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Agopuntura

Attacchi di panico, ma anche no!

Male hand hitting emergency stop button. Blurred to show movement

Con questo termine si possono manifestare una serie di sgraditi sintomi quali tachicardia, ipertensione arteriosa, dispnea o mancanza d’aria, oppressione al petto, nausea, sudorazione, malessere profondo.

Tutti disturbi che anche presi singolarmente vi portano dritti dritti al pronto soccorso, istituzione di cui i soggetti che abitualmente soffrono di attacchi di panico possono diventare loro malgrado clienti abituali.

La terapia psicologica, le tecniche di rilassamento e i farmaci ansiolitici sono i comuni strumenti usati per combattere questa sindrome ansiosa che si presenta spesso in modo inaspettato e magari senza neanche una motivazione oggettivabile nel presente.  Sono ancora pochi gli psicologi e medici che consigliano l’agopuntura come strumento terapeutico.

L’agopuntura in primo luogo può essere associata a tutte le altre terapie, siano esse comportamentali oppure squisitamente farmacologiche, senza alterarne l’efficacia ma piuttosto potenziandone l’effetto complessivo di rilassamento del paziente.

I farmaci infatti spesso non bastano a garantire e raggiungere un reale e duraturo stato di benessere, rendono facilmente il soggetto dipendente dalla terapia con un senso di fragilità e di vulnerabilità data dall’effetto fine-dose oppure in alcuni casi dal disagio di dover prendere dei farmaci.

Ad eccezione di alcuni casi di agofobia e di disturbo della personalità consolidati, l’agopuntura porta velocemente, talora già dalla prima seduta, a un soggettivo miglioramento dello stato di ansia, della qualità del sonno e dello stato generale di benessere.

Tale sensazione ovviamente non è duratura dopo una singola seduta ma con un trattamento prolungato lo può diventare. Con un numero sufficiente di sedute il paziente inizierà a sentirsi più forte e soddisfatto di sé e aumenteranno le iniziative individuali. Il trattamento prolungato è in grado di migliorare non di poco la qualità della vita e conseguentemente le prestazioni sia lavorative  che in molteplici ambiti sociali.

Può migliorare la  vita sessuale, il desiderio di sfruttare il proprio tempo libero viaggiando oppure con attività sportive. Ne consegue  una sorta di nuovo spazio da esplorare che aumenta la propria autostima e, a differenza della terapia farmacologica, non genera dipendenza e insicurezza ma piuttosto autonomia personale e sicurezza delle proprie capacità.

Una terapia ancora troppo poco sfruttata in questo ambito ma che lascia ampie possibilità terapeutiche anche nel miglioramento e sostegno del tono dell’umore; possiamo quindi affermare che, trattando in questa maniera gli attacchi di panico, possiamo lavorare anche su una vera e propria prevenzione dei disturbi depressivi che frequentemente si associano e affiancano al disturbo ansioso.

Agopuntura per limitare l’abuso di famaci analgesici

Ridurre i farmaciIl trattamento del dolore è oggi come da sempre una importante parte dell’arte medica che si affianca sempre a una diagnostica delle cause con l’obiettivo di poterlo eradicare andando alla sua radice. Oggi come oggi la risposta chirurgica sembra sempre quella più scientificamente valida e sensata, ma dai dati epidemiologici non sempre questa scelta terapeutica risulta risolvere il dolore in maniera definitiva.

Risolve sempre più brillantemente e con alta precisione una lesione tendinea, cartilaginea, discale, oppure ossea, rimuove una malformazione congenita, una tumefazione a carattere compressivo. L’atto chirurgico anche perfetto non garantisce pertanto una risoluzione del dolore. Capita quindi spesso che nella fase post chirurgica si passi a una terapia antalgica e antiinfiammatoria di fondo per sostenere i sintomi dolorosi.

La scelta fisioterapica post chirurgica a meno che non si tratti di protocolli ospedalieri noti comuni è ancora troppo poco sviluppata, ci si fida poco del fisioterapista indipendente fuori dall’ambiente ospedaliero perchè si teme possa anche danneggiare il percorso post chirurgico. Ecco che al di fuori dal sempre più breve protocollo riabilitativo istituzionale, la fisioterapia soprattutto nei casi complicati e difficili, come per esempio laddove il paziente si rechi in Svizzera interna per eseguire l’intervento, non è a mio parere sfruttata nel suo fondamentale potenziale di recupero dai colleghi medici.

Al paziente al quale persiste un dolore post chirurgico viene proposta dopo il fallimento delle terapie fisiche locali come la tecar, una dose maggiore di farmaco oppure un’associazione di altri farmaci con effetto sul sistema gabaergico ovvero sulla trasmissione del messaggio doloroso oppure direttamente sul sistema nervoso centrale usando antidepressivi e farmaci della categoria dei neurolettici.

Mai, dico mai, si pensa di associare l’agopuntura nella sua specifica e nota azione antidolorifica. E’ come se l’associazione non fosse possibile mentalmente, come se l’agopuntura non appartenesse alla categoria dei possibili trattamenti medici. Recentemente una paziente di 45 anni in terapia antidolorifica da oltre 6 mesi in seguito a un intervento chirurgico di riparazione del ciglio cotiloideo (cercine presente nell’articolazione dell’anca) non riusciva più a dormire a causa di un dolore acuto localizzato su tutto il bacino e su entrambe le anche.

Il suo curante le ha proposto oltre a una visita chirurgica specialistica che le proponeva una revisione chirurgica,  delle perfusioni di farmaco endovena per alleviare il dolore. Quando la paziente di sua iniziativa è venuta a studio aveva poche illusioni e speranze, il suo curante le aveva detto “signora l’agopuntura non le farà niente!“. Il desiderio però di stare meglio per poter partire in vacanza con la famiglia ha vinto su tutto. Ecco che mi sono trovata a dover fare il più possibile per alleviare il suo dolore in sole 5 sedute.

La paziente aveva paura di dirlo a voce alta ma si è sentita subito sollevata, il dolore notturno era sparito quasi completamente, il dolore durante la giornata era diventato sopportabile anche senza farmaci. La vita le stava sorridendo di nuovo. L’ho lasciata partire per le sue ferie che purtroppo non coincidevano con le mie. Ci rivedremo a settembre per continuare un lavoro non solo sul dolore ma anche sulla postura e sugli esercizi stabilizzatori dell’anca e del rachide.

Peccato non avere lavorato nell’immediata fase post chirurgica, peccato l’agopuntura resti nella mente di quasi tutti i medici una terapia complementare inutile e ascientifica. Ci sono comprovate evidenze sulla significativa partecipazione dei farmaci antinfiammatori nel peggioramento della funzionalità renale. Ci sono fior di evidenze sull’efficacia dell’azione antalgica data dall’agopuntura. Non usarla per ridurre gli effetti dannosi dei farmaci analgesici a lungo termine è il risultato di un comune modo di pensare che possiamo definire esclusivo che non ha niente di scientifico.

Ci auguriamo di allargare questa visione attraverso il dialogo e la condivisione di informazioni aumentando le nostre risorse terapeutiche affinché una si appoggi all’altra con fiducia e collaborazione piena.

La spalla congelata: un approccio multidisciplinare

spalla-congelataLa spalla congelata resta a tutt’oggi un’entità nosografia difficile da inquadrare. Sono moltissimi i pazienti che arrivano in studio dicendomi: “il medico  mi ha detto che non si tratta di una spalla congelata ma di una tendinite” oppure “uno mi ha detto che si tratta di una spalla congelata e un altro no“.

A quel punto resto in silenzio per quanto possibile; non mi importa di aggiungere un altro parere alla lista già confusa di pareri accumulati dalla paziente di solito di sesso femminile che si trova di fronte a me.

Purtroppo mi è capitato di osservare in numerosi pazienti che il maggior interesse è indirizzato alla conoscenza e certezza del nome della disputata patologia in corso e non tanto a come o cosa fare per risolverla.

Curioso non trovate? Interessa sapere chi ha ragione e chi ha torto e non cosa bisogna fare per tornare a muovere la spalla in tutta la sua potenziale ampiezza e senza dolore.

Una spalla congelata può manifestarsi in maniere diverse, può insorgere da un giorno all’altro oppure in alcuni mesi, dopo un trauma fisico oppure psichico ma anche senza un apparente motivo fisico e psichico, il dolore può essere violento o sordo ma quello che non manca mai è l’impossibilità meccanica di muoverla liberamente a fondo corsa in tutte le direzioni. I diversi tendini dei muscoli che la muovono e i legamenti della spalla sono per così dire incollati tra di loro.

Una volta si diceva capsulite adesiva e questa immagine rende bene l’idea delle fibre che non possono più scorrere liberamente una sopra l’altra ma sono adese e fisse le une alle altre. Alla Rm  non si evince un ostacolo meccanico al movimento come nel caso di una calcificazione e neanche  una lesione specifica di un muscolo oppure di un tendine.

Niente da tagliare, rimuovere e cucire. Il lavoro da eseguire è quello di scollare le fibre tra di loro e di farle scorrere nuovamente in modo fluido e senza attrito.

Nella prima fase della patologia il dolore genera l’ostacolo maggiore ovvero impedisce al paziente di rilassare la muscolatura anche durante il riposo e a maggior ragione durante il movimento. I farmaci antidolorifici e antinfiammatori funzionano in maniera molto limitata in quanto non arrivano in quantità efficace sui tessuti coinvolti soprattutto nella fase iperacuta.

La spalla congelata rappresenta più di qualunque altra sindrome dolorosa quello che in medicina cinese prende il nome di “sindrome bi” ovvero di sindrome ostruttiva; la circolazione di sangue e di energia è completamente bloccata. Inutile e spesso controproducente applicare terapie di calore endogeno quali tecar o ultrasuono in quanto si rischia di aumentare l’ingorgo.

Per migliorare velocemente il dolore le strategie più utili sono spesso quelle combinate. Nelle forme iperacute l’ infiltrazione cortisonica capace di portare un’azione antinfiammatoria nella sede specifica, seguita da un ciclo ravvicinato di trattamenti di agopuntura con minimo una seduta 3 volte alla settimana per almeno 2 settimane con l’obiettivo di muovere l’energia bloccata, potenziare l’effetto analgesico del farmaco e rilassare i muscoli contratti, sono spesso un’ottima scelta terapeutica.

Nelle fasi dove il dolore è meno importante e non toglie più il riposo notturno o il fiato, la scelta può ricadere su una ricetta fitoterapica mirata a far circolare il qi e il sangue sulla spalla, agopuntura  1/2 volta alla settimana e fisioterapia 2/3 volte alla settimana meglio se in acqua calda e se associata a esercizi quotidiani di mobilizzazione delle spalle.

