Cathe
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La polivalenza terapeutica

Catherine Bellwald La polivalenza terapeuticaMe l’ha insegnata la Professoressa Morosini questa possibilità di mischiare le tecniche riabilitative a seconda  delle specifiche necessità del paziente trasformando la riabilitazione in una tecnica nuova e soprattutto viva, ricca e in continua trasformazione evolutiva.

Ecco che i cosiddetti puristi Bobathiani, Perfettiani, Mulleriani, Mc Kenziani bravi e preparati certamente nella singola tecnica riabilitativa nulla avevano a che vedere con la nostra possibilità di creare al paziente un programma di esercizi che potesse al meglio stimolare le potenzialità residue come appunto un vestito su misura e non semplicemente una marca seppur famosa e valida.

Oggi a distanza di quasi 30 anni questa possibilità di unire le varie tecniche terapeutiche è nuovamente affiorata nel mio modo di lavorare. Non solo unendo le diverse possibilità di utilizzare e scegliere di volta in volta le svariate tecniche di agopuntura, cranio puntura, abdomino puntura, auricolo puntura, di equilibrio dinamico dei meridiani, di bilanciamento stagionale degli stessi e molte altre; a seconda del caso unisco di volta in volta tecniche che possono essere riabilitative e di movimento articolare da eseguire come lavoro personale a casa tra una seduta e l’altra ma anche durante il trattamento stesso, lasciando il segmento da mobilizzare libero dagli aghi e in comunicazione con gli altri canali a distanza.

E’ possibile nei casi che invece devono lavorare sull’ansia, praticare un rilassamento guidato durante la seduta di agopuntura, ponendo il paziente in ascolto del proprio respiro e dei diversi segmenti corporei da rilassare via via come nella tecnica dello yoga nidra.

E’ inoltre possibile praticare delle visualizazioni mirate ai diversi disturbi,che possono essere svariati: tensione e chiusura alla gola, tensione al basso ventre e allo stomaco e in tutti i dolori. Si guida il paziente alla consapevolezza del proprio potere mentale che non può essere solo negativo e potenzialmente distruttivo ma anche il suo esatto contrario. Imparare l’utilizzo della visualizzazione di una corrente di luce o di acqua fresca veicolata e aiutata dagli aghi a liberare e far scorrere scorie e blocchi presenti nei diversi distretti da trattare diventa uno strumento di cura talora molto più potente di quanto non si possa pensare.

Un lavoro anche questo praticabile dal paziente a casa e in qualunque momento della sua giornata. Una possibilità che se messa in atto con continuità non può che essere un grande aiuto e sostegno terapeutico capace di rendere il paziente indipendente ma soprattutto sempre più a suo agio e partecipe del suo percorso di guarigione.

Una possibilità tutta nuova di utilizzare l’arte millenaria dell’agopuntura senza impoverirla a una singola e sterile tecnica ma piuttosto arrichendola di sfumature e forza attingendo da altre medicine tibetane, indiane ed europee talune estremamente antiche altre provenienti dall’inizio del ’900.

Un sistema questo per creare qualcosa di nuovo attraverso la propria sensibilità e conoscenza senza cercare di ripetere come degli automi robotizzati quello che abbiamo appreso da libri e dai nostri maestri, ai quali saremo sempre eternamente e instancabilmente riconoscenti e grati per  l’inesauribile ricchezza che ci hanno regalato.

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Mastectomia preventiva, cancro e hpv… il dubbio è legittimo!

Catherine Bellwald Mastectomia preventiva, cancro e hpv... il dubbio è legittimo!Una volta gli attori si limitavano a lanciare mode: sul vestire, portamento, stile, pettinature e magari anche qualche vizio e vezzo come le macchine, gli orologi. Per diverse e molteplici firme i personaggi dello spettacolo diventano l’immagine pubblicitaria, la facciata, il cosiddetto testimonial. Ma qualcosa oggi sembra cambiato in una direzione discutibile e forse anche allarmante.

Prima la Jolie che proclama al mondo intero la sua scelta di eseguire un intervento di mastectomia bilaterale preventiva. Una dichiarazione che sembra proporla come una paladina della salute e della prevenzione del tumore alla mammella nei casi con famigliarità positiva, ma lasciando comunque sgomenti le maggiori autorità in campo oncologico.

Qualche giorno fa, la dichiarazione di Micheal Douglas lasciata alle maggiori testate giornalistiche mondiali.  L’attore da tempo noto per la sua frenetica vita sessuale dichiara che la causa della sua patologia neoplastica è data alla sua dedizione al sesso orale. Il famigerato papilloma virus diventa l’indiscusso colpevole.

Non gli sembrava vero di aver trovato un responsabile alla malattia più temuta al mondo il cancro. Oggi tutti gli occhi sono puntati solo lì. I biologi che lavorano alla ricerca contro il tumore di cose interessanti ne hanno scoperte davvero tante, una quantità di informazioni così dettagliate da fare paura, ma forse difficili da mettere insieme e da sfruttare al meglio per combattere questa malattia. A quanto pare l’unica informazione che è ormai partita per una strada tutta sua, che nessuno credo potrà fermare, è questa del virus HPV.

Il fatto di aver trovato tracce di HPV nel DNA delle cellule tumorali è stato sufficiente per associarlo a questa infezione virale, tanto che oggi si dice tumore correlato alla infezione HPV, da cui il grande salto per definire l’infezione HPV come la causa di questi tumori, più semplice che bere un bicchiere d’acqua e lo stesso si può dire per alcuni tumori dell’orofaringe.

Questo è il nuovo volto della medicina in genere e nella fattispecie di quella oncologica. Da sempre le cause della patologia neoplastica come di moltissime altre  patologie croniche sono ancora grandemente sconosciute. Ci sono i cosiddetti fattori di rischio che sono da sempre fattori infettivi, genetici, irritavi come fumo e alcolici. L’attribuzione a uno di questi fattori del ruolo principale diventa un metodo più semplice per fare quella che potremmo definire la nuova caccia alle streghe degli anni 2000. La lotta al papilloma virus, con vaccini già in commercio e vaccini in nuova produzione e il progetto di vaccinare 30 millioni di bambine in 40 paesi entro il 2020.

Un vaccino per prevenire alcuni tumori, un test del DNA per valutare la percentuale di possibilità di sviluppare una neoplasia in un determinato organo sono un possibile nuovo boom economico per le lobby farmaceutiche decisamente più allettante del vaccino antinfluenzale che invece quest’anno è crollato di interesse  e di credibilità per molti pazienti e per molti medici.

D’altronde cosa spaventa di più del cancro? Cosa non saremmo disposti a pagare e a fare per evitarlo? Ed eccolo qua un bel capro espiatorio: il brutto e cattivo papilloma virus già solo a dirlo vengono i brividi!

E’ giusto però sapere che questo virus sta ai genitali come un virus parainfluenzale sta all’orofaringe. Ovvero  la sua propagazione è estesissima oltre che normalissima, conseguenza di una vita sessuale assolutamente di nuovo normale. Una volta, quando andavo all’Università, si diceva che la possibilità di entrare in contatto con l’HPV durante la vita sessuale superava il 90%. Inoltre essendo un virus che entra nelle cellule per moltiplicarsi, non vedo nulla di così strano nel fatto di trovarlo nelle cellule tumorali del collo dell’utero.

L’attenzione a mio parere dovrebbe focalizzarsi sulle difese immunitarie insufficienti ovvero sul fatto che dalla semplice e innocua infezione senza alcun sintomo tipica di questa infezione virale si possa generare un’infezione cronica e prolungata oppure una sorta di incapacità di proteggersi dalla malattia oncologica. Quale contributo possono avere in questa incapacità di risolvere un’infezione altrimenti innocua alcuni farmaci come ad esempio antibiotici e cortisone che alterano completamente il microambiente vaginale e la normale flora batterica di protezione?

Il mio timore è che come sempre si guarda la malattia come attrvavrso un microscopio e ci si ferma sull’evidenza che salta maggiormente al naso perdendo completamente di vista l’intera situazione che l’ha generata e sostenuta alla sua radice: un atteggiamento che fa comodo perchè lineare e che può far girare molto denaro e interessi economici  ma che personalmente trovo pericolosamente fuorviante.

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Il carico dopo la frattura: agopuntura, osteosintesi e recupero funzionale

Catherine Bellwald Il carico dopo la frattura: agopuntura, osteosintesi e recupero funzionaleDopo l’articolo sull’utilizzo corretto dei bastoni nelle limitazioni al carico e quello dell’importanza totalmente sconosciuta dell’agopuntura in ambito riabilitativo soprattutto post traumatico o post chirurgico, mi faceva piacere affrontare il problema dell’impossibilità completa di caricare che si verifica dopo una frattura ossea oppure un intervento di osteosintesi.

