Fitoterapia - Uno Due Tre
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Fitoterapia

Medicina tradizionale cinese: due curiosi casi di sinusite

Catherine Bellwald Medicina tradizionale cinese: due curiosi casi di sinusite Catherine Bellwald Medicina tradizionale cinese: due curiosi casi di sinusite Recentemente mi sono capitati due casi molto curiosi di sinusite che vale la pena di descrivere per la loro peculiarità.

Il primo caso è un ragazzo di 20 anni con famigliarità positiva per cefalea. Sin da bambino soffriva di crisi cefalalgiche ricorrenti frontali e sovra orbitarie e pollinosi stagionale, in seguito ad un recente episodio influenzale  sviluppa un dolore molto acuto localizzato alla radice del naso. Questo dolore che possiamo definire  continuo  non lo abbandona più neanche di notte per quasi 3 mesi nonostante le diverse cure specialistiche intrapprese.

Esegue diversi cicli di antibiotici e cortisonici, cure termali e in parallelo segue una terapia antistaminica ma senza ottenere alcun beneficio sul dolore che iniziava a compromettere la sua capacità di studiare e il tono del suo umore.

Ad ogni seduta di agopuntura il dolore che veniva registrato inizialmente come VNS 8 scendeva gradualmente e dopo 8 sedute di agopuntura eseguite  due volte alla settimana, il giovane ragazzo finalmente arriva sorridendo dicendo che il dolore è finalmente sparito.

Per me un altro esempio di come i giovani non solo rispondono bene alla terapia con agopuntura ma soprattutto di come la accettano con piacere e senza fare tante moine, rilassandosi completamente e profondamente agli aghi come se l’intelligenza del corpo in loro fosse più viva.

Una comprensione più profonda e naturale non ostacolata dall’inganno della mente e dal continuo desiderio di voler capire soppesare e comprendere con la testa, impedendo al corpo di comunicare la sua esperienza nel presente.

Un secondo caso davvero curioso è stato un paziente in cura con agopuntura per una epicondilite acuta, un programmatore di computer che dopo 6 sedute di agopuntura oltre ad avere un beneficio progressivo sul dolore al gomito mi riferisce un netto miglioramento del suo olfatto compromesso da anni da una forma di sinusite cronica che gli impediva non solo di sentire gli odori ma anche di percepire i sapori.

Dopo questa rivelazione continuo a trattare il gomito e aggiungo qualche ago specifico per la sinusite,  insegno al paziente esercizi di auto-massaggio dei seni paranasali e contemporaneamente prescrivo una ricetta fitoterapia cinese mirata alla sinusite cronica capace di muovere l’energia e il sangue e rimuovere il calore in regione nasale ottenendo una netto miglioramento non solo dell’olfatto ma soprattutto del gusto.

Un esempio questo di come i cosiddetti effetti collaterali positivi dell’agopuntura possano essere   oltremodo soddisfacenti oltre che rappresentare vere e proprie inattese, piacevoli sorprese sia per il paziente che per il suo curante.

Due casi che definirei curiosi e completamente diversi tra di loro ma che mostrano come la medicina cinese sia come agopuntura che come fitoterapia cinese costituisca per la sinusite uno strumento efficace anche in casi poco responsivi alle comuni terapie farmacologiche  o cronicizzati da tempo.

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Agopuntura e fitoterapia cinese nel fibroma uterino

Catherine Bellwald Agopuntura e fitoterapia cinese nel fibroma uterinoIl fibroma uterino è una formazione assolutamente benigna che colpisce il tessuto muscolare dell’utero. Si tratta di uno dei tumori più benigni e più comuni nella popolazione femminile. Un tempo chi ne soffriva veniva sistematicamente operato con isterectomia ovvero con resezione uterina completa non senza provocare disturbi a carico dell’intero pavimento pelvico come il prolasso vaginale  oppure incontinenza urinaria precoce.

Oggi l’isterectomia totale è sostituita quando possibile da interventi di isterectomia parziali e mirati sul tessuto fibromatoso eccedente.  L’intervento chirurgico è consigliato soprattutto nelle donne che presentano voluminosi fibromi oppure in caso di fibromi anche più ridotti ma che potrebbero aumentare nel corso di una gravidanza ingombrando lo spazio fetale.

Non sarebbe a parere di numerosi ginecologi invece indicata l’operazione chirurgica solo per trattare le menorragie ovvero le perdite ematiche uterine troppo abbondanti o troppo prolungate.  Sono frequentissime le donne con fibromi anche piccoli che soffrono di cicli emorragici definiti metrorragie o di cicli mestruali interminabili debilitanti sia per la salute che per il tono dell’umore.

Lo stilicidio contino anche se di poche gocce come la perdita massiccia di sangue sono entrambe responsabili con il tempo di forme più o meno severe di anemia che in fase di premenopausa possono anche peggiorare ulteriormente diventando francamente invalidanti.

La ridotta quantità di sangue e di emoglobina può  influenzare il tono dell’umore oltre che le risposte immunitarie in senso lato e generare non solo stanchezza e spossatezza ma anche patologie di altra natura. Nella medicina cinese poco sangue genera a sua volta una incapacità di controllarne le perdite e quindi una sorta di circolo vizioso anemizzante. Inoltre poco sangue uguale poca energia e poca possibilità di movimento e quindi di circolazione è frequente osservare una sorta di calore vuoto simile a quello della menopausa, con vampate e agitazione; questi disturbi sono di grado variabile a seconda della costituzione dalla paziente.

Correggere questo importante vuoto di sangue  è comunque in qualunque modo lo si voglia vedere  fondamentale per la salute fisica e mentale della donna che ne soffre. La fitoterapia cinese è un ottimo rimedio per facilitare la ricostruzione del sangue e dell’energia persa esistono ricette mirate non solo al vuoto di sangue cronico ma anche al vuoto dovuto a perdite come in questo caso. Inoltre esistono numerose ricette antiche mirate alla circolazione energetica in regione pelvica capaci di limitare la stasi e il ristagno di sangue in utero.

Lo stesso risultalto di potenziamento della sintesi di nuovo sangue e di ridotta predisposizione a perderlo si può ottenere attraverso l’agopuntura e le due terapie fatte simultaneamente sono in grado di allungare il ciclo che tende ad accorciarsi in modo eccessivo spesso sotto ai 21 giorni e limitarne la durata frequentemente superiore ai i 7-10 giorni e la quantità di sangue complessivamente perso.

Esistono infine ricette fitoterapiche specifiche per arrestare l’emorragia uterina in corso e trattamenti di agopuntura mirati anch’essi all’arresto dell’eccessiva perdita di sangue mestruale entrambi applicabili al bisogno.

Il miglioramento dell’emocromo ottenuto con la fitoterapia cinese è riscontrabile in meno di 20 giorni con semplici esami del sangue e a confronto di una terapia a base di  ferro è decisamente più tollerata e più veloce oltre che garante di un risultato più duraturo nel tempo. La paziente si sente subito meglio e meno stanca e con il passare delle sedute di agopuntura il ciclo inizia velocemente a ritornare meno lungo, meno abbondante e meno ravvicinato al precedente.

Sono in pochi i ginecologi a considerare queste terapie  di supporto che possono invece se fatte correttamente  limitare l’uso di terapie farmacologiche poco tollerate e soprattutto evitare l’intervento chirurgico in particolare nei fibromi di piccola dimensione e quando ormai manca poco all’arrivo della menopausa e  quindi alla cessazione dei sintomi mestruali.

E’ infine giusto considerare che questa possibilità  terapeutica non agisce solo sui sintomi ma se prolungata per un tempo sufficientemente lungo può ridurre  le dimensioni dei fibromi o quanto meno di limitarne l’evoluzione e questi dati sono riscontrabili facilmente con semplici controlli ecografici che anche il ginecologo più dubbioso non potrà che confermare.

Strumenti antichissimi creati per le donne e a disposizione delle donne, che le donne dovrebbero conoscere per sentirsi più libere.

 

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Ernia Iatale, agopuntura e fitoterapia: la cura secondo la medicina tradizionale cinese

Catherine Bellwald Ernia Iatale, agopuntura e fitoterapia: la cura secondo la medicina tradizionale cineseUn argomento questo dell’ernia iatale molto frequentemente discusso ma dove a mio parere restano enormi lacune e  informazioni parziali talora anche decisamente fuorvianti.

Alcuni giorni fa una mia paziente che appunto soffre di ernia iatale mi parlava come se la sua condizione fosse definitiva, una sorta di patologia  permanente e senza possibile terapia al di fuori della correzione chirurgica.

Facciamo due passi indietro: per ernia si intende la dislocazione di un tessuto organico in una sede non fisiologica; in quasi tutte le altre forme di ernia in effetti non vi è la possibilità del ritorno in sede in assenza di un intervento chirurgico. Un’ernia discale per esempio è caratterizzata dalla fuoriuscita del nucleo polposo presente nel centro del disco intervertebrale; una vuolta fuori questa parte tende a degenerare e non può in nessun modo ritornare nel centro; è come la marmellata di una brioche: se schiacciando la marmellata è uscita, non vi è modo di rimetterla dentro!

Nel caso di un’ernia ombelicale o inguinale si tratta di un cedimento della parete muscolare addominale con tendenza alla fuoriuscita, seppur contenuta dalla parete interna, di una piccola parte dell’intestino; anche in questo caso una volta che la parete è ceduta per forza di gravità il contenuto dell’addome tenderà sempre a uscire come quando una gomma si consuma molto in un punto e lascia che la camera d’aria si intraveda e possa anche sporgere con i rischi che ne possono derivare.

Nel caso dell’ernia iatale lo stomaco risale verso l’alto ovvero contro la fisiologica gravità! Certamente il suo dislocamento in mediastino può far si che lo iato esofageo si allarghi e per così dire diventi più consenziente, ma in assenza delle cause patologiche che per così dire spingono lo stomaco verso l’alto questo disturbo soprattutto se in fase iniziale e di piccole dimensioni può regredire anche totalmente.

Per la medicina cinese lo stomaco dovrebbe  avere un’energia che scende verso il basso; la nausea,  il gonfiore con eruttazioni, il reflusso e ovviamente la risalita dello stomaco verso l’alto sono tutte forme di un energia patologica controcorrente chiamata genericamente “qi ni”.

Lavorando in modo mirato sullo stomaco con l’agopuntura e la fitoterapia e non solo con indicazioni dietetiche è possibile agire direttamente sulle sue varie forme di disfunzione. Genericamente si dice che lo stomaco soffre più frequentemente di forme da pieno ovvero di calore; ecco perchè le indicazioni dietetiche sono importanti anche se insufficienti nei quadri conclamati di calore pieno dello stomaco.

Il calore prolungato e altre cause possono poi generare con il tempo un ulteriore problema definito “deficit della componente yin” che difficilmente potrà regredire con la sola dieta ma esistono numerose ricette di fitoterapia cinese specifiche per questo particolare disturbo  in grado di ripristinare l’equilibrio di questo importante viscere che si pone al centro della digestione e al centro del nostro corpo.

La milza che è l’organo che si accoppia con lo stomaco formando la coppia organo-viscere milza-stomaco invece dal canto suo soffre più frequentemente di forme da vuoto: la stanchezza, le rimuginazioni mentali e le preoccupazioni possono esaurirla. Lo stress è considerato come un fattore diretto di disfunzione della coppia milza-stomaco; si dice che il legno  controlla in modo eccessivo la terra, aggredendola.

