Pagina 1 di 41234

Fisiatria

Stare in piedi non basta: bisogna lavorarci

Diciamo spesso “stare in piedi“, “cadere in piedi“, come se fosse uno stato di successo garantito. In realtà si tratta di uno stato di possibilità potenziale. Continuo a vedere persone che in piedi non sanno stare, persone che buttano in fuori la pancia, chiudono le spalle, abbassano  o inclinano da un lato il viso senza accorgersene.

Altre persone che da sole non possono stare e necessitano di un bastone psicologico continuo, questo bastone può essere darsi da fare per gli altri e sentirsi utili anche fino allo svenimento, oppure sentirsi superiori in intelligenza e capacità e ancora il suo esatto contrario sentirsi incapaci o bisognosi dell’aiuto altrui.

Se non abbiamo lesioni articolari o muscolari o neurologiche, in piedi sappiamo stare di default ma non basta! Dobbiamo impegnarci per creare un lavoro che strutturi in noi una possibilità di camminare, di raggiungere mete anche lontane, di sollevare e costruire senza distruggerci.

Esattamente come un bambino che struttura il suo corpo, passando dal carponi al ginocchio e finalmente in stazione eretta, noi allo stesso modo dobbiamo continuare a perfezionare la nostra stazione eretta senza tralasciare nulla. Partendo dai piedi come appoggio bilanciato e corretto e lavorando sulla tonicità delle gambe, dell’addome e di tutto il rachide.

Un lavoro anche segmentario di ogni gruppo muscolare come un body builder, perchè no, ma anche un lavoro complessivo di ascolto come nella posizione della montagna o Tadasana, ma più di tutto in un lavoro di presenza che ci consenta di applicare il più possibile la nostra azione attiva.

La nostra spinta antigravitaria o attivazione della muscolatura profonda da cosa dipendono?

Da riflessi a partenza sensoriale di tipo neurologico presenti in diversi organi di senso, fra cui la stimolazione plantare cioè della pianta dei piedi di cui ho già parlato in un post e che può essere un punto di partenza e di lavoro a qualunque età.

Le condizioni del nostro tono e trofismo muscolare che possono essere di partenza più o meno favorevoli a seconda della genetica e dell’esperienza fisica che abbiamo avuto fino ad ora e che dovranno continuamente essere rinforzati ma fino a qui tutti sono d’accordo.

E’ facile farsi male in palestra soprattutto se non ci siamo mai andati, quando si passa all’esercizio segmentario ripetuto in serie  oppure ad esercizi che coinvolgono più articolazioni,  è possibile fare degli errori, di solito questo avviene quando non si fa lavorare bene il rachide che è il centro di sostegno dell’intero corpo. In sintesi il rachide deve essere il primo grande sostegno per rinforzare gli arti  e non viceversa.

E piuttosto comune pensare a rilassare i muscoli del rachide con esercizi di allungamento quasi sempre in flessione, esercizi di chiusura (toccarsi i piedi per chi fa riscaldamento classico oppure l’aratro, halasana, e la pinza, paschimottasana, per chi fa yoga) ma spesso ci dimentichiamo che i muscoli estensori, non lavorando correttamente durante il giorno a causa della nostra vita sedentaria, sono già troppo lunghi e questi esercizi di chiusura anteriore spesso sono controproducenti se non abbinati ad esercizi opposti di estensione attiva. Mi capita spesso di vedere persone fare solo esercizi di chiusura nella loro Sadhana personale e se la posizione di paschimottasana o halasana è incredibilmente efficace in senso energetico e di interiorizzazione è proporzionale il danno che può generare quando la muscolatura estensoria non è sufficientemente tonica e trofica. Il tutto si accresce a causa di testi di yoga più o meno recenti dove questi esercizi vengono consigliati per trattare specificatamente ernie o discopatie lombari, sconsigliando o non menzionando proprio magari le asana utili.

Attenzione: questi pericoli ci sono per tutti, body builder e yoghini, solo per fare due comuni esempi, e diventano un danno assicurato quando la muscolatura profonda del rachide non è strutturata.

Ma come fare a strutturare la muscolatura profonda? Ebbene nello yoga esistono esercizi di respirazione capaci di attivarla in maniera diretta, la respirazione diventa quindi non solo un mezzo per attivare dei circuiti energetici e biochimici utili a tutto l’organismo ma anche fisici. L’attivazione di  mula bhanda, o contrazione del pavimento pelvico e di uddiyana bhanda, o contrazione diaframmatica, sono da considerare i due pilastri del movimento in grado di  stabilizzare e rinforzare tutto il rachide.

Si tratta di due chiusure muscolari di protezione che dovrebbero esser innate ovvero costituite da muscoli che normalmente si attivano spontaneamente in alcune circostanze ma che oggi con la vita sedentaria sono sempre più deboli e carenti. La loro attivazione volontaria ci consente di far fronte a diversi sforzi fisici e anche psichici sostenendoci nel vero senso della parola.

La loro pratica quotidiana ci rende più forti e capaci di restare attenti, migliora lo svuotamento gastrico, intestinale e vescicale, facilita la vita sessuale e gli organi sessuali  a restare in sede senza prolassare e infine ci aiutano a stare in piedi: non diamo per scontato di saperlo fare.

Correzione posturale: imparare dagli animali il Tai Ji Tu

puma_001Sono moltissime ormai le posizioni che assumiamo durante le nostre interminabili giornate lavorative con effetti negativi sulla nostra muscolatura antigravitaria.  Si perché non ci limitiamo più a stare seduti per lavorare ( minimo 8 ore) e recarci al lavoro ( minimo 1 ora al giorno), stiamo seduti poi per innumerevoli ore davanti al pc, davanti alla tv e dulcis in fondo incrociamo gli occhi a notte fonda sui nostri smartphone.

I muscoli del collo e del rachide in toto, i muscoli addominali e tutti i muscoli estensori delle gambe si ritrovano ad essere stimolati sempre di meno diventando gradualmente ipotonici ovvero incapaci di resistere allo sforzo. Il tono muscolare dovrebbe essere un meccanismo riflesso capace di garantire al muscolo un minimo di tonicità presente anche a riposo atto a garantire la fuga e quindi la conservazione della specie.

Osserviamo gli animali: sono pronti a scattare velocissimi al minimo rumore o allerta e nello stesso tempo sono capaci di rilassarsi in un modo invidiabile. Essi sfruttano al  meglio il tono muscolare e la capacità di rilassarsi. Si tratta di due opposti perfettamente bilanciati, in grado come lo yin e lo yang  (ovvero il Tai Ji Tu) di trasformarsi velocemente l’uno nell’altro, in modo assolutamente naturale.

Ora guardiamo gli essere umani, troviamo esemplari seduti mollemente sulle sedie incapaci di mantenere la posizione seduta o eretta in modo corretto per più di pochi secondi. A fianco a questi esemplari troviamo persone incapaci di rilassarsi per più 10 minuti in condizione di totale relax.

Cosa è successo alla nostra specie? In termini semplicistici direi che abbiamo perso totalmente l’equilibrio e il dinamismo naturale rappresentato dal tai ji tu ( legge dello yin e dello yang), non siamo più capaci di cambiare polarità perché siamo involontariamente caduti in un estremo o in un altro.

Troppo distanti dal corpo  e dalla possibilità di ascoltarci e di sentire i nostri muscoli perché attenti solamente ai nostri pensieri e alla nostra mente, ci stiamo allontanando dall’equilibrio naturale e non ci accorgiamo affatto di quanto ci sta accadendo.

Durante le sedute di risveglio motorio che faccio fare ai miei pazienti e durante le sedute individuali di correzione postulare invito i miei pazienti a tre grandi regole.

La prima è quella di stare seduti come se dovessimo scattare in piedi da un momento all’altro mettendoci sull’attenti all’arrivo del comandante.

La seconda è quella di stare in piedi senza sentire il peso del nostro corpo, come se fossimo esseri alati, sospesi a pochi millimetri dal suolo.

La terza è quella di camminare come se dovessimo partire a correre in uno scatto simili a una leonessa dietro alla sua gazzella.

Si tratta di tre immagini suggestive capaci di attivare in modo immediato e riflesso il tono muscolare sui nostri muscoli antigravitari. Vi assicuro che sentirete immediatamente una enorme differenza, la mente in questo caso ci riporta al nostro corpo attraverso un atto volontario e consapevole.

I muscoli antigravitari ci garantiscono la possibilità di assumere e mantenere la stazione eretta, un fatto che evolutivamente ci  dona la possibilità di guardare avanti e di volgere lo sguardo al cielo, di crescere in altezza di elevarci. Si tratta certamente di uno sforzo, non vi sono dubbi sulla questione.

Quindi a tutti i pazienti che mi guardano con sguardo invocante la pietà dicendomi “Ma dottoressa non posso mica stare così tutto il tempo è troppo faticoso !” rispondo; si è faticoso ma vi assicuro che se tutti i giorni ci adoperiamo per controllare con attenzione la nostra postura faremo sempre meno fatica e sentiremo sempre più energia e forza, ci sentiremo meno stanchi,  più sicuri di noi stessi, avremo un aspetto decisamente più nobile.

E soprattutto avremo recuperato un contatto fondamentale con il nostro corpo e con quello che internamente conteniamo, avremo pacificato lo yin con lo yang e quando dovremo riposare lo faremo molto più profondamente.

Provare per credere

La terapia del terrore non ha senso

Accade di incontrare dei pazienti che da soli, per paura di fare movimenti sbagliati o di sentire dolore,  iniziano gradualmente a limitare il più possibile i movimenti a carico di un’articolazione o di un segmento corporeo e questo è normale.

Diventa a quel punto importante riprendere una certa confidenza con il corpo iniziando da movimenti semplici da eseguire su un singolo piano e non da movimenti complessi come rotazioni e circonduzioni che avvengono su più piani. Meglio se l’addestramento viene fatto sotto la guida di un professionista del settore riabilitativo.

Ma quello che è ancora più preoccupante è quando i pazienti ricevono divieti assurdi e fondati su un qualunquismo terapeutico pronto all’uso e per tutti uguale. Tra i divieti più comuni la fanno da padroni la posizione a pancia sotto, il nuoto a rana, i tacchi, la corsa, il ballo e molte altre attività ludiche.

E di solito le frasi tipiche sono “e si scordi il ballo e i tacchi”! Niente di tragico penserete voi, ma quello che bisogna capire è quello che accade quando queste frasi vengono dette a una ragazza di 30 anni affetta da una semplice discopatia lombare senza segni neurologici e senza indicazioni chirurgiche se non il ricorrente mal di schiena. Quello che succede è che si medicalizza con eccesso una disfunzione che può originare anche da problemi viscerali intestinali o ginecologici oltre che posturali e muscolotensivi e che molte volte si può risolvere senza dover rinunciare magari a una passione come lo sciare oppure andare in montagna.

