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Architettura per anziani: peccato non saperlo

Catherine Bellwald Architettura per anziani: peccato non saperloNe parlavo ieri sera a cena con un amico architetto Paolo Frezzotti esperto ed entusiasta in quella che lui ama definire  come “l’architettura per l’anzianità”.

Si tratta di accorgimenti e dettagli fondamentali e indispensabili per conservare il più a lungo possibile l’autonomia domestica ma soprattutto per garantire la sicurezza e la riduzione del rischio di cadute.

Un obiettivo non da poco perchè  è ormai dimostrato dalle statistiche mondiali e dalle riviste scientifiche accreditate  che il rischio di caduta è considerato nella popolazione anziana il fattore di maggior ospedalizzazione e di perdita dell’autonomia motoria  così come dell’autonomia in senso più ampio intesa come la capacità mentale di cavarsela da soli.

Paolo mi diceva che in Italia esiste una legge, la N° 13 in vigore dal 1989 in merito  all’abbattimento delle barriere architettoniche  che può essere usata non solo dai soggetti portatori di disabilità di grado elevato ma anche come prevenzione del rischio di caduta nei soggetti anziani. La domanda per modifiche edilizie se  presentata con il formulario giusto ed entro i termini corretti che credo sia il 30 marzo di ogni anno, consente di avere il rimborso totale della spesa fino a un tetto di 6.000 euro e per cifre più alte una percentuale di rimborso comunque significativa da non sottovalutare.

Il guaio è che nessuno lo sa e nessuno ne parla, certo non si tratta di lavori da fare in emergenza ma di lavori di edilizia intelligenti e mirati caso per caso da fare in un’ottica di prevenzione ovvero prima che via sia una reale impossibilità al movimento, prima della fatidica frattura di femore oppure prima dell’ictus e qui tutti si toccano le parti intime, oppure fanno le dovute corna e ancora dicono di non portare sfiga!

Il fatto è che non serve essere in carrozzina, non serve andare in pronto soccorso con un trauma cranico non serve andare in ospedale e neanche superare 85 anni! Insomma bisogna pensarci prima. In realtà bisognerebbe pensarci molto prima. Le scale, i gradini, l’ascensore esterno ed interno devono essere tenuti in considerazione al momento dell’acquisto di un appartamento ma non solo: i pavimenti in piastrelle vetrificate per fare un esempio sono una pista da pattinaggio che si potenzia con una semplice pozza di acqua e con le scarpe non dotate di suola antiscivolo.

Sono a “rischio piastrella scivolosa” tutti i soggetti adulti con disturbo della marcia anche lieve ovvero dato da un parkinsonismo che non è la malattia di Parkinson ma si tratta di un rallentamento spicomotorio legato a un invecchiamento del tessuto cerebrale definito encefalopatia vascolare. Il parkinsonismo è caratterizzato come nel parkinson da rigidità, tremori e lentezza dei riflessi e talora perdita degli automatismi della marcia e dei riflessi automatici della caduta. Ma ci sono disturbi della marcia in soggetti con il tessuto cerebrale e il sistema nervoso integri, causati da un disturbo della vista ad esempio, o da un disturbo artrosico poliarticolare.

Infine ci sono i rallentamenti occasionali dovuti agli effetti collaterali di alcuni farmaci ipnotici (quelli per prendere sonno) per fare un piccolo esempio che combinati magari con una cena più pesante possono causare effetti di marcato rallentamento al risveglio. Per finire ricordiamo i possibili effetti destabilizzanti legati ad eventi semplici ma frequentissimi come una cistite oppure una bronchite che con il rialzo termico possono dare una vera e propia instabilità in soggetti non più giovani e magari un po’ disidratati.

Una lista lunghissima come avrete capito che  con un gesto semplicissimo come quello della sabbiatura del pavimento potrebbe evitare una brutta caduta a terra. Ma anche il posizionamento di maniglioni nei punti giusti, il sollevamento delle prese elettriche e se necessario anche la sostituzione dei sanitari sono tutti costi talora anche minimi e facilmente contenibili  nel tetto previsto dalla legge, quindi modifiche edilizie totalmente gratuite ivi compresa la consulenza tecnica dell’architetto.

Ma nessuno o quasi nessuno lo sa… ma chissà perchè? In Italia è così: le leggi intelligenti esistono ma nessuno le conosce ovvero si fa in modo che nessuno le conosca.

Pensiamoci in tempo è il mio suggerimento, è inutile arrabbiarsi dopo quando è tardi per fare la domanda. E intanto iniziamo noi stessi a pensare ai dettagli di arredo utili, che vanno dall’eliminazione dei tappeti piccoli e grandi che siano, alla sistemazione della luce corretta nei punti fondamentali, all’utilizzo di scarpe e ciabatte rigorosamente chiuse e antiscivolo, e all’aggiustamento dell’altezza di sedie, divani e letti e perchè no, facciamoci fare una consulenza da presentare entro il 30 marzo prossimo per attuare modifiche utili alla nostra sicurezza.

Questa è prevenzione e non va confusa con la strumentalizzazione delle paure ma esattamente il suo contrario, anche se siete degli ultra 75 enni sani come dei pesci dovete pensare al futuro e iniziare ad abituarvi da adesso a tutelare la vostra autonomia e salute psicofisica con piccoli gesti nei riguardi di voi stessi facendoli entrare in una routine comportamentale di “buon sano volersi bene”.

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Attenti alle parole che dite

Catherine Bellwald Attenti alle parole che diteTutti noi siamo abituati a dire continuamente frasi come “non posso”:  “non posso venire domani perché devo andare a prendere mio figlio a scuola”, “non posso stare con te perché devo andare”. Sono solo due esempi ma se ci fate un po’ di attenzione, il “non posso” 0 il “devo” sono un intercalare ripetitivo costante.

Quello che è importante vedere è che dietro a questa frase si nasconde un mondo di grassa inconsapevolezza che rende le nostre scelte impersonali e quindi non sotto la nostra responsabilità. Si tratta di un ammortizzatore che ci evita il conflitto e il dover scegliere.

La scelta esiste sempre se una cosa è importante: il figlio da prendere a scuola si può risolvere mandando il marito, il vicino, l’amica, la nonna. Quello che voglio dire è che anche se il figlio da prendere a scuola è reale, il modo in cui ci si esprime verbalmente indica una nostra assoluta non scelta. Diverso sarebbe dire: “Vorrei riuscire ad andare a prendere mio figlio a quell’ora, non riesco ad accontentarti” oppure “ho promesso di andare a prendere mio figlio non posso proprio venire”.

Capite la differenza? Nella prima espressione noi non siamo i responsabili del “non potere fare una determinata cosa” ma la subiamo, nel secondo caso abbiamo scelto e dato la priorità al figlio oppure a una promessa. E’ solo un modo di dire, si potrebbe arguire. Certo che è un modo di dire! Forse anche per essere gentili e cordiali verso il prossimo, ma è diventato talmente abituale e inconsapevole che nasconde la vera natura delle nostre azioni.

Non posso fare tutto quello che voglio e non posso dire a tutti di si, quindi a qualcuno dirò di si e a qualcuno dirò di no. Se giro a destra non posso girare anche a sinistra, non nello stesso momento ovviamente, la scelta si impone senza offesa per nessuno: le priorità esistono e le fissiamo noi o almeno dovremmo essere noi a farlo!

Il rischio è che con questo giochino di falsa cortesia, ci dimentichiamo che siamo noi i protagonisti delle nostre scelte. Alcune volte lo dimentichiamo talmente bene che se qualcuno ci dice, “beh… non puoi… non vuoi!” ci arrabbiamo pure e facciamo gli offesi o le vittime e sapete perché?

Perché è verooo! E non vogliamo che qualcuno se ne accorga, neanche noi stessi!

Poi esistono le frasi che si dicono non per comunicare qualcosa all’altro ma per noi e solo per noi. Ci avete mai fatto caso? Ci sono delle volte che parliamo o comunichiamo dettagli non per il gusto di condividere un pensiero nostro ma per ascoltarci  da soli. In questo caso diciamo cose che all’altra persona sono il più delle volte completamente inutili, anzi di solito anche fuorvianti e tendenziose, per dire in realtà a noi stessi: ma quanto siamo bravi!

