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L’inverno sta arrivando:raccomandazioni utili

1/12/11

Catherine Bellwald Linverno sta arrivando:raccomandazioni utili L’inverno sta arrivando è’ il motto della famiglia Stark di Grande Inverno, protagonista della serie “Il trono di spade”, una nuova serie televisiva diventata molto famosa negli States e già presente  sul web da alcuni mesi in lingua originale decisamente di grande impatto. In questa saga fantasy  basata sulle opere di Robert Martin (autore che conta una serie rimarchevole di libri scritti), l’inverno riveste un inquietante e catastrofico ruolo chiave. Secondo l’idea dell’autore  il periodo invernale non solo è estremamente rigido, ma potrebbe avere una durata  così lunga da arrivare fino a oltre 10 anni oltre che essere momento propizio per il dilagare incontrollato di esseri malvagi definiti “bruti” o “ombre bianche”.

Al di là del racconto fantasy che non nego essere una tipologia di romanzo che mi piace molto e, se ben scritta come in questo caso, un’ottima pausa relax, l’inverno sta realmente arrivando o meglio pottremmo dire “l’inverno sta montando” tanto per essere più vicini al concetto delle medicina cinese che chiama questo periodo la salita dell’inverno o Li Dong.  Già da alcune settimane il freddo ha iniziato a farsi sentire e con esso sono usciti allo scoperto un sacco di capellini, sciarpe e golf di lana col collo alto. La moda quest’anno favorisce i cappellini e le sciarpe molto alte e questo è un bene.

E’ giusto sapere quali sono i punti del corpo che è meglio proteggere con cura dal freddo. Fra le parti anatomiche di cui maggiormente dobbiamo avere cura citiamo in primis l‘addome e il rachide lombare. Entrambi vanno assolutamente riscaldati. Molto dannose sono infatti le mode con i pantaloni a vita bassa, e golf e giacche molto corte in quanto lasciano scoperta ed esposta al freddo questa importante area corporea causando lombalgie, gastroenteriti sia acute che croniche oltre che quello che i cinesi definiscono la dismenorrea da utero freddo.

Il torace e il rachide dorsale sono in realtà meno esposti ma quando il freddo è pungente e siamo vestiti in modo inadeguato come per una serata di capodanno è possibile  avere un dolore traffitivo sia anteriore che posteriore da colpo di freddo capace di mimare un attacco cardiaco e di portarvi dritti al pronto soccorso. Quindi occhio a non rovinarvi una bella serata per il gusto di indossare un bell’abito e occhio ovviamente anche ai veri cardiopatici che sono  più sensibili al freddo sul torace in grado realmente di aumentare la costrizione dei vasi coronarici.

Arriviamo alla parte più esposta al freddo del rachide: il tratto cervicale e la nuca, queste parti sono in effetti dopo i piedi e la mani, le aree dove il freddo riesce ad entrare con più facilità soprattutto se accompagnato dal vento. Per i cinesi il vento è il vettore con il quale i patogeni esterni caldo, freddo e umido riescono maggiormente ad entrare nel corpo superando le barriere naturali di difesa. Pensate a una giornata di vento e guardate come le finestre magari costruite anni fa riescono a far passare lo sporco direttamente in casa. La finestra di entrata del vento per i cinesi si trova sulla nuca in una linea immaginaria che passa da un orecchio all’altro esattamente all’attaccatura dei capelli. I cappellini e le sciarpe spesso lasciano quest’area scoperta ed è quindi importante quando fa molto freddo oppure quando dovete stare fuori a lungo, coprire con attenzione questa zona; scalda-orecchie, scalda colli molto alti, cappellini con le orecchie ribaltabili alla mongola, per intenderci; questi sono strumenti molto utili. Eventualmente anche scalda-collo termici di nuovissima generazione per coloro che hanno la parte più sensibile e delicata. La raccomandazione importante per i bambini e per tutti coloro che frequentano le palestre e le piscine è quella di uscire con i capelli molto asciutti anche se avete poco tempo e di dedicare alcuni minuti a scaldare proprio l’attacccatura dei cappelli.

Arriviamo alle parti più in periferia che sono piedi e mani; sono quelle che vanno più velocemente in ipotermia e che in caso estremo possono andare in necrosi per eccessiva vasocostrizione periferica da freddo. Guanti e scarpe calde sono indispensabili per i lunghi viaggi fuori porta e andrebbero tenuti in macchina durante la stagione invernale per qualunque evenienza e non in casa a non far niente. Anzi direi che solette e imbottiture riscaldanti e termiche possono anche essere uno splendido e poco ingombrante strumento in caso di emergenza freddo. Le scarpe calde col pelo e le calze di lana sono invece molto dannose quando tenute in ambienti superriscaldati perchè favoriscono l’insorgenza di vene varicose soprattutto nei soggetti predisposti.

Piccoli ma utili accorgimenti questi dell’abbigliamento che possono risparmiarci fastidiosi problemi e disturbi fisici nonché giorni di malattia indesiderati.

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Gabriella campanella, la ceramica e le “Ricette per mangiar strano”

28/11/11

Catherine Bellwald Gabriella campanella, la ceramica e le Ricette per mangiar stranoGabriella Campanella è nata in Sicilia nel Ragusano, ha studiato archittettura a Firenze e oggi vive e lavora Milano, non senza un pò di nostalgia della sua terra e del suo mare.

La buona cucina è una sua passione e soprattuto la ricerca di alimenti nutrizionalmente sani e genuini.

Gabriella però a differenza dei tanto comuni consigli culinari che si fanno forza a suon di dosi poderose di burro, zucchero e dadi, ha elaborato ricette con il minor utilizzo di zucchero bianco, latte e  farine e mi aiuterà ad arricchire di idee la rubrica “ricette per mangiar sano” .

Inoltre ha personalmente messo a punto delle ricette per rallegrare la tavola dei soggetti celiaci soprattutto per le occasioni conviviali che entreranno in una nuova rubrica “Ricette per mangiar strano“, interamente dedicata ai celiaci.

Da alcuni anni si dedica anche alla produzione artigianale di originali oggetti in ceramica fra cui anche gioielli. Trovate il suo sito qui.

La ceramica intesa come oggetto di terra nei  cinque elementi può secondo il feng shui essere un oggetto non solo elegante e bello da indossare ma anche un monile che ci armonizza con l’elemento terra.

La ceramica diventa particolarmente utile ad alcuni soggetti terra ma anche ai soggetti metallo sopratutto se deboli;  è altresì utile anche ai soggetti legno e fuoco particolarmente  forti.

L’elemento terra rappresentato dall’oggetto in ceramica diventa esso stesso armonizzante ovvero sostiene gli elementi deboli e scarica gli elementi troppo forti seguendo le relazioni e regole dei cinque elementi e dei Ba zi.

Ci tengo a segnalare agli amanti dell’artigianato la sua prima mostra che si terrà il giorno 3-4 Dicembre a Milano.

Catherine Bellwald Gabriella campanella, la ceramica e le Ricette per mangiar strano


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Farmaci: troppi o troppo pochi

24/11/11

 

Questo è un bellissimo sketch del mitico Walter Chiari il cui fulcro è l’abuso di farmaci. Oggi giorno uno scherzetto come questo sarebbe inaccettabile, senza denunce a raffica da parte delle diverse case farmaceutiche dei farmaci menzionati. Sotto accusa però non sono i farmaci e i possibili effetti collaterali ben elencati sui rispettivi bugiardini bensì il loro utilizzo eccessivo e i frequenti poco controllati e nocivi cocktail farmacologici.

Ci sono soggetti che assumono un farmaco per ogni piccolo fastidio senza la pazienza di capire da cosa si genera il sintomo e quale è il suo significato. Così facendo si rischia di  trattare ogni effetto collaterale con un altro farmaco generando un circolo vizioso perverso e senza fine.

Ci sono molti pazienti che possiedono in casa delle autentiche minifarmacie dotate di qualunque sostanza farmacologica. Pertanto mi capita con il mio lavoro di avere a che fare molto spesso con pazienti del tipo opposto, ovvero pazienti che rifiutano il farmaco in senso lato anche quando necessario. Di solito si tratta di naturisti che hanno una avversione per il farmaco chimico  e sono pronti ad assumere qualsiasi sostanza naturale di solito autoprescritta o peggio si tengono le patologie; questi pazienti se possibile sono ancora più pericolosi dei precedenti in quanto rifiutano la patologia negandola e sottovalutandola. Di solito non si curano veramente affidandosi a uno o più professionisti e se lo fanno lo fanno quando sono al limite della loro sopportazione e quindi in condizioni talora ad elevato rischio.

Ritengo che la fitoterapia cinese e l’agopuntura siano ottimi strumenti terapeutici ma esistono situazioni che necessitano dell’utilizzo di specifici farmaci di nuovissima generazione:  per controllare la glicemia, per controllare l’ipertensione, per controllare uno stato di agitazione, di instabilità psichica o di  depressione del tono dell’umore e anche per controllare il dolore  e ovviamente per sfruttarne l’azione antibiotica quando necessaria. Il farmaco non va rifiutato a priori ma limitato: è un concetto completamente diverso.

Le diverse terapie possono essere sfruttate a seconda del caso e delle necessità senza schierarsi dalla parte dei naturisti estremi ne dalla parte di coloro che sono convinti che solo la terapia farmacologica è in grado di risolvere tutto e non sono in grado di farsi venire neanche un dubbio sulla possibilità di agire in modo diverso.