Nella fase dove il dolore compare solo dopo aver forzato sulla mobilità articolare il problema è spesso dato dalla limitazione articolare che sembra non superabile dalla semplice mobilizzazione; in questa fase il trattamento di miofibrolisi e di coppettazione diventa fondamentale per far scorrere le fibre tra di loro alla stregua (superiore in termini di velocità) all’intervento chirurgico. Il lavoro se ben fatto consente di migliorare la mobilità articolare riducendo la rigidità del movimento a fondo corsa. Sempre nell’ottica dell’intervento multidisciplinare è utile associare esercizi  meglio se quotidiani dove si usa il peso del corpo per forzare l’articolarità ed un trattamento di fisioterapia mirato a potenziare il recupero articolare.

Solo a recupero completo avrà senso lavorare sul rinforzo muscolare della spalla, questo per evitare il consolidamento di compensi fisici spesso dati dall’intera colonna vertebrale, capaci di alterare l’intero schema corporeo in modo anche severo.

Un disturbo complesso e difficile da inquadrare dal punto di vista diagnostico e che necessita a mio parere di un trattamento riabilitativo strutturato e articolato capace di intervenire sui diversi aspetti del problema.

Agopuntura: il rilassamento non è perdita di controllo

rilassamento-mentaleCi hanno insegnato che “Il lavoro nobilita” che la nostra è “una repubblica fondata sul lavoro” ma nessuno ci ha detto che dobbiamo vivere tutta la nostra esistenza correndo dietro al lavoro con la nostra intera mente.

Nessuno ci ha detto che per lavorare non dobbiamo avere nessun tempo da dedicare ad altro. Nessuno ci ha detto che alla fine delle ore lavorative, non restava altro che un tempo minimo per prendersi cura delle nostre cose, dei nostri vestiti, della nostra persona, del cibo che mangiamo, perché tra banche, poste, mail le ore bisognerebbe inventarsele.

Dio solo sa quanto ci serve interrompere la catena dei pensieri collegati con il lavoro, il denaro e tutte le cose che debbono girare nel modo giusto. Si tratta di una boccata d’aria fresca.

Il rilassamento è questa possibilità, rilassare prima il corpo e poi la mente consente di creare uno spazio capace di dilatarsi in modo davvero sorprendente, mostrandoci una nuova prospettiva, una nuova dimensione e soprattutto modificando l’importanza che attribuiamo alle cose che dobbiamo fare o che ci danno fastidio.

Non si perde la lucidità smarrendosi nel sonno e nell’oblio, si recupera una visione d’insieme, una visione che nasce da dentro di noi e non vice versa. Ecco che chiudendo gli occhi e abbandonandosi al peso della gravità i “rumori” di tutto quello che ci circonda esistono ancora chiaramente nella nostra percezione ma perdono semplicemente di importanza, perdono il potere di aggredirci.

Ecco che guardando da dietro gli occhi si pratica un vero e proprio reset mentale dove le circostanze e situazioni che ci circondano assumono la giusta distanza dalla nostra mente e riprendono la posizione che compete loro senza il potere pernicioso di travolgerci e alterare la nostra vera natura.

L’agopuntura, quando ben praticata, conduce direttamente e velocemente al rilassamento, grazie alla aumentata produzione, sia nel liquor che nel sangue, di endorfine, considerate gli oppiacei naturali del nostro corpo.

Mi è capitato, seppur raramente, che un paziente molto agitato fosse terrorizzato dall’idea di poter perdere il controllo di se stesso durante la seduta di agopuntura. Il rilassamento che naturalmente si genera con il trattamento di agopuntura non ha niente a che vedere con la perdita del controllo ma piuttosto il suo esatto contrario.

Si tratta di una grande possibilità che ci apre la mente rendendoci più lucidi e capaci di reagire alle numerose sfide e difficoltà che possono intralciarci.

Il rilassamento è la nostra salvezza e l’unico modo di vedere dove siamo e dove vogliamo veramente andare.

Agopuntura: pensiero scientifico o filosofico?

auricolo-agopunturaCome molti sanno l’agopuntura è una pratica medica eseguita esclusivamente da medici in Italia, mentre in molti altri paesi è possibile applicarla anche da parte di personale fisioterapico, osteopati o tecnici di medicina complementare come vengono chiamati in Svizzera.

Non importa in realtà questo aspetto quello che volevo affrontare oggi era il modo in cui il mondo scientifico si pone oggi di fronte all’agopuntura.

Ma facciamo un po’ di ordine; in primo luogo resta ancora difficile datare con esattezza l’inizio di questa pratica millenaria. La presenza di reperti archeologici di aghi in alcune tombe potrebbe anticipare ulteriormente l’agopuntura fino all’epoca paleolitica ma non ci è dato di sapere se questi aghi antichi fossero destinati alla medicina piuttosto che ad altri usi. I primi  aghi erano di osso e di tartaruga e solo successivamente di metallo. Ma neanche questo è realmente importante sapere con esattezza. Quello che è a mio parere importante rilevare, per quello che riguarda lo stato dell’agopuntura ai giorni nostri intesi come pratica e come studio di questa arte, è la recente e sempre maggiore distanza con il pensiero cinese e ricerca di una spiegazione scientifica del suo meccanismo di azione.

Il primo aspetto interessante è la separazione che gradualmente si è posta tra l’agopuntura auricolare e auricoloterapia dove la prima veniva considerata appartenente all’agopuntura e quindi figlia di un pensiero cinese ampio e complesso e la seconda figlia invece di un lavoro di ricerca scientifica iniziata dal Dott. Paul Nogier.

Un lavoro minuzioso di mappatura dell’orecchio basato su potenziali evocati cerebrali e sulla ricerca dei meccanismi biologici alla base dell’analgesia secondaria all’auricolopuntura.  Nogier e suoi collaboratori definiscono un percorso nervoso tra orecchio e l’intero corpo  formato da  una via ascendente e una via discendente che si incrociano due volte; un percorso nervoso complesso basato sulla presenza di un microsistema ormonale auricolare e un circuito nervoso ipotalamo corticale.

E’ stata dimostrata la corrispondenza precisa tra omuncolo sensitivo della corteccia cerebrale sensoriale e le aree dell’orecchio che può essere visto come la figura di un feto in posizione capovolta.

Corrispondenze anatomiche che poi si sono ulteriormente consolidate con l’origine embriologica dell’orecchio le cui parti di origine endodermica corrispondono agli organi interni del corpo appunto di origine endodermica, la parte mesodermica  invece ai muscoli e al sistema connettivale e infine la parte ectodermica corrisponde alle ossa, agli occhi alle orecchie e all’encefalo.

Le zone di auricoloterapia e di agopuntura sono state studiate e corrispondono a zone di resistenza elettrica tanto maggiore quanto è dolente o alterata l’area fisica corrispondente alla regione auricolare. Ecco che l’orecchio è diventata un’importante sede di valutazione semiotica non solo in sede di trattamento (si sceglie sempre di trattare la zona auricolare più sensibile alla pressione) ma anche sul fronte diagnostico: è infatti possibile riscontrare la possibilità di lesioni tumorali interne o patologie cardiache costituzionali anche solo dalla forma dell’orecchio.

Come vedete l’auricoloterapia è stata a lungo studiata e sale di gradino sul piano della considerazione scientifica dove non a caso viene chiamata reflessologia auricolare, in cui l’orecchio è considerato come un microsistema riflesso di grande supporto nell’analgesia ma anche nella disintossicazione da sostanze farmacologiche.

Anche l’intero corpo dell’agopuntura muove i suoi passi in questa direzione, con lavori scientifici di notevole rilievo clinico. Esistono  numerosi altri microsistemi dove l’intero corpo viene rappresentato in modo simile a una rappresentazione frattale.

Se poi vogliamo ben guardare anche il pensiero cinese definito filosofico non ha nulla di religioso come molti credono. Lo yin e lo yang sono da intendere come delle coordinate, per localizzarci nello spazio e nel tempo con grande precisione sono il “+” e il “-” della matematica sono il “segnale/assenza di segnale”  di tutta la nostra tecnologia.

E lo stesso vale per i 5 elementi: sono tutto quello che ci circonda, sono la materia di cui siamo composti, sono le 4 relazioni che abbiamo con le cose e le persone dove noi siamo al centro, controlliamo e veniamo controllati, nutriamo e veniamo nutriti come qualunque sistema vivente.

La scienza ci ha dimostrato che non esiste il vuoto assoluto e che nel centro della materia più densa si trova il vuoto: ogni assoluto contiene il seme del suo contrario. Tutto si muove, nulla è fermo.

L’unica certezza che possiamo avere è che non vi è nulla di certo. Questa non è filosofia ma scienza!

Molti passi ancora dobbiamo compiere per realizzare che la mente razionale si completa con la mente intuitiva esattamente come lo yin con lo yang. Questo non ci deve dare lo spunto per applicare un qualunquismo terapeutico di basso rilievo: l’antico pensiero cinese è complesso e ampio quanto la matematica e richiede un studio approfondito e serio della materia. Ritengo pericolosa questa progressiva occidentalizzazione dell’agopuntura che peraltro avviene  in primo luogo proprio in Cina e forse nel peggiore dei modi.

Immagino che anche questo faccia parte di un percorso in divenire che prima o poi cambierà di polarità ma non prima di essere giunti al suo massimo sviluppo. Allora, come in una spirale che idealmente è il percorso della nostra crescita, saliremo di un gradino.

Agopuntura in Ticino: quali casse la rimborsano e in quale misura?

Agopuntura-cassa-malati-ticinoSuccede a molti pazienti di essere sicuri di poter fatturare le prestazioni di agopuntura con la loro assicurazione complementare. La cosa è leggermente più complessa di così e mi pare giusto dedicare del tempo anche a questo aspetto cosa che purtroppo non viene affrontata con sufficiente chiarezza da parte di molte casse malati.

L’agopuntura come prestazione sanitaria è rimborsabile dalle casse complementari in misura variabile a seconda del tipo di contratto individuale stipulato, rimborso minimo del 50% a un rimborso massimo del  100%  mediamente da un rimborso del 75-80% della spesa di solito in assenza di una franchigia oppure con una franchigia relativamente bassa anche qui variabile da cassa a cassa; anche il numero delle prestazioni annuali oppure la spesa annua è di solito quantificata e dipendente dai diversi tipi di contratto.

