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	<title>Uno Due Tre&#187; Fisiatria</title>
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	<description>Volersi bene è già curarsi</description>
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    <title>Uno Due Tre</title>
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		<title>Lo Yoga può far male?</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 06:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; uscito recentemente sulla Repubblica un articolo di Federico Rampini sui possibili effetti dannosi di questa antica disciplina. Nell&#8217;articolo in questione si sottolinea lo svilupparsi di una crescente e cosiddetta  allarmante &#8220;sindrome da incidenti di yoga&#8221; che io definirei sindrome da malpratica di yoga e che anche Rampini  stesso riconosce come tale nello svilupparsi del suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images37.jpeg" rel="lightbox[6920]"><img class="alignleft size-full wp-image-6933" style="border-width: 5px; border-color: white; border-style: solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images37.jpeg" alt="Catherine Bellwald Lo Yoga può far male?" width="220" height="229" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Lo Yoga può far male?" /></a>E&#8217; uscito recentemente sulla Repubblica <a href="http://rampini.blogautore.repubblica.it/2012/01/10/allarme-dagli-usa-lo-yoga-puo-anche-far-male/" target="_blank">un articolo di Federico Rampini </a>sui possibili effetti dannosi di questa antica disciplina. Nell&#8217;articolo in questione si sottolinea lo svilupparsi di una crescente e cosiddetta  allarmante &#8220;sindrome da incidenti di yoga&#8221; che io definirei <strong><em>sindrome da malpratica di yoga</em></strong> e che anche Rampini  stesso riconosce come tale nello svilupparsi del suo articolo.</p>
<p>L&#8217;argomento è in effetti interessante e diventa più che legittimo affrontarlo con serietà e competenza senza ritenerlo un tabù ma cercando di chiarire alcuni aspetti importanti di questa questione: può lo yoga far male?</p>
<p>Pratico yoga da oltre 30 anni e in tutto questo tempo non mi è mai capitato di avere problematiche fisiche correlate con la mia pratica; semmai posso dire con onestà che lo yoga mi ha consentito di mantenere un&#8217;attenzione e consapevolezza corporea anche su altri sport come la corsa, l&#8217;equitazione, il trekking e lo sci  che portano a frequenti incidenti e disturbi fisici da ipersollecitazione meccanica. Quando non sto bene so esattamente quali esercizi non fare e quali fare e questo è assolutamente vero.</p>
<p>Certamente un caso come il mio non rappresenta nessuna incidenza e tanto meno può far testo per il fatto che possiedo nozioni di anatomia, fisiologia, recupero motorio, conseguiti con i miei studi in medicina e riabilitazione e con il mio lavoro. E&#8217; altrettanto vero però che  <strong>i numeri segnalati nell&#8217;articolo di Rampini non danno realmente la dimensione del problema</strong> in quanto non sono associati al numero di praticanti totali ne&#8217; al numero di praticanti che non solo stanno bene ma che dalla pratica hanno tratto benefici.</p>
<p>Ovvero non emerge una percentuale di danno e tanto meno si confronta con altri sport o discipline e questo non consente di avere una visione completa ma solo parziale e oserei dire &#8220;direzionabile&#8221; e impressionabile. L&#8217;affermazione  che &#8220;<em>molte persone non sono adatte alla pratica dello yoga e farebbero meglio a smettere</em>&#8221; e la conclusione che &#8220;<em>per praticare yoga bisogna essere in ottima salute</em>&#8221; mi sembrano un pò eccessive e tendenziose.</p>
<p><strong>Lo yoga è innanzitutto una via</strong>, non solo uno sport, ovvero <strong>una possibilità di sviluppare qualcosa di unico e di individuale utile su diversi piani dell&#8217;individuo</strong>. Una buona pratica consente di arrivare al silenzio e alla <strong>possibilità di creare un vuoto dentro di sè</strong> . I  pensieri meccanici hanno la possibilità di sgretolarsi  liberando la nostra mente ad un mondo decisamente più espanso dove il pensiero può svilupparsi, elevarsi  e viaggiare molto più liberamente, <strong>come attingendo a qualcosa di superiore.</strong></p>
<p>Queste esperienze possono arricchire il praticante di yoga che in questa era soffre più che in ogni altra epoca per il senso di assenza di libertà. L&#8217;individuo moderno di oggi come non mai sente di essere prigioniero dei propri pensieri meccanici e di molteplici condizionamenti esterni.</p>
<p><strong>Lo yoga visto sotto questo profilo interno e interiorizzato può essere considerato come un unguento, una medicina per molte malattie dell&#8217;anima</strong> compresa la depressione e l&#8217;ansia di cui tanto si parla in giro. E&#8217; da considerare che molti sport possono a loro volta diventare una via. L&#8217;alpinismo di Messner, per fare un esempio, non è solo uno sport ma diventa, nel modo in cui lui lo pratica, una vera e propria via, un modo per evolvere, per andare oltre ai propri limiti e al proprio modo di pensare,   creando qualcosa di nuovo come lui ha prodotto.</p>
<p>Ma come lui stesso  dice: quello che va bene a me non va bene ad altri, anzi può essere nocivo e pericoloso</p>
<p>Nella mia esperienza <strong>non vi è nulla che sia una medicina uguale per tutti e per tutto</strong>.  Come  per la fitoterapia cinese se un rimedio fitoterapico è efficace per una patologia specifica, lo stesso rimedio può, se assunto erroneamente, diventare dannoso per altri individui. Il fatto di essere naturale non lo rende meno nocivo, è infantile e puerile ragionare in questo modo.</p>
<p>Come sempre si tratta di <strong>conoscere la materia in modo approfondito, non solo studiando ma anche praticando</strong>. <strong>Ogni postura ha degli effetti fisici e meccanici che, se eseguiti su soggetti con problematiche fisiche specifiche possono aver bisogno di correzioni e personalizzazioni individuali non sempre già codificate sui libri.</strong></p>
<p>Inoltre <strong>lo yoga come molte discipline orientali e come molte religioni tendono a  restare condizionate dalla tradizione, &#8220;si faceva così e così dobbiamo fare</strong>&#8220;. L&#8217;insegnamento rischia di diventare qualcosa di morto, il cui valore  oggi non ha lo stesso valore e la stessa efficacia di quella che poteva avere a quei tempi. Ricordiamo che anticamente il praticante di yoga veniva selezionato da bambino e  cresceva dedicando allo yoga una vita intera.  Oggi non è più così; inoltre si traducono i testi antichi, cercando di applicarli e capirne il significato <strong>non senza il rischio di interpretare.</strong></p>
<p>Ma ancora non è tutto. Per esperienza posso affermare che la pratica dello yoga non è tale se non si arriva a un certo tipo di intensità. <strong>E&#8217; l&#8217;intensità della pratica a renderla efficace</strong>. Si tratta, come per molti farmaci e per  la fisioterapia, di un &#8220;delta di azione efficace&#8221; talora molto piccolo e a volte vicino al limite del potenzialmente nocivo. Il che rende necessario da parte di chi prescrive farmaci, pratica la fisioterapia ma anche di chi guida una pratica di yoga e di chi la esegue, una  <strong>notevole attenzione e capacità di ascolto per non rischiare di passare dalla pratica all&#8217;acqua di rose a quella dissennata e dannosa.</strong></p>
<p>Ci addentriamo così in una dimensione che può diventare pericolosa, quando chi  insegna o chi  pratica yoga entra in una condizione di fanatismo e di incapacità di essere equilibrato. Ma cerchiamo di non farci fregare dal modo di pensare di questa nuova nostra società moderna che vorrebbe etichettare tutto come sicuro, come  la carne che si compra al supermercato: non è così semplice.</p>
<p>Di chi è la responsabilità se, durante una lezione, il praticante di yoga che lavora al supermercato sollevando pesi ha avvertito per tutta la settimana un dolore sciatico ingravescente, e durante la lezione ha insistito facendo tutte le posture  pur sentendo male fino a sentire chiaramente una fitta di dolore nella posizione della pinza (pascimottasana), procurandosi o peggiorando una discopatia lombare: dell&#8217;insegnante o dell&#8217;allievo?</p>
<p>Io da allieva dico: è mancata consapevolezza dell&#8217;allievo, come del runner che si procura una meniscopatia o tendinopatia delle ginocchia perchè non si è fermato in tempo. Non si è ascoltato, ha superato per ego o per distrazione il suo limite fisico e ne paga le conseguenze.</p>
<p>L&#8217;insegnante di yoga diventa responsabile delle conseguenze quando il suo allievo lo avverte del suo dolore e lui non lo ascolta oppure gli dice di proseguire senza aver paura del dolore e senza una reale consapevolezza dei veri limiti del praticante: questa diventa omissione di responsabilità. E&#8217; vero che molti medici senza conoscere lo yoga potrebbero dire di sospendere questa pratica in quanto causa di dolore, senza badare troppo al sottile e magari distruggendo anni di lavoro positivi. Ma è altrettanto vero che <strong>l&#8217;insegnante di yoga potrebbe non essere in grado di capire che alcuni esercizi in quel determinato caso e situazione infiammatoria possono diventare pericolosi:</strong> una anterolistesi lombare per esempio può peggiorare con esercizi di estensione, e una rettilinizzazione lombare o cervicale con protrusioni discali può peggiorare con esercizi di flessione soprattutto se mantenuta a lungo e questi ultimi sono casi molto frequenti e quasi sempre prodotti dalla vita sedentaria o da altre condizioni lavorative.</p>
<p>Un buon insegnante o maestro di yoga deve si aver studiato lo yoga e il corpo umano ma anche e soprattutto aver praticato a lungo e insegnato altrettanto a lungo.  E  anche lui come l&#8217;allievo e come molti medici  non deve cadere nel delirio di onnipotenza conferitogli dal suo ruolo e cercare di mantenere un giudizio più oggettivo possibile.</p>
<p>Federico Rampini si stupisce del fatto che molti maestri soffrono di disturbi fisici; perchè no? dico io; il fatto di insegnare yoga non li rende per questo motivo invulnerabili. Tensioni emotive viscerali e momenti di inconsapevolezza motoria possono colpire anche loro. Aver conseguito una consapevolezza individuale  in uno specifico campo non significa averla mantenuta a 360 gradi e in modo continuativo.</p>
<p><strong>Molti dolori sono espressioni di  tensioni interne e il riflesso di disturbi viscerali profondi e possono emergere durante la pratica</strong>. Discernere in quali casi ci si trova non è facile. Correre dall&#8217;ortopedico al primo piccolo e transitorio dolore di spalla  senza aspettare di vedere cosa succede, oppure perseverare con mesi o anni di lombosciatalgia senza rivolgersi a uno specialista del settore, meglio se medico e  con competenze specifiche, sono entrambi errori, il primo da eccesso di paura e il secondo da omissione di responsabilità.</p>
<p>L&#8217;equilibrio, il giusto agire e parlare, sono l&#8217;obbiettivo da raggiungere; qualcuno è ancora molto lontano, qualcuno è già vicino; errare è più che comprensibile per entrambi.</p>
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		<title>Il rotore nell&#8217;autotrattamento per le algie muscoloscheletriche</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 06:00:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rotore è un importante strumento della tecnica della miofibrolisi integrata, si tratta di uno strumento formato da anelli rotanti ricoperti da piccolissime punte.  In realtà il rotore è il primo strumento di apertura di qualunque lavoro di miofibrolisi in quanto lavora sulla superficie cutanea richiamando sangue in grandi quantità grazie alle punte. Ma in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-6923" style="border: 5px solid white;" title="miofibrolisi rotore autotrattamento" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/miofibrolisi-rotore-autotrattamento.jpg" alt="Catherine Bellwald Il rotore nellautotrattamento per le algie muscoloscheletriche" width="250" height="227" />Il rotore è un importante strumento della tecnica della miofibrolisi integrata, si tratta di uno strumento formato da anelli rotanti ricoperti da piccolissime punte.  In realtà il rotore è il primo strumento di apertura di qualunque lavoro di miofibrolisi in quanto lavora sulla superficie cutanea richiamando sangue in grandi quantità grazie alle punte.</p>
<p>Ma in realtà, come dicono i cinesi &#8220;lontano lontano vicino vicino&#8221;, ovvero lavorando apparentemente lontano dal problema spesso si lavora molto più vicino di quanto non si pensi. La cute come involucro protettivo esterno è in realtà in collegamento con le parti più interne e profonde del corpo. I meridiani della medicina cinese ne sono un esempio ma anche i metameri della medicina occidentale riflettono questo principio di  collegamento embriologico interno-esterno, così come le irradiazioni dolorose viscerali a distanza.</p>
<p>Il rotore permette di lavorare in breve tempo, e senza dover compiere manovre particolarmente difficili, l&#8217;intero territorio di innervazione dell&#8217;area dolorosa colpita, oppure tutto il meridiano di agopuntura da trattare. Il trattamento antalgico diventa quindi non già una terapia locale come tutte le diverse terapie fisiche conosciute ma qualcosa di completamente diverso. Le terapie fisiche come l&#8217;ultrasuono e il laser producono, attraverso un calore endogeno, un aumento della circolazione sanguigna; lo stesso meccanismo che in questo caso otteniamo attraverso una azione meccanica che potremmo definire di microfrizione diretta.</p>
<p>Chiunque abbia una certa esperienza della mifibrolisi integrata sa che il lavoro completo si deve fare nei diversi livelli di profondità partendo dal più superficiale e andando via via verso gli strati più profondi del dolore. Ma è altrettanto vero che il lavoro superficiale iniziale è quello che da solo spesso porta via il grosso del dolore e che, se fatto su un dolore fresco o ancor meglio su un dolore già lavorato in profondità e con cura, diventa uno strumento terapeutico di mantenimento del benessere raggiunto soprattutto sui dolori cronici o sui dolori dovuti a microtraumi ripetuti, utile in particolare ai soggetti artrosici o con schiene particolamente compromesse da cifosi o discopatie degenerative ma anche nei soggetti sportivi a scopo preventivo.</p>
<p>Il rotore è un attivatore della circolazione sanguigna ed è utilissimo come terapia di supporto nel trattamento degli inestetismi della cellulite dove diventa un ottimo strumento per far assorbire maggiormente le sostanze dalla cute  rendendo più efficaci le diverse creme e gel dedicate alla problematica estetica.</p>
<p>Il trattamento viene poi costruito sulle esigenze del paziente, utilizzando il criterio del trattamento locale ovvero sul dolore, il criterio della simmetria, ma anche il criterio della morfologia dei muscoli, lavorando così sulle inserzioni e sulle origini dei muscoli da trattare.  E&#8217; possibile applicare con il rotore il criterio della circolazione energetica e lavorare sul decorso dell&#8217;intero canale coinvolto o selezionato;  infine è possibile lavorare su aree fisiche lontane ma aventi un somatotopismo per la regione da trattare presenti sulle mani sulle orecchie ma anche sulla pancia agendo in questo modo in maniera indiretta sul dolore da trattare.</p>
<p>Un sistema apparentemente fin troppo semplice ma non per questo poco efficace che, associato a due o tre esercizi specifici per ogni singolo disturbo, diventa uno strumento terapeutico molto valido. Ecco che il rotore per autotrattamento diventa uno strumento personale riprodotto  in materiale plastico e non in acciaio con costi accessibili e senza rischi di graffiare la pelle e soprattutto leggerissimo. L&#8217;unico accorgimento deve essere quello della manutenzione che non deve prevedere sostanze in grado di alterare la plastica ma un semplice spazzolino da passare tra le punte.</p>
<p>Uno strumento antichissimo una volta costruito in pietra diventa oggi un supporto ultra maneggevole e di facile autoapplicazione per curarsi e volersi bene.</p>
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		<title>Riabilitare</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 06:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa serve per riabilitare una funzione persa? Conoscenza specifica del disturbo in questione,  esperienza in campo e tanta, tanta passione. I più grandi riabilitatori  non erano grandi scienziati e molto spesso non erano neanche medici ma erano persone interessate a risolvere in modo pratico uno specifico problema funzionale e, per diamine, ci riuscivano con successo! [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-162.jpeg" rel="lightbox[5211]"><img class="alignleft size-full wp-image-6875" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-162.jpeg" alt="Catherine Bellwald Riabilitare" width="275" height="183" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Riabilitare" /></a>Cosa serve per riabilitare una funzione persa? Conoscenza specifica del disturbo in questione,  esperienza in campo e tanta, tanta passione. I più grandi riabilitatori  non erano grandi scienziati e molto spesso non erano neanche medici ma erano persone interessate a risolvere in modo pratico uno specifico problema funzionale e, per diamine, ci riuscivano con successo!</p>
<p>Nel film &#8220;Il discorso del Re&#8221; si narra la storia di Re Giorgio VI d&#8217;Inghilterra che soffriva di balbuzie, ma il cui regno è stato di grande rilievo durante la seconda guerra mondiale. Curioso come in quel frangente al vertice del comando militare britannico anche Winston Churchill soffrisse di balbuzie  e  al vertice del potere Americano il presidente Roosvelt fosse da parte sua colpito da una importante  disabilità motoria agli arti inferiori da molti ritenuta una poliomielite e da altri una paralisi di Guillan Barrè.</p>
<p>Tre uomini che hanno fatto la storia e che hanno  avuto ruoli decisionali  oltre che  di impegno pubblico importantissimi, tutti con una disabilità importante che in nessun modo li ha limitati nello svolgimento del loro lavoro anzi li ha forse resi più forti e determinati nello svolgimento del loro importante lavoro sociale.</p>
<p>Riabilitare in effetti significa recuperare per quanto possibile la funzione persa o deficitaria ma, più di ogni altra cosa, significa vivere e mantenere un ruolo adeguato alle nostre possibilità e potenzialità indipendentemente dalle nostre difficoltà o disabilità. Questa possibilità è data dal lavoro fisico e specifico sulla disabilità vera e propria ma soprattutto sulla accettazione e valorizzazione di se stessi più di ogni altra cosa.</p>
<p>Nel rispetto e considerazione delle forze e debolezze di ognuno, un gioiello non potrà essere usato come un&#8217;arma o un ascia. La consapevolezza dei propri veri limiti può essere sfruttata e diventare un punto di forza. Nello stesso modo l&#8217;abbattimento dei limiti anche solo nella nostra mente può permettere il superamento degli stessi.</p>
<p>Un lavoro quindi non solo fisico ma anche psicologico e mentale sulla possibilità di indirizzare la propria energia nella direzione giusta. Un lavoro che oggi si può ottenere non solo con un fisioterapista ma anche con figure talora non sempre considerate in campo medico come i counselor e i coach che spesso hanno invece una preparazione molto vasta e di grande aiuto.</p>
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		<title>Cifosi: esercizi e sport più adatti</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 06:00:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Iniziamo dal principio; la cifosi o meglio l&#8217;ipercifosi è in parole povere la schiena curva in avanti. Si tratta di una deviazione del rachide sul piano sagittale che si vede di profilo.  Il classico gobbo (modello &#8220;gobbo di Notre Dame&#8221;, per intenderci) invece è una cifoscoliosi grave con tanto di gibbo che si vede di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-104.jpeg" rel="lightbox[6723]"><img class="alignleft size-full wp-image-6778" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-104.jpeg" alt="Catherine Bellwald Cifosi: esercizi e sport più adatti " width="233" height="312" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Cifosi: esercizi e sport più adatti " /></a>Iniziamo dal principio; <strong>la cifosi o meglio l&#8217;ipercifosi </strong>è in parole povere la schiena <strong>curva in avanti</strong>. Si tratta di una deviazione del rachide sul piano sagittale che si vede di profilo.  Il classico gobbo (modello &#8220;gobbo di Notre Dame&#8221;, per intenderci) invece è una <em>cifoscoliosi </em>grave con tanto di gibbo che si vede di profilo ma che corrisponde alla rotazione delle coste  (in gergo costole) dovute ad una <em>grave scoliosi </em>che invece è una deviazione del rachide sul piano frontale complicata da una cifosi.</p>
<p>La prima distinzione da fare è tra <strong>l&#8217;atteggiamento cifotico e l&#8217;ipercifosi vera e propria</strong>. L&#8217;atteggiamento si corregge completamente o quasi completamente con un atto volontario di estensione attiva ovvero impegnando i muscoli estensori  del rachide, che sono in primis il gran dorsale e il trapezio che insieme a un elevato numero di muscoli più profondi agiscono dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno per sostenere la schiena verso l&#8217;alto. La cifosi consolidata invece non si modifica in modo sufficiente con il semplice atto di raddrizzare la schiena.</p>
<p><strong>L&#8217; ipercifosi colpisce normalmente il tratto dorsale</strong> che nella assoluta normalità è già in leggera cifosi, può essere a piccolo raggio ovvero descrivere una piccola gobba oppure ad ampio raggio e coinvolgere anche il tratto lombare e cervicale che normalmente sono in lordosi. <strong>Un&#8217;alterazione in tal senso del tratto dorsale  si ripercuote funzionalmente sempre sugli altri due segmenti, cervicale e lombare, oltre che su entrambe le spalle determinando inevitabilmente un quadro di rigidità articolare.</strong></p>
<p><strong>La cifosi è solitamente  conseguenza di un atteggiamento protratto e consolidato nel tempo</strong> ma può anche insorgere a causa di uno stato infiammatorio che colpisce le cartilagini di accrescimento delle vertebre in età adolescenziale. Questa patologia si chiama &#8220;morbo di Sheuermann&#8221; e può causare  anche in pochi mesi una cifotizzazione del rachide dorsale sulla quale è necessario intervenire tempestivamente ed energeticamente con esercizi attivi e passivi, talora con busti rigidi estensori e, nei casi più gravi, anche con la chirurgia.</p>
<p>A parte questa particolare e specifica patologia, <strong>la cifosi normalmente peggiora gradualmente nel corso degli anni,</strong> esattamente come farebbe un piano inclinato di una qualunque mensola. La gravità, con il passar del tempo, prende il sopravvento a meno che non si produca un&#8217;azione muscolare contraria detta appunto antigravitaria. <strong>La cifosi quindi è in agguato come lo sono le rughe con l&#8217;invecchiamento.</strong></p>
<p>Non tutti gli sport sono adatti a migliorare e  correggere questo atteggiamento patologico. Dobbiamo analizzare il rachide e capire quali specifici movimenti sono idonei e quali non lo sono  per una schiena già compromessa.</p>
<p>Le indicazioni motorie che seguono non sono quindi quelle classiche adatte a tutti ma sono indirizzate esclusivamente a quei  soggetti che tendono alla cifosi o che già ne soffrono. Ma attenzione: non sostituiscono una valutazione fisiatrica e tanto meno un trattamento fisioterapico o rieducativo personalizzato che sono sempre consigliati.</p>
<p><strong>La</strong> <strong>caratteristica dei pazienti cifotici è quella di incurvare spontaneamente le spalle in avanti durante tutti i movimenti che coinvolgono le braccia, peggiorando così il problema</strong>. Il modo per riconoscere un dorso cifotico non è solo quello di misurare i gradi della sua gobba, ma di verificare quanto le spalle siano rigide in estensione, il che significa che il paziente supino o in piedi non riesce a sollevare le braccia oltre le orecchie  ma si ferma prima. Nei casi più gravi, molto prima.</p>
<p>A questi soggetti è <strong>controindicato ovviamente il sollevamento di pesi</strong>; fanno eccezione movimenti mirati fatti con piccoli pesi e con le braccia in apertura o in estensione eseguiti con cura e attenzione e meglio se da sdraiati.</p>
<p><strong>Sono sconsigliati il golf,  la canoa,  il kajak, la boxe e tutti i tipi di combattimento dove la difesa sia in chiusura e l&#8217;attacco possa favorire la cifosi e tutti gli hobby che coinvolgono le braccia come il giardinaggio, la maglia, l&#8217;uncinetto</strong>.</p>
<p>Sono decisamente <strong>poco indicati il nuoto a stile libero </strong>e, anche se in minor modo, lo stile a rana, in quanto possono favorire la cifotizzazione soprattutto se fatti con poca attenzione e in soggetti già compromessi. Il n<strong>uoto quindi non è la panacea per tutte le schiene</strong>; è vero l<strong>o stile a dorso è un ottimo esercizio correttivo </strong>ma sfido chiunque a fare solo quello una volta in piscina, soprattutto se sono evidenti le sue difficoltà nell&#8217;eseguire questo stile, cosa praticamente garantita quando la schiena è già in cifosi. Infine è <strong>poco indicata la bicicletta e ancor peggio la mountain bike per la posizione statica che non corregge in nessun modo il difetto.</strong></p>
<p>Passiamo agli <strong>sport di squadra</strong>: giocare a calcio, a pallavolo, a pallacanestro possono essere molto utili a socializzare e a sfogare le proprie tensioni emotive; sembrano non nuocere direttamente alla deformazione del rachide ma in realtà questi sport non sono indicati ai cifotici veri in quanto l<strong>&#8216;attenzione non può essere rivolta a se stessi perchè focalizzata alla vittoria della squadra</strong>. Il proprio errore posturale quindi salterà automaticamente fuori senza essere corretto da un&#8217;opportuna consapevolezza.</p>
<p><strong>La corsa </strong>è un potenziale  pericolo per il rachide già curvo; le braccia e le spalle durante la corsa tendono a chiudersi senza correggere la schiena in modo efficace, inoltre quando arriva la stanchezza il corpo non allenato tende spontaneamente a portarsi in avanti, <strong>rischiando di</strong> <strong>peggiorare il difetto; </strong>un vizio che purtroppo molti sportivi occasionali non si accorgono di avere.</p>
<p>Ma ancora non è tutto: <strong>anche i tanto amati  addominali, indispensabili per stabilizzare il rachide in senso antero posteriore se fatti in modo classico, ovvero con le macchine oppure eseguiti dinamicamente da sdraiati a pancia in su sollevando la testa, possono essere dannosi e francamente poco indicati per le schiene già deviate in cifosi</strong>.</p>
<p><strong>Gli addominali corretti</strong> in questi casi sono quelli isometrici eseguiti sempre <strong>mantenendo i tratti dorsale e cervicale allineati, </strong>meglio se mantenuti in modo statico. Possono essere fatti da sdraiati, meglio se  con braccia estese dietro il capo ma possono essere eseguiti  da seduti e in piedi anche durante tutti i movimenti di correzione attiva del rachide dorsale richiamando l&#8217;ombelico verso la colonna vertebrale.</p>
<p>Gli esercizi mirati alla correzione del rachide cifotico sono in realtà semplici e vertono su due principi base: <strong>estendere o iperestendere il tratto dorsale ed elevare ed extraruotare le spalle a fondo corsa</strong>.  Ci si può sbizzarrire con la fantasia oppure insistere sempre con gli stessi ma devono essere fatti in modo preciso e costante per ottenere una graduale correzione o perlomeno evitare un peggioramento della cifosi già consolidata.</p>
<p><strong>Yoga e Pilates sono attività che prevedono svariati esercizi utilissimi al dorso ricurvo ma lezioni di gruppo non sono ancora sufficienti a correggere il problema quando questo sia serio</strong>; in questi casi è infatti necessario lavorare in modo mirato e personalizzato.</p>
<p><strong>Ai giovani e giovanissimi che hanno solamente un atteggiamento scorretto del tratto dorsale e non consolidato, consiglio la danza, la ginnastica artistica o l&#8217; equitazione</strong>; in tutti e tre questi sport  l&#8217;eleganza e la regalità dell&#8217;atteggiamento posturale sono il fulcro del lavoro e la parte alta del torace è costantemente in apertura.</p>
<p>Invece  <strong>per correggere veramente una postura cifotica già consolidata serve in primo luogo apportare modificazioni al modo in cui si dorme e ci si siede quotidianamente. </strong> E&#8217; assolutamente indispensabile evitare di usare due <strong>cuscini per il riposo notturno</strong> oltre che  appoggiare costantemente la schiena da seduti. Sono utilissimi i <strong>cuscini lombari da spinta </strong>oppure ancora meglio sarebbe utilizzare <strong>sedie con appoggio sulle ginocchia </strong>utili a sostenere meglio il rachide a partire dal <strong>tratto lombare che ne costituisce la base di sostegno</strong>.</p>
<p>Sono altresì indispensabili l&#8217;<strong>apprendimento e l&#8217;esecuzione costante e corretta di tutti gli esercizi più utili ad aprire il petto e le spalle e ad allineare l&#8217;intero rachide</strong>. Infine  è necessario mantenere un&#8217;<strong>attenzione e una correzione posturale prolungate  nel tempo</strong>, conseguibili esclusivamente tramite una focalizzazione mentale e una volontà determinata. In questo caso diventa molto importante che l<strong>a figura del coach sia non solo specializzata sulla conoscenza tecnica del corpo ma anche su motivazioni e significato emozionale profondo del movimento stesso.</strong></p>
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		<title>Correzione posturale: attenti alla vista</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 06:00:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un altro serio problema spesso poco considerato quando si parla di postura è la vista. La presenza di un severo difetto della vista, soprattutto da vicino, produce sul corpo una postura viziatissima che potremmo definire secondaria. Ovvero non è essa stessa un atteggiamento dovuto al carattere della persona ma una risposta a una difficoltà; di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images36.jpeg" rel="lightbox[6396]"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-6605" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images36-150x139.jpg" alt="Catherine Bellwald Correzione posturale: attenti alla vista" width="236" height="220" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Correzione posturale: attenti alla vista" /></a>Un altro serio problema spesso poco considerato quando si parla di postura è la vista.</p>
