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Correzione posturale: attenti alle poltrone

19/9/11

Catherine Bellwald Correzione posturale: attenti alle poltroneLa posizione seduta è già da sola la più dannosa per il rachide lombare soprattutto se prolungata nel tempo. Questo perchè la fisiologica lordosi da seduti scompare e nei casi peggiori si trasforma in una cifosi ad ampio raggio che coinvolge tutto il rachide.

A lungo andare in assenza di una correzione, e di una muscolatura paravertebrale e addominale di sostegno, si può determinare una rettilinizzazione e talora anche una inversione della lordosi lombare con un conseguente sovraccarico dei dischi intervertebrali lombari e formazione di quadri più o meno gravi di discopatia.

Le poltrone più ancora delle sedie sono nella maggior parte dei casi un vero danno per le schiene perchè sono quasi sempre antiergonomiche. La peggiore in assoluto è la poltrona del dentista dove le gambe vengono messe in orizzontale e lo schienale  inclinato di circa 45-60°. Si ottiene così la posizione del long sitting ovvero seduti a gambe tese, la peggiore in assoluto per il rachide lombare che infatti tende a cedere in cifosi.

In  molti altri ambienti  sanitari  le poltrone sono i molto spesso antiergonomiche; le poltrone ospedaliere dove si esegue  la chemioterapia e le poltrone delle case di riposo per esempio. In sintesi sono tante le poltrone con i requisiti sbagliati. In ordine citiamo le poltrone del cinema, dei treni, degli aerei e  molte poltrone anche decisamente costose e apparentemente confortevoli.

Le poltrone incriminate hanno tutte la seduta (spazio dove ci si appoggia glutei e coscie) molto lunga (spesso più lunga delle normali dimensioni delle coscie), le peggiori hanno la possibilità di allungare le gambe, cosa apparentemente molto comoda e gradita ( si ottiene così il long sitting), ma la cosa più grave di tutte è che possono regolare esclusivamente l’inclinazione dello schienale. In questo modo l’intero carico e peso del paziente  grava inesorabilmente sul rachide lombare.

Le poltrone ergonomiche invece sono quelle in cui la seduta e lo schienale si inclinano simultaneamente, si dice che basculano ovvero l’intera costruzione schienale e seduta si inclina mantenendo gli stessi gradi.  Troviamo questi criteri nei centri benessere, in alcuni modelli di poltrone d’autore, e in moltissimi modelli di poltrone da esterno ovvero da giardino anche a basso costo. In questo modo il peso non carica più sul rachide ma verso il suolo in modo verticale.

Partendo dalla vecchia sdraio di una volta fatta di tessuto alle nuove sdraio da spiaggia in plastica il criterio è conservato ovvero l’inclinazione dello schienale è simile a quello della seduta. E’ importante segnalare che queste poltroncine pieghevoli da spiaggia  sono di solito basse e non possono essere utilizzate da soggetti con deficit motori o disturbi articolari alle ginocchia e alle anche.

Avete capito la differenza? Non è un fatto estetico ma un criterio meccanico: se dovete scegliere una poltrona per farci restare a lungo una persona  fate molta attenzione ai criteri di scelta. Potete scegliere poltrone molto costose con marchi famosi o firmate oppure se le vostre tasche non sono così’ profonde potete andare in un buon negozio di mobili da giardino. Esistono in questa categoria poltrone basculanti, stabili e di varia altezza quindi facilmente utilizzabili anche da persone con difetti articolari o motori . Queste poltrone nel loro piccolo sono in grado di risolvere il problema in modo elegante e senza rischiare di peggiorare le condizione di salute del rachide.

Ma se dovete adattarvi alle poltrone come nel caso di lunghi viaggi e di impegnative sedute  dal dentista consiglio di indossare pantaloni morbidi, meglio se da ginnastica o calzoncini corti, e scarpe comode per poter piegare le gambe  rompendo lo schema del long sitting. Piegando anche solo una gamba, meglio se tutte e due,  il rachide lombare può più facilmente sostenersi e mantenere una minima lordosi.

In caso di guida di una vettura, di rigidità articolari multiple e di obesità tali da non consentire movimenti  di aggiustamento della posizione antiergonomica, consiglio un cuscino lombare da spinta e interruzioni regolari della posizione con piccole camminate e basculamenti del bacino. Tali accorgimenti possono limitare attacchi dolorosi lombari.

Per garantire la salute del rachide lombare di un soggetto sedentario non è sufficiente fare attività sportiva generica per rinforzare i muscoli più deboli siano essi addominali che paravertebrali; è importante allenare il corpo alla correzione e consapevolezza posturale e al mantenimento della corretta posizione seduta durante le ore di lavoro ma anche nelle ore di riposo o destinate ad altro.

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Medicina cinese: il pericolo di fama e successo

15/9/11

Catherine Bellwald Medicina cinese: il pericolo di fama e successoE’ comune pensare che il successo e la fama possano portare problemi anche molto severi all’individuo che ne viene colpito. Tutti li vogliono ma a ben guardare sono davvero tanti gli esempi nel mondo dello spettacolo in primis (ma non solo) a mostrare come il successo possa diventare un fardello pesante talora autodistruttivo.

L’esempio della recente morte di Amy Winehouse è l’ultimo in ordine di tempo, ma sono moltissimi i personaggi dello spettacolo che abusano di droghe di vario genere, eccessi di ogni tipo e si sostengono con cocktail massicci di farmaci fino a distruggersi.

Ma come mai, viene da chiedersi, questi hanno tutto eppure riescono a vivere così male e essere spesso così infelici? Dalla legge dei 5 elementi è possibile avere una risposta che giustifichi come mai questo fenomeno accada così spesso.

Ogni individuo, per mezzo della legge dei 5 elelementi e del ciclo di generazione e controllo, sostiene 5 tipi diversi di relazioni. Ogni elemento ne genera uno e ne controlla un’altro ed è generato  e controllato da altri due elementi, determinando un cerchio chiuso. Il legno genera il fuoco, il fuoco genera la terra, la terra genera il metallo, il metallo genera l’acqua e l’acqua genera il legno e si ricomincia. E poi il legno controlla la terra, la terra controlla l’acqua, l’acqua controlla il fuoco, il fuoco controlla il metallo, il metallo controlla il legno e così via. Si formano in altri termini relazioni di parentela. Partendo da un qualunque elemento, avremo suo figlio, suo nipote, suo nonno e sua madre per arrivare nuovamente all’elemento di partenza.

La prima relazione è quella nei confronti di ciò che ci nutre, corrisponde all’elemento che ci genera, al di là dell’infanzia e dell’importante ruolo della madre, il nutrimento in senso lato proviene poi dallo studio, dall’intelligenza e dalla capacità appunto di imparare da ogni cosa.

La seconda relazione proviene da noi stessi e dai nostri simili ovvero persone a noi affini, chimicamente della nostra stessa pasta o elemento. Possono essere parenti ma anche amici, intesi come spalle su cui appoggiarsi e farsi forza. Queste prime due relazioni ci danno forza e ci sostengono e simbolicamente sono la madre e noi stessi.

La terza è la relazione nei confronti di  qualcosa che da noi nasce, possono essere i figli ma soprattutto i talenti, mentre la quarta è la relazione con  il mondo del denaro e dei possedimenti : il nipote. Quest’ultimo rappresenta l’elemento che corrisponde al successo e alla fama intesi anche come figli del talento.  Simbolicamente troviamo il figlio che corrisponde al talento e il nipote al successo dell’elemento in esame, due relazioni che, a differenza delle due precedenti, tendono a impoverire l’elemento di partenza.

Si dice che i figli vanno nutriti e i nipoti controllati e ciò richiede energia; lo stesso vale per il talento e per il denaro: ci vuole energia per produrre talento e per amministrare il proprio denaro e i propri possessi.

Partiamo dall’elemento legno; per fare un esempio se avrà molto fuoco ovvero “figlio”, tenderà ad impoverirsi questo è facile da capire, d’altro canto tanto legno ovvero se stesso e molta acqua lo fanno crescere e lo rendono forte, anche questo è facile da capire. Ma la terra che è figlia del fuoco, ovvero nipote del legno, e che corrisponde proprio alla fama perchè mai dovrebbe impoverire il legno? Semplice: la terra, essendo figlia del fuoco, lo indebolisce. Si dice che la terra spegne il fuoco e il fuoco a sua volta cerca nutrimento nella madre ovvero nel legno che si impoverisce ulteriormente.

Ecco spiegato con la legge dei 5 elementi come mai la fama estrema e improvvisa è potenzialmente pericolosa in quanto capace di generare uno squilibrio nei 5 elementi e nelle loro rispettive relazioni. Ma analizzando ulteriormente è facile intuire che se il legno è molto forte lo squilibrio e l’impoverimento saranno inferiori e l’equilibrio generale verrà preservato.

Ecco che un legno molto forte e sostenuto, ovvero ricco di acqua (educazione, studio, intelligenza) e magari in compagnia di altro legno (amici, parenti a lui affini e simili come qualità e  su cui fare affidamento) anche se con molto fuoco/talento e molto successo/terra resterà forte e stabile. Se invece abbiamo un legno debole la presenza di molto fuoco/talento lo indeboliranno, e lo stesso sarà per la terra/fama quando molto importanti. In questo caso si dice che il nipote si ribella per eccesso di forza e si sovvertono i rapporti di controllo, ovvero il legno non controlla più la terra, ma è la terra a controllare il legno.

Infine un eccesso di fuoco (talento) può creare un eccessivo controllato del metallo (autorità), il che, tradotto nell’esempio sopra, significa che il troppo talento può produrre una sorta di controllo sull’autorità e sui valori; ecco che può diventare lecito il normalmente illecito e  si può perdere l’orientamento di ciò che è giusto e non giusto fare, soprattutto se l’elemento metallo, ovvero l’autorità, è già di suo debole o poco rappresentato.

Tutto è sempre relativo ovviamente; un eccesso di controllo dato da un’importante presenza di metallo beneficia del fuoco per essere limitata,  come avrete capito non sono regole da applicare a tavolino in quattro e quattro otto ma da valutare nel loro insieme.

L’applicazione della legge dei 5 elementi anche in questo caso ci permette di  capire quanto, sia il talento che la fama possano, quando molto sviluppati, essere la causa di un forte disagio della persona e del suo rapporto con la società, al punto da produrre dei danni, soprattutto se la persona in questione è debole.

La fama quindi non è da augurare a tutti perchè non tutti sono in grado di sopportarla.