Catherine Bellwald Farmaci: troppi o troppo pochi

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Ricette per mangiar sano: porridge a colazione

21/11/11

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: porridge a colazioneLa  colazione in inverno diventa più complessa per gli habitués del muesli o dei corn flakes. II latte di riso o di soia caldi  alterano il loro sapore e diventano francamente poco appetibili.  Inoltre nel latte caldo i fiocchi di cereali tendono a spappolarsi in un pappone che perde consistenza e il piacere del palato.

In questa stagione però è facile che il corpo ci chieda proprio qualcosa di caldo da mettere sotto i denti soprattutto appena svegli. E per evitare il solito caffè o tè con i biscotti o le fette prodotte industrialmente o decisamente carissime quando di produzione artigianale, il porrigde diventa una soluzione al problema, economica ed estremamente sana.

Il porridge è velocissimo da preparare e non richiede più di 10 minuti, inoltre può essere preparato e conservato in frigo e scaldato appena prima di mangiarlo. La preparazione del porridge richiede come unico ingrediente i fiocchi di avena. L’avena purtroppo non è adatta ai celiaci ma è un cereale nutrizionalmente ricco e con basso picco glicemico. I fiocchi di avena piccoli si preparano più velocemente rispetto a quelli più grossi che hanno bisogno di più minuti di cottura. Per una tazza di fiocchi di avena si aggiungono due tazze circa di acqua e un pizzico di sale, si mette in un pentolino antiaderente si gira un pò per evitare di fare attacare tutto al fondo e si aspetta che la consistenza diventi quella di un budino.

Due bei cucchiai di porridge caldo stemperati con un pò di latte di riso fresco consente al latte di non essere scaldato e quindi di non alterare il suo sapore, il piatto diventa così  della temperatura giusta ovvero leggermente caldo e quindi perfetto per questa stagione.  Senza neanche dover aspettare che si raffreddi per poterlo mangiare come si deve fare con il tè che per giunta nutrizionalmente è  inesistente oltre che irritante per lo stomaco. Se lo provate capirete quanto questo piatto sia estremamente digeribile e adatto anche agli stomaci dei più delicati compresi bambini e anziani. Nessun paragone con la scarsa digeribilità di un cappucino con briosche che può restare sullo stomaco per ore.

Potete poi addolcire il vostro porridge a piacere con succo di agave, miele, sciroppo di acero, estratto di dattero, cannella o  cacao in polvere e arrichirlo con frutta secca o fresca come un kako per esempio. Il modo di prepararlo è molto personale. Non ci sono  grassi trans, zuccheri raffinati, ne farine industriali, ne latticini, ma non temete: è un piatto delizioso oltre che delicatissimo. Se prendete questa abitudine i vostri bambini ne diventeranno ghiotti. Capirete perchè gli inglesi vi sono tanto affezionati e guarderete con il sorriso sulle labbra alcune pubblicità che declamano le “colazioni sane” che di sano a volte proprio non hanno un bel niente!

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Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie croniche

17/11/11

Catherine Bellwald Agopuntura: il lungo viaggio delle patologie cronicheRipeto continuamente ai miei pazienti che l’agopuntura non è una questione di fede, non serve crederci come molti pensano. Funziona al di là dell’azione mentale esercitata in suo favore, benchè comunque sempre favorevole come in ogni azione e terapia. All’inizio del trattamento l’agopuntura, se ben praticata, produce quasi sempre una modificazione del quadro sintomatico ovvero dei disturbi e il paziente grazie a questo piccolo o grande passo nella direzione giusta si sente rafforzato nella scelta di andare avanti.

Il paziente potrà sentirsi più sgonfio se vuole dimagrire,  più carico nella sua decisione, che sia di mettersi a dieta, di fare attività motoria o di smettere di fumare, riposerà meglio oppure inizierà a sentire il dolore meno aggressivo e continuo rispetto a prima e questo di solito accade abbastanza velocemente dopo le prime tre sedute talora anche dopo la prima.

Diventa facile  osservare questi i miglioramenti in quanto percepiti dal fisico è come se ci fossimo spostati in avanti partendo dal punto A= disturbo percepito al momento della visita, per andare a punto  B=condizione ottimale per quell’individuo e per la sua patologia. All’inizio del viaggio quindi quando la nave salpa, il paziente si sente confortato in quanto gli basta girarsi indietro per vedere che è partito e che si è spostato da dove si trovava prima: è iniziato il suo viaggio.

Fin qui tutto facile, quando però la patologia è cronicizzata da diversi anni oppure radicata in profondità il paziente  potrà sentire altri disturbi in transizione, espressione di strati più profondi dello stesso quadro patologico. Oppure potrà trovarsi in una condizione di modificazione solo parziale del disturbo. Queste condizioni vanno intese come stadi o gradini diversi del percorso di cura.

La situazione iniziale è ormai lontana dalla mente del paziente che farà quasi fatica a ricordarla con precisione in quanto si tende a rimuovere il dolore vissuto nel passato vecchio o vicino. In questa fase il paziente può scoraggiarsi e abbandonare il lavoro e il percorso di cura intrapreso. La sua condizione mentale è incapace di vedere il percorso già compiuto e soprattutto lui considera un fallimento il non essere ancora approdati alla terra promessa! La verità è che la lunghezza del viaggio non è affatto programmabile e soprattutto superato un certo punto non è più possibile vedere a che punto ci troviamo del viaggio.

Ipotizziamo di salpare dalla Francia per andare  in America; una volta abbandonata la costa fino a perderla totalmente dalla vista, per tutto il resto del viaggio non ci è dato (in assenza di un GPS) di sapere la distanza esatta, fino all’avvistamento della costa americana. La distanza reale e il tempo necessari all’arrivo sono incalcolabili per il passeggero e anche per il comandante  quando il viaggio è unico.

Trattando con l’agopuntura un paziente cronico o con una patologia della radice è la stessa identica situazione, diventa difficile dopo un certo tempo di cura avere un atteggiamento oggettivo sulla situazione complessiva. E’ importante che il paziente e il medico non si facciano  influenzare dalla paura di non arrivare a destinazione.

E’ necessario  imparare ad ascoltare e valutare con lucidità la situazione,  sono le piccole modificazioni lo strumento fondamentale per cogliere lo spostamento della nave in mezzo all’oceano. La fiducia della relazione paziente -medico è fondamentale così come la capacità di andare oltre la visione classica del solo e unico aspetto economico. In questi casi per non mollare il lavoro a metà è richiesta determinazione e pazienza da parte sia del paziente che del  medico agopuntore. Per questo motivo nei pazienti cronici a quadro anche stabilizzato il lavoro potrà essere diluito con trattamenti ogni tre o quattro settimane ma il viaggio deve andare avanti sapendo che la rotta è conosciuta dal corpo e gli aghi sono il motore che ci consente di avvicinarci sempre più al traguardo.

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Correzione posturale: attenti alla vista

14/11/11

Catherine Bellwald Correzione posturale: attenti alla vistaUn altro serio problema spesso poco considerato quando si parla di postura è la vista.

La presenza di un severo difetto della vista, soprattutto da vicino, produce sul corpo una postura viziatissima che potremmo definire secondaria. Ovvero non è essa stessa un atteggiamento dovuto al carattere della persona ma una risposta a una difficoltà; di solito quella nel leggere.

Il paziente di solito non avvicina il giornale o il pc agli occhi ma avvicina il volto! In questo modo il tratto cervicale si trova in anteroposizione con tendenza alla cifosi del tratto inferiore e rettilinizzazione del tratto superiore.

Inoltre l’asse di allineamento  della testa è totalmente perso e il peso del cranio  grava interamente sui muscoli cervicali scaleni, trapezi e talora anche sui muscoli strenocleidomastoidei che  inevitabilmente si contraggono in modo anomalo.

Ne consegue, nel migliore dei casi, una cervicalgia muscolotensiva e nel peggiore un  quadro di discopatie cervicali anche severo con possibilità di protrusioni multiple, ernie estruse o frammenti erniari a cui possono accompagnarsi dolori chiamati brachialgie, non solo cervicali ma irradiati alle braccia e alle mani; questi sintomi sono spesso molto dolorose e fastidiosi in quanto corrispondono a vere e proprie nevralgie.

La cosa più logica è certamente correggere il difetto visivo con una valutazione oculistica completa, ma non basta; resta comunque l’atteggiamento che in questo caso è una memoria corporea o psicomotoria ovvero anche se ci sono gli occhiali correttivi più idonei il corpo ricorda la schema di movimento che è diventato un atteggiamento automatico.

La persona tende così a ripetere quegli schemi corporali, prima conseguenti alla patologia visiva, e che rimangono in atto anche dopo che il difetto visivo è stato corretto, continuando ad aggravare la situazione cervicale muscolare e osteoarticolare.

L’unico modo per agire su di essi è in primo luogo consapevolizzare e osservare il difetto posturale acquisito, successivamente correggerlo continuamente fino a riprogrammare lo schema corporeo.

E’ sbagliato affermare “io sono così” pensando di non poter modificare la situazione oppure ancora peggio offendersi se qualcuno ci fa osservare la nostra posizione scorretta: ben venga qualcuno che ce la fa osservare; la consapevolezza della propria postura non è infatti, nella gran parte dei casi, qualcosa con cui si nasce, ma va costruita giorno per giorno.

Come per ogni cosa bisogna impegnarsi e lavorarci sopra con energia magari facendosi aiutare da specialisti del settore rieducativo e posturale.