Un semplice atteggiamento di divieto di questo genere che apparentemente sembra cautelativo e innocuo e anche di buon senso può causare la creazione di altri disturbi talora non così facili da risolvere. Il paziente inizia a sentirsi non uguale agli altri e  se sensibile può generare altre disfunzioni psicoemozionali soprattutto se già predisposto in tal senso. Ne consegue in termini semplicistici una possibile e pericolosa  rigidità fisica e  psichica che non solo non migliora il quadro doloroso di partenza ma lo peggiora.

La posizione prona per esempio è per molte persone, soprattutto per quelle non più giovani, una sorta di medicina fisica capace di coontrastare le cattive posture assunte durante la giornata e causate dalla vita sedentaria, eppure sono più  i pazienti con lombalgia che non la assumo mai che il contrario. Questo divieto basato sulla poca conoscenza del corpo umano e sul timore di creare danni al cuore, alla respirazione alla colonna vertebrale è ovviamente consigliabile quando ci troviamo con un paziente molto compromesso dal punto di vista cardiologico, respiratorio e vertebrale oppure con un grande anziano ma non si può applicare ai giovani  e agli adulti in genere che non abbiano delle problematiche specifiche particolari.

Quando un mio paziente, in seguito a  dolori muscolo scheletrici,  non riesce ad andare in montagna, a sciare, a ballare, a correre,  il mio primo obiettivo è quello di spingerlo a pensare che è possibile ritornare a fare la sua attività preferita ma è necessario un impegno che non sarà solo quello di venire a fare delle sedute di miofibrolisi integrata e di agopuntura prendendosi cura del loro dolore in modo afarmacologico ma anche di ascoltarsi e di controllare, durante l’intera  giornata, le possibili posizioni scorrette assunte e infine di eseguire quotidianamente alcuni semplici ma indispensabili esercizi di compensazione e riequilibrio posturale.

Quando il paziente è motivato il risultato è sorprendente; la cura unita al suo impegno è una formula magica infallibile basata sull’energia del corpo e della mente che sono, non ho dubbi, più potenti e ben al di sopra della nostra immaginazione.

Progetto Tutti al Mare anche a Scicli

Quest’anno anche nel comune di Scicli nella splendida provincia di Ragusa è partito un servizio che prevede l’utilizzo di una carrozzina che potremmo definire “da spiaggia” e addirittura capace di entrare in mare.

Si tratta di una speciale carrozzina-sediasdraio con gomme giganti in grado di scivolate abilmente sulla sabbia e che non teme la salsedine ne l’acqua essendo interamente in plastica. Un giocattolo che in molti ovviamente non si possono permettere ma che consente l’accesso in spiaggia a coloro che necessitano di una carrozzina per spostarsi.

Non l’ho mai vista usare personalmente ma la considero una idea fantastica non solo per quello che riesce a fare ma anche perché è super colorata di blu e giallo. Ma ci voleva tanto! Un po’ di allegria e che diamine, un minimo di ingegno per superare ostacoli che nel 2013 potremmo definire più che banali.

E invece siamo ancora distanti mille miglia  da una vera mentalità che abbatta le barriere architettoniche dove possibile, sfruttando la tecnologia moderna. Se questa fosse impiegata con la stessa diligenza e con la quale viene usata per allestire la nostra forza bellica non vi dico che le carrozzine assomiglierebbero all’Enterprise ma quasi!

Il progetto si chiama “Tutti al mare” e prevede il servizio presso quattro stabilimenti di balneazione e strano a dirsi l’informativa per i bagnanti è appesa in bella vista, affissa all’ingresso delle rispettive spiagge con foto e spiegazioni chiaramente esposte, oltre che indirizzi e recapiti telefonici.

Eppure non viene usato, non a sufficienza almeno! E questo non perché non vi sia l’informazione come nell’architettura per disabili di cui ho scritto un post ma per quella che possiamo considerare una mancanza di cultura del diritto sacrosanto del soggetto affetto da disturbo della marcia a godersi la vita, a uscire di casa non per andare dal dottore o altre incombenze ma per andare al mare oppure per viaggiare.

All’estero il discorso è diverso: gli aeroporti sono tutti dotati di un servizio speciale che consente di fare il check in e l’imbarco in totale autonomia su una carrozzina. Viaggiare per diletto andare in giro per il piacere di farlo dovrebbe essere possibile e normale anche per tutti coloro che si spostano su una carrozzina o che deambulano con molta fatica.

In Italia esistono grosse resistenze come se si tratassse quasi di un tabù. Proprio quest’anno una mia nota paziente con disturbo della marcia ingravescente si rifiutava di andare al mare solo per un piccolissimo tragitto da fare in carrozzina tra casa e spiaggia nel quale avrebbe potuto essere vista dai conoscenti. E’ stata solo la mia insistenza ad averla convinta; fosse stato per lei sarebbe rimasta tutto il mese di Agosto in città litigando con figlie e marito sull’argomento in questione.

Non sappiamo se domani saremo ancora in vita perché rinunciare a momenti di piacere e per giunta in famiglia per non farsi vedere in carrozzina. La carrozzina è solo uno strumento e se ci è utile la usiamo e lo stesso vale per tutti gli altri ausili riabilitativi.

I parenti erano molto sollevati dal cambio di idea della  paziente. In realtà si tratta di un problema più esteso di quanto non si pensi, basato su un’ancora enorme mancanza di esperienza e cultura da parte dei più e dalla paura e spesso assurda convinzione di essere di peso agli altri.

Si potrebbero insegnare rudimenti di riabilitazione come il passaggio in piedi-seduto e come sostenere una deambulazione assistita a tutti i cittadini come senso civico e possibilità di essere di aiuto al prossimo tanto per incominciare. Anche i medici tutti, non solo gli specialisti, dovrebbero avere più nozioni riabilitative anche per poter spingere quando necessario il paziente a non rinunciare ad attività a lui possibili e più che accessibili.

Inoltre non esiste fatica alcuna nel poter aiutare coloro che fisicamente sono più svantaggiati di noi. Anzi lo considero un modo per essere utili e alleggerire un fardello a chi abitualmente fa molta più fatica di noi a compiere qualunque atto motorio e che troppo spesso si abitua a rinunciare ad un sanissimo piacere e meraviglia come lo sono il sole e il mare in estate.

Attenti ai sandali aperti e agli infradito

infradito-pericolosiCon il caldo arriva la voglia di non togliersi di dosso sandali e infradito e di usarli sistematicamente  al posto delle scarpe per andare in giro. Alcuni sono davvero deliziosi anche esteticamente e hanno l’ineguagliabile fattore di essere a bassissimo costo.

Attenti però perché possono dare anche dei problemi seri. Chi soffre di insufficienza venosa li trova comodi perché non stringono, ma l’appoggio del piede se totalmente piatto senza o con un  tacco troppo basso produce una sollecitazione prima muscolare e nervosa insufficiente per il ritorno venoso che già è messo a dura prova dal caldo e può affaticare maggiormente le gambe.

Queste calzature poi tendono a favorire un passo strisciato dove il piede non viene adeguatamente e correttamente sollevato dal pavimento ad ogni passo e  anche contribuisce a una meccanica non completamente corretta dello schema del passo stesso. A parte il rumore dei piedi sul pavimento che io personalmente trovo poco gradevole e tanto meno elegante  si deve considerare che meccanicamente la deambulazione così fatta altera inevitabilmente anche la postura e se ci sono dei problemi lombari o alle articolazioni delle ginocchia questi possono saltare maggiormente fuori proprio magari nel bel mezzo della nostra agognata vacanza.

Esiste poi un altro pericolo dato dalla fretta e dalla nostra abitudine a calzare scarpe chiuse per il resto dell’anno. Infatti può accadere che scendendo le scale la ciabatta ci anticipi e questo anche quando acceleriamo il passo o solleviamo la gamba per superare un ostacolo. Ecco che di nuovo si presenta un altro fattore decisamente da considerare che è quello della caduta data dallo scivolamento anteriore della ciabatta rispetto al piede o dall’abitudine a non sollevare il piede e quindi alla possibilità di inciampare in un ostacolo.

Se non siete più giovanissime e quindi avete dei riflessi non più veloci come prima, se avete scale o percorsi accidentati da fare, se avete dei figli a cui badare e quindi dovete scattare, se avete lunghi percorsi di strada da fare e magari anche problemi alla schiena e alle caviglie o ginocchia non esitate a prendervi dei sandali tecnici: spenderete di più ma il vostro piede sarà sostenuto da un plantare, avrete una suola di gomma antiscivolo e il piede e la caviglia ancorati al sandalo, cosa che vi consentirà di saltare, accelerare e schivare ostacoli senza neanche pensarci.

Un prezzo decisamente più elevato e un’estetica indiscutibilmente non femminile ma in certi casi forse è meglio essere pratici e investire sulla salute piuttosto che solo sull’estetica.

In vacanza attenti alle spalle

Le spalle e in particolare i tendini che fanno capo alla spalla sono già normalmente a rischio lesione per svariate motivazioni: la prima dovuta alla particolare conformazione articolare della spalla, mobile su più piani; la seconda è data dalla posizione di numerosi tendini  che si trovano a passare in una strettoia e la terza è legata alla nostra vita sedentaria  che ci costringe in posizioni scorrette del collo e del dorso, responsabili di tensioni muscolari croniche alle quali si aggiungono con frequente facilità anche  tensioni di natura psicoemozionale.

I tendini in queste sedi sono infatti spesso cronicamente infiammati e in molti casi di conflitto subacromiale vero e proprio anche già nettamente indeboliti e sfilacciati anche in età adulta non avanzata. Anche se l’estate ci mette a riposo da tensioni lavorative, dalle corse continue che non ci lasciano il tempo per muoverci con attenzione e  dalla vita sedentaria ad oltranza, le spalle sono talora a rischio con alcune attività tipiche proprio della vacanza.

Uno dei  pericoli più grande è l’azionamento di motorini quali quelli del gommone e del tagliaerbe. Il movimento a strappo del braccio per azionare il motorino è spesso la causa di microtrauma sufficiente a creare una rottura tendinea parziale o totale nei casi avanzati di infiammazione, o in movimenti particolarmente violenti.

Anche il caldo e il sole possono aggravare la situazione rendendo il tessuto più fragile, in qualche modo meno pronto al movimento. La prevenzione di queste sgradevoli situazioni capaci di rovinarci un’estate intera si può fare a diversi livelli.

