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Il controllo addominale come fulcro della salute

A parlare di questo importante argomento insieme al mitico Joseph Ubertus Pilates negli USA già nei primi anni del dopo guerra, fu il famoso André Van Lysebeth che negli anni 60 portò lo yoga come cultura e insegnamento in Europa. Lui lo definiva il controllo della cintura addominale.  Si scontrava allora con il mondo scientifico sportivo che affermava che la respirazione corretta doveva essere fatta con un inspiro eseguito con il ventre rilassato in avanti oppure gonfiando il torace verso l’alto e l’espiro con minima contrazione addominale.

Questo argomento gli stava particolarmente a cuore ed era il fulcro del suo insegnamento. Non si trattava più di applicare questa tecnica durante un determinato esercizio ma di un modo di vivere vero e propio che permetteva di mantenere a lungo la salute negli anni. Il controllo della cintura addominale è consigliato infatti sempre in ogni momento, durante l’inspiro, durante l’espiro e durante le pause respiratorie, udite bene: qualunque cosa si stia facendo. Si tratta di una sorta di consapevolezza di questo segmento corporeo, l’addome.

Qualunque atleta o giovane ben allenato che possieda una valida muscolatura addominale possiede una tale tonicità della parete addominale da ritrovarsi in questa condizione di controllo (non contrattura, badate bene la differenza è sostanziale) in maniera del tutto involontaria ovvero si tratta di una conseguenza della tenuta del tessuto muscolare degli addominali. Per questi ragazzi sarà difficile buttare volontariamente l’addome verso l’esterno.

Con la gravidanza, con l’aumento di peso corporeo e semplicemente con il passare degli anni, i tessuti muscolari e fibrosi dell’addome tendono a cedere e perdere tonicità. Il contenuto dell’addome verrà quindi spinto in assenza di un controllo verso l’avanti anche nei soggetti magri. Si perché questo cedimento non è solo della parete addominale esterna ma anche dei visceri stessi, stomaco, colon, e piccolo intestino; in questi organi cavi la tonaca muscolare e sierosa con il passare degli anni e con la presenza di importanti ristagni di feci e di sostanze gassose date da un’alimentazione eccessiva tenderanno a gonfiarsi e a estendere le pareti di questi visceri.

Ricordiamo che per tutta la medicina moderna focalizzata negli ultimi anni sulla dietetica e sulle patologie dismetaboliche considerandole come un vero cardine per numerose altre patologie legate all’invecchiamento, il grasso addominale, in special modo quello situato nel grande omento, sembra uno dei maggiori fattori di rischio riscontrato in molti pazienti fra cui diabetici e pazienti con patologie cardiovascolari.

E’ cosa ormai nota che il grasso addominale dipende da molteplici fattori; da un lato la quantità di cibo, dall’altra la qualità, dall’altra la ridotta attività fisica e correlata vita sedentaria.  Tutti aspetti elaborati e discussi a lungo ma che oggi vorrei esplorare con un occhio diverso, rivolto ai tessuti elastici ovvero alle fibre elastiche del tessuto connettivo del mesentere, del grande e piccolo omento ovvero di tutto quel tessuto libro-elastico che ormai sappiamo non limitarsi solamente a sostenere e unire i diversi organi e visceri addominali tra di loro.

Il mitico tessuto connettivo che in anatomia comprende anche il sangue,  è quello il cui ruolo è di fare raggiungere a tutte le cellule un nutrimento e i messaggi biochimici sia in entrata che in uscita e di sostenere meccanicamente i diversi organi nella loro sede. Immaginiamo che ogni organo addominale è avvolto, sospeso e  ancorato alla pareti addominali da questo tessuto elastico dove corrono i vasi sanguigni, linfatici e i nervi e dove facilmente, soprattutto nel grande omento che ricopre come un grembiule gli organi addominali, si deposita l’odioso tessuto adiposo in eccesso.

Ora ritorniamo al concetto di tessuto elastico e alle sue proprietà che sono quelle di allungarsi e di ritrarsi;  se un elastico non si allunga mai si irrigidisce e questo problema lo conosciamo bene nei danni da immobilità di un’articolazione secondari a un trauma, ma se si allunga troppo senza mai essere accorciato perde la sua elasticità, le fibre si denaturano e non sono più in grado di accorciarsi. Ecco ora immaginate alcuni visceri come lo stomaco e il colon, avvolti e appesi a un elastico che non viene mai accorciato.

La vita sedentaria è totalmente innaturale e dannosa sullo scheletro e sui muscoli scheletrici ma anche su tutti gli organi addominali, si perde per cosi dire l’assetto fisiologico a favore di un addome che facilmente tenderà a protrudere verso l’esterno e diventare goloso con perdita progressiva del ruolo elastico di sostegno e  di svuotamento viscerale.  Il controllo della cintura addominale è il fulcro di tutta l’attività sportiva professionale.

Lo sapevano gli antichi yoghini, lo sanno da sempre ballerini, acrobati e ginnasti, lo sanno i grandi sportivi del body building come Arnold Schwarzenegger, lo sanno tutti i  praticanti di Ashtanga yoga e lo sanno  ancora tutti i praticanti di arti marziali.  Molto si potrebbe aggiungere sui punti e centri energetici del ventre sia sopra che sotto l’ombelico e  di quanto abbiano influenzato le diverse culture orientali dal taoismo in poi. I benefici fisici di un controllo della cintura addominale sono innumerevoli, partendo dalla funzionalità gastro-intestinale,  a quella del fegato e della milza, al metabolismo in senso generale e alla maggior quantità di energia sia fisica che mentale percepita, che ci consentirà di stancarci molto meno e questo solo per citarne alcuni.

Come sempre ritengo sia utile praticare fisicamente dapprima l’attenzione al non abbandono di questa importante parte anatomica, imparando a portala con noi sempre; quando guidiamo, quando parliamo, quando caminiamo. Consiglio di indossare abiti non troppo larghi per potere ricordare anche visivamente di quante volte abbandoniamo il ventre all’oblio. Consiglio di trovare  un buon insegnante di Pilates e di dedicare del tempo allo studio del Prānayama iniziando con Prānapanagathi, Kapalabathi e alla fine i Bandha meglio se seguiti da un bravo insegnante di Yoga. Utilissima per le persone più mentali  leggere sui testi antichi l’importanza dell’Hara per i giapponesi, del Tan Tien inferiore per i Cinesi e del 2° e 3° Chakra per gli Yoghini.

I risultati non tarderanno a farsi vedere.

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1 Comment

  1. Roberto Chesini ha detto:

    Molto bello e che insegna molte cose ; complimenti

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