Pagina 1 di 71234567»

Archivio per: ‘medicina cinese’

I veleni

2/2/12

Catherine Bellwald I veleniPer veleno si intende una sostanza in grado di produrre attraverso un meccanismo chimico effetti dannosi transitori o permanenti, il quadro può arrivare alla morte cellulare dei tessuti coinvolti fino ad essere letale per l’organismo in toto.

E’ interessante vedere che la maggior parte delle persone identifica i veleni con poche sostanze  altamente dannose per l’uomo, presenti anche nel regno naturale animale e vegetale dalle quali è sufficiente stare alla larga il più possibile: non ingerire, non inalare, non toccare e siamo protetti!

Molta attenzione oggi viene posta al cibo come fonte primaria di possibile intossicazione da esterno, ecco che quasi tutti gli alimenti in vendita vengono spesso trattati con sostanze disinfettanti e controllati con numerosi test specifici.

L’aria che respiriamo nelle città e nell’hinterland delle aree metropolitane è inoltre sempre più ai limiti superiori di tollerabilità come contenuto in idrocarburi e  polveri tossiche, ma il controllo del riscaldamento da parte dei cittadini e dei luoghi commerciali non esiste, l’unico provvedimento è dato dalla limitazione del traffico urbano con targhe alterne e limiti di velocità che sembrano avere effetti minimi sul contenimento del problema.

Il concetto di veleno e di tossina è invece un concetto chimico molto più esteso che si ritrova in una  elevata quantità di sostanze provenienti dal regno vegetale, animale e minerale. Le conseguenze più temibili  di molteplici patologie infettive a carico di microorganismi sono in realtà il risultato degli effetti delle tossine prodotte dai microrganismi e dalla reazione di difesa del nostro corpo.

Il nostro stesso corpo è in grado di produrre tossine in situazioni patologiche specifiche, o meglio sarebbe dire che alcune sostanze prodotte normalmente dal corpo, quando prodotte o presenti per motivi patologici in modo eccessivo possono diventare esse stesse tossiche per l’organismo.

Per fare un semplice esempio in caso di insufficienza renale l’urea si accumula nel sangue diventando tossica, in caso insufficienza polmonare l’anidride carbonica si accumula nel sangue diventando tossica, in caso di diabete il glucosio si accumula nel sangue diventando tossico. In caso di infiammazione vengono liberate un gran numero di sostanze chimiche che possono avere un  effetto tossico.

Ecco che semplificando in modo estremo possiamo avere due grosse categorie di intossicazione autoprodotta, da deficit ovvero da insufficienza di una qualunque funzione fisiologica interna oppure da eccesso di una funzione che possiamo definire difensiva: l’infiammazione.

Da ormai oltre 70 anni sempre più dettagli vengono apportati allo studio dei numerosi e vari mediatori dell’infiammazione e della complessa catena di reazioni chimiche da essi prodotta e molte sono ormai le correlazioni tra infiammazione cronica e cancerogenesi.  Molti sono i biologi e ricercatori che nello studio di questi mediatori sono alla ricerca di importanti risposte.

Quello che è davvero curioso sapere è che circa 4000 anni fa, nei testi di medicina e di fitoterapia cinese, si parlava di veleni e di tossico nel sangue alludendo a patologie non solo acute ma anche croniche.  Sono tantissimi i fitoterapici e le ricette fitoterapiche antiche nella cui specificità terapeutica è segnato”toglie il tossico dal sangue”, oppure “toglie il tossico del fuoco e del calore”.

I veleni che possiamo produrre sono in effetti la causa delle  patologie più difficili e subdole da trattare. Non stupisce neanche pensare che le emozioni negative da sole siano in grado attraverso un meccanismo di eccesso e di infiammazione di produrre dei veleni. Quando si dice “non avvelenarti il sangue” oppure non “avvelenarti la vita”, il significato è ancora quello per cui emozioni contratte, sentimenti repressi e shock affettivi possono, non solo simbolicamente, generare dei veleni. Da questi veleni tanto quanto da quelli provenienti dal cibo malsano e dalle polveri sottili presenti nell’aria dobbiamo stare molto in guardia.

Sull’inquinamento abbiamo poca possibilità di interagire se abitiamo in un centro urbanizzato; sugli alimenti possiamo fare qualcosa, selezionandoli e diventando sempre più esigenti ma dovendo affrontare costi superiori.

Sulle emozioni invece possiamo agire direttamente senza costi aggiuntivi: tocca a noi la pulizia delle emozioni negative come esercizio regolare e costante esattamente come dobbiamo fare con la manutenzione e cura di qualunque oggetto o luogo.

Articoli correlati:

Emorroidi: rimedi naturali e cause

30/1/12

Catherine Bellwald Emorroidi: rimedi naturali e causeAvere le emorroidi significa in termini tecnici avere le emorroidi infiammate, dolenti e talora sanguinanti; il termine stesso evoca la perdita di sangue.

Pertanto in senso tecnico le emorroidi sono considerate oggi come strutture anatomiche vascolari assolutamente fisiologiche ricche di innervazioni nervose, che partecipano attivamente alla possibilità di contenere attraverso lo sfintere anale gas, liquidi e feci in modo volontario e ben controllato.

Oggi si ritiene che le emorroidi in sè non siano la patologia ma il risultato di una patologia e questo è già un passo avanti. Nella medicina cinese ogni patologia è il risultato di una situazione patologica nascosta che la ha originata. In medicina occidentale anche se si conoscono molti fattori eziologici e fattori  predisponenti sono a tutt’oggi innumerevoli le  patologie ad eziologia sconosciuta.

In particolare la corrente di pensiero odierna non considera più le emorroidi come patologiche e la rimozione completa del plesso emorroidario come l’intervento chirurgico più efficace, bensì il contrario, ovvero l’intervento cerca di limitare l’asportazione di tessuto emorroidario al minimo per non  danneggiare il complicato sistema della continenza fecale.

La tecnologia ci ha permesso di osservare che la mucosa anale dei soggetti con emorroidi infiammate è spesso prolassata e la considera come la causa dell’infiammazione. Ma ritengo sia legittimo chiedersi: l’infiammazione delle emorroidi, facendo gonfiare il tessuto vascolare e i cosiddetti cuscinetti emorroidari, non può essa stessa causare uno scivolamento della mucosa anale?

I rami pieni di frutta matura di un albero non cedono forse verso il basso?

La spiegazione meccanica che considera il prolasso della mucosa come la causa principale non è per questo sbagliata, anzi le emorroidi delle partorienti e dei soggetti fortemente stitici hanno esattamente  questa spiegazione, ovvero nell’atto di spingere con forza durante l’evacuazione fecale e durante il parto, la mucosa anale può cedere verso il basso causando un’infiammazione dei cuscinetti emorroidari. Ma possiamo anche pensare che e la gravidanza e le masse fecali ristagnanti sono causa di una circolazione sanguigna più compromessa per effetto meccanico e compressivo diretto sulle strutture venose.

Anche la posizione statica mantenuta a lungo può essere considerata una causa predisponente allo sviluppo di emorroidi. Ma possiamo considerare la stipsi come l’unica causa? Sono tanti i pazienti che soffrono di emorroidi e non soffrono di stipsi.

Nella medicina cinese le emorroidi sono molto spesso segno di calore interno, soprattutto se sanguinano e se bruciano o prudono e se sono accompagnate da polsi pieni e forti. Non  a caso rispondono molto bene alla fitoterapia mirata sul calore interno e sulla stasi di sangue, essa stessa fonte di calore. Inoltre la stipsi è frequentemente segno di calore interno.

Il fatto che la popolazione adulta soffra così tanto di questo problema soprattutto maschile è indiscusso. Anzi credo che l’incidenza di uomini che soffrono occasionalmente o riccorrentemente di emorroidi sia molto più alta di quanto non si possa trovare sui testi. Sono molti infatti gli uomini che non lo confessano neanche al proprio medico di fiducia.

Gli uomini in un certo senso soffrono di emorroidi nella stessa misura in cui le donne soffrono frequentemente di vaginite o di cistite. Ci sono casi di donne con emorroidi e di uomini con cistiti e prostatiti, ovviamente, non facciamo generalizzazioni estreme. Quello che volevo dire è che l’incidenza di  emorroidi nell’uomo sembra avere  lo stesso peso dell’incidenza delle infezioni e infiammazioni urogenitali nelle donne.

Se consideriamo l’apparato urogenitale maschile rispetto a quello femminile possiamo considerarlo esterno e quindi in teoria meno sensibile al calore interno rispetto al femminile. Ipotizzando che condizioni emotive, costituzionali ed alimentari possano aumentare una condizione di stasi e di calore interno potremmo anche estrapolare che nell’uomo questa condizione possa maggiormente riflettersi sul plesso emorroidario e nella donna sull’apparato urogenitale.

La cura e la prevenzione non possono quindi essere limitate ai consigli alimentari che prevedono solo la presenza di dosi più elevate di fibre nella propria dieta, meglio se provenienti da alimenti vegetali freschi ma anche un’attenzione all’idratazione e soprattutto alla limitazione di cibi fortemente riscaldanti come la carne, il peperoncino, il cioccolato, i formaggi fermentati e gli insaccati.

Il movimento fisico inteso come fonte di movimento di sangue e di energia in senso lato, consente l’ eliminazione attraverso il sudore di calore e tossine ma anche di tensioni interne, diventando in questa ottica una cura e una prevenzione.

L’educazione alla contrattura e rilassamento delle muscolatura anale, se fatta regolarmente, diventa un ottimo strumento terapeutico in quanto sia l’eccessivo spasmo dello sfintere (segno di tensione viscerale) che il rilassamento della muscolatura anale, possono peggiorare l’infiammazione locale. Oggi si parla di riabilitazione del pavimento pelvico ma ricordiamo che una intera sezione del pranayama e alcune asanas dello yoga prevedono l’utilizzo insieme alla respirazione della contrattura di alcuni distretti viscerali fra i quali quello anale, tramite la tecnica chiamata mula bandha.

Nei casi più complicati l’agopuntura è un valido aiuto in quanto non riduce  solo le tensioni emotive ma il modo in cui il corpo le somatizza. Infine la fitoterapia cinese, quando mirata e calibrata sulla persona, può in pochi giorni togliere il calore e la stasi in modo molto più efficace e con meno effetti collaterali di quanto non lo possano fare la terapia steroidea e i farmaci flebostatici.

 

Articoli correlati:

Il grande freddo è arrivato difendiamoci

23/1/12

Catherine Bellwald Il grande freddo è arrivato difendiamociDal calendario cinese entriamo dopo la seconda metà del mese di gennaio nella piccola stagione lunare detto Da Han o Grande Freddo iniziato quest’anno precisamente il  20 gennaio.

Non possiamo non essere d’accordo, il termometro parla chiaro, si va in molti momenti del giorno e della notte vicino e sotto gli zero gradi centigradi. E il corpo umano come quello delle piante e dello stesso pianeta inizia ad aver sempre meno risorse di calore interno e quindi a sentire e soffrire di più il freddo.

Il buio e il freddo non sono malattie o fenomeni da rifiutare o di cui avere paura, sono fenomeni della natura che hanno un loro perchè e che fanno il loro decorso ciclico. Non bisogna quindi   chiudersi in casa e al riparo nella nostra casuccia. Diventa però in questo periodo molto rischioso  sfidare il freddo, per esempio aprendo le finestre di casa per cambiare l’aria come fosse primavera!

