Il dolore non è una colpa
Torniamo a parlare di dolore, ma questa volta affrontiamo una tematica nuova, il dolore come colpa, il dolore come espiazione.
Ci avete mai pensato?
Sembra assurdo ma osservo ancora molto questa problematica nel comportamento di moltissimi pazienti e purtroppo anche da parte di molti medici.
Una volta esclusa una patologia tumorale o una patologia grave di altra natura, ovvero una volta passati oltre alla diagnosi, se il dolore resta è usanza non preoccuparsene più di tanto.
Si provano i farmaci antidolorifici ma se il dolore non se ne va, il passaggio successivo è l’accettazione del dolore cronico. Allora si sentono dire frasi come ”Signora cosa vuole, se lo deve tenere”, come dire “deve già essere contenta di non avere niente di peggio !!!”.
Nel mio studio arrivano pazienti, sopratutto anziani, che soffrono di dolori fortissimi da oltre 10 anni senza avere mai fatto o tentato nessun trattamento.
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Cibo cibo cibo
Affronto questo argomento, davvero complesso e delicato, con titubanza, primo perchè non sono una specialista del settore e in secondo luogo poichè su questo tema è stato detto di tutto e di più.
Tanto per iniziare, è necessario sapere che, anche se esistono regole di base, queste non devono essere prese in senso assolutista.
Questo perchè esistono diverse costituzioni, diverse stagioni della vita, diverse stagioni climatiche, diversi momenti di necessità sia per il corpo che per la mente.
Siamo in continuo cambiamento dentro e fuori, è giusto quindi pensare, ma in modo dinamico, non cadendo nella tentazione di mangiare sempre le stesse cose.
Questo avviene per comodità, per abitudine, per dipendenza spicologica, perchè ci piace, oppure perchè siamo convinti che ci fa bene.
Neanche l’estremo salutista si salva da questo errore, proprio perchè, anche se in linea di massima la sua alimentazione è sana, l’assenza di possibilità di variare, la mancata elasticità e l’incapacità di ascoltare quello che il corpo di volta in volta chiede non portano salute.
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Sani e belli con l’agopuntura
E’ interessante sapere che in Cina e soprattutto negli USA, vanno alla grande i corsi di agopuntura estetica con protocolli di lavoro in questo campo sempre più sofisticati, per far fronte all’ aumento delle richieste di trattamenti estetici afarmacologici come nuova frontiera della medicina estetica.
L’agopuntura viene usata con grande efficacia nel trattamento delle rughe: con l’utilizzo di aghi sottilissimi, si solleva meccanicamente il letto della ruga ottenendo così in loco un’ attivazione trofica del tessuto cutaneo per mediazione chimica. Molto valido anche il trattamento della cellulite e dell’accumulo di adipe localizzato, dove con l’azione degli aghi si ottiene una maggior circolazione vascolare ed energetica locale.
Non deve stupire questo interesse in campo estetico; di fatto non esistono pillole per le rughe, non esistono pillole per la cellulite. Non esistono pillole per non avere peli superflui (sono sicura che se esistessero, la depilazione sarebbe in disuso). Continua a leggere
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Sesso: se il desiderio cala non è un fatto personale!
E’ sempre più comune sentire uomini lamentarsi del poco sesso tra le mura domestiche.
Alcuni confessano, ma è raro, di non essere più quelli di una volta, che è più difficile per loro, in una situazione casalinga, trovare lo stimolo adatto. Allora la donna si sente meno desiderata e crede di essere lei il problema. Gli anni passano, le rughe e i difetti fisici bussano alla porta, ma nella maggior parte dei casi non è l’aspetto fisico a trattenere alcuni uomini. Avrebbero semplicemente bisogno di una situazione più tranquilla o semplicemente un pò fuori dal comune tran tran.
Molto più grave invece è il problema delle donne. Indipendendemente dall’età, molte donne, soprattutto dopo una maternità, si spengono sotto profilo sessuale. In questo caso, mi viene da dire nella maggior parte dei casi, non è proprio un fatto personale, è semplicemente che hanno interrotto qualsiasi contatto con la propria parte sessuale.