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Il mese di novembre e il triplice riscaldatore nella medicina cinese

10/11/11

Catherine Bellwald Il mese di novembre e il triplice riscaldatore nella medicina cinesePer il calendario cinese con il 9 di novembre entriamo in Li Dong inizio o salita dell’inverno, questo mese è collegato al triplice riscaldatore. Il triplice riscaldatore altrimenti chiamato in inglese triple burner o triple warmer e in cinese san jiao non corrisponde a un organo come gli altri 11 meridiani. Corrisponde a un sistema energetico piuttosto complicato che controlla quello che in medicina cinese viene definito il metabolismo delle acque.

San in cinese tre, jiao il cui ideogramma rappresenta un pentolone scaldato è non a caso collegato con l’elemento fuoco come il cuore. A differenza del  cuore che si trova nella stagione estiva, fuoco nel fuoco, in questo caso siamo all’inizio della stagione invernale il cui elemento è l’acqua, avremo quindi fuoco e acqua.

L’ orario del san jiao è compreso tra le 21 e 23. Interessante vedere che in questo orario  le persone tendono ad avere un calo energetico e molto spesso si addormentano per la stanchezza anche quelle che poi soffrono di insonnia nelle ore mattutine o nelle ore più avanzate della notte.

L’animale di questo mese è il maiale, una ricchezza per l’infinita possibilità di utilizzare tutte le sue parti, ” non si butta niente del maiale“! In un certo senso potremmo dire che l’energia del triplice riscaldatore è come un motore in più, una risorsa in più, una ricchezza utile a tutti gli organi nessuno escluso.

La funzione del triplice riscaldatore si divide in tre aree distinte da cui il nome triplice riscaldatore. L’area superiore o jiao superiore o fuoco superiore corrisponde alla cavità toracica ed è collegata agli organi cuore e polmone. Il jiao medio è l’area epigastrica e ipocondrica e comprende gli organi stomaco-milza-pancreas-fegato e il jiao inferiore gli organi rene-vescica urinaria e piccolo-grosso intestino.

Il metabolismo delle acque e la funzione del san jiao  rispecchiano in realtà il complicato meccanismo di circolazione sanguigna e il delicato network ormonale che dal sangue è veicolato. E’ incredibile pensare che questo modello di comprensione unitaria del corpo esisteva già oltre 4.000 anni fa. Ma solo oggi possiamo cogliere l’esteso  significato di questo meccanismo in senso chimico e fisico.

Partendo dalla  piccola circolazione sanguigna che consente di pulire il sangue venoso proveniente dal  cuore destro facendolo transitare dal polmone e ritornare al cuore sinistro ricco di ossigeno, per poi distribuirlo  a tutto il corpo ( jiao superiore), al sistema di assorbimento di sostanze nutritizie  e di pulizia del sangue a carico del  sistema digestivo e delle sue ghiandole ( jiao medio), per finire con l‘ eliminazione dell’impuro attraverso le urine e le feci ( jiao inferiore).

I cinesi dicono “il qi muove il sangue“. Gli occidentali invece hanno scoperto che il sangue consente agli ormoni di trasportare informazioni da un distretto del corpo all’altro. Il sangue inteso anche come  fonte di energia per ogni singola cellula e  la possibilità di rimuovere l’impuro da ogni singolo distretto. In realtà a voler ben guardare a migliaia di anni di distanza il concetto è lo stesso solo che è espresso in modo diverso. Se per un cinese senza qi non c’è vita e per un un occidentale senza sangue  le cellule non sopravvivono, viene logico capire che la coppia sangue-qi può essere intesa come una medesima entità funzionale e non già come due entità separate o ancora peggio come il diavolo e l’acquasanta.

San jiao ha  rapporti diretti con il pericardio con il quale è in rapporto interno-esterno, e con la vescica biliare con la quale forma il livello shao yang. Da questi due importanti legami è possibile intuire l’importanza della sfera emozionale e dello stress sul sistema sanjiao cosa assolutamente verificabile anche con il sistema ormonale.

I punti del triplice riscaldatore sono utili in numerosi disturbi  dolorosi del territorio shao yang come le cefalee temporo-parieto-occipitali,  nelle insonnie e in tutte le disfunzioni ormonali.

Ma ancora san jiao è in rapporto con il Rene attraverso un legame di livello, shao yang(san jiao)-shao yin(rene) e con la Milza (9-11 am) perchè in esatta contrapposizione sull’orologio cinese. Entrambi questi due rapporti ci fanno intuire il suo ruolo nella gestione dei liquidi e  dell‘umidità. Il triplice punto viene infatti comunemente usato per trattare le diarree, il sovrappeso e anche l’edema.

In questo periodo dell’anno è importante iniziare ad alimentarsi con cibi cotti, evitando di abusare di cibi troppo freddi come le insalate, le mozzarelle e gli agrumi. Questi alimenti  rallentano e raffreddano il jiao medio mettendolo in difficoltà e aumentando l’umidità interna che già esternamente è in continuo aumento.

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Temperature fuori controllo negli spazi chiusi

7/11/11

Catherine Bellwald Temperature fuori controllo negli spazi chiusiNon capisco! Veramente faccio fatica a capire la logica; in settembre e ottobre molti, anzi moltissimi, esercizi hanno mantenuto un ambiente condizionato alla pari dei mesi di giugno, luglio e agosto.

Oggi, ai primi di novembre, quasi tutti presentano un riscaldamento decisamente esagerato viste le temperature miti presenti all’esterno.

Ma quale è la logica di questo consumo ingiustificato? Non esiste nel 2011 la possibilità di avere un condizionatore e un riscaldamento con temperature regolabili? Oppure è la testa delle persone che non presenta la possibilità di essere  regolata?

Lo so, lavoro anch’ io, non è affatto facile trovare la temperatura perfetta, ogni ora è diversa per esempio! E anche ogni giorno ovviamente! Beh che c’è di strano? In settembre e in ottobre, per esempio al mattino, il clima esterno era decisamente fresco, mentre nell’ambiente chiuso del luogo di lavoro era quasi torrido. Nessun problema: bastava lasciare aperte le finestre per rinfrescare velocemente senza spesa alcuna, ma con il lavoro delle braccia e della testa.

Durante il giorno era il sole ha riscaldare ancora moltissimo, bastava anche in questo caso creare una minima ventilazione e ombreggiatura per godere ancora del caldo in modo piacevole.

In questo periodo è quasi il contrario, al mattino fa più caldo per il riscaldamento acceso da numerose persone alla sera e il calore accumulato dalla terra e dai muri dalla recente stagione estiva. Alla sera invece arriva il fresco ma è ancora molto moderato e basta davvero poco per ottenere una temperatura piacevole.

Insomma quel che succede è che oggi negli ambienti chiusi il calore è quasi insopportabile e talora supera il calore spontaneo che si correggeva con il condizionatore fino a tre settimane fa!

Solo che quando si accendevano i condizionatori eravamo vestiti con una maglietta e oggi che si accendono i riscaldamenti siamo vestiti con un cappotto, senza parlare dei soggetti che hanno già tirato fuori cappelli, guanti e sciarpe!

I grandi magazzini e centri commerciali sono l’apoteosi di questa problematica, ma anche edifici come il Palazzo di Giustizia o la Questura Centrale,  enormi strutture antiche super riscaldate non solo nelle stanze ma in tutto l’edificio. Più è grande l’ambiente e più è grande il controllo della temperatura. Ma chi paga alla fine siamo sempre noi!

Ci rendiamo conto che questa gestione acefalica della temperatura è causa di numerose patologie respiratorie da raffredamento?   Quest’anno sinusiti, laringiti, faringiti, otiti, bronchiti, hanno non solo colpito durante tutta l’estate ma  stanno già mietendo vittime con numerosi ceppi di rinovirus molto imbufaliti prima ancora dell’arrivo della classica epidemia stagionale di influenza.

Ma al di là della salute, l’economia e lo smog  sono altre pesanti conseguenze di questo comportamento decisamente poco  equilibrato e sconsiderato. Possibile che si debba arrivare alla vigilanza esterna  delle temperatura interna e alla possibilità di prendere delle multe magari con sanzioni fuori dal bollo e con limiti altrettanto poco ragionevoli come spesso lo sono quelli della velocità stradale?

Forse fra vent’anni ci saranno gli specialisti della temperatura, con consulenze annuali obbligatorie e  sistemi costosissimi di riscaldamento e condizionamento computerizzati e saranno obbligatori per tutti i poveri mortali che non sapranno come pagarli e magari nel palazzo della Questura tutto resterà come oggi! Un pò come in molti ospedali pubblici dove le rubinetterie sanitarie a leva sono arrivate molti ma molti anni dopo la normativa che le aveva rese obbligatorie negli esercizi pubblici.

Non sto dicendo di fare i puristi che non accendono il televisore per non consumare l’elettricità, oppure che non vanno mai in macchina per non consumare la benzina  o altri estremismi di questo tipo. Il controllo della temperatura richiede che vi sia un responsabile, che si occupi durante l’intera giornata di alzare o abbassare la regolazione e se necessario di spegnerla per alcune ore o aprire e chiudere le finestre all’occorrenza  e magari alzare e abbassare le tende!

Un interesse che dovrebbe essere comune a tutti noi. Sono in verità solo piccole questioni queste, ma se non sappiamo come risolvere le piccole questioni, senza il buon senso, come possiamo pensare di risolvere quelle grosse?

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La speranza durante la malattia

3/11/11

Catherine Bellwald   La speranza durante la malattiaSignora si rassegni suo figlio non piangerà più” è la frase che hanno detto alla mamma di un paziente uscito dal coma dopo un incidente in moto. Al paziente veniva poi detto al suo risveglio ” ci vorranno anni per tornare a camminare e non correrai mai più!”

