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Archivio per: ‘Agopuntura’

I trigger points e le algie muscoloscheletriche

13/1/11

Catherine Bellwald I trigger points e le algie muscoloscheletriche

Non esiste dolore importante acuto  o cronico che non possa generare dei trigger points. Non esistono trigger points che stimolati non siano in grado di generare  dolore.

Ma nasce prima l’uovo o la gallina? Che tradotto potremmo formulare: sono i triggers points a generare dolore o il dolore a generare i trigger points?

Ma partiamo dall’inizio; cosa sono i trigger points?

I triggers points o punti grilletto definiti anche PAM o punti algici miofasciali sono punti presenti in diverse strutture del sistema muscolo scheletrico: cute, aree cicatriziali, muscolo, tendine, legamento, capsula, caratterizzati da una maggior densità tessutale di solito dolorabili alla palpazione.

Sono come dei nodi all’interno della struttura filamentosa che compone la maggior parte di questi tessuti molli.

I terapeuti esperti siano essi massagiatori che fisioterapisti o osteopati sono capaci di rintracciarli molto velocemente alla palpazione.

Sono punti di tessuto più compatto che agli inizi del novecento, quando l’ anatomo patologia svelava, grazie allo studio miscroscopico dei tessuti, la ragione di molteplici patologie, hanno suscitato un notevole interesse e clamore scientifico. In quel periodo infatti furono scritti diversi lavori  ed eseguite importanti e storiche lezioni magistrali a loro riguardo.  Autorevoli scienziati, neurofisiologi e medici  avevano postulato svariate ipotesi sul loro ruolo nella genesi delle diverse sintomatologie dolorose.

Furono create diverse classificazioni e attribuiti a questi punti i più svariati nomi, si definiva per la prima volta il concetto di dolore irradiato o di dolore a distanza.

Oggi a oltre un secolo di distanza questi punti forse perchè non sempre identificabili con l’esame ecografico e quindi non tangibili un po’ come con gli agopunti, hanno perso il loro interesse scientifico e da molti ortopedici, reumatologi e fisiatri vengono totalmente ignorati. Tant’è che alla facoltà di medicina e fisiatria dei miei tempi neanche si sono  studiati.

Ho iniziato a conoscerli, studiarli, trattarli e infine riconoscerli solo dopo aver eseguito i corsi di miofibrolisi del Dott. Giulio Picozzi e del Dott. Virginio Mariani e da allora non ho più smesso. I trigger points erano conosciuti nella medicina cinese come punti ashi.

Alcuni punti definiti  trigger latenti possono rimanere silenti  per anni senza dar segno della  loro presenza per poi venire alla luce magari  dopo uno sforzo improvviso o prolungato, dopo uno stiramento, un movimento o una postura  mantenuta  a lungo oppure anche dopo il raffreddamento del muscolo stesso e infine anche dopo un trauma.

I trigger points  definiti invece attivi  provocano una diminuizione del raggio di  movimento  e  della forza muscolare delle aree muscolari coinvolte, inizialmente poco visibile capace di generare una graduale rigidità e un dolore cronico o ricorrente.

Oggi ritengo che l’identificazione dei punti trigger e la loro eliminazione o riduzione sia un fondamentale percorso verso la completa risoluzione delle patologie muscoloscheletriche indipendentemente dalla loro causa.

L’eliminazione del trigger point genera sempre un miglioramento della sintomatologia dolorosa ma molto spesso si accompagna ad un transitorio aumento localizzato dell’infiammazione per liberazione da parte del tessuto di tossine e mediatori della flogosi. Ci si aspetta un possibile peggioramento del dolore che però è diverso dal dolore per giungere ad un netto miglioramento dello stesso.  E però importante segnalare che questo lavoro può non essere  duraturo.

Infatti i dolori ad eccezione dei traumi recenti hanno una componente talmente complessa da non poter sempre riconoscere  la vera causa che li ha originati. Alcune volte dolori apparentemente semplici e ritenuti di natura esclusivamente meccanica o posturale sono l’espressione di tensioni interne o viscerali e vice versa. Solo trattandoli in modo corretto e protratto  la loro vera natura e origine saltano fuori.

Potrei ripetere quello che dice il Dott Giulio Picozzi  ai suoi corsi “non trattare il dolore con l’agopuntura equivale a non far pulire il pavimento alla donna di servizio!” e aggiungerei che non utilizzare la miofibrolisi in caso di dolore muscolo scheletrico equivale a non usare la scopa per pulire il pavimento. La combinazione dei due trattamenti produce un lavoro completo a 360 gradi; la miofibrolisi lavora dall’esterno verso l’interno e l’agopuntura dall’interno verso l’esterno. Associando le due metodologie il risultato si raggiunge più velocemente.

La miofibrolisi è una tecnica che utilizza strumenti metallici a punta di varia forma, capaci di raggiungere i diversi distretti muscoloarticolari anche più profondi, come le inserzioni tendinee ovvero i punti dove il tendine si inserisce sull’osso. L’utilizzo di questi strumenti consente di individuare i triggers points anche più profondi e di eliminarli riordinano le fibre che li compongono.

Oggi nella medicina occidentale si usa l’infiltrazione con anestetici o analgesici dei punti trigger  così come nella medicina cinese si punge direttamente il punto trigger o ashi, queste tecniche hanno una loro efficacia ma non lavorano sull’intero sistema fasciale come invece fa la miofibrolisi.

Eliminato il trigger point l’energia e il sangue potranno nuovamente circolare liberamente in quel distretto, senza ingolfarsi o bloccarsi; ecco perchè l’agopuntura e la miofibrolisi seppur  indipendenti possono diventare trattamenti terapeutici complementari per la risoluzione di diversi dolori muscolo scheletrici.

E chiaro che se esiste una postura scorretta  o microtraumi ripetuti dovuti all’attività lavorativa, il risultato potrà essere incompleto e necessiterà quando possibile di un lavoro di rieducazione fisica e  correzione posturale.

Per quel che riguarda l’aspetto emozionale, l’agopuntura potrà aiutare limitare le tensioni, ma talora richiederà anche un’opera di introspezione e di consapevolezza che porti ad un cambiamento  reale e tangibile della vita e del modo di affrontarla.

Pertanto nel caso di alterazioni degenerative permanenti quali l’artrosi o deformazioni scheletriche anche gravi, così come negli esiti di traumi, il trattamento con la miofibrolisi e, meglio ancora, il trattamento combinato miofibrolisi-agopuntura  saranno in grado di ridurre la componente dolorosa in modo soddisfacente consentendo una limitazione della terapia antidolorifica e miorilassante.

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L’agopuntura: fa dimagrire?

10/1/11

Catherine Bellwald Lagopuntura: fa dimagrire?

Questa è una domanda interessante,  in Cina e in USA l’agopuntura si usa per dimagrire eccome, ci sono fior di protocolli di lavoro e  studi scientifici in corso  a questo proposito anche perché la richiesta del mercato è crescente.

L’agopuntura viene usata sia per stimolare il metabolismo in generale, sia per limitare la  ritenzione idrica, che per lavorare direttamente sugli inestetismi della cellulite e sul grasso localizzato.

Funziona? Vi chiederete voi.

Attenzione; l’agopuntura per dimagrire non significa mettere un singolo ago sul punto auricolare chiamato punto della fame come fanno alcuni ciarlatani che per giunta si spacciano da agopuntori esperti e si fanno pagare un occhio della testa. Il triste risultato è che poi il paziente, ovviamente scontento, si ritiene in dovere di divulgare la notizia che l’agopuntura per dimagrire è un autentica bufala.

Un trattamento di agopuntura corretto per dimagrire può ovviamente essere fatto in molteplici modi a seconda della scuola di provenienza ma certamente prevede l’utilizzo di diversi punti, fra cui punti di auricoloterapia così come punti localizzati sui meridiani principali in particolare di stomaco, milza, pericardio, fegato e grosso intestino che possono essere usati  anche non tutti insieme  e in modo più o meno dinamico ma che non devono mancare per rendere il lavoro efficace e completo.

Non potete pensare di modellare il vostro corpo e cambiarlo radicalmente con 10 sedute, non si tratta di una magia, è un percorso, su questo sono d’accordo con il Dott Lemme che ha fatto clamore per il suo modo insolito di affrontare l’argomento.

Cambiare e modellare un corpo magari in sovrappeso da diversi anni richiede uno sforzo notevole di determinazione e un impegno costante e duraturo a 360°: un regime alimentare personalizzato e controllato, un programma di esercizi mirati e specifici e se possibile l’utilizzo di prodotti di fitoterapia di supporto.

Un lavoro duro e pesante da fare da soli, per questo negli ultimi anni è nata la figura del coach per stimolare e talora anche forzare le persone a cambiare abitudini, magari anche shockandole  e mostrando loro alcuni aspetti che nessuno oserebbe fare oppure, come fanno alcuni, trattandoli malissimo.

Quello che pochi sanno  è che l’agopuntura fa dimagrire  anche tanto  ma solo su un tempo esteso di trattamento e seguendo un buon regime alimentare di fondo. Troppo facile mi direte voi, allora dimagrisco lo stesso con il regime alimentare protratto nel tempo. Questo è possibile. Ma quello che l’agopuntura fa è facilitare il percorso e accelerarlo:  come avere un motore in più.

L’agopuntura in primo luogo toglie la compulsione a mangiare. Avete mai notato che i soggetti a dieta parlano continuamente di quello che possono e non possono mangiare? Quest’atteggiamento è deleterio e segno  di una costrizione  che impedisce l’integrazione della dieta in uno stile di vita nuovo che invece è fondamentale per essere applicato a lungo termine. L’agopuntura può  essere utilizzata anche solo per iniziare la dieta e mantenere la decisione esattamente come  la si utilizza  per smettere di fumare o smettere di assumere qualsivoglia sostanza farmacologica che generi dipendenza fisica e psichica.

Esiste poi una seconda categoria di persone in sovrappeso che non soffre di compulsioni nei riguardi del cibo ma anzi tende sempre a mangiare in modo limitato non concedendosi mai nulla ma senza mai riuscire a cambiare il proprio aspetto.  Sono di solito persone funzionalmente affaticate, con un sistema digestivo e un metabolismo dei liquidi ingolfati e sovraccarico, magari con una tiroide normo funzionante ma border line. Spesso è presente una costituzione famigliare di fondo con parenti aventi tutti lo stesso problema.