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L’ascolto dei polsi nella medicina e fitoterapia cinese

12/9/11

Catherine Bellwald Lascolto dei polsi nella medicina e fitoterapia cineseNella medicina occidentale l’ascolto del polso si effettua nella normale visita medica per ricercare alterazioni del ritmo cardiaco e valutare la frequenza del battito. La qualità del battito cardiaco si valuta invece con il fonendoscopio che permette di auscultare i battiti  e  i rumori cardiaci patologici.

Nella medicina cinese attraverso l’ascolto del polso è possibile percepire tutti gli organi dell’intero corpo.  Ogni polso possiede tre posizioni fondamentali di ascolto in collegamento con uno specifico organo.  A dx polmone, lo stomaco, il rene collegato con la funzione urinaria, e a sx troviamo il cuore, il fegato e il rene collegato con la funzione riproduttiva.

Durante l’ascolto si traduce la vibrazione tattile di ogni singola posizione del battito,  in una specifica forza, forma e consistenza, rispetto alla costituzione del paziente, alla sua età, alle condizioni in cui si trova e alle restanti posizioni del polso.

L’ascolto del polso è una delle pratiche mediche più antiche e difficili, richiede per essere usata decenni di esperienza e dedizione assidua e continuativa. All’inizio potrei dire che è difficile trasformare la percezione tattile e vibratoria  in una precisa forma e quindi in una specifica situazione energetica e organica. Non siamo abituati ad ascoltare la vibrazione, è un senso che normalmente non addestriamo.

Inoltre durante l’ascolto è indispensabile essere neutri in un certo senso  come trasparenti, infatti è facile, visto il collegamento fisico con il paziente, farsi oscurare e sviare dalle  emozioni personali del paziente e non sentire con sufficiente chiarezza. Solo con la pratica giornaliera e lo studio  continuo è possibile  spegnere se stessi per ascoltare e collegarsi  ai pazienti cogliendo anche in pochi minuti situazioni molto profonde e talora molto ben nascoste.

In questi anni ho osservato inoltre che è indispensabile per ascoltare correttamente i polsi essere in ottimo stato fisico ed emotivo; in assenza di queste condizioni la percezione viene totalmente alterata. Un lavoro molto più che difficile non solo di studio e di pratica continuativa di anni e di migliaia di pazienti ma anche un lavoro su se stessi di pulizia e concentrazione focalizzata.

L’ascolto dei polsi consente di verificare situazioni talora assolutamente non visibili ne con la valutazione della lingua e tanto meno con i sintomi.  Sono infatti molto pochi i sintomi inequivocabili di una diagnosi certa, quello che spesso accade è trovare casi  con segni ambigui di scompenso talora anche contraddittori tra di loro. I polsi forniscono quasi sempre la chiave di lettura dell’analisi diagnostica per poter agire con la fitoterapia. Ecco perchè prescrivere una ricetta di fitoterapia cinese è sempre un atto subordinato all’ascolto dei polsi.

In particolare una ricetta di fitoterapia cinese si costruisce sulla base dei sintomi, della costituzione del paziente e con i polsi. Una corretta valutazione dei polsi permette di individuare patologie infiammatorie  ma anche possibili predisposizioni verso patologie neoplastiche  molto prima che si siano formate e concretizzatate nel fisico. Un ottimo strumento di prevenzione che  usato correttamente diventa un mezzo per mantenere la salute anche nei confronti di patologie importanti.

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Il mese di Settembre e il Rene nella medicina cinese

8/9/11

Catherine Bellwald Il mese di Settembre e il Rene nella medicina cineseTra il 7-8 di settembre entriamo nel mese del metallo yin collegato all’organo rene,  al gallo come animale del calendario cinese e all’orario compreso tra le 17 e le 19.

Il crepuscolo quindi, non è un caso se il rene come organo nella medicina cinese è quello che determina e manifesta il processo fisiologico dell’invecchiamento considerato molto più che un organo emuntorio essenziale.

Dalla medicina occidentale sappiamo che un uomo può vivere con il 30% della capacità renale ecco che le donazioni di rene sono possibili restando in salute. Questo fa pensare al rene come a una riserva, un surplus non utilizzato,  un pò come per il cervello che tutti sappiamo essere utilizzato in modo estremamente limitato rispetto alle sue potenzialità.

Nella medicina cinese il rene è il serbatoio dell’energia definita prenatale ovvero non dovuta al cibo o agli sforzi quotidiani non che questi non incidano a lungo andare sulla sua integrità ma l’energia del rene è innanzitutto acquisita alla nascita e proviene dai nostri genitori.  La salute e l’età della madre e del padre naturali al momento del concepimento sono considerati di fondamentale importanza per costituire il potenziale del nostro serbatoio.

Per quanto riguarda l’organo rene, è utile sapere che i suoi rapporti interni sono innanzitutto con il cuore con il  quale forma un asse interno fondamentale chiamato Shao yin che corrisponde al livello o strato energetico piu profondo e nascosto del corpo, come la radice di una pianta per fare un esempio. Il rene si collega anche con il pericardio che lo segue nell’orologio, nel calendario e nella circolazione energetica; il pericardio è inteso come un organo interessato in modo più diretto dall’aspetto emotivo; appartiene a uno strato energetico che potremmo definire come una sorta di interfaccia con l’esterno.

Il rene è collegato ovviamente con la vescica urinaria e con il grosso intestino per mezzo dei quali elimina l’impuro e gli eccessi verso l’esterno. E’ interessante sapere che una idrocolonterapia eseguita in modo aggressivo può  scaricare sul rene un’importante quantità di acqua, con possibile insorgenza di renella che in questo caso diventa una sorta di pulizia del rene ottenuta attraverso il colon.

Infine il rene è in relazione diretta con il triplice riscaldatore che in termine pratici non corriponde a un organo preciso ma a una funzione dell’intero organismo capace di sviluppare e distribuire l’energia ai diversi organi interni. Non è un caso se con gli anni le ossa e la memoria si indeboliscono e si perdono i denti e l’udito, in quanto per la medicina cinese il rene è collegato con i midolli, con il tessuto scheletrico di cui fanno parte anche i denti e il suo organo sensoriale è l’orecchio. Ma al di là di queste notizie molto scolastiche l’invecchiamento porta a una riduzione di tutte le funzioni sensoriali: la vista, l’udito, anche l’olfatto e il gusto si modificano questo perchè ogni organo interno viene gradualmente a essere meno nutrito e quindi si indebolisce progressivamente.

Il rene vista la sua natura  non è normalmente in grado di rigenerarsi e con gli anni inesorabilmente, perde la sua energia e, come è facile comprendere, con  essa l’energia di tutto il corpo. Si ritiene che una vita molto frenetica con ritmi accelerati e sforzi prolungati consumi più velocemente questa energia. Allo stesso modo tecniche di respirazione e energetiche sono da sempre considerate degli strumenti per mantenere il serbatoio pieno e consumarlo più lentamente.

Antiche discipline come lo yoga, la meditazione, il tai chi chuan e molte altre non sono infatti discipline esclusivamente fisiche; il loro contenuto profondo e filosofico oggi è spesso messo da parte per limitarlo a semplici pratiche motorie salutistiche ma esse vanno intese come dei sistemi per attingere a una energia superiore accessibile a tutti, un sistema per caricare le pile con energia pulita al pari dell’energia solare!

L’energia del Rene nella medicina cinese è collegata anche alla capacità di procreare e alla capacità di avere una vita sessuale intensa. E’ fisiologico dopo i 45-50 anni avere desiderio di una sessualità più completa e appagante piuttosto che frenetica e quotidiana ed è altresì normale per le donne essere gradualmente meno fertili.

L’allungamento della vita, il sistema sociale nel quale viviamo hanno spostato e sembrano spostare il desiderio di maternità e paternità  sempre più avanti negli anni. Questo lascia pensare moltissimo ad un cambiamento di molti parametri; che si faccia o meno ricorso a farmaci e tecniche di inseminazione artificiali, potrebbe nel tempo generarsi una graduale riduzione di questa energia e quindi genericamente della capacità di procreare. Di fatto un problema già presente da alcuni anni e su cui la scienza medica certamente spinge sull’acceleratore per via dell’enorme richiesta e quantità di denaro che gravita intorno a questa esigenza.

Ritengo valga la pena di soffermarsi a pensarci su un attimo e magari  cercare di capire come fare a garantire più energia vitale sfruttando non solo le nuove acquisizioni della scienza molecolare medica ma andando a studiare, senza denaturarli e senza demonizzarli, gli antichi metodi e insegnamenti capaci di sfruttare al meglio le fonti  energetiche naturali e interiori di ogni essere umano.

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La spalla dopo la mastectomia

5/9/11

Catherine Bellwald La spalla dopo la mastectomiaDa oltre 20 anni si parla di riabilitazione oncologica considerandola come una fase importante del trattamento oncologico. Esistono dei bei protocolli di lavoro e delle pagine estese sulle motivazioni e sull’importanza di questi gesti che vanno dalla fisioterapia, alla psicoterapia, al nursing del paziente. Il tutto volto al potenziare la qualità della vita e non solo la longevità.

Non tutti i pazienti operati possono avere bisogno della riabilitazione oncologica nello stesso modo, ovvero ci sono pazienti che da soli o con l’aiuto di famigliari riescono a produrre un’atmosfera riabilitativa idonea al recupero di tutto il loro potenziale residuo non solo inteso come funzione motoria  ma anche psicosociale.

Come direbbe la Prof essa Morosini hanno un potenziale di salute alto, dato magari dalla loro personalità o dalla buona risposta organica al trattamento chirurgico o chemioterapico oltre che magari dalla presenza di persone stimolanti sia in ambiente lavorativo che famigliare.

Ricordo che sfruttare e utilizzare al massimo il potenziale residuo dopo un intervento chirurgico e un trattamento oncologico mirato  non significa fare tutto quello che si faceva prima ma significa accettare e vivere al meglio la nuova condizione causata dalla malattia.

Capita spesso di vedere l‘articolazione delle spalla sottovalutata rispetto ad altre grandi articolazioni. La mentalità è spesso questa, anche se il recupero articolare è limitato non è importante.

La mobilità della spalla infatti non incide direttamente su funzioni motorie importanti come la deambulazione oppure la manualità. E’ infatti possibile  con una limitata escursione articolare della spalla mantenere normali mansioni lavorative ed  essere totalmente autonomi nei trasferimenti e nei normali atti della vita quotidiana.

La spalla però è ingannevole; la sua limitazione articolare non  impedisce solamente di lavarsi accuratamente l’ascella colpita o di allacciare e slacciare un reggiseno, di nuotare a stile libero ma incide indirettamente su tutto lo schema corporeo, sul rachide e sulla simmetria destro sinistra. La rigidità del cingolo scapolo-omerale non è facile da eliminare ed è spesso responsabile di una scoliosi secondaria inizialmente solo funzionale ma che può fissarsi nel tempo.