Si tratta di interventi chirurgici ortopedici praticati per  saldare i frammenti ossei in modo corretto facilitando una buona ricalcificazione e un recupero della funzionalità strutturale lesa.

Le osteosintesi oggi sono ancora prevalentemente metalliche un tempo faceva da padrone l’acciaio, oggi esistono apposite leghe  sempre più leggere che sfruttano metalli inerti come il titanio e in un prossimo futuro è presumibile che saranno i polimeri a sostituire le leghe metalliche sfruttandone una maggior elasticità paragonabile maggiormente al tessuto osseo.

La maggior parte delle osteosintesi, fra cui citiamo le classiche  anche se ancora attuali placche e viti, necessitano ancora di tempi discretamente lunghi prima di concedere il carico, talora anche superiori ai 40-50 giorni, questo perchè è necessario un buon callo osseo (nuovo osso in formazione) per garantire la presa del mezzo definito di sintesi con il tessuto osseo.  In caso contrario il mezzo di sintesi può spostarsi e non garantire affatto il corretto posizionamento atteso dei frammenti ossei. Se il muro o il materiale da saldare è fragile  nessuna riparazione, anche la più raffinata, avrà successo soprattutto con dei mezzi metallici. Questo lo sanno bene i falegnami e i muratori.

Purtroppo questo è un bel problema in quanto l’assenza di carico è essa stessa causa di un rallentamento della formazione del callo osseo oltre che fonte di alterazioni vascolari e sistemiche che vanno ben oltre al tessuto osseo.

La mancata stazione eretta mantenuta per tempi lungi soprattutto in soggetti non più giovani o con altre problematiche è spesso la fonte di numerosi squilibri che si ripercuotono sul recupero funzionale in senso globale.

Ecco perchè la frattura di femore negli anziani prima dell’avvento  del chiodo endomidollare era considerata una grave situazione a forte rischio per la salute. Il chiodo endomidollare è stata la prima osteosintesi applicata alle fratture del collo del femore a consentire un carico velocissimo riducendo in modo straordinario la mortalità e le complicanze  da ipomobilità post chirurgiche della frattura di femore nella popolazione anziana. Una evoluzione tecnologica ottenuta probabilmente dalla crescente innovazione e utilizzo delle protesi articolari di  anca e ginocchio.

Ma torniamo al tessuto osseo che si differenzia da tutti gli altri perchè è in continuo e perpetuo rimaneggiamento: una parte di cellule ossee si occupa della costruzione (gli osteoblasti) e una parte si occupa della distruzione (gli osteoclasti) entrambe le fazioni cellulari, i costruttori e i distruttori, sono in azione e si bilanciano vicendevolmente.

Il carico ovvero il peso che gravita sull’impalcatura scheletrica, mediato dall’appoggio al suolo, sembrerebbe un fattore indispensabile per sostenere la formazione di nuovo tessuto osseo. L’ importanza  della gravità sull’omeostasi del tessuto è stata valutata soltanto dopo il riscontro di severa osteoporosi negli astronauti che avevano passato  lunghi periodi in assenza di gravità.

Ecco che il carico inteso come possibilità dell’intero corpo di gravare sul terreno è una sorta di toccasana per l’intero sistema scheletrico. Le osservazioni a questo punto sono vaste e non del tutto chiare, le ipotesi più acreditate sono che da un lato il sistema nervoso percependo il carico attivi in modo automatico una catena biochimica in grado di generare una sorta di spinta del sistema osseo, da un altro lato alcuni scienziati sostengono che sia il fenomeno della vibrazione ad attivare il sistema.

Non esistono ancora risposte chiare in merito, ma un a cosa è certa: l’assenza di carico non favorisce la formazione di callo osseo e questo è tanto più valido quanto più distale si trova la struttura dal centro del corpo  oppure il soggetto è più anziano e affetto da alterazioni metaboliche sistemiche. Questo presumibilmente perchè è ulteriormente rallentato il sistema vascolare che nutre il tessuto posto in periferia come nel caso delle ossa di mani e piedi.

La magnetoterapia è una delle terapie fisiche più considerate per favorire maggiormente la calcificazione, il calore endogeno generato da questa terapia fisica è per alcuni ortopedici da evitare in senso assoluto in presenza di osteosintesi e per altri è da utilizzare anche per diverse ore consecutive con grandi benefici e senza alcun timore.  Ancora non esistono dati certi ne pensieri univoci in merito.

Anche la vibrazione applicabile su specifiche emergenze ossee è una grande risorsa fisica per stimolare la calcificazione in questo caso senza alcun timore di produrre calore al mezzo di sintesi. Forse perchè di alcun interesse economico non esistono informazioni e lavori scientifici riguardanti questo argomento. Consigliare al paziente che non può caricare il suo segmento fratturato o operato di applicare vibrazioni a bassa potenza e medio-alta frequenza come quelle usate dai più comuni sexy toy in commercio è un operazione di totale innocuità applicabile anche in caso di apparecchio gessato perchè applicabile direttamente sul gesso, oppure  sulle sporgenze ossee distali e prossimali rispetto all’ area da trattare confidando nella trasmissione della vibrazione attraverso i mezzi solidi.

Infine l’agopuntura funziona sul dolore in senso antalgico puro ed è altresì un ottimo sistema per migliorare la circolazione e limitare l’edema e l’infiammazione spesso causa di ulteriore rallentamento vascolare ed energetico nella parte colpita. Ecco perchè gli ortopedici usano dosi molto alte di antiinfiammatori e di ghiaccio nelle fasi post chirurgiche.

La fitoterapia cinese nei traumi e nelle fratture è un ulteriore grande strumento poco conosciuto ma di grande efficacia che permette una migliore circolazione energetica nella regione colpita, un più facile drenaggio dell’infiammazione e una energia selettiva per riscostruire i tessuti dannegiati. In particolare esistono ricette mirate sulla ricostruzione del tessuto osseo e sui traumi che risalgono a quelle usate dai monaci shaolin i cui combattimenti potevano essere talora anche molto violenti e la cui ripresa doveva essere accelerata per riprendere al più presto i loro allenamenti.

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Medicina tradizionale cinese: due curiosi casi di sinusite

Catherine Bellwald Medicina tradizionale cinese: due curiosi casi di sinusite Catherine Bellwald Medicina tradizionale cinese: due curiosi casi di sinusite Recentemente mi sono capitati due casi molto curiosi di sinusite che vale la pena di descrivere per la loro peculiarità.

Il primo caso è un ragazzo di 20 anni con famigliarità positiva per cefalea. Sin da bambino soffriva di crisi cefalalgiche ricorrenti frontali e sovra orbitarie e pollinosi stagionale, in seguito ad un recente episodio influenzale  sviluppa un dolore molto acuto localizzato alla radice del naso. Questo dolore che possiamo definire  continuo  non lo abbandona più neanche di notte per quasi 3 mesi nonostante le diverse cure specialistiche intrapprese.

Esegue diversi cicli di antibiotici e cortisonici, cure termali e in parallelo segue una terapia antistaminica ma senza ottenere alcun beneficio sul dolore che iniziava a compromettere la sua capacità di studiare e il tono del suo umore.

Ad ogni seduta di agopuntura il dolore che veniva registrato inizialmente come VNS 8 scendeva gradualmente e dopo 8 sedute di agopuntura eseguite  due volte alla settimana, il giovane ragazzo finalmente arriva sorridendo dicendo che il dolore è finalmente sparito.

Per me un altro esempio di come i giovani non solo rispondono bene alla terapia con agopuntura ma soprattutto di come la accettano con piacere e senza fare tante moine, rilassandosi completamente e profondamente agli aghi come se l’intelligenza del corpo in loro fosse più viva.

Una comprensione più profonda e naturale non ostacolata dall’inganno della mente e dal continuo desiderio di voler capire soppesare e comprendere con la testa, impedendo al corpo di comunicare la sua esperienza nel presente.

Un secondo caso davvero curioso è stato un paziente in cura con agopuntura per una epicondilite acuta, un programmatore di computer che dopo 6 sedute di agopuntura oltre ad avere un beneficio progressivo sul dolore al gomito mi riferisce un netto miglioramento del suo olfatto compromesso da anni da una forma di sinusite cronica che gli impediva non solo di sentire gli odori ma anche di percepire i sapori.

Dopo questa rivelazione continuo a trattare il gomito e aggiungo qualche ago specifico per la sinusite,  insegno al paziente esercizi di auto-massaggio dei seni paranasali e contemporaneamente prescrivo una ricetta fitoterapia cinese mirata alla sinusite cronica capace di muovere l’energia e il sangue e rimuovere il calore in regione nasale ottenendo una netto miglioramento non solo dell’olfatto ma soprattutto del gusto.

