Il decalogo delle cure che non costano niente
Una indicazione utile a tutti e ormai dimenticata dai più è quella di bere un bel bicchiere di acqua calda al risveglio. L’idea sconvolge molta gente schifandola ma vi posso assicurare che il corpo vi ringrazia se gli date della buona acqua calda appena scendete dal letto. Prima di iniziare qualunque altra cosa e soprattutto prima del caffè o del tè di rigore, provate a dissetarvi con la semplicità dell’acqua calda. In Cina nessuno dei maestri che ho avuto si sognerebbe mai di bere acqua fredda neanche durante il giorno… figuriamoci al mattino.
Sempre con questa semplicità provate a bere un bicchiere di acqua (non da frigorifero se possibile!) prima di bere qualunque alcolico, questo semplice gesto vi impedirà di dissetarvi con l’alcol ma vi permetterà di sorseggiarlo, gustandolo veramente. Vi accorgerete che un bicchiere è spesso sufficiente a soddisfare il vostro palato e anche le vostre tasche. Se poi predente l’abitudine di bere un bicchiere di acqua nelle svariate e multiple pause caffè che a un professionista spesso tocca fare anche per socializzare, vi accorgerete che magari del caffè non avete mica tanta voglia: avevate solo sete.
Quando vi trovate di fronte a un bel vassoio di cioccolatini o di pasticcini e di schifezze varie che sotto le feste la gente si sente in obbligo di offrire, provate ad aspettate che si servano gli altri. Osservateli mentre si abbuffano, guardateli bene e poi guardate bene il cibo e la sua qualità (di solito non eccelsa). L’odore che ha è molto importante, cercate di immaginare come viene prodotto, cosa contiene veramente. E’ possibile che così facendo il vostro corpo, in realtà molto più furbo di voi, vi suggerisca di non mangiarlo oppure di assaggiarlo solamente. In fondo anche a noi uomini sono rimasti degli istinti sani. La sola vista dell’alimento o bevanda è sufficiente a darci la misura se solo abbiamo la cortesia di aspettare che il nostro corpo ci suggerisca un comportamento. Dobbiamo solo aspettare evitando meccanicamente di metterci in bocca tutto quello che passa il convento in fretta e furia. Così facendo forse riusciremmo a comportarci in modo diverso rispetto ai polli da allevamento che si buttano gli uni sopra li altri per una manciata di grano turco.
Quando a fine giornata vi fate la doccia e vi lavate provate a pensare che l’acqua può pulire anche la vostra stanchezza, potete sotto la doccia immaginare che la fatica della vostra giornata si accumuli tutta nell’acqua e finisca nello sgorgo insieme al sudore. Il potere della mente non funziona solamente in senso negativo possiamo anche avere una mente che lavora con e per noi. Se invece la doccia la fate alla mattina è utile fare un passaggio di acqua fredda all’ultimo oppure strofinare energicamente le diverse parti del corpo attivando la circolazione sanguigna. Questo gesto avrà poi delle benefiche azioni non solo in senso estetico sulla pelle ma anche sui visceri perché l’esterno e l’interno sono collegati tra di loro da una miriade di neuroni e di neurotrasmetittori.
Prima di coricarvi fate poche cose con molta calma, mettete a posto i vestiti che indosserete all’indomani, pensate a cosa vi dovrete portare dietro soprattutto se la giornata sarà lunga. Preparatevi mentalmente in modo che al risveglio diventi facile ricordarsi cosa mettere via. Pensate a tutto come se doveste accudire un bambino, l’acqua, un frutto, della frutta secca, il pasto e la cena dell’indomani. In questo modo non improvviserete ma avrete già in mente qualcosa che al momento giusto vi verrà in aiuto soprattutto quando alla sera alle ore 20 dopo una giornata di duro lavoro vostro marito vi chiederà con tenera voce “cosa si mangia ‘stasera?” Organizzate delle strategie pratiche per poter evitare di cadere sul panino a pranzo e sulla pizza alla sera e sui vari dolciumi a tutte le ore del giorno.
Cercate di lavorare e di vivere in un ambiente armonioso dove l’ordine e la pulizia siano come una sorta di culla dove potervi rilassare. In particolare la camera da letto sarebbe meglio fosse il più semplice possibile e con meno oggetti e indumenti a vista. Non è importante che i mobili siano costosi, antichi, firmati o di ultimo grido. Perché casa sia veramente casa, dovete solo prendervi cura di lei. Se doveste invitare un ospite importante a casa vostra mettereste tutto in ordine per accoglierlo al meglio? E allora perchè non farlo per voi stessi? Vi assicuro che tornare a casa sarà più rilassante.
Provate ogni tanto a guardare il vostro corpo, la natura che vi circonda come se la vedeste per la prima volta. Sorprendetevi e stupitevi di ritrovarvi dentro al vostro corpo, di quanto sia perfetto e di come funzioni a meraviglia. Fermatevi a guardare la formica, l’albero sulla strada e i fiori in giardino come se non li aveste mai visti prima. Alzate ogni tanto la testa al cielo e guardatelo attentamente, seguite le nuvole, osservate la qualità della luce e l’atmosfera che si genera. Non dando tutto per scontato potrete percepire che siete parte di un miracolo.
Nello stesso modo in cui avete posto l’attenzione all’esterno potete usare il vostro sguardo interno, semplicemente chiudendo i vostri occhi e respirando profondamente avete la possibilità di entrare in contatto con la parte più profonda e vera di voi stessi. Alcuni lo chiamano il mastro interiore, altri lo definiscono come il seme del divino. Non importa la sua definizione, quello che conta è che ognuno può accedervi del tutto gratuitamente e una volta in contatto con questa parte di noi o di “non noi”, diventa possibile cogliere la differenza tra ciò in cui ci sentiamo identificati e ciò che invece siamo veramente. Entriamo per così dire in contatto con le nostre radici e con il nutrimento che da esse proviene.
Vi ricordate come eravate da bambini? Sapete ancora giocare con la sabbia, con la schiuma della vasca o con la neve? Potete ancora cantare sotto la doccia, correre allegramente, ridere a crepapelle, ballare e fare l’amore con passione? Non dico al lavoro dove è richiesta serietà ma tra le mura di casa potete sperimentare questa spensierata leggerezza e semplicità che si collega con il corpo e con l’aspetto più sensoriale. Il piacere produce una infinità di endorfine utili a mantenere la salute fisica e psichica.
E per concludere condividete con gli altri non solo le vostre paure e i vostri malcontenti ma quello che avete di buono da dare se siete bravi a cucinare invitate a pranzo qualcuno con cui dividere il vostro manicaretto, se amate i bambini tenete quelli dei vicini, se amate fare all’amore fatelo più spesso, se avete imparato qualcosa dalla vita condividetelo con gli altri. Come diceva Gaber la “libertà è partecipazione”
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Bevande energetiche, fitoterapia, dietetica e tossicità: quali confini?
Ha fatto poco scalpore in Italia la recente notizia della morte di una ragazza per presunta overdose di bibite energizzanti, ma non sembra essere neanche il primo caso segnalato di questo genere. In Francia i nutrizionisti hanno per questo motivo deciso di sconsigliare l’assunzione di questo tipo di bevande in assenza di informazioni chiare in merito all’accaduto.
Ovviamente ci troviamo di nuovo di fronte a un grosso conflitto di interessi essendo questo tipo di bibite in largo e crescente consumo soprattutto negli USA. Sono di sapore dolce, si comprano ovunque e soprattutto promettono solo vantaggi. Sulla confezione in bella vista troviamo scritto: “Migliora le prestazioni, migliora la capacità di reazione e di concentrazione, migliora la soglia di attenzione, migliora lo stato di benessere, stimola il metabolismo”.
Uauuuu! E’ comprensibile immaginare che una persona con tempo limitato per cucinare o procurarsi cibo, che desidera dimagrire, oppure sotto stress fisico e mentale possa ricevere un invito piuttosto consistente nel farne uso sistematico. Inoltre esiste un attuale consenso e sostegno da parte della comunità scientifica, che si poggia su una vistosa serie di ricerche scientifiche che confermano l’esistenza di multipli effetti positivi della caffeina e della taurina sul corpo umano, entrambe sostanze contenute in molte di queste nuove bevande definite energizzanti. Poca anzi direi minima attenzione viene data in questo momento ai possibili effetti collaterali della caffeina come per esempio irritazione nervosa, insonnia, ansia, tachicardia, ipertensione arteriosa, gastrite solo per citarne alcuni.
Come in ogni studio scientifico che si rispetti il problema sta nel fatto che l’osservazione è sempre limitata a quello che si vuole osservare o dimostrare e mai all’intero effetto di una determinata sostanza in esame. Ecco perché diventa comunque sano e leggittimo farsi due domande in più e assumere un atteggiamento più critico e sospettoso nei confronti di tutte quelle molecole “tuttofare” e di supporto per tutti e per tutte le età lanciate in commercio e variamente mischiate dalla’industria farmaceutica e adesso anche da quella alimentare.
La prima considerazione che mi viene da fare è che stiamo confondendo il cibo con le droghe.