Questo gli ortopedici ormai lo hanno capito molto bene e infatti avvisano i pazienti che il trattamento riabilitativo post operatorio delle spalle è un lavoro lungo e impegnativo per qualunque intervento si voglia eseguire sulla spalla e a maggior ragione sulle forme post traumatiche o eseguite a cielo aperto.

Nei pazienti anziani è comune che la spalla  post traumatica venga lasciata a un recupero spontaneo ritenendo che il suo recupero articolare non abbia una grande importanza per le funzioni che il paziente deve svolgere e fin qui lo considero sensato.

Ma a tutt’oggi considero che l’articolarità della spalla venga  decisamente  trascurata dopo gli interventi di mastectomia. Rispetto a una volta sono più attenti e il più possibile conservativi. Si cerca sempre di limitare l’asportazione al minimo indispensabile e si lavora in modo estremamente curato sul recupero dell’estetica soprattutto se la paziente è giovane.

L’attenzione a questo proposito è così forte che  si rischia di dimenticare che il braccio e la spalla sono altretanto importanti. Ecco  che capita di vedere cicatrici stupende quasi invisibili, lavori delicatissimi di ricostruzione plastica ma spalle e talora anche gomiti decisamente bloccati da una ipomobilità forzata anche in condizione di minimo intervento ascellare.

Succede che il chirurgo stesso abbia timore  che la mobilizzazione possa danneggiare il risultato chirurgico sul fronte estetico. Si tende quindi a lasciare che il recupero avvenga gradualmente e spontaneamente. Quello che può succedere  è che la paziente si ritrova con una spalla la cui articolarità è  decisamente limitata oltre che dolente. Soprattutto ne consegue  un impegno riabilitativo molto superiore a quello che sarebbe potuto essere necessario se se fosse stata educata a muovere il braccio nelle fasi immediatamente post operatorie e in quelle successive.

La riabilitazione nella maggioranza dei casi viene lasciata interamente al paziente con indicazioni talora molto sommarie e nel migliore dei casi con un libretto o opuscolo che indica le manovre adatte al recupero articolare. Il lavoro con un fisioterapista preparato è invece di fondamentale importanza soprattutto nelle primissime fasi, quando l’ansia di sbagliare e di sentire dolore prendono il sopravvento. L’autotrattamento non è sbagliato di per sè ma le indicazioni specifiche devono essere fatte personalmente.

Il trattamento diretto serve a limitare l’ansia di sbagliare e di sentire dolore ed è indispensabile in tutte le pazienti  poco addestrate al contatto con il proprio corpo e a quelle particolarmente ansiose. In questa fase il fisioterapista esperto può già individuare chi davvero necessita di un aiuto e chi invece sta andando spontaneamente bene da sola.

Le pazienti più compromesse verrebbero subito individuate  e inserite per un lavoro ambulatoriale di fisioterapia come si fa sui pazienti ortopedici. Si eviterebbe così i tre mesi di attesa per una visita fisiatrica e i tempi di inserimento in trattamento, senza che vi sia un costo maggiore anzi direi il contrario.

Questo perchè sono tante le pazienti che vanno incontro a retrazioni tendinee anche severe fino a quadri di  capsulite adesiva post mastectomia, in quanto il braccio operato tende a restare contratto in un atteggiamento di protezione del seno. In questi casi il lavoro riabilitativo diventa  lunghissimo oltre che estremamente doloroso e quindi poco tollerato.

Senza contare che a distanza di anni  queste donne che  di solito tornano alla vita lavorativa si ritrovano con dei dolori a tutto il rachide e una postura totalmente scorretta spesso direttamente secondaria a movimenti assimetrici del corpo  limitati appunto della spalla direttamente implicata.

A ben guardare un prezzo poco calcolabile ma sicuramente non indifferente dal punto di vista sanitario ma anche personale. Un problema che giunto a questo punto spesso non si risolve con dieci sedute di fisioterapia o di terapie fisiche  anche se ripetute, che impedisce  il ritorno a  una vita serena e alla possibilità di sentirsi in forma non solo per lavorare ma anche per viaggiare o praticare attività sportiva o semplicemente stare bene con se stessi.

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Uno spot sui profilattici che non vedremo mai in Italia…

1/9/11

…poco ma sicuro!

Peccato, perchè i giovani di oggi hanno bisogno di queste cose e non solo di prediche!

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Guardare avanti ma anche indietro

29/8/11

Catherine Bellwald Guardare avanti ma anche indietroSi dice sempre di guardare avanti e di non farsi influenzare troppo dal passato e da ciò che abbiamo già vissuto, il concetto è quello di voltare la pagina evitando di restare attaccati al passato. Tutto vero ma come tutto esiste sempre l’eccezione che conferma la regola!

Ci sono momenti in cui girarsi indietro è fondamentale per capire quanta strada abbiamo percorso.

Mi è capitato recentemente di fare una piccola escursione in montagna, eravamo sulla strada di ritorno e stavamo facendo il pezzo del percorso più difficile un pò di ghiaione  insomma decisamente un discreto dislivello.  La mia compagna di avventura iniziava ad avere il fiato pesante e si capiva dal suo sguardo un iniziale pentimento di aver deciso di percorre la strada più difficile per il nostro rientro. L’ora era ormai tarda e la nostra stanchezza stava iniziando a farsi sentire.

Ecco che presa dallo sconforto inizia ad alzare lo sguardo verso la vetta  mostrando non senza un velo di preoccupazione quanta strada ancora dovevamo compiere. In realtà la nostra meta era quasi raggiunta in quanto dovevamo tagliare sulla sinistra da lì a breve. Io mi sentivo in forza e avevo risparmiato il fiato concentrandomi sul respiro, ho iniziato a prendere la parola anche se ero molto meno esperta di lei in fatto di escursioni montanare.

“Siamo a 2/3 del tratto di salita peggiore” cercavo di convincerla, e più dicevo così più lei negava e si arrampicava con lo sguardo ben oltre il luogo dove dovevamo andare. Allora presa da intuizione mi sono imposta e le ho detto “girati,guarda quanta strada abbiamo già fatto, manca poco il nostro punto di arrivo è ormai vicino”. Da lì a pochi minuti abbiamo visto da lontano la segnalazione della strada  712 detta anche “dei finanzieri”.

La mia compagna si è rilassata, avevamo superato il peggio, da lì in poi la strada era facile e meravigliosamente illuminata da un sole morbido e dolcissimo. Il colore dell’erba dei fiori sembrava uscito da un quadro impressionista.

Giunti sull’altopiano abbiamo trovato numerosi cavalli con i loro puledrini con il pelo matto e pecore  che ci fissavano incuriosite.  Poi l’urlo della marmotta sentinella che abbiamo potuto intravedere su una roccia non molto distante da noi.

Un sogno a occhi aperti non eravamo più stanche nonostante fossero ormai le 18 il tempo era meraviglioso e accarrezzava i monti e le nostre anime. Ho pensato che rinunciare a questo spettacolo per la paura di non riuscire a finire la prima salita o per paura di essere troppo stanche o di arrivare troppo tardi sarebbe stato un vero peccato, sarebbe stato godere a metà. E’ giusto non sottovalutare i pericoli ma è altrettanto giusto non sottovalutare se stessi. L’equilibrio sta proprio lì.

Sono molti poi i montanari che si fanno prendere la mano colpiti come da un febbre del mettersi alla prova e scavalcare sempre nuovi limiti talora a rischio della loro vita. Il soccorso alpino ben li conosce ogni anno sui monti perdono la vita numerose persone alla ricerca di sensazioni forti ma forse anche spinte dalla ricerca di un contatto con se stessi e con Dio e non solo con la natura.

Proprio qualche ora prima abbiamo assisto al recupero con elicottero di tre scalatori. Un intervento davvero toccante per la bravura del pilota e per il modo in cui i soccorittori si sono adoperati rischiando anche del loro. Avevo le lacrime agli occhi, ho pensato “questi si che hanno le palle!”

Ma lo sapevate che una parte del corpo dei finanzieri, tanto  poco amati per ovvii motivi, lavorano attivamente nel soccorso alpino, ma anche nel corpo delle polizia all’insaputa di tutti e rischiando sulla loro pelle. Un prezzo salato anche per loro!

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L’agopuntura è educazione al rilassamento

25/8/11

Catherine Bellwald Lagopuntura è educazione al rilassamentoIn questi anni di lavoro dedicati esclusivamente all’agopuntura ho potuto osservare che quando un trattamento produce un profondo rilassamento, il lavoro è sempre profondo e il risultato ottenuto più velocemente. E’ come se gli aghi trovassero più rapidamente la strada da compiere o la percorressero con minor intoppi e quindi più facilità.

Il rilassamento come conseguenza al trattamento è un ottimo segnale di efficacia. Attenzione: non vuole dire che se emergono ansia, emozioni come il pianto, la rabbia, decisioni da prendere, dolore  o altro il lavoro non è buono. In questi casi di solito il percorso passa da una epurazione, da una sorta di eliminazione verso l’esterno di tensioni emotive o fisiche.

Ma tornando al rilassamento come dicevo quando si produce è di solito un buon segno ma è giusto anche vedere  la questione dal lato opposto.

Produrre un rilassamento mentale ed emotivo prima di iniziare e durante la seduta sono infatti un ottimo aiuto e potenziamento all’agopuntura. Educare il paziente a effettuare una sorta di pulizia mentale prima di iniziare la seduta è un ottimo esercizio, come anche insegnarli che questo spazio di terapia è simile a uno spazio personale da proteggere.

Educare il paziente a spegnere il cellulare o silenziarlo a meno che non vi siano urgenze importanti ha questo significato. Imparare ad avere un atteggiamento positivo nei confronti della cura è altrettanto importante.  Usare il respiro ed espirare mentre si mettono gli aghi è un altro esempio per buttare fuori la tensione e accettare meglio e con più serenità la puntura percepita sulla pelle che in questo modo svanisce all’istante.

Ovviamente anche il medico deve entrare in questa ottica e all’inizio assecondare i bisogni del paziente, soprattutto se questi sente dolore e fatica a rilassarsi. Si possono usare aghi sottili, pungendo in modo graduale e veloce evitando di aggredire in modo eccessivo il paziente poco preparato che imparerà via via a lasciar andare.

