Agopuntura per limitare l’abuso di famaci analgesici

Ridurre i farmaciIl trattamento del dolore è oggi come da sempre una importante parte dell’arte medica che si affianca sempre a una diagnostica delle cause con l’obiettivo di poterlo eradicare andando alla sua radice. Oggi come oggi la risposta chirurgica sembra sempre quella più scientificamente valida e sensata, ma dai dati epidemiologici non sempre questa scelta terapeutica risulta risolvere il dolore in maniera definitiva.

Risolve sempre più brillantemente e con alta precisione una lesione tendinea, cartilaginea, discale, oppure ossea, rimuove una malformazione congenita, una tumefazione a carattere compressivo. L’atto chirurgico anche perfetto non garantisce pertanto una risoluzione del dolore. Capita quindi spesso che nella fase post chirurgica si passi a una terapia antalgica e antiinfiammatoria di fondo per sostenere i sintomi dolorosi.

La scelta fisioterapica post chirurgica a meno che non si tratti di protocolli ospedalieri noti comuni è ancora troppo poco sviluppata, ci si fida poco del fisioterapista indipendente fuori dall’ambiente ospedaliero perchè si teme possa anche danneggiare il percorso post chirurgico. Ecco che al di fuori dal sempre più breve protocollo riabilitativo istituzionale, la fisioterapia soprattutto nei casi complicati e difficili, come per esempio laddove il paziente si rechi in Svizzera interna per eseguire l’intervento, non è a mio parere sfruttata nel suo fondamentale potenziale di recupero dai colleghi medici.

Al paziente al quale persiste un dolore post chirurgico viene proposta dopo il fallimento delle terapie fisiche locali come la tecar, una dose maggiore di farmaco oppure un’associazione di altri farmaci con effetto sul sistema gabaergico ovvero sulla trasmissione del messaggio doloroso oppure direttamente sul sistema nervoso centrale usando antidepressivi e farmaci della categoria dei neurolettici.

Mai, dico mai, si pensa di associare l’agopuntura nella sua specifica e nota azione antidolorifica. E’ come se l’associazione non fosse possibile mentalmente, come se l’agopuntura non appartenesse alla categoria dei possibili trattamenti medici. Recentemente una paziente di 45 anni in terapia antidolorifica da oltre 6 mesi in seguito a un intervento chirurgico di riparazione del ciglio cotiloideo (cercine presente nell’articolazione dell’anca) non riusciva più a dormire a causa di un dolore acuto localizzato su tutto il bacino e su entrambe le anche.

Il suo curante le ha proposto oltre a una visita chirurgica specialistica che le proponeva una revisione chirurgica,  delle perfusioni di farmaco endovena per alleviare il dolore. Quando la paziente di sua iniziativa è venuta a studio aveva poche illusioni e speranze, il suo curante le aveva detto “signora l’agopuntura non le farà niente!“. Il desiderio però di stare meglio per poter partire in vacanza con la famiglia ha vinto su tutto. Ecco che mi sono trovata a dover fare il più possibile per alleviare il suo dolore in sole 5 sedute.

La paziente aveva paura di dirlo a voce alta ma si è sentita subito sollevata, il dolore notturno era sparito quasi completamente, il dolore durante la giornata era diventato sopportabile anche senza farmaci. La vita le stava sorridendo di nuovo. L’ho lasciata partire per le sue ferie che purtroppo non coincidevano con le mie. Ci rivedremo a settembre per continuare un lavoro non solo sul dolore ma anche sulla postura e sugli esercizi stabilizzatori dell’anca e del rachide.

Peccato non avere lavorato nell’immediata fase post chirurgica, peccato l’agopuntura resti nella mente di quasi tutti i medici una terapia complementare inutile e ascientifica. Ci sono comprovate evidenze sulla significativa partecipazione dei farmaci antinfiammatori nel peggioramento della funzionalità renale. Ci sono fior di evidenze sull’efficacia dell’azione antalgica data dall’agopuntura. Non usarla per ridurre gli effetti dannosi dei farmaci analgesici a lungo termine è il risultato di un comune modo di pensare che possiamo definire esclusivo che non ha niente di scientifico.

Ci auguriamo di allargare questa visione attraverso il dialogo e la condivisione di informazioni aumentando le nostre risorse terapeutiche affinché una si appoggi all’altra con fiducia e collaborazione piena.

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