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Agopuntura: quanto serve crederci?

credere agopunturaQualche giorno fa in studio una paziente mi faceva questa domanda: “…ma all’agopuntura… quanto serve crederci?”. Ho già scritto in merito a questo aspetto ma penso non sia mai troppo cercare di fare chiarezza su questo argomento talora usato anche da colleghi medici e anche agopuntori in modo scorretto.

Se un paziente non crede che l’agopuntura possa giovargli non dovrebbe essere una scusa per dirgli che l’agopuntura a lui non potrà giovare e che perde solo del tempo. Eppure mi succede di sentirlo dire.

Potremmo mai dire che un antibiotico non serve se non siamo convinti di prenderlo?

L’antibiotico è un farmaco che segue un meccanismo chimico; l’agopuntura produce reazioni chimiche interne, ancora poco conosciute e calcolabili, ma è ormai riconosciuto da tutti che questo è il meccanismo finale di azione di un qualsiasi trattamento di agopuntura.

Non è indispensabile avere fede oppure un’idea romantica della vita ma è assai utile quando siamo in difficoltà e anche questo è noto a tutti. Lo diceva il filosofo Pascal: “Non hai niente da perdere nell’avere fede” e lo confermano numerosi studi scientifici, credere nell’efficacia di  un farmaco si chiama effetto placebo e anche questo non nuoce a nessuno.

Non solo non nuoce: è più che evidente che è utile a noi stessi, perché il pensiero va nella direzione della guarigione e di nuovo questo meccanismo psichico si traduce poi in un corrispondente chimico ormonale e neurotrasmettitoriale  che viaggia nel nostro organismo migliorando neurobiologicamente la salute in senso lato.

Aggiungerei che nel caso dell’agopuntura è come se al nostro trattamento, che inizialmente è un gesto fisico che si traduce in una attivazione energetica e poi successivamente chimica, aggiungessimo un potenziamento interno; una sorta di motorino acceso in più.

Guardando i miei pazienti durante il loro trattamento, ho pensato spesso sembra “una trasfusione di energia”, diventa facile capire che predisponendosi mentalmente a tale trattamento in modo corretto è come se  alcuni la ricevessero goccia a goccia e con difficoltà, tipo un fuori vena, e altri fossero capaci di ricevere un flacone da un litro in mezz’ora.

Ecco che si potrà per alcuni pazienti volerci più pazienza e qualche seduta in più certamente.

In termini energetici e psicologici si parla di chiusura o apertura. E’ chiaro quindi che mettendosi sulla difensiva, ossia in chiusura, il dosaggio potrebbe essere insufficiente a dare il risultato desiderato ma questo non significa in nessun modo che non si possa generare un miglioramento ci vorrà solamente più tempo e più lavoro.

Dovremo lavorare in particolare sulla fiducia e sul rilassamento per migliorare la condizione di chiusura

In questi casi diventa  fondamentale un lavoro specifico sia fisico che psichico, con l’aiuto di una parola in più, l’utilizzo di una  respirazione volontaria, di specifici olii essenziali rilassanti e di molta attenzione e cura dell’ambiente. La musica adatta, la luce soffusa, la temperatura perfetta, così come la posizione migliore e il giusto tempo del trattamento.

Non è sempre facile avere tutto questo con prezzi accessibili ma ritengo valga la pena provarci.

Ricette ghiotte per celiaci: pan di ramerino – by Gabriella

mini-pan di ramerino senza glutineSenza glutine, senza latte, senza uova, il pan di ramerino è un pane dolce tipico di Firenze e della sua provincia. Ramerino in toscano è il rosmarino. E’ una ricetta medievale che si è tramandata fino a noi quasi inalterata. Un tempo era preparato il Giovedì Santo, portato in chiesa a far benedire e mangiato il giorno di  Pasqua. Oggi si trova in tutti i forni fiorentini in qualunque periodo dell’anno. Sapori e profumi antichi che sanno di buono…

Quando vivevo a Firenze, il pan di ramerino era uno dei miei dolci preferiti. Il rosmarino e l’uvetta danno al pane un sapore e un profumo molto particolare, invitante, goloso…

Non potendo più mangiare il pan di ramerino nella sua versione originale… ho deciso di riproporre quei sapori, quei profumi, quei ricordi in questa versione senza glutine che vi racconterò.

In una ciotola mettete 100g di farina di riso integrale, 50g di farina di ceci e un pizzico di sale. Scaldate l’olio extravergine d’oliva (30 ml) con gli aghi di rosmarino. Vi consiglio di utilizzare il rosmarino fresco. L’olio non deve friggere, appena sfrigola, spegnete e fatelo raffreddare. Mescolate le farine e aggiungete 200 ml di latte di riso e l’olio aromatizzato al rosmarino. Nel frattempo sciogliete in mezzo bicchiere di latte di riso un cucchiaino e mezzo di semi di psyllium. Dopo circa 10 minuti aggiungete il gel all’impasto.

Lo psyllium è una pianta officinale diffusa nel bacino del mediterraneo.

I piccoli semi neri, solitamente, sono utilizzati come lassativo naturale. Contengono una mucillagine che a contatto con l’acqua o altro liquido aumenta di volume e il gel che producono serve a rendere meno friabile il pane senza glutine. Lo psyllium si trova solo in alcuni negozi di alimenti biologici più forniti o facilmente reperibile su internet.

Amalgamate all’impasto 25g di granella di semi di lino, di girasole e di zucca, 50g di uva sultanina e tre fichi secchi a piccoli pezzi. Vi consiglio di utilizzare frutta secca biologica; poiché quella non bio è solitamente trattata con anidride solforosa (E220 conservante, sbiancante ecc.). Infine unite all’impasto la polvere lievitante biologica a base di succo d’uva. Ponete l’impasto in uno stampo da plum-cake foderato con carta da forno e infornate a 180° per circa 55 minuti.

Servite a colazione o a merenda.

Serata dedicata alla Primavera secondo la Medicina Cinese

primaveraSe qualcuno non avesse ricevuto la newsletter e desiderasse riceverla ci scriva pure; saremo lieti di inserirvi nella nostra mailing list!

Per ora non esiste ancora un calendario preciso sui Giovedí della Salute. Grosso modo cercheremo di mantenerci regolarmente al primo giovedì di ogni mese ma gli argomenti saranno costruiti passo passo.

Il prossimo del 3 Marzo, ad esempio, sarà dedicato alla Primavera che tutti voi avete già sentito nell’aria; secondo il calendario cinese infatti siamo già entrati da quasi 4 settimane in questa particolare e amata stagione che però offre, per alcuni soggetti predisposti, dei disturbi anche talora fastidiosi come un aumento delle vampate per chi è in menopausa, un aumento della stanchezza, giramenti di testa e vertigini, peggioramento di cefalea e disturbi cervicali. E non per ultima importanza gastriti e coliti stagionali soprattutto sui più sensibili.

Vi parleremo del fegato come organo imperatore della Primavera dominata dall’elemento legno e di come applicare nozioni semplici alla nostra vita quotidiana per armonizzarci a questa stagione che ormai sta per partire al galoppo.

Vi ricordo di iscrivervi in tempo telefonando al 02 9603260, i posti sono per ora ancora pochi.

 

 

Sanità e fisco come complicare il nostro lavoro di medici: il Sistema Tessera Sanitaria

fisco e sanitàPremesso che a me già girano le palle degli occhi… quando per ogni fattura devo scrivere a mano nome, cognome, indirizzo e codice fiscale magari per un incasso di 50 euro (per non dire di questi 50 euro cosa il fisco in pratica si trattiene veramente al netto delle mie intere spese), il problema vero è… il tempo!

Il tempo impiegato a scrivere i dati, aggiungere la marca da bollo che poi mi dispiace farmi rimborsare, leggere sulla carta sanitaria o carta di identità il codice fiscale del paziente scritto a dire poco in modo illeggibile (più piccolo di così si muore!) soprattutto a fine giornata, si somma a quello di tutte le altre incombenze diventando davvero una quantità incredibile! Un lavoro che teoricamente dovrebbe essere svolto da una segreteria ma non è detto che un libero professionista possa permettersene una, soprattutto se non vuole caricare il paziente di ulteriori spese e che, fino ad oggi, già era un notevole carico.