Il paziente oggi a distanza di meno di un anno non solo piange ma cammina e corre e si allena esattamente come faceva prima dell’incidente. Certo non è lo stesso di prima, ma nessuno di noi è lo stesso di prima.

Affermare che che non c’è speranza è come affermare il suo contrario ovvero che non ci sono problemi, in entrambi i casi sono posizioni troppo rigide e la  verità è che a noi medici non è dato di sapere come andranno le cose, non siamo maghi ne veggenti, non sappiamo se una situazione che sta migliorando continuerà a migliorare oppure se, viceversa, una situazione che sembra stazionaria non possa iniziare a migliorare.

Possiamo grazie alle conoscenze e alla nostra esperienza considerare i fattori favorevoli e sfavorevoli per il recupero e spiegarli al paziente con calma senza assicurare un miglioramento ma senza fare l’esatto contrario ovvero negandolo in senso assoluto come un dato certo. La medicina non è una scienza perfetta e tanto meno certa; ogni individuo risponde in modo del tutto individuale.

La classe medica per eccellenza si glorifica del non voler dare al paziente false speranze e punta spesso il dito contro coloro che si pongono in modo diverso e con maggior speranza nei confronti di una  patologia indipendentemente dalla gravità. Quel che succede in ambiente sanitario è  spesso che si eccede nello sparare sentenze drastiche piuttosto che il contrario.

E’ diverso dire “non lo farai mai più, scordatelo” e dire “la situazione è grave, non so davvero fino a che punto potremmo recuperare” e ancora  dire ”finirai in carrozzella”  piuttosto che affermare “se non ti curi o non prendi la cosa seriamente, potresti peggiorare in modo anche severo“. Frasi come “se lo deve tenere”  e “non c’è niente da fare” sono all’ordine del giorno in medicina.

L’idea che mi sono sempre fatta a questo riguardo è quella di pensare che sono proprio i medici ad avere maggiormente paura delle malattie e con questi atteggiamenti di superiorità quasi gelida e distaccata esorcizzano la loro paura e la paura delle responsabilità. Questo giustificherebbe come mai il comportamento di “ammazza speranza” è così diffuso in alcuni ambienti come le unità intensive o la rianimazione.

In effetti la responsabilità di fare o dire la cosa giusta al momento giusto è talora pesante e non basta dare il farmaco o consigliare l’intervento o la visita specialistica per avere in cura una persona nella sua interezza. Ci sono tempi da rispettare e bisogna saper ascoltare le problematiche fisiche, chimiche, psichiche e sociali di quella specifica persona e non è affatto semplice!

Credo che si possano dare informazioni anche gravi senza essere cinici e senza calcare la  mano. E’ possibile dire a un paziente che è affetto da una malattia grave come una neoplasia maligna senza sotterrarlo sotto la nostra paura pur sapendo che già da solo lo starà facendo.

Nello stesso modo aprire una speranza terapeutica soprattutto per malattie meno gravi ma croniche come le frequenti algie articolari su base artrosica è sacrosanto. Sono tantissimi i pazienti che arrivano all’agopuntura convinti di non poter fare niente e ai quali non sembra possibile essere migliorati così tanto solo perchè  ormai si erano convinti di non potersi più liberare dal loro problema o dolore.

Credo fermamente che la speranza non debba mai e poi mai essere tolta, fino alla fine. Ovvero fino a quando non ci si trova faccia a faccia con la morte, a questo punto il lavoro è completamente diverso; si tratta di aiutare l’intero nucleo famigliare ad accettare questo inevitabile distacco.

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La festa dei morti.

31/10/11

Catherine Bellwald La festa dei morti.Festeggiare i morti non credo significhi solamente ricordare e porgere gli omaggi ai nostri cari defunti. Credo che festeggiare i morti possa essere un occasione per avvicinarsi a questo mistero: la morte. In tutte le culture antiche e moderne la morte è e resta il più grande mistero irrisolto e da tutti temuto.

Per alcuni la fine di tutto, per altri di un’esistenza terrena, di un percorso, di un ciclo, comunque la fine di qualcosa alla quale teniamo tutti molto: la nostra vita fisica, la nostra pellaccia!

Un momento per pensare che non esiste conto in banca, rango sociale, amicizia altolocata che ci raccomandi, ne interventi chirurgici o farmaci in grado di sottrarci alla morte quando essa ci chiama.  Accompagnare dolcemente alla morte i pazienti terminali è  diventata una branca della moderna medicina. Nei migliori  hospices l’intero nucleo famigliare viene preso in considerazione e sostenuto nel percorso di distacco.

Le attenzione al confort fisico e psichico del paziente sono innumerevoli, dalla musica alla possibilità di prendere del sole sulla terrazza. E ovviamente  avere vicino i propri cari anche tutta la notte, non come profughi ma comodamente sistemati su appositi divanoletti, con piccole cucine per prepararsi un tè o una tisana al bisogno. La possibilità di avere cure mediche continuative 24 ore su 24 e la sensazione di essere a casa.

Per i parenti più stretti è una vera medicina dell’anima oltre che delle loro schiene. La patologia definita terminale ovvero senza più speranza di recupero è difficile da accettare sia per il paziente che per i famigliari e spesso rende ancora più complessi i rapporti interpersonali. Inoltre la cura di una persona in questa fase, quando interamente a carico di un singolo famigliare o di una famiglia non è da tutti realizzabile. Non tutti hanno la forza, la capacità e la possibilità di sostenerla in quanto è un lavoro pesantissimo e talora anche devastante per i parenti che se ne occupano.

La presenza di personale medico qualificato e degli infermieri diventa un modo efficace di sistemare al meglio alcuni problemi logistici, permettendo a tutti di essere se stessi e facilitando la creazione di un’atmosfera di comunione. Nel libro “Un modo di morire ” edito alla fine degli anni ’80, venivano descritte molto bene le qualità terapeutiche del nascente concetto di hospices.

Posso inoltre affermare che tutte le volte che  sono entrata in un hospice sia per lavoro che per visita, sono rimasta affascinata. Ritengo siano strutture sanitarie di eccellenza dove il rispetto altrui ha la precedenza sulla prepotenza e l’ascolto è sovrano. L’accettazione della morte da parte di tutti; medici, infermieri, famigliari e pazienti si percepisce molto bene e diventa essa stessa la cura.

E’  interesante analizzare come sempre più il cinema e la televisione siano farciti di film sui morti viventi altrimenti chiamati zombi e di quanto crescente interesse sia rivolto ai tavoli autoptici nell’ultimo decennio. La morte e la paura della morte vengono comunemente esorcizzati e il fenomeno di Halloween ne è un altro esempio.

Ritengo che conoscere e accettare gli hospices sia un  modo certamente diverso ma utile per provare a fare pace con quest’ospite indesiderato che è la morte.

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Ricette per mangiar sano: Triglia in vellutata di carote e mango – by Gabriella

27/10/11

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: Triglia in vellutata di carote e mango   by GabriellaIn questa ricetta useremo i filetti di triglia, questo pesce  nei nostri mercati dovrebbe essere quasi tutto di provenienza mediterranea anche se si trova in abbondanza nei mari tropicali.

Essendo di piccola taglia, viene considerato più povero in metalli pericolosi e sostanze tossiche purtroppo presenti nel mare e  ricco in omega 3 oltre che molto gustoso.

Lo trovate già pulito e pronto in vaschette nei comuni supermercati ben forniti, risparmiando così tempo nella pulizia talora farraginosa.

Mettete i filetti a marinare per alcune ore con olio, abbondante buccia di un limone rigorosamente biologico e zenzero fresco grattugiati, una manciata di semi di sesamo, un pizzico di sale e pepe.

Anche per le carote consiglio che siano biologiche in quanto come i limoni sono troppo ricche di nitriti nella buccia al punto da alterare il sapore dei cibi rendendole decisamente più aspri.

In questo modo è possibile non pelare ma solo pulirle e tagliate a pezzi grossi risparmiando tempo prezioso. Le carote si fanno insaporire con qualche rondella di porro, olio e peperoncino.

Si aggiunge acqua, abbondante zenzero in polvere, curcuma e sale. Con questi sapori è possibile limitare il dolce della carota, evitando di usare il dado che copre i sapori e spesso contiene sostanze non proprio salutari. Coprite con coperchio, e cuocete per circa 15-20  minuti.

Prima di spegnere il fuoco aggiungete negli ultimi minuti la polpa del mango sbucciato e tagliato.

Il mango è un frutto esotico non sempre facile da procurare, ma in questa stagione si trova facilmente. E’ necessario che sia maturo al punto giusto, ovvero non legnoso ma morbido come una pesca ma senza essere innerito.

L’ideale per il mango, che troviamo comunque in tutte le stagioni dell’anno, è comprarlo verificando che la buccia non sia ingiallita o annerita ma colorata con colori vivi come un pappagallo verde e rosso!

E’ utile e  tenerlo in casa per qualche giorno insieme alle mele senza farli prendere freddo come le banane per portarlo a maturazione giusta.

Frullate le carote e il mango a piacere a seconda della consistenza che preferite e dosate l’acqua di cottura per valutare la densità ideale. Ponete le triglie con la marinata in un tegame e fate cuocere per circa 10-15 min e se sarà necessario aggiungete un po’ d’acqua per non fare attaccare il filetto.

