Pausa Relax: attenti a chi incontrate per strada…
Scritto il 9/1/10 da Cathe in Articoli, Attenti a.. ||
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| Visto 99 User Views | Uno Due Tre |
| Volersi bene è già curarsi |
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Come ogni anno, alla fine di ogni anno, per quanto duro, difficile, bello e affascinante sia stato, facciamo dei buoni propositi per l’anno che deve venire.
Buoni propositi che si infrangono alle prime difficoltà, proprio come quelli dei bimbi.
Diversi studi e sondaggi ben informati ci dicono infatti, che solo il 12% di noi riesce a mantenere i propositi appena fatti e che per S. Valentino l’80% ha già mollato tutto.
Basta con questo tipo di propositi piccoli e impossibili. Pensiamo in grande, facciamo propositi per il prossimo decennio, per il 2020!
Facciamo propositi per diventare dei grandi maestri in quello che più ci piace. Poniamoci obbiettivi importanti e di ampio respiro.
Ma cosa ci vuole per diventare dei “grandi”? Servono semplicemente tre cose : una passione indomabile, una pratica volontaria giornaliera e almeno dieci anni o dieci mila ore dedicate a migliorarci.
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In questi giorni di festa ho potuto stare ai fornelli e pensare come una ricetta possa, se adeguatamente equilibrata, esaltare un sapore piuttosto che un altro, rendere un piatto indigesto piuttosto che digeribile e come ogni dettaglio e dosaggio degli diversi ingredienti sia semplicemente fondamentale. La ricetta è qualcosa di unico.
Nella fitoterapia cinese si usano proprio delle ricette. Provengono da antichi manoscritti inediti, fra i testi tramandati troviamo il famoso Shang Han Lun tradotto nel testo Discussion on Cold and Damage finito di scrivere nel 265 a.d e stampato e reso pubblico nel 1065 a.d e completato con il famoso testo Essenzial Formulas of the Golden Cabinet pubblicato l’anno successivo.
Questi testi antichi sono considerati i classici della fitoterapia cinese e contengono migliaia di formule e ricette, le più vecchie presumibilmente create per le varie famiglie imperiali e provate e testate su innumerevoli contadini fino a farle diventare perfettamente equilibrate e moderate.
La pensata è proprio la stessa della ricetta culinaria, lo stesso ingrediente di base associato ad altri ingredienti ne può potenziare o moderare gli effetti.
Un singolo rimedio sotto dosato può non arrivare ad ottenere effetti terapeutici significativi, d’altro canto se sopra dosato può arrivare ad essere potenzialmente tossico o evidenziare oltre agli effetti terapeutici contemporanei effetti collaterali.
Un insieme di rimedi invece consente di poter usare dosaggi terapeutici sufficientemente alti riducendo al minimo gli effetti tossici e collaterali. La capacità di mischiare i diversi rimedi realizzando una ricetta equilibrata è un’arte esattamente come lo è mischiare i sapori in cucina; pensate alla monotonia e alla scarsa attrattiva di un cibo basato su un singolo ingrediente; è più facile saziarsi e stufarsi velocemente.
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| Visto 92 User Views Ragazze e non più ragazze, visto che questo è un anno di crisi, per il vestito credo che potremmo trovare nel guardaroba il necessario per essere comunque intriganti e affascinanti, suggerisco però un trucco fuori dal comune una cosa forse un po’ sfrazosa ma divertente; sicuramente un modo simpatico per essere scintillanti e festeggiare in allegria la fine di questo anno che ci ha messo un pò alla prova.
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Proprio ieri ero nel mio studio a Milano e mi sono accorta di aver finito gli aghi che uso abitualmente, molto più piccoli come diametro di quelli comunemente usati.
Ecco che trovandomi senza i miei preferiti, ho iniziato a frugare nelle varie borse e borsellini e, da ogni anfratto di questi contenitori indomabili, sbucavano bustine a mazzetti di aghi.