Ritengo inoltre sia di fondamentale importanza dare rilievo alla cura dell’ambiente dove viene effetuato il trattamento. Il silenzio è fondamentale, quindi imparare a parlare sottovoce non è solo per la privacy ma anche per limitare l’inquinamento acustico e permettere al paziente di entrare in un ambiente protetto.

Anche con l’ agopuntura fatta in poltrona insieme ad altre persone questa attenzione consente di creare uno spazio comune dove l’esperienza e il rilassamento di uno aiuta quello delle altre persone meno esperte. Si tratta di una vera e propria esperienza condivisa che può in alcuni casi essere ancora più potente e profonda.

La scelta della luce è altrettanto importante, evitando una luce diretta che aggredisca gli occhi ma preferenedo piuttosto una penombra che favorisca un ambiente raccolto e di quiete. La stessa attenzione deve essere rivolta alla temperatura, il paziente rimanendo fermo con gli aghi spesso si raffredda e necessita di una protezione con coperte e una temperatura ambientale idonea.

Utilissima infine è la selezione musicale che in molti casi aiuta proprio il paziente a mollare lo spazio ristretto nel quale è prigioniera la sua mente e partire per un viaggio verso il proprio benessere fisico e mentale.

Il rilassamento in questo modo fa da guida  all’agopuntura e ne è guidato a sua volta; la capacità di restare fermi durante la seduta all’inizio può sembrare difficile ma diventa uno strumento utilissimo in molte situazioni della vita, si integra con il trattamento e potrà accompagnare il paziente alla ricerca e sperimentazione di questa esperienza terapeutica anche in altri ambienti e situazioni.

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La postura come strumento estetico e antiaging

22/8/11

Catherine Bellwald La postura come strumento estetico e antiaging Si fa un gran parlare di postura scorretta attribuendo ad essa un gran numero di disturbi dolorosi osteoarticolari non solo al rachide ma anche a carico di braccia e gambe.

Sono tutti pronti a dichiarare  e confessare di avere delle gran brutte abitudini posturali o posture scorrette, spendere soldi per fare un’analisi posturale computerizzata ma sono poche le persone disposte a porvi rimedio.

La postura infatti non si corregge in 10 sedute di fisioterapia dedicata, con gli esercizi anche mirati, le sedie ergonomiche, le scarpe e plantari correttivi, i bite, le panciere e i busti; non che questi strumenti non siano utili ma non bastano a correggere dei vizi posturali a meno che non vi sia una volontà del soggetto  direzionata e focalizzata alla correzione posturale.

E’ un po’ come voler perdere peso: non bastano i singoli accorgimenti, ci vuole un impegno costante e prolungato fino a che non scatta una molla un nuovo modo di essere e di sentirsi nello spazio. Non è facile perchè le persone che hanno una brutta postura il più delle volte non si rendono affatto conto di averla e soprattutto di quanto sia visibile e serio il problema.

Mi capita molte volte di correggere i pazienti più e più volte, spiegando loro quanto sia importante porre attenzione all’allineamento del rachide ma quasi sempre sembrano rinunciare come se la questione non dipendesse da loro. I risultati migliori li ho ottenuti mostrando e caricaturizzando il difetto. E’ un impatto duro da accettare ma può essere uno shock capace di procurare un cambiamento reale. Un po’ come quando ai pazienti obesi si mostrano foto del loro corpo prese da angolazioni a loro non raggiungibili.

Si fanno tanti sacrifici  per essere e sentirsi più belli, molte persone sono disposte a tutto rischiando anche sulla loro salute per sentirsi più belli. Ebbene mostrando quanto più brutta sia la figura gobba  si può toccare il punto critico che fa scattare la molla.

“Sarebbe un bel ragazzo se non fosse così gobbo”, “in questo modo sembra molto più vecchio della sua età”, “quando è dritto sembra un altra persona lo sa?”, tutte frasi urto che dette al momento giusto fanno il loro effetto. E poi si possono aggiungere dei truchetti, come “si guardi spesso allo specchio”, oppure “si osservi spesso riflesso nei vetri dei negozi quando passeggia o quando è seduto al bar, e si corregga”. “Si scatti immaginariamente una foto e osservi in che posizione si è messo e si corregga subito e lo faccia più e più volte”. Si possono osservare i filmati e le foto nei quali non ci siamo messi in posa ovviamente!

Personalmente insisto sul significato della postura sul messaggio che il corpo da, agli altri ma anche a noi stessi e di quanto intimamente la postura ci condizioni poi anche nel modo di pensare e viceversa. La postura curva su se stessa indica un atteggiamento di chiusura verso l’esterno, di rinuncia, di difesa. Non è necessario fare un corso di portamento o recitazione  per saperlo e riconoscerlo.

Avete mai osservato i bambini intorno ai 6-10 anni come stanno diritti e come camminano con una fierezza naturale simile a quella degli animali? Non è facile vederla negli adulti e quando la si vede è sempre  esteticamente piacevole e armonico.

Sulla spiaggia con i corpi spogliati dai normali indumenti è ancora più evidente e facile  vedere i difetti in tutto il loro splendore molto più dell’accumulo di grasso in eccesso. Striscie bianche  sul ventre, dove il sole non può abbronzare, dovute al rachide ricurvo e lo stesso vale per il seno. I tessuti con il passare del tempo tendono a rilassarsi quindi una postura eretta corretta limita i danni dell’incedere degli anni e della gravità. Il seno e il ventre non possono che giovarne restando  maggiormente tonici e esteticamente  di miglior aspetto.

I soggetti con postura eretta  sembreranno più giovani al di là dei ritocchi estetici, anche la deambulazione denota l’eta del soggetto, molto più  delle rughe. Con tutte le attenzioni estetiche credo che la cura e la continua correzione posturale restino al primo posto nel ringiovanire i soggetti molto più di tanti interventi estetici e senza dubbio con costi e rischi non paragonabili.

Bisogna partire da un sentire e da un immagine interna di sè che deve esprimersi all’esterno; lo yoga, il pilates  e la danza sono ottimi strumenti di consapevolezza corporea soprattutto se l’insegnante o maestro è attento e vi corregge individualmente. Bisogna iniziare a ricercare e osservare le postura corretta negli altri e in se stessi continuativamente, soffermandosi magari meno sull’abbigliamento, sui capelli e sulle rughe ma su cosa esprime una persona nel suo insieme e cosa vogliamo esprimere noi con il nostro corpo e il nostro modo di essere.


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E’ tempo di anguria.. ma attenzione!

18/8/11

Catherine Bellwald E tempo di anguria.. ma attenzione! Dopo vari andirivieni e indecisioni varie il caldo in questi giorni si fa sentire con decisione sia al sole che nelle città per la forte componente di umidità che vi si associa. Come tutti sapete l’anguria è un frutto tipicamente estivo, cresce e  viene usato soprattutto nei paesi dove vi è maggior calore.

Anche questo frutto arriva in Europa solo dopo l’invasione dei Mori e si ritiene che fosse coltivato già 5000 anni fa dagli Egiziani.

A parte il fatto che è un cibo leggerissimo e dietetico perchè molto ricco in acqua, l’anguria non è un frutto afrodisiaco come stanno cercando di vendercelo e il suo effetto Viagra è certamente alquanto discutibile quando lo si mangia normalmente. Infatti la  sostanza implicata in questo effetto è contenuta nella parte verde  o bianca del frutto che normalmente non si mangia.

La buccia e la polpa dell’anguria sono da milleni considerati per i cinesi dei veri e propri  rimedi non già per l’impotenza  ma per i colpi di calore, chiamati Xi Gua e Xi Gua Pi, letteralmente frutto dell’est  e buccia del frutto dell’est.  Questi rimedi vengono usati in decotto e in dosaggi alti insieme ad altre erbe in caso di  disuria e nei colpi di calore con nausea e rialzo febbrile così come per le dermatiti e ulcere della cavità orale anche topicamente.

Si ritiene che sia molto efficace anche nell’ accumulo di calore umidità e nel rigenerare i liquidi. Va usata con cautela  nei pazienti che hanno un freddo interno o che sono sempre stanchi. Gli anziani freddolosi per esempio non dovrebbero abusarne mentre i soggetti pletorici che hanno sempre troppo caldo sono invitati a mangiarla spesso al posto del dolce.

Il frutto  visto in questa ottica acquista un valore diverso, certamente mangiato fresco in quantità moderate resta solamente un ottimo strumento per combattere e difendersi dal  caldo e dal caldo umidità in quanto non solo idrata ma stimola anche la diuresi.

Al mare ma anche in città anche se è piuttosto faticosa da tagliare è un ottimo ausilio, attenzione però a non abusarne per golosità soprattutto se non avete preso caldo in modo diretto: i suoi effetti rinfrescanti potrebbero dare fastidio allo stomaco e all’intestino soprattutto se la vostra costituzione non è idonea.

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Il gelato non gelato

15/8/11

Catherine Bellwald Il gelato non gelatoIl gelato in questa stagione è in assoluto la tentazione più forte soprattutto per i golosi di dolce. Alcune pubblicità alla televisione ti fanno impazzire e correresti fuori a comprare il primo che trovi disponibile.

Ma tristemente i gelati confezionati sono da evitare e quelli prodotti artigianalmente comunque da limitare, in quanto il loro contenuto di zucchero bianco oltre che di panna e latte sono spesso non adatti a un regime dietetico controllato. Producono una sovrastimolazione del metabolismo degli zuccheri e in termini di medicina cinese producono, se mangiati regolarmente, un aumento dell’umidità interna.

Ma se togliamo lo zucchero bianco, il latte e la panna e lasciamo la frutta e basta, certamente resta un cibo molto freddo ma molto meno dannoso in termini  dietetici.

La frutta che vi avanza potete frullarla al posto che buttarla via, inventando strane misture,  potete anche diluirla con acqua se vi va e metterla in contenitori per ghiaccioli in vendita al supermercato; sono facilissimi da usare, basta versare il frullato nello stampo, aggiungere l’apposito bastoncino con supporto e mettere il tutto in freezer.

Visto che la frutta buona si guasta facilmente e ormai costa un occhio della testa, è un modo per non buttar via i soldi che tristemente hanno un potere di acquisto sempre più in caduta libera.

Il gioco è fatto, da un lato non buttate via la frutta e dall’altro avete in freezer qualcosa di naturalmente dolce e freddo per soddisfare la vostra voglia di raffreddarvi e di dolcezza senza appesantire la vostra bilancia e neanche il vostro metabolismo degli zuccheri. Potete mischiare diversi tipi di frutta insieme ottenendo sapori molto particolari e deliziosi. Non serve conoscere nessuna ricetta, tutta la frutta va benissimo

I siciliani ne hanno fatto un’arte infatti; le granite, quelle ben fatte, sono in gran parte a base di sola frutta. Quelle che invece si comprano al supermercato sono a base di sciroppi, aromi e coloranti vari. Non parliamo poi delle granite che si conservano fuori dal frigo e poi si infilano all’ultimo saranno anche comode ma certamente non pensiamo che dentro ci sia della frutta o sostanze naturali vero?