Il primo livello è quello di chiedere a mariti più forzuti di voi e meglio ancora a figli o vicini di ombrellone o di giardino magri belli e giovani di azionare il motorino al posto vostro. Questo livello  di prevenzione è consigliato alle persone più magroline e smilze e a tutte quelle con una tendinopatia degenerativa magari già conclamata e sintomatica.

Il secondo livello è consigliato a tutti anche ai più forzuti: prima di tutto non fatelo dopo ore di sole diretto, magari prima fatevi una doccia o un bagno in mare. In seconda battuta è utilissimo come prevenzione diretta eseguire sempre  movimenti di allungamento e di stretching in tutte le direzioni soprattutto in extrarotazione prima di eseguire il movimento a strappo di accensione che dovrà essere fatto rigorosamente con il gomito che passa ben stretto al torace evitando così l’extrarotazione della spalla che, fatta in modo non controllato, è la più rischiosa.

E’ raccomandabile vista l’evoluzione tecnologica acquitare un tagliaerbe o un motore da scafo ad accensione elettrica che non richieda nessuno sforzo ripetuto e violento delle spalle, se possibile molto prima di avere dei problemi come prevenzione mirata ..anche questo è volersi bene e quindi è già curarsi.

Buona vacanza a tutti quelli che partono fra poco e quelli che devono ancora aspettare.

Lo sperone calcaneare una debolezza non solo di Achille!

Lo sperone calcaneare è incriminato come colpevole in diverse situazioni dolorose a carico di svariati dolori localizzati in regione calcaneare ovvero ai talloni. Punto debole non solo di Achille… ma anche di numerose altre persone senza pedigree!

Lo sperone, così chiamato per la suo posizione che richiama appunto lo sperone degli stivali da cavallerizzo, è una calcificazione ossea che si trova esattamente nell’inserzione del tendine di Achille con l’osso calcaneare. I numerosi dolori ad esso collegati sono il più delle volte dovuti a infiammazioni dei tessuti molli localizzati in queste sedi.

Si tratta per lo più di borsiti, tendiniti, cisti tendinee visibili. Ad eccezione della cisti tendinea che corrisponde a una neoformazione infiammatoria localizzata sui tendini, di solito a contenuto liquido o gelatinoso, le altre sono tutte normalissime strutture fisiologiche del piede che vanno incontro a un processo di infiammazione con secondario dolore localizzato.

Ecco perché la terapia attualmente più in voga è l’infiltrazione cortisonica e non più il bombardamento dello sperone con raggi X (vedi Roetgen terapia, grazie a Dio ormai obsoleta). Si, perché per anni questi speroni sono stati aggrediti con raggi X per ridurli di dimensioni niente po’ po’ di meno che una bella dose di raggi  che tutti sappiamo essere grandemente nociva all’intero organismo.

E’ per questo, presumo, che si continuano a prescrivere lastre ad ogni sospetto e peggio ancora per confermare spesso quello che è già ovvio ad occhio nudo oppure con una buona visita medica! Si vede che le radiazioni ci piacciono molto oppure le sottovalutiamo grandemente, visto che per lunghi anni anche il pianeta che abitiamo è stato irradiato durante gli esperimenti sulle bombe atomiche.

Ma torniamo allo sperone; oggi dopo un bell’Rx, giusto per vederlo meglio, lo si elimina con bombardamenti ad ultrasuoni oppure con una limatina chirurgica. Nessuno pensa che se queste strutture si sono formate, magari esiste una spina irritativa in grado di riformarle e tanto meno che modificandola possiamo eliminare il disturbo alla sua radice.

E’ possibile che nel 2013 osserviamo uno sperone calcaneare e pensiamo solo a toglierlo ovvero solo ad agire localmente senza andare a guardare alla fonte? Eppure di nozioni su come il corpo sia un sistema complesso e articolato fatto di microcircuiti e di un network ormonale e neurotrasmettitoriale è ormai noto e non ci sono più dubbi. L’osso poi si maneggia e rimaneggia in continuo e può modificarsi in pochissimo tempo. Inoltre numerosi speroni ben visibili ad occhio nudo da una netta protuberanza calcaneare, sono assolutamente non dolorosi e non infiammati.

Ma probabilmente di questa stregua arriveremo a togliere anche quelli come prevenzione e come semplice fatto estetico. Il boom della chirurgia è evidente anche senza guardare ai numeri. E la chirurgia resta ed è ormai la medicina più redditizia.

Eppure questi disturbi dolorosi e talora anche lo sperone stesso si riducono notevolmente lavorando sull’intero schema motorio.

Il semplice cambiamento dei plantari è in molti casi un grande aiuto, usando per esempio dei plantari su misura oppure magnetici, oppure ancora meglio lavorando sui piedi nell’area che corrisponde al reset posturale.

Un trattamento manuale che non si limita alla sede del dolore ma all’intero sistema miofasciale e posturale. Alcune volte è sufficiente una semplice correzione dell’andatura magari aggiungendo un piccolo tacco e una lieve perdita di peso, soprattutto nei pazienti con ventre prominent,e per ottenere un risultato duraturo nel tempo.

E ancora è utile e grandemente efficace lavorare sui meridiani coinvolti e su quelli ad esso collegati facendo scorrere l’energia in modo armonico in tutto il corpo, rimuovendo non solo il dolore localizzato ma eliminando la regione di infiammazione e di ingorgo energetico.

Un lavoro più complesso certo.. nel quale si rischia di migliorare anche qualche altro disturbo oppure di mettersi un po’ più in forma già che ci siamo e ancora acquistare una maggior consapevolezza della propria andatura.

Una visione decisamente più ampia e a 360 gradi che mette il paziente al centro del suo disturbo, che definirei solo apparentemente localizzato ai piedi ma piuttosto in relazione con l’intero corpo.

Una terapia che niente a  che fare con un infiltrazione cortisonica, un bombardamento ultrasonico localizzato e tanto meno una limatina chirurgica dell’osso

E che diamine… non siamo mica dei tavoli!

Il carico dopo la frattura: agopuntura, osteosintesi e recupero funzionale

Dopo l’articolo sull’utilizzo corretto dei bastoni nelle limitazioni al carico e quello dell’importanza totalmente sconosciuta dell’agopuntura in ambito riabilitativo soprattutto post traumatico o post chirurgico, mi faceva piacere affrontare il problema dell’impossibilità completa di caricare che si verifica dopo una frattura ossea oppure un intervento di osteosintesi.

Si tratta di interventi chirurgici ortopedici praticati per  saldare i frammenti ossei in modo corretto facilitando una buona ricalcificazione e un recupero della funzionalità strutturale lesa.

Le osteosintesi oggi sono ancora prevalentemente metalliche un tempo faceva da padrone l’acciaio, oggi esistono apposite leghe  sempre più leggere che sfruttano metalli inerti come il titanio e in un prossimo futuro è presumibile che saranno i polimeri a sostituire le leghe metalliche sfruttandone una maggior elasticità paragonabile maggiormente al tessuto osseo.

La maggior parte delle osteosintesi, fra cui citiamo le classiche  anche se ancora attuali placche e viti, necessitano ancora di tempi discretamente lunghi prima di concedere il carico, talora anche superiori ai 40-50 giorni, questo perchè è necessario un buon callo osseo (nuovo osso in formazione) per garantire la presa del mezzo definito di sintesi con il tessuto osseo.  In caso contrario il mezzo di sintesi può spostarsi e non garantire affatto il corretto posizionamento atteso dei frammenti ossei. Se il muro o il materiale da saldare è fragile  nessuna riparazione, anche la più raffinata, avrà successo soprattutto con dei mezzi metallici. Questo lo sanno bene i falegnami e i muratori.

Purtroppo questo è un bel problema in quanto l’assenza di carico è essa stessa causa di un rallentamento della formazione del callo osseo oltre che fonte di alterazioni vascolari e sistemiche che vanno ben oltre al tessuto osseo.

La mancata stazione eretta mantenuta per tempi lungi soprattutto in soggetti non più giovani o con altre problematiche è spesso la fonte di numerosi squilibri che si ripercuotono sul recupero funzionale in senso globale.

Ecco perchè la frattura di femore negli anziani prima dell’avvento  del chiodo endomidollare era considerata una grave situazione a forte rischio per la salute. Il chiodo endomidollare è stata la prima osteosintesi applicata alle fratture del collo del femore a consentire un carico velocissimo riducendo in modo straordinario la mortalità e le complicanze  da ipomobilità post chirurgiche della frattura di femore nella popolazione anziana. Una evoluzione tecnologica ottenuta probabilmente dalla crescente innovazione e utilizzo delle protesi articolari di  anca e ginocchio.

Ma torniamo al tessuto osseo che si differenzia da tutti gli altri perchè è in continuo e perpetuo rimaneggiamento: una parte di cellule ossee si occupa della costruzione (gli osteoblasti) e una parte si occupa della distruzione (gli osteoclasti) entrambe le fazioni cellulari, i costruttori e i distruttori, sono in azione e si bilanciano vicendevolmente.

Il carico ovvero il peso che gravita sull’impalcatura scheletrica, mediato dall’appoggio al suolo, sembrerebbe un fattore indispensabile per sostenere la formazione di nuovo tessuto osseo. L’ importanza  della gravità sull’omeostasi del tessuto è stata valutata soltanto dopo il riscontro di severa osteoporosi negli astronauti che avevano passato  lunghi periodi in assenza di gravità.

Ecco che il carico inteso come possibilità dell’intero corpo di gravare sul terreno è una sorta di toccasana per l’intero sistema scheletrico. Le osservazioni a questo punto sono vaste e non del tutto chiare, le ipotesi più acreditate sono che da un lato il sistema nervoso percependo il carico attivi in modo automatico una catena biochimica in grado di generare una sorta di spinta del sistema osseo, da un altro lato alcuni scienziati sostengono che sia il fenomeno della vibrazione ad attivare il sistema.

Non esistono ancora risposte chiare in merito, ma un a cosa è certa: l’assenza di carico non favorisce la formazione di callo osseo e questo è tanto più valido quanto più distale si trova la struttura dal centro del corpo  oppure il soggetto è più anziano e affetto da alterazioni metaboliche sistemiche. Questo presumibilmente perchè è ulteriormente rallentato il sistema vascolare che nutre il tessuto posto in periferia come nel caso delle ossa di mani e piedi.

La magnetoterapia è una delle terapie fisiche più considerate per favorire maggiormente la calcificazione, il calore endogeno generato da questa terapia fisica è per alcuni ortopedici da evitare in senso assoluto in presenza di osteosintesi e per altri è da utilizzare anche per diverse ore consecutive con grandi benefici e senza alcun timore.  Ancora non esistono dati certi ne pensieri univoci in merito.

