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Articoli di Catherine Bellwald

C’è CIN e CIN

Vorrebbe essere un titolo spiritoso ma ad essere sincere c’è poco da ridere.

Con il termine CIN intendiamo la sigla di neoplasia intraepiteleliale cervicale, il termine già fa accapponare la pelle e ovviamente su queste classificazioni esistono molte incomprensioni e malintesi.

Neoplastico è un tessuto che tende a svilupparsi in modo eccessivo ma che non ha necessariamente un’accezione di malignità. Ma oggi come oggi sia tumorale che neoplasia sono termini che spaventano moltissimo. Resta il fatto che una volta si usava il termine displasia per alludere a una alterazione cellulare che poteva in casi rari o elevati evolvere in una neoplasia maligna e per questo si parlava anche di lesioni precancerose.

Potremmo già chiederci: ma perchè chiamare neoplasia qualcosa che ancora non è tale? Ma proseguiamo con ordine.

Un pap test è quell’esame assolutamente innocuo che consiste nel prelevare con una spatolina e una specie di scovolino, cellule esfoliate naturalmente (ovvero già in fase di ricambio o cellule superficiali in via di esfoliazione spontanea),  in sede vaginale e sul collo dell’utero della paziente. Il materiale raccolto viene strisciato su un vetrino, fissato con un conservante ed esaminato al microscopio a tempo breve. Questo esame è chiamato esame citologico ginecologico ovvero si esaminano le singole cellule raccolte presenti in un ambiente vaginale e uterino e serve come screening di massa ovvero come esame preventivo di scrematura tra paziente sana e paziente “sospetta non sana”.

Si tratta perciò di un prelievo di cellule superficiali e non di un prelievo bioptico e quindi le cellule prelevate  possono al momento del prelievo essere ancora vitali  ma anche  già francamente in via di decomposizione. La miglior salute della mucosa è ovviamente data dalla presenza di una minima patina di cellule morte o esfoliate.

Immaginate una lingua bella rosa e brillante e una lingua con una patina appicicosa che contiene muco e in esso cellule esfoliate intrappolate. La prima indica una salute dello stomaco e dell’individuo la seconda un disturbo da individuare con precisione e, se possibile, trattare. Ricordo inoltre che una cellula in via di decomposizione va incontro a ovvi meccanismi di alterazione cellulare.

La classificazione dello striscio vaginale una volta era basata esclusivamente su 5 classi ben precise. La prima era quella degli strisci perfettamente normali, la seconda quelle delle alterazioni legate a infiammazioni e infezioni, la terza quelle delle alterazioni cellulari a carattere francamente pretumorale, (la cosiddetta displasia a sua volta divisibile in lieve, moderata e grave a secondo dal tipo di alterazione e dal numero di queste alterazioni), la quarta quella della neoplasia ancora limitata allo strato superficiale della mucosa, (il carcinoma “in situ“), la quinta quella del carcinoma invasivo che ha quindi superato l’epitelio di rivestimento superficiale.

I CIN in realtà sono 3 gradi di lesioni cellulari riscontrati su un esame istologico ovvero si tratta di una biopsia fatta su un tessuto ancora vivo. Non si esaminano le singole cellule ma l’insieme del tessuto. Oggi la tendenza è quella di associare una determinata lesione citologica (rilevata con pap test) a un CIN ( risultato di una biopsia) ma si tratta di una estrapolazione (Vedi tabella in fondo a questo articolo). In realtà le sigle CIN 1, Cin 2 e Cin 3 dovrebbero sempre essere usate a seguito di un esame bioptico mirato (cosa difficile senza una lesione visibile precisa) oppure una conizzazione, ovvero il prelievo di una ampia area di tessuto uterino.

Ne consegue  la ovvia e logica tendenza degli ultimi tempi ad attribuire i CIN più in eccesso che in difetto. Ecco che le pazienti con CIN 1 e CIN 2 quasi mai evolvono in neoplasie conclamate ma regolarmente si spaventano terribilmente cosa che non giova di certo al sistema immunitario. Mentre esiste una netta diversità di gravità sostanziale tra il riscontro di una forte displasia cellulare e il riscontro di cellule a carattere francamente cancerogeno presenti nel pap test entrambi associati a CIN 3.

Raramente vengono forniti suggerimenti concreti,  a partire da una maggior attenzione alimentare che favorisca frutta e verdura, un attenzione a non stancarsi troppo e prendersi momenti di riposo, all’utilizzo di sostanze fitoterapiche ad azione antineoplastica e antiapoptosica note come il Ganoderma Lucidum oppure l’agopuntura che invece agisce potenziando il sistema immunitario e sulla persona nel suo insieme, favorendo la circolazione sanguigna e la riduzione della condizione di infiammazione dell’apparato genitale.

Quando il tessuto è costantemente infiammato e il sistema immunitario poco attivo, aumentano le possibilità di sviluppare lesioni cancerose, questo è ormai ben riconosciuto da tutto il mondo scientifico. Il riscontro di displasie cellulari, indipendentemente dalla loro entità, dovrebbe spingerci, parallelamente all’aspetto squisitamente diagnostico, verso una terapia preventiva nella sua accezione di insieme più di qualsiasi altra patologia.

Moltissime mie pazienti  sono passate da un referto di CIN 1 o CIN 2 estrapolato con il pap test a un esame citologico completamente nella norma dopo meno di 3 mesi di agopuntura e fitoterapia mirate e il risultato è stato mantenuto nel tempo. Quello che osservo non senza un dispiacere è che sono  sempre le pazienti in prima persona a decidere di seguire questa strada; l’iniziativa non viene appoggiata ne tanto meno suggerita dai colleghi e credo che, soprattutto in questi casi, sia un vero peccato.

Resta sempre un incomprensibile atteggiamento di indifferenza totale o di negazione dell’effetto benefico dei trattamenti a favore di un pensiero di incondizionato scetticismo di fondo con il quale quale si considera che quando il CIN sparisce, allora questo significa che la paziente sarebbe comunque guarita spontaneamente.

Il peperoncino secondo la dietetica cinese

Il peperoncino o chilli  è considerato dalla dietetica cinese come un sapore dolce e piccante, con una natura calda.

Tra le sue proprietà quelle di muovere energicamente  il sangue, eliminare l’umidità e favorire la digestione. E’ soprattutto un potente diaforetico capace di estinguere il calore e il freddo esterno attraverso la sudorazione.

La sua  azione antisettica è invece riconosciuta dai più recenti studi microbiologici sui cibi.

Queste ultime due qualità ci spiegano come mai il peperoncino sia così diffuso in numerosissime tradizioni culinarie, in particolare nei paesi orientali e medio orientali, luoghi dove il caldo umido è talora estremo e può facilmente guastare il cibo oppure invadere il corpo causando patologie.

E’ abbastanza comune durante un viaggio in Thailandia avere grande benessere dal cibo piccante dove il chili è sovrano. Tornando a casa la stessa identica alimentazione può facilmente provocare dei disturbi. La prima considerazione da fare è quella che la condizione esterna sembra essere fondamentale in maggior misura rispetto alla condizione interna.

Il che spiegherebbe grandemente come mai il peperoncino, nonostante la sua natura calda, sia usato in popolazioni e paesi dove il clima caldo è particolarmente forte e agressivo.  Il peperoncino permette al calore di essere eliminato dal corpo attaverso la sua forte azione diaforetica.

Oggi si ritiene che il  peperoncino possa anche  abbassare il livello di colesterolo e di trigliceridi e sia utile per aumentare il metabolismo, il tono dell’umore e il desiderio sessuale; resta il fatto che, come ogni alimento medicamentoso, non è adatto a tutti e tantomeno in tutte le condizioni fisiche.

Secondo la medicina cinese il peperoncino è utile nel vuoto di yang di milza con tendenza alle mucosità fredde che tende a far fuoriuscire talora anche direttamente durante l’assunzione attraverso un gocciolamento di muco bianco dal naso.

E’ controindicato nel calore da vuoto di yin come nelle gastriti degli anziani e nel calore interno da pieno che può invece anche peggiorare. In ultima sintesi se siete in buona salute l’utilizzo del peperoncino durante il grande caldo umido tipico della stagione estiva è grandemente salutare per rinfrescarvi. Se soffrite di gastriti, coliti, emorroidi sarebbe importante fare una diagnosi precisa prima di dare dei consigli troppo generali e quindi magari non specifici al vostro organismo e costituzione.

Utilissimo invece come insetticida naturale per le piante da giardino per evitare di usare sostanze tossiche.

Esami di maturità: come affrontarli al meglio

Ogni anno mi capita di portare agli esami di maturità alcune giovani promesse…

No, non sono un insegnante ma a questi ragazzi faccio agopuntura, prescrivo prodotti naturali e distribuisco consigli semplici ma decisamente efficaci.

Sono infatti orgogliosa di dire che tutti i miei ragazzi passano gli esami alla grande e superano la loro prova meglio di quanto essi stessi e i loro parenti e insegnanti non potessero sperare.