Dal 2015 esiste un nuovo controllo dei dati fiscali per cui ogni fattura fatta ai pazienti deve essere comunicata per via telematica al Sistema Tessera Sanitaria del Ministero della Salute. Ogni commercialista si è quindi dotato di un programma per verificare i codici fiscali e non rischiare multe. Peccato che per comprovare la corretta digitazione del codice fiscale servano non solo il nome  e il cognome ma anche il secondo nome (se presente nell’anagrafica), un secondo nome che quasi mai il paziente segnala al momento della compilazione della fattura.

Ed ecco che a noi, per ogni codice fiscale basato anche su questo secondo nome, spetta spesso richiamare il paziente per farsi dare il nominativo per esteso. In termini pratici una follia.

Ma ancora non è tutto! Per ogni nuova fattura emessa nel 2016 dobbiamo informare il paziente che senza una sua opposizione siamo tenuti dalla legge vigente a inviare le fatture e quindi le sue spese mediche, al Sistema Tessera Sanitaria, per la gestione del 730 precompilato. Un lavoro questo che il commercialista ovviamente non farà gratuitamente rincarando le sue personali spese, ma soprattutto un’informazione necessaria che a mio parere diventa una violazione della privacy nel caso in cui non ci soffermiamo a spiegare la cosa in maniera precisa al paziente.

Ma il tempo che perdiamo a spiegare tutto questo al nostro cliente chi lo paga?

Lo stato vuole in pratica sapere quanto voi avete speso in termini di sanità privata e da adesso lo vuol fare in modo corretto ovvero informando il soggetto. Solo che questa volta sono i pazienti l’oggetto del controllo.

Se avete speso molto non vuole dire che siete persone attente alla propria salute, persone che magari si privano di alcuni piccoli lussi come andare al ristorante oppure acquistare vestiti di ultimo grido o di marca. Non vuol dire che avete fatto in modo di far risparmiare lo stato facendo un lavoro di prevenzione sulla vostra salute… per questo fisco assurdo vuole solamente dire che potreste anche essere degli evasori!

Il problema comunque alla fine è sempre il tempo del professionista, perchè per ogni paziente occorre spiegare la novità e anche fargli proprio la domanda diretta, perchè se il paziente desidera opporsi alla trasmissione delle sue spese mediche, esiste una formula specifica per farlo, che deve essere apposta in calce alla fattura delle prestazioni e controfirmata dal paziente. Nella fattispecie la frase è:

“Ai sensi dell’art. 7 del D.LGS 196/2003, il paziente, ex art.3 comma 1 del D.M 31/7/ 2015 esercita opposizione all’invio telematico di cui all’art.2 comma 1 del 31/72015”

Peccato che, tra spiegazione, giusto tempo di riflessione da parte del paziente, eventuale timbro e firma dell’opposizione, il tempo vola via e, almeno per quanto mi riguarda, sono ben altre le cose alle quali vorrei dedicarmi con attenzione anziché subire quello che ritengo non essere altro che un furto della cosa più preziosa che abbiamo: il nostro tempo.

Lascio a voi i commenti del caso e le considerazioni personali su queste idee geniali che ci aspettano nel 2016.

Educazione all’autotrattamento

Giovedi 4 Febbraio abbImparareiamo dato inizio  ai nostri Giovedí della salute con la serata dedicata all’autotrattamento.

Nella mia premessa iniziale ho insistito sull’importanza del lavoro su di sé e sul concetto di alleanza terapeutica basata non su un atteggiamento passivo del paziente ma attivo a tutto tondo.

La paura del “fai da te” è un sistema per non mettersi in gioco, da parte del paziente e da parte del terapeuta, che in molti casi teme di perdere il suo paziente. Con le tecniche spiegate nella nostra serata è impossibile farsi del male, al massimo se il lavoro non è fatto bene non si produce il risultato desiderato.

Sappiate che è molto più pericoloso il non fare nulla, il convincersi che niente può giovare, è  come mettere il ghiaccio sul dolore. Momentaneamente sembra anestetizzato ma poi peggiora. Peggiora sempre! E’ un errore tramandato da alcuni colleghi ortopedici, l’idea che il ghiaccio sul dolore possa giovare.

Il ghiaccio è utile solo sul trauma o intervento e solo come primo intervento, arresta il sangue e quindi l’edema. Ma su un dolore cronico il ghiaccio rallenta il processo di guarigione spontanea, impedisce la normale circolazione del sangue. Avete mai sentito dire che i dolori cronici migliorano dopo una bella giornata fredda?

Il lavoro su di sé muove, fa circolare e quindi facilità il percorso di guarigione. E questo sia in termini fisici che emotivi.

Ho conosciuto 3 tipi diversi di pazienti, i primi sono quelli che non si fidano, sono pronti a smettere i trattamenti dopo meno di 6/10 sedute nonostante siano stati decisamente meglio dopo anni di sofferenza. Sono quelli che vengono da noi e nello stesso tempo da altri 100 specialisti e fanno una confusione incredibile su cosa faccia loro veramente bene. Questo primo gruppo ottiene un beneficio minimo e spesso vanificato in breve tempo.

Il secondo gruppo sono pazienti che si affidano e proseguono a lungo. Questi mediamente migliorano i loro disturbi anche molto ma ad un certo punto si fermano. Il loro è di solito un atteggiamento passivo dove non è possibile pensare a un ulteriore cambiamento. Non sono disposti a fare gli esercizi prescritti, non sono disposti a cambiare alcune abitudini alimentari. A ben guardare sono i pazienti per noi più vantaggiosi in termini economici!

Il terzo gruppo si affida totalmente ma partecipa, si mette in gioco, viene con piacere a farsi trattare perché coglie un opportunità di cambiamento. Talora cambia anche senza che siamo noi a chiederlo. Anticipa le nostre richieste ed è pronto ad eseguire con fiducia ed entusiasmo gli esercizi, la dieta e le manovre di autotrattamento proposte. Questa tipologia di paziente è quella che continua a venire da noi anche solo come prevenzione e come piacere di farsi del bene e non più per necessità. Il suo è un completo cambiamento e presa in carico di sè.

Non vi nego che di pazienti così ce ne sono pochi e vederli trasformarsi piano piano è una gioia immensa.  Il nostro obiettivo e desiderio è quello di averne il più possibile. Ecco perché continuiamo ad insistere sull’autotrattamento.

Quello da noi proposto utilizza degli strumenti a punte capaci di agire in maniera similare agli aghi ma senza bucare veramente la pelle. Le punte agiscono non solo sulla pelle arrossandola e richiamando sangue in superficie ma molto più in profondità modificando le secrezioni di endorfine e di moltissimi altri neurotrasmettitori.

E’ possibile applicare un piccolo protocollo capace di agire sull’intero corpo come abbiamo proposto nella nostra serata usando gli innumerevoli punti attivi presenti sui polsi e sulle caviglie  ma anche  sulle ginocchia, sulle mani e sui piedi. In questo modo attiviamo a livello cerebrale dei microcircuiti neuronali che sono in realtà delle rappresentazioni olografiche dell’intero corpo.

Possiamo invece lavorare su un dolore specifico attivando un preciso circuito di punti in grado di muovere maggiormente il sangue e l’energia in quello specifico punto doloroso dove può esserci una patologia infiammatoria oppure degenerativa. In entrambi i casi la circolazione, aumentando nel primo caso, rimuoverà le tossine dell’infiammazione e nel secondo caso aumenterà il nutrimento dei tessuti degenerati migliorandone il trofismo cellulare.

Per fare questo in modo completo e preciso la cosa migliore è quella di fare una seduta unicamente dedicata all’educazione del vostro personale programma di trattamento e dei vostri personali esercizi motori. Successivamente potrà essere utile fare dei controlli con una ricorrenza mensile, trimestrale o semestrale, rivedendo insieme il lavoro e focalizzando magari l’attenzione su alcuni dettagli importanti.

Capodanno cinese 2016: anno della Scimmia di Fuoco – Bazi

capodanno-cinese-2016-anno-della-scimmia-di-fuocoCon l’8 di Febbraio inizia secondo il calendario cinese la primavera e con essa il nuovo anno, in questo caso l’anno della Scimmia di Fuoco, composto dal ramo celeste Bing o Fuoco yang e dal tronco terrestre Shen Metallo yin.

Il tronco terrestre Shen è collegato all’animale scimmia e il ramo celeste Bing al suo elemento associato, il fuoco da cui Scimmia Rossa o Red Monkey o anche Fire Monkey.

Il metallo yin rappresenta i metalli preziosi come l’oro, l’argento e il platino a differenza del metallo yang che invece rappresenta metalli più grossolani come il ferro e l’acciaio la cui utilità viene espressa da un utensile e da una funzione precisa. Il metallo yin ambisce a un ruolo meno pratico e utile ma più estetico e simbolico.