Succede a tutti, non preoccupatevi, e più spesso di quanto non si pensi ma l’importante è accorgersene subito e aggiustare il tiro rendendoci capaci di cogliere l’importanza e il valore delle parole che diciamo e l’influenza che queste possono avere sugli altri: anche al negativo.

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Come riconoscere il confine tra fare e farsi male?

Catherine Bellwald Come riconoscere il confine tra fare e farsi male?E’ un argomento molto utile per coloro che lavorano duramente cercando di usare i propri sforzi per ottenere qualcosa. Il mio maestro diceva sempre che per fare la pasta è necessario avere l’acqua alla temperatura di bollitura; sotto quella anche lo chef più capace non è in grado di cucinare un piatto che raggiunga  la decenza.

Cosa significa questo? Significa che sotto un certa soglia di intensità lo sforzo non produce il risultato desiderato, in questo caso: un piatto di pasta buono. E’ logico che questa legge della soglia che si trova nel corpo umano e in particolare nel sistema nervoso con il nome di legge del tutto o nulla dipende da numerose variabili esattamente come l’acqua per la pasta.

Non solo la temperatura, la quantità di acqua, il materiale con il quale è prodotta la pentola, la temperatura esterna e la temperatura dell’acqua, la presenza di elementi nell’acqua e molti altri.

Trasportando questa ovvietà nello sport o se preferiamo nel nostro concetto di allenamento o movimento che produca salute e benessere psicofisico il discorso è lo stesso. Esiste una soglia sotto la quale l’esercizio terapeutico o salutistico non produce un gran che.

Esiste una soglia oltre la quale l’esercizio diventa efficace esattamente come la dose di un farmaco e ovviamente esiste un dosaggio critico definito tossico oltre il quale l’effetto del farmaco diventa dannoso. Quando si lavora con alcuni farmaci ma anche con alcuni pazienti molto severi succede che  questi due limiti siano molto vicini ed è necessaria una estrema attenzione oltre che la possibilità di riconoscere che in alcuni casi è comunque importante osare sapendosi poi fermare per trovare il giusto livello di trattamento efficace non dannoso.

Nella vita di tutti e con persone sane il discorso è diverso ma è comunque fondamentale capire che da un lato la ripetizione di un certo lavoro per noi efficace può anche essere considerato la variante fondamentale potenzialmente dannosa ma soprattutto la nostra condizione psicoficica non solo generale ma di ogni singola volta che eseguiamo lo stesso lavoro.

La stanchezza psichica o fisica, date da un infinità di possibili fattori ed interferenze esterne fanno si che la stessa corsa fatta con le stesse scarpe e lo stesso percorso e la stessa velocità di sempre, possa in un altro momento farci male e viceversa, essendo ben allenati un’emozione o un colpo di freddo che sentiamo aggredirci fisicamente  possono essere curati e rimossi sul nascere facendo una corsa e dei movimenti fisici di una certa intensità.

La realtà è che non esiste una regola valida per tutti e per tutti i casi: il limite non è quasi mai sempre uguale e soprattutto è diverso per ognuno. Occorre imparare ad ascoltarsi e ad usare il cervello per capire quando ci stiamo avvicinando ad un vero limite, oppure quando lo stesso è solo nella nostra mente.

Un buon modo in realtà è proprio quello di volgere i nostri sforzi non tanto sulla comprensione della realtà di un dato limite, quanto alla nostra capacità di ascoltarci in modo più veritiero e preciso. Con l’aumento di questa capacità aumenterà anche la nostra precisione nel percepire noi stessi e quindi la realtà o meno di un dato limite.

 

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Correzione posturale: i dolori professionali, un caso di dolore da pianista.

Catherine Bellwald Correzione posturale: i dolori professionali, un caso di dolore da pianista.Recentemente mi è capitato il caso di un  giovane pianista professionista che lamentava dolore alle braccia e ai polsi. La sua attività professionale di strumentista richiedeva alle dita ma soprattutto ai polsi un continuo e intenso lavoro fisico e quindi una predisposizione alla possibile insorgenza di tendinopatie inserzionali.

I muscoli sia flessori che estensori del polso e delle dita  si possono contrarre in modo eccessivo producendo uno stato infiammatorio che viaggia lungo le fasce muscolari per raggiungere e di solito focalizzarsi sui tendini dei rispettivi muscoli in particolare sulla porzione più distale e ovvero quella parte che, inserendosi sull’osso, ne promuove e imprime il movimento.

A parte i trattamenti di miofibrolisi e di agopuntura che hanno velocemente contenuto il dolore localizzato sull’epitroclea e sull’epicondilo, peraltro ancora molto lievi e di recente insorgenza, ho considerato che la cosa più importante per questo paziente così giovane e nel pieno della sua carriera professionale fosse non tanto trattare l’infiammazione generatasi ma soprattutto evitare che nel futuro si generasse nuovamente.

Ecco che ho iniziato a dargli esercizi per il collo, le spalle, i gomiti e ovviamente mani e  dita, esercizi in realtà molto semplici di allungamento muscolare e di elasticità articolare atti a contrastare la continua tensione e accorciamento muscolare delle diverse aree. Esercizi di massaggio dei ventri muscolari e delle inserzioni tendinee più sollecitate meccanicamente.

Un’educazione all’auto-trattamento che ha trovato un buon consenso e riscontro nel giovane musicista che in realtà, essendo spesso in tournée, possedeva già un adeguato e sano senso di responsabilità nei confronti della propria salute fisica. Una mentalità che purtroppo è spesso totalmente assente nei pazienti delle generazioni precedenti ma che ancora oggi non è superata. In passato infatti  il sacrificio al lavoro richiedeva una sorta di pedaggio talora anche molto salato al quale difficilmente si cercava di porre contrasto se non quando ormai il danno era diventato irrimediabile.

La medicina del lavoro oggi affronta queste problematiche ma ancora molto deve essere fatto in ogni specifico campo professionale per limitare al massimo i possibili danni fisici e psichici collegati alle diverse attività da quelle apparentemente più pesanti a quelle più leggere. E’ necessario più che mai non solo calcolare i rischi di ogni singolo lavoratore ma far crescere una conoscenza allargata e un’autocoscienza di quanto individualmente si possa fare sin dall’inizio per prevenire i possibili effetti negativi della sua specifica professione.

 

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Correzione posturale: attenti agli effetti collaterali

Catherine Bellwald Correzione posturale: attenti agli effetti collateraliStrano a dirsi, oltre ai temuti e conosciuti  effetti collaterali avversi dovuti  all’utilizzo prolungato o inadeguato di medicine chimiche esistono effetti collaterali non solo dalla assunzione  acefalica di sostanze naturali  ma anche da consigli comportamentali apparentemente innocui e generici.

Mi è capitata recentemente una paziente con cervicalgia di grado lieve che attribuiva il suo peggioramento a un massaggio eseguito da una cinese che a suo parere si era un po’ accanita sul suo collo. Durante la visita ho riscontrato dei trigger points attivi cervicali e una postura in cifosi cervicale. Nonostante vi fosse una perfetta articolarità ovvero nessuna apparente rigidità articolare, in termini pratici il collo si muoveva perfettamente in ogni direzione ma veniva mantenuto in posizione scorretta in modo inconsapevole.

Segnalata la posizione errata e gli esercizi da fare per correggerla, la paziente mi  spiegava che da alcuni mesi dormiva con due cuscini, sotto indicazione medica per la presenza di reflusso gastroesofageo. Segnalo che la paziente è una  mamma di ben tre figli,  oltre che fare la mamma lavora anche al computer e come unico sport pratica tantissimo il canottaggio al quale tiene molto come valvola di sfogo.

Ricapitoliamo: una signora superindaffarata che ancora deve sollevare una bambina piccola,  che si occupa di altri due figli,  di un marito, di una casa, di un lavoro che svolge al computer e di uno sport che comunque impegna ancora il suo  collo. In questo caso riposare con due cuscini al posto che con uno solo per rimediare al reflusso gastroesofageo rischia di diventare la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Riuscite a capire perchè?

