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Archivio per: ‘Agopuntura’

Emorroidi: rimedi naturali e cause

30/1/12

Catherine Bellwald Emorroidi: rimedi naturali e causeAvere le emorroidi significa in termini tecnici avere le emorroidi infiammate, dolenti e talora sanguinanti; il termine stesso evoca la perdita di sangue.

Pertanto in senso tecnico le emorroidi sono considerate oggi come strutture anatomiche vascolari assolutamente fisiologiche ricche di innervazioni nervose, che partecipano attivamente alla possibilità di contenere attraverso lo sfintere anale gas, liquidi e feci in modo volontario e ben controllato.

Oggi si ritiene che le emorroidi in sè non siano la patologia ma il risultato di una patologia e questo è già un passo avanti. Nella medicina cinese ogni patologia è il risultato di una situazione patologica nascosta che la ha originata. In medicina occidentale anche se si conoscono molti fattori eziologici e fattori  predisponenti sono a tutt’oggi innumerevoli le  patologie ad eziologia sconosciuta.

In particolare la corrente di pensiero odierna non considera più le emorroidi come patologiche e la rimozione completa del plesso emorroidario come l’intervento chirurgico più efficace, bensì il contrario, ovvero l’intervento cerca di limitare l’asportazione di tessuto emorroidario al minimo per non  danneggiare il complicato sistema della continenza fecale.

La tecnologia ci ha permesso di osservare che la mucosa anale dei soggetti con emorroidi infiammate è spesso prolassata e la considera come la causa dell’infiammazione. Ma ritengo sia legittimo chiedersi: l’infiammazione delle emorroidi, facendo gonfiare il tessuto vascolare e i cosiddetti cuscinetti emorroidari, non può essa stessa causare uno scivolamento della mucosa anale?

I rami pieni di frutta matura di un albero non cedono forse verso il basso?

La spiegazione meccanica che considera il prolasso della mucosa come la causa principale non è per questo sbagliata, anzi le emorroidi delle partorienti e dei soggetti fortemente stitici hanno esattamente  questa spiegazione, ovvero nell’atto di spingere con forza durante l’evacuazione fecale e durante il parto, la mucosa anale può cedere verso il basso causando un’infiammazione dei cuscinetti emorroidari. Ma possiamo anche pensare che e la gravidanza e le masse fecali ristagnanti sono causa di una circolazione sanguigna più compromessa per effetto meccanico e compressivo diretto sulle strutture venose.

Anche la posizione statica mantenuta a lungo può essere considerata una causa predisponente allo sviluppo di emorroidi. Ma possiamo considerare la stipsi come l’unica causa? Sono tanti i pazienti che soffrono di emorroidi e non soffrono di stipsi.

Nella medicina cinese le emorroidi sono molto spesso segno di calore interno, soprattutto se sanguinano e se bruciano o prudono e se sono accompagnate da polsi pieni e forti. Non  a caso rispondono molto bene alla fitoterapia mirata sul calore interno e sulla stasi di sangue, essa stessa fonte di calore. Inoltre la stipsi è frequentemente segno di calore interno.

Il fatto che la popolazione adulta soffra così tanto di questo problema soprattutto maschile è indiscusso. Anzi credo che l’incidenza di uomini che soffrono occasionalmente o riccorrentemente di emorroidi sia molto più alta di quanto non si possa trovare sui testi. Sono molti infatti gli uomini che non lo confessano neanche al proprio medico di fiducia.

Gli uomini in un certo senso soffrono di emorroidi nella stessa misura in cui le donne soffrono frequentemente di vaginite o di cistite. Ci sono casi di donne con emorroidi e di uomini con cistiti e prostatiti, ovviamente, non facciamo generalizzazioni estreme. Quello che volevo dire è che l’incidenza di  emorroidi nell’uomo sembra avere  lo stesso peso dell’incidenza delle infezioni e infiammazioni urogenitali nelle donne.

Se consideriamo l’apparato urogenitale maschile rispetto a quello femminile possiamo considerarlo esterno e quindi in teoria meno sensibile al calore interno rispetto al femminile. Ipotizzando che condizioni emotive, costituzionali ed alimentari possano aumentare una condizione di stasi e di calore interno potremmo anche estrapolare che nell’uomo questa condizione possa maggiormente riflettersi sul plesso emorroidario e nella donna sull’apparato urogenitale.

La cura e la prevenzione non possono quindi essere limitate ai consigli alimentari che prevedono solo la presenza di dosi più elevate di fibre nella propria dieta, meglio se provenienti da alimenti vegetali freschi ma anche un’attenzione all’idratazione e soprattutto alla limitazione di cibi fortemente riscaldanti come la carne, il peperoncino, il cioccolato, i formaggi fermentati e gli insaccati.

Il movimento fisico inteso come fonte di movimento di sangue e di energia in senso lato, consente l’ eliminazione attraverso il sudore di calore e tossine ma anche di tensioni interne, diventando in questa ottica una cura e una prevenzione.

L’educazione alla contrattura e rilassamento delle muscolatura anale, se fatta regolarmente, diventa un ottimo strumento terapeutico in quanto sia l’eccessivo spasmo dello sfintere (segno di tensione viscerale) che il rilassamento della muscolatura anale, possono peggiorare l’infiammazione locale. Oggi si parla di riabilitazione del pavimento pelvico ma ricordiamo che una intera sezione del pranayama e alcune asanas dello yoga prevedono l’utilizzo insieme alla respirazione della contrattura di alcuni distretti viscerali fra i quali quello anale, tramite la tecnica chiamata mula bandha.

Nei casi più complicati l’agopuntura è un valido aiuto in quanto non riduce  solo le tensioni emotive ma il modo in cui il corpo le somatizza. Infine la fitoterapia cinese, quando mirata e calibrata sulla persona, può in pochi giorni togliere il calore e la stasi in modo molto più efficace e con meno effetti collaterali di quanto non lo possano fare la terapia steroidea e i farmaci flebostatici.

 

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Agopuntura: agire con forza e determinazione

12/1/12

Catherine Bellwald Agopuntura: agire con forza e determinazioneAccade molto spesso che il paziente giunga a visita in uno stato avanzato della sua patologia e del suo disagio fisico e molto spesso anche in un momento in cui la situazione sembra aver preso il sopravvento con forza e aggressività;  per una nevralgia del trigemino, ad esempio, che diventa insopportabile, si è pronti a cambiare la strategia terapeutica intrapresa fino a quel momento e provarne un’altra: l’agopuntura.

Questi pazienti sono i più complessi, sia perchè hanno addosso un carico di disperazione dovuta alla sopportazione del dolore sia perchè sono “acuti”.

Per la mia esperienza è necessario aggredire i sintomi con la stessa forza con la quale il dolore si mostra. E’ come nuotare o remare contro corrente; se la corrente è forte è necessario remare con molta grinta, esiste un momento in cui ancora non si vede il risultato ovvero sembra di restare fermi e di non procedere.

Questo è un momento molto delicato perchè è necessario non perdersi d’animo e perseverare fino a quando non ci si accorge di fare dei progressi e di avvicinarsi, seppur con fatica, a destinazione. A quel punto remare o nuotare con forza diventa più facile perchè si coglie il successo dell’impresa e non si molla finchè non si arriva a destinazione.

Interrompendo la nuotata o rallentandola in presenza di una corrente così forte comporta ritrovarsi velocemente al punto di partenza, lo sforzo compiuto completamente vanificato. Lo stesso vale per l’agopuntura; nei casi acuti 3 sedute alla settimana sono necessarie, 2 sedute sono appena sufficienti. Ma mollare per un qualunque motivo anzitempo anche di solo una settimana, produce un fallimento preannunciato.

Quello che accade è che il paziente peggiora velocemente a quel punto ritrovandosi sulla spiaggia dalla quale è partito, difficilmente ci riproverà. Non è la tecnica che non produce effetti ma il modo permissivo e soft in cui  la si applica a non essere all’altezza del compito. In caso di dolore così acuto inevitabilmente si rivolgerà nuovamente ad altre sostanze chimche o farmacologiche non ancora provate o di nuova sintesi.

Diventa difficile, sia per motivi economici che per motivi di impegni lavorativi o famigliari, richiedere questa frequenza e questa continuità, ma nei casi davvero gravi e acuti, come le nevralgie acute post herpetiche, nevralgie da discopatie conclamate, sindromi da arto fantasma oppure quadri di nevralgia del trigemino, è l’unico modo per ottenere un risultato concreto.

Quando il dolore è così acuto e insopportabile,  la battaglia è già iniziata, senza esclusione di colpi; decidere di entrare in guerra ha senso solo se consapevoli della forza e della strategia necessaria per vincere. Un eccessivo permessivismo da parte del medico può essere la causa dell’insuccesso.

“Questa settimana non posso perchè arriva l’idraulico…” saremmo tentati di dire: ci vediamo la prossima .. e invece è necessario essere molto rigidi, almeno all’inizio e nei casi più acuti, si intende.

Solo con l’esperienza è possibile riuscire a capire quanto dobbiamo essere determinati e capaci di quantificare lo sforzo necessario affinchè la faatica, il tempo e il denaro del paziente possano essere ricompensati dal successo del trattamento.

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Agopuntura: peccato non farla

19/12/11

Catherine Bellwald Agopuntura: peccato non farlaMolti pazienti arrivano a visita con disturbi e patologie presenti da un numero molto elevati di anni, talora oltre i 10, alcune volte anche da 20 o 30.

La visita è spesso molto lunga e impegnativa, perchè ai disturbi cardine si associano di solito altre problematiche e la raccolta anamnestica della storia clinica, delle varie e molteplici cure intraprese e la lista dei numerosi  esami eseguiti sembra infinita. Tuttavia si percepisce nel paziente come la sensazione di essere approdati ad una possibilità di cambiare finalmente le cose anche in modo definitivo.

Sono proprio questi pazienti che inspiegabilmente molto spesso rinunciano alla terapia  prima ancora di averla intrapresa.  Alla visita si definiscono pronti a tutto e decisi ad affrontare il problema con serietà. Il metodo e il professionista gli sono congeniali eppure senza un apparente motivazione che ne giustifichi l’arresto, si fermano.

Dopo le prime tre sedute, ma talora anche dopo la prima, pur percependo da subito piccoli o grandi miglioramenti, cominciano a chiedere quante altre volte dovranno venire e poi, rapidamente, smettono del tutto di curarsi: le loro priorità sono altre e non è possibile chieder loro di andare avanti.

Anni fa ci restavo quasi male, mi sentivo come defraudata da qualcosa:. Lo chiamavo “consumismo terapeutico”: l’antidolorifico per il dolore, l’ansiolitico per l’ansia, l’ipnotico per dormire, l’antiemetico per la nausea, l’antidiarroico per la diarrea. Siamo abituati a prendere un farmaco per togliere un sintomo senza preoccuparci minimamente del perchè questo si genera e di come evitarlo; semplicemente lo togliamo. Ovviamente il più delle volte senza nessuna risoluzione del problema che l’ha causato.

La maggior parte delle persone è abituata a consumare medicine e farmaci con grande leggerezza e senza farsi troppe domande. Questo produce un risultato negativo nei confronti del modo di curarsi. Ma in realtà è molto più di questo: è rinunciare alla possibilità di liberarsi dalla schiavitù della malattia.

Forse è la paura di non riuscire che prende il sopravvento oppure una sorta di accettazione del proprio star male come fosse una punizione o come se non si meritasse o potesse ambire a stare meglio. Manca la forza per andare avanti, la decisione di partenza viene a mancare. Si abbandona la battaglia dopo aver radunato l’armata e le armi anche se la forza del nemico è contrastabile e la vittoria potenzialmente in tasca.

Oggi, dopo anni di lavoro, non lo considero più un mio fallimento, ma un peccato. Un peccato nel vero senso della parola e non nel senso attribuito dalla morale. Un peccato è una possibilità non sfruttata; nessuna colpa, ne da parte del paziente ne da parte del medico, solo… peccato non aver provato.

Ormai riconosco la tipologia del paziente anche dalla prima visita e sono arrivata a dire a queste persone che è meglio per loro non iniziare neppure se non hanno veramente deciso di partire e di mantenere la rotta.

Questo per tre motivi: il primo è economico, ovvero il paziente che interrompe subito o troppo velocemente il trattamento perde altrettanto velocemente i benefici acquisiti oppure non li raggiunge affatto e spreca il suo tempo e il suo denaro,

Il secondo è di ordine idealistico: perdere i benefici velocemente o non averne affatto mina la fiducia nella terapia e nel terapeuta: un atteggiamento che deve iniziare a cambiare nel paziente se vuole ottenere qualunque risultato, qualunque tecnica si utilizzi.