I disturbi quali reflusso gastoesofageo con conseguente esofagite ovvero infiammazione della parete dell’esofago data dai succhi gastrici che in quella sede non dovrebbero trovarsi, la gastrite cronica data da un eccesso di secrezione gastrica e deficit digestivi non sono in questa ottica da considerare come delle conseguenze dell’ernia iatale ma piuttosto come un unico disturbo, tutti sintomi di una coppia milza- stomaco  che non funziona nel modo corretto ma che, adeguatamente trattata da medici esperti nel settore, può ritornare in equilibrio e alla sua fisiologica funzionalità digestiva che si dirige del tutto naturalmente verso il basso.

Ripristinando una funzionalità digestiva sana tonificando la milza quando in vuoto e calmando e pacificando lo stomaco quando in pieno questo viscere può sgonfiarsi, rilassarsi e riposizionarsi  nella sua fisiologica sede scivolando semplicemente verso il basso. A meno che il disturbo non sia ovviamente molto esteso e cronicizzato da tempo.

Una possibilità terapeutica che a mio parere vale la pena di affrontare anche perchè lo stomaco spingendosi attraverso lo iato esofageo  in regione mediastinica può causare problemi anche severi; tachicardia e alterazioni del ritmo cardiaco, senza parlare del possibile dolore epigastrico che può arrivare a mimare un infarto del miocardio con tutta l’ansia e lo shock che il paziente può vivere e le cure mediche di urgenza che devono necessariamente essere erogate in queste frequenti sintomi acuti.

L’agopuntura e la fitoterapia cinese se ben mirate allo specifica diagnosi di medicina cinese  lavorano non solo sui diversi sintomi ma sono in grado di ripristinare la normale funzione della coppia stomaco milza mettendola in equilibrio con il resto dell’organismo, una medicina questa che dovrebbe come il nome che ha essere complementare alle normali cure  farmacologiche soprattutto in questi casi.

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Perchè le vampate aumentano in questo periodo?

Catherine Bellwald Perchè le vampate aumentano in questo periodo?In questa ultima settimana molte donne in menopausa lamentano un aumento dei disturbi in particolare delle vampate, inoltre ho evidenziato anche un aumento dei sintomi ansiosi e di disagio psichico nei pazienti emotivamente più fragili.

Ma come si spiega questo fenomeno? Per il calendario cinese siamo usciti definitivamente dalla stagione invernale ovvero dall’elemento acqua passando dall’elemento terra definita un segmento della quinta stagione in transizione dall’inverno alla primavera.

Ora nell’elemento acqua-inverno e terra in transizione dall’inverno alla primavera domina il freddo e in particolare il freddo umido. Dobbiamo inoltre considerare che sia l’acqua che la terra sono entrambi  elementi in grado di spegnere il fuoco.

I disturbi della vampate ma anche i disturbi ansiosi sono in realtà considerati dalla medicina cinese come dei fuochi. Nel caso delle donne in menopausa si tratta di un fuoco definito vuoto ovvero secondario a un deficit di yin che esalta la qualità calda dello yang per mancanza del suo bilanciamento fisiologico. Nei casi di ansia o attacchi di panico ci può essere  un fuoco vero causato da eventi stressogeni che può colpire gli organi considerati appartenenti all’elemento fuoco, cuore e pericardio.

Il passaggio in primavera significa passaggio all’elemento legno, caratterizzato dall’elemento atmosferico vento. Ora sia il legno che il vento possono solo alimentare il fuoco anche quando questo è sopito. E’ solo la prima settimana di primavera ma quasi tutte le mie pazienti sensibili e in menopausa hanno risentito di una variazione anche se lieve delle vampate, dei disturbi del sonno e dell’ansia.

Un esempio di come la stagione che cambia non è solamente percepibile dalle vistose modificazioni climatiche; fa ancora freddissimo e la primavera sembra ancora un miraggio e un sogno che tutti aspettiamo ma il nostro corpo così come il regno animale e vegetale non aspettano il 21 marzo per esprimere i cambiamenti di questa nuova e amata stagione .

Gli alberi non hanno forse già messo tutte le gemme in bella mostra? Gli uccellini e sicuramente anche cani e gatti  hanno  già iniziato a ad essere più attenti  agli odori e al richiamo dell’altro sesso! E anche noi risentiamo delle modificazioni soprattutto in alcuni casi dove sintomi di calore-fuoco sono presenti o nascosti .

In questo caso come prima raccomandazione è utile non alimentarsi con cibi caldi come carne e crostacei ma preferire pesce, verdure e frutta, evitare il caffé e il vino rosso e ovviamente la cioccolata oltre a cercare situazioni emozionali più distese e meno conflittuali.

Sono estremamente utili trattamenti mirati di agopuntura e di fitoterapia fatta da medici specializzati in fitoterapia e non in autoprescrizione per prepararsi al meglio alla stagione estiva.

 

 

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Fitoterapia e componenti chimici

Catherine Bellwald Fitoterapia e componenti chimiciSempre più le case farmaceutiche cercano nei prodotti di derivazione naturale sostanze terapeutiche da inserire nel mercato della farmaindustria. Anche i medici purtroppo sono giocoforza sempre più costretti ad attribuire l’effetto terapeutico di un alimento piuttosto che di un fitoterapico a una singola molecola.

L’uva si associa al resveratrolo, il pomodoro al licopene, per l’effetto terapeutico dei semi di zucca ancora non si è deciso a quale costituente attribuirne l’ azione se allo zinco al magnesio oppure ad altre molecole.  Fatto sta che oggi non si guarda più l’azione di una sostanza naturale presa nel suo insieme ma la si disseziona  cercando di attribuire a una singola molecola effetti terapeutici eccezionali.

Rendiamoci conto che questa modalità è fatta esclusivamente per produrre un integratore alimentare ad hoc! Vale a dire per confezionare un bel blister da vendere al maggior numero di persone possibili. Non si cerca di capire quali alimenti o sostanze naturali  siano davvero efficaci e come utilizzarle al meglio attingendo dalle antiche tradizioni di fitoterapia ayurvedica e cinese. Questa triste ricerca e vari esperimenti  vengono fatti su molte sostanze come il conosciuto ginseng  (Renshen) e molti fitoterapici  spesso senza neanche chiedere agli esperti del settore informazioni adeguate sulle diverse sostanze.

Come ben dice la dott France Guillan anche l’acqua (composta da idrogeno e ossigeno), se dovesse essere somministrata in capsule separate ognuna contenente uno dei due gas, potrebbe essere considerata pericolosa anzi esplosiva. Sono poi molte le sostanze fitoterapiche che sono state tolte dal mercato e date per pericolose perché in realtà utilizzate in modo scorretto e non adeguato dai non addetti ai lavori.

Un mondo quello della fitoterapia estremamente complesso  di ricerca e di studio che implica la volontà di impegnarsi a lungo prima di essere dei veri esperti. Pensate che nonostante la Scuola di Fitoterapia e diversi corsi sulla materia la lettura e rilettura dei testi di base  offre sempre una  nuova prospettiva. Un territorio così vasto da impedire alla farmaindustria un  guadagno facile, perché da una parte l’antica arte della fitoterapia non si brevetta e dall’altra, soprattutto perché la natura non si mette in scatola e non si disseziona senza snaturarla!

 

 

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Tecniche di agopuntura di facile utilizzo per le crisi di cefalea

Catherine Bellwald Tecniche di agopuntura di facile utilizzo per le crisi di cefaleaL’agopuntura è una delle tecniche afarmacologiche più efficaci per trattare la cefalea di tipo emicranico detta anche cefalea vasomotoria.

Il trattamento di questo tipo di cefalea prevede che il paziente esegua un ciclo di agopuntura più o meno lungo dove l’agopuntura viene eseguita regolarmente anche in assenza delle crisi e se possibile continui anche dopo che il quadro si sia stabilizzato a una limitata ricorrenza e dolore contenuto con un lavoro di  mantenimento di durata variabile a seconda dei casi.

Quello che però è meno risaputo è che l’agopuntura eseguita in fase acuta può essere estremamente efficace per ridurre i sintomi e quindi limitare al minimo i disagi e l’assunzione di farmaci. Qualche giorno fa, alla fine della mia giornata di lavoro, rientrando da Milano, dopo quasi 6 anni dall’ultimo espisodio di questo genere, mi sono sorpresa a non vedere in modo perfetto con un occhio e ho immediatamente pensato…  sarà mica in arrivo uno scotoma? Da lì a 15 minuti circa  compariva il cosiddetto scotoma scintillante sul solito occhio destro con la sua solita forma a zigozago.

Prima ancora di vederlo comparire in tutto il suo splendore mi sono messa in macchina e rovistando nella borsa ho tirato fuori la mia bustina di “emergenza aghi” dalla borsetta e svelta mi sono infilata in testa una decina di aghi senza stare troppo a tergiversare. Lo scotoma è cessato quasi subito e la testa è nuovamente sembrata più lucida. Ho così potuto iniziare il mio viaggio di ritorno verso casa serenamente in compagnia solo di una lieve pesantezza al capo.

Una volta a casa mi sono messa sdraiata sul divano, la cefalea era comparsa in modo molto leggero, mi sono allora punta sui piedi tenendo gli aghi per almeno un’ora e sono andata a letto tenendo gli aghi in testa per tutta la notte pensando che l’indomani sicuramente avrei dovuto fare a cazzotti con la cefalea. Ma niente: il giorno di lavoro seguente, di solito pesante, è passato senza problemi e con buona energia senza un velo di dolore. Ho così tenuto gli aghi in testa per altre 24 ore e li ho rimossi completamente solo dopo due giorni pensando che l’ avevo scampata.

Gli anni di lavoro mi hanno resa molto sicura e veloce nel mettere gli aghi e la familiarità con questi strumenti è ovviamente una cosa che non ci si può aspettare in un paziente che se la debba cavare da solo. Certamente lasciare gli aghi in testa ai pazienti non è facilmente accettato e lo faccio solo se conosco il soggetto, e se so che non ci sono problemi emotivi. Ma in casi acuti chiedo sempre ai miei pazienti di non farsi problemi e di capitare in studio anche senza appuntamento programmato, ma non è mai così facile  da organizzare perchè la cefalea spesso non avvisa prima.

Esistono però altri trucchetti del mestiere, facilmente applicabili da chiunque, che normalmente insegno ai miei pazienti  nei casi di emergenza.  Il materiale necessario è minimo, bastano qualche pungito per diabetici sterili, una salviettina disinfettante,  un pacchetto di fazzolettini e uno specchio di fronte al quale cercherete con cura i punti esatti da pungere.

In caso di attacco acuto di cefalea potete pungere in 3-5 punti tutti localizzati esattamente sulla linea dell’attaccatura dei capelli, nella parte situata esattamente al centro del volto ( sopra il naso per capirci). Dopo aver disinfettato la cute, la sollevate a pinza prendendola con due dita, la pungete con rapidità come si fa con il dito del paziente diabetico,  spremete da ogni punto da 1 a 3 goccie di sangue e  asciugate con un fazzoletto. Lo stesso potete fare sulla sommità della testa e sulla punta dell’orecchio.