E’ vero che il reflusso diminuisce stando seduti rispetto alla posizione orizzontale. Ma in un caso del genere il rachide cervicale essendo già messo a dura prova durante la giornata lavorativa e durante le poche ore di attività sportiva deve trovare riposo almeno durante le ore  notturne. Se l’intera notte il rachide cervicale resta in posizione scorretta l’equilibrio già messo a dura prova dal ritmo di lavoro  non può che sbilanciarsi.

Inoltre a ben guardare non vi è soggetto al mondo che dormendo sistematicamente con due cuscini non rischi di procurarsi una cervicalgia da postura scorretta. Il riposo notturno consente al corpo di recuperare gli sforzi al quale lo sottopongono costantemente  la gravità e il lavoro diurno. Se neanche durante le ore notturne il rachide cervicale riesce a posizionarsi nella postura corretta alora il guaio può capitare, eccome.

La posizione rilassata notturna dovrebbe permettere alle diverse e molteplici strutture collagene del nostro corpo di comportarsi come delle spugne, ovvero di assorbire acqua e di funzionare in modo molto simile  agli ammortizzatori idraulici. Questo vale per le cartilagini, per i dischi intervertebrali e per molte altre strutture elastiche, dai legamenti ai tendini e alle fasce nei quali i muscoli sono avvolti.

Un qualunque materiale elastico che si denatura e perde la sua componente acquosa diventa rigido e si rompe alla minima sollecitazione meccanica. Senza arrivare a questa situazione che compare solo in situazioni avanzate di alterata circolazione sanguigna, una postura errata mantenuta durante tutta la notte  non consente una corretta idratazione e circolazione sanguigna dei distretti corporei che impegna, in questo caso del collo.

Dormire semi seduti per evitare il reflusso gastroesofageo, come per evitare le vertigini oppure per respirare meglio in caso di asma, per limitare gli attacchi di tosse,  sono azioni che  non possono essere ripetute a lungo senza generare effetti collaterali pesanti. Quindi una cosa è praticarli in situazioni di acuzia come una bronchite acuta e in situazioni avanzate di gravità clinica e una cosa è consigliarli in pazienti cui potrebbero giovare terapie afarmacologiche adatte e mirate.

L’agopuntura è un’ottima terapia per trattare efficacemente il reflusso gastroesofageo, l’asma, le vertigini e gli attacchi spasmodici di tosse. Associata a un’adeguata terapia fitoterapica può in moltissimi casi essere una valida alternativa per controllare in modo efficace i sintomi e far regredire la patologia senza dover  ricorrere a troppi farmaci e tanto meno a consigli posturali altamente dannosi per la salute.

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Correzione posturale in vacanza

Catherine Bellwald Correzione posturale in vacanzaProcurarsi una lombosciatalgia o una cervicobrachialgia in piena vacanza non è cosa gradita a nessuno eppure credetemi succede ed è piuttosto diffuso.  Trovare poi in pieno agosto uno studio fisioterapico o di agopuntura  che possa ridurre il dolore senza ingurgitare dosi di antinfiammatori da cavallo è alttretanto difficile quanto improbabile.

E allora mi dispiace ma vale ancora la solita zuppa e pan bagnato, ” prevenire è meglio che curare”.

A tutti coloro che durante le vacanze si lanciano a praticare sport estremi senza una adeguata e continua preparazione fisica, agli amanti del fai da te e del giardinaggio che in due settimane ti fanno su una casa e un giardino nuovo e infine ai viaggiatori e turisti che amano camminare per le vie delle città con borse e zaini colmi e rigonfi…

Attenzione : non esagerate , soprattutto se avete già qualche capello grigio, ma le raccomandazioni si rivolgono anche ai più giovani. mi ricordo ancora oggi di una ragazzina di 16 anni che aveva una lombalgia da circa sei mesi causata dall’utilizzo  del richo ( bicicletta che traina una sorta di carrozza sulla quale si siedono mediamente due persone), strumento di gioco e a noleggio che aveva utilizzato durante la vacanza estiva.

Anche il pattìno carico di persone può portare le stesse conseguenze di sovraccarico del rachide lombare, mentre l’utilizzo delle cesoie per potare le piante o dell’ago da ricamo possono, se usati per un tempo sufficiente, causare un savraccarico cervicale. Esattamente come farebbero una valigia pesante, uno zaino non tecnico o borsa eccessivamente pesanti. Questi sovraccarichi sul rachide, sia esso lombare che cervicale, possono causare delle discopatie ovvero delle sofferenze del disco intervertebrale che può andare incontro a una sorta di pinzatura come se fosse una ferita. Una circostanza di questo genere causa inevitabilmente un dolore piuttosto acuto, talora irradiato al braccio nel caso del rachide cervicale e alle gambe nel caso del rachide lombare.

Si tratta di nevralgie che spoesso tolgono anche il sonno e certamente rovinano le vacanze oltre che impedire al corpo di muoversi liberamente. A differenza delle contratture muscolari questi disturbi durano a lungo, almeno tre settimane nel migliore dei casi fino a cronicizzare nel peggiore dei casi quando non adeguatamente trattate.

Ma prevenirle è possibile; intanto evitare l’eccesso significa fare delle pause ovvero dosare il tempo di sovraccarico, secondariamente ascoltare quando il corpo inizia a dare i primi segni di sofferenza e fermarsi in tempo. E infine fare gli esercizi di compensazione per il rachide che nalla maggioranza dei casi corrisponde a movimenti di allungamento verso l’alto e di estensione del tratto cervicale e lombare, magari sorreggendo la parte cervicale e lombare con le vostre mani. Se sapete di avere dei problemi fatevi fare un programma di esercizi mirati e terapeutici da eseguire regolarmente e da utilizzare  con facilità e destrezza nei casi di necessità.

Evitare poi di riposare nelle posizioni più dannose. Dormire seduti malamente con le gambe appoggiate su una sedia per fare un esempio, oppure addormentarsi sul divano con il collo rincagnato e mal posizionato sul bracciolo o su una poltrona di aereo-treno-traghetto.

Un cuscinetto cervicale gonfiabile è un oggetto insostituibile il cui ingombro cretemi vi può dare un bell’aiuto, per la parte lombare è più difficile portare il cuscino giuto ma una coperta o asciugamano arrotolati e ben posizionati  saranno più che sufficienti a darvi un bel sostegno lombare. La grandezza del cilindro da costruire non deve superare i 10 cm e lo dovete posizionare al passaggio dorso lombare quindi all’altezza delle coste fluttuanti o ultime costole.

Insomma i modi per evitare di rovinarvi le vacanze esiste ci sono, non si tratta di rinunciare alle cose che amate,  ma di prevenire e salvaguardare il vostro rachide usando solo un po’ di prudenza e piccoli accorgimenti ben studiati e ragionati.

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Trucchi femminili e le borse delle donne

Catherine Bellwald Trucchi femminili e le borse delle donneNoi donne, si sa, ne sappiamo una più del diavolo, in borsetta abbiamo come Eta Beta di tutto, non potete voi uomini neanche immaginare l’arsenale che ci portiamo dietro, spesso ogni giorno, ma a maggior ragione  nelle situazioni delicate: incontro amoroso, incontro di lavoro, uscita a cena, uscita in moto, viaggio in treno o in aereo per fare qualche esempio.

Un oggetto di raro splendore e comfort multimediale è la pascmina in inverno, pareo o sciarpa di lino in estate, se possibile belli ampi. Può fare da tovaglia in caso di picnic, da tappeto in caso di camporella o bagno di sole non programmati, da lenzuolo in caso di pennichella, da copri cuscino-divano-poltrona per rilassarvi con sicurezza igienica.

Ma ancora non è finita; possono ovviamente evitarvi il mal di gola in caso di aria condizionata assatanata o freddo improvviso, ma anche da copricapo o tendina in caso di sole battente. Se siete bisognose di darvi una rinfrescata può fare da asciugamano, se dovete spogliarvi o cambiarvi vi può coprire da sguardi indiscreti.