Frullare la frutta  e congelarla in appositi contenitori per ghiaccioli, non necessita di macchinari speciali e costosi,  può soddisfare il palato dei più golosi e per i più pigri può anche essere fatto con i frullati naturali che trovate in commercio al supermercato; hanno una data di scadenza e dovrebbero essere prodotti con frutta fresca senza aggiunta di zucchero ne di conservanti.



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Fitoterapia cinese per la cistite acuta, cronica e ricorrente

11/8/11

Catherine Bellwald Fitoterapia cinese per la cistite acuta, cronica e ricorrenteUna delle classiche patologie estive è la cistite ovvero l’infiammazione o infezione della vescica urinaria. E’ successo  a tutti almeno una volta nella vita, di avere bruciore durante la minzione (disuria) , talora anche solo un bisogno di urinare frequente e scarso (pollachiuria) e in alcuni casi  algie al basso ventre e perdita di sangue con le urine (ematuria).

La popolazione femminile è più colpita e soffre maggiormente di questa patologia. Fra le cause possibili si considera la possibile contaminazione da parte dei batteri provenienti dal retto in effetti decisamente più vicini nell’anatomia femminile rispetto a quella maschile. La cistite una volta veniva considerata molto frequente durante il viaggio di nozze e si riteneva fosse dovuta a una irritazione dell’uretra causata dal primo rapporto sessuale.

Ma parliamoci chiaro: qualunque rapporto sessuale produce una sollecitazione meccanica dell’uretra sia essa maschile che femminile perchè mai dovrebbe aumentare proprio durante il primo?

Esistono  numerose  donne anziane che soffrono di cistite cronica o ricorrente che ricompare nonostante le cure antibiotiche protratte anche mirate.  In estate inoltre sono maggiormente frequenti le forme di cistite acuta rispetto all’inverno

Si ritiene che il calore e calore umidità generato dal costume-mutande e pantaloncini bagnati e dal sudore dei genitali siano i fattori predisponenti di queste cistiti estive oltre che di quelle del ciclista. Secondo la medicina cinese questa spiegazione è sicuramente convincente visto che per loro tutte le patologie da esterno sono dovute ad una entrata di calore o di freddo proveniente dall’esterno che definiscono “patogeno esterno”.

Nella medicina cinese anche un calore interno può essere una causa della cistite soprattutto se cronica o ricorrente. Può essere un calore pieno o calore vuoto come nel vuoto di yin della menopausa oppure un fuoco di cuore  protratto. Le cistiti ricorrenti nelle donne non sono secondo la medicina cinese dovute al deficit di estrogeni che ne giustifica la presenza sia nel climaterio che durante la gravidanza. In questo ultimo caso la frequenza di incidenza delle cistiti sembra dovuto alla compressione dell’utero sulla vescica ovvero a una causa meccanica che ne limita la normale circolazione di sangue e di energia, come avviene anche in corso di stitichezza e uso prolungato della bicicletta.

Non si può escludere  nelle forme acute di cistite che si possa trattare  di un fuoco interno magari  secondario a forti emozioni e associato a colpi di calore esterno. Il cuore come organo interno dello strato più profondo shao yin non risente  del calore esterno ovvero non si ammala con i cambi di clima (e meno male!) ma subisce influenze più interne. Secondo la medicina cinese il cuore è protetto dal pericardio che  lo avvolge e non a caso è lui che si ammala nella famosa quanto sfortunata pericardite virale.

Si ritiene che il calore del cuore che come abbiamo detto nasce squisitamente dall’ interno possa scaricarsi sull’asse shao yin, cuore-rene ed esteriorizzarsi sul viscere accoppiato al rene che è la vescica urinaria per l’appunto! E’ interessante anche sapere che il canale di vescica urinaria si trova sul grande canale o livello chiamato tai yang che corrisponde allo strato più superficiale del corpo, quello che si ammala velocemente con i colpi di freddo e di caldo e che decorre su tutta la parte dorsale del corpo.

Le forme di cistite possono essere come avrete potuto intuire molto diverse da caso a caso; da caldo esterno, da compressione o ristagno locale, da vuoto di yin, da calore interno su base alimentare o emozionale. Per la loro vicinanza con il vitale organo rene è giusto non sottovalutarle, e anche  trattarle genericamente con un antibiotico a largo spettro o con un0 mirato da urinocultura e antibiogramma può non essere sufficiente a liberarsi da questa patologia soprattutto se ricorrente o cronica.

La fitoterapia cinese possiede numerose ricette per eliminare il calore attraverso le urine, per muovere l’energia in caso di ristagno oltre che ricette mirate a trattare il calore di cuore e il vuoto di yin.

Un lavoro che necessita la competenza di un medico specializzato nella materia ma che, se correttamente mirato, non rischia di generare resistenze e offre anzi una valida ed efficace alternativa alle cure antibiotiche classiche usate per le infezioni e le infiammazioni delle vie urinarie.

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Agosto e la vescica urinaria nella medicina cinese

8/8/11

Catherine Bellwald Agosto e la vescica urinaria nella medicina cineseCon i giorni 8-9 di agosto secondo il calendario cinese entriamo quatti quatti e a piccoli passi nella stagione dell’autunno. Abbandoniamo l’elemento terra di transizione per entrare nell’elemento metallo e con esso usciamo dalla tanto amata estate.

In realtà l’autunno più della primavera è una stagione estremamente dolce e piacevolmente calda ma molto meno considerata e desiderata.

L’organo di questo mese è la vescica urinaria, il suo orario va dalle 15 alle 17 e il suo animale è la scimmia. La vescica urinaria  è un viscere collegato e accoppiato con l’organo rene.  La vescica urinaria svolge una funzione molto semplice  di eliminazione controllata  delle urine.

Il maggior interresse legato alla vescica urinaria è da considerarsi più che nella funzione urinaria nel decorso del suo canale esterno. La vescica urinaria segnata U.B da Urinary Bladder  è il  meridiano più lungo del corpo, il suo primo punto origina dall’angolo interno degli occhi e il suo ultimo punto il 67 si trova sull’angolo ungheale del 5 dito dei piedi.

Due punti questi estremamente famosi il primo nell’angolo dell’occhio si ritiene sia collegato al sonno e l0ultimo punto il 67 è usato ancora oggi per girare il feto che si presenta podalico.

Il canale di vescica urinaria decorre lungo tutta la parte posteriore del corpo passa sulla fronte, sul cranio, sulla nuca, lungo tutto il rachide cervicale-dorsale- lombare e sacrale sui glutei, cosce, polpacci e sul bordo esterno dei piedi. In questo lungo decorso vi sono punti considerati storici.

Il più storico è UB60 localizzato sul bordo interno del tendine di achille; si racconta che l’agopuntura sia nata in seguito ad un incidente avvenuto su questo punto. In tempi remoti un contadino che soffriva di sciatalgia, colpito accidentalmente da  freccia di pietra in regione achillea, riportava un miglioramento repentino del suo dolore che lo tormentava da tempo. Questo punto è definito nei tempi moderni punto aspirina e viene usato per diversi dolori fra cui la cefalea nucale.

Un altro punto storico è il punto UB40 localizzato sul retro delle ginocchia nel cavo chiamato popliteo ed è usato per molteplici patologie e dolori; in particolare è uno dei punti di elezione nel trattamento della lombalgia.

Un singolo punto però non fa un buon trattamento di agopuntura, se non in emergenza, e come dice il mio maestro il trattamento deve essere  come una composizione armonica di punti yin e punti yang capaci di generare una circuitazione energetica in grado di lavorare  sulle aree dolenti o sulla condizione patologica di fondo.

Il canale di vescica urinaria infine presenta lungo il suo decorso i cosiddetti punti shu corrispondenti a collegamenti diretti con gli organi interni. Trattando il canale di vescica urinaria è possibile trattare anche tutti gli organi interni. Ecco perchè in tutte le tecniche massoterapiche la schiena è sempre la regione più trattata non è solo perchè è piacevole, ma perchè è come avere un sistema topografico completo all’interno di un singolo canale.

La mappe di agopuntura sono come i frattali: ci sono sistemi nei sistemi come una serie di bambole russe; il ventre, il cranio, l’orecchio, i piedi ma anche la mano sono tutti considerati microsistemi topografici dell’intero corpo, ebbene il canale di vescica urinaria è il più conosciuto sistema topografico presente nel meridiano stesso.

Il canale di vescica urinaria insieme al meridiano di piccolo intestino fa parte del grande canale o livello definito Tai yang che corrisponde alla parte più esposta all’esterno; pensate a quando dovete proteggervi dal fuoco o da colpi: in che posizione vi mettete? Vi chiudete a uovo offrendo la superficie del canale di vescica urinaria in protezione. Tai yang significa appunto forza yang di superficie, il nostro scudo.

Tai yang è considerata la superficie corporea maggiormente sensibile al freddo e in particolare al vento freddo. La zona nucale viene definita la porta del vento ma tutto il rachide cervicale, dorsale e lombare è particolarmente sensibile al freddo e non va mai trattato con applicazioni di ghiaccio se non nell’immediato post trauma.

Anzi la schiena in toto va protetta soprattutto in questa stagione dove si tende a spogliarsi in caso di sudore e si passa repentinamente da ambienti condizionati ad ambienti molto caldi. Se poi si soffre di dolori ricorrenti al rachide si è più esposti di altri a questa sensibilità. E’ quindi indispensabile proteggersi sempre con magliette di ricambio, sciarpe e golfini di cotone da avere rigorosamente sempre in borsa o in macchina. Anche i capelli bagnati sono da evitare il più possibile soprattutto sulla nuca.

Infine la vescica urinaria  nel calendario e nell’orologio cinese si trova nel punto opposto al polmone e con esso è in diretto contatto. Ecco perchè troviamo ancora in questa stagione una particolare suscettibilità ai raffredamenti con sinusiti, riniti, faringiti e anche bronchiti per i più sensibili.

A maggior ragione l’aria condizionata spesso usata a dismisura ma anche i repentini cambiamenti di clima sono estremamente rischiosi e devono essere attentamente protetti  per non ammalarsi proprio in vacanza. Consiglio se possibile di non subirla passivamente ma di chiedere gentilmente di renderla meno aggressiva, facendo notare ai responsabili l’assurdità della cosa oltre che dello spreco di denaro.