<p>La presenza di un severo <strong>difetto della vista</strong>, soprattutto da vicino, produce sul corpo una <strong>postura viziatissima</strong> che potremmo definire <strong>secondaria</strong>. Ovvero non è essa stessa un atteggiamento dovuto al carattere della persona ma una risposta a una difficoltà; di solito quella nel leggere.</p>
<p>Il paziente di solito non avvicina il giornale o il pc agli occhi ma avvicina il volto! In questo modo il tratto cervicale si trova in anteroposizione con tendenza alla <strong>cifosi del tratto inferiore e rettilinizzazione del tratto superiore.</strong></p>
<p>Inoltre l&#8217;asse di allineamento  della testa è totalmente perso e i<strong>l peso del cranio  grava interamente sui muscoli cervicali </strong>scaleni, trapezi e talora anche sui muscoli strenocleidomastoidei che  inevitabilmente si contraggono in modo anomalo.</p>
<p>Ne consegue, nel migliore dei casi, una <strong>cervicalgia muscolotensiva </strong>e nel peggiore un  <strong>quadro di discopatie cervicali </strong>anche severo con possibilità di protrusioni multiple, ernie estruse o frammenti erniari a cui possono accompagnarsi dolori chiamati brachialgie, non solo cervicali ma irradiati alle braccia e alle mani; questi sintomi sono spesso molto dolorose e fastidiosi in quanto corrispondono a vere e proprie nevralgie.</p>
<p>La cosa più logica è certamente correggere il difetto visivo con una valutazione oculistica completa, ma non basta; resta comunque l&#8217;atteggiamento che in questo caso è una memoria corporea o psicomotoria ovvero anche se ci sono gli occhiali correttivi più idonei <strong>il corpo ricorda la schema di movimento che è diventato un atteggiamento automatico.</strong></p>
<p>La persona tende così a ripetere quegli schemi corporali, prima conseguenti alla patologia visiva, e che rimangono in atto anche dopo che il difetto visivo è stato corretto, continuando ad aggravare la situazione cervicale muscolare e osteoarticolare.</p>
<p>L&#8217;unico modo per agire su di essi è in primo luogo <strong>consapevolizzare e osservare il difetto posturale acquisito,</strong> successivamente correggerlo continuamente fino a <strong>riprogrammare lo schema corporeo</strong>.</p>
<p>E&#8217; sbagliato affermare &#8220;io sono così&#8221; pensando di non poter modificare la situazione oppure ancora peggio offendersi se qualcuno ci fa osservare la nostra posizione scorretta: ben venga qualcuno che ce la fa osservare; la consapevolezza della propria postura non è infatti, nella gran parte dei casi, qualcosa con cui si nasce, ma va costruita giorno per giorno.</p>
<p>Come per ogni cosa bisogna impegnarsi e lavorarci sopra con energia magari facendosi aiutare da specialisti del settore rieducativo e posturale.</p>
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		<title>La correzione posturale: attenti alle pose</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 05:00:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le pose sono tutte le posizioni che il nostro corpo assume per apparire o sentirsi in una determinata maniera. In realtà molte posizioni sono anche delle pose e molte pose si assumono per abitudine. Diventa quindi difficile poi discernere come una posa si costituisca e si mantenga al di là del voler apparire o percepirsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6485" class="wp-caption alignleft" style="width: 264px"><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-103.jpeg" rel="lightbox[6393]"><img class="size-thumbnail wp-image-6485" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-103-150x150.jpg" alt="Catherine Bellwald La correzione posturale: attenti alle pose" width="254" height="254" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu La correzione posturale: attenti alle pose" /></a><p class="wp-caption-text">tipica postura scorretta</p></div>
<p><strong>Le pose sono tutte le posizioni che il nostro corpo assume per apparire o sentirsi in una determinata maniera</strong>. In realtà molte posizioni sono anche delle pose e molte pose si assumono per abitudine. Diventa quindi difficile poi discernere come una posa si costituisca e si mantenga al di là del voler apparire o percepirsi in un modo piuttosto che in un altro.</p>
<p>Non ci crederete ma <strong>le pose sono uno dei nemici numero uno della postura corretta</strong>.</p>
<p><strong>Le gambe incrociate da seduti </strong>per fare un esempio<strong> </strong>sono un tipico gesto a valenza sia maschile che femminile,  sicuramente nocivo al rachide lombare quando protratto e ripetuto. Questo perchè l&#8217;incrocio favorisce il cedimento in cifosi del tratto lombare. Questa posa credetemi è davvero difficile da togliere in quanto la posizione a gambe incrociate è sexy per la donna e trasmette anche in un ambito lavorativo  un senso di disinvoltura e di amicizia talora indispensabili.</p>
<p>Nei pazienti con note discopatie lombari o cervicali e ricorrenti algie, oltre a eseguire sedute di agopuntura che hanno una grande possibilità di togliere l&#8217;infiammazione senza dover ricorrere al corstisonico, <strong>insisto molto sulla correzione posturale soprattutto quando riconosco il ripetersi di alcune pose nocive al rachide.</strong></p>
<p>Le raccomandazioni sono ben conosciute agli addetti ai lavori e non: non sollevare pesi, chinarsi piegando le gambe, sedersi tenendo i piedi appoggiati a terra e la regione lombare sostenuta. Pertanto la correzione delle gambe incrociate è spesso la più difficile e sfugge sistematicamente al controllo anche dei pazienti più attenti. E&#8217; frequente che in una singola seduta <strong>la mia correzione di questa posa si ripeta più e più volte beccando il paziente &#8220;sul fatto&#8221; come con le dita nella marmellata!</strong></p>
<p>Ci sono poi pose meno comuni ma altretanto deleterie, anzi forse molto più pericolose; fra queste citiamo quella di <strong>tenere la testa leggermente inclinata da un lato in segno di ascolto o di condivisione</strong>,  tipica del personaggio Orazio della serie televisiva CSI Miami tanto per fare un esempio concreto. Questa semplice e apparentemente innocua posa, quando protratta e ripetuta sistematicamente nel tempo, può generare una scoliosi funzionale capace di stabilizzarsi. Ne possono seguire algie cervicali e cervicobrachiali, talora sostenute da quadri di discopatie cervicali più o meno marcate.</p>
<p>Correggere questo tipo di posa è ancora più difficile; è necessario attivare un sistema di vigilanza e di consapevolezza posturale continuativa per cogliere la posa e correggerla sul nascere. A peggiorare la situazione succede che <strong>il paziente non si accorge </strong><strong>della sua posa </strong><strong>se non attraverso uno specchio o una foto</strong>. L&#8217;unico modo è quello di scattarsi mentalmente delle foto e osservarsi meticolosamente.</p>
<p>Allo stesso modo è utile osservare quale emozione si collega alla posa per individuarla più facilmente. Un lavoro molto complesso, spesso poco accetto dal paziente ma in alcuni casi indispensabile per ottenere la risoluzione completa del dolore.</p>
<p><strong>Attenti quindi quando vedete nascere una posa; ricordatevi che poi non è facile  rimediare ai danni che si possono causare al rachide, almeno non con la stessa facilità con cui si può togliere una ruga dal volto!</strong></p>
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		<title>Correzione posturale: attenti alle poltrone</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 05:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La posizione seduta è già da sola la più dannosa per il rachide lombare soprattutto se prolungata nel tempo. Questo perchè la fisiologica lordosi da seduti scompare e nei casi peggiori si trasforma in una cifosi ad ampio raggio che coinvolge tutto il rachide. A lungo andare in assenza di una correzione, e di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/Unknown2.jpeg" rel="lightbox[6352]"><img class="alignleft size-full wp-image-6355" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/Unknown2.jpeg" alt="Catherine Bellwald Correzione posturale: attenti alle poltrone" width="160" height="160" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Correzione posturale: attenti alle poltrone" /></a>La posizione seduta è già da sola la più dannosa per il rachide lombare soprattutto se prolungata nel tempo. Questo perchè la fisiologica lordosi da seduti scompare e nei casi peggiori si trasforma in una cifosi ad ampio raggio che coinvolge tutto il rachide.</p>
<p>A lungo andare in assenza di una correzione, e di una muscolatura paravertebrale e addominale di sostegno, si può determinare una rettilinizzazione e talora anche una inversione della lordosi lombare con un conseguente sovraccarico dei dischi intervertebrali lombari e formazione di quadri più o meno gravi di discopatia.</p>
<p>Le poltrone più ancora delle sedie sono nella maggior parte dei casi un vero danno per le schiene perchè sono quasi sempre antiergonomiche. La peggiore in assoluto è la poltrona del dentista dove le gambe vengono messe in orizzontale e lo schienale  inclinato di circa 45-60°. Si ottiene così la posizione del long sitting ovvero seduti a gambe tese, la peggiore in assoluto per il rachide lombare che infatti tende a cedere in cifosi.</p>
<p>In  molti altri ambienti  sanitari  le poltrone sono i molto spesso antiergonomiche; le poltrone ospedaliere dove si esegue  la chemioterapia e le poltrone delle case di riposo per esempio. In sintesi sono tante le poltrone con i requisiti sbagliati. In ordine citiamo le poltrone del cinema, dei treni, degli aerei e  molte poltrone anche decisamente costose e apparentemente confortevoli.</p>
<p>Le poltrone incriminate hanno tutte la seduta (spazio dove ci si appoggia glutei e coscie) molto lunga (spesso più lunga delle normali dimensioni delle coscie), le peggiori hanno la possibilità di allungare le gambe, cosa apparentemente molto comoda e gradita ( si ottiene così il long sitting), ma la cosa più grave di tutte è che possono regolare esclusivamente l&#8217;inclinazione dello schienale. In questo modo l&#8217;intero carico e peso del paziente  grava inesorabilmente sul rachide lombare.</p>
<p>Le poltrone ergonomiche invece sono quelle in cui la seduta e lo schienale si inclinano simultaneamente, si dice che basculano ovvero l&#8217;intera costruzione schienale e seduta si inclina mantenendo gli stessi gradi.  Troviamo questi criteri nei centri benessere, in alcuni modelli di poltrone d&#8217;autore, e in moltissimi modelli di poltrone da esterno ovvero da giardino anche a basso costo. In questo modo il peso non carica più sul rachide ma verso il suolo in modo verticale.</p>
<p>Partendo dalla vecchia sdraio di una volta fatta di tessuto alle nuove sdraio da spiaggia in plastica il criterio è conservato ovvero l&#8217;inclinazione dello schienale è simile a quello della seduta. E&#8217; importante segnalare che queste poltroncine pieghevoli da spiaggia  sono di solito basse e non possono essere utilizzate da soggetti con deficit motori o disturbi articolari alle ginocchia e alle anche.</p>
<p>Avete capito la differenza? Non è un fatto estetico ma un criterio meccanico: se dovete scegliere una poltrona per farci restare a lungo una persona  fate molta attenzione ai criteri di scelta. Potete scegliere poltrone molto costose con marchi famosi o firmate oppure se le vostre tasche non sono così&#8217; profonde potete andare in un buon negozio di mobili da giardino. Esistono in questa categoria poltrone basculanti, stabili e di varia altezza quindi facilmente utilizzabili anche da persone con difetti articolari o motori . Queste poltrone nel loro piccolo sono in grado di risolvere il problema in modo elegante e senza rischiare di peggiorare le condizione di salute del rachide.</p>
<p>Ma se dovete adattarvi alle poltrone come nel caso di lunghi viaggi e di impegnative sedute  dal dentista consiglio di indossare pantaloni morbidi, meglio se da ginnastica o calzoncini corti, e scarpe comode per poter piegare le gambe  rompendo lo schema del long sitting. Piegando anche solo una gamba, meglio se tutte e due,  il rachide lombare può più facilmente sostenersi e mantenere una minima lordosi.</p>
<p>In caso di guida di una vettura, di rigidità articolari multiple e di obesità tali da non consentire movimenti  di aggiustamento della posizione antiergonomica, consiglio un cuscino lombare da spinta e interruzioni regolari della posizione con piccole camminate e basculamenti del bacino. Tali accorgimenti possono limitare attacchi dolorosi lombari.</p>
<p>Per garantire la salute del rachide lombare di un soggetto sedentario non è sufficiente fare attività sportiva generica per rinforzare i muscoli più deboli siano essi addominali che paravertebrali; è importante allenare il corpo alla correzione e consapevolezza posturale e al mantenimento della corretta posizione seduta durante le ore di lavoro ma anche nelle ore di riposo o destinate ad altro.</p>
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		<title>La spalla dopo la mastectomia</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 05:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da oltre 20 anni si parla di riabilitazione oncologica considerandola come una fase importante del trattamento oncologico. Esistono dei bei protocolli di lavoro e delle pagine estese sulle motivazioni e sull&#8217;importanza di questi gesti che vanno dalla fisioterapia, alla psicoterapia, al nursing del paziente. Il tutto volto al potenziare la qualità della vita e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images33.jpeg" rel="lightbox[6234]"><img class="alignleft size-full wp-image-6261" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images33.jpeg" alt="Catherine Bellwald La spalla dopo la mastectomia" width="144" height="191" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu La spalla dopo la mastectomia" /></a>Da oltre 20 anni si parla di riabilitazione oncologica considerandola come una fase importante del trattamento oncologico. Esistono dei bei protocolli di lavoro e delle pagine estese sulle motivazioni e sull&#8217;importanza di questi gesti che vanno dalla fisioterapia, alla psicoterapia, al nursing del paziente. Il tutto volto al potenziare la qualità della vita e non solo la longevità.</p>
<p>Non tutti i pazienti operati possono avere bisogno della riabilitazione oncologica nello stesso modo, ovvero ci sono pazienti che da soli o con l&#8217;aiuto di famigliari riescono a produrre un&#8217;atmosfera riabilitativa idonea al recupero di tutto il loro potenziale residuo non solo inteso come funzione motoria  ma anche psicosociale.</p>
<p>Come direbbe la Prof essa Morosini hanno un potenziale di salute alto, dato magari dalla loro personalità o dalla buona risposta organica al trattamento chirurgico o chemioterapico oltre che magari dalla presenza di persone stimolanti sia in ambiente lavorativo che famigliare.</p>
<p>Ricordo che sfruttare e utilizzare al massimo il potenziale residuo dopo un intervento chirurgico e un trattamento oncologico mirato  non significa fare tutto quello che si faceva prima ma significa accettare e vivere al meglio la nuova condizione causata dalla malattia.</p>
<p>Capita spesso di vedere l<strong>&#8216;articolazione delle spalla sottovalutata rispetto ad altre grandi articolazioni.</strong> La mentalità è spesso questa, anche se il recupero articolare è limitato non è importante.</p>
<p><strong>La mobilità della spalla infatti non incide direttamente su funzioni motorie importanti come la deambulazione oppure la manualità. </strong>E&#8217; infatti possibile  con una limitata escursione articolare della spalla mantenere normali mansioni lavorative ed  essere totalmente autonomi nei trasferimenti e nei normali atti della vita quotidiana.</p>
<p>La spalla però è ingannevole; la sua limitazione articolare non  impedisce solamente di lavarsi accuratamente l&#8217;ascella colpita o di allacciare e slacciare un reggiseno, di nuotare a stile libero ma incide indirettamente su tutto lo schema corporeo, sul rachide e sulla simmetria destro sinistra. <strong>La rigidità del cingolo scapolo-omerale non è facile da eliminare ed è spesso responsabile di una scoliosi secondaria inizialmente solo funzionale ma che può fissarsi nel tempo.</strong></p>
<p>Questo gli ortopedici ormai lo hanno capito molto bene e infatti avvisano i pazienti che il trattamento riabilitativo post operatorio delle spalle è un lavoro lungo e impegnativo per qualunque intervento si voglia eseguire sulla spalla e a maggior ragione sulle forme post traumatiche o eseguite a cielo aperto.</p>
<p>Nei pazienti anziani è comune che la spalla  post traumatica venga lasciata a un recupero spontaneo ritenendo che il suo recupero articolare non abbia una grande importanza per le funzioni che il paziente deve svolgere e fin qui lo considero sensato.</p>
<p>Ma a tutt&#8217;oggi considero che l&#8217;articolarità della spalla venga  decisamente  trascurata dopo gli interventi di mastectomia. Rispetto a una volta sono più attenti e il più possibile conservativi. Si cerca sempre di limitare l&#8217;asportazione al minimo indispensabile e si lavora in modo estremamente curato sul recupero dell&#8217;estetica soprattutto se la paziente è giovane.</p>
<p>L&#8217;attenzione a questo proposito è così forte che  si rischia di dimenticare che il braccio e la spalla sono altretanto importanti. Ecco  che <strong>capita di vedere cicatrici stupende quasi invisibili, lavori delicatissimi di ricostruzione plastica ma spalle e talora anche gomiti decisamente bloccati da una ipomobilità forzata anche in condizione di minimo intervento ascellare.</strong></p>
<p>Succede che il chirurgo stesso abbia timore  che la mobilizzazione possa danneggiare il risultato chirurgico sul fronte estetico. <strong>Si tende quindi a lasciare che il recupero avvenga gradualmente e spontaneamente. Quello che può succedere  è che la paziente si ritrova con una spalla la cui articolarità è  decisamente limitata oltre che dolente.</strong> Soprattutto ne consegue  un impegno riabilitativo molto superiore a quello che sarebbe potuto essere necessario se se fosse stata educata a muovere il braccio nelle fasi immediatamente post operatorie e in quelle successive.</p>
<p>La riabilitazione nella maggioranza dei casi viene lasciata interamente al paziente con indicazioni talora molto sommarie e nel migliore dei casi con un libretto o opuscolo che indica le manovre adatte al recupero articolare. <strong>Il lavoro con un fisioterapista preparato è invece di fondamentale importanza soprattutto nelle primissime fasi, quando l&#8217;ansia di sbagliare e di sentire dolore prendono il sopravvento. L&#8217;autotrattamento non è sbagliato di per sè ma le indicazioni specifiche devono essere fatte personalmente.</strong></p>
<p>Il trattamento diretto serve a limitare l&#8217;ansia di sbagliare e di sentire dolore ed è indispensabile in tutte le pazienti  poco addestrate al contatto con il proprio corpo e a quelle particolarmente ansiose. In questa fase il fisioterapista esperto può già individuare chi davvero necessita di un aiuto e chi invece sta andando spontaneamente bene da sola.</p>
<p>Le pazienti più compromesse verrebbero subito individuate  e inserite per un lavoro ambulatoriale di fisioterapia come si fa sui pazienti ortopedici. Si eviterebbe così i tre mesi di attesa per una visita fisiatrica e i tempi di inserimento in trattamento, senza che vi sia un costo maggiore anzi direi il contrario.</p>
<p>Questo perchè<strong> sono tante le pazienti che vanno incontro a retrazioni tendinee anche severe fino a quadri di  capsulite adesiva post mastectomia, </strong>in quanto il braccio operato tende a restare contratto in un atteggiamento di protezione del seno. In questi casi il lavoro riabilitativo diventa  lunghissimo oltre che estremamente doloroso e quindi poco tollerato.</p>
<p>Senza contare che a distanza di anni  queste donne che  di solito tornano alla vita lavorativa <strong>si ritrovano con dei dolori a tutto il rachide e una postura totalmente scorretta spesso direttamente secondaria a movimenti assimetrici del corpo  limitati appunto della spalla direttamente implicata.</strong></p>
<p>A ben guardare un prezzo poco calcolabile ma sicuramente non indifferente dal punto di vista sanitario ma anche personale. Un problema che giunto a questo punto spesso non si risolve con dieci sedute di fisioterapia o di terapie fisiche  anche se ripetute, che impedisce  il ritorno a  una vita serena e alla possibilità di sentirsi in forma non solo per lavorare ma anche per viaggiare o praticare attività sportiva o semplicemente stare bene con se stessi.</p>
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		<title>La postura come strumento estetico e antiaging</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Aug 2011 05:00:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si fa un gran parlare di postura scorretta attribuendo ad essa un gran numero di disturbi dolorosi osteoarticolari non solo al rachide ma anche a carico di braccia e gambe. Sono tutti pronti a dichiarare  e confessare di avere delle gran brutte abitudini posturali o posture scorrette, spendere soldi per fare un&#8217;analisi posturale computerizzata ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/stazione_eretta.jpg" rel="lightbox[6271]"><img class="alignleft size-full wp-image-6278" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/stazione_eretta.jpg" alt="Catherine Bellwald La postura come strumento estetico e antiaging " width="349" height="127" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu La postura come strumento estetico e antiaging " /></a>Si fa un gran parlare di postura scorretta attribuendo ad essa un gran numero di disturbi dolorosi osteoarticolari non solo al rachide ma anche a carico di braccia e gambe.</p>
<p>Sono tutti pronti a dichiarare  e confessare di avere delle gran brutte abitudini posturali o posture scorrette, spendere soldi per fare un&#8217;analisi posturale computerizzata ma sono poche le persone disposte a porvi rimedio.</p>
<p>La postura infatti non si corregge in 10 sedute di fisioterapia dedicata, con gli esercizi anche mirati, le sedie ergonomiche, le scarpe e plantari correttivi, i bite, le panciere e i busti; non che questi strumenti non siano utili ma non bastano a correggere dei vizi posturali a meno che non vi sia una volontà del soggetto  direzionata e focalizzata alla correzione posturale.</p>
<p>E&#8217; un po&#8217; come voler perdere peso: non bastano i singoli accorgimenti, ci vuole un impegno costante e prolungato fino a che non scatta una molla un nuovo modo di essere e di sentirsi nello spazio. Non è facile perchè le persone che hanno una brutta postura il più delle volte non si rendono affatto conto di averla e soprattutto di quanto sia visibile e serio il problema.</p>
<p>Mi capita molte volte di correggere i pazienti più e più volte, spiegando loro quanto sia importante porre attenzione all&#8217;allineamento del rachide ma quasi sempre sembrano rinunciare come se la questione non dipendesse da loro. I risultati migliori li ho ottenuti mostrando e caricaturizzando il difetto. E&#8217; un impatto duro da accettare ma può essere uno shock capace di procurare un cambiamento reale. Un po&#8217; come quando ai pazienti obesi si mostrano foto del loro corpo prese da angolazioni a loro non raggiungibili.</p>
<p>Si fanno tanti sacrifici  per essere e sentirsi più belli, molte persone sono disposte a tutto rischiando anche sulla loro salute per sentirsi più belli. Ebbene mostrando quanto più brutta sia la figura gobba  si può toccare il punto critico che fa scattare la molla.</p>
<p>&#8220;Sarebbe un bel ragazzo se non fosse così gobbo&#8221;, &#8220;in questo modo sembra molto più vecchio della sua età&#8221;, &#8220;quando è dritto sembra un altra persona lo sa?&#8221;, tutte frasi urto che dette al momento giusto fanno il loro effetto. E poi si possono aggiungere dei truchetti, come &#8220;si guardi spesso allo specchio&#8221;, oppure &#8220;si osservi spesso riflesso nei vetri dei negozi quando passeggia o quando è seduto al bar, e si corregga&#8221;. &#8220;Si scatti immaginariamente una foto e osservi in che posizione si è messo e si corregga subito e lo faccia più e più volte&#8221;. Si possono osservare i filmati e le foto nei quali non ci siamo messi in posa ovviamente!</p>
<p>Personalmente insisto sul significato della postura sul messaggio che il corpo da, agli altri ma anche a noi stessi e di quanto intimamente la postura ci condizioni poi anche nel modo di pensare e viceversa. La postura curva su se stessa indica un atteggiamento di chiusura verso l&#8217;esterno, di rinuncia, di difesa. Non è necessario fare un corso di portamento o recitazione  per saperlo e riconoscerlo.</p>
<p>Avete mai osservato i bambini intorno ai 6-10 anni come stanno diritti e come camminano con una fierezza naturale simile a quella degli animali? Non è facile vederla negli adulti e quando la si vede è sempre  esteticamente piacevole e armonico.</p>
<p>Sulla spiaggia con i corpi spogliati dai normali indumenti è ancora più evidente e facile  vedere i difetti in tutto il loro splendore molto più dell&#8217;accumulo di grasso in eccesso. Striscie bianche  sul ventre, dove il sole non può abbronzare, dovute al rachide ricurvo e lo stesso vale per il seno. I tessuti con il passare del tempo tendono a rilassarsi quindi una postura eretta corretta limita i danni dell&#8217;incedere degli anni e della gravità. Il seno e il ventre non possono che giovarne restando  maggiormente tonici e esteticamente  di miglior aspetto.</p>
<p>I soggetti con postura eretta  sembreranno più giovani al di là dei ritocchi estetici, anche la deambulazione denota l&#8217;eta del soggetto, molto più  delle rughe. Con tutte le attenzioni estetiche credo che la cura e la continua correzione posturale restino al primo posto nel ringiovanire i soggetti molto più di tanti interventi estetici e senza dubbio con costi e rischi non paragonabili.</p>
<p>Bisogna partire da un sentire e da un immagine interna di sè che deve esprimersi all&#8217;esterno; lo yoga, il pilates  e la danza sono ottimi strumenti di consapevolezza corporea soprattutto se l&#8217;insegnante o maestro è attento e vi corregge individualmente. Bisogna iniziare a ricercare e osservare le postura corretta negli altri e in se stessi continuativamente, soffermandosi magari meno sull&#8217;abbigliamento, sui capelli e sulle rughe ma su cosa esprime una persona nel suo insieme e cosa vogliamo esprimere noi con il nostro corpo e il nostro modo di essere.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Stampelle: a chi sono controindicate</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 05:00:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Fino ad ora abbiamo parlato di come devono essere fatte ed usate le stampelle intese come ausilio per scaricare il peso da un arto inferiore accidentato o ipofunzionante. Quello su cui poco ci siamo soffermati è a chi questo ausilio si rivolge e a chi invece è francamente controindicato. Le stampelle o canadesi sono uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-55.jpeg" rel="lightbox[5598]"><img class="alignleft size-full wp-image-6174" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-55.jpeg" alt="Catherine Bellwald Stampelle: a chi sono controindicate" width="189" height="222" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Stampelle: a chi sono controindicate" /></a>Fino ad ora abbiamo parlato di come devono essere fatte ed usate le stampelle intese come ausilio per scaricare il peso da un arto inferiore accidentato o ipofunzionante. Quello su cui poco ci siamo soffermati è a chi questo ausilio si rivolge e a chi invece è francamente controindicato.</p>
<p>Le stampelle o canadesi sono uno strumento molto instabile e richiedono da parte di chi le usa diverse caratteristiche indispensabili, senza le quali questo ausilio può diventare un pericolo di caduta.</p>
<p>La prima qualità che non deve mancare nel paziente che usa le stampelle è l&#8217;equilibrio, indispensabile per trasferire il peso da un piede all&#8217;altro e spostare i bastoni.</p>
<p>La seconda caratteristica è la coordinazione motoria anch&#8217;essa indispensabile per coordinare il movimento delle braccia con quello delle gambe in perfetta sincronia.</p>
<p>La terza indicazione è la presenza di un controllo emotivo che consenta di eseguire le varie fasi in modo corretto e senza troppa fretta .</p>
<p>La quarta caratteristica è data dall&#8217;integrità della forza degli arti superiori.</p>
<p>Quattro requisiti indispensabili per il corretto utilizzo dei canadesi, il cui vantaggio è certamente dato dalla loro maneggevolezza che li rende facilmente trasportabili e poco pesanti.</p>
<p>I quadripodi o tripodi per esempio sono molto utili quando il peso del paziente è molto elevato o quando la forza e l&#8217;equilibrio siano più compromessi. Il quadripode infatti corrisponde a un punto più stabile al suolo sul quale è possibile appoggiarsi con maggior forza. Oggi sono molto più leggeri di una volta ma il difetto è che sono meno maneggevoli per fare le scale e rallentano  il passo in quanto l&#8217;ausilio deve essere appoggiato con molta calma su tutti i quattro o tre piedini e non di corsa su uno solo. Il vantaggio è che consentono di usare le mani per rispondere al telefono o fare altre attività senza doverli appoggiare a muri da dove sistematicamente scivolano al suolo!</p>
<p>Infine il poco amato e in realtà grandemente usato deambulatore una volta chiamato girello, è un ausilio di grande utilità in tutti quei pazienti non più giovani che abbiano un deficit di attenzione, di coordinazione e di equilibrio. La possibilità di avere ruote piroettanti anteriori ne consente una valida stabilità e una discreta maneggevolezza anche in piccoli ambienti. La possibilità di avere ruote grandi ne permette l&#8217;utilizzo anche su terreno accidentato ed esterno.</p>
<p>Oggi giorno anche questo strumento è diventato molto leggero e  personalizzabile a seconda  delle necessità individuali del paziente: cestini, borse, freni, ruote fisse o piroettanti, piccole o grandi, puntali, sistema di regolazione in altezza e di chiusura sono tutti aggiuntivi utilissimi e da valutare attentamente.</p>
<p>E&#8217; importante che anche per noi questo strumento come tutti gli altri non sia uno strumento di cui ci si debba vergognare. All&#8217;estero è più facile vederlo utilizzare con maggior disinvoltura e anche simpatia, addobbi vari e colori e borse che rendono lo strumento simpatico e capace di aumentare l&#8217;autonomia e la possibilità di muoversi e di andare in giro anche cimentandosi in viaggi all&#8217;estero e non solo tra le mure domestiche.</p>