E infine dulcis in fundo all’occorenza  può diventare un cuscino lombare da spinta utile in macchina o al cinema o dal dentista dove abitualmente le sedie sono decisamente inadatte a proteggere e sostenere il tratto lombare già messo a dura prova dalla nostra eccessiva vita sedentaria e dai lavori o sollevamento pesi talora fuori programma ai quali non ci si può sottrarre, vedi sacchi della spesa, valigie. E voi che fate? Lo piegate in quattro e voilà ecco il rotolino!

Uno solo stupido oggetto può evitarci il mal di schiena se siamo furbe e sappiamo ascoltare il nostro corpo quando siamo stanche e abbiamo esagerato la schiena ce lo dice, magari solo con un fastidio a stare in macchina. E se noi, al posto di far finta di niente ci mettiamo al riparo e provvediamo alle esigenze della nostra schiena,  della nostra gola, o della nostra testa o semplicemente facilitiamo il sonno e il rilassamento in ambienti la cui igiene è discutibile.

Vi sembra poco? aggiungetelo alla vostra già colma borsetta e godevela, sarà solo un pò più piena! Catherine Bellwald Trucchi femminili e le borse delle donne

 

 

 

 

 

 

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I massaggi per trattare in modo naturale il calo del desiderio

Catherine Bellwald  I massaggi per trattare in modo naturale il calo del desiderioIl calo del desiderio sessuale è da sempre considerato un problema prevalentemente femminile che si aggrava con l’avvicinarsi della menopausa quando gli ormoni sessuali femminili iniziano a calare fino a venire a mancare completamente.

Ma oggi questo disturbo sembra colpire sia il sesso femminile che maschile talora anche in giovane età. Si ritiene che possa essere collegato con un aumento dello stato di stress e di depressione del tono dell’umore. Amori disillusi, mancanza di stima in sé stessi, problemi economici, problemi sul lavoro e in famiglia: tutti fattori questi che possono portare un calo del desiderio sessuale.

Per lavorare su questo problema esistono diversi approcci, da quello farmacologico-chimico che si basa prevalentemente sull’utilizzo del testosterone a quello psicologico, fino ad arrivare all’agopuntura; tutti metodi validi e usati per cercare di eliminare questo disturbo talora vissuto molto male da chi ne soffre.

In realtà esistono altri modi meno medicalizzati ovvero non supportati da medici e dottori variamente specializzati. Il primo è quello di eseguire un attività motoria e un programma di lavoro fisico personalizzato che indirettamente agisca sia sull’aumento del testosterone che su quello dell’autostima, riducendo la tensione psichica e spesso sollevando anche l’umore.

Il secondo è un regno più  sensoriale che ha a che vedere con il piacere fisico e con la capacità di rilassarsi, di toccare e farsi toccare. E’ il mondo del massaggio; ne esistono di tutti i tipi: thai, giapponese, cinese, ayurvedico, con le pietre, con le essenze, a quattro mani, drenante, rilassante, stimolante, tonificante e chi più ne ha più ne metta. Da che mondo è mondo e in ogni cultura popolare esiste un modo di usare le mani allo scopo di alleviare sofferenze e dare piacere. Non per nulla il massaggio è da sempre usato anche come preliminare all’atto sessuale, come dono e contatto tra due persone.

Inoltre è possibile sfruttare le proprietà terapeutiche di molteplici olii essenziali che potranno essere impiegati per uso esterno, diluiti negli oli vegetali, come l’olio di mandorle dolci per fare un esempio classico, oppure l’olio di argan per fare un esempio più costoso. Quello che conta è la purezza degli olii essenziali che avranno un’efficacia attraverso la loro componente chimica volatile e quella energetica vibrazionale che si può trasmettere attraverso il contatto cutaneo.

La cosa più importante è quella di non superare il dosaggio terapeutico che è considerato al 5%, inteso come 100 gocce di olio essenziale per 100ml di olio vegetale. (20 gocce =1 ml, 100 gocce=5 ml). Per le pelli sensibili si consiglia di restare su una diluizione al 2-3% 40-60 gocce per 100ml, per i bambini mai superare l’1% e comunque chiedere quali siano le indicazioni idonee al caso al medico specialista per facilitare il rilassamento e curare l’insonnia, per esempio.

Ma torniamo al calo del desiderio; è comunque raccomandabile prima di iniziare un massaggio a queste diluizioni testare i diversi olii essenziali sulla piega del gomito per valutare l’eventuale presenza di allergie, si segnala inoltre che sono pochissimi  gli olii essenziali utilizzabili in caso di gravidanza.

Fra gli olii utili al femminile ricordiamo  per primo il gelsomino (jasminum officinalis sambac); è indicato per le donne che fanno fatica a lasciar andare e accogliere e donare se stesse, è particolarmente utile alle donne virili che vogliono condurre il rapporto oppure alle donne molto impegnate nel lavoro o in famiglia incapaci  di mollare la mente e il loro ruolo superattivo per seguire l’uomo nell’atto amoroso.

Un altro olio essenziale utile è la cannella (cinnamum verum) particolarmente usato in caso di freddezza della coppia; serve a riscaldare il rapporto e l’intesa, in senso fisico riscalda e riequilibra la temperatura del corpo, in senso psichico si dice che aiuti a superare le difficoltà create da delusioni o tensioni emotive.

Il neroli (citrus aurentis fiori)  si dice sia un potente antistress e afrodisiaco, permette di ritrovare se stessi, la propria fiducia e la fiducia nei rapporti e negli altri. Si ritiene sia utile per  superare le proprie paure e lo stato di depressione del tono dell’umore favorendo l’amore.

Particolarmente dedicati agli uomini il pino silvestre (pinus sylvestris), che si considera rafforzi l’energia sessuale e permetta di combattere la stanchezza e il vetiver (vetiveria zizanoides) che considerato utile per sviluppare la naturale forza sessuale.

L’odore raggiunge direttamente la parte del cervello considerata più emozionale del lobo limbico e dell’ippocampo in grado di produrre  una memoria olfattiva che collega i diversi odori con stati emozionali fra cui anche il piacere. Ecco perchè è comunque importante che l’essenza sia comunque piacevole e scelta anche anche solo col naso. Ricordiamo che sono molteplici le piante e le proprietà benefiche di ciascuna essenza e che il corpo possiede una sua intelligenza talora superiore alla nostra capacità di analisi mentale.

E’ certamente vero che in casi importanti di disturbo della sfera sessuale ed emotiva questi prodotti non saranno sufficienti ma è altresì vero che un massaggio settimanale fatto da mani esperte con l’essenza più adatta possa essere un ottimo sistema per allentare le tensioni e aiutarci a vivere maggiormente il piacere fisico.

E’ ovviamente importante scegliere il massaggiatore o la massaggiatrice a noi più congeniali che non dovranno essere troppo invadenti ne troppo superficiali. A questo proposito spezzo una lancia a favore dei tanti professionisti nel campo che oggi sono spiazzati dalla presenza sul commercio di centri massaggi che fioriscono a tutti gli angoli di strada a prezzi certamente estremamente convenienti ma che non possono di certo implicare l’utilizzo di materie prime di qualità.

Il prezzo è in questi casi per lo più adeguato a ciò che si riceve state quindi attenti a non giudicare il massaggio solo considerando  il suo costo. Sono infatti importanti  il luogo dove viene praticato il e la sua qualità oltre che ovviamente la professionalità di chi lo esegue e la purezza dei prodotti usati.

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Attenti ai finestrini e non solo

Catherine Bellwald Attenti ai finestrini e non soloCon il caldo la tentazione di aprire completamente i finestrini in macchina esiste! Soprattutto se non siete amanti dell’aria condizionata oppure se, non avendo revisionato l’impianto, preferite non usarlo ma anche semplicemente per respirare e prendere una boccata d’aria.

A parte il possibile e ben conosciuto torcicollo da colpo d’aria, raffreddori e otiti varie di cui possono essere colpiti anche gli animali trasportati, quello che oggi volevo ricordare è che molta attenzione va posta anche ai possibili “furti da finestrino abbassato”

Quasi tutte le macchine possiedono il blocco delle portiere attivabile soprattutto alla sera e in condizione di maggior pericolo come le ore serali. Ma attenzione: rubare dai finestrini una borsa posizionata sul sedile anteriore è cosa davvero facile per alcuni esperti del settore.