Un esempio questo di come i cosiddetti effetti collaterali positivi dell’agopuntura possano essere   oltremodo soddisfacenti oltre che rappresentare vere e proprie inattese, piacevoli sorprese sia per il paziente che per il suo curante.

Due casi che definirei curiosi e completamente diversi tra di loro ma che mostrano come la medicina cinese sia come agopuntura che come fitoterapia cinese costituisca per la sinusite uno strumento efficace anche in casi poco responsivi alle comuni terapie farmacologiche  o cronicizzati da tempo.

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Agopuntura e fitoterapia cinese nel fibroma uterino

Catherine Bellwald Agopuntura e fitoterapia cinese nel fibroma uterinoIl fibroma uterino è una formazione assolutamente benigna che colpisce il tessuto muscolare dell’utero. Si tratta di uno dei tumori più benigni e più comuni nella popolazione femminile. Un tempo chi ne soffriva veniva sistematicamente operato con isterectomia ovvero con resezione uterina completa non senza provocare disturbi a carico dell’intero pavimento pelvico come il prolasso vaginale  oppure incontinenza urinaria precoce.

Oggi l’isterectomia totale è sostituita quando possibile da interventi di isterectomia parziali e mirati sul tessuto fibromatoso eccedente.  L’intervento chirurgico è consigliato soprattutto nelle donne che presentano voluminosi fibromi oppure in caso di fibromi anche più ridotti ma che potrebbero aumentare nel corso di una gravidanza ingombrando lo spazio fetale.

Non sarebbe a parere di numerosi ginecologi invece indicata l’operazione chirurgica solo per trattare le menorragie ovvero le perdite ematiche uterine troppo abbondanti o troppo prolungate.  Sono frequentissime le donne con fibromi anche piccoli che soffrono di cicli emorragici definiti metrorragie o di cicli mestruali interminabili debilitanti sia per la salute che per il tono dell’umore.

Lo stilicidio contino anche se di poche gocce come la perdita massiccia di sangue sono entrambe responsabili con il tempo di forme più o meno severe di anemia che in fase di premenopausa possono anche peggiorare ulteriormente diventando francamente invalidanti.

La ridotta quantità di sangue e di emoglobina può  influenzare il tono dell’umore oltre che le risposte immunitarie in senso lato e generare non solo stanchezza e spossatezza ma anche patologie di altra natura. Nella medicina cinese poco sangue genera a sua volta una incapacità di controllarne le perdite e quindi una sorta di circolo vizioso anemizzante. Inoltre poco sangue uguale poca energia e poca possibilità di movimento e quindi di circolazione è frequente osservare una sorta di calore vuoto simile a quello della menopausa, con vampate e agitazione; questi disturbi sono di grado variabile a seconda della costituzione dalla paziente.

Correggere questo importante vuoto di sangue  è comunque in qualunque modo lo si voglia vedere  fondamentale per la salute fisica e mentale della donna che ne soffre. La fitoterapia cinese è un ottimo rimedio per facilitare la ricostruzione del sangue e dell’energia persa esistono ricette mirate non solo al vuoto di sangue cronico ma anche al vuoto dovuto a perdite come in questo caso. Inoltre esistono numerose ricette antiche mirate alla circolazione energetica in regione pelvica capaci di limitare la stasi e il ristagno di sangue in utero.

Lo stesso risultalto di potenziamento della sintesi di nuovo sangue e di ridotta predisposizione a perderlo si può ottenere attraverso l’agopuntura e le due terapie fatte simultaneamente sono in grado di allungare il ciclo che tende ad accorciarsi in modo eccessivo spesso sotto ai 21 giorni e limitarne la durata frequentemente superiore ai i 7-10 giorni e la quantità di sangue complessivamente perso.

Esistono infine ricette fitoterapiche specifiche per arrestare l’emorragia uterina in corso e trattamenti di agopuntura mirati anch’essi all’arresto dell’eccessiva perdita di sangue mestruale entrambi applicabili al bisogno.

Il miglioramento dell’emocromo ottenuto con la fitoterapia cinese è riscontrabile in meno di 20 giorni con semplici esami del sangue e a confronto di una terapia a base di  ferro è decisamente più tollerata e più veloce oltre che garante di un risultato più duraturo nel tempo. La paziente si sente subito meglio e meno stanca e con il passare delle sedute di agopuntura il ciclo inizia velocemente a ritornare meno lungo, meno abbondante e meno ravvicinato al precedente.

Sono in pochi i ginecologi a considerare queste terapie  di supporto che possono invece se fatte correttamente  limitare l’uso di terapie farmacologiche poco tollerate e soprattutto evitare l’intervento chirurgico in particolare nei fibromi di piccola dimensione e quando ormai manca poco all’arrivo della menopausa e  quindi alla cessazione dei sintomi mestruali.

E’ infine giusto considerare che questa possibilità  terapeutica non agisce solo sui sintomi ma se prolungata per un tempo sufficientemente lungo può ridurre  le dimensioni dei fibromi o quanto meno di limitarne l’evoluzione e questi dati sono riscontrabili facilmente con semplici controlli ecografici che anche il ginecologo più dubbioso non potrà che confermare.

Strumenti antichissimi creati per le donne e a disposizione delle donne, che le donne dovrebbero conoscere per sentirsi più libere.

 

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L’equilibrio tra caos e rituale

Catherine Bellwald Lequilibrio tra caos e ritualeOggi pensavo proprio a queste due parole e a come ognuna di esse abbia acquisito nel corso del tempo una connotazione di tipo  prevalentemente negativo.

Un comportamento, un rumore o una situazione caotica non sono certamente ricercati e desiderabili. E la stessa non gradita approvazione si può intendere a proposito del concetto di rituale che si colloca in un atteggiamento con una valenza rigida e talora stereotipata.

Il rituale così come il caos hanno peraltro un importante significato che definirei decisamente più elevato e francamente  positivo. Applicare un rituale significa utilizzare  regole, leggi, usanze che hanno una storia oppure un significato profondo talora dimenticato ma presente, lo si fa quando si prega, quando si vuole dare un significato a un gesto come nelle cerimonie ma anche semplicemente quando si vuole esprimere un sentimento profondo e lo si può fare con una cena oppure una lettera o un regalo. Si tratta di occasioni importanti che ci permettono di fermarci e di collegarci con un intero mondo che definirei interiore.

Per il caos è la stessa cosa pur essendo un discorso diametralmente opposto la apparente casualità degli eventi esterni  del micro e del macrocosmo, che chiamiamo casuale ci lascia di fronte ad una sorta di impoderabilità e di insicurezza che appartiene alla vita e che la caratterizza. Il caos è difficile da apprezzare ma ci lascia la possibilità di cogliere la vastità e grandezza del mondo fenomenico. Ci consente di cogliere quanto la nostra  mente sia piccola e  incapace di capire e di controllare la vita  nella sua intierezza.

Da un lato la capacità di costruire con precisione e dall’altra quella di distruggere dandoci così la possibilità di ricomininciare. Due estremi che di nuovo fanno pensare allo yin e allo yang e al loro equilibrio e alla possibilità di slittare da un principio al suo opposto niente po po di meno che lasciandoli fare!!!

Eppure in campo psicologico possiamo vedere dai disturbi del comportamento umano come entrambi questi due mondi presentino spesso le caratteristiche peculiari di specifici disturbi psicologici. Il rituale visto come modalità stereotipata di comportamento appartiene a diverse psicosi talora anche molto pericolose. Il soggetto psicotico attraverso un rituale che si ripete si identifica in un personaggio dal quale non si schioda.

Il caos invece appartiene a squilibri psichici diversi  che potremmo definire  autodistruttivi.  Non  lavarsi, non buttare via la spazzatura, accumulare kilogrammi mangiando senza ritegno oppure accumulare oggetti nella propria casa fino a rimanerne prigionieri sono due altri comuni esempi di questo scompenso.

In entrambi questi disturbi  sono l’incapacità di cambiare ovvero la cristalizzazione e costruzione sempre più estreme che ne determinano la pericolosità ovvero l’incapacità appunto di passare come nella natura da un estremo all’altro.

Esiste un tempo per costruire e un tempo per distruggere. Il ritmo ma soprattutto l’equilibrio di questo ritmo resta sempre  l’atteggiamento più sano e direi naturale. E perchè questo passaggio e transizione da una fase all’altra possa avvenire è necessaria un’apertura e un contatto tra le due parti, uno scambio tra noi e l’esterno è a mio parere fondamentale affinché si possa instaurare un dialogo e una capacità di apprendere dalla vita tutta.