Non è che “non la danno” è che “non la sentono”!
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Agopuntura e metodo scientifico: parte seconda
Uno degli aspetti da affrontare quando si parla di lavori scientifici in agopuntura è il tema del “gruppo di controllo”.
Un lavoro scientifico, per essere tenuto in considerazione, deve innanzi tutto raccogliere un numero significativo di partecipanti più possibile omogenei ed avere un gruppo di controllo.
Vale a dire che i partecipanti vengono suddivisi casualmente in due gruppi, ognuno dei quali viene trattato diversamente, per fornire un riferimento. In questo caso si tratta di studio randomizzato e controllato. Quando nei pazienti ne i medici sanno quale tipo di terapia venga somministrata ad un gruppo e quale all’altro, si parla di “studio a doppio cieco”.
Già nel caso degli studi sui farmaci è un criterio estremamente difficile da applicare. Nel caso dell’agopuntura diventa impossibile.
Possiamo infatti selezionare 2 gruppi omogenei e trattarli uno con l’agopuntura e l’altro con altri metodi: farmaci, TENS, ultrasuoni, massaggi o altro. Va da sè comprendere che un simile lavoro è realizzabile solo in una struttura sanitaria pubblica ove si pratichi abitualmente l’agopuntura cioè non in Italia.
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Agopuntura e metodo scientifico: prima parte
Visto che nell’ultimo periodo sono comparsi ben tre articoli che sputano sentenze sull’efficacia dell’agopuntura, mi sembra corretto scriverne almeno altri due per par condicio.
Mi scuso sin d’ora se sarò un pò tecnica ma l’argomento in questione mi sta a cuore non solo perchè è del mio lavoro che si parla, ma soprattutto perchè ritengo che l’agopuntura sia realmente uno strumento eccezionale, tanto che, se dipendesse da me, lo inserirei negli ospedali tra le terapie e i protocolli abituali.
Partiamo dal metodo scientifico visto che spesso è su questo terreno che la lotta viene praticata ad “armi dispari”.
In effetti non esiste un insieme definito di punti da usare per trattare ogni sintomo; il paziente deve essere trattato nella sua totalità, considerando per esempio se oltre alla cefalea sono presenti altre problematiche; vedi stitichezza o disfunzioni sessuali o irregolarità del ciclo mestruale o insonnia, tanto per capirci.
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Agopuntura e media: sul Corriere un articolo a dir poco fuorviante.
E’ da poco uscito questo articolo sul Corriere. Lo considero quantomeno fuorviante, per non dire fazioso. Un esempio di come certa stampa riesca a manipolare dati oggettivi per fornire una personalissima quanto alterata interpretazione, evidentemente volta a screditare come sempre qualsiasi terapia non goda della “benedizione” della scienza ufficiale, sempre più legata a quella delle grandi case farmaceutiche.
Tanto per cominciare la fonte citata: si tratta di questo articolo apparso su Cochrane, una stimata rivista scientifica medica. Purtroppo è in inglese, ma vi posso assicurare che i risultati riportati sono esattamente contrari a quanto sembra voglia far credere l’articolo del Corriere.
Questo il testo in inglese, nella sezione “Conclusioni” dell’articolo:
In the previous version of this review, evidence in support of acupuncture for tension-type headache was considered insufficient. Now, with six additional trials, the authors conclude that acupuncture could be a valuable non-pharmacological tool in patients with frequent episodic or chronic tension-type headaches
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Se la f… avesse i denti: Rapex dispositivo antistupro
Avete presente quella vecchia canzone sulle osterie, in particolare la parte dell’osteria numero 20?
Ebbene adesso è possibile metterle i denti! Per difendersi dai possibili stupratori, una invenzione che vi riporto qui.
E’ un’articolo sul Rapex, dispositivo vaginale antistrupro. Mi sembra un’ottima possibilità di difesa, soprattutto in aree dove lo stupro è una attività del giorno.
