infatti causa un eccessiva sollecitazione meccanica delle articolazioni e del sistema cardiovascolare.

Il terzo requisito per poter correre consiste nella presenza  di una buona postura eretta e una corretta deambulazione. Come da ogni buona logica neuromotoria se non sappiamo stare in piedi e non sappiamo camminare in modo corretto, non è il caso di correre. Si, ci sono ginocchia, piedi e schiene con evidenti deformazioni. Per capirci le ginocchia valghe che sono quelle a X  associate a piedi piatti portano inevitabilmente una corsa scorretta e visibile anche da una persona non esperta. E’ logico intuire che in questo caso il menisco mediale si consuma in modo eccessivo.  E’ chiaro che un difetto minimo può non essere determinante mentre più il difetto è visibile più diventa una franca controindicazione all’idoneità alla corsa sia del runner che del jogger.

Anche gravi quadri artrosici possono essere una controindicazione, mentre le forme di degenerazione artrosica di grado lieve o moderato, comunemente riscontrabili in quasi tutti i soggetti adulti over 40 non sono di per se sufficienti per essere considerate controindicazioni. Lo stesso vale per tutte le forme di degenerazione  di lieve entità come le discopatie lombari o cervicali e le meniscopatie  estremamente diffuse nella popolazione adulta. Non rappresentano controindicazioni assolute ma relative alla corsa.

In questi casi è necessario fare una valutazione complessiva, tra integrità osteoarticolare, sintomi e intensità della prestazione motoria. E’ cosa accettata e conosciuta da tutti considerare tutte le forme dolorose osteoarticolari sia acute che croniche come controindicazioni assolute alla corsa.  Purtroppo il professionismo sportivo rende impossibile  l’applicazione di questa semplice e naturale regola di buon senso.

A questo proposito ritengo che il professionismo o il semiprofessionismo di qualunque sport richieda sempre al corpo delle richieste che facilmente vanno oltre ai limiti fisici, portando  inevitabilmente micro lesioni e infiammazioni delle varie strutture osteoarticolari che sfociano in patologie croniche evolutive. La corsa è forse una delle attività dove maggiormente si riscontrano lesioni traumatiche e infortuni secondari.

In questo caso lo sport tanto decantato come salutistico diventa esso stesso fonte di lesioni e di patologie. E’ sempre una questione di dosaggio, esattamente come per il cibo e per le medicine.  Per ogni soggetto esiste una dose corretta e una dose eccessiva della medesima disciplina motoria. La comparsa di amenorrea in un donna runner, ad esempio, è un chiaro segno che lo sforzo fisico richiesto al corpo è eccessivo.

Infine la corsa all’aperto, anche se può essere fatta in svariate condizioni climatiche, diventa francamente malsana sotto la pioggia battente o un sole cocente così come nel caso di un tasso di smog o di umidità al di sopra della norma; anche questo è una questione di buon senso ma purtroppo alle maratone il tempo non si comanda e i partecipanti di solito non si fanno intimidire dal clima. Il superamento del limite diventa per i runner un must, una sorta di stile di vita.

Nel mondo del running un pò come nel mondo del body bulding troviamo soggetti  autodidatti che molto spesso pretendono sempre di più dal loro fisico: dalle restrizioni dietetiche estreme al consumo smodato di integratori alimentari, per finire con un allenamento che richiede al proprio corpo sforzi ripetuti e prestazioni fisiche sempre maggiori.

Per alcuni soggetti il running rischia di diventare una fuga dalla realtà esattamente come molte droghe, non se ne può più fare a meno e ce ne vogliono dosi sempre maggiori. Sembra ridicolo a dirsi ma si tratta di una sorta di “ipersalutismodipendenza” e a mio parere  anche da questo disturbo del comportamento bisogna curarsi ricercando maggior equilibrio. Sono utilissime in queste situazioni pratiche e discipline come la meditazione, lo yoga, numerose arti marziali ma anche tecniche di massaggio, l’agopuntura e talora anche il supporto dello psicologia.

Ma torniamo al jogger e non al runner; mentre il runner è abitualmente ben preparato sia tecnicamente che teoricamente, il jogger invece è di solito poco preparato sulla materia.  Il classico jogger considera che tutti possono correre anche senza alcuna preparazione fisica e teorica. Sono  quelli che passano dalla sedia del proprio ufficio alla corsa senza intermezzo alcuno e senza altri strumenti motori  solo perchè sanno che la corsa è la pratica più veloce per perdere peso.

Inoltre la corsa è gratuita, non richiede apparentemente alcuna preparazione tecnica, è veloce, si può fare ovunque e infine si ritiene che sia uno strumento utile per la prevenzione cardiovascolare e contro le malattie dismetaboliche come il diabete, cosa volete di più?

Per cominciare bisogna avere le scarpe giuste e su questo credo non si discuta ma bisogna anche sapere come iniziare a correre con un allenamento idoneo alla nostra condizione generale. E’ utile e raccomandabile leggere e informarsi; ci sono diversi siti dedicati alla corsa dove sono esposti  consigli da parte di esperti  sui diversi tipi di allenamento, insomma un enormità di informazioni tecniche a portata di mano!

Perchè come in tutto non ci si deve improvvisare soprattutto se non si possiede un corpo già allenato in precedenza. Sono importanti per la corsa un buon tono muscolare soprattutto dei muscoli antigravitari in particolare dei muscoli addominali ma anche di tutti i muscoli posteriori del tronco e degli arti inferiori.

Ma ancora non basta; è necessario avere  un certo grado di elasticità articolare non solo degli arti inferiori ma anche del rachide. Insomma non si può pensare di restare in forma facendo solo un pò di corsa; non è sufficiente. Ovvero  forse è sufficiente per non prendere peso ma non è sufficiente per restare in forma e salute in senso lato. Alla corsa bisogna associare un lavoro fisico più completo ed esteso di rinforzo muscolare e di elasticità articolare.

E’ inoltre necessario ascoltarsi durante la corsa e osservarsi molto attentamente per valutare se il nostro corpo carica il peso in modo corretto sul piede, senza esagerare con l’avanpiede e neanche con il retropiede. Se il il peso del corpo è leggero e non cade rovinosamente quando atterra al suolo. Se il nostro respiro è ritmico e regolare o se è affannato e rumoroso. La corsa è infatti un ottimo metodo per percepire quello che il nostro corpo ci dice ma bisogna ascoltarlo e dosare lo sforzo in modo graduale.

Oserei dire che la corsa può diventare un modo  per spegnere il brusio della mente e per metteresi in ascolto della parte più profonda di se stessi. Una sorta di meditazione dinamica capace di fare pulizia di tutto quel rumore e ingranaggio mentale che spesso non sappiamo più come fermare. Un’ottima attività fisica naturale e semplice, insita e connaturata nella fisiologica forma del nostro corpo molto di più della posizione seduta, ma che deve essere fatta con sapienza, attenzione ed equilibrio in quanto non scevra da potenziali pericoli.




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L’avidità e il pensare in piccolo

Scritto il 2/5/11 da in Articoli | Tags: , , , , ,
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Catherine Bellwald Lavidità e il pensare in piccoloNon conoscevo il significato di questa parola finche non ho incominciato a farmi due domande sul perchè di molte situazioni tipicamente umane.

Non è il talento, il coraggio di rischiare con il proprio e l’attività individuale che creano il grosso divario economico; è l’avidità della mente umana.

Se in ogni situazione guadagno bene lasciando che anche altri guadagnino o beneficino di un certo vantaggio non va bene, non è abbastanza! Devo guadagnare solo io.

Questo modo di pensare è la vera piaga dell’umanità. Non siamo tutti uguali; ci sono menti imprenditoriali e menti che non vogliono responsabilità e desiderano essere guidate. La fregatura è che a tutti i livelli della scala economica e sociale l’avidità rovina ogni cosa, dal imprenditore delle multinazionali che spreme al massimo ogni situazione, al dipendente comunale che 20 minuti prima della fine del suo turno ha già chiuso i battenti senza guardare in faccia a niente.

E’ un modo di pensare infantile e piccolo, il benessere degli altri è ancora il nostro benessere, se possiamo giocare o lavorare bene in due sullo stesso ambiente perchè non farlo? se possiamo dare vantaggi e buon servizio sociale  impegnandoci al massimo perchè non farlo? Se  c’è da mangiare per tutti perchè dovrei voler mangiare solo io? Invece non è così, succede che ognuno vuole l’intera torta a rischio di buttarne via i tre quarti. Non si condividono il  successo, l’ inventiva, l’ esperienza, l’impegno e tanto meno il proprio tempo libero e la proprietà privata. Si teme dividendoli con altri di perdere la propria forza ma non è così; da sempre nuclei religiosi come gli ebrei piuttosto che altri gruppi hanno dimostrato il contrario.

Non intendo dire che tutto è di tutti, lungi da me questo ragionamento distorto e puerile. Una pepita d’oro distribuita su 100 persone diventa un niente a testa! Sto parlando del vero lavoro di gruppo pur mantenendo ognuno le proprie individualità.

Questa regola è conosciuta anche nel mondo finanziario. Ma è l’essenza di questo principio che sfugge. Non accontentarsi mai, sembra da un lato un ottimo modo di affrontare la vita ma è come tutte le cose importanti un’arma a doppio taglio: non accontentarsi e voler migliorare se stessi studiando, cambiando, raffinandosi e continuando a imparare dai propri errori è una cosa.

Non avere mai abbastanza in senso economico stretto, significa chiedere sempre non quello che è giustamente adeguato al nostro sforzo individuale e creativo ma arraffare il più possibile, sfruttando al massimo quello che si può da ogni situazione a discapito di tutto e di tutti. Non ci si sente mai un team ma un singolo individuo e allora non si guarda in faccia a nessuno si pensa solamente a se stessi.

Mio! avete presente cosa fanno i bambini? Uguale! Peccato che così facendo rendiamo aridi e poveri noi stessi e tutto quello che tocchiamo, la nostra stessa mente diventa sempre più piccola. I poveri e i paesi poveri saranno sempre più poveri e così la Terra. L’anno scorso tonnellate di greggio, quest’anno tonnellate di acqua radioattiva, cosa ne sarà del  mare che riveste gran parte di questo pianeta? Resisterà ancora? O prima o poi ci farà pagare il conto?  Il saldo finale in realtà diventa in questo modo sempre più salato!

Queste dinamiche si ritrovano nel tessuto della nostra società nel piccolo come nel grande. In sintesi l’avidità è l’antitesi dell’armonia e per questo motivo produce a lungo andare situazioni alle quali diventa impossibile porre rimedio. Iniziamo a pensare in grande; alziamo la testa e proviamo a guardare oltre il nostro naso. E’ il momento di crescere. Proviamo a mettere nel nostro lavoro quello che sentiamo e abbiamo compreso della vita senza pensare che il lavoro è solo un modo per portare a casa la pagnotta o per sviluppare a dismisura il nostro ego.

Il lavoro deve diventare un modo come un altro per esprimerci e per ricercare equilibrio. Solo così possiamo pensare di costruire un mondo che abbia un futuro da non temere.


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Ricette per mangiar sano: quinoa e avocado

Scritto il 28/4/11 da in Articoli | Tags: , , , , ,
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Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: quinoa e avocadoLa quinoa proviene dal Sud America in particolare dal Perù e dalla Bolivia; oggi si trova facilmente in tutti i negozi biologici in quanto essendo priva di glutine, è diventata un alimento molto ricercato e quindi degno di considerazione economica.

Prima dell’invasione spagnola, e quindi del grano, costituiva il principale alimento delle popolazioni andine. Chiamata un tempo la madre dei semi, la sua forma è tipicamente granulosa un pò come il couscous o il miglio.