Ovviamente al paziente sta la conoscenza del suo personale tipo di contratto, quello che pochi sanno e che invece fa la differenza è che l’agopuntura rimborsata dalle casse complementari deve essere eseguita da un terapista complementare agopuntore, ovvero da un agopuntore non medico oppure da un medico agopunture che abbia rinunciato alla fatturazione sotto la LaMal  per tale prestazione.

Molti medici specialisti che praticano l’agopuntura come seconda attività possono decidere di fatturare la prestazione di agopuntura sotto la complementare e la specialità medica FMH di cui si occupano nella maggior parte del loro tempo sotto la LaMal.

Altri medici  come me, dedicano all’agopuntura la stragrande maggioranza del loro tempo possono scegliere di fatturare sia la specialità medica FMH che l’agopuntura sotto la LaMal per favorire i pazienti cronici e più compromessi. Per loro la franchigia è molto bassa, si supera facilmente e il resto è rimborsato per il 90% con la possibilità di prolungare il trattamento settimanale e talora anche bisettimanale per l’intero anno se necessario.

In gravidanza dopo la 13° settimana l’agopuntura può passare interamente sotto la LaMal con un rimborso del 100%  in totale assenza di franchigia, trattando nausea, dolori come la sciatica e la lombalgia oppure casi di cefalea o di cistite cronica ma anche di allergia senza fare ricorso ad alcun farmaco. Trattamento inoltre riconosciuto come utile per facilitare il parto riducendo i rischi correlati ad esso e raccomandato dal Sistema Nazionale Svizzero nelle ultime settimane di gravidanza come vera e propria preparazione al parto. Purtroppo solo i ginecologi agopuntori  usano questa bella iniziativa nazionale, facilmente i ginecologi non agopuntori la ignorano completamente lasciandola  nel regno del “conosco la materia”, oppure del “non saprei di quale agopunture fidarmi” e questo talora è sufficiente per scoraggiare le donne che l’avrebbero fatta con piacere sia per combattere alcuni disturbi che come preparazione al parto.

L’agopuntura diventa di nuovo interamente rimborsata in caso di infortunio, intesa come tecnica riabilitativa e antidolorifica, anche se poco nota, e considerata in ambiente sia ortopedico che neurologico. Viene infatti spesso dimenticata come tecnica a favore della fisioterapia e delle terapie fisiche quali tecar, tens.

Invece in caso di trauma l’agopuntura non dovrebbe mai essere dimenticata perché accelera il recupero motorio soprattutto se associata alle normali tecniche riabilitative. Riduce l’edema e l’infiammazione, riduce conseguentemente la rigidità e il dolore e favorisce il recupero funzionale della parte lesa. Questa azione è molto tenuta in considerazione in Cina, sia in clinica neurologica che ortopedica; in occidente invece è consigliata solo se richiesta dal paziente o in casi di dolore incoercibile.

Infine in geriatria, in particolare nei pazienti sopra gli 80 anni, l’agopuntura può essere rimborsata anche interamente anche se sono in pochi i pazienti a saperlo.

La fattura viene rimborsata per il 90% dalla LaMal con la possibilità di inviare il restante della somma alla cassa complementare. Il paziente anziano ha grandemente beneficio dall’agopuntura sia per i dolori che per numerosi disturbi cronici come l’insonnia, l’ansia, la stanchezza generale, la depressione del tono dell’umore, la stitichezza oppure l’insonnia. Il trattamento non è quasi mai consigliato dal medico generico ma se il paziente la richiede di solito non ci sono obbiezioni in quanto l’agopuntura è molto ben tollerata e consente di limitare la politerapia farmacologica ormai riconosciuta come francamente dannosa soprattutto in tarda età.

In termini pratici e per spendere il meno possibile denaro se siete in infortunio, in gravidanza oppure se avete superato la vostra franchigia o se la potete superare facilmente, cercate un agopunture medico riconosciuto dall’ASA che fatturi sotto la LaMal se invece siete giovani e sani e con una franchigia molto alta è preferibile che cerchiate un terapista dell’agopuntura oppure un agopunture medico che non fatturi sotto la LaMal ma esclusivamente sotto le casse complementari.

Vi consiglio quindi prima di iniziare con le sedute di agopuntura di capire esattamente quale è la vostra condizione ottimale e di chiedere al medico quale sistema di fatturazione viene usato; questo per non avere sorprese sgradite magari alla fine del trattamento. E’ chiaro che la scelta del medico o terapista non sarà fatta unicamente su questo aspetto: sono indispensabili l’empatia e la fiducia che viene trasmessa al paziente, come la cura dell’ambiente e l’igiene ma è certamente utile conoscere anche la situazione nel suo insieme prima di partire per un percorso terapeutico di agopuntura che è peccato interrompere solo per motivi economici quando invece il beneficio è reale e magari più che utile per trattare situazioni patologiche come una dipendenza farmacologica da sedativi o ansiolitici per fare solo un esempio.

Agopuntura e coppettazione per aiutare a dimagrire

coppettazione-per-dimagrireTutti gli studiosi, chi più chi meno,  sanno per esperienza che il tessuto adiposo si comporta con estrema resistenza nei confronti della sua eradicazione. In caso di dieta a bassissimo contenuto calorico si rischia frequentemente di ridurre la massa muscolare ancor prima di quella adiposa.

Questo increscioso fenomeno è dato dalla particolare natura del tessuto adiposo sottocutaneo, per sua natura poco vascolarizzato, un tessuto che potremo considerare freddo. In modo semplice potremmo associare il tessuto adiposo a una cantina dove nel corso degli anni abbiamo accumulato delle riserve alimentari non deperibili ma insieme alle quali abbiamo ammucchiato molte cose inutili e un’infinità di oggetti che avrebbero dovuto finire in discarica.

Ora in questa cantina sarà improbabile andare a prendere le riserve alimentari anche se utili al corpo, sarà improbabile andare a sistemare il disordine a meno che non si abbia una grande energia e molta, molta voglia di farlo. Il rischio è che si rimandi sempre il da farsi a tempi migliori e ci si limiti nel migliore dei casi a non accumulare altro materiale.

Al massimo inizieremo a sgomberare le cose più ingombranti e leggere, presi da impeto di buona volontà.  Ma per andare sistematicamente  a frugare in cantina e, settimana dopo settimana, togliere, buttare e riordinare il contenuto ci vuole veramente una motivazione importante e lo stesso avviene per il tessuto adiposo umano che in modo ancora più sistematico segue la legge di minor resistenza e di risparmio energetico.

Possiamo dire che l’agopuntura permette a breve termine di proseguire con la dieta e con l’attività sportiva o motoria aumentando la determinazione al dimagramento e riducendo l’ansia nei confronti del cibo. A lungo termine un buon trattamento di agopuntura migliora gradualmente il metabolismo degli alimenti e fornisce più energia in senso lato.

Per ottenere risultati  soprattutto sui tessuti adiposi vecchi di anni e ove presente cellulite, è fondamentale associare  un lavoro manuale indirizzato al sottocutaneo; questo aumenta la circolazione di sangue e di energia localizzata. Ecco che la coppettazione e i massaggi connettivali  regolari e frequenti  costituiscono una sorta di spremitura o drenaggio dei liquidi intrappolati in profondità nei tessuti. E questa stimolazione fisica diventa fondamentale per andare regolarmente in cantina a mettere ordine eliminando volta per volta tutto quello che nel tempo abbiamo abbandonato.

La coppettazione dinamica è un sistema molto semplice ed economico che non necessita di creme costose ne di apparecchiature sofisticate perché solleva il tessuto sottocutaneo creando un massaggio molto profondo ed energico. Oggi giorno la coppettazione può essere effettuata anche senza rischi con coppette di silicone molto morbide, facilmente acquistabili on line. L’unica controindicazione è data dalla presenza di capillari troppo superficiali che non possono sopportare questo tipo di trattamento e l’unico ostacolo è dato dalla manualità da acquisire non facile per chi non è del mestiere, ma tutto si può imparare.

Vi consiglio di provare a farvi trattare  da un esperto del settore e poi successivamente, se avrete voglia di imparare, a trattarvi da soli. I risultati sono ottimi anche per tonificare la pelle che perdendo peso tenderà a rilassarsi.

 

Agopuntura: i casi dei pazienti difficili

agopuntura pazienti difficiliIn questi ultimi anni di studio e di utilizzo quotidiano dell’agopuntura ho scritto moltissimo su di essa, sul suo funzionamento e sui diversi metodi di applicazione oltre che sull’effetto riabilitativo di questo trattamento che, a differenza della maggioranza dei farmaci, non genera dipendenza ma una progressiva stimolazione del potenziale di salute residuo dell’individuo.

Ho scritto che l’agopuntura non causa effetti collaterali nel senso classico del termine, dove l’effetto collaterale di un farmaco tende a protrarsi per tutta la durata del trattamento fino alla sua sospensione e talora quando passa è solo perché si è generato un effetto di assuefazione che di solito si accompagna con un effetto collaterale più profondo e nascosto. Per esempio un farmaco che genera prurito cutaneo può generare in seconda istanza un appesantimento della funzionalità epatica o renale con scomparsa del prurito.

Gli effetti “collaterali” a lungo termine dell’agopuntura sono sempre effetti non voluti ma graditi; un miglioramento del sonno, della funzionalità digestiva e intestinale oppure della possibilità di stare bene, inteso come benessere in senso lato. Questi effetti spesso non sono il motivo per il quale il paziente si rivolge a noi ecco perché li definisco collaterali positivi o contro-collaterali. Questo succede perché l’agopuntura gradualmente spinge il corpo verso il suo equilibrio fisiologico naturale, mentre il farmaco molto spesso crea un equilibrio artificiale spostandosi progressivamente da quello naturale.

Tuttavia è giusto e doveroso chiarire che nei pazienti delicati e complessi l’inizio può essere talora difficile; possono comparire una forte stanchezza, ma anche disagi di varia natura come febbre, malessere generale. Oltre al possibile peggioramento del disturbo doloroso, possono emergere anche altri punti dolenti e aspetti ansiosi.

Di solito si tratta di pazienti la cui patologia è profonda e stratificata, con disturbi di vecchia data non trattati o mal trattati, con disturbi profondi e multipli, oppure molto debilitati o che utilizzano molti farmaci ma anche particolarmente sensibili.

