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Agopuntura: strategie terapeutiche per combattere la stanchezza

La stragrande maggioranza dei pazienti che giunge nel mio studio è incapace di gestire la propria energia  fisica e psichica, il risultato è che l’energia complessiva è molto spesso in deficit.

In medicina cinese questo status altrimenti definito di stanchezza, rappresenta già una patologia vera e propria e non un sintomo come nella medicina occidentale. Il deficit di energia sarà, se non trattato, responsabile di disfunzioni e successivamente di franche patologie d’organo.

Questo delle energie fisiche e psichiche sembrerebbe un argomento di grande semplicità ma è invece un punto sul quale ci si sofferma ancora troppo poco e che causa grandi problematiche di salute.

Immaginiamo ora che il corpo abbia un quantum di energia complessiva da utilizzare; per produrre le secrezioni ghiandolari utili, che so, a digerire e trasformare il cibo in energia,  mantenere tutte quelle funzioni meccaniche come respirare e far circolare il sangue in tutto il corpo (se possibile senza tralasciare neanche un angolino), e infine produrre tutte quelle sostanze organiche; ormoni e mediatori chimici indispensabili per le trasmissione delle informazioni atte a mantenere il ritmo circardiano e i ritmi funzionali di ogni singolo organo e cellula dell’intero corpo.

Sembra già sufficientemente complicato, vero? Ma è solo il principio: pensiamo alla necessità di avere un’energia difensiva atta a proteggerci contro le aggressioni esterne: vento, freddo etc. etc., un po’ come fosse una sorta di scudo, e ora immaginiamo tutta l’energia necessaria per adattarci a situazioni sgradevoli e quella che consumiamo nel progettare cose e nel rimuginare situazioni critiche e complesse.

Bene ora immaginiamo di avere un problema o una patologia fisica o psichica e proviamo a considerarla come un buco nel serbatoio di energia, più o meno grande a secondo della sua gravità. Non andare al cinema alla sera dopo un influenza non è una cosa da evitare come alcune pubblicità vorrebbero farci credere, ma una cosa sensata per mantenere e recuperare l’energia corretta.

Si potrebbe dire che manca totalmente la percezione di quando stiamo entrando in riserva energetica. I limiti sono solo nella nostra mente sembra lo slogan con il quale ci vorremmo muovere. Allo stesso tempo manca l’energia per prendere decisioni sane e sensate utili per stare meglio e per la nostra salute in generale. Ecco che la mente provvede a terminare il lavoro con sensi di inadeguatezza, inadempienza, insoddisfazione personale e infine sensi di colpa per quello che non riusciamo a fare e che sentiamo sfuggirci di mano.

In ambito riabilitativo si parla di esercizio inefficace quando viene fatto sotto ad una certa soglia di intensità, di esercizio efficace quando lo stesso, avendo l’intensità giusta, produce un miglioramento della forza o della resistenza e di esercizio eccessivo quando la sua intensità è capace di renderlo pericoloso o nocivo. Fermarsi ai primi dolori per timore di sentire male produce facilmente un lavoro sotto soglia e quindi inefficace, andare senza cognizione alcuna a fare movimenti come se fossimo dei giovani atleti allenati può portare a lesioni e infiammazioni anche severe dei tessuti muscolo-tendinei.

La maggior parte delle persone tende a stare sotto soglia; un po’ per paura un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di educazione, quindi non danno al loro corpo un allenamento corretto e sano e poi in momenti, che di solito risultano i meno opportuni, si lanciano in missioni impossibili saltando ben oltre la seconda soglia quella dove l’esercizio diventa nocivo. Il risultato è generalmente che tornano ad avere un lavoro personale sotto soglia, ovvero non utile a farli stare meglio o a costruire maggior energia e resistenza fisica.  Ne consegue che con il passare del tempo ci si sente sempre più deboli e rassegnati a questa idea di convivenza con la stanchezza.

Succede spesso che non sappiamo dire no quando sarebbe proprio il momento di farlo. Ci dispiace; per il marito, il figlio, la nuora, la collega e via dicendo. La figlia che chiede di stirare i suoi panni senza un bricciolo di ripensamento a una madre che è già oltremodo stanca, dovrebbe diventare un no sistematico. Sono tantissimi i no che dobbiamo incominciare a dire per proteggere le nostre energie dalla dispersione eccessiva.

Riconoscere che nella maggioranza dei casi è la morale  o il buonismo che ci impedisce di dire no, che il no sarebbe utilissimo anche ai nostri cari per trovare strategie diverse e ripristinare equilibri persi. Che la dispersione delle proprie energie non è altruismo ma incoscienza pura. Avete mai notato che essere oculati in ambito economico è considerato una caratteristica positiva, mentre risparmiare le energie ha invece una connotazione decisamente negativa, da egoisti e menefreghisti?

Saper riconoscere il nostro limite energetico e fermarsi in tempo è essenziale alla conservazione di una salute fisica e psichica. Ascoltarsi veramente e senza giudizio è un lavoro importante cosi come il semplificare e il tagliare o limitare il superfluo e il nocivo. Lo stile di vita, come lo chiamiamo oggi, non è fatto solo di qualità del cibo che ingeriamo e di integratori alimentari ma di tutte le scelte che facciamo.

L’agopuntura è una terapia atta a migliorare l’equilibrio del corpo e quindi a consentirgli una graduale rigenerazione energetica, una sorta di tempo per fare il pieno di benzina. Il suo effetto benefico e ristoratore sul corpo e sulla mente diventano tanto più efficaci quanto maggiormente ci si addestra ad una progressiva presa di coscienza e lucidità sulle nostre dispersioni energetiche come ad un vero e proprio lavoro personale per mantenerci in salute. Nel caso di una patologia d’organo conclamata o cronica, il trattamento di agopuntura può essere considerato come un metodo per limitare la dispersione di energia e quindi comunque utile per rallentarne l’evoluzione della stessa nel tempo.

 

 

 

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