In questi casi l’agopuntura lavora molto bene sulle cause dell’ingrassamento, perchè è in grado, come lo è la fitoterapia cinese mirata, di aumentare il funzionamento del metabolismo in senso molto esteso e non solo agendo su un singolo ormone ma sull’intero network ormonale alla base del sovrappeso.

Lo ripeto e lo ripeto ancora: non illudetevi. Non bastano 10 e spesso neanche 20 sedute di agopuntura per dimagrire in modo stabile e duraturo, ma serve un lavoro continuativo di minimo 6 mesi.  Nella mia esperienza ho potuto osservare che tutti i pazienti che ho seguito per tempi prolungati superiori a un anno, hanno modificato e modellato la loro linea in modo stabile. La cosa sorprendente è che questo fenomeno si è verificato anche su disturbi e quindi obiettivi completamente diversi dal dimagramento. I pazienti  in sovrappeso anche lieve, trattati a lungo temine per le patologie più svariate, hanno tutti modificato il loro aspetto  perdendo alcuni chili di troppo presenti da tempo e  asciugandosi, il tutto con grande gioia  e senza modificare in modo significativo il loro regime dietetico.

Questa osservazione è significativa e fa capire come l’agopuntura sia in effetti un lavoro mirato ad un preciso disturbo ma sempre un trattamento che lavora sull’individuo a 360 gradi, capace per tale motivo di  modificarlo internamente, portandolo verso un maggior equilibrio sia fisico che psichico, in questo caso visibile e misurabile anche a occhio nudo e dall’esterno.

Resta secondo il mio personale parere un lavoro individuale da fare sulle esigenze e sulla costituzione del paziente che desidera perdere peso, non un lavoro a protocollo, tot aghi, tot calorie, tot movimento fisico. Sia l’agopuntura che la fitoterapia cinese si costruiscono sul paziente ascoltando i polsi, valutando le problematiche fisiche e psichiche presenti e costruendo un programma personalizzato da seguire a lungo termine.

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Agopuntura e I Ching

9/12/10

Catherine Bellwald Agopuntura e I Ching

Tutti conoscono il famoso libro dei mutamenti I Ching (altrimenti scritto I King o Yi Jing ) considerato come un libro divinatorio consultabile secondo diversi metodi, dagli steli di millefoglie al più classico delle tre monetine.

Qualunque sia il metodo scelto, il risultato è un cosiddetto “esagramma“, ovvero un simbolo formato da sei segni, sei righe, che possono essere intere o spezzate in due segmenti.

Quello che però sono pochi a sapere è che questo libro, la cui origine nella forma attuale è datata intorno al II secolo a.C, è il risultato di principi quali la legge dello yin e dello yang e la legge dei 5 elementi.

Ogni riga dell’esagramma rappresenta simbolicamente la dualità yin-yang,  considerata yin se spezzata e yang  se intera.

I diversi esagrammi sono a loro volta costituiti da due trigrammi sovrapposti,  e ogni trigramma rappresenta simbolicamente uno dei cinque elementi.

I trigrammi di partenza sono 8 e si chiamano appunto ba gua.  Ma direte voi, come si passa  da  5 elementi a 8 trigrammi? A parte l’acqua e il fuoco che hanno una polarità sola, rispettivamente acqua yang e fuoco yin, gli altri tre elementi hanno una polarità doppia, una yin e una yang e così passiamo dai 5 elementi alla loro rappresentazione  in 8 simboli diversi, che tradotto in cinese produce appunto la parola  ba gua.

I due trigrammi sovrapposti ripropongono tutte le 4 diverse  relazioni tra i vari elementi, essere nutrito, nutrire, essere controllato e controllare, che poi si ritrovano in qualunque relazione esistente.

Possiamo così capire che ogni esagramma rappresenta una precisa situazione, in altri termini ogni situazione può essere rappresentata da un preciso esagramma. Gli esagrammi hanno 2 alla 6 possibili combinazioni, ovvero ci sono 64 esagrammi diversi, che rappresentano l’intera gamma di possibilità relazionali ecco perché anticamente venivano posizionati a cerchio, per figurare nuovamente la ciclicità o meglio la circolarità presente sia nella legge dello yin e dello yang, che nella legge dei 5 elementi.

Un altro aspetto praticamente sconosciuto (anche alla maggior parte degli agopuntori) è che gli stessi principi che stanno alla base di questo tipo di rappresentazione della vita, possono essere utilizzati per praticare agopuntura, sfruttando il modello e l’archetipo degli esagrammi dell’I ching.

Non si tratta affatto di una sorta di magia ma della applicazione di leggi e archetipi attraverso precisi strumenti deterministici. In realtà si tratta una una vera e propria scienza applicata.

Il mio maestro ama descrivere questo tipo di pratica come agopuntura digitale e, come nel caso della musica digitale rispetto a quella analogica, la definisce uno strumento terapeutico  più preciso e  sofisticato.

Personalmente uso questo metodo da 5 anni e, sulla base dei risultati ottenuti, lo considero uno strumento davvero efficace sia sul dolore che sulle patologie interne.

La prima cosa da dire è che ogni canale o meridiano principale è rappresentabile con un esagramma preciso. Ogni riga dell’esagramma corrisponde a un punto preciso dei cinque punti shu antichi, il sesto punto  non in ordine è dato dal punto luo per i canali yin e dal punto yuan per i canali yang di ogni canale. Anche ogni elemento corrisponde a un trigramma e quindi ogni esagramma diventa più o meno favorevole ai diversi elementi in base alla loro specifica posizione. L’acqua sopra il fuoco, ad esempio, tende a smorzare quest’ultimo, mentre il legno sopra il fuoco lo potenzierà; allo stesso modo potremmo dire se mettiamo il fuoco sopra il fuoco.

Questo tipo di rappresentazione simbolica, fornisce una possibilità terapeutica del tutto particolare; inserendo infatti un ago in uno dei 6 punti corrispondenti al suo esagramma di canale, si modifica la polarità della relativa linea, da piena a spezzata  e viceversa; pungendo un punto si modifica cioè simbolicamente  l’esagramma in un altro esagramma. In questo modo è possibile, conoscendo  i punti precisi di ogni canale e il significato dei diversi esagrammi corrispondenti, costruire una mappa simbolica dei trattamenti con un obiettivo preciso e mirato e renderli quindi molto più immediati nel risultato terapeutico.

E questo vale per il dolore così come per alcune patologie interne. In particolare per il dolore si l’utilizza la tecnica di mettere il canale o i canali da trattare in sintonia con la stagione in corso, per potenziarne l’effetto analgesico. Ma l’effetto più eclatante di questa tecnica avviene sulle sindromi ovvero sulle patologie interne. Ad esempio, “smorzare e spegnere il fuoco in un organo” diventa una tecnica preziosa in caso di infiammazione acuta.

L’utilizzo dell’esagramma favorevole alla stagione in corso può inoltre essere considerato un valido lavoro di prevenzione che si può utilizzare per esempio sugli organi più colpiti in quella determinata stagione per rinforzarli o sugli organi più deboli in quel determinato soggetto e costituzione. Questo metodo di agopuntura si chiama anche agopuntura stagionale

E’ interessante sapere che l’esagramma più favorevole alla stagione invernale, differisce dall’esagramma del canale di stomaco e di polmone per una singola riga, ovvero pungendo un singolo punto del canale di stomaco, per la precisione  il punto 36 ST e un solo punto del canale di polmone, nella fatti specie  il punto LU 9, possiamo trasformare rispettivamente i due canali nella configurazione più favorevole alla stagione invernale.

E altresì curioso sapere che il punto 36 di stomaco, storicamente raccomandato per tonificare le difese immunitarie, nell’antichità veniva usato in modo sistematico dai soldati prima di andare in guerra e prima di intraprendere un lungo viaggio. Questa informazione viene tramandata dagli antichi testi dove si indicava di applicare la moxa con insistenza fino ad ottenere addirittura una vera e propria ustione cutanea su questo punto.

Per il punto 9 di polmone non vi sono indicazioni così specifiche, ma essendo un punto sorgente è da tutti gli agopuntori conosciuto e considerato come un punto di tonificazione del polmone. E’ chiaro che questo significa irrobustire non solo l’organo ma  tutto l’apparato respiratorio che energeticamente fa capo ad esso.

Si può chiaramente intuire che il trattamento regolare di questi due punti possa essere considerato uno strumento afarmacologico per prevenire sinusiti, riniti, bronchiti, polmoniti e gastroenteriti ovvero le tipiche patologie di questa stagione, senza però rischiare nessun possibile effetto collaterale. Inoltre questo trattamento agisce non già come un vaccino nei confronti di un singolo virus o famiglia di virus ma come un ombrello nei confronti di tutti i possibili microrganismi patogeni.

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Regolare la funzione della tiroide in modo naturale

25/11/10

Catherine Bellwald Regolare la funzione della tiroide in modo naturaleLe disfunzioni tiroidee sia in ipofunzionamento che in iperfunzionamento sono in aumento negli ultimi anni.

La Tiroide come tutti sanno funziona come gli organi sessuali ovvero secerne ormoni sotto l’influenza  dell‘asse ipotalamo ipofisario con una serie di meccanismi di controllo a feed back negativo.

Che vuol dire? Il capo ( l’ipotalamo) ordina al suo vice (l’ipofisi), di dare ordini al suo direttore di produzione (l’ipofisi), di far lavorare i suoi operai (cellule tiroidee), per produrre un gel lubrificante a base di iodio. Una volta prodotto la sua presenza arresta il sistema di richiesta.

La presenza del gel (ormoni tiroidei) facilita la velocità della nostra macchina riducendo l’attrito degli ingranaggi, se il gel è troppo la macchina rischia di accelerare senza controllo se è troppo poco si ingrippa e rallenta ben al di sotto del suo potenziale di motore!

La regolazione esatta della quantità di ormoni prodotti e presenti in circolo è per la nostra macchina corpo, di fondamentale importanza. Tutti sanno che un’insufficiente produzione di ormoni tiroidei determina sovrappeso, temperatura basale inferiore alla norma, facile affaticabilità e anche apatia e depressione del tono dell’umore, fino al mixedema pretibiale. Una sua eccessiva produzione e concentrazione ematica è responsabile di tachicardia, dimagramento eccessivo e fino ai quadri di esoftalmo. Questo non significa che tutti i soggetti grassi e depressi soffrono di ipotiroidismo  e tutti i pazienti magri e nervosi di ipertensione!