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		<title>A spasso col mal di piedi</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 05:00:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le algie ai piedi sono patologie molto frequenti, un pò come le algie alle mani la loro presenza condiziona fortemente le persone che ne sono affette che tendono ad avere una vita sempre più sedentaria. Una bella passeggiata per loro diventa fonte di grande sofferenza. Rinunciano così a viaggi, uscite e gite fuori porta. Molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images30.jpeg" rel="lightbox[5977]"><img class="alignleft size-full wp-image-6087" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images30.jpeg" alt="Catherine Bellwald A spasso col mal di piedi" width="202" height="249" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu A spasso col mal di piedi" /></a>Le algie ai piedi sono patologie molto frequenti, un pò come le algie alle mani la loro presenza condiziona fortemente le persone che ne sono affette che tendono ad avere una vita sempre più sedentaria. Una bella passeggiata per loro diventa fonte di grande sofferenza. Rinunciano così a viaggi, uscite e gite fuori porta. Molti sport vengono accantonati fra cui sicuramente trekking e sci a causa delle calzature terribilmente scomode.</p>
<p>I dolori ai piedi possono essere il classico dolore al tallone talora in presenza di una borsite e talora in presenza dello sperone calcaneare che altro non è che la conseguenza di una infiammazione prolungata in questa area e non il contrario. Un altro tipico dolore è quello della cipolla ovvero della prima testa metatarsale. Il dolore al ditone si accompagna di solito alla comune deviazione di questo dito o alluce valgo ma è presente anche in condizioni di allineamento.  Il dolore in questa sede si pensa possa essere anche dovuto allo spostamento dei due piccoli ossicini chiamati sesamoidi sui quali la prima testa metarsale altrimenti detta &#8221;cocca dell&#8217;alluce&#8221;  si appoggia come su un binario.</p>
<p>Ma ancora non è finita; le spiegazioni del dolore possono essere dovute al sovraccarico di questa zona del piede come conseguenza di un atteggiamento  scorretto del ginocchio in valgo ( in dentro)  tipico delle donne,  ma anche all&#8217;utilizzo eccessivo di tacchi; può esserci infine una predisposizione ereditaria alla deformazione del primo dito in valgo e anche una costituzione umidità che facilita il dolore in questa sede perchè l&#8217;umidità tende a localizzarsi in basso e in estate è più facile esporre i piedi anche al freddo per cercare un ristoro dal caldo.</p>
<p>E&#8217; inoltre utile sapere che il primo dito e in particolare la cocca del primo dito del piede sono la sede del punto shu della milza, punto sorgente del canale di milza quindi. Un dolore localizzato in questa area può anche avere un significato più profondo e non solo meccanico del disturbo indicando una debolezza di questo organo che può essere  costituzionale oppure il segno di una stanchezza eccessiva in corso, quasi un campanello di allarme che ci indica &#8220;è ora di riposare!&#8221;</p>
<p>Altri tipici dolori dei piedi sono localizzati sulla pianta del piede tra il primo e secondo osso metatarsale  o tra il secondo e terzo osso in; questi casi è spesso presente una caduta delll&#8217;avampiede ovvero la volta del piede che, con il peso del corpo, lentamente cede con gli anni sovraccaricando quest&#8217;area specifica. Qui è facile trovare una zona di maggior callosità. In altri casi quando il ginocchio o l&#8217;anca sono in varo il peso del corpo carica maggiormente sulle ultime teste metatarsali, ovvero le cocche del 4 e 5 dito che saranno più callose rispetto alle altre dita.</p>
<p>Che fare? in primo luogo i dolori ai piedi come i dolori alle mani non iniziano a meno che non vi sia una infiammazione severa in modo acuto ma si fanno sentire gradualmente. Il segreto come in ogni cosa sta nell&#8217;ascoltarsi e nel prendersi cura tempestivamente del nostro corpo che ci parla. E non di arrivare ai limiti e poi ricorre a cure drastiche chirurgiche o farmacologiche.</p>
<p>Il sovrappeso corporeo è fondamentale e deve essere tenuto sotto controllo. Ma non basta ovviamente: anche la rigidità dei piedi è spesso trascurata. I piedi si toccano troppo poco, forse perchè sono lontani o forse perchè esiste una sorta di vergogna a esporli. I piedi trattengono molte tensioni fisiche e i tendini  estensori delle dita sono spesso accorciati, ne risulta che il dorso del piede e il dorso delle dita alla palpazione  appaiono rigidi alla mobilizzazione in flessione.</p>
<p>Bisogna muovere tutto il dorso del piede e le dita in flessione e massaggiarli. Molto utile e terapeutico è anche il massaggio del centro o pianta del piede che i posturologi considerano come una area definita di reset posturale. Questa zona, se massaggiata energicamente. lavorando bene anche tutte le teste metatarsali delle dita, ovvero le cocche, migliora l&#8217;appoggio del piede e la circolazione sanguigna locale evitando ristagni.</p>
<p>Questo massaggio è utile tutte le volte che avete male ai piedi e tutte le volte che fate sforzi o lunghe camminate con scarpe non idonee. Anche camminare su un ciottolato che sia un ruscello di montagna o una spiaggia è un ottimo massaggio della pianta e una stimolazione vascolare in grado di limitare il gonfiore dei piedi.</p>
<p>Molta attenzione alle scarpe, soprattutto se stiamo molto in piedi; in estate direi questa attenzione dovrebbe aumentare. Invece mi capita di vedere di tutto; le scarpe con il tacco dovrebbero essere usate per tempi limitati e per percorsi brevi soprattutto in estate per evitare il rigonfiamento dei piedi dovuto al caldo umidità. Le ciabatte troppo basse ovvero senza tacco sono altrettanto dannose e non possono essere usate per camminare a lungo soprattutto in assenza di chiusura posteriore.</p>
<p>A questo proposito le considero pericolose per tutti coloro che hanno una camminata incerta soprattutto se anziani. Insieme ai tappeti, le ciabatte sono la maggior causa di caduta a terra nella popolazione anziana. In caso di difetti di carico sono utilissimi i plantari su misura o i plantari magnetici a seconda della gravità del caso e ovviamente del suggerimento da parte di un esperto posturologo.</p>
<p>Infine i piedi troppo scoperti soprattutto alla sera e in ambiente umido come al mare o in montagna possono aumentare ancora i dolori per accumulo di freddo umidità articolari. I piedi vanno curati non solo esteticamente con una bella pedicure che li renda gradevoli alla vista e alla palpazione ma vanno considerati come una delle parti principali della macchina che ci porta in giro e che, se trascurata nel tempo, può limitare in modo sostanziale la nostra qualità di vita.</p>
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		<title>Corsa: effetti collaterali e controindicazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 05:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; opinione comune pensare che la corsa sia uno sport nocivo al rachide e alle ginocchia.  Mi piacerebbe evidenziare in che modo la corsa può realmente diventare uno sport potenzialmente pericoloso e soprattutto a quali soggetti è sconsigliabile come attività motoria. Innanzitutto  viene fatta una netta distinzione tra jogging e running. Si definisce jogger un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/corridori.png" rel="lightbox[4330]"><img class="alignleft size-full wp-image-5658" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/corridori.png" alt="Catherine Bellwald Corsa: effetti collaterali e controindicazioni" width="334" height="259" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Corsa: effetti collaterali e controindicazioni" /></a>E&#8217; opinione comune pensare che la corsa sia uno sport nocivo al rachide e alle ginocchia.  Mi piacerebbe evidenziare in che modo la corsa può realmente diventare uno sport potenzialmente pericoloso e soprattutto a quali soggetti è sconsigliabile come attività motoria.</p>
<p>Innanzitutto  viene fatta <strong>una netta distinzione tra jogging e running</strong>. Si definisce jogger un soggetto che corre in media 20-30&#8242;  e con allenamento in media di 3 volte alla settimana.</p>
<p>Si definisce runner un soggetto che si allenana più intensivamente e spesso quotidianamente preparandosi alle gare e quindi con percorsi e tempi decisamente superiori rispetto al jogger.</p>
<p>Il primo grande requisito per essere idonei alla corsa è quello di &#8220;avere un cuore sano&#8221;. A questo proposito esiste una valutazione specifica tramite test da sforzo che evidenzia la presenza di una eccessivo rialzo della frequenza cardiaca, della pressione cardiaca o della presenza di alterazioni dell&#8217;elettrocardiogramma durante lo sforzo fisico; oggi viene richiesto obbligatoriamente a tutti i runners che partecipano a una qualunque maratona.</p>
<p>Il secondo requisito da non sottovalutare è quello di <strong>non essere in eccessivo sovrappeso corporeo</strong>. Si ritiene 28 il limite massimo di BMI da non superare per un jogger e 20-22  per un runner. Il sovrappeso infatti causa un eccessiva sollecitazione meccanica delle articolazioni e del sistema cardiovascolare.</p>
<p>Il terzo requisito per poter correre consiste nella presenza  di <strong>una buona postura eretta e una corretta deambulazione</strong>. Come da ogni buona logica neuromotoria se non sappiamo stare in piedi e non sappiamo camminare in modo corretto, non è il caso di correre. Si, ci sono ginocchia, piedi e schiene con <strong>evidenti deformazioni</strong>. Per capirci le ginocchia valghe che sono quelle a X  associate a piedi piatti portano inevitabilmente una corsa scorretta e visibile anche da una persona non esperta. E&#8217; logico intuire che in questo caso il menisco mediale si consuma in modo eccessivo.  E&#8217; chiaro che un difetto minimo può non essere determinante mentre più il difetto è visibile più diventa una franca controindicazione all&#8217;idoneità alla corsa sia del runner che del jogger.</p>
<p>Anche <strong>gravi quadri artrosici</strong> possono essere una controindicazione, mentre <strong>le forme di degenerazione artrosica di grado lieve o moderato, comunemente riscontrabili in quasi tutti i soggetti adulti over 40 non sono di per se sufficienti per essere considerate controindicazioni. Lo stesso vale per tutte le forme di degenerazione  di lieve entità come le discopatie lombari o cervicali e le meniscopatie  estremamente diffuse nella popolazione adulta. Non rappresentano controindicazioni assolute ma relative alla corsa.</strong></p>
<p>In questi casi è necessario fare <strong>una valutazione complessiva, tra integrità osteoarticolare, sintomi e intensità della prestazione motoria</strong>. E&#8217; cosa accettata e conosciuta da tutti considerare tutte le forme dolorose osteoarticolari sia acute che croniche come controindicazioni assolute alla corsa.  Purtroppo il professionismo sportivo rende impossibile  l&#8217;applicazione di questa semplice e naturale regola di buon senso.</p>
<p>A questo proposito ritengo che il professionismo o il semiprofessionismo di qualunque sport richieda sempre al corpo delle richieste che facilmente vanno oltre ai limiti fisici, portando  inevitabilmente micro lesioni e infiammazioni delle varie strutture osteoarticolari che sfociano in patologie croniche evolutive. La corsa è forse una delle attività dove maggiormente si riscontrano lesioni traumatiche e infortuni secondari.</p>
<p>In questo caso l<strong>o sport tanto decantato come salutistico diventa esso stesso fonte di lesioni e di patologie. E&#8217; sempre una questione di dosaggio, esattamente come per il cibo e per le medicine.  Per ogni soggetto esiste una dose corretta e una dose eccessiva della medesima disciplina motoria.</strong> La comparsa di amenorrea in un donna runner, ad esempio, è un chiaro segno che lo sforzo fisico richiesto al corpo è eccessivo.</p>
<p>Infine la corsa all&#8217;aperto, anche se può essere fatta in svariate condizioni climatiche, diventa francamente malsana sotto la pioggia battente o un sole cocente così come nel caso di un tasso di smog o di umidità al di sopra della norma; anche questo è una questione di buon senso ma purtroppo alle maratone il tempo non si comanda e i partecipanti di solito non si fanno intimidire dal clima. Il superamento del limite diventa per i runner un must, una sorta di stile di vita.</p>
<p>Nel mondo del running un pò come nel mondo del body bulding troviamo soggetti  autodidatti che molto spesso pretendono sempre di più dal loro fisico: dalle restrizioni dietetiche estreme al consumo smodato di integratori alimentari, per finire con un allenamento che richiede al proprio corpo sforzi ripetuti e prestazioni fisiche sempre maggiori.</p>
<p>Per alcuni soggetti il running rischia di diventare una fuga dalla realtà esattamente come molte droghe, non se ne può più fare a meno e ce ne vogliono dosi sempre maggiori. Sembra ridicolo a dirsi ma si tratta di <strong>una sorta di &#8220;ipersalutismodipendenza&#8221;</strong> e a mio parere  anche da questo disturbo del comportamento bisogna curarsi ricercando maggior equilibrio. Sono utilissime in queste situazioni pratiche e discipline come la meditazione, lo yoga, numerose arti marziali ma anche tecniche di massaggio, l&#8217;agopuntura e talora anche il supporto dello psicologia.</p>
<p>Ma torniamo al jogger e non al runner; mentre il runner è abitualmente ben preparato sia tecnicamente che teoricamente, il jogger invece è di solito poco preparato sulla materia.  Il classico jogger considera che tutti possono correre anche senza alcuna preparazione fisica e teorica. Sono  quelli che passano dalla sedia del proprio ufficio alla corsa senza intermezzo alcuno e senza altri strumenti motori  solo perchè sanno che la corsa è la pratica più veloce per perdere peso.</p>
<p>Inoltre la corsa è gratuita, non richiede apparentemente alcuna preparazione tecnica, è veloce, si può fare ovunque e infine si ritiene che sia uno strumento utile per la prevenzione cardiovascolare e contro le malattie dismetaboliche come il diabete, cosa volete di più?</p>
<p>Per cominciare bisogna avere le scarpe giuste e su questo credo non si discuta ma bisogna anche sapere come iniziare a correre con un allenamento idoneo alla nostra condizione generale. E&#8217; utile e raccomandabile leggere e informarsi; ci sono diversi siti dedicati alla corsa dove sono esposti  consigli da parte di esperti  sui diversi tipi di allenamento, insomma un enormità di informazioni tecniche a portata di mano!</p>
<p>Perchè come in tutto <strong>non ci si deve improvvisare soprattutto se non si possiede un corpo già allenato in precedenza</strong>. Sono importanti per la corsa u<strong>n buon tono muscolare soprattutto dei muscoli antigravitari in particolare dei muscoli addominali</strong> ma anche di tutti i muscoli posteriori del tronco e degli arti inferiori.</p>
<p>Ma ancora non basta; è necessario <strong>avere  un certo grado di elasticità articolare non solo degli arti inferiori ma anche del rachide.</strong> Insomma <strong>non si può pensare di restare in forma facendo solo un pò di corsa; non è sufficiente.</strong> Ovvero  forse è sufficiente per non prendere peso ma non è sufficiente per restare in forma e salute in senso lato. Alla corsa bisogna associare un lavoro fisico più completo ed esteso di rinforzo muscolare e di elasticità articolare.</p>
<p><strong>E&#8217; inoltre necessario ascoltarsi durante la corsa e osservarsi molto attentamente</strong> per valutare se il nostro corpo carica il peso in modo corretto sul piede, senza esagerare con l&#8217;avanpiede e neanche con il retropiede. Se il il peso del corpo è leggero e non cade rovinosamente quando atterra al suolo. Se il nostro respiro è ritmico e regolare o se è affannato e rumoroso. La corsa è infatti un ottimo metodo per percepire quello che il nostro corpo ci dice ma bisogna ascoltarlo e dosare lo sforzo in modo graduale.</p>
<p>Oserei dire che l<strong>a corsa può diventare un modo  per spegnere il brusio della mente e per metteresi in ascolto della parte più profonda di se stessi. Una sorta di meditazione dinamica capace di fare pulizia di tutto quel rumore e ingranaggio mentale </strong>che spesso non sappiamo più come fermare. Un&#8217;ottima attività fisica naturale e semplice, insita e connaturata nella fisiologica forma del nostro corpo molto di più della posizione seduta, ma che deve essere fatta con sapienza, attenzione ed equilibrio in quanto non scevra da potenziali pericoli.</p>
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		<title>Video Tutorial: come si usano le stampelle.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 06:00:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ho ricevuto parecchie email con richieste di chiarimenti sulla tecnica corretta per usare le stampelle. Dato che un&#8217;immagine vale mille parole, ho pensato che un video vale mille immagini&#8230; e ho realizzato questo piccolo tutorial video con alcune indicazioni di base sull&#8217;uso delle stampelle, dette anche  &#8220;canadesi&#8221;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ricevuto parecchie email con richieste di chiarimenti sulla <strong>tecnica corretta per usare le stampelle</strong>. Dato che un&#8217;immagine vale mille parole, ho pensato che un video vale mille immagini&#8230; e ho realizzato questo piccolo tutorial video con alcune indicazioni di base sull&#8217;uso delle stampelle, dette anche  &#8220;canadesi&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=WkJ_sL9UWg0"><img src="http://img.youtube.com/vi/WkJ_sL9UWg0/default.jpg" width="130" height="97" border title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Video Tutorial: come si usano le stampelle." alt="Catherine Bellwald Video Tutorial: come si usano le stampelle." /></a></p>
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		<title>Fisiatria essenziale nei disturbi osteoarticolari</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 06:00:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La mia passione per la riabilitazione nasceva circa 25 anni fa quando incontrava la Dott.ssa Morosini; il mondo Universitario mi aveva fatto perdere la voglia di diventare medico, i pazienti erano buoni solo quando potevano entrare in un protocollo terapeutico, non contavano le loro esigenze e necessità terapeutiche individuali. La fisiatria praticata e insegnata dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4981" style="border: 5px solid white;" title="images-1" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/images-15.jpeg" alt="Catherine Bellwald Fisiatria essenziale nei disturbi osteoarticolari" width="242" height="209" />La mia passione per la riabilitazione nasceva circa 25 anni fa quando incontrava la Dott.ssa Morosini; il mondo Universitario mi aveva fatto perdere la voglia di diventare medico, i pazienti erano buoni solo quando potevano entrare in un protocollo terapeutico, non contavano le loro esigenze e necessità terapeutiche individuali. La fisiatria praticata e insegnata dalla professa Morosini mi ha permesso di ritrovare quella dimensione umana di cui sentivo l&#8217;esigenza per continuare i miei studi.</p>
<p>A lei devo il fatto di non aver buttato via 5 anni di Medicina e di aver proseguito innamorandomi dell&#8217;essere umano inteso come complesso fisico, psichico e sociale e alla possibilità di individuare nella fisiatria come nella medicina cinese il modo di trovare per ognuno un percorso terapeutico che consenta di riportare l&#8217;intero individuo verso l&#8217;equilibrio inteso come il suo massimo potenziale di salute.</p>
<p>Oggi il mio modo di vedere le problematiche muscoloscheletriche  disegna tre grandi quadri patologici osteoarticolari  che trovano una corrispondenza con  tre atteggiamenti psichici sostanziali molto frequenti.</p>
<p><strong>La rigidità:</strong> si manifesta dal punto di vista articolare con  <strong>muscoli e strutture tendinee accorciate e contratte</strong>. In questo categoria si collocano tutti gli esiti di traumi e microtraumi ripetuti come se da un lato vi fosse una memoria corporea dell&#8217;avvenuto  trauma e dall&#8217;altro il corpo si difendesse attraverso una sorta di resistenza. Dal punto di vita strettamento psichico i soggetti <strong>rigidi</strong>,  sono persone che non cambiano volentieri e  si discostano poco o niente dal loro modo di essere e pensare.  Di solito non amano e talora temono il nuovo e anche le sorprese perché incapaci di adattarsi ad esse. All&#8217;estremo di questo atteggiamento troviamo persone che ripropongono sempre le stesse dinamiche e ruoli nei diversi rapporti sociali. Questa caratteristica segna alcuni individui in modo particolare e si manifesta in tutto il suo splendore durante la vecchiaia.</p>
<p>La <strong>passività:</strong> dal punto di vista fisico corrisponde alla difficoltà di resistere attivamente, diversi <strong>muscoli sono ipotonici e ipotrofici ovvero hanno una limitata forza</strong>. I soggetti passivi cedono inanzittutto alla gravità e si lasciano progressivamente andare, <strong>incapaci di restare diritti opponendo una resistenza attiva</strong>. In questa categoria inseriamo i cosiddetti <strong>vizi posturali</strong>, le spalle incurvate in avanti, il tratto cervicale e lombare che perdono la loro lordosi fino a una inversione della curva o il tratto dorsale che invece aumenta la sua cifosi fino alla presenza nei casi più gravi di tutti tre i problemi. In questi casi si parla anche di insufficienza vertebrale; il paziente non riesce più a mantenere una posizione eretta senza incurvarsi in avanti. Dal punto di vista psichico possiamo considerare queste <strong>persone come appesantite da un fardello immaginario </strong>che grava loro addosso e che nei casi estremi può limitare fortemente il loro senso di libertà in senso anche mentale oltre che operativo.</p>
<p>Infine abbiamo l&#8217; <strong>instabilità, </strong>dal punto di vista fisico corrisponde alla mancanza  non tanto di forza muscolare ma alla <strong>presenza di strutture tendinee e legamentose troppo lasse</strong>. Questa categoria è la meno conosciuta e talora la più difficile da curare e individuare proprio perché  il paziente ha una buona mobilità e flessibilità e non evidenzia uno specifico vizio posturale. Manca la possibilità di essere stabili, ovvero vi è un continuo passare da uno stato a un altro;  muscolarmente possiamo trovare delle tensioni anche molto forti e quindi spesso dei dolori inspiegabili. Dal punto di vista psichico  ritroviamo la stessa <strong>incapacità di  conseguire un obbiettivo</strong> cambiando meta e direzione magari a un passo dal risultato desiderato o l&#8217;<strong>incapacità di reggere a uno stress importante per instabilità emotiva.</strong></p>
<p>Queste tre patologie fisiche e psichiche si ritrovano in quasi tutte le problematiche umane. quello che è interessante sapere è che molte arti marziali e lo yoga, se ben analizzate, sono strutturate per limitare al meglio questi diffetti.</p>
<p>Il lavoro costante sulla scioltezza del movimento e sull&#8217;elasticità articolare è noto a tutti, come lo è il lavoro sulla forza muscolare e sulla forza di volontà di molte discipline fisiche e motorie. Ma il lavorare sulla stabilità è un concetto meno noto; il principio della circolarità del respiro e dei movimenti di molte discipline orientali così come l&#8217;utilizzo di una palla o la ciclicità degli allenamenti hanno in realtà gli stessi denominatori comuni.</p>
<p>La possibilità di <strong>superare la paura del nuovo e del cambiamento</strong>, l<strong>a percezione della propria leggerezza</strong> e possibilità di attingere alla proria interiorità sollevandosi  verso una dimensione più spirituale e infine <strong>la ricerca di una stabilità</strong> e <strong>di un centro</strong> che ci consentano  di sperimentare lo spazio e il tempo senza perderci in essi ma ritrovando la nostra personale dimensione.</p>
<p>Non si tratta di una visione new age anche se attuale, un atteggiamento  superficiale di vedere le cose, e tanto meno di uno scopiazzamento di nozioni prese qua e là da altri autori o libri come spesso si trova in giro. Queste nozioni, anche se esposte in modo molto semplice, sono il sunto di 25 anni di esperienza, di studio e pratica della materia in questione.</p>
<p>Ecco perchè molto spesso, individuato un determinato difetto, consiglio la pratica dello yoga su guida di un istruttore esperto  e non 10 sedute di fisioterapia. In base all&#8217;obiettivo da raggiungere e al quadro di partenza del paziente, si possono  selezionare esercizi particolarmente adatti e evitare  o modificare quelli potenzialmente dannosi. Inoltre vengono inseriti e utilizzati alcuni esercizi prettamente fisioterapici, di solito mai più di tre da integrare con il lavoro globale, ottimizzando il conseguimento del risultato desiderato.</p>
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		<title>I trigger points e le algie muscoloscheletriche</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 06:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non esiste dolore importante acuto  o cronico che non possa generare dei trigger points. Non esistono trigger points che stimolati non siano in grado di generare  dolore. Ma nasce prima l&#8217;uovo o la gallina? Che tradotto potremmo formulare: sono i triggers points a generare dolore o il dolore a generare i trigger points? Ma partiamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4987" style="border: 5px solid white;" title="trigger-point-myths" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/trigger-point-myths.jpg" alt="Catherine Bellwald I trigger points e le algie muscoloscheletriche" width="226" height="339" /></p>
<p>Non esiste dolore importante acuto  o cronico che non possa generare dei trigger points. Non esistono trigger points che stimolati non siano in grado di generare  dolore.</p>
<p>Ma nasce prima l&#8217;uovo o la gallina? Che tradotto potremmo formulare: sono i triggers points a generare dolore o il dolore a generare i trigger points?</p>
<p>Ma partiamo dall&#8217;inizio; cosa sono i <strong>trigger points</strong>?</p>
<p>I triggers points o punti grilletto definiti anche PAM o punti algici miofasciali sono punti presenti in diverse strutture del sistema muscolo scheletrico: cute, aree cicatriziali, muscolo, tendine, legamento, capsula, caratterizzati da una <strong>maggior densità tessutale di solito dolorabili alla palpazione.</strong></p>
<p>Sono come <strong>dei nodi all&#8217;interno della struttura filamentosa</strong> che compone la maggior parte di questi tessuti molli.</p>
<p>I terapeuti esperti siano essi massagiatori che fisioterapisti o osteopati sono capaci di rintracciarli molto velocemente <strong>alla palpazione.</strong></p>
<p>Sono punti di tessuto più compatto che agli inizi del novecento, quando l&#8217; anatomo patologia svelava, grazie allo studio miscroscopico dei tessuti, la ragione di molteplici patologie, hanno suscitato un notevole interesse e clamore scientifico. In quel periodo infatti furono scritti diversi lavori  ed eseguite importanti e storiche lezioni magistrali a loro riguardo.  Autorevoli scienziati, neurofisiologi e medici  avevano postulato svariate ipotesi sul loro ruolo nella genesi delle diverse sintomatologie dolorose.</p>
<p>Furono create diverse classificazioni e attribuiti a questi punti i più svariati nomi, si definiva per la prima volta il concetto di dolore irradiato o di dolore a distanza.</p>
<p>Oggi a oltre un secolo di distanza questi punti forse perchè non sempre identificabili con l&#8217;esame ecografico e quindi non tangibili un po&#8217; come con gli agopunti, hanno perso il loro interesse scientifico e da molti ortopedici, reumatologi e fisiatri vengono totalmente ignorati. Tant&#8217;è che alla facoltà di medicina e fisiatria dei miei tempi neanche si sono  studiati.</p>
<p>Ho iniziato a conoscerli, studiarli, trattarli e infine riconoscerli solo dopo aver eseguito i corsi di miofibrolisi del Dott. Giulio Picozzi e del Dott. Virginio Mariani e da allora non ho più smesso. I trigger points erano conosciuti nella medicina cinese come punti ashi.</p>
<p>Alcuni punti definiti  trigger latenti possono rimanere silenti  per anni senza dar segno della  loro presenza per poi venire alla luce magari  dopo uno sforzo improvviso o prolungato, dopo uno stiramento, un movimento o una postura  mantenuta  a lungo oppure anche dopo il raffreddamento del muscolo stesso e infine anche dopo un trauma.</p>
<p>I trigger points  definiti invece attivi  provocano una diminuizione del raggio di  movimento  e  della forza muscolare delle aree muscolari coinvolte, inizialmente poco visibile capace di generare una graduale rigidità e un dolore cronico o ricorrente.</p>
<p>Oggi ritengo che <strong>l&#8217;identificazione dei punti trigger e la loro eliminazione o riduzione sia un fondamentale percorso verso la completa risoluzione delle patologie muscoloscheletriche indipendentemente dalla loro causa.</strong></p>
<div>L&#8217;eliminazione del trigger point genera sempre<strong> un miglioramento della sintomatologia dolorosa </strong>ma molto spesso <strong>si accompagna ad un transitorio aumento localizzato dell&#8217;infiammazione </strong>per liberazione da parte del tessuto di tossine e mediatori della flogosi<strong>. </strong> Ci si aspetta un possibile peggioramento del dolore che però è diverso dal dolore per giungere ad un netto miglioramento dello stesso.  E però importante segnalare che questo lavoro può non essere  duraturo.</div>
<p>Infatti i dolori ad eccezione dei traumi recenti hanno una componente talmente complessa da non poter sempre riconoscere  la vera causa che li ha originati. Alcune volte dolori apparentemente semplici e ritenuti di natura esclusivamente meccanica o posturale sono l&#8217;espressione di tensioni interne o viscerali e vice versa. Solo trattandoli in modo corretto e protratto  la loro vera natura e origine saltano fuori.</p>
<p>Potrei ripetere quello che dice il Dott Giulio Picozzi  ai suoi corsi &#8220;<strong>non trattare il dolore con l&#8217;agopuntura equivale a non far pulire il pavimento alla donna di servizio!&#8221;</strong> e aggiungerei che non utilizzare la miofibrolisi in caso di dolore muscolo scheletrico equivale a non usare la scopa per pulire il pavimento. La combinazione dei due trattamenti produce un lavoro completo a 360 gradi; la miofibrolisi lavora dall&#8217;esterno verso l&#8217;interno e l&#8217;agopuntura dall&#8217;interno verso l&#8217;esterno. Associando le due metodologie il risultato si raggiunge più velocemente.</p>
<p><strong>La miofibrolisi è una tecnica che utilizza strumenti metallici a punta di varia forma, capaci di raggiungere i diversi distretti muscoloarticolari </strong>anche più profondi, come le inserzioni tendinee ovvero i punti dove il tendine si inserisce sull&#8217;osso. L&#8217;utilizzo di questi strumenti consente di <strong>individuare i triggers points</strong> anche più profondi e di <strong>eliminarli riordinano le fibre che li compongono</strong>.</p>
