La memoria del gusto – di Philippe Galard
Si può dire che oggi in Francia solo un adulto su due può essere considerato di peso forma e secondo i dati statistici nazionali francesi l’obesità si sta sviluppando in modo veramente inquietante.
In base ai diagrammi ed alle cifre presentate dalla Dott. essa Marie-Aline Charles, epidemiologa di Inserm insieme al nutrizionista Arnaud Basdevant i risultati dell’inchiesta nazionale danno le vertigini. Nel 2009 il 32% della popolazione adulta ovvero 14 millioni di persone è in sovrappeso corporeo e di queste, il 14,5 % cioè 6,5 millioni di individui, è considerato obeso.
Dal ’97 ad oggi siamo passati da una percentuale di obesi del 8,5 % a una del 14.5 %. Insomma, ogni anno che passa la percentuale di obesi cresce regolarmente senza risparmiare nessuna fascia di età. Anzi si può dire che, di generazione in generazione, l’obesità compare sempre più precocemente nel corso della vita ed è sempre più considerevole.
La frequenza delle cosiddette obesità severe che corrispondono alla fascia della popolazione più a rischio medico è infatti passata da 1, 5% a 3, 9 % . In buona sostanza in dodici anni in media ogni francese è ingrassato di circa 3,1 kg e il suo ventre è cresciuto di circa 4,7 cm! Continua a leggere
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I nostri amici sono la nostra ricchezza – by Philippe Galard
Prima o poi capita a tutti di passarsela male e di vivere momenti davvero difficili.
La tendenza naturale è quella di ripiegarsi su se stessi e di allontanarsi dagli altri. E anche se questa solitudine appare talora utile, dobbiamo stare molto attenti a non lasciarla penetrare troppo profondamente in noi. Meno si incontrano persone e meno voglia si ha di incontrarle. Meno amici si vedono e meno amici si hanno.
Ogni prestesto è buono per isolarsi. Non c’è tempo, troppo lavoro, niente soldi, esigenze famigliari. Ma c’è sempre una soluzione per dividere alcuni momenti di piacere con le persone a noi care.
Ecco un video di un mio recente e breve week-end a Parigi , il cui scopo principale era quello di ritrovarsi intorno ad un bicchiere (o più di uno!) insieme a buoni amici.
Ultimamente in Francia alla radio è frequente sentire la canzone di Calogero in cui sia il titolo che le parole ripetono: “sono ricco solo dei miei amici”
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A pieni polmoni – by Philippe Galard
La prima volta ero davvero giovanissimo, appena tredici anni.
Ero con mio cugino e lui ne aveva soltanto undici.
“Guarda” mi disse “Le ho fregate dalla borsa di mia madre!”
Anche se più giovane di me di due anni, è stato lui a invitarmi a fumare la mia prima sigaretta. Solo undici e tredici anni, è pazzesco se ci ripenso.
Ci siamo rinchiusi nei bagni, abbiamo aperto la finestra e… via con la siga.
Non sapevamo neanche inghiottire il fumo ma ci sentivamo grandi; era il nostro primo gesto di emancipazione, di affermazione e di ribellione.
Il gusto, me lo ricordo benissimo, era infame ma fu piuttosto il senso di trasgressione del vietato ad incidersi nella mia memoria.
La seconda volta fu ancora più eccitante; ero in vacanza in Marocco, con mia sorella e Anna, una sua amica. Io avevo quattordici anni e loro diciasette. Anna era davvero una bella ragazza ed io non ero che un piccolo moccioso; ai miei occhi, lei era già una donna fatta e finita e per me del tutto inacessibile.
Alla sera si divertiva a prendermi in giro:
“Allora piccoletto, quand’ è che vieni nel mio letto? ti aspetto! Potremmo fare follie insieme!”
Mi ballava intorno in camicia da notte, ridendo di gusto. Ero timidissimo, arrossivo come un pomodoro ed ero assolutamente incapace di profferire parola.
Mia sorella all’epoca doveva studiare per gli esami di recupero di settembre; ebbi quindi il privilegio e l’onore di accompagnare Anna al mare.
Il lungo mare era pericoloso e noi eravamo praticamente soli, su questa immensa spiaggia di sabbia dell’Oceano Atlantico.
In assenza di mia sorella, Anna si faceva più sensuale, misteriosa, meno esuberante e più calda nei miei confronti. Un giorno aveva disposto il suo asciugamano fianco fianco al mio, era sdraiata sul ventre con un libro in mano, i suoi lunghi capelli rossi e ricci e gli occhiali da sole sul naso. Confesso che mi faceva letteralmente impazzire.
Ad un tratto girandosi verso di me, abbassò gli occhiali e si tuffò letteralmente nei miei occhi. Era così vicina che potevo sentire la sua pelle sfiorare la mia. Non avevo mai condiviso una simile intimità con una ragazza. Immaginavo la pienezza dei suoi seni, meravigliosamente disegnati dal suo costume da bagno. Il suo odore, il suo alito, il calore del suo corpo, erano un’ esplosione nel risveglio dei miei cinque sensi. Continua a leggere
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Il Passaggio della Ronda – by Philippe Galard
La città in cui vivo è brutta, molto brutta, tanto che a volte, quando ne osservo il paesaggio, mi vengono in mente alcuni versi di una canzone di Celentano
Vorrei sapere come fa la gente a concepire di poter vivere nelle case d’oggi, inscatolati come le acciughe. Nascono i bimbi che han gia’ le rughe. Vorrei sapere perche’ la gente non dice niente ai mister Hyde, ai dottor Jekyll, i costruttori di questi orrori che senza un volto fanno le case dove la carie germoglia già.
Ieri stavo camminando lungo un “Passaggio della Ronda“*, o meglio lungo quello che ne rimaneva: una stradina delimitata da muri di pietra che una volta segnavano i confini di frutteti e orti, solo un accenno di ciò che fu; questi passaggi non hanno mai avuto la minima speranza di resistere all’avidità di quell’edilizia selvaggia che si accanisce nel demolire tutto ciò che ancora c’è di bello.
Mentre passavo in quella specie di vicolo un cane ha abbaiato improvvisamente, facendomi spaventare a morte.
Senza quell’abbaio avrei probabilmente proseguito senza vederla; a terra, nascosta nell’ombra, c’era una donna, rannicchiata su se stessa, quasi invisibile. Continua a leggere