Per l’orecchio  disinfettate prima la punta, poi trovare il punto esatto, prendete con la mano il padiglione auricolare e chiudetelo in avanti piegandolo come fosse un libro, il punto più alto dove si piega l’orecchio  è la parte da pungere, basta una sola puntura per lato fatta con molta velocità, spremete qualche goccia di sangue su un fazzoletto, e successivamente disinfettate bene.

Per trovare il punto da pungere sulla sommità della testa, con i pollici toccate le punte delle vostre orecchie,  e poi unite le dita dei medi o degli indici formando come un cerchietto con le mani,  il punto di contatto tra i due indici sulla testa è il punto da pungere.

Se usate la mani pulite, pungidita sterili e i fazzolettini disinfettanti prima e dopo aver punto non vi è nessun rischio di infezione cutanea. Non temete di perdere troppo sangue, gli aghi sono sottili. Anzi le prime volte ne esce troppo poco. Per questo è utile prima fare un piccolo massaggio della pelle da pungere. Manovra utile sia per disinfettare bene la pelle che per richiamare più sangue localmente. L’unico problema è che esiste una forte esitazione nel pungersi da soli per paura di sentire male, emozione assolutamente sana.

Consiglio di iniziare con calma in presenza di un familiare eseguendo le punture più semplici che sono quelle dell’attaccatura dei capelli. Poi un po’ alla volta come il diabetico che si punge senza neanche guardare farete sempre più esperienza, è sempre meglio e raccomandato essere  istruiti personalmente da un agopuntore di fiducia che vi può fare vedere bene e capire come farlo al meglio.

Le punture non sono simpatiche ma se fatte con mano veloce non ve ne accorgete neanche ma soprattutto è necessario agire tempestivamente come si fa con il farmaco ovvero alle prime avvisaglie. Solo in questo modo è possibile agire in modo efficace sull’ondata di vasocostrizione e vasodilatazione responsabili del dolore.

Non è la stessa cosa che avere gli aghi a permanenza come ho potuto sperimentare su me stessa. Questa pratica di piccoli sanguinamenti controllati non sostituisce un trattamento di agopuntura completo, ma può essere un complemento e  un bel sollievo limitando la crisi e il dosaggio di farmaci necessari a farvela passare. Se poi vi fate seguire con un buon ciclo di agopuntura e magari una ricetta fitoterapica personalizzata è possibile che l’insieme delle terapie possa definitivamente eliminare i farmaci dalla vostra borsetta e dal cassetto del comodino.

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Il lavoro di agopuntura a Lugano è finalmente iniziato

Catherine Bellwald Il lavoro di agopuntura a Lugano è finalmente iniziatoDa circa un mese ormai il lavoro è finalmente iniziato a Lugano, qualche prolungamento di tempo in più  non previsto per avere il numero di concordato e per avere tutti i diplomi riconosciuti dallo stato elvetico.

Ma lo studio dove settimanalmente ricevo è davvero delizioso. Inserito in una bellissima palestra super attrezzata con thermarium e piscina, ristorante interno e dulcis in fundo…il parcheggio.

I fisioterapisti, la segretaria e i diversi operatori sono sempre sorridenti e la cosa che è davvero sorprendente è che per arrivare da Cremona a Lugano in orari giusti ci metto esattamente 2 ore, poco più del tempo che impiego per arrivare nello studio a Milano.

Lo studio di Fisioterapia dove sono inserita assomiglia al mio studio, pavimento in legno, attenzione all’ordine e alla pulizia, nessun aspetto asettico o pomposo tipico degli studi medici, molti lettini separati e riservati dove poter trattare  in tutta privacy. Una lavanderia interna con lavatrice e asciugatrice consente di avere asciugamani sempre puliti e evitare l’uso della odiosa carta per  rivestire i lettini, un sistema che apparentemente sembra più dispendioso ma che facendo i conti potrebbe essere più economico.

Un’altra cosa davvero simpatica è che i pazienti della fisioterapia sono per lo più giovani sportivi professionisti e l’ambiente è sempre allegro e festoso nonostante si lavori sodo. Infine la farmacia che si occupa di fitoterapia cinese sulla quale mi appoggio da anni, perchè estremamente rigorosa e con molteplici preparazioni e ricette pronte già in casa, si trova a 10 minuti in linea d’aria. Preparare una ricetta anche in urgenza non sarà più così complicato.

Sto imparando a usare un programma per la fatturazione  online con il tariffario nazionale  e per settembre sarò pronta a spedire alle  casse malati di medicina di base e complementare le mie prime fatture. Un percorso inizialmente complicato ma che, una volta acquisito, dovrebbe invece accorciare i tempi burocratici e i lavori di segreteria.

Lo studio non si trova vista lago come inizialmente avevo sperato ma le sue finestre danno su un prato dove talora pascolano delle mucche (non fate gli spiritosi: non sono viola!) e anche se sembra strano è completamente diverso che avere a perdita d’occhio un panorama di cemento e palazzi anche se  di città storiche e di grande fascino e bellezza.

Parto quindi per le vacanze di agosto molto contenta e soddisfatta di questo, se pur primo, passo ma nella direzione nella quale volevo andare. E auguro a tutti buone vacanze e l’energia per andare nella direzione nella quale veramente si desidera.

 

 

 

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L’andropausa esiste?

Catherine Bellwald Landropausa esiste? Andropausa per alcuni studiosi è considerato un termine improprio. In effetti l’andropausa dove per “pausa” si dovrebbe intendere il concetto di sospensione  da parte delle cellule testicolari della produzione di testosterone, non è fisiologica.

Nell’uomo diversamente che per la donna la produzione di testosterone da parte dei testicoli diminuisce gradualmente e progressivamente con gli anni, ma non si sospende. A 80 anni un uomo sano può essere ancora fertile e con una produzione di testosterone pari a 4 mg/die.

Questo non toglie che i livelli di testosterone possono abbassarsi in modo eccessivo anche precocemente dopo i 40 -50 anni e  questo fenomeno aumenta di incidenza con l’avanzare degli anni. L’andropausa o meglio sarebbe definirla “androinsufficienza” esiste e come la menopausa può generare dei disturbi molto simili, disturbi del tono dell’umore, alterazioni della qualità del sonno, aumento del grasso corporeo e cambiamento della sua localizzazione, riduzione della massa magra, riduzione del desiderio sessuale e ovviamente della prestazione sessuale.

Si riducono le erezioni spontanee al risveglio e con soli stimoli visivi, l’erezione può essere raggiunta e mantenuta con più difficoltà, l’orgasmo può essere di minor intensità, la quantità di seme ridotta e il tempo refrattario più lungo. Attenzione però che questi  sintomi non siano semplicemente il risultato di uno stato di stress prolungato e della  presenza di una partner abituale con la quale ormai vi sia decisamente scarso interesse e magari anche scarsa intesa.

L’attività sessuale e il desiderio sessuale  da soli  producono una attivazione ormonale e un aumento della produzione di testosterone. Non è un caso se  la cosiddetta  crisi di mezza età colpisce la maggioranza degli uomini. La ricerca di una nuova compagnia femminile sembrerebbe  il risultato di una esigenza  del tutto fisiologica e sana. Sono moltissimi gli uomini che cambiando partner semplicemente ringiovaniscono di 20 anni. Alcuni neurofisiologi  lo ritengono una svolta su base biochimica e bioumorale importantissima che se bloccata per motivi ideologici può portare ad un precoce invecchiamento e decadimento delle prestazioni su diversi piani.

Oggi la terapia più  consigliata in caso di andropausa non è quella di favorire e non condannare nuove storie sentimentali e sessuali ma piuttosto di proporre una sostituzione o correzione ormonale. Fra i trattamenti più in uso negli USA troviamo il gel al testosterone.  E’ giusto considerare che non ci sono dati accertati sull’ innocuità della terapia e sul bilancio benefici controindicazioni, inoltre è necessario stare molto attenti a non trasmettere il testosterone per via transdermica attraverso il contatto cutaneo con altre persone, in particolare a bambini e donne.

L’attività motoria se non estrema e regolare si sa aumenta la produzione di testosterone, la contenuta presenza di grasso periaddominale è anch’essa responsabile di una limitata riduzione del testosterone. Il controllo dei livelli di stress da solo riducendo il cortisolo non contrasta la produzione del testosterone.  Da questi noti e semplici dati si evince che lavorare in modo completo sulla dieta, sul movimento, sul rilassamento e soprattutto sulla conservazione dell’interesse sessuale siano da soli atti terapeutici e preventivi che devono per primi essere consigliati e proposti prima di arrivare alla terapia sostitutiva.

La fitoterapia cinese poi è un ottimo strumento terapeutico di grande utilità per sostenere i disturbi della menopausa ma anche per ritardare o limitare l’androinsufficienza o andropausa. Non parlo di semplici fitocomposti come la bromelina o lo zinco che non hanno da soli la capacità di aumentare la concentrazione di testosterone ma di cure molto più importanti volte a ripristinare un  equilibrio bioumorale e globale del paziente.

E’ molto frequente nel maschio adulto avere disturbi sessuali legati non tanto a una situazione di deficit inteso come vuoto ma piuttosto a una situazione infiammatoria ovvero di eccesso e di stasi. Sono infatti numerossissime i pazienti che soffrono di prostatite cronica anche senza saperlo e di ipertrofia prostatica, entrambe situazioni che generaro calore locale.

La prostatite è come dice la parola uno stato infiammatorio della prostata, non sempre dovuto a una infezione vera e propria. Infatti le forme croniche sono prevalenti e rispondono poco alla terapia antibiotica.  Per ipertrofia prostatica invece si intende  un ingrandimento della prostata  la cui origine è ancora sconosciuta anche alla medicina occidentale più all’avanguardia.

Entrambe queste patologie sono estremamente diffuse nell’uomo adulto e aumentano nell’età evolutiva alla stessa  stregua dell’incidenza della cistite, della vaginite,  della cistosi  ovarica e del fibroma uterino della donna in età fertile. Presumibilmente si tratta di disturbi la cui origine potrebbe essere simile. In medicina cinese pur essendo i sessi diversi di parla di stasi e calore del basso, la cui causa può essere alimentare, esterna come da infezione, ma anche interna da tensione di tipo emozionale e viscerale.

Non è un caso se per evitare la prostatite si consiglia di eliminare cibi che generano calore, ma spesso non è sufficiente. Ecco che diventa utile un lavoro più preciso e mirato  attraverso specifiche ricette fitoterapiche cinesi studiate appositamente per  togliere il calore e a muovere l’energia in basso riducendo anche il  fenomeno della stasi che aumenta il calore proprio attraverso il ristagno.

La fitoterapia e l’agopuntura associate, sono tecniche estremamente efficaci per raffreddare quadri di calore anche importanti e cronicizzati e lavorare anche sullo stato emozionale e sullo squilibrio emotivo e ormonale sottostanti. E’ però sempre necessaria una valutazione complessiva del paziente  e dei suoi polsi prima di iniziare una terapia.

Certo è che spesso i fitoterapici più conosciuti per stimolare la virilità e il così detto” yang di rene” spacciati come innocui integratori sono prodotti la cui azione è riscaldante e quindi in molte situazioni addirittura controindicati. L’utilizzo di queste sostanze non è controindicato in senso assoluto ma andrebbe prima convalidato da una diagnosi corretta del paziente e non solo dai sintomi di deficit erettili o di eiaculazione precoce, cosa che purtroppo è consuetudine da parte della maggioranza dei non addetti ai lavori.