<p>Oggi nella medicina occidentale si usa l&#8217;infiltrazione con anestetici o analgesici dei punti trigger  così come nella medicina cinese si punge direttamente il punto trigger o ashi, queste tecniche hanno una loro efficacia ma non lavorano sull&#8217;intero sistema fasciale come invece fa la miofibrolisi.</p>
<p>Eliminato il trigger point l&#8217;energia e il sangue potranno nuovamente circolare liberamente in quel distretto, senza ingolfarsi o bloccarsi; ecco perchè <strong>l&#8217;agopuntura e la miofibrolisi seppur  indipendenti possono diventare trattamenti terapeutici complementari per la risoluzione di diversi dolori muscolo scheletrici</strong>.</p>
<p>E chiaro che <strong>se esiste una postura scorretta  o microtraumi ripetuti</strong> dovuti all&#8217;attività lavorativa, il risultato potrà essere incompleto e necessiterà quando possibile di un<strong> lavoro di rieducazione fisica e  correzione posturale.</strong></p>
<p>Per quel che riguarda l&#8217;aspetto emozionale, l&#8217;agopuntura potrà aiutare limitare le tensioni, ma talora richiederà anche un&#8217;opera di <strong>introspezione e di consapevolezza </strong>che porti ad un cambiamento  reale e tangibile della vita e del modo di affrontarla.</p>
<p>Pertanto nel caso di alterazioni degenerative permanenti quali l&#8217;artrosi o deformazioni scheletriche anche gravi, così come negli esiti di traumi, il trattamento con la miofibrolisi e, meglio ancora, il trattamento combinato miofibrolisi-agopuntura  saranno in grado di <strong>ridurre la componente dolorosa in modo soddisfacente consentendo una limitazione della terapia antidolorifica e miorilassante.</strong></p>
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		<title>Come abbassare i valori di colesterolo in modo naturale</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 05:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4498" title="colesterolo" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/colesterolo.jpg" alt="Catherine Bellwald Come abbassare i valori di colesterolo in modo naturale" width="288" height="228" />Apriamo un capitolo di grande interesse medico scientifico oltre che divulgativo:  per dislipidemie si intende un aumento della concentrazione plasmatica di grassi nel sangue, per lo più <strong>colesterolo e trigliceridi o entrambi.</strong></p>
<p>Oggigiorno, con il miglioramento della biochimica, l&#8217;attenzione si è focalizzata non solo sull&#8217;aumento del colesterolo e dei trigliceridi presi singolarmente come si faceva una volta ma sul r<strong>apporto presente tra i diversi tipi di colesterolo e i trigliceridi.</strong></p>
<p>I pazienti più aggiornati sanno che bisogna avere un buon rapporto tra colesterolo totale e HDL  compreso tra 4 e 5 per essere in buona salute. Secondo il biochimico Barry Sears anche il rapporto tra trigliceridi e HDL è fondamentale e deve essere inferiore a 4.</p>
<p>Ma torniamo un pò indietro cosa sono i trigliceridi e il colesterolo per il corpo umano?</p>
<p>Innanzi tutto sono grassi e su questo non si discute, quindi sono insolubili in acqua, questa caratteristica fa si che  i grassi presenti nel corpo non possano  essere assorbiti senza un processo di esterificazione mediato dai sali biliari, prodotti dal fegato e immagazinati nella colecisti e non possono viaggiare liberamente nel sangue senza essere legati alle lipoproteine a bassa o alta densità ( vedi LDL, VLDL, HDL)</p>
<p>La seconda cosa importante è  sapere che possiamo <strong>produrre lipidi in modo endogeno</strong> partendo sia da glucidi che da proteine, la fonte maggiore di produzione proviene certamente dai glucidi.</p>
<p>Si ritiene che ben <strong>l&#8217;80 % del colesterolo dipenda dalla produzione interna e non dalla quantità di colesterolo introdotto con l&#8217;alimentazione.</strong> Sono gli zuccheri in eccesso che aumentano la loro produzione e in particolare come dice alle sue conferenze il Dott Berry Sears sono i glucidi a basso costo e i grassi idrogenati o trans ad aumentare, attraverso l&#8217;alimentazione, la capacità di produrre il colesterolo endogeno dannoso ovvero LDL.</p>
<p>Un altro aspetto su cui è opportuno fare una riflessione è il considerare il colesterolo come un elemento di vitale importanza e non solo un pericolo; esso infatti <strong>entra nella costituzione di sostanze  complesse come gli ormoni </strong>steroidei, fra cui testosterone, cortisolo, estrogeno, progesterone e molte altre molecole altamente specializzate come la Vitamina D per fare un esempio.</p>
<p>Il livello di colesterolo nel paziente anziano è inoltre considerato come un<strong> importante  indice di salute</strong>. Nel <strong>paziente ultraottantenne</strong> infatti avere un colesterolo basso è strettamente collegato con una aumento della morbilità (possibilità di ammalarsi) e della mortalità (possibilità di morire) ed è considerato come un segno di fragilità.</p>
<p>Un altro fattore sul quale è utile riflettere è che <strong>il valore di allarme del colesterolo sembra abbassarsi sempre di più con il passare degli anni </strong>così come i valori di ipertensione arteriosa. Una volta il valore critico era 260 mg oggi è 200mg e per soggetti a rischio sembra scendere ulteriormente.</p>
<p>E&#8217; di grande interesse la diatriba sui reali rischi ed efficacia della classe di farmaci più usati per ridurre il colesterolo: <strong>le statine.</strong> Le statine inducono una <strong>riduzione della produzione endogena di colesterolo attraverso un&#8217;azione diretta sull&#8217; enzima che lo genera,</strong> un&#8217;azione parallela sarebbe però anche presente sul tessuto muscolare per analogia di molecola.</p>
<p><span id="more-4458"></span></p>
<p>Le ultime metanalisi hanno messo insieme i dati della <strong>prevenzione primaria </strong>(pazienti aventi solo un colesterolo alto) e <strong>della prevenzione secondaria</strong> (pazienti con ipercolesterolemia e pregressi eventi cardiologici o neurologici come un infarto o un ictus per intenderci) e secondo il parere di numerosi medici  del settore questo dato ha  alterato significativamente i valori di<strong> NNT</strong> (Number needed to treat) ovvero <strong>quanti pazienti devo trattare per evitare un evento patologico.</strong></p>
<p>I valori di NNT sono discordanti; alcuni parlano di valori fino a 71 altri dati di valori compresi tra 20-40, per tempi compresi tra 3-5 anni di terapia.  In parole povere significa che avrò trattato nel primo caso 70 pazienti per 3-5 anni senza aver riscontrato alcun beneficio comprovabile.</p>
<p>Inoltre il <strong>NNH</strong> (Number needed to harm) ovvero <strong>dopo quanti pazienti trattati insorge un evento collaterale indesiderato</strong> è davvero notevole: i valori  per la rabdomiolisi conclamata sembrano alti e non sono certi (si intende per rabdomiolisi un evento grave capace di condurre a morte il paziente per distruzione del tessuto muscolare), ma ci sono cifre molto più basse per altri eventi come insufficienza renale (434),miopatia in senso lato(259), alterazione della funzionalità epatica (136) e cataratta (33).</p>
<p>Da alcuni lavori sembra che la popolazione femminile così come quella con età superiore a 65 anni non abbia gli stessi benefici rispetto alla popolazione maschile sotto i 65 anni con episodi ischemici pregressi.</p>
<p>E&#8217; inoltre ormai accettato che la somministrazione di statine <strong>riduce la concentrazione di Coenzima Q10 nell&#8217;organismo</strong> anche fino al 40%, favorendo <strong>lo stress ossidativo</strong> da parte delle cellule  in senso lato e molti sono i medici che consigliano di assumere coenzima Q10 a tutti i pazienti in terapia con statine per bilanciare questo problema.</p>
<p>Il biochimico Barry Sears sostiene che le statine aumentino anche l&#8217; AA ovvero l&#8217;Acido Arachidonico inteso come fonte primaria di eicosanoidi detti &#8220;cattivi&#8221;, considerati come degli ormoni prodotti dalle cellule dell&#8217;intero organismo in grado di promuovere la distruzione cellulare. Il loro eccesso sembra essere stato riconosciuto appunto alla base dello sviluppo delle malattie croniche.</p>
<p>Infine le <strong>associazioni farmacologiche con le statine sono molto pericolose</strong> e possono aumentare il rischio di rabdomiolisi, anche per farmaci apparentemente innocui come gli antibiotici e la cimetidina. Purtroppo queste associazioni sono difficili da  sorvegliare e limitare nei pazienti anche per una scarsa informazione da parte loro e talora anche sottostima del pericolo da parte del medico che  somministra le statine.</p>
<p>La correzione farmacologica mediata dalle statine è attualmente <strong>in rivalutazione;</strong> se da un lato è provato che diminuisca il rischio di infarto nei soggetti ad alto rischio, alcuni sostengono che possa essere aumentato il rischio di cardiopatia congestizia legata ad una minor funzionalità del muscolo cardiaco e altri che la terapia sia troppo rischiosa in caso di sola prevenzione di pazienti sani.</p>
<p>Le statine rappresentano per l&#8217;industria farmacologica <strong>il più grande business di questi ultimi tempi</strong>, sono i farmaci più venduti e con maggior incasso al mondo. Sono moltissmi i medici che richiedono un&#8217;ulteriore metanalisi che divida bene la prevenzione primaria da quella secondaria.</p>
<p>Prima di trattare un soggetto sano senza storia di patologie ischemiche solo perche ha dei valori alti di colesterolo è necessario pensarci bene, in particolare se si tratta di donne o di pazienti con età superiore a 65 anni.</p>
<p>Inoltre la possibilità di evitare questi farmaci esiste; si tratta di ragionare in modo diverso, non introdurre sostanze che interferiscano così drasticamente sulla capacità di produrre il colesterolo tout court, ma lavorare sulla possibilità di aumentare il colesterolo HDL e ridurre il coletesrolo LDL attraverso <strong>modificazioni del regime alimentare e dello stile di vita.</strong></p>
<p>Non solo limitarsi ad <strong>e</strong><strong>vitare  di assumere dosi elevate di alimenti contenenti colesterolo</strong> come le ostriche,  e il rosso dell&#8217;uovo e i formaggi ma soprattutto, <strong>eliminare  l&#8217;assunzione di grassi trans</strong> e <strong>limitare l&#8217;ingestione di eccessive quantità di carboidrati sotto forma di glucidi a basso costo ovvero farine e zuccheri lavorati industrialmente</strong>.</p>
<p>Consigliare di mangiare cibo spazzatura insieme a una bella pastiglia di statina come abbiamo sentito dai giornali, sembra  una battuta ma c&#8217;è chi ragiona in questo modo ed è assolutamente in linea con il modo di pensare di molte persone e delle case farmaceutiche!</p>
<p>L&#8217;utilizzo della soia per esempio, al di là degli slogan allarmistici anti soia presenti sulla rete, che hanno un sentore di anti propaganda guidata presumibilmente da interessi economici. Questo alimento è considerato fra i più poveri. La soia è usata in Asia da secoli come ingrediente base della dieta  sembra aver dimostrato da recenti studi non solo di limitare l&#8217;assorbimento di colesterolo ma anche di aumentare la frazione di HDL.</p>
<p>Gli steroli e polifenoli sono anche queste categorie di sostanze presenti in numerose specie di <strong>verdura e frutta</strong> , assunte regolarmente ogni giorno dalle 3 alle 5 porzioni,  hanno la caratteristica di ridurre  lo stress ossidativo in modo significativo.</p>
<p>L&#8217;assunzione di <strong>olio di pesce </strong>oltre che alimentarsi regolarmente con dosi di <strong>pesce </strong>di vario tipo, è  un altro utilissimo sistema per modificare  i valori di di LDL e di colesterolo totale.</p>
<p>Anche l&#8217;<strong>allenamento fisico regolare</strong> di grado medio sembra poter limitare la concentrazione di colesterolo LDL.</p>
<p>E infine anche la fitoterapia può essere un valido aiuto per limitare la produzione di colesterolo endogeno, il <strong>Monascus  o Hong qu o riso rosso</strong>, è il riso fermentato dalla presenza di un lievito che ne conferisce il colore rosso appunto. Da secoli in Oriente questo prodotto è considerato sia un alimento che un fitoterapico.</p>
<p>Il Monascus è capace di ridurre i valori di colesterolo endogeno, per il suo contenuto naturale di lovastatina e per questo  andrà comunque dosato e somministrato con attenzione e cura ma con una maggior maneggevolezza e limitata tossicità rispetto alle statine sintetiche in commercio.</p>
<p>La scelta di assumere statine in prevenzione primaria deve essere a mio parere eseguita solo dopo il fallimento di queste metodiche, suggerimenti dietetici, stile di vita e utilizzo di fitoterapici.</p>
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		<title>Sindrome da arto fantasma: la cura esiste!</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Aug 2010 05:00:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sindrome da arto fantasma è la percezione fisica, molto spesso fastidiosa e dolorosa, di un segmento del corpo in seguito ad amputazione dello stesso. Per lunghissimi anni in occidente i pazienti affetti da questa patologia, in particolare i reduci di guerra, sono stati considerati visionari e trattati con dosi massicce di farmaci antidepressivi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4212" title="casper" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/casper-300x204.jpg" alt="Catherine Bellwald Sindrome da arto fantasma: la cura esiste!" width="363" height="246" />La sindrome da arto fantasma è la <strong>percezione fisica, molto spesso fastidiosa e dolorosa,</strong> di un segmento del corpo i<strong>n seguito ad amputazione </strong>dello stesso.</p>
<p>Per lunghissimi anni in occidente i pazienti affetti da questa patologia, in particolare i reduci di guerra, sono stati considerati visionari e trattati con dosi massicce di farmaci antidepressivi e antipsicotici.</p>
<p>La triste ma reale somma algebrica era: alterazione della realtà uguale disturbo della personalità.</p>
<p>Sono dovuti passare anni, e descrizioni lucide e dettagliate  da parte degli sfortunati pazienti, prima di ammettere che una base scientifica all&#8217;origine di questo disturbo potesse esistere.</p>
<p>Ecco che oggi la cosa si spiega  con la presenza  nel cervello di uno  schema rappresentate l&#8217;intero corpo che non si modifica dopo l&#8217;avvenuta amputazione.</p>
<p>E&#8217; come se  i nervi recisi andassero in tilt e continuassero a mandare  informazioni  in salita sul segmento amputato. Il più delle volte non si tratta solo della sensazione di avere ancora il segmento, ma di sensazioni esasperate (che in neurologia vengono descritte come disestesie) e che di solito sono la conseguenza di una nevralgia o infiammazione del nervo colpito.</p>
<p>Prurito, freddo, caldo, dita accavallate, dolore, sono di solito sensazioni sgradevoli ma soprattutto che non danno tregua. In un certo senso è come se il cervello fosse sopraffatto e invaso da queste informazioni fasulle in entrata. Non esiste farmaco  in grado di dare  sollievo a questo disturbo in modo permanente e soddisfacente. Meglio sarebbe dire che purtroppo sono moltissimi  i farmaci utilizzati in questo campo in modo del tutto sperimentale. La Marihuana è fra le sostanze più utilizzate, anche se in molti casi la dipendenza e le dosi inevitabilmente aumentano col tempo.</p>
<p>Anche in questo caso i medici le tentano tutte, pur consapevoli dei danni secondari di molte sostanze farmacologiche, e ancora  nessuno pensa al possibile utilizzo dell&#8217;agopuntura. Sono andata a cercare su Pubmed e sono in effetti pochi e poco significativi i lavori scientifici proposti a favore dell&#8217;utilizzo dell&#8217;agopuntura nella sindrome dell&#8217;arto fantasma (come per moltissimi altri disturbi, d&#8217;altronde).</p>
<p>Io stessa, fino a qualche mese fa, non avevo mai avuto modo di trattare nessun paziente affetto da questa patologia. Cionostante, quando un paziente mi ha chiesto telefonicamente se poteva funzionare, in modo impulsivo e senza avere dubbi ho risposto in modo affermativo. Questi anni di lavoro con la sola agopuntura mi hanno permesso di percepire, anche se talora in modo del tutto istintivo, le possibilità terapeutiche di questa antica disciplina.</p>
<p><strong>Sul dolore in genere, e in particolare sul dolore nevralgico, l&#8217;applicazione dell&#8217;agopuntura è potentemente antalgica ed efficace; perché non dovrebbe esserlo anche sull&#8217;arto fantasma?</strong> Presa da entusiasmo ho subito telefonato al mio maestro, il Dott. Picozzi, che si occupa di agopuntura da oltre 20 anni ed è forse l&#8217;agopuntore Italiano  con più alta casistica di pazienti trattati. Anche lui mi ha detto di non avere mai trattato pazienti amputati e che ricordava solo il caso di un paziente, all&#8217;inizio della sua carriera, che per giunta si era sottoposto a pochissimi trattamenti.</p>
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		<title>Grassi idrogenati: danni e pericoli.</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 05:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutti conoscono la fama del colesterolo, inteso come grasso pericoloso per il sistema circolatorio e quindi come fattore di rischio per le patologie cardiocircolatorie in genere. Forse sono meno le persone in grado di sapere che esistono anche altri grassi estremamente pericolosi con una ridotta fama popolare, sono i grassi trans, detti anche grassi idrogenati. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4174" style="border: 5px solid white;" title="25-margarina" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/25-margarina-300x217.jpg" alt="Catherine Bellwald Grassi idrogenati: danni e pericoli." width="300" height="217" />Tutti conoscono la fama del colesterolo, inteso come grasso pericoloso per il sistema circolatorio e quindi come fattore di rischio per le patologie cardiocircolatorie in genere.</p>
<p>Forse sono meno le persone in grado di sapere che esistono anche altri grassi estremamente pericolosi con una ridotta fama popolare, sono i<strong> grassi trans</strong>, detti anche <strong>grassi idrogenati.</strong></p>
<p>In America, e in particolare  a New York, esiste una battaglia molto spinta per far eliminare dai ristoranti e dalle industrie alimentari questi nocivi e nuovi ingredienti. In termini semplici sono acidi grassi per lo più di origine vegetale che attraverso la cottura ad alte temperature o attraverso sistemi di lavorazione chimica vengono trattati mediante idrogenazione, modificano così la loro struttura chimica dalla quella naturale in &#8220;cis&#8221; a quella artificialmente prodotta in&#8221;trans&#8221;.</p>
<p>Grazie al metodo con il quale dagli inizi del xx secolo vengono prodotte numerose margarine di origine vegetale, si sono creati in questo modo grassi a basso costo che hanno invaso l&#8217;industria alimentare a macchia d&#8217;olio. Biscotti, merendine, focacce, pizzette, e <strong>quasi tutti i prodotti confezionati possono contenerli</strong> e tutte le fritture ne sono ricchissime. Pensate che le tanto amate patatine fritte ne contengono un quantitativo pari al 45% del loro peso. Esistono grassi trans naturali presenti per esempio nel latte vaccino e in alcuni vegetali ma il loro effetto biochimico dannoso non è neppure lontanamente paragonabile a quello delle forme trans ottenute chimicamente.</p>
<p>Pensate che l&#8217;Institute of Medicine of the National Academies of Sciences, (IOM) ha proposto per i grassi trans la <strong>tolleranza zero</strong>.</p>
<p>Questo significa che dovrebbero essere aboliti dalla produzione. Secondo numerosi ricercatori i grassi trans  sono responsabili di una rilevante alterazione sul metabolismo dei lipidi <strong>abbassano il colesterolo HDL e alzano quello LDL, aumentano  il numero degli adipociti ovvero delle cellule di tessuto adiposo, la produzione di radicali liberi, la produzione di insulina e riducono il metabolismo degli omega 3. </strong>Sono poi  molte altre le interferenze biochimiche e le implicazioni sui delicati sistemi interni, in particolare sul <strong>sistema ormonale</strong> e <strong>su quello immunitario.</strong></p>
<p><span style="font-weight: normal;">In particolare, dal lavoro condotto dal biochimico Barry Sears, emerge</span> che i grassi trans, allo stesso modo dei &#8220;fans&#8221; (farmaci antinfiammatori non steroidei) bloccano la produzione di alcuni ormoni detti eicosanoidi, deputati alla rigenerazione cellulare, alterando l&#8217;equilibrio tra quelli rigeneranti e quelli proinfiammatori deputati alla distruzione cellulare.  Ne consegue uno <strong>stato infiammatorio silente cronico</strong>.</p>
<p><span id="more-4158"></span>Inoltre i grassi trans, innalzando i l<strong>ivelli di insulina,</strong> cosa che avviene anche con l&#8217;assunzione  di carboidrati specialmente con quelli ultra raffinati, sono responsabili da un lato di un aumento di un altro ormone di recente scoperta detto endocannabinoide che contribuisce al senso di fame percepito dall&#8217;individuo e quindi alla continua ricerca di cibo. Dall&#8217;altro l&#8217;insulina stessa aumentando di concentrazione nel sangue esattamente come tutte le sostanze chimiche complesse produce una sorta di resistenza recettoriale progressiva con secondaria richiesta di sempre maggior quantita di insulina in circolo. Ecco che i carboidrati  specialmente quelli raffinati diventano una sorta di droga.</p>
<p>Non solo: molti ricercatori sostengono che sia proprio l&#8217;iperinsulinemia a determinare quella che viene descritta come <strong>sindrome metabolica</strong>, costituita da sovrappeso caratterizzato da aumento di tessuto adiposo in regione addominale, aumento di trigliceridi nel sangue, riduzione del colesterolo buono (HDL) e spesso anche ipertensione arteriosa. Molti sostengono che questa sindrome sia il primo campanello di allarme di un possibile sviluppo di diabete mellito o di II tipo</p>
<p>I carboidrati  da sempre considerati come la maggior fonte di energia ovvero la base della piramide alimentare, attraverso la lavorazione e  produzione industriale, si sono trasformati in prodotti altamente dannosi per la salute. E&#8217; praticamente impossibile andare al supermercato e non farne un carrello pieno da portare a casa!</p>
<p>Si dice con grande orgoglio che gli americani e i tedeschi mangiano male ma in Italia la famosa dieta mediterranea sta lasciando lentamente il posto a pasti a base di carboidrati raffinati e grassi idrogenati. La pizza, le focacce, il pane che non fa più il panettiere in modo tradizionale, insiame alla pasta, anche questa prodotta industrialmente, senza parlare dei primi piatti pronti. Insomma non si fa più antipasto, primo, secondo e contorno, no signori non c&#8217;è nessuno che abbia i soldi o il tempo per preparare tanti piatti diversi.  E  tra un primo e un secondo si sceglie il primo perchè sazia e soddisfa di più il palato ed è sicuramente  più a buon mercato. E&#8217; l&#8217;era del mono piatto!</p>
<p>I gelati confezionati  ma anche molti gelati sciolti sono ancora fonte di grandi quantità sia di zuccheri che di grassi idrogenati e spesso sono anche considerati sani e possono sostituire un pasto convinti di aver fatto una scelta sana.</p>
<p>Noi mediterranei dobbiamo tornare alla vera dieta mediterannea, l&#8217;antipasto, il primo, il secondo il contorno e la frutta non intesi come una grande abbuffata ma intesa come la possibilità di variare quotidianamente i nostri alimenti, di prepararli a casa usando olio di oliva e ingredienti più possibile freschi e mischiarli tra di loro evitando un massiccio introito di soli carboidrati e grassi idrogenati.</p>
<p>Frutta e verdura non solo non devono mai mancare ma devono variare ogni giorno, come l&#8217;utilizzo di semi come mandorle, semi di zucca o di sesamo, spezie e buon olio di oliva. I cereali anch&#8217;essi devono variare e possibilmente  essere il meno raffinati possibile e mangiati in piccole dosi e non come piatto forte e basta. Infine le proteine più idonee restano quelle del pesce. Anche questo alimento dovrà variare, possibilmente sfruttando i pesci più piccoli. In questo modo si riduce la possibilità di eccedere con l&#8217;assunzione di mercurio.</p>
<p>Ricordo però a questo proposito  che la possibilità di assumere  tossine attraverso i cibi è sempre  alta  e non si salva nessuno:  frutta, verdura, latticini, carni e pesci e persino l&#8217;acqua, è quindi sempre richiesta attenzione ma non si può demonizzare tutto il cibo a scopo cautelativo.</p>
<p>Il pesce azzurro come le alici e  le acciughe ma anche  le sogliole, lo sgombero, il tonno e il pesce spada contengono inoltre discrete quantità di <strong>omega 3</strong>. Questi grassi essenziali ovvero introducibili solo con la dieta e non sintetizzabili dal corpo umano, entrano nella produzione degli ormoni eicosanoidi e in particolare consentono di <strong>mantenere in equilibrio</strong> il numero di eicosanoidi proinfiammatori e il numero di quelli anti-infiammatori <strong>limitando gli effetti dannosi degli acidi grassi trans e dei farmaci antinfiammatori (fans) </strong>di cui spesso si fa uso (o abuso) a scopo terapeutico.</p>
<p>Anche se ormai anche da noi non esiste quasi più la figura della donna di casa che fa la spesa tutti i giorni, scegliendo con cura dove comprare ogni ingrediente e prepara con amore magari anche la pasta e il pane oltre che piatti sempre diversi. Bisogna fare un passo indietro, anche  se ai figli piace la pasta ed è più facile da cucinare, riduciamola e passiamo del tempo in più a pulire  le verdure e il pesce azzurro e pensare  a nuove ricette sfiziose e sane anziché stare magari ore  davanti alla tv o al pc.</p>
<p>Questo discorso, ovviamente, vale sia per gli uomini che per le donne!</p>
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		<title>Stampelle: istruzioni per l&#8217;uso</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 05:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le stampelle sono chiamate anche canadesi ma scordatevelo; non si tratta di due giovanotti biondi e alti! Sono gli ausili più usati in caso di trauma a un arto inferiore. L&#8217;appoggio delle mani sull&#8217;impugnatura e il sostegno dei gomiti consentono di fare forza in modo sufficiente anche per scaricare completamente un arto dal suo peso. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/non-così1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4017" style="border: 5px solid white;" title="non così" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/non-così1.jpg" alt="Catherine Bellwald Stampelle: istruzioni per luso" width="372" height="361" /></a>Le stampelle sono chiamate anche canadesi ma scordatevelo; non si tratta di due giovanotti biondi e alti! Sono gli ausili più usati in caso di trauma a un arto inferiore. L&#8217;appoggio delle mani sull&#8217;impugnatura e il sostegno dei gomiti consentono di fare forza in modo sufficiente anche per scaricare completamente un arto dal suo peso.</p>
<p>Ma attenzione: non sono così facili da usare anzi direi che è molto facile usarle in modo scorretto, il ritmo del passo deve essere totalmente coordinato e ben organizzato mentalmente.</p>
<p>In caso contrario  questo ausilio può anche essere uno strumento potenzialmente pericoloso per spalle, gomiti, polsi ma anche ginocchia e rachide e per cadere ovviamente! Insomma un vero disastro; eppure ci si preoccupa ancora poco di insegnare il loro corretto utilizzo.</p>
<p>Quindi la prima raccomandazione è  quella che, se dovete usarle in ambiente domestico per un trauma minore come una distorsione, se potete non esitate e fatevi insegnare da un fisioterapista le basi del loro corretto utilizzo, è sufficiente una mezzo&#8217;ora  di training per imparare.  E poi come con la bici,  non si scorda più! In particolare è necessario capire come scaricare il peso sul piano e  il modo di usarle per salire e scendere le scale.</p>
<p>Per <strong>alzarsi in piedi</strong> partendo dalla posizione seduta usate  la gamba sana e entrambe le braccia possibilmente sui braccioli se presenti,  <strong>non usate le stampelle per alzarvi in piedi</strong> rischiate di fare leva sulle spalle e procurarvi delle lesioni. Per quello che riguarda l&#8217;arto coinvolto o se preferite la gamba malmessa! a meno che non vi sia un gesso o un tutore o un  indicazione al completo scarico, si consiglia  di piegarla e atteggiarla esattamente come fate con la gamba sana. A  questo punto è sufficiente  caricare maggiormente o completamente, a seconda delle necessità, la gamba sana, evitando così atteggiamenti eccessivi di evitamento dal carico su quella malata, che possono poi ritardare il processo di guarigione e il normale recupero funzionale.</p>
<p>Una volta in piedi il punto chiave è <strong>non avere fretta</strong> di  camminare, infatti <strong>prima partono le stampelle e questa è la prima regola, poi segue la gamba offesa e questa è la regola numero due.</strong></p>
<p>Se si desidera scaricare molto il peso non serve piegare la gamba e saltellare, anzi è pericoloso. Si esegue un carico chiamato <strong>sfiorato</strong>, ovvero solo il 10-20 % del peso andrà sull&#8217;arto malato, ma  il piede della gamba malata a meno che non vi siano tutori particolari, viene <strong>appoggiato a piatto</strong> e non solo la punta.</p>
<p>Una volta portate avanti le stampelle quindi  <strong>la gamba malata viene attentamente messa in mezzo ai bastoni</strong>, questa è la <strong>fase oscillante</strong>, ovvero fino ad ora si carica ancora solo sulla gamba sana. In questa fase  detta oscillante è necessario evitare di tenere la gamba malata troppo rigida, modello gamba di legno per intenderci, ma è utile piegarla delicatamente e farla oscillare in avanti in modo naturale ( in caso di tutore il discorso è chiaramente legato alla rigidità del tutore). La fase oscillante deve essere considerata come una fase di preparazione al carico e deve essere eseguita attentamente e con calma.</p>
<p>La  fase successiva detta di carico, prevede di trasferire il carico sulla gamba malata per fare oscillare in avanti la gamba sana, <strong>il peso  del corpo viene a questo punto  portato il più possibile sui bastoni</strong> e il passo sarà eseguito in modo veloce portando la gamba sana alla stessa altezza del piede malato.</p>
<p><span id="more-4011"></span></p>
<p>Più carico si deve togliere e più piccoli saranno i passi, si raccomanda di rallentare e concentranrsi durante la fase oscillante e accelerare in modo mirato e preciso durante la fase di carico sull&#8217;arto malato. Meno carico si deve togliere o più abituati si diventa al l&#8217;utilizzo dei canadesi e più il passo diventa armonico e simmetrico nelle sue due fasi oscillante e di carico.</p>