Si definiva una volta droga una sostanza di origine naturale, per lo più vegetale, assunta per ottenere un effetto terapeutico, in primis i rimedi fitoterapici, ma anche le spezie, il caffè, il tè e anche l’alcool erano tutte sostanze definite comunemente droghe. Ogni sostanza o droga possiede un effetto terapeutico di solito a basso dosaggio o dosaggio definito moderato e di solito anche effetti collaterali o tossici ad elevati dosaggi. Le droghe possono diventare dei rimedi oppure essere usate in cucina ma non sono propriamente dei cibi nel vero senso della parola. Si tratta di sostanze che normalmente vengono assunte a piccole dosi o dosaggi terapeutici a seconda del caso, utilizzati da secoli a secondo delle necessità e delle usanze di un etnia piuttosto che di un’altra.
Se la caffeina diventa letale superato un certo dosaggio considerato di 150-200mg per kilogrammo di massa corporea la cosa deve far pensare. E’ chiaro che si tratta di un dosaggio altissimo, ma a dosi anche decisamente inferiori può essere responsabile di disturbi anche di rilievo soprattutto, come sempre se l’assunzione è prolungata nel tempo oppure compulsiva e magari associata ad altre situazioni psicorganiche contingenti.
La chimica è una scienza perfetta solo in laboratorio e in vitro, ricordiamocelo sempre, non vi è nulla di più sconfinato e poco controllato anche da parte della cosiddetta scienza moderna delle infinite possibilità di interferenza biochimica del corpo umano.
Quello che oggi succede è che la maggior parte delle droghe vengono considerate e classificate come integratori alimentari e con questa bella parola possono essere commercializzate e utilizzate in aggiunta a varie preparazioni senza alcun controllo purché nei limiti dei dosaggi consentiti e considerati ragionevoli o innocui per la salute.
Le bibite energizzante sono in effetti l’evoluzione della mitica cola, una volta venduta come elisir ovvero come un rimedio costituito da diverse droghe variamente mischiate in una specifica ricetta. Non dico che dobbiamo demonizzare la caffeina o la più recente taurina sulle quali in effetti mancano ancora dati sufficienti per capirne l’azione ma facciamo attenzione a non confondere una droga con un alimento, il rischio è che poi la si assuma con troppa leggerezza e frequenza oppure in condizioni non idonee.
L’essere umano è di per sè ripetitivo e abitudinario e tende a mangiare e nutrirsi sempre degli stessi cibi e a differenza degli animali non si sa ne ascoltare ne dosare, ha perso questa capacità. Il cibo è diventato uno sfogo emotivo, una moda oppure come in questo caso un possibile sostegno psicologico che promette di tutto e di per di più con poca fatica.
Avere nel frigorifero alla portata dei bambini e dei ragazzi queste bevande magari belle fresche, può invitare a dissetarsi senza troppi pensieri e può condurre con grande facilità all’ abuso di queste sostanze. Inoltre associandola al fumo e agli alcolici diventa facile fabbricare in casa dei veri e propri cocktail bomba, con ovvie e quanto meno temibili conseguenze sulla salute fisica e psichica.
Ritengo sia poco corretto non informare le persone in modo più completo e soprattutto commercializzare la caffeina come se fosse un toccasana e una panacea per risolvere numerose problemi della vita quotidiana, come la stanchezza, la sonnolenza, la mancanza di lucidità mentale.
Sono convinta che per migliorare queste condizioni soprattutto se croniche ci voglia ben altro!
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Le code e gli ingorghi e il processo delle malattie
Andando in campagna al venerdì o sabato per passare il fine settimana con un clima meno torrido ci si trova volenti o nolenti in code e rallentamenti talora pericolosi ma quasi sempre dovuti al principio dell’imbuto, ovvero ai caselli autostradali.
Se ci pensate i caselli non sono altro che una supplementare tassa che dobbiamo pagare per la manutenzione delle autostrade ma perchè non pagare una tassa annuale? Oppure perchè non usrare tutti il telepass? Si perchè attenzione le code sono esclusivamente a carico del pedaggio in monete e ben più piccole per il pedaggio con carta di credito.
Rallentamenti che in realtà con la tecnologia attuale potrebbero essere serenamente eliminati riducendo lo stress che a ciascun cittadino che voglia passare il fine settimana fuori città tocca regolarmente e supinamente subire suo malgrado.
Mentre ero in coda per raggiungere il casello autostradale mi veniva molto chiaro come molte malattie assomiglino esattamente a questo principio di ingorgo della circolazione. Ovvero non è nulla che realmente sia inizialmente ammalato come nelle strade non vi è in realtà un problema da attribuire a un incidente oppure a un difetto della strada come una frana o altro. Semplicemente ci sono troppe macchine per quel sistema stradale!
Si crea un sovraccarico strutturale che inesorabilmente porta a un rallentamento della circolazione. La maggioranza dei miei pazienti arriva in studio dopo aver eseguito accertamenti clinici, affermando “Dottoressa dagli esami non si spiega come mai io stia così male!”Insomma non hanno praticamente niente di francamente patologico, niente che giustifichi il loro malessere fisico.
Come l’autostrada in realtà! Si tratta di un rallentamento, di un ingorgo, di un sovraccarico strutturale niente di più …ma le macchine non circolano e in termini pratici o fisici… il sistema non funziona. Analogamente in termini clinici quando un sistema non funziona come dovrebbe, lo stomaco, l’intestino, le ovaia, i muscoli e i tendini non funzionano come dovrebbero.
Insorgono stati di infiammazione che causano disagi diversi a seconda della localizzazione della disfunzione organica colpita che pottremmo considerare primaria. Per i muscoli e i tendini il sovraccarico avverrà per esempio con movimenti ripetuti o scorretti con minor margine di errore e di recupero spontaneo. Ma lo stesso vale per gli altri organi che come abbiamo detto non sono ancora malati fisicamente ma solo funzionalemente.
Per tutte queste patologie non ancora consolidate l’agopuntura è uno strumento fantastico e insostituibile in quanto da solo e con facilità è sufficiente a ripristinare la funzione attraverso una risoluzione dell’ingorgo e del rallentamento della circolazione.
E’ altresì chiaro che se l’ingorgo è dovuto a uno stato emozionale che il paziente continua a vivere non sarà sufficiente alla risoluzione, lo stesso vale per una schiena che solleva pesi eccessivi senza fare compensazioni, oppure uno stomaco che si alimenta continuamente di cibi inadeguati e irritanti o tossici.
Ma se il paziente riesce a capire, a costruirsi delle sue regole e una specie di igiene di vita personali che vanno dall’alimentazione, al comportamento motorio e fisico, al comportamento emozionale, cogliendo e riducendo al minimo i danni e tamponando le situazioni a rischio quando necessario, ecco che l’agopuntura anche fatta in modo occasionale diventa insieme al resto un ottimo alleato nella prevenzione delle malattie che potremo definire da sovraccarico interno o viscerali.
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Trucchi femminili e le borse delle donne
Noi donne, si sa, ne sappiamo una più del diavolo, in borsetta abbiamo come Eta Beta di tutto, non potete voi uomini neanche immaginare l’arsenale che ci portiamo dietro, spesso ogni giorno, ma a maggior ragione nelle situazioni delicate: incontro amoroso, incontro di lavoro, uscita a cena, uscita in moto, viaggio in treno o in aereo per fare qualche esempio.
Un oggetto di raro splendore e comfort multimediale è la pascmina in inverno, pareo o sciarpa di lino in estate, se possibile belli ampi. Può fare da tovaglia in caso di picnic, da tappeto in caso di camporella o bagno di sole non programmati, da lenzuolo in caso di pennichella, da copri cuscino-divano-poltrona per rilassarvi con sicurezza igienica.
Ma ancora non è finita; possono ovviamente evitarvi il mal di gola in caso di aria condizionata assatanata o freddo improvviso, ma anche da copricapo o tendina in caso di sole battente. Se siete bisognose di darvi una rinfrescata può fare da asciugamano, se dovete spogliarvi o cambiarvi vi può coprire da sguardi indiscreti.
E infine dulcis in fundo all’occorenza può diventare un cuscino lombare da spinta utile in macchina o al cinema o dal dentista dove abitualmente le sedie sono decisamente inadatte a proteggere e sostenere il tratto lombare già messo a dura prova dalla nostra eccessiva vita sedentaria e dai lavori o sollevamento pesi talora fuori programma ai quali non ci si può sottrarre, vedi sacchi della spesa, valigie. E voi che fate? Lo piegate in quattro e voilà ecco il rotolino!
Uno solo stupido oggetto può evitarci il mal di schiena se siamo furbe e sappiamo ascoltare il nostro corpo quando siamo stanche e abbiamo esagerato la schiena ce lo dice, magari solo con un fastidio a stare in macchina. E se noi, al posto di far finta di niente ci mettiamo al riparo e provvediamo alle esigenze della nostra schiena, della nostra gola, o della nostra testa o semplicemente facilitiamo il sonno e il rilassamento in ambienti la cui igiene è discutibile.
Vi sembra poco? aggiungetelo alla vostra già colma borsetta e godevela, sarà solo un pò più piena!
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Il potere terapeutico dell’entusiasmo
E’ giusto, prima di addentrarci nella discussione, considerare cosa è l’entusiasmo; lo si potrebbe definire come l’energia della mente focalizzata e orientata sul successo di una determinata azione priva di paura e di aspettative.
La fortuna del principiante è la rappresentazione pratica e casuale direi di come l’entusiasmo sia fonte sicura di successo. La forza inesauribile dei bambini potrebbe essere una altra forma di come l’entusiasmo sia semplicemente il grande motore della vita.