Si tratta come l’anno scorso di una coppia di elementi formata da nonno e nipote, un controllore e un controllato, il fuoco che controlla il metallo. Una bellissima immagine può sorgere nelle nostre menti, per esempio una fornace di fiamme ardenti che fonde l’oro per farne un anello.

Il metallo yin come l’oro necessità del fuoco per diventare un gioiello. Solo allora la sua natura prenderà una forma e con essa potrà esprimere al meglio la sua bellezza e il suo messaggio.

In tempi duri parrebbe più adeguato un utensile da lavoro a un gioiello da mettere in mostra.  Per molte persone il gioiello è un oggetto inutile e viene snobbato e spesso giudicato come non indispensabile e come un vezzo oppure un capriccio.

Tuttavia anche il gioiello rappresenta una cosa dalla quale non dobbiamo mai separarci, l’arte del creare un oggetto per il gusto di cercare la bellezza, di indossarla con consapevolezza come celebrazione della vita e del piacere e infine di regalarla come inno all’amore.

Che quest’anno possa regalarci la lucidità dell’oro nel quale rispecchiarci e la capacità di vivere e donare piacere fine a se stesso.

 

Ricette ghiotte per celiaci: zuppa frantoiana senza glutine ne uova – by Gabriella

zuppa-frantoianaLa frantoiana è una gustosa zuppa toscana, preparata con ingredienti semplici della cultura contadina. Tradizionalmente era preparata con le verdure dell’orto, il pane raffermo e l’olio nuovo appena spremuto. Come ogni piatto della tradizione ha infinite varianti.

Vi racconterò la mia versione. Ingredienti principali: fagioli borlotti e cavolo nero.

Mettete in ammollo i fagioli (500g) in acqua fredda. Trascorso il tempo di ammollo (circa 12 ore) lavateli e metteteli sul fuoco in abbondante acqua fredda, possibilmente in una pentola di terracotta, ideale per la cottura dei legumi.

Aggiungete due foglie d’alloro e un pezzetto di alga kombu (circa 5 cm), precedentemente lavata secondo le indicazioni riportate sulla confezione. Quest’alga bruna ha la proprietà di ammorbidire i legumi e i cereali e di evitare la fermentazione intestinale. Dopo il disastro di Fukushima è preferibile utilizzare alghe di origine europea e atlantica, reperibili nei negozi di prodotti biologici.

Salate i fagioli a fine cottura. In un tegame fate soffriggere i porri e le carote con un po’ d’olio extravergine d’oliva, e dopo qualche istante, aggiungete il cavolo nero (300 g) tagliato a listarelle e privato della costa centrale.

Aggiungete l’acqua di cottura dei fagioli e fate cuocere per circa 30-40 minuti. Tenete da parte circa 1/3 dei fagioli, il rimanente frullatelo con un frullatore ad immersione. Unite alle verdure la crema di fagioli.

A fine cottura aggiungete i fagioli interi. La zuppa deve essere piuttosto densa.

Come da tradizione servite la frantoiana con pane tostato (naturalmente senza glutine!) e un filo di olio nuovo… e buon appetito!

Agopuntura stagionale per proteggersi dal freddo

chingLo abbiamo chiamato il freddo e dopo un inverno mite e asciutto come non se ne vedevano da anni (nonostante le previsioni catastrofiche del web..) eccolo!

Gennaio è da sempre un mese freddo e anche febbraio può da sempre esserlo toccando talora i record in termini di gradi sotto zero e di freddo percepito.

Il calendario cinese in gennaio esce dall’inverno per transitare verso la primavera ma non per questo non si considera il freddo in termini di potenziale patogeno. Soprattutto se accompagnato da vento o da umidità che servono da vettori.

In studio sono arrivati alcuni dolori da freddo in soggetti sensibili e predisposti. Il freddo rallenta fino a bloccare il sangue e  può essere responsabile di dolori con caratteristica trafittiva, che migliorano con il caldo e la pressione e peggiorano con il freddo e con il riposo. Si tratta di dolori forti e talora violenti.

Il mio maestro Richard Teh-Fu Tan che ci ha lasciato da poco diceva sempre “il calendario va considerato nella realtà del momento presente“e “I trattamenti stagionali hanno senso quando il paziente percepisce freddo o caldo talora indipendentemente dal calendario senso stretto“.

Ecco che solo da pochissimi giorni ho iniziato con il metodo di agopuntura stagionale dell’inverno, dove usiamo una selezione di punti basati sulla scelta di un esagramma definito stagionale ovvero favorevole alla stagione che in questo caso serve a rendere più mite il freddo. Si tratta dell’esagramma 65 formato dal trigramma acqua sotto e legno yin sopra con il significato che il legno figlio dell’acqua tende a contenere la sua energia quindi a rendere l’elemento della stagione inverno, l’acqua, meno forte e quindi più mite.

Si tratta di una tecnica molto raffinata che descriveremo al più presto in un nuovo corso dedicato agli agopunturi per non perdere questa antichissima applicazione dell’agopuntura che Tan amava descrivere come digitale rispetto a quella più usata che definiva analogica. Il dolore da freddo viene trattato trasformando l’esagramma del canale attaccato dal freddo con l’esagramma chiamato invernale  e così anche per i canali in rapporto con esso.

Intanto a voi dico: godiamoci questo momento ma non senza alcune attenzioni.

Proteggete il collo e i lombi perché in queste sedi il freddo entra più facilmente; vestitevi in modo adeguato, anche se dovete andare in ufficio o altro. Ai signori in giacca e cravatta e scarpe di cuoio eleganti e alle signore in tacchi e gonne, direi: ma portatevi un cambio se proprio non potete vestirvi da montanari. Che vi costa? Ne risparmiate in salute e la salute credetemi non ha prezzo.

Per chi lavora all’esterno invece direi: spendete soldi in articoli tecnici, sottogiacca in piumino, intimo tecnico, guanti e scarpe da alta montagna, non dimenticate anche i moderni collari, bustini lombari, plantari e interno guanti autoriscaldanti. Per tutti i pazienti con sciatica: copritevi adeguatamente con i  mutandomi della nonna sempre in materiale tecnico.

Ognuno sia consapevole delle sue personali debolezze fisiche perchè sarà lí che il freddo entrerà.

E infine un termos di tè nero con cannella e zenzero per quando entrate in macchina alle 6 oppure alle 7, pensatela come una carezza che vi fate. Niente pomodori, insalate, yogurt per pranzo ma qualcosa di cotto e di caldo anche se vogliamo perdere peso è una cosa indispensabile finchè il termometro resterà sotto lo zero.

Ecco ho finito con le mie raccomandazioni. Buon freddo e fine inverno a tutti.

I nostri giovedì della salute

previsioni-seo-web-marketing-2016Per il nuovo anno abbiamo deciso di organizzare  insieme al Dott. Giulio Picozzi, delle serate informative a tema nello studio di Saronno che ha la possibilità  di ospitare un numero sufficiente di persone .

La nostra idea è quella di partire da argomenti quali l’autotrattamento con l’ausilio di strumenti  studiati appositamente  e capaci di far circolare il sangue e l’energia dove lo desideriamo. Il nostro desiderio è anche quello di introdurre  temi quali la giusta postura,  la dietetica a seconda dell’età o della stagione, la prevenzione delle malattie da raffreddamento in inverno e la giusta armonizzazione con le successive stagioni, sempre in un concetto di prevenzione delle patologie e con il supporto e la saggezza delle intramontabili nozioni della Medicina Cinese.

L’ingresso sarà  gratuito e la durata sarà al massimo di un’ora, 20.30-21.30 quindi non troppo impegnativa in termini di stanchezza accumulata nella giornata.

In previsione di una programmazione della nostra e vostra agenda il nostro appuntamento sarà mensile e in linea di massima cercheremo di avvisare con il dovuto anticipo tramite Newsletter, Facebook e i nostri rispettivi Blog ma per comodità possiamo pensare di farla cadere approssimativamente il primo giovedì di ogni mese.

Si tratta di una iniziativa nuova nella quale desideravamo da tempo impegnarci e che speriamo di portare avanti con passione e costanza.   Il nostro primo appuntamento è fissato per  GIOVEDI 4 FEBBRAIO sul tema: “Autotrattamento nei disturbi dolorosi”.