Diversamente la chiusura mentale verso l’esterno di solito anche solo parziale per lo più figlia della paura e del timore impedisce qualunque rapporto e scambio con l’esterno. La mente si fissa pericolosamente in un’unica modalità, che non è ne giusta ne sbagliata ma solo rigidamente innaturale e destinata a generare squilibrio e malessere profondo talora molto difficili da rimuovere e tipica dei disturbi psichici più comuni.

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Ansia da prestazione e agopuntura

Catherine Bellwald Ansia da prestazione e agopunturaL’ansia è una brutta bestia, si sa. Quella da prestazione in particolare riveste un ruolo particolarmente odioso nella psicologia umana in quanto può raggiungere livelli davvero bloccanti.

L’ansia da prestazione può essere un ostacolo a volte impossibile da superare senza un aiuto esterno, in special modo quando si instaurano circoli viziosi tra la stessa e i risultati che, ovviamente in presenza di questa problematica, sono spesso esattamente quelli attesi: disastrosi.

Come si può aiutare chi soffre di questa problematica? Molte discipline orientali e attività sportive possono essere di grande aiuto come prevenzione, ma necessitano dei loro tempi tencnici per agire. Inutile quindi mettersi in moto e sperare nell’aiuto del corpo se non lo facciamo per tempo.

Un grande aiuto può venirci dall’agopuntura che, quando ben fatta e correttamente accettata dal paziente permette rapidamente un livello di più profondo rilassamento psichico e fisico, una lucidità mentale dalla risposta più pronta oltre a miglior qualità del sonno e del tono dell’energia in senso lato.

L’Alloro, prodotto della fitoterapia Spagyrica è un grande aiuto, assunto in pochissime gocce, da 3 ad un massimo di 5 al giorno. Un dosaggio molto basso ma che grazie al modo in cui vengono prodotti questi preparati ha un’azione sostanzialmente completamente diretta al piano emotivo.

Anche il Gelsemium Sempervirens, prodotto omeopatico, assunto in dinamizzazione crescente dai 30 CH ai 200 CH può dare una grande contributo.

Se il problema è più grave, ed oltre all’ansia sono gia comparsi disturbi e somatizzazioni del disagio quali palpitazioni, gastrite, cefalea, insonnia, colite ecco che invece il paziente va inquadrato in modo più completo e trattato di conseguenza, alleviando e risolvendo prima i sintomi fisici per poi arrivare al trattamento dello stato d’ansia.

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Perché non curare l’insonnia con l’agopuntura?

Catherine Bellwald Perché non curare linsonnia con lagopuntura?L’insonnia una volta veniva collocata prevalentemente come disfunzione della sfera psichica. Dalla fine dell’ottocento alla prima metà del novecento la psicologia studiava fervidamente il mondo onirico con il suo maestro e pioniere il Dott Freud.

Oggi l’inquadramento del disturbo del sonno è completamente diverso e molto più esteso, esistono medici specializzati unicamente in questo specifico settore  della medicina neurologica e cliniche o centri interamente dedicati a questo disturbo diffusissimo che si considera largamente sottovalutato, sottostimato e non sufficientemente trattato.

Infatti chi soffre di insonnia  continua ad attribuirne  significati e motivazioni prevalentemente alla sfera psicologica oppure considera di avere questa caratteristica costituzionale senza potervi porre rimedio alcuno. Nel moderno inquadramento dei disturbi del sonno esistono diverse possibili cause biochimiche molto varie e diversificate tra di loro.

A partire dai disturbi respiratori come le comuni sindromi ostruttive, a problematiche circolatorie o cardiache come i disturbi del ritmo cardiaco, alterazioni ormonali come nella menopausa, cause farmacologiche derivanti dall’uso di farmaci come i diuretici, gli antipertensivi, gli antidepressivi, la dopamina e molti altri che possono modificare il sonno.

L’insonnia viene in un certo senso inquadrata come un alterato equilibrio  del complesso network biochimico umano. Qualunque sostanza farmacologica e molteplici quadri sindromici in un certo senso sono in grado di causare uno squilibrio tale da generare un disturbo del sonno che può essere transitorio, ricorrente o cronico.

Ecco che la sistematica assunzione di un ipnotico non è più raccomandata ma spesso procrastinata e se possibile limitata al minimo perché genera dipendenza fisica e non solo psichica; è come se la molecola di benzodiazepina a lungo andare generasse essa stessa insonnia!

Pertanto l’insonnia deve essere trattata perchè altera fortemente il piacere della vita in senso lato: la capacità lavorativa, la possibilità di far fronte lucidamente al pericolo e alle difficoltà quotidiane, il desiderio sessuale sono solo un esempio delle sue  implicazioni secondarie.

Possiamo dire che essa stessa genera un alterato equilibrio biochimico umorale e ormonale a sua volta causa di ulteriori patologie come l’ipertensione per esempio o l’ipotiroidismo  ma anche la depressione e l’ansia che possono essere le figlie di un insonnia e non solo la causa!

E’ piuttosto complicato considerare in modo completo le migliaia di interrazioni interne di uno squilibrio biochimico quando si manifesta.  Non solo emozioni che definiamo negative  ma anche abitudini alimentari, farmacologiche e comportamentali oltre che costituzionali ovviamente possono essere tutte la causa prima di un squilibrio che una volta generato difficilmente siamo in grado di  reimpostare al tavolino senza squilibrarlo ulteriormente.

Questo nuova estesa consapevolezza della nostra complessità biochimica è un grande passo avanti della medicina moderna che incredibilmente si avvicina alla medicina tradizionale cinese che da sempre considera una disfunzione come il risultato di patologie e disfunzioni completamente diverse e apparentemente non collegate tra di loro.

Il network biochimico in realtà è la controparte fisica della complessa rete energetica che collega i diversi organi e meridiani tra di loro. Meno abitudini scorrette riusciamo a costruire, meno farmaci riusciamo ad assumere in modo continuativo e meno alteriamo questo sensibile sistema interno che ci compone.

Ecco che non solo le indicazioni sull’orario di assunzione di molti farmaci e  il dosaggio mirato di alcuni di essi possono fare la differenza ma anche la possibilità di considerare l’agopuntura come una cura che lavora sull’intero sistema biochimico-energetico cercando il suo equilibrio e non solo sulla singola funzione alterata.

Una cura quella dell’agopuntura oggi un pò snobbata da molti medici specialisti che non la conoscono se non per sentito dire ma che rappresenta in realtà un modello di cura ottimale per le nostre nuove acquisizioni scientifiche perché interagisce con il network biochimico senza sbilanciarlo ma riportandolo verso il suo normale equilibrio.

 

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La stagione delle piogge non sembra voler finire

Catherine Bellwald La stagione delle piogge non sembra voler finireParlare del tempo è spesso considerato un modo per non comunicare niente di sé agli altri, in tempi come questi però il fattore esterno-meteo è molto importante da considerare e può essere utile per fare delle riflessioni costruttive.

Come sempre una cosa non impedisce l’altra anche se di segno opposto. Il saper circolare da un pensiero al suo esatto contrario non significa affatto superficialità e mancanza di coerenza ma elasticità e capacità di adattarsi all’esterno che muta continuamente.

Ma torniamo al meteo inteso come fattore esterno, nella medicina cinese il fattore esterno viene anche chiamato patogeno esterno. In questo caso si attribuisce al tempo atmosferico una potenzialità patogena quando questa è eccessivamente forte oppure quando siamo noi ad essere eccessivamente permeabili ad esso per mancanza di energia difensiva di superficie.

Si la stagione delle piogge sembra ancora non volgere al suo termine, dopo massimo una o due giornate di tregua riprende più agguerrita che mai. Ecco di nuovo un elemento interressante che ci mostra come non esiste il bene e il male in senso stretto del termine, come noi uomini tendiamo a voler incasellare. L’acqua è un bene per la terra e per gli uomini un bene indispensabile ma la troppa acqua è potenzialmente dannosa.

In questi giorni allora mi sono soffermata a guardare la Terra e la natura tutta e lei non sembra avere problemi, gli alberi sono fioriti, i prati verdissimi, gli uccellini canterini come sempre. La natura intesa come un macrosistema non sembra affatto soffrire di questa stagione delle piogge fa riserva di acqua per tempi di siccità e fa crescere i suoi alberi robusti e forti.

Certo la terra in assenza di alberi capaci di stabilizzarla al suolo può andare in contro a cedimenti. Nella legge dei 5 elelementi  si dice che il legno controlla la terra e poi che la terra controlla l’acqua ecco che la terra anche con un eccesso di acqua non soffre ma riesce a controllarla ma gli uomini che possono fare?