Il terzo motivo è che, se il disturbo è molto acuto o profondamente radicato, è come decidere di partire in barca con il mare mosso; si può fare, anche se richiede molta energia per contrastare  la forza delle onde e della corrente. In questo caso però, mollare dopo i primi sforzi può essere addirittura causa di un peggioramento momentaneo dei sintomi; è come se la barca venisse travolta dalle onde e riportata bruscamente alla riva dalla mareggiata infuriata.

Ritengo che anche in questi casi sia giusto e corretto avvisare il paziente prima di iniziare, anche a rischio di non trattarlo nemmeno una volta, proteggendo così la persona ma anche l’agopuntura come tale e non solo il proprio portafoglio.

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Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cinese

12/12/11

Catherine Bellwald Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cineseSe per il nostro calendario il mese di dicembre è l’ultimo mese dell’anno, per quello cinese il mese lunare che inizia quest’anno il 7 dicembre chiamato Da Xue o grande neve è in realtà il penultimo mese del ciclo lunare. L’organo collegato è la vescica biliare, penultimo canale della circolazione energetica del corpo, il suo animale correlato è il ratto, il suo orario è compreso tra le 23 e 1 che però corrisponde alla prima fascia oraria dell’orologio cinese e non all’ultima; nascendo anche 10 minuti dopo le 23 si considera il giorno successivo del calendario cinese per l’analisi del Ba zi.

Ultimo, penultimo, primo.. un bel garbuglio. Un animale, il ratto, che di solito piace poco e incute timore, senso di sporcizia e possibilità di ammalarsi anche se dopo il film Ratatouille può essere diventato simpatico a molti. Un organo, la colecisti, molto sensibile e suscettibile, direi!  Sono moltisime le persone che presentano colelistaisi ovvero calcoli della colecisti che per i cinesi sono sempre l’espressione di un calore e ristagno di questo particolare viscere.  Il suo secreto è la bile che tutti sanno essere utile a digerire i grassi ma anche collegato ad emozioni quali la rabbia e il rancore e soprattutto la paura.

Sulla paura si potrebbe scrivere un trattato; questa emozione è radicata nel nostro DNA come protezione della nostra specie. In realtà nessun essere umano ne è immune o manca della sua conoscenza; la paura non si manifesta soltando quando dobbiamo lottare o quando veramente rischiamo la pelle come opportunità per darci una sferzata di energia in più, ma è presente come un fantasma in moltissime altre situazioni: la paura di non essere amati, di essere lasciati, di non essere riconosciuti, di restare da soli, di essere giudicati, di essere senza valore, di restare senza denaro, di essere dei falliti, di essere accusati ingiustamente e di soffrire. La specifica paura di ammalarsi e di morire sono invece strettamente collegate all’organo rene che come abbiamo già visto è intimamente collegato  all’essenza del concetto di vita.

Mamma mia…solo a nominarle tutte e non sono tutte… si rischia che ci si ribelli il coledoco contro! Scherzi a parte credo che la paura sia subdola e mini nel profondo la nostra esistenza, un pò come possono fare proprio i ratti nella cantina di casa nostra o nelle fogne della nostra città.  Un orario quello compreso tra le 23 e 1 del mattino dove è più facile che le nostre paure si facciano forza nella più profonda oscurità che ci rende maggiormente incapaci di metter luce e far chiarezza su queste pericolose emozioni.

La vescica biliare come meridiano è collegata al fegato con cui fa coppia organo-viscere ovvero interno-esterno, è collegata poi con il tripplice riscaldatore che la precede nella circolazione energetica con cui forma il livello o grande canale detto shao yang. Quello che meno persone sanno, anche fra gli agopuntori, è che la vescica biliare è collegata direttamente al cuore attraverso il sistema “opposit clock” ovvero nel calendario e nell’orologio è posizionata esattamente all’opposto rispetto alla massima espressione della luce solare, collegata con il cuore.

Quando voglio lavorare sulla vescica biliare utilizzo  sempre il cuore e non solo il fegato e il triplice riscaldatore in quanto lo ritengo più potente ed efficace nel controllarne l’eccesso. Circa un anno fa scrivevo in merito a questo periodo sull’importanza delle luci di Natale non solo per tradizione e per favorire un semplice gioco economico e redditizio dei negozianti ma come uno specifico e insostituibile valore collegato alla luce e all’emozione che il cuore contiene: la gioia, nutrimento fondamentale per qualunque essere vivente.

Non è un caso se molti dolori che ci affliggono con aggressività decorrono proprio lungo il meridiano di vescica biliare. Guardate con attenzione il suo decorso e riconoscerete la posizione esatta di molte  emicranie classiche, nevralgie del trigemino e  delle lombosciatalgie più perniciose.

Un mio personale consiglio per questo mese di dicembre è quello di accendere il cuore, ovvero di ricercare  le emozioni collegate alla gioia e alla luce e allontanare per quanto possibile l’incedere della paura e dell’oscurità che in questo periodo sociale economicamente instabile e difficoltoso  sembrano essere più aggressivi che mai.

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Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie croniche

17/11/11

Catherine Bellwald Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie cronicheRipeto continuamente ai miei pazienti che l’agopuntura non è una questione di fede, non serve crederci come molti pensano. Funziona al di là dell’azione mentale esercitata in suo favore, benchè comunque sempre favorevole come in ogni azione e terapia. All’inizio del trattamento l’agopuntura, se ben praticata, produce quasi sempre una modificazione del quadro sintomatico ovvero dei disturbi e il paziente grazie a questo piccolo o grande passo nella direzione giusta si sente rafforzato nella scelta di andare avanti.

Il paziente potrà sentirsi più sgonfio se vuole dimagrire,  più carico nella sua decisione, che sia di mettersi a dieta, di fare attività motoria o di smettere di fumare, riposerà meglio oppure inizierà a sentire il dolore meno aggressivo e continuo rispetto a prima e questo di solito accade abbastanza velocemente dopo le prime tre sedute talora anche dopo la prima.

Diventa facile  osservare questi i miglioramenti in quanto percepiti dal fisico è come se ci fossimo spostati in avanti partendo dal punto A= disturbo percepito al momento della visita, per andare a punto  B=condizione ottimale per quell’individuo e per la sua patologia. All’inizio del viaggio quindi quando la nave salpa, il paziente si sente confortato in quanto gli basta girarsi indietro per vedere che è partito e che si è spostato da dove si trovava prima: è iniziato il suo viaggio.

Fin qui tutto facile, quando però la patologia è cronicizzata da diversi anni oppure radicata in profondità il paziente  potrà sentire altri disturbi in transizione, espressione di strati più profondi dello stesso quadro patologico. Oppure potrà trovarsi in una condizione di modificazione solo parziale del disturbo. Queste condizioni vanno intese come stadi o gradini diversi del percorso di cura.

La situazione iniziale è ormai lontana dalla mente del paziente che farà quasi fatica a ricordarla con precisione in quanto si tende a rimuovere il dolore vissuto nel passato vecchio o vicino. In questa fase il paziente può scoraggiarsi e abbandonare il lavoro e il percorso di cura intrapreso. La sua condizione mentale è incapace di vedere il percorso già compiuto e soprattutto lui considera un fallimento il non essere ancora approdati alla terra promessa! La verità è che la lunghezza del viaggio non è affatto programmabile e soprattutto superato un certo punto non è più possibile vedere a che punto ci troviamo del viaggio.

Ipotizziamo di salpare dalla Francia per andare  in America; una volta abbandonata la costa fino a perderla totalmente dalla vista, per tutto il resto del viaggio non ci è dato (in assenza di un GPS) di sapere la distanza esatta, fino all’avvistamento della costa americana. La distanza reale e il tempo necessari all’arrivo sono incalcolabili per il passeggero e anche per il comandante  quando il viaggio è unico.

Trattando con l’agopuntura un paziente cronico o con una patologia della radice è la stessa identica situazione, diventa difficile dopo un certo tempo di cura avere un atteggiamento oggettivo sulla situazione complessiva. E’ importante che il paziente e il medico non si facciano  influenzare dalla paura di non arrivare a destinazione.

E’ necessario  imparare ad ascoltare e valutare con lucidità la situazione,  sono le piccole modificazioni lo strumento fondamentale per cogliere lo spostamento della nave in mezzo all’oceano. La fiducia della relazione paziente -medico è fondamentale così come la capacità di andare oltre la visione classica del solo e unico aspetto economico. In questi casi per non mollare il lavoro a metà è richiesta determinazione e pazienza da parte sia del paziente che del  medico agopuntore. Per questo motivo nei pazienti cronici a quadro anche stabilizzato il lavoro potrà essere diluito con trattamenti ogni tre o quattro settimane ma il viaggio deve andare avanti sapendo che la rotta è conosciuta dal corpo e gli aghi sono il motore che ci consente di avvicinarci sempre più al traguardo.

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Il mese di novembre e il triplice riscaldatore nella medicina cinese

10/11/11

Catherine Bellwald Il mese di novembre e il triplice riscaldatore nella medicina cinesePer il calendario cinese con il 9 di novembre entriamo in Li Dong inizio o salita dell’inverno, questo mese è collegato al triplice riscaldatore. Il triplice riscaldatore altrimenti chiamato in inglese triple burner o triple warmer e in cinese san jiao non corrisponde a un organo come gli altri 11 meridiani. Corrisponde a un sistema energetico piuttosto complicato che controlla quello che in medicina cinese viene definito il metabolismo delle acque.

San in cinese tre, jiao il cui ideogramma rappresenta un pentolone scaldato è non a caso collegato con l’elemento fuoco come il cuore. A differenza del  cuore che si trova nella stagione estiva, fuoco nel fuoco, in questo caso siamo all’inizio della stagione invernale il cui elemento è l’acqua, avremo quindi fuoco e acqua.

L’ orario del san jiao è compreso tra le 21 e 23. Interessante vedere che in questo orario  le persone tendono ad avere un calo energetico e molto spesso si addormentano per la stanchezza anche quelle che poi soffrono di insonnia nelle ore mattutine o nelle ore più avanzate della notte.

L’animale di questo mese è il maiale, una ricchezza per l’infinita possibilità di utilizzare tutte le sue parti, ” non si butta niente del maiale“! In un certo senso potremmo dire che l’energia del triplice riscaldatore è come un motore in più, una risorsa in più, una ricchezza utile a tutti gli organi nessuno escluso.

La funzione del triplice riscaldatore si divide in tre aree distinte da cui il nome triplice riscaldatore. L’area superiore o jiao superiore o fuoco superiore corrisponde alla cavità toracica ed è collegata agli organi cuore e polmone. Il jiao medio è l’area epigastrica e ipocondrica e comprende gli organi stomaco-milza-pancreas-fegato e il jiao inferiore gli organi rene-vescica urinaria e piccolo-grosso intestino.

Il metabolismo delle acque e la funzione del san jiao  rispecchiano in realtà il complicato meccanismo di circolazione sanguigna e il delicato network ormonale che dal sangue è veicolato. E’ incredibile pensare che questo modello di comprensione unitaria del corpo esisteva già oltre 4.000 anni fa. Ma solo oggi possiamo cogliere l’esteso  significato di questo meccanismo in senso chimico e fisico.

Partendo dalla  piccola circolazione sanguigna che consente di pulire il sangue venoso proveniente dal  cuore destro facendolo transitare dal polmone e ritornare al cuore sinistro ricco di ossigeno, per poi distribuirlo  a tutto il corpo ( jiao superiore), al sistema di assorbimento di sostanze nutritizie  e di pulizia del sangue a carico del  sistema digestivo e delle sue ghiandole ( jiao medio), per finire con l‘ eliminazione dell’impuro attraverso le urine e le feci ( jiao inferiore).

I cinesi dicono “il qi muove il sangue“. Gli occidentali invece hanno scoperto che il sangue consente agli ormoni di trasportare informazioni da un distretto del corpo all’altro. Il sangue inteso anche come  fonte di energia per ogni singola cellula e  la possibilità di rimuovere l’impuro da ogni singolo distretto. In realtà a voler ben guardare a migliaia di anni di distanza il concetto è lo stesso solo che è espresso in modo diverso. Se per un cinese senza qi non c’è vita e per un un occidentale senza sangue  le cellule non sopravvivono, viene logico capire che la coppia sangue-qi può essere intesa come una medesima entità funzionale e non già come due entità separate o ancora peggio come il diavolo e l’acquasanta.

San jiao ha  rapporti diretti con il pericardio con il quale è in rapporto interno-esterno, e con la vescica biliare con la quale forma il livello shao yang. Da questi due importanti legami è possibile intuire l’importanza della sfera emozionale e dello stress sul sistema sanjiao cosa assolutamente verificabile anche con il sistema ormonale.

I punti del triplice riscaldatore sono utili in numerosi disturbi  dolorosi del territorio shao yang come le cefalee temporo-parieto-occipitali,  nelle insonnie e in tutte le disfunzioni ormonali.