Senza parlare di braccialetti, anelli e soprattutto orologi pregiati che possono essere  facilmente  sfilati quando avete il vostro finestrino abbassato e il braccio elegantemente appoggiato sulla parte inferiore della portiera, non escludo che  possano essere strappati da ladri di mano lesta anche collane e orecchini.

Capisco che vivere nel terrore non è una cosa molto bella ma con un pò di attenzione in più è possibile evitare spiacevoli inconvenienti. Se vi chiedono elemosina, oppure il pagamento della pulizia del tergi oppure un’informazione, non abbassate tutto il finestrino, non serve.

Se poi siete nel traffico e siete praticamente fermi il gioco è molto facile per i ladri professionisti; spesso sono in motorino e  sono veloci come i fulmini. Quindi se avete al polso o alle dita gioielli a cui tenete non cedete alla tentazione di tirar fuori il braccio e non tenete  la vostra borsa sul  sedile anteriore soprattutto se contiene denaro e oggetti importanti.

Anche gli ormoni si risvegliano con il caldo quindi alle donne che vanno in giro in aree poco frequentate con gambe e spalle scoperte è necessaria una notevole attenzione, usate la testa e guardatevi sempre le spalle. Siate pronte alla fuga (magari pensate a scarpe comode), telefonino a portata di mano e con il numero già selezionato e usate tutte le astuzie possibili.

Alcune volte basta poco per essere messi in guardia, uno sguardo sospetto e allora magari è meglio aspettare qualche minuto e essere in compagnia di altri per scendere alla fermata oppure per fare quel pezzetto di strada.

Quando tornavo a casa tardi e non mi sentivo sicura spesso agitavo la mano in un saluto come se nella macchina parcheggiata ci fosse stato mio marito ad aspettarmi, oppure mi fingevo impegnata in una conversazione al cellulare con qualcuno pronto ad incontrarmi a pochi metri.

La stagione è favorevole, quindi… occhio!

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Correzione posturale: attenti alla fretta

Catherine Bellwald Correzione posturale: attenti alla frettaLa fretta si dice sia cattiva consigliera.  Per quello che riguarda la mente la fretta corrisponde a uno stimolo al quale è necessario essere abituati per non imbattersi in errori e azioni dei quali potersi pentire. Dal punto di vista del corpo, la fretta necessita di un training per restare attenti, vigili e pronti a  reagire.

Quante persone cadono dalle scale, dal marciapiede solo perchè sono di fretta?  Chi ha fretta per esempio non ascolta il corpo nel momento in cui deve trasportare bottiglie, piatti, borse e altro; lo fa e basta, cercando il modo di ottimizzare al meglio le sue povere mani  e maltrattato corpo. Tre borse a destra e tre a sinistra e su per le scale…oppure giù dalla macchina…avete presente?

Ma non è finita, coloro che hanno continuamente fretta e che sono puntigliosi e vogliono fare sempre tutto e bene, finiscono per avere un atteggiamento posturale che rincorre il tempo, ovvero leggermente proteso in avanti. In un certo senso queste persone non sanno stare ferme, non conoscono il qui e ora, si potrebbe dire che sono mentalmente già là!

Sul piano strettamente fisico succede che il tronco intero, e non solo il tratto dorsale, si inclina in avanti, magari solo di pochi gradi ma è sufficiente a generare un disastro sul piano posturale e meccanico. Perchè?

Semplice; già stiamo seduti la maggior parte del tempo per lavorare, mangiare, conversare, leggere, studiare, guardare la tv, andare al cinema, viaggiare. Poi magari ci piacciono gli hobby come il giardinaggio, la maglia, la falegnameria, per non parlare di quando magari ci piace andare in bicicletta e in canoa!

Ecco che la frittata è bella che combinata. Con pochissimi gradi di inclinazione del tronco in avanti è possibile  causare al tratto lombare un dannoso sovraccarico e generare nel tempo una postura assolutamente antiergonomica e antifisiologica.

Nel migliore dei casi si acquista un bel mal di schiena che può  recidivare e talora cronicizzare. Nei casi più duraturi il tratto lombare gradualmente si rettilinizza, ovvero la sua fisiologica lordosi tende a sparire e appiattirsi. Con il passare del tempo si diventa rigidi in estensione e nei casi più severi si genera una vera e propria cifosi lombare fino ad acquistare una andatura “a scimpanzè”; ciò significa che non si è più in grado di tornare diritti.

Se ci pensate la testa viene in questo modo tolta dalla sua posizione in asse e centrale, e se la forma ha la sua importanza anche questo potrebbe essere un altro rischio da non sottovalutare. Siamo educati  a pensare che il corpo segue la mente, è per noi normale osservare in casi demenza e di insufficienza mentale una postura scorretta simile ma mai ci viene il dubbio che la cosa funzioni anche in senso inverso e anche il corpo possa influenzare la mente.

Certo alleggerire gli zaini e le borse e le pile di piatti è una cosa saggia da fare ma non sempre è possibile. Chiedere quando possibile aiuto a terzi, se siamo stanchi, vestiti in modo inadeguato, oppure se lo sforzo richiesto dal peso alla nostra struttura corporea è eccessivo. Ma soprattutto quello che dobbiamo fare è ricordare che possiamo stare comunque diritti e attenti al corpo anche nella fretta, anche con i pesi. Non dobbiamo accettare di dimenticarci di noi.

Per combattere questa pericolosa postura o tendenza è indispensabile la consapevolezza dell’assetto in piedi corretto che in Hatha Yoga corrisponde alla posizione di taddasana. I punti fulcro sono: l’apertura del petto, il rientro dell’ombelico verso la colonna, i glutei leggermente rilassati e la testa in perfetto assetto ed equilibrio come se dovesse sorreggere un cesto o un libro. In questa postura ci si sente leggeri e potenti perchè collegati con i piedi al pianeta terra e con la testa al cielo. Si ritorna in contatto con noi stessi e attraverso di noi con quello si trova al nostro fianco. In questo modo si azzerano il tempo lo spazio, ma soprattutto la nostra fretta. Non servono tappetini, ne vestiti adatti, ne mani giunte, basta solo farlo non solo a casa o in palestra ma durante la giornata.

E quando finalmente arrivate a casa anche a sera tarda non buttatevi sul divano in modo inconsapevole, ascoltatevi se la schiena non è ancora a posto. La posizione della sfinge è un ottimo metodo per bilanciare  la postura scorretta sopradescritta. Sdraiati a pancia in giù con il peso sui gomiti può essere un buon sistema per chiaccherare con il vostro compagno, guardare la tv, giocare con i figli e leggere. Se volete essere più incisivi e le spalle non sono un problema potete eseguire anche il cobra detto Bhujangasana, sono sufficienti  1-3 ripetizioni meglio se sul pavimento anziché sul letto.

Si parte a pancia in giù, con i palmi  al suolo a fianco alle spalle, si solleva prima lo sguardo in avanti, poi il naso, il mento, il collo e infine tutto il petto, restando appoggiati sul palmo di entrambe le mani. Le gambe possono essere tese e unite come da postura perfetta oppure anche aperte e rilassate come da tecnica Mc Kenzie.

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Lo Yoga può far male?

Catherine Bellwald Lo Yoga può far male?E’ uscito recentemente sulla Repubblica un articolo di Federico Rampini sui possibili effetti dannosi di questa antica disciplina. Nell’articolo in questione si sottolinea lo svilupparsi di una crescente e cosiddetta  allarmante “sindrome da incidenti di yoga” che io definirei sindrome da malpratica di yoga e che anche Rampini  stesso riconosce come tale nello svilupparsi del suo articolo.

L’argomento è in effetti interessante e diventa più che legittimo affrontarlo con serietà e competenza senza ritenerlo un tabù ma cercando di chiarire alcuni aspetti importanti di questa questione: può lo yoga far male?