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La gotta patologia moderna e antica

Catherine Bellwald La gotta patologia moderna e anticaIppocrate la definiva la malattia dell’opulenza; sono molte le persone famose che ne hanno patito, citiamo Carlomagno, Enrico VIII, Newton, Darwin, Voltaire.

E’ possibile che la lista di personaggi della chiesa o di rilievo che  soffrivano segretamente di gotta era ancora più lunga visto che questa malattia colpendo prevalentemente il sesso maschile era attribuita al dominio della vita sessuale e dei vizi e si cercava di non renderla pubblica alla stessa stregua di una malattia venerea.

Oggi se ne parla ancora poco ma la gotta è la malattia più comune che colpisce le articolazioni, seconda solo all’artrosi. La sua incidenza è maschile per l’effetto protettivo degli estrogeni, ma oggi si segnala un aumento delle patologia nella popolazione femminile dopo la menopausa. Certo non si vedono più le gravi deformazioni articolari di una volta con i mostruosi tofi su mani e piedi, questo perché l’iperuricemia, ovvero l’aumento dell’acido urico è oggi  ben controllato con le moderne terapie farmacologiche.

L’acido urico dovrebbe restare sotto il valore di 6 mg/dl per gli uomini e di 5 mg/dl per le donne. Diventa a rischio quando supera 6,5 mg/del nelle donne e quando supera 7 mg/dl nell’uomo e patologico quando supera 8 mg/dl. L’iperuricemia viene trattata anche in assenza di sintomi artritici o articolari in quanto la sua elevata concentrazione nel sangue è nociva in particolare al rene dove può precipitare e depositarsi.  L’aumento di acido urico nel sangue è oggi considerato una patologia dismetabolica alla stessa stregua dell’iperrcolesterolemia e dell’iperglicemia.

Si ritiene che l’iperuricemia possa essere dovuto a un aumento della  produzione di acido urico di natura sia costituzionale che alimentare ma soprattutto a una riduzione della loro eliminazione per via urinaria. Una ridotta funzionalità renale può ridurre l’eliminazione di acido urico come d’altronde l’acido urico può peggiorare a a sua volta l’insufficienza renale.

E’ importante anche sapere che alcuni fra i farmaci più usati come l”acido acetilsalicilico  comunemente conosciuto con il nome  farmacologico di “aspirina”, anche in piccole dosi come ormai, è di comune uso per rendere il sangue più fluido e i diuretici tiazinici anch’essi di largo uso negli over 60 per limitare l’ipertensione arteriosa, sono entrambi considerati responsabili di un aumento di acido urico  nel sangue sia per aumentata produzione che per ridotta eliminazione.

Nell’antichità l’ attenzione veniva data unicamente alla dieta, in quanto la malattia era confinata alla classe dei nobili e  dei ricchi. Durante l’ultima guerra l’incidenza della gotta si è notevolmente ridotta il che aveva nuovamente suggerito  il suo rapporto stretto con l’alimentazione. Ma oggi la sua comparsa nel popolazione più povera l’ha trasformata da un lato in una “malattia più democratica” e dall’altra ha spostato l’attenzione dalla dieta alla terapia farmacologica.

Le raccomandazioni dietetiche  sono considerate di supporto (oltre che non sempre univoche) ma non determinanti ai fini di evitare questa malattia. Si considerano gli alimenti da evitare  in rapporto al loro elevato contenuto in purine, senza invece tener conto dell’insieme dei fattori che possono essere responsabili dell’iperuricemia e soprattutto senza considerare che alcuni alimenti, se usati con criterio, sono già una terapia preventiva efficace.

La prima cosa da considerare è che l’uomo a differenza degli animali onnivori non possiede l’enzima urato ossidasi. La scimmia che non possiede come noi questo enzima non soffre di questo problema essendo principalmente fruttariana. Senza arrivare a dire per questo motivo che l’uomo è fruttariano, ritengo che la frutta e la verdura possano svolgere un azione protettiva nei confronti anche di questa diffussissima patologia.

L’attenzione non deve  in effetti essere focalizzata solo sugli alimenti maggiormente a rischio per il loro contenuto in purine che sono da limitare fra cui gli alcolici, alcuni tipi di carne come il fegato, il cuore e i reni e alcuni tipi di pesce di cui molluschi,  crostacei, acciughe, sardine  e salmone. E ancora  la frutta secca,  i legumi secchi,  il miele, i cachi, l’uva, e infine anche le banane e i fichi, sconsigliato anche  il succo di arancia dolcificato. Tutti cibi considerati responsabili di un aumento della produzione di acido urico per via alimentare.

L’attenzione alla dieta dovrebbe a par mio essere maggiormente spostata sul valore protettivo di alcuni alimenti e sulle possibilità preventive di alcune sostanze fitoterapiche, metodi naturali ma non per questo poco efficaci per stimolare l’eliminazione dell’acido urico attraverso le urine.

Sono molti i frutti e gli ortaggi che hanno un azione specifica sull’eliminazione dell’acido urico in particolare quelli ricchi in vitamina C. Da alcuni recenti studi si considera che la vitamina C possa avere una azione uricosurica ovvero che favorisca l’eliminazione dell’acido urico con le urine. Sono poi molte le sostanze fitoterapiche che svolgono un’azione in tal senso.

Fra gli ortaggi  sono considerati antiuricemici la lattuga, il tarassaco, la cicoria e la rucola, ma anche il cavolo, il cavolfiori, i peperoni, i pomodori. Della frutta è nota l’azione uricosurica dell’ ananas, degli agrumi, del kiwi, dei ribes, delle fragole e dei lamponi e dei mirtilli.

Il mio maestro di agopuntura da oltre 3 anni si nutre di asparagi con la stessa modalità di un’assunzione farmacologica; ovunque si trovi si porta dietro un contenitore con gli asparagi cotti che assume di solito nella pausa di metà mattina che tutti destinano al caffè. Non ho mai chiesto direttamente il motivo di questa scelta alimentare per non essere invadente ma ho considerato che la modalità della somministrazione di questo cibo è per noi occidentali sconosciuta.

L’alimentazione in questo modo diventa cura, attraverso la regolarità e la costanza dell’assunzione esattamente come se fosse una medicina. Ritengo che l’utilizzo quotidiano e regolare di almeno 3 porzioni al giorno di uno degli alimenti vegetali sopracitati, ovviamente freschi e cucinati al vapore per non perdere le loro proprietà nutritive e con la cura di variarli e sceglierli  a seconda della stagione  e del proprio sentire,  possa essere il primo intervento utile in caso di tendenza all’iperuricemia per favorire l’eliminazione dell’acido urico in modo naturale.

Un altro modo estremamente semplice di stimolare l’eliminazione dell’acido urico con le urine è quello di  bere almeno 1 litro d’acqua fuori pasto. Consiglio in particolare di scegliere l’acqua con minor residuo fisso e di utilizzare anch’essa come una medicina. Potete per esempio introdurre in un litro ovvero in una  bottiglia d’acqua preferibilmente  di vetro, dei macerati glicerici di alcune sostanze fitoterapiche con azione uricosurica ovvero che favoriscono l’eliminazione dell’acido urico in eccesso attraverso le urine.

Dalla gemmoterapia classica possiamo utilizzare il macerato glicerico delle gemme di betulla ( Betula pubescens)  o di pioppo (Populus Alba), oppure dei giovani getti di equiseto (Equiseto Arvense) o di ginepro ( Junniperus comunis):  sono tutte sostanze conosciute per la loro azione antiuricemica  in grado di agire sia sul sistema osteoarticolare che sul sistema urinario.

Potete bere in questo modo la vostra acqua terapeutica durante la giornata con un’attenzione diversa e focalizzata; i macerati possono essere utilizzati separatamente con 60 gocce di ogni sostanza in un litro di acqua, variando la sostanza fitoterapica ogni settimana, ogni mese oppure ogni stagione dell’anno a vostro piacere e ancora potete utilizzarli tutti  insieme usando 20 gocce di ogni sostanza per un totale di 80 gocce in un litro di acqua. Consiglio di usare macerati di buona qualità più possibili puri e se possibile di preparazione spagyrica.

Esistono poi  diverse ricette di fitoterapia cinese mirate al trattamento della gotta e dell’iperuricemia  estremamente efficaci, si tratta in questo caso di rimedi fitoterapici più impegnativi  la cui somministrazione deve essere effettuata previa indicazione  e prescrizione da parte di un medico specializzato in fitoterapia cinese.

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Raffreddore da fieno, pollinosi e allergie crociate


Catherine Bellwald Raffreddore da fieno, pollinosi e allergie crociate Da primavera a fine estate  sono molti i pollini protagonisti di svariati  quadri allergici più o meno severi. Sono le cosiddette pollinosi che possono causare molteplici disturbi, da quello asmatico che si manifesta con dispnea e fame di aria da spasmo delle vie aeree alle meno pericolose ma altrettanto fastidiose oculoriniti allergiche.

Tutti le conoscono, i sintomi classici sono prurito oculare e nasale, rinorrea (naso che cola) con muco di solito fluido e filante, congestione nasale e dei seni paranasali talora accompagnati da cefalea, starnuti a raffica, occhi rossi con continua  e facile lacrimazione. Sintomi non solo fastidiosi ma che possono intontire letteralmente chi ne soffre, cambiandone anche i connotati estetici.

Quello che poche persone sanno è che molti cibi cosiddetti “sani” come frutta e verdura possono essere responsabili di reazioni incrociate con i diversi pollini. Non si tratta di allergie alimentari ma di una reazione immunitaria e quindi infiammatoria più accentuata per la presenza di entrambi i fattori allergenizzanti.

Da un lato il polline, allergene inalato, dall’altra un determinato alimento che definiamo allergene alimentare. Un allergene è una sostanza naturale che possiamo definire abitualmente inerte ma che in alcuni soggetti, il cui sistema immunitario è più eccitato, può scatenare una catena di reazioni chimiche  infiammatorie come se si trattasse di un ospite sgradito e da eliminare.

Esistono tabelle per i diversi pollini con i cibi che maggiormente possono scatenare le reazioni crociate. Si raccomanda a chi soffre di questo disturbo di eseguire i test allergologici per poter evitare in modo mirato l’assunzione dei cibi che maggiormente sono responsabili di queste reazioni crociate.

Tra i cibi più comuni ricordiamo per esempio che la mela, la banana, la carota, il finocchio, il sedano e il prezzemolo si incrociano tutti  con betulla, ontano, artemisia e ambrosia. Il kiwi, le albicocche e la pesca si incrocia con betulla, ontano e graminacee. Le ciliege  si incrociano con betulla, ontano, graminacee e urticacee. Il pomodoro e gli agrumi si incrociano con le graminacee. E le deliziose fragole e lamponi si incrociano con betulla e ontano.

Insomma una lista molto lunga  di reazioni incrociate, che però agli allergici che vogliono limitare al  minimo l’assunzione di antistaminici è utile conoscere. Sempre per limitare i sintomi e i farmaci sintomatici è utile come prevenzione fare delle immunizzazioni nei confronti dei diversi allergeni.

Esistono in commercio diversi prodotti di nuova generazione, che contengono allergeni in diluizione omeopatica. Questi prodotti, assunti alcuni mesi prima del periodo di pollinazione, possono essere molto utili per limitare  i sintomi e le reazioni allergiche nei confronti dei diversi pollini.