La pianta della quinoa fa parte della famiglia delle chenopodiacee come le barbabietole o spinaci; contiene carboidrati ( 60,1%), proteine (12, 4%), grassi (6, 7%) prevalentemente insaturi , fibre (8, 7%) e minerali. Si considera sia particolarmente ricca di trimetiglicina o TMG considerato come uno dei più potenti antiossidanti in grado di trasformare l’omocisteina in metionina.

La quinoa ha un gusto estremamente delicato e la sua caratteristica è data dalla sua altissima digeribilità adatta anche ai soggetti più delicati di stomaco. La quinoa si cucina molto semplicemente bollita in acqua e sale per 15 minuti circa, i grani si aprono mostrando un cerchio più chiaro. Quando la scolate state attenti ad avere un colino con buchi molto piccoli per non disperderla nel lavello.

Una ricetta deliziosa e semplicissima da preparare è quella di aggiungere alla granella di quinoa pomodorini ciliegino o pachino tagliati in due, avocado ben maturo tagliato a dadini o fettine, sale, olio e basilico fresco a volontà. Il basilico  è un ingrediente il cui sapore è prezioso in quanto arricchisce con semplicità e leggerezza i piatti più poveri senza bisogno di formaggio, cipolla o aglio.

Il basilico non dovrebbero mai mancare in casa anche se non avete la fortuna di avere un piccolo orto. In questa stagione più che mai consiglio di avere delle piantine sul terrazzo o sul balcone in un luogo protetto per poterlo avere sempre fresco. Infatti una volta tagliato, esattamente come i fiori recisi, si conserva con molta difficoltà e conservato in frigorifero si altera velocemente.

Il piatto è quindi pronto  in pochi minuti lo si può assaporare  sia tiepido che freddo e si può trasportare sul luogo di lavoro con un semplice contenitore per alimenti così come in qualunque pic-nic. Vi consiglio di fare dosi abbondanti perchè il suo sapore è goloso e ghiotto, capace di soddisfare il palato dei più esigenti salutisti ma anche delle persone abituate a piatti più ricchi e pesanti. Lo consiglio inoltre  agli anziani, ai malati e a tutte le persone con digestione rallentata e difficoltosa.


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Le controindicazioni all’agopuntura

Scritto il 26/4/11 da in Agopuntura, Articoli, medicina cinese | Tags: , , , ,
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Catherine Bellwald Le controindicazioni allagopuntura

Come ho già scritto in precedenza l’agopuntura, in quanto terapia medica, non possiede vere e proprie controindicazioni e, anche se ancora  poco conosciuta e riconosciuta, è indicata nelle più svariate situazioni patologiche.

E’ utile non solo nelle patologie ansiose o a sfondo psicosomatico ma può essere una valida cura e sostegno in molteplici patologie croniche degenerative  tanto quanto  nelle situazioni  acute soprattutto se accompagnate da importanti quadri dolorosi.

Inoltre nelle patologie gravi come quelle neoplastiche può aiutare il paziente a sopportare il peso della chemioterapia. Infine è una terapia utilissima  nella prevenzione delle patologie ovvero per mantenere il più a lungo possibile un buono stato di salute.

Parlare oggi giorno del rischio infettivo degli aghi da agopuntura che sono, non solo sterili ma anche monouso e sottilissimi è davvero ridicolo oltre che vergognoso. Vuole dire non essere aggiornati e non sapere di cosa stiamo parlando. Non ho mai visto un solo punto infettarsi ma neanche arrossarsi, non stiamo parlando di cento anni fa quando l’agopuntura si faceva su pelli sporche con aghi vecchi e mal sterilizzati.

Per favore cerchiamo di restare con i piedi per terra, infezioni da camera operatoria e da punture intramuscolari ne esistono ancora ma sono rarissime. Ebbene le infezioni da agopuntura sono proporzionalmente da considerare eventi da fantascienza la cui entità non supera quella di un graffio microscopico. Non sfruttiamo questa paura umana per parlare di quello che non si conosce, abbiate almeno un pò di onestà.

Esiste però una controindicazione alla tecnica dell’agopuntura che deve essere segnalata; il paziente la deve “accettare”. In caso contrario sopporta malamente l’inserzione degli aghi che vive come una sorta di tortura capace solo di aggiungere sofferenza alla sua già poco accettata sofferenza sia essa fisica che psichica.

Ho detto più volte che l’agopuntura non agisce sulla psiche come molti credono ma sul corpo fisico; il rifiuto della cura non è solo un atteggiamento psichico ma si trasforma in  ostacolo fisico. Un trattamento di agopuntura può essere considerato un circuito elettrico capace di fare circolare aria fresca nella “casa corpo” riattivando l’iniziativa di ordine e pulizia degli abitanti della casa assopiti e asfittici.

La tensione psichica del rifiuto diventa facilmente tensione fisica o muscolare e questa si traduce in una sorta di chiusura delle porte del nostro circuito elettrico o della casa-corpo  impedendo all’aria di circolare e quindi di riattivare gli abitanti. Anche se è una semplice immagine o metafora la mia spiegazione vuole fare capire che stiamo ancora nel mondo fisico, magari non visibile ma decisamente non solo mentale.

E’ come se gli aghi reclutati al lavoro  dovessero continuare ad aprire sistematicamente le porte per passare e fare il loro dovere. Come poterete capire il trattamento risulta meno efficace non per il mancato effetto placebo che tanto piace decantare in caso di agopuntura e che dobbiamo considerare presente in qualunque terapia si pratichi ma per la presenza di un ostacolo vero e proprio prodotto dalla tensione del paziente.

La tensione mentale e fisica presente durante la seduta come ha sempre spiegato il mio maestro ostacola direttamente il lavoro degli aghi. Quello che accade  è che in questo modo il risultato viene rallentato mentre il paziente facilmente  sospende  anzitempo la sua cura vanificando completamente il risultato.

Che fare in questi casi? E’ utile e corretto provare comunque; sono molti i pazienti che arrivano in questa condizione ma, seduta dopo seduta, iniziano a rilassarsi e il risultato inevitabilmente arriva. E’ importante in questi casi una maggiore attenzione: più cura che la posizione non crei tensione, che la presenza di altre persone non dia fastidio, che la temperatura sia sufficientemente calda, che si usino  pochi aghi e molto sottili magari accompagnando la terapia con un massaggio o una chiacchierata.

In alcuni casi però queste attenzioni non bastano, il paziente neanche le vede, ha solo fretta di finire e in alcuni casi è quasi arrabbiato per il dover sopportare la puntura degli aghi. Per questi pazienti l’agopuntura è decisamente controindicata anche se potrebbe aiutarli a stare meglio.

Non è necessario crederci come molti sostengono, la fede  tenetela pure per  questioni più importanti ma serve una condizione diversa, per curarsi e per guarire serve  soprattutto una accettazione di sè e del proprio problema oltre che una dolcezza e determinazione non solo del medico ma anche del paziente.

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Buona Pasqua a tutti!

Scritto il 24/4/11 da in Articoli | | Invia per email Invia per email - | 275 Visite dirette

Catherine Bellwald Buona Pasqua a tutti!

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La Danza e la Spada: due arti molto vicine.

Scritto il 23/4/11 da in Articoli | Tags: , , , ,
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Catherine Bellwald La Danza e la Spada: due arti molto vicine.Questo artista molto in gamba, non solo con la danza ma anche con la spada, si muove in perfetta sincronia con delle ombre proiettate che, grazie alla perfezione dei tempi e dei movimenti, danno la perfetta illusione di un combattimento reale, anche se del tutt0 fantastico.

Uno spettacolo davvero eccezionale che deve avere richiesto un grandissimo impegno per la preparazione.

Buona Pasqua a tutti!

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Vero, Falso e tutte quelle cose lì…

Scritto il 21/4/11 da in Articoli | Tags: , , , , ,
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Catherine Bellwald Vero, Falso e tutte quelle cose lì...Negli ultimi decenni la medicina occidentale si pone orgogliosamente come testimone della intoccabile e infallibile evidenza scientifica definendosi la medicina basata sull’evidenza o evidence based medicine

Per evidenza si intende un concetto definito senza dubbio alcuno come un dato certo ovvero una verità comprovata e testata secondo il criterio scientifico del pensiero Cartesiano.

Ma pensiamoci su bene; sappiamo noi dire con certezza assoluta cosa è vero e cosa è falso senza stabilire dei parametri? Assolutamente no, non esiste  in senso lato un vero e un falso, non esiste in senso assoluto un giusto e un non giusto. Come non esiste un vuoto assoluto o un pieno assoluto nella materia che ci circonda e tanto meno possiamo contemplare  un vero silenzio o un’assenza totale di movimento.

In senso matematico, chimico o fisico e quindi scientifico tutto questo non esiste. Per essere precisi il pieno, il vuoto, il silenzio e il non movimento  esistono in relazione a dei parametri, ovvero ad un sistema di riferimento, ben definito. La vista è il parametro più usato per identificare quello che consideriamo la nostra realtà oggi aumentata da ogni genere di ausilio tecnologico.

Ma per allargare il concetto  il semplice fatto di vedere una determinata cosa con i nostri occhi non è sufficiente a renderla reale in senso assoluto. La terra una volta si pensava piatta e questa era una verità. Lo stesso vale per le orecchie e per tutti i nostri 5 sensi. Oggi è possibile alterare il contenuto di una  conversazione telefonica usando un sintetizzatore vocale. Pensiamoci bene: cosa ci rende assolutamente sicuri di essere svegli e di vivere realmente ciò che stiamo vivendo? Moltissimi autori hanno scritto e girato film molto interessanti a questo proposito fra cui Matrix e per ultimo Inception. Una cosa può sembrare in un modo e essere  totalmente diversa.

Tutto questo non per il gusto di fare filosofia spicciola ma per sottolineare che di certo non esiste proprio nulla. La certezza a modo suo uccide la mente  che pigramente in essa si rifugia per non avere responsabilità. La certezza rallenta l’evoluzione perchè paralizza e sclerotizza il pensiero.

Per molti medici la medicina dell’evidenza conferisce la tanto cercata  sicurezza e  desiderio di ogni medico di agire per il meglio e di fare sempre la scelta migliore. I tempi di assunzione della terapia prevista in un protocollo di lavoro però  non sono mai quelli reali  e lo stesso vale per le osservazioni degli effetti a distanza di tempo. Inoltre i pazienti di solito assumono terapie multiple capaci di modificare anche enormemente le possibili reazioni di ogni singolo farmaco e infine sono molteplici le situazioni capaci di alterare sia l’efficacia che la sicurezza di ogni singola terapia.

Il pericolo di questo modo di agire è quello di costruire uno stereotipo di cura e di malato che rischiano di allontanarsi dalla realtà, allo stesso modo in cui un piano inclinato senza attrito non ha nessuna possibilità di esistere. Ma ancora peggio il grosso pericolo consiste nella perdita del ragionevole dubbio, si fa così e basta è il protocollo! Non sono più i medici a cercare nuove strategie ma sono le case farmaceutiche. Si rischia di perdere l’intuizione medica preziosa non solo nella diagnosi ma anche nella ricerca di nuove strategie terapeutiche.

Se dopo anni si abbandona un farmaco considerandolo inutile e dannoso o si lasciano totalmente da parte alcune pratiche mediche perchè considerate barabare come l’elettroshock  o la lobotomia, perchè non farsi venire un dubbio sulla utilità e necessità di terapie considerate oggi come protocollo ordinario?