Consigliamo di venire accompagnati da  un amico o un vostro parente con il quale potrete sperimentare da subito in modo pratico  le manovre che cercheremo di insegnarvi in modo semplice. Il nostro obiettivo è quello di creare un’atmosfera familiare positiva in cui sentirsi a proprio agio e che potrete ricreare a casa vostra, con la speranza di trovare insieme l’atteggiamento corretto che è sempre quello di predisporsi verso una forma di aiuto e di benessere nei confronti di se stessi e degli altri.

E’ indispensabile e oltremodo fondamentale per organizzarci in modo corretto nei confronti di tutti e poter quantificare i posti liberi, che ci comunichiate in tempo utile  la vostra presenza via mail o telefonica.

Saremo contenti di vedervi numerosi e crediamo che questa iniziativa possa farci crescere insieme nella giusta direzione che è sempre la costruzione di una alleanza terapeutica, del vostro e nostro impegno uniti.

Ricette ghiotte per celiaci: salame di cioccolato con biscotti di miglio – by Gabriella

salame-al-cioccolato-senza-glutineVoglia di qualcosa di goloso? Vi propongo la mia versione del salame di cioccolato… un classico della pasticceria tradizionale. Senza glutine, senza latte, senza uova!

Per prima cosa facciamo i biscotti. Per questa preparazione ho scelto di usare la farina di teff. Un cereale originario dell’Etiopia e naturalmente privo di glutine. Ha i chicchi di dimensioni minuscole pari a 1mm di diametro, pertanto la sua farina è sempre integrale, in quando è impossibile ottenere un prodotto raffinato da chicchi così piccoli. E’ un cereale molto nutriente: ricco di fibre, carboidrati complessi, proteine, sali minerali… e tanto altro! Ha anche un basso indice glicemico. In occidente è poco conosciuto, ma negli ultimi anni e facilmente reperibile nei negozi di alimenti biologici.

In una ciotola mettete 200 g di farina di miglio bruno integrale, 100 g di farina di teff, 100 ml di olio di riso e una bustina di lievito biologico. A parte frullate 130 g di uva sultanina e 100 ml di latte di riso. Versate il composto nella ciotola e amalgamate tutti gli ingredienti. Ho scelto di utilizzare come dolcificante l’uva senza aggiunta di zucchero o altro. Date ai biscotti la forma che preferite. Poneteli su una placca rivestita con carta da forno e cuocete a 180 gradi per circa 15 minuti.

Quando i biscotti (300 g) saranno pronti fateli raffreddare, poi sbriciolateli con le mani e poneteli in una ciotola. Naturalmente non devono essere frantumati.

Aggiungete una granella fatta da un misto di semi di girasole e semi di zucca (50 g), un cucchiaini si cardamomo in polvere, un cucchiaino di cannella in polvere e un pizzico di pepe di Cayenna. Non esagerate è molto piccante.

Mescolate bene tutti gli ingredienti. Nel frattempo spezzettate 300 g di cioccolato extra fondente e fatelo sciogliere a bagnomaria. Togliete dal fuoco e aggiungete 80 ml di olio di riso e 80 ml di latte di riso. Mescolate bene e versate la crema nella ciotola con i biscotti e le spezie. Mescolate fino ad ottenere un composto ben amalgamato. Versatelo su un foglio di carta da forno e dategli la forma di un cilindro o simile… non preoccupatevi se non sarà perfetto, sarà buonissimo!

Arrotolate la carta e chiudete le estremità a mo’ di caramella. Ponete in frigo per qualche ora e quando sarà ben solidificato, tagliatelo a fette e servite.

La guerra dei cloni non avrà luogo

la guerra dei cloniNella seconda trilogia di Guerre Stellari viene  costruito un esercito costituito da individui clonati a partire da un unico soggetto originale. Quando si parla di questo tipo di tecnologia, la domanda che tutti si pongono è ovviamente se tutto questo rimarrà nella fantascienza oppure un giorno farà parte della scienza, ordinaria oppure no.

A che punto siamo con la clonazione in termini pratici? La clonazione di animali a partire da una cellula di un esemplare selezionato è stata realizzata in diverse occasioni sia come esperimento scientifico che con l’obiettivo di selezionare e ovviamente duplicare un soggetto animale con caratteristiche magari specifiche di eccellenza, che potrebbe essere un cavallo da corsa, una mucca con elevata possibilità di dare latte o carne particolarmente buona.

Ebbene economicamente sarebbe un grande vantaggio alla stregua della modificazione genetica sui vegetali.  Inoltre i cloni crescono molto più rapidamente che un embrione naturale il che sarebbe doppiamente vantaggioso sempre in termini economici. Ma per ora possiamo stare tranquilli: non mangeremo cloni animali per almeno un bel po’.

Ma questo purtroppo solamente perché gli animali clonati, mucche, pecore, polli diventano estremamente fragili e vulnerabili e si ammalano facilmente. Quindi in termini economici i cloni animali sono molto costosi da ottenere e poco redditizi. Si rischia di compromettere un animale sano ingravidandolo con un embrione clone, questo perché la gravidanza di un organismo clonato è più pericolosa e infine si otterrebbe un individuo che rischia di ammalarsi alla prima occasione.

Esistono poi diverse regolamentazioni sulla clonazione animale che variano da paese a paese: bisogna chiedere molti permessi e motivare la richiesta a centri di sorveglianza sanitaria ed etica.

Un processo quindi costoso non solo tecnologicamente ma anche burocraticamente e soprattutto materialmente. Ipotizzando di clonare una stupenda mucca, si preleverebbe una cellula, la si clonerebbe in laboratorio e poi la si impianterebbe  nel ventre di un animale che potrebbe non sopravvivere alla gravidanza generando oltretutto un clone poco resistente. Per ora l’operazione è indiscutibilmente non redditizia.

E curioso sapere però che a tutt’oggi i risultati di questa pratica sarebbero ritenuti a rischio zero per l’introduzione nella catena alimentare. Ascoltando fior fior di scienziati, nutrirsi di questi animali sarebbe a parere medico scientifico del tutto innocuo e senza alcun rischio per la nostra salute.

Chiunque abbia un minimo di sale in zucca avrebbe un idea diversa, ci nutriamo non solo di un sapore che sarà magari analogo ma anche dell’energia di un essere animale, più questo animale è sano e allevato in armonia con la natura e più il cibo in questione sarà qualitativamente elevato.

Come ai giorni nostri non ci si ponga la domanda sul danno che causiamo agli umani (e agli stessi animali) con allevamenti a base di cibi completamente innaturali, farmaci come se piovesse, di cui antibiotici e ormoni quotidiani, ritmi circardiani assenti  e movimento fisico spontaneo nullo, è davvero assurdo!

Non solo eticamente ci si dovrebbe sconvolgere ma anche considerare come sia possibile pensare che questo cibo sia sano non posso proprio capirlo. Non possiamo calcolare solo le calorie e le proteine per valutare un cibo. Non dovremmo accettare articoli scientifici che concludono che la carne rossa è nociva e quella bianca invece no. Non è il colore della carne a renderla nociva  ma la qualità di quest’ultima. L’accento su cui ci dovremmo soffermare è come viene allevato l’animale e come viene preparata la sua carne trattata industrialmente. Sono queste le domande sulle quali i medici dovrebbero ragionare.

La carne dal punto di vista della medicina cinese possiede inoltre delle specifiche qualità intrinseche non adatte a tutti i soggetti e soprattutto non adatte in qualsiasi momento. La dietetica cinese su questo è molto precisa, sono molti i fattori che dobbiamo tenere in considerazione: la costituzione individuale, l’età, la condizione climatica, lo stile di vita, la condizione di salute del momento e infine la frequenza con la quale si assume l’alimento. Sono tutti questi dati a  rendere la carne un alimento più o meno  sano o nocivo alla nostra salute.

Il mio consiglio personale è quello di mangiare meno carne possibile preparata industrialmente e proveniente dagli allevamenti intensivi. Mangiamone meno e mangiamola di qualità: una mucca che abbia pascolato, un pollo che abbia visto la luce del sole: forse se facessimo tutti così gli stabilimenti da allevamento intensivo chiuderebbero i battenti. Facciamo qualche domanda al nostro macellaio e scopriremo che alla fine è la domanda a creare il mercato.

Lavoriamo troppo e ci resta pochissimo tempo per occuparci anche di questo, cerchiamo su internet magari scopriamo che vicino a casa nostra ci sono piccoli allevatori magari anche onesti e attenti alla qualità, e togliamo denaro alla grande distribuzione. Ne guadagneremo tutti, sia noi che gli animali che verrebbero ad essere sempre meno allevati industrialmente con i metodi barbari che ormai tutti conosciamo.