Infine in termini più sanitari potremmo definire l’effetto placebo una sorta di entusiasmo per un determinato farmaco indipendente dal farmaco stesso, ovvero l’accettazione completa da parte della mente del potere terapeutico di quel farmaco che lo rende efficace prima ancora di averlo assunto; è l’atto stesso di assumerlo a investirlo di questa energia mentale positiva.
Nella medicina buddhista e in quella cinese si considerano le energie perverse fisiche e le energie perverse sottili alludendo a determinati stati emozionali quali l’attaccamento, la paura, la rabbia, la gelosia, l’orgoglio e l’attaccamento. Chiunque abbia sperimentato anche una sola volta la forza dell’entusiamo sa che nessuna di queste emozioni viene inclusa in esso.
L’entusiamo è una come sorta di collegamento con l’energia della natura e del creato; è come smettere si essere solo noi piccoli esseri incapaci di tutto e diventare esseri collegati al tutto e capaci di tutto. L’entusiasmo è la possibilità di conoscere senza aver studiato, di fare senza aver mai fatto, è come lasciarsi guidare da una forza che sta fuori e dentro di noi e collega ogni cosa in modo corretto e senza motivazioni personali.
Per godere di questa possibilità è necessario ricordarsi che il nostro cuore è libero e soprattutto che facciamo parte del tutto e al tutto possiamo accedere come attraverso un file del nostro computer. Per usare l’entusiasmo dobbiamo non essere appesantiti dalle emozioni negative e dalle esperienze dolorose che possono averci toccato; ecco perchè i giovani e gli animali sono più vicini a questa forza naturale.
Un cane scondinzola ogni volta che gli dite che si esce a spasso e nello stesso modo ogni volta che entrate in casa; non smette di farlo dopo un po’ di volte, gli uomini invece si stufano e si annoiano facilmente delle cose impoverendole di energia mentale fino ad arrivare alla noia che potremmo considerare come l’opposto dell’entusiasmo.
La noia è la povertà della mente nell’affrontare qualsiasi cosa considerandola a priori già fatta, già conosciuta, già fallita, già esaurita. E’ proiettare continuamente come inamovibili, nel presente e nel futuro, la paura e le aspettative disilluse del passato . E’ chiudersi al nuovo e alle possibilità che il nuovo accada .
In termini medici potremmo considerare che in questo modo le scorie prodotte da questi pensieri negativi non abbiano mai la possibilità di fuoriuscire ma piuttosto di crescere sempre più generando possibili squilibri inizialmente solo funzionali ma che potenzialmente possono diventare fisici alla stessa stregua dell’effetto terapeutico del placebo.
In conclusione attivare il proprio entusiasmo e sapere come coltivarlo diventa un’azione fondamentale a cui poco si attribuisce significato terapeutico se non in senso negativo. Ovvero si parla dell’effetto placebo solamente per distruggere o discreditare un farmaco o una terapia ma non per capirne la natura terapeutica intrinseca.
Ma se tramite l’entusiasmo possediamo la possibilità di potenziare una terapia, allora perchè non usarla scientificamente?
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La prostata e i tabù maschili
Non ci crederete ma la prostata preoccupa l’uomo tanto quanto la menopausa preoccupa le donne. Andando avanti negli anni infatti questo piccolo organo assolutamente indispensabile per una valida attività sessuale tende ad ammalarsi.
Almeno un episodio di prostatite colpisce la maggioranza degli uomini adulti over 40, e spesso cronicizza senza guarire completamente. La cosa che però è frequente è che l’uomo non ne parla un gran che. Farsi visitare da un andrologo, il che prevede la palpazione della prostata per via rettale o l’ecografia transrettale è per la maggior parte degli uomini un tabù.
Farsi mettere un dito o una sonda nel retto da un altro uomo anche se medico è per molte persone di sesso maschile, più che sufficiente a impedire la visita e solo l’idea della visita. Pensate quanto sono indietro rispetto a noi donne. Nessuna donna oggi penserebbe di non andare a visita dal ginecologo perchè se uomo …uhm chissà! Il medico non ha sesso ci hanno insegnato da piccole ed è così!
No dico se ci pensate bene è roba da medioevo…Ma che razza di cultura hanno inculcato agli uomini se solo l’idea di un fatto del genere mette a disagio se non molto peggio. L’dea poi di poter avere un erezione durante la visita è inaccettabile, ma piuttosto comune perchè la prostata secondo molti andrologi corrisponde al punto G nella donna, se palpata favorisce l’erezione e se massaggiata favorisce l’eiaculazione e lo svuotamento del secreto prostatico.
Non vi sono dati certi se la pratica sessuale tra omosessuali avendo rapporti anali possa ridurre o aumentare l’incidenza di prostatite e di ipertrofia prostatica, il che la dice lunga. Una cosa invece sembra accertata, sono molti gli uomini che provano piacere sfruttando il loro punto G prostatico senza per questo essere gay. Recenti interviste fatte a prostitute o transessuali rivela che sono in aumento gli uomini che amano potenziare il loro piacere sfruttando la penetrazione anale durante il rapporto sessuale anche di tipo orale ma non lo confesserebbero mai alla mogli e talora neanche a loro stessi, ma nella protezione di un rapporto a pagamento tutto è lecito.
E’ ancora infine utile sapere che durante la guerra era pratica assai comune eseguire il massaggio prostatico ai marinai o soldati a lungo in astinenza sessuale proprio per drenare la prostata evitando che il liquidi prostatico si densifichi troppo e possa poi ostruire i canali o dotti escretori come da comune ingorgo delle ghiandole esocrine. Ma questa pratica è considerata obsoleta e non consigliata per mancanza di dati sulla sua efficacia nonostante la sua semplicità ed economicità. Si preferisce sperimentare farmaci! Anche questa la dice lunga!
Nelle antiche tecniche yogiche esistono poi moltissime pratiche respiratori e e fisiche ottenute mediante specifiche contratture del pavimento pelvico e dello sfintere anale utilissime per favorire una circolazione energetica e sanguigna di questa zona che corrisponde a un area energetica molto importante chiamata 2° chakra o Svadisthana per la cultura indiana e Tan tien per la cultura cinese e giapponese. Pratiche queste antichissime utilizzate non solo per aumentare il piacere ma per dare vigore in senso lato e per aumentare la concentrazione e la capacità di focalizzazione. Tecniche ancora oggi poco conosciute e poco divulgate se non in modo superficiale e incompleto usate un tempo per sfruttare a pieno questo importante serbatoi energetico collegato con l’energia sessuale.
Nel mondo scientifico la frequenza di rapporti sessuali invece è consigliata apertamente per limitare la prostatite, si raccomandano da 4 a 5 eiaculazioni alla settimana che se facciamo i conti significa quasi tutti giorni eccetto due di pausa! Ma quando? oggi non credo che neanche i giovani abbiano una attività sessuale con questo ritmo, figuriamoci i maschi adulti e quelli sposati. Si va mediamente da una volta alla settimana quando va bene a una volta al mese. Mi pare che il debito sia notevole!
Non sono una matematica ma da 1 a 5 c’è una bella differenza. La stessa differenza tra numero di di femmine e maschi, un dato che farebbe pensare, e per i musulmani si arriva a 5 mogli come massimo concesso anche questo è interessante da considerare, al di la dei credo religiosi e ideologici ma solo come dato biologico e culturale.
Recentemente un mio ex compagno di classe mi raccontava di essere andato dal medico generalista che in Francia corrisponde al medico di base dicendoli che soffriva di prostatite. La risposta del medico pare sia stata: “beh è normale che succeda”, e la cura ha dovuto trovarla lui, trovando grande efficacia nell’utilizzo di rimedi fitoterapici.
In effetti sono pochi gli strumenti farmacologici per trattare la prostatite, e a tutt’oggi non sono note le relazioni tra prostatite e ipertrofia prostatica e ancora completamente sconosciute le cause dell’ipertrofia prostatica. Ma la relazione tra i fenomeni mi sembra piuttosto ovvia; un tessuto infiammato in modo cronico facilmente può andare incontro a iperplasia è un dato assolutamente contemplato nell’anatomia patologica.
Pertanto esistono numerosi rimedi e ricette fitoterapiche efficaci per disinfiammare in modo naturale la prostata, oltre che consigli sullo stile di vita in genere.
Per concludere si tratta di un mondo poco conosciuto e poco esplorato e ancora ricolmo di tabù e di scarsa conoscenza. Una situazione che dovremmo superare con la cultura e l’intelligenza per mantenere la salute di questa piccola ma potente ghiandolina.
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L’autoerotismo è peccato?
Premesso che non sono una sessuologa ne una psicologa, gli ultimi commenti mi hanno fatto pensare che ancora poco si parla di alcuni aspetti collegati alla vita sessuale e che sono ancora moltissimi i tabù che la cultura nella quale viviamo ci ha condizionato a pensare.
Sono molte le visioni religiose che in questa, come in molte altre attività della normale vita sessuale, attribuiscono significati peccaminosi, colpe e possibili effetti negativi sulla salute in genere. Moltissimi erano i bambini che poco più di 50 anni fa credevano di compromettere la propria salute oculare nell’atto della masturbazione.