Anche la vibrazione applicabile su specifiche emergenze ossee è una grande risorsa fisica per stimolare la calcificazione in questo caso senza alcun timore di produrre calore al mezzo di sintesi. Forse perchè di alcun interesse economico non esistono informazioni e lavori scientifici riguardanti questo argomento. Consigliare al paziente che non può caricare il suo segmento fratturato o operato di applicare vibrazioni a bassa potenza e medio-alta frequenza come quelle usate dai più comuni sexy toy in commercio è un operazione di totale innocuità applicabile anche in caso di apparecchio gessato perchè applicabile direttamente sul gesso, oppure  sulle sporgenze ossee distali e prossimali rispetto all’ area da trattare confidando nella trasmissione della vibrazione attraverso i mezzi solidi.

Infine l’agopuntura funziona sul dolore in senso antalgico puro ed è altresì un ottimo sistema per migliorare la circolazione e limitare l’edema e l’infiammazione spesso causa di ulteriore rallentamento vascolare ed energetico nella parte colpita. Ecco perchè gli ortopedici usano dosi molto alte di antiinfiammatori e di ghiaccio nelle fasi post chirurgiche.

La fitoterapia cinese nei traumi e nelle fratture è un ulteriore grande strumento poco conosciuto ma di grande efficacia che permette una migliore circolazione energetica nella regione colpita, un più facile drenaggio dell’infiammazione e una energia selettiva per riscostruire i tessuti dannegiati. In particolare esistono ricette mirate sulla ricostruzione del tessuto osseo e sui traumi che risalgono a quelle usate dai monaci shaolin i cui combattimenti potevano essere talora anche molto violenti e la cui ripresa doveva essere accelerata per riprendere al più presto i loro allenamenti.

Architettura per anziani: peccato non saperlo

Ne parlavo ieri sera a cena con un amico architetto Paolo Frezzotti esperto ed entusiasta in quella che lui ama definire  come “l’architettura per l’anzianità”.

Si tratta di accorgimenti e dettagli fondamentali e indispensabili per conservare il più a lungo possibile l’autonomia domestica ma soprattutto per garantire la sicurezza e la riduzione del rischio di cadute.

Un obiettivo non da poco perchè  è ormai dimostrato dalle statistiche mondiali e dalle riviste scientifiche accreditate  che il rischio di caduta è considerato nella popolazione anziana il fattore di maggior ospedalizzazione e di perdita dell’autonomia motoria  così come dell’autonomia in senso più ampio intesa come la capacità mentale di cavarsela da soli.

Paolo mi diceva che in Italia esiste una legge, la N° 13 in vigore dal 1989 in merito  all’abbattimento delle barriere architettoniche  che può essere usata non solo dai soggetti portatori di disabilità di grado elevato ma anche come prevenzione del rischio di caduta nei soggetti anziani. La domanda per modifiche edilizie se  presentata con il formulario giusto ed entro i termini corretti che credo sia il 30 marzo di ogni anno, consente di avere il rimborso totale della spesa fino a un tetto di 6.000 euro e per cifre più alte una percentuale di rimborso comunque significativa da non sottovalutare.

Il guaio è che nessuno lo sa e nessuno ne parla, certo non si tratta di lavori da fare in emergenza ma di lavori di edilizia intelligenti e mirati caso per caso da fare in un’ottica di prevenzione ovvero prima che via sia una reale impossibilità al movimento, prima della fatidica frattura di femore oppure prima dell’ictus e qui tutti si toccano le parti intime, oppure fanno le dovute corna e ancora dicono di non portare sfiga!

Il fatto è che non serve essere in carrozzina, non serve andare in pronto soccorso con un trauma cranico non serve andare in ospedale e neanche superare 85 anni! Insomma bisogna pensarci prima. In realtà bisognerebbe pensarci molto prima. Le scale, i gradini, l’ascensore esterno ed interno devono essere tenuti in considerazione al momento dell’acquisto di un appartamento ma non solo: i pavimenti in piastrelle vetrificate per fare un esempio sono una pista da pattinaggio che si potenzia con una semplice pozza di acqua e con le scarpe non dotate di suola antiscivolo.

Sono a “rischio piastrella scivolosa” tutti i soggetti adulti con disturbo della marcia anche lieve ovvero dato da un parkinsonismo che non è la malattia di Parkinson ma si tratta di un rallentamento spicomotorio legato a un invecchiamento del tessuto cerebrale definito encefalopatia vascolare. Il parkinsonismo è caratterizzato come nel parkinson da rigidità, tremori e lentezza dei riflessi e talora perdita degli automatismi della marcia e dei riflessi automatici della caduta. Ma ci sono disturbi della marcia in soggetti con il tessuto cerebrale e il sistema nervoso integri, causati da un disturbo della vista ad esempio, o da un disturbo artrosico poliarticolare.

Infine ci sono i rallentamenti occasionali dovuti agli effetti collaterali di alcuni farmaci ipnotici (quelli per prendere sonno) per fare un piccolo esempio che combinati magari con una cena più pesante possono causare effetti di marcato rallentamento al risveglio. Per finire ricordiamo i possibili effetti destabilizzanti legati ad eventi semplici ma frequentissimi come una cistite oppure una bronchite che con il rialzo termico possono dare una vera e propia instabilità in soggetti non più giovani e magari un po’ disidratati.

Una lista lunghissima come avrete capito che  con un gesto semplicissimo come quello della sabbiatura del pavimento potrebbe evitare una brutta caduta a terra. Ma anche il posizionamento di maniglioni nei punti giusti, il sollevamento delle prese elettriche e se necessario anche la sostituzione dei sanitari sono tutti costi talora anche minimi e facilmente contenibili  nel tetto previsto dalla legge, quindi modifiche edilizie totalmente gratuite ivi compresa la consulenza tecnica dell’architetto.

Ma nessuno o quasi nessuno lo sa… ma chissà perchè? In Italia è così: le leggi intelligenti esistono ma nessuno le conosce ovvero si fa in modo che nessuno le conosca.

Pensiamoci in tempo è il mio suggerimento, è inutile arrabbiarsi dopo quando è tardi per fare la domanda. E intanto iniziamo noi stessi a pensare ai dettagli di arredo utili, che vanno dall’eliminazione dei tappeti piccoli e grandi che siano, alla sistemazione della luce corretta nei punti fondamentali, all’utilizzo di scarpe e ciabatte rigorosamente chiuse e antiscivolo, e all’aggiustamento dell’altezza di sedie, divani e letti e perchè no, facciamoci fare una consulenza da presentare entro il 30 marzo prossimo per attuare modifiche utili alla nostra sicurezza.

Questa è prevenzione e non va confusa con la strumentalizzazione delle paure ma esattamente il suo contrario, anche se siete degli ultra 75 enni sani come dei pesci dovete pensare al futuro e iniziare ad abituarvi da adesso a tutelare la vostra autonomia e salute psicofisica con piccoli gesti nei riguardi di voi stessi facendoli entrare in una routine comportamentale di “buon sano volersi bene”.

Attenti alle parole che dite

Tutti noi siamo abituati a dire continuamente frasi come “non posso”:  “non posso venire domani perché devo andare a prendere mio figlio a scuola”, “non posso stare con te perché devo andare”. Sono solo due esempi ma se ci fate un po’ di attenzione, il “non posso” 0 il “devo” sono un intercalare ripetitivo costante.

Quello che è importante vedere è che dietro a questa frase si nasconde un mondo di grassa inconsapevolezza che rende le nostre scelte impersonali e quindi non sotto la nostra responsabilità. Si tratta di un ammortizzatore che ci evita il conflitto e il dover scegliere.

La scelta esiste sempre se una cosa è importante: il figlio da prendere a scuola si può risolvere mandando il marito, il vicino, l’amica, la nonna. Quello che voglio dire è che anche se il figlio da prendere a scuola è reale, il modo in cui ci si esprime verbalmente indica una nostra assoluta non scelta. Diverso sarebbe dire: “Vorrei riuscire ad andare a prendere mio figlio a quell’ora, non riesco ad accontentarti” oppure “ho promesso di andare a prendere mio figlio non posso proprio venire”.

Capite la differenza? Nella prima espressione noi non siamo i responsabili del “non potere fare una determinata cosa” ma la subiamo, nel secondo caso abbiamo scelto e dato la priorità al figlio oppure a una promessa. E’ solo un modo di dire, si potrebbe arguire. Certo che è un modo di dire! Forse anche per essere gentili e cordiali verso il prossimo, ma è diventato talmente abituale e inconsapevole che nasconde la vera natura delle nostre azioni.

Non posso fare tutto quello che voglio e non posso dire a tutti di si, quindi a qualcuno dirò di si e a qualcuno dirò di no. Se giro a destra non posso girare anche a sinistra, non nello stesso momento ovviamente, la scelta si impone senza offesa per nessuno: le priorità esistono e le fissiamo noi o almeno dovremmo essere noi a farlo!

Il rischio è che con questo giochino di falsa cortesia, ci dimentichiamo che siamo noi i protagonisti delle nostre scelte. Alcune volte lo dimentichiamo talmente bene che se qualcuno ci dice, “beh… non puoi… non vuoi!” ci arrabbiamo pure e facciamo gli offesi o le vittime e sapete perché?

Perché è verooo! E non vogliamo che qualcuno se ne accorga, neanche noi stessi!

Poi esistono le frasi che si dicono non per comunicare qualcosa all’altro ma per noi e solo per noi. Ci avete mai fatto caso? Ci sono delle volte che parliamo o comunichiamo dettagli non per il gusto di condividere un pensiero nostro ma per ascoltarci  da soli. In questo caso diciamo cose che all’altra persona sono il più delle volte completamente inutili, anzi di solito anche fuorvianti e tendenziose, per dire in realtà a noi stessi: ma quanto siamo bravi!

Succede a tutti, non preoccupatevi, e più spesso di quanto non si pensi ma l’importante è accorgersene subito e aggiustare il tiro rendendoci capaci di cogliere l’importanza e il valore delle parole che diciamo e l’influenza che queste possono avere sugli altri: anche al negativo.

Come riconoscere il confine tra fare e farsi male?

E’ un argomento molto utile per coloro che lavorano duramente cercando di usare i propri sforzi per ottenere qualcosa. Il mio maestro diceva sempre che per fare la pasta è necessario avere l’acqua alla temperatura di bollitura; sotto quella anche lo chef più capace non è in grado di cucinare un piatto che raggiunga  la decenza.

Cosa significa questo? Significa che sotto un certa soglia di intensità lo sforzo non produce il risultato desiderato, in questo caso: un piatto di pasta buono. E’ logico che questa legge della soglia che si trova nel corpo umano e in particolare nel sistema nervoso con il nome di legge del tutto o nulla dipende da numerose variabili esattamente come l’acqua per la pasta.