<p>In questa  seconda fase di recupero il piede dell&#8217;arto malato si  appogerà  un semi passo avanti rispetto al piede sano ( e non allo stesso livello) e la gamba malata  verrà portata avanti insieme ai bastoni i (e non dopo),  recuperando uno schema del passo più ritmico e continuo sempre più  simile rispetto al passo spontaneo.</p>
<p><strong>Per salire le scale si parte con la gamba sana </strong>sul gradino superiore e il peso resta sui bastoni a fianco alla gamba malata, la forza della spinta viene effetuata solo con la gamba sana per portare tutto il corpo sul quel gradino, si sale quindi <strong>un gradino alla volta </strong>come i bambini. <strong>Per scendere</strong> sempre un gradino alla volta ma <strong>si parte prima con i bastoni sul </strong>gradino<strong> inferiore e poi con la gamba malata,</strong> quindi si carica il peso sui bastoni e si scende con la gamba sana<strong>.</strong></p>
<p>Poi con il passare del tempo il corpo inizia a riparare le lesioni distorsive e il dolore consentendo un carico sempre maggiore e una ripresa funzionale che dovrà essere graduale e non brusca. Il carico diventerà sempre maggiore sulla gamba malata, è consigliabile uno svezzamento graduale dall&#8217;ausilio.</p>
<p>Quindi prima usare due bastoni caricando un pò di più ovvero con un passo più fluido e meno interrotto e passi via via più grandi, fino ad arrivare al singolo canadese o bastone che si consiglia nei traumi minori solo per sicurezza o per tragitti lunghi.</p>
<p>Il singolo bastone o canadese  ha più senso nella patologia cronica  o nel recupero di traumi importanti, e deve essere usato <strong>sempre dal lato opposto al lato malato</strong>, con la stessa dinamica dei due bastoni, ovvero prima il bastone, poi la gamba malata vicina al bastone e poi la gamba sana che deve superare la gamba malata.</p>
<p>L&#8217;utilizzo del singolo appoggio non deve sbilanciare troppo il peso sul bastone  che deve essere un semplice sostegno di sicurezza se questo è difficile vuol dire che sono ancora necessari due bastoni oppure un controllo fisiatrico per valutazione del migliore ausilio.</p>
<p>Dopo un trauma è comunque bene ricordare che l&#8217;eccessiva immobilità è responsabile di un recupero più lento e  di un dolore più acuto e prolungato dovuto proprio al ristagno di sangue e al blocco energetico post traumatico. L&#8217;agopuntura consente di muovere il sangue e l&#8217;energia nell&#8217;area del trauma senza dovere muovere anche il corpo ed è quindi utilizzabile in fase acuta e nell&#8217;immediato post acuto.</p>
<p>L&#8217;obiettivo  è quello di ridurre velocemente il dolore favorendo così una corretta circolazione di sangue e di energia nella area colpita con una secondaria accelerazione dei processi di guarigione fisiologici e quindi di recupero funzionale.</p>
<p><strong>Se volete avere ulteriori chiarimenti, in <a href="http://www.unoduetre.eu/2011/02/24/video-tutorial-come-si-usano-le-stampelle/">questo post</a> ho pubblicato un video esplicativo su quanto appena detto.</strong></p>
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		<title>La Cellulite, non prendiamoci per il culo!</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jun 2010 09:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Succede molto spesso che ci si ricorda della odiosa cellulite quando si avvicina l&#8217;estate. Succede lo stesso anche con il seno; una mia conoscente senologa, mi riferisce  un netto aumento di visite senologiche con l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;estate, come se le donne si accorgessero di avere un seno solo prima dell&#8217;estate! le cellulite non ha bisogno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3995" style="border: white 5px solid;" title="cellulite addio" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/cellulite-addio.jpg" alt="Catherine Bellwald La Cellulite, non prendiamoci per il culo!" width="320" height="203" />Succede molto spesso che ci si ricorda della odiosa cellulite quando si avvicina l&#8217;estate. Succede lo stesso anche con il seno; una mia conoscente senologa, mi riferisce  un netto aumento di visite senologiche con l&#8217;avvicinarsi dell&#8217;estate, come se le donne si accorgessero di avere un seno solo prima dell&#8217;estate!</p>
<p>le cellulite non ha bisogno di presentazioni è conosciuta da tutte le donne, ma alcune costituzionalmente sono più soggette e impattano con questo inestetismo sin da giovanissime.   Tutte le donne sanno  che la cellulite non cala con il peso, esistono donne magrissime con quadri severi di cellulite e donne in deciso sovrappeso senza un ombra di cellulite.</p>
<p>Per la medicina cinese la cellulite è un accumulo di freddo-umidità creata e  che crea a sua volta una cattiva circolazione sanguigna e energetica; come ho già più volte affermato l&#8217;umidità è certamente un patogeno insidioso, difficile da mandare via, per il quale  è necessario asciugare e scaldare,  un pò come si fa con l&#8217;umidità presente in una casa.</p>
<p><span id="more-3837"></span></p>
<p>Per asciugare è necessario lavorare sull&#8217;alimentazione e sulla costituzione, che avrà la tendenza ad accumulare l&#8217;umido e nello specifico per la medicina cinese l&#8217;organo Milza.  Il deficit di Milza è di solito presente in quei soggetti che da bambini erano inappetenti e da grandi diventano più facilmente disturbati e appesantiti dal cibo. Troppo cibo e cibo sbagliato appesantisce la Milza, che inoltre è il primo organo a stancarsi con le fatiche sia fisiche che mentali e quando si stanca chiede disperatamente dolci!</p>
<p>Ma la sua salute  peggiora drasticamente con questi ultimi e, purtroppo, anche  con i latticini che hanno una qualità fredda e umida. Sostituire il pasto con un gelato o con pomodoro e mozzarella e anche con le ricotte o formaggi, anche dietetici, non è raccomandabile per chi soffre di cellulite.</p>
<p>I consigli delle riviste dedicate alla bellezza e alla salute  mi fanno un pò sorridere; praticare attività sportiva, bere molta acqua, mangiare sano. Sono ottime cosa da fare, ma non basta. Decisamente non basta; calare di peso non significa eliminare la cellulite. Eliminare la cellulite è molto difficile e richiede tempo e attenzioni specifiche.</p>
<p>Inoltre la cellulite non ha niente a che vedere con la ritenzione idrica;  ci sono infatti persone con gravi quadri di cellulite ben localizzati, asciutte nel resto del corpo. Non è urinando o sudando o bevendo di più che la cellulite se ne andrà, magari potremo aver tolto qualche tossina dal corpo e avere una pelle più luminosa.</p>
<p>Insomma esistono migliaia di prodotti in vendita ma cosa dico, molti di più, che non servono assolutamente a niente. Ma noi li compriamo lo stesso, non possiamo farne a meno! Poi ci sono alcune pubblicità che promettono risultati in 3 giorni!</p>
<p>Vorrei proprio dire: <strong>ma non prendiamoci in giro!</strong><!--more--></p>
<p>Che l&#8217;aspetto superficiale possa migliorare velocemente siamo d&#8217;accordo ma non esageriamo. Così desiderose di risultati  siamo pronte a credere a qualunche idiozia per tentare di ridurre <strong>il nemico numero uno della nostra prova costume</strong>!</p>
<p>Ma che fare? La dieta è importantissima ma va prolungata per tutto l&#8217;anno e non mantenuta solo fino alla fine dell&#8217;estate o peggio della nostra vacanza. Il movimento; quello  più vantaggioso è il nuoto o l&#8217;acquagym o lo spinning in acqua perchè garantiscono una sorta di massaggio, la corsa, lo spinning  e gli esercizi selezionati per i glutei, addominali, interno  coscie, trapezi e tricipiti sono ottimi ausili di sostegno sempre che non vi siano problemi specifici al rachide lombare o cervicale.</p>
<p>Infine il massaggio locale non è da ridicolizzare, come tendono a fare alcune pubblicità di prodotti dedicati, il massaggio ovvero il modo in cui si massaggia il tessuto è più importante del prodotto usato e deve essere un lavoro profondo e duraturo in grado di muovere e stimolare  il tessuto sottocutaneo riattivando la circolazione. Ecco perchè un massaggio  specifico  produrrrà un  deciso riscaldamento della pelle e potrà, soprattutto inizialmente,  generare una possibile  risposta dolorosa.</p>
<p>Certo ci sono prodotti che possono aiutare a scaldare e drenare e quindi a muovere gli accumuli. Ma è l&#8217;azione meccanica ad essere decisiva .  Le coppette strisciate usate dalla medicina cinese sono un altro esempio di massaggio profondo, decisamente molto efficace, perchè muovono e scaldano con molta forza, richiamando sangue localmente.</p>
<p>Queste tecniche  sono però da evitare nei casi di fragilità capillare e nei pazienti  con una cellulite molto infiammata e dolorosa. In questo caso esistono ausili tecnici estetici sempre più specifici che sfruttano l&#8217;azione dell&#8217;ultrasuono, ad esempio, che guarda caso scalda e muove in profondità ma senza scaldare la superficie e senza irritare in modo eccessivo il tessuto.</p>
<p>Il messaggio che passa dalla televisione, che la cellulite è una malattia,  è vero, ma proprio per questo è utile affidarsi a medici che siano in grado di sostenere e curare questo tipo di  costituzione attraverso una specifica dieta e terapie mirate, oltre che  specializzati  nel settore estetico e ancora  meglio se con entrambe le formazioni, ma soprattutto è necessario programmare un lavoro a lungo termine e non perdersi d&#8217;animo.</p>
<p>La cellulite è tosta ma noi possiamo essere più toste ancora! Se la motivazione è essere più belle,  nessun problema: sfruttiamola per curarci veramente dentro e fuori, il risultato non sarà soltanto estetico.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>La riabilitazione sessuale nel rapporto di coppia</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 07:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un medico riabilitatore, così si chiamano i fisiatri come me, doveva vedere anche questa! Si riabilita la vescica urinaria nei casi di incontinenza, la mobilità e coordinazone della faringe nella disfagia e, perchè no, oggi  si riabilita anche il rapporto di coppia e la sessualità. Recentemente ho visto una coppia con due figli di età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3856" style="border: white 5px solid;" title="coppia-scoppiata-rot" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/coppia-scoppiata-rot-300x168.jpg" alt="Catherine Bellwald La riabilitazione sessuale nel rapporto di coppia" width="300" height="168" />Un medico riabilitatore, così si chiamano i fisiatri come me, doveva vedere anche questa! Si riabilita la vescica urinaria nei casi di incontinenza, la mobilità e coordinazone della faringe nella disfagia e, perchè no, oggi  si riabilita anche il rapporto di coppia e la sessualità.</p>
<p>Recentemente ho visto una coppia con due figli di età compresa tra i 10 e i 14 anni i cui genitori sembravano tra loro estranei, i figli si relazionavano normalmente con entrambi ma l&#8217;atteggiamento corporeo era assolutamente inequivocabile, il marito in piedi in metropolitana dava le spalle alla moglie seduta e si girava solo occasionalmente per interagire con lei. Usciti dal vagone lui con i due figli uno a destra e l&#8217;altro a sinistra  a passo svelto si allontanavano lasciando indietro di almeno 20 metri la moglie.</p>
<p>Ho pensato tra di me se questi due vivono sotto lo stesso tetto a letto manco si toccheranno per sbaglio! Forse sono separati ma forse no, potrebbe essere  solo un problema di  relazione e precisamente di relazione  squisitamente fisica. Succede molto spesso infatti che tra coniugi, anche se verbalmente il rapporto è buono, non ci siano proprio più contatti fisici, carezze, baci, abbracci, assolutamente zero.</p>
<p>Insomma una distanza enorme, fisicamente parlando e allora, quando arriva il momento del sesso, è come qualcosa di senza senso, di sgraziato, di goffo, di stonato. Questa disarmonia viene percepita da entrambi e il risultato è che si genera ulteriore distanza.  Così il sesso viene vissuto frettolosamente e con disagio quasi come un dovere o non viene vissuto affatto. Il concetto di ricevere e donarsi piacere si perde totalmente. Mentre crescono internamente i sensi di colpa, insoddisfazione e di frustrazioni.</p>
<p>Le cause più frequenti possono essere la nascita di un figlio, una problematica individuale  e il dubbio o il conosciuto tradimento del patner  oppure semplicemente la mancanza di attenzioni reciproche, che producono un progressivo blocco della relazione fisica e dei rapporti sessuali. Può nascere da uno dei due, l&#8217;altro poi si adegua un pò per risentimento un pò perchè magari non vuole essere invadente.</p>
<p>Il risultato del disagio fisico diventa tangibile e visibile dall&#8217;esterno, come appunto nel caso del metrò.</p>
<p><span id="more-3835"></span>Da alcuni anni, all&#8217;estero e in particolare negli USA, esistono specialisti del settore e anche programmi televisivi dedicati. La coppia in crisi non si affida più solo alle indicazioni verbali  dello psicologo, ma viene inquadrata nella sua routine giornaliera. Vengono reimpostate e riprogrammate alcune abitudini, cercando di rendere più consapevoli i due partner delle proprie mancanze reciproche, evidenziando volta per volta dove e come  si creano quotidinamente le diverse problematiche relazionali .</p>
<p>Si cerca di capire cosa piace a l&#8217;uno e all&#8217;altro e come accontentare entrambi, si invita la coppia a manifestare una maggior fisicità, attraverso carezze, coccole, baci e attenzioni e a sostenersi e aiutarsi senza ruoli precisi evitando che uno si senta sempre troppo stanco o che non vi sia mai la possibilità di un incontro amoroso perchè è sempre troppo tardi o perchè ci sono sempre i figli. Si consiglia di ricercare quotidianamente momenti di intimità, di guardarsi veramente e di provare a rinnamorarsi senza dare tutto per scontato.</p>
<p>Molte volte la crisi arriva con il semplice   desiderio di uno dei due di un figlio e magari la momentanea sensazione di &#8216;incapacità di farlo.  L&#8217;atto sessuale si snatura, non si cerca più il rapporto con il partner ma si cerca solo il risultato di questo. Si guarda al frutto perdendo di vista gradualmente il seme!</p>
<p>Lavarsi, profumarsi, tenere alla propria estetica e salute, vestire in modo attraente e grazioso anche in casa e soprattutto nell&#8217;intimo. Sentirsi vicini anche se si è magari lontani per lavoro o esigenze, sentirsi una squadra anche se uno fa una cosa e l&#8217;altro un&#8217;altra. E soprattutto, più di ogni altra cosa, sentirsi amati e desiderati. Questo è davvero ciò che conta e quindi, quando per un motivo o un altro uno dei due non si sente così tocca all&#8217;altro ricordaglieglo anche con le parole e con piccoli gesti.</p>
<p>Certo bisogna essere in due perciò donne ( ma anche uomini) non lamentatevi se quando siete a casa sembrate delle serve  con un intimo  inguardabile e siete sempre stanche e stravolte e quindi non è mai il momento giusto. Quanto agli uomini ( ma anche alle donne) se arrivate a casa sempre tardi e vi avvicinate solo quando volete fare sesso, siete sulla strada sbagliata. Eros non è solo mettere il coso nella cosa!</p>
<p>E soprattutto, se lo ritenete utile, fatevi aiutare; non è necessario andare in tv a mostrare la propria intimità; si può fare molto prima che la distanza diventi incolmabile.</p>
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		<title>L&#8217; evitamento del dolore e la rigidità</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 20:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; frequente osservare che in seguito ad un trauma acuto senza lesioni tessutali, il dolore percepito dal soggetto in questione, per lo più causato dalla presenza di un ematoma spesso interno, è responsabile di una sorta di isolamento della parte traumatizzata. E&#8217; come se la nostra macchina corpo, una volta percepito un possibile danno strutturale, avesse abbassato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3648" style="border: white 5px solid;" title=" flessibili come una canna di bambù" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/canne-al-vento1.jpg" alt="Catherine Bellwald L evitamento del dolore e la rigidità" width="400" height="300" />E&#8217; frequente osservare che in seguito ad un trauma acuto senza lesioni tessutali, il dolore percepito dal soggetto in questione, per lo più causato dalla presenza di un ematoma spesso interno, è responsabile di una sorta di isolamento della parte traumatizzata.</p>
<p>E&#8217; come se la nostra macchina corpo, una volta percepito un possibile danno strutturale, avesse abbassato le paratie per salvare l&#8217;intera nave.</p>
<p>Questo meccanismo di isolamento produce  in prima istanza un totale o parziale evitamento di numerose manovre fisiche che possono coinvolgere la parte colpita dal trauma.</p>
<p>Dal punto di vista mentale esiste poi una fitta protezione  volta a non percepire dolore fisico. In sostanza si crea un marcato rallentamento della circolazione sanguigna, e quindi energetica, in corrispondenza della parte danneggiata con rallentamento della guarigione.</p>
<p>Questo meccanismo ha una partenza prevalentemente mentale e nasce per lo più dalla paura di sentire dolore, questa è molto ridotta negli animali, limitata nei soggetti forti e sicuri  e molto più marcata nei soggetti ansiosi, insicuri e timorosi.</p>
<p>Ecco che lo stesso trauma, lo stesso intervento chirurgico, avranno un impatto completamente diverso non solo perchè è diversa la struttura fisica traumatizzata, ma lo è anche la struttura mentale di protezione messa in campo.</p>
<p>Ecco perchè in riabilitazione non è importante solo il cosiddetto &#8220;potenziale fisico&#8221;, che chiaramente considera la differenza tra il tessuto osseo  di un giovane e quello di un soggetto anziano, tra il recupero di  un soggetto sano  e il recupero di un paziente con patologie metaboliche e ovviamente tra il recupero di un soggetto allenato fisicamente rispetto ad un soggetto che non ha mai eseguito attività motoria.</p>
<p><span id="more-3645"></span></p>
<p>Il potenziale di salute dipende certo dal fisico e dal potenziale fisico residuo al danno, ovvero dall&#8217;entità del trauma, ma dipende altresì fortemente dalle motivazioni alla guarigione, dalla personalità e dal vissuto del paziente oltre che dall&#8217;ambiente che lo circonda e che può da un lato stimolarlo oppure imprigionarlo in una gabbia iperprotettiva con perdita dell&#8217;autosufficienza prima e dell&#8217;autonomia successivamente.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p>Molti non conoscono la differenza tra questi due termini. Una differenza puramente riabilitativa  e Morosiniana; la perdita dell&#8217;autosufficienza significa aver bisogno di un ausilio o un aiuto ma parte dal concetto che mentalmente siamo noi a decidere cosa e come fare; la perdita dell&#8217;autonomia è non solo la difficoltà fisica o tecnica ma anche mentale di sostenere una scelta o una decisione.</p>
<p>L&#8217;atteggiamento iperprotettivo  messo solitamente in campo dai parenti prossimi tende a portare il paziente ancora una volta all&#8217;evitamento della fatica e del dolore e quindi al rallentamento del recupero e non alla sua massima potenzialità di recupero.</p>
<p>Estendendo questo concetto ai dolori muscolotensivi su base posturale, emotiva  e da microtraumi ripetuti ed infine da traumi veri e propri, possiamo capire come con il passare degli anni, in assenza di una volontà di mantenersi elasticici ed attenti ai diversi distretti corporei, possano generarsi  rigidità articolari multiple  e una graduale, ma inesorabile, riduzione delle prestazioni fisiche richieste.</p>
<p>Non saper trovare il tempo da dedicare al nostro corpo per lavorare sui nostri dolori e sulle nostre rigidità articolari è il primo passo verso l&#8217;invecchiamento.  Non dobbiamo accontentarci della salute del resto della nave e chiudere le paratie sul dolore ovunque esso sia. Dobbiamo essere e cercare di restare per quanto possibile resistenti e flessibili come il bambù, in tutti i distretti del nostro corpo e l&#8217;unico modo per realizzare questo, è lavorare e disciplinare corpo e mente a sentirsi ed essere tali e quando necessario ricorre a medici e terapisti specialisti del settore.</p>
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		<title>Gli addominali: pro e contro</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 23:44:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il rinforzo dei muscoli addominali è  un argomento decisamente interessante, in quanto non vi è palestra o allenamento fisico o centro fitness che non li proponga. Il ventre è in assoluto il punto fisico dove maggiormente vorremmo essere in forma per mostrare la splendida tartaruga per gli uomini e un ventre magistralmente tonico per le donne. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/maschiowow.jpg" rel="lightbox[3486]"><img class="alignleft size-full wp-image-3489" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/maschiowow.jpg" alt="Catherine Bellwald Gli addominali: pro e contro" width="339" height="386" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Gli addominali: pro e contro" /></a>Il rinforzo dei muscoli addominali è  un argomento decisamente interessante, in quanto non vi è palestra o allenamento fisico o centro fitness che non li proponga.</p>
<p>Il ventre è in assoluto il punto fisico dove maggiormente vorremmo essere in forma per mostrare la splendida tartaruga per gli uomini e un ventre magistralmente tonico per le donne.</p>
<p>Ma la parete addominale non è importante solo esteticamente, anche se sul fatto non si discute proprio!</p>
<p>E&#8217; importante anche per l&#8217;assetto  posturale, ovvero contribuisce  al mantenimento corretto della postura, sia seduta che in piedi che durante qualunque spostamento fisico dinamico.</p>
<p>Il ventre, a ben guardare, è il centro della nostro corpo.</p>
<p>Dalla salute e tonicita dell&#8217;intestino dipendono la tonicita della parete addominale e viceversa. Possiamo dire che un intestino  gonfio e dilatato può influenzare  rilassando in modo eccessivo la parete addominale. E una parete addominale rilassata può non sostenere sufficientemente i visceri rallentandone e alterandone la funzione.</p>
<p>L&#8217;educazione posturale nasce durante la prima infanzia ed èfortemente condizionata dala personalità dell&#8217;individuo. Sono molte le discipline sportive, marziali e militari che educano a mantenere una postura eretta caratterizzata da un ventre ben controllato. Pensate alla posizione sull&#8217;attenti, pancia in dentro e petto in fuori.</p>
<p>Per avere un idea, provate a rientrare leggermente il ventre pensando di avvicinare l&#8217;ombelico alla colonna vertebrale,  sollevate la gabbia toracica aprendo lo sterno, e ascoltate come la colonna vertebrale si è magicamente alleggerita, sia a livello cervicale che lombare. Non è necessario gonfiare  lo stomaco o il petto, ne sollevare le spalle sembrando ingessati, il movimento in realtà è molto piccolo e poco visibile ma influenza tutto il sistema posturale sollevandolo come verso l&#8217;alto.</p>
<p><span id="more-3486"></span></p>
<p>Questa è la sensazione che dovremmo mantenere in modo stabile e continuativo: da seduti, in piedi e durante qualunque attivita motoria.  Questa semplice attenzione regala alla nostra figura un&#8217;eleganza e una nobilità indiscutibili. Inoltre ricordiamo che la mente influenza il corpo ma anche che il corpo è in grado di influenzare la mente. Ne consegue che questa semplice attenzione non solo ci fa percepire nobili dagli altri ma anche da noi stessi, lavorando  sul concetto estremamente utile e ultra reclamizzato dell&#8217; autostima.</p>
<p>Tornando alle palestre e ai comuni e raccomandati esercizi di rinforzo addominali dinamici, posso affermare con sicurezza che sono tutti potenzialmente dannosi per i soggetti affetti da discopatie sia cervicali che lombari. In particolare sono a rischio gli esercizi dove si sollevano la testa e le spalle magari con le mani dietro alla nuca, classicamente chiamati crunch, sono a rischio gli esercizi dove si sollevano le gambe e i glutei come per andare in capovolta. Questi esercizi sono tanto più a rischio quanto più vengono effettuati in assenza di controllo e capacità di ascolto.</p>
<p>Ma un soggetto affetto da discopatie come deve fare per potenziare gli addominali senza mettere a rischio il suo rachide e dover poi ricorrere magari alla chirurgia per un ernia espulsa? Semplice e tranquilli! Esistono i cosiddetti esercizi addominali statici. Questi vengono eseguiti con il collo e il tratto lombare appoggiati al pavimento o lettino, lavorando solo sul controllo delle gambe sollevate a diverse altezze e in diverse posizioni. In questi esercizi i muscoli addominali fanno da ancora o da muscoli stabilizzatori senza coinvolgere ne le vertebre lombari ne quelle cervicali.</p>
<p>Questi esercizi addominali statici dovrebbereo essere appresi da un personal trainer esperto o fisioterapista.  Sono spesso usati nel metodo Pilates, dove il mantenimento dell&#8217;ombelico leggermente in dentro  durante diversi esercizi e l&#8217;utilizzo di tiranti e attrezzi consente a questa tecnica, se ben eseguita, di limitare fortemente anche se non completamente il rischio  nei soggetti con discopatie.</p>
<p>Ma sicuramente il mantenimento del ventre, se appreso nel modo corretto, ovvero senza forzare il rachide lombare in  retroversione del bacino, e senza andare in eccessiva tensione cervicale, se eseguito regolarmente e in modo prolungato è in grado di costruire una specie di panciera e busto anatomico. Utilissimo non solo esteticamente  ma come vero e proprio sostegno e correttore posturale.</p>
<p>Inoltre questa lieve tensione muscolare addominale mantenuta staticamente  non necessita di alcuna specifica attrezzatura, ne di uno specifico momento o tempo dedicato, non prevede alcun rischio ne limitazione. E&#8217; solo una questione di attenzione e di consapevolezza corporea e posturale e necessita esclusivamente  di pratica.</p>
<p>Una volta appreso tuttavia, è un lavoro conseguibile da qualunque soggetto indipendentemente  dalla tipologia strutturale, dal disturbo muscolo scheletrico e dall&#8217;età, preserva il rachide dalla tendenza ad incurvarsi con il corso degli anni e regala eleganza e favorisce quella che si chiama anche &#8220;spina dorsale nella vita&#8221;.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Perdere i chili delle feste</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 11:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le feste è comune trovarsi addosso qualche chilo di troppo. Quello che succede di solito è che si parte in quarta con diete estreme e propositi da record, di solito fallimentari, a breve termine; smetto di fumare, smetto di mangiare troppo, vado in palestra&#8230; eccetera. Benissimo: iniziamo con una cosa alla volta, un passo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-3415" style="border: white 5px solid;" title="perdere i kili delle feste" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/perdere-i-kili-delle-feste-300x254.jpg" alt="Catherine Bellwald Perdere i chili delle feste" width="300" height="254" />Dopo le feste è comune trovarsi addosso qualche chilo di troppo.</p>
<p>Quello che succede di solito è che si parte in quarta con diete estreme e propositi da record, di solito fallimentari, a breve termine; smetto di fumare, smetto di mangiare troppo, vado in palestra&#8230; eccetera.</p>
<p>Benissimo: iniziamo con una cosa alla volta, un passo dopo l&#8217;altro, questa è una stagione ancora difficile e il corpo deve essere stimolato adeguatamente.</p>
<p>Iniziamo con semplicità, ovvero proviamo a togliere quello che è troppo, riduciamo  il numero di caffe e di sigarette giornaliere, per quanto riguarda il cibo intanto è indispensabile non fare l&#8217;abitudinario bis magari per finire il piatto di portata.</p>
<p>E&#8217;  necessario prestare attenzione  a quando ci siede a tavola e non farlo in modo meccanico, non iniziate a mettere in bocca il pane e i grissini,  questa è solo un&#8217;abitudine.</p>
<p>State concentrati, chiedete una porzione piccola oppure cercate di non finire tutto quello che sta nel piatto e lasciate qualche boccone, senza rimorsi per il terzo mondo! Tanto non cambia se non lo ingoiate voi!</p>
<p>Rinunciate al pane e al dolce con fermezza e decisione e non temete: non mancheranno al vostro organismo.</p>
<p>Ma soprattutto alla sera dopo le diciotto evitate qualunque cibo calorico, pasta, cereali, biscotti, vino.</p>
<p>L&#8217;ideale è nutrisri di verdure cucinate in modo semplice ma gustoso, il brodo, il minestrone. <span id="more-3411"></span>Per arrivare a fare questo serenamente, quando rincasate, dovete innanzitutto aver già pensato, indipendentemente dall&#8217;ora di rientro,  a cosa cucinare e meglio ancora averlo già cucinato in anticipo. Se invece arrivate a casa stanchi e senza questi accorgimenti, è inevitabile,  cadrete sul cibo piu veloce e casualmente più dannoso o calorico che ci sia (leggi: salumi e formaggi)!</p>
<p>La seconda cosa importante è quella di non arrivare affamati alla sera; mangiare bene a colazione, a pranzo mangiare in modo equilibrato possibilmente sia carboidrati che proteine e  anche a metà pomeriggio lo snack è importantissimo, anzi: indispensabile per non abbuffarsi alla sera. Ma attenzione: nutrirsi di solo frutta e insalate per tutto il giorno, in questa stagione, è solo il modo migliore per arrivare alla sera infreddoliti e con una fame da lupi!</p>
<p>Un altro trucco per la sera è bere moltissima acqua o, meglio ancora, qualche tisana a voi gradita; aiuta a non sentire lo stomaco vuoto soprattutto dalle ventidue a mezzanotte.</p>
<p>Se riuscirete a resistere, al mattino sarete pieni di vigore, avrete finalmente voglia di far colazione e non solo di buttar giù un caffe di corsa e così facendo farete girare il  vostro orologio biologico e stimolerete in modo fisiologico il vostro organismo.</p>
<p>Troverete l&#8217;energia  per portare a termine delle decisioni importanti, già dal mattino sarete lucidi e potrete preparere la borsa della palestra o il necessario per la vostra attività motoria, i cibi pronti, la frutta, gli snack adatti al vostro gusto e ai vostri ritmi. Una volta usciti di casa e in ufficio sarete immersi nel rimo della giornata e non ci sarà che il tempo per rinunciare ai buoni propositi, ma se sarete  pronti con armi e bagagli, potrete farcela!</p>
<p>Ricordate che l&#8217;inverno le giornate finiscono presto e cosi dovremmo fare anche noi, purtroppo a volte per dovere, altre per passione, si lavora e si rimane impegnati fino a tardi, ma almeno mettiamo a riposo il sistema digestivo.</p>
<p>Il mio Maestro di Zen diceva circa vent&#8217;anni fa (e continua a ripeterlo oggi):</p>
<blockquote><p style="text-align: center;">&#8221; Alla sera, più siete stanchi e meno dovete mangiare&#8221;</p>
</blockquote>