La paziente di fronte a me rideva… in effetti sembrava la borsa di Eta Beta!
Come avrete ormai capito almeno chi mi legge non per la prima volta, per me l’agopuntura non è solo un lavoro e tanto meno una moda o un trattamento alternativo in voga!
Per me l’agopuntura è una tecnica e uno strumento di studio e di approfondimento che fa capo ad una medicina estremamente soffisticata e profonda che tiene conto dell’individuo nella sua totalità.
Avere qualche ago nella borsa e nel portafoglio è indispensabile non solo per tutelare me stessa e i miei cari, ma per affrontare tutte quelle possibili situazioni esterne di emergenza. L’inserzione degli aghi in qualunque disturbo ad insorgenza acuta e brusca è in grado di ridurre non solo i diversi sintomi fra cui ovviamente il dolore ma anche di migliorare la sintomatologia ansiosa creata dalla paura e dal disagio di trovarsi allo scoperto e fuori casa, permettendo di capire la gravità del quadro nel suo insieme e l’eventuale necessità di eseguire degli accertamenti diagnostici.
Il mio maestro inoltre sostiene che portare con sè gli strumenti del mestriere consente all’agopuntore di mettersi in gioco e mostrare sul campo la validità del suo operato. Infatti l’agopuntura non è una fede, è semplicemente meravigliosamente efficace su moltissimi disturbi, anche se purtroppo sono poche le persone a saperlo.
Mi è successo qualche mese fa di applicare l’agopuntura ad un caro amico che abbiamo invitato a cena. E’ stata una fantastica serata, erano anni che non ci si parlava così, mentre il mio amico parlava e raccontava di storie avvenute nel suo passato mio marito gli aveva lasciato a disposizione diversi liquori a portata di mano.
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Ho sognato che stavo cercando un libro.
Un antico libro dalle pagine ingiallite e fragili, profumate di polvere e umidità.
Mi trovavo in una affollata libreria del centro cittadino, bersagliata da una esplosione di colori, improbabili best seller, inutili oggetti regalo, rumore del continuo vociferare e musica diffusa in sottofondo.
La gente collezionava pacchetti natalizi; una affannata raccolta di regali dell’ultimo momento da scartare sotto un albero senza poesia ne calore, senza gioia ne vera intenzione.
Una tradizione ormai privata del potere magico del rituale e trasformata in operazione commerciale.
Quella congestione di oggetti, emozioni, frustrazioni e tanta fretta mi impediva di orientarmi, di capire dove cercare.
Mi rivolsi ad una commessa che, a giudicare dall’espressione, aveva perduto ogni possibilità di contatto con i clienti e perfino con se stessa; agiva come un automa e, su mio suggerimento, digitò sulla tastiera di un computer una parola chiave per individuare la collocazione del libro.
Ma l’esito della ricerca fu piuttosto confuso, uscirono argomenti e titoli correlati, voci simili e testi suggeriti. Lei mi guardò assente e disse: “Provi da quella parte”.
Con un sospiro rassegnato iniziai a girovagare a caso nella libreria sperando più che altro in un colpo di fortuna.
D’improvviso mi trovai di fronte una porta che conduceva ad una sala semideserta e silenziosa.
Entrai.
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Se la Quaresima è il momento giusto per la dieta ebbene il Natale è il momento giusto per sgarrare dalla regola del corretto regime alimentare e concedersi qualche vizietto!
Per me che non mangio abitualmente pane, formaggi e dolci, quando arriva Natale apprezzo davvero molto il delizioso sapore di questi alimenti che serviti ad arte sono semplicemente divini!
Invito quindi tutti a godere di questo momento per condividere con i propri cari i sapori migliori che la nostra tradizione culinaria ci ha regalato.
Nessun senso di colpa e nessuna paura! Basta ascoltarsi e saper vivere con serenità e con gioia anche questo piacere trasformandolo in un occasione per stare intimamente insieme agli altri.