L’autoerotismo è innanzitutto un modo per prendere contatto con il mondo della sessualità. Il nostro corpo è la materia prima su cui si deve lavorare, il movimento, il cibo sono per esempio fondamentali per mantenerlo in salute e già da piccoli è importante capire cosa ci fa bene e cosa ci fa male e soprattutto capire che, come per tutto, anche le dosi sono importanti, il dialogo inizia dapprima con noi stessi.
Gli odori, i sapori, la vista, il tatto sono gli strumenti sui quali si costruisce la vita dei sensi. E’ possibile preparare una cena senza prima conoscono i sapori degli alimenti presi anche singolarmente o una cena importante senza aver provato a usare le pentole e i fornelli per conto nostro e fatto un pò di esperienza?
Con il corpo non vedo perchè dovrebbe essere tanto diverso. Ci vuole una minima conoscenza di base, un minimo addestramento personale.
La masturbazione, sia femminile che maschile non è appannaggio dei soli giovan; anzi, secondo molti sessuologi si tratta di un metodo per migliorare le proprie prestazioni sessuali. Per la donna che fa fatica a raggiungere l’orgasmo rappresenta un esercizio e una pratica per trovare i punti di maggior piacere e conoscersi meglio senza troppi pudori anche con l’uso di eventuali vibratori e lubrificanti. Imparare a stimolare il clitoride e i capezzoli e cercare il tipo di penetrazione più gradita e studiando quali tipi di contrazioni vaginali e del pavimento pelvico possono essere utili alleati al piacere.
Per l’uomo che soffre di eiaculazione precoce la masturbazione fatta con calma è una possibilità di capire come fare a ritardare il piacere attraverso un lavoro sul respiro che può portare l’attenzione e l’energia, dal ventre al petto. Può anche essere condotto un esercizio di conteggio mentale per allontanare la mente dal desiderio di concludere troppo velocemente e infine possono essere sfruttati e conosciuti punti meno sensibili alla palpazione come la base e l’attaccatura del pene, l’utilizzo della mano sinistra anzi che della destra oppure di veri e propri strumenti ritardanti come creme o spray anestetici o anelli di silicone magari utili all’inizio per addestrarsi a mantenere una valida erezione per un tempo sempre maggiore.
In entrambi i sessi questo tipo di pratica e di lavoro individuale per essere costruttivo e quindi utile, non deve essere eseguito con frettolosità e neanche con sensi di frustrazione e tanto meno con sensi di colpa ma come un lavoro scrupoloso che comunque deve dare piacere. Non una routine sempre uguale o un sistema di piacere facile e veloce ma un lavoro conoscitivo dove anche le posizioni possono essere cambiate, in piedi, in ginocchio e giù di fantasia. Un lavoro anche di anni non solo per coloro che fanno più fatica a entrare con naturalezza in questo campo di sperimentazione. Bravi amanti non si nasce ma lo si diventa come con ogni cosa con studio e pratica dedicati. Solo in questo modo è possibile diventare responsabili e consapevoli e non cadere nella comune tentazione di dare sempre agli altri la colpa della nostra insoddisfazione oppure di restare confinati a una esperienza sessuale che rischia di essere parziale e incapace di rinnovarsi.
I film erotici possono essere uno strumento di studio attraverso una stimolazione aggiuntiva uditiva e visiva oltre che una fantasia o comportamento talora anche totalmente diversi dai nostri ma pur sempre utile per aumentare il nostro campo di conoscenza dell’argomento, riconoscere per esempio quali sono le pose e quali sono invece le vere espressioni del piacere. I film sono preferibilmente da evitare nell’uomo che soffre di eiaculazione precoce, mentre nella donna che raggiunge faticosamente l’orgasmo e nell’uomo che faticosamente raggiunge un’erezione potranno essere usati come supporto stando comunque attenti a non generare troppa dipendenza.
La capacità poi di condividere con il partner le proprie esperienze individuali sarà il passo successivo. Quindi quando necessario è utilissimo affrontare l’argomento su cosa piace e cosa non piace o mette a disagio. Quali sono per esempio anche le difficoltà di ognuno oppure i sogni proibiti. In questo modo diventa più facile trovare una comunicazione sessuale che può trasformarsi in complicità e intesa.
Fatta questa piccola premessa ritengo (del tutto personalmente) che sia un peccato arrivare a 50 o 60 anni senza aver ancora capito cosa ci piace veramente e come provare piacere con il nostro corpo.
Credo sia un vero peccato non sapere o non riuscire a condividere il proprio piacere con le persone che più amiamo. Infine considero un peccato non usare questa grande fonte di energia per donare e per crescere nella consapevolezza di come donare piacere agli altri.
Questo si, lo considero un peccato!
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Il potere terapeutico della danza
Le danze da sala, Tango e Salsa in particolare, sono per alcune persone un vero e proprio rimedio dell’animo e del cuore. Una sorta di trattamento antidepressivo oppure un tonico e in alcuni casi un modo per riappropriarsi della propria identità sessuale e del proprio sentire e sentirsi.
Sono molte le persone, uomini e donne di solito over 30, che sfruttano più o meno consapevolmente il potere terapeutico delle piste da ballo. Tantissimi i vedovi, le vedove ( anche bianchi e bianche ) e i cuori infranti che qui ritrovano forza e voglia di vivere grazie all’effetto rivitalizzante e antidepressivo.
Un modo per muovere il corpo per il piacere di stare e di sentirsi in forma, questo è uno dei primi pensieri di molti frequentatori delle sale. Infatti è comune che un ballerino, nonostante in ambito serale e ludico, solitamente non indugi sulle bibite alcoliche ma piuttosto su bevande e cibi più salutistici come si usa nelle normali palestre.
Il ballo di coppia produce poi una sorta di gioco di ruoli di uno dei rapporti più importanti, quello tra uomo e donna. Sulla pista l’uomo conduce, è lui che decide cosa far fare alla sua compagna di ballo o partner, girare a destra o a sinistra, andare piano o veloce, stare stretti o lontani. E la donna ascolta e segue, non anticipa, non fa di testa sua. Si fa ricettiva, vuoto per accogliere e trasformare.
Una possibilità di esprimersi liberamente al di là del giudizio, nella quintaessenza del proprio essere femine o maschi. Un dialogo tra corpi che consente alla testa, eterna protagonista della vita di tutti i giorni, di farsi da parte e per una volta di guardare come fosse uno spettatore, lasciando che le energie degli opposti producano la magia dell’alchimia più complessa: l’unione. Non a caso l’abbraccio del tango è da molto maestri di danza considerato al pari, del simbolo delllo yin e dello yang, espressione universale di perfetta armonia.
Inoltre per la donna è possibile riappropriarsi della sua femminilità, partendo dal modo di vestire, solitamente trascurato a causa della immancabile fretta e irrinunciabile comodità alla quale ci si adegua sempre più. Per ballare in pista il vestito sostituisce sempre i pantaloni e le scarpe sono rigorosamente con il tacco lasciando appena possibile nuda la pelle delle gambe . Si ritorna “donne con le gonne”
Molti sono convinti che in realtà siano i sensi e la caccia di facili avventure il vero volano della sala da ballo, ma non è proprio così. E’ vero si che un intesa sulla pista può diventare facilmente un intesa tra le lenzuola, ma non funziona al contrario. E’ altresì vero che il sudore e il contatto dei corpi è qualcosa che può diventare intimo, ma non necessariamente sessuale.
Uno scambio tra uomo e donna dunque, un modo per vivere tramite il corpo sensazioni romantiche e passionali, per ascoltare i propri sensi e per sentirsi vivi e pieni di energia. Per il ballerino e la ballerina una possibilità di sentirsi più uomo o più donna e vivere un piacere fisico sofisticato ed elegante, in grado di regalare spensieratezza e leggerezza mentale.
In poche parole… balla che ti fa bene!
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Ricette per celiaci: crackers fatti in casa By Gabriella
“Basta entrare in farmacia per avere l’impressione che le vittime del glutine abbiano risolto tutti i loro problemi” così recita un articolo apparso tempo fa sulla rivista “Terra Nuova”(mensile di alimentazione –ambiente-medicina Settembre 2010 n°253).
I prodotti per celiaci sono dispensati dal servizio sanitario nazionale, e fin qui tutto bene, ma basta leggere le etichette di molti di questi prodotti che le certezze sulla qualità nutrizionale cominciano a vacillare.
Una lista lunga e fatta spesso da ingredienti sempre più raffinati, addensanti, emulsionanti, tutte sostanze che dal punto di vista della salute alimentare lasciano dei grandi dubbi. Certo privi di glutine, ma sicuramente non freschi e molto spesso con gusti e sapori decisamente poco appetibili.
Questa premessa solo per dire che possiamo provare a sperimentare delle ricette semplici e veloci per migliorare la qualità del cibo che mangiamo, senza essere necessariamente delle cuoche eccezionali. Questi cracker possono sostituire il pane, partendo da pochi ingredienti e di ottima qualità. Scegliamo le farine biologiche e integrali sia di riso che di mais, un po’ di rosmarino fresco tritato e un pugno di semi di sesamo. Se preferite potete utilizzare il rosmarino secco ma quello fresco è decisamente più profumato.