Avevo una paziente che faceva le pulizie di casa e i letti con le finestre spalancate lamentando una ricorrente  lombalgia, completamente regredita dopo che con suo grande rammarico le ho vietato di fare i letti nella corrente in camicia da notte!

Non ci si ascolta! Non si ascolta il corpo durante i movimenti per capire quando fermarsi e non si ascolta il corpo per modulare la temperatura corporea a seconda delle necessità e delle circostanze che possono cambiare anche molto velocemente la nostra capacità di resistere al freddo: umidità, stanchezza fisica e mentale, stato generale, digestione  in corso, rilassamento e abbandono, oppure azione ed espansione.

Tutti  stati completamente diversi che possono modificare di molto la nostra capacità di resistere al freddo. E’ quindi necessario avere una grande consapevolezza anche della propria capacità di percepire il freddo senza consentirgli di entrare ma solo di restare in superficie e anche di togliere e metttere indumenti a seconda del clima esterno oppure semplicemente bere o mangiare qualcosa di caldo al momento giusto.

Come sempre e ancora una volta è necessario ascoltare il corpo e porre rimedio e non fare le orecchie da mercanti. Certamente i rischi non sono gravi: una contrattura muscolare oppure uno stato influenzale o un semplice raffreddore che però possono essere molto fastidiosi e indebolire le nostre energie.

E’ quindi importante capire quando si prende freddo e porre immediato rimedio senza subirlo passivamente aspettando che il freddo entri nel corpo.

Una particolare attenzione è raccomandabile alla gola e al naso, queste due zone sono una apertura ai virus. Quando sentite chiaramente un prurito alle narici, al velo pendulo o alla gola è un sintomo da non sottovalutare. Per i cinesi il prurito è un segno di vento e il vento è il vettore con il quale il freddo e per parlare in termini più occidentali i virus o microorganismi possono farsi strada.

In queste particolarissime situazioni se siete attenti e vigili, potete porre un immediato rimedio.   Una inalazione di timo in olio essenziale e magari una spuzzata di propoli in gola possono essere semplici ed efficaci rimedi  ma solo se  eseguiti tempestivamente. Strumenti banali reperibili in qualunque erboristeria, farmacia e parafarmacia oggi presenti ad ogni angolo di strada che consiglio di portare in borsetta o in tasca se preferite.

Vi sono poi rimedi più specifici  che possono aiutare a proteggere la superficie come la ricetta Yu ping feng sang che  viene tradotto in Jade windscreen powder ovvero Polvere di parabrezza di giada. Nome come sempre molto romantico ma decisamente significativo. Per tutti coloro che sono andati in moto è possibile capire come il parabrezza ci difenda in modo efficace dal vento e dalle intemperie: immaginate di non averlo!

Una ricetta fitoterapica cinese  antichissima e molto maneggevole che può darci una mano a superare indenni anche questa stagione più fredda meglio ancora se mischiata ad altre ricette idonee alla nostra specifica costituzione ma che può essere  preso anche da sola.

Articoli correlati:

Il rotore nell’autotrattamento per le algie muscoloscheletriche

16/1/12

Catherine Bellwald Il rotore nellautotrattamento per le algie muscoloscheletricheIl rotore è un importante strumento della tecnica della miofibrolisi integrata, si tratta di uno strumento formato da anelli rotanti ricoperti da piccolissime punte.  In realtà il rotore è il primo strumento di apertura di qualunque lavoro di miofibrolisi in quanto lavora sulla superficie cutanea richiamando sangue in grandi quantità grazie alle punte.

Ma in realtà, come dicono i cinesi “lontano lontano vicino vicino”, ovvero lavorando apparentemente lontano dal problema spesso si lavora molto più vicino di quanto non si pensi. La cute come involucro protettivo esterno è in realtà in collegamento con le parti più interne e profonde del corpo. I meridiani della medicina cinese ne sono un esempio ma anche i metameri della medicina occidentale riflettono questo principio di  collegamento embriologico interno-esterno, così come le irradiazioni dolorose viscerali a distanza.

Il rotore permette di lavorare in breve tempo, e senza dover compiere manovre particolarmente difficili, l’intero territorio di innervazione dell’area dolorosa colpita, oppure tutto il meridiano di agopuntura da trattare. Il trattamento antalgico diventa quindi non già una terapia locale come tutte le diverse terapie fisiche conosciute ma qualcosa di completamente diverso. Le terapie fisiche come l’ultrasuono e il laser producono, attraverso un calore endogeno, un aumento della circolazione sanguigna; lo stesso meccanismo che in questo caso otteniamo attraverso una azione meccanica che potremmo definire di microfrizione diretta.

Chiunque abbia una certa esperienza della mifibrolisi integrata sa che il lavoro completo si deve fare nei diversi livelli di profondità partendo dal più superficiale e andando via via verso gli strati più profondi del dolore. Ma è altrettanto vero che il lavoro superficiale iniziale è quello che da solo spesso porta via il grosso del dolore e che, se fatto su un dolore fresco o ancor meglio su un dolore già lavorato in profondità e con cura, diventa uno strumento terapeutico di mantenimento del benessere raggiunto soprattutto sui dolori cronici o sui dolori dovuti a microtraumi ripetuti, utile in particolare ai soggetti artrosici o con schiene particolamente compromesse da cifosi o discopatie degenerative ma anche nei soggetti sportivi a scopo preventivo.

Il rotore è un attivatore della circolazione sanguigna ed è utilissimo come terapia di supporto nel trattamento degli inestetismi della cellulite dove diventa un ottimo strumento per far assorbire maggiormente le sostanze dalla cute  rendendo più efficaci le diverse creme e gel dedicate alla problematica estetica.

Il trattamento viene poi costruito sulle esigenze del paziente, utilizzando il criterio del trattamento locale ovvero sul dolore, il criterio della simmetria, ma anche il criterio della morfologia dei muscoli, lavorando così sulle inserzioni e sulle origini dei muscoli da trattare.  E’ possibile applicare con il rotore il criterio della circolazione energetica e lavorare sul decorso dell’intero canale coinvolto o selezionato;  infine è possibile lavorare su aree fisiche lontane ma aventi un somatotopismo per la regione da trattare presenti sulle mani sulle orecchie ma anche sulla pancia agendo in questo modo in maniera indiretta sul dolore da trattare.

Un sistema apparentemente fin troppo semplice ma non per questo poco efficace che, associato a due o tre esercizi specifici per ogni singolo disturbo, diventa uno strumento terapeutico molto valido. Ecco che il rotore per autotrattamento diventa uno strumento personale riprodotto  in materiale plastico e non in acciaio con costi accessibili e senza rischi di graffiare la pelle e soprattutto leggerissimo. L’unico accorgimento deve essere quello della manutenzione che non deve prevedere sostanze in grado di alterare la plastica ma un semplice spazzolino da passare tra le punte.

Uno strumento antichissimo una volta costruito in pietra diventa oggi un supporto ultra maneggevole e di facile autoapplicazione per curarsi e volersi bene.

Articoli correlati:

Agopuntura: agire con forza e determinazione

12/1/12

Catherine Bellwald Agopuntura: agire con forza e determinazioneAccade molto spesso che il paziente giunga a visita in uno stato avanzato della sua patologia e del suo disagio fisico e molto spesso anche in un momento in cui la situazione sembra aver preso il sopravvento con forza e aggressività;  per una nevralgia del trigemino, ad esempio, che diventa insopportabile, si è pronti a cambiare la strategia terapeutica intrapresa fino a quel momento e provarne un’altra: l’agopuntura.

Questi pazienti sono i più complessi, sia perchè hanno addosso un carico di disperazione dovuta alla sopportazione del dolore sia perchè sono “acuti”.

Per la mia esperienza è necessario aggredire i sintomi con la stessa forza con la quale il dolore si mostra. E’ come nuotare o remare contro corrente; se la corrente è forte è necessario remare con molta grinta, esiste un momento in cui ancora non si vede il risultato ovvero sembra di restare fermi e di non procedere.

Questo è un momento molto delicato perchè è necessario non perdersi d’animo e perseverare fino a quando non ci si accorge di fare dei progressi e di avvicinarsi, seppur con fatica, a destinazione. A quel punto remare o nuotare con forza diventa più facile perchè si coglie il successo dell’impresa e non si molla finchè non si arriva a destinazione.

Interrompendo la nuotata o rallentandola in presenza di una corrente così forte comporta ritrovarsi velocemente al punto di partenza, lo sforzo compiuto completamente vanificato. Lo stesso vale per l’agopuntura; nei casi acuti 3 sedute alla settimana sono necessarie, 2 sedute sono appena sufficienti. Ma mollare per un qualunque motivo anzitempo anche di solo una settimana, produce un fallimento preannunciato.

Quello che accade è che il paziente peggiora velocemente a quel punto ritrovandosi sulla spiaggia dalla quale è partito, difficilmente ci riproverà. Non è la tecnica che non produce effetti ma il modo permissivo e soft in cui  la si applica a non essere all’altezza del compito. In caso di dolore così acuto inevitabilmente si rivolgerà nuovamente ad altre sostanze chimche o farmacologiche non ancora provate o di nuova sintesi.

Diventa difficile, sia per motivi economici che per motivi di impegni lavorativi o famigliari, richiedere questa frequenza e questa continuità, ma nei casi davvero gravi e acuti, come le nevralgie acute post herpetiche, nevralgie da discopatie conclamate, sindromi da arto fantasma oppure quadri di nevralgia del trigemino, è l’unico modo per ottenere un risultato concreto.

Quando il dolore è così acuto e insopportabile,  la battaglia è già iniziata, senza esclusione di colpi; decidere di entrare in guerra ha senso solo se consapevoli della forza e della strategia necessaria per vincere. Un eccessivo permessivismo da parte del medico può essere la causa dell’insuccesso.

“Questa settimana non posso perchè arriva l’idraulico…” saremmo tentati di dire: ci vediamo la prossima .. e invece è necessario essere molto rigidi, almeno all’inizio e nei casi più acuti, si intende.

Solo con l’esperienza è possibile riuscire a capire quanto dobbiamo essere determinati e capaci di quantificare lo sforzo necessario affinchè la faatica, il tempo e il denaro del paziente possano essere ricompensati dal successo del trattamento.

Articoli correlati:

Il fegato e il mese di gennaio nella medicina cinese

9/1/12

Catherine Bellwald Il fegato e il mese di gennaio nella medicina cineseL’ultimo mese del calendario cinese e l’ultimo organo della circolazione energetica anche se il primo mese del nostro calendario solare. Il mese lunare che inizia con il 6 gennaio detto Xiao Han ovvero piccolo freddo è collegato con l’organo fegato.

Il suo animale è il bue e il suo orario è compreso tra le 1 e le 3 del mattino; si dice anticamente che per un buon riposo fisico è meglio addormentarsi prima delle 3 e possibilmente anche prima dell’1 di notte, presumibilmente per lasciare maggiormente riposare questo importante organo, il cui ruolo è semplicemente fondamentale e insostituibile.

Il fegato è una sorta di grande laboratorio chimico del sangue oltre che una ghiandola esocrina che produce la bile  utile alla digestione dei grassi. Per questo motivo si considera sia endocrina che esocrina.

Il fegato riceve sangue ossigenato dal sistema arterioso come tutti gli organi e sangue venoso detto portale  proveniente dal sistema gastrointestinale ricco di tutte le sostanze ingurgitate  digerite e assorbite. Tutte queste sostanze di fresco assorbimento passano quindi dal fegato dove subiscono una trasformazione. Il glucosio in eccesso viene trasformato in glicogeno e messo in riserva pronta per il suo utilizzo in caso di ipoglicemia, il glucosio inoltre viene prodotto a partire da amminoacidi, glicerolo e acido lattico.