Ma ancora san jiao è in rapporto con il Rene attraverso un legame di livello, shao yang(san jiao)-shao yin(rene) e con la Milza (9-11 am) perchè in esatta contrapposizione sull’orologio cinese. Entrambi questi due rapporti ci fanno intuire il suo ruolo nella gestione dei liquidi e  dell‘umidità. Il triplice punto viene infatti comunemente usato per trattare le diarree, il sovrappeso e anche l’edema.

In questo periodo dell’anno è importante iniziare ad alimentarsi con cibi cotti, evitando di abusare di cibi troppo freddi come le insalate, le mozzarelle e gli agrumi. Questi alimenti  rallentano e raffreddano il jiao medio mettendolo in difficoltà e aumentando l’umidità interna che già esternamente è in continuo aumento.

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Depressione un circolo vizioso

24/10/11

Catherine Bellwald Depressione un circolo viziosoLa depressione è definita come uno stato psicopatologico  la cui incidenza è fra le più significative; colpisce la popolazione in diverse fasce di età, si accompagna a svariate condizioni psicoemotive, ma anche a molte patologie organiche.

Non è necessario essere un medico  per capire  quando la depressione si manifesta radicandosi nel comportamento di una persona a noi cara e per capire quanto sia difficile scacciare questa condizione con il semplice aiuto della parola e dei consigli.

La depressione favorisce l’insorgenza di condizioni patologiche e viceversa molteplici patologie possono sfociare in una depressione. La depressione del tono dell’umore come viene definita in ambiente medico aumenta la morbilità (la possibilità di ammalarsi) e la mortalità ( la possibilità di morire) questo è un dato certo e verificabile dai più accreditati giornali di medicina ufficiale ed è per questa ragione che la terapia farmacologica antidepressiva è considerata una fra le cure a lungo termine più diffuse e irrinunciabili.

Ancora una volta si può vedere da vicino come la mente influenza il corpo e vice versa. Lo stato depressivo riduce e altera processi interni di riparazione cellulare, di difesa immunitaria, e può dare un valido aiuto nello sconvolgere e alterare svariati sistemi ed equilibri biochimici  dando via a una tempesta del complicato network ormonale e bioumorale del nostro piccolo ma complicato essere corpo-mente.

Lo ripeto: non serve essere un medico per capire che l’integrità della nostra mente è indispensabile per mantenere la nostra salute e  che  solo il suo equilibrio ci consente di passare attraverso le difficoltà che la vita ci impone costantemente in ambito famigliare, lavorativo e sociale in senso lato.

La depressione del tono dell’umore è paragonabile a una condizione di impotenza e di schiavitù del pensiero, che possiamo rappresentare come intrappolato in un circuito chiuso. Il pensiero in un certo senso cerca di uscire ma si ritrova sempre uguale a se stesso capace solo di alimentare il proprio disagio interiore come un animale in gabbia. E tanto più si dibatterà per uscire più aumenterà la sua condizione di impotenza e di fallimento

Indipendentemente dalle  motivazioni che hanno generato questa condizione, che possono essere le più svariate: un lutto, una separazione,  una malattia invalidante, difficoltà economiche, una forte perdita di sangue, una condizione ormonale squilibrata, una famigliarità positiva per la depressione, non importa la causa scatenante o concausa talora anche assente, il paziente gravemente depresso diventa incapace di uscire da questo stato senza un aiuto esterno: è in trappola!

Ecco che la chimica mediata dai farmaci serontoninergici o dopaminergici diventa un valido supporto come l’abilità di alcuni psicologi; entrambi questi aiuti servono a dare la possibilità di uscire dalla gabbia del pensiero in loop. Anche l’agopuntura può essere un valido aiuto in quanto fornisce una energia armonizzante che in termini semplicistici potremmo definire un risparmio o accumulo energetico positivo in grado di farci uscire dal cerchio chiuso come con una pedata.

In realtà in termini di scienza informatica si tratta di produrre un reset del sistema, in termini di scienza dell’interiore si parla di sofferenza volontaria quando, facendo volontariamente una cosa del tutto inaspettata, sorprendi la tua mente producendo  un surplus energetico capace di fare saltare la dinamica del pensiero oltre la gabbia da lui costruita.

In termini interiori  si paragona spesso il  cammino evolutivo di un individuo come a una spirale in cui il soggetto certamente produce un movimento circolare che lo porta a ripassare da situazioni psicologiche e fisiche analoghe oppure che si ripetono. Secondo la legge dello yin dello yang e dei cinque elementi, la vita stessa è riconducibile a un circolarità e continuo passaggio dallo yin allo yang e da un elemento al suo elemento figlio e così via in una circolarità perpetua.

Non si tratta però di un cerchio chiuso bensì di un cerchio aperto che potremmo ricondurre a una spirale; la situazione già vissuta in precedenza viene rivissuta da un punto di vista diverso. Ecco che si allarga lo spazio di esperienza pur rivivendo apparentemente lo stessa condizione, la mente non si sente chiusa ma in espansione e in crescita poichè ricorda e associa la vecchia esperienza alla nuova e questo produce una nuova esperienza personale sempre più ricca.

Non siamo fatti per stare fermi; ho già detto questa frase parlando del corpo ma lo stesso vale per la mente.

Il mio suggerimento, pur non essendo una psicologa, è quello di stare molto in guardia. Quando ripetiamo sempre gli stessi errori, gli stessi gesti, gli stessi rituali e perdiamo la capacità mentale di adattarci al nuovo, allora siamo in pericolo. Non serve quindi solo rilassarsi e imparare a farlo, ma serve cambiare la prospettiva, serve spostarsi di livello.

E per fare questo la condizione necessaria è quella di apertura mentale non già nei confronti di una singola cosa ma in senso lato. L’apertura è l’unica condizione che ci consente di imparare e di acquisire strumenti e nozioni. L’apertura è una condizione nella quale non si ha paura di essere feriti o derubati  e tanto meno una condizione di superiorità egoica, condizioni queste che la impediscono. L’apertura mentale è in realtà una condizione naturale dell’uomo in evoluzione.

Allora una frase detta in un film, una considerazione fatta da un amico o da un negoziante, ma anche una sfiga, possono diventare lo spunto per fare un salto di comprensione e per muovere il nostro pensiero più in là, dando appunto alla psiche il suo nutrimento che è ancora e sempre movimento ma in espansione senza limiti ne barriere imposte da altri e ancor meno da noi stessi.

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Attacchi di panico: prevenire è meglio che curare

13/10/11

Catherine Bellwald Attacchi di panico: prevenire è meglio che curareL’attacco di panico è spesso considerato una problematica confinata a pazienti ansiosi e nevrotici ma non è così; questo disturbo assai poco piacevole può colpire davvero chiunque, anche le persone che meno si pensa possano esserne vittime.

In realtà nessuno, ma proprio nessuno, ne è davvero immune; è quindi necessario evitare atteggiamenti superficiali di superiorità nei confronti di questa patologia, squisitamente sintomatica, che rovina la vita a molte persone.

E’ comunque raccomandato, visto che i sintomi fisici la fanno da padroni, verificare in primis che non si tratti di una patologia fisica conclamata, e questo non è sempre così facile.

Accade di frequente che un paziente, prima di capire che il suo disturbo appartiene alla classe definita come attacco di panico debba girare diversi specialisti, cardiologi, allergologi, gastroenterologi, endocrinologi, reumatologi, magari anche sottoponendosi a cure farmacologiche sintomatiche.

In pronto soccorso una tachicardia severa in un soggetto giovane, magari con famigliarità positiva per cardiopatie, può indurre il medico a un pronto intervento anche drastico, con conseguenze peggiorative sul disturbo da attacco di panico che si consoliderà nella paura di una cardiopatia vera e propria.

I disturbi fisici possono essere così precisi da ingannare non solo il paziente ma anche i medici e questo è sicuramente il primo ostacolo da superare, soprattutto in questa società dove un medico di pronto soccorso si deve comunque tutelare nei confronti della possibilità che la patologia organica sia davvero presente.

Mi ricordo di una paziente di media età, ansiosissima, che aveva  rischiato la peritonite acuta per un’ulcera perforata che non le era stata diagnosticata tempestivamente a causa del suo noto disturbo ansioso e, per contro, una paziente giovane  in pronto soccorso finita in arresto cardiaco per una terapia antiaritmica endovena troppo aggressiva. Il problema diagnostico non è quindi da sottovalutare.

Una volta diagnosticato il disturbo da attacco di panico, esistono diverse cure e terapie utili per affrontarlo e curarlo in modo efficace, partendo dai farmaci e dalla fitoterapia cinese che possono dare un valido aiuto a controllare i sintomi fisici e i disturbi emotivi susseguenti e che, da soli, possono scatenare ulteriori attacchi di panico, cronicizzandoli.

E’ di fatto più la paura per la propria salute e la possibilità di ripetere l’esperienza che impediscono di vivere in modo normale la propria vita, in quanto l’attacco di panico in sè in realtà è un insieme di sintomi del tutto innocui anche se percepiti con forza dal nostro corpo.

Possiamo dire che questi sintomi sono  un modo del corpo per segnalare un disagio; ricordiamo che sia l’ansia che la paura sono fisiologicamente presenti per darci la possibilità di reagire a un evento esterno che ci minaccia. Il corpo, come dicevo, ci avvisa che qualcosa non va; il cuore batte forte nel petto, la gola si stringe, la bocca si asciuga, il diaframma si contrae e il respiro accelera e si accorcia.

La verità è che proprio  non siamo abituati ad ascoltare il nostro corpo; non lo facciamo mai, e percepirlo con questa energia ci mette ko in pochi istanti. Non siamo proprio abituati a sentire e ascoltare il nostro corpo reclamare così da vicino, piuttosto il contrario. E’ piuttosto comune  metterlo sistematicamente a tacere con svariati farmaci allontanandoci da lui sempre più. Quello che accade allora è che ci spaventiamo a morte, pensiamo subito di avere un problema grave.

Nella società moderna l’unica cosa che facciamo bene è correre dietro al tempo, sempre in ritardo e sempre rinunciando a regalarci del tempo per ascoltarci. Quando dico ascoltarsi non dico di ascoltare i nostri pensieri meccanici vertiginosi fare le capriole, ma  ascoltare il nostro corpo facendo silenzio con la mente; è quello che si apprende durante le tecniche del rilassamento e durante una buona pratica di arti marziali o di altre discipline orientali come lo yoga.

Ascoltarsi significa prendersi il tempo per fare sport e praticare discipline a noi utili, stare con chi amiamo,  fare quello che ci piace e  curarci, ovviamente, iniziando con le cure più naturali senza aspettare che un disturbo che magari inizia in sordina come l’insonnia, per fare un esempio, prenda il sopravvento.

L’agopuntura è senza ombra di dubbio un aiuto molto valido per recuperare velocemente il proprio equilibrio. Se invece scopriamo di avere un pensiero che ci tormenta e ci consuma interiormente o l’abitudine a sistematici pensieri negativi è necessario comprendere che abbiamo bisogno di un aiuto esterno per superare questo meccanismo mentale.

Se ci prendiamo il tempo per ascoltarci e ci addestriamo in questa arte possiamo agire preventivamente sul disagio capace di generare un attacco di panico evitandolo.

Ma se non sappiamo ascoltare arriveremo troppo tardi e il corpo reclamerà per noi!

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Agopuntura: il dolore della perdita

29/9/11

Catherine Bellwald Agopuntura: il dolore della perditaL’agopuntura è quasi sempre associata a disturbi emotivi, i medici generici la consigliano quasi esclusivamente a quei pazienti che non sai più come trattare con i farmaci, che per giunta li rifiutano e che molto spesso vengono inseriti nella categoria degli ansiosi o nevrotici.

Questo avviene per il fatto che sono in pochi i medici a conoscere il metodo di azione dell’agopuntura sul dolore e ritengono che l’effetto terapeutico sia principalmente  dovuto al cosiddetto  placebo.

Complice anche la cultura e la letteratura scientifica che spesso ha remato in questa direzione piuttosto che nell’ottica di far capire come una medicina così lontana dalla nostra riesca a essere tanto efficace sul dolore anche quando questo è sostenuto da fattori fisici e non solo emotivi, come l’artrosi, l’artrite, oppure un trauma.

All’estero e negli studi  di agopuntura Italiani seri l’agopuntura invece viene usata principalmente  per sollevare e trattare il dolore fisico; anche se sono ancora decisamente troppo  pochi a conoscere l’efficacia dell’agopuntura sul dolore. Ripeto spesso la frase insegnatami dal Dott Picozzi: “Non usare l’agopuntura per il dolore è come fare pulizie senza la scopa o l’aspiravolvere!”