Non solo la temperatura, la quantità di acqua, il materiale con il quale è prodotta la pentola, la temperatura esterna e la temperatura dell’acqua, la presenza di elementi nell’acqua e molti altri.

Trasportando questa ovvietà nello sport o se preferiamo nel nostro concetto di allenamento o movimento che produca salute e benessere psicofisico il discorso è lo stesso. Esiste una soglia sotto la quale l’esercizio terapeutico o salutistico non produce un gran che.

Esiste una soglia oltre la quale l’esercizio diventa efficace esattamente come la dose di un farmaco e ovviamente esiste un dosaggio critico definito tossico oltre il quale l’effetto del farmaco diventa dannoso. Quando si lavora con alcuni farmaci ma anche con alcuni pazienti molto severi succede che  questi due limiti siano molto vicini ed è necessaria una estrema attenzione oltre che la possibilità di riconoscere che in alcuni casi è comunque importante osare sapendosi poi fermare per trovare il giusto livello di trattamento efficace non dannoso.

Nella vita di tutti e con persone sane il discorso è diverso ma è comunque fondamentale capire che da un lato la ripetizione di un certo lavoro per noi efficace può anche essere considerato la variante fondamentale potenzialmente dannosa ma soprattutto la nostra condizione psicoficica non solo generale ma di ogni singola volta che eseguiamo lo stesso lavoro.

La stanchezza psichica o fisica, date da un infinità di possibili fattori ed interferenze esterne fanno si che la stessa corsa fatta con le stesse scarpe e lo stesso percorso e la stessa velocità di sempre, possa in un altro momento farci male e viceversa, essendo ben allenati un’emozione o un colpo di freddo che sentiamo aggredirci fisicamente  possono essere curati e rimossi sul nascere facendo una corsa e dei movimenti fisici di una certa intensità.

La realtà è che non esiste una regola valida per tutti e per tutti i casi: il limite non è quasi mai sempre uguale e soprattutto è diverso per ognuno. Occorre imparare ad ascoltarsi e ad usare il cervello per capire quando ci stiamo avvicinando ad un vero limite, oppure quando lo stesso è solo nella nostra mente.

Un buon modo in realtà è proprio quello di volgere i nostri sforzi non tanto sulla comprensione della realtà di un dato limite, quanto alla nostra capacità di ascoltarci in modo più veritiero e preciso. Con l’aumento di questa capacità aumenterà anche la nostra precisione nel percepire noi stessi e quindi la realtà o meno di un dato limite.

 

Camminare correttamente

Camminare è l’azione più fisiologica che ci sia, non poter camminare per motivi clinici neurologici o osteoarticolari è responsabile di gravissime complicazioni che si ripercuotono sull’intero organismo. L’allettamento, si sa, è una delle maggiori cause di morbilità e mortalità.

E’ inoltre noto  che anche gli astronauti che per loro caratteristica intrinseca devono essere in ottime condizioni fisiche se sottoposti a mancanza di gravità per lunghi periodi sono soggetti a diversi disturbi fra i quali l’osteoporosi.

Infine sulla nota e ben considerata rivista medico scientifica Lancet il movimento viene considerato più efficace dei farmaci nel ridurre  la mortalità in senso lato. Il corpo umano infatti non è progettato per stare fermo  ne in piedi ne seduto e tanto meno sdraiato.

Il camminare è poi in effetti la funzione motoria più semplice e più classica anche un medico generico senza alcuna formazione riabilitativa consiglia da sempre ai suoi pazienti  di fare per quanto possibile almeno due passi tutti giorni.

Dal punto di vista neurofisiologico il raggiungimento della deambulazione sicura rappresenta un’importante tappa neuromotoria e psicomotoria in campo evolutivo. La perdita della deambulazione autonoma in campo geriatrico rappresenta dal canto suo un importante fase del processo involutivo spesso accompagnato da una patologia degenerativa e non solo dal semplice processo di invecchiamento.

Garantire con la riabilitazione un minimo di deambulazione assistita ai pazienti con difficoltà motorie e anche solo mantenere la statica per pochi minuti nei pazienti più gravi rappresenta comunque un importante atto riabilitativo necessario a migliorare la salute in senso lato e non è affatto come si potrebbe pensare un atto di crudeltà e di accanimento nei confronti delle patologie invalidanti.

Può essere utile capire quando e in quale caso camminare può non essere un atto terapeutico talora anche controproducente o nocivo. In assoluto direi quando non si possiede la sicurezza e la lucidità sufficienti, quindi quando non si è in grado di intendere e volere, quando dopo un intervento chirurgico il paziente non è ancora consapevole del rischio di caduta dato dall’anestesia non ancora completamente smaltita, quando si abusa di farmaci ipnotici (per dormire) senza dosarli in modo corretto. Quando viste le nostre capacità motorie non  al massimo il terreno diventa potenzialmente a rischio di caduta: acqua, ghiaccio, neve su piastrella, ghiaia su discesa, visibilità ridotta. In alcuni casi di rallentamento psicomotorio è fondamentale evitare accuratamente l’utilizzo di tappeti e scarpe aperte la dove un movimento fatto in velocità possa causare un pericolo di caduta.

Ma queste sono considerazioni ovvie o dovrebbero esserlo nel concetto di prevenzione dalle cadute accidentale e dai possibili danni da caduta, fratture, ematomi ecc ecc. La deambulazione è infine da limitare accuratamente quando a causa di un dolore di recente insorgenza lo schema del cammino venga totalmente alterato causando un totale squilibrio posturale che si ripercuote sull’intero sistema fasciale e osteoarticolare.

Lo stesso vale quando una calzatura non adatta crea dolore o disagio. In queste due circostanze la deambulazione prolungata e alterata a causa dell’ evitamento del dolore può generare infiammazioni e disturbi muscolotendinei  talora anche gravi e che possono poi essere difficilmente rimovibili. Anche l’impiego di borse non adatte altera totalmente la deambulazione e il carico anche se si tratta di piccoli pesi. E’ quindi importante capire che per fare la cosiddetta camminata del benessere bisognerebbe farla con le scarpe giuste, il clima giusto e senza pesi.

Da limitare a percorsi graduali e lentamente crescenti la deambulazione quando ci sono evidenti alterazioni osteoarticolari anche di vecchia data, artrosi alle ginocchia e alle anche, obesità severa. In questi casi il movimento diventa corretto quando non genera esso stesso un dolore che poi permane nel tempo ma solamente un eventuale dolore che passa velocemente finita la prestazione motoria e meglio un’assenza di dolore.

Attenti in questi casi a correggere alterazioni e deformazioni che si sono stabilizzate già da anni quando esse sono in equilibrio ovvero quando hanno quasi magicamente  trovato un nuovo equilibrio nella patologia. Questo vale per le protesi di vecchia data oppure per quelle deformità che sono accompagnate da una buona funzione motoria, in questi casi la protesi nuova magari più tecnica e moderna potrà essere un problema e dovrà richiedere un tempo di rieducazione talora difficile da realizzare.

Quello che però è fondamentale per tutti coloro che vogliono mantenere la salute è considerare che la deambulazione è un attività di per sé curativa e se utilizziamo il poco tempo che abbiamo a disposizione per camminare in modo consapevolmente corretto è possibile che questa semplice azione sia ulteriormente benfica.

Oltre alle scarpe e alla borsa molta attenzione va posta sull’addome che dovrà essere leggermente rientrato o trattenuto. In questo modo si genererà una sorta di sostegno e spinta verso l’alto che attiverà al massimo tutta la catena muscolare chiamata antigravitaria. La sensazione corretta è quella di essere particolarmente leggeri come se rimbalzassimo sul pavimento.

Addio ai piedi che pestano, allo zaino fantasma sulle spalle! Si tratta di un modo di camminare che molte persone hanno quasi dimenticato ma che con pochissimi accorgimenti è ancora possibile ritrovare intatto nel nostro schema motorio interno.

Correzione posturale: i dolori professionali, un caso di dolore da pianista.

Recentemente mi è capitato il caso di un  giovane pianista professionista che lamentava dolore alle braccia e ai polsi. La sua attività professionale di strumentista richiedeva alle dita ma soprattutto ai polsi un continuo e intenso lavoro fisico e quindi una predisposizione alla possibile insorgenza di tendinopatie inserzionali.

I muscoli sia flessori che estensori del polso e delle dita  si possono contrarre in modo eccessivo producendo uno stato infiammatorio che viaggia lungo le fasce muscolari per raggiungere e di solito focalizzarsi sui tendini dei rispettivi muscoli in particolare sulla porzione più distale e ovvero quella parte che, inserendosi sull’osso, ne promuove e imprime il movimento.

A parte i trattamenti di miofibrolisi e di agopuntura che hanno velocemente contenuto il dolore localizzato sull’epitroclea e sull’epicondilo, peraltro ancora molto lievi e di recente insorgenza, ho considerato che la cosa più importante per questo paziente così giovane e nel pieno della sua carriera professionale fosse non tanto trattare l’infiammazione generatasi ma soprattutto evitare che nel futuro si generasse nuovamente.

Ecco che ho iniziato a dargli esercizi per il collo, le spalle, i gomiti e ovviamente mani e  dita, esercizi in realtà molto semplici di allungamento muscolare e di elasticità articolare atti a contrastare la continua tensione e accorciamento muscolare delle diverse aree. Esercizi di massaggio dei ventri muscolari e delle inserzioni tendinee più sollecitate meccanicamente.

Un’educazione all’auto-trattamento che ha trovato un buon consenso e riscontro nel giovane musicista che in realtà, essendo spesso in tournée, possedeva già un adeguato e sano senso di responsabilità nei confronti della propria salute fisica. Una mentalità che purtroppo è spesso totalmente assente nei pazienti delle generazioni precedenti ma che ancora oggi non è superata. In passato infatti  il sacrificio al lavoro richiedeva una sorta di pedaggio talora anche molto salato al quale difficilmente si cercava di porre contrasto se non quando ormai il danno era diventato irrimediabile.

La medicina del lavoro oggi affronta queste problematiche ma ancora molto deve essere fatto in ogni specifico campo professionale per limitare al massimo i possibili danni fisici e psichici collegati alle diverse attività da quelle apparentemente più pesanti a quelle più leggere. E’ necessario più che mai non solo calcolare i rischi di ogni singolo lavoratore ma far crescere una conoscenza allargata e un’autocoscienza di quanto individualmente si possa fare sin dall’inizio per prevenire i possibili effetti negativi della sua specifica professione.