Il fegato presiede inoltre la sintesi del colesterolo e dei trigliceridi detta sintesi endogena ovvero riguardante quelli non provenienti dai grassi assunti con la dieta ma ottenuta a partire da zuccheri e proteine degradati in glucosio e amminoacidi e successivamente in acetilcoenzima A. La lipogenesi può essere prodotta in qualunque cellula ma è più spiccata nelle cellule epatiche e questo avviene quando le riserve di glicogeno sono sature. Si parla di steatosi o di fegato grasso riscontrabile con un esame ecografico e sempre segno di una dieta eccessivamente ricca.

Molte sostanze tossiche vengono demolite o modificate, l’ammoniaca per esempio proveniente dal catabolismo si trasforma in urea  e viene eliminata con le urine. Tutti i farmaci transitano dal fegato a meno che non si inalino o non si assorbano dalla mucosa orale; in questo caso bypassano il sistema portale, si parla del metabolismo dei farmaci ovvero i farmaci si modificano passando dal fegato talora in metaboliti più efficaci di quelli assunti per via orale come nel caso della vitamina D, talora in metaboliti più tossici.

Per la medicina cinese quando si parla di fegato è possibile che si intenda non solo il complesso organo fegato di cui sopra ma l’associazione fegato-pancreas intesi come un tutt’uno il che complica ulteriormente il discorso vista l’importanza di questo organo.

I cinesi  ben oltre 2000 anni fa sapevano quanto il fegato fosse collegato con il sangue e quanto questo legame fosse forte, un fegato si dice debba essere morbido per essere sano. Nel feto  il fegato  è deputato alla sua sintesi emopoietica e nell’adulto alla sua pulizia; le cellule vecchie vengono rimosse e distrutte. Il fegato è la riserva di ferro e di  vitamina B12  indispensabili per la sua sintesi.

Il fegato è una sorta di filtro del sangue e quindi ne è ricchissimo, si ritiene che  il flusso sia di circa 2, 5 litri al minuto, il colore rosso violaceo dell’organo resecato ne mostra l’intensa stasi ematica. La stasi di qi di fegato come dicono in medicina cinese è in assoluto fra le diagnosi più frequenti e corrisponde a una sorta di rallentamento della circolazione energetica e di sangue in questo organo; non a caso posto sotto il costato e collegato con una respirazione costretta a sua volta in relazione diretta con costrizione emotiva che possiamo sintetizzare con la parola: trattenere.

Il trattenere non solo la rabbia come molti pensano ma anche tutto il resto, l’ipercontrollo esteriore è spesso causa di una costrizione di qi di fegato. Il voler trattenere qualunque situazione significa non accettare il cambiamento  oppure volerlo a tutti i costi tenere sotto il nostro controllo assoluto e indiscusso.  Il trattenere è figlio di un pensiero logico e lineare e non circolare che mai come in questo periodo ha avuto maggior sopravvento su tutto.

Per avere un fegato sano è indispensabile  un buon regime alimentare moderatamente ricco, una limitazione dei farmaci o sostanze tossiche ma anche una corretta capacità di esteriorizzare e pacificare le proprie emozioni e di sbloccare le tensioni fisiche.

Un buon aiuto psicologico fatto  da un esperto del settore  oppure  fatto dalla semplice possibilità di confrontarsi con altre persone può essere di grande aiuto per metabolizzare le nostre emozioni e mollare quello che non serve. Sono altresì utili attività sportive che muovono il sangue, attività come lo yoga che muovono e amplificano  la respirazione. In casi più seri e con disturbi correlati che possono andare da disturbi gastrici e intestinali si dice in questi casi che il fegato attacca lo stomaco e l’intestino, ma anche insonnia, ansia, dismenorrea e molti altri, l’utilizzo dell’agopuntura e della fitoterapia può drenare e liberare il fegato dalla costrizione.

In agopuntura il fegato è collegato alla vescica biliare e al triplice riscaldatore, entrambi del grande canale o livello definito shao yang e con il pericardio con il quale forma il canale o livello jue yin entrambi considerati come strati intermedi ovvero centrali del corpo dove sia le patologie esterne  che interne possono rimanere incastrate.

Altri due collegamenti molto utili e meno conosciuti sono quelli con il piccolo intestino, e con il polmone rispettivamente opposit clock e neighbour clock. Nella pratica clinica è possibile curare delle spalle dolorose lavorando non direttamente sul meridiano coinvolto del piccolo intestino ma liberandolo a distanza usando punti del canale di fegato.

Infine  è possibile lavorare su tosse e asma sempre con punti di fegato perchè il polmone è il canale che segue nella circolazione ovvero il primo; non a caso si nasce con un vagito mi diceva una paziente sorprendendomi qualche giorno fa.

E in un certo senso potremmo considerare il fegato come la cristalizzazione del nostro attrito con la vita ma soprattutto del nostro ego.

Articoli correlati:

Agopuntura: peccato non farla

19/12/11

Catherine Bellwald Agopuntura: peccato non farlaMolti pazienti arrivano a visita con disturbi e patologie presenti da un numero molto elevati di anni, talora oltre i 10, alcune volte anche da 20 o 30.

La visita è spesso molto lunga e impegnativa, perchè ai disturbi cardine si associano di solito altre problematiche e la raccolta anamnestica della storia clinica, delle varie e molteplici cure intraprese e la lista dei numerosi  esami eseguiti sembra infinita. Tuttavia si percepisce nel paziente come la sensazione di essere approdati ad una possibilità di cambiare finalmente le cose anche in modo definitivo.

Sono proprio questi pazienti che inspiegabilmente molto spesso rinunciano alla terapia  prima ancora di averla intrapresa.  Alla visita si definiscono pronti a tutto e decisi ad affrontare il problema con serietà. Il metodo e il professionista gli sono congeniali eppure senza un apparente motivazione che ne giustifichi l’arresto, si fermano.

Dopo le prime tre sedute, ma talora anche dopo la prima, pur percependo da subito piccoli o grandi miglioramenti, cominciano a chiedere quante altre volte dovranno venire e poi, rapidamente, smettono del tutto di curarsi: le loro priorità sono altre e non è possibile chieder loro di andare avanti.

Anni fa ci restavo quasi male, mi sentivo come defraudata da qualcosa:. Lo chiamavo “consumismo terapeutico”: l’antidolorifico per il dolore, l’ansiolitico per l’ansia, l’ipnotico per dormire, l’antiemetico per la nausea, l’antidiarroico per la diarrea. Siamo abituati a prendere un farmaco per togliere un sintomo senza preoccuparci minimamente del perchè questo si genera e di come evitarlo; semplicemente lo togliamo. Ovviamente il più delle volte senza nessuna risoluzione del problema che l’ha causato.

La maggior parte delle persone è abituata a consumare medicine e farmaci con grande leggerezza e senza farsi troppe domande. Questo produce un risultato negativo nei confronti del modo di curarsi. Ma in realtà è molto più di questo: è rinunciare alla possibilità di liberarsi dalla schiavitù della malattia.

Forse è la paura di non riuscire che prende il sopravvento oppure una sorta di accettazione del proprio star male come fosse una punizione o come se non si meritasse o potesse ambire a stare meglio. Manca la forza per andare avanti, la decisione di partenza viene a mancare. Si abbandona la battaglia dopo aver radunato l’armata e le armi anche se la forza del nemico è contrastabile e la vittoria potenzialmente in tasca.

Oggi, dopo anni di lavoro, non lo considero più un mio fallimento, ma un peccato. Un peccato nel vero senso della parola e non nel senso attribuito dalla morale. Un peccato è una possibilità non sfruttata; nessuna colpa, ne da parte del paziente ne da parte del medico, solo… peccato non aver provato.

Ormai riconosco la tipologia del paziente anche dalla prima visita e sono arrivata a dire a queste persone che è meglio per loro non iniziare neppure se non hanno veramente deciso di partire e di mantenere la rotta.

Questo per tre motivi: il primo è economico, ovvero il paziente che interrompe subito o troppo velocemente il trattamento perde altrettanto velocemente i benefici acquisiti oppure non li raggiunge affatto e spreca il suo tempo e il suo denaro,

Il secondo è di ordine idealistico: perdere i benefici velocemente o non averne affatto mina la fiducia nella terapia e nel terapeuta: un atteggiamento che deve iniziare a cambiare nel paziente se vuole ottenere qualunque risultato, qualunque tecnica si utilizzi.

Il terzo motivo è che, se il disturbo è molto acuto o profondamente radicato, è come decidere di partire in barca con il mare mosso; si può fare, anche se richiede molta energia per contrastare  la forza delle onde e della corrente. In questo caso però, mollare dopo i primi sforzi può essere addirittura causa di un peggioramento momentaneo dei sintomi; è come se la barca venisse travolta dalle onde e riportata bruscamente alla riva dalla mareggiata infuriata.

Ritengo che anche in questi casi sia giusto e corretto avvisare il paziente prima di iniziare, anche a rischio di non trattarlo nemmeno una volta, proteggendo così la persona ma anche l’agopuntura come tale e non solo il proprio portafoglio.

Articoli correlati:

Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cinese

12/12/11

Catherine Bellwald Il mese di dicembre e la vescica biliare nella medicina cineseSe per il nostro calendario il mese di dicembre è l’ultimo mese dell’anno, per quello cinese il mese lunare che inizia quest’anno il 7 dicembre chiamato Da Xue o grande neve è in realtà il penultimo mese del ciclo lunare. L’organo collegato è la vescica biliare, penultimo canale della circolazione energetica del corpo, il suo animale correlato è il ratto, il suo orario è compreso tra le 23 e 1 che però corrisponde alla prima fascia oraria dell’orologio cinese e non all’ultima; nascendo anche 10 minuti dopo le 23 si considera il giorno successivo del calendario cinese per l’analisi del Ba zi.

Ultimo, penultimo, primo.. un bel garbuglio. Un animale, il ratto, che di solito piace poco e incute timore, senso di sporcizia e possibilità di ammalarsi anche se dopo il film Ratatouille può essere diventato simpatico a molti. Un organo, la colecisti, molto sensibile e suscettibile, direi!  Sono moltisime le persone che presentano colelistaisi ovvero calcoli della colecisti che per i cinesi sono sempre l’espressione di un calore e ristagno di questo particolare viscere.  Il suo secreto è la bile che tutti sanno essere utile a digerire i grassi ma anche collegato ad emozioni quali la rabbia e il rancore e soprattutto la paura.

Sulla paura si potrebbe scrivere un trattato; questa emozione è radicata nel nostro DNA come protezione della nostra specie. In realtà nessun essere umano ne è immune o manca della sua conoscenza; la paura non si manifesta soltando quando dobbiamo lottare o quando veramente rischiamo la pelle come opportunità per darci una sferzata di energia in più, ma è presente come un fantasma in moltissime altre situazioni: la paura di non essere amati, di essere lasciati, di non essere riconosciuti, di restare da soli, di essere giudicati, di essere senza valore, di restare senza denaro, di essere dei falliti, di essere accusati ingiustamente e di soffrire. La specifica paura di ammalarsi e di morire sono invece strettamente collegate all’organo rene che come abbiamo già visto è intimamente collegato  all’essenza del concetto di vita.