Nel nostro piccolo certamente siamo più fragili ed esposti rispetto alla terra intesa come macrostruttura. Alcuni soggetti lo saranno di più di altri a seconda del loro elemento di forza maggiore. Possiamo comunque cercare di coltivare l’elemento terra attraverso i suoi principi: che sono quella di nutrire e di essere fertili. Possiamo emotivamente diventare rotondi e grandi e far scivolare la pioggia e gli eventi negativi sulla nostra superficie esterna. Possiamo anche far crescere  i nostri alberi anche se non è propriamente facile.

Possiamo ovviamente avere attenzione al nostro abbigliamento e alla nostra alimentazione e queste cose le ho già spiegate a lungo in altri post.

Se invece ci sentiamo piccoli allora è possibile che le nostre spalle e il nostro umore si pieghino come una pianticella sotto l’acqua torrenziale….è comprensibile e umano ma la mente può resistere a questo e a molto altro. Il sole arriverà presto anzi il sole non si è mai allontanato e si trova esattamente al suo solito posto pronto a riscaldarci.

 

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La follia si può curare?

Catherine Bellwald La follia si può curare?Non ci si può credere, gli avvenimenti del mondo politico Italiano ci hanno fatto assistere a un fine settimane che potremmo definire da follia, un caleidoscopio di eventi senza senso che hanno tristemente  e inspiegabilmente ripreso ad avere un senso anche se totalmente fasullo e totalmente fuori dalla realtà.

Come tutti sappiamo la psicosi, una volta chiamata follia, è una delle patologie più severe da curare in primis perché il più delle volte chi ne soffre difficilmente se ne rende conto e quindi non accetta le cure e tanto meno l’idea di essere malato, oppure ancora peggio passa da un medico all’altro lamentando continuamente gli stessi disturbi ma senza accettare veramente di mettersi in  cura e di assumere le terapie proposte.

Non accettano le terapie psicologiche fatte dai professionisti più esperti e non vogliono assumere i farmaci che purtroppo sono  ancora pochi e talora con severi  effetti collaterali ma assolutamente indispensabili.

Le vere e più severe malattie mentali sono quelle che non consentono a chi ne soffre di  aderire alla realtà. I pazienti si dice in termini tecnici presentano disturbi produttivi, ovvero producono e vivono in una sorta di mondo parallelo nel quale è quasi impossibile penetrare. I pazienti sentono, vedono, pensano e credono a fatti interamente prodotti dalla loro mente in modo talora completamente o parzialmente inconsapevole.

Succede poi in molti casi che chi ne soffre conduca con sé i suoi parenti stretti in un delirio collettivo. Questo perché la realtà non può essere  mai affrontata direttamente senza arrivare a uno scontro o un rifiuto da parte del paziente che può concludersi con decisioni talora brusche e violente; ecco che coloro che veramente amano oppure sono sinceramente affezionati al paziente psicotico sono gioco forza costretti ad assecondarlo in modo più o meno consapevole e cosciente per non essere allontanati o peggio aggrediti.

Ho visto il terrore negli occhi di alcune mamme davanti ai loro piccoli figli affetti da psicosi e vi assicuro che è qualcosa di terribile e di molto pericoloso per la salute dell’intero nucleo famigliare. Se ci sono più figli per esempio il rischio è che anche quelli sani vengano in un certo senso non considerati o trattati in modo non corretto per le loro personali esigenze.

Le istituzionalizzazioni, i ricoveri in strutture specializzate e gli aiuti esterni da personale competente fatti in alleanza con i parenti sono in questi casi  la soluzione più utile a tutto il nucleo famigliare. Ma quando i parenti sono coinvolti anche loro nel delirio collettivo oppure quando il soggetto nega completamente la sua patologia pur di non affrontarla, la cura e gli aiuti non sono possibili ovvero non sono in grado di raggiungere l’obbiettivo.

Il paragone con questa malattia a mio parere calza; i politici che hanno la possibilità di fare qualcosa sono tutti lontani dalla realtà e i politici che potremmo definire sani sono totalmente senza strumenti per poter fare la differenza; è come se non esistessero. Si sente parlare sempre degli stessi nomi, è un rituale malato che si autoalimenta… una patologia che potrei definire estremamente pericolosa e perniciosa; la più difficile da curare che io conosca.

 

 

 

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Tutti al sole!

Catherine Bellwald Tutti al sole!Credo che in questo due giorni anche i più pigri e indolenti e i più impegnati stakanovisti del fine settimana non abbiano potuto resistere dall’uscire almeno per un’oretta al sole o all’aria aperta. In poche ore le temperature sono tornate in media stagionale; la luce  è radicalmente cambiata, gli odori dell’erba, dei fiori si sono finalmente diffusi, gli insetti, le farfalle e gli uccellini sembravano quasi festeggiare l’evento atteso.

L’arrivo della primavera! Secondo la medicina cinese siamo già sul finire della stagione anzi, per essere precisi siamo già in transizione verso l’estate!

Incredibile il clima sembrava quasi rispecchiare la stasi e il buio che di questi tempi si percepisce, quasi una conferma da parte della natura dei tristi eventi e fenomeni che ci accompagnano…una sorta di lutto!

Oggi più che mai ho potuto toccare con mano quanto la luce sia un elemento semplicemente indispensabile per tutti noi e  di quanto sia un miracolo e una benedizione la sua presenza.

Non dovremmo mai dimenticarcelo e oggi, dopo tanti giorni freddi e bui, è più facile rendersene conto. Quello che del tutto naturalmente nasce dal cuore è un sentimento che possiamo definire gratitudine.

Oggi si fa un gran parlare della gratitudine come fosse una ricetta per la felicità, tutte le religioni la contemplano e la considerano come fondamentale.

La gratitudine non solo non costa niente ma permette di combattere la patologia di cui tutti noi soffriamo:l’aspetttativa. Si, le aspettative ci condizionano e ci fanno considerare tutto ma proprio tutto come scontato! Ma se impariamo a provare gratitudine per ciò che riceviamo invece che aspettarci sempre qualcosa di diverso, ecco che le aspettative non trovano più posto o quantomeno vengono ridotte a più miti consigli.

Di scontato non c’è niente, godiamoci questo meraviglioso sole che brilla per tutti e facciamo il pieno di luce sperando che la luce illumini non solo il nostro corpo ma anche la nostra mente e il nostro cuore.

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Architettura per anziani: peccato non saperlo

Catherine Bellwald Architettura per anziani: peccato non saperloNe parlavo ieri sera a cena con un amico architetto Paolo Frezzotti esperto ed entusiasta in quella che lui ama definire  come “l’architettura per l’anzianità”.

Si tratta di accorgimenti e dettagli fondamentali e indispensabili per conservare il più a lungo possibile l’autonomia domestica ma soprattutto per garantire la sicurezza e la riduzione del rischio di cadute.

Un obiettivo non da poco perchè  è ormai dimostrato dalle statistiche mondiali e dalle riviste scientifiche accreditate  che il rischio di caduta è considerato nella popolazione anziana il fattore di maggior ospedalizzazione e di perdita dell’autonomia motoria  così come dell’autonomia in senso più ampio intesa come la capacità mentale di cavarsela da soli.

Paolo mi diceva che in Italia esiste una legge, la N° 13 in vigore dal 1989 in merito  all’abbattimento delle barriere architettoniche  che può essere usata non solo dai soggetti portatori di disabilità di grado elevato ma anche come prevenzione del rischio di caduta nei soggetti anziani. La domanda per modifiche edilizie se  presentata con il formulario giusto ed entro i termini corretti che credo sia il 30 marzo di ogni anno, consente di avere il rimborso totale della spesa fino a un tetto di 6.000 euro e per cifre più alte una percentuale di rimborso comunque significativa da non sottovalutare.

Il guaio è che nessuno lo sa e nessuno ne parla, certo non si tratta di lavori da fare in emergenza ma di lavori di edilizia intelligenti e mirati caso per caso da fare in un’ottica di prevenzione ovvero prima che via sia una reale impossibilità al movimento, prima della fatidica frattura di femore oppure prima dell’ictus e qui tutti si toccano le parti intime, oppure fanno le dovute corna e ancora dicono di non portare sfiga!

Il fatto è che non serve essere in carrozzina, non serve andare in pronto soccorso con un trauma cranico non serve andare in ospedale e neanche superare 85 anni! Insomma bisogna pensarci prima. In realtà bisognerebbe pensarci molto prima. Le scale, i gradini, l’ascensore esterno ed interno devono essere tenuti in considerazione al momento dell’acquisto di un appartamento ma non solo: i pavimenti in piastrelle vetrificate per fare un esempio sono una pista da pattinaggio che si potenzia con una semplice pozza di acqua e con le scarpe non dotate di suola antiscivolo.