Questo non significa che l’agopuntura non possa essere usata per altri scopi; come ad esempio, un dolore emotivo. Non parlo dei quadri ansiosi e depressivi dove la sofferenza emotiva è alimentata da un comportamento psicologico di fondo che deve essere eradicato. Parlo di una sofferenza acuta motivata da un avvenimento come: la perdita di una persona cara, un incidente grave che ci mette in condizioni di salute precaria,  un terremoto che distrugge la nostra casa.

Nel caso di un trauma emotivo da perdita non ci troviamo di fronte a una cronica predisposizione emotiva ben strutturata nel tempo, ma a un evento acuto destabilizzante, capace di minare l’equilibrio e la salute di ogni individuo.

Quando si perde qualcosa a noi caro la sofferenza e il dolore possono causare dei problemi anche fisici; possono comparire attacchi di panico, inappetenza, insonnia, gola stretta, palpitazioni, respiro corto e anche patologie conclamate spesso a carico del sistema respiratorio o cardio-respiratorio. Si tratta di un trauma o se preferite di una ferita dell’emotivo e allo stesso modo delle ferite fisiche devono guarire e se possibile essere curate per facilitarne e accelerarne la guarigione.

Al paziente colpito da una tale ferita accade di pensare che la condizione di prima gli era dovuta oppure semplicemente normale, in questo modo  non si accetta la nuova situazione. Si ha principalmente paura di non essere più felici. Si pensa di non sapere più come andare avanti! Si deve mettere un passo dopo l’altro e ricominciare da zero e questo richiede energia e lucidità mentale.

Insomma se ci si rompe una gamba non ci si può alzare, mettere le scarpe da ginnastica e andare a correre, giusto? Ma neanche restare a letto sconsolati a pensare che non possiamo più correre! Si tatta di un lavoro che richiede molta energia e molto impegno dedicato unicamente a rimettersi in piedi e allora, un passo dopo l’altro, con molta attenzione e molta dedizione, ricominciare a camminare da soli e, in tempi più o meno lunghi, si può ritornare a correre.

Farsi aiutare è molto importante in questa fase: da un bravo psicologo, ma anche da veri amici su cui fare affidamento; i  farmaci antidepressivi possono essere un valido aiuto  ma esistono diverse cure e metodi alternativi che possono essere usati come utilissimi sostegni anche in associazione con i farmaci nei casi più difficili.

In agopuntura è possibile usare punti e canali collegati direttamente o indirettamente al cuore, con l’obiettivo di armonizzarlo e calmarlo, anche il polmone è un organo da trattare in quanto correlato all’emozione della tristezza. Il  miglioramento  del sonno si può ottenere lavorando sulla vescica biliare e sul fegato, la capacità di respirare profondamente lavorando sul plesso solare con stomaco, pericardio. E’ possibile agire anche sulla paura lavorando e riequilibrando il rene,  organo ritenuto correlato a queste bruttissima ma innata e profonda emozione.

Insomma l’agopuntura consente, insieme a molte altre tecniche di rilassamento e di armonizzazione, di sentirsi più lucidi e di affrontare in modo più rapido la completa guarigione e non solo l’apparente ritorno alla vita normale.

Le tecniche provenienti dalla filosofia  buddista si soffermano sull’osservazione del presente e di quanto la nostra mente desideri autocommiserasi e restare volontariamente nella sofferenza, di come l’energia della sofferenza possa essere utilizzata come carburante per fare magari anche cose che non pensavamo di riuscire a fare. Lasciando che la delusione, il rancore, la rabbia e la paura di soffrire si trasformino in qualcosa d’altro, quasi fosse una sorta di trasformazione alchemica.

Ritengo che si debba e si possa lavorare e curare il dolore emotivo come se fosse fisico, con lo scopo di raggiungere più velocemente con tutti gli strumenti di cui disponiamo, siano essi farmacologici o afarmacologici,  un nuovo equilibrio, fondamentale per il mantenimento della salute in senso lato.

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L’agopuntura è educazione al rilassamento

25/8/11

Catherine Bellwald Lagopuntura è educazione al rilassamentoIn questi anni di lavoro dedicati esclusivamente all’agopuntura ho potuto osservare che quando un trattamento produce un profondo rilassamento, il lavoro è sempre profondo e il risultato ottenuto più velocemente. E’ come se gli aghi trovassero più rapidamente la strada da compiere o la percorressero con minor intoppi e quindi più facilità.

Il rilassamento come conseguenza al trattamento è un ottimo segnale di efficacia. Attenzione: non vuole dire che se emergono ansia, emozioni come il pianto, la rabbia, decisioni da prendere, dolore  o altro il lavoro non è buono. In questi casi di solito il percorso passa da una epurazione, da una sorta di eliminazione verso l’esterno di tensioni emotive o fisiche.

Ma tornando al rilassamento come dicevo quando si produce è di solito un buon segno ma è giusto anche vedere  la questione dal lato opposto.

Produrre un rilassamento mentale ed emotivo prima di iniziare e durante la seduta sono infatti un ottimo aiuto e potenziamento all’agopuntura. Educare il paziente a effettuare una sorta di pulizia mentale prima di iniziare la seduta è un ottimo esercizio, come anche insegnarli che questo spazio di terapia è simile a uno spazio personale da proteggere.

Educare il paziente a spegnere il cellulare o silenziarlo a meno che non vi siano urgenze importanti ha questo significato. Imparare ad avere un atteggiamento positivo nei confronti della cura è altrettanto importante.  Usare il respiro ed espirare mentre si mettono gli aghi è un altro esempio per buttare fuori la tensione e accettare meglio e con più serenità la puntura percepita sulla pelle che in questo modo svanisce all’istante.

Ovviamente anche il medico deve entrare in questa ottica e all’inizio assecondare i bisogni del paziente, soprattutto se questi sente dolore e fatica a rilassarsi. Si possono usare aghi sottili, pungendo in modo graduale e veloce evitando di aggredire in modo eccessivo il paziente poco preparato che imparerà via via a lasciar andare.

Ritengo inoltre sia di fondamentale importanza dare rilievo alla cura dell’ambiente dove viene effetuato il trattamento. Il silenzio è fondamentale, quindi imparare a parlare sottovoce non è solo per la privacy ma anche per limitare l’inquinamento acustico e permettere al paziente di entrare in un ambiente protetto.

Anche con l’ agopuntura fatta in poltrona insieme ad altre persone questa attenzione consente di creare uno spazio comune dove l’esperienza e il rilassamento di uno aiuta quello delle altre persone meno esperte. Si tratta di una vera e propria esperienza condivisa che può in alcuni casi essere ancora più potente e profonda.

La scelta della luce è altrettanto importante, evitando una luce diretta che aggredisca gli occhi ma preferenedo piuttosto una penombra che favorisca un ambiente raccolto e di quiete. La stessa attenzione deve essere rivolta alla temperatura, il paziente rimanendo fermo con gli aghi spesso si raffredda e necessita di una protezione con coperte e una temperatura ambientale idonea.

Utilissima infine è la selezione musicale che in molti casi aiuta proprio il paziente a mollare lo spazio ristretto nel quale è prigioniera la sua mente e partire per un viaggio verso il proprio benessere fisico e mentale.

Il rilassamento in questo modo fa da guida  all’agopuntura e ne è guidato a sua volta; la capacità di restare fermi durante la seduta all’inizio può sembrare difficile ma diventa uno strumento utilissimo in molte situazioni della vita, si integra con il trattamento e potrà accompagnare il paziente alla ricerca e sperimentazione di questa esperienza terapeutica anche in altri ambienti e situazioni.

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Agosto e la vescica urinaria nella medicina cinese

8/8/11

Catherine Bellwald Agosto e la vescica urinaria nella medicina cineseCon i giorni 8-9 di agosto secondo il calendario cinese entriamo quatti quatti e a piccoli passi nella stagione dell’autunno. Abbandoniamo l’elemento terra di transizione per entrare nell’elemento metallo e con esso usciamo dalla tanto amata estate.

In realtà l’autunno più della primavera è una stagione estremamente dolce e piacevolmente calda ma molto meno considerata e desiderata.

L’organo di questo mese è la vescica urinaria, il suo orario va dalle 15 alle 17 e il suo animale è la scimmia. La vescica urinaria  è un viscere collegato e accoppiato con l’organo rene.  La vescica urinaria svolge una funzione molto semplice  di eliminazione controllata  delle urine.

Il maggior interresse legato alla vescica urinaria è da considerarsi più che nella funzione urinaria nel decorso del suo canale esterno. La vescica urinaria segnata U.B da Urinary Bladder  è il  meridiano più lungo del corpo, il suo primo punto origina dall’angolo interno degli occhi e il suo ultimo punto il 67 si trova sull’angolo ungheale del 5 dito dei piedi.

Due punti questi estremamente famosi il primo nell’angolo dell’occhio si ritiene sia collegato al sonno e l0ultimo punto il 67 è usato ancora oggi per girare il feto che si presenta podalico.

Il canale di vescica urinaria decorre lungo tutta la parte posteriore del corpo passa sulla fronte, sul cranio, sulla nuca, lungo tutto il rachide cervicale-dorsale- lombare e sacrale sui glutei, cosce, polpacci e sul bordo esterno dei piedi. In questo lungo decorso vi sono punti considerati storici.

Il più storico è UB60 localizzato sul bordo interno del tendine di achille; si racconta che l’agopuntura sia nata in seguito ad un incidente avvenuto su questo punto. In tempi remoti un contadino che soffriva di sciatalgia, colpito accidentalmente da  freccia di pietra in regione achillea, riportava un miglioramento repentino del suo dolore che lo tormentava da tempo. Questo punto è definito nei tempi moderni punto aspirina e viene usato per diversi dolori fra cui la cefalea nucale.

Un altro punto storico è il punto UB40 localizzato sul retro delle ginocchia nel cavo chiamato popliteo ed è usato per molteplici patologie e dolori; in particolare è uno dei punti di elezione nel trattamento della lombalgia.

Un singolo punto però non fa un buon trattamento di agopuntura, se non in emergenza, e come dice il mio maestro il trattamento deve essere  come una composizione armonica di punti yin e punti yang capaci di generare una circuitazione energetica in grado di lavorare  sulle aree dolenti o sulla condizione patologica di fondo.

Il canale di vescica urinaria infine presenta lungo il suo decorso i cosiddetti punti shu corrispondenti a collegamenti diretti con gli organi interni. Trattando il canale di vescica urinaria è possibile trattare anche tutti gli organi interni. Ecco perchè in tutte le tecniche massoterapiche la schiena è sempre la regione più trattata non è solo perchè è piacevole, ma perchè è come avere un sistema topografico completo all’interno di un singolo canale.

La mappe di agopuntura sono come i frattali: ci sono sistemi nei sistemi come una serie di bambole russe; il ventre, il cranio, l’orecchio, i piedi ma anche la mano sono tutti considerati microsistemi topografici dell’intero corpo, ebbene il canale di vescica urinaria è il più conosciuto sistema topografico presente nel meridiano stesso.

Il canale di vescica urinaria insieme al meridiano di piccolo intestino fa parte del grande canale o livello definito Tai yang che corrisponde alla parte più esposta all’esterno; pensate a quando dovete proteggervi dal fuoco o da colpi: in che posizione vi mettete? Vi chiudete a uovo offrendo la superficie del canale di vescica urinaria in protezione. Tai yang significa appunto forza yang di superficie, il nostro scudo.

Tai yang è considerata la superficie corporea maggiormente sensibile al freddo e in particolare al vento freddo. La zona nucale viene definita la porta del vento ma tutto il rachide cervicale, dorsale e lombare è particolarmente sensibile al freddo e non va mai trattato con applicazioni di ghiaccio se non nell’immediato post trauma.

Anzi la schiena in toto va protetta soprattutto in questa stagione dove si tende a spogliarsi in caso di sudore e si passa repentinamente da ambienti condizionati ad ambienti molto caldi. Se poi si soffre di dolori ricorrenti al rachide si è più esposti di altri a questa sensibilità. E’ quindi indispensabile proteggersi sempre con magliette di ricambio, sciarpe e golfini di cotone da avere rigorosamente sempre in borsa o in macchina. Anche i capelli bagnati sono da evitare il più possibile soprattutto sulla nuca.

Infine la vescica urinaria  nel calendario e nell’orologio cinese si trova nel punto opposto al polmone e con esso è in diretto contatto. Ecco perchè troviamo ancora in questa stagione una particolare suscettibilità ai raffredamenti con sinusiti, riniti, faringiti e anche bronchiti per i più sensibili.

A maggior ragione l’aria condizionata spesso usata a dismisura ma anche i repentini cambiamenti di clima sono estremamente rischiosi e devono essere attentamente protetti  per non ammalarsi proprio in vacanza. Consiglio se possibile di non subirla passivamente ma di chiedere gentilmente di renderla meno aggressiva, facendo notare ai responsabili l’assurdità della cosa oltre che dello spreco di denaro.