Gli ormoni tiroidei gestiscono il metabolismo e di conseguenza la temperatura corporea e il sistema catabolismo-anabolismo, ma la cosa non è così semplice. Le interferenze con questi sistemi sono molteplici: gli ormoni sessuali, il cortisolo, il glucagone e l’insulina. Infine la leptina che è un ormone di recente scoperta sembra poter agire direttamente sulla tiroide e sulla produzione di ormoni tiroidei superando e il feed back negativo ipotalamo ipofisario. Ogni ormone poi a sua volta varia con il variare di numerose altri ormoni e il network bioumorale si rende molto più complesso di quanto non si possa immaginare.

E’inoltre noto che le disfunzioni della tiroide sono più frequenti in menopausa e durante la gravidanza, questo legame tra funzione ormonale tiroidea e funzione ormonale riproduttiva sembra proprio sottolineare l’interferenza e l’interfaccia funzionale di questi ormoni. Anche la libido può modificarsi in corso di disfunzioni della tiroide .

Ricordiamo che alcune sostanze farmacologiche come il litio, l’ interferone, l’amiodarone, i mezzi di contrasto , ma anche conservanti oltre che alcuni saponi e dentifrici contenenti triclosan possono ridurre la funzionalità della tiroide. Molto rumore per niente fu data anche alla soia a questo proposito ma lavori scientifici hanno dimostrato che la soia non è dannosa per la tiroide neanche dei piccoli.

L’assunzione regolare di iodio con l’alimentazione è indispensabile per garantire la funzionalità della tiroide  proprio perché gli ormoni tiroidei contengono Iodio ed è necessaria una assunzione orale giornaliera pari a 150 mcg, dosi minime (pari o inferiori a 50mcg/die) prolungate nel tempo producono ipotiroimo e dosi elevate pari o superiori a 1000 mcg/die prolungate nel tempo producono ipertiroidismo.  Dal 2005 sono stati introdotti in Italia il sale iodato e l’aggiunta di iodio all’acqua potabile per limitare l’ipotiroidismo endemico, sempre per questo motivo si raccomanda l’utilizzo di pesce, alghe, noci di cocco nelle diete a basso contenuto di iodio.

Altri fattori noti per la capacità di modificare la funzionalità tiroidea sono  la temperatura e lo stress. In particolare se la temperatura si abbassa e se aumenta il livello di stress viene aumentata la produzione di ormoni tiroidei. A questo proposito il mantenere costante la temperatura attraverso ambienti riscaldati e climatizzati facilita il rallentamento e in un certo senso il torpore del meccanismo tiroideo. Vice versa una condizione permanente di stress sul luogo di lavoro o in casa produce una iperstimolazione tiroidea che inizia con un aumento del FSH.

Non uscire mai di casa o dal proprio ufficio e vivere intere giornate al chiuso senza vedere la luce naturale in atmosfere viziate a temperatura costantemente medio alta è di per sé causa di possibili alterazioni bioumorali. In effetti i bambini si portano fuori al parco almeno un’oretta al giorno e così per i cani. Ma chi pensa agli  uomini? No; loro devono lavare e basta! Ecco che praticare sport o attività aerobica all’aria aperta anche in inverno ovviamente se abbigliati in modo congruo consente di stimolare in modo naturale  questo misterioso e sofisticato organo.

Non è un caso se negli allevamenti intensivi di bestiame la temperatura è mantenuta  sistematicamente e costantemente invariata, per far ingrassare le bestie e rallentando il loro metabolismo basale e tutte le reazioni enzimatiche del complesso network biochimico del corpo. Quindi se potete almeno nei giorni festivi evitate di  rimanere costantemente blindati in casa con il riscaldamento a paletta!

Limitare lo stress è certamente la parola d’ordine di questo secolo ma non solo per la tiroide oggi tutti gli scienziati sono d’accordo nell’affermare che questa condizione se mantenuta a lungo può essere la causa principale di numerosi disturbi e patologie fra cui anche la possibile formazione di noduli tiroidei come risposta alla ipersollecitazione mediata dall’aumento del  TSH.

Le patologie autoimmuni sono un discorso a parte ma spesso colpiscono la tiroide un esempio è dato dalla  tiroidite di Hashimoto. Per alcuni studiosi le patologie autoimmuni sono considerate  il risultato di una sollecitazione  eccessiva del sistema immunitario, paragonabile a un poliziotto  psichicamente squilibrato capace di sparare con il mitra su chiunque usi il clacson per strada…insomma  non più un controllo contro la malavita ma un autentico pericolo latente pronto a scatenarsi.

L’utilizzo dei vaccini così come la continua irritazione dell’intestino sede della maggior parte della risposta immunitaria sono per alcuni la possibile causa di queste sempre più frequenti irritazioni del sistema immunitario che al posto di difenderci contro agenti esterni e alterazioni cancerogene attacca i propri  tessuti sani non riconoscendoli come tali.

Mantenere un assetto ormonale equilibrato è cosa molto complessa e il risultato di un network biochimico ancora sconosciuto, non basta sostituire l’ormone tiroideo mancante  o ipoprodotto o impedire farmacologicamente la sua attivazione per  risolvere il problema. La terapia non è sufficiente a ripristinare i delicati rapporti esistenti tra i diversi assetti ormonali e tanto meno a risolverne le cause di squilibrio.

Lo stile di vita, la dieta sono fondamentali così come la capacità di limitare lo stress sia cercando un atmosfera di lavoro e famigliare in sintonia con la nostra natura, che uscendo il più possibile  all’aria aperta, o praticando sport e possibilmente anche discipline orientali come lo yoga, il taichi, il chi gong, la meditazione  e molte altre.

L’agopuntura può  essere considerata un valido strumento per il ripristino di un equilibrio interno, perché non lavora  su un singolo ormone in modo diretto o chimico ma su l’intero assetto e network biochimico in modo indiretto. Infine numerosi fitoterapici possono essere utili per regolarizzare la funzionalità tiroidea, soprattutto nei casi di disfunzione subclinica.

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Agopuntura: funziona in modo diverso dai farmaci

11/11/10

Catherine Bellwald Agopuntura: funziona in modo diverso dai farmaciLa prima cosa che  distingue un farmaco da un trattamento di agopuntura è che usarlo per prevenire una patologia non è così semplice,  anche se le case farmaceutiche ci stanno provando a trovare farmaci preventivi e oggi si stanno buttando sulla fitoterapia di basso livello e su integratori generici con lo scopo di riuscire a vendere al maggior numero possibile di pazienti un prodotto da assumere vita natural durante!

Un farmaco per prevenire una malattia deve dimostrare che il suo NNT è davvero basso e il suo NNH molto alto ovvero ci vuole  un basso numero  di pazienti trattati  per prevenire una patologia e un numero davvero alto di pazienti trattati per ottenere un evento avverso. Qualunque sostanza, naturale o sintetica che sia, se ha degli effetti chimici di rilievo tali da curare  una malattia di solito possiede anche una certa tossicità intrinseca, ovvero non si può usare in modo indiscriminato.

Ecco che usare anche la fitoterapia come medicina preventiva non è azione scevra da pericoli.

L’agopuntura invece è la medicina preventiva per eccellenza; può, oltre che risolvere disturbi fisici e psichici, prevenire numerose patologie senza causare essa stessa una possibile patologia. L’agopuntura lavora su un concetto di equilibrio e di consolidamento di un equilibrio: quando l’equilibrio non c’è, tende a modificare l’assetto alla ricerca dell’equilibrio, quando l’equilibrio è presente lo mantiene e lo consolida.

Nei rari casi in cui l’agopuntura scatena un malessere questo si trovava latente e nascosto pronto a trasformarsi in qualcosa d’altro o spuntar fuori quando meno lo si aspettava. Questo significa che non si tratta di un effetto collaterale dell’agopuntura ma di un malessere in transizione talora neccessario per identificare un problema  e quindi per trattarlo.

Mi sono capitate in 10 anni di lavoro due pazienti che dopo aver eseguito i primi tre trattamenti di agopuntura riferivano un netto miglioramento dei dolori muscolari ma lamentavano la comparsa di un quadro ansioso di grado moderato o severo prima non segnalato.

In questo caso non è giusto dire che l’agopuntura ha scatenato una sindrome ansiosa come effetto collaterale ma piuttosto che l’ha portata alla luce ovvero l’ansia si nascondeva sotto i dolori muscolari, i dolori muscolari erano lo specchietto per le allodole del disturbo ansioso.

Il trattamento di agopuntura può spostare un dolore da un punto all’altro mostrandoci il vero luogo di origine del dolore, e la sua vera natura, talora in modo anche sorprendente.

Un caso recente di dolore infrascapolare presente da 6 mesi e non sensibile ai farmaci antinfiammatori, dopo solo due sedute di agopuntura si è trasformato in una vera e propria nevralgia presumibilmente erpetica interna evidenziando il decorso e i sintomi tipici di questa patologia. Il dolore non era muscolare e per questo non rispondeva ai comuni farmaci ne ai trattamenti massofisioterapici precedentemente eseguiti senza successo.

In questi casi non è certamente facile spiegare ai pazienti cosa sta succedendo ma se si riesce a far capire loro che il portare a galla un problema nascosto è il primo passo verso la sua soluzione, il lavoro è già mezzo riuscito. Per metttere in ordine una stanza in profondità, prima  bisogna pulire i cassetti e gli armadi e i ripostigli creando disordine e sporco e poi continuando si arriverà alla pulizia completa e totale e non solo superficiale.

Nello stesso identico modo  solo continuando il trattamento in modo intensivo, il cambiamento e la risoluzione dei disturbi fisici e psichici verrà conseguito in modo completo e soddisfacente.

Possiamo dire che l’agopuntura, a differenza del farmaco, nei rari casi in cui produce quello che definiamo un transitorio peggioramento, non va sospesa ma continuata aumentando se possibile l’intensità del trattamento ovvero il numero di sedute settimanali, discorso impensabile e totalmente assurdo per un farmaco ovviamente che invece deve essere immediatamente sospeso.