Certo dopo averlo usato è meglio sparire ma soprattutto sarebbe meglio se la Legge provvedesse veramente alla protezione della donna, e non alla subitanea liberazione dell’aggressore, perchè non oso immaginare le conseguenze potenzialmente fatali se dopo questa esperienza all’aggressore venisse voglia di fartela pagare…
E’ assurdo che nel 2009 si debba pensare ad una simile barbarie, ma almeno qualcuno che pensa a noi ogni tanto si trova.
Grazie a Sting per la segnalazione!
Il dolore genera dolore
Trattare e non sottovalutare il dolore è una cosa importante; il dolore non solo fa male ma è a sua volta causa di dolore. Il dolore, se protratto, genera un circolo vizioso in grado di rinnovare il dolore stesso. Potremmo dire che il dolore si autoalimenta, è come un robot che prende iniziative personali.
Il meccanismo con il quale il dolore si mantiene può essere spiegato considerando che ogni dolore produce un assetto posturale scorretto chiamato antalgico, ovvero un modo automatico di muoversi assunto dal corpo per non sentire dolore. Questo modello automatico di movimento assunto dalla macchina corpo per evitare il dolore è responsabile a sua volta di tensioni e accorciamenti muscolotendinei in quanto si allontana dalla normale funzionalità (vedi causa esterna o meccanica del dolore).
Inoltre questo assetto errato, quando protratto per lungo tempo, può produrre un’infiammazione locale, (vedi la natura chimica o infiammatoria del dolore).
Infine come un problema intestinale può influenzare il rachide lombare, anche un problema lombare può a sua volta influenzare la funzionalità intestinale. Per esempio, i casi di lombalgia acuta da caduta o movimento errato si accompagnano spesso e non a caso a stitichezza. In ultima analisi, ma non di poca importanza è il considerare che il protrarsi del dolore può generare alterazioni emotive che a loro volta possono ripercuotersi sulla normale funzinalità dei visceri (vedi natura interna o energetica del dolore).
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Kesa: sappiamo ancora commuoverci?
Kesa, la veste del monaco secondo la tradizione buddhista, è anche il titolo dell’ultimo libro di narrativa by Adea Edizioni scritto da Francesco “Franz” Amato.
Forse lo conoscete già attraverso i suoi scritti un pò piccanti, ma oltremodo chiarificatori del suo blog, appunto chiamato “Franz’s blog” il cui slogan non a caso è “Fatti venire un dubbio…”
Il libro, la cui recensione è uscita proprio oggi sul Giornale, è scritto in modo squisitamente fluido, come immagino siano i suoi pensieri.
L’autore, che personalmente conosco (è stato lui a convincermi ad aprire questo blog), diversamente da quanto atteso, rispetto al suo consueto modo di scrivere e di vivere, un pò brusco e fuori dal branco, per così dire, emerge con contenuti di dolcezza e di profondità di cuore davvero sorprendenti.
Inoltre, pur essendo la sua natura indubbiamente fortemente maschile in tutte le sue manifestazioni, riesce in questo libro a scrivere in prima persona nei panni di una donna, e ci riesce anche egregiamente direi.
Leggendolo tutto di un fiato, come non mi succedeva da tempo, mi sono chiesta come mai oggi sia diventato così difficile commuoversi per un film o per un libro.
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L’origine del dolore
Sul dolore e su tutte le sue sfaccettature si potrebbe scrivere un intero trattato. Questo per dire che il dolore è davvero una aspetto complesso della nostra percezione. E’ interressante sapere che il dolore può avere diverse origini: infiammatoria, viscerale e meccanica.
Per spiegare meglio, tutti avrete sperimentato che con la febbre possono insorgere dolori muscolari e articolari di natura squisitamente infiammatoria che si riducono per l’appunto con l’assunzione di farmaci antinfiammatori, questo problema potrà essere presente in forma acuta come nel colpo di freddo o in quadro cronico come avviene nelle purtroppo sempre più frequenti patologie autimmunitarie, vedi l’artrite reumatoide, per nominare la più conosciuta. Potremmo dire che questa è la natura chimica del dolore.
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Strattera (Atomoxetina) e bambini: tossico per il fegato, dice l’FDA
STRATTERA®: GRAVI DANNI AL FEGATO IN USA, L’FDA LANCIA L’ALLARME.