I bagni di sole nelle ore giuste e nella quantità idonea alla nostra pelle e struttura fisica sono un toccasana proprio per questo motivo; ci aiutano a scaldarci e conservare un calore interno oltre che produrre una quantità di reazioni chimiche utilissime all’organismo.

Nella medicina cinese il nostro corpo  e  quindi la sua interfaccia con l’esterno è considerato come una pila o uno scudo solare. In altri termini più fisici potremmo paragonare il corpo a un bacino di acqua per l’esatezza a un circuito di liquidi; con i bagni di  sole  regolari si accumula gradualmente calore interno,  che verrà ceduto progressivamente al corpo durante l’inverno esatamente come fa il mare fungendo da regolatore termico.

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La memoria del dolore

1/8/11

Catherine Bellwald La memoria del doloreUna delle cose che mi stupisce sempre vedere è come il dolore tenda a sparire velocemente dalla nostra memoria. Ho seguito molti pazienti con dolori molto acuti. A distanza di tempo i pazienti stessi mi riferiscono che per loro è sempre più difficile ricordare l’intensità del dolore vissuto.

Come se con lo star sempre meglio la memoria ne sbiadisse gradualmente i contorni, fino a farli perdere anche quasi completamente. Restano solo un’idea e una consapevolezza dell’essere stati male ma non molto di più.

Per un medico che lavora sul dolore interrogare il paziente su di esso è una cosa molto importante che necessita un lavoro dedicato. La scala soggettiva del dolore è solo una prima partenza ma può aiutare. Si chiede di definirne l’intensità da 0 a 10 considerando 10 un dolore insopportabile e 0 l’assenza del dolore.

Questo lavoro è possibile in caso di dolore acuto e cronico di una certa intensità; su quello più lieve diventa difficile trovare una scala che consenta di studiare le sfumature presenti tra un’ ipotetico 3 e l’assenza di dolore.

Allora è necessario fare domande precise sulla durata del dolore, se dormono bene, e su cosa riescono a fare. In questo modo  è possibile valutare e far si che il paziente si accorga in modo più razionale del miglioramento anche quando questo non è consapevolizzato.

Una delle peculiarità del mio lavoro è proprio di capire dove e come si muove un dolore che può essere non solo di maggiore o minore intensità ma la cui percezione può variare di moltissimo al cambiare delle condizioni soggettive del paziente. La sua qualità traffittiva, urente e soprattutto il tempo con il quale il dolore si manifesta sono molto variabili.

Non è sempre facile fare questo anche perchè alcuni pazienti negano l’evidenza fino al completo miglioramento o non vogliono illudersi del possibile miglioramento. Mi è capitato un paziente che dopo alcune sedute entrò in studio dicendo ” mi dispiace ammetterlo ma sto molto meglio!”

Il corpo fisico invece ricorda tutto e molto bene, potremmo dire che ha una memoria da elefante! Interessante dare agli animali una memoria più acuta della nostra, si ritiene che gli animali ricordano a vita chi e cosa abbia  generato o eliminato la sofferenza.

I muscoli  e tutto il sistema miofasciale, dalla cute fino all’inserzione ossea dei tendini e legamenti mantiene come una memoria del dolore sopportato e condiziona il movimento ovviamente in una sorta di evitamento dello stesso.  Il corpo possiede una specie di memoria parallela a quella ordinaria che anzi direi  più profonda e permanente. Ogni trauma e dolore vengono registrati, non ha importanza se siano presenti o no nei nostri ricordi coscienti.

L’energia circola in modo scorretto nel punto del trauma e questo genera una specie di nodo o intoppo alla circolazione che può persistere anche molto tempo dopo l’evento traumatico, impedendo e ostacolando il naturale riequilibrio della parte offesa. Queste aree dolorose o trigger points possono essere definite anche aree di memoria del dolore. Si ritiene che possano generarsi anche con dei microtraumi ripetuti e con dei traumi emozionali.

Ecco perchè si trattano sempre le cicatrici e si deve cercare nel corpo, soprattutto dopo un trauma, la presenza di aree dolorose  alla palpazione. La loro eliminazione completa permette il recupero di un movimento più libero e naturale, riduce il dolore da esso generato e le riacutizzazioni del dolori dopo sforzi fisici o correnti d’aria.

Il dolore però  percepito o meno per quello che è realmente, condiziona fortemente il nostro comportamento e tutto il nostro modo di essere. L’intero nostro ambiente ne viene influenzato dalle rinunce fisiche da un lato alla accettazione di poter sopportare anche il dolore dall’altra.

Agendo con l’agopuntura ma anche con altre metodiche quali la miofibrolisi sui punti opportuni è possibile intervenire sul disequilibrio circolatorio, disperdendo l’energia in eccesso o ricanalizzandola e permettendone nuovamente il corretto fluire.

Diciamo che in un certo senso è come quando in psichiatria si porta alla luce un trauma emotivo per eliminare comportamenti aberranti conseguenti al fatto.

Solo che in questo caso la memoria da guarire è quella del corpo.

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Torcicollo e trigger points silenti

25/7/11

Catherine Bellwald Torcicollo e trigger points silenti Per torcicollo acuto voglio parlare non di situazioni post traumatiche o di pazienti che soffrono di cervicalgia in modo cronico, ma di tutti coloro che, dal pieno benessere, passano al blocco cervicale acuto all’improviso.

Il soggetto  non riesce più a girare la testa in modo normale, questa sindrome può essere molto dolorosa e invalidante e può colpire persone di tutte le età ma mediamente è la popolazione giovane che ne soffre maggiormente.

Il quadro classico è una persona con la mano sul collo e la testa girata e un pò piegata da un lato. Si tratta di una contrattura muscolare importante che comunemente coinvolge il muscolo sternocleidomastoideo e il  trapezio, di solito prevalentemente da un lato.

Niente di grave penserete voi ma perchè insorge e poi perchè alcune persone sono più predisposte di altre?

La teoria più accreditata è che si tratti di triggers points silenti  attivati o se preferite risvegliati e infiammati da un colpo d’aria, oppure da movimenti un pò più sostenuti, ma anche da una condizione emotiva. I trigger point silenti sono aree muscolari ma talora anche inserzionali di tessuto più compatto alla palpazione  che diventano dolorosi solo se se stimolati.

I trigger point silenti sono facilmente presenti in soggetti particolarmente tesi muscolarmente parlando o con posture scorrette oppure in esiti post traumatici anche di vecchia data. Sono una risposta fisica a una tensione di fondo oppure possono essere una memoria di un dolore o di un trauma anche lieve.

In medicina cinese questi punti vengono chiamati ashi point e rappresentano una sorta di blocco o di nodo energetico esterno, espressione di una cattiva circolazione non solo energetica ma anche del sangue. Il canale del piccolo intestino con la nomenclatura internazionale SI o Small Intestine è uno dei canali maggiormente coinvolti nel torcicollo acuto. Il suo decorso infatti passa  posteriormente sul collo decorre ampiamente sul territorio del trapezio e scende lungo l’arto superiore fino al mignolo bilateralmente.

E possibile lavorare direttamente sui punti trigger silenti e attivi andando prima di tutto a cercarli attraverso la palpazione attenta della muscolatura cervicale sia anteriore che posteriore. Una mano esperta li trova velocemente. Nella medicina cinese, nella posturologia e  in altre branche iperspecialistiche ma anche in molte tecniche manuali tramandate oralmente, i trigger points, una volta individuati, vengono eliminati con strumenti specifici, direttamente con le mani o con manovre fisiche.

Le fibre tessutali lavorate con le diverse tecniche vengono rese nuovamente meno compatte o contratte come pettinate e riordinate in modo corretto attraverso un lavoro fisico mirato.

I trigger points  possono essere  eliminati completamente attraverso diverse metodiche, fra cui  la tecnica della miofibrolisi,  la coppettazione e l’agopuntura. Queste tecniche, se ben applicate, sono estremamente  utili alla risoluzione non solo della fase acuta ma anche alla prevenzione di attacchi successivi e ricorrenti.

Un buon  lavoro per essere efficace deve essere globale ovvero lavorare all’esterno e sull’interno in quanto il disturbo può anche essere l’espressione di un disagio anche viscerale che si esprime esteriormente e che solo con un lavoro completo e profondo può essere totalmente rimosso. Un paziente ben trattato  non solo non avrà più dolore ricorrente ma anche dopo colpi di freddo e lavori fisici importanti non avrà più crisi dolorose e blocchi funzionali acuti; sarà quindi meno sensibile all’esterno avendo fortificato e rettificato anche il suo interno.



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Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologico

14/7/11

Catherine Bellwald Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologicoSono molti i post che ho dedicato all’ agopuntura e alla fitoterapia cinese, cercando di spiegare il loro meccanismo d’azione. Molta confusione esiste ancora su tutta l’area delle medicine chiamate complementari o alternative. Il rischio è che si metta tutto in un unico calderone senza ben capire le differenze tra una cura e l’altra.

Un argomento davvero interressante da analizzare è relativo a quello che potremmo definire il loro intervento omeofisiologico. Le cure omeofisiologiche agiscono in modo diverso rispetto  alla medicina occidentale e si discostano anche dalla medicina omeopatica.

La medicina occidentale, sia essa chirurgica che farmacologica, può essere definita antipatologica ovvero  si pone in opposizione con la malattia o con i sintomi della malattia da trattare, antiinfiammatori, antiacidi, antipertensivi, antitussigeni, antistaminici.

La medicina omeopatica invece usa il principio opposto ovvero cura usando un principio  di similitudine con la malattia stessa, per esempio se una particolare sostanza  assunta in modo eccessivo genera un disturbo simile a una specifica malattia ecco che la sua assunzione in dosi infinitesimali potrà curare quella specifica malattia.

L’agopuntura e la fitoterapia invece non lavorano sulla malattia  usando il simile e neanche il suo opposto, lavorano sulla fisiologia ovvero su come il corpo e la mente dovrebbero lavorare in condizioni ottimali.  La fisiologia d’altro canto  è un concetto di equilibrio mentre la patologia è un concetto di equilibrio perso.

La prima osservazione da fare è che l’agopuntura e la fitoterapia dovrebbero essere usate per prevenire le malattie, esse rappresentano infatti il principio della prevenzione in quanto capaci di conservare la fisiologia e quindi la salute.

Questo discorso che sta tanto a cuore a tutta la medicina occidentale non trova infatti nelle terapie farmacologiche una possibile risposta.  Le case farmaceutiche di questo si sono accorte e scimmiottano il concetto di cura naturale.

Rubando idee e fitoterapici, e chiamandoli con altri nomi e spesso cercando la molecola o il principio attivo del fitoterapico in questione da usare come farmaco, lo definiscono naturale ma il risultato è che il principio, prodotto artificialmente o staccato dal suo naturale contesto, perde tutta la sua natura omeofisiologica.

Un’idea da sfatare è quella di considerare  l’agopuntura e la fitoterapia come non  adatti a curare un quadro conclamato e avanzato di patologia. In alcuni casi è utile, anzi consigliato, soprattutto nel caso dell’agopuntura, non sospendere la terapia farmacologica in corso a maggior ragione  se assunta da molto tempo.

L’ ipnotico, l’ ansiolitico, l’ antidepressivo e gli antidolorifici possono essere sospesi gradualmente in seconda istanza quando il paziente inizia a sentire il beneficio del trattamento. I farmaci non sono assolutamente in antitesi con il lavoro omeofisiologico, le cure possono  essere associate soprattutto se funzionanti e utilizzate da tempo.

Facciamo un esempio; un paziente abituato a prendere diversi antidolorifici tutti i giorni inizia a trattare il suo dolore con l’agopuntura. In modo concomitante, i farmaci andranno diminuiti in modo graduale e progressivo, fino ad arrivare a quota zero se la patologia non è troppo avanzata o cronicizzata.

Per la fitoterapia il discorso è più complesso perchè ci possono essere delle interazioni tra le diverse sostanze soprattutto se i dosaggi terapeutici sono molto elevati. In questo caso vanno conosciuti tutti i farmaci assunti per considerare le varie possibilità di interazione indesiderata.

In sintesi il lavoro omeofisiologico dell’agopuntura e della fitoterapia possono essere una valida alternativa di cura in molte patologie ancora in fase iniziale ma anche un importante supporto in patologie severe anche in associazione ad altri tipi di terapia.

Il trattamento in alcune patologie croniche diventa una sorta di bastone che riduce la necessità di assunzione dei farmaci e ne controlla i sintomi con dosaggi minimi, riducendone così gli effetti collaterali indesiderati.

Naturalmente il tempo per cui protrarre il trattamento è direttamente proporzionale alla gravità e alla profondità della patologi; un dolore anche molto acuto presente da una settimana in assenza di franche lesioni organiche che devono essere necessariamente escluse, sarà trattato velocemente.