A cottura ultimata distribuire la vellutata nei piatti adagiando nel mezzo i filetti di triglia e decorate con prezzemolo. Buon appetito

 

 

 

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Depressione un circolo vizioso

24/10/11

Catherine Bellwald Depressione un circolo viziosoLa depressione è definita come uno stato psicopatologico  la cui incidenza è fra le più significative; colpisce la popolazione in diverse fasce di età, si accompagna a svariate condizioni psicoemotive, ma anche a molte patologie organiche.

Non è necessario essere un medico  per capire  quando la depressione si manifesta radicandosi nel comportamento di una persona a noi cara e per capire quanto sia difficile scacciare questa condizione con il semplice aiuto della parola e dei consigli.

La depressione favorisce l’insorgenza di condizioni patologiche e viceversa molteplici patologie possono sfociare in una depressione. La depressione del tono dell’umore come viene definita in ambiente medico aumenta la morbilità (la possibilità di ammalarsi) e la mortalità ( la possibilità di morire) questo è un dato certo e verificabile dai più accreditati giornali di medicina ufficiale ed è per questa ragione che la terapia farmacologica antidepressiva è considerata una fra le cure a lungo termine più diffuse e irrinunciabili.

Ancora una volta si può vedere da vicino come la mente influenza il corpo e vice versa. Lo stato depressivo riduce e altera processi interni di riparazione cellulare, di difesa immunitaria, e può dare un valido aiuto nello sconvolgere e alterare svariati sistemi ed equilibri biochimici  dando via a una tempesta del complicato network ormonale e bioumorale del nostro piccolo ma complicato essere corpo-mente.

Lo ripeto: non serve essere un medico per capire che l’integrità della nostra mente è indispensabile per mantenere la nostra salute e  che  solo il suo equilibrio ci consente di passare attraverso le difficoltà che la vita ci impone costantemente in ambito famigliare, lavorativo e sociale in senso lato.

La depressione del tono dell’umore è paragonabile a una condizione di impotenza e di schiavitù del pensiero, che possiamo rappresentare come intrappolato in un circuito chiuso. Il pensiero in un certo senso cerca di uscire ma si ritrova sempre uguale a se stesso capace solo di alimentare il proprio disagio interiore come un animale in gabbia. E tanto più si dibatterà per uscire più aumenterà la sua condizione di impotenza e di fallimento

Indipendentemente dalle  motivazioni che hanno generato questa condizione, che possono essere le più svariate: un lutto, una separazione,  una malattia invalidante, difficoltà economiche, una forte perdita di sangue, una condizione ormonale squilibrata, una famigliarità positiva per la depressione, non importa la causa scatenante o concausa talora anche assente, il paziente gravemente depresso diventa incapace di uscire da questo stato senza un aiuto esterno: è in trappola!

Ecco che la chimica mediata dai farmaci serontoninergici o dopaminergici diventa un valido supporto come l’abilità di alcuni psicologi; entrambi questi aiuti servono a dare la possibilità di uscire dalla gabbia del pensiero in loop. Anche l’agopuntura può essere un valido aiuto in quanto fornisce una energia armonizzante che in termini semplicistici potremmo definire un risparmio o accumulo energetico positivo in grado di farci uscire dal cerchio chiuso come con una pedata.

In realtà in termini di scienza informatica si tratta di produrre un reset del sistema, in termini di scienza dell’interiore si parla di sofferenza volontaria quando, facendo volontariamente una cosa del tutto inaspettata, sorprendi la tua mente producendo  un surplus energetico capace di fare saltare la dinamica del pensiero oltre la gabbia da lui costruita.

In termini interiori  si paragona spesso il  cammino evolutivo di un individuo come a una spirale in cui il soggetto certamente produce un movimento circolare che lo porta a ripassare da situazioni psicologiche e fisiche analoghe oppure che si ripetono. Secondo la legge dello yin dello yang e dei cinque elementi, la vita stessa è riconducibile a un circolarità e continuo passaggio dallo yin allo yang e da un elemento al suo elemento figlio e così via in una circolarità perpetua.

Non si tratta però di un cerchio chiuso bensì di un cerchio aperto che potremmo ricondurre a una spirale; la situazione già vissuta in precedenza viene rivissuta da un punto di vista diverso. Ecco che si allarga lo spazio di esperienza pur rivivendo apparentemente lo stessa condizione, la mente non si sente chiusa ma in espansione e in crescita poichè ricorda e associa la vecchia esperienza alla nuova e questo produce una nuova esperienza personale sempre più ricca.

Non siamo fatti per stare fermi; ho già detto questa frase parlando del corpo ma lo stesso vale per la mente.

Il mio suggerimento, pur non essendo una psicologa, è quello di stare molto in guardia. Quando ripetiamo sempre gli stessi errori, gli stessi gesti, gli stessi rituali e perdiamo la capacità mentale di adattarci al nuovo, allora siamo in pericolo. Non serve quindi solo rilassarsi e imparare a farlo, ma serve cambiare la prospettiva, serve spostarsi di livello.

E per fare questo la condizione necessaria è quella di apertura mentale non già nei confronti di una singola cosa ma in senso lato. L’apertura è l’unica condizione che ci consente di imparare e di acquisire strumenti e nozioni. L’apertura è una condizione nella quale non si ha paura di essere feriti o derubati  e tanto meno una condizione di superiorità egoica, condizioni queste che la impediscono. L’apertura mentale è in realtà una condizione naturale dell’uomo in evoluzione.

Allora una frase detta in un film, una considerazione fatta da un amico o da un negoziante, ma anche una sfiga, possono diventare lo spunto per fare un salto di comprensione e per muovere il nostro pensiero più in là, dando appunto alla psiche il suo nutrimento che è ancora e sempre movimento ma in espansione senza limiti ne barriere imposte da altri e ancor meno da noi stessi.

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La correzione posturale: attenti alle pose

20/10/11
Catherine Bellwald La correzione posturale: attenti alle pose

tipica postura scorretta

Le pose sono tutte le posizioni che il nostro corpo assume per apparire o sentirsi in una determinata maniera. In realtà molte posizioni sono anche delle pose e molte pose si assumono per abitudine. Diventa quindi difficile poi discernere come una posa si costituisca e si mantenga al di là del voler apparire o percepirsi in un modo piuttosto che in un altro.

Non ci crederete ma le pose sono uno dei nemici numero uno della postura corretta.

Le gambe incrociate da seduti per fare un esempio sono un tipico gesto a valenza sia maschile che femminile,  sicuramente nocivo al rachide lombare quando protratto e ripetuto. Questo perchè l’incrocio favorisce il cedimento in cifosi del tratto lombare. Questa posa credetemi è davvero difficile da togliere in quanto la posizione a gambe incrociate è sexy per la donna e trasmette anche in un ambito lavorativo  un senso di disinvoltura e di amicizia talora indispensabili.

Nei pazienti con note discopatie lombari o cervicali e ricorrenti algie, oltre a eseguire sedute di agopuntura che hanno una grande possibilità di togliere l’infiammazione senza dover ricorrere al corstisonico, insisto molto sulla correzione posturale soprattutto quando riconosco il ripetersi di alcune pose nocive al rachide.

Le raccomandazioni sono ben conosciute agli addetti ai lavori e non: non sollevare pesi, chinarsi piegando le gambe, sedersi tenendo i piedi appoggiati a terra e la regione lombare sostenuta. Pertanto la correzione delle gambe incrociate è spesso la più difficile e sfugge sistematicamente al controllo anche dei pazienti più attenti. E’ frequente che in una singola seduta la mia correzione di questa posa si ripeta più e più volte beccando il paziente “sul fatto” come con le dita nella marmellata!

Ci sono poi pose meno comuni ma altretanto deleterie, anzi forse molto più pericolose; fra queste citiamo quella di tenere la testa leggermente inclinata da un lato in segno di ascolto o di condivisione,  tipica del personaggio Orazio della serie televisiva CSI Miami tanto per fare un esempio concreto. Questa semplice e apparentemente innocua posa, quando protratta e ripetuta sistematicamente nel tempo, può generare una scoliosi funzionale capace di stabilizzarsi. Ne possono seguire algie cervicali e cervicobrachiali, talora sostenute da quadri di discopatie cervicali più o meno marcate.

Correggere questo tipo di posa è ancora più difficile; è necessario attivare un sistema di vigilanza e di consapevolezza posturale continuativa per cogliere la posa e correggerla sul nascere. A peggiorare la situazione succede che il paziente non si accorge della sua posa se non attraverso uno specchio o una foto. L’unico modo è quello di scattarsi mentalmente delle foto e osservarsi meticolosamente.

Allo stesso modo è utile osservare quale emozione si collega alla posa per individuarla più facilmente. Un lavoro molto complesso, spesso poco accetto dal paziente ma in alcuni casi indispensabile per ottenere la risoluzione completa del dolore.

Attenti quindi quando vedete nascere una posa; ricordatevi che poi non è facile  rimediare ai danni che si possono causare al rachide, almeno non con la stessa facilità con cui si può togliere una ruga dal volto!

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Mal di gola, raffreddori e bronchiti che non passano

17/10/11

Catherine Bellwald Mal di gola, raffreddori e bronchiti che non passanoCapita in questa stagione di sentire molte persone che lamentano bronchiti che non passano e che dopo una terapia antibiotica anche protratta si trascinano comunque con tosse e catarro per oltre un mese; in alcuni casi anche fino a tre mesi.