Mamma mia…solo a nominarle tutte e non sono tutte… si rischia che ci si ribelli il coledoco contro! Scherzi a parte credo che la paura sia subdola e mini nel profondo la nostra esistenza, un pò come possono fare proprio i ratti nella cantina di casa nostra o nelle fogne della nostra città.  Un orario quello compreso tra le 23 e 1 del mattino dove è più facile che le nostre paure si facciano forza nella più profonda oscurità che ci rende maggiormente incapaci di metter luce e far chiarezza su queste pericolose emozioni.

La vescica biliare come meridiano è collegata al fegato con cui fa coppia organo-viscere ovvero interno-esterno, è collegata poi con il tripplice riscaldatore che la precede nella circolazione energetica con cui forma il livello o grande canale detto shao yang. Quello che meno persone sanno, anche fra gli agopuntori, è che la vescica biliare è collegata direttamente al cuore attraverso il sistema “opposit clock” ovvero nel calendario e nell’orologio è posizionata esattamente all’opposto rispetto alla massima espressione della luce solare, collegata con il cuore.

Quando voglio lavorare sulla vescica biliare utilizzo  sempre il cuore e non solo il fegato e il triplice riscaldatore in quanto lo ritengo più potente ed efficace nel controllarne l’eccesso. Circa un anno fa scrivevo in merito a questo periodo sull’importanza delle luci di Natale non solo per tradizione e per favorire un semplice gioco economico e redditizio dei negozianti ma come uno specifico e insostituibile valore collegato alla luce e all’emozione che il cuore contiene: la gioia, nutrimento fondamentale per qualunque essere vivente.

Non è un caso se molti dolori che ci affliggono con aggressività decorrono proprio lungo il meridiano di vescica biliare. Guardate con attenzione il suo decorso e riconoscerete la posizione esatta di molte  emicranie classiche, nevralgie del trigemino e  delle lombosciatalgie più perniciose.

Un mio personale consiglio per questo mese di dicembre è quello di accendere il cuore, ovvero di ricercare  le emozioni collegate alla gioia e alla luce e allontanare per quanto possibile l’incedere della paura e dell’oscurità che in questo periodo sociale economicamente instabile e difficoltoso  sembrano essere più aggressivi che mai.

Articoli correlati:

I catarri e il flegma nella medicina cinese

8/12/11

Catherine Bellwald I catarri e il flegma nella medicina cineseI catarri sono nell’opinione comune confinati alle vie respiratorie e sono l’espressione di uno stato infiammatorio o infettivo acuto o cronico. Essi sono il risultato di una eccessiva produzione di muco da parte delle cellule chiamate mucipare caliciformi presenti nel rivestimento epiteliale di numerose mucose del tratto respiratorio e digerente.

Ecco che compare un altro apparato dove potenzialmente si può accumulare il muco ed è l’intestino crasso. Infatti in numerose coliti è possibile avere feci rivestite da un eccesso di muco.

In medicina cinese i catarri detti anche “tan” hanno una localizzazione e un significato molto più esteso. Ecco che la traduzione di tan non è catarro o flegma ma un concetto che potremmo considerare come il risultato  di un errore del metabolismo dei liquidi.

I tan possono avere una forma e si parla di muco ma possono anche essere invisibili e partecipare alla creazione di sintomi e patologie croniche anche molto severe potenzialmente presenti in tutti i distretti corporei.

Niente paura, comunque: i catarri prodotti con una patologia acuta delle vie respiratorie non sono potenzialmente pericolosi, in quanto il buon funzionamento del sistema immunitario consente di combattere contro i patogeni e l’energia degli organi colpiti consente gradualmente di smaltire i catarri con una completa guarigione.

Diverso è il quadro di una patologia cronica e appunto croniche sono le forme patologiche che generano i tan invisibili. In questi casi abbiamo sempre un rallentamento della circolazione energetica e un quadro che potremmo genericamente associare ad una infiammazione cronica di fondo .

Inoltre si genera come un circolo vizioso; il tan tende a produrre un ulteriore rallentamento della circolazione, con possibile aumento del calore locale e aumento degli stessi tan fino alla formazione di una stasi di sangue e di energia e nei casi più avanzati alla formazione di masse.

Per la medicina cinese la patologia tumorale diventa la manifestazione finale di un  processo patologico che inizia con un rallentamento della circolazione e coinvolge sempre la formazione graduale di tan in altre parole più occidentali è il risultato di uno stato infiammatorio prolungato: niente di tanto diverso dalle moderne conoscenze. L’esempio che mi viene in mente è sempre quello di un torrente dove l’acqua scorre velocemente chiara, limpida e fresca, che si contrappone a una pozza di acqua dove l’acqua si ferma e si sporca sempre più .

Un eccesso di umidità interna può essere dovuto a una particolare costituzione di deficit di milza come nei bambini; in questo caso avremo solamente una maggior suscettibilità a formare catarri e a ammalarci più facilmente con gli sbalzi di temperatura in questi casi non si parla di tan mucosità.

I tan invisibili o tan calore sono forme più subdole  è possibile  anche in questi casi avere una predisposizione costituzionale ma l’alimentazione e le disarmonie emozionali possono a loro volta accentuare il problema in quanto aumentano l’umidità e il calore interno  oltre che la costrizione energetica in senso lato.

Ancora niente di nuovo ovvero attraverso il cibo fisico ed emozionale possiamo fare prevenzione anche della patologia più temuta da tutti quella neoplastica ed è per questo che  l’agopuntura viene da sempre  intesa come uno strumento terapeutico di prevenzione creatosi dalla sua possibilità intrinseca di generare armonia interna.

Quando i tan invisibili invece sono già formati  la fitoterapia cinese diventa uno strumento terapeutico insostituibile. La diagnosi può essere fatta anche solo con l’ascolto dei polsi in grado di evidenziare i tan sui diversi organi ma anche su alcuni sintomi e disturbi fra cui le vertigini, gli acufeni, i gonfiori e i noduli articolari, le cisti ovariche o tiroidee.

Tutte patologie che in Cina vengono trattate quasi esclusivamente con la fitoterapia come tutte le patologie da raffredamento delle vie respiratorie. Ci sono numerose ricette antiche dedicate ai catarri e ai tan visibili e invisibili, alcune capaci di muovere il sangue e il qi con vigore, alcune specifiche per drenare l’umidità e il calore attraverso le urine o le feci ma senza aggredire i reni o l’intestino come fanno i diuretici e i lassativi comuni.

Una delle tante sostanze  che si può trovare in molte ricette come rimedio dell’umidità articolare è il seme di orzo o  Lacrime di Giobbe, in latino Coix Lacrhryma Jobi, in cinese Yiyiren. E’ un rimedio molto maneggevole  che si può usare a lungo in quanto tonifica anche la milza  e  si può introdurre anche per uso alimentare. Terapie purtroppo ancora troppo poco conosciute in Italia e con effetti collaterali molto inferiori rispetto ai farmaci antinfiammatori comunemente usati.

Articoli correlati:

L’inverno sta arrivando:raccomandazioni utili

1/12/11

Catherine Bellwald Linverno sta arrivando:raccomandazioni utili L’inverno sta arrivando è’ il motto della famiglia Stark di Grande Inverno, protagonista della serie “Il trono di spade”, una nuova serie televisiva diventata molto famosa negli States e già presente  sul web da alcuni mesi in lingua originale decisamente di grande impatto. In questa saga fantasy  basata sulle opere di Robert Martin (autore che conta una serie rimarchevole di libri scritti), l’inverno riveste un inquietante e catastrofico ruolo chiave. Secondo l’idea dell’autore  il periodo invernale non solo è estremamente rigido, ma potrebbe avere una durata  così lunga da arrivare fino a oltre 10 anni oltre che essere momento propizio per il dilagare incontrollato di esseri malvagi definiti “bruti” o “ombre bianche”.

Al di là del racconto fantasy che non nego essere una tipologia di romanzo che mi piace molto e, se ben scritta come in questo caso, un’ottima pausa relax, l’inverno sta realmente arrivando o meglio pottremmo dire “l’inverno sta montando” tanto per essere più vicini al concetto delle medicina cinese che chiama questo periodo la salita dell’inverno o Li Dong.  Già da alcune settimane il freddo ha iniziato a farsi sentire e con esso sono usciti allo scoperto un sacco di capellini, sciarpe e golf di lana col collo alto. La moda quest’anno favorisce i cappellini e le sciarpe molto alte e questo è un bene.

E’ giusto sapere quali sono i punti del corpo che è meglio proteggere con cura dal freddo. Fra le parti anatomiche di cui maggiormente dobbiamo avere cura citiamo in primis l‘addome e il rachide lombare. Entrambi vanno assolutamente riscaldati. Molto dannose sono infatti le mode con i pantaloni a vita bassa, e golf e giacche molto corte in quanto lasciano scoperta ed esposta al freddo questa importante area corporea causando lombalgie, gastroenteriti sia acute che croniche oltre che quello che i cinesi definiscono la dismenorrea da utero freddo.

Il torace e il rachide dorsale sono in realtà meno esposti ma quando il freddo è pungente e siamo vestiti in modo inadeguato come per una serata di capodanno è possibile  avere un dolore traffitivo sia anteriore che posteriore da colpo di freddo capace di mimare un attacco cardiaco e di portarvi dritti al pronto soccorso. Quindi occhio a non rovinarvi una bella serata per il gusto di indossare un bell’abito e occhio ovviamente anche ai veri cardiopatici che sono  più sensibili al freddo sul torace in grado realmente di aumentare la costrizione dei vasi coronarici.

Arriviamo alla parte più esposta al freddo del rachide: il tratto cervicale e la nuca, queste parti sono in effetti dopo i piedi e la mani, le aree dove il freddo riesce ad entrare con più facilità soprattutto se accompagnato dal vento. Per i cinesi il vento è il vettore con il quale i patogeni esterni caldo, freddo e umido riescono maggiormente ad entrare nel corpo superando le barriere naturali di difesa. Pensate a una giornata di vento e guardate come le finestre magari costruite anni fa riescono a far passare lo sporco direttamente in casa. La finestra di entrata del vento per i cinesi si trova sulla nuca in una linea immaginaria che passa da un orecchio all’altro esattamente all’attaccatura dei capelli. I cappellini e le sciarpe spesso lasciano quest’area scoperta ed è quindi importante quando fa molto freddo oppure quando dovete stare fuori a lungo, coprire con attenzione questa zona; scalda-orecchie, scalda colli molto alti, cappellini con le orecchie ribaltabili alla mongola, per intenderci; questi sono strumenti molto utili. Eventualmente anche scalda-collo termici di nuovissima generazione per coloro che hanno la parte più sensibile e delicata. La raccomandazione importante per i bambini e per tutti coloro che frequentano le palestre e le piscine è quella di uscire con i capelli molto asciutti anche se avete poco tempo e di dedicare alcuni minuti a scaldare proprio l’attacccatura dei cappelli.

Arriviamo alle parti più in periferia che sono piedi e mani; sono quelle che vanno più velocemente in ipotermia e che in caso estremo possono andare in necrosi per eccessiva vasocostrizione periferica da freddo. Guanti e scarpe calde sono indispensabili per i lunghi viaggi fuori porta e andrebbero tenuti in macchina durante la stagione invernale per qualunque evenienza e non in casa a non far niente. Anzi direi che solette e imbottiture riscaldanti e termiche possono anche essere uno splendido e poco ingombrante strumento in caso di emergenza freddo. Le scarpe calde col pelo e le calze di lana sono invece molto dannose quando tenute in ambienti superriscaldati perchè favoriscono l’insorgenza di vene varicose soprattutto nei soggetti predisposti.