Un dolore più sordo presente da oltre 6 anni associato a posture e alterazioni fisiche varie necessiterà un tempo minimo di trattamento paria ad almeno 6 mesi di cure. Un paziente affetto da artrite reumatoide potrà giovare a tempo indeterminato dell’agopuntura per limitare l’assunzione giornaliera di farmaci.

Lo stesso discorso vale per la fitoterapia; un trattamento  per una bronchite o cistite acuta avrà dosaggi importanti e darà se ben prescritta risultati anche immediati. Un fitoterapico per curare l’ansia o le vampate darà subito dei risultati che però avranno bisogno di essere consolidati e migliorati con un trattamento prolungato nel tempo.

E’ quindi sbagliato pensare che i risultati sono assenti all’inizio. I risultati, soprattutto se la patologia è presente da molto tempo, saranno  piccoli all’inizio e aumenteranno con il passare del tempo. Si tratta di un percorso di cura dove, come in ogni cosa, ci sono momenti buoni e momenti meno buoni. Un pò come quando si sale su una montagna; ci sono momenti dove è facile vedere dove stiamo andando e la vetta sembra vicina e momenti in cui non si vede più la cima e la strada sembra persa.

Sta al medico condurre e spiegare con pazienza che queste fasi esistono fisiologicamente, come i piatti di una bilancia che tende verso un  equilibrio e che l’importante è comunque avvicinarci  sempre di più e costantemente al nostro obiettivoiniziale: la salute fisiologica.

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Agopuntura nei casi complicati e nei disturbi multipli

20/6/11

Catherine Bellwald Agopuntura nei casi complicati e nei disturbi multipliI medici di base sanno benissimo che i comuni pazienti sopratutto se non più giovanissimi non hanno quasi mai un singolo problema o disturbo ma una serie di problematiche e patologie; più gli anni passano e più la lista si allunga.

Alcuni pazienti  per non iniziare oggi e rischiare di non aver finito entro domani,  censurano da soli e tagliano molti disturbi dal loro racconto anamnestico. Accade spesso che siano loro a decidere cosa dire e cosa no, dimenticandosi che il corpo è una unica entità e che problemi viscerali possono essere anche collegati a problemi più esterni.

Succede quindi e non di rado che alle domande non specifiche sul problema per il  quale il soggetto si rivolge a noi il paziente volutamente sorvoli e non risponda correttamente alle domande, pensando “tanto quel disturbo lo curo con quella medicina e con quello specialista”.

Per la medicina cinese molti organi sono collegati al di là della loro vicinanza  fisica o funzione biochimica fisiologica. Il rossore degli occhi per esempio in un soggetto con frequente cefalea ha un significato preciso. Lo stesso vale per dolori, bruciori o disturbi cutanei  presenti sullo stesso canale o su canali collegati.

Qualche giorno fa incontrando  un medico di base per strada  è emerso come invece per  la medicina occidentale i disturbi quando numerosi creino un vero e proprio disagio nella possibilità terapeutica. Troppe cure! Il medico specialista  si fa meno problemi mentre il medico di base a un certo punto non sa più cosa fare. E come questa collega finisce per pensare o dire” signora sono troppi! non posso fare niente per lei”. Il pericolo è quello di compilare liste interminabili di ricette mediche.

Oggi giorno i medici vengono penalizzati se prescrivono un numero troppo elevato di esami e di terapie fisiche è un metodo per contenere la spesa sanitaria pubblica. L’agopuntura non entra ancora nelle prestazioni sanitarie ma  in questi casi complessi diventerebbe un trattamento multifunzionale e soprattutto molto più economico.

Infatti l’agopuntura è un trattamento che potremmo definire globale ma meglio sarebbe definirlo omeofisiologico; non cura solo il sintomo ma avvicina la persona alla sua salute in senso più ampio. Non è necessario fare 10 sedute per ogni singolo dolore.

A differenza delle terapie fisiche o dei farmaci, gli aghi possono lavorare localmente sul dolore o problema specifico e contemporaneamente sulla radice del problema che il più delle volte è collegato ad altri disturbi anche se totalemnte diversi come localizzazione.

Quello che mi capita spesso di vedere è che i diversi dolori di una persona sono spesso l’espressione dello stesso disturbo di base. Succede infatti molto spesso che il dolore di una spalla dx,  di un ginocchio sx e di una caviglia dx si trovino su canali corrispondenti ai diversi collegamenti e rapporti tra canali. In questo modo trattando un disturbo si trattano anche gli altri due  senza neanche dover aggiungere aghi in più.

Inoltre aggiungendo qualche ago in più  si possono lavorare disturbi dolorosi diversi anche se non presenti sullo stesso canale o canali collegati così facendo è possibile trattare dolori e disturbi multipli durante la medesima seduta. Questo è una possibilità  da non sottovalutare nel paziente complesso e multicompromesso.

Non è assolutamente vero che non si può fare  niente quando i dolori sono tanti, certo il caso è più complicato sia nella scelta degli agopunti che nella comparsa dei risultati ma vale la pena provare, invece che tenerseli o, peggio, di assumere sostanze farmacologiche che spesso non solo non vanno  a sanare il disturbo alla sua origine ma in più rischiano di essere sempre di più numerosi e quindi potenzialmente dannosi oltre che sempre meno efficaci sul controllo del disturbo.

Un disturbo non corretto porta inevitabilmente altri disturbi e così via. E’ come se con la macchina iniziassimo lentamente ad allontanarci dal percorso stradale da seguire senza correggere la rotta tempestivamente. Con il passare del tempo non si trova più la strada giusta e si rischia di perdersi completamente girando a vuoto e rischiando di curare i sintomi che purtroppo non hanno più collegamenti diretti con la causa che li ha generati.

E’ come se i disturbi non curati corettamente generassero una sorta di labirinto. Il trattamento di agopuntura permette di trovare la strada per passare e avvicinarsi più o meno all’equilibrio di base. E’ per questo che talora pazienti molto complessi  dopo aver migliorato un disturbo passano da un disturbo all’altro come percorrendo un percorso a ritroso verso la salute.

Ed è  per questo che curando una spalla con l’agopuntura il paziente può migliorare la sua condizione di stabilità emotiva, di sonno, di lucidità mentale, di stitichezza o di gastropatia: sono effetti collaterali che potremmo chiamare positivi!

Vi rendete conto della differenza tra questa terapia e i farmaci oppure tra questa terapia e  altre terapie fisiche locali?

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Come curare l’ansia da prestazione prima degli esami

19/5/11

Catherine Bellwald Come curare lansia da prestazione prima degli esamiTutti noi ci siamo passati e poca importanza viene data all’ansia da prestazione che precede  ogni esame e che precede l’esame degli esami ovvero l’esame di maturità. Questa sindrome spesso considerata normale diventa per alcune persone un ostacolo che può pregiudicare e non di poco l’esito dell’esame, della verifica o della gara.

Oggigiorno  i giovani sono sottoposti a maggiori attenzioni da parte dei propri genitori, e forse soffrono maggiormente di quello che possiamo definire genericamente “aspettative” e delle loro nefaste conseguenze. Infatti i giovani e giovanissimi iniziano molto presto con disagi tipici dell’età più adulta, quali cefalea del week end, insonnia, colon irritabile e molti altri.

Consiglio  in questo particolare periodo storico di non sottovalutare l’ansia da prestazione pre-esame. Possiamo aiutare i ragazzi senza dover ricorre allo psicologo o a farmaci potenzialmente dannosi ovvero senza medicalizzarli ma neanche rischiando di non dare il giusto peso ai disagi che l’ansia da prestazione può generare.

Non si tratta di farmaci ansiolitici o ipnotici che possono modificare la loro lucidità e  indurre una dipendenza sia fisica che psichica. Molte discipline orientali e attività sportive possono giungere in aiuto ma è troppo tardi per iniziare adesso; i risultati non arriverebbe in tempo. L’agopuntura, l’omeopatia e la fitoterapia, se ben usate, sono un ottimo strumento terapeutico afarmacologico che non richiede tempi di intervento troppo lunghi.

Gli esami e le gare sono un ottimo allenamento per gli uomini e strutturano realmente una personalità più forte. Toglierli, posticiparli o  dolcificarli per non traumatizzare i giovani non mi sembra la soluzione. Le prove sono di grande utilità per ottenere quello che si chiama intensità,  raggiungere una maggior sicurezza,  imparare a lottare e capire il proprio valore

Un grande aiuto viene dato dal prodotto omeopatico Gelsemium Sempervirens a dinamizzazioni medio alte, di solito  a partire da 30 CH fino a 200CH che raggiungono il livello emotivo in modo molto veloce; ho personalmentte usato questo prodotto dall’esame di anatomia in poi trovando sempre un grande giovamento. Lo ho poi studiato nei primi anni di medicina e prescritto per svariate forme di ansia da prestazioni che precedono un evento importante ottenendo sempre un grande aiuto.

Nel campo della fitoterapia spargyrica  un aiuto viene dato dall’Alloro, pianta che una volta veniva posta sul capo  dei vincitori delle gare. Si considera che l’effetto psichico di questa pianta  aiuti nel conseguimento di un obiettivo importante, consentendo di focalizzare l’attenzione e le proprie forze verso il traguardo da raggiungere. In questo caso si consiglia l’assunzione di pochissime gocce, da 3 a 5 al massimo al giorno. Questo dosaggio così basso, grazie al particolare metodo di produzione del prodotto riesce a lavorare quasi esclusivamente sul piano emotivo interferendo poco e niente sul piano fisico.

Infine, anche se molti hanno paura dell’ago, una seduta di agopuntura ben fatta e ben accettata permette rapidamente di raggiungere un maggior rilassamento fisico, una pronta lucidità mentale, una miglior qualità del sonno e una maggior energia in senso lato. Tutti elementi utilissimi per ridurre e controllare l’ansia da prestazione e affrontare al meglio la nostra prova.

La situazione é diversa e più complessa se oltre all’ansia e al disorientamento dovessero comparire disturbi fisici o somatizzazioni vere e proprie del disagio emotivo; palpitazioni, innapetenza, gastrite, cefalea, insonnia, colite. In questo caso il paziente va proprio inquadrato e trattato in modo più completo cercando in primis di risolvere i disturbi fisici e succesivamente di calmare lo stato d’ansia sottostante.

Se vostro figlio si trova in seria difficoltà non schernitelo o ancora non preoccupatevi solo per lui e basta usando una semplice pacca sulla spalla di conforto perchè potrebbe non bastare.  Non sottovalutate il potere devastante della mente impaurita dalla prospettiva di non riuscire o di deludere le aspettative altrui e personali. Ci sono ragazzi più fragili  di altri che con un piccolo aiuto spiccano il volo. Non fate l’errore di giudicare i ragazzi fragili considerando solo che studiare è un loro dovere  o peggio che loro, come avete fatto voi, devono riuscire da soli.

State loro vicino e se cogliete un’eccessiva ansia non abbiate timore e rivolgetevi a specialisti del settore.

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Le controindicazioni all’agopuntura

26/4/11

Catherine Bellwald Le controindicazioni allagopuntura

Come ho già scritto in precedenza l’agopuntura, in quanto terapia medica, non possiede vere e proprie controindicazioni e, anche se ancora  poco conosciuta e riconosciuta, è indicata nelle più svariate situazioni patologiche.

E’ utile non solo nelle patologie ansiose o a sfondo psicosomatico ma può essere una valida cura e sostegno in molteplici patologie croniche degenerative  tanto quanto  nelle situazioni  acute soprattutto se accompagnate da importanti quadri dolorosi.

Inoltre nelle patologie gravi come quelle neoplastiche può aiutare il paziente a sopportare il peso della chemioterapia. Infine è una terapia utilissima  nella prevenzione delle patologie ovvero per mantenere il più a lungo possibile un buono stato di salute.

Parlare oggi giorno del rischio infettivo degli aghi da agopuntura che sono, non solo sterili ma anche monouso e sottilissimi è davvero ridicolo oltre che vergognoso. Vuole dire non essere aggiornati e non sapere di cosa stiamo parlando. Non ho mai visto un solo punto infettarsi ma neanche arrossarsi, non stiamo parlando di cento anni fa quando l’agopuntura si faceva su pelli sporche con aghi vecchi e mal sterilizzati.

Per favore cerchiamo di restare con i piedi per terra, infezioni da camera operatoria e da punture intramuscolari ne esistono ancora ma sono rarissime. Ebbene le infezioni da agopuntura sono proporzionalmente da considerare eventi da fantascienza la cui entità non supera quella di un graffio microscopico. Non sfruttiamo questa paura umana per parlare di quello che non si conosce, abbiate almeno un pò di onestà.