<p>e noi facciamo esattamente il contrario; più siamo stanchi e più  apriamo il frigorifero come degli automi, ingoiando con l&#8217;inconsapevolezza più belluina tutto quello che sappiamo per certo non essere adatto a noi.</p>
<p>E&#8217; certamente un esercizio di volontà, una focalizzazione mentale che volutamente  direzioniamo nei nostri confronti. Non cadiamo nell&#8217;idea bigotta che si tratti di egoismo fine a se stesso, è solo volersi bene ed il primo passo per trovarsi e per esserci veramente anche per gli altri.</p>
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		<title>Pausa Relax: attenti a chi incontrate per strada&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jan 2010 08:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=WDWY2uVJnok"><img src="http://img.youtube.com/vi/WDWY2uVJnok/default.jpg" width="130" height="97" border title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Pausa Relax: attenti a chi incontrate per strada..." alt="Catherine Bellwald Pausa Relax: attenti a chi incontrate per strada..." /></a></p>
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		<title>Il colpo della strega. Blocco lombare acuto.</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 15:56:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molte persone hanno avuto la sfortuna di sperimentare questo disturbo caratterizzato da dolore lombare ad insorgenza brusca con rigidità che spesso impedisce al paziente anche di raggiungere la posizione eretta. Esistono due grandi tipi di  blocco lombare acuto; il primo è relativamente innocuo, passa spontaneamente con il riposo,  di solito è sostenuto da una contrattura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3188" style="border: white 10px solid;" title="colpo della strega" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/colpo-della-strega.jpg" alt="Catherine Bellwald Il colpo della strega. Blocco lombare acuto." width="287" height="264" />Molte persone hanno avuto la sfortuna di sperimentare questo disturbo caratterizzato da dolore lombare ad insorgenza brusca con rigidità che spesso impedisce al paziente anche di raggiungere la posizione eretta.</p>
<p>Esistono due grandi tipi di  blocco lombare acuto; il primo è relativamente innocuo, passa spontaneamente con il riposo,  di solito è sostenuto da una contrattura marcata della muscolatura lombare e può insorgere dopo stress importante o dopo colpo di freddo. Questo tipo di blocco lombare  ha una valenza costituzionale e spesso è collegato con l&#8217;interno o con l&#8217;aspetto piu&#8217; viscerale ed emotivo  del paziente un po&#8217; come il torcicollo acuto.</p>
<p>Il secondo invece è sostenuto da una discopatia di fondo, la sua origine è soprattutto meccanica, legata ad una sorta di ferita del disco che è stato pinzato da un movimento, di solito in flessione. In questo caso il dolore  è per lo più  centrale nella colonna, che risulta molto sensibile al test di pressione lombare, al test di vibrazione  così come alla tosse o a qualsiasi piccolo movimento del rachide.</p>
<p>Entrambi sono dolori molto forti ed invalidanti; possono coesistere delle deviazioni del rachide dette <em>shift</em> per cui il paziente appare anche storto e incapace di raddrizzarsi. Mettersi a letto con un fans e un miorilassante non è la cosa più indicata da fare per vari motivi; in primo luogo si rallenta il processo di guarigione e in secondo luogo si può anche trascurare la situazione trasformando a lungo andare la discopatia in un ernia conclamata ed  estrusa.<span id="more-2929"></span></p>
<p>In realtà l&#8217;allettamento porta ad una aumento della stasi ovvero del blocco funzionale ed energetico del segmento in questione, vale a dire del rachide lombare; i muscoli che restano fermi o che semplicemente si muovono in modo alterato per la paura di sentire male tendono a non risolvere completamente la loro condizione di contrattura e di accorciamento forzato e possono anzi formare nella loro compagine come dei nodi come fosse una memoria fisica dell&#8217;avvenuto evento di blocco.</p>
<p>I farmaci antalgici e miorilassanti da parte loro possono favorire anche se parzialmente il dolore acuto ma non consentono di focalizzare l&#8217;attenzione sulla causa dell&#8217;avvenuto blocco lombare, anzi direi che favoriscono l&#8217;idea che chimicamente si risolve il problema. Così il paziente tende a sottovalutare questi episodi che abitualmente e non a caso tendono a ripetersi, non si preoccupa della prevenzione delle possibili recidive, tutt&#8217;al più fa una lastra o una risonanza magnetica, scoprendo  in molti casi di avere delle discopatie lombari; un dato assolutamente frequentissimo.</p>
<p>Al momento dell&#8217;evento acuto è difficile essere sicuri della causa scatenante,  dallo stile di vita alla costituzione fisica, dal tipo di lavoro alla freddolosità e tendenza a sudare. Dalle condizioni dell&#8217;intestino abbiamo delle informazioni preziose. Così come dalla frequenza degli episodi acuti e dalle loro circostanze.</p>
<p>La miofibrolisi e l&#8217;agopuntura usate insieme sono efficacissime per risolvere velocemente un blocco lombare;  in  tre sedute in media il paziente ritorna nelle condizioni precedenti all&#8217;evento acuto e già con la prima seduta esce dalla stanza in posizione eretta gridando al miracolo!</p>
<p>Oggi come oggi posso dire che i quadri spesso sono misti ovvero esistono magari una costituzione viscerale e una predisposizione meccanica che possono coesistere; è più raro invece trovare  casi puliti francamente meccanici o francamente viscerali.</p>
<p>E&#8217; comunque utile non trascurare ne l&#8217;uno ne l&#8217;altro aspetto. Le indicazioni meccaniche sulla correzione posturale e sugli esercizi utili sono indispensabili a tutti per evitare di sovraccaricare il rachide lombare messo a dura prova dalla frequente vita sedentaria e dalle purtroppo ultra frequenti cattive abitudini. E&#8217; altresì utile evitare il sollevamento di pesi e  farlo all&#8217;occorenza nel modo più corretto possibile.</p>
<p>Il discorso viscerale ed intestinale è sicuramente più complesso e necessita di trattamenti di agopuntura eseguiti  a lungo termine, per poter modificare la tendenza costituzionale di un paziente colitico o con irregolarità intestinale.  Saranno in questo caso utili anche indicazioni alimentari e magari l&#8217;associacione con un trattamento fitoterapico di fondo.</p>
<p>Una rondine non fa primavera, un primo blocco lombare può anche non ripetersi, ma quando inizia il secondo episodio fermatevi e pensate non solo a come farlo passare velocemente ma anche a come prevenire che ciò possa accadere di nuovo, magari nel momento meno indicato.</p>
<p>Insomma&#8230; pensate a come fregare la strega!</p>
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		<title>Pausa relax. Procreazione assistita: attenzione&#8230;</title>
		<link>http://www.unoduetre.eu/2009/11/28/pausa-relax-procreazione-assistita-attenzione/</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 06:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=djd7TAK_5Rc"><img src="http://img.youtube.com/vi/djd7TAK_5Rc/default.jpg" width="130" height="97" border title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Pausa relax. Procreazione assistita: attenzione..." alt="Catherine Bellwald Pausa relax. Procreazione assistita: attenzione..." /></a></p>
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		<title>Le molteplici cause dell&#8217;epicondilite</title>
		<link>http://www.unoduetre.eu/2009/11/25/le-molteplici-cause-dellepicondilite/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 07:59:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Recentemente mi è capitato un caso classico di epicondilite &#8220;da barista&#8221;. La paziente era una giovane donna di 40 anni di mestiere barista, addetta soprattutto alla mansione del caffè e cappuccino da banco. Come ben potete immaginare la ripetizione della manovra di inseririmento del caffè nella macchina mette l&#8217;articolazione di polso, gomito e spalla a dura prova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3152" style="border: white 5px solid;" title="barista" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/barista.jpg" alt="Catherine Bellwald Le molteplici cause dellepicondilite" width="320" height="240" />Recentemente mi è capitato un caso classico di epicondilite &#8220;da barista&#8221;. La paziente era una giovane donna di 40 anni di mestiere barista, addetta soprattutto alla mansione del caffè e cappuccino da banco.</p>
<p>Come ben potete immaginare la ripetizione della manovra di inseririmento del caffè nella macchina mette l&#8217;articolazione di polso, gomito e spalla a dura prova soprattutto se la persona è di piccola statura e di minuta muscolatura come in questo caso.</p>
<p>Il quadro si presentava quindi molto semplice; il dolore era ben localizzato all&#8217;inserzione dei muscoli estensori sull&#8217;epicondilo omerale destro, presente da venti giorni circa ormai anche a riposo e soprattutto durante la mobilizzazione del gomito e anche alla palpazione dell&#8217;epicondilo.</p>
<p>Il caso sembrava un classico quadro  di iper sollecitazione meccanica, responsabile di sovraccarico  e tensione muscolare al braccio destro e secondaria infiammazione tendinea inserzionale. Non potei comunque fare a meno di pensare che il dolore era comunque localizzato sul canale di intestino crasso in una paziente affetta da stitichezza cronica inveterata.<span id="more-3148"></span></p>
<p>La paziente è stata trattata con la tecnica della miofibrolisi lavorando sull&#8217;intera catena miofasciale dal rachide cervicale fino alla mano insistendo bene sul gomito, dopo il lavoro sul tessuto tendineo e muscolare è stato eseguito trattamento di agopuntura  sul meridiano di grosso intestino e sulle aree distanti corrispondenti al gomito dolente. Alla fine è stato posizionato un taping per favorire il drenaggio e migliorare la performance motoria.</p>
<p>Dopo il primo trattamento il dolore è regredito dell&#8217;80%, dopo il secondo trattamento il dolore era totalmente sparito ma la paziente iniziava a lamentare dolore al gomito controlaterale esattamente nello stesso punto. Dolore che si è acutizzato a tal punto da richiedere altri due trattamenti dal lato opposto.</p>
<p>Il quadro appare totalmente inspiegabile dal solo punto di vista ortopedico, in quanto la paziente il braccio sinistro lo usa pochissimo, ovvero non avviene nessuna sollecitazione meccanica in grado di giustificare la tendinopatia.</p>
<p>Questo strano fenomeno del passaggio al lato opposto lo avevo già osservato in un caso di pubalgia; può capitare in alcuni tipi di sciatalagia ed è certamente  frequente e conosciuto nelle cefalee vasomotorie dove chi ne soffre sa bene che spesso la cefalea, prima di andarsene, passa dal lato opposto.</p>
<p>Per la mia esperienza questi casi sono delle verifiche che anche i disturbi apparentemente legati a cause fisiche possono avere una contemporanea causa interna o viscerale in grado di emergere in superficie .</p>
<p>Il trattamento con miofibrolisi è elettivo per questi disturbi. Questa metodica di massaggio dei tessuti molli infatti non tratta solo il tendine e l&#8217;inserzione tendinea infiammata ma tutta la catena muscolare e l&#8217;eventuale neuropatia cervicale sottostante. Inoltre, attraverso il collegamento anatomico costituito dal tessuto connettivo, è possibile comprendere come gli organi interni e visceri possano essere collegati alle strutture più esterne; muscoli, tendini e pelle.</p>
<p>Molti chiropratici, posturologi e ovviamente agopuntori e massaggiatori che seguono i fondamenti della  medicina cinese sanno che alcuni dolori articolari, muscolari e anche tendinei possono avere una causa o concausa viscerale e proprio per questo  usano tecniche fisiche specifiche  per interargire con essi.</p>
<p>Dalla visita e dalla valutazione non è sempre facile, anzi direi che molte volte è impossibile, risalire alle  cause di un dolore senza tirare ad indovinare;  anche se alcune volte esiste una intuizione sostenuta da una conoscenza di fondo, vale sempre la pena di interagire a 360°. Un dolore anche banale deve essere affrontato nella sua totalità.</p>
<p>Localmente, lungo tutta la sua catena muscolare,  a livello paravertebrale risalendo ai neurotomi corrispondenti e infine al livello viscerale&#8230; sono molte le tecniche che hanno questa competenza  e completezza terapeutica.</p>
<p>E&#8217; possibile capire perchè un ultrasuono, un laser o un&#8217;applicazione di onde d&#8217;urto, agendo esclusivamente in modo locale, siano molto spesso  poco efficaci per risolvere quadri anche banali di epicondilite, che tendono a recidivare proprio perchè la causa sottostante non viene considerata; queste forme, se non trattate adeguatamente, possono anche  cronicizzare formando talora delle calcificazioni  tali da richiedere in alcuni casi un intervento chirurgico.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>La lotta contro l&#8217;asma</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 13:26:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;asma è considerata come una maggior irritabilità bronchiale, responsabile di broncospasmo e successiva ostruzione respiratoria, condizione caratterizzata dalla così detta dispnea o fame d&#8217;aria che può arrivare nei casi gravi ad una vera e propria insufficienza respiratoria acuta. Negli ultimi anni si sono fatti grandi passi in senso educativo e sono molte le indicazioni per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2988" title="asma" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/asma.jpg" alt="Catherine Bellwald La lotta contro lasma" width="269" height="273" />L&#8217;asma è considerata come una maggior irritabilità bronchiale, responsabile di broncospasmo e successiva ostruzione respiratoria, condizione caratterizzata dalla così detta dispnea o fame d&#8217;aria che può arrivare nei casi gravi ad una vera e propria insufficienza respiratoria acuta.</p>
<p>Negli ultimi anni si sono fatti grandi passi in senso educativo e sono molte le indicazioni per ridurre al minimo i rischi di attacco asmatico, a partire dalla identificazione di possibili allergie con immunizzazione specifica, alla eliminazione degli agenti scatenanti come il fumo, lo smog, gli sforzi, le polveri, le emozioni eccessive.</p>
<p>Sempre  più sofisticate anche le attenzioni e le spiegazioni sull&#8217;addestramento al corretto utilizzo dei farmaci salva vita  in caso di emergenza in corso di episodio acuto complicato da insufficienza respiratoria acuta.</p>
<p>L&#8217;asma corrisponde alla patologia cronica infantile piu diffusa in Europa, la sua incidenza e circa del 10% della popolazione e sembra che il fenomeno sia in progressivo e continuo aumento.  Nella popolazione infantile asmatica, si riscontra nel  70-90 % dei casi una diatesi allergica, ovvero una ipereccitabilità del sistema immunitario nei confronti di vari antigeni di provenienza  alimentare o  respiratoria come i pollini e le polveri.</p>
<p>Un&#8217;ipotesi da non  sottovalutare sulle possibili cause di ipersensibilità del sistema immunitario potrebbe essere relativa al crescente utilizzo del taglio cesareo, oltre che alla riduzione dell&#8217; allattamento al seno ed infine all&#8217;utilizzo eccessivo dei farmaci antibiotici, sia come atto terapeutico sia nell&#8217;assunzione involontaria mediata dal cibo animale a sua volta trattato con antibiotici.  Infine pensiamo solo alla pratica clinica ormai accettata come routine in ginecologia del trattamento antibiotico preparto per pulire il canale del parto da possibili agenti infettivi.</p>
<p><span id="more-2941"></span></p>
<p>Insomma i bambini  nascono con un intestino sterile ed essendo sottoposti  ad una ridotto contatto con batteri possono sviluppare una carente ed insufficiente  flora batterica intestinale. La microflora intestinale è  stata recentemente considerata come indispensabile nel mantenere in equilibrio non solo l&#8217;organo intestino con la sua funzione digestiva  ma anche il sistema immunitario che viene rappresentato nell&#8217;intestino quasi per l&#8217;80% della sua totalità.</p>
<p>Nella popolazione adulta invece i dati si invertono a favore della forma chiamata idiopatica e  ovvero del broncospasmo in assenza di alcuna allergia individuale riscontrabile dagli esami e dai test immunologici.  L&#8217;incidenza è nettamente piu bassa pari  al 3% circa, con forme meno gravi rispetto alle forme infantili. In questi casi si può tranquillamente dire che la causa del disturbo è assolutamente sconosciuta e che nella grande maggioranza dei casi peggiora con situazioni di stress prevalentemente di tipo emotivo.</p>
<p>Tra le medicine in uso per trattare la malattia troviamo i broncodilatatori a breve e lunga azione e gli antinfiammatori steroidei, che potremmo definire farmaci  squisitamente sintomatici, ovvero non curano la malattia ma solo il sintomo.</p>
<p>Per la Medicina Cinese la dispnea è considerata un <em>qi nin </em>ovvero un inversione  della normale circolazione energetica; si dice che il  polmone diventa  incapace di diffondere la sua energia e se facciamo attenzione il paziente asmatico è incapace di espirare ovvero le pareti dei bronchi si chiudono soprattutto durante la fase espiratoria che diventa caratterizzata dal tipico sibilo.</p>
<p>Per La Medicina Cinese il polmone è direttamente collegato al grosso intestino come primo collegamento organo-viscere, questo significa che all&#8217;organo polmone si collega il viscere intestino crasso. Il lavoro di correzione alimentare, ricercando materie animali non trattate con antibioticoterapia ad oltranza, il corretto uso degli antibiotici, la ricerca di sostanze alimentari non irritanti per l&#8217;intestino ed infine l&#8217;utilizzo di buoni prodotti probiotici deve iniziare come lavoro preventivo  in tutte le mamme, ma soprattutto nelle mamme con diatesi allergica, molto prima del concepimento e proseguire nel bambino soprattutto se nato con parto cesareo e non allattato al seno.</p>
<p>Quando l&#8217;asma invece compare nell&#8217;adulto è sullo  stress che bisogna lavorare, in questo caso l&#8217;organo principalmente coinvolto è il fegato, in Medicina Cinese si dice che il fegato attacca l&#8217;intestino e indirettamente il polmone, suo organo accoppiato.</p>
<p>In questi casi il trattamento con agopuntura e l&#8217;associazione con fitoterapia cinese e  magari una buona dieta di fondo sono di solito estremanente utili per risolvere il disturbo in modo efficace. Ricordiamo inoltre che, anche se il polmone del paziente asmatico è in tutto e per tutto un organo sano, se la patologia non viene trattata potrà  evolvere in tarda età trasformandosi in una broncopatia cronica ostruttiva ovvero una patologia organica ben definita.</p>
<p>Quindi anche se il disturbo nell&#8217;adulto è più lieve e non pericoloso, vale la pena di  guardare un pò più in là del proprio naso e pensare in modo più completo, agendo non solo sul disturbo in sè ma sulla totalità dell&#8217;individuo e sulle possibili patologie broncopatiche future.</p>
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		<title>E&#8217; in linea il sito del mio studio: Artemisia</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 16:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con piacere posso dire che è finalmente in linea il mio sito. Lo potete raggiungere cliccando sull&#8217;ultima voce a destra del menù del blog. Ricevo spesso richieste di informazioni, sia sul mio studio che sulla mia attività e questo mi ha portata a mettere in linea un sito apposito. Nelle diverse sezioni potrete trovare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2974" style="border: white 5px solid;" title="Studio Medico Artemisia, Agopuntura a Cremona e Milano - Dott. Catherine Bellwald - Fisiatria" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/testataartemisia.jpg" alt="Catherine Bellwald E in linea il sito del mio studio: Artemisia" width="427" height="109" />Con piacere posso dire che è finalmente in linea il <a href="http://www.unoduetre.eu/artemisia">mio sito</a>. Lo potete raggiungere cliccando sull&#8217;ultima voce a destra del menù del blog.</p>
<p>Ricevo spesso richieste di informazioni, sia sul mio studio che sulla mia attività e questo mi ha portata a mettere in linea un sito apposito.</p>
<p>Nelle diverse sezioni potrete trovare il mio curriculum, indicazioni e informazioni sui metodi terapeutici da me utilizzati (agopuntura, fitoterapia, coppettazione, miobifbrolisi e altro) e anche indicazioni stradali per raggiungere entrambi gli studi in cui ricevo, lo <a href="http://www.unoduetre.eu/come-arrivare/a-cremona/" target="_blank">Studio Medico Artemisia</a> a Cremona, di cui sono titolare, e lo <a href="http://www.unoduetre.eu/come-arrivare/a-milano/" target="_blank">Studio Medico Manara Medical Center </a>a Milano.</p>
<p>Vi è inoltre una sezione interamente dedicata alle patologie trattate, con riferimenti ad articoli scritti in proposito nel blog e quindi in costante evoluzione.</p>
<p>In più, potete trovare una pagina con la mappa dello Studio Artemisia. Cliccando sulle diverse stanze potrete visitarle &#8220;virtualmente&#8221; in tre dimensioni, in modo da farvi un&#8217;idea dell&#8217;ambiente in cui lavoro.</p>
<p>Spero sia di vostro gradimento e utilità.</p>
<p>Buona navigazione!</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>La spalla congelata: quando l&#8217;agopuntura fa il miracolo</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 00:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato recentemente un caso di una giovane donna con spalla congelata, in fase acuta, anzi direi iperacuta. Il dolore era insorto gradualmente e subdolamente da alcune settimane e diventato nelle ultime 24 ore quasi insopportabile con completa incapacità di muovere anche di pochi gradi l&#8217;articolazione della spalla. Un dolore cosi vivo, anche a riposo, da togliere il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/spalla_2_pblog2.jpg" rel="lightbox[1755]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1766" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/spalla_2_pblog2-300x225.jpg" alt="Catherine Bellwald La spalla congelata: quando lagopuntura fa il miracolo" width="300" height="225" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu La spalla congelata: quando lagopuntura fa il miracolo" /></a>Mi è capitato recentemente un caso di una giovane donna con spalla congelata, in fase acuta, anzi direi iperacuta.</p>
<p>Il dolore era insorto gradualmente e subdolamente da alcune settimane e diventato nelle ultime 24 ore quasi insopportabile con completa incapacità di muovere anche di pochi gradi l&#8217;articolazione della spalla.</p>
<p>Un dolore cosi vivo, anche a riposo, da togliere il sonno nonostante l&#8217;assunzione di antidolorifici.</p>
<p>Il quadro era senza dubbio di spalla congelata che si differenzia dalle altre patologia della spalla proprio per la presenza di una brusca impotenza funzionale.</p>
<p>Nella spalla congelata l&#8217;articolazione della spalla appare rigida e ultra dolente anche alla mobilizzazione passiva e per di piu&#8217; su tutti i piani di movimento; al paziente non è più possibile svolgere le normali mansioni e anche il sonno è disturbato dal dolore che peggiora con il riposo oltre che con tutti  i movimenti più banali dell&#8217;arto superiore.</p>
<p>Come spiegare scientificamente questi casi di blocco funzionale? In termini ortopedici vengono chiamati periartriti scapoloamerali acute ovvero condizioni di infiammazione delle strutture fibrose periarticolari, talora accompagnata nel tempo da ispessimento tessutale visibe all&#8217;ecografia e risonanza magnetica e da possibile formazione di aderenza della capsula articolare, caso in cui si parla di capsulite adesiva.<span id="more-1755"></span></p>
<p>Non vi è un evento scatenante conosciuto, infatti non vi è un trauma o un infezione esterna, può essere presente  una condizione favorente caratterizzata da una tendinopatia cronica di base più o meno grave o da un pregresso trauma. Ma cosa scatena l&#8217;evento acuto e oserei dire debilitante?</p>
<p>In termini chimici è una lieve infiammazione con scarso gonfiore e talora minimo rialzo della temperatura. In termini fisioterapici Mc Kenziani si può parlare di un derangement ovvero di alterazione del movimento corretto aspecifico. In termini energetici si puo parlare di un blocco della circolazione locale di sangue  ed energia.</p>
<p>Il caso in questione è inoltre caratterizzato da stanchezza cronica di fondo, frequenti dolori articolari multipli migranti, episodi ricorrenti di spalla congelata alternando i lati, con frequenza di circa un episodio all&#8217;anno, sempre insorgenti dopo estrema stanchezza o tensione emotiva protratta.</p>
<p>In medicina Cinese si parlerebbe di una costituzione di milza debole con tendenza alla stasi di fegato di fondo e con calore umidità accumulati nella spalla come risposta ad un probabile risalita incontrollata dello yang di fegato.</p>
<p>Cinese vero? Esattamente! E&#8217; un linguaggio del tutto incomprensibile per i pazienti ma anche per i medici non esperti nel capo della medicina cinese. E allora come lo spieghiamo in parole semplici senza passare per pazzi visionari? Potremmo dire che si tratta di un dolore acuto di tipo infiammatorio di origine interna che definirei viscerale.</p>
<p>Ci nutriamo di cibo ma anche di emozioni e di aria quindi attenzione non solo a selezionare i cibi ed evitare luoghi con troppo smog  e preferibilmente a non fumare ma è utile anche evitare e cercare il più possibile di stare lontano dalle emozioni negative educandovi a pulire e selezionare anche quelle.</p>
<p>In questo caso la costituzione  di fondo aggravata dalla stanchezza estrema e dai precedenti disturbi articolari delle spalle sono stati determinanti.</p>
<p>Quello che suggerisco è considerare questa patologia come più energetica e interna rispetto alle altre, (motivo per cui risponde molto bene all&#8217;agopuntura). Il trattamento della spalla congelata in assenza di manovre osteopatiche e di agopuntura è estremamente doloroso e lungo.</p>
<p>Se trattato solo con fans ( farmaci antiinfiammatori) e ginnastica, richiede una riabilitazione che prevede almeno 6 settimane di fisioterapia, spesso con sedute estremamente dolorose e un recupero articolare  molto lento, si parla in media di tempi di recupero completo fino a un anno circa nei casi trattati solo con i soli farmaci.</p>
<p>La paziente nonostante una fobia per gli aghi è comunque ricorsa nel mio studio soprattutto perchè in prossimità della partenza per le ferie tanto attese. Ho eseguito 3 trattamenti di agopuntura ravvicinati, uno al giorno e prescritto una ricetta di fitoterapia mirata al dolore della spalla, ottenendo un recupero articolare pari al 90% ( escursione articolare iniziale passiva non oltre i 40 ° e finale oltre i 170°) con un controllo piu che soddisfacente della sintomatologia dolorosa sia a riposo che durante la mobilizzazione.</p>
<p>La paziente è quindi partita per le vacanze con le sue erbe e con gli esercizi di autotrattamento ottenendo un completo recupero della condizione funzionale precedente alla fase dolorosa e di blocco articolare in una settimana, favorita oltre che dal trattanmento di agopuntura e fitoterapia anche dal mare e dal sole.</p>
<p>Certamente vale la pena farsi una domanda sull&#8217;efficacia quasi miracolosa del trattamento e quindi sulla natura della patologia.</p>
<p>Forse bisognerebbe considerare la possibilità che uno squilibrio interno, che abbiamo semplicemente chiamato viscerale, possa essere responsabile non solo di disturbi così detti psicosomatici ma anche di disturbi fisici veri e propri con una connotazione anatomica rilevabile con esami, disturbi troppo spesso considerati come semplici problemi meccanici o ortopedici.</p>
<p>Questa patologia è chiamata  spalla congelata proprio perchè è il sintomo e non la causa ad essere stata individuata. La sua natura è sconosciuta ma certamente va ricercata in una sfera non esclusivamente anatomica.</p>
<p>Da osservare in particolare il fatto che colpisce maggiormente  il sesso femminile e l&#8217;età adulta tra i 30 e 50 anni, questo per indicare che non vi è una probabile causa degenerativa che lo collocherebbe in età più avanzata e neanche una causa prettamente fisica che vedrebbe impegnato analogamente, se non maggiormente, il sesso maschile.</p>
<p>La spalla in medicina cinese è correlata  sia con gli intestini che con l&#8217;organo fegato e quindi con le patologie che abbiamo chiamato viscerali. E&#8217; una cosa da tenere in considerazione anche per le altre patologie della spalla sempre più frequenti, prima di procedere sistematicamente all&#8217;intervento chirurgico.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>L&#8217;umidità e i dolori articolari</title>
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		<pubDate>Thu, 28 May 2009 06:49:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sono molte le persone soprattutto over 30 o 40 che soffrono di dolori articolari, problema che oltretutto peggiora con l&#8217;età. Vale quindi la pena esaminarlo attentamente. Dal punto di vista prettamente anatomico si tratta per lo più di stati infiammatori che colpiscono l&#8217;anima dell&#8217;articolazione modificando la natura delle diverse strutture anatomiche che compongono l&#8217;articolazione. L&#8217;articolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/ginocchio.bmp" rel="lightbox[1515]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1522" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/ginocchio.bmp" alt="Catherine Bellwald Lumidità e i dolori articolari " width="233" height="350" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Lumidità e i dolori articolari " /></a>Sono molte le persone soprattutto over 30 o 40 che soffrono di dolori articolari, problema che oltretutto peggiora con l&#8217;età. Vale quindi la pena esaminarlo attentamente.</p>
<p>Dal punto di vista prettamente anatomico si tratta per lo più di stati infiammatori che colpiscono l&#8217;anima dell&#8217;articolazione modificando la natura delle diverse strutture anatomiche che compongono l&#8217;articolazione.</p>
<p>L&#8217;articolazione è in giunto meccanico tra due ossa, senza articolazioni non ci sarebbe possibilità di muoverci. I capi ossei collegati sono accuratamente rivestiti da un materiale ad azione antiurto, la cartilagine, imbevuti da un liquido ad azione lubrificante e chiusi a scopo protettivo da un rivestimento chiamato sinovia e infine rivestiti da legamenti per garantire stabilità.</p>
<p>Esiste spesso molta confusione nei termini utilizzati per indicare i diversi tipi di dolore articolare. L&#8217;artrite per esempio è un evidente stato di infiammazione della sinovia con gonfiore, arrossamento e dolore articolare marcato sempre associato ad un rialzo dei valori della VES indicatore dello stato infiammatorio. Esistono diverse forme di artritre acuta o cronica e solo accurati test ematologici e del liquido sinoviale prescritti dallo specialista reumatologo potranno porre una diagnosi precisa.</p>