Un’altra sostanziale differenza tra farmaco e agopuntura è che, una volta che il paziente è guarito dalla patologia, il farmaco viene sospeso; l’antibiotico, l’antimicotico, il cortisonico o l’antistaminico non si usano più o quanto meno se ne riduce il dosaggio fino alla sua sospensione.

In agopuntura quando il paziente è guarito è utile non interrompere in modo completo. La totale regressione del sintomo non sempre coincide con la totale scomparsa delle cause che lo hanno generato. L’agopuntura a differenza del farmaco, lavora non solo sul sintomo chiamato  manifestazione ma anche sul disequilibrio presente alla sua origine chiamata radice  del disturbo.

Potrete capire che non sempre l’uno coincide con l’altro ci possono volere anche  anni prima che un disturbo interno  si manifesti in superficie, ecco che il lavoro per essere davvero completo non dovrebbe essere sospeso anche con la completa remissione dei sintomi, soprattutto se  presenti da numerosi anni.

Per  riportare una bilancia in equilibrio è necessario andare avanti finchè i due piatti non si trovano esattamente in equilibrio; sospendere prima anche poco prima consentirà al disequilibrio di manifestarsi nuovamente magari a distanza di tempo.

L’agopuntura non produce dipendenza anzi viene proprio usata per liberarsi da qualunque tipo di dipendenza sia fisica che psichica, dallo shopping compulsivo all’alimentazione eccessiva, dal fumo di sigaretta all’assuefazone a qualunque sostanza chimica. Non va quindi temuta perché punge e fa male; sono ben altre le terapie potenzialmente dannose e ricche di effetti collaterali che spesso non siamo in grado di capire o sentire.

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La sindrome ansioso-depressiva nei cambi di stagione

14/10/10

Catherine Bellwald La sindrome ansioso depressiva nei cambi di stagioneI cambi di stagione, si sa, sono un momento di maggior difficoltà per chi soffre di disturbi del tono dell’umore. Sia l’ansia che la depressione hanno facilmente un andamento ciclico e  ricorrente talora associati ad altri sintomi come la gastrite,  disturbi digestivi in genere e talora anche insonnia.

Il cosiddetto cambio di stagione  corrisponde per la medicina cinese alla quinta stagione, collegata all’elemento Terra.  La quinta stagione è formata da 4 periodi annuali che sono rispettivamente: ottobre-transizione verso l’inverno,  gennaio- transizione verso la primavera,  aprile -transizione verso l’estate e  luglio-transizione verso l’autunno.

Questi 4 momenti dell’anno sono tutte transizioni stagionali del calendario cinese ovvero precedono l’inizio delle 4 stagioni. Ottobre e aprile sono comunemente mesi che consideriamo rispettivamente autunno e primavera in senso classico e occidentale del termine, e in questi mesi le persone sono abituate a percepire delle difficoltà che appunto attribuiscono alla primavera e all’autunno intesi come periodi più difficili.

In luglio e in gennaio non siamo abituati a farci caso ma sono riconoscibili disturbi ricorrenti nei pazienti già noti e più sensibili, la spiegazione classica per loro è attribuita all’eccessivo caldo estivo o all’eccessivo  freddo invernale che sono in effetti presenti in modo sistematico in questi due mesi dell’anno.

Gli organi collegati a questi 4 momenti sono pericardio, stomaco, fegato e piccolo intestino, senza entrare nel dettaglio del ruolo specifico di ognuno di questi organi, la cosa interessante  da sapere è che sono collegati  anzi, potremmo dire che sono parte di un unico elemento; sono come le 4 braccia di una croce celtica unite e collegate al centro. Diventa a questo punto facile comprendere come l’aspetto emozionale possa interferire direttamente sull’apparato gastroenterico.

La terra è l’elemento chiave di questa particolare stagione  ma non solo intesa come organo milza ma anche come pianeta e leggi ad esse collegate, 4 le sue fasi, a croce la sua rappresentazione grafica e sempre 4 il numero collegato alla materia.

Sui testi di moderna MTC si trovano riferimenti  alla quinta stagione solo per i soggetti con un evidente deficit di milza costituzionale, quelli sempre stanchi, che tendono sempre ad avere molti catarri, che digeriscono sempre con grande fatica,  di solito scarsi di appetito e con limitata capacità di cambiare abitudini alimentari. Le difficoltà in questa stagione non colpiscono solo questi soggetti.

La  rappresentazione grafica della quinta stagione è una croce, conduce al centro, in un certo senso conduce  al concetto di stabilità nella possibilità di ruotare, ecco che i soggetti più fragili e sensibili in questa stagione di passaggio e di transizione sono i soggetti emotivamente instabili, ovvero i soggetti che con poco si destabilizzano.

Cosa significa? sono quei soggetti cui basta davvero poco per avere la giornata rovinata; una frase, un sospetto, un dubbio, uno sguardo, un tono di voce sbagliato, sono tutti dettagli sufficienti a creare uno squilibrio in grado di destabilizzare queste persone in modo anche profondo e talora farle piombare nella loro insicurezza di fondo e in emozioni ansiogene-depressive o di autocommiserazione.

Nel mese di Ottobre, in particolare dopo la prima decade, è utile un certo  riguardo un po’ per tutti ma soprattutto per questi pazienti predisposti a questo genere di instabilità emotiva. Le emozioni negative hanno una loro particolare capacità seduttiva e dovranno invece essere attentamente riconosciute sul nascere e lasciate andare velocemente senza troppo indugiare su di esse.

E’ consigliabile un sostegno fitoterapico per equilibrare l’aspetto emotivo, trattamenti più ravvicinati di agopuntura e di psicoterapia per i più fragili e molta, molta attenzione per non perdere il nostro equilibrio e la nostra stabilità emotiva e non finire catturati e invischiati dalle più comuni emozioni negative.

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L’agopuntura come funziona? By Giulio Picozzi

4/10/10

Catherine Bellwald Lagopuntura come funziona? By Giulio Picozzi

Dall’età della pietra,  il dolore fisico  ha accompagnato l’esistenza dell’uomo:  incidenti di caccia, traumi e ferite o semplicemente  i lavori pesanti o l’esposizione alle intemperie  hanno da sempre provocato nell’uomo dolori muscolo-scheletrici.

La medicina cinese ha sviluppato fin dai suoi albori l’agopuntura come mezzo principale di trattamento della sintomatologia dolorosa. Si pensa che già tremila anni prima di Cristo venissero praticati trattamenti di agopuntura con aghi ricavati da ossa di animali.

Ogni popolazione di qualsiasi continente ha da sempre cercato di lenire il dolore, vuoi con dei trattamenti manuali oppure con delle pozioni a base di erbe o più recentemente con i farmaci.

L’unica cultura al mondo ad avere sviluppato un trattamento del dolore con gli aghi è stata  quella  cinese.

Dalla Cina l’agopuntura è  stata esportata in tutto l’oriente; si sono sviluppate  scuole e tradizioni in Giappone, Corea, Vietnam ed ognuna di queste scuole ha le sue caratteristiche e peculiarità. Nell’ultimo secolo l’agopuntura è stata via via praticata in  ogni continente  dall’America meridionale all’Oceania dall’Europa  all’America del nord all’Africa.

Senza ombra di dubbio possiamo affermare che al giorno d’oggi l’agopuntura è il trattamento antidolorifico più usato ogni giorno al mondo.

Anche se molti agopuntori usano preferenzialmente i punti locali del dolore come agopunti, l’agopuntura non nasce come  un trattamento locale, anzi i trattamenti a distanza distinguono il praticante che conosce approfonditamente  le relazioni fra  i canali energetici da quello che punge in maniera semplice e grossolana.

Non c’è alcun bisogno di studiare e arricchire le scuole di agopuntura  per quattro lunghi anni per poi limitarsi a trattare punti locali dolorosi  o adiacenti o per trattare semplicemente i canali direttamente coinvolti.

Se l’agopuntura si limitasse ad essere un trattamento della zona dolente o del canale interessato perderebbe moltissimo in efficacia e fascino.

Purtroppo ancora oggi molti sedicenti agopuntori utilizzano semplicemente questa metodica… fa male lì e lì ti metto un ago.  In questo modo si trattano solo quelli che la medicina moderna chiama  “trigger points” o punti grilletto.

Questi punti spesso coincidono con quelli dell’agopuntura e una volta stimolati possono dare un parziale sollievo  alla  sintomatologia dolorosa.

In realtà i “trigger points” più modernamente detti PAM (punti algici miofasciali ) vengono trattati  meglio da tecniche manuali, in particolar modo dalla miofibrolisi; questa tecnica sfrutta diversi strumenti metallici a punta per distruggere ed eliminare definitivamente questi punti che sono da considerare come delle zone di tessuto più compatte, come dei nodi, presenti nella compagine di diversi tessuti: muscolare, tendineo e legamentoso.

Dopo oltre vent’anni di lavoro e di insegnamento dell’agopuntura classica oggi  agli agopuntori insegno  tecniche di agopuntura antiche  che consentano di essere estremamente efficaci sul dolore, oltre che la tecnica della miofibrolisi che ho personalmente messo a punto partendo da diverse tecniche manuali antiche e codificato con l’aiuto del fisioterapista Virginio Mariani.

Con l’agopuntura è possibile agire efficacemente sul dolore, togliendo l’infiammazione e con la miofibrolisi è possibile rimuovere  i trigger point o PAM che costituiscono in un certo senso anche una memoria del dolore.

L’agopuntura permette all’agopuntore evoluto e consapevole di neutralizzare il dolore agendo su zone lontane da esso, solo apparentemente non collegate con la zona afflitta.

Ma come funziona allora l’agopuntura se l’ago è così lontano dal dolore vi chiederete voi?

Il dolore si riduce  a distanza attraverso tre meccanismi d’azione:

Inibizione della trasmissione del dolore tramite il sistema nervoso periferico

Aumento del flusso vascolare  nella zona colpita

Inibizione diretta del dolore tramite il rilascio di endorfine dal sistema nervoso centrale.

Quello che molti pazienti non sanno (e purtroppo anche molti agopuntori) è che l’agopuntura sul dolore dà  risultati immediati! Ovvero funziona ….da subito.!