Anche io  a 18 anni  grazie a una mamma decisamente evoluta e attenta ricorsi all’agopuntura, all’omeopatia e allo yoga per facilitarmi il compito, nel vero senso della parola, e fu un bellissimo incontro che mi cambiò la vita per sempre.

Prima di tutto vorrei dire ai ragazzi di stare molto attenti al consumo di sostanze per rilassarsi; non per fare la moralista ma in questa particolare situazione di stress emotivo data appunto dall’ansia da prestazione, la loro azione  è decisamente meno innocua di quanto spesso non si legga in giro.

Lo stato di alterazione della coscienza dato da sostanze quali ad esempio l’alcool a dosi elevate, non solo vi lascia senza energie il giorno dopo, se avete la fortuna di non soffrire di cefalea, ma ingrandisce i vostri fantasmi e le vostre paure personali,  in quanto è proprio la lucidità mentale a rendere la strada più semplice e senza ombre. Per quello che riguarda il consumo di Cannabis sono ancora più severa e convinta del suo divieto,  se l’emotivo non è stabile può indurre dei disturbi talora anche molto difficili da eradicare.

In questa capacità di dare lucidità l’Agopuntura come la pratica corretta di Hatha Yoga, Yoga Nidra o Meditazione sono insostituibili; si entra in contatto con qualcosa di più profondo del livello mentale inteso per quella mente che rimugina spesso anche in modo completamente meccanico e vive quasi esclusivamente nel futuro come proiezione e nel passato come ricordo. Entrando maggiormente in noi stessi l’aspettativa del futuro perde  importanza di fronte a una visione più ampia di sé immersi nel tempo e nello spazio di quel preciso momento.

La nostra energia fisica e mentale, intesa come spinta e volontà di affrontare la vita e le sue prove, emerge coraggiosamente e ci sostiene con amorevolezza. I gesti, le attività e i pensieri inutili perdono di attrattiva a favore di quello che sappiamo con sicurezza esserci di aiuto e di sostegno: dalla scelta del cibo a quella delle amicizie, a quella dei tempi di studio e di riposo.

Ci ascoltiamo  e impariamo a far tacere la mente: a quel punto diventiamo efficaci.

Mancano poche settimane, non è tardi per farsi aiutare e guidare; la bellezza della giovane età è proprio nella sua energia. Se questa viene ben indirizzata, allora con facilità segue e spicca il volo.

 

Le radici e la crescita

Si dice che una pianta cresca in altezza proporzionalmente a quanto crescono le sue radici altrimenti non sarà in grado di resistere alle intemperie. Molti uomini sono convinti che mettere radici significhi fermarsi in un posto e magari comprare casa e lì restare per la vecchiaia magari e lo stesso pensano con il lavoro. Il sogno di un lavoro per  tutta la vita rappresenta un must, la sicurezza confusa con il non cambiamento è un fenomeno molto diffuso e spesso insegnato anche ai giovani.

Cambiare casa, cambiare lavoro e magari farlo più volte nel corso della propria vita rappresenta una grande opportunità di crescita. Significa sradicarsi e ripiantarsi in un altro luogo, se il vaso è diventato piccolo bisogna cambiarlo  e in tal modo le radici potranno crescere ancora. Adeguarsi ad altre situazioni ci consente di restare flessibili e sviluppare nuove capacità. Non è facile ma è molto utile.

Sentire che si è arrivati alla fine del proprio vaso e cercare altri vasi adatti al nostro sviluppo muovendosi come un viaggiatore che scende dal treno per salire sull’aereo e così via. Non significa fermarsi ad ogni fermata per incapacità di adattamento ma viaggiare con quel mezzo fino a quando si sente che si sta realmente viaggiando. Non si resta sul treno quando il treno è arrivato al capolinea. Non si dovrebbe eppure molti lo fanno per paura di cambiare oppure non si accorgono neanche che il treno si è fermato e credono o sognano di viaggiare ancora.

Questo accade spesso. Per tornare alle radici esse si nutrono a partire dall’ambiente circostante e necessitano di un terreno fertile e adatto. Le radici sono vive e possono, se messe alle strette e in terreno non idoneo, bloccare la loro crescita perdendo in alcuni casi anche gradualmente di vitalità. Spetta a noi decidere e capire se il nostro terreno ci arricchisce ancora oppure non è più in grado di farlo e cercare con calma e determinazione dove piantare nuovamente le nostre radici.

Non aspettiamo che il controllore ci faccia scendere a forza dal mezzo di trasporto, non aspettiamo di avvizzire in un vaso troppo piccolo, non confondiamo il terreno con noi stessi e con gli altri. Tagliarci i capelli e cambiare il look non basterà e neanche  prendersela con il proprio partner. Anche questo sembra ormai un fenomeno diffuso dove il disagio della mancata crescita si confonde  con le aspettative disilluse del proprio compagno.

Siamo noi che dobbiamo crescere in altezza per elevarci verso il cielo e siamo sempre noi che dobbiamo occuparcene e per fare questo serve la capacità di ascoltare dentro e sentire se le nostre radici sono arrivate a colmare il vaso  oppure se esiste ancora della terra buona intorno e infine serve attenzione alla scelta del tempo giusto per trapiantarci in un altro vaso ricco di terra.

Un lavoro che spetta a noi fare  senza colpevolizzare nessuno.

 

Occhio al vento

Il vento in medicina cinese è considerato un patogeno  ovvero un elemento in grado di generare una patologia. Il vento appartiene all’elemento legno e in particolare è un legno yin, il suo trigramma corrispondente è  Xun yin-yang-yang  e appartiene alla primavera come il tuono che invece è il legno yang. Il vento per la medicina cinese è una sorta di vettore capace di infiltrarsi nella difesa naturale esterna dell’organismo umano e generare una malattia.

Esistono diverse malattie da vento; alcuni soggetti sono particolarmente predisposti per una costituzione favorevole, molti disturbi come vertigini, cefalea, sinusiti, congiuntiviti e numerosi dolori possono essere da vento, la loro caratteristica è un insorgenza brusca da una condizione di relativo benessere soggettivo.

Oggi nella medicina moderna con l’era moderna il patogeno è considerato esclusivamente un microrganismo conosciuto, che la microbiologia divide in batteri, virus, miceti oppure un microelemento naturale come i pollini capaci di comportarsi una volta dentro al corpo come fossero dei microbi veri  e propri, ovvero alla cui presenza il corpo umano risponde con una reazione infiammatoria talora anche violenta.

E’ curioso, non trovate? Come nell’antichità, in assenza di un microscopio, fosse un elemento macrocosmico della natura ad essere considerato patogeno e come oggi, in presenza del microscopio, il vento come elemento sia semplicemente svanito dalla nostra mente. Molte persone sono particolarmente sensibili al vento o alle correnti d’aria, si dice che lo temono. E questo è già un sintomo al quale sarebbe meglio dare ascolto.

Il vento fa entrare la polvere e in alcuni casi anche pezzettini di foglie dalle finestre e in particolare dalle vecchie finestre. Il corpo umano non è diverso, alcuni punti specifici del corpo sono come delle finestre e in particolare si potrebbe dire che qualunque trauma fisico lascia sul corpo una sorta di finestra. Se avete avuto un trauma cranico  oppure un intervento al ginocchio saranno questi i due punti dove avrete dolore in caso di vento freddo o di vento umido.

La coppettazione, la moxa e alcuni fitoterapici sono ottimi alleati per eliminare il vento freddo o umido; inutile dire che un buon lavoro di prevenzione e sostegno dell’energia interna globale attraverso l’alimentazione e accorgimenti quotidiani dedicati al nostro benessere fisico sono fondamentali per garantire una protezione migliore dell’energia di superficie e ovviamente è sempre utile un’attenzione al modo di vestirsi senza troppa fretta di spogliarsi.

Occhio al vento!

l’arte di sorridersi

La mia giovane insegnante di yoga è spagnola; il suo italiano è davvero divertente e delizioso. Ve lo dice una che a italiano spesso scarseggia ma che sicuramente ama giocare con le parole, qualche volta in modo imbarazzante.

Alla fine del rilassamento ci chiede con un accento quasi vellutato di sorriderci e di fare “un sorriso solo per noi“.

Un atto che ad alcuni sembrerà infantile e forse superficiale e senza senso e tanto meno indice di profondità.

In effetti il sorriso è un atto che normalmente siamo abituati ad attaccare sul nostro viso quando siamo tesi, quando vogliamo compiacere gli altri e alcune volte non corrisponde affatto a quello che è la nostra mimica interiore. La tensione quindi prende altre strade, che non stiamo qui a elencare ma che tutti conoscono.

Per ritornare al sorriso quando siamo soli con noi stessi e nessuno ci vede sorridere dolcemente e sinceramente di noi è un atto utilissimo, anche di fronte a problemi e difficoltà. In questi casi l’atto di sorridere noi stessi equivale ad allontanarci e ci regala la possibilità di vederci come dei bambini arrabbiati, capricciosi perché non hanno quello che vogliono, magari arrabbiati per abitudine più che per un reale motivo. Oppure possiamo vederci come dei bambini con la fronte corrugata intenti a risolvere un compito. E possiamo ridere del nostro ego che si contorce.