E’ inutile aggiungere che l’intestino, sede dell’ottanta per cento del sistema immunitario deve essere il meno irritato possibile, si raccomanda quindi in vista di questo periodo a chi maggiormente soffre di allergia di eliminare il più possibile lieviti,  farine bianche, zuccheri e lattosio, soprattutto se esistono intolleranze note.

L’utilizzo di probiotici veri può essere un altro valido aiuto per regolarizzare una risposta immunitaria non  troppo esaltata e anche il tiglio può migliorare e calmare l’intestino regolarizzando il sistema neurovegetativo.

Nei casi  più impegnativi  la prevenzione può essere fatta  aggiungendo anche  l’agopuntura e la fitoterapia cinese per equilibrare e normalizzare le funzioni intestinali e immunitarie, terapie queste utili anche durante la fase acuta per coloro che non possono o non vogliono assumere farmaci antinfiammatori e antistaminici ma che necessitano della consulenza di un medico specializzato nel settore.

 

 

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L’atto chirurgico: una soluzione estrema anche se talora necessaria

Catherine Bellwald Latto chirurgico: una soluzione estrema anche se talora necessariaOggi la tendenza è quella di risolvere molte patologie che possono avere anche risvolti internistici con un atto chirurgico. La fila per eseguire piccoli interventi è ovunque elevatissima.

Si va dal tunnel carpale,  spesso collegato a disturbi ormonali, alle tendinopatie delle spalle frequentemente correlate a disturbi viscerali, alle emorroidi e ragadi per lo più secondarie a un calore interno, fino ad arrivare all’inseminazione assistita proposta oggi in modo decisamente frequente anche a coppie che potrebbero arrivare al concepimento in modo naturale con semplici aiuti mirati. Senza parlare del cesareo sempre più frequente per fare un altro esempio.

La chirurgia è oggi molto più sicura e precisa di una volta; le sale chirurgiche sono molto più asettiche, i farmaci antibiotici dati in modo corretto e sistematico; gli strumenti come i bisturi, gli aghi così come l’attrezzatura a scopo emostastico e come supporto visivo quali, lenti, endoscopi, TAC, ecografi, sono  all’avanguardia e rendono il lavoro sempre più preciso, un balzo tecnologico in avanti incredibile anche solo rispetto a 20 anni fa.

La soluzione chirurgica, evidentemente di prima scelta in numerosi casi, come nelle malformazioni fisiche, neoplasie, e ovviamente nelle urgenze mediche, ovvero nelle svariate patologie che mettono a repentaglio la vita e la salute del paziente, non dovrebbe  a mio parere essere sempre la prima scelta per diverse altre patologie che potremmo invece definire minori.

In molte patologie oggi esclusivamente o prevalentemente chirurgiche, come le dita a scatto, le algie articolari, le piccole ernie sottolegamentose senza segni neurologici e quando le condizioni lo consentono, naturalmente, bisognerebbe prima tentare strade conservative fra cui sicuramente un lavoro sulla ricerca delle possibili cause interne e di soluzioni dalla minor invasività.

La medicina occidentale possiede in effetti pochi strumenti terapeutici e molti strumenti diagnostici sempre più raffinati mentre la medicina cinese possiede moltissime soluzioni terapeutiche utilizzabili con beneficio e minimo rischio allo scopo di recuperare un equilibrio interno e la salute.

Ho conosciuto in questi anni tantissimi pazienti operati anche un numero elevato di volte senza aver risolto il problema e talune anche peggiorandolo;  interventi di asportazione di diverticoli per risolvere dolori addominali causati da una lombalgia, protesi d’anca per risolvere un dolore irradiato nevralgico da discopatia lombare completamente risolti invece con l’agopuntura, ad esempio.

Purtroppo ho conosciuto anche un paziente operato 15 volte al rachide lombare per un dolore che non voleva passare e una paziente che dopo numerosi interventi è arrivata fino all’amputazione della gamba per risolvere un dolore nevralgico molto severo che comunque non è passato nonostante l’intervento.

Provare con l’agopuntura in modo serio e continuativo su qualunque dolore importante prima di procedere alla scelta e soluzione chirurgica mi sembra una proposta assai sensata e decisamente più economica in tutti i sensi.

Pensate al costo di un intervento, ai giorni di malattia e di riabilitazione per una spalla operata. Ma a quanto pare è una proposta decisamente out! Non si fa! Troppo pochi specialisti e troppo poca conoscenza del settore: sono moltissimi gli ortopedici convinti che il trattamento con agopuntura non possa risolvere una comune tendinopatia della spalla o sciatica su base discopatica.

Questo perchè non conoscono il meccanismo d’azione dell’agopuntura che considerano solo simil-anestetico e non curativo.

Lo stesso vale per le emorroidi; sono pochissimi i medici a sapere che un adeguato trattamento con fitoterapia cinese mirata è in grado di risolvere in modo decisivo un quadro di emorroidi infiammate.

La soluzione chirurgica, ovvero togliere e tagliare via, dovrebbe, anche in senso psicologico, relazionale e affettivo, essere l’ultima scelta da fare in qualunque rapporto umano.

Prima bisogna cercare di capire quali siano le nostre reali esigenze e non i nostri capricci o desideri egoici, poi una volta chiarito questo punto, esattamente come quando si fa una diagnosi, si deve procedere con la possibilità di trovare delle strategie per risolvere il problema e per far capire le nostre esigenze a chi ci sta intorno .

Questa fase non va saltata a pie’ pari per comodità, ma… attenzione; neanche bisogna soffrire a priori perchè “tanto non vi è rimedio”.

Nella prima situazione non ho dato all’altro la possibilità di vedere e provvedere, nella seconda ho dato per scontato che tanto non potesse capire negando questa possibilità.

E se dall’altra parte le richieste cascano sempre nel vuoto senza che  vi sia alcuna possibilità di incontro per trovare una soluzione comune… ebbene a questo punto, e solo a questo punto, è giustificato, anche se talora molto doloroso, tagliare o se preferite rompere, per poter vivere ciò che per noi è davvero importante vivere.

Il paragone calza alla perfezione, un comportamento sano ed equilibrato dovrebbe essere  simile sia che si parli di patologie fisiche che di disagi psicorelazionali.

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Febbraio e il polmone nella medicina cinese

Catherine Bellwald Febbraio e il polmone nella medicina cineseDal calendario cinese con il 4 Febbraio entriamo in Li chun che significa inizio della primavera e primo giorno del nuovo anno. La visione di iniziare l’anno con l’inizio della primavera ha una sua logica nel dare all’anno la stessa ciclicità e dinamismo di tutti gli esseri viventi.

Il ciclo dell’anno esattamente come il ciclo della vita: un primo tempo di sviluppo e crescita con la primavera, di massima espressione solare con l’estate, di iniziale rallentamento e decadimento con l’autunno e infine di interiorizzazione e morte con l’inverno.

L’organo collegato al mese di Febbraio è il polmone, il suo animale correlato è la tigre e il suo orario è compreso tra le 3 e le 5 del mattino.

Con un inspiro si viene al mondo con un espiro si lascia questo mondo. La respirazione è collegata con la vita del corpo umano e anche con l’aspetto più materiale della vita: la dualità che altro non è che la legge dello yin e dello yang. Se non si accettano e utilizzano entrambe le componenti, si perde l’equilibrio e la forza. Un tempo per inspirare-uno per espirare, un tempo per fare-uno per non fare, un tempo per ogni cosa ascoltandosi e senza cadere nella meccanicità dell’atto ma sfruttando la sua potenzialità.

La respirazione è da sempre considerata il fulcro più importante di lavoro di tutte le più antiche arti marziali, del qi qong e dello yoga. Pur essendo una funzione automatica del corpo viene eseguita  mediante l’utilizzo della volontà e della concentrazione e a tutt’oggi ancora poco considerata e utilizzata nella comune educazione occidentale.

Cha dire della Tigre,  nella mitologia classica rappresenta esotericamente la dualità bene-male, creazione-distruzione. Mentre nella filosofia cinese con il famoso detto “cavalcare la tigre“, si considera la possibilità di sfruttare la nostra natura aggressiva, domando l’animale pericoloso e rendendolo mansueto. Un atto di controllo completo, di grande forza potenziale e di scelta, nulla a che vedere con la visione dell’ agnello che nulla altro può fare che essere mansueto. Un obiettivo che in ogni arte marziale è racchiuso: mettere la violenza al servizio della non violenza.

Infine anche l’orario è particolare; è l’ora in cui l’alba si sente arrivare ma è ancora lontana oppure solo parziale la sua luce. In questo orario moltissime persone si svegliano e non riescono più a riprendere sonno.  Non credo sia un caso, potremmo considerarla come una impazienza del corpo a risvegliarsi presumibilmente data da un sovraccarico o sovreccitazione o iperstimolazione.

Il polmone è il primo canale della circolazione energetica e riceve la staffetta dal canale che lo precede, quello di fegato che, come abbiamo visto nel mese precedente, è quello che maggiormente trattiene e tende ad andare in tensione e quindi in eccesso. Per lavorare su questo tipo di insonnia è necessario lavorare sul fegato e sui suoi organi correlati e non solo sul polmone esattamente come in tutte le forme asmatiche.

Le patologie da raffreddamento che colpiscono il polmone sono aiutate dal trattamento diretto del canale polmonare. Pensate che con il semplice punto LU 9 (punto shu  del canale di polmone) (in inglese Lung meridian), si esegue un trattamento stagionale invernale secondo il metodo degli I Ching applicato al canale del polmone, utilissimo come prevenzione.

Nei casi acuti è utile  lavorare in associazione con la milza con la quale il polmone forma il grande canale detto Tai yin ovvero lo strato più superficiale dello yin sul quale è  possibile trattare le forme catarrose e con eccessiva produzione di muco. Ricordiamo che il polmone è collegato direttamente anche con il grosso intestino con il quale forma un legame di organo-viscere, interno-esterno e con il quale è possibile facilitare l’eliminazione  attraverso le feci del calore in eccesso formato a causa della patologia acuta.

Infine il polmone è collegato con la vescica urinaria, che rappresenta il suo opposite clock rispetto all’orologio cinese o se preferite al calendario. Il trattamento in fase acuta anche di questo canale può nuovamente favorire l’eliminazione dell’eccesso di calore attraverso le urine, drenandolo e riequilibrandolo esattamente come fanno i rimedi fitoterapici mirati sulle forme acute dell’albero respiratorio.

Come ho detto in altri post  questo organo incredibile che è il polmone soffre il freddo, la secchezza e la tristezza che è la sua emozione. Un modo per aiutarlo è sicuramente quello di limitare e se possibile evitare il fumo e lo smog e respirare aria pulita. E ancora di evitare l’eccessiva secchezza causata dai termosifoni che in questa stagione spesso sono a manetta. Infine di non alimentare l’emozione della tristezza come atto di attaccamento nei confronti di quello che abbiamo perso. In sintesi non stringiamo i pugni per tentare di recuperare ciò che nella mano non c’è più.

Lasciamo andare e facciamo scorrere anche la sofferenza qualcosa d’altro colmerà non solo le nostre mani  ma anche il nostro interiore esattamente come fa l’aria nei polmoni.

