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La sfera emotiva nel percorso di guarigione

Sempre più nel corso degli anni di lavoro sui pazienti osservo in loro non solo problematiche fisiche ma un ricco accompagnamento di problematiche che attengono a una sfera molto più intima ed emotiva.

Lo sappiamo tutti che esiste un legame non solo stretto ma inseparabile tra corpo e mente e tra fisicità ed emotività, ne siamo tutti al corrente o meglio ce ne rendiamo proprio conto ma è difficile non cadere nel pressapochismo terapeutico tanto odiato e combattuto dalla classe medica.

La malattia può avere diverse origini, ereditarie, costituzionali, virali o batteriche impoderabili, cause legate alle leggi della  fisica come in una frattura da caduta oppure all’aver sollevato pesi senza preoccuparsi della schiena, cause legate a una incuria costante fino ad arrivare ad abusi di droghe o eccessivo lavoro.

A questi aspetti prettamente fisici si aggiungono aspetti squisitamente emozionali e mentali che a dire il vero sembrano  avere un impatto sempre maggiore con il passare degli anni. Forse un riflesso di come gli esseri umani stiano diventando sempre più collegati al mentale.

La malattia può essere una possibilità per prendersi cura di se stessi, mettersi a dieta, prendersi del tempo per le cure, avere un attenzione benevola nei nostri confronti. Di solito quando ciò avviene si migliora abbastanza velocemente, sempre che la malattia non sia già evoluta oppure molto profonda; in tal caso necessita di un importante intervento sullo stile di vita, sulla dieta oltre che sulle cure che dovranno essere seguite con assiduità.

In altri casi la malattia può identificarsi con un disagio sul piano mentale o emotivo: il paziente è stufo ed esaurito da una situazione e vorrebbe tanto cambiare le cose; in questo caso, se ben guidati, la malattia può diventare il ponte per andare oltre nella direzione giusta. Ma sarà necessaria un passo importante nella direzione della possibilità del cambiamento talora considerato francamente impossibile e per questa svolta è necessaria una grande energia interna.

In altri casi ancora dietro alla malattia si nasconde altro, molto spesso disagi profondi, conflitti irrisolti e molto spesso sensi di colpa. L’essere umano è capace di farsi colpa di qualunque cosa, colpa di essere sano mentre amici e parenti sono malati, colpa di essere sopravissuti a un incidente, colpa di non aver potuto evitare ad altri la sofferenza… e altre invenzioni elucubrate della mente di solito insorte in seguito a una perdita oppure a un trauma emotivo talora anche di vecchia data.

In questi casi il percorso è difficile e l’aiuto di un buon psicologo è fondamentale: il percorso è spesso altalenante ci sono fasi di miglioramento e di peggioramento, fasi legate ineluttabilmente alle condizioni esterne favorevoli oppure sfavorevoli. Il lavoro, i  parenti stretti  possono destabilizzare il risultato in poco tempo. Il mantenimento di un elevata guardia e di un trattamento di mantenimento è indispensabile anche nei casi più leggeri e semplici. Spesso il disagio fisico in queste forme può passare dal lieve all’acuto in poco tempo, con dolori spesso migranti e non collegati a lesioni dei tessuti,  disturbi gastroenterici, insonnia, stanchezza profonda, tachicardia e ansia, apatia, incapacità a risolvere problemi semplici, talora anche episodi di catatonia e sempre accompagnati da profondo malessere a volte difficile da spiegare a parole.

Inutile dire che il percorso in questi casi è molto lungo: si parla di anni. L’ingrediente più importante per il miglioramento è non solo la competenza di chi si occupa del paziente, agopuntore, psichiatra, psicologo, fisioterapista ma la fiducia del paziente in questi operatori. Se questa viene a mancare crolla l’intero presupposto del trattamento. Un discorso che vale per tutti i pazienti ma che è indispensabile in questa specifica tipologia. Qualora succedesse, la cosa migliore è cambiare la terapia e anche chi se ne occupa; anche questo passaggio fa parte del percorso terapeutico ed è indispensabile.

Non esistono regole fisse: l’unica regola fissa è curarsi e non smettere di farlo, non sottovalutare l’importanza dei farmaci cercando pazientemente quello più adatto e il dosaggio idoneo. E affiancare sempre terapie che abbiano la possibilità di riequilibrare l’intero sistema mente-corpo e non solo agire unicamente sulla mente; fra queste l’agopuntura è sicuramente una tecnica che agisce in profondità, alcuni tipi di massaggi Ayurvedici e di Tuina, tecniche di respirazione prese dal Pranayama, tecniche di rilassamento come lo Yoga Nidra. Infine esercizi fisici come il Tai chi, l’Hatha Yoga e il Qi Gong se ben fatti e adeguati alle esigenze personali sono in realtà ottimi equilibratori e spengono il chiacchiericcio della mente oltre che i pensieri meccanici involontari.

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