Mescolate la farina di riso integrale (200g), quella di mais integrale (100g), il rosmarino tritato, i semi di sesamo e un pizzico di sale, aggiungete l’acqua a temperatura ambiente e l’olio extravergine d’oliva e amalgamate tutti gli ingredienti. La difficoltà di questa ricetta consiste nell’ ottenere un impasto lavorabile che non si sfaldi, con un po’ di pazienza e aggiungendo dell’altra acqua, se è necessaria, il risultato si ottiene. Stendete l’impasto col matterello in una sfoglia più sottile possibile e fatelo diretta mente sulla carta da forno, ritagliate i vostri cracker con un coltello, sollevate la carta con un po’ di attenzione e disponetela sulla teglia.
Infornate a 180° per circa 15 minuti. Attenzione alla cottura, perché essendo sottili, i cracker possono facilmente bruciare. Si conservano perfettamente per parecchi giorni e non vi pentirete di aver perso un po’ del vostro tempo prezioso!
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Per perdere peso serve energia mentale indirizzata
E’ innegabile che per perdere peso bisogna innanzitutto rinunciare a mangiare pasticci, dolciumi, pasta e pane e che come primo atto è necessario non comprarli e buttare le riserve che abitualmente si nascondono in casa facendoci da richiamo.
Ma a pare mio non è importante solo cosa non si compra ma soprattutto cosa si compra e come si riempie il frigorifero. Si perchè è facile non mettere nella spesa alimenti dieteticamente inadeguati e poi uscire a cena sbranando di tutto oppure correrre dal pasticcere e dal panettiere rientrando dall’ufficio o nella pausa pranzo mordendo con vigore e occhio indiavolato un bel trancio di pizza o di focaccia farcita, dicendo fra se e sè “Che diamine… avevo fame!”
Quello che non deve mancare quando si vuole stare a dieta sono le riserve di cibo buono, in casa, in macchina, in borsetta e in ufficio. Frutta, verdure, snack del metodo zona, oppure capsule di omega 3 e acqua!
Dobbiamo prevedere le situazioni di crisi e armarci con cose da mangiare a portata di mano.
In freezer non devoni mai mancare pesce e carne, in frigo frutta e verdure se possibile fresche. L’ideale è che ci si prenda il tempo per farsi da mangiare e per pensare a quello che mangeremo domani o dopodomani.
Non possiamo pensare solo a lavorare e mangiare quello che ci capita, in questo modo finiremo per cadere su scelte sbagliate.
Ci vuole energia dedicata ovvero indirizzata e focalizzata in questa direzione. Un minestrone fatto con verdure fresche non ha niente a che vedere con il sapore di un minestrone surgelato o preconfezionato e può diventare una vera delizia anche per i palati più esigenti. I cibi dietetici già preparati possono essere una strategia iniziale ma a lungo termine non ci si può alimentare solo con quelli.
Lo stesso vale per molti altri cibi dietetici; si tratta di mettere fantasia e cura nella loro preparazione. Inoltre bisogna pensare a come fare per i tempi stretti del pranzo quindi cucinare e considerare cibi da asporto, e non dimenticare mai lo spuntino di metà mattina e di metà pomeriggio: un frutto, uno snack zona, una bottiglia d’acqua e meglio una tisana.
La fame e la voglia di uscire al bar per rilassarci spariranno del tutto, e sapendo di avere qualcosa in casa di buono che ci aspetta si ridurrà anche la voglia di uscire a cena per una pizza e alla fine potremo anche dire di aver risparmiato oltre che di aver perso peso.
Per questo ai miei pazienti dico che l’agopuntura non solo migliora il loro metabolismo ma consente di ottimizzare la propria energia.
E’ come se ci fosse meno attrito e conseguentemente un quantum di energia in più da poter utilizzare per mantenere sveglia e lucida la nostra mente sul bersaglio: perdere o mantenere il peso desiderato.
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L’inverno sta arrivando:raccomandazioni utili
L’inverno sta arrivando è’ il motto della famiglia Stark di Grande Inverno, protagonista della serie “Il trono di spade”, una nuova serie televisiva diventata molto famosa negli States e già presente sul web da alcuni mesi in lingua originale decisamente di grande impatto. In questa saga fantasy basata sulle opere di Robert Martin (autore che conta una serie rimarchevole di libri scritti), l’inverno riveste un inquietante e catastrofico ruolo chiave. Secondo l’idea dell’autore il periodo invernale non solo è estremamente rigido, ma potrebbe avere una durata così lunga da arrivare fino a oltre 10 anni oltre che essere momento propizio per il dilagare incontrollato di esseri malvagi definiti “bruti” o “ombre bianche”.
Al di là del racconto fantasy che non nego essere una tipologia di romanzo che mi piace molto e, se ben scritta come in questo caso, un’ottima pausa relax, l’inverno sta realmente arrivando o meglio pottremmo dire “l’inverno sta montando” tanto per essere più vicini al concetto delle medicina cinese che chiama questo periodo la salita dell’inverno o Li Dong. Già da alcune settimane il freddo ha iniziato a farsi sentire e con esso sono usciti allo scoperto un sacco di capellini, sciarpe e golf di lana col collo alto. La moda quest’anno favorisce i cappellini e le sciarpe molto alte e questo è un bene.
E’ giusto sapere quali sono i punti del corpo che è meglio proteggere con cura dal freddo. Fra le parti anatomiche di cui maggiormente dobbiamo avere cura citiamo in primis l‘addome e il rachide lombare. Entrambi vanno assolutamente riscaldati. Molto dannose sono infatti le mode con i pantaloni a vita bassa, e golf e giacche molto corte in quanto lasciano scoperta ed esposta al freddo questa importante area corporea causando lombalgie, gastroenteriti sia acute che croniche oltre che quello che i cinesi definiscono la dismenorrea da utero freddo.
Il torace e il rachide dorsale sono in realtà meno esposti ma quando il freddo è pungente e siamo vestiti in modo inadeguato come per una serata di capodanno è possibile avere un dolore traffitivo sia anteriore che posteriore da colpo di freddo capace di mimare un attacco cardiaco e di portarvi dritti al pronto soccorso. Quindi occhio a non rovinarvi una bella serata per il gusto di indossare un bell’abito e occhio ovviamente anche ai veri cardiopatici che sono più sensibili al freddo sul torace in grado realmente di aumentare la costrizione dei vasi coronarici.
Arriviamo alla parte più esposta al freddo del rachide: il tratto cervicale e la nuca, queste parti sono in effetti dopo i piedi e la mani, le aree dove il freddo riesce ad entrare con più facilità soprattutto se accompagnato dal vento. Per i cinesi il vento è il vettore con il quale i patogeni esterni caldo, freddo e umido riescono maggiormente ad entrare nel corpo superando le barriere naturali di difesa. Pensate a una giornata di vento e guardate come le finestre magari costruite anni fa riescono a far passare lo sporco direttamente in casa. La finestra di entrata del vento per i cinesi si trova sulla nuca in una linea immaginaria che passa da un orecchio all’altro esattamente all’attaccatura dei capelli. I cappellini e le sciarpe spesso lasciano quest’area scoperta ed è quindi importante quando fa molto freddo oppure quando dovete stare fuori a lungo, coprire con attenzione questa zona; scalda-orecchie, scalda colli molto alti, cappellini con le orecchie ribaltabili alla mongola, per intenderci; questi sono strumenti molto utili. Eventualmente anche scalda-collo termici di nuovissima generazione per coloro che hanno la parte più sensibile e delicata. La raccomandazione importante per i bambini e per tutti coloro che frequentano le palestre e le piscine è quella di uscire con i capelli molto asciutti anche se avete poco tempo e di dedicare alcuni minuti a scaldare proprio l’attacccatura dei cappelli.
Arriviamo alle parti più in periferia che sono piedi e mani; sono quelle che vanno più velocemente in ipotermia e che in caso estremo possono andare in necrosi per eccessiva vasocostrizione periferica da freddo. Guanti e scarpe calde sono indispensabili per i lunghi viaggi fuori porta e andrebbero tenuti in macchina durante la stagione invernale per qualunque evenienza e non in casa a non far niente. Anzi direi che solette e imbottiture riscaldanti e termiche possono anche essere uno splendido e poco ingombrante strumento in caso di emergenza freddo. Le scarpe calde col pelo e le calze di lana sono invece molto dannose quando tenute in ambienti superriscaldati perchè favoriscono l’insorgenza di vene varicose soprattutto nei soggetti predisposti.
Piccoli ma utili accorgimenti questi dell’abbigliamento che possono risparmiarci fastidiosi problemi e disturbi fisici nonché giorni di malattia indesiderati.
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Farmaci: troppi o troppo pochi
Questo è un bellissimo sketch del mitico Walter Chiari il cui fulcro è l’abuso di farmaci. Oggi giorno uno scherzetto come questo sarebbe inaccettabile, senza denunce a raffica da parte delle diverse case farmaceutiche dei farmaci menzionati. Sotto accusa però non sono i farmaci e i possibili effetti collaterali ben elencati sui rispettivi bugiardini bensì il loro utilizzo eccessivo e i frequenti poco controllati e nocivi cocktail farmacologici.
Ci sono soggetti che assumono un farmaco per ogni piccolo fastidio senza la pazienza di capire da cosa si genera il sintomo e quale è il suo significato. Così facendo si rischia di trattare ogni effetto collaterale con un altro farmaco generando un circolo vizioso perverso e senza fine.