Buon Natale a tutti.
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Sono trascorsi ormai 17 anni da quando mi sono trasferita da Milano a Cremona, ho vissuto la mia adolescenza, mi sono laureata e poi secializzata in questa splendida città. Milano mi ha visto crescere.
Ma in questi ultimi anni non mi ero ancora accorta di quanto tempo fosse trascorso da allora. La recente festa di Laurea di una conoscente mi aveva già fatto pensare che 20 anni erano volati via da quel giorno, che ricordo sempre con grande piacere come tutto il periodo Universitario.
Questa mattina prima di andare a studio ho deciso di prendere la metro e andare in Duomo, lo facevo sempre da ragazza, tutto il mese di dicembre, volutamente mi fermavo in piazza a fare due passi, per vedere e respirare il Natale. Di solito lo facevo alla sera, per essere maggiormente affascinata dai giochi di luce.
E così ho preso la metro, la solita ressa di una volta, ma io ero meno scaltra in mezzo alla folla. Sono rimasta stupita dalla quantità di persone che ho visto parlare ad alta voce al cellulare, ascoltare musica, scrivere messaggi sms in tutta fretta. Ho visto un ragazzo indiano guardare un filmato sul suo telefonino dove un bambino di circa 9 mesi gattonava in tutta tranquillita in compagnia di due cobra, sul tappeto di casa sua probabilmente!
Mi sembrava tutto surreale, un film alla Blade Runner per intenderci. Uscita alla fermata Duomo ho dovuto fare attenzione a non essere investita dagli innumerevoli trolley che sfrecciavano in varie direzioni tagliandomi la strada, certamente vent’anni fa non c’erano neanche loro!
Uscita all’aria aperta mi aspettavo uno spettacolo triste con neve sporca e cielo grigio, piccioni infredoliti… e invece sono rimasta folgorata; davanti a me il Duomo si mostrava in tutto il suo splendore, pulito come non lo avevo mai visto, il sole faceva capolino dietro e illuminava la madonnina facendo scintillare la neve che si era depositata qua e là come una decorazione natalizia fatta ad arte.
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La prima volta che sentii qualcuno sostenere che le persone fondamentalmente “dormono” sinceramente mi domandai perché non dovrebbero.
Mi sembrava che “addormentarsi” di continuo potesse costituire un buon anestetico per non soffrire troppo.
La sofferenza è di tutti, anche dei ricchissimi e dei fortunati che comunque dovranno fare i conti con le delusioni, le malattie e infine la morte.
Non trovai allora, di fronte a quelle parole, motivi sufficientemente validi per considerare utile aprire gli occhi più che tanto e guardarsi attorno con maggiore attenzione.
Mi venne in mente, invece, un film visto molti anni fa: un bambino cieco avrebbe potuto recuperare la vista se sottoposto ad un delicato e costoso intervento chirurgico; la famiglia non disponeva del denaro necessario ma in qualche modo riuscì a racimolare l’intera somma, l’intervento fu eseguito e riuscì perfettamente.
Il chirurgo raccomandò poi il ragazzo di non fissare a lungo il sole perché l’intensità luminosa avrebbe reso vana l’operazione rendendolo nuovamente cieco.
Ma in pochi giorni quel bambino vide molte cose brutte attorno a se che la sua cecità gli aveva risparmiato.
E così decise di fissare il sole abbastanza a lungo da perdere la vista nuovamente e irrimediabilmente.
Trovo che la metafora sia molto aderente a quel che facciamo tutti (o quasi) ogni giorno.
In fondo (ritenevo allora) sapere, avere una visione più nitida degli eventi della vita, aggiunge dolore al dolore.
Devo dire che nel tempo mi sono profondamente ricreduta.
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Si può dire che oggi in Francia solo un adulto su due può essere considerato di peso forma e secondo i dati statistici nazionali francesi l’obesità si sta sviluppando in modo veramente inquietante.