Per alcuni l’inizio è quindi difficile e talora violento. Ricordo ancora il mio primo trattamento come paziente in realtà facevo da esempio in una lezione di agopuntura.  Sono tornata a casa litigando con i mie parenti e piangendo calde lacrime, reazione assolutamente non consueta per me che di solito sono sempre contenta; ho avuto febbre e mal di gola, di nuovo strano in quanto ero uno di quei soggetti che non si ammala mai. Insomma in apparenza un disastro ma sentivo che qualcosa dall’interno era uscito, qualcosa di cui mi ero liberata.

Ero giovane e piuttosto sensibile, non saprei dire se la reazione potente fu data dalla mia particolare sensibilità oppure dal fatto che con la mia attenzione seguissi il percorso degli aghi e il collegamento tra di essi in modo attivo e quindi mentalmente riuscissi a potenziarne l’effetto, non saprei proprio, quello che so è che questo può accadere: è raro, ma può accadere.

L’idea è quella di una casa disordinata, quando iniziamo a pulirla e sistemarla possiamo aumentare il disordine e lo sporco e renderla per il periodo dei lavori in corso assolutamente poco piacevole. Questo in agopuntura significa lavorare sulla radice ovvero in profondità  e non solo sul sintomo.

E importante peró che vi sia nella mente di chi legge una chiara distinzione tra effetti collaterali classici e questi effetti anch’essi collaterali; sono esattamente uno l’opposto dell’altro. Il primo si genera perché un equilibrio biochimico è stato alterato o squilibrato e il secondo perché un nuovo equilibrio vuole essere ripristinato.

Quello che ci proponiamo di fare è sempre quello di lavorare prima sul ramo ovvero sui sintomi che portano il paziente dal medico e solo gradualmente e con calma intervenire sulla radice del disturbo. Ecco che di fronte a una reazione individuale così forte, dobbiamo lavorare riducendo non la frequenza ma l’intensità del trattamento, meno aghi e sopratutto meno tempo. Poco ma spesso, è un concetto di diluizione del tutto individuale e da calibrare sul paziente.

E’ come se dovessimo mettere un freno e rallentare il percorso di guarigione che il corpo in modo spontaneo accelera in modo esagerato. Purtroppo non possiamo saperlo a priori e questa spiegazione potrebbe anche scoraggiare molti pazienti o sembrare il classico bugiardino scarica barile dei farmaci. Oggi si vuole stare bene subito e possibilmente senza fatica.

Si stratta di un percorso di guarigione che appunto può scavare anche sulla radice ovvero sulla causa di un disturbo ma non sempre il paziente è in grado di accettare un seppur transitorio peggioramento del suo stato. E’ facile che si spaventi e si possa allontanare definitivamente da questo tipo di cura pensando che possa nuocergli oppure di essere incappato in un incompetente.

Un vero peccato perché una risposta violenta è sempre una grande consigliera di informazioni preziose sul paziente e indica invece una ricettività del soggetto. Una volta informato il medico agopunturista dei disturbi con fiducia e curiosità, aggiustare il tiro diventa facilissimo.

Non è affatto richiesto di soffrire ad oltranza, sappiate che per ogni persona è sufficiente calibrare il trattamento alla sua risposta del tutto individuale.  

Abbassare il colesterolo con fitoterapia cinese e Monascus

hong-quSi chiama Hong Qu nome in latino Monascus Purpureus e si tratta di un lievito che trasforma il riso bianco in rosso. Da migliaia di anni in Cina questa sostanza viene usata sia come alimento che come rimedio vero e proprio. A partire dal 800 A.D. si iniziano a trovare le prime indicazioni scritte sui primi testi  di farmacologia cinese

Al  Monascus veniva attribuita la proprietà  di favorire la digestione sostenendo la milza e lo stomaco ed era indicato in particolare nella stasi di cibo. Il suo utilizzo alimentare nelle fritture e in alcune preparazioni culinarie favoriva quindi la digestione oltre che colorare il cibo e conferirgli un particolare aroma. Ma non è tutto, al Hong qu veniva attribuito già allora un ruolo nel favorire  la circolazione sanguigna e trattare la stasi di sangue.

Solo più recentemente e precisamente dopo il 1970 si è scoperto che preso in dosi adeguate il Monascus Purpureus è in grado di abbassare i livelli ematici di colesterolo totale e di trigliceridi. Emerse inoltre che abassava i livelli di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e alzava i livelli di colesterolo HDL (colesterolo buono ).

La sua analisi chimica rivelava che il monascus è chimicamente composto da diverse sostanze fra cui: onascidina, monascolina (molecola paragonabile alla lovastatina e mevinolina), monascolina II (beta idrossiacido), monascina, acidi grassi, fitosteroli e isoflavoni.

Si tende ancora oggi ad attribuire l’effetto ipolipemizzante di questo rimedio cinese alla sola presenza della monascolina contenuta naturalmente in esso, ma a parità  di quantità di lovastatina sintetica non si raggiungono gli stessi effetti terapeutici.

Inoltre a dosaggio adeguato gli effetti collaterali del Hong qu non sono paragonabili a quelli delle comuni statine. Questo antico rimedio cinese per questo motivo è da considerare ugualmente un farmaco e non un semplice integratore alimentare. Come tutte le sostanze della farmacopea cinese va assunto con attenzione e sotto indicazione medica adeguatamente preparata sulla specifica materia. Molta attenzione va posta sulla costituzione  del paziente e soprattutto sulle possibili interazioni con altri farmaci e sull’integrità della funzionalità epatica.

Questo rimedio facente parte della farmacopea cinese quando dosato adeguatamente è molto bene tollerato e presenta benefici sulla riduzione dei livelli di colesterolo nettamente superiori ai suoi effetti collaterali decisamente minimi e poco significativi. E’ quindi una validissima alternativa all’utilizzo delle statine attualmente  in commercio.

Lo stesso non possiamo  affermare a riguardo delle statine comunemente usate ai giorni  nostri. Si tratta di molecole molto efficaci nel ridurre i livelli di colesterolo, scoperte e studiate negli anni 70 dall’estrazione appunto di diversi funghi e poi sintetizzate chimicamente. Questi farmaci che dovrebbero agire da protetttori sulle patologie cardiovascolari sono purtroppo  assai  poco maneggevoli, come ho spiegato in un altro post parlando del NNH e del NNT, possiamo dire che queste molecole hanno mostrato effetti collaterali maggiori rispetto alla reale prevenzione sugli eventi cardiovascolari.

A partire dal 1990 il Monascus Purpureus arriva negli USA vista anche la larga presenza di medici e cittadini asiatici e cinesi, sviluppando a dismisura prodotti definiti integratori alimentari contenenti il red yeast rice.  Oggi anche in Italia esistono numerosi integratori da banco acquistabili in erboristeria o in farmacia che hanno scritto sull’etichetta riso rosso ma il quantitativo Monascus e di monascolina titolata sono da valutare con attenzione.

Ci sono infatti prodotti in vendita con contenuto bassissimo di Monascus,  insufficienti a generare gli effetti  terapeutici desiderati. In questo caso il prodotto è paragonabile all’utilizzo alimentare del Hong qu e ovviamente non prevede un efficacia terapeutica in caso di un ipercolesterolemia conclamata.

Ci sono poi prodotti in commercio di riso fermentato da considerare come un vero e proprio farmaco con contenuto da 300mg fino a 500mg di estratto secco di Hong qu per capsula.  Ecco perché in Svizzera è da poco entrato in vigore il divieto di vendita di questi prodotti come integratori alimentari da banco in attesa di una legislazione precisa da parte delle autorità competenti.

Attenti quindi al fai da te e soprattutto agli acquisti online magari più convenienti ma senza alcun controllo sui metalli e sulla possibile contaminazione con agenti tossici. Controlli che ritengo oggi più che mai assolutamente fondamentali per la nostra sicurezza, che ormai la sola provenienza farmaceutica ci garantisce. 

Vi consiglio se possibile una prescrizione personalizzata da parte di un medico esperto in fitoterapia cinese che potrà considerare se siete idonei alla sua assunzione, dandovi il dosaggio e il prodotto giusto per voi. Evitiamo di rendere in un prossimo futuro anche il Monascus Purpureus  introvabile e non più prescrivibile,  per uno suo utilizzo sconsiderato come fu fatto in passato con la Stephania prescritta in dosi e modalità scorrette da medici non preparati in fitoterapia cinese entusiasti per il suo strabiliante effetto dimagrante.

 

Prevenzione delle recidive: la legge di minor resistenza

Qualche giorno fa, parlando con una paziente il cui disturbo è completamente regredito con l’agopuntura (nella fattispecie un dolore cervicale associato a una tensione muscolare), mi dilungavo nello spiegare che il passo successivo sarebbe stato quello di evitare le recidive.

La paziente mi chiedeva perché avrebbe dovuto ritornare il disturbo di cui soffriva. E’ frequente che un disturbo, dopo che si manifesta per la prima volta poi si ripresenti alla prima occasione: una delusione, un litigio, un affaticamento eccessivo. Ma perché proprio in quel punto?

In buona sostanza è come se il corpo avesse una traccia, una sorta di memoria infallibile delle sue esperienze, un percorso già conosciuto. Il nostro corpo, in quanto espresso nella materia, segue la legge di minor resistenza: se dell’acqua scivola su un piano seguirà il percorso che trova più liscio, più inclinato oppure meno poroso, non potrà comportarsi diversamente, non in questo mondo perlomeno.

Per le patologie è la stessa cosa: se soffrite di cistite ricorrente è quello il disturbo che, alla stregua di un campanello, vi segnalerà un disagio, quello è il bersaglio più facile, quello è il vostro punto debole e la catena si romperà sempre sull’anello più debole.

Individuato l’anello debole la prevenzione della recidiva sarà ovviamente quello di rinforzarlo anche in assenza del sintomo. Nel caso di una cistite lavoreremo sulla dieta e con la fitoterapia a dosaggi sempre più ridotti per togliere il calore anche latente residuo che causa la recidiva. Nel caso di una lombosciatalgia su una discopatia lombare continueremo a fare esercizi adatti insegnatici evitando posture scorrette e il sollevamento di pesi anche se ci sentiamo completamente in forma e in forze. Nel caso di dolore e tensione cervicale potremo fare un lavoro fisico di scioglimento e contenimento dei trigger points e un’educazione al rilassamento per esempio.

Dovremo imparare ad ascoltare i piccoli segni di malessere per individuare il possibile insorgere di una recidiva e intervenire subito con determinazione con tutte le indicazioni che avremo ricevuto e con eventuali trattamenti di agopuntura di supporto.

In questo modo, un po’ alla volta potremo avere imparato a proteggere il nostro anello più debole e nel migliore dei casi lo avremo anche rinforzato.