Ci sono molti pazienti che possiedono in casa delle autentiche minifarmacie dotate di qualunque sostanza farmacologica. Pertanto mi capita con il mio lavoro di avere a che fare molto spesso con pazienti del tipo opposto, ovvero pazienti che rifiutano il farmaco in senso lato anche quando necessario. Di solito si tratta di naturisti che hanno una avversione per il farmaco chimico e sono pronti ad assumere qualsiasi sostanza naturale di solito autoprescritta o peggio si tengono le patologie; questi pazienti se possibile sono ancora più pericolosi dei precedenti in quanto rifiutano la patologia negandola e sottovalutandola. Di solito non si curano veramente affidandosi a uno o più professionisti e se lo fanno lo fanno quando sono al limite della loro sopportazione e quindi in condizioni talora ad elevato rischio.
Ritengo che la fitoterapia cinese e l’agopuntura siano ottimi strumenti terapeutici ma esistono situazioni che necessitano dell’utilizzo di specifici farmaci di nuovissima generazione: per controllare la glicemia, per controllare l’ipertensione, per controllare uno stato di agitazione, di instabilità psichica o di depressione del tono dell’umore e anche per controllare il dolore e ovviamente per sfruttarne l’azione antibiotica quando necessaria. Il farmaco non va rifiutato a priori ma limitato: è un concetto completamente diverso.
Le diverse terapie possono essere sfruttate a seconda del caso e delle necessità senza schierarsi dalla parte dei naturisti estremi ne dalla parte di coloro che sono convinti che solo la terapia farmacologica è in grado di risolvere tutto e non sono in grado di farsi venire neanche un dubbio sulla possibilità di agire in modo diverso.
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La speranza durante la malattia
” Signora si rassegni suo figlio non piangerà più” è la frase che hanno detto alla mamma di un paziente uscito dal coma dopo un incidente in moto. Al paziente veniva poi detto al suo risveglio ” ci vorranno anni per tornare a camminare e non correrai mai più!”
Il paziente oggi a distanza di meno di un anno non solo piange ma cammina e corre e si allena esattamente come faceva prima dell’incidente. Certo non è lo stesso di prima, ma nessuno di noi è lo stesso di prima.
Affermare che che non c’è speranza è come affermare il suo contrario ovvero che non ci sono problemi, in entrambi i casi sono posizioni troppo rigide e la verità è che a noi medici non è dato di sapere come andranno le cose, non siamo maghi ne veggenti, non sappiamo se una situazione che sta migliorando continuerà a migliorare oppure se, viceversa, una situazione che sembra stazionaria non possa iniziare a migliorare.
Possiamo grazie alle conoscenze e alla nostra esperienza considerare i fattori favorevoli e sfavorevoli per il recupero e spiegarli al paziente con calma senza assicurare un miglioramento ma senza fare l’esatto contrario ovvero negandolo in senso assoluto come un dato certo. La medicina non è una scienza perfetta e tanto meno certa; ogni individuo risponde in modo del tutto individuale.
La classe medica per eccellenza si glorifica del non voler dare al paziente false speranze e punta spesso il dito contro coloro che si pongono in modo diverso e con maggior speranza nei confronti di una patologia indipendentemente dalla gravità. Quel che succede in ambiente sanitario è spesso che si eccede nello sparare sentenze drastiche piuttosto che il contrario.
E’ diverso dire “non lo farai mai più, scordatelo” e dire “la situazione è grave, non so davvero fino a che punto potremmo recuperare” e ancora dire ”finirai in carrozzella” piuttosto che affermare “se non ti curi o non prendi la cosa seriamente, potresti peggiorare in modo anche severo“. Frasi come “se lo deve tenere” e “non c’è niente da fare” sono all’ordine del giorno in medicina.
L’idea che mi sono sempre fatta a questo riguardo è quella di pensare che sono proprio i medici ad avere maggiormente paura delle malattie e con questi atteggiamenti di superiorità quasi gelida e distaccata esorcizzano la loro paura e la paura delle responsabilità. Questo giustificherebbe come mai il comportamento di “ammazza speranza” è così diffuso in alcuni ambienti come le unità intensive o la rianimazione.
In effetti la responsabilità di fare o dire la cosa giusta al momento giusto è talora pesante e non basta dare il farmaco o consigliare l’intervento o la visita specialistica per avere in cura una persona nella sua interezza. Ci sono tempi da rispettare e bisogna saper ascoltare le problematiche fisiche, chimiche, psichiche e sociali di quella specifica persona e non è affatto semplice!
Credo che si possano dare informazioni anche gravi senza essere cinici e senza calcare la mano. E’ possibile dire a un paziente che è affetto da una malattia grave come una neoplasia maligna senza sotterrarlo sotto la nostra paura pur sapendo che già da solo lo starà facendo.
Nello stesso modo aprire una speranza terapeutica soprattutto per malattie meno gravi ma croniche come le frequenti algie articolari su base artrosica è sacrosanto. Sono tantissimi i pazienti che arrivano all’agopuntura convinti di non poter fare niente e ai quali non sembra possibile essere migliorati così tanto solo perchè ormai si erano convinti di non potersi più liberare dal loro problema o dolore.
Credo fermamente che la speranza non debba mai e poi mai essere tolta, fino alla fine. Ovvero fino a quando non ci si trova faccia a faccia con la morte, a questo punto il lavoro è completamente diverso; si tratta di aiutare l’intero nucleo famigliare ad accettare questo inevitabile distacco.
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La festa dei morti.
Festeggiare i morti non credo significhi solamente ricordare e porgere gli omaggi ai nostri cari defunti. Credo che festeggiare i morti possa essere un occasione per avvicinarsi a questo mistero: la morte. In tutte le culture antiche e moderne la morte è e resta il più grande mistero irrisolto e da tutti temuto.
Per alcuni la fine di tutto, per altri di un’esistenza terrena, di un percorso, di un ciclo, comunque la fine di qualcosa alla quale teniamo tutti molto: la nostra vita fisica, la nostra pellaccia!
Un momento per pensare che non esiste conto in banca, rango sociale, amicizia altolocata che ci raccomandi, ne interventi chirurgici o farmaci in grado di sottrarci alla morte quando essa ci chiama. Accompagnare dolcemente alla morte i pazienti terminali è diventata una branca della moderna medicina. Nei migliori hospices l’intero nucleo famigliare viene preso in considerazione e sostenuto nel percorso di distacco.
Le attenzione al confort fisico e psichico del paziente sono innumerevoli, dalla musica alla possibilità di prendere del sole sulla terrazza. E ovviamente avere vicino i propri cari anche tutta la notte, non come profughi ma comodamente sistemati su appositi divanoletti, con piccole cucine per prepararsi un tè o una tisana al bisogno. La possibilità di avere cure mediche continuative 24 ore su 24 e la sensazione di essere a casa.
Per i parenti più stretti è una vera medicina dell’anima oltre che delle loro schiene. La patologia definita terminale ovvero senza più speranza di recupero è difficile da accettare sia per il paziente che per i famigliari e spesso rende ancora più complessi i rapporti interpersonali. Inoltre la cura di una persona in questa fase, quando interamente a carico di un singolo famigliare o di una famiglia non è da tutti realizzabile. Non tutti hanno la forza, la capacità e la possibilità di sostenerla in quanto è un lavoro pesantissimo e talora anche devastante per i parenti che se ne occupano.
La presenza di personale medico qualificato e degli infermieri diventa un modo efficace di sistemare al meglio alcuni problemi logistici, permettendo a tutti di essere se stessi e facilitando la creazione di un’atmosfera di comunione. Nel libro “Un modo di morire ” edito alla fine degli anni ’80, venivano descritte molto bene le qualità terapeutiche del nascente concetto di hospices.
Posso inoltre affermare che tutte le volte che sono entrata in un hospice sia per lavoro che per visita, sono rimasta affascinata. Ritengo siano strutture sanitarie di eccellenza dove il rispetto altrui ha la precedenza sulla prepotenza e l’ascolto è sovrano. L’accettazione della morte da parte di tutti; medici, infermieri, famigliari e pazienti si percepisce molto bene e diventa essa stessa la cura.
E’ interesante analizzare come sempre più il cinema e la televisione siano farciti di film sui morti viventi altrimenti chiamati zombi e di quanto crescente interesse sia rivolto ai tavoli autoptici nell’ultimo decennio. La morte e la paura della morte vengono comunemente esorcizzati e il fenomeno di Halloween ne è un altro esempio.
Ritengo che conoscere e accettare gli hospices sia un modo certamente diverso ma utile per provare a fare pace con quest’ospite indesiderato che è la morte.
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Il potere terapeutico degli animali
E’ ormai riconosciuto da numerosi eminenti psicologi che un animale domestico è in grado di sanare una ferita o una sofferenza sentimentale anche profonda tanto quanto una medicina.
Una malattia, un lutto in famiglia, un divorzio, i figli che se ne vanno sono tutte possibili situazioni che possono beneficiare del potere terapeutico degli animali.
All’animale domestico nella maggior parte di questi casi viene attribuito un significato emotivo molto importante e l’animale non è mai al di sotto delle nostre aspettative.
In lui si cerca e si da amore e affetto e da lui si riceve sempre una quantità di affetto e amore incalcolabile perchè moltiplicata dalla soddisfazione intima e profonda di essere importanti e desiderati. Non importano le spese del veterinario, della toilettatura e della sua alimentazione e neanche gli sforzi per portarlo fuori. Lui è più importante di molte altre persone che ci girano intorno.