Piccoli ma utili accorgimenti questi dell’abbigliamento che possono risparmiarci fastidiosi problemi e disturbi fisici nonché giorni di malattia indesiderati.

Articoli correlati:

Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie croniche

17/11/11

Catherine Bellwald Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie cronicheRipeto continuamente ai miei pazienti che l’agopuntura non è una questione di fede, non serve crederci come molti pensano. Funziona al di là dell’azione mentale esercitata in suo favore, benchè comunque sempre favorevole come in ogni azione e terapia. All’inizio del trattamento l’agopuntura, se ben praticata, produce quasi sempre una modificazione del quadro sintomatico ovvero dei disturbi e il paziente grazie a questo piccolo o grande passo nella direzione giusta si sente rafforzato nella scelta di andare avanti.

Il paziente potrà sentirsi più sgonfio se vuole dimagrire,  più carico nella sua decisione, che sia di mettersi a dieta, di fare attività motoria o di smettere di fumare, riposerà meglio oppure inizierà a sentire il dolore meno aggressivo e continuo rispetto a prima e questo di solito accade abbastanza velocemente dopo le prime tre sedute talora anche dopo la prima.

Diventa facile  osservare questi i miglioramenti in quanto percepiti dal fisico è come se ci fossimo spostati in avanti partendo dal punto A= disturbo percepito al momento della visita, per andare a punto  B=condizione ottimale per quell’individuo e per la sua patologia. All’inizio del viaggio quindi quando la nave salpa, il paziente si sente confortato in quanto gli basta girarsi indietro per vedere che è partito e che si è spostato da dove si trovava prima: è iniziato il suo viaggio.

Fin qui tutto facile, quando però la patologia è cronicizzata da diversi anni oppure radicata in profondità il paziente  potrà sentire altri disturbi in transizione, espressione di strati più profondi dello stesso quadro patologico. Oppure potrà trovarsi in una condizione di modificazione solo parziale del disturbo. Queste condizioni vanno intese come stadi o gradini diversi del percorso di cura.

La situazione iniziale è ormai lontana dalla mente del paziente che farà quasi fatica a ricordarla con precisione in quanto si tende a rimuovere il dolore vissuto nel passato vecchio o vicino. In questa fase il paziente può scoraggiarsi e abbandonare il lavoro e il percorso di cura intrapreso. La sua condizione mentale è incapace di vedere il percorso già compiuto e soprattutto lui considera un fallimento il non essere ancora approdati alla terra promessa! La verità è che la lunghezza del viaggio non è affatto programmabile e soprattutto superato un certo punto non è più possibile vedere a che punto ci troviamo del viaggio.

Ipotizziamo di salpare dalla Francia per andare  in America; una volta abbandonata la costa fino a perderla totalmente dalla vista, per tutto il resto del viaggio non ci è dato (in assenza di un GPS) di sapere la distanza esatta, fino all’avvistamento della costa americana. La distanza reale e il tempo necessari all’arrivo sono incalcolabili per il passeggero e anche per il comandante  quando il viaggio è unico.

Trattando con l’agopuntura un paziente cronico o con una patologia della radice è la stessa identica situazione, diventa difficile dopo un certo tempo di cura avere un atteggiamento oggettivo sulla situazione complessiva. E’ importante che il paziente e il medico non si facciano  influenzare dalla paura di non arrivare a destinazione.

E’ necessario  imparare ad ascoltare e valutare con lucidità la situazione,  sono le piccole modificazioni lo strumento fondamentale per cogliere lo spostamento della nave in mezzo all’oceano. La fiducia della relazione paziente -medico è fondamentale così come la capacità di andare oltre la visione classica del solo e unico aspetto economico. In questi casi per non mollare il lavoro a metà è richiesta determinazione e pazienza da parte sia del paziente che del  medico agopuntore. Per questo motivo nei pazienti cronici a quadro anche stabilizzato il lavoro potrà essere diluito con trattamenti ogni tre o quattro settimane ma il viaggio deve andare avanti sapendo che la rotta è conosciuta dal corpo e gli aghi sono il motore che ci consente di avvicinarci sempre più al traguardo.

Articoli correlati:

Il mese di novembre e il triplice riscaldatore nella medicina cinese

10/11/11

Catherine Bellwald Il mese di novembre e il triplice riscaldatore nella medicina cinesePer il calendario cinese con il 9 di novembre entriamo in Li Dong inizio o salita dell’inverno, questo mese è collegato al triplice riscaldatore. Il triplice riscaldatore altrimenti chiamato in inglese triple burner o triple warmer e in cinese san jiao non corrisponde a un organo come gli altri 11 meridiani. Corrisponde a un sistema energetico piuttosto complicato che controlla quello che in medicina cinese viene definito il metabolismo delle acque.

San in cinese tre, jiao il cui ideogramma rappresenta un pentolone scaldato è non a caso collegato con l’elemento fuoco come il cuore. A differenza del  cuore che si trova nella stagione estiva, fuoco nel fuoco, in questo caso siamo all’inizio della stagione invernale il cui elemento è l’acqua, avremo quindi fuoco e acqua.

L’ orario del san jiao è compreso tra le 21 e 23. Interessante vedere che in questo orario  le persone tendono ad avere un calo energetico e molto spesso si addormentano per la stanchezza anche quelle che poi soffrono di insonnia nelle ore mattutine o nelle ore più avanzate della notte.

L’animale di questo mese è il maiale, una ricchezza per l’infinita possibilità di utilizzare tutte le sue parti, ” non si butta niente del maiale“! In un certo senso potremmo dire che l’energia del triplice riscaldatore è come un motore in più, una risorsa in più, una ricchezza utile a tutti gli organi nessuno escluso.

La funzione del triplice riscaldatore si divide in tre aree distinte da cui il nome triplice riscaldatore. L’area superiore o jiao superiore o fuoco superiore corrisponde alla cavità toracica ed è collegata agli organi cuore e polmone. Il jiao medio è l’area epigastrica e ipocondrica e comprende gli organi stomaco-milza-pancreas-fegato e il jiao inferiore gli organi rene-vescica urinaria e piccolo-grosso intestino.

Il metabolismo delle acque e la funzione del san jiao  rispecchiano in realtà il complicato meccanismo di circolazione sanguigna e il delicato network ormonale che dal sangue è veicolato. E’ incredibile pensare che questo modello di comprensione unitaria del corpo esisteva già oltre 4.000 anni fa. Ma solo oggi possiamo cogliere l’esteso  significato di questo meccanismo in senso chimico e fisico.

Partendo dalla  piccola circolazione sanguigna che consente di pulire il sangue venoso proveniente dal  cuore destro facendolo transitare dal polmone e ritornare al cuore sinistro ricco di ossigeno, per poi distribuirlo  a tutto il corpo ( jiao superiore), al sistema di assorbimento di sostanze nutritizie  e di pulizia del sangue a carico del  sistema digestivo e delle sue ghiandole ( jiao medio), per finire con l‘ eliminazione dell’impuro attraverso le urine e le feci ( jiao inferiore).

I cinesi dicono “il qi muove il sangue“. Gli occidentali invece hanno scoperto che il sangue consente agli ormoni di trasportare informazioni da un distretto del corpo all’altro. Il sangue inteso anche come  fonte di energia per ogni singola cellula e  la possibilità di rimuovere l’impuro da ogni singolo distretto. In realtà a voler ben guardare a migliaia di anni di distanza il concetto è lo stesso solo che è espresso in modo diverso. Se per un cinese senza qi non c’è vita e per un un occidentale senza sangue  le cellule non sopravvivono, viene logico capire che la coppia sangue-qi può essere intesa come una medesima entità funzionale e non già come due entità separate o ancora peggio come il diavolo e l’acquasanta.

San jiao ha  rapporti diretti con il pericardio con il quale è in rapporto interno-esterno, e con la vescica biliare con la quale forma il livello shao yang. Da questi due importanti legami è possibile intuire l’importanza della sfera emozionale e dello stress sul sistema sanjiao cosa assolutamente verificabile anche con il sistema ormonale.

I punti del triplice riscaldatore sono utili in numerosi disturbi  dolorosi del territorio shao yang come le cefalee temporo-parieto-occipitali,  nelle insonnie e in tutte le disfunzioni ormonali.

Ma ancora san jiao è in rapporto con il Rene attraverso un legame di livello, shao yang(san jiao)-shao yin(rene) e con la Milza (9-11 am) perchè in esatta contrapposizione sull’orologio cinese. Entrambi questi due rapporti ci fanno intuire il suo ruolo nella gestione dei liquidi e  dell‘umidità. Il triplice punto viene infatti comunemente usato per trattare le diarree, il sovrappeso e anche l’edema.

In questo periodo dell’anno è importante iniziare ad alimentarsi con cibi cotti, evitando di abusare di cibi troppo freddi come le insalate, le mozzarelle e gli agrumi. Questi alimenti  rallentano e raffreddano il jiao medio mettendolo in difficoltà e aumentando l’umidità interna che già esternamente è in continuo aumento.

Articoli correlati:

Depressione un circolo vizioso

24/10/11

Catherine Bellwald Depressione un circolo viziosoLa depressione è definita come uno stato psicopatologico  la cui incidenza è fra le più significative; colpisce la popolazione in diverse fasce di età, si accompagna a svariate condizioni psicoemotive, ma anche a molte patologie organiche.

Non è necessario essere un medico  per capire  quando la depressione si manifesta radicandosi nel comportamento di una persona a noi cara e per capire quanto sia difficile scacciare questa condizione con il semplice aiuto della parola e dei consigli.

La depressione favorisce l’insorgenza di condizioni patologiche e viceversa molteplici patologie possono sfociare in una depressione. La depressione del tono dell’umore come viene definita in ambiente medico aumenta la morbilità (la possibilità di ammalarsi) e la mortalità ( la possibilità di morire) questo è un dato certo e verificabile dai più accreditati giornali di medicina ufficiale ed è per questa ragione che la terapia farmacologica antidepressiva è considerata una fra le cure a lungo termine più diffuse e irrinunciabili.

Ancora una volta si può vedere da vicino come la mente influenza il corpo e vice versa. Lo stato depressivo riduce e altera processi interni di riparazione cellulare, di difesa immunitaria, e può dare un valido aiuto nello sconvolgere e alterare svariati sistemi ed equilibri biochimici  dando via a una tempesta del complicato network ormonale e bioumorale del nostro piccolo ma complicato essere corpo-mente.

Lo ripeto: non serve essere un medico per capire che l’integrità della nostra mente è indispensabile per mantenere la nostra salute e  che  solo il suo equilibrio ci consente di passare attraverso le difficoltà che la vita ci impone costantemente in ambito famigliare, lavorativo e sociale in senso lato.

La depressione del tono dell’umore è paragonabile a una condizione di impotenza e di schiavitù del pensiero, che possiamo rappresentare come intrappolato in un circuito chiuso. Il pensiero in un certo senso cerca di uscire ma si ritrova sempre uguale a se stesso capace solo di alimentare il proprio disagio interiore come un animale in gabbia. E tanto più si dibatterà per uscire più aumenterà la sua condizione di impotenza e di fallimento

Indipendentemente dalle  motivazioni che hanno generato questa condizione, che possono essere le più svariate: un lutto, una separazione,  una malattia invalidante, difficoltà economiche, una forte perdita di sangue, una condizione ormonale squilibrata, una famigliarità positiva per la depressione, non importa la causa scatenante o concausa talora anche assente, il paziente gravemente depresso diventa incapace di uscire da questo stato senza un aiuto esterno: è in trappola!