Sorriderci non è giudicarci ne dare un merito alle nostre azioni, il nostro sorriso acquista il potere di una carezza di comprensione, un valore di dolcezza, del tutto simile a quello che fareste a un bambino in difficoltà. E quando questo bambino si sente amato lascia andare la sua tensione perché niente è più nutritivo per l’uomo e anche per gli animali di questa  semplice condivisione e di questa possibilità di sentirsi collegati agli altri e a tutto il mondo che ci vibra intorno.

Quando pratichiamo yoga o meditazione qualunque animale domestico si avvicina a noi per il piacere di starci vicino e la possibilità di condividere questa esperienza, non serve la wi-fi ne facebook: avviene e basta.

Non esiste situazione al mondo nella quale non ci si possa sorridere. E’ solo che lo consideriamo stupido, fuori luogo, non adatto a quel preciso momento… “e che diamine! non adesso!”

Adesso sono impegnato a fare questo, adesso sono arrabbiato e ci voglio restare, adesso sono preoccupato etc etc…

Se non adesso quando? Quando tutto andrà per il verso giusto… quando avrò il tempo di fermarmi un secondo… quando farò quello che mi piace… quando starò con le persone che mi piacciono…. la lista è infinita ma la risposta è comunque sempre:

NON ORA… NON OGGI… NON POSSO…

E questa è la risposta che la nostra mente ci da e noi le crediamo nonostante sia ovvio che mente. L’atto di sorridere a noi stessi non ci porta via nulla; ne denaro, ne tempo, ne altro. Ma cosa temiamo allora che ci porti via?

L’attaccamento al nostro disagio, al nostro impegno, al nostro sentirci indispensabili e soprattutto ai nostri problemi.

Per sorriderci dobbiamo prima staccarci dai nostri pensieri abituali e meccanici e dalla mente che si proietta nel futuro oppure si crogiola nei ricordi del passato e oplà, in un attimo, anzi in un nano secondo, svanisce tutto il mondo nel quale viviamo e al quale siamo terribilmente affezionati.

Buon sorriso solo per noi.

Primavera: la voglia di sospendere la terapia antidepressiva

Sono tantissimi i pazienti che in questa particolare stagione dell’anno decidono di loro spontanea volontà di sospendere la terapia antidepressiva che facevano magari da oltre 10 anni.

Arrivano in studio avendo già sospeso la terapia da diversi giorni e non mi chiedono il parere; semplicemente condividono con me la notizia.

Sono stufi di prendere i farmaci… e come dar loro torto! Ma sospenderli nel momento sbagliato è un fallimento annunciato che può condurli dritti dritti in ospedale  con dosi massicce di neurolettici al cui confronto la terapia antidepressiva che assumevano potrebbe sembrare una barzelletta.

Si tratta di una situazione severa e molto delicata, mi trovo di fronte a un adulto che anche se in modo sbagliato vuole compiere una scelta: nella grande maggioranza dei casi molto pericolosa per la sua salute.

In questa stagione dominata dal vento, l’umore instabile si destabilizza maggiormente, esattamente come una bandiera al vento. Insorgono idee magari giuste come quella di voler vivere in modo indipendente dai farmaci e modi malsani di realizzarle.

Il fatto che vengano a dirmelo è già un desiderio inconscio di essere aiutati, ma alcune volte è già troppo tardi per intervenire e il peggioramento con la conseguente dose farmacologica di compensazione sono inevitabili.

Altre volte riesco a convincerli a riprendere la terapia e con poche sedute di agopuntura tornano in equilibrio. Altre volte devo scendere a rischiosi compromessi, tipo dimezzare la terapia al posto di sospenderla e inserire 2 sedute di agopuntura alla settimana, meglio sarebbero 3 e meglio ancora sarebbe fare questo lavoro di riduzione della terapia partendo da una condizione di equilibrio…

Non ho però molta scelta,  se mi impunto so per certo di non vedere più il paziente, se non dopo un ricovero ospedaliero. Questa è una tipica situazione che ricorre ciclicamente e mediamente il paziente ha già percorso e pagato di propria tasca le conseguenze di quello che viene definito in gergo come una “ricaduta del tono dell’umore “.

Mi sento tanto Monsieur Seguin con la sua Blanquette, nel racconto di Alphonse Daudet, una storia che da piccola mi ha sempre rattristata. Un incitamento al buon senso e al non prendere rischi inutili e nello stesso tempo il richiamo della libertà costi quel che costi, che nello specifico del racconto La Chèvre de Mrs Seguin “costa proprio la vita della piccola e graziosa capretta che voleva andare nella montagna a dispetto del lupo“.

Capisco quindi il mio paziente con grande empatia, vivere una vita intera attaccati alla catena al sicuro in pochi metri di prato come Blanquette  oppure anche solo un giorno liberi e felici nella montagna. Quello che propongo quindi ai miei pazienti è di iniziare a fare dei piccoli giri guidati magari nelle ore più sicure, imparando a conoscere la montagna con i suoi nascondigli e i suoi percorsi sicuri.

Una cosa è certa; il momento giusto per ridurre la terapia antidepressiva non è quando si è stufi e stanchi ma quando si è pronti. E la sospensione dopo anni di terapia non può funzionare senza un aiuto supplementare perché il corpo è ormai alterato dalla chimica. L’unico modo è quello di lavorare gradualmente con un percorso di lenta riduzione del dosaggio associato a un lavoro in parallelo su se stessi. Se ci sono stati 10 o 20 anni di cura ci vorrà molto lavoro.

L’agopuntura è un’ottima terapia complementare da eseguire insieme a quella farmacologica per diventare più forti e stabili nel tempo, aiutandoci ad essere non già incoscienti ma capaci di essere sempre più liberi dalle terapie farmacologiche e capaci di affrontare la montagna senza correre rischi inutili. La sicurezza di una catena sostituita dalla sapienza di una conoscenza di se stessi. Un lavoro difficile e non totalmente scevro da rischi,  come la montagna d’altronde, ma che vale la pena di fare, ognuno nella misura e proporzione adatta alle proprie esigenze personali.

Auguri a tutte le Blanquette del mondo che possano trovare il lupo dentro di loro e possano vivere una vita ricca senza dargli la soddisfazione anche di un solo piccolo morso.

Stare in piedi non basta: bisogna lavorarci

Diciamo spesso “stare in piedi“, “cadere in piedi“, come se fosse uno stato di successo garantito. In realtà si tratta di uno stato di possibilità potenziale. Continuo a vedere persone che in piedi non sanno stare, persone che buttano in fuori la pancia, chiudono le spalle, abbassano  o inclinano da un lato il viso senza accorgersene.

Altre persone che da sole non possono stare e necessitano di un bastone psicologico continuo, questo bastone può essere darsi da fare per gli altri e sentirsi utili anche fino allo svenimento, oppure sentirsi superiori in intelligenza e capacità e ancora il suo esatto contrario sentirsi incapaci o bisognosi dell’aiuto altrui.

Se non abbiamo lesioni articolari o muscolari o neurologiche, in piedi sappiamo stare di default ma non basta! Dobbiamo impegnarci per creare un lavoro che strutturi in noi una possibilità di camminare, di raggiungere mete anche lontane, di sollevare e costruire senza distruggerci.

Esattamente come un bambino che struttura il suo corpo, passando dal carponi al ginocchio e finalmente in stazione eretta, noi allo stesso modo dobbiamo continuare a perfezionare la nostra stazione eretta senza tralasciare nulla. Partendo dai piedi come appoggio bilanciato e corretto e lavorando sulla tonicità delle gambe, dell’addome e di tutto il rachide.

Un lavoro anche segmentario di ogni gruppo muscolare come un body builder, perchè no, ma anche un lavoro complessivo di ascolto come nella posizione della montagna o Tadasana, ma più di tutto in un lavoro di presenza che ci consenta di applicare il più possibile la nostra azione attiva.

La nostra spinta antigravitaria o attivazione della muscolatura profonda da cosa dipendono?

Da riflessi a partenza sensoriale di tipo neurologico presenti in diversi organi di senso, fra cui la stimolazione plantare cioè della pianta dei piedi di cui ho già parlato in un post e che può essere un punto di partenza e di lavoro a qualunque età.

Le condizioni del nostro tono e trofismo muscolare che possono essere di partenza più o meno favorevoli a seconda della genetica e dell’esperienza fisica che abbiamo avuto fino ad ora e che dovranno continuamente essere rinforzati ma fino a qui tutti sono d’accordo.

E’ facile farsi male in palestra soprattutto se non ci siamo mai andati, quando si passa all’esercizio segmentario ripetuto in serie  oppure ad esercizi che coinvolgono più articolazioni,  è possibile fare degli errori, di solito questo avviene quando non si fa lavorare bene il rachide che è il centro di sostegno dell’intero corpo. In sintesi il rachide deve essere il primo grande sostegno per rinforzare gli arti  e non viceversa.