Il sentirsi certi o assolutamente certi di una verità parziale applicandola ciecamente senza pensare ai parametri significa rischiare di prendere Roma per toma, significa pensare di aver capito tutto senza aver capito un bel niente. Lungi da me il voler demonizzare il pensiero Cartesiano che tanto ci sostiene  e ci da’ forza “cogito ergo sum”. Ritengo  però sia una vera illusione convincersi di essere solo perchè si crede di pensare, non è il dubbio  che dobbiamo temere ma è la certezza a renderci ciechi e a farci correre il rischio di vivere non già la realtà ma il sogno di essa.

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Il tunnel carpale e i dolori alle mani

Scritto il 18/4/11 da in Articoli, Riabilitazione | Tags: , , , , ,
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Catherine Bellwald Il tunnel carpale e i dolori alle maniLa sindrome del tunnel carpale è una patologia estremamente frequente nella popolazione adulta, con una prevalenza nelle donne.

La sindrome del tunnel carpale è  facile da diagnosticare ed è dovuta al fatto che al livello del polso il nervo mediano, i vasi e i tendini decorrono in un tunnel ovvero uno spazio chiuso formato da un semicerchio di piccole ossa, chiuso da un legamento piuttosto robusto e poco elastico detto legamento palmare.

Questo spazio normalmente costituito per proteggere le strutture interne dai microtraumi delle mani, diventa troppo piccolo e augusto nel momento in cui si vengono a creare particolari stati infiammatori o degenerativi.

Nelle forme infiammatorie le guaine dei tendini si possono ingrossare e nei casi degenerativi le ossa tendono a deformarsi rimpicciolendo lo spazio del tunnel. Ecco che il nervo mediano si ritrova compresso dando manifestazioni dolorose o fastidiose alle prime tre dita della mano, fino ad arrivare alla totale perdita di sensibilità delle stesse.

Questa è solo una delle tante possibili patologie che frequentemente colpiscono le mani. In successione di frequenza e di età di insorgenza troviamo le dita a scatto; si tratta di alterazioni di tipo infiammatorio della guaina dei tendini flessori che si ispessiscono e non scorrono più normalmente determinando appunto uno scatto durante il movimento di flesso-estensione.

Spostandoci verso la popolazione più anziana fra le patologie più comuni troviamo in primis i quadri evoluti di rizartrosi ovvero di artrosi delle piccole articolazioni delle mani, caratterizzati da rigidità e frequentemente deformazione delle dita. In questo caso si parla di artrosi deformante delle mani e  la tendenza a questo problema evidenzia spesso una famigliarità positiva.  Le dita gradualmente si ingrossano nelle piccole articolazioni e si deformano per la presenza di noduli periarticolari o tendinei.

Si dice che le mani rivelano  maggiormente l’età delle persone che non l’aspetto del volto. Adesso che poi esiste il botox, le varie punturine e lifting la cosa è ancora più evidente. Le mani, come mi diceva il mio primo insegnante di Tai chi, sono le prime articolazioni ad invecchiare “dovete curarle sin da giovani”.

Ritengo sia un’osservazione importante e spesso trascurata che potrebbe limitare di molto l’insorgenza di queste patologie soprattutto in precoce età.  Una volta a 50 anni ci si considerava ormai anziani e senza aspettative di vita, oggi è l’alba di una nuova possibilità espressiva.  Non fare invecchiare le mani anzitempo è di fondamentale importanza per il nostro benessere e per la nostra autonomia.

La prima cosa da fare è avere la consapevolezza della forza inutile e spesso incontrollata presente nelle nostre mani durante qualunque attività. E’ necessario accorgersi di quanta tensione si scarica sul polso e quindi sulle dita in modo del tutto inconsapevole. Se poi il  nostro lavoro ci porta a usarle molto, è possibile che i problemi insorgano anche precocemente.

L’eccessiva  tensione scaricata nelle mani, è presente durante molteplici atti come ad esempio quando siamo alla guida di una macchina o quando puliamo un oggetto con uno straccio. Qualunque azione richiede infatti sempre una manualità che a sua volta necessita di una  chiusura o semi chiusura di una o più dita. Ecco che queste strutture tendinee e muscolari a lungo andare  in assenza di esercizi di allungamento e di una corretta compensazione in estensione  si irrigidiscono e iniziano un lento processo talora infiammatorio, talora degenerativo.

La tensione protratta intesa come l’accorciamento tendineo e la formazione di zone di addensamento tessutale, produce rigidità  progressiva e talora algie come segno di ristagno di mediatori chimici dell’infiammazione. Che predomini l’infiammazione oppure la rigidità, uno stato peggiora l’altro, la rigidità infatti  aumenta l’infiammazione e l’infiammazione aumenta la rigidità.

Le guaine dei tendini flessori possono ingrossarsi generando il fenomeno delle dita a scatto oppure restringendo il tunnel carpale,  il tendine abduttore del pollice accorciarsi a tal punto da determinare la deformazione a becco d’uccello, così come tutte le dita possono  irrigidirsi e gradualmente essere sempre meno elastiche all’estensione attiva e passiva fino ad arrivare ad una posizione fissa in semi flessione  con deformazioni varie e multiple.

Che  fare ? evitare di arrivare a questo punto è certamente la prima raccomandazione  ma come?

Essere educati al controllo e all’attenzione delle tensioni muscolari è di fondamentale importanza e necessita di un  training e di un allenamento  all’ascolto del corpo nelle sue diverse parti.  Imparare a rilassarsi e a respirare sono cose  del tutto dimentiche nella nostra società, si pensa sia facile come bere un bicchiere d’acqua ma non è così richiedono un lavoro di consapevolezza lungo e attento che solo antiche tradizioni e discipline sono in grado di conferire.

Sono molti i gesti presenti in specifici allenamenti di arti marziali, tecniche di massaggio o  di danza orientale che richiedono proprio una leggerezza e morbidezza del polso. Questi movimenti sono quasi sempre considerati di difficile esecuzione per noi occidentali completamente disabituati a questa particolare gestualità.

La seconda raccomandazione è evitare il più possibile sforzi inutili, la borsa pesante si sostituisce con un trolley. Per aprire una busta di plastica, una bottiglia o una conserva non sforzate le mani inutilmente, usate qualche astuzia in più, apriscatole, pichiettate sul bordo, forate la confezione, usate le forbici (non i denti!). Insomma anche se riuscite a usare le mani  senza difficoltà usate consapevolmente  tutti i possibili ausili per risparmiarele. Quando trovate bottiglie o scatole che si aprono con difficoltà, fate un reclamo alla ditta produttrice, farete un favore a tutte quelle persone che hanno difficoltà motorie alle mani anziani compresi.

Proteggete le vostre mani per lavorare,  e usate i guanti appena possibile, la fretta e la pigrizia non sono buone consigliere e tanto meno l’abnegazione al lavoro e al sacrificio. L’obiettivo è ridurre nel limite al minimo i possibili microtraumi  ripetuti e l’ entrata di freddo-umidità. Portare sei piatti insieme o sei bottiglie per fare prima non vi fa risparmiare niente ma solo consumare uno dei strumenti più preziosi le vostre mani. Lavorare al freddo e all’umido  senza guanti è un altra forma di mancanza di tutela delle vostre mani.

La terza raccomandazione è l’esecuzione quotidiana di esercizi mirati alle dita e alle mani; sono un grande e potente punto  di forza e di prevenzione delle patologie delle mani. Aprire e estendere le dita e i polsi significa aprire attivamente il tunnel carpale allungare i tendini flessori e le loro rispettive guaine. Se il vostro pollice aperto (addotto) non forma più un angolo di 90° rispetto alle altre dita e se le restanti quattro dita estese passivamente non raggiungono neanche lontanamente un angolo di 90° con il carpo avete già un inizio di rigidità.

Infine se avete già dei dolori e delle limitazioni o deformazioni alle mani sono utilissimi oltre all’esecuzione dei movimenti, anche la applicazione di massaggi trasversi profondi sulle piccole articolazioni, sul palmo delle mani lavorando bene sui tendini e sulle guaine dei muscoli flessori delle dita e sull’ addutore del pollice. Il massaggio potrà essere più efficace se eseguito  con specifici gel fitoterapici ad azione antidolorifica e capaci di  muovere il sangue.

Infine l’utilizzo mirato della moxibustione sui punti dolorosi previo training da parte di personale specializzato sono un metodo estremamente efficace per limitare il freddo e l’accumulo di umidità all’interno delle piccole articolazioni delle mani oltre che favorire la circolazione del sangue e quindi ridurre il ristagno locale di mediatori dell’infiammazione.

Se ancora tutto questo non basta e il disturbo doloroso è importante l’agopuntura e la tecnica della miofibrolisi sono ottimi strumenti terapeutici. In particolare la miofibrolisi con i ganci consente non solo di lavorare sui muscoli flessori rilassandoli  ma anche di eseguire una sorta di intervento diretto, quasi  chirurgico sui tendini  senza però alcun bisogno del bisturi. La recente messa a punto di strumenti a vibrazione e a percussione consente inoltre una sorta di interventi di apertura e liberazione del tunnel carpale molto efficaci talora anche già dalla prima seduta.

Questi trattamenti se eseguiti correttamente e in condizioni non troppo avanzate possono sostituire efficacemente  gli interventi chirurgici sul tunnel carpale e sulle guaine tenosinovitiche ingrossate talora proposti in prima istanza. In questi casi i  risultati ottenuti sorprendentemente  si  mantengono per lungo tempo anche a trattamento sospeso.

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Menopausa e insonnia

Scritto il 14/4/11 da in Articoli, Fitoterapia, medicina cinese, Medicina generale | Tags: , , ,
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Catherine Bellwald Menopausa e insonniaL’utilizzo di ipnotici ovvero di farmaci per facilitare l’addormentamento e indurre il sonno è una pratica largamente in uso nella popolazione femminile occidentale over 50.

L’insonnia nelle donne, in particolare dopo la menopausa, è un problema estremamente diffuso e purtroppo trattato forse un pò troppo superficialmente con il semplice uso di benzodiazepine.

Con questi farmaci l’insonnia e i disturbi del sonno classici si controllano infatti brillantemente nella maggior parte dei casi,  ma una volta iniziata la terapia difficilmente  le pazienti riescono a sospenderne l’utilizzo continuativo.

Con il passare degli anni sembra naturale iniziare una lenta e progressiva dipendenza dall’assunzione protratta di una lista sempre più lunga di farmaci considerati in un certo modo indispensabili.

Quello che non si pensa è che l’insieme di queste sostanze  si sommano nel loro aspetto metabolico soprattutto quando l’assunzione è quotidiana e protratta negli anni.

Le benzodiazepine come molti sanno sono un categoria di farmaci nota per dare una dipendenza  sia fisica che psichica. Cosa significa? Significa che dopo un periodo più o meno lungo di assunzione il corpo non può più farne a meno, ovvero non è più possibile dormire o riposare tranquillamente  senza assumerne. Ecco perché i medici di solito non le tolgono più, così avviene che più dell’80% delle donne ultrasettantacinquenni le assumono e le contengono nel loro elenco di farmaci.

Un vero guaio per chi ne fa uso, un vero affare per le industrie che le producono. Il ragionamento è il seguente: piuttosto che non dormire e stare male per la mancanza di sonno è meglio prendere un farmaco. Quello che non si considera è che il ragionamento fatto in questo modo è piuttosto incompleto e semplicistico.

Il fatto che la popolazione femminile over 50 sia la  maggior consumatrice di questi farmaci, non può non farci pensare alla possibile correlazione tra menopausa e insonnia. E’ noto a tutti che le famose vampate nella maggior parte dei casi peggiorano la notte causando risvegli frequenti e difficoltà a riaddormentarsi. Inoltre fra i diversi disturbi della menopausa vi sono frequenti alterazioni del tono dell’umore, ansia e spesso anche solo disturbi di insonnia o della qualità del sonno.