Sono a “rischio piastrella scivolosa” tutti i soggetti adulti con disturbo della marcia anche lieve ovvero dato da un parkinsonismo che non è la malattia di Parkinson ma si tratta di un rallentamento spicomotorio legato a un invecchiamento del tessuto cerebrale definito encefalopatia vascolare. Il parkinsonismo è caratterizzato come nel parkinson da rigidità, tremori e lentezza dei riflessi e talora perdita degli automatismi della marcia e dei riflessi automatici della caduta. Ma ci sono disturbi della marcia in soggetti con il tessuto cerebrale e il sistema nervoso integri, causati da un disturbo della vista ad esempio, o da un disturbo artrosico poliarticolare.

Infine ci sono i rallentamenti occasionali dovuti agli effetti collaterali di alcuni farmaci ipnotici (quelli per prendere sonno) per fare un piccolo esempio che combinati magari con una cena più pesante possono causare effetti di marcato rallentamento al risveglio. Per finire ricordiamo i possibili effetti destabilizzanti legati ad eventi semplici ma frequentissimi come una cistite oppure una bronchite che con il rialzo termico possono dare una vera e propia instabilità in soggetti non più giovani e magari un po’ disidratati.

Una lista lunghissima come avrete capito che  con un gesto semplicissimo come quello della sabbiatura del pavimento potrebbe evitare una brutta caduta a terra. Ma anche il posizionamento di maniglioni nei punti giusti, il sollevamento delle prese elettriche e se necessario anche la sostituzione dei sanitari sono tutti costi talora anche minimi e facilmente contenibili  nel tetto previsto dalla legge, quindi modifiche edilizie totalmente gratuite ivi compresa la consulenza tecnica dell’architetto.

Ma nessuno o quasi nessuno lo sa… ma chissà perchè? In Italia è così: le leggi intelligenti esistono ma nessuno le conosce ovvero si fa in modo che nessuno le conosca.

Pensiamoci in tempo è il mio suggerimento, è inutile arrabbiarsi dopo quando è tardi per fare la domanda. E intanto iniziamo noi stessi a pensare ai dettagli di arredo utili, che vanno dall’eliminazione dei tappeti piccoli e grandi che siano, alla sistemazione della luce corretta nei punti fondamentali, all’utilizzo di scarpe e ciabatte rigorosamente chiuse e antiscivolo, e all’aggiustamento dell’altezza di sedie, divani e letti e perchè no, facciamoci fare una consulenza da presentare entro il 30 marzo prossimo per attuare modifiche utili alla nostra sicurezza.

Questa è prevenzione e non va confusa con la strumentalizzazione delle paure ma esattamente il suo contrario, anche se siete degli ultra 75 enni sani come dei pesci dovete pensare al futuro e iniziare ad abituarvi da adesso a tutelare la vostra autonomia e salute psicofisica con piccoli gesti nei riguardi di voi stessi facendoli entrare in una routine comportamentale di “buon sano volersi bene”.

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Buona Pasqua a tutti noi!

A tutti noi auguro la possibilità di una rinascita al nuovo come espressione di crescita umana e desiderio di pulirci da ciò che ci opprime, per seguire liberamente la nostra vera natura.

Catherine Bellwald Buona Pasqua a tutti noi!

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Agopuntura Ospedale Sacco di Milano: nuovo ambulatorio

Catherine Bellwald Agopuntura Ospedale Sacco di Milano: nuovo ambulatorioIn attesa di ottenere approvazioni dai vertici dirigenziali e amministrativi sulle  proposte di studi scientifici nel campo delle medicine complementari organizzate e dirette dalla dottoressa Antonella Sparaco, il nuovo ambulatorio di libera professione in agopuntura e medicina cinese è iniziato con successo per ora con il lunedì ad orario continuato dalle  11 alle 19  circa per favorire i lavoratori che in questo modo  non dovranno chiedere permessi speciali per uscire dal lavoro in tempo utile.

Le nuove tariffe sono state aggiornate ma restano comunque ridotte rispetto al servizio e al tipo di trattamento erogati oggi in esclusiva libera professione.

E’ corretto avvisare  i pazienti che ogni seduta può variare  volta per volta a seconda della situazione raggiunta e che si tratta di un trattamento di agopuntura completo e personalizzato della durata minima di 60 minuti ( talora anche 90) e non un protocollo ripetitivo di 2/5 aghi per orecchio per 30 o 45 minuti come  in alcuni protocolli preconfezionati.

Ogni seduta di agopuntura permette di interagire con il medico e  lavorare insieme con dei progetti comuni di trattamento che possono includere l’eventuale  modificazione della terapia farmacologica o fitoterapica, il controllo e l’aggiustamento di esercizi mirati e di manovre di autotrattamento da eseguire a casa oppure la verifica e la stimolazione alla prosecuzione dei difficili ma necessari cambiamenti di abitudini posturali e alimentari.

L’obiettivo, con il passare del tempo, è quello di trasferire un po’ alla volta al paziente nel corso delle  varie sedute strumenti di autotrattamento, di controllo e di ascolto personale che consentano di allungare i tempi tra una seduta e l’altra,  creando da un lato un’autonomia nella gestione del proprio benessere e dall’altro una spesa non solo equa ma sempre più sostenibile.

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La gravidanza non è una malattia

Catherine Bellwald La gravidanza non è una malattia Anche se ironicamente si dice che la gravidanza è una malattia che ha 9 mesi di incubazione e poi diventa incurabile e cronica per il resto della vita, essa dovrebbe essere per ogni donna che la sperimenta un momento magico e di grande benessere fisico e soprattutto psichico. E questo può essere confermato da tantissime donne.

Nonostante ciò, oggi la gravidanza viene davvero vissuta come una malattia; la prevenzione delle problematiche più comuni rischia di diventare un’ipermedicalizzazione dove la donna in dolce attesa viene trattata da malata e messa nella condizione di sentirsi tale e di perdere quella  magica e tutta speciale condizione che la gravidanza spontaneamente regala.

Sono tantissime le donne che oggi, ogni volta che vanno a fare il controllo ecografico, tornano a casa con ansie e dubbi inculcati dagli specialisti del settore che misurano al millimetro tutti i parametri e talora con un notevole un eccesso di zelo nel comunicare alla paziente esattamente quello che vedono. ”  niente di grave.. però stavolta il cranio non è cresciuto come avrebbe dovuto ” e il mese successivo tocca ad un altra parte anatomica che non è della grandezza attesa come da tabella.

Il ginecologo sembra estremamente preciso ma in questa precisione professionale trasmette alla sua paziente i dubbi che lui stesso non sa calcolare e inquadrare nel giusto modo. Questo non senza generare uno stato di ansia che in alcuni soggetti magari già avanti negli anni oppure in corso di una gravidanza tanto attesa e desiderata può trasformarsi in un incubo che fa male alla futura mamma quanto al feto che porta in grembo ovviamente!

Tutti noi sappiamo che in alcune condizioni è benedetta l’ignoranza a fronte di informazioni dettagliatissime il cui si significato non è chiaro. Ma ancora non è finita: sono sempre di più le donne che al minimo anzi minimisso dato fuori dai valori limiti vengono monitorate in modo estremo. Una glicemia che dopo carico tarda di mezz’ora a rientrare nei limiti come unico dato può far scattare una batteria di esami di controllo, una dieta strettissima per fare solo un esempio.

Ma non è tutto quello che succede; ormai sistematicamente è che se dopo la 31° settimana il feto ancora non è girato in posizione cefalica ovvero con la testa rivolta verso il basso la paziente viene automaticamente segnalata per il taglio cesareo, senza nessun altro possibile suggerimento o possibilità anzi ci si guarda bene dal consigliare metodi naturali per far girare il feto e per predisporre al meglio il perineo in preparazione del parto naturale.

Massaggi del ventre materno, visualizzazioni attive da parte della madre della rotazione che il feto deve compiere per allinearsi con la testa nella corretta posizione, moxa sul punto 67 di vescica urinaria, agopuntura mirata alla preparazione del parto e al rovesciamento fetale sono tutte tecniche che a partire dalla 34-36° settimana  possono premettere al feto e alla madre di posizionarsi e prepararsi nel modo migliore al parto.

Parto che  a questo punto non deve più necessariamente essere uno sterile intervento chirurgico ma un momento nel quale la donna può, se lo desidera, essere la protagonista del momento forse più significativo della sua vita, assista da parte di medici e soprattutto ostetriche competenti in grado costruire un’atmosfera serena e famigliare che generi non solo sicurezza ma anche gioia e sensibilità per accogliere al meglio una nuova vita.

