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Archivio per: ‘Medicina generale’

L’inverno sta arrivando:raccomandazioni utili

1/12/11

Catherine Bellwald Linverno sta arrivando:raccomandazioni utili L’inverno sta arrivando è’ il motto della famiglia Stark di Grande Inverno, protagonista della serie “Il trono di spade”, una nuova serie televisiva diventata molto famosa negli States e già presente  sul web da alcuni mesi in lingua originale decisamente di grande impatto. In questa saga fantasy  basata sulle opere di Robert Martin (autore che conta una serie rimarchevole di libri scritti), l’inverno riveste un inquietante e catastrofico ruolo chiave. Secondo l’idea dell’autore  il periodo invernale non solo è estremamente rigido, ma potrebbe avere una durata  così lunga da arrivare fino a oltre 10 anni oltre che essere momento propizio per il dilagare incontrollato di esseri malvagi definiti “bruti” o “ombre bianche”.

Al di là del racconto fantasy che non nego essere una tipologia di romanzo che mi piace molto e, se ben scritta come in questo caso, un’ottima pausa relax, l’inverno sta realmente arrivando o meglio pottremmo dire “l’inverno sta montando” tanto per essere più vicini al concetto delle medicina cinese che chiama questo periodo la salita dell’inverno o Li Dong.  Già da alcune settimane il freddo ha iniziato a farsi sentire e con esso sono usciti allo scoperto un sacco di capellini, sciarpe e golf di lana col collo alto. La moda quest’anno favorisce i cappellini e le sciarpe molto alte e questo è un bene.

E’ giusto sapere quali sono i punti del corpo che è meglio proteggere con cura dal freddo. Fra le parti anatomiche di cui maggiormente dobbiamo avere cura citiamo in primis l‘addome e il rachide lombare. Entrambi vanno assolutamente riscaldati. Molto dannose sono infatti le mode con i pantaloni a vita bassa, e golf e giacche molto corte in quanto lasciano scoperta ed esposta al freddo questa importante area corporea causando lombalgie, gastroenteriti sia acute che croniche oltre che quello che i cinesi definiscono la dismenorrea da utero freddo.

Il torace e il rachide dorsale sono in realtà meno esposti ma quando il freddo è pungente e siamo vestiti in modo inadeguato come per una serata di capodanno è possibile  avere un dolore traffitivo sia anteriore che posteriore da colpo di freddo capace di mimare un attacco cardiaco e di portarvi dritti al pronto soccorso. Quindi occhio a non rovinarvi una bella serata per il gusto di indossare un bell’abito e occhio ovviamente anche ai veri cardiopatici che sono  più sensibili al freddo sul torace in grado realmente di aumentare la costrizione dei vasi coronarici.

Arriviamo alla parte più esposta al freddo del rachide: il tratto cervicale e la nuca, queste parti sono in effetti dopo i piedi e la mani, le aree dove il freddo riesce ad entrare con più facilità soprattutto se accompagnato dal vento. Per i cinesi il vento è il vettore con il quale i patogeni esterni caldo, freddo e umido riescono maggiormente ad entrare nel corpo superando le barriere naturali di difesa. Pensate a una giornata di vento e guardate come le finestre magari costruite anni fa riescono a far passare lo sporco direttamente in casa. La finestra di entrata del vento per i cinesi si trova sulla nuca in una linea immaginaria che passa da un orecchio all’altro esattamente all’attaccatura dei capelli. I cappellini e le sciarpe spesso lasciano quest’area scoperta ed è quindi importante quando fa molto freddo oppure quando dovete stare fuori a lungo, coprire con attenzione questa zona; scalda-orecchie, scalda colli molto alti, cappellini con le orecchie ribaltabili alla mongola, per intenderci; questi sono strumenti molto utili. Eventualmente anche scalda-collo termici di nuovissima generazione per coloro che hanno la parte più sensibile e delicata. La raccomandazione importante per i bambini e per tutti coloro che frequentano le palestre e le piscine è quella di uscire con i capelli molto asciutti anche se avete poco tempo e di dedicare alcuni minuti a scaldare proprio l’attacccatura dei cappelli.

Arriviamo alle parti più in periferia che sono piedi e mani; sono quelle che vanno più velocemente in ipotermia e che in caso estremo possono andare in necrosi per eccessiva vasocostrizione periferica da freddo. Guanti e scarpe calde sono indispensabili per i lunghi viaggi fuori porta e andrebbero tenuti in macchina durante la stagione invernale per qualunque evenienza e non in casa a non far niente. Anzi direi che solette e imbottiture riscaldanti e termiche possono anche essere uno splendido e poco ingombrante strumento in caso di emergenza freddo. Le scarpe calde col pelo e le calze di lana sono invece molto dannose quando tenute in ambienti superriscaldati perchè favoriscono l’insorgenza di vene varicose soprattutto nei soggetti predisposti.

Piccoli ma utili accorgimenti questi dell’abbigliamento che possono risparmiarci fastidiosi problemi e disturbi fisici nonché giorni di malattia indesiderati.

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Farmaci: troppi o troppo pochi

24/11/11

 

Questo è un bellissimo sketch del mitico Walter Chiari il cui fulcro è l’abuso di farmaci. Oggi giorno uno scherzetto come questo sarebbe inaccettabile, senza denunce a raffica da parte delle diverse case farmaceutiche dei farmaci menzionati. Sotto accusa però non sono i farmaci e i possibili effetti collaterali ben elencati sui rispettivi bugiardini bensì il loro utilizzo eccessivo e i frequenti poco controllati e nocivi cocktail farmacologici.

Ci sono soggetti che assumono un farmaco per ogni piccolo fastidio senza la pazienza di capire da cosa si genera il sintomo e quale è il suo significato. Così facendo si rischia di  trattare ogni effetto collaterale con un altro farmaco generando un circolo vizioso perverso e senza fine.

Ci sono molti pazienti che possiedono in casa delle autentiche minifarmacie dotate di qualunque sostanza farmacologica. Pertanto mi capita con il mio lavoro di avere a che fare molto spesso con pazienti del tipo opposto, ovvero pazienti che rifiutano il farmaco in senso lato anche quando necessario. Di solito si tratta di naturisti che hanno una avversione per il farmaco chimico  e sono pronti ad assumere qualsiasi sostanza naturale di solito autoprescritta o peggio si tengono le patologie; questi pazienti se possibile sono ancora più pericolosi dei precedenti in quanto rifiutano la patologia negandola e sottovalutandola. Di solito non si curano veramente affidandosi a uno o più professionisti e se lo fanno lo fanno quando sono al limite della loro sopportazione e quindi in condizioni talora ad elevato rischio.

Ritengo che la fitoterapia cinese e l’agopuntura siano ottimi strumenti terapeutici ma esistono situazioni che necessitano dell’utilizzo di specifici farmaci di nuovissima generazione:  per controllare la glicemia, per controllare l’ipertensione, per controllare uno stato di agitazione, di instabilità psichica o di  depressione del tono dell’umore e anche per controllare il dolore  e ovviamente per sfruttarne l’azione antibiotica quando necessaria. Il farmaco non va rifiutato a priori ma limitato: è un concetto completamente diverso.

Le diverse terapie possono essere sfruttate a seconda del caso e delle necessità senza schierarsi dalla parte dei naturisti estremi ne dalla parte di coloro che sono convinti che solo la terapia farmacologica è in grado di risolvere tutto e non sono in grado di farsi venire neanche un dubbio sulla possibilità di agire in modo diverso.

Catherine Bellwald Farmaci: troppi o troppo pochi

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La speranza durante la malattia

3/11/11

Catherine Bellwald   La speranza durante la malattiaSignora si rassegni suo figlio non piangerà più” è la frase che hanno detto alla mamma di un paziente uscito dal coma dopo un incidente in moto. Al paziente veniva poi detto al suo risveglio ” ci vorranno anni per tornare a camminare e non correrai mai più!”

Il paziente oggi a distanza di meno di un anno non solo piange ma cammina e corre e si allena esattamente come faceva prima dell’incidente. Certo non è lo stesso di prima, ma nessuno di noi è lo stesso di prima.

Affermare che che non c’è speranza è come affermare il suo contrario ovvero che non ci sono problemi, in entrambi i casi sono posizioni troppo rigide e la  verità è che a noi medici non è dato di sapere come andranno le cose, non siamo maghi ne veggenti, non sappiamo se una situazione che sta migliorando continuerà a migliorare oppure se, viceversa, una situazione che sembra stazionaria non possa iniziare a migliorare.

Possiamo grazie alle conoscenze e alla nostra esperienza considerare i fattori favorevoli e sfavorevoli per il recupero e spiegarli al paziente con calma senza assicurare un miglioramento ma senza fare l’esatto contrario ovvero negandolo in senso assoluto come un dato certo. La medicina non è una scienza perfetta e tanto meno certa; ogni individuo risponde in modo del tutto individuale.

La classe medica per eccellenza si glorifica del non voler dare al paziente false speranze e punta spesso il dito contro coloro che si pongono in modo diverso e con maggior speranza nei confronti di una  patologia indipendentemente dalla gravità. Quel che succede in ambiente sanitario è  spesso che si eccede nello sparare sentenze drastiche piuttosto che il contrario.