Il  tempo di inserire l’ago e qualche secondo dopo il dolore si è modificato per intensità o localizzazione.

Non esiste terapia altrettanto veloce ! L’agopuntura è molto più veloce di qualsiasi farmaco; se eseguita correttamente è praticamente immediata.

Li gan jian yin dicono i cinesi “ pianta un palo e vedi l’ombra”!

Pungere è come andare a caccia! Quando si colpisce il bersaglio al centro… “bang!” il dolore sparisce, lo si colpisce di lato e il dolore migliora o si sposta. Allora bisogna riparare, quindi… mettere  altri aghi possibilmente fino a quando non abbiamo “ucciso il dolore”.

E’ per  questo che anticamente  si riteneva più bravo chi riusciva ad avere il risultato con meno aghi

Un ago = un colpo = dolore KO= grande maestro!

Questo è  anche  uno dei  motivi per cui  grandi maestri  si diventa con  esperienza  cioè  tanta, tantissima pratica.

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Fitoterapia cinese: un modo naturale di cercare un figlio

30/9/10

Catherine Bellwald  Fitoterapia cinese: un modo naturale di cercare un figlioLa Medicina cinese e in particolare la fitoterapia nascono, a differenza della nostra medicina, non già per curare una ferita o una patologia conclamata, ma per evitare di ammalarsi, per mantenere il più a lungo possibile la salute e la forza, nonché  sostenere la virilità nei maschi e la fertilità nelle donne.

Il Viagra non nasce in questo secolo! Lo hanno inventato prima in Cina! Sono  numerose le sostanze fitoterapiche cinesi vegetali e animali il cui obiettivo è proprio quello di aumentare la prestazione sessuali.

La più conosciuta è il Geko; in Cina dove  le sostanze fitoterapiche  animali non sono vietate come da noi è usatissima e l’amorevole bestiola viene allevata tanto quanto noi alleviamo piccoli animali commestibili come le lumache o le rane, quindi non scandalizzatevi.

Sono innumerevoli i testi antichi di medicina cinese dove si parla ripetutamente e reiteratamente  di spermatorrea, a molti medici è venuto il sospetto che  la traduzione dal cinese all’inglese e poi all’italiano abbia tradotto con il termine spermatorrea anzi che con eiculazione precoce. Infatti il problema molto circoscritto della spermatorrea intesa come svuotamento del seme durante il riposo notturno, assai normale nell’adolescente ancora non sessualmente attivo, non sembra rivestire quasi nessun interesse medico scientifico e tanto meno un significato patologico

Sono altrettanto numerose le sostanze fitoterapiche e in particolare le ricette antiche rivolte a facilitare l’ovulazione e il ritmo regolare del ciclo mestruale oltre che favorire la possibilità di essere fertili.

Per un imperatore la prole sana e la nascita del figlio maschio erano di fondamentale importanza per assicurare stabilità al suo regno. Per una concubina o una sposa non parliamone neanche, la possibilità di avere un figlio maschio dava alla donna un riconoscimento e delle attenzioni preziosissime così come l’infertilità assicurava la perdita di qualunque potere e ruolo all’interno della famiglia imperiale.

Possiamo capire come così tanta attenzione e studio siano stati dedicati a quell’epoca, al potenziamento della virilità maschile e ai diversi  disturbi del mestruo. L’anemia per esempio è un disturbo prettamente femminile, spesso sottovalutato e non correttamente curato dalla medicina occidentale che si limita a trattarla aggiungendo solo ferro o acido folico e solo nei casi gravi a utilizzare le trasfusioni.

Si considera la consistenza del sangue mestruale che non deve essere a grumi ne troppo acquoso, la quantità del sangue mestruale che non deve essere eccessiva rispetto alla costituzione della paziente e la durata del mestruo che non deve superare i 5-7 giorni. Il ritmo del ciclo regolare corretto è inteso con una variazione di 5 giorni al massimo quindi massimo di 32 giorni e minimo di 24 giorni, infine il mestruo che stenta ad iniziare  e le piccole perdite intermestruali, sono tutti  sintomi precisi assolutamente curabili.

Nella medicina occidentale e in particolare nella branca specialistica ginecologica non sono previsti trattamenti specifici per i diversi disturbi del mestruo. Gli strumenti terapeutici farmacologici sono limitati alla possibilità di utilizzo di sostanze ormonali con l’obiettivo di mettere a riposo l’ovaio in caso di cisti ovariche o di dismenorea (cicli dolorosi e disturbati) o in caso di ipermenorrea (cicli troppo abbondanti) o per sbloccare un’amenorrea. Una volta esclusa una patologia di possibile pertinenza chirurgica il trattamento ormonale non lavora sulle cause che lo hanno generato.

Infine, in caso di infertilità,  viene usata la terapia ormonale con l’obiettivo di facilitare l’ impianto assistito. Queste cure sono  pesanti per la donna che le accetta suo malgrado solo perché le considera l’unica soluzione possibile per soddisfare il suo desiderio di maternità. Essa andrà infatti incontro  a svariati disagi e malesseri fisici talora anche pesanti da sostenere se non assistita da altri farmaci come la cefalea, l’irritabilità  e la vaginite cronica. L’ovaio infatti viene iperstimolato in modo artificiale con gonadotropine allo scopo di portare un numero molto elevato di follicoli a  maturazione in contemporaneo, cosa del tutto innaturale e che talora in caso di fallimento della FIVET porta le donne a diversi mesi  di sospensione del ciclo probabilmente per recuperare il loro equilibrio ormonale.

Oggi il riflettore dell’infertilità  si accende anche sull’uomo che partecipa  alla così detta infertilità di coppia qualora si riscontri uno spermiogramma che evidenzia spermatozoi poco mobili o  poco numerosi o entrambi i problemi. Anche in questo caso non è una patologia o un sintomo ma un segno di uno scarsa vitalità per lo più associata a una   limitata circolazione  di sangue nella regione dei genitali talora  accompagnata dalla presenza di un varicocele ma anche in questo caso non esistono vere e proprie terapie se non il ricorso alla chirurgia.

Potremmo dire che la seconda  arma, o meglio la prima risposta della branca specialistica per affrontare l’infertilità è ancora quella chirurgica. Anche in questo caso si opera sul risultato della patologia e non sulla sua causa, rimuovendo quando presenti patologie conclamate come endometriosi, fibroma uterino, polipi o una stenosi delle tube e nell’uomo appunto il varicocele. Questi interventi sono molto utili in quanto determinano un significativo  miglioramento della circolazione sanguina e possono sbloccare una situazione ma talora non è ancora sufficiente proprio perchè la causa che le ha generate resta ancora presente.

Nella medicina cinese ogni disturbo collegato al ciclo mestruale è stato attentamento studiato; nel libro “Le acque lunari” la Ginecologa Dott. Alessandra Guli,  affronta in modo molto preciso tutti i disturbi del ciclo dando loro una spiegazione e un significato: il ciclo corto o lungo, il ciclo anticipato o ritardato, il ciclo doloroso, l’ansia, le afte , la diarrea e l’insonnia durante il ciclo, sono tutti argomenti di riflessione.

Ma non esiste un capitolo dedicato all’infertilità.

Ebbene questo deve far pensare, l’infertilita infatti è  un pò come la zoppia, un segno non un sintomo, ovvero il risultato di altri disturbi non trattati talora anche messi insieme.

La fitoterapia e l’agopuntura trattano i diversi disturbi del mestruo e in caso di desiderio di maternità forniscono un valido supporto per normalizzare e quindi ottimizzare la possibilità di essere fertili sia per l’uomo che per la donna. Le ricette fitoterapiche saranno calde in caso di diagnosi di utero freddo, in caso di anemia nutriranno  e muoveranno il sangue e in caso di circolazione  bloccata avranno lo scopo di muovere il sangue energicamente  in alcuni casi anche rimuovendo stasi e calore locali se presenti.

Pensate che esiste una sostanza fitoterapica il cui nome tradotto significa  nutri la madre o l’erba della madre e un agopunto chiamato la porta della vita ma questo è solo una briciola della possibilità di applicazioni terapeutiche offerta dalla antica scuola di medicina cinese.

Un modo naturale di cercare un figlio e allo stesso tempo il proprio benessere fisico e mentale.

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L’agopuntura non è psicoterapia

6/9/10

Catherine Bellwald Lagopuntura non è psicoterapiaAccade molto spesso che il paziente che viene a fare agopuntura, una volta sdraiato o accomodato sulla poltrona, senta la necessità di parlare al medico agopuntore con la stessa modalità dell’incontro con lo psicoterapeuta.

Tutti i miei Maestri hanno sempre precisato che l’agopuntura nulla ha a che fare con un trattamento di psicoterapia e tanto meno gli assomiglia. L’agopuntura lavora senza bisogno  di alcuna fede e tanto meno necessita della parola.

L’antica arte medica dell’agopuntura lavora con la conoscenza degli agopunti e delle diverse tecniche di agopuntura. Si ritiene importante anche l’energia dell’agopuntore e del paziente. Tradotto in termini semplici e pratici, potremmo dire che conta anche l’intensità e l’ intenzione da parte dell’agopuntore nonché la disponibilità del paziente come in qualunque atto terapeutico e non.

Facciamo un banale esempio: un cuoco deve sapere cucinare e avere una certa esperienza con i fornelli, ma molto importante sarà che nel momento in cui si dedica a cucinare lo faccia con passione e rinnovato entusiamo, ma se il piatto viene servito a un soggetto inappetente o magari desideroso di mangiare altro cibo potrà risultare non gradito e non avrà portato alcun piacere.

Per i cinesi un atto non è giusto o non giusto; è l’insieme delle circostanze a renderlo perfetto.

Ecco che un agopuntore non dovrà solo praticare molto e studiare dai migliori insegnanti ma dovrà mantenersi in salute e coltivare le proprie energie affinché la sua focalizzazione ed energia non si disperdano.

Il paziente dal canto suo, dovrà cercare di considerare lo spazio e il tempo che dedica all’agopuntura come qualcosa all’interno del quale poter rigenerare le proprie energie e trovare tranquillità. Indossare indumenti comodi, morbidi e non stretti è un’ attenzione utile. Spegnere o silenziare il cellulare, a meno che non si aspetti una telefonata importante, è altresì di fondamentale importanza.