Un animale acquistato per caso o per gioco o per curiosità al quale non vien data importanza e nessun carico emozionale passa invece la sua esistenza nella più totale e insignificante indifferenza da parte del suo padrone. Un cane che sostituisce un cane molto importante non sarà mai un grande cane perchè a lui non ci si affezionerà mai abbastanza. Sono i cosiddetti cani tappa buchi.
I veri cani o gatti o altri animali domestici, quelli ai quali un uomo si lega a doppia mandata, sono quelli che arrivano in un particolare momento della vita e che fanno come da serbatoio del nostro emotivo.
In un certo senso in loro si riversa qualcosa che poi è possibile vedere e ritrovare come guardandosi allo specchio, la loro presenza è una consolazione, una sicurezza e come un nutrimento emozionale talora molto importante per superare alcuni momenti difficili della vita.
Avere un animale domestico permette di esprimere la nostra tenerezza, permette di non sentirsi soli ed è utilissimo nella fase dello sviluppo, soprattutto se ci sono state delle sofferenze famigliari; prendersi cura di un altro essere è un modo per diventare più responsabili e permette ai ragazzi di crescere e diventare più maturi e forti emotivamente.
L’animale domestico poi è davvero insostituibile nella terza età, alcune case di cura si stanno attrezzando per consentire ad alcuni animali randagi di essere addottati, per gli anziani è un modo per non sentirsi soli e essere meno rigidi e cinici. Si tratta di una medicina potentemente antidepressiva, forse anche un modo per sentirsi più collegati alla natura e quindi armonici.
Una cosa è certa; lavorare con cani, gatti e animali domestici è diventato negli ultimi anni un autentico business, la solidarietà e le attenzioni per gli animali superano in molti casi quelle per gli essere umani e per se stessi, si può sopportare una cefalea per anni senza decidersi a curarla seriamente ma se il cane starnutisce si corre dal veterinario! Ci sarebbe da ragionarci sopra. Meglio comunque così che nelle tasche delle case farmaceutiche sempre pronte a trovare pillole della felicità da assumere vita natural durante.
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Patologie da aria condizionata: come difendersi
Il caldo è arrivato! ci siamo! I grandi consumatori di aria condizionata l’hanno certamente già accesa e messa in funzione, in macchina, in casa o in ufficio. La loro è una dipendenza non aspettano di avere veramente caldo ma ai primi caldi, trac accendono il condizionatore a manetta!
Molte raccomandazioni quindi a tutte le persone che sono normalmente sensibili al colpi d’aria o che sudano facilmente; l’aria condizionata può portare facili raffreddamenti imprevisti con frequenti comparse di algie muscolari, sinusiti, bronchiti, otiti o gastroenteriti. Non fatevi sorprendere, portate sempre con voi una sciarpa e una felpa di cotone soprattutto se dovete frequentare negozi, uffici e mezzi di trasporto pubblici.
Il problema però non è solamente il colpo di freddo improvviso su una pelle con tutti i pori dilatati dal caldo che ne facilita quindi l’entrata ma anche la possibile contaminazione da parte di batteri, virus, funghi, polveri e pollini presenti sui filtri del condizionatore.
Si raccomanda quindi molta attenzione e rigore nella pulizia e sterilizzazione regolare dei filtri dell’aria condizionata prima dell’utilizzo dell’ impianto. Alcuni specialisti sostengono che il loro utilizzo indiscriminato possa influire sull’aumento delle allergie respiratorie oltre che portare infezioni dell’albero respiratorio, talora anche severe, con vere e proprie polmoniti acute decisamente da non sottovalutare anche in questa stagione.
E’ rimasta storica e famosa l’infezione che colpì un gruppo di reduci di guerra durante un loro ritrovo. Al batterio responsabile dell’epidemia venne dato il nome di Legionella (da qui il nome della patologia, detta infatti anche “Morbo del Legionario“). Questo evento, che risale ormai al 1976, mise in ginocchio più del 10% dei partecipanti alla conferenza con una polmonite acuta e fu responsabile della morte di 34 persone.
Il rischio di contrarre un’infezione da un condizionatore non adeguatamente trattato è quindi una situazione non scevra di pericoli anche gravi soprattutto per soggetti anziani e piccoli e per tutti i soggetti che sono sotto terapia farmacologica oppure affetti da altre patologie croniche.
E’ quindi raccomandabile quando possibile non dimenticare di eseguire una corretta pulizia del proprio impianto di casa e del proprio veicolo oltre che richiedere la pulizia dell’impianto del luogo di lavoro. In casi sospetti o se vi sembra di sentire attraverso le narici un’infiammazione particolare con irritazione delle mucose, potete ricorrere al comodo e nuovo utilizzo di filtri nasali acquistabili in qualunque farmacia.
Questi piccoli filtri di tre taglie diverse a seconda dell’anatomia del nostro naso si infilano nelle narici e non sono praticamente visibili dall’esterno. Possono fermare polveri, pollini e batteri. Il loro impiego per momenti particolari è una valida ideea per i viaggi in aereo o in autobus e in tutte quelle circostanze a elevato rischio.
In particolare se siete allergici a specifiche polveri o pollini e se dovete per turismo stare molto all’aria aperta o se dovete visitare una città a piedi ad elevato tasso di inquinamento come quelle indiane o cinesi o giapponesi non esitate a provarli.
Comprateli e metteteli in borsetta, un gesto semplice e banale che potrebbe salvarvi le vacanze e conservare la salute del vostro albero respiratorio.
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Il potere terapeutico dei fiori
il potere terapeutico dei fiori non sta solo nella loro bellezza e intrinseca armonia che li rende adatti come regalo e decorazione in ogni momento e in ogni occasione. I fiori hanno potere terapeutico intrinseco ovvero legato alle loro caratterische chimiche.
La fitoterapia cinese utilizza tutte le diverse parti delle piante, gemme, semi, radici, rami, foglie, bulbi, polline, corteccia, frutti e ovviamente anche moltissimi fiori per le loro importanti proprietà terapeutiche.
I prodotti terminano tutti con Hua che significa fiore. Fra i più conosciuti citiamo: Flos Magnoliae Houpo Hua, Flos Carthami Hong Hua, Flos di Lonicerae Jin Yin Hua, Flos Crhysanthemi Ju Hua, Flos Inulae Xuan Fu Hua, Flos Prunellae Xia Ku Hua, flos crocus Zhang Hong Hua, Flos Pueraria Ge hua, flos imperatae Bai Mao hua, flos Sophorae Huai Hua.
Ognuno di questi rimedi ha un’azione specifica ma non voglio tediarvi con una lista di azioni, vi parlerò solamente del fiore di crisantemo usato comunemente in estate anche a scopo preventivo per limitare i colpi di calore. In Cina bustine di crisantemi si trovano comunemente in tutti i supermercati da usare come fosse una tisana. In dosaggi più elevati la sua azione è quella di disperdere il vento caldo usato in particolare come rimedio per curare le congiuntiviti, gli eczemi e le sinusiti allergiche da calore esterno.
Quello che è importante sapere dalla medicina cinese è che agisce prevalentemente sulla materia ovvero sul disturbo o sulla costituzione fisica; è per questo che servono, per disturbi di un certo rilievo, quantità importanti del rimedio perchè questo agisca con efficacia ed è per questo che i suoi effetti, quando il rimedio è prescritto a dovere, sono velocissimi anche dopo la prima assunzione.
Per tornare semplicemente ai fiori più conosciuti e comuni, ricordiamoci che sono molti, e non solo il fior di zucca, ad essere comestibili e utilizzabili in cucina. Si ritiene che fosse una abitudine comune nel medioevo e in alcune tradizioni orientali quella di cibarsi di fiori. Oggi usare i fiori in cucina è tornato di moda in parte per il loro valore estetico in parte per il loro sapore. Margherite, rose, viole, violette, primule, tulipani, garofani, anemoni, camomilla, acacia, calendula, lavanda, glicine, gelsomino, fior si sambuco, fior di salvia, fior di rosmarino, fior di basilico, e molti altri sono tutti fiori comestibili.
Si possono fare fritti, in insalata, o utilizzarli per preparare liquori, marmellate, canditi, come per aromatizzare pane e dolci e infine metterli nei cubetti di ghiaccio per decorare un cocktail. Sono deliziosi e sicuramente di grande effetto scenico, vale la pena di provarli in qualche occasione speciale come un compleanno o un anniversario.
E’ ovviamente importante raccoglierli su terreni non concimati con additivi chimici e lontano da fonti di inquinamento e non dal fioraio! Inoltre nella tradizione dietetica macrobiotica cibarsi di fiori in questa stagione dell’anno ha un significato importante in quanto i fiori sono l’espressione di questo momento e di clima caldo come la frutta e la verdura di stagione.
Per finire è possibile nutrirsi di fiori anche inalandoli; avete provato a passeggiare o correre dopo il tramonto, il profumo del glicine, dei tiglio, del caprifoglio e di numerose altre piante emana in modo vigoroso. E’ come se il sole avesse estratto naturalmente la loro essenza.
Non smetterò mai di ripeterlo: guardiamoci intorno e gustiamo quello che abbiamo anche vicino a casa nostra. Non rintaniamoci solo sul divano o in un locale a bere, pronti solo a lamentarci di quanto faccia caldo e di quanto siano ancora lontane le ferie.
Quando abbiamo finito di lavorare usciamo all’aria e gustiamoci i suoi profumi: è già una cura, i fiori sono una grande ricchezza e a mio parere possiedono una natura un pò magica.