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I veleni

Catherine Bellwald I veleniPer veleno si intende una sostanza in grado di produrre attraverso un meccanismo chimico effetti dannosi transitori o permanenti, il quadro può arrivare alla morte cellulare dei tessuti coinvolti fino ad essere letale per l’organismo in toto.

E’ interessante vedere che la maggior parte delle persone identifica i veleni con poche sostanze  altamente dannose per l’uomo, presenti anche nel regno naturale animale e vegetale dalle quali è sufficiente stare alla larga il più possibile: non ingerire, non inalare, non toccare e siamo protetti!

Molta attenzione oggi viene posta al cibo come fonte primaria di possibile intossicazione da esterno, ecco che quasi tutti gli alimenti in vendita vengono spesso trattati con sostanze disinfettanti e controllati con numerosi test specifici.

L’aria che respiriamo nelle città e nell’hinterland delle aree metropolitane è inoltre sempre più ai limiti superiori di tollerabilità come contenuto in idrocarburi e  polveri tossiche, ma il controllo del riscaldamento da parte dei cittadini e dei luoghi commerciali non esiste, l’unico provvedimento è dato dalla limitazione del traffico urbano con targhe alterne e limiti di velocità che sembrano avere effetti minimi sul contenimento del problema.

Il concetto di veleno e di tossina è invece un concetto chimico molto più esteso che si ritrova in una  elevata quantità di sostanze provenienti dal regno vegetale, animale e minerale. Le conseguenze più temibili  di molteplici patologie infettive a carico di microorganismi sono in realtà il risultato degli effetti delle tossine prodotte dai microrganismi e dalla reazione di difesa del nostro corpo.

Il nostro stesso corpo è in grado di produrre tossine in situazioni patologiche specifiche, o meglio sarebbe dire che alcune sostanze prodotte normalmente dal corpo, quando prodotte o presenti per motivi patologici in modo eccessivo possono diventare esse stesse tossiche per l’organismo.

Per fare un semplice esempio in caso di insufficienza renale l’urea si accumula nel sangue diventando tossica, in caso insufficienza polmonare l’anidride carbonica si accumula nel sangue diventando tossica, in caso di diabete il glucosio si accumula nel sangue diventando tossico. In caso di infiammazione vengono liberate un gran numero di sostanze chimiche che possono avere un  effetto tossico.

Ecco che semplificando in modo estremo possiamo avere due grosse categorie di intossicazione autoprodotta, da deficit ovvero da insufficienza di una qualunque funzione fisiologica interna oppure da eccesso di una funzione che possiamo definire difensiva: l’infiammazione.

Da ormai oltre 70 anni sempre più dettagli vengono apportati allo studio dei numerosi e vari mediatori dell’infiammazione e della complessa catena di reazioni chimiche da essi prodotta e molte sono ormai le correlazioni tra infiammazione cronica e cancerogenesi.  Molti sono i biologi e ricercatori che nello studio di questi mediatori sono alla ricerca di importanti risposte.

Quello che è davvero curioso sapere è che circa 4000 anni fa, nei testi di medicina e di fitoterapia cinese, si parlava di veleni e di tossico nel sangue alludendo a patologie non solo acute ma anche croniche.  Sono tantissimi i fitoterapici e le ricette fitoterapiche antiche nella cui specificità terapeutica è segnato”toglie il tossico dal sangue”, oppure “toglie il tossico del fuoco e del calore”.

I veleni che possiamo produrre sono in effetti la causa delle  patologie più difficili e subdole da trattare. Non stupisce neanche pensare che le emozioni negative da sole siano in grado attraverso un meccanismo di eccesso e di infiammazione di produrre dei veleni. Quando si dice “non avvelenarti il sangue” oppure non “avvelenarti la vita”, il significato è ancora quello per cui emozioni contratte, sentimenti repressi e shock affettivi possono, non solo simbolicamente, generare dei veleni. Da questi veleni tanto quanto da quelli provenienti dal cibo malsano e dalle polveri sottili presenti nell’aria dobbiamo stare molto in guardia.

Sull’inquinamento abbiamo poca possibilità di interagire se abitiamo in un centro urbanizzato; sugli alimenti possiamo fare qualcosa, selezionandoli e diventando sempre più esigenti ma dovendo affrontare costi superiori.

Sulle emozioni invece possiamo agire direttamente senza costi aggiuntivi: tocca a noi la pulizia delle emozioni negative come esercizio regolare e costante esattamente come dobbiamo fare con la manutenzione e cura di qualunque oggetto o luogo.

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Emorroidi: rimedi naturali e cause

Catherine Bellwald Emorroidi: rimedi naturali e causeAvere le emorroidi significa in termini tecnici avere le emorroidi infiammate, dolenti e talora sanguinanti; il termine stesso evoca la perdita di sangue.

Pertanto in senso tecnico le emorroidi sono considerate oggi come strutture anatomiche vascolari assolutamente fisiologiche ricche di innervazioni nervose, che partecipano attivamente alla possibilità di contenere attraverso lo sfintere anale gas, liquidi e feci in modo volontario e ben controllato.

Oggi si ritiene che le emorroidi in sè non siano la patologia ma il risultato di una patologia e questo è già un passo avanti. Nella medicina cinese ogni patologia è il risultato di una situazione patologica nascosta che la ha originata. In medicina occidentale anche se si conoscono molti fattori eziologici e fattori  predisponenti sono a tutt’oggi innumerevoli le  patologie ad eziologia sconosciuta.

In particolare la corrente di pensiero odierna non considera più le emorroidi come patologiche e la rimozione completa del plesso emorroidario come l’intervento chirurgico più efficace, bensì il contrario, ovvero l’intervento cerca di limitare l’asportazione di tessuto emorroidario al minimo per non  danneggiare il complicato sistema della continenza fecale.

La tecnologia ci ha permesso di osservare che la mucosa anale dei soggetti con emorroidi infiammate è spesso prolassata e la considera come la causa dell’infiammazione. Ma ritengo sia legittimo chiedersi: l’infiammazione delle emorroidi, facendo gonfiare il tessuto vascolare e i cosiddetti cuscinetti emorroidari, non può essa stessa causare uno scivolamento della mucosa anale?

I rami pieni di frutta matura di un albero non cedono forse verso il basso?

La spiegazione meccanica che considera il prolasso della mucosa come la causa principale non è per questo sbagliata, anzi le emorroidi delle partorienti e dei soggetti fortemente stitici hanno esattamente  questa spiegazione, ovvero nell’atto di spingere con forza durante l’evacuazione fecale e durante il parto, la mucosa anale può cedere verso il basso causando un’infiammazione dei cuscinetti emorroidari. Ma possiamo anche pensare che e la gravidanza e le masse fecali ristagnanti sono causa di una circolazione sanguigna più compromessa per effetto meccanico e compressivo diretto sulle strutture venose.

Anche la posizione statica mantenuta a lungo può essere considerata una causa predisponente allo sviluppo di emorroidi. Ma possiamo considerare la stipsi come l’unica causa? Sono tanti i pazienti che soffrono di emorroidi e non soffrono di stipsi.

Nella medicina cinese le emorroidi sono molto spesso segno di calore interno, soprattutto se sanguinano e se bruciano o prudono e se sono accompagnate da polsi pieni e forti. Non  a caso rispondono molto bene alla fitoterapia mirata sul calore interno e sulla stasi di sangue, essa stessa fonte di calore. Inoltre la stipsi è frequentemente segno di calore interno.

Il fatto che la popolazione adulta soffra così tanto di questo problema soprattutto maschile è indiscusso. Anzi credo che l’incidenza di uomini che soffrono occasionalmente o riccorrentemente di emorroidi sia molto più alta di quanto non si possa trovare sui testi. Sono molti infatti gli uomini che non lo confessano neanche al proprio medico di fiducia.

Gli uomini in un certo senso soffrono di emorroidi nella stessa misura in cui le donne soffrono frequentemente di vaginite o di cistite. Ci sono casi di donne con emorroidi e di uomini con cistiti e prostatiti, ovviamente, non facciamo generalizzazioni estreme. Quello che volevo dire è che l’incidenza di  emorroidi nell’uomo sembra avere  lo stesso peso dell’incidenza delle infezioni e infiammazioni urogenitali nelle donne.

Se consideriamo l’apparato urogenitale maschile rispetto a quello femminile possiamo considerarlo esterno e quindi in teoria meno sensibile al calore interno rispetto al femminile. Ipotizzando che condizioni emotive, costituzionali ed alimentari possano aumentare una condizione di stasi e di calore interno potremmo anche estrapolare che nell’uomo questa condizione possa maggiormente riflettersi sul plesso emorroidario e nella donna sull’apparato urogenitale.

La cura e la prevenzione non possono quindi essere limitate ai consigli alimentari che prevedono solo la presenza di dosi più elevate di fibre nella propria dieta, meglio se provenienti da alimenti vegetali freschi ma anche un’attenzione all’idratazione e soprattutto alla limitazione di cibi fortemente riscaldanti come la carne, il peperoncino, il cioccolato, i formaggi fermentati e gli insaccati.

Il movimento fisico inteso come fonte di movimento di sangue e di energia in senso lato, consente l’ eliminazione attraverso il sudore di calore e tossine ma anche di tensioni interne, diventando in questa ottica una cura e una prevenzione.

L’educazione alla contrattura e rilassamento delle muscolatura anale, se fatta regolarmente, diventa un ottimo strumento terapeutico in quanto sia l’eccessivo spasmo dello sfintere (segno di tensione viscerale) che il rilassamento della muscolatura anale, possono peggiorare l’infiammazione locale. Oggi si parla di riabilitazione del pavimento pelvico ma ricordiamo che una intera sezione del pranayama e alcune asanas dello yoga prevedono l’utilizzo insieme alla respirazione della contrattura di alcuni distretti viscerali fra i quali quello anale, tramite la tecnica chiamata mula bandha.

Nei casi più complicati l’agopuntura è un valido aiuto in quanto non riduce  solo le tensioni emotive ma il modo in cui il corpo le somatizza. Infine la fitoterapia cinese, quando mirata e calibrata sulla persona, può in pochi giorni togliere il calore e la stasi in modo molto più efficace e con meno effetti collaterali di quanto non lo possano fare la terapia steroidea e i farmaci flebostatici.

 

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Il grande freddo è arrivato difendiamoci

Catherine Bellwald Il grande freddo è arrivato difendiamociDal calendario cinese entriamo dopo la seconda metà del mese di gennaio nella piccola stagione lunare detto Da Han o Grande Freddo iniziato quest’anno precisamente il  20 gennaio.

Non possiamo non essere d’accordo, il termometro parla chiaro, si va in molti momenti del giorno e della notte vicino e sotto gli zero gradi centigradi. E il corpo umano come quello delle piante e dello stesso pianeta inizia ad aver sempre meno risorse di calore interno e quindi a sentire e soffrire di più il freddo.

Il buio e il freddo non sono malattie o fenomeni da rifiutare o di cui avere paura, sono fenomeni della natura che hanno un loro perchè e che fanno il loro decorso ciclico. Non bisogna quindi   chiudersi in casa e al riparo nella nostra casuccia. Diventa però in questo periodo molto rischioso  sfidare il freddo, per esempio aprendo le finestre di casa per cambiare l’aria come fosse primavera!

Avevo una paziente che faceva le pulizie di casa e i letti con le finestre spalancate lamentando una ricorrente  lombalgia, completamente regredita dopo che con suo grande rammarico le ho vietato di fare i letti nella corrente in camicia da notte!