Imparare a rilassarsi durante il trattamento favorisce il lavoro degli aghi accelerando il risultato. Il mio maestro Dr Tan considera questo ingrediente non indispensabile per il risultato ma dimezza il numero delle sedute necessarie al conseguimento dello stesso.Ecco che il dilungarsi in discorsi non sempre è indicato.

Peraltro il risparmio o la mancanza assoluta di parola se poteva avere un senso per gli orientali, non è sempre adatta agli occidentali.

Personalmente ritengo che sia necessario condurre il paziente in modo dolce alla possibilità di trovare un proprio equilibrio, imparando a rilassarsi, anche attraverso l’uso della parola, talora anche con l’utilizzo di tecniche manuali come il massaggio. Oltre che capire, anche se in modo molto semplice, su cosa stiamo lavorando e in che modo.

Una mia paziente, mamma e nonna dolcissima, nonché donna attenta ed estremamente sensibile,  ascoltando le mie parole mi diceva “peccato che queste cose non le scriva”. Il mio blog è nato proprio come risposta a questa sua affermazione.

Alcune parole al momento giusto possono dare molto, di questo dobbiamo essere consapevoli, allo stesso tempo troppe parole possono essere inutili e dispersive per il paziente e per l’agopuntore. Solo l’esperienza e il continuo lavorare su di se permette di trovare l‘equilibrio perfetto, tra il detto e il non detto.

Ho aperto il blog scrivendo un post in cui indicavo un libro come una medicina, e in questa ottica quest’anno sono partita per il mare con libri totalmente diversi  dal solito.

I tradizionali libri da spiaggia, dal romanzo storico di Valerio Massimo Manfredi, alle avventure del super figo Dirk Pitt di Clive Cussler, per finire con i thriller di Robert Ludlum sono stati soppiantati da libri di saggistica!

L’obiettivo era trovare altri libri da consigliare ai pazienti in difficoltà, semplici da leggere e utili per fare capire quali dinamiche perverse e malsane si nascondono dietro alla frequente quanto spesso radicata tendenza alla autocommiserazione.

In particolare ho trovato splendido il libro di Paolo Crepèt dal titolo “Sull’amore”; la sua è una sintesi lucida e molto chiara dei meccanismi mentali che consentono ad alcuni di vivere l’amore e ad altri di passarci costantemente vicino.

La distinzione e definizione di infatuazione, innamoramento e amore, sono precise e permettono di capire la grande differenza tra queste tre fasi del rapporto di coppia. Mi hanno affascinata le squisite spiegazioni del fenomeno della gelosia come mancanza di sicurezza e di stima personale così come di totale antitesi all’amore che deve basarsi invece sulla complicità. Oltre che la considerazione che l’indifferenza è la fine dell’amore in senso lato.

Un libro da leggere, da consigliare a giovani e meno giovani, e a tutti coloro che  usano difendersi con il cinismo  sentimentale e hanno congelato il proprio cuore per paura di soffrire. Un aiuto per considerare la propria maturità sentimentale come punto fondamentale per vivere e non solo sopravvivere e per imparare a volersi bene e ad amare.

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Allergia all’Ambrosia: come finire ko al rientro dalle ferie

23/8/10

Catherine Bellwald Allergia allAmbrosia: come finire ko al rientro dalle ferie

Ebbene si: tutti gli anni sono sempre di più i soggetti, in particolare i Lombardi, che al rientro dalle loro attese ferie estive si fanno mettere in ginocchio dalla famigerata Ambrosia.

Tutti gli anni ci cascano! Si, tutti gli anni pensano “forse ‘stavolta mi risparmierà” e così facendo non si mettono al lavoro con il dovuto anticipo per limitare la fatidica allergia.

Dai dati regionali la stima di soggetti lombardi allergici all’Ambrosia è pari al 10% della popolazione e si ritiene che sia in continua crescita.

L’Ambrosia, a differenza delle altre piante potenzialmente allegeniche come il nocciolo, l’ontano, il frassino, le graminacee e l’artemisia, è considerata come infestante ovvero cresce in modo incontrollato e tende ad invadere sia campi incolti che coltivati.

Inoltre il suo polline è considerato uno dei più potentemente allergenici per le sue minuscole dimensioni che ne consentono l’inalazione in profondità da parte dell’uomo. L’ambrosia, infine, è capace di produrre un’elevata quantità di pollini e la sua concentrazione massima viene raggiunta tra metà agosto e metà settembre, quindi esattamente al rientro dalle ferie dei malcapitati soggetti allergici.

Oculoriniti e asma bronchiale sono le sintomatologie più comuni ed estremamente fastidiose che costano alla stato una crescente spesa e impegno sanitario da non sottovalutare.

La prima considerazione che viene da fare è che non bisogna aspettare agosto o settembre per urlare al pericolo e pensare a questo grave inconveniente con il dovuto anticipo.

Studiare per esempio come limitare la divulgazione della suddetta Ambrosia, incentivare i coltivatori e i proprietari di terreni al controllo della pianta infestante, lanciare sul territorio giardinieri e tagliaerbe in formazioni compatte antiambrosia e non solo  pensare a come costruire le aiuole fiorite più belle nel proprio comune di residenza.

Insomma, come al solito è a monte che si dovrebbero prendere decisioni serie e non solo con slogan pubblicitari sparsi  negli aeroporti o in altri luoghi pubblici per lavarsene le mani.

In condizioni climatiche ideali ovvero caldo, secco e vento, il polline potrebbe diventare davvero pericoloso per molti bambini e molti soggetti già allergici. Ma noi che possiamo fare?

Tutti gli individui allergici ai pollini e tutti i bambini più predisposti dovrebbero mettersi al riparo con un po’ di anticipo. Per i bambini è semplice: basta tenerli lontani dalla pianura fino alla seconda o terza settimana di settembre, il mare e la montagna sono per ora esenti da questa pianta infestante, quindi se avete bambini ad alto rischio  cercate di orientare le loro ferie in questo periodo. Per gli adulti il discorso è più complesso da organizzare ma ugualmente possibile.

Infine è possibile eseguire un lavoro di prevenzione dell’attacco allergico lavorando sul paziente sensibile attraverso un adeguato lavoro di desensibilizzazione da eseguire almeno tre mesi prima e meglio sei ,del contatto con l’allergene. Sono sempre più numerosi i prodotti omeopatici mirati e studiati a questo proposito. Infine è indispensabile lavorare sull’intestino che è da sempre conosciuto dalla medicina cinese come direttamente collegato con le vie respiratorie.

Sono  state riscontrate numerose allergie crociate tra alcuni cibi e molti pollini, in particolare sono frequenti per l’ambrosia le allergie crociate con alcuni frutti come la banana, il kiwi e  il melone. E da ormai tempo sappiamo che nell’intestino si trova la fonte primaria maggiore della modulazione delle risposte immunitarie.

Una dieta mirata all’allontanamento di tutti i possibili fattori irritanti per l’intestino, oltre che l’utilizzo di specifici probiotici è un lavoro raccomandabile. Infine anche la fitoterapia cinese può essere un valido strumento sia per limitare gli attacchi in fase acuta che per lavorare in prevenzione sulla sensibilizzazione dell’apparato respiratorio.

Questi lavori ovviamente non sostituiscono l’effetto del cortisonico e dell’antistaminico, che nell’attacco acuto di asma possono essere considerati come farmaci salvavita e devono quindi essere sempre tenuti a portata di mano, ma ne possono fortemente limitare l’utilizzo e il ricorso, riducendo i fastidiosi effetti collaterali di questi farmaci, come la ritenzione idrica e la riduzione delle difese immunitarie e l’osteoporosi per i cortisonici e l’aumento di appetito e la sonnolenza per gli antiistaminici.

I farmaci sono quindi armi utilissime ma meglio sarebbe poterne fare a meno lavorando e impegnandosi sulla riduzione della concentrazione crescente dei pollini di ambrosia sul territorio e intervenendo sull’individuo attraverso un lavoro di desensibilizzazione progressiva della risposta immunitaria proallergenica.

Si tratta in entrambi i casi di prendersi cura con largo anticipo del problema e non una corsa ai ripari dell’ultimo momento che, purtroppo, non vede, al di là dei comuni farmaci, molte altre valide e significative soluzioni.

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Sindrome da arto fantasma: la cura esiste!

10/8/10

Catherine Bellwald Sindrome da arto fantasma: la cura esiste!La sindrome da arto fantasma è la percezione fisica, molto spesso fastidiosa e dolorosa, di un segmento del corpo in seguito ad amputazione dello stesso.

Per lunghissimi anni in occidente i pazienti affetti da questa patologia, in particolare i reduci di guerra, sono stati considerati visionari e trattati con dosi massicce di farmaci antidepressivi e antipsicotici.

La triste ma reale somma algebrica era: alterazione della realtà uguale disturbo della personalità.

Sono dovuti passare anni, e descrizioni lucide e dettagliate  da parte degli sfortunati pazienti, prima di ammettere che una base scientifica all’origine di questo disturbo potesse esistere.

Ecco che oggi la cosa si spiega  con la presenza  nel cervello di uno  schema rappresentate l’intero corpo che non si modifica dopo l’avvenuta amputazione.

E’ come se  i nervi recisi andassero in tilt e continuassero a mandare  informazioni  in salita sul segmento amputato. Il più delle volte non si tratta solo della sensazione di avere ancora il segmento, ma di sensazioni esasperate (che in neurologia vengono descritte come disestesie) e che di solito sono la conseguenza di una nevralgia o infiammazione del nervo colpito.

Prurito, freddo, caldo, dita accavallate, dolore, sono di solito sensazioni sgradevoli ma soprattutto che non danno tregua. In un certo senso è come se il cervello fosse sopraffatto e invaso da queste informazioni fasulle in entrata. Non esiste farmaco  in grado di dare  sollievo a questo disturbo in modo permanente e soddisfacente. Meglio sarebbe dire che purtroppo sono moltissimi  i farmaci utilizzati in questo campo in modo del tutto sperimentale. La Marihuana è fra le sostanze più utilizzate, anche se in molti casi la dipendenza e le dosi inevitabilmente aumentano col tempo.