I bagni di sole nelle ore giuste e nella quantità idonea alla nostra pelle e struttura fisica sono un toccasana proprio per questo motivo; ci aiutano a scaldarci e conservare un calore interno oltre che produrre una quantità di reazioni chimiche utilissime all’organismo.

Nella medicina cinese il nostro corpo  e  quindi la sua interfaccia con l’esterno è considerato come una pila o uno scudo solare. In altri termini più fisici potremmo paragonare il corpo a un bacino di acqua per l’esatezza a un circuito di liquidi; con i bagni di  sole  regolari si accumula gradualmente calore interno,  che verrà ceduto progressivamente al corpo durante l’inverno esatamente come fa il mare fungendo da regolatore termico.

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Stampelle: a chi sono controindicate

4/8/11

Catherine Bellwald Stampelle: a chi sono controindicateFino ad ora abbiamo parlato di come devono essere fatte ed usate le stampelle intese come ausilio per scaricare il peso da un arto inferiore accidentato o ipofunzionante. Quello su cui poco ci siamo soffermati è a chi questo ausilio si rivolge e a chi invece è francamente controindicato.

Le stampelle o canadesi sono uno strumento molto instabile e richiedono da parte di chi le usa diverse caratteristiche indispensabili, senza le quali questo ausilio può diventare un pericolo di caduta.

La prima qualità che non deve mancare nel paziente che usa le stampelle è l’equilibrio, indispensabile per trasferire il peso da un piede all’altro e spostare i bastoni.

La seconda caratteristica è la coordinazione motoria anch’essa indispensabile per coordinare il movimento delle braccia con quello delle gambe in perfetta sincronia.

La terza indicazione è la presenza di un controllo emotivo che consenta di eseguire le varie fasi in modo corretto e senza troppa fretta .

La quarta caratteristica è data dall’integrità della forza degli arti superiori.

Quattro requisiti indispensabili per il corretto utilizzo dei canadesi, il cui vantaggio è certamente dato dalla loro maneggevolezza che li rende facilmente trasportabili e poco pesanti.

I quadripodi o tripodi per esempio sono molto utili quando il peso del paziente è molto elevato o quando la forza e l’equilibrio siano più compromessi. Il quadripode infatti corrisponde a un punto più stabile al suolo sul quale è possibile appoggiarsi con maggior forza. Oggi sono molto più leggeri di una volta ma il difetto è che sono meno maneggevoli per fare le scale e rallentano  il passo in quanto l’ausilio deve essere appoggiato con molta calma su tutti i quattro o tre piedini e non di corsa su uno solo. Il vantaggio è che consentono di usare le mani per rispondere al telefono o fare altre attività senza doverli appoggiare a muri da dove sistematicamente scivolano al suolo!

Infine il poco amato e in realtà grandemente usato deambulatore una volta chiamato girello, è un ausilio di grande utilità in tutti quei pazienti non più giovani che abbiano un deficit di attenzione, di coordinazione e di equilibrio. La possibilità di avere ruote piroettanti anteriori ne consente una valida stabilità e una discreta maneggevolezza anche in piccoli ambienti. La possibilità di avere ruote grandi ne permette l’utilizzo anche su terreno accidentato ed esterno.

Oggi giorno anche questo strumento è diventato molto leggero e  personalizzabile a seconda  delle necessità individuali del paziente: cestini, borse, freni, ruote fisse o piroettanti, piccole o grandi, puntali, sistema di regolazione in altezza e di chiusura sono tutti aggiuntivi utilissimi e da valutare attentamente.

E’ importante che anche per noi questo strumento come tutti gli altri non sia uno strumento di cui ci si debba vergognare. All’estero è più facile vederlo utilizzare con maggior disinvoltura e anche simpatia, addobbi vari e colori e borse che rendono lo strumento simpatico e capace di aumentare l’autonomia e la possibilità di muoversi e di andare in giro anche cimentandosi in viaggi all’estero e non solo tra le mure domestiche.

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La memoria del dolore

1/8/11

Catherine Bellwald La memoria del doloreUna delle cose che mi stupisce sempre vedere è come il dolore tenda a sparire velocemente dalla nostra memoria. Ho seguito molti pazienti con dolori molto acuti. A distanza di tempo i pazienti stessi mi riferiscono che per loro è sempre più difficile ricordare l’intensità del dolore vissuto.

Come se con lo star sempre meglio la memoria ne sbiadisse gradualmente i contorni, fino a farli perdere anche quasi completamente. Restano solo un’idea e una consapevolezza dell’essere stati male ma non molto di più.

Per un medico che lavora sul dolore interrogare il paziente su di esso è una cosa molto importante che necessita un lavoro dedicato. La scala soggettiva del dolore è solo una prima partenza ma può aiutare. Si chiede di definirne l’intensità da 0 a 10 considerando 10 un dolore insopportabile e 0 l’assenza del dolore.

Questo lavoro è possibile in caso di dolore acuto e cronico di una certa intensità; su quello più lieve diventa difficile trovare una scala che consenta di studiare le sfumature presenti tra un’ ipotetico 3 e l’assenza di dolore.

Allora è necessario fare domande precise sulla durata del dolore, se dormono bene, e su cosa riescono a fare. In questo modo  è possibile valutare e far si che il paziente si accorga in modo più razionale del miglioramento anche quando questo non è consapevolizzato.

Una delle peculiarità del mio lavoro è proprio di capire dove e come si muove un dolore che può essere non solo di maggiore o minore intensità ma la cui percezione può variare di moltissimo al cambiare delle condizioni soggettive del paziente. La sua qualità traffittiva, urente e soprattutto il tempo con il quale il dolore si manifesta sono molto variabili.

Non è sempre facile fare questo anche perchè alcuni pazienti negano l’evidenza fino al completo miglioramento o non vogliono illudersi del possibile miglioramento. Mi è capitato un paziente che dopo alcune sedute entrò in studio dicendo ” mi dispiace ammetterlo ma sto molto meglio!”

Il corpo fisico invece ricorda tutto e molto bene, potremmo dire che ha una memoria da elefante! Interessante dare agli animali una memoria più acuta della nostra, si ritiene che gli animali ricordano a vita chi e cosa abbia  generato o eliminato la sofferenza.

I muscoli  e tutto il sistema miofasciale, dalla cute fino all’inserzione ossea dei tendini e legamenti mantiene come una memoria del dolore sopportato e condiziona il movimento ovviamente in una sorta di evitamento dello stesso.  Il corpo possiede una specie di memoria parallela a quella ordinaria che anzi direi  più profonda e permanente. Ogni trauma e dolore vengono registrati, non ha importanza se siano presenti o no nei nostri ricordi coscienti.

L’energia circola in modo scorretto nel punto del trauma e questo genera una specie di nodo o intoppo alla circolazione che può persistere anche molto tempo dopo l’evento traumatico, impedendo e ostacolando il naturale riequilibrio della parte offesa. Queste aree dolorose o trigger points possono essere definite anche aree di memoria del dolore. Si ritiene che possano generarsi anche con dei microtraumi ripetuti e con dei traumi emozionali.

Ecco perchè si trattano sempre le cicatrici e si deve cercare nel corpo, soprattutto dopo un trauma, la presenza di aree dolorose  alla palpazione. La loro eliminazione completa permette il recupero di un movimento più libero e naturale, riduce il dolore da esso generato e le riacutizzazioni del dolori dopo sforzi fisici o correnti d’aria.

Il dolore però  percepito o meno per quello che è realmente, condiziona fortemente il nostro comportamento e tutto il nostro modo di essere. L’intero nostro ambiente ne viene influenzato dalle rinunce fisiche da un lato alla accettazione di poter sopportare anche il dolore dall’altra.

Agendo con l’agopuntura ma anche con altre metodiche quali la miofibrolisi sui punti opportuni è possibile intervenire sul disequilibrio circolatorio, disperdendo l’energia in eccesso o ricanalizzandola e permettendone nuovamente il corretto fluire.

Diciamo che in un certo senso è come quando in psichiatria si porta alla luce un trauma emotivo per eliminare comportamenti aberranti conseguenti al fatto.

Solo che in questo caso la memoria da guarire è quella del corpo.

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Ricette per mangiar sano: trancio di salmone al ginepro

28/7/11

Catherine Bellwald Ricette per mangiar sano: trancio di salmone al gineproCi sono pochissime notizie riguardanti la presenza di radioisotopi nel mare dopo Fukushima e sulle conseguenze sulle alghe e sui pesci. Nessuna ipotesi sul tempo necessario a ripulire l’ area costiera contaminata del Giappone.

Le correnti oceaniche allo stesso modo del vento dovrebbero diluire e disperdere le particelle radioattive lungo le diverse aree marine del globo. Sarebbe forse utile conoscere e divulgare informazioni su dove sia meglio pescare per evitare maggiormente la contaminazione radioattiva.

Per persone senza alcuna conoscenza oceanografica quale sia al momento la regione marina più idonea per trovare pesce incontaminato da questo fenomeno è quasi un terno al lotto. Non si parla di controlli sul pesce in entrata e in vendita sui nostri mercati, non si vuole creare la psicosi e neanche un eccessivo problema all’economia alimentare. Questo può anche avere un senso, ma tra gli eccessi di allarmismo all’epoca dell’influenza aviaria e l’assenza di qualunque parola spesa in merito alla radioattività, forse dovrebbe esserci una via di mezzo.

Quello che stupisce è che il tonno in vendita sia di provenienza quasi esclusiva dall’oceano pacifico. Per ora, in tutta ignoranza ma solo buona creanza, personalmente ho preferito usare pesce proveniente dall’oceano atlantico o dal mare mediterraneo oppure allevato, ma sembra che nessuno si ponga il problema quasi il fatto non fosse accaduto.

Questo discorso perchè se la ricetta deve essere per mangiar sano è giusto che almeno la domanda ce la poniamo anche se purtroppo non sono in grado onestamente di dare una risposta soddisfacentemente utile e sicura.

Il salmone è un dei pesci più grassi e ricco di omega tre, la sua carne infatti per alcuni è considerata un pò pesante e talora se cucinata male può risultare un pò stomachevole.  Per questo raccomando di usare un bel pezzetto di radice di zenzero sbucciata e tagliata a fettine da mettere in padella insieme a un filo di olio di oliva. La padella dovrà essere molto calda prima di inserire l’olio, lo zenzero e le fette di salmone, sale, pepe e abbondanti bacche di ginepro.

La cottura con fuoco allegro consente di avere un salmone leggermente croccante in superficie e morbido all’interno che risulterà così molto meno grasso al palato.