Quanti pazienti ha curato con il mio problema specifico?

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Mi capita sempre più spesso di avere pazienti che mi chiedono non tanto se sono in grado di curare e migliorare una  determinata patologia  con l’agopuntura piuttosto che con la fitoterapia ma quanti casi come il loro io abbia già trattato e di questi quanti con successo.

In un mondo che vuole la medicina iperspecialistica, questa domanda sembrerebbe sensata; esiste il diabetologo, il dietologo, il neurologo specializzato solo sulla malattia di Parkinson, esistono poi centri specializzati su specifici disturbi o sindromi, come per esempio la vulvodinia o la fibromialgia, che sono il risultato di diverse problematiche interne che sfociano nei sintomi che poi ci permettono di porre le rispettive diagnosi.

Adoro il mio lavoro perché vedo un po’ di tutto tutti i giorni: anziani con dolori cronici, giovani con l’ansia da prestazione, donne che desiderano una maternità, emicranie, cefalee tensive, gastriti con reflusso, vampate da menopausa, insonnia, attacchi di panico, soggetti obesi con compulsione al cibo, cervicalgie e lombalgie come se piovesse (ovviamente, vista la nostra vita sedentaria).

Ci sono poi numerose patologie croniche come blefariti, cistiti e vaginiti ricorrenti, che sono molto meno comuni, la cui casistica per singola patologia non potrà ovviamente essere rilevante ai fini statistici, a meno che non si entri in contatto con uno specialista ginecologo, andrologo o oculista che in piena fiducia e desiderio di fare stare meglio i suoi pazienti non ci invii sistematicamente i suoi pazienti.

Purtroppo siamo ancora lontani da questa possibilità di utilizzo delle medicine complementari come il nome suggerirebbe. E’ più frequente che gli specialisti neghino la possibilità di una cura alternativa utile e solo nel migliore dei casi non si oppongano ad essa. Spetta quasi sempre al paziente fare la sua scelta. Ecco che per il medesimo disturbo come una blefarite diventa difficile avere una casistica ampia e numerosa di casi trattati con l’agopuntura e la fitoterapia cinese.

Il meccanismo poi con il quale si instaura una patologia cronica è del tutto indipendente dal distretto fisico in cui si manifesta. I principi diagnostici della medicina cinese si applicano a tutto l’organismo nel suo insieme. Non vi è in realtà una parte indipendente rispetto a un’altra.

Il corpo è sempre considerato nel suo insieme, ogni organo è visto come facente parte di un sistema collegato e integrato. Non solo nel senso di corpo mente ma nel senso che ogni segmento del corpo appartiene per così dire a una famiglia e conosce legami precisi di parentela con qualsiasi altro segmento corporeo.

L’infiammazione è il comune denominatore di un numero elevatissimo di patologie croniche ma l’infiammazione cronica non si cura con gli antinfiammatori, al massimo si contiene con gli antinfiammatori.

L’agopuntura e la fitoterapia riescono a lavorare non solo sui sintomi ma sulla radice del disturbo infiammatorio, significa nel caso per esempio della blefarite che non solo si riduce l’infiammazione delle ghiandoline localizzate nelle palpebre e  quindi i sintomi correlati, come il rossore e la secchezza oculare ma la causa che ne alimenta l’infiammazione sottostante.

Quanti pazienti ho avuto con questo specifico problema non è la domanda veramente importante quello che è davvero indispensabile è capire il perché un tipo di terapia può risolvere un disturbo cronico e perché un altro tipo di terapia non potrà mai risolverlo.

Le patologie croniche sono per chiunque le più difficili da curare e il successo dipende da molti fattori. Tra un paziente e l’altro esiste una diversità enorme non tanto dei sintomi o della diagnosi. E’ il paziente con tutte le sue componenti a essere diverso. Curare un disturbo cronico è una lunghissima strada, che richiede impegno e determinazione da parte di chi si fa curare e da parte di chi cura.

Non è facile come prendere una pastiglia oppure applicare delle gocce oculari. Devo dirlo: è davvero complicato. Si tratta di scavare un po’ come ha fatto il conte di Montecristo nel romanzo di Dumas. Ci sono dei momenti in cui sembra tutto vano e il paziente si fa prendere dallo sconforto. Vorrei dire che è dura anche per noi sostenere il paziente in questi momenti difficili.

Alcune patologie croniche si comportano esattamente come la brace:  apparentemente innocue e spente in superficie, sotto restano ardenti e pronte a ridare una fiammata alla più piccola debolezza.

Il lavoro è comunque un lavoro a due, chiamiamola pure “alleanza terapeutica” ed è fatta di fiducia e di sudore della fronte.  Quando infine il paziente inizia a capire che la strada intrapresa è quella giusta, ecco che le domande inutili spariscono, “quanto tempo ancora?” “ma riuscirò a guarire?” “ma lei è sicura che starò meglio?” “quanti come me hanno avuto successo?” e ovviamente “quanti con il mio preciso disturbo hanno avuto beneficio?”

E’ allora che il vero dialogo inizia, un dialogo interno non fatto di parole inutili, ma quello dialogo tra destra e sinistra, alto e basso, dentro e fuori, tra quello che sono e quello che non sono.

Ogni incontro può diventare un sollievo, una sorta di unguento non solo per il corpo ma anche per la mente.

Ricette ghiotte per celiaci: chips di polenta con crema di broccoli e funghi – by Gabriella

ricette-per-celiaci-chips-di-polentaChips di polenta per un antipasto gustoso e colorato…

Preparate la polenta nel modo più tradizionale… fatela raffreddare; appena tiepida versatela su un foglio di carta da forno. Arrotolate la carta e datele una forma cilindrica, chiudete le estremità a caramella.

Riponete in frigo per qualche ora.

Quando sarà sufficientemente fredda, tagliate la polenta in dischetti sottili. Disponeteli su una placca da forno e infornate per 15-20 minuti ad una temperatura di 180 gradi.

Nel frattempo fate stufare i broccoli con uno scalogno e un pizzico di peperoncino. A cottura ultimata frullate. Dovrete ottenere una crema piuttosto densa.

Pulite i funghi, poneteli in una casseruola con aglio, prezzemolo e peperoncino. Per questa preparazione ho scelto i funghi pioppini, naturalmente se non li preferite potete scegliere quelli che più gradite.

Una volta ultimate le preparazioni iniziate a disporre sui piatti… un dischetto di polenta, un po’ di crema di broccoli, un altro dischetto di polenta, altra crema di broccoli e, infine, i funghi trifolati…

Serviteli caldi!

Combattere la stasi per conservare la salute

indexDi questi tempi la parola “combattere” fa leva sugli animi. Combattere non significa in questo caso sparare sulla croce rossa ovvero sul bersaglio più facile. Antibiotico al primo colpo di tosse, antimicotico al primo prurito vaginale, lastra al primo dolore osteoarticolare.

Combattere in questo caso significa mantenersi vigili e attenti, in ascolto di quello che il corpo ci racconta e porre rimedi veloci e semplici prima che il disturbo acquisti dimensioni e profondità non più gestibili. Significa agire istantaneamente sul nascere di un disagio.

Allora saremo attenti se entriamo in contatto con persone malate oppure se sentiamo freddo o troppo caldo proteggendoci al meglio con gesti semplici: mi spoglio, mi vesto, mi lavo le mani e disinfetto l’aria con olii essenziali. Ai primi disagi ginecologici eviterò la biancheria intima troppo stretta o sintetica e userò olii essenziali su tutto il pavimento pelvico dopo la doccia. Se avrò dei dolori posso evitare di affaticare i muscoli coinvolti oppure posso farmi dei massaggi locali con creme o olii adatti.

Questo solo per fare qualche esempio semplicissimo.

La stasi è la causa di ogni malattia in medicina cinese questo perché si oppone al mutamento che invece è parte della natura. A questo proposito è interessante notare che l’esagramma della stasi è rappresentato dal cielo sopra la terra, immagine estremamente rassicurante e in un certo senso quasi banale. L’immagine del cielo sopra la terra è esattamente quello che la nostra mente desidera, anzi che agogna: la sicurezza!

Saremo disposti a qualunque sacrificio con la promessa della sicurezza ma la sicurezza non esiste, non è di questo mondo! Tutto si muove, tutto cambia, quello che ieri era perfetto oggi può anche diventare un incubo.

Per conservare la salute il movimento è fondamentale, la medicina occidentale lo ha di recente scoperto e rivalutato: il movimento.