Anche in questo caso i medici le tentano tutte, pur consapevoli dei danni secondari di molte sostanze farmacologiche, e ancora  nessuno pensa al possibile utilizzo dell’agopuntura. Sono andata a cercare su Pubmed e sono in effetti pochi e poco significativi i lavori scientifici proposti a favore dell’utilizzo dell’agopuntura nella sindrome dell’arto fantasma (come per moltissimi altri disturbi, d’altronde).

Io stessa, fino a qualche mese fa, non avevo mai avuto modo di trattare nessun paziente affetto da questa patologia. Cionostante, quando un paziente mi ha chiesto telefonicamente se poteva funzionare, in modo impulsivo e senza avere dubbi ho risposto in modo affermativo. Questi anni di lavoro con la sola agopuntura mi hanno permesso di percepire, anche se talora in modo del tutto istintivo, le possibilità terapeutiche di questa antica disciplina.

Sul dolore in genere, e in particolare sul dolore nevralgico, l’applicazione dell’agopuntura è potentemente antalgica ed efficace; perché non dovrebbe esserlo anche sull’arto fantasma? Presa da entusiasmo ho subito telefonato al mio maestro, il Dott. Picozzi, che si occupa di agopuntura da oltre 20 anni ed è forse l’agopuntore Italiano  con più alta casistica di pazienti trattati. Anche lui mi ha detto di non avere mai trattato pazienti amputati e che ricordava solo il caso di un paziente, all’inizio della sua carriera, che per giunta si era sottoposto a pochissimi trattamenti.

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La vaginite cronica: un problema serio per molte donne

14/7/10

Catherine Bellwald La vaginite cronica: un problema serio per molte donneLa vaginite cronica o recidivante affligge davvero moltissime donne. Tuttavia la statistica non è facile da stimare anche perché molte sono le donne che nascondono il fenomeno.

In realtà, nella maggior parte dei casi, si tratta di un’alterazione della flora microbica vaginale e non di una vera e propria  infezione da agente esterno.

Si tratta cioè di un aumento di una specifica parte della popolazione microbica a sfavore della normale dominanza batterica protettiva. Ecco perché  molti parlano di vaginosi o di disbiosi vaginale o di alterazione del microclima vaginale.

Gli agenti microbici più comunemente implicati sono di solito miceti della famiglia della Candida Albicans e  batteri del ceppo Gardnerella Vaginalis e sono loro ad essere responsabili dei più comuni fastidi, quali il prurito o il bruciore. La caratteristica della Gardnerella è l’odore  che ricorda il pesce  marcio mentre la Candida può dare perdite che però possono essere presenti anche in quadri di leucorrea classici.

Purtroppo l’utilizzo di antibiotici e di antimicotici, soprattutto se ripetuto, oltre a favorire resistenze da parte dei microrganismi, può contribuire a destabilizzare ulteriormente la normale flora batterica vaginale, favorendo una cronicizzazione  della suddetta disbiosi.

Inoltre, nel caso della candidosi, esistono numerosi ceppi di candida non sensibili ai normali antimicotici e sono numerossissime le donne che hanno continue recidive di vaginiti nonostante il sistematico trattamento con antimicotici. Talora lo stato infiammatorio vaginale si riflette anche sulla vicina uretra con possibile  bruciore nella minzione. In alcuni casi si crea uno stato infiammatorio di base senza che si possa riscontrare un particolare agente microbico responsabile. Per molte donne un vero incubo dal quale non sanno come uscire.

Di nuovo, come per i disturbi parodontali e le gengiviti, il problema non deve essere esclusivamente circoscritto ai microorganismi presenti o non in vagina, ma è necessario guardare tutto il macrosistema del paziente. I micorganismi quali la candida e la garnerella abitano normalmente la vagina delle donne fertili ma  si moltiplicano in eccesso e del tutto indisturbati perché favoriti  da una particolare condizione predisponente.

Per la medicina cinese le alterazioni a carico dei genitali sono per lo più dovute a quadri di un calore umidita presenti nel fegato. Non è infatti un caso se queste pazienti soffrono frequentemente di cefalea o di arrossamento oculare. Possono inoltre essere presenti quadri di colite cronica o intolleranze alimentari, non sono di solito da considerare due problematiche separate, si dice in questi casi che il fegato attacca gli intestini.

Insomma il disturbo alla base è il medesimo ma poi si estrinseca in modo diverso, a seconda del tipo di costituzione della paziente. Ci sono pazienti con vaginiti ricorrenti e basta, e pazienti piu complesse con cefalea e cervicalgia, oppure con quadri associati di cistiti ricorrenti e intolleranze alimentari varie e multiple .

I sintomi della vaginite possono essere molto fastidiosi e anche arrivare ad essere dolorosi.

(continua…)

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Stampelle: istruzioni per l’uso

7/6/10

Catherine Bellwald Stampelle: istruzioni per lusoLe stampelle sono chiamate anche canadesi ma scordatevelo; non si tratta di due giovanotti biondi e alti! Sono gli ausili più usati in caso di trauma a un arto inferiore. L’appoggio delle mani sull’impugnatura e il sostegno dei gomiti consentono di fare forza in modo sufficiente anche per scaricare completamente un arto dal suo peso.

Ma attenzione: non sono così facili da usare anzi direi che è molto facile usarle in modo scorretto, il ritmo del passo deve essere totalmente coordinato e ben organizzato mentalmente.

In caso contrario  questo ausilio può anche essere uno strumento potenzialmente pericoloso per spalle, gomiti, polsi ma anche ginocchia e rachide e per cadere ovviamente! Insomma un vero disastro; eppure ci si preoccupa ancora poco di insegnare il loro corretto utilizzo.

Quindi la prima raccomandazione è  quella che, se dovete usarle in ambiente domestico per un trauma minore come una distorsione, se potete non esitate e fatevi insegnare da un fisioterapista le basi del loro corretto utilizzo, è sufficiente una mezzo’ora  di training per imparare.  E poi come con la bici,  non si scorda più! In particolare è necessario capire come scaricare il peso sul piano e  il modo di usarle per salire e scendere le scale.

Per alzarsi in piedi partendo dalla posizione seduta usate  la gamba sana e entrambe le braccia possibilmente sui braccioli se presenti,  non usate le stampelle per alzarvi in piedi rischiate di fare leva sulle spalle e procurarvi delle lesioni. Per quello che riguarda l’arto coinvolto o se preferite la gamba malmessa! a meno che non vi sia un gesso o un tutore o un  indicazione al completo scarico, si consiglia  di piegarla e atteggiarla esattamente come fate con la gamba sana. A  questo punto è sufficiente  caricare maggiormente o completamente, a seconda delle necessità, la gamba sana, evitando così atteggiamenti eccessivi di evitamento dal carico su quella malata, che possono poi ritardare il processo di guarigione e il normale recupero funzionale.

Una volta in piedi il punto chiave è non avere fretta di  camminare, infatti prima partono le stampelle e questa è la prima regola, poi segue la gamba offesa e questa è la regola numero due.

Se si desidera scaricare molto il peso non serve piegare la gamba e saltellare, anzi è pericoloso. Si esegue un carico chiamato sfiorato, ovvero solo il 10-20 % del peso andrà sull’arto malato, ma  il piede della gamba malata a meno che non vi siano tutori particolari, viene appoggiato a piatto e non solo la punta.

Una volta portate avanti le stampelle quindi  la gamba malata viene attentamente messa in mezzo ai bastoni, questa è la fase oscillante, ovvero fino ad ora si carica ancora solo sulla gamba sana. In questa fase  detta oscillante è necessario evitare di tenere la gamba malata troppo rigida, modello gamba di legno per intenderci, ma è utile piegarla delicatamente e farla oscillare in avanti in modo naturale ( in caso di tutore il discorso è chiaramente legato alla rigidità del tutore). La fase oscillante deve essere considerata come una fase di preparazione al carico e deve essere eseguita attentamente e con calma.

La  fase successiva detta di carico, prevede di trasferire il carico sulla gamba malata per fare oscillare in avanti la gamba sana, il peso  del corpo viene a questo punto  portato il più possibile sui bastoni e il passo sarà eseguito in modo veloce portando la gamba sana alla stessa altezza del piede malato.

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Ancora perdiamo tempo a parlare di falsa agopuntura?

26/5/10

Catherine Bellwald Ancora perdiamo tempo a parlare di falsa agopuntura?Ho partecipato come relatore al  24° Congresso Internazionale di Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese organizzato dall’AMAB (Associazione Medici Agopuntori Bolognesi)  e dalla Scuola Italo Cinese di Agopuntura svoltosi Sabato 22 maggio a Bologna presso il Palazzo della Cultura.

Il Congresso ha rappresentato l’evento più importante a livello nazionale in tema di Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese, con la presenza di oltre 500 medici agopuntori provenienti dall’Italia e dall’estero.

Tra i relatori stranieri di quest’anno erano presenti il Prof.  Pierre Rabischong, Preside Onorario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Montpellier, Francia e la Prof.ssa Wang Ling Ling dell’Università di Nanchino, Cina.

Tra i relatori italiani elenchiamo  Il Prof. Giovanardi, Il Prof. Picozzi, il Prof. Mazzanti, Dott. essa Gulì, Il Dott.  Sotte, Dott. Alais, Dott.essa D’angelo, Dott. Vanacci, Dott. Matrà.

Il tema di quest’anno è  stato il trattamento delle patologie dolorose, che rappresentano le patologie su cui l’efficacia dell’Agopuntura  viene maggiormente riconosciuta.

Sono ormai numerose le evidenze scientifiche che dimostrano come l’Agopuntura nel dolore cronico, in particolare  nelle cefalee e nella lombalgia, rappresenti una terapia tranquillamente considerabile più efficace dei farmaci e, soprattutto, anche se su questo argomento non si pone l’accento, priva di effetti collaterali.

Nei lavori presentati, in cui è stata confrontata con trattamenti farmacologici o terapie fisiche generiche,  risultava evidente come l’agopuntura rappresenti una valida alternativa afarmacologica per affrontare il dolore.

Quello che stupisce è che  si passi ancora del tempo a parlare della Sham agopuntura considerandola un problema, visto che questa agopuntura, cosiddetta “falsa”, funziona in modo solo minimamente inferiore rispetto all’agopuntura “vera”.

In altre parole, dai lavori scientifici emerge che non vi è un significativa differenza tra le due: funzionano entrambe!

