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Precauzione canicola: vigilare sulla pressione arteriosa

Il grande caldo ancora non demorde, anche se alla fine di luglio i consueti allarmi sull’autunno anticipato avevano puntualmente spopolato sul web.

Soprattutto nel nord le temperature sono ancora grandemente sopra i 30 gradi. Le precauzioni classiche come quella di bere regolarmente anche in assenza dello stimolo della sete, evitare di uscire di casa nelle ore più calde, di non fare sforzi estremi sotto il sole a picco, rinfrescare testa e polsi sono sempre validi ma non sempre sono sufficienti ad evitare le crisi ipotensive secondarie all’ eccesso di vasodilatazione periferica.

Il caldo dilata le tonache dei vasi sanguigni, il sangue si trova quindi a scorrere in un spazio maggiore e la pressione arteriosa può scendere anche di numerosi mm di mercurio, la pressione sistolica detta massima si abbassa e scende anche la pressione diastolica detta minima.

A rischio sono soprattutto gli ipotesi ma anche tutte le persone in terapia con farmaci specifici per trattare la pressione alta. Una terapia molto diffusa dopo i 50 anni, in particolare la popolazione over 75 si trova spesso a trattare un pressione sistolica mediamente alta associata a una pressione diastolica mediamente bassa. Si dice in questi casi che aumenta la pressione differenziale, ovvero la differenza tra la pressione massima e la pressione minima, questa differenza che aumenta con il passare degli anni è legata ad una ridotta elasticità delle tonache dei vasi sanguigni.

Accade e non di rado che la terapia che si usava con tranquillità per tutti i mesi freddi potrebbe non essere più adeguatamente dosata ovvero potrebbe abbassare troppo la pressione minima. Ci troviamo in questo caso a trattare la pressione alta affinchè non si alzi troppo (con tutte le conseguenze possibili, dilatazioni arteriose e possibili emorragie) trovandoci però ad abbassare troppo la minima con conseguenze non meno pericolose.

La pressione troppo bassa può generare vertigini, malesseri e svenimenti con cadute a terra da perdita di coscienza, il sangue non riesce ad arrivare in testa e al temuto ictus emorragico si affianca silenzioso l’ictus ischemico. Le frequenti encefalopatie vascolari temono sia la pressione alta che la pressione bassa che ne riduce la perfusione facilitando piccole ischemie magari asintomatiche.

A una certa età poi il dosaggio dei farmaci diventa una questione di grande abilità soprattutto quando reni e fegato lavorano a ritmo ridotto e ci sono altri farmaci a competere nell’intero organismo. Mi capita spesso di vedere facilmente controllare la pressione alta e trascurare la pressione bassa come se questa non potesse nuocere.

La pressione minima bassa aumenta il senso di stanchezza e di spossatezza globale e riducendo sia il tono dell’umore che l’iniziativa motoria. Ne risente immediatamente il trofismo muscolare già compromesso dalla fisiologica riduzione di massa con il progredire degli anni (si perchè non si riduce solo la massa ossea si riduce grandemente anche la massa muscolare complessiva), inoltre i muscoli delle gambe sono fondamentali per agire come pompa sul ritorno venoso. Il circolo diventa vizioso: mi muovo poco perchè mi sento stanco e tutto l’organismo fa più fatica a muoversi e il cuore anche lui come muscolo cardiaco ne risulta sicuramente affaticato. Anche solo la spossatezza come sintomo è già un sintomo e non va trascurata soprattutto in estate.

La misurazione della pressione andrebbe quindi fatta con attenzione, evitando che il braccialetto sia troppo grande per il braccio, perchè ancora oggi pensato per un braccio più muscoloso. Con un braccialetto troppo grande la pressione arteriosa registrata sarà maggiore di quella reale, per esempio 130 su 70 mmHg, intesi come massima e minima potrebbero in verità essere 105 su 60 mmHg. La differenza non è poca

Ecco che la o il paziente si possono lamentare di stanchezza ma la loro pressione minima reale potrebbe non essere sufficientemente considerata. Su tutti i sacri testi di medicina si legge e si studia sempre e solamente che: ” la pressione arteriosa diastolica più è bassa, compatibilmente con la salute e meglio è”  e  oggi più che mai l’attenzione viene rivolta per grande misura al controllo quasi esclusivo oltre che sempre più rigoroso della pressione alta.

Come sempre non si deve guardare solo un lato della medaglia ma entrambi. In medicina cinese questo concetto di troppo bene è sempre considerato con la sua potenziale valenza negativa e personalmente dopo anni di lavoro in questo settore mi sento di dire che si tratta di un concetto universalmente applicabile a tutto. E’ sempre la legge dello yin e dello yang a riapparire in tutte le sue sfaccettature, spingendoci all’equilibrio anche delle nostre idee e conoscenze che vanno sempre inserite e rivalutate nel loro contesto temporale.

Ogni paziente è diverso e anche ogni momento è potenzialmente diverso. Non abbiate quindi timore nell’insistere sulla rivalutazione della terapia farmacologica  quando quest’ultima evidenzia degli effetti negativi eccessivi, il delta tra beneficio terapeutico ed effetto negativo deve sempre essere tenuto in considerazione nella sua fluttuazione nel tempo.

Buon fine estate a tutti.

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