Molte donne pensano che le vampate si debbano tenere perchè fanno parte della menopausa e quindi ci si debba convivere. Altre, spinte dal loro ginecologo, assumono farmaci estroprogestinici di sostegno ultimamente rilanciati sul mercato come salvagiovinezza e salute, e infine altre pensano che l’ansia e l’insonnia siano problemi  a se stanti da trattare separatamente e distintamente.

E’ raro che il problema venga considerato nel suo insieme. Durante la menopausa non tutte le persone hanno gli stessi problemi alcune avranno più vampate, altre più insonnia e ansia, altre ancora più dolori, vertigini o cefalea o malessere generico. Il deficit di yin  nella medicina cinese, produce quello che si chiama calore vuoto, responsabile delle vampate ma anche di numerosi altri disturbi come l’ansia, l’insonnia, un aumento della pressione arteriosa  diastolica (la minima per capirci) e della frequenza cardiaca, vertigini e cefalea per fare un esempio o disturbi gastrici per farne un altro.

In realtà curando  le vampate  o altri disturbi insorti per l’appunto non proprio casualmente durante la menopausa attraverso la fitoterapia cinese, si lavora non sul sintomo e basta ma sul calore vuoto, ovvero si nutre la componente yin, di liquidi e sangue.

La diagnosi si farà con la valutazione dei sintomi, con l’ascolto dei polsi oltre che la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca che daranno informazioni  preziose. Una volta individuato il quadro di calore vuoto il trattamento fitoterapico della medicina cinese  lavorerà indirettamente sui diversi disturbi fisici e quindi anche sull’ insonnia, oltre che sugli altri disturbi correlati senza dover ricorrere all’uso di estroprogestinici ne di benzodiazepine.

La fitoterapia cinese, una volta ristabilito l’equilibrio alla base dei sintomi, andrà gradualmente sospesa senza diventare essa stessa un’altra forma di  terapia a vita. Un miglioramento della qualità di vita senza appesantire  a tempo indeterminato il nostro fegato.

In caso di assuefazione alle benzodiazepine ormai ben consolidato, è possibile sfruttare l’effetto dell’agopuntura usato non solo per smettere di assumere sostanze quali la nicotina ma efficace nel disintossicare il corpo da qualunque tipo di droga ivi compresi i farmaci. Il trattamento di agopuntura andrà eseguito con regolarità e tempo variabile a seconda del caso e del tempo di assunzione del farmaco, riducendo molto lentamente il dosaggio delle benzodiazepine  fino alla loro completa eliminazione.

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Gli alti e bassi nella filosofia cinese

Scritto il 11/4/11 da in Agopuntura, Articoli, medicina cinese, Medicina Energetica | Tags: , , , ,
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Catherine Bellwald Gli alti e bassi nella filosofia cineseSiamo abituati a dire che ci sono degli alti e dei bassi. Tutti noi lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle: un giorno buono, un altro nero, un momento positivo e produttivo e altri no, anche nella stessa giornata. Per molti questo è un caso oppure è dovuto alle circostanze esterne indipendenti da noi.

Per la filosofia cinese esiste una spiegazione al modo in cui ci sentiamo e un motivo che giustifica questi soggettivi e personalissimi alti e bassi.

Partiamo dall’inizio; ogni anno, mese, giorno, ora corrispondono  a un elemento anzi a una coppia di elementi. Gli elementi sono 5, il metallo, l’acqua, il legno, il fuoco, la terra, tutti con una possibile valenza yang o yin che ne modifica la caratteristica.

L’anno, il mese, il giorno e l’ora della nostra nascita formano i Ba zi ovvero i nostri 8 elementi di base  formati da 4 coppie di elementi. L’insieme ovvero la combinazione di  questi 8 elementi costituisce rapporti di rinforzo o di debolezza nei confronti dell’elemento  di base, che corrisponde a quello del giorno di nascita. Una persona può essere un legno yang e essere nata in un mese terra e in un anno acqua e in un’ora fuoco.

Si dice che un Ba zi favorevole dovrebbe contenere tutti i cinque elementi in proporzioni più o meno equilibrate, la posizione dei rispettivi 8 elementi  conferisce caratteristiche diverse in base alle 4 possibili relazioni esistenti tra i 5 elementi: nutrire, essere nutrito, controllare, essere controllato.

L’elemento primario a seconda della sua natura yin o yang e della presenza e vicinanza con gli altri 4 elementi può essere forte o debole a seconda del caso. Per fare un esempio un fuoco yin circondato da acqua sarà molto debole e necessiterà di una importante e continua fonte di nutrimento ovvero del elemento legno. In questo caso un qualsiasi elemento terra o acqua potranno indebolire questo fuoco debole, ricordate l’acqua e la terra spengono il fuoco!

Viceversa un elemento molto forte magari perchè già yang in partenza e per giunta circondato da elementi che lo nutrono o dal suo stesso elemento, non soffre a nutrire ne a controllare ma ne trae beneficio in qualità di controllo e moderazione della propria forza, invece se nutrito potrebbe esagerare nelle sue caratteristiche e diffetti. Un fuoco yang  forte trae beneficio dalla vicinanza con gli  elementi terra e  acqua.

Il fuoco yin è rappresentato dalla fiamma di una candela è facile intuire quanto possa essere facile spegnerla. Un fuoco yang è rappresentato da un sole in questo caso è altretanto elementare capire che un suo eccesso può bruciare e creare dei danni anche severi. I rispettivi ruoli di questi due fuochi sono  completamente diversi, entrambi utili e preziosi in specifiche situazioni.

I diversi elementi  nella stessa giornata si alternano ogni  ora, oltre che variare ogni  giorno, così come ogni  mese  e ogni anno. E come avrete capito le variazioni  sono individuali e assolutamente diverse anche per le persone nate nello stesso anno,  nello stesso mese o  nella stessa ora. E’ la combinazione di questi 4  elementi che conduce alla differenza.

Possiamo considera la combinazione dei nostri Ba zi  come un  analogo  della combinazioni delle  4 basi azotate  che creano la nostra mappa genetica e quindi le nostre caratteristiche fisiche. Parlando delle diverse combinazioni  del DNA siamo nel mondo della scienza sinonimo di  concreto e di logico, mentre parlando delle diverse combinazione di elementi siamo nel mondo della fantascienza.

In effetti la teoria dei 5 elementi e la legge dello yin e dello yang pur essendo ultramillenarie non hanno la possibilità di essere verificate in nessun modo. Non possediamo un macroscopio che le possa individuare e riconoscere con certezza. Ci resta solo la possibilità di studiarle e di osservare se esiste una corrispondenza riscontrabile nel nostro concreto.

E’  innegabile considerare  che all’interno della stessa giornata viviamo degli alti e dei bassi. A fine giornata o di primo mattino possiamo essere in piena forma alcuni giorni si e altri no,  e questo spesso indipendentemente dalle situazioni vissute, dalla nostra costituzione di base,  dalle condizioni climatiche e sociali esistenti in quel momento.

Magari in quel dato momento l’elemento è favorevole alla nostra precisa situazione individuale, esattamente come il pezzetto di puzzle che si incastra alla perfezione, è un lavoro che sto cercando di osservare in prima persona come base di studio e di approfondimento personale.

Anche nella relazione tra individui è ancora la stessa cosa, esistono precise ricette di elementi che consentono di fonderci l’uno nell’altro con facilità estrema. Le parole fluiscono da sole, l’intesa è semplicemente perfetta, senza uno screzio o una sbavatura. Si è uno complementare all’altro. E’ sempre  una ricetta la cui combinazione di sapori è un’alchimia talora perfetta talora anche un vero disastro.

Vi è mai capitato di non riuscire a sopportare una persona? spesso non dipende da cosa fa o ha fatto è così e basta e voi per primi non riuscite a capirlo. Oppure vi è mai capitato che per lunghe ore anche quasi giornate intere non squilli il telefono ne arrivi un messaggio?  E poi quando siete occupati per 20 secondi vi cercano tutti in quel preciso momento?

E’ un esempio  applicato delle famose leggi di Murphy che  non sono a mio  parere, come molti credono, solo frasi umoristiche  o detti popolari occidentali. Gli amanti della matematica ben sanno che se un evento è considerato improbabile, non solo è probabile che avvenga ma è sicuro! In altri termini quando la curva è discendente è facile che comicamente in quel momento, tutte le sfighe del pianeta si mettono d’accordo per rompere le scatole proprio a voi!

Quando si dice che i pensieri negativi attragono altri pensieri negativi, è come una calamita! A una determinata tendenza negativa si possono associare altre tendenze negative, in questo modo l’onda si fa più grande e trascina con se anche altre sfighe vaganti che avrebbero anche potuto  passarvi vicino!

Insomma quando va tutto bene è un miracolo di elementi che si mischiano a formare una cosa semplicemente perfetta. Il concepimento  è tutto questo ed è facile per chiunque  capirlo  ma anche la nostra stessa vita, il nostro cuore che batte, il nostro corpo che funziona, sono tutte  alchimie perfette. Il semplice stare al mondo è già di per sè un miracolo!

E lo stesso vale anche per le sfighe, siano esse piccole o gigantesche, una strada che crolla, un fulmine, un terremoto sono  combinazioni distruttrici perfette che possono arrivare in qualunque momento.

Ritengo sia davvero importante imparare a rimanere stabili e non farsi trascinare da emozioni troppo forti, siano esse positive che negative. Se è vero che una sfiga chiama altre sfighe cerchiamo di tirarci sù il più in fretta possibile. Quanto ai successi non esaltiamoci troppo, così che quando l’onda cala, perché è normale che succeda, non si rischi di cadere bruscamente con il culo per terra! Impariamo a stare al mondo conoscendo la sua natura formata da alti e da bassi rispecchiando la forma elicoidale  del nostro DNA.

Per questo allenarsi alla stabilità emotiva è un esercizio utile, tanto quanto quello muscolare,  e sapersi meravigliare e godere di ogni istante di salute e benessere  come sanno fare i bambini, diventa un atto di conoscenza e  saggezza da non relegare alla sola visione occidentale o religiosa ma a un modo di pensare universale e riconosciuto da tutti.

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Lo stomaco e il mese di Aprile nella medicina cinese

Scritto il 7/4/11 da in Articoli, medicina cinese | Tags: , , , ,
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Catherine Bellwald Lo stomaco e il mese di Aprile nella medicina cineseIl mese di Aprile nel calendario cinese è il mese dello stomaco considerato appartenente all’elemento Terra, periodo di transizione verso l’estate. In questo momento è facile che i soggetti particolarmente delicati di stomaco possano essere più fragili degli altri.

L’ora dello stomaco secondo il calendario cinese è quella che va dalle 7 alle 9 solari. Un segno positivo del buon funzionamento dello stomaco è avere a quest’ora un buon appetito. Si ritiene inoltre che mangiare in questa fascia oraria  favorisca una buona digestione e un corretto metabolismo degli zuccheri.

Purtroppo accade che molte persone  diano ancora troppa poca importanza alla prima colazione, un po’ per la fretta, un po’ la mancanza di cultura che resta quella del bar per  la grande maggioranza degli italiani. E’ importante però capire che avere sistematicamente nausea e scarso appetito dalle 7 alle 9 del mattino significa avere lo stomaco ingolfato. Alimentarsi con un caffè e una sigaretta è l’ abitudine più gastrolesiva per eccellenza anche se purtroppo per molte persone resta la scelta più gradita!

