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Fitoterapia Cinese: la sua efficacia resta sui libri antichi di materia medica

Il “Parabrezza di Giada”  o “Yu Ping Feng San” è una ricetta molto antica scritta durante la Dinastia Yuan specificatamente strutturata per la sudorazione da debolezza interna. Sempre in medicina cinese la sudorazione ovvero l’apertura dei pori rappresenta una possibile entrata del patogeno esterno, la sudorazione in una condizione di debolezza, secondaria a una patologia in convalescenza, o a una malattia cronica ma anche a un affaticamento mentale e fisico, rappresenta una sorta di finestra che aumenta il rischio di ammalarsi.

La ricetta nasceva quindi inizialmente per sostenere le persone deboli che sudano per debolezza interna e velocemente è diventata la più usata per proteggere le persone deboli che tendono ad ammalarsi spesso al minimo colpo di freddo.

La ricetta ad oggi ha dimostrato essere stimolante ed efficace nel sostenere le difese immunitarie ed è parimenti utilizzata nel trattamento di numerosi disturbi allergici delle vie respiratorie. Se ne raccomanda la somministrazione in assenza di sintomi acuti oppure in associazione con ricette adatte anche durante la fase acuta.

La sua principale funzione è appunto preventiva come uno schermo nei confronti del vento freddo associato all’entrata dei patogeni siano essi allergeni o microrganismi. La ricetta è composta da un 60% di Huang Qi o Astragalus, 20% di Yang Feng o Siler e 20% da Bai zhu o Actratylodea Alba

Il Huang Qi (Radix Astragali ) è forse la sostanza più conosciuta nei confronti delle difese immunitarie, sostiene la Milza e il Polmone come organi sensibili, nutre il sangue oltre che proteggere la superficie. Il Fang Feng ( radix Saposhnikoviae) ha una azione simil diaforetica ovvero butta fuori il vento e l’umidità. Il Bai zhu (Rizoma Actactylodis ) è considerato un tonico della Milza utile nella sua debolezza, capace di ridurre la sudorazione e l’umidità interna.

Gli esperti di medicina cinese di Hubei hanno proposto come ricetta preventiva contro la polmonite una ricetta simile per la presenza delle 3 sostanze del parabrezza di giada che viene ridotto al 49, 29% della ricetta, il resto è costituito per il 28,16% da erbe atte ad eliminare il calore e il calore tossico quindi combattere la reazione infiammatoria e la febbre come Jin Yin Yua (Flos lonicerae Japonicae) e Mia Ma Guan Zhong (Rhizoma Dryopteridis), da un altro 14% per eliminare l’umidità e buttarlo verso l’esterno di Pei Lan diretto verso Polmone e Milza e da un 8, 4% come sintomatico puro per la tosse dato da Chen Pi ( Pericarpi Citri).
Nonostante l’elevato numero di pazienti affetto da polmonite da COVID-19, i dati scientifici sulla rilevanza ottenuta con l’aggiunta della fitoterapia cinese non vengono attualmente resi noti sulle normali riviste scientifiche e sui giornali neanche quelli specializzati sulla fitoterapia e medicina cinese. Numeri senza significato e osservazioni banali, nessun confronto e trail sull’efficacia della fitoterapia nel trattamento della polmonite e dei danni da Covid 19.

Come ho già scritto diverse volte sappiamo che ogni ricetta fitoterapia che si rispetti deve adattarsi alle esigenze del paziente e alla sua costituzione, pertanto in condizioni di emergenza lavorare sul sintomo in attesa di personalizzare la ricetta potrebbe fare la grande differenza. Una situazione come quella successa in Cina con il nuovo coronavirus poteva consentire alla fitoterapia cinese di uscire allo scoperto e mostrarsi per la sua capacità di ridurre l’infiammazione, far circolare il sangue, eliminare il tossico dal polmone. Mi sarei aspettata quanto meno dei numeri significativi di pazienti trattati con la fitoterapia cinese a confronto di pazienti trattati con la sola terapia farmacologica. Invece sono arrivate alcune ricette consigliate dagli esperti per la polmonite con numeri senza valore, indicazioni comuni da materia medica classica, niente di nuovo insomma.

Che delusione, era un’occasione concreta. I cinesi la fitoterapia l’hanno usata eccome e non solo su piccoli numeri come ci vogliono far credere, tanto è che i medici cinesi arrivati in Italia per darci un aiuto avevano le erbe per il loro consumo personale e pure in quantità massiccia (anche se fermate poi in dogana) e i cinesi tutti ricevono fra i vari consigli anche consigli fitoterapici di massima e ricette pronte di prevenzione e di cura. Il tutto nel totale silenzio dei media e forse per non dover giustificare al mondo le loro scelte non conformi alle linee guida o peggio per non voler condividere un sapere antico che loro soli vogliono custodire.

Non saprei come sono andate le cose ma so solo che non doveva andare così: ricordo ancora le parole del mio maestro Richard Tan che asseriva che un tempo nel suo paese, la Corea, ogni medico si teneva la propria ricetta segreta e i punti di agopuntura più utili senza condividerli ma tramandandoli solamente ai propri discendenti maschi allo scopo di conservare in famiglia il riconoscimento e la fama di miglior medico. Possibile che ai giorni nostri con una situazione estesa come questa pandemia non si possa fare un passo in una direzione nuova, di reale condivisione che non sia la riccettina proposta dagli esperti buttata lí senza una valutazione significativa numerica  dell’efficacia.  Ci hanno mostrato i medici praticare Tai Chi in reparto e lo spettacolo è finito lí.

Lo so che non è facile spiegare come funziona la fitoterapia cinese a chi non è del settore ma forse un pochino più di impegno sarebbe stato utile a tutti.

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