In base ai diagrammi ed alle cifre presentate dalla Dott. essa Marie-Aline Charles, epidemiologa di Inserm insieme al nutrizionista Arnaud Basdevant i risultati dell’inchiesta nazionale danno le vertigini. Nel 2009 il 32% della popolazione adulta ovvero 14 millioni di persone è in sovrappeso corporeo e di queste, il 14,5 % cioè 6,5 millioni di individui, è considerato obeso.
Dal ‘97 ad oggi siamo passati da una percentuale di obesi del 8,5 % a una del 14.5 %. Insomma, ogni anno che passa la percentuale di obesi cresce regolarmente senza risparmiare nessuna fascia di età. Anzi si può dire che, di generazione in generazione, l’obesità compare sempre più precocemente nel corso della vita ed è sempre più considerevole.
La frequenza delle cosiddette obesità severe che corrispondono alla fascia della popolazione più a rischio medico è infatti passata da 1, 5% a 3, 9 % . In buona sostanza in dodici anni in media ogni francese è ingrassato di circa 3,1 kg e il suo ventre è cresciuto di circa 4,7 cm!
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Dato che qualche volta su queste pagine appare un articolo di Philippe Galard, mi è sembrato il caso di presentarlo un po’ dettagliatamente con queste poche parole.
Philippe Galard di professione è fotografo come forse avrete capito dal gusto con il quale compone i suoi filmati; ama le cose belle e ricerca nel suo fare un significato più profondo della vita.
Nato a Casablanca in Marocco è francese di nazionalità ma ha vissuto gran parte della sua gioventù in Italia.
Dopo tanti anni di vita parigina ha deciso di trasferirsi con la sua famiglia vicino a Lione, in mezzo alla natura, per avvicinarsi ad un modo di vivere che sente più consono alla sua indole da artista e al suo sentire più intimo.
Ancora oggi non é mai riuscito a staccare il cordone ombelicale con il nostro paese che resta nel suo cuore come un amante, ecco perché con estremo piacere legge in italiano e scrive articoli che, come detto prima, molto volentieri accolgo sul mio blog.
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Questa sottile e importantissima differenza tra sentire la febbre e avere la febbre è sostanziale. Nel nostro paese e in tutto l’occidente si considera la febbre come il segnale indiscutibile di malattia in corso. L’assenza di febbre significa assenza di malattia dimostrabile e verificabile o addiritura inganno. Insomma se non hai almeno 38°gradi di temperatura non hai niente di serio!
Invece nella medicina cinese il sentire la febbre è considerato come il primo segno della malattia, se preso in tempo questo particolare momento permette all’individuo in alcuni casi di evitare l’insorgenza della malattia stessa o quanto meno di ridurne o limitarne i danni e quindi i giorni di assenza dal lavoro.
Sentire la febbre infatti non significa avere un reale rialzo termico anzi, può essere anche il contrario, ma avvertire un insieme di sintomi come i brividi, un malessere generale, un senso di spossatezza e di stanchezza eccessivo, un lieve bruciore degli occhi o della gola, un freddo nelle ossa. Per i cinesi questi segni corrispondono ad un attacco della superficie e precisamente ad un attacco di vento freddo.
In questa fase far finta di niente e correre al lavoro o a scuola possono essere determinanti perchè consentono al nemico alle porte, che di solito è un virus, di avere la meglio su di noi riuscendo ad entrare e superare le barriere esterne di protezione.
Una volta dentro la forza virale e la forza del corpo si metteranno a lottare.
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L’eiaculazione precoce, anche nota come E.P, sembra estremamente diffusa come problematica insieme alla disfunzione erettile.
Queste due patologie da sole, rappresentano il disturbo maschile sessuale più frequente.
L’E.P corrisponde ad un’incapacità di controllare l’eiaculazione che di solito arriva decisamente prima del previsto, in molti casi anche prima della penetrazione o dopo i primissimi minuti.