Per coloro che sono costretti a svegliarsi molto prima delle 7 per esigenze di lavoro è abbastanza normale non aver ancora appetito,  in quanto l’organismo a quell’ora non è pronto a cibarsi.  L’ora legale nella quale siamo entrati da poco, gioca un ruolo particolare a questo proposito, in quanto  anticipa il risveglio di un’ora; per coloro che si svegliano molto presto è possibile avere alcuni fastidi per lo stesso motivo di cui sopra. Durante il periodo dell’ora legale l’ora giusta per fare la prima colazione diventa tra le 8 e le 10.

Un altro importante segnale che lo stomaco è ingolfato ci viene dalla lingua al risveglio; avere  la bocca un pò impastata e la lingua con più induito è normale in quanto l’energia dello stomaco risale verso la bocca, ma quando la lingua è troppo sporca e il sapore in bocca troppo sgradevole sono specifici segnali di un problema dell’organo stomaco. Eccessiva acidità, eccessiva sete, oppure lingua e gengive che sembrano gonfie.

Fateci caso: andante a letto mangiando un riso bianco e  della verdura con sola acqua e andate a letto mangiando una pizza e una birra, oppure formaggio e vino scoprirete che la bocca e la lingua sono completamente diversi.

Oltre alla classica gastrite che evidenzia di solito un eccesso di acidità gastrica e di spasticità di questo viscere, un altro tipico problema dello stomaco è la digestione lenta e il senso di pesantezza epigastrico. Entrambi sono problemi che di solito non trovano una spiegazione nel malfunzionamento esclusivo del viscere stomaco.

Nella maggioranza dei casi il disturbo è più complesso e coinvolge altri organi fra cui citiamo il fegato, il pericardio, il piccolo intestino e la milza. Tutti organi collegati in qualche modo con l’elemento terra e con il centro che fisicamente rappresenta.

La componente psicoemozionale in questo organo-viscere è fondamentale, non è un caso se si dice quando si subisce un torto “la cosa proprio non mi è andata giù”. Non è un caso se ci raccomandano di non mangiare discutendo con i parenti come si fa purtroppo molto spesso durante le feste comandate e non. E ancora non è  un caso se ci viene detto che è meglio non parlare di lavoro o di cose sgradevoli durante il pranzo. Ebbene anche lo stomaco non vuole pensieri! Lo sapevate già e non vi dico niente di nuovo ma questo aspetto va preso in considerazione in modo più serio di quanto non si faccia.

Non è solo il cibo quindi il nostro alimento e la causa del nostro disagio e mal di stomaco, ma il modo in cui mangiamo e il modo in cui lo prepariamo. Certamente esistono alimenti particolarmente digeribili come la quinoa e altri più indigesti e anche questo lo sapete bene.

Mangiare cose fresche e genuine, preparate in modo semplice ma elegante evitando appena possibile anche l’utilizzo poco attento e talora abitudinario di bicchieri, posate e piatti di plastica.  E’ facile disporre una piccola tavola anche fuori casa, potete farlo anche in ufficio; basta aver una tovaglietta, due piatti un bicchiere e due posate il gioco è fatto! Anche un semplice pic nic all’aperto cambia radicalmente con una tovaglia vera e non di plastica, e con  cibo preparato con semplicità e non il sempiterno panino. Vada per il bicchiere e il piatto di carta per non romperli e avere meno peso ma anche qui si può scegliere un colore o una fantasia gradevoli e divertenti.

Tutte queste piccole attenzioni rendono la tavola e il cibo gradevoli in senso esteso evitando di identificare il piacere della tavola solamente con i cibi proibiti e/0 dannosi. La tavola e il cibo, intesi come un momento di comunione tra le persone o con se stessi, un momento di  piacere condiviso, sono qualcosa che va al di là del conteggio calorico e dell’indice glicemico del cibo. Questo modo di vedere il cibo è già una cura per se stessi e per gli altri.

A proposito di cura: un classico gemmoterapico di facile utilizzo e senza controindicazioni è il Fico detto anche Ficus Carica. Questo prodotto ha un tropismo per il sistema digerente e agisce sul sistema neurovegetativo. Il suo effetto psicoattivo corrisponde alla possibilità di rielaborare emozioni inadeguate e di disciplinare il pensiero. In termini pratici riduce le eccessive sollecitazioni neurovegetative sul sistema gastroenterico di provenienza emozionale e rilassa il viscere stomaco.  Ne consiglio l’assunzione in macerato glicerico come sostegno naturale in questo particolare mese dell’anno, in tutti casi di ipersensibilità gastrica.

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Come andare in vacanza tutti i giorni

Scritto il 4/4/11 da in Articoli | Tags: , , , , , ,
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Catherine Bellwald Come andare in vacanza tutti i giorniSono molte le persone che mi dicono “non vedo l’ora di partire per le ferie, non ne posso proprio più”. Ma in fondo le ferie cosa sono? Non è solo il non dover fare niente, non avere quindi doveri da adempiere?

Non ci sono forse persone che in vacanza si mettono a fare grandi manovre di pulizia, di giardinaggio, di falegnameria o altro? Grandi scalate in montagna, grandi cene o pranzi con amici. Insomma non è il fare il vero problema è la libertà di fare ma soprattutto il contatto con la natura la vera forza della vacanza.

Che sia montagna, lago o mare è la possibilità di aprire la finestra e vedere la natura e stare all’aria aperta il vero cardine della vacanza. Ma quello che mi chiedo è ma quando siamo in città ci capita di pensare che la natura è comunque intorno a noi o semplicemente ce ne dimentichiamo?

Ci sono fantastici parchi o aree verdi in quasi tutte le città, ci andiamo regolarmente ogni volta che abbiamo una pausa o una giornata più leggera o nel week end? In Cina è comune vedere tutte le mattine persone di tutte le età praticare arti marziali  e esercizi fisici di vario genere.

Ci capita in città di alzare il naso al cielo non solo per lamentarci del brutto tempo, pioggia o afa che sia ma semplicemente per apprezzare il colore azzurro del cielo, il colore rosa del tramonto e l’infinito tappeto di  stelle?

In questi giorni di calore moderato mi capita spesso di andare a correre o camminare sull’argine del fiume Po al tramonto, il colore ancora verde  dei campi coltivati e dell’erba, le farfalle che danzano tra di loro, gli uccellini che avvolgono il silenzio.  Si entra magicamente in una condizione  di vacanza.

E’ molte più  facile di quanto non si creda  trovare  colori, profumi e  suoni della natura, a un passo da casa nostra per giunta. Ci sono oasi verdi meravigliose anche nelle più grandi città del mondo e guarda caso anche nella nostra città e magari neanche ci abbiamo  mai messo il piede. E’ sufficiente davvero poco, ma  molti preferiscono aspettare di partire per le vacanze e lamentarsi per il resto dei 340 giorni dell’anno

Se è vero che la vacanza è una condizione mentale è altresì vero che la natura esiste al di là degli edifici e dei palazzi delle grandi città. Anche se fiumi di petrolio la hanno aggredita e le radiazioni la stanno violentando lei  per ora tiene botta con grande e incessante generosità. Rincasare con la testa china e dirsi continuamente: adesso è tardi,  sono stanco, devo ancora fare alcune faccende, ho fame, ho proprio bisogno di fare una doccia, devo fare quella e quella e tal’altra faccenda… le scuse e le priorità sono tutte buone.

Perché non uscire nel parco più vicino regolarmente? E’ forse necessario avere un cane o un bambino per andare a cercare un’area verde vicino a casa e fare due passi? Perché non farlo sistematicamente?  Abbiamo bisogno di luce come fossimo fiori e la natura è un nutrimento essenziale capace di fare emergere dal nostro corpo quello che abbiamo di più sacro; il nostro essere e la nostra energia interna.

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Ricette per mangiar sano: riso e banane

Scritto il 31/3/11 da in Articoli | Tags: ,
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Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: riso e bananeL’utilizzo della frutta nei primi e secondi piatti o come contorno è cosa poco conosciuta e sfruttata in Italia mentre trova riscontro in altre culture culinarie e talora nella nouvelle cuisine. Il contrasto tra il dolce e il salato e il contrasto tra il dolce e il piccante sono spesso ricercati nei piatti più raffinati.

Il famoso sorbetto alla mela verde o al limone come intermezzo nei pranzi molto impegnativi ne è un altro esempio oppure l’accoppiamento tra la frutta e la carne o la frutta e il pesce sono altri classici esempi di gusti elegantemente contrapposti .

Stranamente però, pur sapendo che dolce e salato, grasso e acido si completano e compensano, non siamo abituati a usarli frequentemente nella nostra alimentazione quotidiana; è come se nella testa ci fosse un freno oppure una abitudine e consuetudine a non farlo.

Ebbene ho sempre detto che il sapore dolce  estremo va evitato e limitato a rare occasioni mentre il sapore dolce moderato ovvero quello dei cereali e della frutta e verdura è salutare oltre che ricco di numerosi macronutrienti, fibre , vitamine e minerali.

Un esempio di frutta condita, poco conosciuto in Europa e molto usato nei paesi asiatici, è la banana con il riso. Il riso può essere di diverse qualità  e deve essere fatto bollire a parte.  Tagliate la banana a rondelle sul riso ancora caldo. E’ un ottimo sistema per utilizzare le banane un pò troppo mature che non riuscite più a mangiare, soprattutto se hanno già la buccia parzialmente nera. La ricetta è semplicissima e di grande effetto; al riso con le banane, aggiungete un filo di olio di oliva, un pizzico di sale e, a seconda del gusto personale, potete usare una bella spolverata di cannella, oppure di cacao al quale potete anche aggiungere con un pizzico di peperoncino oppure tutti e tre i sapori insieme.

L’accoppiamento tra il dolce un po’ forte della banana matura con il dolce insipido del riso è perfetto, così come il sapore dolce e piccante o dolce e salato si sposano divinamente. Avrete soddisfatto la voglia di mangiare dolce senza averlo veramente mangiato, potete fare la gioia di grandi e  bambini senza riempirli di ciccia e brufoli!

E in questo caso, a differenza di molte pubblicità ingannevoli su vari prodotti dolci da prima colazione e non, si tratta veramente di un alimento sano e genuino.

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Ma come ti vesti… in primavera?

Scritto il 28/3/11 da in Articoli | Tags: , , ,
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Catherine Bellwald Ma come ti vesti… in primavera?In questi giorni di piena primavera capita di avere delle notevoli escursioni di temperatura; si va da 22 ° di massima a 6 ° di minima, un bel balzo termico.

Quello che succede è che si vede di tutto un po’: dai piumini con cappuccio di pelo, sciarpe e cappellini di lana pesanti, stivali con il pelo, ai sandali senza calze, canottiere con spalle, pancia e schiene nude.

Un bel minestrone e girandola di abbigliamento.

Che fare per non soffrire il caldo nelle ore diurne e non soffrire il freddo nelle ore mattutine e serali? Semplice: vestiamoci a strati. Intanto basta con calze di lana o super coprenti, basta con i maglioni pesanti, i cappellini e le sciarpe di lana. Indossiamo un sotto leggero, con magliette a manica corta, calzini o collant leggeri  e copriamoci con felpe, micropile o gilet e sopra ancora una giacca o cappotto di media pesantezza magari con il collo alto per il vento. Potrete spogliarvi e vestirvi a seconda della temperatura percepita in ogni momento della giornata.

Non sono ancora adatti i sandali ma neanche le scarpe troppo pesanti; nel primo caso vi congelerete velocemente alle prime ore della sera o del mattino, rischiando un bel raffreddamento e nel secondo caso vi scioglierete e certamente non gioverete alla vostra circolazione venosa ovvero vi verrano due gambe come due zampogne alle prime ore del pomeriggio! La scarpa più adatta in questa stagione è chiusa ma leggera.