E piuttosto comune pensare a rilassare i muscoli del rachide con esercizi di allungamento quasi sempre in flessione, esercizi di chiusura (toccarsi i piedi per chi fa riscaldamento classico oppure l’aratro, halasana, e la pinza, paschimottasana, per chi fa yoga) ma spesso ci dimentichiamo che i muscoli estensori, non lavorando correttamente durante il giorno a causa della nostra vita sedentaria, sono già troppo lunghi e questi esercizi di chiusura anteriore spesso sono controproducenti se non abbinati ad esercizi opposti di estensione attiva. Mi capita spesso di vedere persone fare solo esercizi di chiusura nella loro Sadhana personale e se la posizione di paschimottasana o halasana è incredibilmente efficace in senso energetico e di interiorizzazione è proporzionale il danno che può generare quando la muscolatura estensoria non è sufficientemente tonica e trofica. Il tutto si accresce a causa di testi di yoga più o meno recenti dove questi esercizi vengono consigliati per trattare specificatamente ernie o discopatie lombari, sconsigliando o non menzionando proprio magari le asana utili.

Attenzione: questi pericoli ci sono per tutti, body builder e yoghini, solo per fare due comuni esempi, e diventano un danno assicurato quando la muscolatura profonda del rachide non è strutturata.

Ma come fare a strutturare la muscolatura profonda? Ebbene nello yoga esistono esercizi di respirazione capaci di attivarla in maniera diretta, la respirazione diventa quindi non solo un mezzo per attivare dei circuiti energetici e biochimici utili a tutto l’organismo ma anche fisici. L’attivazione di  mula bhanda, o contrazione del pavimento pelvico e di uddiyana bhanda, o contrazione diaframmatica, sono da considerare i due pilastri del movimento in grado di  stabilizzare e rinforzare tutto il rachide.

Si tratta di due chiusure muscolari di protezione che dovrebbero esser innate ovvero costituite da muscoli che normalmente si attivano spontaneamente in alcune circostanze ma che oggi con la vita sedentaria sono sempre più deboli e carenti. La loro attivazione volontaria ci consente di far fronte a diversi sforzi fisici e anche psichici sostenendoci nel vero senso della parola.

La loro pratica quotidiana ci rende più forti e capaci di restare attenti, migliora lo svuotamento gastrico, intestinale e vescicale, facilita la vita sessuale e gli organi sessuali  a restare in sede senza prolassare e infine ci aiutano a stare in piedi: non diamo per scontato di saperlo fare.

Anno 2017 secondo i Bazi

gallo-di-fuoco

Il 28 di Gennaio è il primo giorno dell’anno 2017  secondo il calendario lunare cinese e con esso abbiamo anche l’inizio della tanto desiderata  primavera.

Come ogni anno mi piace fare i miei del tutto personali auguri e considerazioni partendo dall’esame degli elementi presenti nel cosiddetto pilastro dell’anno.

Ricordo che la combinazione tra l’elemento del ramo celeste e del tronco terrestre del pilastro collegato all’anno ricorre ogni 60 anni. Questo perchè si tratta di una rotazione ciclica  di 10 rami celesti Shi Tian Gan sopra a 12 tronchi terrestri  Shi Er Zhi.

Quest’anno si tratta dell’anno del Gallo di Fuoco, ovvero il pilastro dell’anno è composto dal ramo celeste Ding, o Fuoco yin, in alto e dal tronco terrestre Yuo, Metallo yang, in basso.

Il tronco terrestre Yuo è collegato all’animale gallo e il ramo celeste Ding al suo elemento associato, il fuoco da cui il Gallo Rosso o Red Rooster o anche Fire Rooster.

Il metallo yang del tronco terrestre è rappresentato figurativamente da metalli pesanti comuni come il ferro,  l’acciaio e il rame,  la cui utilità è collegata a utensili e strumenti atti a costruire e produrre lavoro e quindi risultati operativi che possiamo considerare prevalentemente pratici .

Si tratta ancora come l’anno scorso di una coppia di elementi formata da nonno e nipote, il fuoco e il  metallo, un controllore il fuoco e un controllato il metallo, il fuoco che controlla il metallo. In questo caso però a differenza del 2016 dove potevamo avere come immagine una fornace di fiamme ardenti che fonde l’oro (data dal fuoco yang del ramo celeste), si tratta di un piccolo fuoco paragonabile alla fiamma di una candela e questa non è in grado di  fondere una massa metallica grossolana e grezza intesa come metallo yang.

Il fuoco yin non possiede il calore ne la forza del fuoco yang ma, la fiamma è meno egocentrica di un sole e maggiormente disponibile, si dice che la sua azione sia maggiormente altruistica. La sua funzione di una fiamma ( fuoco yin) è prevalentemente quella di illuminare nell’oscurità indicandoci la strada come una guida.

Guidare una bellissima macchina superaccesoriata senza fari può essere molto pericoloso non trovate? Ecco che questo tipo di controllo appare più lieve e delicato ma decisamente utile e direi indispensabile per evitare incidenti sgraditi.

In questi tempi difficili sotto il profilo economico, quello degli utensili da lavoro che sappiano andare nella direzione giusta potrebbe essere un buon auspicio per generare lavoro e soddisfazioni lavorative. Forse un anno che potremmo considerare faticoso ma che speriamo possa generare la solidità della natura del metallo sotto il profilo economico e sociale e non solo la sua rigidità.

 

 

Attacchi di panico, ma anche no!

Male hand hitting emergency stop button. Blurred to show movement

Con questo termine si possono manifestare una serie di sgraditi sintomi quali tachicardia, ipertensione arteriosa, dispnea o mancanza d’aria, oppressione al petto, nausea, sudorazione, malessere profondo.

Tutti disturbi che anche presi singolarmente vi portano dritti dritti al pronto soccorso, istituzione di cui i soggetti che abitualmente soffrono di attacchi di panico possono diventare loro malgrado clienti abituali.

La terapia psicologica, le tecniche di rilassamento e i farmaci ansiolitici sono i comuni strumenti usati per combattere questa sindrome ansiosa che si presenta spesso in modo inaspettato e magari senza neanche una motivazione oggettivabile nel presente.  Sono ancora pochi gli psicologi e medici che consigliano l’agopuntura come strumento terapeutico.

L’agopuntura in primo luogo può essere associata a tutte le altre terapie, siano esse comportamentali oppure squisitamente farmacologiche, senza alterarne l’efficacia ma piuttosto potenziandone l’effetto complessivo di rilassamento del paziente.

I farmaci infatti spesso non bastano a garantire e raggiungere un reale e duraturo stato di benessere, rendono facilmente il soggetto dipendente dalla terapia con un senso di fragilità e di vulnerabilità data dall’effetto fine-dose oppure in alcuni casi dal disagio di dover prendere dei farmaci.

Ad eccezione di alcuni casi di agofobia e di disturbo della personalità consolidati, l’agopuntura porta velocemente, talora già dalla prima seduta, a un soggettivo miglioramento dello stato di ansia, della qualità del sonno e dello stato generale di benessere.

Tale sensazione ovviamente non è duratura dopo una singola seduta ma con un trattamento prolungato lo può diventare. Con un numero sufficiente di sedute il paziente inizierà a sentirsi più forte e soddisfatto di sé e aumenteranno le iniziative individuali. Il trattamento prolungato è in grado di migliorare non di poco la qualità della vita e conseguentemente le prestazioni sia lavorative  che in molteplici ambiti sociali.

Può migliorare la  vita sessuale, il desiderio di sfruttare il proprio tempo libero viaggiando oppure con attività sportive. Ne consegue  una sorta di nuovo spazio da esplorare che aumenta la propria autostima e, a differenza della terapia farmacologica, non genera dipendenza e insicurezza ma piuttosto autonomia personale e sicurezza delle proprie capacità.

Una terapia ancora troppo poco sfruttata in questo ambito ma che lascia ampie possibilità terapeutiche anche nel miglioramento e sostegno del tono dell’umore; possiamo quindi affermare che, trattando in questa maniera gli attacchi di panico, possiamo lavorare anche su una vera e propria prevenzione dei disturbi depressivi che frequentemente si associano e affiancano al disturbo ansioso.

Fisioterapia, Agopuntura, Chirurgia: perché non usarli insieme?

shoulderpain-hI medici tutti sono tenuti a conoscere le diverse patologie specialistiche e le nuove tendenze delle cure specifiche nei diversi campi. La medicina di base e il lavoro in corsia oppure in ospedale sono fondamentali, soprattutto per alcuni specialisti come l’ otorinolaringoiatra, il dermatologo, il fisiatra e molti altri.

Sono molte le specialità che per fare un esempio banale ma molto pratico, potrebbero non aver mai visto direttamente una fibrillazione atriale,  un disturbo  la cui  cura  è molto più che indispensabile in quanto può salvarti semplicemente la vita.