Perché poi ognuno di noi abbia un punto o un organo più debole dipende da una moltitudine di elementi, che vanno dalla costituzione fisica ereditaria famigliare, da condizioni esterne che possono essere anche state infezioni oppure incidenti fisici veri e propri, come anche traumi psicologici, per arrivare ad abitudini alimentari, farmacologiche, emotive e fisiche scorrette.

Insomma i fattori sono sempre numerosi, diffidate quindi dalle interpretazioni uniciste un po’ di tendenza e che fanno molto moda tipo “dipende tutto dal rapporto con i genitori” “dipende tutto dall’intestino e dalle farine…” Queste affermazioni piacciono perché ci danno un’unica chiave, una soluzione semplice, ma la vita non è semplice: è fatta da cose semplici. E’ diverso.

Eliminare un disturbo è gratificante per un agopuntore ma dare al paziente strumenti per proteggersi e diventare più forte è molto meglio.

Si tratta di un salto di livello, un passo verso una consapevolezza di quanto il nostro corpo continuamente ci indichi le sue reali necessità per restare in salute.

Agopuntura per le patologie cardiache

Le cardiopatie ischemiche sono considerate  le patologie con maggior incidenza ovvero quelle che colpiscono un numero maggiore di soggetti nel medesimo lasso di tempo. A tutt’oggi  la cardiopatia ischemica è la patologia con più elevata mortalità e morbilità.

Cosa significa? Significa che uccide più di qualunque infezione, sostanza tossica o incidente. In caso di sopravvivenza causa un numero elevato di disturbi e patologie  secondarie anche gravi come l’insufficienza renale oppure un ictus cerebrale per fare solo due esempi.

Si tratta di una malattia che incide drasticamente sul bilancio economico sanitario. Negli ultimi anni la mortalità per infarto acuto del miocardio si è ridotta notevolmente grazie ai centri specializzati di trattamento intensivo, alle ambulanze munite di defibrillatore e personale altamente addestrato. Anche  gli screening obbligatori nelle palestre e prima di gare o maratone sono state un ottima soluzione per identificare le forme silenti ad alto rischio. Resta comunque una malattia quella che colpisce il cuore definita in continuo aumento nella popolazione occidentale.

Da diversi anni sono partite campagne di informazione per limitare questa crescente patologia che miete ogni anno sempre  più vittime, ho trovato scritto che nel 2007 si riteneva che negli USA moriva di cardiopatia un soggetto ogni 37 secondi…non so dirvi se si tratta di un dato attendibile ma sicuramente rende l’idea della gravità.   La dieta scorretta, l’assenza di movimento, lo stress lavorativo, come l’attività sportiva estrema sono tutti  fattori predisponenti oltre ovviamente alla possibile predisposizione genetica.

Sono innumerevoli gli articoli scientifici che dimostrano che l’agopuntura riduce il rischio ischemico a livello cardiaco e tratta anche molteplici aritmie e in particolare è di supporto alle angine dette instabili che di solito poco rispondono alle terapie farmacologiche anche complesse.

L’agopuntura in supporto alla terapia farmacologica riduce il rischio cardiologico di soggetti cardiopatici! Anche con un solo punto di agopuntura chiamato Neiguan oppure P6 dalla nomenclatura internazionale, l’effetto è già notevole. Alcuni sostengono sia perché migliora la perfusione del tessuto cardiaco e quindi il suo trofismo, altri lo considerano un effetto indiretto secondario a un miglioramento del benessere emotivo (il paziente essendo meno agitato indirettamente aggredisce meno l’organo cuore).

Le teorie a questo proposito sono davvero molteplici. La lista di effetti biochimici riscontrati  sulle cavie da laboratorio è lunghissima e non starò qui ad elencarvele anche perché, nonostante sia precisa e molto dettagliata oltre che ultraspecialistica, non apporta nessuna informazione sul meccanismo di azione di protezione nei confronti delle patologie cardiache; nulla di più che il semplice nome del meridiano che appunto è il pericardio ovvero la membrana sierosa di protezione dell’ organo cuore che tutti noi abbiamo in dotazione e che per sua natura protegge il cuore anatomicamente parlando.

In sostanza il mondo scientifico non comprende come sia possibile, ma non può negarne l’effetto terapeutico dimostrato da numerose pubblicazioni in merito.

In italia sono ancora pochi i medici che considerano l’agopuntura come una valida alternativa alle terapie farmacologiche anche solo per trattare patologie dolorose o ansiose e siamo ancora molto lontani dal considerare l’agopuntura una terapia di sostegno per le patologie cardiovascolari. Negli USA invece l’agopuntura viene raccomandata e consigliata ai pazienti in esiti di infarto del miocardio  oppure a quelli con alti rischi cardiovascolari come un’elevata pressione arteriosa oppure con aritmie alla stessa stregua delle dieta e dell’attività motoria regolare e moderata.

L’agopuntura inserita in uno stile di vita sano è riconosciuta come la terapia più efficace da associare a quella farmacologica per limitare il rischio cardiovascolare nei soggetti più a rischio, come i diabetici, gli ipertesi e i soggetti obesi. Un motivo in più per usarla quando si hanno disturbi dolorosi, ansiosi o di vario genere; agiremo nello stesso tempo come prevenzione sulle patologie cardiache oltre che, non dimentichiamolo, come trattamento antiaging vero e proprio.

Perchè consigliare l’agopuntura ai parkinsoniani?

Sono sempre più numerosi i neurologi e soprattutto i centri specializzati sulla malattia di Parkinson a suggerire ai pazienti parkinsoniani non solo la riabilitazione  e attività motorie in senso lato ma anche l’agopuntura.

Questo nuovo atteggiamento di apertura e di speranza nei confronti della medicina non convenzionale nasce in particolare dagli USA dove la fondazione per la ricerca della malattia di Parkinson finanziata dal famoso attore Michael J Fox, colpito da questa malattia a soli 31 anni, sta iniziando a recrutare un numero sempre maggiore di pazienti da trattare con agopuntura da confrontare con un gruppo di controllo.

I problemi sono sempre gli stessi ovvero: non esiste un’agopuntura placebo pura come invece esiste la pillola placebo da somministarere al gruppo di controllo e questo compromette la valutazione da parte dei comitati scientifici. Non avremo mai un doppio cieco. Come per la riabilitazione: o la fai o non la fai! non si può far finta di farla. La falsa agopuntura non esiste! qualcosa si punge sempre! Ho gia scritto alcuni articoli a questo proposito,  pertanto un numero massiccio di pazienti che viene trattato con l’agopuntura a lungo termine potrà certamente mostrare qualcosa rispetto ai piccoli gruppi realizzati negli studi di agopuntura.

Ma perchè un parkinsoniano dovrebbe avere beneficio con l’agopuntura?

La prima risposta che viene data ed è già ampiamente  dimostrata è che l’agopuntura è efficace per migliorare la stanchezza, problematica fisica percepita da oltre l’ 80%  dei pazienti e che soprattutto non trova alcun sollievo dai farmaci e neanche dalla riabilitazione.

E giusto come agopuntore che io aggiunga che con un buon trattamento di agopuntura eseguito a lungo termine i possibili effetti sono molto più estesi e profondi e non solo soggettivi come la percezione della stanchezza ma anche oggettivi: possono migliorare il tremore e le discinesie motorie, può migliorare l’equilibrio e la rigidità: questo significa che possono migliorare le prestazioni motorie e questo non è poco. Ma come è possibile direte voi?

Questo miglioramento neuromotorio avviene per un miglioramento della circolazione sanguigna a carico del sistema nervoso centrale e quindi anche delle aree cerebrali compromesse dalla patologia.

Non dimentichiamo poi che può migliorare ovviamente il tono dell’umore, la qualità del sonno, l’ansia, la funzionalità sessuale e intestinale, così come le dispepsie gastriche spesso associate alla patologia e alla terapia. In poche parole si può stare molto meglio, come ho scritto in altri articoli gli effetti collaterali sono positivi e non negativi come siamo abituati a pensare per i farmaci

A San Diego durante il mio soggiorno-studio ho conosciuto un paziente parkinsoniano di circa 65 anni che praticava agopuntura regolarmente e settimanalmente con il mio maestro Dr Richrad Tefhu Tan da oltre 5 anni. Alla mia domanda quale farmaco assumesse mi ha risposto che gradualmente aveva anche smesso di assumere la terapia farmacologica. Non ho potuto vedere la sua cartella clinica per verificare l’evoluzione del quadro, non ho visto la  sua TAC cerebrale, ne la gravità del suo problema iniziale, posso anche dubitare della diagnosi a lui fatta, magari era un parkinsonismo. Un caso è solo un caso come una rondine non fa primavera ma mi ricordo bene che ero tornata a casa con una speranza in più.

Quanti pazienti parkinsoniani italiani eseguono l’agopuntura regolarmente per 5 anni? e magari all’esordio della patologia? nessuno!

Quanti pazienti parkinsoniani vengono trattati con l’agopuntura in Italia? A mio parere pochi e non con le tecniche utilizzate dal Dr. Tefhu Tan estrememente efficaci sulle patologie croniche ma quello che temo è che non sia tanto la tecnica usata a non essere adatta quanto la possibile scarsa convinzione di molti agopuntori non abituati a trattare patologie come questa.

Si perchè sono tantissimi i punti e le tecniche utilizzabili su un paziente parkinsoniano, si può lavorare sul vento di fegato, si può lavorare sul rene e sui midolli, si può lavorare sui meridiani collegati a fegato e rene, si può lavorare sulla craniopuntura e questo solo per dirne alcune.

In Italia non è facile avere pazienti parkinsoniani che vengono nel tuo studio e solo adesso con le dichiarazioni incoraggianti provenienti dagli USA qualche coraggioso timidamente si presenta. La mia esperienza personale è iniziata a Maggio di quest’anno con una signora di 63 anni affetta da malattia di Parkinson da oltre 10 anni seguita da un centro specializzato con una adeguata politerapia.

Questa paziente non mostrava alcuna rigidità ma soffriva di discinesie così forti da non riuscire a stare ferma sulla sedia per neanche un minuto, soprattutto se andava in ansia. Messa sul lettino si muoveva per tutta la durata della seduta di agopuntura, perdendo quasi tutti gli aghi. Posso descrivere la paziente in poche parole dicendo che sorprendeva la sua iniziativa motoria e voglia di fare e di essere autonoma al di là delle difficoltà motorie. Per questo motivo cadeva a terra quasi tutti i giorni per mancato equilibrio e non riusciva a compiere molteplici mansioni manual per via di un coordinamento oculomanuale molto compromesso, che gererava una crescente frustazione psicologica.