Esiste però una controindicazione alla tecnica dell’agopuntura che deve essere segnalata; il paziente la deve “accettare”. In caso contrario sopporta malamente l’inserzione degli aghi che vive come una sorta di tortura capace solo di aggiungere sofferenza alla sua già poco accettata sofferenza sia essa fisica che psichica.

Ho detto più volte che l’agopuntura non agisce sulla psiche come molti credono ma sul corpo fisico; il rifiuto della cura non è solo un atteggiamento psichico ma si trasforma in  ostacolo fisico. Un trattamento di agopuntura può essere considerato un circuito elettrico capace di fare circolare aria fresca nella “casa corpo” riattivando l’iniziativa di ordine e pulizia degli abitanti della casa assopiti e asfittici.

La tensione psichica del rifiuto diventa facilmente tensione fisica o muscolare e questa si traduce in una sorta di chiusura delle porte del nostro circuito elettrico o della casa-corpo  impedendo all’aria di circolare e quindi di riattivare gli abitanti. Anche se è una semplice immagine o metafora la mia spiegazione vuole fare capire che stiamo ancora nel mondo fisico, magari non visibile ma decisamente non solo mentale.

E’ come se gli aghi reclutati al lavoro  dovessero continuare ad aprire sistematicamente le porte per passare e fare il loro dovere. Come poterete capire il trattamento risulta meno efficace non per il mancato effetto placebo che tanto piace decantare in caso di agopuntura e che dobbiamo considerare presente in qualunque terapia si pratichi ma per la presenza di un ostacolo vero e proprio prodotto dalla tensione del paziente.

La tensione mentale e fisica presente durante la seduta come ha sempre spiegato il mio maestro ostacola direttamente il lavoro degli aghi. Quello che accade  è che in questo modo il risultato viene rallentato mentre il paziente facilmente  sospende  anzitempo la sua cura vanificando completamente il risultato.

Che fare in questi casi? E’ utile e corretto provare comunque; sono molti i pazienti che arrivano in questa condizione ma, seduta dopo seduta, iniziano a rilassarsi e il risultato inevitabilmente arriva. E’ importante in questi casi una maggiore attenzione: più cura che la posizione non crei tensione, che la presenza di altre persone non dia fastidio, che la temperatura sia sufficientemente calda, che si usino  pochi aghi e molto sottili magari accompagnando la terapia con un massaggio o una chiacchierata.

In alcuni casi però queste attenzioni non bastano, il paziente neanche le vede, ha solo fretta di finire e in alcuni casi è quasi arrabbiato per il dover sopportare la puntura degli aghi. Per questi pazienti l’agopuntura è decisamente controindicata anche se potrebbe aiutarli a stare meglio.

Non è necessario crederci come molti sostengono, la fede  tenetela pure per  questioni più importanti ma serve una condizione diversa, per curarsi e per guarire serve  soprattutto una accettazione di sè e del proprio problema oltre che una dolcezza e determinazione non solo del medico ma anche del paziente.

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Gli alti e bassi nella filosofia cinese

11/4/11

Catherine Bellwald Gli alti e bassi nella filosofia cineseSiamo abituati a dire che ci sono degli alti e dei bassi. Tutti noi lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle: un giorno buono, un altro nero, un momento positivo e produttivo e altri no, anche nella stessa giornata. Per molti questo è un caso oppure è dovuto alle circostanze esterne indipendenti da noi.

Per la filosofia cinese esiste una spiegazione al modo in cui ci sentiamo e un motivo che giustifica questi soggettivi e personalissimi alti e bassi.

Partiamo dall’inizio; ogni anno, mese, giorno, ora corrispondono  a un elemento anzi a una coppia di elementi. Gli elementi sono 5, il metallo, l’acqua, il legno, il fuoco, la terra, tutti con una possibile valenza yang o yin che ne modifica la caratteristica.

L’anno, il mese, il giorno e l’ora della nostra nascita formano i Ba zi ovvero i nostri 8 elementi di base  formati da 4 coppie di elementi. L’insieme ovvero la combinazione di  questi 8 elementi costituisce rapporti di rinforzo o di debolezza nei confronti dell’elemento  di base, che corrisponde a quello del giorno di nascita. Una persona può essere un legno yang e essere nata in un mese terra e in un anno acqua e in un’ora fuoco.

Si dice che un Ba zi favorevole dovrebbe contenere tutti i cinque elementi in proporzioni più o meno equilibrate, la posizione dei rispettivi 8 elementi  conferisce caratteristiche diverse in base alle 4 possibili relazioni esistenti tra i 5 elementi: nutrire, essere nutrito, controllare, essere controllato.

L’elemento primario a seconda della sua natura yin o yang e della presenza e vicinanza con gli altri 4 elementi può essere forte o debole a seconda del caso. Per fare un esempio un fuoco yin circondato da acqua sarà molto debole e necessiterà di una importante e continua fonte di nutrimento ovvero del elemento legno. In questo caso un qualsiasi elemento terra o acqua potranno indebolire questo fuoco debole, ricordate l’acqua e la terra spengono il fuoco!

Viceversa un elemento molto forte magari perchè già yang in partenza e per giunta circondato da elementi che lo nutrono o dal suo stesso elemento, non soffre a nutrire ne a controllare ma ne trae beneficio in qualità di controllo e moderazione della propria forza, invece se nutrito potrebbe esagerare nelle sue caratteristiche e diffetti. Un fuoco yang  forte trae beneficio dalla vicinanza con gli  elementi terra e  acqua.

Il fuoco yin è rappresentato dalla fiamma di una candela è facile intuire quanto possa essere facile spegnerla. Un fuoco yang è rappresentato da un sole in questo caso è altretanto elementare capire che un suo eccesso può bruciare e creare dei danni anche severi. I rispettivi ruoli di questi due fuochi sono  completamente diversi, entrambi utili e preziosi in specifiche situazioni.

I diversi elementi  nella stessa giornata si alternano ogni  ora, oltre che variare ogni  giorno, così come ogni  mese  e ogni anno. E come avrete capito le variazioni  sono individuali e assolutamente diverse anche per le persone nate nello stesso anno,  nello stesso mese o  nella stessa ora. E’ la combinazione di questi 4  elementi che conduce alla differenza.

Possiamo considera la combinazione dei nostri Ba zi  come un  analogo  della combinazioni delle  4 basi azotate  che creano la nostra mappa genetica e quindi le nostre caratteristiche fisiche. Parlando delle diverse combinazioni  del DNA siamo nel mondo della scienza sinonimo di  concreto e di logico, mentre parlando delle diverse combinazione di elementi siamo nel mondo della fantascienza.

In effetti la teoria dei 5 elementi e la legge dello yin e dello yang pur essendo ultramillenarie non hanno la possibilità di essere verificate in nessun modo. Non possediamo un macroscopio che le possa individuare e riconoscere con certezza. Ci resta solo la possibilità di studiarle e di osservare se esiste una corrispondenza riscontrabile nel nostro concreto.

E’  innegabile considerare  che all’interno della stessa giornata viviamo degli alti e dei bassi. A fine giornata o di primo mattino possiamo essere in piena forma alcuni giorni si e altri no,  e questo spesso indipendentemente dalle situazioni vissute, dalla nostra costituzione di base,  dalle condizioni climatiche e sociali esistenti in quel momento.

Magari in quel dato momento l’elemento è favorevole alla nostra precisa situazione individuale, esattamente come il pezzetto di puzzle che si incastra alla perfezione, è un lavoro che sto cercando di osservare in prima persona come base di studio e di approfondimento personale.

Anche nella relazione tra individui è ancora la stessa cosa, esistono precise ricette di elementi che consentono di fonderci l’uno nell’altro con facilità estrema. Le parole fluiscono da sole, l’intesa è semplicemente perfetta, senza uno screzio o una sbavatura. Si è uno complementare all’altro. E’ sempre  una ricetta la cui combinazione di sapori è un’alchimia talora perfetta talora anche un vero disastro.

Vi è mai capitato di non riuscire a sopportare una persona? spesso non dipende da cosa fa o ha fatto è così e basta e voi per primi non riuscite a capirlo. Oppure vi è mai capitato che per lunghe ore anche quasi giornate intere non squilli il telefono ne arrivi un messaggio?  E poi quando siete occupati per 20 secondi vi cercano tutti in quel preciso momento?

E’ un esempio  applicato delle famose leggi di Murphy che  non sono a mio  parere, come molti credono, solo frasi umoristiche  o detti popolari occidentali. Gli amanti della matematica ben sanno che se un evento è considerato improbabile, non solo è probabile che avvenga ma è sicuro! In altri termini quando la curva è discendente è facile che comicamente in quel momento, tutte le sfighe del pianeta si mettono d’accordo per rompere le scatole proprio a voi!

Quando si dice che i pensieri negativi attragono altri pensieri negativi, è come una calamita! A una determinata tendenza negativa si possono associare altre tendenze negative, in questo modo l’onda si fa più grande e trascina con se anche altre sfighe vaganti che avrebbero anche potuto  passarvi vicino!

Insomma quando va tutto bene è un miracolo di elementi che si mischiano a formare una cosa semplicemente perfetta. Il concepimento  è tutto questo ed è facile per chiunque  capirlo  ma anche la nostra stessa vita, il nostro cuore che batte, il nostro corpo che funziona, sono tutte  alchimie perfette. Il semplice stare al mondo è già di per sè un miracolo!

E lo stesso vale anche per le sfighe, siano esse piccole o gigantesche, una strada che crolla, un fulmine, un terremoto sono  combinazioni distruttrici perfette che possono arrivare in qualunque momento.

Ritengo sia davvero importante imparare a rimanere stabili e non farsi trascinare da emozioni troppo forti, siano esse positive che negative. Se è vero che una sfiga chiama altre sfighe cerchiamo di tirarci sù il più in fretta possibile. Quanto ai successi non esaltiamoci troppo, così che quando l’onda cala, perché è normale che succeda, non si rischi di cadere bruscamente con il culo per terra! Impariamo a stare al mondo conoscendo la sua natura formata da alti e da bassi rispecchiando la forma elicoidale  del nostro DNA.

Per questo allenarsi alla stabilità emotiva è un esercizio utile, tanto quanto quello muscolare,  e sapersi meravigliare e godere di ogni istante di salute e benessere  come sanno fare i bambini, diventa un atto di conoscenza e  saggezza da non relegare alla sola visione occidentale o religiosa ma a un modo di pensare universale e riconosciuto da tutti.

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Agopuntura: Quante volte dottore?

14/2/11

Catherine Bellwald Agopuntura: Quante volte dottore?Questa frase l’ho rubata al Dott Picozzi ! Nel suo studio, che amo ancora frequentare come allieva,  ha scritto un piccolo testo da dare ai suoi pazienti, dove spiega alcune semplici questioni in merito alla aspettativa del paziente.

In effetti la tipica domanda del paziente  ”quante volte dottore ” ci mette un po’ in croce.

All’estero dove l’agopuntura viene utilizzata molto di più e in particolare nei paesi dove  l’assistenza sanitaria comprende anche le cure complementari, i nostri colleghi si permettono di comportarsi in modo decisamente più disinvolto.

Su patologie croniche si parte da 20 sedute di base, sapendo e spiegando che il trattamento potrà andare avanti per anni magari. Non ci sono scrupoli nel proporre la terapia a lungo termine su patologie croniche e importanti come una emiparesi, una malattia di Parkinson, un arto  fantasma di amputato.

In Italia  il servizio sanitario stabilisce il numero dei trattamenti fruibili a 10 e talora anche 6, questa abitudine ha modificato il modo di pensare dei pazienti e anche di alcuni medici purtroppo. Rendiamoci conto che il numero stabilito dalla ASL è il numero minimo basato su esigenze economiche e non sulle esigenze del paziente.

Qualunque paziente emiparetico sa benissimo che è uno scherzo parlare di 10 sedute di fisioterapia. Alcuni medici pensano ancora come 100 anni fa che tanto la situazione non cambia con o senza fisioterapia e quindi è solo un aiuto  quasi fosse solo psicologico. Altri sono convinti dell’efficacia del trattamento a lungo termine ma ritengono che non si possa fare e quindi  10 sedute è meglio che niente.  Alla fine quello che succede  è che medici e pazienti, un po’ alla volta iniziano a pensare esclusivamente alla formula a 10, fino ad arrivare a pensare che con 10 trattamenti il problema è risolto oppure è la cura che non funziona!

Questo ragionamento può essere applicato ai pazienti acuti o sub acuti o con disturbi presenti al massimo da 9 mesi.

Il discorso è leggermente più complesso, se ben eseguito anche nei pazienti cronici, dopo 6 massimo 10 trattamenti, è possibile nella maggioranza dei casi  vedere un risultato più o meno tangibile dell’effetto del trattamento, che non significa affatto la guarigione del paziente, ma semplicemente un cambiamento del quadro complessivo.