La Food and Drug Administration ha emesso un “warning” per danni epatici potenzialmente mortali a carico dello Strattera®, lo psicofarmaco che viene somministrato anche in Italia per gestire i bambini iperattivi, agitati e distratti, ma l’Agenzia Italiana del Farmaco non ha ancora preso alcuna iniziativa.
“Non siamo affatto stupiti, abbiamo evidenziato all’AIFA ed all’ISS la pericolosità dello Strattera molto tempo fa, ma hanno deciso di autorizzarlo comunque alla commercializzazione. Si assumeranno tutte le responsabilità in caso di decesso di bambini italiani”. (Poma, Giù le Mani dai Bambini)
“Oltre ai problemi al fegato, vedo bambini completamente appiattiti dallo psicofarmaco, totalmente disinteressati all’ambiente e con lo sguardo vuoto: mai come oggi è necessaria questa campagna informativa che spiega i rischi dell’uso di queste molecole sui bambini” (Prof. Fava Vizziello, Neuropsichiatra Infantile UniPadova)
Yes man
Un Film davvero carino, leggero, divertente, maestosamente recitato da Jim Carrey che cambia espressione del viso trasformandosi dal più cupo degli individui al più leggero degli esseri umani.
Un film per ridere insomma, ma che contiene anche se in versione americanizzata il concetto del combattere i pensieri negativi.
Non sono capace. Non è possibile. Non ci posso riuscire. Cosa ci vado a fare. Figurati se c’è la faccio proprio io. Non ho niente da dare in più. Chi mi ascolterebbe? A chi importa di quello che penso veramente? A chi importa veramente di me poi?
Questi sono solo l’abc dei pensieri negativi che possono diventare molto più strutturati e complessi nonchè perfettamente costruiti per non vivere, anzi per rinunciare a vivere.
“La vita è un parco giochi solo che crescendo ce ne dimentichiamo”. Credo sia la sofferenza, anzi la paura di soffrire di nuovo, che piano piano ci costringe a chiuderci in noi stessi, dietro al muro dell’indifferenza. Diventiamo distanti a qualunque evento della vita, diventiamo tiepidi per non dire freddi, in realtà ci allontaniamo gradualmente dal nostro cuore e da noi stessi. Non siamo più capaci ne di amare ne di essere.
Un primo passo potrebbe essere riconoscere i nostri pensieri negativi ogni volta che si presentano alla nostra mente, e provare a cacciarli via con la stessa grinta con la quale, come dice Andrea di Terlizzi, caccereste dal vostro salotto uno sconosciuto arrogante e puzzolente che si diverte a sporcare e distruggere casa vostra.
Una cosa interressante è che quasi sempre non diciamo “no” alle richieste e alle domande, siamo come dire subdoli, la nostra mente tanto per cambiare ci impedisce di guardare la nostra sofferenza, e allora iniziamo sempre con: ” Si ma…” , oppure ”vorrei però”.
Sapere riconoscere questi ammortizzatori, ben descritti dal pensiero gurdjieffiano, potrebbe permetterci di fare un passo avanti verso una diversa consapevolezza, dandoci la possibilità di amare e di essere.
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Il vizio nasce a scuola
Ormai si può dire che il vizio posturale inizia a prendere forma già durante la prima infanzia, quando il corpo, ancora in crescita e poco strutturato dal punto di vista muscolare, inizia ad affacciarsi alla ribalta della vita sociale ed il bambino incomincia ad affrontare le sue prime guerre, le sue prime paure, i suoi primi insuccessi.
Viene definita postura una posizione del corpo mantenuta per lungo tempo attraverso la contrazione tonica di numerosi muscoli, chiamati muscoli antigravitari. I muscoli antigravitari agiscono attraverso vie riflesse, contrastando in modo prolungato la forza di gravità. La posizione seduta e la posizione eretta, sono due tipiche posture. Si parla di vizio o difetto posturale quando sono presenti posture scorrette.
Queste, quando non costituzionali, nascono nella maggior parte dei casi come risposta ad un’insicurezza o instabilità emotiva che si traduce sul piano fisico con un’iniziale incapacità a contrastare efficacemente la forza di gravità. Questo stato psicofisico produce in alcuni distretti una progressiva debolezza muscolare, talora accompagnata da accorciamento o ispessimento del tessuto muscolare o tendineo.