E’ diverso dire “non lo farai mai più, scordatelo” e dire “la situazione è grave, non so davvero fino a che punto potremmo recuperare” e ancora  dire ”finirai in carrozzella”  piuttosto che affermare “se non ti curi o non prendi la cosa seriamente, potresti peggiorare in modo anche severo“. Frasi come “se lo deve tenere”  e “non c’è niente da fare” sono all’ordine del giorno in medicina.

L’idea che mi sono sempre fatta a questo riguardo è quella di pensare che sono proprio i medici ad avere maggiormente paura delle malattie e con questi atteggiamenti di superiorità quasi gelida e distaccata esorcizzano la loro paura e la paura delle responsabilità. Questo giustificherebbe come mai il comportamento di “ammazza speranza” è così diffuso in alcuni ambienti come le unità intensive o la rianimazione.

In effetti la responsabilità di fare o dire la cosa giusta al momento giusto è talora pesante e non basta dare il farmaco o consigliare l’intervento o la visita specialistica per avere in cura una persona nella sua interezza. Ci sono tempi da rispettare e bisogna saper ascoltare le problematiche fisiche, chimiche, psichiche e sociali di quella specifica persona e non è affatto semplice!

Credo che si possano dare informazioni anche gravi senza essere cinici e senza calcare la  mano. E’ possibile dire a un paziente che è affetto da una malattia grave come una neoplasia maligna senza sotterrarlo sotto la nostra paura pur sapendo che già da solo lo starà facendo.

Nello stesso modo aprire una speranza terapeutica soprattutto per malattie meno gravi ma croniche come le frequenti algie articolari su base artrosica è sacrosanto. Sono tantissimi i pazienti che arrivano all’agopuntura convinti di non poter fare niente e ai quali non sembra possibile essere migliorati così tanto solo perchè  ormai si erano convinti di non potersi più liberare dal loro problema o dolore.

Credo fermamente che la speranza non debba mai e poi mai essere tolta, fino alla fine. Ovvero fino a quando non ci si trova faccia a faccia con la morte, a questo punto il lavoro è completamente diverso; si tratta di aiutare l’intero nucleo famigliare ad accettare questo inevitabile distacco.

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La festa dei morti.

31/10/11

Catherine Bellwald La festa dei morti.Festeggiare i morti non credo significhi solamente ricordare e porgere gli omaggi ai nostri cari defunti. Credo che festeggiare i morti possa essere un occasione per avvicinarsi a questo mistero: la morte. In tutte le culture antiche e moderne la morte è e resta il più grande mistero irrisolto e da tutti temuto.

Per alcuni la fine di tutto, per altri di un’esistenza terrena, di un percorso, di un ciclo, comunque la fine di qualcosa alla quale teniamo tutti molto: la nostra vita fisica, la nostra pellaccia!

Un momento per pensare che non esiste conto in banca, rango sociale, amicizia altolocata che ci raccomandi, ne interventi chirurgici o farmaci in grado di sottrarci alla morte quando essa ci chiama.  Accompagnare dolcemente alla morte i pazienti terminali è  diventata una branca della moderna medicina. Nei migliori  hospices l’intero nucleo famigliare viene preso in considerazione e sostenuto nel percorso di distacco.

Le attenzione al confort fisico e psichico del paziente sono innumerevoli, dalla musica alla possibilità di prendere del sole sulla terrazza. E ovviamente  avere vicino i propri cari anche tutta la notte, non come profughi ma comodamente sistemati su appositi divanoletti, con piccole cucine per prepararsi un tè o una tisana al bisogno. La possibilità di avere cure mediche continuative 24 ore su 24 e la sensazione di essere a casa.

Per i parenti più stretti è una vera medicina dell’anima oltre che delle loro schiene. La patologia definita terminale ovvero senza più speranza di recupero è difficile da accettare sia per il paziente che per i famigliari e spesso rende ancora più complessi i rapporti interpersonali. Inoltre la cura di una persona in questa fase, quando interamente a carico di un singolo famigliare o di una famiglia non è da tutti realizzabile. Non tutti hanno la forza, la capacità e la possibilità di sostenerla in quanto è un lavoro pesantissimo e talora anche devastante per i parenti che se ne occupano.

La presenza di personale medico qualificato e degli infermieri diventa un modo efficace di sistemare al meglio alcuni problemi logistici, permettendo a tutti di essere se stessi e facilitando la creazione di un’atmosfera di comunione. Nel libro “Un modo di morire ” edito alla fine degli anni ’80, venivano descritte molto bene le qualità terapeutiche del nascente concetto di hospices.

Posso inoltre affermare che tutte le volte che  sono entrata in un hospice sia per lavoro che per visita, sono rimasta affascinata. Ritengo siano strutture sanitarie di eccellenza dove il rispetto altrui ha la precedenza sulla prepotenza e l’ascolto è sovrano. L’accettazione della morte da parte di tutti; medici, infermieri, famigliari e pazienti si percepisce molto bene e diventa essa stessa la cura.

E’  interesante analizzare come sempre più il cinema e la televisione siano farciti di film sui morti viventi altrimenti chiamati zombi e di quanto crescente interesse sia rivolto ai tavoli autoptici nell’ultimo decennio. La morte e la paura della morte vengono comunemente esorcizzati e il fenomeno di Halloween ne è un altro esempio.

Ritengo che conoscere e accettare gli hospices sia un  modo certamente diverso ma utile per provare a fare pace con quest’ospite indesiderato che è la morte.

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Il diabete e la frutta

11/7/11

Catherine Bellwald Il diabete e la fruttaDiabete e prediabete sono condizioni patologiche che sembrano essere sempre più diffuse nella popolazione moderna.

Questa patologia è considerata quella a maggior incremento rispetto alle altre; il sempre più largo utilizzo di farine, latticini e zucchero da parte dell’industria alimentare sembra per molti la causa più accreditata per spiegare questa tendenza.

Si ritiene che  la lavorazione industriale di queste sostanze alimentari le abbia da un lato rese più a buon mercato e dall’altro più aggressive nei confronti del metabolismo degli zuccheri. Inoltre cibi come pane, pasta, cereali, dolciumi e pasticci vari si mangiano in modo  sempre più frequente e continuativo.

Difficile che una persona si porti una mela, una carota e la frutta di stagione che preferisce, sarà più facile fermarsi al bar e cadere su bibite e gelati freschi.

Anche se i carboidrati sono alla base della piramide alimentare e il glucosio la fonte primaria di energia per tutto il corpo, si presuppone che sia il modo in cui vengono confezionate queste sostanze e lo stile di vita ad essere sostanzialmente cambiati. Una volta il movimento e gli sforzi fisici, ad eccezione di pochi casi, erano di gran lunga maggiori, il consumo immediato di glucosio era  sicuramente superiore oltre che di natura diversa.

Ma partiamo questa volta dall’aspetto biochimico del metabolismo del glucosio, abbiamo già visto che qualunque sostanza ingerita e digerita può essere convertita in zucchero dal nostro corpo per esser utilizzata come fonte di energia. Ma chi e cosa decide dove stoccare l’eccesso di cibo e come avviene l’utilizzo del glucosio introdotto per via alimentare?

Facciamo un passo indietro, il cibo arriva nello stomaco già mischiato agli enzimi salivari che iniziano un processo di digestione degli zuccheri complessi, che prosegue nello stomaco e nell’intestino tenue ad opera degli enzimi pancreatici. Il pancreas è un organo poco conosciuto rispetto al fegato con il quale condivide un’asimmetria e la zona chiamata ipocondrica ovvero sotto il costato rispettivamente a destra per il fegato e a sinistra per il pancreas.

Il pancreas produce enzimi per digerire i carboidrati (o zuccheri complessi), le proteine e i grassi insomma tutti tre i tipi di alimenti possibili. La bile prodotta dal fegato aiuta con i suoi sali a emulsionare i grassi rendendoli più facilemnte aggredibili dagli enzimi pancreatici. Questa è la cosiddetta funzione  esocrina della ghiandola pancreas ovvero quella parte di ghiandola che secerne il suo secreto all’interno di un dotto di una precisa area corporea.  Ma il pancreas è una doppia ghiandola esocrina e endocrina, la sua parte endocrina produce  due ormoni, l’insulina e il glucagone, che immette direttamente nel torrente ematico.

La produzione di insulina e di glucagone  è affidata alle isole di Langerhans che rispondono direttamente ai livelli di glicemia registrati nel sangue. Tanto glucosio  produce insulina, poco glucosio produce il glucagone. L’insulina consente alle cellule di utilizzare il glucosio come fonte di energia e di stoccare il glucosio in eccesso nel fegato sotto forma di glicogeno e successivamente sotto forma di grasso come riserva.

Se l’insulina non è prodotta in sufficienza lo zucchero non può essere utilizzato e resta libero nel sangue  producendo danni legati al fatto che si lega in modo permanente con numerose proteine come l’emoglobina e altera la permeabilità dei vasi sanguigni con le conseguenti patologie vascolari note. Il corpo, non usando a sufficienza il suo carburante, si trova in una condizione di deficit energetico e di fame di zuccheri che non fa che peggiorare la situazione in quanto il soggetto sarà portato a mangiare proprio le sostanze che gli sono più dannose.