Insomma ma come ti vesti? mi sembra proprio il caso di dirlo!  Questo programma su real Tv è interessante in quanto le persone si vedono filmate e quindi hanno l’occasione di osservarsi  dall’esterno uscendo dal loro abituale modo di credersi. Scoprono di non avere eleganza e di essere troppo trascurati nel loro modo di vestire e di sistemarsi.

Vengono invitati a considerare la loro personalità senza però indugiare troppo sul solo concetto di comodità ecco che per le donne le scarpe con il tacco, le gonne e gli accessori vengono consigliate all’insegna della sempre sovrana femminilità.

Un programma divertente e in alcuni casi istruttivo, molte persone adeguatamente istruite cambiano completamente e riacquistano una maggior sicurezza e autostima, indispensabile sia nel mondo del lavoro che nel mondo affettivo e sentimentale.

I vestiti e la cura della propria persona non sono solo un vezzo o un fronzolo del tutto inutile, sono la base su cui costruire una personalità armonica. La visione understatement che secondo molte persone fa chic o se preferite radical chic non è affatto gradevole e tanto meno elegante o discreta. E’ decisamente stantia e terribilmente noiosa.

La ricerca del buon gusto è a tutti gli effetti  un lavoro e un impegno non da poco. Ripulire regolarmente il nostro guardaroba  dal vecchio e superato,  ricercare quali siano gli indumenti maggiormente adatti alle varie circostanze oltre che il modo più elegante per valorizzarci richiedono una certa quantità di energia dedicata. Si rischia come con il cibo di mettere sempre le stesse cose, di non cambiare con il cambiare delle stagioni e delle situazioni. Succede a molte  donne di vestirsi ancora come fossero delle adolescenti.

Come con tutto, ogni età, ogni forma o costituzione fisica, ogni situazione e ogni stagione hanno un loro abbigliamento più idoneo. Ricercarlo non è sinonimo di tirarsela o di superficialità ovvero di attenzione solo all’esteriore, basta con questi ragionamenti moralistici.

L’esterno non è meno importante dell’interno, lo sono entrambi e uno influenza l’altro.

Fatevene una ragione!


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Sappiamo ascoltare il silenzio?

Scritto il 24/3/11 da in Articoli | Tags: , ,
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Catherine Bellwald Sappiamo ascoltare il silenzio?Qualche giorno fa dopo il mio allenamento domenicale fatto in palestra perchè fuori pioveva selvaggiamente, mentre ero sdraiata nella sauna in rilassamento, sento dalla così detta zona relax il dialogo animato di due persone che si raccontavano le proprie sfighe ortopediche: fratture sugli sci, ricoveri in ortopedia, interventi chirurgici, il tutto raccontato molto animatamente.

Nella sauna insieme a me un signore mostrava una forte insofferenza a questo vociare inintterroto, dal canto mio non ho potuto far a meno di pensare che in Italia più che mai non sappiamo stare in silenzio.

Per molte persone il silenzio produce disagio, produce pensieri talora anche sgradevoli, tra due persone il silenzio viene vissuto come una incapacità di comunicare se non come un franca dichiarazione di guerra o di disaprovazione profonda.

Stare da soli in silenzio è già difficile ma stare insieme in piacevole silenzio non è proprio contemplato.

In Italia più che in ogni altro paese del mondo si parla sempre, senza far caso al volume della propria voce adesso che ci sono i cellulari si parla in treno, in autobus, in ascensore, nelle sale di attesa di uno studio medico, nella zona relax di un thermario e  via dicendo. All’estero non è così! non esiste questa sorta di incontinenza verbale e  totale mancanza di rispetto dello spazio acustico altrui.

Non sappiamo ascoltare il silenzio, il silenzio è musica, non  si tratta di un vuoto ma di un pieno. Sarà capitato a tutti spero dopo un rapporto sessuale di vivere un momento di stasi, come di sospensione mentale, nessun pensiero, nessun movimento, nessuna parola, solo ascolto. Si percepisce come una sorta di dolce abbraccio dell’aria che ci circonda come se fosse di un materiale più denso, una sorta di coccola e nutrimento dell’anima. E’ la possibilità di entrare in contatto con la parte più intima e profonda di noi se stessi.

Il silenzio è una porta di accesso a questo contatto, è una ricchezza inesauribile alla portata di chiunque. Il silenzio è pura poesia, è forza, è l’anima della preghiera.  Perché privarcene per ascoltare  parole assolutamente vuote? Perché non educhiamo noi stessi e i nostri simili a rispettarla, e a coltivarla. Impariamo a modulare e controllare il tono e il volume della nostra voce a seconda del luogo dove ci troviamo. Impariamo ad ascoltarlo e a farci penetrare dal silenzio.

E’ un modo per andare in vacanza ogni volta che lo desideriamo, un metodo facile  per non sentirsi soli ma vicini alle persone che amiamo e per di più è gratis!

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Come riabilitare il colon irritabile

Scritto il 21/3/11 da in Articoli | Tags: , ,
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Catherine Bellwald Come riabilitare il colon irritabileSi fa un gran parlare di questa sindrome, detta anche SII (sindrome da intestino irritabile o IBS irritable bowel syndrom).

Con il nome sindrome da colon irritabile, molti disturbi o sintomi intestinali trovano una collocazione ma senza che vi sia non solo una particolare causa riconosciuta ma anche una vera e propria alterazione fisica riscontrabile.

L’ intestino è considerato più sensibile a diversi agenti esterni siano essi presenti nel cibo, nel clima o ambiente esterno, e nelle situazioni emozionali.

Non vi sono franchi segni di infiammazione della mucosa intestinale, come nelle coliti vere e proprie, ecco perché per lungo tempo  questa patologia è stata definita come psicosomatica o altrimenti come un disturbo funzionale la cui origine era interamente soggettiva ovvero psichica. Solo recentemente viene considerata ufficialmente  una vera e propria patologia organica si cercano le cause nel DNA, nelle tossine di alcuni microorganismi intestinali e nell’ipereattività del sistema nervoso.

Questa patologia come tutte quelle di questo tipo fra cui la fibromialgia  ha subito esattamente come alcune terapie mediche non convenzionali fra cui l’agopuntura il processo del “non vedo quindi non esiste” e per molti medici non sono mai state considerate patologie di cui occuparsi se non con una bonaria pacca sulla schiena..”basta che si rilassi e vedrà che passa tutto!” .

I sintomi sono decisamente variabili; gonfiore, pesantezza, coliche addominali gassose e spastiche, alvo stitico, alvo diarroico o alvo alterno. Insomma un insieme di disagi più o meno severi a seconda del caso.

Le spiegazioni sono state molte, alcuni sostengono che si tratti di una semplice irritabilità squisitamente su base neurovegetativa e quindi emozionale, altri ritengono che si tratti esclusivamente di una disbiosi ovvero di un alterata flora batterica intestinale con prevalenza di microorganismi perversi come la candida o batteri gasogeni, altri ritengono si tratti di forme di intolleranza alimentare ovvero reazioni e risposte eccessive del sistema immunitario nei confronti di sostanze alimentari precise.

Oggi la cura va dal consiglio di andare dallo specialista psicologo, alla terapia ansiolitica e antidepressiva in aggiunta alla terapia sintomatica antispastica, antidiarroica o lassativa. Alle cure  farmacologiche si aggiungono  consigli alimentari che variano a seconda del caso e degli obiettivi che possono essere:  ridurre la flora fermentativa e gasogena,  limitare la diarrea o la stitichezza, eliminare determinati cibi considerati intollerati.

La maggior parte dei casi che arriva nel mio studio segue un  regime alimentare limitatissimo, la frutta no, la verdura no, il latte no, e l’eliminazione spontanea di molti anzi direi troppi altri alimenti. Questi pazienti a furia di sentirsi male riducono sempre di più la scelta alimentare, si instaura una sorta di “fobia di stare male”. La tendenza è quella di fossilizzare il regime alimentare su pochi cibi talora a basso potere nutrizionale e neanche così salutistici, attribuendo spesso falsamente il loro star male a tale o talaltro alimento.

Le diverse visioni specialistiche non sono giuste o sbagliate in modo stretto ma sono da considerare in modo più ampio, spesso infatti una motivazione è la conseguenza dell’altra. La partenza può essere una predisposizione genetica di maggior o minor tolleranza di alcuni cibi, come il lattosio, magari associata ad una irritabilità più o meno marcata del sistema neurovegetativo su base emozionale, responsabile a sua volta di una irritazione e quindi di una alterazione del PH e della flora intestinali, cosa che a sua volta può interferire aumentando i disagi fisici e talora anche predisporre alla formazione di svariate intolleranze e talora anche vere e proprie allergie alimentari o crociate.

Insomma una catena di eventi in grado poi di alimentarsi in modo automatico anche senza una emozione o un cibo preciso ma certamente più sensibili alle emozioni forti e ai cibi irritanti e alle condizioni climatiche a rischio. E’ la stessa cosa del dolore cronico; una volta che la sindrome da colon irritabile si è instaurata, magari per anni, non serve più capire quale sia stato il vero elemento scatenante e  sfido anche a capirlo con certezza.

Molti di questi pazienti hanno avuto in età giovanile o nel loro passato, una forte inclinazione a comportamenti ansiosi oppure difficoltà emotive serie che non trovano più riscontro nel loro presente, situazioni decisamente risolte e stabilizzate dal punto di vista emotivo. Il quadro è simile al dolore post traumatico; il trauma anche se risolto e ben cicatrizzato, può lasciare un dolore anche a distanza di numerosi anni. Questi pazienti spesso non evidenziano un particolare disturbo del tono dell’umore o quadri ansiosi di rilievo e per questo rifiutano l’etichetta della patologia su base psichica.

Bisogna fare un lavoro di bonifica sull’intestino a 360° riabilitare l’intestino e il suo proprietario.

L’utilizzo dell’agopuntura e della fitoterapia cinese costituiscono un ottimo trattamento di fondo della sinfrome da colon irritabile, migliorano la sintomatologia dolorosa e i diversi disagi correlati in modo più che soddisfacente perché sono in grado di interagire sulla stimolazione neurovegetativa viscerale in modo diretto. Non si tratta di una terapia puramente sintomatica ma riequilibrante in senso globale.

A questo intervento consiglio nelle forme complesse l’ aggiunta di una completa ricolonizzazione dell’intestino riducendo i ceppi di microrganismi perversi e sostituendoli con colonie permanenti di bifidi nel tenue e lactobacilli ceppo rahmnosus nel colon.

E’ altresì fondamentale correggere le abitudini alimentari scorrette, sia eliminando o riducendo i cibi nocivi e irritanti, che reintegrando nella dieta molto gradualmente i diversi cibi e macronutrienti fondamentali per l’organismo.

All’inizio il paziente tende ad attribuire i suoi disagi solo al cibo ingerito e accetta difficilmente dei cambiamenti in questo ambito; si tratta di un lavoro delicato come per un emiplegico recuperare la deambulazione: ci vuole pazienza. Ognuno con il suo tempo a secondo della gravità individuale e soprattutto lavorando con molta dolcezza e capacità di ascolto senza che da parte del medico vi sia una eccessiva rigidità.

Il paziente inizierà  a ritrovare e ristabilire un nuovo, sano e soprattutto piacevole  rapporto con il cibo, fino a potersi concedere anche occasionali scappatelle culinarie senza  dover sopportare alcun disturbo fisico.