Non ci si ascolta! Non si ascolta il corpo durante i movimenti per capire quando fermarsi e non si ascolta il corpo per modulare la temperatura corporea a seconda delle necessità e delle circostanze che possono cambiare anche molto velocemente la nostra capacità di resistere al freddo: umidità, stanchezza fisica e mentale, stato generale, digestione  in corso, rilassamento e abbandono, oppure azione ed espansione.

Tutti  stati completamente diversi che possono modificare di molto la nostra capacità di resistere al freddo. E’ quindi necessario avere una grande consapevolezza anche della propria capacità di percepire il freddo senza consentirgli di entrare ma solo di restare in superficie e anche di togliere e metttere indumenti a seconda del clima esterno oppure semplicemente bere o mangiare qualcosa di caldo al momento giusto.

Come sempre e ancora una volta è necessario ascoltare il corpo e porre rimedio e non fare le orecchie da mercanti. Certamente i rischi non sono gravi: una contrattura muscolare oppure uno stato influenzale o un semplice raffreddore che però possono essere molto fastidiosi e indebolire le nostre energie.

E’ quindi importante capire quando si prende freddo e porre immediato rimedio senza subirlo passivamente aspettando che il freddo entri nel corpo.

Una particolare attenzione è raccomandabile alla gola e al naso, queste due zone sono una apertura ai virus. Quando sentite chiaramente un prurito alle narici, al velo pendulo o alla gola è un sintomo da non sottovalutare. Per i cinesi il prurito è un segno di vento e il vento è il vettore con il quale il freddo e per parlare in termini più occidentali i virus o microorganismi possono farsi strada.

In queste particolarissime situazioni se siete attenti e vigili, potete porre un immediato rimedio.   Una inalazione di timo in olio essenziale e magari una spuzzata di propoli in gola possono essere semplici ed efficaci rimedi  ma solo se  eseguiti tempestivamente. Strumenti banali reperibili in qualunque erboristeria, farmacia e parafarmacia oggi presenti ad ogni angolo di strada che consiglio di portare in borsetta o in tasca se preferite.

Vi sono poi rimedi più specifici  che possono aiutare a proteggere la superficie come la ricetta Yu ping feng sang che  viene tradotto in Jade windscreen powder ovvero Polvere di parabrezza di giada. Nome come sempre molto romantico ma decisamente significativo. Per tutti coloro che sono andati in moto è possibile capire come il parabrezza ci difenda in modo efficace dal vento e dalle intemperie: immaginate di non averlo!

Una ricetta fitoterapica cinese  antichissima e molto maneggevole che può darci una mano a superare indenni anche questa stagione più fredda meglio ancora se mischiata ad altre ricette idonee alla nostra specifica costituzione ma che può essere  preso anche da sola.

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I catarri e il flegma nella medicina cinese

Catherine Bellwald I catarri e il flegma nella medicina cineseI catarri sono nell’opinione comune confinati alle vie respiratorie e sono l’espressione di uno stato infiammatorio o infettivo acuto o cronico. Essi sono il risultato di una eccessiva produzione di muco da parte delle cellule chiamate mucipare caliciformi presenti nel rivestimento epiteliale di numerose mucose del tratto respiratorio e digerente.

Ecco che compare un altro apparato dove potenzialmente si può accumulare il muco ed è l’intestino crasso. Infatti in numerose coliti è possibile avere feci rivestite da un eccesso di muco.

In medicina cinese i catarri detti anche “tan” hanno una localizzazione e un significato molto più esteso. Ecco che la traduzione di tan non è catarro o flegma ma un concetto che potremmo considerare come il risultato  di un errore del metabolismo dei liquidi.

I tan possono avere una forma e si parla di muco ma possono anche essere invisibili e partecipare alla creazione di sintomi e patologie croniche anche molto severe potenzialmente presenti in tutti i distretti corporei.

Niente paura, comunque: i catarri prodotti con una patologia acuta delle vie respiratorie non sono potenzialmente pericolosi, in quanto il buon funzionamento del sistema immunitario consente di combattere contro i patogeni e l’energia degli organi colpiti consente gradualmente di smaltire i catarri con una completa guarigione.

Diverso è il quadro di una patologia cronica e appunto croniche sono le forme patologiche che generano i tan invisibili. In questi casi abbiamo sempre un rallentamento della circolazione energetica e un quadro che potremmo genericamente associare ad una infiammazione cronica di fondo .

Inoltre si genera come un circolo vizioso; il tan tende a produrre un ulteriore rallentamento della circolazione, con possibile aumento del calore locale e aumento degli stessi tan fino alla formazione di una stasi di sangue e di energia e nei casi più avanzati alla formazione di masse.

Per la medicina cinese la patologia tumorale diventa la manifestazione finale di un  processo patologico che inizia con un rallentamento della circolazione e coinvolge sempre la formazione graduale di tan in altre parole più occidentali è il risultato di uno stato infiammatorio prolungato: niente di tanto diverso dalle moderne conoscenze. L’esempio che mi viene in mente è sempre quello di un torrente dove l’acqua scorre velocemente chiara, limpida e fresca, che si contrappone a una pozza di acqua dove l’acqua si ferma e si sporca sempre più .

Un eccesso di umidità interna può essere dovuto a una particolare costituzione di deficit di milza come nei bambini; in questo caso avremo solamente una maggior suscettibilità a formare catarri e a ammalarci più facilmente con gli sbalzi di temperatura in questi casi non si parla di tan mucosità.

I tan invisibili o tan calore sono forme più subdole  è possibile  anche in questi casi avere una predisposizione costituzionale ma l’alimentazione e le disarmonie emozionali possono a loro volta accentuare il problema in quanto aumentano l’umidità e il calore interno  oltre che la costrizione energetica in senso lato.

Ancora niente di nuovo ovvero attraverso il cibo fisico ed emozionale possiamo fare prevenzione anche della patologia più temuta da tutti quella neoplastica ed è per questo che  l’agopuntura viene da sempre  intesa come uno strumento terapeutico di prevenzione creatosi dalla sua possibilità intrinseca di generare armonia interna.

Quando i tan invisibili invece sono già formati  la fitoterapia cinese diventa uno strumento terapeutico insostituibile. La diagnosi può essere fatta anche solo con l’ascolto dei polsi in grado di evidenziare i tan sui diversi organi ma anche su alcuni sintomi e disturbi fra cui le vertigini, gli acufeni, i gonfiori e i noduli articolari, le cisti ovariche o tiroidee.

Tutte patologie che in Cina vengono trattate quasi esclusivamente con la fitoterapia come tutte le patologie da raffredamento delle vie respiratorie. Ci sono numerose ricette antiche dedicate ai catarri e ai tan visibili e invisibili, alcune capaci di muovere il sangue e il qi con vigore, alcune specifiche per drenare l’umidità e il calore attraverso le urine o le feci ma senza aggredire i reni o l’intestino come fanno i diuretici e i lassativi comuni.

Una delle tante sostanze  che si può trovare in molte ricette come rimedio dell’umidità articolare è il seme di orzo o  Lacrime di Giobbe, in latino Coix Lacrhryma Jobi, in cinese Yiyiren. E’ un rimedio molto maneggevole  che si può usare a lungo in quanto tonifica anche la milza  e  si può introdurre anche per uso alimentare. Terapie purtroppo ancora troppo poco conosciute in Italia e con effetti collaterali molto inferiori rispetto ai farmaci antinfiammatori comunemente usati.

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Mal di gola, raffreddori e bronchiti che non passano

Catherine Bellwald Mal di gola, raffreddori e bronchiti che non passanoCapita in questa stagione di sentire molte persone che lamentano bronchiti che non passano e che dopo una terapia antibiotica anche protratta si trascinano comunque con tosse e catarro per oltre un mese; in alcuni casi anche fino a tre mesi.

Ci sono anche casi di mal di gola (laringite o faringite) e riniti che alla stessa stregua non si risolvono spontaneamente come farebbe un semplice raffredore e si prolungano anche dopo che il paziente si è rivolto inevitabilmente anche alla terapia antibiotica pensando a una sovrainfezione batterica.

Sono quasi sempre colpi di freddo, trasmessi solitamente dall’abuso e mal uso dell’aria condizionata, oltre che da sbalzi di temperatura tipici di questa stagione. Un freddo esterno che si associa a un momento di maggior debolezza delle difese immunitarie, talora dovuto a una forte  sudorazione oppure a una concomitante condizione di stanchezza o di stress.

Queste forme sono spesso dovute a forme batteriche e per questo sono perniciose e spesso molto aggressive.  Ci può essere o meno una febbre alta, una debilitazione importante e sintomi di infiammazione molto acuti e ad insorgenza brusca.

Quello che però resta anche dopo la terapia antibiotica non è più la forma batterica ma una infiammazione della mucosa che stenta a regredire, la goccia al naso, la gola che pizzica, oppure il catarro in gola accompagnato da una tossetta, questo nei casi più lievi, in altri esiste un impegno più severo che si trascina.

Il quadro secondo la medicina cinese può essere vario; ci può essere un calore oppure un freddo  che resta intrappolato nelle vie respiratorie, oppure una debolezza del polmone. Con l’ascolto dei  polsi e la raccolta dei sintomi è possibile fare la diagnosi differenziale di questi diversi quadri patologici.

Usando una ricetta fitoterapica mirata è però possibile interrompere i sintomi in breve tempo lavorando sulla loro natura e non sulla causa microbica  iniziale che le ha scatenate, di solito già  risolta dalla terapia antibiotica e dalla risposta immunitaria del corpo, spesso essa stessa causa del protrasi dell’infiammazione.

La fitoterapia cinese può essere modulata sul paziente come un esercizio fisico personalizzato o come un vestito su misura; è possibile lavorare in modo da eliminare il freddo o il calore interno, così come si può indirizzare la ricetta sulla risoluzione e eliminazione del flegma oppure insistere maggiormente per tonificare l’organo polmone e sulle difese immunitarie quando necessario. E’ inoltre possibile  indirizzare la ricetta a un distretto specifico, come il naso, la gola,  o i bronchi anche se la somministrazione resta per via orale; in questo caso si usano erbe definite “messaggeri”, capaci di guidare le altre sostanze terapeutiche nella zona corporea prescelta.

L’aggiunta della fitoterapia cinese può nei casi lievi sostituire la terapia antibiotica per la sua componente antibatterica e antivirale ma diventa un supporto validissimo alla terapia antibiotica qualora necessaria, accelerando il percorso di guarigione delle più svariate infezioni acute respiratorie. E’  possibile in questo modo evitare l’uso, spesso eccessivamente comune, della terapia steroidea e antinfiammatoria e quindi i loro noti  effetti collaterali.

L’uso corretto della ricetta fitoterapica cinese è possibile solamente con una conoscenza specifica in fitoterapia e medicina cinese ma produce risultati estremamente veloci. I pazienti anche più scettici riconoscono immediatamente, talora anche subito dopo l’assunzione della prima dose, l’effetto terapeutico e l’efficacia di questa terapia ancora poco usata in Italia. Anche se complesso da studiare e da procurare lo ritengo uno strumento estremamente efficace, versatile e  con limitatissimi effetti collaterali soprattutto se paragonati ai cortisonici.