Lo si può accompagnare con una bella insalata di soncino che, avendo anche lei un leggero sapore piccante come lo zenzero e il ginepro, stempera ulteriormente il grasso di questo pesce estremamente nutriente e sano.

Questo piatto consente tranquillamente di rinunciare ai carboidrati proprio per la sua capacità di saziare a sufficienza ed è quindi indicato nei regimi dietetici a basso contenuto di carboidrati.

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Torcicollo e trigger points silenti

25/7/11

Catherine Bellwald Torcicollo e trigger points silenti Per torcicollo acuto voglio parlare non di situazioni post traumatiche o di pazienti che soffrono di cervicalgia in modo cronico, ma di tutti coloro che, dal pieno benessere, passano al blocco cervicale acuto all’improviso.

Il soggetto  non riesce più a girare la testa in modo normale, questa sindrome può essere molto dolorosa e invalidante e può colpire persone di tutte le età ma mediamente è la popolazione giovane che ne soffre maggiormente.

Il quadro classico è una persona con la mano sul collo e la testa girata e un pò piegata da un lato. Si tratta di una contrattura muscolare importante che comunemente coinvolge il muscolo sternocleidomastoideo e il  trapezio, di solito prevalentemente da un lato.

Niente di grave penserete voi ma perchè insorge e poi perchè alcune persone sono più predisposte di altre?

La teoria più accreditata è che si tratti di triggers points silenti  attivati o se preferite risvegliati e infiammati da un colpo d’aria, oppure da movimenti un pò più sostenuti, ma anche da una condizione emotiva. I trigger point silenti sono aree muscolari ma talora anche inserzionali di tessuto più compatto alla palpazione  che diventano dolorosi solo se se stimolati.

I trigger point silenti sono facilmente presenti in soggetti particolarmente tesi muscolarmente parlando o con posture scorrette oppure in esiti post traumatici anche di vecchia data. Sono una risposta fisica a una tensione di fondo oppure possono essere una memoria di un dolore o di un trauma anche lieve.

In medicina cinese questi punti vengono chiamati ashi point e rappresentano una sorta di blocco o di nodo energetico esterno, espressione di una cattiva circolazione non solo energetica ma anche del sangue. Il canale del piccolo intestino con la nomenclatura internazionale SI o Small Intestine è uno dei canali maggiormente coinvolti nel torcicollo acuto. Il suo decorso infatti passa  posteriormente sul collo decorre ampiamente sul territorio del trapezio e scende lungo l’arto superiore fino al mignolo bilateralmente.

E possibile lavorare direttamente sui punti trigger silenti e attivi andando prima di tutto a cercarli attraverso la palpazione attenta della muscolatura cervicale sia anteriore che posteriore. Una mano esperta li trova velocemente. Nella medicina cinese, nella posturologia e  in altre branche iperspecialistiche ma anche in molte tecniche manuali tramandate oralmente, i trigger points, una volta individuati, vengono eliminati con strumenti specifici, direttamente con le mani o con manovre fisiche.

Le fibre tessutali lavorate con le diverse tecniche vengono rese nuovamente meno compatte o contratte come pettinate e riordinate in modo corretto attraverso un lavoro fisico mirato.

I trigger points  possono essere  eliminati completamente attraverso diverse metodiche, fra cui  la tecnica della miofibrolisi,  la coppettazione e l’agopuntura. Queste tecniche, se ben applicate, sono estremamente  utili alla risoluzione non solo della fase acuta ma anche alla prevenzione di attacchi successivi e ricorrenti.

Un buon  lavoro per essere efficace deve essere globale ovvero lavorare all’esterno e sull’interno in quanto il disturbo può anche essere l’espressione di un disagio anche viscerale che si esprime esteriormente e che solo con un lavoro completo e profondo può essere totalmente rimosso. Un paziente ben trattato  non solo non avrà più dolore ricorrente ma anche dopo colpi di freddo e lavori fisici importanti non avrà più crisi dolorose e blocchi funzionali acuti; sarà quindi meno sensibile all’esterno avendo fortificato e rettificato anche il suo interno.



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A spasso col mal di piedi

21/7/11

Catherine Bellwald A spasso col mal di piediLe algie ai piedi sono patologie molto frequenti, un pò come le algie alle mani la loro presenza condiziona fortemente le persone che ne sono affette che tendono ad avere una vita sempre più sedentaria. Una bella passeggiata per loro diventa fonte di grande sofferenza. Rinunciano così a viaggi, uscite e gite fuori porta. Molti sport vengono accantonati fra cui sicuramente trekking e sci a causa delle calzature terribilmente scomode.

I dolori ai piedi possono essere il classico dolore al tallone talora in presenza di una borsite e talora in presenza dello sperone calcaneare che altro non è che la conseguenza di una infiammazione prolungata in questa area e non il contrario. Un altro tipico dolore è quello della cipolla ovvero della prima testa metatarsale. Il dolore al ditone si accompagna di solito alla comune deviazione di questo dito o alluce valgo ma è presente anche in condizioni di allineamento.  Il dolore in questa sede si pensa possa essere anche dovuto allo spostamento dei due piccoli ossicini chiamati sesamoidi sui quali la prima testa metarsale altrimenti detta ”cocca dell’alluce”  si appoggia come su un binario.

Ma ancora non è finita; le spiegazioni del dolore possono essere dovute al sovraccarico di questa zona del piede come conseguenza di un atteggiamento  scorretto del ginocchio in valgo ( in dentro)  tipico delle donne,  ma anche all’utilizzo eccessivo di tacchi; può esserci infine una predisposizione ereditaria alla deformazione del primo dito in valgo e anche una costituzione umidità che facilita il dolore in questa sede perchè l’umidità tende a localizzarsi in basso e in estate è più facile esporre i piedi anche al freddo per cercare un ristoro dal caldo.

E’ inoltre utile sapere che il primo dito e in particolare la cocca del primo dito del piede sono la sede del punto shu della milza, punto sorgente del canale di milza quindi. Un dolore localizzato in questa area può anche avere un significato più profondo e non solo meccanico del disturbo indicando una debolezza di questo organo che può essere  costituzionale oppure il segno di una stanchezza eccessiva in corso, quasi un campanello di allarme che ci indica “è ora di riposare!”

Altri tipici dolori dei piedi sono localizzati sulla pianta del piede tra il primo e secondo osso metatarsale  o tra il secondo e terzo osso in; questi casi è spesso presente una caduta delll’avampiede ovvero la volta del piede che, con il peso del corpo, lentamente cede con gli anni sovraccaricando quest’area specifica. Qui è facile trovare una zona di maggior callosità. In altri casi quando il ginocchio o l’anca sono in varo il peso del corpo carica maggiormente sulle ultime teste metatarsali, ovvero le cocche del 4 e 5 dito che saranno più callose rispetto alle altre dita.

Che fare? in primo luogo i dolori ai piedi come i dolori alle mani non iniziano a meno che non vi sia una infiammazione severa in modo acuto ma si fanno sentire gradualmente. Il segreto come in ogni cosa sta nell’ascoltarsi e nel prendersi cura tempestivamente del nostro corpo che ci parla. E non di arrivare ai limiti e poi ricorre a cure drastiche chirurgiche o farmacologiche.

Il sovrappeso corporeo è fondamentale e deve essere tenuto sotto controllo. Ma non basta ovviamente: anche la rigidità dei piedi è spesso trascurata. I piedi si toccano troppo poco, forse perchè sono lontani o forse perchè esiste una sorta di vergogna a esporli. I piedi trattengono molte tensioni fisiche e i tendini  estensori delle dita sono spesso accorciati, ne risulta che il dorso del piede e il dorso delle dita alla palpazione  appaiono rigidi alla mobilizzazione in flessione.

Bisogna muovere tutto il dorso del piede e le dita in flessione e massaggiarli. Molto utile e terapeutico è anche il massaggio del centro o pianta del piede che i posturologi considerano come una area definita di reset posturale. Questa zona, se massaggiata energicamente. lavorando bene anche tutte le teste metatarsali delle dita, ovvero le cocche, migliora l’appoggio del piede e la circolazione sanguigna locale evitando ristagni.

Questo massaggio è utile tutte le volte che avete male ai piedi e tutte le volte che fate sforzi o lunghe camminate con scarpe non idonee. Anche camminare su un ciottolato che sia un ruscello di montagna o una spiaggia è un ottimo massaggio della pianta e una stimolazione vascolare in grado di limitare il gonfiore dei piedi.

Molta attenzione alle scarpe, soprattutto se stiamo molto in piedi; in estate direi questa attenzione dovrebbe aumentare. Invece mi capita di vedere di tutto; le scarpe con il tacco dovrebbero essere usate per tempi limitati e per percorsi brevi soprattutto in estate per evitare il rigonfiamento dei piedi dovuto al caldo umidità. Le ciabatte troppo basse ovvero senza tacco sono altrettanto dannose e non possono essere usate per camminare a lungo soprattutto in assenza di chiusura posteriore.

A questo proposito le considero pericolose per tutti coloro che hanno una camminata incerta soprattutto se anziani. Insieme ai tappeti, le ciabatte sono la maggior causa di caduta a terra nella popolazione anziana. In caso di difetti di carico sono utilissimi i plantari su misura o i plantari magnetici a seconda della gravità del caso e ovviamente del suggerimento da parte di un esperto posturologo.

Infine i piedi troppo scoperti soprattutto alla sera e in ambiente umido come al mare o in montagna possono aumentare ancora i dolori per accumulo di freddo umidità articolari. I piedi vanno curati non solo esteticamente con una bella pedicure che li renda gradevoli alla vista e alla palpazione ma vanno considerati come una delle parti principali della macchina che ci porta in giro e che, se trascurata nel tempo, può limitare in modo sostanziale la nostra qualità di vita.

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Il senso di colpa e i suoi danni

18/7/11

Catherine Bellwald Il senso di colpa e i suoi danniSembra di dire cose risapute ma quello che non tutti sanno è che il senso di colpa si traveste nelle più svariate forme e tormenta la mente di un numero davvero elevato di persone destabilizzandole e nei casi peggiori facendo fare loro esattamente quello che non vorrebbero.

Avete capito bene; molte azioni compiute, anche quelle apparentemente più nobili, spesso non son altro che un riparare al senso di colpa.

Sono moltissime  le persone che usano consapevolmente o inconsapevolmente  questo sistema per far fare agli altri quello che  a loro interessa. Me lo devi! E’ il minimo che tu possa fare! Allora non ti importa niente di me o di noi! Sei il solito a noi non pensi! Non ti fai mai vivo! Non ci sei mai!