In meno di 10 sedute, eseguite settimanalmente, le discinesie sono nettamente migliorate, la paziente riusciva a riposare bene e a compiere azioni e gesti manuali che erano diventati impossibili. Anche le cadute erano nettamente diminuite fino ad azzerarsi nelle ultime due settimane di trattamento.

Ogni volta che questa paziente entra nello studio il suo sguardo di gioia e di gratitudine mi riempiono il cuore.

Lo so è solo un caso ma a me basta per incoraggiare i pazienti che soffrono di questa patologia degenerativa soprattutto se sono giovani. La speranza di stare meglio e di rallentare il percorso della malattia esiste ed è un peccato non utilizzarla sistematicamente affiancandola alla riabilitazione neuromotoria come invece fanno in Cina su diverse patologie neurologiche.

La depressione: come prevenirla e curarla al meglio

Siamo a fine agosto e tutti noi abitualmente consideriamo questo periodo come la fine dell’estate, in attesa dell’autunno. C’è poi chi inizia a lanciare su youtube e su facebook pronostici sull’inverno, seminando panico e paura; vi invito a non cadere in questa tentazione di spargere queste informazioni pseudoscientifiche come vere; sono solo delle ipotesi determinate unicamente da calcoli e forse non solo matematici e probabilistici… ci siamo capiti?

Per la medicina cinese invece siamo già entrati da  dalla prima settimana di agosto, nella stagione autunnale. Ricordiamo che il suo elemento è il metallo  e  il suo organo imperatore è il polmone non solo per patologie respiratorie come l’asma tipicamente stagionale legato per esempio alla pollinazione dell’ambrosia ma anche per la sua emozione corrispondente: la tristezza

Alcuni individui ricordiamolo sono particolarmente inclini alla melanconia per costituzione e talora per la recente perdita di qualcosa o qualcuno a loro caro oppure al quale erano molto attaccati, in entrambi i casi questi individui sono maggiormente a rischio in questa stagione definita autunno.

Attenzione quindi: la depressione come patologia è in agguato e rischia di peggiorare anche in coloro che assumono con regolarità farmaci antidepressivi. Infatti questi farmaci spesso non bastano a dare una svolta e tanto meno a sostenere a sufficienza i pazienti: aiutano ma non bastano.

La depressione oltre ai farmaci va aiutata in tutti i modi possibili  perchè quando peggiora e diventa acuta o severa può portare l’individuo in un tunnel dove non è più possibile raggiungerlo con le parole e neanche con il nostro amore: il paziente si isola in un mondo tutto suo fatto di notizie e previsioni catastrofiche (appunto), ricordi dolorosi, sofferenza, pesantezza, senso di inadeguatezza, desiderio di autodistruzione.

Ecco che bisogna intervenire subito con tutti gli strumenti possibili; psicoterapia, counselling sono molto utili per non cadere in pensieri distruttivi  ma non solo e non per tutti, agire anche sul corpo è  molto più efficace di quanto non si pensi in quanto si stimolano naturalmente dei neurotrasmettitori fondamentali per ristabilire un normale equilibrio del complesso network neurobiochimico non facile da modificare con i farmaci; l’agopuntura e l’attività motoria o ludica ben selezionata per esempio sono un cocktail terapeutico molto efficace per combattere con successo la depressione.

Proporre un attività motoria o ludica a un depresso non è facile in quanto se già evoluto lui stesso non avrà l’energia mentale sufficiente per iniziarla e accettarla; l’agopuntura come cura invece, superata la paura e la difficoltà iniziale degli aghi, è una terapia più facile da proporre soprattuto all’inizio e ai primi segni del disturbo depressivo.

Quando il paziente arriva all’inizio del suo disturbo sia esso totalmente nuovo o una recrudescenza, il recupero è talora veramente straodinario e sorprendente. L’agopuntura diventa come un’autentica carica energetica positiva capace di spingerlo fuori velocemente talora in meno di 5 sedute da una situazione potenzialmente pericolosa. Allora orientare il paziente verso un’attività fisica o più interiore,  che possa favorire il crescere di un piacere più intimo e la consapevolezza della propria e altrui straordinaria unicità, diventano non un sogno ma una possibile realtà a portata di mano.

Perchè poi al paziente depresso è questo che manca: la possibilità di comunicare con se stesso!

Attenzione quindi al nostro comportamento inconsapevole ma spesso distruttivo e  incapace di vedere cosa si cela dietro una frase mal detta, una escluviva attenzione al denaro, un atteggiamento cinico nei confronti del prossimo, una continua protezione del nostro tempo e spazio. Ci allontaniamo pericolosamente da noi stessi.

In periodi come questo in cui l’estate non ha portato il solito calore e la solita luce dobbiamo stare ancora più attenti. Attenti ai nostri comportamenti meccanici, attenti a non divulgare tramite i social network le paure e le menzogne di coloro che ci vorrebbero impauriti e tutti in terapia antidepressiva. Attenti alla nostra aggressività non solo verbale e cerchiamo di essere noi stessi fonte di calore e luce per coloro che si avvicinano a noi.

Infine stiamo attenti anche all’alcool e alle droghe leggere: vi assicuro che non sono di nessun aiuto; anzi sono estremamente pericolose perchè ci annebbiano la mente e peggiorano in modo talora drammatico il nostro disagio, compromettendo la nostra lucidità e capacità di reagire in modo corretto non solo in quell’istante ma in modo più profondo. Quando non state bene, evitateli come la peste!  E cercate sinceramente aiuto dove sapete interiormente di trovarlo.

Buon autunno e state in guardia.

Agopuntura anti aging: una sorprendente efficacia anti invecchiamento

Mi faceva piacere condividere questo video (lo trovate in fondo all’articolo). E’ in lingua francese ma so per certo che molti di voi lo apprezzeranno e capiranno comunque il messaggio importante che viene proposto. Nel video si presenta la Dott.essa Nadia Volf che esercita e insegna alla facoltà di Medicina di Parigi.  Si percepisce dall’intervista quanto la Dott. essa Volf sia entusiasta del suo lavoro.

Nel suo libro inoltre fornisce informazioni sulla possibilità di sfruttare alcuni agopunti anche solo con la digito pressione, è chiaro che non si tratta di un vero e proprio trattamento di agopuntura e che questi punti non sostituiscono poi il lavoro dei medici ma la conoscenza di questi agopunti può essere di grande utilità in alcune situazioni dove manchino un farmaco e un medico di primo intervento.

E’ inoltre  molto interessante la parte dove descrive un recente lavoro scientifico condotto da medici giapponesi  in cui ai topolini da laboratorio viene inoculato  un gene di invecchiamento precoce. Ai topolini non trattati con agopuntura si manifestavano in pochi giorni perdita del pelo, della massa ossea e della capacità di movimento mentre in quelli trattati con agopuntura gli stessi segni di invecchiamento non si manifestavano nonostante fosse stato inoculato loro lo stesso gene di invecchiamento precoce. I topolini agotrattati si muovevano bene, il loro pelo restava folto e sopravvivevano molto più a lungo del gruppo non trattato (trovate alcuni articoli di riferimento qui e qui).

Che dire, si tratta di un dato eclatante e magnificamente sorprendente, eppure in un mondo che cerca con foga una sostanza chimica e una soluzione contro l’invecchiamento questa notizia  non fa molta strada e invece dovrebbe, non credete anche voi?

 

 

 

Neurotaping, aghi pulce e medicina cinese

Viene attribuita al Dott. Kenzo Kase, medico agopuntore e chiropratico, l’invenzione di quello che oggi si chiama fisiotape oppure tape neuromuscolare (neurotape) o kinesio tape. Il percorso di questo strumento terapeutico ormai usato in ambito sportivo e riabilitativo in modo sempre più esteso è sorprendente ed entusiasmante più di quanto non si possa immaginare.

Il Dott. Kase ha creato questo cerotto negli anni 70, sperimentandolo su se stesso e sui suoi pazienti affinandolo e cercando di promuoverlo vista la sua efficacia terapeautica sul dolore, sull’edema e sul movimento in senso lato. Per molti anni, circa una decina, Il Dott Kase è stato poco considerato dai suoi colleghi medici giapponesi, non si poteva credere che un semplice cerotto elastico posizionato sulla pelle in pochi minuti potesse essere tanto efficace. Una magia, un effetto placebo e mentale niente altro.

E così per anni nessuno gli ha riconosciuto più di tanta importanza. Oggi il neurotape è conosciuto in tutto il mondo e utilizzato in moltissimi ambiti medici. Sono stati soprattutto gli sportivi prima orientali e poi americani e infine del mondo intero a promuoverlo per primi esibendolo durante le gare e gli allenamenti sportivi.

Infine non solo gli agopuntori ma innumerevoli fisioterapisti, medici  ortopedici e fisiatri si sono dedicati a questo strumento  e lo usano in svariati modi, dal più semplice al più complesso e sofisticato. Lo hanno adottato e applicato a svariate situazioni patologiche sia in ambito ortopedico che su traumi, lesioni tendinee e muscolari, esiti post chirurgici ma anche in ambito neurologico con grande entusiasmo per i risultati ottenuti.

Il Dott. Kase insiste sulla sua paternità ormai dai più dimenticata e sul fondamento scientifico di questa tecnica che lui stesso dice è comunque esperienziale come quando si cucina. Si ritiene che siano i recettori nervosi situati nella pelle a fare da messaggeri al drenaggio linfatico profondo e ad attivare una sistema riflesso che sostenga il trofismo e il recupero funzionale muscolare e quindi la circolazione del sangue e dell’energia nel segmento corporeeo trattato. E infine che anche il muscolo e il tendine intesi come strutture fibroelastiche  possano meccanicamente essere sostenuti e facilitati nella loro azione fisiologica dalla struttura elastica del cerotto adeguatamente tesa.                                    

In realtà si intuisce e soprattutto non si può più negare quanto sia efficace l’applicazione del tape su un ematoma per fare un semplice esempio. Come si può  facilmente osservare dalla foto, (per gli scettici da Photoshop vi assicuro che dal vivo è uguale!)

La differenza tra il segmento cutaneo sotto il cerotto e quello esterno è davvero rimarchevole. Sotto il cerotto l’ematoma è quasi scomparso, si ritiene che il movimento del corpo, trasmesso dal cerotto alla cute funzioni come una sorta di pompa in grado di attivare la circolazione locale e quindi il drenaggio dei liquidi dai tessuti.