Nelle diverse patologie croniche ovvero presenti da ben oltre 6 mesi  soprattutto se presenti da molteplici anni,  non esiste cura, sia farmacologica, fisioterapica, psicologica, fisica, fitoterapica che con soli 10 trattamenti porti a completa guarigione il disturbo cronico!

Ma il problema sta proprio qui; per i medici le patologie croniche si chiamano appunto croniche perchè non guariscono. Non è contemplata la guarigione clinica o subclinica ma solo un fugace e leggero miglioramento del sintomo, utile se non altro per sentirsi in pace con la propria coscienza e sostenere psicologicamente il paziente al quale non si può dire quello che si pensa ovvero che non si può fare niente, non aiuterebbe il paziente!

Ecco che le medicine fisiche vengono prescritte da molti medici come un coadiuvante o peggio come un placebo e non perché ci si crede veramente. Ecco perchè si prescrive una terapia fruibile dal servizio sanitario nazionale e non una terapia come l’agopuntura dove il paziente paga di sua tasca l’intera quota.

Ma esiste una fondamentale differenza tra una terapia fisica come l’ultrasuono e un trattamento di agopuntura. L’agopuntura non lavora solo sul punto del dolore ma su tutto l’organismo, non lavora solo sul sintomo ma anche sulla sua radice, l’agopuntura può ridurre un sintomo o farlo sparire e  curare una patologia conclamata anche cronica ma non in 6-10 sedute no di certo!

Molte  persone iniziano a contare i trattamenti dopo i primi tre o quattro, perchè in effetti nella maggioranza dei casi il trattamento è settimanale ed è già trascorso circa un mese.  L’ideale sarebbe proporre un trattamento bisettimanale o trisettimanale per iniziare con grinta il lavoro ma i pazienti nella maggior parte dei casi non sono disposti a questo sacrificio. Un ultrasuono eseguito anche tutti i giorni per 10 giorni si può fare perché è possibile avere il permesso come dipendente ma l’agopuntura tre volte alla settimana non se ne parla proprio non in Italia! si rischia il licenziamento!

L’unico paziente che accetta due o tre sedute alla settimana è quello acuto e molto grave che non ne può  più  di sopportare il dolore, mentre quello cronico ormai convive con il problema da tempo.

E non c’è da stupirsi; questi pazienti il più delle volte hanno già fatto di tutto e di più e sono come esausti di correre a destra e a sinistra, altre volte non sanno proprio ascoltare il loro corpo, non si accorgono che dormono meglio, si sentono meglio magari in modo più generico oppure per brevi momenti. Spesso a questo si aggiunge una gran fretta. D’altronde non c è tempo per fare niente come si fa a trovarlo per curarsi. E dulcis in fondo il sistema sanitario ci ha condizionato con i pacchetti da 10.

Ma siamo anche pigri mentalmente ed è più facile pensare di prendere statine, ormoni, antinfiammatori, antiaggreganti, antipertensivi, antiacidi, ansiolitici e ipnotici a vita o pensare di dover sopportare il nostro problema piuttosto che essere disposti a  fare più di 20 sedute di agopuntura per curare magari definitivamente una gastrite, un’insonnia, un’ansia, un dolore presenti da diversi anni.

Infine il problema è anche la diffidenza; molte persone si chiedono “se spendo i miei soldi, il mio tempo e la mia fiducia per la terapia o persona sbagliata?” A questo proposito la scarsa informazione del mondo medico nello specifico settore agopuntura non aiuta: il neurologo dirà con molta sicurezza che l’agopuntura serve per alcune cefalee e non serve di certo per una emiparesi o una distonia ma non è così!
Infine se è vero che esistono validi professionisti è anche vero che esistono anche molti  che si improvvisano agopuntori.

A questo scopo esiste una federazione chiamata FISA che cerca di tutelare questa branca della medicina anche in Italia, da facili e poco seri utilizzi di questa arte e consente di reperire tramite il suo sito un medico che abbia almeno fatto una scuola riconosciuta dalla Federazione Italiana Scuole Agopuntori presente nelle diverse regioni. Questo ancora non è sufficiente ma è già un inizio.

In questa società ormai condizionata a sua insaputa dalla potente farmacoindustria che vorrebbe proporre una pillola per ogni male o possibile male, una cura come l’agopuntura non piace e viene ostacolata, perchè dovremmo stupirci?  Resta ai veri professionisti proporla anche nei casi più difficili e diventando degli esperti non solo di cefalee. Resta ancora agli agopuntori impegnati lo spiegare che non è un miracolo ma una cura che necessità di un suo tempo per raggiungere  e stabilizzare i suoi piccoli e grandi  risultati.

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Asessualità o anoressia sessuale?

31/1/11

Catherine Bellwald Asessualità o anoressia sessuale?E’ frequente parlando con i pazienti scoprire che sono molte le persone sui quarant’anni ma talora anche molto più giovani, prevalentemente del sesso femminile ad avere un totale rifiuto della vita sessuale, una  sorta di chiusura della sfera erotica, si diventa come assessuati.

Il più delle volte il problema inizia gradualmente con dei semplici “non mi va” “oggi non ho voglia” che però diventano sempre più frequenti. Infatti se una volta era necessario inventare il mal di testa oggi bastano queste frasi per chiudere il discorso e metterlo da parte.

Ci si chiude totalmente a questa espressione senza saper esattamente perché. Talora il tutto parte da dei malcontenti o insoddisfazioni di vario genere e come in tutti gli atteggiamenti potenzialmente patologici si pensa che è un momento passeggero e che poi passerà da solo. Ma non è sempre così, può capitare che  ci prenda lui la mano e diventi con il passar del tempo, sempre più difficile riportare la coppia a vivere una normale vita sessuale.

Quello che succede di solito è che l’uomo si sente ferito e rifiutato, la sua identità  maschile è respinta e diventa in parte inespressa, proprio nella connotazione per lui più fisica. L’uomo costretto alla asessualità non si sente veramente uomo anche se ovviamente non è vero. Un po’ quello che succede alle donne che non possono o non riescono a vivere la maternità anche loro non si sentono donne complete. Il problema si pone anche nell’altro sesso, la donna che non si sente più desiderata crede di non essere più attraente e può perdere sicurezza in se stessa.

Le conseguenze sono diverse  l’uomo può diventare aggressivo  verbalmente, talora anche fisicamente, inizia una vera e propria guerra psicologica fatta di risentimenti, chiusure, sensi di colpa, insoddisfazioni, battute e critiche. Per quello che riguarda la donna la sua reazione è di solito meno aggressiva e direttamente espressa e non è infrequente che si possa  chiudere in se stessa giudicando anche inconsciamente che la colpa possa essere la sua.  A meno che non vi sia un reale motivo, un benestare reciproco o la ricerca di una vita sessuale al di fuori delle mura domestiche, per evitare di scatenare il desiderio nel compagno si rischia di arrivare a  una eliminazione quasi totale dell’affettività, niente baci, niente carezze, nessuna espressione di affettuosità.

Una relazione non solo asessuata ma anche pericolosamente anaffetiva.

Ho recentemente considerato che questa modalità è molto simile ai disturbi comportamentali legati al cibo, l’anoressia per esempio parte da un desiderio di vedersi più magri e gradualmente si trasforma in un totale rifiuto del cibo. Entrambi questi atteggiamenti sono un rifiuto del nutrimento non solo fisico, ma anche emozionale e sensoriale, un rifiuto del piacere insomma, per arrivare nei casi più gravi a un  rifiuto della vita stessa. Molte volte è presente una  depressione del tono dell’umore sottostante magari mascherato.

E’ però da considerare che da alcuni anni la assessualità sta dilagando un pò come una moda tra i e le giovanissime oltre che tra personaggi dello spettacolo, che dichiarano apertamente di vivere molto più serenamente senza il sesso e senza questa ossessiva necessità e di ricercare una espressione più sentimentale e romantica dell’amore.  In questi casi la relazione assessuata è desiderata da entrambe le parti e come alcuni dicono “è il paradiso per gli uomini che soffrono di impotenza”  e a questo punto direi ma perché no? Basta che non lo si consideri un vanto o un orgoglio ma  una scelta individuale e rispettosa delle altrui necessità e desideri.

E’ possibile che questo sia  il risultato della nostra ricerca di perfezione, e dell’allargare il nostro spazio esperienziale: con quello vado a teatro, con quello faccio sport, con quello lavoro, con quello faccio il romantico, con quello faccio sesso e qui nasce il famoso scopamico. Anche questa è una novità di questo secolo molte amicizie, molta libertà, molta scelta e possibilità di vivere esperienze diversificate tra di loro e non per questo meno arricchenti.

Esiste la possibilità di dar vita a un puzzle di io con diverse personalità, che da un lato possono generare confusione e instabilità ma dall’altro possono essere un ottimo training e terreno per non fossilizzare la nostra mente in un unico personaggio che ripete se stesso fino alla morte. Un tempo si restava dove si nasceva si lavorara vicino a casa ci si sposava il più comodamente possibile. L’importante è non perdere il collegamento con la nostra unità e centralità, mantenendo il desiderio di creare una vera e profonda relazione con gli altri individui e non solo con noi stessi.

Ma per tornare all’assesualità credo che  una cosa sia scegliere di non far sesso e un’altra sia il non riuscire a fare sesso in modo soddisfacente; la differenza è sostanziale, direi.

Quando iniziamo a capire di avere una totale mancanza di desiderio è necessario correre subito ai ripari, e girare subito il timone nella direzione giusta. Il primo passo è capire che il problema siamo noi, infatti il più delle volte si tende a dare la colpa alla stanchezza ma soprattutto al compagno, troppo grasso, alito pesante, si trovano difetti sicuramente presenti ma ai quali si da troppo peso. In realtà sono delle scuse o meglio si vede l’altro come se indossassimo degli occhiali che distorcono la realtà, esattamente l’opposto degli occhiali rosa dell’innamorato.

Una volta individuato che di un problema si tratta, è necessario  non accettare passivamente questa condizione di chiusura ma cercare tutte le possibili soluzioni per facilitare una riapertura. E’ importante condividere il problema ovvero parlarne con il proprio compagno cercando in prima istanza di spiegare che non è lui il problema e che desideriamo cambiare velocemente. Si tratta di una richiesta di aiuto per superare il momento difficile, un po’ come quando si decide di smettere di fumare. In questo modo si dà la possibilità al compagno di diventare più attento ad alcuni dettagli che ci danno fastidio, si potranno fare dei viaggi o dei week end insieme per uscire dal tran tran.

Il problema è  più subdolo  quando non esiste un compagno; in questo caso è più facile credere che siamo così solo perché siamo sole, ma  è spesso il contrario e spetta a noi uscire da questo torpore.  A parere mio è sbagliato e troppo facile concludere che non essendoci più desiderio sessuale il rapporto tra due persone è da considerarsi esaurito. E’ più facile chiudere e  ricominciare con un altro compagno dove tutto è nuovo e possibile.  Facilmente le stesse dinamiche si riproporranno nel tempo magari anche peggiori. Si  può rimettersi in pista anche con il compagno di oltre 20 anni.

Come fare? Prima di tutto bisogna volerlo! esattamente come quando si decide di smettere di fumare, quindi ci deve essere una motivazione forte questo è il punto di partenza e non è facile. E’ più semplice rinunciare  ad essere felici che lottare per la nostra felicità e poi è necessario darsi da fare in più direzioni.

L’attività motoria è la più semplice e prima raccomandazione, soprattutto se fatta all’aria aperta, da una parte perchè il movimento aumenta la produzione di testosterone e quindi aumenta l’appetito  sessuale, dall’altra perchè la natura apporta sempre la sua meravigliosa armonia intrinseca e ci dona la possibilità di ritrovare un equilibrio.

Quando questo non basta è utile affrontare l’argomento con uno specialista psicologo o sessuologo per vedere di risolvere la causa del problema magari anche in coppia. L’agopuntura può essere un valido supporto specialistico non verbale uno strumento capace di far circolare l’energia in tutto il corpo evitando che si concentri e blocchi in alcuni distretti. Il trattamento di agopuntura si può paragonare a un motore acceso capace di far circolare la benzina  nel carburatore  senza che si ingolfi riattivando e armonizzando il network ormonale e bioumorale alla base del desiderio sessuale.

Si attiverà il corpo come una ventata di energia aggiuntiva che potete utilizzare fisicamente ma anche mentalmente per aggiustare il tiro ovvero per essere più elastici. Il corpo e la mente si influenzano vicendevolmente  se alle donne serve una cena romantica, alcune attenzioni e comodità per mollare la fatica della giornata e della settimana, uomini perchè non provate ad assecondarle? E per le donne  se a un uomo serve un bel pasto caldo servito con affetto e un bell’intimo e la vostra disponibilità, anche se di fronte a una richiesta non programmata e talora troppo istintiva, perché negarglieli?

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