Pratico yoga da oltre 30 anni e in tutto questo tempo non mi è mai capitato di avere problematiche fisiche correlate con la mia pratica; semmai posso dire con onestà che lo yoga mi ha consentito di mantenere un’attenzione e consapevolezza corporea anche su altri sport come la corsa, l’equitazione, il trekking e lo sci  che portano a frequenti incidenti e disturbi fisici da ipersollecitazione meccanica. Quando non sto bene so esattamente quali esercizi non fare e quali fare e questo è assolutamente vero.

Certamente un caso come il mio non rappresenta nessuna incidenza e tanto meno può far testo per il fatto che possiedo nozioni di anatomia, fisiologia, recupero motorio, conseguiti con i miei studi in medicina e riabilitazione e con il mio lavoro. E’ altrettanto vero però che  i numeri segnalati nell’articolo di Rampini non danno realmente la dimensione del problema in quanto non sono associati al numero di praticanti totali ne’ al numero di praticanti che non solo stanno bene ma che dalla pratica hanno tratto benefici.

Ovvero non emerge una percentuale di danno e tanto meno si confronta con altri sport o discipline e questo non consente di avere una visione completa ma solo parziale e oserei dire “direzionabile” e impressionabile. L’affermazione  che “molte persone non sono adatte alla pratica dello yoga e farebbero meglio a smettere” e la conclusione che “per praticare yoga bisogna essere in ottima salute” mi sembrano un pò eccessive e tendenziose.

Lo yoga è innanzitutto una via, non solo uno sport, ovvero una possibilità di sviluppare qualcosa di unico e di individuale utile su diversi piani dell’individuo. Una buona pratica consente di arrivare al silenzio e alla possibilità di creare un vuoto dentro di sè . I  pensieri meccanici hanno la possibilità di sgretolarsi  liberando la nostra mente ad un mondo decisamente più espanso dove il pensiero può svilupparsi, elevarsi  e viaggiare molto più liberamente, come attingendo a qualcosa di superiore.

Queste esperienze possono arricchire il praticante di yoga che in questa era soffre più che in ogni altra epoca per il senso di assenza di libertà. L’individuo moderno di oggi come non mai sente di essere prigioniero dei propri pensieri meccanici e di molteplici condizionamenti esterni.

Lo yoga visto sotto questo profilo interno e interiorizzato può essere considerato come un unguento, una medicina per molte malattie dell’anima compresa la depressione e l’ansia di cui tanto si parla in giro. E’ da considerare che molti sport possono a loro volta diventare una via. L’alpinismo di Messner, per fare un esempio, non è solo uno sport ma diventa, nel modo in cui lui lo pratica, una vera e propria via, un modo per evolvere, per andare oltre ai propri limiti e al proprio modo di pensare,   creando qualcosa di nuovo come lui ha prodotto.

Ma come lui stesso  dice: quello che va bene a me non va bene ad altri, anzi può essere nocivo e pericoloso

Nella mia esperienza non vi è nulla che sia una medicina uguale per tutti e per tutto.  Come  per la fitoterapia cinese se un rimedio fitoterapico è efficace per una patologia specifica, lo stesso rimedio può, se assunto erroneamente, diventare dannoso per altri individui. Il fatto di essere naturale non lo rende meno nocivo, è infantile e puerile ragionare in questo modo.

Come sempre si tratta di conoscere la materia in modo approfondito, non solo studiando ma anche praticando. Ogni postura ha degli effetti fisici e meccanici che, se eseguiti su soggetti con problematiche fisiche specifiche possono aver bisogno di correzioni e personalizzazioni individuali non sempre già codificate sui libri.

Inoltre lo yoga come molte discipline orientali e come molte religioni tendono a  restare condizionate dalla tradizione, “si faceva così e così dobbiamo fare“. L’insegnamento rischia di diventare qualcosa di morto, il cui valore  oggi non ha lo stesso valore e la stessa efficacia di quella che poteva avere a quei tempi. Ricordiamo che anticamente il praticante di yoga veniva selezionato da bambino e  cresceva dedicando allo yoga una vita intera.  Oggi non è più così; inoltre si traducono i testi antichi, cercando di applicarli e capirne il significato non senza il rischio di interpretare.

Ma ancora non è tutto. Per esperienza posso affermare che la pratica dello yoga non è tale se non si arriva a un certo tipo di intensità. E’ l’intensità della pratica a renderla efficace. Si tratta, come per molti farmaci e per  la fisioterapia, di un “delta di azione efficace” talora molto piccolo e a volte vicino al limite del potenzialmente nocivo. Il che rende necessario da parte di chi prescrive farmaci, pratica la fisioterapia ma anche di chi guida una pratica di yoga e di chi la esegue, una  notevole attenzione e capacità di ascolto per non rischiare di passare dalla pratica all’acqua di rose a quella dissennata e dannosa.

Ci addentriamo così in una dimensione che può diventare pericolosa, quando chi  insegna o chi  pratica yoga entra in una condizione di fanatismo e di incapacità di essere equilibrato. Ma cerchiamo di non farci fregare dal modo di pensare di questa nuova nostra società moderna che vorrebbe etichettare tutto come sicuro, come  la carne che si compra al supermercato: non è così semplice.

Di chi è la responsabilità se, durante una lezione, il praticante di yoga che lavora al supermercato sollevando pesi ha avvertito per tutta la settimana un dolore sciatico ingravescente, e durante la lezione ha insistito facendo tutte le posture  pur sentendo male fino a sentire chiaramente una fitta di dolore nella posizione della pinza (pascimottasana), procurandosi o peggiorando una discopatia lombare: dell’insegnante o dell’allievo?

Io da allieva dico: è mancata consapevolezza dell’allievo, come del runner che si procura una meniscopatia o tendinopatia delle ginocchia perchè non si è fermato in tempo. Non si è ascoltato, ha superato per ego o per distrazione il suo limite fisico e ne paga le conseguenze.

L’insegnante di yoga diventa responsabile delle conseguenze quando il suo allievo lo avverte del suo dolore e lui non lo ascolta oppure gli dice di proseguire senza aver paura del dolore e senza una reale consapevolezza dei veri limiti del praticante: questa diventa omissione di responsabilità. E’ vero che molti medici senza conoscere lo yoga potrebbero dire di sospendere questa pratica in quanto causa di dolore, senza badare troppo al sottile e magari distruggendo anni di lavoro positivi. Ma è altrettanto vero che l’insegnante di yoga potrebbe non essere in grado di capire che alcuni esercizi in quel determinato caso e situazione infiammatoria possono diventare pericolosi: una anterolistesi lombare per esempio può peggiorare con esercizi di estensione, e una rettilinizzazione lombare o cervicale con protrusioni discali può peggiorare con esercizi di flessione soprattutto se mantenuta a lungo e questi ultimi sono casi molto frequenti e quasi sempre prodotti dalla vita sedentaria o da altre condizioni lavorative.

Un buon insegnante o maestro di yoga deve si aver studiato lo yoga e il corpo umano ma anche e soprattutto aver praticato a lungo e insegnato altrettanto a lungo.  E  anche lui come l’allievo e come molti medici  non deve cadere nel delirio di onnipotenza conferitogli dal suo ruolo e cercare di mantenere un giudizio più oggettivo possibile.

Federico Rampini si stupisce del fatto che molti maestri soffrono di disturbi fisici; perchè no? dico io; il fatto di insegnare yoga non li rende per questo motivo invulnerabili. Tensioni emotive viscerali e momenti di inconsapevolezza motoria possono colpire anche loro. Aver conseguito una consapevolezza individuale  in uno specifico campo non significa averla mantenuta a 360 gradi e in modo continuativo.

Molti dolori sono espressioni di  tensioni interne e il riflesso di disturbi viscerali profondi e possono emergere durante la pratica. Discernere in quali casi ci si trova non è facile. Correre dall’ortopedico al primo piccolo e transitorio dolore di spalla  senza aspettare di vedere cosa succede, oppure perseverare con mesi o anni di lombosciatalgia senza rivolgersi a uno specialista del settore, meglio se medico e  con competenze specifiche, sono entrambi errori, il primo da eccesso di paura e il secondo da omissione di responsabilità.

L’equilibrio, il giusto agire e parlare, sono l’obbiettivo da raggiungere; qualcuno è ancora molto lontano, qualcuno è già vicino; errare è più che comprensibile per entrambi.