Ecco che la chimica mediata dai farmaci serontoninergici o dopaminergici diventa un valido supporto come l’abilità di alcuni psicologi; entrambi questi aiuti servono a dare la possibilità di uscire dalla gabbia del pensiero in loop. Anche l’agopuntura può essere un valido aiuto in quanto fornisce una energia armonizzante che in termini semplicistici potremmo definire un risparmio o accumulo energetico positivo in grado di farci uscire dal cerchio chiuso come con una pedata.

In realtà in termini di scienza informatica si tratta di produrre un reset del sistema, in termini di scienza dell’interiore si parla di sofferenza volontaria quando, facendo volontariamente una cosa del tutto inaspettata, sorprendi la tua mente producendo  un surplus energetico capace di fare saltare la dinamica del pensiero oltre la gabbia da lui costruita.

In termini interiori  si paragona spesso il  cammino evolutivo di un individuo come a una spirale in cui il soggetto certamente produce un movimento circolare che lo porta a ripassare da situazioni psicologiche e fisiche analoghe oppure che si ripetono. Secondo la legge dello yin dello yang e dei cinque elementi, la vita stessa è riconducibile a un circolarità e continuo passaggio dallo yin allo yang e da un elemento al suo elemento figlio e così via in una circolarità perpetua.

Non si tratta però di un cerchio chiuso bensì di un cerchio aperto che potremmo ricondurre a una spirale; la situazione già vissuta in precedenza viene rivissuta da un punto di vista diverso. Ecco che si allarga lo spazio di esperienza pur rivivendo apparentemente lo stessa condizione, la mente non si sente chiusa ma in espansione e in crescita poichè ricorda e associa la vecchia esperienza alla nuova e questo produce una nuova esperienza personale sempre più ricca.

Non siamo fatti per stare fermi; ho già detto questa frase parlando del corpo ma lo stesso vale per la mente.

Il mio suggerimento, pur non essendo una psicologa, è quello di stare molto in guardia. Quando ripetiamo sempre gli stessi errori, gli stessi gesti, gli stessi rituali e perdiamo la capacità mentale di adattarci al nuovo, allora siamo in pericolo. Non serve quindi solo rilassarsi e imparare a farlo, ma serve cambiare la prospettiva, serve spostarsi di livello.

E per fare questo la condizione necessaria è quella di apertura mentale non già nei confronti di una singola cosa ma in senso lato. L’apertura è l’unica condizione che ci consente di imparare e di acquisire strumenti e nozioni. L’apertura è una condizione nella quale non si ha paura di essere feriti o derubati  e tanto meno una condizione di superiorità egoica, condizioni queste che la impediscono. L’apertura mentale è in realtà una condizione naturale dell’uomo in evoluzione.

Allora una frase detta in un film, una considerazione fatta da un amico o da un negoziante, ma anche una sfiga, possono diventare lo spunto per fare un salto di comprensione e per muovere il nostro pensiero più in là, dando appunto alla psiche il suo nutrimento che è ancora e sempre movimento ma in espansione senza limiti ne barriere imposte da altri e ancor meno da noi stessi.

Articoli correlati:

Mal di gola, raffreddori e bronchiti che non passano

17/10/11

Catherine Bellwald Mal di gola, raffreddori e bronchiti che non passanoCapita in questa stagione di sentire molte persone che lamentano bronchiti che non passano e che dopo una terapia antibiotica anche protratta si trascinano comunque con tosse e catarro per oltre un mese; in alcuni casi anche fino a tre mesi.

Ci sono anche casi di mal di gola (laringite o faringite) e riniti che alla stessa stregua non si risolvono spontaneamente come farebbe un semplice raffredore e si prolungano anche dopo che il paziente si è rivolto inevitabilmente anche alla terapia antibiotica pensando a una sovrainfezione batterica.

Sono quasi sempre colpi di freddo, trasmessi solitamente dall’abuso e mal uso dell’aria condizionata, oltre che da sbalzi di temperatura tipici di questa stagione. Un freddo esterno che si associa a un momento di maggior debolezza delle difese immunitarie, talora dovuto a una forte  sudorazione oppure a una concomitante condizione di stanchezza o di stress.

Queste forme sono spesso dovute a forme batteriche e per questo sono perniciose e spesso molto aggressive.  Ci può essere o meno una febbre alta, una debilitazione importante e sintomi di infiammazione molto acuti e ad insorgenza brusca.

Quello che però resta anche dopo la terapia antibiotica non è più la forma batterica ma una infiammazione della mucosa che stenta a regredire, la goccia al naso, la gola che pizzica, oppure il catarro in gola accompagnato da una tossetta, questo nei casi più lievi, in altri esiste un impegno più severo che si trascina.

Il quadro secondo la medicina cinese può essere vario; ci può essere un calore oppure un freddo  che resta intrappolato nelle vie respiratorie, oppure una debolezza del polmone. Con l’ascolto dei  polsi e la raccolta dei sintomi è possibile fare la diagnosi differenziale di questi diversi quadri patologici.

Usando una ricetta fitoterapica mirata è però possibile interrompere i sintomi in breve tempo lavorando sulla loro natura e non sulla causa microbica  iniziale che le ha scatenate, di solito già  risolta dalla terapia antibiotica e dalla risposta immunitaria del corpo, spesso essa stessa causa del protrasi dell’infiammazione.

La fitoterapia cinese può essere modulata sul paziente come un esercizio fisico personalizzato o come un vestito su misura; è possibile lavorare in modo da eliminare il freddo o il calore interno, così come si può indirizzare la ricetta sulla risoluzione e eliminazione del flegma oppure insistere maggiormente per tonificare l’organo polmone e sulle difese immunitarie quando necessario. E’ inoltre possibile  indirizzare la ricetta a un distretto specifico, come il naso, la gola,  o i bronchi anche se la somministrazione resta per via orale; in questo caso si usano erbe definite “messaggeri”, capaci di guidare le altre sostanze terapeutiche nella zona corporea prescelta.

L’aggiunta della fitoterapia cinese può nei casi lievi sostituire la terapia antibiotica per la sua componente antibatterica e antivirale ma diventa un supporto validissimo alla terapia antibiotica qualora necessaria, accelerando il percorso di guarigione delle più svariate infezioni acute respiratorie. E’  possibile in questo modo evitare l’uso, spesso eccessivamente comune, della terapia steroidea e antinfiammatoria e quindi i loro noti  effetti collaterali.

L’uso corretto della ricetta fitoterapica cinese è possibile solamente con una conoscenza specifica in fitoterapia e medicina cinese ma produce risultati estremamente veloci. I pazienti anche più scettici riconoscono immediatamente, talora anche subito dopo l’assunzione della prima dose, l’effetto terapeutico e l’efficacia di questa terapia ancora poco usata in Italia. Anche se complesso da studiare e da procurare lo ritengo uno strumento estremamente efficace, versatile e  con limitatissimi effetti collaterali soprattutto se paragonati ai cortisonici.

I sintomi di queste patologie respiratorie  non del tutto risolte sono spesso lievi e ben sopportabili, ma ritengo sia indispensabile per la salute generale limitarle il più possibile. Ricordiamo che il sistema immunitario esercita un continuo lavoro di controllo sia sui patogeni esterni che sulle degenerazioni cellulari interne e per questo lavoro è richiesta una notevole quantità di energia.

Eliminare in tempi brevi il problema infiammatorio e quindi ripristinare il sistema immunitario a una condizione di normalità è fondamentale per garantire una valida conservazione delle energie di difesa sia esterne che interne, cosa indispensabile  per la prevenzione delle patologie oncologiche in senso lato,  di quelle allergiche e autoimmunitarie e per la prevenzione delle patologie da raffreddamento tipiche della stagione invernale in arrivo.

Articoli correlati:

Attacchi di panico: prevenire è meglio che curare

13/10/11

Catherine Bellwald Attacchi di panico: prevenire è meglio che curareL’attacco di panico è spesso considerato una problematica confinata a pazienti ansiosi e nevrotici ma non è così; questo disturbo assai poco piacevole può colpire davvero chiunque, anche le persone che meno si pensa possano esserne vittime.

In realtà nessuno, ma proprio nessuno, ne è davvero immune; è quindi necessario evitare atteggiamenti superficiali di superiorità nei confronti di questa patologia, squisitamente sintomatica, che rovina la vita a molte persone.

E’ comunque raccomandato, visto che i sintomi fisici la fanno da padroni, verificare in primis che non si tratti di una patologia fisica conclamata, e questo non è sempre così facile.

Accade di frequente che un paziente, prima di capire che il suo disturbo appartiene alla classe definita come attacco di panico debba girare diversi specialisti, cardiologi, allergologi, gastroenterologi, endocrinologi, reumatologi, magari anche sottoponendosi a cure farmacologiche sintomatiche.

In pronto soccorso una tachicardia severa in un soggetto giovane, magari con famigliarità positiva per cardiopatie, può indurre il medico a un pronto intervento anche drastico, con conseguenze peggiorative sul disturbo da attacco di panico che si consoliderà nella paura di una cardiopatia vera e propria.

I disturbi fisici possono essere così precisi da ingannare non solo il paziente ma anche i medici e questo è sicuramente il primo ostacolo da superare, soprattutto in questa società dove un medico di pronto soccorso si deve comunque tutelare nei confronti della possibilità che la patologia organica sia davvero presente.

Mi ricordo di una paziente di media età, ansiosissima, che aveva  rischiato la peritonite acuta per un’ulcera perforata che non le era stata diagnosticata tempestivamente a causa del suo noto disturbo ansioso e, per contro, una paziente giovane  in pronto soccorso finita in arresto cardiaco per una terapia antiaritmica endovena troppo aggressiva. Il problema diagnostico non è quindi da sottovalutare.

Una volta diagnosticato il disturbo da attacco di panico, esistono diverse cure e terapie utili per affrontarlo e curarlo in modo efficace, partendo dai farmaci e dalla fitoterapia cinese che possono dare un valido aiuto a controllare i sintomi fisici e i disturbi emotivi susseguenti e che, da soli, possono scatenare ulteriori attacchi di panico, cronicizzandoli.

E’ di fatto più la paura per la propria salute e la possibilità di ripetere l’esperienza che impediscono di vivere in modo normale la propria vita, in quanto l’attacco di panico in sè in realtà è un insieme di sintomi del tutto innocui anche se percepiti con forza dal nostro corpo.

Possiamo dire che questi sintomi sono  un modo del corpo per segnalare un disagio; ricordiamo che sia l’ansia che la paura sono fisiologicamente presenti per darci la possibilità di reagire a un evento esterno che ci minaccia. Il corpo, come dicevo, ci avvisa che qualcosa non va; il cuore batte forte nel petto, la gola si stringe, la bocca si asciuga, il diaframma si contrae e il respiro accelera e si accorcia.

La verità è che proprio  non siamo abituati ad ascoltare il nostro corpo; non lo facciamo mai, e percepirlo con questa energia ci mette ko in pochi istanti. Non siamo proprio abituati a sentire e ascoltare il nostro corpo reclamare così da vicino, piuttosto il contrario. E’ piuttosto comune  metterlo sistematicamente a tacere con svariati farmaci allontanandoci da lui sempre più. Quello che accade allora è che ci spaventiamo a morte, pensiamo subito di avere un problema grave.