Ma il movimento non è soltanto andare in palestra, il movimento è cambiare abitudini, cambiare modo di vedere le cose, cambiare alimentazione, cambiare esercizi, cambiare ambiente, cambiare modo di vestirsi e sentirsi, cambiare opinioni ed emozioni.

Cambiare punto e basta, ecco che fumare tutti i giorni 20 sigarette non sarà un bene e questo è riconosciuto da tutti  ma anche mangiare tutti i giorni le stesse identiche cose salutistiche potrebbe non esserlo. Andare tutti i giorni a correre con qualunque tempo e condizione fisica per mantenersi in forma alla fine è stasi anche se muove molto!

La stasi di alcune emozioni come mantenersi arrabbiati, offesi, delusi o tristi è causa di un possibile squilibrio neuroendocrino tra dopamina e serotonina capace di interagire sul nostro comportamento non solo emozionale ma anche fisico:perdita di interesse, di desiderio sessuale, di attenzione e di determinazione nell’azione.

Allo stesso modo non muovere il corpo regolarmente, dalle piccole alle grandi articolazioni ma eseguire i soliti e reiterati gesti quotidiani,  può a sua volta generare gli stessi squilibri neuroendocrini oltre che a rigidità fisica vera e propria. La riduzione del tono muscolare, l’accorciamento e l’ispessimento dei tendini fino ad arrivare al dolore e all’infiammazione possono a loro volta scatenare un’alterazione neuroendocrina data dalla perdita del piacere legato al movimento fisico.

L’agopuntura, come numerose arti marziali o tecniche respiratorie, permette di attuare una circolazione energetica e sanguigna interna utilissima per fare pulizia delle emozioni “annodate” e allo stesso tempo di aree fisiche ingolfate dall’infiammazione. Consente in termini scientifici di equilibrare il microsistema ormonale nervoso, di bilanciare il network bioumorale e mantenere una adeguata  secrezione di endorfine naturali e di conservare un equilibrio tra secrezione di serotonina e dopamina.

Un mancato equilibrio è infatti stato riscontrato come alla base di alcuni comportamenti depressivi, aggressivi, di irritabilità e di aumento dell’appetito come quella presente nel periodo premestruale. La neuroscienza moderna sembra accreditare il modello olografico nel quale internamente è rappresentato l’intero corpo in diverse strutture nervose. La Thalamic Neuron Theory prevede che a livello di SNC esista in ogni momento un’immagine definita engramma dello stato di salute o malattia del nostro organismo nella sua totalità.

Ma non è tutto le nuove tecniche di imaging tra cui fRM (risonanza magnetica funzionale) e PET (tomografia a emissione di positroni) hanno rivelato diversi livelli di modulazione neurale in tutto il sistema nervoso centrale in seguito al trattamento con agopuntura; anche i punti di agopuntura hanno rivelato una struttura anatomica diversa. In  sostanza la tecnologia biomedica e la antica medicina cinese ma anche le antiche tecniche fisiche e respiratorie  apparentemente così distanti sono in realtà il riflesso della stessa identica cosa.

E anche questo è un modo per combattere la stasi delle nostre idee.

Ricette ghiotte per celiaci: quinoa con puntarelle e olive taggiasche – by Gabriella

quinoa-con-puntarelleLe puntarelle sono un classico della cucina romana … tutti conosciamo la tipica insalata di puntarelle e alici!

Cicoria asparago o cicoria puntarelle è una varietà di cicoria catalogna. Ha una caratteristica foglia allungata di colore scuro e all’interno del cespo nasconde  i  germogli  di colore verde chiaro detti “puntarelle”.

Per questa preparazione utilizzerò sia le foglie che i germogli brevemente saltati in padella.

Sciacquate la quinoa in abbondante acqua corrente. Cuocete per circa 12-15 minuti, fino a quando i grani si aprono formando un cerchio più chiaro. Scolate e tenete da parte. Nel frattempo mondate la cicoria, separate i germogli e tagliateli a listarelle sottili, unite anche le foglie. Saltate le “puntarelle” in padella con olio extravergine d’oliva, aglio, peperoncino e un pizzico di sale, infine aggiungete le olive taggiasche a piccoli pezzi. Aggiungete la quinoa, insaporite per qualche secondo e servite. Un piccolo suggerimento: le puntarelle devono essere “croccanti”.

Buon appetito!

Agopuntura: pensiero scientifico o filosofico?

auricolo-agopunturaCome molti sanno l’agopuntura è una pratica medica eseguita esclusivamente da medici in Italia, mentre in molti altri paesi è possibile applicarla anche da parte di personale fisioterapico, osteopati o tecnici di medicina complementare come vengono chiamati in Svizzera.

Non importa in realtà questo aspetto quello che volevo affrontare oggi era il modo in cui il mondo scientifico si pone oggi di fronte all’agopuntura.

Ma facciamo un po’ di ordine; in primo luogo resta ancora difficile datare con esattezza l’inizio di questa pratica millenaria. La presenza di reperti archeologici di aghi in alcune tombe potrebbe anticipare ulteriormente l’agopuntura fino all’epoca paleolitica ma non ci è dato di sapere se questi aghi antichi fossero destinati alla medicina piuttosto che ad altri usi. I primi  aghi erano di osso e di tartaruga e solo successivamente di metallo. Ma neanche questo è realmente importante sapere con esattezza. Quello che è a mio parere importante rilevare, per quello che riguarda lo stato dell’agopuntura ai giorni nostri intesi come pratica e come studio di questa arte, è la recente e sempre maggiore distanza con il pensiero cinese e ricerca di una spiegazione scientifica del suo meccanismo di azione.

Il primo aspetto interessante è la separazione che gradualmente si è posta tra l’agopuntura auricolare e auricoloterapia dove la prima veniva considerata appartenente all’agopuntura e quindi figlia di un pensiero cinese ampio e complesso e la seconda figlia invece di un lavoro di ricerca scientifica iniziata dal Dott. Paul Nogier.

Un lavoro minuzioso di mappatura dell’orecchio basato su potenziali evocati cerebrali e sulla ricerca dei meccanismi biologici alla base dell’analgesia secondaria all’auricolopuntura.  Nogier e suoi collaboratori definiscono un percorso nervoso tra orecchio e l’intero corpo  formato da  una via ascendente e una via discendente che si incrociano due volte; un percorso nervoso complesso basato sulla presenza di un microsistema ormonale auricolare e un circuito nervoso ipotalamo corticale.

E’ stata dimostrata la corrispondenza precisa tra omuncolo sensitivo della corteccia cerebrale sensoriale e le aree dell’orecchio che può essere visto come la figura di un feto in posizione capovolta.

Corrispondenze anatomiche che poi si sono ulteriormente consolidate con l’origine embriologica dell’orecchio le cui parti di origine endodermica corrispondono agli organi interni del corpo appunto di origine endodermica, la parte mesodermica  invece ai muscoli e al sistema connettivale e infine la parte ectodermica corrisponde alle ossa, agli occhi alle orecchie e all’encefalo.

Le zone di auricoloterapia e di agopuntura sono state studiate e corrispondono a zone di resistenza elettrica tanto maggiore quanto è dolente o alterata l’area fisica corrispondente alla regione auricolare. Ecco che l’orecchio è diventata un’importante sede di valutazione semiotica non solo in sede di trattamento (si sceglie sempre di trattare la zona auricolare più sensibile alla pressione) ma anche sul fronte diagnostico: è infatti possibile riscontrare la possibilità di lesioni tumorali interne o patologie cardiache costituzionali anche solo dalla forma dell’orecchio.

Come vedete l’auricoloterapia è stata a lungo studiata e sale di gradino sul piano della considerazione scientifica dove non a caso viene chiamata reflessologia auricolare, in cui l’orecchio è considerato come un microsistema riflesso di grande supporto nell’analgesia ma anche nella disintossicazione da sostanze farmacologiche.

Anche l’intero corpo dell’agopuntura muove i suoi passi in questa direzione, con lavori scientifici di notevole rilievo clinico. Esistono  numerosi altri microsistemi dove l’intero corpo viene rappresentato in modo simile a una rappresentazione frattale.

Se poi vogliamo ben guardare anche il pensiero cinese definito filosofico non ha nulla di religioso come molti credono. Lo yin e lo yang sono da intendere come delle coordinate, per localizzarci nello spazio e nel tempo con grande precisione sono il “+” e il “-” della matematica sono il “segnale/assenza di segnale”  di tutta la nostra tecnologia.