Ci sono anche casi di mal di gola (laringite o faringite) e riniti che alla stessa stregua non si risolvono spontaneamente come farebbe un semplice raffredore e si prolungano anche dopo che il paziente si è rivolto inevitabilmente anche alla terapia antibiotica pensando a una sovrainfezione batterica.

Sono quasi sempre colpi di freddo, trasmessi solitamente dall’abuso e mal uso dell’aria condizionata, oltre che da sbalzi di temperatura tipici di questa stagione. Un freddo esterno che si associa a un momento di maggior debolezza delle difese immunitarie, talora dovuto a una forte  sudorazione oppure a una concomitante condizione di stanchezza o di stress.

Queste forme sono spesso dovute a forme batteriche e per questo sono perniciose e spesso molto aggressive.  Ci può essere o meno una febbre alta, una debilitazione importante e sintomi di infiammazione molto acuti e ad insorgenza brusca.

Quello che però resta anche dopo la terapia antibiotica non è più la forma batterica ma una infiammazione della mucosa che stenta a regredire, la goccia al naso, la gola che pizzica, oppure il catarro in gola accompagnato da una tossetta, questo nei casi più lievi, in altri esiste un impegno più severo che si trascina.

Il quadro secondo la medicina cinese può essere vario; ci può essere un calore oppure un freddo  che resta intrappolato nelle vie respiratorie, oppure una debolezza del polmone. Con l’ascolto dei  polsi e la raccolta dei sintomi è possibile fare la diagnosi differenziale di questi diversi quadri patologici.

Usando una ricetta fitoterapica mirata è però possibile interrompere i sintomi in breve tempo lavorando sulla loro natura e non sulla causa microbica  iniziale che le ha scatenate, di solito già  risolta dalla terapia antibiotica e dalla risposta immunitaria del corpo, spesso essa stessa causa del protrasi dell’infiammazione.

La fitoterapia cinese può essere modulata sul paziente come un esercizio fisico personalizzato o come un vestito su misura; è possibile lavorare in modo da eliminare il freddo o il calore interno, così come si può indirizzare la ricetta sulla risoluzione e eliminazione del flegma oppure insistere maggiormente per tonificare l’organo polmone e sulle difese immunitarie quando necessario. E’ inoltre possibile  indirizzare la ricetta a un distretto specifico, come il naso, la gola,  o i bronchi anche se la somministrazione resta per via orale; in questo caso si usano erbe definite “messaggeri”, capaci di guidare le altre sostanze terapeutiche nella zona corporea prescelta.

L’aggiunta della fitoterapia cinese può nei casi lievi sostituire la terapia antibiotica per la sua componente antibatterica e antivirale ma diventa un supporto validissimo alla terapia antibiotica qualora necessaria, accelerando il percorso di guarigione delle più svariate infezioni acute respiratorie. E’  possibile in questo modo evitare l’uso, spesso eccessivamente comune, della terapia steroidea e antinfiammatoria e quindi i loro noti  effetti collaterali.

L’uso corretto della ricetta fitoterapica cinese è possibile solamente con una conoscenza specifica in fitoterapia e medicina cinese ma produce risultati estremamente veloci. I pazienti anche più scettici riconoscono immediatamente, talora anche subito dopo l’assunzione della prima dose, l’effetto terapeutico e l’efficacia di questa terapia ancora poco usata in Italia. Anche se complesso da studiare e da procurare lo ritengo uno strumento estremamente efficace, versatile e  con limitatissimi effetti collaterali soprattutto se paragonati ai cortisonici.

I sintomi di queste patologie respiratorie  non del tutto risolte sono spesso lievi e ben sopportabili, ma ritengo sia indispensabile per la salute generale limitarle il più possibile. Ricordiamo che il sistema immunitario esercita un continuo lavoro di controllo sia sui patogeni esterni che sulle degenerazioni cellulari interne e per questo lavoro è richiesta una notevole quantità di energia.

Eliminare in tempi brevi il problema infiammatorio e quindi ripristinare il sistema immunitario a una condizione di normalità è fondamentale per garantire una valida conservazione delle energie di difesa sia esterne che interne, cosa indispensabile  per la prevenzione delle patologie oncologiche in senso lato,  di quelle allergiche e autoimmunitarie e per la prevenzione delle patologie da raffreddamento tipiche della stagione invernale in arrivo.

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Attacchi di panico: prevenire è meglio che curare

13/10/11

Catherine Bellwald Attacchi di panico: prevenire è meglio che curareL’attacco di panico è spesso considerato una problematica confinata a pazienti ansiosi e nevrotici ma non è così; questo disturbo assai poco piacevole può colpire davvero chiunque, anche le persone che meno si pensa possano esserne vittime.

In realtà nessuno, ma proprio nessuno, ne è davvero immune; è quindi necessario evitare atteggiamenti superficiali di superiorità nei confronti di questa patologia, squisitamente sintomatica, che rovina la vita a molte persone.

E’ comunque raccomandato, visto che i sintomi fisici la fanno da padroni, verificare in primis che non si tratti di una patologia fisica conclamata, e questo non è sempre così facile.

Accade di frequente che un paziente, prima di capire che il suo disturbo appartiene alla classe definita come attacco di panico debba girare diversi specialisti, cardiologi, allergologi, gastroenterologi, endocrinologi, reumatologi, magari anche sottoponendosi a cure farmacologiche sintomatiche.

In pronto soccorso una tachicardia severa in un soggetto giovane, magari con famigliarità positiva per cardiopatie, può indurre il medico a un pronto intervento anche drastico, con conseguenze peggiorative sul disturbo da attacco di panico che si consoliderà nella paura di una cardiopatia vera e propria.

I disturbi fisici possono essere così precisi da ingannare non solo il paziente ma anche i medici e questo è sicuramente il primo ostacolo da superare, soprattutto in questa società dove un medico di pronto soccorso si deve comunque tutelare nei confronti della possibilità che la patologia organica sia davvero presente.

Mi ricordo di una paziente di media età, ansiosissima, che aveva  rischiato la peritonite acuta per un’ulcera perforata che non le era stata diagnosticata tempestivamente a causa del suo noto disturbo ansioso e, per contro, una paziente giovane  in pronto soccorso finita in arresto cardiaco per una terapia antiaritmica endovena troppo aggressiva. Il problema diagnostico non è quindi da sottovalutare.

Una volta diagnosticato il disturbo da attacco di panico, esistono diverse cure e terapie utili per affrontarlo e curarlo in modo efficace, partendo dai farmaci e dalla fitoterapia cinese che possono dare un valido aiuto a controllare i sintomi fisici e i disturbi emotivi susseguenti e che, da soli, possono scatenare ulteriori attacchi di panico, cronicizzandoli.

E’ di fatto più la paura per la propria salute e la possibilità di ripetere l’esperienza che impediscono di vivere in modo normale la propria vita, in quanto l’attacco di panico in sè in realtà è un insieme di sintomi del tutto innocui anche se percepiti con forza dal nostro corpo.

Possiamo dire che questi sintomi sono  un modo del corpo per segnalare un disagio; ricordiamo che sia l’ansia che la paura sono fisiologicamente presenti per darci la possibilità di reagire a un evento esterno che ci minaccia. Il corpo, come dicevo, ci avvisa che qualcosa non va; il cuore batte forte nel petto, la gola si stringe, la bocca si asciuga, il diaframma si contrae e il respiro accelera e si accorcia.

La verità è che proprio  non siamo abituati ad ascoltare il nostro corpo; non lo facciamo mai, e percepirlo con questa energia ci mette ko in pochi istanti. Non siamo proprio abituati a sentire e ascoltare il nostro corpo reclamare così da vicino, piuttosto il contrario. E’ piuttosto comune  metterlo sistematicamente a tacere con svariati farmaci allontanandoci da lui sempre più. Quello che accade allora è che ci spaventiamo a morte, pensiamo subito di avere un problema grave.

Nella società moderna l’unica cosa che facciamo bene è correre dietro al tempo, sempre in ritardo e sempre rinunciando a regalarci del tempo per ascoltarci. Quando dico ascoltarsi non dico di ascoltare i nostri pensieri meccanici vertiginosi fare le capriole, ma  ascoltare il nostro corpo facendo silenzio con la mente; è quello che si apprende durante le tecniche del rilassamento e durante una buona pratica di arti marziali o di altre discipline orientali come lo yoga.

Ascoltarsi significa prendersi il tempo per fare sport e praticare discipline a noi utili, stare con chi amiamo,  fare quello che ci piace e  curarci, ovviamente, iniziando con le cure più naturali senza aspettare che un disturbo che magari inizia in sordina come l’insonnia, per fare un esempio, prenda il sopravvento.

L’agopuntura è senza ombra di dubbio un aiuto molto valido per recuperare velocemente il proprio equilibrio. Se invece scopriamo di avere un pensiero che ci tormenta e ci consuma interiormente o l’abitudine a sistematici pensieri negativi è necessario comprendere che abbiamo bisogno di un aiuto esterno per superare questo meccanismo mentale.

Se ci prendiamo il tempo per ascoltarci e ci addestriamo in questa arte possiamo agire preventivamente sul disagio capace di generare un attacco di panico evitandolo.

Ma se non sappiamo ascoltare arriveremo troppo tardi e il corpo reclamerà per noi!

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Il mese di Ottobre e il Pericardio nella medicina cinese

10/10/11

Catherine Bellwald Il mese di Ottobre e il Pericardio nella medicina cineseCon il 9 di Ottobre siamo entrati nuovamente nelle Quinta Stagione, per l’esattezza è iniziato il terzo periodo di Terra dell’anno, ricordiamo che il quarto periodo di terra è quello di Gennaio che per il calendario cinese corrisponde all’ultimo mese dell’anno lunare.