Questa risposta ipereccitata è il segno di una eccessiva stimolazione che non è una stimolazione fisica bensì emotiva. Infatti avviene più frequentemente con partner sconosciute o proprio con la partner alla quale l’uomo tiene di più, quella con la quale guarda caso vorrebbe proprio far bella figura.
Accade infatti a molti uomini di avere tempi di eiaculazione normali o anche prolungati in caso di autoerotismo, sesso orale o situazioni che potremmo definire sotto controllo o nelle quali l’uomo riesce a rilassarsi e vivere uno stato di abbandono e di autentica libertà o quando vive una totale accettazione e desiderio da parte della sua compagna alla quale non deve dimostrare niente.
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E’ un punto, un piccolo punto che si espande più velocemente di quanto io non riesca a razionalizzare.
È un istante, un magico istante durante il quale tutto si trasforma: l’emotivo vuole la sua parte in questa storia e in un attimo io mi trovo a camminare per strada rapita da un sogno.
Cerco di riportare l’attenzione al rumore dei miei passi sul selciato. Non basta, allora ascolto il respiro, lo porto in basso, mi guardo le mani…
Io sono qui accidenti; qui, non lì. Ma è difficile.
L’emotivo si annoia e vuole giocare. Ma lo so per esperienza che poi tutto scappa dalle mani troppo in fretta; la pretesa di governare un’emozione liberata sembra perfino assurda.
Torno con la mente al presente, al qui e ora.
È solo un sogno, mi dico, non correrci dietro, non ha alcun senso.
Ma il mio cuore è gonfio e ha voglia di ridere.
Com’è che alla fine tutto si riduce sempre e soltanto a un dovere?
Guadagnare uno stipendio, interagire con tanta gente ingrigita e spenta, e poi fare le solite cose; tutti i giorni uguali a se stesse.
Ma perché non concedersi un attimo di riposo? Una piccola vacanza simbolica? Perché non regalarsi un sogno ad occhi aperti mentre lo sguardo si posa su un nulla qualsiasi oltre i vetri della finestra e la pioggia scende copiosa?
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Molte persone hanno avuto la sfortuna di sperimentare questo disturbo caratterizzato da dolore lombare ad insorgenza brusca con rigidità che spesso impedisce al paziente anche di raggiungere la posizione eretta.
Esistono due grandi tipi di blocco lombare acuto; il primo è relativamente innocuo, passa spontaneamente con il riposo, di solito è sostenuto da una contrattura marcata della muscolatura lombare e può insorgere dopo stress importante o dopo colpo di freddo. Questo tipo di blocco lombare ha una valenza costituzionale e spesso è collegato con l’interno o con l’aspetto piu’ viscerale ed emotivo del paziente un po’ come il torcicollo acuto.
Il secondo invece è sostenuto da una discopatia di fondo, la sua origine è soprattutto meccanica, legata ad una sorta di ferita del disco che è stato pinzato da un movimento, di solito in flessione. In questo caso il dolore è per lo più centrale nella colonna, che risulta molto sensibile al test di pressione lombare, al test di vibrazione così come alla tosse o a qualsiasi piccolo movimento del rachide.
Entrambi sono dolori molto forti ed invalidanti; possono coesistere delle deviazioni del rachide dette shift per cui il paziente appare anche storto e incapace di raddrizzarsi. Mettersi a letto con un fans e un miorilassante non è la cosa più indicata da fare per vari motivi; in primo luogo si rallenta il processo di guarigione e in secondo luogo si può anche trascurare la situazione trasformando a lungo andare la discopatia in un ernia conclamata ed estrusa.
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Recentemente mi è capitato un caso di una giovane mamma che non dorme da oltre 2 anni e mezzo, da quando la sua piccola creatura è venuta al mondo. Da sempre il suo bambino ha presentato risvegli frequenti notturni, impedendole un sonno che superi i 40 minuti. La sua notte è quindi fatta da piccole pause di sonno che non raggiungono mai l’ora piena!