I sintomi di queste patologie respiratorie  non del tutto risolte sono spesso lievi e ben sopportabili, ma ritengo sia indispensabile per la salute generale limitarle il più possibile. Ricordiamo che il sistema immunitario esercita un continuo lavoro di controllo sia sui patogeni esterni che sulle degenerazioni cellulari interne e per questo lavoro è richiesta una notevole quantità di energia.

Eliminare in tempi brevi il problema infiammatorio e quindi ripristinare il sistema immunitario a una condizione di normalità è fondamentale per garantire una valida conservazione delle energie di difesa sia esterne che interne, cosa indispensabile  per la prevenzione delle patologie oncologiche in senso lato,  di quelle allergiche e autoimmunitarie e per la prevenzione delle patologie da raffreddamento tipiche della stagione invernale in arrivo.

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Il momento della giuggiola

Catherine Bellwald Il momento della giuggiolaQuello tra fine settembre e inizio ottobre è il momento migliore per trovare le giuggiole. Una volta usate come cibo per i maiali oggi dalle nostre parti ormai nessuno le usa e le cerca più. Ma le giuggiole si possono trovare nei nostri comuni mercati regionali e dai fruttivendoli.

In cina si possono comprare a ogni angolo di strada dentro a dei cesti posti sul pavimento, oppure messe su uno stecchino e passate nel carmello…una delizia.

Sono comode da mangiare perchè non sono delicate e la loro dimensione consente di consumarle come noccioline o come cioccolatini senza alcuna difficoltà di trasporto ne di ingombro. Un ottimo e salutare snack, anche se da noi non più a buon mercato come ci si attenderebbe!

Possono essere consumate ancora un pò verdi e i loro sapore è più acido e simile alla mela, se si aspetta diventano scure e più dolci, infine  come le mele non marciscono ma si raggrinzano. I cinesi le mangiano anche secche ed è facile trovarle in enormi sacchetti nei supermercati orientali.

Questo piccolo frutto dimenticato è considerato uno dei pochi alimenti in grado di nutrire lo yin.  Infatti la componente yin intesa come quella liquida ovvero dei liquidi corporei più interni, come il sangue e linfa, una volta consumata non si rigenera facilmente e soprattutto non è sufficiente idratarsi, anche se resta importantissimo, con liquidi e acqua.

Un frutto utile non solo alle donne che maggiormente soffrono di deficit dello yin e del sangue ma anche per molti uomini magari forti consumatori di caffè, per esempio.

Un’altra notizia importante è che il frutto  della Giuggiola chiamato anche Ziziphus jujube e Fructus Jujubae in latino e Da zao in pin yin  viene da milleni  inserito in numerosissime ricette fitoterapiche cinesi; citiamo la sua presenza in 43 ricette prese dal testo Essentials from the golden Cabinet e 40 dal testo Discussion on Cold Damage.

Dall’antico testo “Divine Husbandman’s” di materia medica si dice che la giuggiola “tratta il qi perverso nel cuore e nell’addome, calma il centro, nutre la milza, assiste i 12 canali, quieta il qi di stomaco, libera i 9 orifizi, supplementa il qi e i liquidi corporei quando insufficienti, tratta la paura e la pesantezza nei lombi e modera le altre erbe.”

La ricetta più semplice e più conosciuta è Gan Mai Da Zao Tang e viene usata per alleviare stati ansiosi viscerali in associazione ad altre ricette che trattano la costituzione del paziente.

Il mio consiglio è quello di inserire nuovamente le giuggiole nelle nostre abitudini alimentari se possibile evitando la speculazione dei fruttivendoli. La giuggiola è un cibo povero e semplice ma estremamente ricco e nutriente che rischia di andare perso e dimenticato.

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L’ascolto dei polsi nella medicina e fitoterapia cinese

Catherine Bellwald Lascolto dei polsi nella medicina e fitoterapia cineseNella medicina occidentale l’ascolto del polso si effettua nella normale visita medica per ricercare alterazioni del ritmo cardiaco e valutare la frequenza del battito. La qualità del battito cardiaco si valuta invece con il fonendoscopio che permette di auscultare i battiti  e  i rumori cardiaci patologici.

Nella medicina cinese attraverso l’ascolto del polso è possibile percepire tutti gli organi dell’intero corpo.  Ogni polso possiede tre posizioni fondamentali di ascolto in collegamento con uno specifico organo.  A dx polmone, lo stomaco, il rene collegato con la funzione urinaria, e a sx troviamo il cuore, il fegato e il rene collegato con la funzione riproduttiva.

Durante l’ascolto si traduce la vibrazione tattile di ogni singola posizione del battito,  in una specifica forza, forma e consistenza, rispetto alla costituzione del paziente, alla sua età, alle condizioni in cui si trova e alle restanti posizioni del polso.

L’ascolto del polso è una delle pratiche mediche più antiche e difficili, richiede per essere usata decenni di esperienza e dedizione assidua e continuativa. All’inizio potrei dire che è difficile trasformare la percezione tattile e vibratoria  in una precisa forma e quindi in una specifica situazione energetica e organica. Non siamo abituati ad ascoltare la vibrazione, è un senso che normalmente non addestriamo.

Inoltre durante l’ascolto è indispensabile essere neutri in un certo senso  come trasparenti, infatti è facile, visto il collegamento fisico con il paziente, farsi oscurare e sviare dalle  emozioni personali del paziente e non sentire con sufficiente chiarezza. Solo con la pratica giornaliera e lo studio  continuo è possibile  spegnere se stessi per ascoltare e collegarsi  ai pazienti cogliendo anche in pochi minuti situazioni molto profonde e talora molto ben nascoste.

In questi anni ho osservato inoltre che è indispensabile per ascoltare correttamente i polsi essere in ottimo stato fisico ed emotivo; in assenza di queste condizioni la percezione viene totalmente alterata. Un lavoro molto più che difficile non solo di studio e di pratica continuativa di anni e di migliaia di pazienti ma anche un lavoro su se stessi di pulizia e concentrazione focalizzata.

L’ascolto dei polsi consente di verificare situazioni talora assolutamente non visibili ne con la valutazione della lingua e tanto meno con i sintomi.  Sono infatti molto pochi i sintomi inequivocabili di una diagnosi certa, quello che spesso accade è trovare casi  con segni ambigui di scompenso talora anche contraddittori tra di loro. I polsi forniscono quasi sempre la chiave di lettura dell’analisi diagnostica per poter agire con la fitoterapia. Ecco perchè prescrivere una ricetta di fitoterapia cinese è sempre un atto subordinato all’ascolto dei polsi.

In particolare una ricetta di fitoterapia cinese si costruisce sulla base dei sintomi, della costituzione del paziente e con i polsi. Una corretta valutazione dei polsi permette di individuare patologie infiammatorie  ma anche possibili predisposizioni verso patologie neoplastiche  molto prima che si siano formate e concretizzatate nel fisico. Un ottimo strumento di prevenzione che  usato correttamente diventa un mezzo per mantenere la salute anche nei confronti di patologie importanti.

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Fitoterapia cinese per la cistite acuta, cronica e ricorrente

Catherine Bellwald Fitoterapia cinese per la cistite acuta, cronica e ricorrenteUna delle classiche patologie estive è la cistite ovvero l’infiammazione o infezione della vescica urinaria. E’ successo  a tutti almeno una volta nella vita, di avere bruciore durante la minzione (disuria) , talora anche solo un bisogno di urinare frequente e scarso (pollachiuria) e in alcuni casi  algie al basso ventre e perdita di sangue con le urine (ematuria).

La popolazione femminile è più colpita e soffre maggiormente di questa patologia. Fra le cause possibili si considera la possibile contaminazione da parte dei batteri provenienti dal retto in effetti decisamente più vicini nell’anatomia femminile rispetto a quella maschile. La cistite una volta veniva considerata molto frequente durante il viaggio di nozze e si riteneva fosse dovuta a una irritazione dell’uretra causata dal primo rapporto sessuale.

Ma parliamoci chiaro: qualunque rapporto sessuale produce una sollecitazione meccanica dell’uretra sia essa maschile che femminile perchè mai dovrebbe aumentare proprio durante il primo?

Esistono  numerose  donne anziane che soffrono di cistite cronica o ricorrente che ricompare nonostante le cure antibiotiche protratte anche mirate.  In estate inoltre sono maggiormente frequenti le forme di cistite acuta rispetto all’inverno

Si ritiene che il calore e calore umidità generato dal costume-mutande e pantaloncini bagnati e dal sudore dei genitali siano i fattori predisponenti di queste cistiti estive oltre che di quelle del ciclista. Secondo la medicina cinese questa spiegazione è sicuramente convincente visto che per loro tutte le patologie da esterno sono dovute ad una entrata di calore o di freddo proveniente dall’esterno che definiscono “patogeno esterno”.

Nella medicina cinese anche un calore interno può essere una causa della cistite soprattutto se cronica o ricorrente. Può essere un calore pieno o calore vuoto come nel vuoto di yin della menopausa oppure un fuoco di cuore  protratto. Le cistiti ricorrenti nelle donne non sono secondo la medicina cinese dovute al deficit di estrogeni che ne giustifica la presenza sia nel climaterio che durante la gravidanza. In questo ultimo caso la frequenza di incidenza delle cistiti sembra dovuto alla compressione dell’utero sulla vescica ovvero a una causa meccanica che ne limita la normale circolazione di sangue e di energia, come avviene anche in corso di stitichezza e uso prolungato della bicicletta.

Non si può escludere  nelle forme acute di cistite che si possa trattare  di un fuoco interno magari  secondario a forti emozioni e associato a colpi di calore esterno. Il cuore come organo interno dello strato più profondo shao yin non risente  del calore esterno ovvero non si ammala con i cambi di clima (e meno male!) ma subisce influenze più interne. Secondo la medicina cinese il cuore è protetto dal pericardio che  lo avvolge e non a caso è lui che si ammala nella famosa quanto sfortunata pericardite virale.

Si ritiene che il calore del cuore che come abbiamo detto nasce squisitamente dall’ interno possa scaricarsi sull’asse shao yin, cuore-rene ed esteriorizzarsi sul viscere accoppiato al rene che è la vescica urinaria per l’appunto! E’ interessante anche sapere che il canale di vescica urinaria si trova sul grande canale o livello chiamato tai yang che corrisponde allo strato più superficiale del corpo, quello che si ammala velocemente con i colpi di freddo e di caldo e che decorre su tutta la parte dorsale del corpo.

Le forme di cistite possono essere come avrete potuto intuire molto diverse da caso a caso; da caldo esterno, da compressione o ristagno locale, da vuoto di yin, da calore interno su base alimentare o emozionale. Per la loro vicinanza con il vitale organo rene è giusto non sottovalutarle, e anche  trattarle genericamente con un antibiotico a largo spettro o con un0 mirato da urinocultura e antibiogramma può non essere sufficiente a liberarsi da questa patologia soprattutto se ricorrente o cronica.

La fitoterapia cinese possiede numerose ricette per eliminare il calore attraverso le urine, per muovere l’energia in caso di ristagno oltre che ricette mirate a trattare il calore di cuore e il vuoto di yin.

Un lavoro che necessita la competenza di un medico specializzato nella materia ma che, se correttamente mirato, non rischia di generare resistenze e offre anzi una valida ed efficace alternativa alle cure antibiotiche classiche usate per le infezioni e le infiammazioni delle vie urinarie.

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