Tutto chiaro fino ad ora. Recentemente diversi studi scientifici hanno evidenziato che un corretto regime dietetico controllato prolungato per 6 mesi è in grado di migliorare in modo soddisfacente i pazienti diabetici e far regredire completamente i pazienti affetti da sindrome metabolica e prediabete.

Il corretto regime alimentare è stato molto discusso, la dieta con riduzione al minimo dell’apporto di  carboidrati è la prima a essere considerata, la limitazione dei picchi di glicemia e quindi della ipersollecitazione pancreatica è stata lungamente e scientificamente adottata nella dieta  Zona che consente di mantenere un regime dietetico controllato e equilibrato nel tempo senza rinunciare totalmente ai carboidrati ma limitandoli in quantità e qualità.

La frutta come zucchero semplice quindi con alto picco glicemico veniva una volta sconsigliata a favore di zuccheri complessi, come il pane e la pasta per capirci, oggi si tende a rivalutare questa considerazione e la frutta è nuovamente considerata nella dieta dei diabetici magari associata ad altri cibi.

Nella medicina cinese il sapore dolce è collegato all’organo milza elemento terra, controllata nella legge dei cinque elementi dall’elemento legno. Il legno controlla la terra, tutti sanno che piantare alberi sul margine di un argine ne rafforza la tenuta.  Pochi sanno invece che il sapore acido controlla il sapore dolce, attingendo dalla stessa legge. In Cina qualunque medico consiglia l’assunzione di un lime a digiuno a tutti i diabetici; sono stati fatti alcuni lavori scientifici in merito a questo semplice metodo alimentare per limitare la glicemia

La frutta è un dolce acido, ovvero è ricca di fruttosio e saccarosio e acidi di frutta vari, secondo questo semplice principio diventa  il miglior modo di assumere zuccheri controllandone gli effetti nocivi.

In estate la frutta è un modo per alimentarsi in modo fresco e contemporaneamente consente di idratarsi per la ricca quantità di acqua e minerali.  La frutta poi quando coltivata come Dio comanda è una delizia per il palato e per gli occhi,  solo a guardarla dovrebbe venire la voglia di mangiarla.

Sempre che non siate troppo intossicati per sentirne il richiamo!

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Il potere terapeutico degli animali

27/6/11

Catherine Bellwald Il potere terapeutico degli animaliE’ ormai riconosciuto da numerosi eminenti psicologi che un animale domestico è in grado di sanare una ferita o una  sofferenza sentimentale anche profonda tanto quanto una medicina.

Una malattia, un lutto in famiglia, un divorzio, i figli che se ne vanno sono tutte possibili situazioni che possono beneficiare del potere terapeutico degli animali.

All’animale domestico nella maggior parte di questi casi viene attribuito un significato emotivo molto importante e l’animale non è mai al di sotto delle nostre aspettative.

In lui si cerca e si da amore e affetto e da lui si riceve sempre una quantità di affetto e amore incalcolabile perchè moltiplicata dalla soddisfazione intima e profonda di essere importanti e desiderati. Non importano le spese del veterinario, della toilettatura e della sua alimentazione e neanche gli sforzi per portarlo fuori. Lui è  più importante di molte altre persone che ci girano intorno.

Un animale acquistato per caso  o per gioco o per curiosità al quale non vien data importanza e nessun carico emozionale passa invece la sua esistenza nella più totale e insignificante indifferenza da parte del suo padrone. Un cane che sostituisce un cane molto importante non sarà mai un grande cane perchè a lui non ci si affezionerà mai abbastanza.  Sono i cosiddetti cani tappa buchi.

I veri cani o gatti o altri animali domestici, quelli ai quali un uomo si lega a doppia mandata, sono quelli che arrivano in un particolare momento della vita e che fanno come da serbatoio del nostro emotivo.

In un certo senso in loro si riversa qualcosa che poi è possibile vedere e ritrovare come guardandosi allo specchio, la loro presenza è una consolazione, una sicurezza e come un nutrimento emozionale talora molto importante per superare alcuni momenti difficili della vita.

Avere un animale domestico permette di  esprimere la nostra tenerezza, permette di non sentirsi soli  ed è utilissimo nella fase dello sviluppo, soprattutto se ci sono state delle sofferenze famigliari; prendersi cura di un altro essere è un modo per diventare più responsabili e permette ai ragazzi di crescere e diventare più maturi e forti emotivamente.

L’animale domestico poi è davvero insostituibile nella terza età, alcune case di cura  si stanno attrezzando per consentire ad alcuni animali randagi di essere addottati,  per gli anziani è un modo per non sentirsi soli e essere meno rigidi e cinici. Si tratta di  una medicina potentemente antidepressiva, forse anche un modo per sentirsi più collegati alla natura e quindi armonici.

Una cosa è certa; lavorare con cani, gatti e animali domestici è diventato negli ultimi anni un autentico business,   la solidarietà e le attenzioni per gli animali superano in molti casi quelle per gli essere umani e per se stessi, si può sopportare una cefalea per anni senza decidersi a curarla seriamente ma se il cane starnutisce si corre dal veterinario! Ci sarebbe da ragionarci sopra. Meglio comunque così che nelle tasche delle case farmaceutiche sempre pronte a trovare pillole della felicità da assumere vita natural durante.

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Patologie da aria condizionata: come difendersi

2/6/11

Catherine Bellwald Patologie da aria condizionata: come difendersiIl caldo è arrivato! ci siamo! I grandi consumatori di aria condizionata l’hanno certamente già accesa e messa in funzione, in macchina, in casa o in ufficio. La loro è una dipendenza non aspettano di avere veramente caldo ma ai primi caldi, trac accendono il condizionatore a manetta!

Molte raccomandazioni quindi a tutte le persone che sono normalmente sensibili al colpi d’aria o che sudano facilmente; l’aria condizionata  può portare facili raffreddamenti imprevisti con frequenti comparse di algie muscolari, sinusiti, bronchiti, otiti o gastroenteriti. Non fatevi sorprendere, portate sempre con voi una sciarpa e una felpa di cotone soprattutto se dovete frequentare negozi, uffici e mezzi  di trasporto pubblici.

Il problema però non è solamente il colpo di freddo improvviso su una pelle con tutti i pori dilatati dal caldo che ne facilita quindi l’entrata ma anche la possibile contaminazione da parte di batteri, virus, funghi, polveri e pollini  presenti sui filtri del condizionatore.

Si raccomanda  quindi molta attenzione e rigore nella pulizia e sterilizzazione regolare dei filtri dell’aria condizionata  prima dell’utilizzo dell’ impianto. Alcuni specialisti sostengono che il loro utilizzo indiscriminato possa influire sull’aumento delle allergie respiratorie oltre che portare infezioni dell’albero respiratorio, talora anche severe, con vere e proprie polmoniti acute decisamente  da non sottovalutare anche in questa stagione.

E’ rimasta storica e famosa l’infezione che colpì un gruppo di reduci di guerra durante un loro ritrovo. Al batterio responsabile dell’epidemia  venne dato il nome di Legionella (da qui il nome della patologia, detta infatti anche “Morbo del Legionario“). Questo evento, che risale ormai al 1976,  mise in ginocchio più del 10% dei partecipanti alla conferenza con una polmonite acuta e fu responsabile della morte di 34 persone.

Il rischio di contrarre un’infezione da un condizionatore non adeguatamente trattato  è quindi una situazione non scevra di pericoli anche gravi soprattutto per soggetti anziani e piccoli e per tutti i soggetti che sono sotto terapia farmacologica oppure affetti da altre patologie croniche.

E’ quindi raccomandabile quando possibile non dimenticare di eseguire una corretta  pulizia del proprio impianto  di casa e del proprio veicolo oltre che richiedere la pulizia dell’impianto del luogo di lavoro. In casi sospetti o se vi sembra di sentire attraverso le narici un’infiammazione particolare con irritazione delle mucose, potete ricorrere al comodo e nuovo utilizzo di filtri nasali acquistabili in qualunque farmacia.

Questi piccoli filtri di tre taglie diverse a seconda dell’anatomia del nostro naso si infilano nelle narici e non sono praticamente visibili dall’esterno. Possono fermare polveri, pollini e batteri. Il loro impiego per momenti particolari è una valida ideea per i viaggi in aereo o in autobus e in tutte quelle circostanze a elevato rischio.

In particolare se siete allergici a specifiche polveri o pollini e se dovete per turismo stare molto all’aria aperta o se dovete visitare una città a piedi ad elevato tasso di inquinamento come quelle indiane o cinesi o giapponesi non esitate a provarli.

Comprateli e metteteli in borsetta, un gesto semplice e banale che potrebbe salvarvi  le vacanze e  conservare la salute del vostro albero respiratorio.