 

Correzione posturale: attenti agli effetti collaterali

Strano a dirsi, oltre ai temuti e conosciuti  effetti collaterali avversi dovuti  all’utilizzo prolungato o inadeguato di medicine chimiche esistono effetti collaterali non solo dalla assunzione  acefalica di sostanze naturali  ma anche da consigli comportamentali apparentemente innocui e generici.

Mi è capitata recentemente una paziente con cervicalgia di grado lieve che attribuiva il suo peggioramento a un massaggio eseguito da una cinese che a suo parere si era un po’ accanita sul suo collo. Durante la visita ho riscontrato dei trigger points attivi cervicali e una postura in cifosi cervicale. Nonostante vi fosse una perfetta articolarità ovvero nessuna apparente rigidità articolare, in termini pratici il collo si muoveva perfettamente in ogni direzione ma veniva mantenuto in posizione scorretta in modo inconsapevole.

Segnalata la posizione errata e gli esercizi da fare per correggerla, la paziente mi  spiegava che da alcuni mesi dormiva con due cuscini, sotto indicazione medica per la presenza di reflusso gastroesofageo. Segnalo che la paziente è una  mamma di ben tre figli,  oltre che fare la mamma lavora anche al computer e come unico sport pratica tantissimo il canottaggio al quale tiene molto come valvola di sfogo.

Ricapitoliamo: una signora superindaffarata che ancora deve sollevare una bambina piccola,  che si occupa di altri due figli,  di un marito, di una casa, di un lavoro che svolge al computer e di uno sport che comunque impegna ancora il suo  collo. In questo caso riposare con due cuscini al posto che con uno solo per rimediare al reflusso gastroesofageo rischia di diventare la classica goccia che fa traboccare il vaso.

Riuscite a capire perchè?

E’ vero che il reflusso diminuisce stando seduti rispetto alla posizione orizzontale. Ma in un caso del genere il rachide cervicale essendo già messo a dura prova durante la giornata lavorativa e durante le poche ore di attività sportiva deve trovare riposo almeno durante le ore  notturne. Se l’intera notte il rachide cervicale resta in posizione scorretta l’equilibrio già messo a dura prova dal ritmo di lavoro  non può che sbilanciarsi.

Inoltre a ben guardare non vi è soggetto al mondo che dormendo sistematicamente con due cuscini non rischi di procurarsi una cervicalgia da postura scorretta. Il riposo notturno consente al corpo di recuperare gli sforzi al quale lo sottopongono costantemente  la gravità e il lavoro diurno. Se neanche durante le ore notturne il rachide cervicale riesce a posizionarsi nella postura corretta alora il guaio può capitare, eccome.

La posizione rilassata notturna dovrebbe permettere alle diverse e molteplici strutture collagene del nostro corpo di comportarsi come delle spugne, ovvero di assorbire acqua e di funzionare in modo molto simile  agli ammortizzatori idraulici. Questo vale per le cartilagini, per i dischi intervertebrali e per molte altre strutture elastiche, dai legamenti ai tendini e alle fasce nei quali i muscoli sono avvolti.

Un qualunque materiale elastico che si denatura e perde la sua componente acquosa diventa rigido e si rompe alla minima sollecitazione meccanica. Senza arrivare a questa situazione che compare solo in situazioni avanzate di alterata circolazione sanguigna, una postura errata mantenuta durante tutta la notte  non consente una corretta idratazione e circolazione sanguigna dei distretti corporei che impegna, in questo caso del collo.

Dormire semi seduti per evitare il reflusso gastroesofageo, come per evitare le vertigini oppure per respirare meglio in caso di asma, per limitare gli attacchi di tosse,  sono azioni che  non possono essere ripetute a lungo senza generare effetti collaterali pesanti. Quindi una cosa è praticarli in situazioni di acuzia come una bronchite acuta e in situazioni avanzate di gravità clinica e una cosa è consigliarli in pazienti cui potrebbero giovare terapie afarmacologiche adatte e mirate.

L’agopuntura è un’ottima terapia per trattare efficacemente il reflusso gastroesofageo, l’asma, le vertigini e gli attacchi spasmodici di tosse. Associata a un’adeguata terapia fitoterapica può in moltissimi casi essere una valida alternativa per controllare in modo efficace i sintomi e far regredire la patologia senza dover  ricorrere a troppi farmaci e tanto meno a consigli posturali altamente dannosi per la salute.

Ciclismo: quando diventa dannoso

Sono molti gli agonisti amatoriali e  professionisti  di questa disciplina  a risentire di disturbi collegati con questo sport.

Al di là dello sforzo muscolare e dei possibili microtraumi dovuti a sollecitazioni meccaniche continue e talora portate al limite, problematica peraltro presente in qualunque sport praticato a livello agonistico, la bicicletta  presenta alcune peculiarità dovute alla particolare postura in sella.

Postura che  stravolge le fisiologiche curve della schiena e pone, come salta ovviamente al naso, il rachide lombare costantemente in flessione. Niente di grave si povrebbe pensare in quanto il carico  ovvero il peso del corpo  a differenza della posizione seduta non ricade sul rachide in questa posizione. Vero o falso?

Vero per un soggetto sano ovvero con il rachide perfettamente sano. Qualunque adulto con importante vita sedentaria e anche senza nessun disturbo alla schiena è già potenzialmente non adatto perchè il suo rachide lombare verosimilmente presenterà già nella maggioranza dei casi delle discopatie lombari più o meno severe e più o meno latenti, dovute al processo inesorabile della gravità sul corpo e alla suo stile di vita. Se poi ci sono stati sforzi fisici fatti malamente, lavori pesanti pregressi o ripetuti, scarsa attenzione posturale durante il riposo con posture scorrette mantenute a lungo (vedi piedi sul tavolino davanti alla TV), hobby come il giardinaggio e nessun esercizio di bilanciamento e di allungamento o di estensione del rachide, il gioco è fatto!

Nei casi poi dove esiste già una netta retilinizzazione lombare su base costituzionale e magari un ipercifosi dorsale (quindi un tratto lombare poco incavato e un dorso un po’ curvo) i possibili effetti negativi sul rachide dati dal ciclismo esistono eccome, soprattutto se eseguito per lunghi periodi e con intensità sostenuta. Peccato che i ciclisti spesso non se ne accorgono perchè il dolore lombare scompare facilmente quando si sale in bicicletta, per poi mostrarsi in tutto il suo splendore soltanto dopo, quando si cammina o altro.

Questa situazione sfortunatamente dà allo sportivo l’illusione che la bicicletta in realtà sia una sorta di cura e non la causa del suo malessere lombare. Esiste ovviamente una spiegazione; il disco lombare protruso nella maggioranza dei casi si trova posterioremente e durante la flessione lombare ovvero in bicicletta il muro posteriore formato dai dischi e dalle vertebre si apre dando respiro e agio al disco malposizionato che però tenderà facilmente a scivolare sempre più verso l’esterno. E’ il discorso del panino molto farcito; mordendolo si rischia di fare uscire la farcitura perchè il panino si apre. Ecco che scendendo dalla bicicletta il dolore si farà sentire subito perchè il disco viene a quel punto schiacciato e talvolta anche pinzato con il ritorno in posizione eretta. E’ difficile in questi casi spiegare che il benessere in bicicletta è solo fittizio e che un certo tipo di dolore che Mc Kenzie definisce centrale è curativo  e non deve essere confuso con gli altri tipi di dolore.

In realtà è molto importante valutare esattamente con uno specialista la posizione ideale in bici, sono fondamentali la distanza tra manubrio e sella, l’altezza di quest’ultima e dei pedali, oltre che il tipo di pedalata, il tipo di percorso scelto e lo sforzo al quale ci si sottopone; tutti fattori che influenzano fortemente la spinta della pedalata che quando correttamente eseguita è a carico esclusivo dell’arto inferiore ma quando il corpo supera il suo sforzo e va in affaticamento può essere anche fatta in compensazione dal rachide.

L’allenamento fisico e la conoscenza del mezzo sono fondamentali soprattutto per i dilettanti non più giovanissimi che dovranno chiedere consulenza a specialisti del settore specifico.

Meccanicamente parlando i soggetti che possono avere più beneficio dall’uso della bici sono quelli in sovrappeso e quelli con un iperlordosi lombare ovvero rachide incavato, questo perchè la posizione può produrre una sorta di correzione del difetto costituzionale, inoltre il peso e la gravità non possono nuocere alle grosse articolazioni quali anche, ginocchia caviglie. Non a caso la bicicletta è utilizzata da sempre nel recupero post operatorio di tutti gli interventi sulle articolazioni delle gambe. Ma non parliamo più di agonismo ne di gare ovviamente!

Ma ancora non abbiamo finito; ci sono altri punti critici oltre il tratto lombare che dobbiamo considerare in questa splendida attività sportiva che porta le persone all’aria aperta. Possiamo elencare, il tratto cervicale, la regione genitourinaria e i polsi. Per il tratto cervicale ci troviamo in questo caso nel problema opposto ovvero andiamo a stimolare una iperlordosi del tratto alto. E’ più raro che questo generi dei disturbi ai dischi già compromessi dalla postura che normalmente sono localizzati più in basso, non è neanche una posizione ottimale di correzione per il classico atteggiamento in rettilinizzazione cervicale del soggetto seduto alla scrivania che necessiterebbe di un lavoro di allungamento e di estensione del tratto dorsale e del tratto cervicale basso.  Per la cervicale attenzione però al freddo, consiglio sempre nella stagione autunnale e invernale di coprire bene la nuca e le orecchie dal vento umido e fresco in quanto questi punti sono sede di una facile entrata di freddo nell’organismo con  conseguenti disturbi talora anche di natura dolorosa a carico della testa e del collo.

I polsi possono essere un altro punto critico soprattutto in situazioni di conclamato tunnel carpale, in tal caso il peso dovrà essere scaricato in modo più attento e con cautela dai polsi ponendo attenzione al tipo di manubrio e alla presa delle mani.

Per tutti i soggetti affetti da emorroidi, prostatite, cistite e vaginiti croniche la pressione e il calore che si scaricano  sul pavimento pelvico possono accentuare i sintomi ma non sono in nessun modo la loro causa che invece va cercata e risolta da dentro con cure mirate e idonee. Non arrendetevi perchè si possono curare anche forme cronicizzate da tempo e ritornare allegramente in bicicletta. Sembra smentita la relazione tra ipertrofia prostatica, prostatite e ciclismo; questo dato è stato confermato da ultimi studi scientifici e dall’assenza di riscontro positivo nella categoria dei professionisti giovani.