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Considerazioni sul nucleare: l’equilibrio instabile non si tocca

Scritto il 17/3/11 da in Articoli | Tags: , ,
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Catherine Bellwald Considerazioni sul nucleare: lequilibrio instabile non si toccaMi è capitato ieri di essere dal fruttivendolo in coda ad aspettare il mio turno, una Signora di età tra i 70 e 75 anni mi guarda con occhi scherzosi e mi dice” vengo sempre .. sperando che prima di morire .. la verdura e la frutta possano piacermi!”. Inizio una sonora risata ” troppo simpatica” penso tra me e me; la signora continua dicendomi ” è che sta roba non sa proprio di niente! Io mangio solo carne e carne cruda” .

La fruttivendola conoscendomi controbatte” i dottori dicono che bisogna mangiarla” e la Signora a sua volta ribatte dicendo ” guardi io ho visto un dottore quando ho partorito..  è dal 52 che non prendo neanche l’influenza!” poi aggiunge ” ma i fiori di zucca quando arrivano che almeno li faccio fritti!”

A quel punto ero piegata in due dalle risate e pensavo questi sono i casi che anche come medico non toccherei. Anche i fumatori estremi che godono di ottima salute fino a 90 anni sono un altro esempio, quasi un paradosso medico! Si è creato un equilibrio che non deve essere toccato anche se il buon senso suggerirebbe di modificare queste abitudini,  da tutti considerate non salutistiche.

E’ come quando avete un elettrodomestico vecchio e decidete di cambiare una scheda interna oppure una piccola parte del sistema, è finita, dal qual momento in poi è l’inizio del tracollo funzionale.

E’ come se un oggetto si trovasse in precario equilibrio e voi decidete di fissarlo con uno spago per sicurezza, andandolo a toccare create un disastro annunciato. Anche cambiare casa o abitudini soprattutto a una certa età può essere un vero pericolo per la salute. Anche se passate da un clima schifoso come quello della nostra padania a quello secco e caldo dell’Africa.

Insomma non tutto quello che fa bene, fa sempre bene e vice versa ovviamente, quindi attenti  a dare consigli salutistici e dispensare favori da buon samaritano non sempre ciò che è sano e buono è consigliato a tutti.

Ma per tornare all’attualità e al disastro in Giappone, una cosa è certa: il nucleare ovvero interferire con il nucleo della materia, che si tratti dell’utlizzo dell’energia subatomica che si tratti di alterazioni del DNA sui cibi, piante e microrganismi, significa lavorare con quanto di più instabile ci possa essere nella materia, non vi è niente di più difficile  da controllare soprattutto a lungo termine.

Grandi, certamente enormi le loro potenzialità in termini di rendimento economico e non solo. Una volta fuori controllo però, i benefici ottenuti sono interamente e grandemente sorpassati dal potenziale castrofico di queste gigantesche forze microscopiche.

Vale la pena prima di votare per il referendum di Giugno, informarsi e studiare l’argomento in modo approfondito, non ascoltando il parere dei politici e commercianti ma di studiosi e scienziati  disinteressati al risultato economico o di gloria personale. Non limitatevi ai giornali e ai programmi televisivi, andate alla fonte partite dall’abc: cosa è una radiazione elettromagnetica, cosa produce la radioattività sul corpo, cosa sono le barre delle centrali nucleari e le cosiddette scorie radioattive, cosa vuol dire la fusione del nucleo, cosa è già successo nella storia delle centrali nucleari.

Ricordiamoci sempre che la nostra visione scientifica  è sempre solo parziale e che l’equilibrio dell’organismo terra come di tutti gli organismi viventi verte su un sistema la cui complessità va ben oltre la nostra capacità di analisi.

E infine non dimentichiamo che una cura o un sistema per produrre energia non devono solo essere vantaggiosi ma anche sicuri a lungo termine e per possedere questa qualità deveno essere stabili ovvero capaci di adattarsi alle variazioni che sono insite e connaturate alla nostra tendenza che è inequivocabilmente in continuo mutamento.


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Fitoterapia cinese: la stitichezza cronica

Scritto il 14/3/11 da in Articoli | Tags: , , ,
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Catherine Bellwald Fitoterapia cinese: la stitichezza cronicaVisto che questo è il mese del grosso intestino non potevo non parlare di questo grande e sottovalutato problema: la stitichezza cronica. I lassativi sono fra i farmaci più venduti in assoluto.  E sapete una cosa? la maggioranza dei lassativi in commercio esattamente come i diuretici rendono l’intestino ancora più pigro e irritato.

Molti stitici non sanno neanche di esserlo, andare in bagno e evacuare ogni due giorni è come dire che quando andate a letto una notte dormite e l’altra no, oppure quando fate l’amore una volta ci riuscite e l’altra no! E’ un segno di alvo tendenzialmente stitico, quindi non è da considerare normale solo per il semplice fatto che siete sempre stati così!

I lassativi potranno anche essere  indispensabili in molti casi ma non possono essere considerati  una cura della stitichezza.

Certo la purgazione in medicina cinese è da sempre considerata una forma di cura di molteplici malattie perchè è un modo per eliminare il calore e il calore tossico attraverso le feci e quindi di risolvere situazioni acute anche severe.

Ma la stitichezza cronica non è sempre segno di calore o eccesso vero e proprio, in alcuni casi è un deficit di energia propulsiva e in alcuni casi è un deficit di liquidi o entrambe o tutte tre le cose insieme tanto per complicare un po’ le cose.

La stitichezza poi genera altra stitichezza, in quanto le feci stagnanti nel colon lo rendono più dilatato e meno tonico ovvero la muscolatura liscia indispensabile per la peristalsi e il transito  della massa fecale si rilassa e perde forza con il passare del tempo come una gamba dentro a un apparecchio gessato.

Inoltre la stitichezza aumenta la possibilità di generare incrostazioni di feci nel colon e quindi l’insorgenza di colonie batteriche perverse potenzialmente patogene sia sul intestino che sul sistema urinario e genitale, con possibili infezioni ricorrenti batteriche o fungine. Vaginiti croniche, micosi cutanee e cistiti croniche possono essere il risultato di questa situazione oltre che favorire la circolazione di sostanze tossiche prodotte dalle suddette colonie perverse.

La banale frase mangiate più fibre, bevete più acqua e fate più movimento fisico purtroppo nella maggioranza delle forme croniche non basta.

Intanto bere molta acqua non serve a diluire e ammorbidire la massa fecale in quanto l’acqua che ingerite non si trova nelle feci nella proporzione in cui la avete bevuta giusto? Più bevete più urinate sempre che i vostri reni funzionino a dovere. Ovvero la funzione di riassorbimento dell’intestino tenue tampona gli eccessi di introduzione di liquidi per via orale. Certo se siete disidratati le feci ne risentiranno.

In alcuni casi la funzione intestinale di riassorbimento di liquidi è eccessiva  e le feci si ritrovano troppo asciutte e quindi la loro propulsione è più difficoltosa. Questo può essere il risultato di una determinata situazione ormonale ma anche possibile risposta neurovegetativa che non va ricercata solo nelle abitudini alimentari ma anche nella costituzione dell’individuo.

Le fibre poi non sono tutte uguali, non mettiamo tutte le fibre in un unico fascio! L’eccesso di alcune fibre insolubili per esempio può peggiorare il transito intestinale, affaticandolo. L’integrale non è consigliato in senso lato anzi l’involucro di alcuni cereali e verdure può favorire la flora fermentativa e quindi il gonfiore e la pesantezza intestinale. Alcuni batteri sono chiamati gasogeni ovvero si nutrono delle fibre indigeribili per il loro consumo  e producono gas quali idrogeno, metano, anidride carbonica, azoto, talora anche in grandi  quantità.

L’eccessiva produzione di gas intestinali oltre che essere fastidiosa può creare coliche anche molto dolorose e peggiorare attraverso la distensione delle pareti intestinali la peristalsi e l’elasticità muscolare oltre che rendere il transito più difficoltoso per la sua presenza.

Le fibre insolubili nelle giuste proporzioni e in assenza di una flora gassosa dominante hanno un effetto di pulizia ovvero sono considerate come degli spazzacamini. Mentre le fibre solubili possono avere un effetto volume ovvero richiamare acqua all’interno della massa fecale, alcune altre possono avere un effetto mucillaginoso calmante sulla mucosa intestinale, altre infine possono avere un effetto depurativo nei confronti di alcune sostanze tossiche e infine alcune fibre solubili come l’oligofruttosio hanno un vero e proprio effetto prebiotico o bifidogenico. Il che significa che favoriscono la proliferazione dei bifidobatteri che dovrebbero essere dominanti nell’intestino tenue.

Una buona colonizzazione di bifido batteri promuove la riduzione della flora batterica putrefattiva (proteus, batteroidi anaerobi) e della flora gassosa (clostridi). Inoltre consente di eliminare le scorie azotate prodotte ad opera dei batteri putrefattivi a partire dalle proteine quali nitriti, nitrati, la pericolosa nitrosamina e varie tossine metaboliche. I bifidi producono vitamine del gruppo B e altre, stimolano il sistema immunitario e la peristalsi. I bifidobacterium classificati come lattobacilli bifidi si riducono vistosamente per azione dello stress, a causa di terapie antibiotiche, nel corso di malattie, durante l’invecchiamento e per altre cause ancora non ben definite.

Lo stesso discorso si può fare per il lattobacillus casei variante  Rhamnosus detta anche “amica dell’uomo” che in condizioni di benessere dovrebbe essere dominante nell’intestino crasso. Inoltre questo batterio si considera che contrasti gli effetti negativi degli alcolici e favorisca la digestione del latte attraverso la produzione della betagalattosidasi alla base dell’intolleranza al latte e limita la produzione dell’acido lattico (D-) prodotto dai lattobacilli acidofili, ritenuto responsabile di altre intolleranze alimentari a favore dell’acido lattico (L+)

Una ricolonizzazione con bifidi nel tenue e con lattobacilli rahmnosus è consigliata dopo ogni terapia antibiotica e in età adulta una volta all’anno. I diversi tipi di batteri bifidi potranno essere mischiati tra di loro; longum, breve, infantis, bifidum e aggiuntii anche ad un altro lattobaccilli come il lattobacillo acidophilus con il quale ha una azione sinergica, i lattobacilli rahmnosus invece dovranno essere assunti separatemente dai lattobacilli acidofili e dai bifidi con i quali competono, inoltre i batteri dovranno essere specie-specifici ovvero umano-compatibili per dare origine a colonie permanenti. Infatti  i lacttobacilli bovini e caprini danno origine a colonie dette transienti.

Questi prodotti che possiamo definire probiotici veri sono costruiti attraverso una sofisticata tecnologia di ibernazione mediante liofilizzazione  che consente ai batteri di riattivarsi ad alte temperature con una  alta sopravvivenza anche alla acidità gastrica. La conservazione dei probiotici deve essere fatta in frigorifero soprattutto in estate e la somministrazione sempre post prandiale per facilitare ulteriormente la sopravvivenza dei batteri liofilizzati. Attenti quindi quando acquistate i probiotici oggi fanno un grande business e tutti li producono; uno non vale l’altro.

In sintesi i probiotici veri  sono molto utili per favorire una corretta regolarità intestinale ma possono essere ancora insufficienti in caso di una stitichezza cronica consolidata. L’idrocolon terapia può essere un validissimo aiuto ma è poco accettata da molti pazienti in quanto considerata come una invasione della propria privacy. Una validissima alternativa può essere data oltre che dalla tecnica dell’agopuntura  anche dalla fitoterapia cinese con la quale si cercherà di lavorare sulla costituzione del paziente.

