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L’ernia del disco passa da sola?…ma anche no!

Sono sempre più numerosi i medici specialisti in neurochirurgia a ritenere che oggi siano molti i casi di ernia discale dove si potrebbe evitare di operare ovvero a ritenere che nella stragrande maggioranza di questi pazienti converrebbe non operare subito.

Confermo che questa è assolutamente anche la mia opinione oltre che esperienza personale ma l’idea che vedo viaggiare sull’onda di consensi facili sul web è che l’ernia discale possa passare da sola. Il consiglio subdolo che viene trasmesso in questa maniera non è quello dello star attenti al bisturi facile ma di non fare niente limitandosi semplicemente ad aspettare che passi.

Mi spiego meglio: l’ernia discale solo ed esclusivamente nei casi di un singolo frammento erniato dal disco intervertebrale evolve naturalmente spontaneamente  in disidratazione con progressivo rimpicciolimento. Ma ad eccezione di rari casi esiste una vera e propria tendenza a generare discopatie ovvero sono spesso presenti discopatie sia sopra che sotto l’ernia discale incriminata, inoltre accade frequentemente che la posizione di quello che resta del disco “erniato”  resti a rischio. Sono tutti fattori fisici e meccanici e talora anche costituzionali potenzialmente nocivi che vanno trattati  a mio parere con un po più di serietà e competenza.

Stare a riposo di solito non basta, la posizione della colonna vertebrale scorretta acquisita nel tempo,  la vita sedentaria talora estrema, la mancanza di  indicazioni correttive  e di una consapevolezza postulare sono un grosso rischio di recidiva e di cronicizzazione del dolore. Se da un lato è vero che ha senso aspettare ad operare nella maggioranza dei casi dove non vi siano segni neurologici, è anche vero che non ha senso se non in quei casi dettati dall’ignoranza nel settore, non procedere più che celermente a contrastare la patologia discale con esercizi e trattamenti mirati fatti da esperti del settore in un’ottica di cura conservativa (diffenrenziata appunto dalla chirurgica ma altrettanto specialistica).

Questa nuova visione dei neurochirurghi è il risultato del confronto a lungo termine tra lo stato dei pazienti operati versus i pazienti non operati; da questo recente lavoro di ricerca emerge una scarsa differenza di condizioni generali tra i due gruppi. Infatti il dolore post operatorio anche in assenza delle possibili complicanze di un intervento, è considerato un fattore difficile da valutare e soprattutto da garantire al paziente  anche dopo  un intervento tecnicamente perfetto e, per così dire, ben riuscito.

Ed è proprio il dolore cronico  quello che porta il paziente dal chirurgo e che spesso convince quest’ultimo ad intervenire anche su casi che non avrebbero richiesto un intervento in senso strettamente neurochirurgico.  Come medico agopuntore e fisiatra, considero che il dolore lombare o sciatalgico in questi casi andrebbe sempre trattato  con agopuntura perché questa in primis riduce la quantità di farmaci da assumere e conseguentemente riduce gli effetti gastrolesivi e nefrotossici  dei comuni antinfiammatori. In secondo luogo l’agopuntura migliora la circolazione sanguigna locale e consente al tessuto leso ed infiammato di ossigenarsi. Possiamo affermare che con trattamenti di agopuntura ben fatti sia il frammento discale, che il disco offeso guariscono spontaneamente più in fretta. La componente infiammatoria locale e il sintomo doloroso migliorano più rapidamente.

E sapendo quanto il dolore mantenuto nel tempo riesca a modificare la postura del paziente e tutti i suoi movimenti,  accorciando numerosi muscoli che diventano ipertrofici e inattivandone altri che invece diventano ipotrofici, possiamo affermare che prima si interviene sul dolore profondo e meglio è per tutto l’organismo. Ecco che l’agopuntura, quando associata a trattamenti fisici mirati, indicazioni motorie e posturali individuali, diventa il trattamento elettivo ideale per tutti i pazienti con un ernia discale dove non vi siano segni di compressione midollare ne altri segni neurologici tali da richiedere l’intervento chirurgico.

Far passare il messaggio che l’ernia discale passa da sola non mi sembra molto costruttivo, forse sarebbe meglio spiegare che la cura chirurgica, quando non urgente e necessaria per la gravità degli sintomi, dovrebbe sempre seguire un trattamento conservativo idoneo e ben strutturato. Sono molti, anzi, troppi i pazienti che ancora oggi vengono lasciati a loro stessi con indicazioni un po’ troppo superficiali come quella di non sottoporsi a stress fisici eccessivi. Il paziente che sta male deve essere seguito e guidato in tutti i gesti più comuni, fino a capire e correggere quale abitudine sia la più pericolosa: la sedia dell’ufficio, la poltrona, il lettino del bambino, come si lava i cappelli.

Dedico sempre molto tempo nel fare in modo che il paziente capisca bene la dinamica dei suoi errori posturali più comuni e inizi da subito a combatterli con strumenti semplici e concreti. Un lavoro che si fa insieme e che deve poi proseguire per tutta la vita come protezione e tutela del benessere della propria colonna vertebrale.

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