Ecco che molti specialisti lavorano sia in ospedale che in ambulatorio soprattutto all’inizio. Per quello che concerne la medicina cinese l’informazione ai medici resta invece, nonostante qualche possibile corso universitario, decisamente insufficiente. Proprio ieri parlavo con una paziente trattata per spalla congelata e mi raccontava di sua sorella affetta recentemente dalla stessa identica patologia insorta in modo repentino e violento. Lei consigliava l’agopuntura per la sua personale esperienza e l’ortopedico invece la sconsigliava perché la considera solo una cura antidolorifica totalmente aspecifica alla stregua di un anestetico.

Questo ragionamento è ancora molto diffuso in ambito medico, molti ortopedici non sognano neanche possibile l’associazione delle diverse possibili cure fisioterapia, agopuntura e chirurgia come un crescendo di lavoro sempre più invasivo ma anche un sistema che può lavorare insieme, uno facilitando il lavoro dell’altro. Un buon ortopedico sa che non esiste intervento perfetto che non si completi con una adeguata fisioterapia e un ortopedico che sappia sfruttare anche l’agopuntura in fase  pre e post operatoria oppure per posticipare oppure evitare l’intervento ancora non ne conosco ma sono fiduciosa.

Perché in sostanza solo in Cina l’agopuntura si usa in Ospedale al fianco della medicina farmacologica e chirurgica e solo in questa maniera è possibile avere dei dati sufficientemente vasti per pubblicare su riviste importanti e rendere noti i suoi effetti. Inoltre il lavoro di ricerca è molto impegnativo e costoso e senza una volontà sincera e disinteressata non vi è possibilità alcuna di andare avanti in questa direzione.

Ma torniamo agli effetti dell’agopuntura perché, oltre all’effetto di riduzione del dolore a breve durata come sottolineano i colleghi ortopedici, ve ne sono altri quali un’aumentata circolazione sanguigna locale, essa stessa in parte attribuibile alla riduzione del dolore della parte lesa; in un certo modo si tratta di un movimento interno senza movimento. La componente infiammatoria si riduce grazie alla possibilità attivata dal torrente ematico di assorbire i diversi componenti chimici della cascata infiammatoria.

Questo è solo un piccolo effetto possibile dell’agopuntura, anche la muscolatura si rilassa, la tensione emotiva migliora e i molti visceri collegati migliorano la loro condizione funzionale. Un sistema complesso si attiva in senso di graduale miglioramento della salute in quanto potenziale di guarigione interno. Talora tutto questo anche se fatto in modo costante e continuativo non è sufficiente a risolvere il problema.

Ho avuto casi di spalla congelata e pazienti ortopedici in genere, veramente difficili che hanno, in qualche limitato caso, dovuto comunque ricorrere all’intervento chirurgico ma molti, anzi direi la stragrande maggioranza, non solo hanno evitato l’intervento ma sono migliorati, limitando i farmaci e i lunghissimi tempi di guarigione in modo talora meravigliosamente sorprendente.

Penso che fisioterapia, agopuntura e chirurgia dovrebbero sempre viaggiare insieme in questo ordine senza dimenticare l’uno l’aiuto dell’altro.

Auguri e… basta

buon-natale-e-basta

Carissimi pazienti e amici lontani e vicini la pausa per le feste è ormai dietro l’angolo. I giorni corrono veloci e tutto sembra accelerare all’impazzata. Ma desidero fermarmi anche solo pochi istanti non per darvi delle raccomandazioni, per quelle credo ormai di aver detto di tutto e di più, ma solo per darvi un abbraccio e un sentito augurio.

Vi auguro di stare bene con voi stessi come se foste in uno chalet di montagna con il cammino acceso, pronto a riscaldarvi e coccolarvi, un riparo sicuro su cui contare.

Ci vediamo nel 2017 per ripartire insieme.

Riposatevi!

 

Sinusite una patologia spesso trascurata e mal trattata

sinusite-2Capita spesso di avere pazienti che soffrono di sinusiti croniche e recidivanti che si trovano a convivere nel migliore dei casi con un senso di chiusura nasale e di oppressione al viso che nelle fasi acute diventa un dolore facciale vero e proprio.

Nelle situazioni ormai avanzate i pazienti  hanno già fatto diversi esami che evidenziano i seni paranasali ostruiti da catarro e le mucose nasali ipertrofiche. Nella maggioranza dei casi le cure sono a base di antibiotici spesso aspecifici (ovvero fatti senza prima eseguire un tampone con antibiogramma) e a base di spray o inalazioni cortisoniche per ridurre lo stato infiammatorio delle mucose, per arrivare molto frequentemente al trattamento chirurgico non solo quando esistono deviazioni del setto ma anche per la presenza di polipi e di franche escrescenze delle mucose secondarie all’infiammazione cronica tali da ostruire la via respiratoria in modo severo.

Non solo per il gusto di parafrasare, credo personalmente che quello che spesso manca sia una visione di più ampio respiro che inizi come sempre dai primissimi sintomi.

Il respiro è per l’uomo uno dei tre punti di ricarica energetica e di nutrimento, quali sono gli altri? Il cibo ovviamente e le emozioni ma questo lo sapevate già. Torniamo al respiro; respirare correttamente è uno dei punti di forza e di lavoro della maggioranza delle antiche pratiche e discipline orientali.

Scientificamente tutti sappiamo che l’ossigeno è necessario per la vita e che sono i polmoni e l’intero albero respiratorio dal naso agli alveoli a veicolarlo nel sangue. Quello che ci si dimentica è che ogni singola cellula del nostro corpo respira, capiamoci non dobbiamo pensare che la cellula sia dotata di un polmone e un naso ma esiste un sistema respiratorio in ogni particella vivente ovvero in ogni cellula.

Poca importanza invece viene data al respiro e all’educazione dello stesso; a meno che non abbiate fatto corsi di canto oppure di recitazione oppure non siate sportivi il respiro è decisamente sotto valutato. Il respiro ha la sfortuna (ma anche la fortuna) di essere una funzione automatica ossia una dotazione standard che come un motorino indipendente lavora a nostra insaputa qualunque cosa si faccia.

La conoscenza del respiro e la sua pratica sono invece una fonte di grandi possibilità energetiche e terapeutiche poco valutate perchè poco visibili dall’esterno. Grande importanza ovviamente avrà la qualità dell’aria che respiriamo. Anche di questo si parla troppo poco, con la tecnologia di cui siamo in possesso potremmo pulire l’aria in alcuni ambienti in modo perfetto, ridurre gli idrocarburi dei veicoli e del riscaldamento come di molte industrie. Sicuramente respirare in un bosco e respirare in un parco e in una strada in centro  città non possono avere lo stesso valore e soprattutto lo stesso effetto sul corpo.

Ma torniamo al nostro naso: non aspettate che arrivi il grande freddo e le infezioni virali più comuni parainfluenzali e influenzali. Iniziate a pulirlo bene tutte le sere prima di andare a letto. Non limitatevi a pulire il viso e i denti, munitevi di uno spray a base di acqua termale o acqua marina e fate delle abbondanti irrigazioni preferibilmente da sdraiati in modo da fare entrare l’acqua più in profondità possibile. Seconda raccomandazione utile, massaggiate regolarmente e con vigore; il solco nasogeniale, la radice del naso, la fronte, gli zigomi e i lobi delle orecchie.

Imparate la tecnica detta “nadi shodhana”, meglio se direttamente da un insegnate di yoga professionale.

Usate regolarmente e più volte al giorno l’olio di Ravensara che potete odorare direttamente dalla bottiglietta e che vi consiglio di avere sempre con voi a portata di mano. Umidificate l’ambiente dove vivete e disperdete  altri oli  essenziali con proprietà antivirali e antibatteriche come il Timo.

Evitate il più possibile di mangiare cibi dolci, latticini, spremute di arancia e cibi sistematicamente freddi (insalate, verdure crude, pesce crudo); in questo modo potrete limitare grandemente la formazione di catarri.  Sfruttate il sapore piccante soprattutto quando avete preso freddo per il suo fondamentale effetto diaforetico (permette di fare uscire il freddo). Noterete che una zuppa piccante con zenzero e peperoncino dopo una passeggiata all’aria fredda vi farà colare immediatamente il naso e  ve lo libererà all’istante.

Infine sia l’agopuntura che alcuni rimedi fitoterapici specifici per la sinusite possono  decongestionare in maniera  profonda e definitiva il vostro naso, lavorando anche sulla costituzione che l’ha generata. Potreste  semplicemente ricominciare a respirare come si deve e in alcuni casi ricominciare a sentire i profumi e le sensazioni fondamentali che dal naso ci arrivano come importanti messaggeri capaci di orientarci verso ciò che ci fa bene e allontanarci invece da ciò che ci nuoce in senso lato.

Prevenire le malattie da raffreddamento

freddo-1Secondo il calendario cinese con il 7 Novembre l’inverno è già iniziato; in quel giorno in molti paesi Europei a bassa quota si è mostrata la primissima nevicata. Una cosa curiosa questa, mi ricordo che a febbraio di quest’anno con il primo giorno di primavera del calendario lunare  ho potuto ascoltare i primi tuoni durante quasi tutta la notte.