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Correzione posturale: attenti alla vista

Catherine Bellwald Correzione posturale: attenti alla vistaUn altro serio problema spesso poco considerato quando si parla di postura è la vista.

La presenza di un severo difetto della vista, soprattutto da vicino, produce sul corpo una postura viziatissima che potremmo definire secondaria. Ovvero non è essa stessa un atteggiamento dovuto al carattere della persona ma una risposta a una difficoltà; di solito quella nel leggere.

Il paziente di solito non avvicina il giornale o il pc agli occhi ma avvicina il volto! In questo modo il tratto cervicale si trova in anteroposizione con tendenza alla cifosi del tratto inferiore e rettilinizzazione del tratto superiore.

Inoltre l’asse di allineamento  della testa è totalmente perso e il peso del cranio  grava interamente sui muscoli cervicali scaleni, trapezi e talora anche sui muscoli strenocleidomastoidei che  inevitabilmente si contraggono in modo anomalo.

Ne consegue, nel migliore dei casi, una cervicalgia muscolotensiva e nel peggiore un  quadro di discopatie cervicali anche severo con possibilità di protrusioni multiple, ernie estruse o frammenti erniari a cui possono accompagnarsi dolori chiamati brachialgie, non solo cervicali ma irradiati alle braccia e alle mani; questi sintomi sono spesso molto dolorose e fastidiosi in quanto corrispondono a vere e proprie nevralgie.

La cosa più logica è certamente correggere il difetto visivo con una valutazione oculistica completa, ma non basta; resta comunque l’atteggiamento che in questo caso è una memoria corporea o psicomotoria ovvero anche se ci sono gli occhiali correttivi più idonei il corpo ricorda la schema di movimento che è diventato un atteggiamento automatico.

La persona tende così a ripetere quegli schemi corporali, prima conseguenti alla patologia visiva, e che rimangono in atto anche dopo che il difetto visivo è stato corretto, continuando ad aggravare la situazione cervicale muscolare e osteoarticolare.

L’unico modo per agire su di essi è in primo luogo consapevolizzare e osservare il difetto posturale acquisito, successivamente correggerlo continuamente fino a riprogrammare lo schema corporeo.

E’ sbagliato affermare “io sono così” pensando di non poter modificare la situazione oppure ancora peggio offendersi se qualcuno ci fa osservare la nostra posizione scorretta: ben venga qualcuno che ce la fa osservare; la consapevolezza della propria postura non è infatti, nella gran parte dei casi, qualcosa con cui si nasce, ma va costruita giorno per giorno.

Come per ogni cosa bisogna impegnarsi e lavorarci sopra con energia magari facendosi aiutare da specialisti del settore rieducativo e posturale.

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La correzione posturale: attenti alle pose

Catherine Bellwald La correzione posturale: attenti alle pose

tipica postura scorretta

Le pose sono tutte le posizioni che il nostro corpo assume per apparire o sentirsi in una determinata maniera. In realtà molte posizioni sono anche delle pose e molte pose si assumono per abitudine. Diventa quindi difficile poi discernere come una posa si costituisca e si mantenga al di là del voler apparire o percepirsi in un modo piuttosto che in un altro.

Non ci crederete ma le pose sono uno dei nemici numero uno della postura corretta.

Le gambe incrociate da seduti per fare un esempio sono un tipico gesto a valenza sia maschile che femminile,  sicuramente nocivo al rachide lombare quando protratto e ripetuto. Questo perchè l’incrocio favorisce il cedimento in cifosi del tratto lombare. Questa posa credetemi è davvero difficile da togliere in quanto la posizione a gambe incrociate è sexy per la donna e trasmette anche in un ambito lavorativo  un senso di disinvoltura e di amicizia talora indispensabili.

Nei pazienti con note discopatie lombari o cervicali e ricorrenti algie, oltre a eseguire sedute di agopuntura che hanno una grande possibilità di togliere l’infiammazione senza dover ricorrere al corstisonico, insisto molto sulla correzione posturale soprattutto quando riconosco il ripetersi di alcune pose nocive al rachide.

Le raccomandazioni sono ben conosciute agli addetti ai lavori e non: non sollevare pesi, chinarsi piegando le gambe, sedersi tenendo i piedi appoggiati a terra e la regione lombare sostenuta. Pertanto la correzione delle gambe incrociate è spesso la più difficile e sfugge sistematicamente al controllo anche dei pazienti più attenti. E’ frequente che in una singola seduta la mia correzione di questa posa si ripeta più e più volte beccando il paziente “sul fatto” come con le dita nella marmellata!

Ci sono poi pose meno comuni ma altretanto deleterie, anzi forse molto più pericolose; fra queste citiamo quella di tenere la testa leggermente inclinata da un lato in segno di ascolto o di condivisione,  tipica del personaggio Orazio della serie televisiva CSI Miami tanto per fare un esempio concreto. Questa semplice e apparentemente innocua posa, quando protratta e ripetuta sistematicamente nel tempo, può generare una scoliosi funzionale capace di stabilizzarsi. Ne possono seguire algie cervicali e cervicobrachiali, talora sostenute da quadri di discopatie cervicali più o meno marcate.

Correggere questo tipo di posa è ancora più difficile; è necessario attivare un sistema di vigilanza e di consapevolezza posturale continuativa per cogliere la posa e correggerla sul nascere. A peggiorare la situazione succede che il paziente non si accorge della sua posa se non attraverso uno specchio o una foto. L’unico modo è quello di scattarsi mentalmente delle foto e osservarsi meticolosamente.

Allo stesso modo è utile osservare quale emozione si collega alla posa per individuarla più facilmente. Un lavoro molto complesso, spesso poco accetto dal paziente ma in alcuni casi indispensabile per ottenere la risoluzione completa del dolore.

Attenti quindi quando vedete nascere una posa; ricordatevi che poi non è facile  rimediare ai danni che si possono causare al rachide, almeno non con la stessa facilità con cui si può togliere una ruga dal volto!

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Come abbassare i valori di colesterolo in modo naturale

Catherine Bellwald Come abbassare i valori di colesterolo in modo naturaleApriamo un capitolo di grande interesse medico scientifico oltre che divulgativo:  per dislipidemie si intende un aumento della concentrazione plasmatica di grassi nel sangue, per lo più colesterolo e trigliceridi o entrambi.

Oggigiorno, con il miglioramento della biochimica, l’attenzione si è focalizzata non solo sull’aumento del colesterolo e dei trigliceridi presi singolarmente come si faceva una volta ma sul rapporto presente tra i diversi tipi di colesterolo e i trigliceridi.

I pazienti più aggiornati sanno che bisogna avere un buon rapporto tra colesterolo totale e HDL  compreso tra 4 e 5 per essere in buona salute. Secondo il biochimico Barry Sears anche il rapporto tra trigliceridi e HDL è fondamentale e deve essere inferiore a 4.

Ma torniamo un pò indietro cosa sono i trigliceridi e il colesterolo per il corpo umano?

Innanzi tutto sono grassi e su questo non si discute, quindi sono insolubili in acqua, questa caratteristica fa si che  i grassi presenti nel corpo non possano  essere assorbiti senza un processo di esterificazione mediato dai sali biliari, prodotti dal fegato e immagazinati nella colecisti e non possono viaggiare liberamente nel sangue senza essere legati alle lipoproteine a bassa o alta densità ( vedi LDL, VLDL, HDL)

La seconda cosa importante è  sapere che possiamo produrre lipidi in modo endogeno partendo sia da glucidi che da proteine, la fonte maggiore di produzione proviene certamente dai glucidi.

Si ritiene che ben l’80 % del colesterolo dipenda dalla produzione interna e non dalla quantità di colesterolo introdotto con l’alimentazione. Sono gli zuccheri in eccesso che aumentano la loro produzione e in particolare come dice alle sue conferenze il Dott Berry Sears sono i glucidi a basso costo e i grassi idrogenati o trans ad aumentare, attraverso l’alimentazione, la capacità di produrre il colesterolo endogeno dannoso ovvero LDL.