Entreremo per la seconda volta nella Terra yang,  il suo organo correlato è il Pericardio, il suo orario è quello compreso tra le 19 e le 21, il suo animale il cane.

Questa stagione contiene dei rami celesti associati al metallo e al fuoco yin e quindi all’estate e all’autunno e ai caratteri più delicati  di entrambe queste stagioni, in particolare dell’autunno di cui ancora fa parte.

Si tratta però del periodo di transizione verso la prossima stagione: l’inverno. Per molti aspetti è storicamente la stagione più dura: meno luce, meno calore, meno alimenti prodotti dalla terra. Un tempo gli uomini come gli animali  si preparavano con cura al duro inverno perchè solo i più ricchi e forti riuscivano a sopravvivere. Un periodo questo in cui ritengo valga la pena di convogliare le proprie energie indirizzandole consapevolmente  verso gli obiettivi da raggiungere.

Che dire del pericardio; per la medicina occidentale è una membrana sierosa e non un organo vero e proprio. Anatomicamente parlando lo si può considerare come la protezione del cuore, organo questo per eccellenza il più nobile,  la cui importanza è cruciale per sopravvivenza, perchè alla base della circolazione sanguigna e quindi del nutrimento di ogni singola cellula del corpo.

In termini simbolici potremmo associare il pericardio a una sorta di struttura di protezione del nostro interno. Quando qualcosa ci ferisce o ci turba prima di colpire il cuore colpisce il pericardio. Analogamente è possibile considerarla come un sistema atto a tamponare alcune situazioni in modo da preservare  il nostro interno ovvero la nostra intima natura.

In medicina cinese trattare il pericardio significa lavorare sul diaframma e sulla respirazione. Il pericardio  insieme al Fegato forma un livello energetico intermedio definito Jue Yin, che viene sistematicamente trattato in medicina cinese in tutte le patologie dove vi sia uno stato di tensione muscolare, emotiva o viscerale.

Il pericardio è associato al triplice riscaldatore come relazione interno-esterno e quindi al motore che consente all’energia di circolare in tutto il corpo. In medicina cinese è comune dire quando vi è tensione che vi è una stasi del qi di fegato, inteso come un blocco a questo livello, le mani e piedi freddi sono la prima e frequente espressione di questa stasi energetica.

Il pericardio è strettamente collegato  con lo stomaco non solo per la vicinanza anatomica, ma anche perchè si trova nel punto opposto rispetto al calendario lunare, lo stomaco correlato al mese di Aprile è infatti la prima Terra yang dell’anno lunare. Non è quindi un caso se il pericardio in agopuntura si utilizzata per trattare tutti i disturbi gastrici acuti e cronici soprattutto se su base psico emotiva, in primis citiamo la nausea o ipermemesi, ma anche i vari disturbi del comportamento alimentare.

Infine il pericardio è in relazione con il Rene che lo precede nel calendario e nell’orologio cinese; anche in questo caso il pericardio in agopuntura viene utilizzato per trattare  molteplici disturbi di fertilità sia maschili che femminili soprattutto se associati a una componente psicoemotiva.

Il mese di Ottobre come tutti i periodi di transizione è un momento di maggior fragilità, soprattutto per un certo gruppo di persone che potremmo definire costituzionalmente più fragili o meno stabili emotivamente.

A queste persone è indicato in questa stagione un trattamento di prevenzione e di aiuto per non perdere troppo velocemente le energie accumulate nell’estate.

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La responsabilità: un principio allieno

6/10/11

Catherine Bellwald  La responsabilità: un principio allienoPiù passa il tempo e più sembra di assistere al tramonto della responsabilità come scelta. E’ un pensiero che mi è venuto in mente quest’estate, un giorno quando mi sono accorta che la spiaggia era disseminata da mozziconi.

Al di là della raccolta ordinata della spazzatura e del suo smaltimento organizzato, problema ancora non risolto in tutte le aree Italiane, l’attenzione al mozzicone non dovrebbe essere considerata di secondaria importanza. Credo si dovrebbe capire e spiegare meglio al fumatore quanto siano sgradevoli  spiaggie, parchi e montagne disseminati da questi orrendi filtri ciucciati e lasciati all’aria, quasi a segnare il territorio.

Senza voler fare la morale e tanto meno inventare nuovi divieti o multe come fanno in California, sono sicura che basterebbe l’esempio come in tutto; se sempre più persone raccogliessero i mozziconi altrui o altri rifiuti, sono sicura che il fumatore, non trovando migliaia di altri mozziconi si sentirebbe più a disagio a gettare il suo.

Quest’estate ero in Sicilia al mare e nonostante l’evidente miglioramento della pulizia delle spiaggie e delle strade rispetto a qualche anno fa, restava ancora molto evidente l’abbondanza dei mozziconi abbandonati sulla spiaggia oltre a piccoli rifiuti qua e là.

Mi sono trovata a pulire alcune aree dalle carte, plastiche e soprattutto dai mozziconi. Le persone accanto a me all’inizio pensavano cercassi conchiglie poi capivano, dopo il primo disagio che leggevo nei loro occhi che stava a dire “non l’ho mica lasciata io quella roba!”… non ci crederete ma molti facevano lo stesso.

Tutto il giorno sdraiata al sole, tra un bagno e l’altro una lettura e una chiacchiera, dov’è il problema a fare un pò di pulizia della nostra spiaggia? Se avessimo i mozziconi in casa o nel nostro giardino lo faremmo di corsa non credete? In silenzio senza tante sceneggiate o dimostranze, solo per il piacere di vedere  quanto bello è lo spettacolo del mare.

La natura è la casa di tutti e quindi anche la nostra, purtroppo non abbiamo tanto denaro per far pulire gli ambienti naturali come facciamo con le strade, resta quindi a noi tenerli in ordine e rispettarli.  E basta con lo scaricare la responsabilità sugli altri, “non sono stato io” e frasi simili, sono espressioni da bambini. Direi: “E chi se ne frega di chi è stato, ho le mani? Perchè non dovrei toglierlo io?”

A dire che è ingiusto e che non dipende da noi siamo bravissimi, a parlare per ore senza dire niente, poi, dei veri esperti. E questo vale in ogni ambito “Mi dispiace signora non dipende da me“, quante volte lo abbiamo sentito? E alla domanda  “…e da chi dipende allora? mi faccia parlare con il responsabile“… niente! Da lì in poi sempre la stessa musica, come una costruzione piramidale perfetta per produrre innefficienza e deficienza, direi.

Il grosso problema è che nessuno si vuole prendere la responsabilità anche di fronte a una piccola scelta sensata e ragionata. Ma siamo bambini o cacasotto? E’ il principio sul quale i briganti, i ladri e i veri delinquenti basano la loro forza e grazie al quale, nel nostro paese l’omertà ha penetrato il tessuto sociale a profondità inimmaginabili.

E allora, iniziamo a essere responsabili del nostro piccolo, a rispondere in modo diverso e occuparci per quanto possibile di fare del nostro meglio per noi stessi e per gli altri.

E’ così che si diventa adulti!

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Il momento della giuggiola

3/10/11

Catherine Bellwald Il momento della giuggiolaQuello tra fine settembre e inizio ottobre è il momento migliore per trovare le giuggiole. Una volta usate come cibo per i maiali oggi dalle nostre parti ormai nessuno le usa e le cerca più. Ma le giuggiole si possono trovare nei nostri comuni mercati regionali e dai fruttivendoli.

In cina si possono comprare a ogni angolo di strada dentro a dei cesti posti sul pavimento, oppure messe su uno stecchino e passate nel carmello…una delizia.

Sono comode da mangiare perchè non sono delicate e la loro dimensione consente di consumarle come noccioline o come cioccolatini senza alcuna difficoltà di trasporto ne di ingombro. Un ottimo e salutare snack, anche se da noi non più a buon mercato come ci si attenderebbe!

Possono essere consumate ancora un pò verdi e i loro sapore è più acido e simile alla mela, se si aspetta diventano scure e più dolci, infine  come le mele non marciscono ma si raggrinzano. I cinesi le mangiano anche secche ed è facile trovarle in enormi sacchetti nei supermercati orientali.

Questo piccolo frutto dimenticato è considerato uno dei pochi alimenti in grado di nutrire lo yin.  Infatti la componente yin intesa come quella liquida ovvero dei liquidi corporei più interni, come il sangue e linfa, una volta consumata non si rigenera facilmente e soprattutto non è sufficiente idratarsi, anche se resta importantissimo, con liquidi e acqua.

Un frutto utile non solo alle donne che maggiormente soffrono di deficit dello yin e del sangue ma anche per molti uomini magari forti consumatori di caffè, per esempio.

Un’altra notizia importante è che il frutto  della Giuggiola chiamato anche Ziziphus jujube e Fructus Jujubae in latino e Da zao in pin yin  viene da milleni  inserito in numerosissime ricette fitoterapiche cinesi; citiamo la sua presenza in 43 ricette prese dal testo Essentials from the golden Cabinet e 40 dal testo Discussion on Cold Damage.

Dall’antico testo “Divine Husbandman’s” di materia medica si dice che la giuggiola “tratta il qi perverso nel cuore e nell’addome, calma il centro, nutre la milza, assiste i 12 canali, quieta il qi di stomaco, libera i 9 orifizi, supplementa il qi e i liquidi corporei quando insufficienti, tratta la paura e la pesantezza nei lombi e modera le altre erbe.”