E il tuono sta alla primavera come la neve all’inverno, non trovate?

Questo per dire che la natura si presenta puntuale ai suoi appuntamenti anche se molte volte non ce ne accorgiamo per niente e potrei aggiungere che sono molte le piccole cose di cui neanche ci accorgiamo più. Con San Martino il mondo contadino ricoverava il bestiame e si preparava per l’inverno, il mondo moderno corre al lavoro accorgendosi tuttalpiù di quanto le giornate si siano accorciate e le temperature serali e mattutine siano in discesa.

L’elemento di questa stagione è l’acqua e il suo trigramma formato da due linee spezzate  yin che racchiudono una linea intera yang, ci da la prima grande informazione; lo yang si trova dentro, la forza è nascosta all’interno. Ed è proprio all’interno che anche noi dobbiamo andare esattamente come gli alberi.

La mia insegnante di yoga dice con un meraviglioso accento californiano che è il cuore che dobbiamo accendere e ammorbidire e questa direzione è quella che ci consente in primis di entrare dentro di noi, non attraverso la mente che spesso ci lascia fuori da noi stessi, totalmente frammentati e ancorati al mondo delle aspettative e del giudizio. Il cuore inteso come dimora del sé ci consente di vedere la dimensione di noi stessi e la nostra forza.

L’asse cuore-rene, conosciuto come Shao Yin è un equilibrio tra fuoco e acqua, dove l’acqua controlla il fuoco e il fuoco riscalda l’acqua facendola circolare in tutto il corpo. Entrando nel cuore possiamo contenere la paura e il senso di incertezza sul nostro avvenire, la paura della morte e dell’invecchiamento che sono collegati con il rene.

Accendere le candele e le luminarie altro non è che un simbolo, un gesto che in questa stagione più che in altre dovremmo compiere dentro di noi nella nostra vera casa, il cuore. Per evitare efficacemente le malattie da raffreddamento la prima cosa è restare attenti e svegli.

I virus quando si trovano sulla soglia del nostro corpo possono ancora essere combattuti con le nostre energie difensive, il prurito in gola e nelle narici, la pelle d’oca e i brividi possono essere i primissimi segni di allerta. In questo caso riscaldare immediatamente il corpo e farlo sudare è un ottimo sistema per far uscire il patogeno.  Un te caldo al pepe e cannella, oppure un brodo caldo e piccante oppure una tisana bollente allo zenzero sono validissimi strumenti dietetici capaci di buttare fuori il freddo dalla superficie. L’utilizzo di alcuni oli essenziali per disinfettare l’ambiente con il timo e il ravensara; sono ottimi antivirali. Anche alcune sostanze fitoterapiche possono aiutarci se prese al momento giusto.

Alcuni gesti comunemente considerati come efficaci in caso di raffreddore sono invece da evitare: una grossa spremuta di arancia per esempio raffredderebbe ulteriormente il corpo e una bella tazzona di latte caldo con miele favorirebbe la formazione  dei catarri.

Diversamente quando il virus influenzale è entrato tutti lo sentiamo arrivare come una bastonata, ci sentiamo stanchissimi e doloranti ed è proprio in questa situazione che non serve fare gli eroi. La cosa più sensata è riposare e dormire il più possibile meglio se con dei rimedi fitoterapici specifici per ottimizzare la risposta del corpo. Ma soprattutto cerchiamo di non resistere inutilmente per ore al lavoro diffondendo così il virus ad un numero maggiore di persone. La vaccinazione antiinfluenzale si pone come primissimo obiettivo la limitazione dell’infezione in senso endemico e su questo aspetto credo che dovremmo lavorare con una sensibilizzazione maggiore sul senso di responsabilità nei confronti del prossimo.

Buon inizio inverno a tutti.

Fitoterapia cinese: il boom della Curcuma e quello che molti ignorano

Negli ultimi anni la vendita e l’utilizzo della curcuma in estratto secco sono in continuo aumento e lo stesso possiamo dire sul numero di ricerche scientifiche indirizzate allo studio dell’azione che questa sostanza fitoterapica ha sul corpo umano, sottolineandone in particolar modo gli effetti antiossidanti e protettivi così come gli effetti antineoplastici e antinfiammatori.

Tuttavia gli effetti  della curcuma che oggi sono noti a tutti confermano nozioni che, a ben guardare, risalgono alla notte dei tempi. Sono infatti millenni che in fitoterapia cinese la curcuma viene usata in preparati fitoterapici ad azione medicamentosa.

Dai testi classici di fitoterapia cinese sono diverse le sostanze attive ricavate dalla pianta della curcuma; si può  usare la radice (parte della pianta sotterranea che decorre verticalmente deputata alla raccolta del nutrimento) Radix Curcumae  o Yi Jin, oppure il rizoma (parte anatomica sempre sotterranea che decorre orizzontale e deputata alla riserva di nutrimento) di cui esistono molteplici varianti: Rhizoma Curcumae Zedoaria o E Zhu,  Rhizoma Curcumae Longae o Jiang Huang, Rhizoma Curcuma Aromatica o Yu Yin, e Rhizoma Curcuma Kwangsiensis o Guang Xi E Zhu

Possiamo da subito vedere che, partendo da una semplice sostanza definita genericamente curcuma, possiamo scegliere e usare 5 diverse sostanze fitoterapiche ognuna delle quali può essere usata e conosciuta per una specifica e precisa azione. Questi antichi testi di fitoterapia sono il frutto di innumerevoli anni di lavoro dedicato, con un metodo che anche se antico e non verificato al microscopio o mediante dosaggi molecolari personalmente considero a tutt’oggi estremamente raffinato e complesso e di grande utilità terapeutica.

La farmacologia moderna  si limita a studiare nel dettaglio le singole sostanze, nel caso specifico della  curcuma è in grado di dosare ogni singola molecola in essa contenuta, attribuendo a ognuna di loro una specifica funzione. Ecco che l’azione della curcuma viene grandemente attribuito alla curcumina in esso contenuto.

Trovo incoraggiante e confortante lo scoprire e accertare la validità di alcuni prodotti appartenenti alla fitoterapia cinese ma è il modo in cui si utilizzano queste nozioni che mi lascia perplessa. Nessuno si informa su come venisse utilizzata in passato o su quali siano i modi migliori per assumerla e in quali circostanze specifiche.

Da oggi nella visione della medicina preventiva la curcuma fa bene a tutti  o quasi e la si consiglia come prodotto anti-aging a dosaggi relativamente alti. Nei testi di farmacologia cinese classici sia Yu Jin, Jiang Huang che E Zhu sono considerati come sostanze che muovono vigorosamente il sangue. Troviamo come controindicazioni generali la gravidanza e lo stato di deficit generalizzato ma anche la mancanza di una stasi di sangue.

Quindi in buona sostanza un paziente con una patologia cronica oppure già trattato con la chemioterapia potrebbe non essere un soggetto adatto, e lo stesso potremmo pensare di un soggetto sano senza segni di stasi di sangue. Si deve inoltre considerare l’importante interazione con gli antiaggreganti che possiamo considerare come farmaci largamente usati nella prevenzione cardiovascolare  e soprattutto con gli anticoagulanti.

Le sue ormai note azioni antinfiammatorie, antineoplastiche, protettive cardiovascolari, antilipidemiche, ipoglicemizzanti, antibiotiche sono solo una microscopica parte delle possibilità farmacologiche della fitoterapia cinese che annovera, pensate, oltre 5767 sostanze la maggior parte delle quali a noi interamente sconosciute. Fra le sostanze fitoterapiche più usate oggi in Fitoterapia cinese  si contano circa 40 piante aventi come azione quella di muovere il sangue e di rimuovere le stasi.

Fra queste citiamo Yan Hu suo (Rhizoma Corydalis), Taoren (Semen Persicae) , Moyao (Myrrha), Ruxiang (Gummi Olibanum), Chuan Xiong (Rhizoma Ligustici), Wang Bu Lui Xing (Semen Vaccariae) e molte altre ancora, tutte molto più usate nelle ricette antiche ma a noi sconosciute principalmente perché non si tratta di sostanze usate anche nella comune alimentazione e il loro utilizzo, trattandosi di veri e propri rimedi, richiede dosaggi più controllati e precisi e una conoscenza maggiore della materia medica.

L’arte di usare la fitoterapia è data dalla possibilità di personalizzare il rimedio sulla costituzione fisica del paziente e per fare questo i rimedi vengono mischiati tra di loro in ricette che ne valorizzino l’effetto adattandosi alle esigenze di chi le assume. Nel caso di un paziente particolarmente debole si può associare a dei tonici e dosare con cautela per esempio.

Focalizzare tutta l’attenzione su un singolo rimedio senza mostrare un minimo di curiosità sulla sua storia è già stato fatto con il Ginseng non senza aver poi perso attenzione per le frequenti problematiche quando prescritto per lungo tempo a soggetti con una costituzione non adatta.