Inoltre, occorre ricordare che la postura è anche fortemente condizionata proprio dall’aspetto squisitamente meccanico. Ed è proprio da questo che deriva la frase titolo di questo articolo: avete mai osservato un banco di scuola? Al confronto, i banchi dei primi del ’900 erano più ergonomici: almeno il piano di appoggio era inclinabile! Oggi, dopo più di un secolo, sembra quasi che delle nostre conoscenze tecniche non ci importi nulla!
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Un trauma come un uragano
La condizione di trauma si può considerare come un evento esterno, un vento così forte da causare una lesione dei tessuti coinvolti.
Un uragano, che passando distrugge o danneggia più o meno severamente tutto quello che trova sul suo cammino.
La reazione del corpo a questo insulto esterno è mediata dal sangue e dai liquidi corporei, che imbibiscono la zona del trauma per travaso diretto o per mediazione chimica.
Questa reazione naturale è responsabile però a sua volta, di un ulteriore rallentamento della circolazione sia sanguigna che energetica, già duramente compromessa dal trauma diretto.
Potremmo dire che il corpo risponde con l’acqua. Con l’arrivo dell’uragano, tutti gli abitanti si sono messi in macchina, rallentando la circolazione, con l’arrivo dell’acqua la strada piena di detriti e di fango diventa così, impraticabile.
Ci vuole la protezione civile e la volontà dei cittadini per rimuovere dalla strada i detriti, ci vogliono i vigili per dirigere il traffico, affinché la strada sia nuovamente percorribile. Successivamente ci vuole il tempo perché la terra assorba l’acqua e infine ci vogliono risorse ben direzionate affinchè si ricostruiscano e riparino le case distrutte con materiale nuovo. Un costo enorme per lo stato!
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Meglio cambiare no?
E stato uno slogan di Parish Hilton poi riproposto con umorismo dalla Littizzetto.
Ma nessuno meglio dell’essere umano teme ed evita accuratamente il cambiamento.
Mangiamo sempre le stesse cose, usiamo sempre le stesse marche di prodotti, scegliamo sempre la stessa strada per arrivare in un posto.
Le persone se la spiegano dicendo “beh è la pasta che mi piace di più“, quella marca è la migliore e quella strada la più breve o veloce. Non sembrerebbe niente di sbagliato, ma il problema e che così facendo non proviamo altre possibilità, non facciamo esperienze nuove, certo alcune saranno anche pessime scelte, ma chissà… potremmo trovare anche soluzioni migliori, fare piccole scoperte sul nostro gusto.
Comporta comunque un rischio cambiare e poi ci sono i detti “non lasciare la strada vecchia per quella nuova”, non uscire dalla strada principale potresti incontrarre il lupo cattivo di capuccetto rosso.
Si può dire che nella morale classica il cambiamento, la ricerca del nuovo debba essere punita, ” chi troppo vuole nulla stringe” per dirne un’altra.
Esiste quindi un alone di senso di colpa nel volere cambiare e nel cercare soluzioni nuove o migliori, un alone di paura e infine esiste la nostra radicata e imperante pigrizia.
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Essere profondamente superficiali
Alcune volte capita di incrociare persone di grande valore e non accorgerci minimamente della loro presenza; sono a fianco a noi e non li notiamo neanche.
Ci si aspetta che un maestro di agopuntura degno di questo nome abbia gli occhi a mandorla, una bella barba bianca e dispensi perle di saggezza a destra e a manca, mantenendo un tono e un atteggiamento di sempiterna moderazione e pacatezza. Ma l’apparenza spesso inganna.
Tutti sanno che anticamente, molti maestri si celavano dietro comportamenti o sembianze atipiche, ma soprattutto non parlavano molto e non davano molte spiegazioni filosofiche, per lo più facevano praticare moltissimo anche cose che apparentemente non sembravano essere collegate. La comprensione arrivava con la pratica da dentro, per insight. Vi ricordate il simpatico film Karate Kid… ”dai la cera, togli la cera” avete presente?