Nessun divieto assoluto alla bicicletta anche alle comuni discopatie cervicali e lombari ma solo se non ci sono segni di infiammazione in fase acuta o segni neurologici. In casi di dolori cronici o ricorrenti è necessario però prima fare una diagnosi e trattare il dolore e l’infiammazione se possibile con metodi afarmacologici, per poi lavorare  sulla correzione posturale e sugli esercizi terapeutici per prevenire recidive. Naturalmente l’intensità e la durata della prestazione sportiva dovranno essere modulate con molta attenzione per non diventare comunque potenzialmente dannose.

Correzione posturale: il disagio psichico

Lo dicono ormai tutti gli psicologi, lo si trova anche sui rotocalchi che affrontano il benessere e la salute; un disagio psichico si vede e si manifesta esteriormente. A parte il fatto che crea un’ovvia e ben nota a tutti posizione di svantaggio nei confronti degli interlocutori, diventa altresì uno svantaggio in senso posturale per colui che ne soffre.

In senso fisico la presenza di un disagio psichico inteso come senso di inadeguatezza o di insicurezza profondo si ripercuote maggiormente sul collo  e sulle spalle che tendono facilmente a portarsi in avanti: avremo le spalle ricurve e chiuse, il dorso in leggera ipercifosi e  il collo in posizione scorretta proiettato in avanti.

Tre problemi frequentissimi, squisitamente posturali che possono generare disturbi fisici non indifferenti fra i quali il conflitto subacromiale, le discopatie cervicali da cui si possono generare brachialgie ( dolori che decorrono alle braccia), cefalee e cervicalgie muscolotensive, dolori infrascapolari.

E ancora per una legge tipicamente fisica e meccanica oltre che filosofica così in alto così in basso, chi cede sulla parte alta del corpo tende inevitabilmente a cedere anche con la parte inferiore e allora non mancheranno la tipica e odiosa pancetta in fuori presente anche nei più magri altro che tartaruga.. e nei più sfortunati anche lombalgia, lombosciatalgia da discopatie lombari.

Vi basta?

Credo di sì se siete arrivati a leggere fino a qui, credo vi sarete convinti che vale la pena di reagire e con forza a questa passiva attitudine di subire la gravità nello steso modo in cui subiamo la nostra vita, le persone e le situazioni sentimentali o lavorative. Ci sono persone che anatomicamente per loro costituzione fisica intendo faranno molta più fatica di altre ma quando la posizione può ancora essere corretta facendo un buon inspiro e sollevando le braccia e le spalle allora non tutto è perduto.

Come ho già detto non possono bastare 10 ma neanche 20 sedute di ginnastica correttiva o posturale perché quando si smette tutto riprende il suo andamento come prima. I tutori non possono essere una soluzione se non in casi ovviamente gravi dove la posizione non è più correggibile volontariamente o quando esiste una patologia a rischio come in una frattura somatica o in un malattia di Shueurmann. Attenzione  anche lo sport fatto con intensità; spesso non corregge e non è sufficiente a correggere un vizio posturale. Non esiste uno sport perfetto anche lo yoga o il pilates non lo sono se non li pratichiamo con estrema attenzione, modificando alcune nostre tendenze e ovviamente inserendo alcuni esercizi mirati e ben selezionati e eliminando gli esercizi potenzialmente nocivi.

Bisogna darsi da fare e correggere queste posture viziate iniziando dal riconoscerlo negli altri e poi su di noi, facendosi seguire personalmente da un fisioterapista, massofisioterapista, personal trainer , insegnante di ginnastica, di pilates o di yoga non importa la qualifica esatta, importa che si lavori in modo mirato ovvero personalizzando gli esercizi e verificando che siano fatti in modo corretto. L’obiettivo di tutto il lavoro sarà aprire il petto, allineare la testa, migliorare l’elasticità del rachide, potenziare soprattutto  addominali-dorsali – pettorali ma sempre avendo il corpo intero e la correzione del suo vizio posturale come primo scopo da raggiungere.

Potrà essere utile anche un lavoro più profondo sul respiro e sulla coscienza di cosa ci mette maggiormente a disagio e di come affrontarlo. Un percorso anche questo di crescita personale individuale che ognuno può seguire con le persone che ritiene più adatte ma che non dovrà essere secondario al lavoro fisico vero e proprio.

Dobbiamo imparare a vederci nella posizione corretta e sentirci bene in essa, indossarla tutti i giorni come un vestito, il vestito che abbiamo scelto per essere più attraenti, ma anche più sicuri, per piacerci e per piacere agli altri senza dover ricorrere al chirurgo plastico o peggio chirurgo ortopedico e  neurochirurgo!

Correzione posturale in vacanza

Procurarsi una lombosciatalgia o una cervicobrachialgia in piena vacanza non è cosa gradita a nessuno eppure credetemi succede ed è piuttosto diffuso.  Trovare poi in pieno agosto uno studio fisioterapico o di agopuntura  che possa ridurre il dolore senza ingurgitare dosi di antinfiammatori da cavallo è alttretanto difficile quanto improbabile.

E allora mi dispiace ma vale ancora la solita zuppa e pan bagnato, ” prevenire è meglio che curare”.

A tutti coloro che durante le vacanze si lanciano a praticare sport estremi senza una adeguata e continua preparazione fisica, agli amanti del fai da te e del giardinaggio che in due settimane ti fanno su una casa e un giardino nuovo e infine ai viaggiatori e turisti che amano camminare per le vie delle città con borse e zaini colmi e rigonfi…

Attenzione : non esagerate , soprattutto se avete già qualche capello grigio, ma le raccomandazioni si rivolgono anche ai più giovani. mi ricordo ancora oggi di una ragazzina di 16 anni che aveva una lombalgia da circa sei mesi causata dall’utilizzo  del richo ( bicicletta che traina una sorta di carrozza sulla quale si siedono mediamente due persone), strumento di gioco e a noleggio che aveva utilizzato durante la vacanza estiva.

Anche il pattìno carico di persone può portare le stesse conseguenze di sovraccarico del rachide lombare, mentre l’utilizzo delle cesoie per potare le piante o dell’ago da ricamo possono, se usati per un tempo sufficiente, causare un savraccarico cervicale. Esattamente come farebbero una valigia pesante, uno zaino non tecnico o borsa eccessivamente pesanti. Questi sovraccarichi sul rachide, sia esso lombare che cervicale, possono causare delle discopatie ovvero delle sofferenze del disco intervertebrale che può andare incontro a una sorta di pinzatura come se fosse una ferita. Una circostanza di questo genere causa inevitabilmente un dolore piuttosto acuto, talora irradiato al braccio nel caso del rachide cervicale e alle gambe nel caso del rachide lombare.

Si tratta di nevralgie che spoesso tolgono anche il sonno e certamente rovinano le vacanze oltre che impedire al corpo di muoversi liberamente. A differenza delle contratture muscolari questi disturbi durano a lungo, almeno tre settimane nel migliore dei casi fino a cronicizzare nel peggiore dei casi quando non adeguatamente trattate.

Ma prevenirle è possibile; intanto evitare l’eccesso significa fare delle pause ovvero dosare il tempo di sovraccarico, secondariamente ascoltare quando il corpo inizia a dare i primi segni di sofferenza e fermarsi in tempo. E infine fare gli esercizi di compensazione per il rachide che nalla maggioranza dei casi corrisponde a movimenti di allungamento verso l’alto e di estensione del tratto cervicale e lombare, magari sorreggendo la parte cervicale e lombare con le vostre mani. Se sapete di avere dei problemi fatevi fare un programma di esercizi mirati e terapeutici da eseguire regolarmente e da utilizzare  con facilità e destrezza nei casi di necessità.

Evitare poi di riposare nelle posizioni più dannose. Dormire seduti malamente con le gambe appoggiate su una sedia per fare un esempio, oppure addormentarsi sul divano con il collo rincagnato e mal posizionato sul bracciolo o su una poltrona di aereo-treno-traghetto.

Un cuscinetto cervicale gonfiabile è un oggetto insostituibile il cui ingombro cretemi vi può dare un bell’aiuto, per la parte lombare è più difficile portare il cuscino giuto ma una coperta o asciugamano arrotolati e ben posizionati  saranno più che sufficienti a darvi un bel sostegno lombare. La grandezza del cilindro da costruire non deve superare i 10 cm e lo dovete posizionare al passaggio dorso lombare quindi all’altezza delle coste fluttuanti o ultime costole.

Insomma i modi per evitare di rovinarvi le vacanze esiste ci sono, non si tratta di rinunciare alle cose che amate,  ma di prevenire e salvaguardare il vostro rachide usando solo un po’ di prudenza e piccoli accorgimenti ben studiati e ragionati.

Trucchi femminili e le borse delle donne

Noi donne, si sa, ne sappiamo una più del diavolo, in borsetta abbiamo come Eta Beta di tutto, non potete voi uomini neanche immaginare l’arsenale che ci portiamo dietro, spesso ogni giorno, ma a maggior ragione  nelle situazioni delicate: incontro amoroso, incontro di lavoro, uscita a cena, uscita in moto, viaggio in treno o in aereo per fare qualche esempio.

Un oggetto di raro splendore e comfort multimediale è la pascmina in inverno, pareo o sciarpa di lino in estate, se possibile belli ampi. Può fare da tovaglia in caso di picnic, da tappeto in caso di camporella o bagno di sole non programmati, da lenzuolo in caso di pennichella, da copri cuscino-divano-poltrona per rilassarvi con sicurezza igienica.

Ma ancora non è finita; possono ovviamente evitarvi il mal di gola in caso di aria condizionata assatanata o freddo improvviso, ma anche da copricapo o tendina in caso di sole battente. Se siete bisognose di darvi una rinfrescata può fare da asciugamano, se dovete spogliarvi o cambiarvi vi può coprire da sguardi indiscreti.

E infine dulcis in fundo all’occorenza  può diventare un cuscino lombare da spinta utile in macchina o al cinema o dal dentista dove abitualmente le sedie sono decisamente inadatte a proteggere e sostenere il tratto lombare già messo a dura prova dalla nostra eccessiva vita sedentaria e dai lavori o sollevamento pesi talora fuori programma ai quali non ci si può sottrarre, vedi sacchi della spesa, valigie. E voi che fate? Lo piegate in quattro e voilà ecco il rotolino!

Uno solo stupido oggetto può evitarci il mal di schiena se siamo furbe e sappiamo ascoltare il nostro corpo quando siamo stanche e abbiamo esagerato la schiena ce lo dice, magari solo con un fastidio a stare in macchina. E se noi, al posto di far finta di niente ci mettiamo al riparo e provvediamo alle esigenze della nostra schiena,  della nostra gola, o della nostra testa o semplicemente facilitiamo il sonno e il rilassamento in ambienti la cui igiene è discutibile.