L’agopuntura in caso di stitichezza cronica  necessita di un lavoro continuativo proporzionale all’ età della stitichezza, 10 anni di stitichezza richiedono circa un anno di lavoro. Molti pazienti si demoralizzano ecco che è indispensabile utilizzare in associazione anche l’aiuto della fitoterapia cinese capace di lavorare sulla costituzione e potenziare l’effetto dell’agopuntura. Nei pazienti agofobici o con limitata disponibilità economica e di tempo è possibile usare  la sola fitoterapia cinese ottenendo validissimi risultati in tempi molto brevi.

Previo ascolto dei polsi che ci darà informazioni sul  tipo di paziente e sulla sua costituzione, si potrà comporre la ricetta fitoterapica: lavorare sulla spasticità della muscolatura liscia, oppure sulla atonia del colon, o ancora direttamente sulla  secchezza delle feci, e infine sul calore interno se presente e sulla tensione emozionale a seconda dei casi. La ricetta fitoterapica fatta in questo modo a diversità dei lassativi comuni anche naturali come la Senna è curativa ovvero con il passare del tempo  diverso da caso a caso consentirà al paziente di ottenere una regolarità intestinale anche sospendendo gradualmente la terapia.

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La Quaresima, una terza forza per mettersi a dieta

Scritto il 10/3/11 da in Articoli, Medicina generale | Tags: , ,
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Catherine Bellwald La Quaresima, una terza forza per mettersi a dietaIn questo periodo  assisto a un attegiamento un pò rinunciatario nei confronti del regime alimentare. Le persone sono stanche, troppo poca energia da dedicare alla limitazione del regime alimentare e alla focalizzazione mentale sul mettersi in forma.

Chi lo fa abitualmente è stufo, chi non lo fa mai aspetta ancora un pò, pensando “tanto cè tempo per la prova costume”…sbagliato! non c’è tempo e soprattutto questo è il tempo migliore per iniziare.

E allora usiamo la terza forza, la Quaresima può essere una motivazione forte e seria per un cattolico, ma anche una valida motivazione ideologica,  filosofica e spirituale per molte altre correnti di pensiero. Non conta come ognuno decide di  porsi in questa questione, l’importante è che la motivazione  possa dare una forza in più e una marcia in più per partire in questa direzione.

Può essere un modo per  iniziare a mantenere nel tempo l’attenzione sul regime alimentare corretto e i risultati arriveranno siano essi fisici e non. Non è un caso se in molte discipline esoteriche e religiose l’ordine e la dieta sono considerate importantissime, costituiscono una regola, un metodo per applicare e focalizzare l’attenzione e acquistare così maggior energia e determinazione da dedicare alla ricerca interiore.

Ma se la motivazione è unicamente  legata al desiderio di perdere peso non perdetevi d’animo, sapete come si fa per avere una terza forza? Si prende la bilancia e ci si pesa! Si signori molti in questo momento fanno finta di niente e vanno avanti a testa bassa, ignorando quanti chili hanno messo su involontariamente con l’inverno. Usciamo da questo letargo..il grasso non ci serve più!

E se ancora non basta, aprite l’armadio e provate a indossare i vestiti che normalmente usate in primavera ed estate, come vi stanno e se ci entrate ancora. Guardatevi allo specchio con occhio critico come se guardaste qualcuno che si rivolge a voi per dimagrire. Non ho detto di essere spietati, ma determinati; è diverso, ognuno avrà un obiettivo diverso raggiungibile a breve e lungo termine.

Una volta ben consolidata e interiorizzata la vostra motivazione personale, la prima cosa da fare è buttare, regalare o mettere via, tutto quello che avete in casa di sfizioso e che sistematicamente vi tenta, dolci, liquori, biscotti, cioccolato e non comprarli più per un bel pò! Se avete figli e marito che vi chiedono questi prodotti, chiedete loro di fare un sforzo per voi e, statene certi, farete loro un grande favore eliminando per un periodo dalla loro dieta alcuni cibi anche se  loro non vogliono dimagrire.

Per partire è fondamentale anche la complicità dei parenti che spesso ci rendono la decisione più complicata, soprattutto quando ci dicono che non dobbiamo essere fanatici, che qualche chilo in più non ci sta mica male e giù ci cucinano e comprano di tutto e di più!

Partiamo dall’eliminazione radicale di dolci,  alcolici,  pane e  pasta. Ricordate di fare una buona colazione, un discreto pranzetto, non dimenticate gli snack a metà mattino, una mela per esempio, nel pomeriggio un’arancia e alla sera siate il più rigorosi possibile;  se potete,  solo verdure.

Al mattino cereali in fiocchi o soffiati naturali, fiocchi di avena, fiocchi di grano saraceno, germe di grano, riso soffiato, con latte di soia, riso o capra e un frutto. Una mela a metà mattinata.

A pranzo se desiderate solo pulirvi consiglio una ciotola di riso con verdure crude ( finocchi, carote, ravanelli, carciofi, valeriana), mentre se il desiderio è di perdere peso al riso aggiungete carne o pesce. Alla sera solo verdure cotte o un passato di verdure. Per il caffé è la stessa cosa, la sua eliminazione è indicata e raccomandata solo se volete davvero pulire il corpo.

State tranquilli non morirete di fame e non farete morire nessuno di fame, non è una dieta pericolosa, le quantità di cibo stanno alla vostra discrezione. L’ideale è fare i 40 giorni canonici ma potete farvi lo sconto e partire con più calma e moderazione.

Non dimenticate di non mortificarvi con sempre gli stessi sapori, variate e inventate   qualcosa di nuovo e di gustoso per rendere i  vostri piatti meno tristi. Siate orgogliosi e sereni della vostra scelta e decisione. Scoprirete che la mente, una volta liberata dal desiderio del cibo e dalle tossine degli agenti inquinanti nonchè dei cibi malsani o troppo dolci e adulterati, si rilassa, scoprirete di avere più energia  e magari anche nuovi orizzonti.



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Donne, donne, sempre donne…

Scritto il 8/3/11 da in Articoli | Tags: , , , ,
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Catherine Bellwald Donne, donne, sempre donne...Oggi è il giorno della donna e giusto per far riflettere  vorrei non elogiare questo gruppo ma puntare il dito verso alcuni atteggiamenti poco nobili purtroppo squisitamente femminili.

La donna di oggi riveste spesso un ruolo che rischia di essere troppo aggressivo e moralistico, passando da vittima a carnefice.

Mi è recentemente arrivata una mail con questa vignetta, che dovrebbe essere comica. La verità è che io l’ho trovata tristissima. Ma perchè mai un uomo dovrebbe servire a qualche scopo? Mi sono chiesta.

A parte a fare i figli e su questo argomento ho già espresso il mio parere riguardo ai poveri maschi che oggi subiscono il terrifico “processo degli spermini un po’ troppo stanchi ” vorrei vedere io se non ti vengono due coglioni così a furia di esami su esami e stress da “non resto ancora incinta”!

Ma senza voler fare a tutti costi la polemica, mi sembra che stiamo cadendo dalla padella nella brace. La donna una volta serviva solo a fare i figli, crescerli e stare a casa a fare la calzetta.  Se non era capace si poteva anche cambiarla! Nonostante la religione cattolica vietasse e condannasse l’adulterio con la reclusione se non con la pena di morte (solo per le donne, ovviamente).

A un uomo invece tutto era concesso anche legalizzandolo, a un uomo di potere e magari sul trono era addirittura consigliato  di fare un figlio con una concubina e di riconoscerlo.

Ma oggi non sono più gli uomini che cambiano le donne perché non possono avere figli, no signore! Semmai sono le donne che scelgono l’uomo pensando in prima istanza a farne il padre dei loro figli. Ma non solo, oggi la donna si lamenta sempre perchè l’uomo non fa quello che dovrebbe, non guadagna abbastanza, non è abbastanza presente in casa, non fa i mestieri e non cucina mai abbastanza!

Avete mai sentito un uomo lamentarsi delle stesse cose? Non mi pare, a parte quella categoria di esseri parassiti, uomini o donne che siano, che si sistemano sulle spalle di un altro, pesando su di lui/lei in tutti i sensi e questa è una categoria a sé, talora consapevole talora meno, ma direi semza una preponderanza attribuibile a un sesso piuttosto che a un altro.

Forse l’uomo in questo periodo storico è quello che meno pretende, non cerca una donna che gli serva a qualcosa, cerca una donna o  forse più donne da amare, magari anche insieme! Una visione meno consumistica in realtà, ma più romantica e forse un po’ da sogno,  dove certamente loro sono possibilmente al vertice o al centro del loro harem si intende! Gli uomini di oggi non pretendono più che sia la donna a cucinare per loro o stirare, ma lo gradiscono molto. Le donne dal loro canto invece lavorano, fanno la spesa, cucinano e stirano quando non hanno qualcuno che lo fa per loro, questo è spesso vero.

Quello che succede è che  nutrono un risentimento nei confronti del loro uomo, per questo loro lavoro non retribuito che considerano un di più. Aspettano di essere separate per sperimentare il disordine, la non voglia di far spesa e di cucinare. Ma se si concedessero il lusso di non essere sempre perfette, e ogni tanto al posto di fare di malavoglia, facendo pesare ai loro uomini quanto soffrono e quanto sono sacrificate, esclamassero “questa volta proprio non ci vado a far la spesa” oppure” ,”questa sera non ho  voglia di cucinare” sono più che sicura che il loro uomo non solo non avrebbe niente da dire ma troverebbe una soluzione, nella pizza magari o tirando fuori dal freezer o dai vari ripostigli qualche sorpresa ad hoc o portandole fuori a cena. Certo, se per una vita sono state perfette, sarà difficile cambiare le cose da un giorno all’altro.

Credo sia bello servire il proprio uomo e la propria famiglia quando lo si fa con il cuore; è bello anche aver la profonda libertà di buttarsi sul divano e dire “non ce la faccio.. oggi sono a pezzi!” L’importante è che non si entri in un ruolo fisso di comodo o di abitudine  o, peggio, in un ruolo da martire e vittima o superdonna tuttofare, ma questo dipende sempre da noi donne.

Poi siamo troppo stanche per fare l’unica cosa che a loro interessa davvero, molto più dell’ordine, del piatto di verdure biologiche, molto più della camicia stirata alla perfezione: il rapporto umano e… quello sessuale ovviamente.

Mia madre quando ero piccola diceva “Gli uomini si ricordano di avere le mani solo a letto”! In realtà gli uomini sono un po’ come dei bambini: se possono evitare di fare una cosa lo fanno… e chiamali scemi! Noi donne spesso invece cadiamo nel  dottrinale e quanto mai deleterio insegnamento che bisogna sacrificarsi e soffrire.

E allora al posto di pretendere che lo veda da solo, che se ne accorga lui, aspettativa assolutamente disillusa e destinata solo a creare ulteriore rancore, chiedete aiuto e date direttive precise esattamente come deve fare un capo ufficio con i suoi dipendenti ma senza tirarvela da capo, non è necessario.

Inoltre gli uomini non sono dei bambini e non sono i vostri dipendenti e soprattutto non sono insensibili e stupidi solo perché vorrebbero scoparsi la Belen! E di nuovo siamo oneste: chiamali scemi!

Basta con il concetto dell’uomo inutile, e con questa morale pseudoreligiosa depassé che nasconde una profonda manipolazione e visione utilitaristica e di possesso degli uomini.

E se invece li amassimo per quello che sono?

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    Gabriella Campanella è nata in Sicilia nel Ragusano, ha studiato archittettura a Firenze e oggi vive e lavora Milano, non senza un pò di nostalgia della sua terra e del suo mare. La buona cucina è una sua passione e soprattuto la ricerca di alimenti nutrizionalmente sani e genuini. Gabriell
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