Nella società moderna l’unica cosa che facciamo bene è correre dietro al tempo, sempre in ritardo e sempre rinunciando a regalarci del tempo per ascoltarci. Quando dico ascoltarsi non dico di ascoltare i nostri pensieri meccanici vertiginosi fare le capriole, ma  ascoltare il nostro corpo facendo silenzio con la mente; è quello che si apprende durante le tecniche del rilassamento e durante una buona pratica di arti marziali o di altre discipline orientali come lo yoga.

Ascoltarsi significa prendersi il tempo per fare sport e praticare discipline a noi utili, stare con chi amiamo,  fare quello che ci piace e  curarci, ovviamente, iniziando con le cure più naturali senza aspettare che un disturbo che magari inizia in sordina come l’insonnia, per fare un esempio, prenda il sopravvento.

L’agopuntura è senza ombra di dubbio un aiuto molto valido per recuperare velocemente il proprio equilibrio. Se invece scopriamo di avere un pensiero che ci tormenta e ci consuma interiormente o l’abitudine a sistematici pensieri negativi è necessario comprendere che abbiamo bisogno di un aiuto esterno per superare questo meccanismo mentale.

Se ci prendiamo il tempo per ascoltarci e ci addestriamo in questa arte possiamo agire preventivamente sul disagio capace di generare un attacco di panico evitandolo.

Ma se non sappiamo ascoltare arriveremo troppo tardi e il corpo reclamerà per noi!

Articoli correlati:

Il mese di Ottobre e il Pericardio nella medicina cinese

10/10/11

Catherine Bellwald Il mese di Ottobre e il Pericardio nella medicina cineseCon il 9 di Ottobre siamo entrati nuovamente nelle Quinta Stagione, per l’esattezza è iniziato il terzo periodo di Terra dell’anno, ricordiamo che il quarto periodo di terra è quello di Gennaio che per il calendario cinese corrisponde all’ultimo mese dell’anno lunare.

Entreremo per la seconda volta nella Terra yang,  il suo organo correlato è il Pericardio, il suo orario è quello compreso tra le 19 e le 21, il suo animale il cane.

Questa stagione contiene dei rami celesti associati al metallo e al fuoco yin e quindi all’estate e all’autunno e ai caratteri più delicati  di entrambe queste stagioni, in particolare dell’autunno di cui ancora fa parte.

Si tratta però del periodo di transizione verso la prossima stagione: l’inverno. Per molti aspetti è storicamente la stagione più dura: meno luce, meno calore, meno alimenti prodotti dalla terra. Un tempo gli uomini come gli animali  si preparavano con cura al duro inverno perchè solo i più ricchi e forti riuscivano a sopravvivere. Un periodo questo in cui ritengo valga la pena di convogliare le proprie energie indirizzandole consapevolmente  verso gli obiettivi da raggiungere.

Che dire del pericardio; per la medicina occidentale è una membrana sierosa e non un organo vero e proprio. Anatomicamente parlando lo si può considerare come la protezione del cuore, organo questo per eccellenza il più nobile,  la cui importanza è cruciale per sopravvivenza, perchè alla base della circolazione sanguigna e quindi del nutrimento di ogni singola cellula del corpo.

In termini simbolici potremmo associare il pericardio a una sorta di struttura di protezione del nostro interno. Quando qualcosa ci ferisce o ci turba prima di colpire il cuore colpisce il pericardio. Analogamente è possibile considerarla come un sistema atto a tamponare alcune situazioni in modo da preservare  il nostro interno ovvero la nostra intima natura.

In medicina cinese trattare il pericardio significa lavorare sul diaframma e sulla respirazione. Il pericardio  insieme al Fegato forma un livello energetico intermedio definito Jue Yin, che viene sistematicamente trattato in medicina cinese in tutte le patologie dove vi sia uno stato di tensione muscolare, emotiva o viscerale.

Il pericardio è associato al triplice riscaldatore come relazione interno-esterno e quindi al motore che consente all’energia di circolare in tutto il corpo. In medicina cinese è comune dire quando vi è tensione che vi è una stasi del qi di fegato, inteso come un blocco a questo livello, le mani e piedi freddi sono la prima e frequente espressione di questa stasi energetica.

Il pericardio è strettamente collegato  con lo stomaco non solo per la vicinanza anatomica, ma anche perchè si trova nel punto opposto rispetto al calendario lunare, lo stomaco correlato al mese di Aprile è infatti la prima Terra yang dell’anno lunare. Non è quindi un caso se il pericardio in agopuntura si utilizzata per trattare tutti i disturbi gastrici acuti e cronici soprattutto se su base psico emotiva, in primis citiamo la nausea o ipermemesi, ma anche i vari disturbi del comportamento alimentare.

Infine il pericardio è in relazione con il Rene che lo precede nel calendario e nell’orologio cinese; anche in questo caso il pericardio in agopuntura viene utilizzato per trattare  molteplici disturbi di fertilità sia maschili che femminili soprattutto se associati a una componente psicoemotiva.

Il mese di Ottobre come tutti i periodi di transizione è un momento di maggior fragilità, soprattutto per un certo gruppo di persone che potremmo definire costituzionalmente più fragili o meno stabili emotivamente.

A queste persone è indicato in questa stagione un trattamento di prevenzione e di aiuto per non perdere troppo velocemente le energie accumulate nell’estate.

Articoli correlati:

Il momento della giuggiola

3/10/11

Catherine Bellwald Il momento della giuggiolaQuello tra fine settembre e inizio ottobre è il momento migliore per trovare le giuggiole. Una volta usate come cibo per i maiali oggi dalle nostre parti ormai nessuno le usa e le cerca più. Ma le giuggiole si possono trovare nei nostri comuni mercati regionali e dai fruttivendoli.

In cina si possono comprare a ogni angolo di strada dentro a dei cesti posti sul pavimento, oppure messe su uno stecchino e passate nel carmello…una delizia.

Sono comode da mangiare perchè non sono delicate e la loro dimensione consente di consumarle come noccioline o come cioccolatini senza alcuna difficoltà di trasporto ne di ingombro. Un ottimo e salutare snack, anche se da noi non più a buon mercato come ci si attenderebbe!

Possono essere consumate ancora un pò verdi e i loro sapore è più acido e simile alla mela, se si aspetta diventano scure e più dolci, infine  come le mele non marciscono ma si raggrinzano. I cinesi le mangiano anche secche ed è facile trovarle in enormi sacchetti nei supermercati orientali.

Questo piccolo frutto dimenticato è considerato uno dei pochi alimenti in grado di nutrire lo yin.  Infatti la componente yin intesa come quella liquida ovvero dei liquidi corporei più interni, come il sangue e linfa, una volta consumata non si rigenera facilmente e soprattutto non è sufficiente idratarsi, anche se resta importantissimo, con liquidi e acqua.

Un frutto utile non solo alle donne che maggiormente soffrono di deficit dello yin e del sangue ma anche per molti uomini magari forti consumatori di caffè, per esempio.

Un’altra notizia importante è che il frutto  della Giuggiola chiamato anche Ziziphus jujube e Fructus Jujubae in latino e Da zao in pin yin  viene da milleni  inserito in numerosissime ricette fitoterapiche cinesi; citiamo la sua presenza in 43 ricette prese dal testo Essentials from the golden Cabinet e 40 dal testo Discussion on Cold Damage.

Dall’antico testo “Divine Husbandman’s” di materia medica si dice che la giuggiola “tratta il qi perverso nel cuore e nell’addome, calma il centro, nutre la milza, assiste i 12 canali, quieta il qi di stomaco, libera i 9 orifizi, supplementa il qi e i liquidi corporei quando insufficienti, tratta la paura e la pesantezza nei lombi e modera le altre erbe.”

La ricetta più semplice e più conosciuta è Gan Mai Da Zao Tang e viene usata per alleviare stati ansiosi viscerali in associazione ad altre ricette che trattano la costituzione del paziente.

Il mio consiglio è quello di inserire nuovamente le giuggiole nelle nostre abitudini alimentari se possibile evitando la speculazione dei fruttivendoli. La giuggiola è un cibo povero e semplice ma estremamente ricco e nutriente che rischia di andare perso e dimenticato.

Articoli correlati:

Agopuntura: il dolore della perdita

29/9/11

Catherine Bellwald Agopuntura: il dolore della perditaL’agopuntura è quasi sempre associata a disturbi emotivi, i medici generici la consigliano quasi esclusivamente a quei pazienti che non sai più come trattare con i farmaci, che per giunta li rifiutano e che molto spesso vengono inseriti nella categoria degli ansiosi o nevrotici.

Questo avviene per il fatto che sono in pochi i medici a conoscere il metodo di azione dell’agopuntura sul dolore e ritengono che l’effetto terapeutico sia principalmente  dovuto al cosiddetto  placebo.

Complice anche la cultura e la letteratura scientifica che spesso ha remato in questa direzione piuttosto che nell’ottica di far capire come una medicina così lontana dalla nostra riesca a essere tanto efficace sul dolore anche quando questo è sostenuto da fattori fisici e non solo emotivi, come l’artrosi, l’artrite, oppure un trauma.

All’estero e negli studi  di agopuntura Italiani seri l’agopuntura invece viene usata principalmente  per sollevare e trattare il dolore fisico; anche se sono ancora decisamente troppo  pochi a conoscere l’efficacia dell’agopuntura sul dolore. Ripeto spesso la frase insegnatami dal Dott Picozzi: “Non usare l’agopuntura per il dolore è come fare pulizie senza la scopa o l’aspiravolvere!”

Questo non significa che l’agopuntura non possa essere usata per altri scopi; come ad esempio, un dolore emotivo. Non parlo dei quadri ansiosi e depressivi dove la sofferenza emotiva è alimentata da un comportamento psicologico di fondo che deve essere eradicato. Parlo di una sofferenza acuta motivata da un avvenimento come: la perdita di una persona cara, un incidente grave che ci mette in condizioni di salute precaria,  un terremoto che distrugge la nostra casa.

Nel caso di un trauma emotivo da perdita non ci troviamo di fronte a una cronica predisposizione emotiva ben strutturata nel tempo, ma a un evento acuto destabilizzante, capace di minare l’equilibrio e la salute di ogni individuo.

Quando si perde qualcosa a noi caro la sofferenza e il dolore possono causare dei problemi anche fisici; possono comparire attacchi di panico, inappetenza, insonnia, gola stretta, palpitazioni, respiro corto e anche patologie conclamate spesso a carico del sistema respiratorio o cardio-respiratorio. Si tratta di un trauma o se preferite di una ferita dell’emotivo e allo stesso modo delle ferite fisiche devono guarire e se possibile essere curate per facilitarne e accelerarne la guarigione.

Al paziente colpito da una tale ferita accade di pensare che la condizione di prima gli era dovuta oppure semplicemente normale, in questo modo  non si accetta la nuova situazione. Si ha principalmente paura di non essere più felici. Si pensa di non sapere più come andare avanti! Si deve mettere un passo dopo l’altro e ricominciare da zero e questo richiede energia e lucidità mentale.

Insomma se ci si rompe una gamba non ci si può alzare, mettere le scarpe da ginnastica e andare a correre, giusto? Ma neanche restare a letto sconsolati a pensare che non possiamo più correre! Si tatta di un lavoro che richiede molta energia e molto impegno dedicato unicamente a rimettersi in piedi e allora, un passo dopo l’altro, con molta attenzione e molta dedizione, ricominciare a camminare da soli e, in tempi più o meno lunghi, si può ritornare a correre.