E lo stesso vale per i 5 elementi: sono tutto quello che ci circonda, sono la materia di cui siamo composti, sono le 4 relazioni che abbiamo con le cose e le persone dove noi siamo al centro, controlliamo e veniamo controllati, nutriamo e veniamo nutriti come qualunque sistema vivente.

La scienza ci ha dimostrato che non esiste il vuoto assoluto e che nel centro della materia più densa si trova il vuoto: ogni assoluto contiene il seme del suo contrario. Tutto si muove, nulla è fermo.

L’unica certezza che possiamo avere è che non vi è nulla di certo. Questa non è filosofia ma scienza!

Molti passi ancora dobbiamo compiere per realizzare che la mente razionale si completa con la mente intuitiva esattamente come lo yin con lo yang. Questo non ci deve dare lo spunto per applicare un qualunquismo terapeutico di basso rilievo: l’antico pensiero cinese è complesso e ampio quanto la matematica e richiede un studio approfondito e serio della materia. Ritengo pericolosa questa progressiva occidentalizzazione dell’agopuntura che peraltro avviene  in primo luogo proprio in Cina e forse nel peggiore dei modi.

Immagino che anche questo faccia parte di un percorso in divenire che prima o poi cambierà di polarità ma non prima di essere giunti al suo massimo sviluppo. Allora, come in una spirale che idealmente è il percorso della nostra crescita, saliremo di un gradino.

Fitoterapia: L’Equiseto nella prevenzione dell’osteoporosi

equisetum-arvense-lGironzolando nei boschi in questa stagione tinta magistralmente di rossi, di gialli e di verdi, si trovano diverse meravigliose piante decorative per fare delle splendide composizioni secche ma non solo, troviamo marroni e castagne da cucinare in diverse maniere.

Ed è praticamente impossibile non notare per la sua grande estensione e aspetto trionfante in tutta l’area del sottobosco la pianta dell’Equiseto conosciuta come coda cavallina per il suo tipico aspetto.

Esistono diversi tipi di Equiseto il più usato in Fitoterapia è quello chiamato Equiseto Arvensis. Il più comune nella natura è l’Equisetum Maximun.

Questa pianta conosciuta sin dall’antichità per le sue proprietà rimineralizzanti, costituisce una vecchia quanto ancora valida terapia integrativa del tutto naturale per la cura e la prevenzione dell’osteoporosi. E quindi utile soprattutto alle donne con età e costituzione a rischio per l’osteoporosi.

Quali sono i soggetti a rischio osteoporosi?  In primis tutte le donne che sono già da tempo in menopausa ma anche i numerosi casi di menopausa precoce ovvero iniziata ben prima dei 50 anni di età. Poi esistono le donne ma anche uomini con peso osseo basso in partenza per così dire con ossatura minuta. E  infine sono considerate statisticamente a maggior rischio le donne definite estrogeneniche ovvero di solito con poco seno e tendenzialmente muscolose rispetto alle progestiniche più formose.

La proprietà rimineralizzante dell’Equiseto è segnalata da diversi autori classici di fitoterapia fra cui Angelini, Gentili, Poletti, Schonfelder, Viola. Valnet insiste maggiormente sulle sue capacità di eliminare l’acido urico con le urine e quindi in quei pazienti con elevati valori di uricemia cioè di acido urico nel sangue. Segnalata anche la sua azione emostatica e antiemorragica ed emopoietica utile di nuovo in particolare alle donne che in prememopausa tendono ad avere cicli ravvicinati e magari troppo abbondanti. Utile come equilibratore idrosalino ancora una volta sfruttabile nella sudorazione eccessiva menopausale anche per il suo effetto astringente.

Come si può vedere con molta chiarezza l’azione del’Equiseto si esplica sul rene, in medicina cinese collegata con i midolli (ricordiamo che dal midollo si genera il sangue); sempre secondo la Medicina Cinese le ossa tutte e le unghie sono da attribuire all’energia del Rene. E ancora il Rene è l’organo collegato con il declino e l’invecchiamento in senso lato, ovvero con il nostro autunno. Ecco che altri autori definisco l’equiseto utile anche per l’artrosi e l’arteriosclerosi e la demenza senile.

Storicamente si ritiene che l’Equiseto sia stata una fra le piante più antiche a forse la pianta più presente all’epoca dei dinosauri. Chimicamente la pianta dell’Equiseto è molto ricca di silicio sotto varie forme e capace, una volta assorbito tramite la digestione nel torrente ematico, di legarsi al carbonio e trasformarsi in Calcio biodisponibile ovvero presente nel sangue e disponibile per il metabolismo osseo.

E’ scientificamente risaputo ormai da tempo che il più del calcio assunto con la dieta in realtà viene eliminato con le feci e con le urine e solo una minima e spesso insufficiente parte entra nel sangue e si lega al tessuto osseo. In questa ottica la trasformazione biochimica del silice in calcio biodisponibile ne conferisce un valore considerevole come buon integratore alimentare  a basso costo capace di fornire un reale aumento della concentrazione di calcio ematico ovviamente nella sua assunzione regolare.

E chiaro che si tratta di un trattamento a lungo termine e non d’urto ma decisamente utile per chi soffre di fragilità delle unghie e di tutto quello che viene definita debolezza del  tessuto connettivale in senso lato. Il tessuto connettivo comprende il sangue, i muscoli, i tendini, i legamenti, il tessuto osseo e la cute nel suo insieme. A  questi tessuti viene data poca importanza in medicina non essendo considerati organi vitali ma solo di sostegno. Per tutti gli osteopati e terapisti invece questo tessuto, definito anche tessuto fasciale, è fondamentale  e costituisce lo scheletro del corpo il cui compito è quello  di connettere tutti gli organi tra di loro.

Le parti più usate della pianta sono i giovani getti fertili chiamati germogli in quanto ne conservano maggiormente le proprietà; potete usarlo in macerato glicerico, in tisana, in estratto secco oppure come succo di pianta fresca,  assumendolo a cicli per esempio in autunno come preparazione all’inverno oppure anche continuativamente con  regolarità; non esistono controindicazioni ovviamente se usato a dosaggi terapeutici e mai eccessivi come ogni sostanza ivi compresa l’acqua.

L’Equiseto anticamente si metteva nelle zuppe raccogliendolo in primavera, ma non è così facile riconoscere la qualità Arvense rispetto ad altre specie più tossiche oppure meno efficaci ed è quindi preferibile a mio parere acquistarlo in erboristeria. I preparati in estratto secco hanno un costo più che accessibile e si conservano con facilità, inoltre essendo in polvere può anche essere usato in cucina per insaporire risotti o zuppe come se fosse una spezia: provate ad assaggiare se il sapore è troppo forte oppure gradevole.

E’ sempre raccomandabile, per calibrare le dosi sulla vostre esigenze individuali e magari verificare le interazioni con altre sostanze medicinali, chiedere al vostro medico di fiducia e specialista in fitoterapia di darvi delle indicazioni personali specifiche.

Ricette ghiotte per celiaci: burger di ceci e quinoa – by Gabriella

burger-di-ceci-e-quinoaEcco la mia ricetta per dei fantastici burger vegani… anche i carnivori saranno molto soddisfatti!!

Saltate in padella un trito sottile di zucchine, carote e porri, aggiungete un pizzico di curcuma e uno di zenzero. Fate cuocere le verdure per qualche minuto, finché si ammorbidiscono. Unite i ceci (250g), naturalmente già lessati, mescolate e cuocete per qualche minuto.

Togliete dal fuoco e trasferite il composto in una ciotola capiente. Frullate grossolanamente.

Nel frattempo cuocete a vapore una patata dolce di media grandezza. Appena pronta schiacciatela con la forchetta e unitela al composto. Aggiungete la quinoa (100g), precedentemente lessata. Condite con sale e un pizzico di pepe. Create un impasto omogeneo.

Con le mani formate dei medaglioni, impanateli con pangrattato senza glutine e disponeteli su una teglia. Cuoceteli in forno per circa 35minuti a 180°. Controllateli dopo 15 minuti e rigirateli per una doratura uniforme.

Servite i burger con un’insalata e una maionese di carote oppure con una fetta di pane senza glutine, verdure al forno e chutney di mango…

Che ne dite? Ho stuzzicato la vostra fantasia?

Provate e buon appetito!

La pancia: correzione posturale o estetica?

tartaruga-sulla-panciaRecentemente sono comparsi sul mercato dell’agognata “pancia piatta e vitino da vespa” dei veri e propri busti in tela e stecche con tiranti in velcro del tutto similari ai tutori ovvero ai cosiddetti busti lombari. Questi vantano la capacità di appiattire la pancia e migliorare l’aspetto estetico nel suo insieme ma non sono scevri da effetti collaterali.