La ricetta più semplice e più conosciuta è Gan Mai Da Zao Tang e viene usata per alleviare stati ansiosi viscerali in associazione ad altre ricette che trattano la costituzione del paziente.

Il mio consiglio è quello di inserire nuovamente le giuggiole nelle nostre abitudini alimentari se possibile evitando la speculazione dei fruttivendoli. La giuggiola è un cibo povero e semplice ma estremamente ricco e nutriente che rischia di andare perso e dimenticato.

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Agopuntura: il dolore della perdita

29/9/11

Catherine Bellwald Agopuntura: il dolore della perditaL’agopuntura è quasi sempre associata a disturbi emotivi, i medici generici la consigliano quasi esclusivamente a quei pazienti che non sai più come trattare con i farmaci, che per giunta li rifiutano e che molto spesso vengono inseriti nella categoria degli ansiosi o nevrotici.

Questo avviene per il fatto che sono in pochi i medici a conoscere il metodo di azione dell’agopuntura sul dolore e ritengono che l’effetto terapeutico sia principalmente  dovuto al cosiddetto  placebo.

Complice anche la cultura e la letteratura scientifica che spesso ha remato in questa direzione piuttosto che nell’ottica di far capire come una medicina così lontana dalla nostra riesca a essere tanto efficace sul dolore anche quando questo è sostenuto da fattori fisici e non solo emotivi, come l’artrosi, l’artrite, oppure un trauma.

All’estero e negli studi  di agopuntura Italiani seri l’agopuntura invece viene usata principalmente  per sollevare e trattare il dolore fisico; anche se sono ancora decisamente troppo  pochi a conoscere l’efficacia dell’agopuntura sul dolore. Ripeto spesso la frase insegnatami dal Dott Picozzi: “Non usare l’agopuntura per il dolore è come fare pulizie senza la scopa o l’aspiravolvere!”

Questo non significa che l’agopuntura non possa essere usata per altri scopi; come ad esempio, un dolore emotivo. Non parlo dei quadri ansiosi e depressivi dove la sofferenza emotiva è alimentata da un comportamento psicologico di fondo che deve essere eradicato. Parlo di una sofferenza acuta motivata da un avvenimento come: la perdita di una persona cara, un incidente grave che ci mette in condizioni di salute precaria,  un terremoto che distrugge la nostra casa.

Nel caso di un trauma emotivo da perdita non ci troviamo di fronte a una cronica predisposizione emotiva ben strutturata nel tempo, ma a un evento acuto destabilizzante, capace di minare l’equilibrio e la salute di ogni individuo.

Quando si perde qualcosa a noi caro la sofferenza e il dolore possono causare dei problemi anche fisici; possono comparire attacchi di panico, inappetenza, insonnia, gola stretta, palpitazioni, respiro corto e anche patologie conclamate spesso a carico del sistema respiratorio o cardio-respiratorio. Si tratta di un trauma o se preferite di una ferita dell’emotivo e allo stesso modo delle ferite fisiche devono guarire e se possibile essere curate per facilitarne e accelerarne la guarigione.

Al paziente colpito da una tale ferita accade di pensare che la condizione di prima gli era dovuta oppure semplicemente normale, in questo modo  non si accetta la nuova situazione. Si ha principalmente paura di non essere più felici. Si pensa di non sapere più come andare avanti! Si deve mettere un passo dopo l’altro e ricominciare da zero e questo richiede energia e lucidità mentale.

Insomma se ci si rompe una gamba non ci si può alzare, mettere le scarpe da ginnastica e andare a correre, giusto? Ma neanche restare a letto sconsolati a pensare che non possiamo più correre! Si tatta di un lavoro che richiede molta energia e molto impegno dedicato unicamente a rimettersi in piedi e allora, un passo dopo l’altro, con molta attenzione e molta dedizione, ricominciare a camminare da soli e, in tempi più o meno lunghi, si può ritornare a correre.

Farsi aiutare è molto importante in questa fase: da un bravo psicologo, ma anche da veri amici su cui fare affidamento; i  farmaci antidepressivi possono essere un valido aiuto  ma esistono diverse cure e metodi alternativi che possono essere usati come utilissimi sostegni anche in associazione con i farmaci nei casi più difficili.

In agopuntura è possibile usare punti e canali collegati direttamente o indirettamente al cuore, con l’obiettivo di armonizzarlo e calmarlo, anche il polmone è un organo da trattare in quanto correlato all’emozione della tristezza. Il  miglioramento  del sonno si può ottenere lavorando sulla vescica biliare e sul fegato, la capacità di respirare profondamente lavorando sul plesso solare con stomaco, pericardio. E’ possibile agire anche sulla paura lavorando e riequilibrando il rene,  organo ritenuto correlato a queste bruttissima ma innata e profonda emozione.

Insomma l’agopuntura consente, insieme a molte altre tecniche di rilassamento e di armonizzazione, di sentirsi più lucidi e di affrontare in modo più rapido la completa guarigione e non solo l’apparente ritorno alla vita normale.

Le tecniche provenienti dalla filosofia  buddista si soffermano sull’osservazione del presente e di quanto la nostra mente desideri autocommiserasi e restare volontariamente nella sofferenza, di come l’energia della sofferenza possa essere utilizzata come carburante per fare magari anche cose che non pensavamo di riuscire a fare. Lasciando che la delusione, il rancore, la rabbia e la paura di soffrire si trasformino in qualcosa d’altro, quasi fosse una sorta di trasformazione alchemica.

Ritengo che si debba e si possa lavorare e curare il dolore emotivo come se fosse fisico, con lo scopo di raggiungere più velocemente con tutti gli strumenti di cui disponiamo, siano essi farmacologici o afarmacologici,  un nuovo equilibrio, fondamentale per il mantenimento della salute in senso lato.

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Il telefonino e il GPS strumenti di sicurezza

26/9/11

Catherine Bellwald Il telefonino e il GPS strumenti di sicurezzaMi è capitato di sentire delle persone che si vantano del fatto di non possedere il cellulare, come di non guardare la televisione, come se avere il cellulare fosse una moda o un segno di debolezza.

Per molti il cellulare è un vezzo, l’ultimo modello è l’oggetto del desiderio, si sa, ma al di là di questo piacere che non vedo perchè uno non debba concedersi, il cellulare è in questi tempi uno strumento di comunicazione, forse non indispensabile ma decisamente di una importanza talora anche vitale.

Segnalare un incidente, segnalare un’aggressione, segnalare un ferito e chiedere il soccorso, essere al corrente di fatti di rilievo in tempo reale può essere fondamentale in diversi settori professionali.

Il GPS poi è uno strumento altamente efficace per orientarsi quando si è alla guida in condizioni particolari, strada nuova e sconosciuta, visione delle segnaletica non buona per condizioni climatiche come la nebbia, la neve o  la luce insufficiente. Inoltre la manutenzione della segnaletica senza parlare delle deficienza della stessa di molte strade sembra in  alcuni casi un modo per prendere in giro le persone e talora anche disorientarle.

Avere una vocina e una cartina che ti dice amorevolmente quale incrocio troverai e quali indicazioni seguire con anticipo può evitare lo stress del perdersi e del poter sbagliare, un sistema in grado di limitare le reazioni talora non controllate dell’emotivo che alla guida si sa possono essere anche più pericolose dell’alcol.

Non dico di renderlo obbligatorio come le cinture, i giubbini fosforescenti, le catene ma sinceramente non vedo perchè no!

In montagna o in ambienti extraurbani il GPS può consentire il ritrovamento della rotta persa e delle persone bisognose di soccorso in modo rapido e immediato. In alcuni casi si può installare sul telefonino un sistema di richiesta veloce di soccorso utile per le persone con salute cagionevole e per quelle a rischio di aggressione o rapimento.

Perchè quindi avere questo atteggiamento di superiorità e di sdegno nei confronti del nuovo e del tecnologico? Obbligherei le varie aziende telefoniche a ricoprire interamente il territorio Italiano senza lasciare buchi proprio per evitare che questi strumenti possano venire a mancare al cittadino nel momento del bisogno e visto il business della telefonia mobile non vedo la cosa così difficile da conseguire con un pò di buona volontà.

Inoltre il telefonino quando si è costretti gioco forza a aspettare ci consente di usare il tempo per comunicare anche cose importanti. Con i messaggi non si possono scrivono lettere ma il valore delle parole scritte è talora un grande aiuto per farsi capire e per trasmettere qualcosa che sentiamo dentro. Infine è possibile collegarsi a internet e studiare o leggere le cose che ci interessano e che non abbiamo il tempo di guadare durante le ore lavorative.

Spetta poi al singolo decidere quando rispondere,  silenziarlo o  spegnerlo. In sintesi spetta  a ognuno  trasformarlo in semplice strumento di tendenza che limita e condiziona la libertà dell’individuo, oppure scegliere di farlo diventare una nuova  possibilità tecnologica per muoversi con sicurezza anche in ambienti non conosciuti e poco frequentati, per comunicare cose importanti a miglia di distanza, risparmiare tempo e studiare in qualunque luogo ci si trovi a dover aspettare.

Ecco che a tutti coloro che si fanno un vanto del non possedere un cellulare e si vogliono distinguere per questa controtendenza mi sentirei di dire loro di smettere di passare il tempo a criticare e trovare i difetti del nuovo rifiutandolo schematicamente, e suggerirei di provare a vivere nel presente e apprezzando ciò che il nuovo ci propone e cercando  per quanto possibile il miglior modo di sfruttarlo nel rispetto della persona e dell’ambiente.

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