Resta il fatto che il meccanismo scientifico esatto sottostante questo fantastico fenomeno di drenaggio non è completamente chiarito, mancano ancora dei pezzi! Grazie a Dio però non potendo più negarne l’esistenza, oggi si cercano con curiosità scientifica anche se con insufficiente interesse economico, delle risposte fisiologiche e biochimiche soddisfacenti e complete.

Allo stesso modo l’applicazione degli aghi pulce è oggi di grande interesse e in via di espansione nel campo della medicina cinese. Si tratta di microscopici aghi di 2 mm di lunghezza e con diametro di 0,16mm , presumibilmente applicabili anche da parte di fisioterapisti non essendo quasi più considerabili come veri e propri aghi di agopuntura. Questi possono essere  usati sotto al tape applicandoli sui punti trigger e su specifici  punti di agopuntura potenziando l’effetto analgesico nel tempo.

Il corpo umano al di là delle scoperte scientifiche continue, resta ancora per molti aspetti, che lo si voglia accettare o meno, un grande e magnifico mistero. A mio parere i punti di agopuntura e i punti posizionati sulla cute aventi una azione terapeutica efficace sono molti di più di quanto non si pensi e non si possa neanche immaginare.

Ma con la volontà di curare e di alleviare il dolore si possono affinare tecniche e strumenti terapeutici nuovi ed efficaci a basso costo e senza introdurre nel corpo sostanze chimiche…non c’è un limite: il limite sta nella nostra testa solamente.

 

Agopuntura: i lavori scientifici di cui non si parlerà mai

Molti, anzi troppi, sono ancora i medici che credono non via sia alcun fondamento scientifico nell’agopuntura, attività considerata molto spesso non già come pratica medica ma da confinare, quando va bene, tra le cure psicosomatiche.

Il problema è che questo modo di pensare finisce per influenzare una grande fetta della popolazione di pazienti che arrivano all’agopuntura più per curiosità oppure per vera e propria disperazione che a ragione veduta, ovverossia per la conoscenza di una tecnica millenaria ritenuta da sempre efficace e per questo mai abbandonata a differenza di molti farmaci o tecniche chirurgiche che hanno fatto tendenza e che oggi sono considerati obsoleti se non addirittura sconsigliabili.

Sono tantissimi gli studi scientifici volti a chiarire il meccanismo d’ azione dell’agopuntura e sono tutti davvero molto interessanti. Molti dei più utili e spettacolari vengono condotti sui topi da laboratorio come si fa con i comuni farmaci nella prima fase di sperimentazione prima di passare all’uomo.

In questo caso restiamo ancorati ancora molto ai topolini non perchè l’agopuntura sia  ritenuta dannosa ma perchè si ha timore di confondere l’effetto terapeutico con l’effetto placebo e poi perchè non si possono tagliare, affettare e analizzare le cavie umane per cercare quale sostanza è collegata con il miglioramento percepito o evidenziabile dall’esterno. Perchè è così che scientificamente ragioniamo; un miglioramento oggettivabile deve essere collegato a un fenomeno chimico, biologico o fisico quantificabile e misurabile.

Ecco come sono fatti i più comuni e numerosi  lavori scientifici sull’agopuntura: ci si focalizza su uno specifico sintomo  e si cerca se esiste una modificazione biochimica misurabile tra pazienti trattati con agopuntura e quelli non trattati. In questo modo sono state scoperte un infinità di notizie davvero interessanti in campo analgesico, ovvero contro il dolore, sull’infiammazione, sulle allergie, sulle malattie croniche come il Parkinson.

Ecco un link a un articolo che molti medici dovrebbero leggere per farsi un idea anche solo vaga di come l’agopuntura sia un potente strumento in numerose patologie anche severe e croniche e non solo nelle forme di tipo emotivo a sfondo ansioso grazie ad un effetto placebo, uno dei pochi casi in cui lo stesso viene  ritengono utile oltre che possibile, a causa spesso di una chiusura mentale che non dovrebbe esistere.

Il corpo umano è complesso e si fa presto a dire “è solo un condizionamento mentale” quando un parkinsoniano non trema più o si riducono massivamente le discinesie dopo sole 5 sedute di agopuntura, come in alcuni casi. Le malattie e il loro meccanismo sono  ancora un grande mistero nonostante se ne conoscono sempre di più le basi biochimiche.  E’ innegabile che si fa fatica a collegare un miglioramento con un singolo meccanismo di azione chimico. Ma perchè questo dovrebbe spaventarci?

Quante sono le cose che ignoriamo ancora? Se avessimo il coraggio e l’umiltà di vederlo con chiarezza sapremmo anche accettare con serenità che esiste un mondo di effetti  celati dietro l’agopuntura e che ci vorrano ancora numerosi anni per capirli meglio e  forse non finiremo mai di capirli fino in fondo.

Sono convinta che  solo questo atteggiamento di pulizia interiore svincolata da interessi di qualsiasi tipo ma basata su un reale desiderio di capire e di migliorare la qualità della vita potrà portarci verso una vera medicina del futuro.

L’algodistrofia: efficacia dell’agopuntura

Le algodistrofie sono state a lungo misconosciute e variamente chiamate nel corso degli anni: atrofia di Sudeck, algodistrofia riflessa, sindrome spalla mano, algoneurodistrofia, osteoporosi transitoria.

Si tratta di una patologia che non ha ancora una spiegazione del tutto chiara ed esaustiva del suo meccanismo di insorgenza e che a tutt’oggi si fa fatica  a trattare. Il dolore e l’infiammazione dei tessuti rispondono poco ai farmaci antinfiammatori e antidolorifici.

Questo avviene in quanto il disturbo infiammatorio non è la causa ma l’effetto.  Si ritiene infatti che alla base dell’algodistrofia vi sia un ditsurbo a carico del sistema nervoso periferico  e che di riflesso venga alterato il trofismo tessutale. I tessuti molli si imbibiscono di liquidi, le articolazioni si irrigidiscono, le ossa si decalcificano, la cute si assottiglia, si arrossa e si secca, talora aumenta il sudore e si perdono i peli.

Per dirla semplicemente, i nervi che normalmente innervano una specifica area del corpo umano  non funzionano correttamente, i tessuti tributari di questi nervi a loro volta non sono in grado di ricevere il nutrimento da parte dei vasi sanguigni e si genera una sofferenza dei tessuti che a sua volta alimenta la sofferenza dei nervi. Una disfunzione del segnale nervoso che alimenta una disfunzione dei tessuti che a sua volta alimenta la disfunzione del segnale nervoso, l’idea è quella che si crei una sorta di circolo vizioso da cui è difficile uscire.

Questa situazione può scatenarsi in svariate condizioni patologiche ma è più frequente dopo una immobilizzazione prolungata  a carico delle estremità del corpo come una frattura della mano o del piede trattata con apparecchio gessato oppure una patologia neurologica che colpisca prevalentemente l’arto superiore da cui il nome di “sindrome spalla mano”.

L’agopuntura per trattare questi disturbi è una soluzione molto valida anche se purtroppo ancora poco considerata e troppo poco studiata e conosciuta. Fra i farmaci più usati troviamo quelli per l’osteoporosi e vasodilatatori; le diverse terapie fisiche sono spesso difficili da applicare sulle estremità e le terapie manuali come il massaggio e fisioterapia sono spesso poco tollerate perché molto dolorose.

L’agopuntura invece, anche se l’area colpita si localizza sulle dita, si può eseguire con facilità e il suo effetto antalgico è  estremamente utile al recupero funzionale e spesso ben superiore a quello ottenuto con i farmaci.

Questo perché l’agopuntura non agisce solo localmente e non solo sull’infiammazione che come abbiamo detto non è la causa del problema; con l’agopuntura lavoriamo sull’intero organismo ripristinando nell’area colpita una corretta circolazione energetica e sanguigna. In modo del tutto spontaneo il paziente sentirà già dopo le prime sedute maggior leggerezza e meno tensione nel muovere la zona colpita da algodistrofia soprattutto se insorta da tempi non eccessivamente prolungati. L’agopuntrura ci consente di agire con efficacia perché è in grado di rompere il circolo vizioso che sostiene il problema

Una soluzione quella dell’agopuntura per trattare le algodistrofie che consiglio di seguire senza timore e con fiducia e che consentirà poi di lavorare anche con altre tecniche manuali e riabilitative ottimizzando l’effetto terapeutico e i tempi di recupero.

Vulvodinia e trattamenti non convenzionali

Sono tantissime le donne che soffrono di vulvodinia, eppure di questo disturbo fino a pochi anni fa nessuno parlava. Oggi la vulvodinia sembra essere di grande rilievo e interesse scientifico ma le cause e le terapie non sono ancora chiare e univoche.

Per vulvodinia si intende un vasto numero di disturbi dolorosi a carico di alcune parti o di tutto l’apparato genitale esterno femminile altrimenti definito vulva. Ma non solo: il disturbo può estendersi a tutto il perineo o pavimento pelvico ivi compresa la regione anale.

Il disturbo doloroso può essere percepito come un fastidio, una sensazione di spilli, dei bruciori oppure una ipersensibilità tattile, localizzato in un singolo punto come sul clitoride per fare un esempio ma anche in modo asimetrico o in una regione più estesa. Il disturbo può essere continuo oppure presente solo durante la minzione,  circostanze varie e ovviamente nella maggior parte dei casi disturba l’attività sessuale e il piacere in modo più o meno grave.

In alcuni casi esiste una franca quanto visibile infiammazione dei tessuti, in altri  si riscontra una secchezza delle secrezioni lubrificanti, in molti si evidenzia una franca contrattura dei muscoli perineali misurabile con strumentidedicati. Per anni il disturbo è stato associato eslusivamente a disturbi psichici. Per molti specialisti oggi si tratta di una nevralgia del nervo pudendo ovvero i disturbi legati all’ipercontrattura, ma anche all’ iposecrezione e secondariamente all’ infiammazione, sono considerati l’espressione di una disfunzione di tipo nervoso periferico.

Traumi fisici come quelli all’osso sacro da cadute accidentali, ma anche infezioni delle vie urinarie o vaginali occasionali o ricorrenti possono essere fattori scatenanti. In alcuni casi anche le discopatie lombari possono essere considerate una possibile concausa e allo stesso modo le tensioni emotive.

L’agopuntura può aumentare la circolazione sanguigna locale al livello di tutto il pavimento pelvico e come in qualunque dolore migliorare la sintomatologia dolorosa e ridurre  la contrattura della muscolatura perineale attraverso la liberazione di endorfine da parte del sistema nervoso centrale.