<p><span id="more-1515"></span>Esistono numerose forme autoimmunitarie, infettive e metaboliche. Ma esistono anche numerosissime artriti dette sieronegative ovvero non corrispondenti a precise forme catalogate. Infine esiste un gran numero di pazienti che  parlano di reumatismi o dolori reumatici che niente hanno a che fare con la malattia reumatica intesa come precisa patologia autoimmunitaria.</p>
<p>Infine esiste la così detta artrosi che invece corrisponde ad una degenerazione, ovvero un assottigliamento delle cartilagini con perdita della normale azione antiurto. Può essere secondaria a traumi o deformazione, oppure  ad eccessiva usura legata all&#8217;età o di tipo famigliare come l&#8217;artrosi deformante delle mani.</p>
<p>Scusate se mi sono dilungata ma la confusione in questo campo è molto diffusa. Quello che adesso è importante considerare è che al di là delle patologie specifiche, esistono una serie di quadri poco definiti più o meno lievi di persone con dolori articolari multipli o una precoce artrosi che potremmo definire soggetti con una costituzione reumatica.</p>
<p>Secondo la medicina cinese i dolori articolari sono comunque collegati ad un ristagno di umidità interna, che si localizza proprio nelle articolazioni, con secondaria scarsa circolazione energetica e irrorazione sanguigna, con dolore, gonfiore e rigidità più o meno variabili.</p>
<p>Il concetto di umidità è per quelli che abitano nella bassa Padana un argomento moltro sentito; ebbene questo elemento, che potremmo definire acqua indesiderata, può manifestarsi anche nel corpo ed è una importante causa di patologie.</p>
<p>L&#8217;umidità è presente sia con il caldo che con il freddo e questo purtroppo lo sappiamo bene, perchè con l&#8217;arrivo dell&#8217;estate arriva anche la penosa e mal sopportata afa!</p>
<p>L&#8217;umidità porta in basso e pesa e una volta entrata è assai difficile da eliminare. Avete presente un muro umido in casa? Serve un pò di calore ma soprattutto una buona ventilazione locale. Tradotto in modo semplice bisogna far circolare  e muovere l&#8217;energia e il sangue localmente. Ma serve anche riparare la perdita se esistente ovvero ridurre la formazione  di umidità interna.</p>
<p>Esistono erbe e cibi che possono aiutare a far circolare e muovere l&#8217;energia,  asciugare e drenare l&#8217;umidità verso l&#8217;esterno, ma in prima istanza è necessario sapere quali sono gli alimenti da evitare. Fra quelli più responsabili di accumulo di umidità troviamo in particolare latticini e formaggi, lo zucchero  e gli eccessi di alcuni frutti come gli agrumi o succhi di frutta  soprattutto in inverno.</p>
<p>Purtroppo le tendenze attuali sono prevalentemente chirurgiche quindi non si danno consigli alimentari e tanto meno si consigliano terapie alternative ritenendo che solo la chirurgia può rimediare ad un danno fisico ormai consolidato.</p>
<p>Non voglio dire che la chirurgia non sia efficace anzi lo è sempre di più, sempre più precisa e con rischi sempre più bassi. Nei traumi è semplicemente una magia tecnologica, pensiamo alle fratture di femore oggi trattate con chiodo endomidollare o artroprotesi con carico concesso già in terza giornata post intervento. Non ci ricordiamo più forse che una frattura in un anziano una volta aumentava in modo sostanziale l&#8217;incidenza di mortalità.</p>
<p>Ma la sostituzione protesica in campo artrosico o reumatico sta prendendo una dimensione eccessiva, talora si consigliano oltre quattro interventi sulla stessa persona e molti sono i pazienti che restano con il dolore anche dopo l&#8217;intervento per non parlare delle altre possibili complicazioni.</p>
<p>Forse vale la pena soffermarsi sulle costituzioni e cogliere i disturbi alle prime avvisaglie; una dieta adeguata, movimenti, trattamenti specifici di agopuntura e fitoterapia possono essere estremamente efficaci nel trattare la costituzione reumatica e dare anche un grande sollievo nelle patologie gravi come nell&#8217;artrite reumatoide  consentendo di ridurre l&#8217;assunzione di farmaci antidolorifici e migliorando la qualità della vita.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Cosa voglio fare da grande?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Apr 2009 08:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa domanda che si pongono i giovani non senza difficoltà e senza non essere purtroppo molto spesso fortemente influenzati dall&#8217;ambiente che li circonda, sembra essere una domanda retorica o da favola. Voglio dire che quando si dice questa frase sembra esserci un alone di ironia che la circonda, come se fosse un gioco, ma soprattutto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/pilota.jpg" rel="lightbox[1232]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1235" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/pilota-300x220.jpg" alt="Catherine Bellwald Cosa voglio fare da grande?" width="300" height="220" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Cosa voglio fare da grande?" /></a>Questa domanda che si pongono i giovani non senza difficoltà e senza non essere purtroppo molto spesso fortemente influenzati dall&#8217;ambiente che li circonda, sembra essere una domanda retorica o da favola. Voglio dire che quando si dice questa frase sembra esserci un alone di ironia che la circonda, come se fosse un gioco, ma soprattutto come se i sogni fossero irrealizabili perchè sono dei sogni.</p>
<p>&#8220;Voglio fare il pilota di aerei!&#8221;. Perchè sorridere? perchè considerarlo già irrealizzabile? Esiste un percorso del tutto realizzabile per diventare piloti di aerei e allora che c&#8217;è di strano eppure queste richieste sono considerate quasi sempre dei sogni e quindi restano sogni per quasi tutti! Siamo noi che li facciamo diventare così, il nostro atteggiamento.</p>
<p>Non c&#8217;è niente che un uomo qualsiasi non sia in grado di imparare e di studiare, è la costanza nell&#8217;applicazione e il crederci che fa la differenza.</p>
<p><span id="more-1232"></span>Ma quello che stupisce ancora di più è che da grandi nessuno si fa più questa domanda. Cosa voglio fare da grande? E&#8217; come se, avendo noi già fatto delle scelte o intrapreso delle strade, non potessimo più cambiare la direzione. Insomma sto guidando verso Bologna ma volevo andare a Trento, perchè non provare a fermarsi e vedere se in un modo o nell&#8217;altro possiamo cambiare rotta, uscire dall&#8217;autostrada e avvicinarci a Trento?</p>
<p>Quello che succede è che la maggior parte delle persone lo considera impossibile, &#8220;ormai sono qua&#8221;, &#8220;la pensione me la merito&#8221;, la paura di non avere abbastanza soldi. Insomma: ci si accontenta; non è quello che vogliamo e non ci piace neanche un pò ma non si fa niente per cambiare. Si aspetta e ci si lamenta.</p>
<p>E&#8217; l&#8217;educazione che abbiamo ricevuto che ci ha rovinato, vorrai mica essere anche felice? L&#8217;erba del vicino è sempre più verde ma se è più verde perchè non dovrei volerla verde anch&#8217;io? Buttata via come una bambola vecchiai ma cosa c&#8217;è di male? Perchè non cambiarla con una nuova? Non fare il passo più lungo della gamba! cosa significa, che non posso anche correre? Certo che posso e se mi alleno posso farlo anche per ore!</p>
<p>Ci viene inserito un bel senso di colpa e voilà il gioco è fatto. Se poi malaugaratamente succede una qualsiasi sfiga nel cercare qualcosa di meglio, il gioco è fatto! Te l&#8217;ho avevo detto che era pericoloso, che non era sicuro e che non poteva funzionare. Ti devi accontentare!</p>
<p>Attenzione, il gioco è subdolo e insidioso e si nasconde sotto mentite spoglie di perbenismo e apparentemente corretta educazione sociale. Il mio consiglio è quello di iniziare a considerare i sogni nostri ma anche quelli dei nostri cari in modo diverso, provare a dare loro ascolto in modo serio cioè capendo da cosa nascono e come fare per avvicinarsi ad essi anche se solo un passo dopo l&#8217;altro.</p>
<p>E di beccarci in castagna ogni volta che ci comportiamo come quei genitori che alla risposta &#8220;pilota di aerei&#8221; sorridono divertiti e superbi, &#8220;Ma guarda quello come se la tira&#8221;!</p>
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		<title>Per il nuovo ci vuole il vuoto</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 06:36:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra scontato ma capire questo concetto è di fondamentale importanza in quanto tutto, ma proprio tutto sulla terra, si muove seguendo questa Legge. Il vuoto tende a riempirsi e il pieno tende a svuotarsi. Ogni sistema vivente e non vivente dipende da questa Legge. I Cinesi parlano di yin e yang come due principi intimamenti legati e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/mani_lunga.gif" rel="lightbox[1164]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1170" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/mani_lunga.gif" alt="Catherine Bellwald Per il nuovo ci vuole il vuoto" width="248" height="266" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Per il nuovo ci vuole il vuoto" /></a>Sembra scontato ma capire questo concetto è di fondamentale importanza in quanto tutto, ma proprio tutto sulla terra, si muove seguendo questa Legge. Il vuoto tende a riempirsi e il pieno tende a svuotarsi. Ogni sistema vivente e non vivente dipende da questa Legge.</p>
<p>I Cinesi parlano di yin e yang come due principi intimamenti legati e dipendenti l&#8217;uno all&#8217;altro, configurati in un cerchio che indica proprio il movimento inniterrotto da uno verso l&#8217;altro.</p>
<p>Ogni sistema per vivere deve necessariamente avere un nutrimento, quindi riempirsi dall&#8217;esterno e liberarsi o svuotarsi verso l&#8217;esterno; quando questo meccanismo cessa avviene la stagnazione e il graduale deterioramento fino alla morte.</p>
<p>Pensate al corpo umano deve respirare, bere e mangiare; nessuna di queste attività  possono prescindere dalla sua vita ma lo stesso vale per il sistema urinario e intestinale, funzioni meno nobili forse ma di vitale importanza affinche la macchina corpo funzioni.</p>
<p>Questo meccanismo input-output, avviene anche nelle relazioni umane; il padre o la madre nutrono il figlio e il figlio quando diventarà padre nutrirà suo figlio: è naturale, e anche nelle più comuni relazioni esiste sempre uno che da e uno che riceve e questi ruoli possono essere fissi oppure fluidamente interscambiabili.</p>
<p>In psicologia si dice che è importante per chi ha un ruolo fisso di sostegno nei confronti del prossimo avere a sua volta un contenitore ovvero poter a sua volta contare sul sostegno di qualcun&#8217;altro.</p>
<p><span id="more-1164"></span></p>
<p>Il dare-avere che gli esperti nel settore dell&#8217;economia ben conoscono, è un delicato equilibrio in continuo movimento; nel mondo emozionale la cosa diventa interessante in quanto l&#8217;uomo tende a trattenere a se il passato, accumulando oggetti che non userà mai più per paura di restare senza, inoltre è abituato a trattenere le emozioni, in particolare quelle negative, forse per ricordare chi ci ha fatto soffrire o chi abbiamo tanto amato.</p>
<p>Ecco che dal punto di vista emozionale il sistema si ingolfa e non siamo pronti per il nuovo. Quando viviamo un&#8217;emozione stringiamo i pugni per non perderla ma così facendo le  mani non possono più aprirsi, non possiamo più prendere. Non siamo vuoti e non siamo disponibili al nuovo.</p>
<p>Questo meccanismo avviene anche con la mente; quando abbiamo appreso qualcosa siamo convinti di sapere e così non siamo più disposti a lasciare entrare altre nozioni. Molte volte non leggiamo e non ascoltiamo, cioè non lo facciamo veramente, perchè già crediamo di sapere.</p>
<p>Il mio Maestro ha sempre detto &#8221; entrate nelle cose, toccate, poi lasciate andare, imparate a voltare pagina&#8221; ,  mi ricordo ancora un pomeriggio in cui ci fece ascoltare pezzi di musica bellissimi e prima che ogni singolo brano finisse cambiava brano, per la prima volta capii quanta sofferenza riuscivo a produrre attraverso l&#8217;attaccamento, ad ogni pezzo mi lasciavo andare ad ogni cambiamento vivevo la sofferenza della perdita e così via per ore, ma quanta sofferenza inutile! </p>
<p>Dobbiamo imparare a svuotarci, è come  se soffrissimo tutti di stitichezza, psicologicamente e mentalmente. Possiamo agire sulle nostre emozioni, comprendendo che le emozioni negative assumono un fascino del tutto particolare e insidioso, perchè essendo più forti, direi dense, ci danno la sensazione di sentire noi stessi. Ma non è così! Sentiamo solo un falso, un golem che pretende di essere noi, fingendo di essere al nostro servizio mentre invece si serve di noi.</p>
<p>Per purgarci da questo il lavoro è un po&#8217; difficile. Occorre sintonizzare in qualche modo il nostro pensiero solo su cose belle, dichiarando una guerra senza quartiere al fascino malato del negativo.</p>
<p>Oppure più semplicemente lasciare andare queste emozioni, osservandole come se fossero un piccolo bambino capriccioso che pesta i piedi gridando &#8220;Io esisto!&#8221;. </p>
<p>Vabbè, esisti, e allora? Tanti saluti a casa. </p>
<p>Un modo più semplice, direi propedeutico a quello sopra, è quello di intraprendere una bella, sana e faticosa attività fisica, di quelle che ti fanno sudare come una bestia. Va bene tutto, purchè si tratti di esercizi dinamici, che implichino cioè molto movimento. </p>
<p>E&#8217; un buon inizio, e dopo una trentina di minuti, ci troveremo a guardare il moccioso di cui sopra cominciare ad allontanarsi con la coda tra le gambe!</p>
<p>Buttiamo via i nostri scheletri nell&#8217;armadio, ed allo stesso modo, svuotiamo gli armadi di casa da tutte quelle cianfrusaglie inutili che, non si sa perchè, campeggiano vittoriose tutte le volte che apriamo le ante alla ricerca della nostra camicetta preferita. </p>
<p>Buttare il vecchio per far posto al nuovo, ricordate? Insomma: vogliamo farle &#8216;ste pulizie di Pasqua, o no? </p>
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		<title>Yoga:imparare a respirare la vita</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 06:32:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La respirazione è un atto fisiologico, meccanico come il battito cardiaco, che rappresenta una funzione di vitale importanza per la nostra sopravvivenza. Esiste quindi in ogni corpo un meccanismo anatomico fisiologico in grado di garantire la funzione respiratoria indipendentemente dalla  volontà, sostenuto dal sistema nervoso detto vegetativo. Ma esiste la possibilità di interagire volontariamente sul respiro, potenziando e modulando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fcPjvp4La8A"><img src="http://img.youtube.com/vi/fcPjvp4La8A/default.jpg" width="130" height="97" border title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Yoga:imparare a respirare la vita " alt="Catherine Bellwald Yoga:imparare a respirare la vita " /></a></p>
<p>La respirazione è un atto fisiologico, meccanico come il battito cardiaco, che rappresenta una funzione di vitale importanza per la nostra sopravvivenza. Esiste quindi in ogni corpo un meccanismo anatomico fisiologico in grado di garantire la funzione respiratoria indipendentemente dalla  volontà, sostenuto dal sistema nervoso detto vegetativo.</p>
<p>Ma esiste la possibilità di interagire volontariamente sul respiro, potenziando e modulando la lunghezza delle diverse fasi respiratorie che sono quattro: l&#8217;inspiro, la pausa a polmoni pieni, l&#8217;espiro, la pausa a polmoni vuoti.</p>
<p>In questo filmato del Maestro Iyengar, considerato oggi uno dei più autorevoli maestri di yoga vivente, potete vedere  quanto è modulabile la possibilità di allungare l&#8217;inspiro e l&#8217;espiro. Il respiro come dice Iyengar  è il re della mente, in effetti il respiro interagisce immediatamente di essa, generando uno stato di stop della frenetica attività mentale.</p>
<p><span id="more-1106"></span>Chi è addestrato all&#8217;arte della respirazione e pratica le diverse tecniche del Pranayama, è sicuramente in grado di comprovarlo.  Molti sono stati i test scientifici che hanno dimostrato un netto calo dell&#8217;attività cerebrale oltre che del battito cardiaco e del sistema simpatico durante pratiche yogiche.</p>
<p>La respirazione e la sua potente azione sul corpo e sulla mente sono stati fonte di un approfondito studio da parte dello Yoga e costituiscono la parte più importante e difficile dello Yoga, chiamata Pranayama. Le tecniche di respirazione  del Pranayama sono molteplici e assai complicate e necessitano di anni di addestramento nonchè della guida di un maestro esperto.</p>
<p>Il mio Maestro dice che il respiro è lo strumento più prezioso di un praticante e di un ricercatore, in quanto consente di penetrare e toccare il presente, mentre la nostra mente viaggia perennemente tra passato ovvero vissuto e progetti o obiettivi futuri e non si ferma  mai o quasi mai nel presente.</p>
<p>Lavorando sul presente la mente immediatamente si placa, con una tecnica di pranayama ben fatta il turbinio dei pensieri si disperde all&#8217;istante e il praticante sperimenta, anche se per tempi ridotti, una condizione di silenzio che gli consente di percepire non solo il proprio corpo fisico ma anche uno spazio percettivo più dilatato e rarefatto.</p>
<p>Vivendo nel passato e nel futuro si rischia di non vivere affatto; l&#8217;unico modo di vivere veramente è quello di vivere il momento presente. Inoltre &#8220;ogni istante nasce e muore e non si ripeterà mai più&#8221;, peccato perderne anche uno solo, non credete?</p>
<p>Ecco questa è solo una delle possibilità dello Yoga, quella di &#8220;trovare quello che tutti affanosamente ricercano: il piacere&#8221;, il piacere di vivere.<img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-6707" title="" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/Cattur2a-150x150.jpg" alt="Catherine Bellwald Yoga:imparare a respirare la vita " width="4" height="4" /></a><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Il paradosso della chirurgia estetica</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 09:13:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; sempre più diffuso correggere chirurgicamente i segni del tempo sul corpo e sul viso. Nonostante la chirurgia estetica sia ogni giorno che passa più perfezionata e raffinata, le modificazioni apportate sono responsabili di un inadeguatezza a cascata delle restanti parti anatomiche. Insomma è come quando ci compriamo un mobile nuovo, nel momento in cui lo inseriamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/nefertiti-grid-small.jpg" rel="lightbox[1115]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1143" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/nefertiti-grid-small-300x300.jpg" alt="Catherine Bellwald Il paradosso della chirurgia estetica" width="240" height="240" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Il paradosso della chirurgia estetica" /></a>E&#8217; sempre più diffuso correggere chirurgicamente i segni del tempo sul corpo e sul viso. Nonostante la chirurgia estetica sia ogni giorno che passa più perfezionata e raffinata, le modificazioni apportate sono responsabili di un inadeguatezza a cascata delle restanti parti anatomiche.</p>
<p>Insomma è come quando ci compriamo un mobile nuovo, nel momento in cui lo inseriamo in un contesto vecchio del tutto armonico fino a poco prima, succede che immediatamente dopo non si possa più fare a meno di cambiare anche il resto dell&#8217;arredamento, perchè appare del tutto inadeguato.</p>
<p>Con  la chirurgia estetica il rischio è lo stesso, quando si inizia a modificare una parte, allora il resto ci sembra decadente e non più accettabile e si inizia così una serie interminabile di ritocchi fino a sconvolgere completamente l&#8217;armonia del nostro aspetto naturale.</p>
<p><span id="more-1115"></span>Nel mondo dello spettacolo questo fenomeno è ben visibile, i volti di numerose donne e di un crescente numero di uomini iniziano ad assomigliarsi sempre più e, lasciatemelo dire, perdono davvero tanto in termini di bellezza. A ben guardarli la prima cosa che salta all&#8217;occhio è la stranezza dei lineamenti, non si riesce a definire cosa non va, ma si percepisce che c&#8217;è qualcosa di sbagliato nell&#8217;architettura di quel volto.</p>
<p>Certo, le rughe e la ridotta tonicità della pelle non piacciono a nessuno, tanto meno a me, ma trovo molto più attraente una donna capace di portare in modo fiero e con orgoglio i segni del tempo sul proprio corpo,  piuttosto che questa serie di nuovi volti trattati con filler, botulino, lifting o altro, soprattutto quando si inizia intorno ai 30 anni a fare i primi interventi e si arriva ai 45 completamente denaturati.</p>
<p>A mio parere la chirurgia estetica che opera in campo antiaging, paradossalmente al suo scopo non è in grado di potenziare la bellezza in senso assoluto, ma a lungo andare anzi la sovverte, producendo risultati molto spesso discutibili. </p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Pubblicità sanitaria:gli estremi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 12:10:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La pubblicità sanitaria in Italia è davvero incredibilmente limitata, un medico per esempio può scrivere il suo nome o il nome dell&#8217;ambulatorio con le sue varie specializzazioni solo su una targa di dimensoni limitate a fianco alla porta di ingresso oppure su riviste o biglietti da visita. E&#8217; vietato per esempio sfruttare le finestre per scrivere &#8220;studio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/img_0028.jpg" rel="lightbox[1076]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1149" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/img_0028-273x300.jpg" alt="Catherine Bellwald Pubblicità sanitaria:gli estremi" width="218" height="240" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Pubblicità sanitaria:gli estremi" /></a>La pubblicità sanitaria in Italia è davvero incredibilmente limitata, un medico per esempio può scrivere il suo nome o il nome dell&#8217;ambulatorio con le sue varie specializzazioni solo su una targa di dimensoni limitate a fianco alla porta di ingresso oppure su riviste o biglietti da visita.</p>
<p>E&#8217; vietato per esempio sfruttare le finestre per scrivere &#8220;studio medico&#8221;, cosa che invece qualsiasi attività artigianale o commerciale può fare senza problemi di luogo  ne di dimensioni.</p>
<p>Per uno studio medico è vietato specificare le attività svolte e la modalità,  si possono nominare esclusivamente  le specializzazioni universitarie oppure quelle extrauniversitarie solo previa approvazione dell&#8217;ordine dei medici locale.</p>
<p>Mi sembra esagerato. Capisco che non si possa scrivere qualunque baggianata, capisco che si debba verificare l&#8217;effettivo conseguimento degli studi esposti, visto che è della salute che si parla. Ma considerare così spregevole per un medico farsi pubblicità mi sembra esagerato!</p>
<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/scoliosi.jpg"></a></p>
<p><span id="more-1076"></span>All&#8217;estero e in particolare negli USA il problema è diametralmente opposto! Si trovano pubblicità assolutamente forvianti su farmaci e interventi chirurgici.</p>
<p>I medici si trovano a dover prescrivere farmaci e interventi solo per rispondere alla sempre maggior insistenza del paziente e non alla reale indicazione medica.</p>
<p>Questa del Baylor Scoliosis Center mi è saltata al naso: riporto testuali parole</p>
<p><cite>My scoliosis wasn&#8217;t visible, so even though i didn&#8217;t like I had, I hurt. Depressing, Painful. Exhuasting. Just some of the words that people live with everyday. Scoliosis, which affects over 12 million people worldwide, can lead to progressive deformity in the spine as well as incapacitating pain. Too often people are told there is nowhere to turn&#8230;but there is. </cite></p>
<p>Per capirci meglio parliamo di intervento chirurgici di correzione del rachide ovvero di interventi estemamente impegnativi poichè per correggere una curva è necessario lavorare su un segmento molto lungo di schiena:dalle 4 alle 10 vertebre almeno che vengono fissate con viti e placche perdendo la mobilità di quel segmento di colonna.</p>
<p>Magari dal punto di vista chirurgico, visto l&#8217;avanzare della tecnica, l&#8217;intervento sarà anche perfetto, la schiena meravigliosamente allineata e la cicatrice quasi invisibile. Ma far passare come messaggio subliminale che il paziente non avrà più dolori mi sembra ingannevole, soprattutto proporlo ai casi di scoliosi non visibili dell&#8217;adulto, ovvero ai casi lievi e ben stabilizzati. Questi pazienti, con una buona educazione motoria e magari con adeguate cure antalgiche non chirurgiche,  possono sicuramente convivere benissimo con la loro scoliosi.</p>
<p>Si deve inoltre considerare che questi interventi sono debilitanti per l&#8217;organismo in quanto sono lunghi e fanno perdere molto sangue e liquidi al paziente. Senza parlare delle possibili, anche se rare, reazioni avverse  all&#8217;anestesia generale o delle possibili infezioni post chirurgiche. Purtroppo mi è capitato di vedere una giovane donna con paresi agli arti inferiroi da mielite secondaria ad una correzione chirurgica del rachide.</p>
<p>Sono casi rari ma purtroppo possono succedere, niente di strano: si tratta di interventi invasivi e vanno lasciati ai casi gravi e suscettibili di un  peggioramento, non proposti come una passeggiata e certamente senza aver fatto ricorso prima a trattamenti conservativi mirati e pecialistici.</p>
<p>Insomma la pubblicità in campo sanitario fa fatica a trovare un equilibro espressivo, e si trova ai due estremi, decisamente insufficiente in Italia, ma incredibilmente  spinta e potenzialmente fuorviante negli Stati Uniti.</p>
<p>Sarebbe auspicabile trovare una via di mezzo, un modo maturo di informare il paziente o il pubblico proponendo le diverse alternative in modo completo e senza far leva sulle debolezze umane. <br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il metodo Pilates, la Danza e lo Yoga: mondi diversi</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 08:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho iniziato a fare Danza Classica  a 11 anni, molto tardi quindi rispetto al solito, ma l&#8217;amore per questa disciplina mi ha preso sempre più e crescendo era diventata una vera passione, tanto che all&#8217;università praticavo fino a 2-3 ore al giorno. Ma poi quel mondo alle soglie del professinismo mi era diventato stretto,  le ostilità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/danza_sbarra1.jpg" rel="lightbox[918]"><img class="alignleft size-medium wp-image-944" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/danza_sbarra1-230x300.jpg" alt="Catherine Bellwald Il metodo Pilates, la Danza e lo Yoga: mondi diversi " width="184" height="240" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Il metodo Pilates, la Danza e lo Yoga: mondi diversi " /></a>Ho iniziato a fare Danza Classica  a 11 anni, molto tardi quindi rispetto al solito, ma l&#8217;amore per questa disciplina mi ha preso sempre più e crescendo era diventata una vera passione, tanto che all&#8217;università praticavo fino a 2-3 ore al giorno. Ma poi quel mondo alle soglie del professinismo mi era diventato stretto,  le ostilità si toccavano con mano, dovevo fare una scelta; Medicina o Danza, e così ho abbandonato la Danza, come si lascia un grande amore, da un giorno all&#8217;altro senza voltarmi in dietro!</p>
<p>Per anni non sono riuscita a guardare neanche uno spettacolo di danza, era troppo doloroso. Pensandoci ora mi viene da sorridere. La Danza è stato il mio primo strumento di lavoro su questo corpo, e devo riconoscere che mi ha dato molto,  ha contribuito a rendermi forte dentro e dolce fuori, precisa quando serve ma anche capace di cogliere la perfezione dell&#8217;istante, ma soprattutto costante e determinata nel conseguimento degli obiettivi da raggiungere.</p>
<p>Si, posso dire che il formarsi del mio carattere è stato fortemente guidato da questa disciplina: è per questo che consiglio a tutti i ragazzi che arrivano in studio di cercare uno sport che possa dare loro la stessa passione, seguendo la loro indole e magari valutando fisicamente quale attività sia più idonea al miglior sviluppo armonico sia fisico che mentale;  equitazione, scherma, arti marziali, danza, ginnastica artistica, corsa, nuoto, attività di squadra&#8230;</p>
<p><span id="more-918"></span></p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-945" style="border: white 5px solid;" title="yoga" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/yoga-246x300.jpg" alt="Catherine Bellwald Il metodo Pilates, la Danza e lo Yoga: mondi diversi " width="197" height="240" />Anche se in India lo Yoga si inizia da bambini, da noi comunemente questa disciplina  viene intrapresa in età adulta. Personalmente ho iniziato a 17 anni a praticare lo Hata Yoga, nel fior fiore della mia adolescenza, ed è stato molto utile per moderare la tempesta ormonale e l&#8217;aspetto emotivo di quel periodo.</p>
<p>Direi che questo è stato un incontro ancora più importante, un innamoramento immediato, che continua a sedurmi e affascinarmi come e più del primo giorno.</p>
<p>Ho potuto imparare ad ascoltarmi, a respirare e, cosa preziosissima, a entrare nello sforzo con il minimo sforzo.  Le posture mantenute a lungo consentono di arrivare al proprio limite, accarezzarlo e guardare oltre, toccando le poprie intime e profonde resistenze.</p>
<p>Nello Yoga è possibile, superando queste resistenze, sperimentare uno stato di espansione interno che assomiglia al piacere che si può avvertire dopo un amplesso; il corpo si espande come se non avesse più limiti fisici. Non credo vi sia niente di paragonabile nelle altre attività motorie, infatti lo Yoga non è solamente una attività motoria ma una scienza antichissima atta a sviluppare l&#8217;interiorità dell&#8217;individuo.</p>
<p>Oggi ho 44 anni ma ho ancora la scioltezza di quando ne avevo 18; anzi, se è possibile anche di più e questo forse è già un buon motivo e per consigliare questa affascinante e complessa pratica.</p>
<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/pilates.jpg" rel="lightbox[918]"><img class="alignleft size-medium wp-image-946" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/pilates-300x163.jpg" alt="Catherine Bellwald Il metodo Pilates, la Danza e lo Yoga: mondi diversi " width="300" height="163" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Il metodo Pilates, la Danza e lo Yoga: mondi diversi " /></a></p>