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Il potere terapeutico dei fiori

30/5/11

Catherine Bellwald Il potere terapeutico dei fioriil potere terapeutico dei fiori non sta solo nella loro bellezza e intrinseca armonia che li rende adatti come  regalo e decorazione in ogni momento e in ogni occasione. I fiori hanno  potere terapeutico intrinseco ovvero legato alle loro caratterische  chimiche.

La fitoterapia cinese  utilizza tutte le diverse parti delle piante, gemme, semi, radici, rami, foglie, bulbi, polline, corteccia, frutti e ovviamente anche  moltissimi  fiori per le loro importanti proprietà terapeutiche.

I prodotti terminano tutti con Hua che significa fiore. Fra i più  conosciuti citiamo: Flos Magnoliae Houpo Hua, Flos Carthami Hong Hua, Flos di Lonicerae Jin Yin Hua, Flos Crhysanthemi Ju Hua, Flos Inulae Xuan Fu Hua, Flos Prunellae Xia Ku Hua, flos crocus Zhang Hong Hua, Flos Pueraria Ge hua, flos imperatae Bai Mao hua, flos Sophorae Huai Hua.

Ognuno di questi rimedi ha un’azione specifica ma non voglio tediarvi con una lista di azioni, vi parlerò solamente del fiore di crisantemo  usato comunemente in estate anche a scopo preventivo per limitare i colpi di calore. In Cina bustine di crisantemi si trovano comunemente in tutti i supermercati da usare come fosse una tisana. In dosaggi più elevati la sua azione è quella di disperdere il vento caldo  usato in particolare come rimedio per curare le congiuntiviti, gli eczemi e le sinusiti allergiche da calore esterno.

Quello che è importante sapere dalla medicina cinese è che agisce prevalentemente sulla materia ovvero sul disturbo o sulla costituzione fisica; è per questo che  servono, per disturbi di un certo rilievo, quantità importanti del rimedio perchè questo agisca con efficacia ed è per questo che i suoi effetti, quando il rimedio è prescritto a dovere, sono velocissimi anche dopo la prima assunzione.

Per tornare semplicemente ai fiori più conosciuti e comuni, ricordiamoci che sono molti, e non solo il fior di zucca, ad essere comestibili e utilizzabili  in cucina.  Si ritiene che fosse una abitudine comune nel medioevo e in alcune tradizioni orientali quella di cibarsi di fiori.  Oggi usare i fiori in cucina è tornato di moda in parte per il loro valore estetico in parte per il loro sapore. Margherite, rose, viole, violette, primule, tulipani, garofani, anemoni,  camomilla, acacia, calendula,  lavanda, glicine,  gelsomino, fior si sambuco, fior di salvia, fior di rosmarino, fior di basilico, e molti altri sono tutti fiori comestibili.

Si possono fare fritti, in insalata, o utilizzarli per preparare liquori, marmellate, canditi, come per aromatizzare pane e dolci e infine metterli nei cubetti di ghiaccio per decorare un cocktail. Sono deliziosi e sicuramente di grande effetto scenico, vale la pena di provarli in qualche occasione speciale come un compleanno o un anniversario.

E’ ovviamente importante raccoglierli su terreni non concimati con additivi chimici e lontano da fonti di inquinamento e non dal fioraio! Inoltre nella tradizione dietetica macrobiotica cibarsi di fiori in questa stagione dell’anno ha un significato importante in quanto i fiori sono l’espressione di questo momento e di clima caldo come la frutta e la verdura di stagione.

Per finire è possibile nutrirsi di fiori anche inalandoli; avete provato a passeggiare o correre dopo il tramonto, il profumo del glicine, dei tiglio, del caprifoglio e di numerose altre piante emana in modo vigoroso. E’ come se il sole avesse estratto naturalmente la loro essenza.

Non smetterò mai di ripeterlo: guardiamoci intorno e gustiamo quello che abbiamo anche vicino a casa nostra. Non rintaniamoci solo sul divano o in un locale a bere, pronti solo a lamentarci  di quanto faccia caldo e di quanto siano ancora lontane le ferie.

Quando abbiamo finito di lavorare usciamo all’aria e gustiamoci i suoi profumi: è già una cura, i fiori sono una grande ricchezza e a mio parere possiedono una natura un pò magica.

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Menopausa e insonnia

14/4/11

Catherine Bellwald Menopausa e insonniaL’utilizzo di ipnotici ovvero di farmaci per facilitare l’addormentamento e indurre il sonno è una pratica largamente in uso nella popolazione femminile occidentale over 50.

L’insonnia nelle donne, in particolare dopo la menopausa, è un problema estremamente diffuso e purtroppo trattato forse un pò troppo superficialmente con il semplice uso di benzodiazepine.

Con questi farmaci l’insonnia e i disturbi del sonno classici si controllano infatti brillantemente nella maggior parte dei casi,  ma una volta iniziata la terapia difficilmente  le pazienti riescono a sospenderne l’utilizzo continuativo.

Con il passare degli anni sembra naturale iniziare una lenta e progressiva dipendenza dall’assunzione protratta di una lista sempre più lunga di farmaci considerati in un certo modo indispensabili.

Quello che non si pensa è che l’insieme di queste sostanze  si sommano nel loro aspetto metabolico soprattutto quando l’assunzione è quotidiana e protratta negli anni.

Le benzodiazepine come molti sanno sono un categoria di farmaci nota per dare una dipendenza  sia fisica che psichica. Cosa significa? Significa che dopo un periodo più o meno lungo di assunzione il corpo non può più farne a meno, ovvero non è più possibile dormire o riposare tranquillamente  senza assumerne. Ecco perché i medici di solito non le tolgono più, così avviene che più dell’80% delle donne ultrasettantacinquenni le assumono e le contengono nel loro elenco di farmaci.

Un vero guaio per chi ne fa uso, un vero affare per le industrie che le producono. Il ragionamento è il seguente: piuttosto che non dormire e stare male per la mancanza di sonno è meglio prendere un farmaco. Quello che non si considera è che il ragionamento fatto in questo modo è piuttosto incompleto e semplicistico.

Il fatto che la popolazione femminile over 50 sia la  maggior consumatrice di questi farmaci, non può non farci pensare alla possibile correlazione tra menopausa e insonnia. E’ noto a tutti che le famose vampate nella maggior parte dei casi peggiorano la notte causando risvegli frequenti e difficoltà a riaddormentarsi. Inoltre fra i diversi disturbi della menopausa vi sono frequenti alterazioni del tono dell’umore, ansia e spesso anche solo disturbi di insonnia o della qualità del sonno.

Molte donne pensano che le vampate si debbano tenere perchè fanno parte della menopausa e quindi ci si debba convivere. Altre, spinte dal loro ginecologo, assumono farmaci estroprogestinici di sostegno ultimamente rilanciati sul mercato come salvagiovinezza e salute, e infine altre pensano che l’ansia e l’insonnia siano problemi  a se stanti da trattare separatamente e distintamente.

E’ raro che il problema venga considerato nel suo insieme. Durante la menopausa non tutte le persone hanno gli stessi problemi alcune avranno più vampate, altre più insonnia e ansia, altre ancora più dolori, vertigini o cefalea o malessere generico. Il deficit di yin  nella medicina cinese, produce quello che si chiama calore vuoto, responsabile delle vampate ma anche di numerosi altri disturbi come l’ansia, l’insonnia, un aumento della pressione arteriosa  diastolica (la minima per capirci) e della frequenza cardiaca, vertigini e cefalea per fare un esempio o disturbi gastrici per farne un altro.

In realtà curando  le vampate  o altri disturbi insorti per l’appunto non proprio casualmente durante la menopausa attraverso la fitoterapia cinese, si lavora non sul sintomo e basta ma sul calore vuoto, ovvero si nutre la componente yin, di liquidi e sangue.

La diagnosi si farà con la valutazione dei sintomi, con l’ascolto dei polsi oltre che la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca che daranno informazioni  preziose. Una volta individuato il quadro di calore vuoto il trattamento fitoterapico della medicina cinese  lavorerà indirettamente sui diversi disturbi fisici e quindi anche sull’ insonnia, oltre che sugli altri disturbi correlati senza dover ricorrere all’uso di estroprogestinici ne di benzodiazepine.

La fitoterapia cinese, una volta ristabilito l’equilibrio alla base dei sintomi, andrà gradualmente sospesa senza diventare essa stessa un’altra forma di  terapia a vita. Un miglioramento della qualità di vita senza appesantire  a tempo indeterminato il nostro fegato.

In caso di assuefazione alle benzodiazepine ormai ben consolidato, è possibile sfruttare l’effetto dell’agopuntura usato non solo per smettere di assumere sostanze quali la nicotina ma efficace nel disintossicare il corpo da qualunque tipo di droga ivi compresi i farmaci. Il trattamento di agopuntura andrà eseguito con regolarità e tempo variabile a seconda del caso e del tempo di assunzione del farmaco, riducendo molto lentamente il dosaggio delle benzodiazepine  fino alla loro completa eliminazione.

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La Quaresima, una terza forza per mettersi a dieta

10/3/11

Catherine Bellwald La Quaresima, una terza forza per mettersi a dietaIn questo periodo  assisto a un attegiamento un pò rinunciatario nei confronti del regime alimentare. Le persone sono stanche, troppo poca energia da dedicare alla limitazione del regime alimentare e alla focalizzazione mentale sul mettersi in forma.