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Attenti alle parole che dite

Catherine Bellwald Attenti alle parole che diteTutti noi siamo abituati a dire continuamente frasi come “non posso”:  “non posso venire domani perché devo andare a prendere mio figlio a scuola”, “non posso stare con te perché devo andare”. Sono solo due esempi ma se ci fate un po’ di attenzione, il “non posso” 0 il “devo” sono un intercalare ripetitivo costante.

Quello che è importante vedere è che dietro a questa frase si nasconde un mondo di grassa inconsapevolezza che rende le nostre scelte impersonali e quindi non sotto la nostra responsabilità. Si tratta di un ammortizzatore che ci evita il conflitto e il dover scegliere.

La scelta esiste sempre se una cosa è importante: il figlio da prendere a scuola si può risolvere mandando il marito, il vicino, l’amica, la nonna. Quello che voglio dire è che anche se il figlio da prendere a scuola è reale, il modo in cui ci si esprime verbalmente indica una nostra assoluta non scelta. Diverso sarebbe dire: “Vorrei riuscire ad andare a prendere mio figlio a quell’ora, non riesco ad accontentarti” oppure “ho promesso di andare a prendere mio figlio non posso proprio venire”.

Capite la differenza? Nella prima espressione noi non siamo i responsabili del “non potere fare una determinata cosa” ma la subiamo, nel secondo caso abbiamo scelto e dato la priorità al figlio oppure a una promessa. E’ solo un modo di dire, si potrebbe arguire. Certo che è un modo di dire! Forse anche per essere gentili e cordiali verso il prossimo, ma è diventato talmente abituale e inconsapevole che nasconde la vera natura delle nostre azioni.

Non posso fare tutto quello che voglio e non posso dire a tutti di si, quindi a qualcuno dirò di si e a qualcuno dirò di no. Se giro a destra non posso girare anche a sinistra, non nello stesso momento ovviamente, la scelta si impone senza offesa per nessuno: le priorità esistono e le fissiamo noi o almeno dovremmo essere noi a farlo!

Il rischio è che con questo giochino di falsa cortesia, ci dimentichiamo che siamo noi i protagonisti delle nostre scelte. Alcune volte lo dimentichiamo talmente bene che se qualcuno ci dice, “beh… non puoi… non vuoi!” ci arrabbiamo pure e facciamo gli offesi o le vittime e sapete perché?

Perché è verooo! E non vogliamo che qualcuno se ne accorga, neanche noi stessi!

Poi esistono le frasi che si dicono non per comunicare qualcosa all’altro ma per noi e solo per noi. Ci avete mai fatto caso? Ci sono delle volte che parliamo o comunichiamo dettagli non per il gusto di condividere un pensiero nostro ma per ascoltarci  da soli. In questo caso diciamo cose che all’altra persona sono il più delle volte completamente inutili, anzi di solito anche fuorvianti e tendenziose, per dire in realtà a noi stessi: ma quanto siamo bravi!

Succede a tutti, non preoccupatevi, e più spesso di quanto non si pensi ma l’importante è accorgersene subito e aggiustare il tiro rendendoci capaci di cogliere l’importanza e il valore delle parole che diciamo e l’influenza che queste possono avere sugli altri: anche al negativo.

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Agopuntura per trattare l’ansia

Catherine Bellwald Agopuntura  per trattare lansiaL’ansia è una parola divenuta di uso quasi comune. Questa sindrome (appunto definita “sindrome ansiosa” in quanto contiene un corollario di possibili e diversificati sintomi piuttosto svariati che vanno da quelli fisici come il mal di stomaco a quelli più psicologici come il timore del futuro), con l’inizio  e lo svilupparsi della psicologia era esclusivamente di pertinenza psicologica.

Oggi dopo quasi 100 anni sono comparse a fianco degli psicologi diverse scuole di pensiero e di coaching intese come educazione al corretto modo di porsi di fronte al proprio vissuto e a ciò che ci accade nel presente.

Sono moltissimi i farmaci ansiolitici  usati, che oggi vengono prescritti nella maggioranza dei casi dal  medico di base per fronteggiare diversi disturbi correlati all’ansia a partire dalla categoria dei giovanissimi fino agli ultraottantenni passando ovviamente da uomini e donne di media età.

Le molecole più conosciute e dibattute sono le benzodiazepine o BZN definite appunto ansiolitici. Questi farmaci sono entrati nella pratica clinica negli anni 50 e tutt’ora sono considerati estremamente efficaci per ridurre i disturbi ansiosi.

Sono però moltissimi gli effetti collaterali attribuiti a queste molecole; in primis la loro nota capacità di creare dipendenza, come di molti farmaci se ne raccomanda l’esclusivo utilizzo a breve termine. Per questo motivo oggi i farmaci più usati sono preferibilmente antidepressivi ad azione ansiolitica utilizzati a lungo termine .

Tutti sanno peraltro che i disturbi psicologici non durano pochi mesi, non a caso anche le terapie psicologiche vanno avanti anni. La casistica dei pazienti ansiosi che vedo più frequentemente è formata da persone in terapia da anni con farmaci e psicoterapia che di solito arrivano per risolvere disturbi apparentemente fisici, pazienti ansiosi che non hanno mai assunto farmaci e che non vogliono assumerli, pazienti ansiosi con molteplici problemi fisici che focalizzano la loro mente unicamente sui disturbi fisici.

Inutile dire che i pazienti che più velocemente risolvono i disturbi ansiosi sono quelli che arrivano a capire in primo luogo di essere tali, vogliono quindi limitare i farmaci, se possibile farne a meno e, nel caso migliore, non assumerli affatto. Questi soggetti con poche sedute di agopuntura, in media dalle 6 alle 10, cambiano radicalmente perchè hanno per così dire un disturbo non strutturato nel corpo fisico.

Ecco che l’ideale sarebbe prescrivere il farmaco ansiolitico e immeditamente iniziare il più presto possibile la terapia con agopuntura; questo consentirebbe di limitare al minimo l’assunzione del farmaco ansiolitico togliendolo e sostituendolo il più velocemente possibile con una terapia più naturale  e con semplici consigli comportamentali. Solo nei casi più complessi che devono elaborare un vissuto e che hanno un atteggiamento evidentemente non sano sarà indispensabile associare un lavoro psicologico di sostegno di gruppo o individuale.

Per tutti gli altri che invece hanno strutturato disturbi fisici veri e propri e che di solito tendono a cronicizzare nel tempo l’agopuntura è un grande aiuto per ristabilire un equilibrio ma necessita di un trattamento a lungo termine che dovrebbe essere inserito in un lavoro multidisciplinare in grado di lavorare sul corpo e sulla mente in modo coordinato, sfruttando all’interno della seduta di agopuntura anche tecniche di respirazione e di rilassamento guidato che faciliteranno il raggiungimento di un nuovo equilibrio psicofisico.

 

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Il contagio del pessimismo

Catherine Bellwald Il contagio del pessimismoIl pessimismo al pari di un virus ha la possibilità di contagiare masse anche molto estese alla stregua di una pandemia. Ascoltando i telegiornali, leggendo articoli scritti da persone autorevoli  nel settore economico, politico o religioso come da giornalisti e opinionisti, il risultato è lo stesso.

Il messaggio di fondo è sempre accompagnato da un importante dose di pessimismo quasi fosse un ingrediente di moda oppure ancora peggio un fattore indispensabile per essere credibili.

Ogni evento ha una lettura che ne calca inesorabilmente e prevalentemente il lato negativo ed oscuro e l’assenza di un possibile risvolto positivo. Anche la comicità è diventata quasi esclusivamente satira politica che aumenta il peso e il senso di impotenza e di disagio.

Pure le previsioni del tempo sembrano essere se possibili peggiori della realtà, freddo e neve  in arrivo, primavera assente fino a Maggio, e così via!

Tutti ma dico tutti grandi e piccini sono gentilmente invitati a pensare male del futuro.

Ma se il  mondo esterno come ben spiega Salvatore Brizzi è l’immagine del mondo interno ovvero di ognuno di noi ne consegue per logica matematica che  il miglioramento e la speranza di questo cambiamento devono necessariamente  nascere da dentro di noi e quindi vanno urgentemente alimentati da pensieri capaci di nutrirli e consolidarli.

Ieri incontravo una mia collega che mi diceva l’Italia è la pattumiera dell’Europa! Ma se non fosse così mi sono detta? Se fosse che è proprio in Italia che le menti sono più sofisticate ed  è proprio qui che l’attrito è maggiore per la evidente  difficoltà di trovare la strada e la crescente consapevolezza e volontà di non accettare più il vecchio?