Tutte frasi comuni, tutti ricatti, sottili ricatti mentali!

Difficile, se non sei stronzo dentro o se veramente non riesci a leggere tra le righe, comportarsi in modo libero e sincero. I bambini di questa tecnica hanno l’arte ma anche molti adulti. Si finisce per fare quello che l’altro pretende da noi, ovvero il più delle volte si subisce il ricatto e non si capisce veramente cosa sta succedendo.

Il pericolo di questo atteggiamento è che un giorno  il vento gira in modo diverso e alla mente appare palese quante scelte siano state guidate da questo orrendo sentimento: il senso di colpa.

Accade ad alcuni di cadere in depressione come sentendosi in prigione, ad altri accade la ribellione e allora sonori vaffanculo si alzano al cielo e si infrangono anni di convivenza o di relazioni purtroppo cresciute saldamente sul senso di colpa.

Il senso di colpa va cercato ed eradicato in ogni gesto e in ogni momento per non diventarne schiavi. Si può stare seduti per ore e giornate intere davanti alla scrivania a concludere poco sotto il profilo lavorativo, oppure concludere anche un discreto lavoro in termini pratici ma con un sottofondo musicale che canta continuamente: “Povero me quanto lavoro o quanto mi tocca sacrificarmi” e ovviamente il senso di ingiustizia o di invidia nei confronti di chi  sembra faticare molto meno di noi e che  di conseguenza diretta ci deve qualcosa… è sottile questo passaggio ma cercate di seguirlo.

Oppure si può lavorare sapendo onestamente che è quello che è meglio fare per noi e per gli altri ma con un sorriso sulla bocca senza rivendicazioni su altri, capite la differenza sostanziale? Ma anche stare sdraiati in panciolle su un letto a oziare  può significare fare molto; può permettere per esempio di costruire un rilassamento mentale e un prezioso isolamento e contatto con se stessi. Senza che nessuno lo sappia o lo veda avremo costruito qualcosa. Magari  anche solo la consapevolezza di quanto abbiamo di più prezioso, di cosa fare e di come farlo al meglio.

Avete capito? E’ il dover continuamente dimostrare o l’aver paura di non essere mai abbastanza: bravi, onesti, impegnati e lavoratori,  buone moglie, mariti, genitori o figli che ci rovina e condiziona tutte le nostre scelte.

Un po’ di sano egoismo non è un male! Lo faccio per me! Per me e solo per me! E’ quello che piace a me! Non c’è niente di cui vergognarsi. Frasi tipo:  vado a fare una passeggiata, esco con gli amici a cena, faccio un week end in montagna, una settimana al mare non hanno bisogno di una giustificazione!

Conosco un sacco di persone che al rientro dalle vacanze sembra che si debbano giustificare e allora vengono fuori discorsi sull’orlo dell’assurdo, quasi come se andare in vacanza fosse uno sforzo o un compito e non un piacere!

Attenzione non dico che delle altrui necessità ci si debba lavarele mani alla Ponzio Pilato! Ma occorre rendersi conto che è una nostra scelta fare o non fare una cosa per gli altri, che non siamo affatto costretti a farlo e se la facciamo la vogliamo fare perchè la riteniamo giusta e corretta e non per paura di non essere abbastanza bravi.

Tra il fare per gli altri e il fare per noi deve esistere un equilibrio sano. Avere figli non giustifica l’assenza di importanti momenti di intimità che siano a sfondo sessuale o solo conviviale. Essere sposati non giustifica il fatto di non avere mai momenti per se stessi ovvero cose da fare, interessi personali, amicizie o altro. E non deve per forza esserci uno sfondo di lavoro che giustifichi la nostra assenza da casa, possiamo farlo semplicemente perchè ci va o ci piace!

Sono importanti i momenti di coppia, sono importanti i momenti con gli amici, sono importanti i momenti in famiglia più o meno allargata, ma sono importanti e sacrosanti i momenti con noi e basta! Esattamente nello steso modo e non hanno un valore inferiore; siamo, noi condizionati dal perbenismo, che lo consideriamo inferiore. Ma il vero errore sta nel credere che questi gesti a sfondo altruistico siano dimostrazione d’amore;  l’amore quello vero non deve essere dimostrato, questa è cosa certa.

Fate degli esperimenti, buttatevi sul letto quando meno gli altri se lo aspettano, vi chiederanno se state male, oppure sentirete il giudizio vostro e delle altre persone cadervi addosso come una ghigliottina e allora ascoltate e cercate di fare qualcosa per essere più liberi anche nelle mura di casa vostra. E’ il primo passo! Poi iniziate a costruire momenti solo vostri senza giustificarli. Ricordate i primi giudici di noi stessi siamo sempre noi!

Se invece siete dei fancazzisti incalliti e non avete legami con nessuno… beh allora per voi la regola e l’esperimento funzionano all’opposto!  Non fatevi fregare!

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Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologico

14/7/11

Catherine Bellwald Agopuntura e fitoterapia: un trattamento omeofisiologicoSono molti i post che ho dedicato all’ agopuntura e alla fitoterapia cinese, cercando di spiegare il loro meccanismo d’azione. Molta confusione esiste ancora su tutta l’area delle medicine chiamate complementari o alternative. Il rischio è che si metta tutto in un unico calderone senza ben capire le differenze tra una cura e l’altra.

Un argomento davvero interressante da analizzare è relativo a quello che potremmo definire il loro intervento omeofisiologico. Le cure omeofisiologiche agiscono in modo diverso rispetto  alla medicina occidentale e si discostano anche dalla medicina omeopatica.

La medicina occidentale, sia essa chirurgica che farmacologica, può essere definita antipatologica ovvero  si pone in opposizione con la malattia o con i sintomi della malattia da trattare, antiinfiammatori, antiacidi, antipertensivi, antitussigeni, antistaminici.

La medicina omeopatica invece usa il principio opposto ovvero cura usando un principio  di similitudine con la malattia stessa, per esempio se una particolare sostanza  assunta in modo eccessivo genera un disturbo simile a una specifica malattia ecco che la sua assunzione in dosi infinitesimali potrà curare quella specifica malattia.

L’agopuntura e la fitoterapia invece non lavorano sulla malattia  usando il simile e neanche il suo opposto, lavorano sulla fisiologia ovvero su come il corpo e la mente dovrebbero lavorare in condizioni ottimali.  La fisiologia d’altro canto  è un concetto di equilibrio mentre la patologia è un concetto di equilibrio perso.

La prima osservazione da fare è che l’agopuntura e la fitoterapia dovrebbero essere usate per prevenire le malattie, esse rappresentano infatti il principio della prevenzione in quanto capaci di conservare la fisiologia e quindi la salute.

Questo discorso che sta tanto a cuore a tutta la medicina occidentale non trova infatti nelle terapie farmacologiche una possibile risposta.  Le case farmaceutiche di questo si sono accorte e scimmiottano il concetto di cura naturale.

Rubando idee e fitoterapici, e chiamandoli con altri nomi e spesso cercando la molecola o il principio attivo del fitoterapico in questione da usare come farmaco, lo definiscono naturale ma il risultato è che il principio, prodotto artificialmente o staccato dal suo naturale contesto, perde tutta la sua natura omeofisiologica.

Un’idea da sfatare è quella di considerare  l’agopuntura e la fitoterapia come non  adatti a curare un quadro conclamato e avanzato di patologia. In alcuni casi è utile, anzi consigliato, soprattutto nel caso dell’agopuntura, non sospendere la terapia farmacologica in corso a maggior ragione  se assunta da molto tempo.

L’ ipnotico, l’ ansiolitico, l’ antidepressivo e gli antidolorifici possono essere sospesi gradualmente in seconda istanza quando il paziente inizia a sentire il beneficio del trattamento. I farmaci non sono assolutamente in antitesi con il lavoro omeofisiologico, le cure possono  essere associate soprattutto se funzionanti e utilizzate da tempo.

Facciamo un esempio; un paziente abituato a prendere diversi antidolorifici tutti i giorni inizia a trattare il suo dolore con l’agopuntura. In modo concomitante, i farmaci andranno diminuiti in modo graduale e progressivo, fino ad arrivare a quota zero se la patologia non è troppo avanzata o cronicizzata.

Per la fitoterapia il discorso è più complesso perchè ci possono essere delle interazioni tra le diverse sostanze soprattutto se i dosaggi terapeutici sono molto elevati. In questo caso vanno conosciuti tutti i farmaci assunti per considerare le varie possibilità di interazione indesiderata.

In sintesi il lavoro omeofisiologico dell’agopuntura e della fitoterapia possono essere una valida alternativa di cura in molte patologie ancora in fase iniziale ma anche un importante supporto in patologie severe anche in associazione ad altri tipi di terapia.

Il trattamento in alcune patologie croniche diventa una sorta di bastone che riduce la necessità di assunzione dei farmaci e ne controlla i sintomi con dosaggi minimi, riducendone così gli effetti collaterali indesiderati.

Naturalmente il tempo per cui protrarre il trattamento è direttamente proporzionale alla gravità e alla profondità della patologi; un dolore anche molto acuto presente da una settimana in assenza di franche lesioni organiche che devono essere necessariamente escluse, sarà trattato velocemente.

Un dolore più sordo presente da oltre 6 anni associato a posture e alterazioni fisiche varie necessiterà un tempo minimo di trattamento paria ad almeno 6 mesi di cure. Un paziente affetto da artrite reumatoide potrà giovare a tempo indeterminato dell’agopuntura per limitare l’assunzione giornaliera di farmaci.

Lo stesso discorso vale per la fitoterapia; un trattamento  per una bronchite o cistite acuta avrà dosaggi importanti e darà se ben prescritta risultati anche immediati. Un fitoterapico per curare l’ansia o le vampate darà subito dei risultati che però avranno bisogno di essere consolidati e migliorati con un trattamento prolungato nel tempo.

E’ quindi sbagliato pensare che i risultati sono assenti all’inizio. I risultati, soprattutto se la patologia è presente da molto tempo, saranno  piccoli all’inizio e aumenteranno con il passare del tempo. Si tratta di un percorso di cura dove, come in ogni cosa, ci sono momenti buoni e momenti meno buoni. Un pò come quando si sale su una montagna; ci sono momenti dove è facile vedere dove stiamo andando e la vetta sembra vicina e momenti in cui non si vede più la cima e la strada sembra persa.

Sta al medico condurre e spiegare con pazienza che queste fasi esistono fisiologicamente, come i piatti di una bilancia che tende verso un  equilibrio e che l’importante è comunque avvicinarci  sempre di più e costantemente al nostro obiettivoiniziale: la salute fisiologica.

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