Vi sembra poco? aggiungetelo alla vostra già colma borsetta e godevela, sarà solo un pò più piena! 🙂

 

 

 

 

 

 

I massaggi per trattare in modo naturale il calo del desiderio

Il calo del desiderio sessuale è da sempre considerato un problema prevalentemente femminile che si aggrava con l’avvicinarsi della menopausa quando gli ormoni sessuali femminili iniziano a calare fino a venire a mancare completamente.

Ma oggi questo disturbo sembra colpire sia il sesso femminile che maschile talora anche in giovane età. Si ritiene che possa essere collegato con un aumento dello stato di stress e di depressione del tono dell’umore. Amori disillusi, mancanza di stima in sé stessi, problemi economici, problemi sul lavoro e in famiglia: tutti fattori questi che possono portare un calo del desiderio sessuale.

Per lavorare su questo problema esistono diversi approcci, da quello farmacologico-chimico che si basa prevalentemente sull’utilizzo del testosterone a quello psicologico, fino ad arrivare all’agopuntura; tutti metodi validi e usati per cercare di eliminare questo disturbo talora vissuto molto male da chi ne soffre.

In realtà esistono altri modi meno medicalizzati ovvero non supportati da medici e dottori variamente specializzati. Il primo è quello di eseguire un attività motoria e un programma di lavoro fisico personalizzato che indirettamente agisca sia sull’aumento del testosterone che su quello dell’autostima, riducendo la tensione psichica e spesso sollevando anche l’umore.

Il secondo è un regno più  sensoriale che ha a che vedere con il piacere fisico e con la capacità di rilassarsi, di toccare e farsi toccare. E’ il mondo del massaggio; ne esistono di tutti i tipi: thai, giapponese, cinese, ayurvedico, con le pietre, con le essenze, a quattro mani, drenante, rilassante, stimolante, tonificante e chi più ne ha più ne metta. Da che mondo è mondo e in ogni cultura popolare esiste un modo di usare le mani allo scopo di alleviare sofferenze e dare piacere. Non per nulla il massaggio è da sempre usato anche come preliminare all’atto sessuale, come dono e contatto tra due persone.

Inoltre è possibile sfruttare le proprietà terapeutiche di molteplici olii essenziali che potranno essere impiegati per uso esterno, diluiti negli oli vegetali, come l’olio di mandorle dolci per fare un esempio classico, oppure l’olio di argan per fare un esempio più costoso. Quello che conta è la purezza degli olii essenziali che avranno un’efficacia attraverso la loro componente chimica volatile e quella energetica vibrazionale che si può trasmettere attraverso il contatto cutaneo.

La cosa più importante è quella di non superare il dosaggio terapeutico che è considerato al 5%, inteso come 100 gocce di olio essenziale per 100ml di olio vegetale. (20 gocce =1 ml, 100 gocce=5 ml). Per le pelli sensibili si consiglia di restare su una diluizione al 2-3% 40-60 gocce per 100ml, per i bambini mai superare l’1% e comunque chiedere quali siano le indicazioni idonee al caso al medico specialista per facilitare il rilassamento e curare l’insonnia, per esempio.

Ma torniamo al calo del desiderio; è comunque raccomandabile prima di iniziare un massaggio a queste diluizioni testare i diversi olii essenziali sulla piega del gomito per valutare l’eventuale presenza di allergie, si segnala inoltre che sono pochissimi  gli olii essenziali utilizzabili in caso di gravidanza.

Fra gli olii utili al femminile ricordiamo  per primo il gelsomino (jasminum officinalis sambac); è indicato per le donne che fanno fatica a lasciar andare e accogliere e donare se stesse, è particolarmente utile alle donne virili che vogliono condurre il rapporto oppure alle donne molto impegnate nel lavoro o in famiglia incapaci  di mollare la mente e il loro ruolo superattivo per seguire l’uomo nell’atto amoroso.

Un altro olio essenziale utile è la cannella (cinnamum verum) particolarmente usato in caso di freddezza della coppia; serve a riscaldare il rapporto e l’intesa, in senso fisico riscalda e riequilibra la temperatura del corpo, in senso psichico si dice che aiuti a superare le difficoltà create da delusioni o tensioni emotive.

Il neroli (citrus aurentis fiori)  si dice sia un potente antistress e afrodisiaco, permette di ritrovare se stessi, la propria fiducia e la fiducia nei rapporti e negli altri. Si ritiene sia utile per  superare le proprie paure e lo stato di depressione del tono dell’umore favorendo l’amore.

Particolarmente dedicati agli uomini il pino silvestre (pinus sylvestris), che si considera rafforzi l’energia sessuale e permetta di combattere la stanchezza e il vetiver (vetiveria zizanoides) che considerato utile per sviluppare la naturale forza sessuale.

L’odore raggiunge direttamente la parte del cervello considerata più emozionale del lobo limbico e dell’ippocampo in grado di produrre  una memoria olfattiva che collega i diversi odori con stati emozionali fra cui anche il piacere. Ecco perchè è comunque importante che l’essenza sia comunque piacevole e scelta anche anche solo col naso. Ricordiamo che sono molteplici le piante e le proprietà benefiche di ciascuna essenza e che il corpo possiede una sua intelligenza talora superiore alla nostra capacità di analisi mentale.

E’ certamente vero che in casi importanti di disturbo della sfera sessuale ed emotiva questi prodotti non saranno sufficienti ma è altresì vero che un massaggio settimanale fatto da mani esperte con l’essenza più adatta possa essere un ottimo sistema per allentare le tensioni e aiutarci a vivere maggiormente il piacere fisico.

E’ ovviamente importante scegliere il massaggiatore o la massaggiatrice a noi più congeniali che non dovranno essere troppo invadenti ne troppo superficiali. A questo proposito spezzo una lancia a favore dei tanti professionisti nel campo che oggi sono spiazzati dalla presenza sul commercio di centri massaggi che fioriscono a tutti gli angoli di strada a prezzi certamente estremamente convenienti ma che non possono di certo implicare l’utilizzo di materie prime di qualità.

Il prezzo è in questi casi per lo più adeguato a ciò che si riceve state quindi attenti a non giudicare il massaggio solo considerando  il suo costo. Sono infatti importanti  il luogo dove viene praticato il e la sua qualità oltre che ovviamente la professionalità di chi lo esegue e la purezza dei prodotti usati.

Attenti ai tendini del pollice: i dolori non sono simpatici

Tendinopatia, tendiniti e tenosinoviti del pollice  sono infiammazioni tendinee e della guaina che li riveste dei rispettivi muscoli che muovono il pollice.

Si tratta infatti di muscoli estremamente sfruttati da tutti coloro che usano molto le mani per lavorare e per questo spesso il disturbo si accompagna anche ad artrosi dell’articolazione corrispondente e si parla di rizartrosi.

Sono molte le categorie a rischio; dai librai, ai muratori, ai camerieri, a chi fa le pulizie, ai giardinieri, ai parucchieri  che usano regolarmente le forbici per fare un esempio semplice. Avete mai provato a usare le forbici per più di mezz’ora? Lo sforzo a carico del pollice è particolarmente evidente anche ai più distratti.

Il pollice è l’unico dito che oppone ovvero è l’unico dito in grado di garantire la presa sicura e agile di un oggetto soprattutto se di un certo peso. Provate a escludere il pollice, riuscirete a fare un sacco di cose ma con una fatica molto maggiore e solo così  vi occergerete di quanto lavoro questo dito sostenga tutti i sacrosanti giorni.

E’ un problema meccanico in questo caso ma non per questo poco importante oppure inevitabile. La materia è il nostro primo punto di lavoro e quindi anche la meccanica va studiata e compresa per ottimizarne l’efficacia ma anche per ridurre i possibili intoppi da usura.

Prima di arrivare alla rottura tendinea e dover ricorre alla chirurgia perchè il tendine è ormai irimediabilmente lesionato, possiamo limitare lo stato infiammatorio non già assumendo farmaci antinfiammatori che solo in minima parte raggiungeranno il tessuto tendineo infiammato.

Un buon lavoro di prevenzione della tendinopatia del primo dito resta nel eseguire regolarmente piccoli massaggi connettivali trasversali dei tendini colpiti che sono di solito dolorosi alla palpazione, i flessori e abduttori e abduttori che li troverete sul palmo nella regione chiamata eminenza tenar che va massaggiata in profondità con movimenti longitudinali ai muscoli, per lavoare invece il tendine del muscolo flessore del pollice è utile massaggiare in prossimità del bordo della mano dove si trova il primo osso metacarpale con movimenti orizontali o trasversali  partendo dallla parte prossimale che si trova a contatto con il polso fino alla struttura ossea rotondeggiante chiamata “prima testa metacarpale”sulla quale bisogna insistere, solo i tendini degli estensori li troverete sul dorso del pollice tra la testa metacarpale e quella fossetta che si trova in prossimità del polso detta tabacchiera anatomica anche in questo caso sono utili  movimenti trasverali e profondi da eseguire su tutta la lunghezza dell’osso metacarpale.

Utilissime le applicazioni di gel o pomate fitoterapiche ad azione antifiammatoria che potete usare a piacimento anche 3 volte al giorno e con continuità senza dover temere per il vostro stomaco; si perchè le pomate a base di antinfiammatori non steroidei possono comunque causare delle irritazioni gastriche ai soggetti più delicati.  Anche i movimenti di compensazione sono utilissimi per contrastare l’ipersollecitazione meccanica di alcuni muscoli rispetto ad altri; per gli adduttori e flessori è utile un lavoro di apertura del pollice di tipo passivo mentre per gli estensori del pollice un allungamento e trazione dell’intero dito.

Quando il dolore diventa importante sappiate che sia l’agopuntura, la moxibustione e la miofibrolisi possono, se ben eseguite, evitare in molti casi il ricorso alla chirurgia. E soprattutto non trascurate le vostre mani; appena avete dei dolori iniziate a curarle e a pensare a come trattarle esattamente come si fa con tutte le altre articolazioni, come la schiena di chi sta seduto lungamente, e il collo di chi scrive o legge a lungo o le ginocchia di chi scende e sale le scale con dei pesi. Anche se le mani sono piccole il loro indispensabile apporto e salute sono fondamentali per la nostra autonomia.

 

 

Pagina 1 di 41234

Iscrizione Newsletter

Privacy & Cookies

Questo sito non utilizza cookies di profilazione. Quindi, secondo la normativa vigente, non è tenuto a chiedere consenso per i cookies tecnici e di analytics, in quanto necessari a fornire i servizi richiesti.

Puoi trovare maggiori informazioni sulla privacy& Cookie policy di questo sito qui:
Privacy policy

Un post a caso