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L’agopuntura prima di Lourdes

23/4/10

Catherine Bellwald Lagopuntura prima di LourdesEbbene  si; è una mia battuta ma in Italia questa è la triste situazione.

Non solo i pazienti hanno paura dell’ago e quindi piuttosto sono pronti a qualunque altro sacrificio, ma in questo paese anche i colleghi medici  sono diffidenti e non sanno assolutamente valutare l’importanza e l’efficacia terapeutica di questa tecnica medica al punto da risultare incompetenti e disinformati.

Recentemente mi sono capitati due pazienti particolari che non potevano proprio, per la loro condizione clinica, assumere farmaci antiinfiammatori.  Il primo era un uomo di 78 anni in terapia anticoagulante orale (detta TAO per gli adetti ai lavori) affetto da importanti algie alla spalla e al rachide lombare tali da rendere la deambulazione sempre più rallentata; il suo medico curante e i medici dello stesso servizio TAO oltre a sconsigliare  l’abuso di farmaci antalgici e anche l’uso di fans non suggeriscono alcuna via alternativa antidolorifica.

Anzi, molti di loro per ignoranza sconsigliano anche l’agopuntura per il possibile rischio emorragico, rischio che posso affermare essere assolutamente inesistente. Gli aghi attualmente utilizzati sono sottilissimi e il massimo ma proprio il massimo sarà un piccolissimo ematoma cutaneo di nessun significato patologico e clinico. Mentre l’utilizzo di numerosi farmaci fra cui i super usati  fans possono portare all’insogrenza  di emorragie interne anche severe per l’eccessivo aumento del INR.

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La primavera, il legno e gli uomini

13/4/10

Catherine Bellwald La primavera, il legno e gli uomini

Alla base dell’antica agopuntura, vi sono concetti che, oggi come oggi, sono persi o, al più, dimenticati. Negli anni ho avuto la fortuna di poter studiare con maestri di quest’arte che invece tali concezioni avevano perfettamente presenti e non solo come mera introduzione modaiola ma come radice di tutta la loro incredibile arte.

Studiando e ristudiando i cinque elementi, acqua, legno, fuoco, terra, metallo, rappresentandoli nel classico pentacolo, disegnandoli come trigrammi e poi immaginando la loro naturale forma, più volte mi sono ritrovata a non essere sicura e dover ripettere: l’acqua genera il legno, il legno genera il fuoco,  la terra genera il metallo, il metallo genera l’acqua. E ancora l’acqua controlla il fuoco, il fuoco controlla il metallo, il metallo controlla il legno, il legno controlla la terra come una cantilena.

E dai e dai ripeti e ripeti, mi sembra che adesso tutto sia più chiaro, la prima cosa davvero interressante e frutto di una mia riflessione personale è che il legno si trova nel centro tra i due principi più importanti l’acqua e il fuoco. Due principi apparentemente estremi e diversi ma che si toccano, entrambi sono principi di purificazione.

Per sterilizzare si usa il fuoco e l’acqua per detergere. Entrambe sono potenti forze della natura duali nella loro manifestazione potenti e fortemente yang nel loro potere anche distruttivo e fortemente yin nel loro intimo potere nutritivo. Ecco perchè l’acqua che tutti conoscono per avere una natura yin nel corpo umano diventa yang per il macrosistema il mantello della terra e il fuoco che tutti conoscono come yang per il corpo diventa yin riferito agli elementi e non è forse di fuoco il sangue della terra? (continua…)

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L’insufficienza venosa. Come evitare i famigerati “capillari”

11/4/10

Catherine Bellwald Linsufficienza venosa. Come evitare i famigerati capillariSono in arrivo le stagioni più calde e quindi per le persone che soffrono di insufficienza venosa iniziano i primi disagi e problemi.  Pesantezza e gonfiore agli arti inferiori sono il primo sintomo, la comparsa di telangectasie (capillari visibili sulla cute), ectasie venose e infine la formazione di varici sono il risultato finale. L’insufficienza venosa non trova nella medicina occidentale, ne farmacologica ne chirurgica, una vera cura risolutiva.

Potremmo definire l’insufficienza venosa come l’incapacità del sistema venoso di drenare la componente  liquida dai tessuti e di trasportarla efficacemente  alla pompa centrale, il cuore, che a sua volta  veicola il sangue ai polmoni dove si arricchisce di ossigeno, da cui poi ritorna al cuore per essere distribuito nei diversi distretti corporei.

Per la fisiologia classica si parla di piccola e grande circolazione sanguigna nel cui meccanismo entrano prevalentemente come organi il polmone, il cuore e i vasi sanguigni.

Per la medicina cinese parliamo del  metabolismo delle acque; in questo complesso sistema si considerano come organi funzionali  il polmone, la milza, i reni e gli intestini. Il polmone distribuisce e diffonde le acque a tutto il corpo, la milza scalda e costituisce la forza del sistema e i reni e gli intestini sono deputati all’eliminazione degli eccessi e dell’impuro.

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Il coraggio dove si compra?

14/3/10

Catherine Bellwald Il coraggio dove si compra?Il coraggio non si compra,  e se si comprasse sono sicura che sarebbe esaurito, vista l’elevata richiesta del prodotto! E’ la domanda di una mia paziente e affezionata lettrice questa, e la risposta è degna di  essere pubblica.

Il coraggio per i cinesi è collegato al viscere straodinario vescica biliare, ancora oggi in cina per dire che uno possiede coraggio si dice che ha una grande vescica biliare. Mentre da noi si dice aver fegato. Possiamo dedurre che questi due organi siano importanti nella gestione del coraggio.

Ma in sostanza cosa è il coraggio? Non è un emozione ma una capacità. In particolare corrisponde alla capacità  di prendere una decisione finale e quindi di poter agire. Chi non riesce a prendere una decisione resta continuamente nel timore di sbagliare e spesso non si muove o si muove goffamente per esasperazione e non per decisione.

Chi soffre di mancanza di coraggio vive un profondo senso di disagio e di inadeguatezza proprio perchè percepisce per l’appunto una sorta di incapacità di realizzare e di incompiutezza.

La mancanza di coraggio per i cinesi è considerato una patologia specifica che coinvolge cuore e vescica biliare, che risultano carenti ovvero con insufficiente energia e forza. Si nasce così potremmo chiederci, forse esiste una predisposizione costituzionale ma è possibile che questa carenza sia anche il frutto di esperienze emotive presumibilmente traumatiche. (continua…)

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Infezioni da herpes e dolori post erpetici: il successo della medicina cinese

11/3/10

Catherine Bellwald Infezioni da herpes e dolori post erpetici: il successo della medicina cineseLe infezioni virali da herpes sono del tutto particolari, la famiglia degli herpes formata dal Simplex 1 o labialis, Simplex 2 o vaginalis, Simplex 1-2 a localizzazione mista e Varicella Zoster si muove in modo del tutto peculiare. Questi virus infatti una volta incontrato il corpo da infettare per la prima volta si annidano in esso e rimangono latenti a vita per risvegliarsi in condizioni esterne o interne specifiche.

E’ davvero interessante vedere che ci sono soggetti che nonostante il contatto con l’agente virale non manifestano mai la patologia e soggetti che invece recidivano in modo sistematico, ogni ciclo mestruale, ogni volta che vanno al mare o in alta montagna, ogni volta che si stancano o si alterano in modo significativo ci sono di nuovo dentro.

Gli habitués di queste patologie erpetiche ricorrenti sanno che esistono pochi strumenti, farmaci antivirali compresi in grado di modificare questa situazione, questo avviene proprio perchè il disturbo non è tanto dovuto  alla presenza del  virus quanto dalla condizione di terreno costituzionale favorente.

Per la medicina cinese  si tratta di un vuoto di sangue o anche di yin e quindi va trattata in modo specifico, lavorando sulla dieta e attraverso la fitoterapia che, come ho già spiegato, agisce sul corpo in modo del tutto mirato, non solo fornendo costituenti primari come viene fatto dalla medicina occidentale, per esempio attraverso la terapia marziale (assunzione di ferro per via orale o endovenosa),  ma  stimolando la capacità del corpo  nella complicata azione di produrre  sangue e  liquidi interni.

L’infezione da Zoster sembra inoltre colpire maggiormente la popolazione tra i 50 e i  70 anni e aumentare ulteriormente oltre gli 80 anni, con incidenza maschio femmina paragonabile, cosa che conferma il fatto che questa fascia di età è sicuramente quella dove maggiormente si riscontra un deficit di yin latente.

Pochi dati si trovano sull’incidenza dell’infezione da herpes simplex sia come fascia di età sia come incidenza maschio femmina, questo sicuramente perchè  molte infezioni non vengono segnalate e l’attenzione si pone unicamente sulle infezioni sessualmente trasmissibili e non già sull’infezione in sè. (continua…)

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La quinta stagione:come prepararsi alla primavera

7/3/10

Catherine Bellwald La quinta stagione:come prepararsi alla primaveraSi, per i cinesi le stagioni sono 5 e non 4, come per Vivaldi e per il resto del pianeta. Ma direte voi, ‘sti cinesi son proprio matti!

La quinta stagione, come ho già spiegato  è una stagione di passaggio tra le altre quattro, il suo elemento di collegamento è la terra e i suoi organi: stomaco e milza.

Le persone sensibili in questi due organi lo hanno già percepito. Da alcune settimane lamentano gastrite, gonfiore  o fastidio allo stomaco e intestini, la frequenza di gastroenteriti poi è sicuramente stata impressionante come diffusione di massa.

Molte persone spontaneamente  si sono limitate a ridurre l’assunzione di caffè  e delle gomme da masticare,  altri sono ricorsi a farmaci antiemetici e anticidi, insomma i più delicati e i più attenti hanno già osservato direttamente sul loro corpo che qualcosa sta cambiando.

Gli sbalzi di temperatura sono notevoli, la luce è in continuo aumento e la voglia di metter via gli abiti invernali per far spazio a quelli primaverili è grande. Ho già visto ragazze senza calze e con giubottini leggerissimi, non c’è modo migliore per ammalarsi e se siete sfuggiti all’influenza che quest’inverno non ha praticamento dato segni di vita, potremmo cadere in altre infezioni virali  e rovinarci il week end e magari anche l’intera settimana e più.

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