Un altro aspetto su cui è opportuno fare una riflessione è il considerare il colesterolo come un elemento di vitale importanza e non solo un pericolo; esso infatti entra nella costituzione di sostanze  complesse come gli ormoni steroidei, fra cui testosterone, cortisolo, estrogeno, progesterone e molte altre molecole altamente specializzate come la Vitamina D per fare un esempio.

Il livello di colesterolo nel paziente anziano è inoltre considerato come un importante  indice di salute. Nel paziente ultraottantenne infatti avere un colesterolo basso è strettamente collegato con una aumento della morbilità (possibilità di ammalarsi) e della mortalità (possibilità di morire) ed è considerato come un segno di fragilità.

Un altro fattore sul quale è utile riflettere è che il valore di allarme del colesterolo sembra abbassarsi sempre di più con il passare degli anni così come i valori di ipertensione arteriosa. Una volta il valore critico era 260 mg oggi è 200mg e per soggetti a rischio sembra scendere ulteriormente.

E’ di grande interesse la diatriba sui reali rischi ed efficacia della classe di farmaci più usati per ridurre il colesterolo: le statine. Le statine inducono una riduzione della produzione endogena di colesterolo attraverso un’azione diretta sull’ enzima che lo genera, un’azione parallela sarebbe però anche presente sul tessuto muscolare per analogia di molecola.

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Grassi idrogenati: danni e pericoli.

Catherine Bellwald Grassi idrogenati: danni e pericoli.Tutti conoscono la fama del colesterolo, inteso come grasso pericoloso per il sistema circolatorio e quindi come fattore di rischio per le patologie cardiocircolatorie in genere.

Forse sono meno le persone in grado di sapere che esistono anche altri grassi estremamente pericolosi con una ridotta fama popolare, sono i grassi trans, detti anche grassi idrogenati.

In America, e in particolare  a New York, esiste una battaglia molto spinta per far eliminare dai ristoranti e dalle industrie alimentari questi nocivi e nuovi ingredienti. In termini semplici sono acidi grassi per lo più di origine vegetale che attraverso la cottura ad alte temperature o attraverso sistemi di lavorazione chimica vengono trattati mediante idrogenazione, modificano così la loro struttura chimica dalla quella naturale in “cis” a quella artificialmente prodotta in”trans”.

Grazie al metodo con il quale dagli inizi del xx secolo vengono prodotte numerose margarine di origine vegetale, si sono creati in questo modo grassi a basso costo che hanno invaso l’industria alimentare a macchia d’olio. Biscotti, merendine, focacce, pizzette, e quasi tutti i prodotti confezionati possono contenerli e tutte le fritture ne sono ricchissime. Pensate che le tanto amate patatine fritte ne contengono un quantitativo pari al 45% del loro peso. Esistono grassi trans naturali presenti per esempio nel latte vaccino e in alcuni vegetali ma il loro effetto biochimico dannoso non è neppure lontanamente paragonabile a quello delle forme trans ottenute chimicamente.

Pensate che l’Institute of Medicine of the National Academies of Sciences, (IOM) ha proposto per i grassi trans la tolleranza zero.

Questo significa che dovrebbero essere aboliti dalla produzione. Secondo numerosi ricercatori i grassi trans  sono responsabili di una rilevante alterazione sul metabolismo dei lipidi abbassano il colesterolo HDL e alzano quello LDL, aumentano  il numero degli adipociti ovvero delle cellule di tessuto adiposo, la produzione di radicali liberi, la produzione di insulina e riducono il metabolismo degli omega 3. Sono poi  molte altre le interferenze biochimiche e le implicazioni sui delicati sistemi interni, in particolare sul sistema ormonale e su quello immunitario.

In particolare, dal lavoro condotto dal biochimico Barry Sears, emerge che i grassi trans, allo stesso modo dei “fans” (farmaci antinfiammatori non steroidei) bloccano la produzione di alcuni ormoni detti eicosanoidi, deputati alla rigenerazione cellulare, alterando l’equilibrio tra quelli rigeneranti e quelli proinfiammatori deputati alla distruzione cellulare.  Ne consegue uno stato infiammatorio silente cronico.

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Perdere i chili delle feste

Catherine Bellwald Perdere i chili delle festeDopo le feste è comune trovarsi addosso qualche chilo di troppo.

Quello che succede di solito è che si parte in quarta con diete estreme e propositi da record, di solito fallimentari, a breve termine; smetto di fumare, smetto di mangiare troppo, vado in palestra… eccetera.

Benissimo: iniziamo con una cosa alla volta, un passo dopo l’altro, questa è una stagione ancora difficile e il corpo deve essere stimolato adeguatamente.

Iniziamo con semplicità, ovvero proviamo a togliere quello che è troppo, riduciamo  il numero di caffe e di sigarette giornaliere, per quanto riguarda il cibo intanto è indispensabile non fare l’abitudinario bis magari per finire il piatto di portata.

E’  necessario prestare attenzione  a quando ci siede a tavola e non farlo in modo meccanico, non iniziate a mettere in bocca il pane e i grissini,  questa è solo un’abitudine.

State concentrati, chiedete una porzione piccola oppure cercate di non finire tutto quello che sta nel piatto e lasciate qualche boccone, senza rimorsi per il terzo mondo! Tanto non cambia se non lo ingoiate voi!

Rinunciate al pane e al dolce con fermezza e decisione e non temete: non mancheranno al vostro organismo.

Ma soprattutto alla sera dopo le diciotto evitate qualunque cibo calorico, pasta, cereali, biscotti, vino.

L’ideale è nutrisri di verdure cucinate in modo semplice ma gustoso, il brodo, il minestrone.  Continua a leggere

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Cosa voglio fare da grande?

Catherine Bellwald Cosa voglio fare da grande?Questa domanda che si pongono i giovani non senza difficoltà e senza non essere purtroppo molto spesso fortemente influenzati dall’ambiente che li circonda, sembra essere una domanda retorica o da favola. Voglio dire che quando si dice questa frase sembra esserci un alone di ironia che la circonda, come se fosse un gioco, ma soprattutto come se i sogni fossero irrealizabili perchè sono dei sogni.

“Voglio fare il pilota di aerei!”. Perchè sorridere? perchè considerarlo già irrealizzabile? Esiste un percorso del tutto realizzabile per diventare piloti di aerei e allora che c’è di strano eppure queste richieste sono considerate quasi sempre dei sogni e quindi restano sogni per quasi tutti! Siamo noi che li facciamo diventare così, il nostro atteggiamento.

Non c’è niente che un uomo qualsiasi non sia in grado di imparare e di studiare, è la costanza nell’applicazione e il crederci che fa la differenza.

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Per il nuovo ci vuole il vuoto

Catherine Bellwald Per il nuovo ci vuole il vuotoSembra scontato ma capire questo concetto è di fondamentale importanza in quanto tutto, ma proprio tutto sulla terra, si muove seguendo questa Legge. Il vuoto tende a riempirsi e il pieno tende a svuotarsi. Ogni sistema vivente e non vivente dipende da questa Legge.

I Cinesi parlano di yin e yang come due principi intimamenti legati e dipendenti l’uno all’altro, configurati in un cerchio che indica proprio il movimento inniterrotto da uno verso l’altro.

Ogni sistema per vivere deve necessariamente avere un nutrimento, quindi riempirsi dall’esterno e liberarsi o svuotarsi verso l’esterno; quando questo meccanismo cessa avviene la stagnazione e il graduale deterioramento fino alla morte.

Pensate al corpo umano deve respirare, bere e mangiare; nessuna di queste attività  possono prescindere dalla sua vita ma lo stesso vale per il sistema urinario e intestinale, funzioni meno nobili forse ma di vitale importanza affinche la macchina corpo funzioni.

Questo meccanismo input-output, avviene anche nelle relazioni umane; il padre o la madre nutrono il figlio e il figlio quando diventarà padre nutrirà suo figlio: è naturale, e anche nelle più comuni relazioni esiste sempre uno che da e uno che riceve e questi ruoli possono essere fissi oppure fluidamente interscambiabili.

In psicologia si dice che è importante per chi ha un ruolo fisso di sostegno nei confronti del prossimo avere a sua volta un contenitore ovvero poter a sua volta contare sul sostegno di qualcun’altro.

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