Ci sono punti di agopuntura localizzati sul meridiano di vaso governatore e vaso concezione, meridiani che corrono esattamente sulla linea mediana del corpo dalla testa fino al perineo e al perineo fino alla testa girando sulla parte anteriore (meridiano di Vaso concezione o Ren Mai Jing) e sulla parte posteriore (meridiano di vaso governatore o Du Mai Jing) che possono essere molto utili  e il meridiano del fegato per il suo importante collegamento con i genitali sia interni che esterni sarà anch’esso grandemente utile nel tattamento.

Anche la fitoterapia cinese, soprattutto in caso di predisposizione alle infezioni urinarie o vaginali, sarà estrememente utile per togliere il calore da questi organi in modo decisivo. Esistono numerosissime ricette fitoterapiche che hanno questa possibilità, alle quali si potranno aggiungere, a seconda dei casi, altre erbe singole o ricette per limitare la contrattura muscolare e se necessario migliorare la funzionalità intestinale, per fare un esempio.

Quando possibile l’associazione dell’agopuntura insieme alla ricetta fitoterapica personalizzata sulla costituzione della paziente sono una valida alternativa ai farmaci antidepressivi, antidolorifici e anche alla TENS e una strada  che vale sicuramente la pena percorrere prima di ricorrere all’intervento chirurgico di vestibolectomia (denervazione del vestibolo), una misura considerata, grazie a Dio, ancora come ultima spiaggia nel trattamento di questo fastidiosa sindrome.

 

 

 

 

 

La displasia delle anche: un caso pilota trattato con l’agopuntura

La displasia delle anche è una patologia che oggi viene trattata correttamente con diagnosi precoce nei primi mesi di vita, con un’indagine che oggi viene fatta di routine a tutti i neonati prima con  specifiche manovre motorie e poi con esami ecografici e radiografici mirati.

La diagnosi eseguita così precocemente consente alla parte ossea eventualmente immatura di formarsi adeguatamente usando inizialmente un doppio pannolino e nei casi più gravi un tutore o gesso che mantengano le gambe del bambino in extrarotazione ovvero il più possibile aperte per lasciare libero dal carico il tetto dell’acetabolo (ovvero la cavità ossea nella quale alloggia la testa del femore) che deve crescere.

Questo trattamento è sufficiente a fare maturare il nucleo di accrescimento. Nella displasia congenita delle anche questo nucleo di accrescimento si sviluppa in ritardo, con la conseguenza che, in caso di carico, la testa del femore tenderà a scivolare verso l’alto perchè non trattenuta dal tetto e in alcuni casi potrà anche posizionarsi in sedi diverse dalla normale sede anatomica.

Una volta la diagnosi tardiva mostrava conseguenze in casi talora drammatici di lussazioni complete con alloggiamento della testa del femore in aree del bacino chiamate neoacetoaboli, completamente rimaneggiate a formare delle cavità articolari.

A lungo andare chi è stato colpito da questa patologia, se non diagnosticata tempestivamente, manifesta rigidità e dolore basati su un quadro più o meno severo di artrosi precoce talora anche con deformazione della testa femorale. Questi casi sono di solito destinati a una sostituzione protesica bilaterale, ma questo intervento si tende a effettuare più tardi possibile per la limitata durata della protesi nel tempo.

Il paziente quindi in attesa di protesizzazione spesso si trova a dover convivere con un dolore che lo limita nella deambulazione ma che può essere cronico e talora anche notturno come nel caso della paziente descritta in questo caso clinico.

Parliamo di una donna di 53 anni, attiva e dinamica; all’esame obiettivo la rigidità articolare delle anche è di grado lieve così come la deformazione delle teste femorali.  E’ presente un’accentuata rettilinizzazione del tratto lombare. La paziente è in menopausa da circa 3 anni  senza particolari disturbi ne di tipo emotivo ne sulla qualità del sonno che riferisce disturbato esclusivamente dal dolore delle anche più marcato a destra che tende a svegliarla tra le 4 e le 5 del mattino obbligandola ad alzarsi.

Il dolore si acutizza con il freddo e l’umidità e con il riposo prolungato mentre migliora con il movimento.  La paziente quindi si mantiene in attività ed esegue attività motoria settimanale e sedute regolari annuali di fisioterapia. Le propongo di provare ad eseguire trattamenti di agopuntura e coppettazione per migliorare la sintomatologia dolorosa sia diurna che notturna.

Già dopo la prima seduta assistiamo ad una buona riduzione del dolore che si mantiene in continuo miglioramento graduale. Dopo la quarta seduta la paziente segnala una acutizzazione momentanea del dolore e successivamente, al contrario, un miglioramento sempre più stabile della sintomatologia dolorosa. Attualmente dopo 8 sedute la paziente  riferisce di riposare bene senza alcun dolore notturno e di non sentire quasi più dolore alle anche durante il giorno.

Ma come è possibile vi chiederete voi? L’artrosi precoce delle anche della paziente causata dalla sua displasia congenita riconosciuta tardivamente non si modifica con l’agopuntura e quindi la causa del suo dolore resta invariata; come può migliorare la sintomatologia? E’ semplice: con l’agopuntura abbiamo un iniziale miglioramento del dolore legato alla liberazione di endorfine a livello cerebrale associato ad una migliore trasmissione del segnale doloroso dalla periferia questi sono effetti che però hanno un tempo limitato di efficacia.

Il miglioramento che si stabilizza nel tempo e perdura anche a distanza di più di un mese dalla seduta, è invece legato al miglioramento della circolazione del sangue nell’area colpita dal dolore che aumenta il nutrimento energetico del tessuto, in questo caso quello cartilagineo della testa del femore. Inoltre, migliora l’eliminazione delle sostanze in gran parte definibili come tossiche legate alla reazione infiammatoria. Il peggioramento dopo la quarta seduta può essere stato proprio un momento di eliminazione da parte del corpo delle sostanze legate all’infiammazione cronica.

A differenza dell’azione analgesica e antinfiammatoria a base chimica, l’agopuntura ripristina un equilibrio omeofisiologico partendo da un’azione fisica. Un po’ come la circolazione autostradale che riparte dopo aver rimosso le macchine di un incidente che ingombravano le carreggiate.

Certamente non si tratta di una guarigione ne di una cura permanente, ma possiamo considerarla come un valido aiuto per riuscire a vivere serenamente in maniera attiva, mantenendo il più possibile la muscolatura degli arti inferiori bella tonica e limitando al minimo la reazione infiammatoria locale.

In tal modo è facile comprendere che anche l’intervento chirurgico beneficerà di un terreno riequilibrato cosa che ne aumenterà le probabilità di successo e di mantenimento nel tempo del livello di benessere.

Agopuntura e cefalea

Partiamo dal considerare innanzitutto che vi sono diverse forme di questa problematica. Per cefalea si intende qualunque forma di mal di testa o dolore localizzato a livello del capo e anche in regione nucale e cervicale. Le cefalee possono essere secondarie a diverse patologie come il semplice raffreddore, indigestione, colpo di freddo, grande stress, grande fatica fisica e mentale.  Le cefalee primarie invece sono divise in tre grandi classi:  vasomotorie, muscolotensive e a grappolo (quest’ultima considerata di natura nevralgica). Queste  forme possono poi essere  divise a secondo della frequenza delle crisi in episodiche, frequenti oppure croniche.

Recentemente uno studio scientifico ha dimostrato che lo stress peggiora tutte le diverse forme di cefalea, sostenendo così che la forma secondaria e primaria possono coesistere.  Anche alcuni cibi notoriamente possono scatenare o peggiorare una cefalea vasomotoria e anche questo è un attuale tema di studio di grande rilevanza. Anche numerosi farmaci possono essere scatenanti per la cefalea così come la crisi di astinenza da diverse droghe.

Anche per la medicina cinese esistono diverse forme di cefalea collegate ad altrettanti organi.  E’ naturale che se una cefalea è legata maggiormente allo stomaco su quest’ultimo dovremmo agire scegliendo dei punti che agiscano su di esso. Non starò in questa sede a tediarvi con le diverse forme di cefalea, sappiate che la differenza è data dalla localizzazione del dolore, dal suo orario  o periodo di comparsa quando costante, dalla variazione, in negativo o positivo, con la pressione e lo stesso vale per il freddo e  il caldo e le posizioni del corpo. Altre indicazioni fondamentali dal punto di vista diagnostico e differenziale ci giungono dall’analisi della lingua e dall’ascolto dei polsi.

L’agopuntura è di grande aiuto per tutte le forme di cefalea esattamente in modo speculare allo stress che le peggiora.  Interessante anche osservare che l’agopuntura è sempre molto utile per migliorare stati ansiosi e per favorire il rilassamento muscolare, questo fenomeno è stato riconosciuto e associato alla liberazione quasi immediata di numerose endorfine nel sangue dopo l’inserzione degli aghi.

Un secondo aspetto è dato dalla sua azione antalgica legata alla ridotta trasmissione del segnale doloroso da parte del sistema nervoso periferico alla stregua di un analgesico. Spesso durante la seduta il dolore anche acuto si riduce velocemente ma l’azione degli aghi, per essere efficace nel tempo, deve essere reiterata.

Ripetendo il trattamento infatti si ottiene un ripristino della corretta circolazione del sangue, al livello del capo, ma anche di altri distretti muscolari e di organi che desideriamo trattare. Ad esempio la regione muscolare cervicale  e del dorso o delle spalle oppure il fegato e la vescica biliare. Quando secondo la diagnosi di medicina cinese si ritengono coinvolti  nel processo di cefalea alcuni organi interni come lo stomaco, il fegato e la vescica biliare è frequente associare al trattamento un’indicazione per un regime dietetico che tendenzialmente elimina alcuni alimenti considerati non adatti. Tra questi genericamente il cioccolato e gli alcolici sono quelli più frequentemente collegati alla cefalea correlata al fegato.

Anche questo dettaglio è curioso vista la nuova attenzione data a questi cibi e a molti altri nel trattamento della cefalea. La medicina diventando piu’ tecnologica e precisa nel suo percorso di analisi chimica si avvicina alla medicina cinese e alla sua antichità. Questo fenomeno non ci deve stupire ma è un classico esempio di quello che negli antichi testi cinesi si esprimeva con “vicino vicino lontano lontano”.

Un concetto che include il principio di circolarità che ritroviamo sia nel microcosmo che nel macrocosmo e che per una logica di similitudine potrebbe esistere anche dove l’uomo non sospetta la sua esistenza.

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