Non esiste al mondo una sostanza fitoterapica che possa essere assunta da tutti, a vita e in modo indiscriminato. Il dosaggio deve essere calibrato e modificato a secondo delle circostanze e se possibile associato ad altri rimedi. Non possiamo decidere che la mela è l’unico frutto da mangiare escludendo tutti gli altri frutti e sapori dalla nostra dieta. Così facendo sbilanceremo un equilibrio dato dalla natura.

E’ sempre la visione di insieme che ci manca, anche se sappiamo calcolare e costruire sequenze di reazioni biochimiche in modo perfetto e isolare le singole molecole di una sostanza complessa. Ci manca l’umiltà di guardare anche indietro o se preferite di riconoscere che non stiamo scoprendo in realtà niente di nuovo, niente che migliaia di anni fa non si sapesse già.

Ci manca la voglia di prendere i testi antichi e perderci gli anni a leggere e studiare la vastità del loro contenuto.

Agopuntura: un reset neurotrasmettitoriale

reset-neuroIn Italia l’agopuntura, nella sua importante azione riabilitativa, viene spesso dimenticata dai medici ortopedici e fisiatri. Si crede che abbia soprattutto un effetto psichico e tutt’al più puramente analgesico, alla stregua di una sostanza chimica morfinosimile  che si estingue gradualmente lasciando il quadro nella stessa identica situazione di prima.

Oggi la risposta chirurgica al dolore osteoarticolare sembra offrire sempre più possibilità terapeutiche grazie a interventi di microchirurgia altamente specialistici con rischi e degenza sempre più ridotti. Si risolvono brillantemente e con alta precisione una lesione tendinea, una lesione cartilaginea, un’ernia discale, oppure frattura ossea, si rimuove  con precisione una malformazione congenita o una tumefazione a carattere compressivo.

L’agopuntura sembra prendere gradualmente distanza dalle normali proposte riabilitative di protocollo forse anche per assumere una veste scientificamente più considerata e valutata.  E’ giusto usufruire delle nuove tecnologie di cui si dispone ma ricordiamoci che l’atto chirurgico anche perfetto e raffinato non sempre garantisce un’altrettanto perfetta risoluzione del dolore e neanche un perfetto recupero funzionale.

Può accadere che nella fase post-chirurgica diventi difficile rimuovere completamente la terapia antalgica e antiinfiammatoria e si debba ricorrere magari ad altri farmaci e talora anche limitare e trascurare la fisioterapia e il suo importante apporto sul recupero funzionale.

Eppure la lesione è rimossa: come mai non si percepisce il miglioramento dei sintomi da tutti atteso?

La medicina cinese, nonostante sia forse la più antica forma di ragionamento medico, trova la risposta nel considerare da un lato l’aspetto puramente fisico e dall’altro quello funzionale e energetico di ogni tessuto e organo. Dopo un intervento chirurgico, così come dopo un trauma, la parte colpita è spesso funzionalmente alterata. Se avessimo un computer faremmo un reset, non smetteremmo di usarlo e soprattutto non avremmo dubbi sul da farsi.

Di questo strano comportamento nervoso abbiamo preso coscienza quando il trauma avviene a livello del cranio; in quel caso si parla di commozione cerebrale definendo uno stato alterato delle funzioni cerebrali transitorio in assenza di una lesione vera e propria.

La differenza tra agopuntura e terapia farmacologica si trova proprio in questa possibilità, non solo di ridurre l’infiammazione e il dolore attraverso una migliore circolazione sanguigna dell’area colpita e grazie alla secrezione di sostanze analgesiche naturali chiamate endorfine, ma anche di stimolare il reset naturale del sistema organico riattivandone in modo progressivo la funzione persa.

L’agopuntura riduce il dolore, migliora la funzione trofica del tessuto, migliora il tono dell’umore, rilassa la muscolatura contratta e il sonno. Il paziente velocemente si sente più energico e diventa in grado di affrontare con più serenità e grinta il suo percorso fisioterapico.

Un valido aiuto in campo riabilitativo che dovrebbe affiancare il paziente in esiti post-traumatici e post-chirurgici  così come il paziente affetto da dolore cronico.

La coppettazione non è solo una moda

coppette-cupping-therapyChi non ha mai provato almeno una volta questa terapia non è in grado di capire la sensazione fisica che questa tecnica millenaria caratterizzata da un azione vacuum è capace di generare sui tessuti muscolari contratti e sugli organi interni.

Un muscolo contratto e sovraffaticato, una rigidità articolare, un colpo di freddo ma soprattutto la pesantezza legata all’entrata dell’ umidità sono indicazioni che trovano nella coppettazione una veloce e sorprendente efficacia.

Non stupisce quindi che atleti professionisti la utilizzino preferendola ad altre metodiche di terapia fisica. In particolare negli sport acquatici dove l’affaticamento muscolare si accompagna al freddo dell’acqua l’azione della coppettazione è fondamentale e insostituibile.

L’origine di questa tecnica proviene dall’antica medicina cinese  dove veniva usata in associazione alla fitoterapia e all’agopuntura per curare diverse patologie interne. Nel corso degli anni questo metodo è giunto in Europa come rimedio naturale tramandato dai nonni  utilizzato in modo specifico per trattare stati  febbrili, bronchiti e polmoniti.

A ogni Olimpiade vengono scritti articoli dedicati ai cerchi rossi sulla pelle lasciati dalla coppettazione oggi chiamata preferibilmente cupping therapy. Ho letto diversi articoli e quello che emergeva sempre nei diversi scritti era il far emergere questa metodica terapeutica come una tendenza da Vips più che una soluzione specifica di alcuni disturbi, quasi come si trattasse di una stravaganza altolocata.  Negli articoli emergeva sempre un velato scetticismo sulla loro efficacia antidolorifica sempre preceduta da “un pare che” mentre si sottolineava soprattutto la mancanza di una approvazione scientifica e la sua possibile pericolosità se fatta da mani non esperte. Invece gli effetti di questa terapia sono fantastici e non è un caso se viene scelta da sportivi di altissimo livello e da personaggi dello spettacolo

Oggi la coppettazione può essere fatta con le tradizionali coppette di vetro rese  attive ovvero capaci di creare una azione vacuum attraverso la fiamma come nel film Karate Kid (in cui venivano chiamate “coppette di fuoco”) ma possono anche essere coppette di plastica messe sotto vuoto da specifiche pompette. Gli strumenti sono sempre più sofisticati e semplici nella loro applicazione esistono coppette con uno specifico manometro capace di controllare la suzione in modo preciso e ripetibile.

Con i tempi che corrono  basta poco per generare tanto rumore per nulla. Ecco che gli ematomi dati dall’azione vacuum sono messi all’indice da molti colleghi medici e talune volte dai parenti dei pazienti. E’ necessario avvisare i pazienti con cura prima di procedere al trattamento ma è possibile avere un’azione delicata e controllata data dall’esperienza di chi la pratica e dalla sua serietà.

La forza vacuum e il tempo di applicazione devono essere correttamente applicati a seconda della zona da trattare, del tipo di pelle, dell’età del paziente e adeguate a seconda del caso. In caso contrario si possono generare dei flitteni (bolle di acqua o siero) che dovranno essere medicati con cura per non lasciare segni visibili. Tenete conto che anticamente  si cercava  l’ematoma e alcune volte anche il flittene per avere una maggiore azione terapeutica.

Quindi si tratta di uno squisito  problema estetico che una volta non si poneva neanche ma che oggi è giusto tenere in conto. In realtà nulla di veramente grave, se per esempio consideriamo i danni dati da una manipolazione sbagliata che può arrivare a un danno neurologico, oppure dalle possibili lesioni tendinee date dalle infiltrazioni cortisoniche  prescritte con grande facilità dai colleghi medici.

La coppettazione può essere fatta senza lasciare ne ematomi ne flitteni e con l’approvazione e la fiducia del paziente si può arrivare a ematomi controllati che passano in meno di una settimana. Non deve stupirci però se questa tecnica  è ancora troppo  poco usata dai fisioterapisti.  Da un lato i tuinaisti  e i medici agopuntori la tengono come una loro esclusiva metodica.  Dall’altra  può essere fatta con costi molto inferiori ai classici macchinari di elettroterapia proposti dalle fisioterapie, di nuovo non è la macchina ma l’esperienza del terapista a fare la differenza.

La tendenza oggi nella terapia chiamata conservativa ovvero non chirurgica è ancora quella di delegare la guarigione  a un farmaco oppure  a una macchina e non a un professionista nel campo della riabilitazione capace di applicare un ragionamento  diagnostico e scegliere la tecnica manuale più adatta. Personalmente credo che i fisioterapisti dovrebbero conoscere non solo l’anatomia e la fisiologia del corpo umano, come l’inserzione e l’azione dei diversi muscoli ma anche le potenzialità di alcune nozioni fondamentali di medicina cinese.  Solo unendo le diverse informazioni e conoscenze è possibile agire in modo completo sul paziente.