Chi lo fa abitualmente è stufo, chi non lo fa mai aspetta ancora un pò, pensando “tanto cè tempo per la prova costume”…sbagliato! non c’è tempo e soprattutto questo è il tempo migliore per iniziare.

E allora usiamo la terza forza, la Quaresima può essere una motivazione forte e seria per un cattolico, ma anche una valida motivazione ideologica,  filosofica e spirituale per molte altre correnti di pensiero. Non conta come ognuno decide di  porsi in questa questione, l’importante è che la motivazione  possa dare una forza in più e una marcia in più per partire in questa direzione.

Può essere un modo per  iniziare a mantenere nel tempo l’attenzione sul regime alimentare corretto e i risultati arriveranno siano essi fisici e non. Non è un caso se in molte discipline esoteriche e religiose l’ordine e la dieta sono considerate importantissime, costituiscono una regola, un metodo per applicare e focalizzare l’attenzione e acquistare così maggior energia e determinazione da dedicare alla ricerca interiore.

Ma se la motivazione è unicamente  legata al desiderio di perdere peso non perdetevi d’animo, sapete come si fa per avere una terza forza? Si prende la bilancia e ci si pesa! Si signori molti in questo momento fanno finta di niente e vanno avanti a testa bassa, ignorando quanti chili hanno messo su involontariamente con l’inverno. Usciamo da questo letargo..il grasso non ci serve più!

E se ancora non basta, aprite l’armadio e provate a indossare i vestiti che normalmente usate in primavera ed estate, come vi stanno e se ci entrate ancora. Guardatevi allo specchio con occhio critico come se guardaste qualcuno che si rivolge a voi per dimagrire. Non ho detto di essere spietati, ma determinati; è diverso, ognuno avrà un obiettivo diverso raggiungibile a breve e lungo termine.

Una volta ben consolidata e interiorizzata la vostra motivazione personale, la prima cosa da fare è buttare, regalare o mettere via, tutto quello che avete in casa di sfizioso e che sistematicamente vi tenta, dolci, liquori, biscotti, cioccolato e non comprarli più per un bel pò! Se avete figli e marito che vi chiedono questi prodotti, chiedete loro di fare un sforzo per voi e, statene certi, farete loro un grande favore eliminando per un periodo dalla loro dieta alcuni cibi anche se  loro non vogliono dimagrire.

Per partire è fondamentale anche la complicità dei parenti che spesso ci rendono la decisione più complicata, soprattutto quando ci dicono che non dobbiamo essere fanatici, che qualche chilo in più non ci sta mica male e giù ci cucinano e comprano di tutto e di più!

Partiamo dall’eliminazione radicale di dolci,  alcolici,  pane e  pasta. Ricordate di fare una buona colazione, un discreto pranzetto, non dimenticate gli snack a metà mattino, una mela per esempio, nel pomeriggio un’arancia e alla sera siate il più rigorosi possibile;  se potete,  solo verdure.

Al mattino cereali in fiocchi o soffiati naturali, fiocchi di avena, fiocchi di grano saraceno, germe di grano, riso soffiato, con latte di soia, riso o capra e un frutto. Una mela a metà mattinata.

A pranzo se desiderate solo pulirvi consiglio una ciotola di riso con verdure crude ( finocchi, carote, ravanelli, carciofi, valeriana), mentre se il desiderio è di perdere peso al riso aggiungete carne o pesce. Alla sera solo verdure cotte o un passato di verdure. Per il caffé è la stessa cosa, la sua eliminazione è indicata e raccomandata solo se volete davvero pulire il corpo.

State tranquilli non morirete di fame e non farete morire nessuno di fame, non è una dieta pericolosa, le quantità di cibo stanno alla vostra discrezione. L’ideale è fare i 40 giorni canonici ma potete farvi lo sconto e partire con più calma e moderazione.

Non dimenticate di non mortificarvi con sempre gli stessi sapori, variate e inventate   qualcosa di nuovo e di gustoso per rendere i  vostri piatti meno tristi. Siate orgogliosi e sereni della vostra scelta e decisione. Scoprirete che la mente, una volta liberata dal desiderio del cibo e dalle tossine degli agenti inquinanti nonchè dei cibi malsani o troppo dolci e adulterati, si rilassa, scoprirete di avere più energia  e magari anche nuovi orizzonti.



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Ricette per mangiar sano: insalata di cereali e verdure crude

28/2/11

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: insalata di cereali e verdure crudeIn questa stagione è difficile scegliere le verdure per non cadere nella monotonia  del cucinare sempre le stesse cose, ” uffa che barba” direbbe la Mondaini!

Fino ad ora ho sempre consigliato di favorire le verdure cotte, per non raffreddare troppo il corpo durante la stagione invernale, quindi zucchine, zucca, asparagi, spinaci, broccoletti e broccoli magari spolverati con alcune spezie per stimolarne il sapore e riscaldarle ulteriormente.

Questi sapori però a lungo andare ci hanno un pò stufati.

In questo il momento stagionale possiamo  iniziare a introdurre e aumentare l’assunzione di verdure crude per pulire il nostro organismo dalle scorpacciate dell’inverno.

Carote, ravanelli, finocchi, rape, cavolo cappuccio, insalata belga o soncino, pomodori, germogli di soia, peperone, cuori di carciofo, puntarelle. Sono tutti ingredienti  ideali per fare un’ottima insalata di cereali.

Le quantità di verdure potranno essere più o meno abbondanti rispetto ai cereali, in media consiglio circa la metà del piatto complessivo. I cereali che più si prestano sono il riso e il farro ma potete usare anche il miglio, la quinoa o il couscous; però i chicchi sono più piccoli e danno meno soddisfazione. Del riso abbiamo già parlato per la sua elevata digeribilità e la sua assenza di glutine. Il farro è un altro grande cereale che si presta molto bene a questo tipo di “primo piatto insalata” ma essendo più fibroso può dare fastidio agli intestini più delicati.

Si ritiene che il farro sia uno dei cereali più antichi come coltivazioni, il fatto che si separi a fatica dall’involucro esterno lo ha escluso dalla raffinazione e dalla coltivazione intensiva. Oggi viene fortemente rivalutato, contiene glutine come il grano ma il farro è considerato più ricco di proteine,  in particolare dell’aminoacido essenziale metionina. Inoltre dal punto di vista dietetico il farro è considerato uno dei cereali più ipocalorici e ipoallergenico con effetto protettivo sull’intestino.

Potete usare le diverse verdure  singolarmente, le carote grattate per esempio e aggiungerle ai cereali in chicco, oppure potete fare un misto di verdure che consiglio di  tagliare finemente e condire con un buon olio di oliva, limone, sale e pepe, profumi se possibile freschi, a seconda dei gusti.

Il mischiare  le verdure fresche finemente tagliate con i cereali ci permette diversi vantaggi. Il primo è quello di  mangiare le verdure crude senza raffreddarci troppo, queste ultime infatti sono conservate in frigorifero e sono di solito fredde. Mischiate al farro o riso appena fatto la temperatura dei due ingredienti si stempererà ottenendo un piatto leggermente tiepido. Se preferite potete far saltare il tutto in padella o pentola tipo wok per pochissimi minuti; è un altra soluzione, un po’ più cinese ma valida.

Il secondo vantaggio è quello di limitare l’assunzione di  proteine animali che ben si sposano con l’insalata, vedi formaggi e carne e  del tanto amato pane per riempirci lo stomaco. Riusciamo in questa maniera a saziarci mantenendo un regime alimentare molto semplice e pulito, evitando di avere fame dopo  meno di due ore dal pasto principale, il che equivale a ridurre le tentazioni di saltare sul primo cibo spazzatura a portata di bocca.

Il mio consiglio è quello di usare  le verdure singolarmente in modo da variare i piatti e mangiare ogni giorno un piatto diverso a  vostro piacere. Consiglio sempre verdure biologiche e una certa attenzione all’estetica del piatto evitando di fare un pastone ma decorandolo per esempio modo elegante. Il cereale può essere messo in una formina e decorato con le verdure, oppure prima mischiato e condito e  poi messo in una formina o nel piatto.

Iniziate con il soncino e il farro; è molto semplice come preparazione e il sapore è delizioso, potete aggiungere anche qualche noce e pò di aceto balsamico, se vi va.

Per fare un altro esempio, provate anche con i germogli di soia in padella ad ammorbidirsi per alcuni minuti, aggiungete il riso bollito e condite.

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Osteoporosi e fratture spontanee

17/2/11

Catherine Bellwald Osteoporosi e fratture spontaneeMolti autori considerano l’osteoporosi come un evento fisiologioco di demineralizzazione ossea collegato con l’età, trasfomato in una franca patologia per motivi di business.

Anche alcuni esami specifici come la MOC (minelalometria ossea computerizzata) sono stati considerati spesso tarati in modo esagerato.

Se da un lato questo può anche essere stato parzialmente vero, è da considerare che le osteoporosi lievi, medie e gravi esistono, e colpiscono una fetta sempre più estesa della popolazione adulta e anziana dei paesi  industrializzati.