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Menopausa e insonnia
L’utilizzo di ipnotici ovvero di farmaci per facilitare l’addormentamento e indurre il sonno è una pratica largamente in uso nella popolazione femminile occidentale over 50.
L’insonnia nelle donne, in particolare dopo la menopausa, è un problema estremamente diffuso e purtroppo trattato forse un pò troppo superficialmente con il semplice uso di benzodiazepine.
Con questi farmaci l’insonnia e i disturbi del sonno classici si controllano infatti brillantemente nella maggior parte dei casi, ma una volta iniziata la terapia difficilmente le pazienti riescono a sospenderne l’utilizzo continuativo.
Con il passare degli anni sembra naturale iniziare una lenta e progressiva dipendenza dall’assunzione protratta di una lista sempre più lunga di farmaci considerati in un certo modo indispensabili.
Quello che non si pensa è che l’insieme di queste sostanze si sommano nel loro aspetto metabolico soprattutto quando l’assunzione è quotidiana e protratta negli anni.
Le benzodiazepine come molti sanno sono un categoria di farmaci nota per dare una dipendenza sia fisica che psichica. Cosa significa? Significa che dopo un periodo più o meno lungo di assunzione il corpo non può più farne a meno, ovvero non è più possibile dormire o riposare tranquillamente senza assumerne. Ecco perché i medici di solito non le tolgono più, così avviene che più dell’80% delle donne ultrasettantacinquenni le assumono e le contengono nel loro elenco di farmaci.
Un vero guaio per chi ne fa uso, un vero affare per le industrie che le producono. Il ragionamento è il seguente: piuttosto che non dormire e stare male per la mancanza di sonno è meglio prendere un farmaco. Quello che non si considera è che il ragionamento fatto in questo modo è piuttosto incompleto e semplicistico.
Il fatto che la popolazione femminile over 50 sia la maggior consumatrice di questi farmaci, non può non farci pensare alla possibile correlazione tra menopausa e insonnia. E’ noto a tutti che le famose vampate nella maggior parte dei casi peggiorano la notte causando risvegli frequenti e difficoltà a riaddormentarsi. Inoltre fra i diversi disturbi della menopausa vi sono frequenti alterazioni del tono dell’umore, ansia e spesso anche solo disturbi di insonnia o della qualità del sonno.
Molte donne pensano che le vampate si debbano tenere perchè fanno parte della menopausa e quindi ci si debba convivere. Altre, spinte dal loro ginecologo, assumono farmaci estroprogestinici di sostegno ultimamente rilanciati sul mercato come salvagiovinezza e salute, e infine altre pensano che l’ansia e l’insonnia siano problemi a se stanti da trattare separatamente e distintamente.
E’ raro che il problema venga considerato nel suo insieme. Durante la menopausa non tutte le persone hanno gli stessi problemi alcune avranno più vampate, altre più insonnia e ansia, altre ancora più dolori, vertigini o cefalea o malessere generico. Il deficit di yin nella medicina cinese, produce quello che si chiama calore vuoto, responsabile delle vampate ma anche di numerosi altri disturbi come l’ansia, l’insonnia, un aumento della pressione arteriosa diastolica (la minima per capirci) e della frequenza cardiaca, vertigini e cefalea per fare un esempio o disturbi gastrici per farne un altro.
In realtà curando le vampate o altri disturbi insorti per l’appunto non proprio casualmente durante la menopausa attraverso la fitoterapia cinese, si lavora non sul sintomo e basta ma sul calore vuoto, ovvero si nutre la componente yin, di liquidi e sangue.
La diagnosi si farà con la valutazione dei sintomi, con l’ascolto dei polsi oltre che la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca che daranno informazioni preziose. Una volta individuato il quadro di calore vuoto il trattamento fitoterapico della medicina cinese lavorerà indirettamente sui diversi disturbi fisici e quindi anche sull’ insonnia, oltre che sugli altri disturbi correlati senza dover ricorrere all’uso di estroprogestinici ne di benzodiazepine.
La fitoterapia cinese, una volta ristabilito l’equilibrio alla base dei sintomi, andrà gradualmente sospesa senza diventare essa stessa un’altra forma di terapia a vita. Un miglioramento della qualità di vita senza appesantire a tempo indeterminato il nostro fegato.
In caso di assuefazione alle benzodiazepine ormai ben consolidato, è possibile sfruttare l’effetto dell’agopuntura usato non solo per smettere di assumere sostanze quali la nicotina ma efficace nel disintossicare il corpo da qualunque tipo di droga ivi compresi i farmaci. Il trattamento di agopuntura andrà eseguito con regolarità e tempo variabile a seconda del caso e del tempo di assunzione del farmaco, riducendo molto lentamente il dosaggio delle benzodiazepine fino alla loro completa eliminazione.
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La Quaresima, una terza forza per mettersi a dieta
In questo periodo assisto a un attegiamento un pò rinunciatario nei confronti del regime alimentare. Le persone sono stanche, troppo poca energia da dedicare alla limitazione del regime alimentare e alla focalizzazione mentale sul mettersi in forma.
Chi lo fa abitualmente è stufo, chi non lo fa mai aspetta ancora un pò, pensando “tanto cè tempo per la prova costume”…sbagliato! non c’è tempo e soprattutto questo è il tempo migliore per iniziare.
E allora usiamo la terza forza, la Quaresima può essere una motivazione forte e seria per un cattolico, ma anche una valida motivazione ideologica, filosofica e spirituale per molte altre correnti di pensiero. Non conta come ognuno decide di porsi in questa questione, l’importante è che la motivazione possa dare una forza in più e una marcia in più per partire in questa direzione.
Può essere un modo per iniziare a mantenere nel tempo l’attenzione sul regime alimentare corretto e i risultati arriveranno siano essi fisici e non. Non è un caso se in molte discipline esoteriche e religiose l’ordine e la dieta sono considerate importantissime, costituiscono una regola, un metodo per applicare e focalizzare l’attenzione e acquistare così maggior energia e determinazione da dedicare alla ricerca interiore.
Ma se la motivazione è unicamente legata al desiderio di perdere peso non perdetevi d’animo, sapete come si fa per avere una terza forza? Si prende la bilancia e ci si pesa! Si signori molti in questo momento fanno finta di niente e vanno avanti a testa bassa, ignorando quanti chili hanno messo su involontariamente con l’inverno. Usciamo da questo letargo..il grasso non ci serve più!
E se ancora non basta, aprite l’armadio e provate a indossare i vestiti che normalmente usate in primavera ed estate, come vi stanno e se ci entrate ancora. Guardatevi allo specchio con occhio critico come se guardaste qualcuno che si rivolge a voi per dimagrire. Non ho detto di essere spietati, ma determinati; è diverso, ognuno avrà un obiettivo diverso raggiungibile a breve e lungo termine.
Una volta ben consolidata e interiorizzata la vostra motivazione personale, la prima cosa da fare è buttare, regalare o mettere via, tutto quello che avete in casa di sfizioso e che sistematicamente vi tenta, dolci, liquori, biscotti, cioccolato e non comprarli più per un bel pò! Se avete figli e marito che vi chiedono questi prodotti, chiedete loro di fare un sforzo per voi e, statene certi, farete loro un grande favore eliminando per un periodo dalla loro dieta alcuni cibi anche se loro non vogliono dimagrire.
Per partire è fondamentale anche la complicità dei parenti che spesso ci rendono la decisione più complicata, soprattutto quando ci dicono che non dobbiamo essere fanatici, che qualche chilo in più non ci sta mica male e giù ci cucinano e comprano di tutto e di più!
Partiamo dall’eliminazione radicale di dolci, alcolici, pane e pasta. Ricordate di fare una buona colazione, un discreto pranzetto, non dimenticate gli snack a metà mattino, una mela per esempio, nel pomeriggio un’arancia e alla sera siate il più rigorosi possibile; se potete, solo verdure.
Al mattino cereali in fiocchi o soffiati naturali, fiocchi di avena, fiocchi di grano saraceno, germe di grano, riso soffiato, con latte di soia, riso o capra e un frutto. Una mela a metà mattinata.
A pranzo se desiderate solo pulirvi consiglio una ciotola di riso con verdure crude ( finocchi, carote, ravanelli, carciofi, valeriana), mentre se il desiderio è di perdere peso al riso aggiungete carne o pesce. Alla sera solo verdure cotte o un passato di verdure. Per il caffé è la stessa cosa, la sua eliminazione è indicata e raccomandata solo se volete davvero pulire il corpo.
State tranquilli non morirete di fame e non farete morire nessuno di fame, non è una dieta pericolosa, le quantità di cibo stanno alla vostra discrezione. L’ideale è fare i 40 giorni canonici ma potete farvi lo sconto e partire con più calma e moderazione.
Non dimenticate di non mortificarvi con sempre gli stessi sapori, variate e inventate qualcosa di nuovo e di gustoso per rendere i vostri piatti meno tristi. Siate orgogliosi e sereni della vostra scelta e decisione. Scoprirete che la mente, una volta liberata dal desiderio del cibo e dalle tossine degli agenti inquinanti nonchè dei cibi malsani o troppo dolci e adulterati, si rilassa, scoprirete di avere più energia e magari anche nuovi orizzonti.


Diabete e prediabete sono condizioni patologiche che sembrano essere sempre più diffuse nella popolazione moderna.