Agopuntura per limitare l’abuso di famaci analgesici

Ridurre i farmaciIl trattamento del dolore è oggi come da sempre una importante parte dell’arte medica che si affianca sempre a una diagnostica delle cause con l’obiettivo di poterlo eradicare andando alla sua radice. Oggi come oggi la risposta chirurgica sembra sempre quella più scientificamente valida e sensata, ma dai dati epidemiologici non sempre questa scelta terapeutica risulta risolvere il dolore in maniera definitiva.

Risolve sempre più brillantemente e con alta precisione una lesione tendinea, cartilaginea, discale, oppure ossea, rimuove una malformazione congenita, una tumefazione a carattere compressivo. L’atto chirurgico anche perfetto non garantisce pertanto una risoluzione del dolore. Capita quindi spesso che nella fase post chirurgica si passi a una terapia antalgica e antiinfiammatoria di fondo per sostenere i sintomi dolorosi.

La scelta fisioterapica post chirurgica a meno che non si tratti di protocolli ospedalieri noti comuni è ancora troppo poco sviluppata, ci si fida poco del fisioterapista indipendente fuori dall’ambiente ospedaliero perchè si teme possa anche danneggiare il percorso post chirurgico. Ecco che al di fuori dal sempre più breve protocollo riabilitativo istituzionale, la fisioterapia soprattutto nei casi complicati e difficili, come per esempio laddove il paziente si rechi in Svizzera interna per eseguire l’intervento, non è a mio parere sfruttata nel suo fondamentale potenziale di recupero dai colleghi medici.

Al paziente al quale persiste un dolore post chirurgico viene proposta dopo il fallimento delle terapie fisiche locali come la tecar, una dose maggiore di farmaco oppure un’associazione di altri farmaci con effetto sul sistema gabaergico ovvero sulla trasmissione del messaggio doloroso oppure direttamente sul sistema nervoso centrale usando antidepressivi e farmaci della categoria dei neurolettici.

Mai, dico mai, si pensa di associare l’agopuntura nella sua specifica e nota azione antidolorifica. E’ come se l’associazione non fosse possibile mentalmente, come se l’agopuntura non appartenesse alla categoria dei possibili trattamenti medici. Recentemente una paziente di 45 anni in terapia antidolorifica da oltre 6 mesi in seguito a un intervento chirurgico di riparazione del ciglio cotiloideo (cercine presente nell’articolazione dell’anca) non riusciva più a dormire a causa di un dolore acuto localizzato su tutto il bacino e su entrambe le anche.

Il suo curante le ha proposto oltre a una visita chirurgica specialistica che le proponeva una revisione chirurgica,  delle perfusioni di farmaco endovena per alleviare il dolore. Quando la paziente di sua iniziativa è venuta a studio aveva poche illusioni e speranze, il suo curante le aveva detto “signora l’agopuntura non le farà niente!“. Il desiderio però di stare meglio per poter partire in vacanza con la famiglia ha vinto su tutto. Ecco che mi sono trovata a dover fare il più possibile per alleviare il suo dolore in sole 5 sedute.

La paziente aveva paura di dirlo a voce alta ma si è sentita subito sollevata, il dolore notturno era sparito quasi completamente, il dolore durante la giornata era diventato sopportabile anche senza farmaci. La vita le stava sorridendo di nuovo. L’ho lasciata partire per le sue ferie che purtroppo non coincidevano con le mie. Ci rivedremo a settembre per continuare un lavoro non solo sul dolore ma anche sulla postura e sugli esercizi stabilizzatori dell’anca e del rachide.

Peccato non avere lavorato nell’immediata fase post chirurgica, peccato l’agopuntura resti nella mente di quasi tutti i medici una terapia complementare inutile e ascientifica. Ci sono comprovate evidenze sulla significativa partecipazione dei farmaci antinfiammatori nel peggioramento della funzionalità renale. Ci sono fior di evidenze sull’efficacia dell’azione antalgica data dall’agopuntura. Non usarla per ridurre gli effetti dannosi dei farmaci analgesici a lungo termine è il risultato di un comune modo di pensare che possiamo definire esclusivo che non ha niente di scientifico.

Ci auguriamo di allargare questa visione attraverso il dialogo e la condivisione di informazioni aumentando le nostre risorse terapeutiche affinché una si appoggi all’altra con fiducia e collaborazione piena.

Il porro in cucina: un gustoso alleato della nostra linea

Family_eating_lunch_(2)Il porro sostituisce da anni l’aglio e la cipolla nella mia personale cucina domestica e ora vi spiego perché…

Il suo nome è Allium Porrum e la sua famiglia è appunto la stessa delle sue sorelle più famose e usate, aglio e cipolla.

Le primissime coltivazioni documentate sembrano risalire all’epoca egizia e alcuni studiosi sono convinti che che le sue origini fossero celtiche risalenti addirittura a 3000 anni a.C.

Furono pare i Romani a portare il porro in Europa e sono diversi in quell’epoca gli utilizzi del porro per scopi terapeutici: “giova al sonno e alla voce” diceva Plinio il Vecchio, “allenta il nodo nuziale” diceva nei suoi Epigrammi Marziale alludendo alle sue qualità afrodisiache.

Ne “Il tesoro della sanità” scritto molto più avanti dal medico Castore Durante si legge: “provoca l’urina, facilita le mestruazioni, dissolve la ventosità, stimola Venere, cotto con le mele pulisce i polmoni , riduce l’asma, mangiato con il sale purga lo stomaco, cotto con la cenere risolve il mal di testa, toglie l’ubriachezza, sana i dolori colici, sana la tosse, migliora la voce e fa feconde le donne“.

Oggi  il porro viene considerato un alimento ipocalorico, privo di colesterolo e molto ricco di  minerali, fra cui il magnesio utile al cuore e ai muscoli, la silice e il calcio capaci di nutrire e rinforzare le ossa e l’acido fosforico che giova al sistema nervoso. Sono infine confermate le sue proprietà diuretiche, lassative, antigottose, antiemorroidarie. Rafforza il sistema immunitario, abbassa il livello di colesterolo, si considera utile nella prevenzione contro il cancro.

E per finire utile per la pelle che mantiene fresca e elastica.

Un alimento dai mille volti e proprietà che può quindi  essere usato con tranquillità e allegria nelle diete dimagranti  arricchendo di gusto e profumo i nostri piatti estivi.

Salute: Gestire l’eredità dei tuoi genitori

gestire-la-nostra-ereditàSembra una battuta invece si tratta di una cosa seria che non ha niente a che vedere con il patrimonio in termini di denaro ma con quello fisico con il quale veniamo al mondo. Il DNA di padri e madri ci appartiene, volenti o nolenti: dobbiamo quindi guardare ai nostri genitori con amorevole attenzione, perché alcuni problemi di personalità piuttosto che patologie e difficoltà fisiche potranno essere viste e curate con il giusto anticipo.

Le attenzioni e consigli salutistici lo sappiamo sono un infinità ma per ognuno di noi esiste un punto debole ed è proprio su quello che dovremo porre la maggior parte delle nostre cure preventive per renderlo più forte.

I nostri genitori possono farci da specchio per individuare in tempo utile questo punto; se abbiamo una famigliarità per il diabete cerchiamo di eliminare il più possibile i dolci, mangiamo noci e semi e usiamo la frutta per dolcificare il nostro palato, senza aspettare di vedere i valori di glicemia lievitare all’improvviso dopo i 50 anni.

Se invece abbiamo la stessa identica conformazione di schiena della mamma operata di ernia discale non aspettiamo di avere mal di schiena per eliminare i pesi della spesa e delle faccende domestiche e impegniamoci subito con gli esercizi preventivi.

Se i nostri genitori sono entrambi grassi stiamo attenti sin da giovani a non prendere peso e iniziamo un’attività sportiva o più di una da eseguire regolarmente e frequentemente.

Se la nostra mamma soffre di severe vene varicose e ci accorgiamo di avere le gambe gonfie e pesanti proviamo ad andare regolarmente in piscina e curiamole attentamente con dei vasotonici naturali come il cipresso.

Se abbiamo una famigliarità per le neoplasie non serve preoccuparsi e basta, e neanche ha senso farsi operare asportando una parte sana del corpo. Magari qualche controllo mirato in più ma soprattutto una dieta con poca carne e sostanze additive, una buona aria dove vivere. Curiamoci in modo naturale da medici specialisti.

L’agopuntura  è più di ogni altra medicina una medicina preventiva, utile a  mantenere il corpo in equilibrio ed è considerata un ottimo sistema preventivo antitumorale; si ritiene che aumenti il numero delle cellule Natural Killer e aumenti quindi la difesa immunitaria nei confronti delle prime cellule neoplastiche.  Sempre sotto la guida di un medico si possono sfruttare le numerose  erbe cinesi con noti effetti antitumorali come il ganoderma per fare un nome ormai conosciuto a tutti.

Come dice Sun Tzu; Se non conosci te stesso, né conosci il tuo nemico, sii certo che ogni battaglia sarà per te fonte di pericolo gravissimo” .

Imparare a individuare le nostre peculiari debolezze prima che si manifestino è certamente un sistema utile a mantenerci in salute il più a lungo possibile.

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