I busti lombari in tela e stecche con tiranti in velcro di ultima generazione si adattano bene a fasciare e sostenere la regione lombare, si tratta di un sistema ottimale per stabilizzare la colonna lombare e non scaricarla dal peso.

Il busto è quindi utile ai pazienti con instabilità oppure debolezza lombare ovvero con una muscolatura lombare insufficiente oppure quando si deve proteggere la muscolatura lombare o addominale da sforzi per esempio dopo un intervento addominale oppure sul rachide lombare.

In buona sostanza il busto migliora la postura e si sostituisce ai muscoli addominali e lombari mettendoli parzialmente a riposo, ne consegue che il suo utilizzo è, come per moltissimi farmaci, da usare con indicazioni precise e soprattutto tempi limitati e ristretti; in caso contrario cioè quando se ne faccia un utilizzo prolungato e indiscriminato,  il risultato sui muscoli addominali e della schiena è da considerarsi fortemente peggiorativo. La tanto desiderata tartaruga è inevitabilmente destinata a diventare un mollusco!

I pazienti abituati al loro utilizzo sistematico infatti non riescono più a farne a meno, senza non riescono più “a stare su con la schiena” come dicono loro e questo è il risultato di un indebolimento muscolare dato dal loro ridotto uso.

Attenzione quindi ai busti a scopo estetico; il busto come dicevo deve seguire una indicazione medica precisa; dopo un intervento chirurgico come abbiamo detto, un dolore molto acuto, un trauma, oppure nella fase post acuta di una frattura del rachide.  Nella fase acuta di una frattura si utilizza un busto tecnicamente detto C35: si tratta di un busto che possiamo considerare rigido che costringe il paziente a stare in assoluta estensione forzata attraverso una spinta sullo sterno, una sul pube e una in regione lombare. Questo tipo di tutore agisce in modo piu efficace sulla correzione posturale e alleggerisce in modo maggiore il carico ovvero il peso destinato alla colonna vertebrale. Si tratta di un busto usato per brevi momenti, anche perchè scomodissimo, seguito poi da un busto in tela e stecche. Le uniche persone alle quali questo busto rigido è consigliato per tempo illimitato sono quelle con gravissima osteoporosi oppure severe lesioni della colonna non operabili. Per tutte le altre situazioni i tempi sono limitati e lo stesso deve o dovrebbe essere per il busto in tela e stecche.

I pazienti che hanno una colonna vertebrale instabile e una muscolatura insufficiente devono progressivamente svezzarsi dall’utilizzo del busto usandolo per tempi sempre piu brevi e ovviamente iniziando gradualmente a fare degli esercizi di rinforzo attivi. Potrà essere utile magari indossarlo durante sforzi fisici oppure viaggi prolungati ma è indispensabile lavorare sulla muscolatura cercando di renderla forte e robusta.

Esistono esercizi mirati per rinforzare i muscoli addominali e lombari senza alcun rischio per le patologie discali, le listesi, le osteoporosi vertebrali, esercizi molto efficaci e sicuri dove normalmente si evitano flessioni e rotazioni forzate e non controllate del rachide favorendo invece contrazioni isometriche, mantenute per tempi progressivamente prolungati che sarebbe comunque opportuno eseguire attraverso un  addestramento individuale.

Per quello che riguarda invece le recenti magliettine che potremmo definire contenitive o elastiche considerate correggi postura e pancia, il discorso è diverso. Direi che la postura siete ovviamente voi a correggerla e non di certo la maglietta magica, questo scordatevelo! Se da una parte però la pubblicità ci sembra ingannevole dall’altra invece il prodotto ci garantisce un’azione sulla muscolatura di tipo attiva a noi molto più benefica.

La sensazione di essere più tonici e compatti data dall’indumento fasciante facilita la presa di consapevolezza della nostra postura corretta, un po’ come se  fossimo davanti a una macchina fotografica. L’attenzione al mantenimento statico e prolungato degli addominali bassi e di tutti i muscoli antigravitari  produce un lavoro ottimale che spesso chi è in sovrappeso perde completamente cedendo per estetica all’utilizzo indiscriminato di maglioni e maglie extralarge che nascondo la pancia e ci danno il consenso a mollare in fuori la pancia senza alcun ritegno.

L’estetica quindi e il nostro narcisimo possono essere indubbiamente utili alla nostra correzione posturale ma solo attraverso una lavoro attivo del corpo e della mente.

Autunno e depressione in agguato

sad_autumn_dog-962718Secondo il calendario cinese, non stiamo per entrare in Autunno ma ci stiamo avvicinando al massimo dell’influenza data da questa stagione, influenza che molti hanno notato nel clima che è radicalmente cambiato e nella natura che ci circonda ma che solo in pochi hanno osservato come cambiamento al proprio interno.

Malinconia, tristezza, poca voglia di fare attività fisiche, voglia di restare a casa e se possibile sul divano oppure addiritura a letto, voglia di mangiare continuamente, senso di solitudine, senso di incompiutezza o di inadeguatezza. Il non piacersi allo specchio anche se siamo abbronzati magari per quei pochi kili in più che ci pesano come fossero 30 e ci fanno sentire incapaci. Tutto ci pesa di piú.

Niente paura questa è l’influenza della stagione dominata dall’organo polmone, imperatore dell’autunno, la cui emozione è appunto la tristezza, un’emozione come un’altra ma i soggetti a rischio devono correre immediatamente al riparo senza indugiare con un “tanto adesso passa“.

Quali sono i soggetti a rischio?

Quelli in terapia con antidepressivi sono i primi, non pensate di essere al riparo con la sola terapia farmacologica. Subirete comunque l’influenza esterna anzi la subirete con maggior violenza. A questi particolari pazienti consiglio di associare per tutto il periodo autunnale trattamenti complementari fitoterapici e di agopuntura con regolarità e controlli ravvicinati per valutare se la terapia è sufficiente a bilanciare e sostenere il tono dell’umore.

I depressi border-line sono quelli che hanno avuto magari bisogno in passato di un aiuto farmacologico o fitoterapico, o che magari hanno di recente avuto un lutto oppure un grosso cambiamento e si sentono fragili e in difficoltà. A queste persone è utile mantenere i trattamenti di agopuntura ravvicinati per il periodo di settembre-ottobre.

I soggetti che si sono stancati troppo durante l’estate, le donne in menopausa e tutte le persone molto sensibili; per loro questo è un momento delicato nel quale lo sport può essere un aiuto ma facendo attenzione a non esagerare soprattutto  su alcune costituzioni fisiche: ecco che su questi  le arti marziali e lo yoga sono da favorire per evitare di disperdere energia.

Il mio consiglio è: non aspettate! Iscrivetevi subito in palestra, a corsi di Yoga o Taichi  e soprattutto ascoltatevi, imparate a capire cosa vi fa stare bene e cosa no, non siamo tutti uguali. Se alla vicina di casa fa bene correre non è detto che faccia bene anche a noi e se dopo una corsa siete svuotati e affamati da svuotare il frigo e mettervi a letto non è per voi, se invece vi sentire più sollevati e leggeri dovete usare il fisico in modo attivo. E se il tempo lo consente uscite a farvi delle lunghe passeggiate nella natura, è molto più vicina di quanto non si creda.

Se invece pensate che adesso dovete risparmiare perchè le vacanze ormai sono finite e dovete solo lavorare con la testa bassa, non ascoltate i vostri sintomi di allarme e non vi curate subito, la depressione puó subdolamente prendere il sopravvento e mettervi anche in seria difficoltà. La prevenzione di questo diffuso e pandemico disturbo del tono dell’umore è molto  importante soprattutto ai giorni nostri in cui il contatto con la natura è minimo e il senso di sé è collegato quasi esclusivamente a denaro e successo.

L’agopuntura, ricordo a chi non la conoscesse, è un meraviglioso equilibratore del tono dell’umore e lavora su entrambe le facce della depressione, sull’apatia ma anche sull’euforia, cosa che spesso il farmaco non riesce a fare e che anzi può slatentizzare questa dualità.

Infine, trattare subito con l’agopuntura ai primi segni di allarme consente al netto un enorme risparmio in termini di spese sanitarie. Basti pensare al mancato lavoro e rendimento ma anche a tutte le malattie secondarie  e correlate con un disagio del tono dell’umore non trattato come gastrite, colite, dolori muscolari, insonnia solo per fare qualche esempio.

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