Sembrava il più superficiale dei docenti del corso di agopuntura. Quello che se la tirava di meno da guru e che a molte domande rispondeva semplicemente “non so esattamente spiegare come e perchè, le possibilità possono essere molteplici, ma secondo la mia esperienza questo sistema funziona molto bene”.
Quello che, ridendo e scherzando, ti dava sempre una risposta pratica alle domande e non una serie di filosofiche spiegazioni inconcludenti ma intellettualmente soddisfacenti.
Quello che alla fine del primo anno di corso, dava il consiglio profondamente superficiale di iniziare a pungere anche se non era ancora conseguita una completa capacità di ricordare i singoli punti e la loro azione, “praticate lo stesso e magari andate a sfogliare il libro di nascosto” .
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Perchè l’agopuntura fa tanta paura?
I possibili effetti collaterali delle medicine allopatiche più in uso sono noti ormai a tutti: l’aspirina può portare gastrite emorragica e la recente formulazione in polvere può danneggiare anche la mucosa dell’esofago; i vaccini antinfluenzali possono portare febbre e malessere generale, così come la pillola anticoncezionale può aumentare notevolmente la cefalea.
Se guardiamo il bugiardino (il foglietto incluso nelle confezioni dei farmaci), scopriamo che sono infiniti i possibili effetti collaterali che, ormai per legge, le case farmaceutiche sono costrette a comunicare; e se si leggono con attenzione c’è da sentirsi male!
Ma anche le medicine non convenzionali, come l’omeopatia, le manipolazioni e la fitoterapia possono, se usate in modo sbagliato, creare dei problemi anche seri. E’ più raro, ma succede.
Nel caso dell’agopuntura, nell’efficacia del trattamento, gioca un ruolo primario l’abilità del terapeuta dato che proprio la preparazione e l’attitudine personali di quest’ultimo fanno la differenza tra un trattamento efficace ed uno inutile.
Per quanto riguarda gli eventuali, rari, effetti indesiderati, l’agopuntura invece possiede una grande fortuna: l’effetto dell’ago è in qualche modo “autogestito”, quasi sapesse da solo sa cosa fare. In passato si diceva che sono gli aghi ad essere intelligenti mentre l’uomo è stupido. Se esiste un pieno nel corpo, un “accumulo” di energia, allora dall’ago si ha una dispersione della stessa. Se invece esiste un vuoto, dall’ago avviene una tonificazione.
L’agopuntura, quando praticata con cognizione e criterio, è strutturata in modo che gli aghi creino sempre un equilibrio e un’armonia tra loro e la condizione dell’organismo ospite.
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Nel nostro futuro:solo parto cesareo!
E’ in crescente aumento il numero dei neonati venuti al mondo mediante taglio cesareo, si cerca sempre più non solo il parto senza dolore ma anche senza fatica.
Si prevede che nel nostro futuro, neanche tanto lontano, il parto naturale sarà una specie di ricordo lontano, una barbarie forse da uomini delle caverne!
Non sembrerebbe niente di strano voler evitare il dolore e la fatica, ma a costo di sembrare moralisti ci sono delle cose che non possono prescindere dallo sforzo e dalla sofferenza.
Per imparare a camminare e per imparare qualsiasi cosa è necessario uno sforzo, per ottenere un risultato di qualunque genere esso sia, è sempre necessario uno sforzo e ben direzionato direi.
E per la sofferenza uguale, non esiste amore senza sofferenza, proprio non esiste.
Ma noi lo vogliamo, vogliamo il risultato senza lo sforzo e senza la sofferenza.
Dove andremo di questo passo, non nasceranno più bambini se non in sala operatoria, non ci sarà più convenienza a disintossicare gli etilisti perchè basterà un trapianto di fegato al bisogno e qualche farmaco per evitare gli eccessi dell’etilismo, non ci saranno più le diete perchè con il bisturi si faranno miracoli, non si smetterà più di fumare perchè tanto ci sarà il trapianto di polmone ovviamente un tuo polmone cresciuto con le cellule staminali. Fantascienza o idiozia?






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