Questo problema sembra molto diffuso, entro i due anni di età l’ incidenza dell’insonnia è circa del 20-30%. Quello che è interessante è che l’Italia sembra soffrire maggiormente di questo problema rispetto agli USA e al resto dell’Europa.
E’ possibile che il senso di dovere e le attenzioni materne italiane siano più radicate culturalmente in questa nazione ma forse è anche dovuto al fatto che in Italia la madre è decisamente meno sostenuta da servizi e aiuti esterni. E’ in un certo modo totifacente: mamma, moglie, casalinga, donna al lavoro.
Di solito l’unico aiuto valido sono le nonne alle quali certo non puoi chiedere di più. Inoltre succede spesso nel mondo del lavoro che una neo mammma perda autorevolezza o venga messa in posizioni di limitata responsabilità e talora anche degradata di ruolo in modo più o meno visibile, oppure venga costretta ad orari ingestibili per la sue necessità familiari.
La mia paziente appunto mi ha riferito un suo totale cambio di mansioni e posizione, causa innnegabile di tensioni e probabili inconsci malcontenti.
Una cara amica mi riferisce di soffrire dello stesso problema di insonnia da risvegli molto frequenti, insorti dopo il settimo mese dalla nascita da quando ha ripreso la sua attività lavorativa.
E’ possibile che lo stress lavorativo e gestionale complessivo tutto a carico delle donne, possa esso stesso generare e stabilizzare questa insonnia, instaurando un circolo vizioso, meno si dorme più si è tesi e più si diventa facilmente risvegliabili.
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La mia immagine è riflessa nell’acqua… Io chi sono?
Per molto tempo mi sono specchiata in occhi estranei cercando di scorgervi frammenti della mia anima.
Ma vi trovavo soltanto turbolenze della mente; oggi in un modo, domani in un altro.
Un cammino tortuoso e incomprensibile, una intricata foresta di opinioni, giudizi, preconcetti, convenienze…
E dunque, io chi sono? Tutto brulica di vita, ma io questa vita non la capisco.
Le urla di bambini durante il gioco… bimbi che ad occhi adulti sembrano tanto innocenti… Ma in molti di loro già dimorano i semi della crudeltà.
Provo ad immaginare il pianeta Terra visto da lontano; un puntolino blu nell’universo che ruota nel silenzio degli spazi siderali.
Da quell’immensità silenziosa è impossibile capire questo brulicare scomposto che ogni giorno si compie sotto il sole.
Io questo gioco crudele davvero non lo comprendo… Un giorno ho incontrato occhi nei quali non riuscivo a specchiarmi.
Speravo di trovare lì delle risposte e invece quegli occhi non davano ne segni di incoraggiamento e nemmeno di celato rimprovero.
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Recentemente mi è capitato un caso classico di epicondilite “da barista”. La paziente era una giovane donna di 40 anni di mestiere barista, addetta soprattutto alla mansione del caffè e cappuccino da banco.
Come ben potete immaginare la ripetizione della manovra di inseririmento del caffè nella macchina mette l’articolazione di polso, gomito e spalla a dura prova soprattutto se la persona è di piccola statura e di minuta muscolatura come in questo caso.
Il quadro si presentava quindi molto semplice; il dolore era ben localizzato all’inserzione dei muscoli estensori sull’epicondilo omerale destro, presente da venti giorni circa ormai anche a riposo e soprattutto durante la mobilizzazione del gomito e anche alla palpazione dell’epicondilo.
Il caso sembrava un classico quadro di iper sollecitazione meccanica, responsabile di sovraccarico e tensione muscolare al braccio destro e secondaria infiammazione tendinea inserzionale. Non potei comunque fare a meno di pensare che il dolore era comunque localizzato sul canale di intestino crasso in una paziente affetta da stitichezza cronica inveterata.