Quali siano le reali cause di questo incremento epidemiologico, se l’innalzamento della mortalità, la possibilità di eseguire i test di screening specifici, fattori quali razza e costituzione, alimentazione, condizioni climatiche e abitudini di vita, non ci è ancora dato di saperlo con certezza.

Una cosa però è certa; i pazienti trattati con terapia cortisonica e antiacida a lungo termine  ne sono particolarmente colpiti.

L’osteoporosi  non è dolorosa ne sintomatica ovvero da segno di sè solo quando è veramente severa. Si considera che la possibile causa del dolore in fase avanzata sia nelle micro fratture. Un’altra problematica è  data dalla facilità di insorgenza di fratture che possono essere anche spontanee oltre che per traumi di lieve entità o semplici cadute a terra e costituiscono una spesa sanitaria molto elevata.

Le fratture spontanee più frequenti sono i crolli vertebrali e le fratture costali. In questi casi si assiste ad un dolore  molto acuto che insorge repentinamente dopo un movimento di rotazione, uno sternuto oppure senza un apparente movimento. Il dolore di solito impedisce il riposo notturno e risponde poco ai farmaci antidolorifici. La diagnosi è possibile anche alla sola palpazione e si accerta con una semplice radiografia.

Molto più complessa è la diagnosi di frattura di femore spontanea. In questi casi, infatti, il femore si rompe ed il paziente cade a terra, ma diventa difficile capire se è la caduta a rompere il femore o vice versa, mi spiego? Ecco che non se ne parla molto perchè non si può verificare con certezza. Posso però affermare per esperienza che i casi di questo tipo non sono poco frequenti. Soggetti anziani lucidi capaci di segnalare l’evento con precisione ne ho incontrati parecchi durante i miei otto anni in Riabilitazione. Ecco che a questa ipotesi non si da credito in quanto non è verificabile, ma è lecito porsi il dubbio.

Ma come mai l’osso a un determinato momento in modo del tutto imprevisto cede?  Non lo sapremo mai, è come un quadro appeso a un muro o un vecchio ponte in equilibrio precario, e  come dice il saxofonista del film un pianista sull’oceano “ad un dato momento.. senza preavviso..  senza una ragione precisa…vlamm…cede!”

Certo è l’osteoporosi severa la causa ovvero la precarietà dell’impalcatura ossea di sostegno, è difficile che un bambino o un adulto sano cadendo si fratturi un femore. A meno che non caschi da una scala, o  in modo davvero violento, di solito chi cade, si alza, magari ammaccato ma con le proprie gambe.

Si fa un gran parlare di fabbisogno giornaliero e assunzione di calcio, collegato all’osteoporosi. Anche se si conoscono le relazioni tra livello di calcemia e la produzione di alcuni ormoni, il livello di mineralizzazione ossea dipende da fattori molto più complessi che non la semplice assunzione di calcio.

Non vi è infatti nessun dato scientifico che confermi che una maggior assunzione di calcio e tanto meno l’utilizzo di prodotti caseari, riducano l’insorgenza di osteoporosi .

Nell’età adulta il metabolismo del  calcio è considerato pari a zero, ovvero per 800-1000 mg di assunzione giornaliera di calcio con la dieta, mediamente 200 mg vengono assorbiti dall’intestino e 200mg secreti con le urine.

(continua…)

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Agopuntura: funziona in modo diverso dai farmaci

11/11/10

Catherine Bellwald Agopuntura: funziona in modo diverso dai farmaciLa prima cosa che  distingue un farmaco da un trattamento di agopuntura è che usarlo per prevenire una patologia non è così semplice,  anche se le case farmaceutiche ci stanno provando a trovare farmaci preventivi e oggi si stanno buttando sulla fitoterapia di basso livello e su integratori generici con lo scopo di riuscire a vendere al maggior numero possibile di pazienti un prodotto da assumere vita natural durante!

Un farmaco per prevenire una malattia deve dimostrare che il suo NNT è davvero basso e il suo NNH molto alto ovvero ci vuole  un basso numero  di pazienti trattati  per prevenire una patologia e un numero davvero alto di pazienti trattati per ottenere un evento avverso. Qualunque sostanza, naturale o sintetica che sia, se ha degli effetti chimici di rilievo tali da curare  una malattia di solito possiede anche una certa tossicità intrinseca, ovvero non si può usare in modo indiscriminato.

Ecco che usare anche la fitoterapia come medicina preventiva non è azione scevra da pericoli.

L’agopuntura invece è la medicina preventiva per eccellenza; può, oltre che risolvere disturbi fisici e psichici, prevenire numerose patologie senza causare essa stessa una possibile patologia. L’agopuntura lavora su un concetto di equilibrio e di consolidamento di un equilibrio: quando l’equilibrio non c’è, tende a modificare l’assetto alla ricerca dell’equilibrio, quando l’equilibrio è presente lo mantiene e lo consolida.

Nei rari casi in cui l’agopuntura scatena un malessere questo si trovava latente e nascosto pronto a trasformarsi in qualcosa d’altro o spuntar fuori quando meno lo si aspettava. Questo significa che non si tratta di un effetto collaterale dell’agopuntura ma di un malessere in transizione talora neccessario per identificare un problema  e quindi per trattarlo.

Mi sono capitate in 10 anni di lavoro due pazienti che dopo aver eseguito i primi tre trattamenti di agopuntura riferivano un netto miglioramento dei dolori muscolari ma lamentavano la comparsa di un quadro ansioso di grado moderato o severo prima non segnalato.

In questo caso non è giusto dire che l’agopuntura ha scatenato una sindrome ansiosa come effetto collaterale ma piuttosto che l’ha portata alla luce ovvero l’ansia si nascondeva sotto i dolori muscolari, i dolori muscolari erano lo specchietto per le allodole del disturbo ansioso.

Il trattamento di agopuntura può spostare un dolore da un punto all’altro mostrandoci il vero luogo di origine del dolore, e la sua vera natura, talora in modo anche sorprendente.

Un caso recente di dolore infrascapolare presente da 6 mesi e non sensibile ai farmaci antinfiammatori, dopo solo due sedute di agopuntura si è trasformato in una vera e propria nevralgia presumibilmente erpetica interna evidenziando il decorso e i sintomi tipici di questa patologia. Il dolore non era muscolare e per questo non rispondeva ai comuni farmaci ne ai trattamenti massofisioterapici precedentemente eseguiti senza successo.

In questi casi non è certamente facile spiegare ai pazienti cosa sta succedendo ma se si riesce a far capire loro che il portare a galla un problema nascosto è il primo passo verso la sua soluzione, il lavoro è già mezzo riuscito. Per metttere in ordine una stanza in profondità, prima  bisogna pulire i cassetti e gli armadi e i ripostigli creando disordine e sporco e poi continuando si arriverà alla pulizia completa e totale e non solo superficiale.

Nello stesso identico modo  solo continuando il trattamento in modo intensivo, il cambiamento e la risoluzione dei disturbi fisici e psichici verrà conseguito in modo completo e soddisfacente.

Possiamo dire che l’agopuntura, a differenza del farmaco, nei rari casi in cui produce quello che definiamo un transitorio peggioramento, non va sospesa ma continuata aumentando se possibile l’intensità del trattamento ovvero il numero di sedute settimanali, discorso impensabile e totalmente assurdo per un farmaco ovviamente che invece deve essere immediatamente sospeso.

Un’altra sostanziale differenza tra farmaco e agopuntura è che, una volta che il paziente è guarito dalla patologia, il farmaco viene sospeso; l’antibiotico, l’antimicotico, il cortisonico o l’antistaminico non si usano più o quanto meno se ne riduce il dosaggio fino alla sua sospensione.

In agopuntura quando il paziente è guarito è utile non interrompere in modo completo. La totale regressione del sintomo non sempre coincide con la totale scomparsa delle cause che lo hanno generato. L’agopuntura a differenza del farmaco, lavora non solo sul sintomo chiamato  manifestazione ma anche sul disequilibrio presente alla sua origine chiamata radice  del disturbo.

Potrete capire che non sempre l’uno coincide con l’altro ci possono volere anche  anni prima che un disturbo interno  si manifesti in superficie, ecco che il lavoro per essere davvero completo non dovrebbe essere sospeso anche con la completa remissione dei sintomi, soprattutto se  presenti da numerosi anni.

Per  riportare una bilancia in equilibrio è necessario andare avanti finchè i due piatti non si trovano esattamente in equilibrio; sospendere prima anche poco prima consentirà al disequilibrio di manifestarsi nuovamente magari a distanza di tempo.

L’agopuntura non produce dipendenza anzi viene proprio usata per liberarsi da qualunque tipo di dipendenza sia fisica che psichica, dallo shopping compulsivo all’alimentazione eccessiva, dal fumo di sigaretta all’assuefazone a qualunque sostanza chimica. Non va quindi temuta perché punge e fa male; sono ben altre le terapie potenzialmente dannose e ricche di effetti collaterali che spesso non siamo in grado di capire o sentire.