<p>E&#8217; solo da poco, anzi pochissimo che mi sono avvicinata al metodo Pilates. Un po&#8217; per necessità, poichè molti pazienti mi chiedevano se praticarlo e non conoscendolo ero costretta a rimanere sul vago, dando indicazioni personali da applicare alle problematiche individuali, e un po&#8217; per curiosità personale.</p>
<p>Questa attività motoria, nata per riabilitare i reduci di guerra all&#8217;inizio dell&#8217;ultimo secolo, è arrivata in Italia da circa 30 anni e ha conosciuto un grande successo nel mondo della danza, la prima palestra del fondatore della tecnica era proprio vicino ad una scuola di ballo, e anche se i ballerini professionisti inizialmente lo usavano per risolvere problematiche è poi diventato uno strumento tecnico per migliorare le proprie prestazioni fisiche.</p>
<p>La cosa che più mi ha colpito di questo metodo è come la presenza delle macchine consenta di lavorare in modo preciso sul corpo, strutturandolo sia sul versante della tonificazione e rinforzo, sia su quello dell&#8217;allungamento muscolare e tendineo, sfruttando principi di meccanica applicata attraverso l&#8217;utilizzo di tiranti, molle, sbarre e oggetti vari: palle, cerchi, cuscini.</p>
<p>E&#8217; semplicemente geniale la ricerca dell&#8217;ottimizzazione del lavoro sul singolo muscolo e della perfetta simmetria del corpo, si capisce che il fondatore aveva un&#8217;ottima conoscenza non solo della funzione dei singoli muscoli ma soprattutto dell&#8217;applicazione e del lavoro pratico. Era in effetti un grande sportivo, un uomo che aveva praticato diverse discipline fra cui lo Yoga.</p>
<p>Ma lo Yoga e il metodo Pilates non sono affatto la stessa cosa e non vanno confusi,  Pilates non è  un nuovo modo di fare Yoga più alla moda: è un metodo a se&#8217; stante, molto ricco e strutturato, con posizioni che richiamano lo Yoga ma anche molte altre discipline e che utilizza la respirazione in tutti gli esercizi. Ma niente a che fare con il Pranayama dello Yoga.</p>
<p>Il Pilates in seduta individuale può avvicinarsi a sedute di fisioterapia, ovvero è in grado di guidare il soggetto alla correzione di vizi e problematiche fisiche specifiche. Le sedute individuali di Yoga possono sciogliere problematiche più profonde attraverso un lavoro interno e quindi arrivare anche al fisico. In entrambi i casi si presuppone la presenza di insegnanti capaci e preparati.</p>
<p>Un&#8217;attività non esclude l&#8217;altra, anzi direi che sono complementari. Un po&#8217; come per l&#8217;omeopatia in raffronto ad agopuntura e fitoterapia cinese: l&#8217;una proviene dal recente secolo, il ricco &#8217;900, le altre portano con se&#8217; un sapere molto più antico; non sono affatto incompatibili, anzi direi che potendo vale la pena di usarle entrambe.</p>
<p>Because two it&#8217;s meglio che one!</p>
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		<title>L&#8217;origine del dolore</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jan 2009 14:23:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul dolore e su tutte le sue sfaccettature si potrebbe scrivere un intero trattato. Questo per dire che il dolore è davvero una aspetto complesso della nostra percezione. E&#8217; interressante sapere che il dolore può avere diverse origini: infiammatoria, viscerale e meccanica. Per spiegare meglio, tutti avrete sperimentato che con la febbre possono insorgere dolori muscolari e articolari di natura squisitamente infiammatoria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/.jpg"></a><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/lombalgia.jpg" rel="lightbox[361]"><img class="alignleft size-medium wp-image-474" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/lombalgia.jpg" alt="Catherine Bellwald Lorigine del dolore" width="154" height="158" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Lorigine del dolore" /></a>Sul dolore e su tutte le sue sfaccettature si potrebbe scrivere un intero trattato. Questo per dire che il dolore è davvero una aspetto complesso della nostra percezione. E&#8217; interressante sapere che il dolore può avere diverse origini: infiammatoria, viscerale e meccanica.</p>
<p>Per spiegare meglio, tutti avrete sperimentato che con la febbre possono insorgere dolori muscolari e articolari di natura squisitamente infiammatoria che si riducono  per l&#8217;appunto con l&#8217;assunzione di farmaci antinfiammatori, questo problema potrà essere presente  in forma acuta come nel colpo di freddo o in quadro cronico come avviene  nelle purtroppo sempre più frequenti patologie autimmunitarie, vedi l&#8217;artrite reumatoide, per nominare la più conosciuta. Potremmo dire che questa è la natura chimica del dolore.</p>
<p><span id="more-361"></span>L&#8217;origine viscerale è meno nota, ma tutti sanno che un disturbo intestinale o ginecologico può portare lombalgia, un disturbo cardiologico può evocare un dolore al braccio sx. I collegamenti tra visceri e tegumento inteso come parte più esterna del corpo sono molto numerosi; un altro esempio tipico è il dolore infrascapolare collegato allo stomaco. Purtroppo queste associazioni tra interno ed esterno sono poco conosciute, ma non per questo non significative e non basate su una altrettanto precisa anatomia energetica. Potremmo dire che questa è la natura interna o energetica del dolore.</p>
<p>Infine la patologia meccanica  è in assoluto quella sulla quale si pone maggior enfasi in tutti i dolori articolari e periarticolari.  Non stupisce questo atteggiamento perchè questa è la natura esterna del dolore, quella che si vede di più. Noteremo subito una scoliosi o una cifosi del rachide, una forte rigidità o lassità articolare. Anche perchè queste alterano la nostra postura e  nostri movimenti. Inoltre gli esami strumentali ci consentono di guardare da vicino l&#8217;integrità dei tessuti e il loro trofismo purtroppo correlato con l&#8217;età.</p>
<p>E&#8217; giusto che si sappia che l&#8217;artrosi come l&#8217;osteoporosi non sono vere e proprie patologie, sono un fenomeno degenerativo legato all&#8217;età tanto quanto lo sono le rughe per la pelle.</p>
<p>Attenzione quindi non fatevi suggestionare troppo dalle parole scritte sui referti radiologici.  Sono sempre di più anche i giovani adulti che chiedono una visita fisiatrica colti in alcuni casi da vero e proprio sconforto, &#8220;sono pieno di artrosi&#8221;,  molti dicono &#8221; con l&#8217;artrosi che ho non pretendo di stare bene&#8221; fino ad arrivare ad alcuni che esordiscono con &#8221;Dottore ho avuto un attacco di artrosi&#8221;.</p>
<p>E vero l&#8217;artrosi come molte altre patologie degenerative è diffusissima e inizia precocemente, ma niente panico; diventa causa di dolore solo quando  si accompagna a modificazioni posturali reiterate nel tempo.</p>
<p>Questo per dire che il riscontro di una semplice patologia degenerativa non è di per se sufficiente a spiegare un dolore la cui causa è molto spesso più articolata e complessa. </p>
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		<title>Il vizio nasce a scuola</title>
		<link>http://www.unoduetre.eu/2009/01/23/il-vizio-nasce-a-scuola/</link>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 12:41:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai si può dire  che il vizio posturale inizia a prendere forma già durante la prima infanzia, quando il corpo, ancora in crescita e poco strutturato dal punto di vista muscolare, inizia ad affacciarsi alla ribalta della vita sociale ed il bambino incomincia ad affrontare le sue prime guerre, le sue prime paure, i suoi  primi insuccessi.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/_banchi-di-scuola.jpg" rel="lightbox[415]"><img class="size-medium wp-image-418 alignleft" style="border: 5px solid white;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/_banchi-di-scuola.jpg" alt="Catherine Bellwald Il vizio nasce a scuola" width="180" height="118" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Il vizio nasce a scuola" /></a>Ormai si può dire  che il vizio posturale inizia a prendere forma già durante la prima infanzia, quando il corpo, ancora in crescita e poco strutturato dal punto di vista muscolare, inizia ad affacciarsi alla ribalta della vita sociale ed il bambino incomincia ad affrontare le sue prime guerre, le sue prime paure, i suoi  primi insuccessi. </p>
<p> Viene definita postura una posizione del corpo mantenuta per lungo tempo attraverso la contrazione tonica di numerosi muscoli, chiamati muscoli antigravitari. I muscoli antigravitari agiscono attraverso vie riflesse, contrastando in modo prolungato la forza di gravità. La posizione seduta e la posizione eretta, sono due tipiche posture. Si parla di vizio o difetto posturale quando sono presenti posture scorrette.</p>
<p>Queste, quando non costituzionali, nascono nella maggior parte dei casi come risposta ad un&#8217;insicurezza o instabilità emotiva che si traduce sul piano fisico con un&#8217;iniziale incapacità a contrastare efficacemente la forza di gravità. Questo stato psicofisico produce in alcuni distretti una progressiva debolezza muscolare, talora accompagnata da accorciamento o ispessimento del tessuto muscolare o tendineo.</p>
<p>Inoltre, occorre ricordare che la postura è anche fortemente condizionata proprio dall&#8217;aspetto squisitamente meccanico. Ed è proprio da questo che deriva la frase titolo di questo articolo: avete mai osservato un banco di scuola? Al confronto, i banchi dei primi del &#8217;900 erano più ergonomici: almeno il piano di appoggio era inclinabile! Oggi, dopo più di un secolo, sembra quasi che delle nostre conoscenze tecniche non ci importi nulla!</p>
<p><span id="more-415"></span></p>
<p>I bambini crescono, rapidamente alcuni, altri di meno, ma certamente non hanno tutti la stessa altezza. I più piccoli non toccano con i piedi il pavimento e i più grandi si devono incastrare nel banco e incurvare per poter leggere o scrivere.<a href="http://www.indicius.it/torpore/pon_e_pesci.htm" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-420" style="border: 5px solid white;" title="riforma_scuola1" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/riforma_scuola1-300x255.gif" alt="Catherine Bellwald Il vizio nasce a scuola" width="210" height="179" /></a></p>
<p>Come si può pensare che un bambino alle soglie del 2010 debba passare oltre la metà della sua giornata seduto su una sedia da medioevo, con davanti un banco altrettanto obsoleto?</p>
<p>E&#8217; così difficile pensare a sedie e scrivanie regolabili in altezza, o ad utilizzare i più elementari  concetti ergonomici per realizzare oggetti adatti a stimolare la muscolatura paravertebrale al mantenimento della posizione seduta corretta? </p>
<p>Sono tutte nozioni acquisite e ben conosciute queste ma, non si sa perchè, ne sugli aerei, ne sui treni ne tanto meno negli ospedali o nelle case di cura, esiste il minimo principio di ergonomicità applicato alle sedie o alle poltrone in uso; al contario, sembrano ideate apposta per dare lavoro ai medici: le ditte costruttrici che vincono gli appalti sono sovrane dell&#8217;antiergonomia!</p>
<p>Per gli obesi poi non parliamone; si fanno tanti discorsi sulla discriminazione nei confronti dei portatori di handicap (che vogliamo chiamare diversamente abili), ma mai uno che pensasse al profondo disagio e imbarazzo nonchè alla scomodità che può vivere un bambino o un adulto obeso su queste sedie o poltrone. Ma ci vuole tanto ad avere su ogni treno o aereo o classe un sedile regolabile anche in larghezza? Vi sembra così da fantascienza?</p>
<p><img class="size-medium wp-image-419 alignleft" style="border: 5px solid white;" title="t_mulom_587fda1" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/t_mulom_587fda1.jpg" alt="Catherine Bellwald Il vizio nasce a scuola" width="135" height="104" /></p>
<p>Ma torniamo ai bambini: è possibile che nell&#8217;era del computer queste creature siano costrette a portare zaini che pesano anche fino alla metà del loro peso? La lezione potrebbe essere seguita su schermo con minima spesa da parte della scuola, gli appunti e i compiti potrebbero essere scritti su fogli di classificatore senza avere bisogno di libri ne di quaderni. E dopo la terza media non mi dite che ogni ragazzo non possiede già un pc portatile.</p>
<p>Dobbiamo restare al passo con i nostri tempi, non possiamo comportarci come se alcune scoperte non esistessero. Dobbiamo voltare pagina: oggi non è già più ieri!</p>
<p>Credo che l&#8217;aspetto economico sia  francamente risolvibile se metessimo i figli in quanto presente e germe del nostro futuro al primo posto e non al l&#8217;ultimo e soprattutto non rimanessimo cosi romaticamente ancorati al nostro glorioso passato.</p>
<p>E&#8217; come se un padre di famiglia spendesse tutti i suoi soldi  per la sua antica e bella casa da ristrutturare, per se stesso, per la bisnonna, la nonna, la zia e altri parenti  e poi non nutrisse e non vestisse i suoi figli. <br />
A me non sembra normale.</p>
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		<title>La gravità non risparmia nessuno!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jan 2009 07:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La gravità è una forza alla quale non siamo abituati a dare peso, ma che ha un peso enorme sia sulla salute che sulla patologia. La gravità esercita sulle strutture portanti del nostro corpo, ossia sullo scheletro, una stimolazione continua. In particolare la marcia produce una vibrazione che si ripercuote sul tessuto osseo, stimolandolo. Questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/nudo.jpg" rel="lightbox[284]"><img class="alignleft size-medium wp-image-303" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/nudo.jpg" alt="Catherine Bellwald La gravità non risparmia nessuno! " width="77" height="130" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu La gravità non risparmia nessuno! " /></a>La gravità è una forza alla quale non siamo abituati a dare peso, ma che ha un peso enorme sia sulla salute che sulla patologia. La gravità esercita sulle strutture portanti del nostro corpo, ossia sullo scheletro, una stimolazione continua.</p>
<p>In particolare la marcia produce una vibrazione che si ripercuote sul tessuto osseo, stimolandolo. Questa azione trofica è ben nota agli astronauti e ai pazienti allettati per lunghi periodi che vanno incontro a osteoporosi prematura. La gravità, di fatto, ci è necessaria.</p>
<p>Ma la stessa gravità nel corso del tempo, soprattutto se non contrastata adeguatamente da una buona muscolatura antigravitaria, oppure se appesantita da marcato sovrappeso, oppure da deformazioni dello scheletro, diventa a sua volta nociva.</p>
<p>Dall&#8217;alto in basso il carico del nostro peso viene portato da vertebre e rispettivi dischi intervertebrali, dalle anche, dalle ginocchia e dalla pianta del piede.</p>
<p><span id="more-284"></span></p>
<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/schiena.jpg" rel="lightbox[284]"><img class="alignright size-medium wp-image-311"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/schiena.jpg" alt="Catherine Bellwald La gravità non risparmia nessuno! " width="93" height="124" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu La gravità non risparmia nessuno! " /></a>Fisiologicamente il rachide con la sua doppia curva è strutturato in modo perfetto per sostenere in modo efficace ed elegante il corpo senza sovracaricare una zona rispetto all&#8217;altra. I problemi arrivano con la posizione seduta, che tende ad annulalre la fisiologica lordosi lombare, talora sostituendola con una cifosi, ossia con una inversione della curva. La presenza di deformazioni acquisite da posture scorrette o costituzionali come la scoliosi o la ipercifosi dorsale sono per il nostro corpo un punto debole, facilmente attaccabile dalla gravità.</p>
<p>Per capire semplicemente provate a pensare a una mensola applicata al muro in modo perfettamente orizzontale rispetto al pavimento e provate adesso a pensarla leggermente inclinata. Con il passare del tempo e con gli oggetti appoggiati, la mensola imperfetta sarà destinata a cedere prematuramente. Lo stesso avviene con il corpo. Sono leggi fisiche semplici ma dalle quali nessun farmaco ci può salvare.</p>
<p>Una piccola deformazione dei piedi e delle ginocchia si può trasformare con gli anni in una deformazione seria, con tutte le conseguenze meccaniche che ne seguono.</p>
<p>La riflessione però non deve finire a questo punto. Un attento e continuo lavoro sul proprio corpo, il tipo di sedia che usiamo,  le posture che assumiamo,  il nostro tipo di camminata e le scarpe che indossiamo, sono tutti dettagli molto più che importanti: sono sostanziali e fanno la differenza.</p>
<p>Certo, il rinforzo specifico di alcuni muscoli antigravitari, l&#8217;allungamento delle strutture muscolotendinee che tendono ad accorciarsi e soprattutto l&#8217;attenzione continua alle posture assunte, un pò per abitudine un pò per necessità, è un lavoro fondamentale ma che non si può, se non allenati, improvvisare da soli.</p>
<p>Ma una buona sedia che sostenga la regione lombare con un cuscino da spinta, una sedia ergonomica con l&#8217;appoggio sulle ginocchia e una buona scarpa, se necessario con plantare su misura, sono un ottimo punto di partenza.</p>
<p>Per esperienza consiglio a tutti coloro che hanno un&#8217;importante vita sedentaria e una scarsa capacità di sostenere la regione lombare, l&#8217;acquisto di un cuscino lombare tipo &#8220;Lumbar roll Mc Kenzie&#8221; che si può portare ovunque, in macchina, dove per altro serve moltissimo perchè l&#8217;allungamento delle gambe sui pedali peggiora ulterioremente la cifotizzazione della regione lombare, ma anche in treno o in aereo, soprattutto per tratti lunghi, perchè di solito le sedie dei mezzi di trasporto sono l&#8217;antitesi dell&#8217;ergonomicità, e infine sulla sedia di lavoro che spesso non potete scegliere voi.</p>
<p>A casa invece consiglio in primo luogo di non sollevare mai le gambe quando siete in poltrona o sul divano. Anche questo vizio peggiora gravemente il peso sulla regione lombare, se possibile davanti al vostro pc mettete una sedia ergonomica ( tipo Stokke) per esercitare la regione lombare a sostenersi da sola.</p>
<p>Ai piedi consiglio le scarpe antigravitarie &#8220;swiss masai&#8221; o MBT; sono molto utili perchè rinforzano la muscolatura antigravitaria di tutto il corpo attraverso un plantare a barchetta che modifica in continuazione l&#8217;assetto della gravità, e stimolano una postura eretta più corretta riducendo il carico in regione lombare. Purtroppo sono care come il sangue, ma ritengo che sia un acquisto intelligente soprattutto se state tutto il giorno in piedi, da evitare ovviamente in caso di disturbi dell&#8217;equilibrio perchè potrebbero aumentare il rischio di caduta. <br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;intelligenza del Doctor House non è intelligenza!</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Jan 2009 14:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo conoscete tutti il famoso e scontroso ma super mega intelligente Doctor House. Un uomo totalmente dedito al suo lavoro, un eroe al servizo della medicina, una mente in grado di diagnosticare patologie talmente subdole e rare che veramente non si può non inchinarsi a un tale genio. Ma a ben guardare il mitico Dr [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/house.jpg" rel="lightbox[246]"><img class="alignleft size-medium wp-image-247" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/house.jpg" alt="Catherine Bellwald Lintelligenza del Doctor House non è intelligenza!" width="93" height="124" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Lintelligenza del Doctor House non è intelligenza!" /></a>Lo conoscete tutti il famoso e scontroso ma super mega intelligente Doctor House.</p>
<p>Un uomo totalmente dedito al suo lavoro, un eroe al servizo della medicina, una mente in grado di diagnosticare patologie talmente subdole e rare che veramente non si può non inchinarsi a un tale genio.</p>
<p>Ma a ben guardare il mitico Dr House si comporta come idiota patentato!</p>
<p>Non possiede vita privata, non possiede vita di relazione ne con l&#8217;altro sesso ne con amici, non ha sogni, ne piaceri. E sul fronte del volersi bene e del curarsi proprio non ci siamo! Insomma un esempio da non seguire!</p>
<p>La sua zoppia in primo luogo è un affronto al buon senso, un affronto alla medicina e a tutti medici più o meno specialisti in riabilitazione e non.</p>
<p>Avete mai notato quanto sia goffa la sua camminata? E&#8217; semplice: il Dottor House usa il bastone dal lato sbagliato! Ovvero, utilizza il bastone dal lato della gamba ammalata.</p>
<p><span id="more-246"></span></p>
<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/einstein.jpg" rel="lightbox[246]"><img class="alignright size-medium wp-image-248"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/einstein.jpg" alt="Catherine Bellwald Lintelligenza del Doctor House non è intelligenza!" width="95" height="120" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Lintelligenza del Doctor House non è intelligenza!" /></a>E come tutti sanno o dovrebbero sapere,  per alleviare il carico su un arto, il bastone si utilizza dal lato opposto. Mi  capita ancora  spesso di visitare pazienti che da soli improvvisano l&#8217;utilizzo di un bastone e di solito lo fanno per l&#8217;appunto dal lato sbagliato. Talora sono pazienti anziani ormai abituati da anni a usare il bastone in modo errato e in questi casi diventa davvero difficile reinsegnare loro il metodo giusto, senza aumentare il rischio di caduta dovuto all&#8217;incertezza del cambiamento e al consolidamento di uno schema errato.</p>
<p>Ma non è finita! Il Dr. House utilizza per un dolore nevralgico cronico, farmaci antidolorifici della famiglia degli oppiacei, che come tutti sanno danno una progressiva assuefazione e richiedono dosi sempre maggiori, con un effetto sempre minore.</p>
<p>I farmaci oppiacei hanno senso nel paziente terminale, nell&#8217;iperacuto, ma nel paziente giovane con dolore cronico si dovrebbero prima tentare altre strade. E fra queste sicuramente l&#8217;agopuntura si può considerare fra le terapie con maggior effetto antidolorifico; non è un caso se in molti paesi viene usata come  anestetico durante interventi chirurgici. E nella  mia esperienza le nevralgie ischemiche o post traumatiche migliorano grandemente e possono  limitare progressivamente l&#8217;assunzione e il dosaggio dei farmaci antidolorifici.</p>
<p>Tornando al nostro Doctor House, potremmo dire che la sua intelligenza si esaurisce totalmente nel campo emotivo, affettivo, relazionale e ancor di più su versante personale. Ma come è possibile ci dovremmo chiedere?</p>
<p>Esistono diversi tipi di intelligenza e purtroppo quella esclusivamente mentale è poco utile nella vita perchè è monodirezionale, sterile e fine a se stessa. Per questo rischia di alimentare solo l&#8217;ego.</p>
<p>L&#8217;intelligenza del cuore, in realtà potremmo dire la capacità di usare il cuore, ci consente invece di apprendere da ogni cosa, non solo quello che si trova nel nostro limitato campo di azione; ci consente di alzare la testa e di scoprire che esistono milioni di altri mondi sconosciuti che sono appunto le altre persone.</p>
<p>E&#8217; solo questo tipo di intelligenza che ci consente di formare una personalità equilibrata e, se adeguatamente nutrito da conoscenze, di allargare le nostre vedute.</p>
<p>Albert Einstein diceva:</p>
<blockquote><p>&#8221; l&#8217;intelligenza è come un parcadute, funziona solo se si apre&#8221;</p>
</blockquote>
<p><a href="http://www.adeaedizioni.it/andrea_di_terlizzi.html" target="_blank">Andrea Di Terlizzi</a> scrive  nel suo libro <a href="http://www.adeaedizioni.it/ultimo_segreto.html" target="_blank">&#8220;L&#8217;ultimo Segreto</a>&#8220;:</p>
<blockquote><p>&#8220;l&#8217;apertura mentale è la condizione prima per lo sviluppo dell&#8217;intelligenza&#8221;</p>
</blockquote>
<p>La vera intelligenza ci consente di cogliere in ogni istante quanto siamo piccoli e quanto siano piccoli in realtà i nostri problemi di fronte a tutto il resto; ci consente di guardare negli occhi gli altri e ampliare i nostri orizzonti,  di cogliere la bellezza e l&#8217;irrepetibilità di ogni istante vissuto, di crescere da ogni esperienza, di costruire e non solo distruggere e infine ci consente di vivere e non solo sopravivvere.</p>
<p>E allora lasciatemelo dire: il Dottor House è tutto, ma proprio tutto, fuor che intelligente!</p>
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		<title>sport che passione</title>
		<link>http://www.unoduetre.eu/2009/01/05/sport-che-passione/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 09:10:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti frequentatori del mio studio medico sono sportivi, sportivi appassionati direi&#8230; insomma  soggetti così appassionati da sottoporre il proprio corpo ad una  dura disciplina fisica, ore e ore di allenamento. Talora succede che i microtraumi ripetuti possano generare, nelle strutture tendinee più sotto stress, importanti quadri infiammatori cronici fino ad arrivare a vere e proprie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/gambe.bmp" rel="lightbox[150]"><img class="alignleft size-medium wp-image-154" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/gambe.bmp" alt="Catherine Bellwald sport che passione" width="77" height="116" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu sport che passione" /></a>Molti frequentatori del mio studio medico sono sportivi, sportivi appassionati direi&#8230; insomma  soggetti così appassionati da sottoporre il proprio corpo ad una  dura disciplina fisica, ore e ore di allenamento.</p>
<p>Talora succede che i microtraumi ripetuti possano generare, nelle strutture tendinee più sotto stress, importanti quadri infiammatori cronici fino ad arrivare a vere e proprie lesioni.</p>
<p>In questi casi non sono più sufficienti il riposo, l&#8217;applicazione di pomate locali con massaggi, esercizi di allungamento o un lavoro muscolare progressivo: occorre curarsi, e farlo nel modo più naturale possibile, ossia assumendo sostanze con i minori effetti tossici.</p>
<p>In Omeopatia  è possibile trarre giovamento dall&#8217;Arnica Montana ma anche dal Rhus Toxicodendron per il suo tropismo per le strutture tendinomuscolari.</p>
<p>L&#8217;Agopuntura può migliorare l&#8217;irrorazione di sangue e di energia locale bloccata dal micro o macrotrauma in modo molto più mirato e specifico rispetto alle terapie di calore esogene, comunque utili come ultrasuono e laser.</p>
<p><span id="more-150"></span></p>
<p>Infine ritengo la Miofibrolisi una delle terapie in assoluto più efficaci e rapide per risolvere sia situazioni acute che  cronicizzate nel tempo. La tecnica  si pratica con l&#8217;ausilio di semplici strumenti metallici che permettono all&#8217;operatore specializzato di lavorare in profondità sulle fasce muscolari andando gradualmente ad eliminare i punti trigger che corrispondono ad aree di ispessimento del tessuto muscolare o tendineo.</p>
<p>L&#8217;eliminazione del punto trigger consente poi una migliore circolazione locale sia a livello energetico che sanguigno, e a sua volta questo permette al corpo di fare da sé, avviando e portando a termine il processo di guarigione in tempi sorprendentemente brevi.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Attenti a cani e figli&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 17:37:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cathe</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sembra una battuta ma non è così! La nostra schiena, in particolare la regione lombare, già duramente messa alla prova da una vita troppo sedentaria,  soffre moltissimo quando prendendoci cura di un bambino piccolo o di un cane siamo continuamente chinati verso di lui. Mettere e togliergliere i vestiti al piccolo,  sistemargli la sciarpina, tenerlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://germylove.altervista.org/cane.htm" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-134" style="border: white 5px solid;" title="pupo" src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/pupo.jpg" alt="Catherine Bellwald Attenti a cani e figli..." width="167" height="162" /></a>Sembra una battuta ma non è così!</p>
<p style="text-align: left;">La nostra schiena, in particolare la regione lombare, già duramente messa alla prova da una vita troppo sedentaria,  soffre moltissimo quando prendendoci cura di un bambino piccolo o di un cane siamo continuamente chinati verso di lui.</p>
<p style="text-align: left;">Mettere e togliergliere i vestiti al piccolo,  sistemargli la sciarpina, tenerlo per mano, ascoltarlo e guardarlo in faccia richiedono movimenti del rachide sempre in avanti.</p>
<p>Lo stesso quando vogliamo prenderci cura di una cane, accarezzarlo, comunicare con lui, mettergli il guinzaglio&#8230; sono manovre altrettanto a rischio.</p>
<p><span id="more-130"></span></p>
<p><a href="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/cani.bmp" rel="lightbox[130]"><img class="size-medium wp-image-133 alignright" style="border: white 5px solid;"  src="http://www.unoduetre.eu/wp-content/uploads/cani.bmp" alt="Catherine Bellwald Attenti a cani e figli..." width="124" height="93" title="Catherine Bellwald unoduetre.eu Attenti a cani e figli..." /></a>Figurati se poi iniziamo a doverli sollevare di peso&#8230; pupo, passeggino e magari le scarpe con l&#8217;altra mano!</p>
<p>Oppure dobbiamo portare il cane dal veterinario: lo solleviamo e lo mettiamo in macchina&#8230; molto semplicemente.</p>
<p>Tutti questi movimenti in avanti e il sollevamento dei pesi associati alla vita sedentaria tipica degli adulti diventano una combinazione bomba per la lombalgia.</p>
<p>Che fare? I nostri figli e i nostri animali domestici sono pezzi di cuore! Sono pezzi del nostro cuore!  ma la nostra salute dovrebbe starci a cuore nello stesso modo, senza per questo sentirci egoisti!</p>
<p>Basta davvero poco: innanzitutto, appena possibile, scendere sulle ginocchia accucciati tenendo la schiena dritta tutte le volte che ci dobbiamo abbassare anche solo per dargli un bacio.</p>
<p>Usiamo le gambe:  si fortificheranno e la schiena ci ringrazierà.</p>
<p>E&#8217; un&#8217;attenzione nei nostri riguardi che non toglie alcunche al nostro amore. Poi, questo si sa, solleviamoli con cautela e attenzione, sempre usando le gambe, e cerchiamo di farlo con entrambe le mani libere e il minor numero di volte possibile.</p>
<p>Anche qui sembra di dire cose banali, ma non è così: abbiamo fretta, sempre fretta e poi forse un po&#8217; fare le vittime ci piace pure!</p>
<p>Ma ricordate: per costruire una buona abitudine ci vogliono volontà, attenzione e amore verso noi stessi. In compenso per distruggerci ci vuole davvero poco!</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
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