Farsi aiutare è molto importante in questa fase: da un bravo psicologo, ma anche da veri amici su cui fare affidamento; i  farmaci antidepressivi possono essere un valido aiuto  ma esistono diverse cure e metodi alternativi che possono essere usati come utilissimi sostegni anche in associazione con i farmaci nei casi più difficili.

In agopuntura è possibile usare punti e canali collegati direttamente o indirettamente al cuore, con l’obiettivo di armonizzarlo e calmarlo, anche il polmone è un organo da trattare in quanto correlato all’emozione della tristezza. Il  miglioramento  del sonno si può ottenere lavorando sulla vescica biliare e sul fegato, la capacità di respirare profondamente lavorando sul plesso solare con stomaco, pericardio. E’ possibile agire anche sulla paura lavorando e riequilibrando il rene,  organo ritenuto correlato a queste bruttissima ma innata e profonda emozione.

Insomma l’agopuntura consente, insieme a molte altre tecniche di rilassamento e di armonizzazione, di sentirsi più lucidi e di affrontare in modo più rapido la completa guarigione e non solo l’apparente ritorno alla vita normale.

Le tecniche provenienti dalla filosofia  buddista si soffermano sull’osservazione del presente e di quanto la nostra mente desideri autocommiserasi e restare volontariamente nella sofferenza, di come l’energia della sofferenza possa essere utilizzata come carburante per fare magari anche cose che non pensavamo di riuscire a fare. Lasciando che la delusione, il rancore, la rabbia e la paura di soffrire si trasformino in qualcosa d’altro, quasi fosse una sorta di trasformazione alchemica.

Ritengo che si debba e si possa lavorare e curare il dolore emotivo come se fosse fisico, con lo scopo di raggiungere più velocemente con tutti gli strumenti di cui disponiamo, siano essi farmacologici o afarmacologici,  un nuovo equilibrio, fondamentale per il mantenimento della salute in senso lato.

Articoli correlati:

Medicina cinese: il pericolo di fama e successo

15/9/11

Catherine Bellwald Medicina cinese: il pericolo di fama e successoE’ comune pensare che il successo e la fama possano portare problemi anche molto severi all’individuo che ne viene colpito. Tutti li vogliono ma a ben guardare sono davvero tanti gli esempi nel mondo dello spettacolo in primis (ma non solo) a mostrare come il successo possa diventare un fardello pesante talora autodistruttivo.

L’esempio della recente morte di Amy Winehouse è l’ultimo in ordine di tempo, ma sono moltissimi i personaggi dello spettacolo che abusano di droghe di vario genere, eccessi di ogni tipo e si sostengono con cocktail massicci di farmaci fino a distruggersi.

Ma come mai, viene da chiedersi, questi hanno tutto eppure riescono a vivere così male e essere spesso così infelici? Dalla legge dei 5 elementi è possibile avere una risposta che giustifichi come mai questo fenomeno accada così spesso.

Ogni individuo, per mezzo della legge dei 5 elelementi e del ciclo di generazione e controllo, sostiene 5 tipi diversi di relazioni. Ogni elemento ne genera uno e ne controlla un’altro ed è generato  e controllato da altri due elementi, determinando un cerchio chiuso. Il legno genera il fuoco, il fuoco genera la terra, la terra genera il metallo, il metallo genera l’acqua e l’acqua genera il legno e si ricomincia. E poi il legno controlla la terra, la terra controlla l’acqua, l’acqua controlla il fuoco, il fuoco controlla il metallo, il metallo controlla il legno e così via. Si formano in altri termini relazioni di parentela. Partendo da un qualunque elemento, avremo suo figlio, suo nipote, suo nonno e sua madre per arrivare nuovamente all’elemento di partenza.

La prima relazione è quella nei confronti di ciò che ci nutre, corrisponde all’elemento che ci genera, al di là dell’infanzia e dell’importante ruolo della madre, il nutrimento in senso lato proviene poi dallo studio, dall’intelligenza e dalla capacità appunto di imparare da ogni cosa.

La seconda relazione proviene da noi stessi e dai nostri simili ovvero persone a noi affini, chimicamente della nostra stessa pasta o elemento. Possono essere parenti ma anche amici, intesi come spalle su cui appoggiarsi e farsi forza. Queste prime due relazioni ci danno forza e ci sostengono e simbolicamente sono la madre e noi stessi.

La terza è la relazione nei confronti di  qualcosa che da noi nasce, possono essere i figli ma soprattutto i talenti, mentre la quarta è la relazione con  il mondo del denaro e dei possedimenti : il nipote. Quest’ultimo rappresenta l’elemento che corrisponde al successo e alla fama intesi anche come figli del talento.  Simbolicamente troviamo il figlio che corrisponde al talento e il nipote al successo dell’elemento in esame, due relazioni che, a differenza delle due precedenti, tendono a impoverire l’elemento di partenza.

Si dice che i figli vanno nutriti e i nipoti controllati e ciò richiede energia; lo stesso vale per il talento e per il denaro: ci vuole energia per produrre talento e per amministrare il proprio denaro e i propri possessi.

Partiamo dall’elemento legno; per fare un esempio se avrà molto fuoco ovvero “figlio”, tenderà ad impoverirsi questo è facile da capire, d’altro canto tanto legno ovvero se stesso e molta acqua lo fanno crescere e lo rendono forte, anche questo è facile da capire. Ma la terra che è figlia del fuoco, ovvero nipote del legno, e che corrisponde proprio alla fama perchè mai dovrebbe impoverire il legno? Semplice: la terra, essendo figlia del fuoco, lo indebolisce. Si dice che la terra spegne il fuoco e il fuoco a sua volta cerca nutrimento nella madre ovvero nel legno che si impoverisce ulteriormente.

Ecco spiegato con la legge dei 5 elementi come mai la fama estrema e improvvisa è potenzialmente pericolosa in quanto capace di generare uno squilibrio nei 5 elementi e nelle loro rispettive relazioni. Ma analizzando ulteriormente è facile intuire che se il legno è molto forte lo squilibrio e l’impoverimento saranno inferiori e l’equilibrio generale verrà preservato.

Ecco che un legno molto forte e sostenuto, ovvero ricco di acqua (educazione, studio, intelligenza) e magari in compagnia di altro legno (amici, parenti a lui affini e simili come qualità e  su cui fare affidamento) anche se con molto fuoco/talento e molto successo/terra resterà forte e stabile. Se invece abbiamo un legno debole la presenza di molto fuoco/talento lo indeboliranno, e lo stesso sarà per la terra/fama quando molto importanti. In questo caso si dice che il nipote si ribella per eccesso di forza e si sovvertono i rapporti di controllo, ovvero il legno non controlla più la terra, ma è la terra a controllare il legno.

Infine un eccesso di fuoco (talento) può creare un eccessivo controllato del metallo (autorità), il che, tradotto nell’esempio sopra, significa che il troppo talento può produrre una sorta di controllo sull’autorità e sui valori; ecco che può diventare lecito il normalmente illecito e  si può perdere l’orientamento di ciò che è giusto e non giusto fare, soprattutto se l’elemento metallo, ovvero l’autorità, è già di suo debole o poco rappresentato.

Tutto è sempre relativo ovviamente; un eccesso di controllo dato da un’importante presenza di metallo beneficia del fuoco per essere limitata,  come avrete capito non sono regole da applicare a tavolino in quattro e quattro otto ma da valutare nel loro insieme.

L’applicazione della legge dei 5 elementi anche in questo caso ci permette di  capire quanto, sia il talento che la fama possano, quando molto sviluppati, essere la causa di un forte disagio della persona e del suo rapporto con la società, al punto da produrre dei danni, soprattutto se la persona in questione è debole.

La fama quindi non è da augurare a tutti perchè non tutti sono in grado di sopportarla.

Articoli correlati:

L’ascolto dei polsi nella medicina e fitoterapia cinese

12/9/11

Catherine Bellwald Lascolto dei polsi nella medicina e fitoterapia cineseNella medicina occidentale l’ascolto del polso si effettua nella normale visita medica per ricercare alterazioni del ritmo cardiaco e valutare la frequenza del battito. La qualità del battito cardiaco si valuta invece con il fonendoscopio che permette di auscultare i battiti  e  i rumori cardiaci patologici.

Nella medicina cinese attraverso l’ascolto del polso è possibile percepire tutti gli organi dell’intero corpo.  Ogni polso possiede tre posizioni fondamentali di ascolto in collegamento con uno specifico organo.  A dx polmone, lo stomaco, il rene collegato con la funzione urinaria, e a sx troviamo il cuore, il fegato e il rene collegato con la funzione riproduttiva.

Durante l’ascolto si traduce la vibrazione tattile di ogni singola posizione del battito,  in una specifica forza, forma e consistenza, rispetto alla costituzione del paziente, alla sua età, alle condizioni in cui si trova e alle restanti posizioni del polso.

L’ascolto del polso è una delle pratiche mediche più antiche e difficili, richiede per essere usata decenni di esperienza e dedizione assidua e continuativa. All’inizio potrei dire che è difficile trasformare la percezione tattile e vibratoria  in una precisa forma e quindi in una specifica situazione energetica e organica. Non siamo abituati ad ascoltare la vibrazione, è un senso che normalmente non addestriamo.

Inoltre durante l’ascolto è indispensabile essere neutri in un certo senso  come trasparenti, infatti è facile, visto il collegamento fisico con il paziente, farsi oscurare e sviare dalle  emozioni personali del paziente e non sentire con sufficiente chiarezza. Solo con la pratica giornaliera e lo studio  continuo è possibile  spegnere se stessi per ascoltare e collegarsi  ai pazienti cogliendo anche in pochi minuti situazioni molto profonde e talora molto ben nascoste.

In questi anni ho osservato inoltre che è indispensabile per ascoltare correttamente i polsi essere in ottimo stato fisico ed emotivo; in assenza di queste condizioni la percezione viene totalmente alterata. Un lavoro molto più che difficile non solo di studio e di pratica continuativa di anni e di migliaia di pazienti ma anche un lavoro su se stessi di pulizia e concentrazione focalizzata.

L’ascolto dei polsi consente di verificare situazioni talora assolutamente non visibili ne con la valutazione della lingua e tanto meno con i sintomi.  Sono infatti molto pochi i sintomi inequivocabili di una diagnosi certa, quello che spesso accade è trovare casi  con segni ambigui di scompenso talora anche contraddittori tra di loro. I polsi forniscono quasi sempre la chiave di lettura dell’analisi diagnostica per poter agire con la fitoterapia. Ecco perchè prescrivere una ricetta di fitoterapia cinese è sempre un atto subordinato all’ascolto dei polsi.

In particolare una ricetta di fitoterapia cinese si costruisce sulla base dei sintomi, della costituzione del paziente e con i polsi. Una corretta valutazione dei polsi permette di individuare patologie infiammatorie  ma anche possibili predisposizioni verso patologie neoplastiche  molto prima che si siano formate e concretizzatate nel fisico. Un ottimo strumento di prevenzione che  usato correttamente diventa un mezzo per mantenere la salute anche nei confronti di patologie importanti.

Articoli correlati:

Translator
Mailing List:

Email:

Dì che ti piace su FB!

Un post a caso
  • Grassi idrogenati: danni e pericoli.

    Tutti conoscono la fama del colesterolo, inteso come grasso pericoloso per il sistema circolatorio e quindi come fattore di rischio per le patologie cardiocircolatorie in genere. Forse sono meno le persone in grado di sapere che esistono anche altri grassi estremamente pericolosi con una ridotta
Tracce di Profumo

La rubrica di Valeria


Cerca nel blog
Commenti Recenti:
  • Loading...