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Come abbassare i valori di colesterolo in modo naturale

21/10/10

Catherine Bellwald Come abbassare i valori di colesterolo in modo naturaleApriamo un capitolo di grande interesse medico scientifico oltre che divulgativo:  per dislipidemie si intende un aumento della concentrazione plasmatica di grassi nel sangue, per lo più colesterolo e trigliceridi o entrambi.

Oggigiorno, con il miglioramento della biochimica, l’attenzione si è focalizzata non solo sull’aumento del colesterolo e dei trigliceridi presi singolarmente come si faceva una volta ma sul rapporto presente tra i diversi tipi di colesterolo e i trigliceridi.

I pazienti più aggiornati sanno che bisogna avere un buon rapporto tra colesterolo totale e HDL  compreso tra 4 e 5 per essere in buona salute. Secondo il biochimico Barry Sears anche il rapporto tra trigliceridi e HDL è fondamentale e deve essere inferiore a 4.

Ma torniamo un pò indietro cosa sono i trigliceridi e il colesterolo per il corpo umano?

Innanzi tutto sono grassi e su questo non si discute, quindi sono insolubili in acqua, questa caratteristica fa si che  i grassi presenti nel corpo non possano  essere assorbiti senza un processo di esterificazione mediato dai sali biliari, prodotti dal fegato e immagazinati nella colecisti e non possono viaggiare liberamente nel sangue senza essere legati alle lipoproteine a bassa o alta densità ( vedi LDL, VLDL, HDL)

La seconda cosa importante è  sapere che possiamo produrre lipidi in modo endogeno partendo sia da glucidi che da proteine, la fonte maggiore di produzione proviene certamente dai glucidi.

Si ritiene che ben l’80 % del colesterolo dipenda dalla produzione interna e non dalla quantità di colesterolo introdotto con l’alimentazione. Sono gli zuccheri in eccesso che aumentano la loro produzione e in particolare come dice alle sue conferenze il Dott Berry Sears sono i glucidi a basso costo e i grassi idrogenati o trans ad aumentare, attraverso l’alimentazione, la capacità di produrre il colesterolo endogeno dannoso ovvero LDL.

Un altro aspetto su cui è opportuno fare una riflessione è il considerare il colesterolo come un elemento di vitale importanza e non solo un pericolo; esso infatti entra nella costituzione di sostanze  complesse come gli ormoni steroidei, fra cui testosterone, cortisolo, estrogeno, progesterone e molte altre molecole altamente specializzate come la Vitamina D per fare un esempio.

Il livello di colesterolo nel paziente anziano è inoltre considerato come un importante  indice di salute. Nel paziente ultraottantenne infatti avere un colesterolo basso è strettamente collegato con una aumento della morbilità (possibilità di ammalarsi) e della mortalità (possibilità di morire) ed è considerato come un segno di fragilità.

Un altro fattore sul quale è utile riflettere è che il valore di allarme del colesterolo sembra abbassarsi sempre di più con il passare degli anni così come i valori di ipertensione arteriosa. Una volta il valore critico era 260 mg oggi è 200mg e per soggetti a rischio sembra scendere ulteriormente.

E’ di grande interesse la diatriba sui reali rischi ed efficacia della classe di farmaci più usati per ridurre il colesterolo: le statine. Le statine inducono una riduzione della produzione endogena di colesterolo attraverso un’azione diretta sull’ enzima che lo genera, un’azione parallela sarebbe però anche presente sul tessuto muscolare per analogia di molecola.

(continua…)

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La diagnosi in medicina: le trappole

18/10/10

Catherine Bellwald La diagnosi in medicina: le trappoleE stato per primo lo svizzero Jung a descrivere la fondamentale differenza tra individui, dividendoli in soggetti introversi ed estroversi.

All’alba di una nuova era di possibilità di comunicazioni dove il medico può essere interpellato via internet, questa distinzione tra persone introverse ed estroverse mi consente una riflessione che vale la pena di fare.

Oggi l’esistenza di queste due categorie di persone non lascia nessuno stupito, è diventata una acquisizione ormai consolidata nella mente dei più.

La distinzione tra soggetti introversi ed estroversi sembra una banalità, appare una cosa nota e risaputa sulla quale neanche valga più la pena soffermarsi come su tante cose d’altronde.

Ma questa differenza è fondamentale nel momento in cui si desideri comprendere un individuo. Come medico la considero preziosa e la ritengo acquisibile solamente attraverso una conoscenza diretta e più o meno approfondita del paziente.

Il paziente estroverso tende a raccontare tutto e dare  troppa importanza a piccoli indizi talora utili ma potenzialmente suscettibili di portare fuori strada un  medico (soprattutto se inesperto e ansioso) in quanto frutto di considerazioni già compiute e talora vere e proprie esteriorizzazioni di preoccupazioni e ansie personali.

Il più delle volte i disturbi di questi pazienti si risolvono velocemente con indicazioni e trattamenti, in quanto il disturbo è lieve e con una importante componente ansiogena.

Se diversamente il disturbo è serio o più grave il paziente con la sua descrizione tende egli stesso a portare il medico verso un necessità di eseguire ulteriori accertamenti e verifiche. Molta attenzione dovrà essere data all’evitare di sottovalutare un disturbo descritto come acuto in un paziente noto come molto ansioso. Questo purtroppo succede proprio perché il paziente si lamenta sempre molto per disturbi lievi e diventa difficile distinguere la comparsa di disturbi più seri. Vale comunque la pena di consigliare accertamenti ricorrenti in quei pazienti i cui disturbi non passano mai, anche perché può accadere che un sintomo possa diventare nel tempo una malattia conclamata anche seria.

Molto più pericolosi però sono i pazienti  introversi  magari poco conosciuti. Un mio collega ormai in pensione e geriatria di fama, definiva un certo tipo di donna capace di sopportare di tutto e di più, come  ”soggetti ad alto rischio”.

Quando questo tipo di paziente giunge dal medico di solito non lo fa per caso ma perché ha un insigth della sua gravità, purtroppo tende a dire poco e omettere dettagli importanti. Quando un paziente di questo tipo dice ” ho la sensazione di non strare mica tanto bene” ” oppure credo di essermi fatto male” di solito è meglio incalzare con domande e procedere ad una visita urgente per scongiurare il peggio.

Dare consigli medici al telefono o via internet senza conoscere il paziente e senza toccarlo è a parer mio un grosso rischio nel quale è meglio non entrare con troppa fiducia.

La possibilità di sapere quale  sia l’antibiotico più specifico in caso di bronchite da aria condizionata  oppure  quale sia l’antibiotico non foto sensibile per il quale sia possibile esporsi tranquillamente al sole o ancora quale siano i prodotti da prendere dopo un trattamento con antibiotico è certamente utile.

Ma la diagnosi per telefono o per via telematica è in assoluto la cosa più rischiosa che ci sia, l’anno scorso in Inghilterra hanno istituito un servizio telefonico medico per far fronte all’influenza suina, mi ricordo che poco clamore fu dato alla notizia che una bambina era morte di meningite perché le fu consigliato telefonicamente il riposo a casa  e la cura con antinfiammatori.

Purtroppo le meningiti sono assai rischiose e non sempre si fa in tempo a salvare il paziente, ma mi resta il dubbio che se un medico l’avesse visitata e mosso la testa e il collo e non solo misurato la febbre forse avrebbe potuto salvarla. In caso di febbre molto alta vale sempre la pena escludere una peritonite e una meningite.

Il toccare il paziente visitandolo è un modo per avere importanti informazioni cliniche ma alcune volte è l’intuizione ovvero una comunicazione senza parole ma che passa attraverso il corpo e che associata alle informazioni è utilissima nel fare da guida alla diagnosi.

Mi ricordo ancora di una notte in guardia medica quando un giovane paziente di circa 30 anni, sino a quel momento  del tutto asintomatico, nel cuore della notte si sveglia urlando che stava morendo e di chiamare urgentemente il medico.

Al momento del mio arrivo in casa diceva solo che stava morendo alla mia domanda sente dolore mi rispondeva solo mi porti in ospedale muoio.

Così come si fa con i pazienti troppo piccoli per parlare e con pazienti non lucidi ho iniziato a visitarlo con molta calma; appena messa la mano sulla pancia, anche se il paziente collaborava poco, ho subito pensato, alla possibilità di una colica renale, formulata la diagnosi verbalmente il paziente si è subito calmato, e ha iniziato a collaborare dando informazioni utili sul suo dolore confermando che di colica renale probabilmente si trattava.

A pochi minuti dall’iniezione di miorilassante e antidolorifico il quadro era totalmente scomparso e dopo 24 ore il paziente aveva eliminato il calcolo con le urine. L’informazione attraverso la parola era del tutto fuorviante solo il contatto fisico ha consentito il rapporto e la vera comunicazione.

Ad anni di distanza, conoscendo oggi la medicina cinese, potrei dire che il rene e tutte le patologie che coinvolgono questo organo sono spesso associate ad angosce e forti paure collegate alla morte, talora estreme da non sottovalutare nell’atto diagnostico.