La storia ci insegna che  la nascita di qualcosa di nuovo è sempre passata da un conflitto, un attrito se vogliamo. Nel film Lincoln bellissima ricostruzione storica, ci viene ricordato oltre che evidenziato che fu proprio la guerra di secessione a consentire quello che oggi sembra accettato da tutti, ovvero che ogni essere umano indipendentemente dal colore della sua pelle possiede gli stessi diritti di fronta alla legge.

La guerra civile è stata consapevolmente usata da Lincoln per ottenere il voto che abolì la schiavitù, una svolta che allora sembrava improponibile e irragiungibile e che vista oggi sembra ovvia e normale.

Non solo quindi il conteggio dei morti, il pianto ela disperazione per la perdita di vite e la violenza assurda che  la guerra in genere rappresentano per una qualunque nazione e per l’umanità in genere ma da parte di questo grande uomo che fu Lincoln una longimiranza, una consapevole visione del futuro e un desiderio fermo e risoluto di cambiare la storia definitivamente.

Riusciamo a capire la differenza?

Ci vogliono uomini e donne con una chiara visione positiva di quello che sono le nostre potenzialità  e non con la cenere sul capo. Non gesti fanatici ne continue lamentele ne egocentriche quanto insignificanti dimostrazioni di potere e di superiorità ma un’equilibrata, saggia e dotta visione del futuro che deve per forza passare da compromessi e difficoltà iniziali senza soccombere ad essi.

Il pacchetto omaggio che  i media ci inoculano tutti i giorni prevede una totale mancanza di fiducia nel futuro; e perchè mai dovremmo stupirci se i paesi esteri non danno fiducia al nostro potenziale economico e ancora del fatto che nessun partito possiede la fiducia in parlamento.

Iniziamo noi ad averla questa fiducia, fiducia nel nostro potenziale umano e sovraumano, iniziamo con l’accettare la legge della dualità come parte della materia e non opponendoci alle parti oscure ricordando sempre che muovendoci verso la legge di unità che tutto sovrasta perchè è la più elevata, il duale perde semplicemente di importanza, svanisce inglobato dal principio Uno che tutto include.

Questa non è new age spicciola, non dobbiamo tapparci le orecchie e fingere che tutto vada a meraviglia, no di certo ma neanche lamentarci come dei bambini piccoli. L’atteggiamento del lamento come passività al negativo non funziona dovremmo averlo capito dalle piccole cose.

Mi ricordo ancora quando ero dipendente ospedaliera e non andavo d’accordo con le idee del mio primario, pensando che non era possibile cambiare, dove lo trovavo un lavoro di dipendente  altretanto sicuro, in un momento in cui la sanità pubblica non assumeva da tempo? E ancora come facevo ad uscire dal sistema sanitario che mi impediva di dedicare il tempo che desideravo ai miei pazienti senza dover rispettare tabelle orari e protocolli incapaci di adattarsi alle esigenze del singolo?

Se non avessi cambiato modo di pensare sarei ancora lì forse con un’acidità di stomaco e l’insonnia presumibilmente,  ma sicuramente in compagnia della mia amata lamentela.

Serve coraggio per avere fiducia e non incoscienza.

Ognuno di noi può fare qualcosa iniziando dal proprio pensiero e dalla cura del proprio personale pessimismo difendendosi da esso come facciamo con i virus influenzali. Questo produce un’onda nuova e la possibilità che gli uomini e le donne che possono fare la differenza perché introdotti più nel sistema politico ed economico possano trovare accordi e idee utili a crescere verso un futuro che dovrà necessariamente cambiare alla radice affinché  i rami che vogliamo far crescere possano essere  rigogliosi e sani.

 

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Come riconoscere il confine tra fare e farsi male?

Catherine Bellwald Come riconoscere il confine tra fare e farsi male?E’ un argomento molto utile per coloro che lavorano duramente cercando di usare i propri sforzi per ottenere qualcosa. Il mio maestro diceva sempre che per fare la pasta è necessario avere l’acqua alla temperatura di bollitura; sotto quella anche lo chef più capace non è in grado di cucinare un piatto che raggiunga  la decenza.

Cosa significa questo? Significa che sotto un certa soglia di intensità lo sforzo non produce il risultato desiderato, in questo caso: un piatto di pasta buono. E’ logico che questa legge della soglia che si trova nel corpo umano e in particolare nel sistema nervoso con il nome di legge del tutto o nulla dipende da numerose variabili esattamente come l’acqua per la pasta.

Non solo la temperatura, la quantità di acqua, il materiale con il quale è prodotta la pentola, la temperatura esterna e la temperatura dell’acqua, la presenza di elementi nell’acqua e molti altri.

Trasportando questa ovvietà nello sport o se preferiamo nel nostro concetto di allenamento o movimento che produca salute e benessere psicofisico il discorso è lo stesso. Esiste una soglia sotto la quale l’esercizio terapeutico o salutistico non produce un gran che.

Esiste una soglia oltre la quale l’esercizio diventa efficace esattamente come la dose di un farmaco e ovviamente esiste un dosaggio critico definito tossico oltre il quale l’effetto del farmaco diventa dannoso. Quando si lavora con alcuni farmaci ma anche con alcuni pazienti molto severi succede che  questi due limiti siano molto vicini ed è necessaria una estrema attenzione oltre che la possibilità di riconoscere che in alcuni casi è comunque importante osare sapendosi poi fermare per trovare il giusto livello di trattamento efficace non dannoso.

Nella vita di tutti e con persone sane il discorso è diverso ma è comunque fondamentale capire che da un lato la ripetizione di un certo lavoro per noi efficace può anche essere considerato la variante fondamentale potenzialmente dannosa ma soprattutto la nostra condizione psicoficica non solo generale ma di ogni singola volta che eseguiamo lo stesso lavoro.

La stanchezza psichica o fisica, date da un infinità di possibili fattori ed interferenze esterne fanno si che la stessa corsa fatta con le stesse scarpe e lo stesso percorso e la stessa velocità di sempre, possa in un altro momento farci male e viceversa, essendo ben allenati un’emozione o un colpo di freddo che sentiamo aggredirci fisicamente  possono essere curati e rimossi sul nascere facendo una corsa e dei movimenti fisici di una certa intensità.

La realtà è che non esiste una regola valida per tutti e per tutti i casi: il limite non è quasi mai sempre uguale e soprattutto è diverso per ognuno. Occorre imparare ad ascoltarsi e ad usare il cervello per capire quando ci stiamo avvicinando ad un vero limite, oppure quando lo stesso è solo nella nostra mente.

Un buon modo in realtà è proprio quello di volgere i nostri sforzi non tanto sulla comprensione della realtà di un dato limite, quanto alla nostra capacità di ascoltarci in modo più veritiero e preciso. Con l’aumento di questa capacità aumenterà anche la nostra precisione nel percepire noi stessi e quindi la realtà o meno di un dato limite.

 

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La festa delle donne: auguri alle donne e agli uomini

Catherine Bellwald La festa delle donne: auguri alle donne e agli uominiQuest’anno al posto di stimolare le donne a essere vere donne e non solo a rivendicare i diritti delle donne, vigilando  attentamente a non ingabbiarsi da sole dietro sbarre di doveri e paure, vorrei anche sottolineare che alle donne servono soprattutto uomini, che possano  sostenerle  non solo con fiori e regali o denaro ma con gesti e cuore.

Sono ancora tante le mie pazienti che mi raccontano di avere uomini che non alzano un solo dito in casa per aiutarle e rifiutano di mettersi ai fornelli in senso assoluto, anche quando sono stravolte dalla stanchezza o da malattie anche gravi e pesanti.

Di solito dico loro che sono loro stesse le responsabili di questo meccanismo ma poi quando torno a casa ci penso e capisco che avere un uomo che ti aspetta alla sera con un calice di vino e la cena pronta e magari ti viene incontro per prenderti i pesi e le borse è qualcosa che non ha prezzo: non ci sono diamanti o gioielli che reggono!

E’ bello sentirsi donne, cucinare, prendersi cura della casa, accogliere un uomo con il corpo e con la mente, tanto quanto il suo contrario! E’ fantastico sentirsi femminili e poterlo manifestare ed esprimere liberamente, con i vestiti e con la nostra personale visione della sensualità, senza essere giudicate delle zoccole (perdonate l’espressione volgare ma ci voleva) in primis dal nostro compagno come dal mondo intero non solo maschile.

E’ ovviamente indispensabile poter iniziare a non avere più paura della violenza sul nostro corpo che tutti indistintamente considerano bello in senso assoluto.

Un giorno per ricordare tutto questo e forse per capire che bisogna lavorare ancora insieme, fianco a fianco, uomo-donna come un’unica entità esattamente come lo yin e lo yang per arrivare a un reale cambiamento che contagi il mondo intero.

Auguri a noi tutti indipendentemente dal sesso anagrafico o fisico.

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