Non è facile capire cosa nasconda un corpo attraverso i suoi sintomi, sensazioni ed emozioni e quanto le emozioni possano modificare la percezione delle sensazioni e dei sintomi fisici alcune volte si può essere tratti in inganno.

Anche le nostre emozioni possono condizionarci ecco che  conoscere  troppo da vicino un paziente o conoscerlo troppo poco  possono portare a conclusioni errate dalle quali è utile restare in guardia e ben accorti. La capacità di valutare anche la nostra tipologia e approccio emotivo è in realtà sostanziale. Ogni buon medico dovrebbe confrontarsi con altri medici e colleghi, ascoltarsi, conoscersi intimamente e anche curarsi come si usava fare in spicoanalisi.

Usiamo la tecnologia con intelligenza, facciamo tutti i controlli ed esami necessari quando sospettiamo di un problema serio anche se ormai la medicina di oggi sembra essersi specializzata solo nella diagnostica più che nella cura ma soprattutto non sottovalutiamo l’importanza del contatto fisico e dell’intuizione della comunicazione  empatica.

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La salute del cavo orale: un problema non solo del dentista

31/3/10

Catherine Bellwald La salute del cavo orale: un problema non solo del dentistaLe  paradontopatie sono diffusissime nella popolazione adulta over 30, mentre  le carie colpiscono prevalentemente la popolazione dai 3 ai 20 anni. Si parla di una condizione di infiammazione cronica a carico del paradonto, ovvero del sistema che sostiene il dente formato da  gengive, legamento alveolodentale  fino ad arrivare all”osso o alveolo dentale.  Per la carie si parla di demineralizzazione delle diverse strutture del dente. Quello che stupisce è che si considera sempre come determinante la presenza delle infezioni batteriche.

Ma cosa rende più suscetibile il dente e il paradonto alle infezioni batteriche?

Le cause prese in esame sono prevalentemente a carico dell’ igiene orale che, se scarsa favorisce in bocca un aumento della carica batterica potenzialmente attiva e patogena; la cura è prevalentemente antibatterica con prodotti disinfettanti oltre che unapulizia profonda dei denti e delle tasche gengivali dove si annida il cibo.

L’alimentazione viene considerata come responsabile in modo diretto, ovvero tramite la modificazione del ph della saliva e come presenza di residui alimentari in grado di favorire una flora batterica  fermentativa e quindi si ritorna al concetto di igiene e pulizia orale consigliata dopo ogni pasto.

Niente da obiettare: l’igiene funziona; minori sono i residui di cibo in bocca e di  placca dentale minore sarà la carica batterica potenzialmente patogena.

Ma è un pò riduttivo e superficiale come approccio al problema.

Mi sembra sempre che si guardi solo alla superficie, all’effetto e non alla vera causa. L’alterazione della flora batterica  è un effetto si, certamente visibile e documentabile, ma la vera causa è più profonda e interna e su quella si sorvola.

Viene considerato il tabagismo e l’utilizzo di alcolici come favorente. Si osserva per esempio che i tossicodipendenti soffrono di patologie dentali in modo eclatante e di nuovo si fa leva sull’igiene orale meno attenta. Si è inoltre messa in relazione la paradontopatia con la patologia oncologica proprio osservando che i pazienti affetti da patologie oncologiche soffrono maggiormente di paradontopatie.

Ma quello a cui non si pensa mai, o a cui si pensa troppo poco, è la possibile partecipazione del sistema gastroenterico, ovvero il contributo dovuto alla nostra alimentazione non solo in termini di contatto diretto con il cibo ma in termini di alterazioni della salute del l’apparato digestivo e di tutto il corpo nel suo insieme

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Impotenza, disfunzione erettile e agopuntura.

18/1/10

Catherine Bellwald Impotenza, disfunzione erettile e agopuntura.Da oltre un ventennio dalle nostre parti in occidente si fa un gran parlare di disfunzione erettile e consumo e vendita di farmaci mirati a questo problema  sono in continua crescita.

Che si  tratti di prescrizioni  specialistiche con vendita mediante il canale delle farmacie, oppure di  somministrazione personale attraverso il libero mercato via internet, il fenomeno della pastiglia da prestazione è ormai molto esteso, tra uomini di diverse età e tipologie.

La reale entità della diffusione di questa nuova pillola è diffilmente calcolabile  ma una cosa è certa; le molte case  farmaceutiche che in questi prodotti hanno fiutato il business non sono affatto pentite della loro scelta.

Difficile da capire, poi, quale sia il vero volume di affari delle case farmaceutiche legittime e della cosiddetta  “farmacocontraffazione”,  in continuo aumento soprattutto da parte indiana e cinese.

Comprare online queste pastiglie è una vera lotteria, cosa vi sia realmente nel farmaco non è affatto certo: talora le confezioni sono in tutto e per tutto simili all’originale esattamente come lo sono i falsi bigliettoni!

Oltre l’80% dello Spam o pubblicità on line riguarda proprio la vendita di questa categoria di  farmaci. Ormai si cerca il mercato non già nella vera impotenza o concreto disturbo erettile ma il maggior consumo proviene dalla popolazione maschile che vuole in realtà essere certa di rendere al massimo. E’ una specie di “doping” del sesso, esattamente come il Ventolin per le prestazioni sportive.

Inoltre in molti paesi è comune regalare il farmaco ai clienti come omaggio o “petit cadeau”. Insomma queste pillole sono una mercie di scambio; anche chi non ne avesse bisogno è comunque incursiosito dai racconti e dalla prospettiva di poter contare su una prestazione sessuale d’ eccellenza!

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Il corpo in toto. By Franz

5/10/09

Catherine Bellwald Il corpo in toto. By FranzA furia di indagare sull’infinitamente piccolo, il rischio è di dimenticarsi l’origine.

E’ ovvio che il sapere progredisce verso sempre maggiori dettagli, verso l’accumulo di nozioni e quindi procedere in direzione del microscopico è la naturale tendenza del ricercatore.

Ma questo genera spesso la dimenticanza del fatto che anche il più piccolo dettaglio è pur sempre parte di un tutt’uno più grande.

Il fatto che si sia arrivati a definire quale singolo gene produce la tal malattia è in se’ una grande conquista. Indagare sui meccanismi fisici alla base delle varie patologie che rattristano la vita umana (e a guardare il numero di esse viene veramente da dire che la vita è un miracolo) è indispensabile al progredire scientifico.

Questo però non dovrebbe far dimenticare che il corpo umano è anche un’entità a se’ stante, in se’ completa ed unitaria.

Come tale dovrebbe essere sempre visto.

Per fare un paragone, prendiamo il classico caso della televisione vecchia di qualche anno. Improvvisamente lo schermo fa vedere tutto in verde.

Dato che i colori dello schermo vengono ottenuti miscelando i tre colori di base, rosso, verde e blu, un qualunque tecnico ci dirà che è “partita” la scheda che controlla, ad esempio, il colore rosso. Per cui vedremo solo verde e blu sullo schermo.

Il tecnico sostituirà quella scheda e le immagini torneranno a farsi vedere come prima.

Solo che dopo pochi giorni magari non funzionerà più l’audio. Di nuovo il tecnico, di nuovo la riparazione.. e dopo qualche altro giorno… PUFF! La tv non si accende più. Morta!

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L’inadeguatezza del metodo scientifico

14/6/09

Catherine Bellwald Linadeguatezza del metodo scientificoE’ da anni ormai che le medicine alternative vengono screditate per presunta insufficienza di prove scientifiche.

Dal recente convegno Medicina occidentale e medicina cinese a confronto, svoltosi mercoledì 10 giugno all’ospedale Sacco di Milano, emerge un primo dato confortante; non vi è da parte di tutti i medici convenzionali ostilità nei confronti delle medicine alternative ma estrema mancanza di conoscenza e confusione.

Su una cosa siamo giunti a concordare, seppur con fatica; non è possibile applicare le regole dell’”evidence based medicine” alla medicina non convenzionale.

Infatti i lavori attesi su ogni principio attivo o su ogni agopunto per convalidarne l’efficacia  non sono realizzabili perchè la medicina cinese, come molte altre medicine non convenzionali, non parte dalla molecola o dal punto da trattare ma dall’individualità e dalla specificità di ogni singolo paziente, per non parlare dei diversi metodi per arrivare alla stessa azione.

Lo stesso statista e inventore delle basi della “Medicina dell’evidenza” oggi, ad anni di distanza, ne coglie e ne denuncia i limiti, spiegando come si sia persa la persona a favore del rimedio.

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Non mollare mai!

4/5/09

Ecco cosa insegnano a scuola all’estero, non solo concetti. E’ un esempio reale, di come non perdersi mai d’animo anche se tutti dicono che non puoi farcela.  Questo filmato è davvero educativo; questo signore spiega la sua esperienza, spiega come, nonostante gli manchino braccia e gambe, non solo riesce a rialzarsi da solo ma è riuscito a trovare un senso alla sua esistenza e si vede; credetemi si vede e si sente!

Sta più in piedi lui di molte altre persone!

Non solo; potrei dire come fisiatra morosiniana che il potenziale di salute di questo signore è  al di là di ogni possibile immaginazione. 

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