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Il corpo di dolore

corpo-di-doloreLo definisce in questo modo Eckhart Tolle e a chi non lo conoscesse ancora suggerisco la lettura dei suoi libri, in particolare della nuova edizione di “Il Potere di Adesso”. In questo libro troverete una descrizione meravigliosa di questo utile  modo di concepire il dolore e la sofferenza e di come affrontarlo per sconfiggerlo.

Tolle descrive con dovizia di particolari come il dolore possa camuffare altro e lo fa scrivendo in modo  lucido e direi illuminato e non da pseudo psicologi new age distribuendo la solita ricettina da benessere in tasca. Ciononostante si tratta di una visione facilmente comprensibile perché scritta con l’intento di condividere con il pubblico qualcosa di sicuramente chiaro e limpido per lo scrittore.

Trovo grandemente utile analizzare il dolore soprattutto quando questo invade la nostra vita prendendone possesso completo. Come medico e agopunture guardo il dolore come una disfunzione e come il risultato di un’alterazione funzionale  sulla quale in alcuni casi, come in un ernia lombare o in un trauma e infine in una grave artrosi, non posso il più delle volte togliere la causa  scatenante  ma posso, quando il paziente mi lascia il tempo di farlo, ripristinare una corretta circolazione energetica in grado di ridurre il dolore riportando tutto l’individuo verso un nuovo equilibrio funzionale.

Quello che però capita in alcuni casi è di vedere il dolore passare da una sede all’altra; il paziente arriva con una mal di schiena e dopo un periodo di cura guarisce anche completamente dai sintomi iniziali per manifestarne dei nuovi il più delle volte più resistenti al trattamento. In altri casi invece il dolore migliora in modo esageratamente lento e diventa quasi visibile l’esistenza di un assurdo quanto reale attaccamento ad esso. In questi casi l’agopuntura non basta; ci vuole un atto consapevole di rinuncia al dolore.

Il più delle volte concomita più o meno in modo visibile una reale depressione del tono dell’umore, oppure un disagio o senso di inadeguatezza dato da un passato difficile e doloroso, un abbandono, un senso di colpa, non importa realmente di quale sofferenza parliamo, quando il dolore diventa il protagonista non è poi così importante capire il perché e il percome si sia generato e di chi sia la colpa.

Secondo E. Tolle  “Ogni dolore che hai patito lascia dietro di sé un residuo che si annida nella mente e nel corpo come un entità“, un’entità intesa come un parassita capace di vita propria. E questa entità appunto definibile come corpo di dolore non vuole morire a nessun costo e nutrendosi solo del nostro dolore e di emozioni negative ne consegue che la “sua sopravvivenza dipende dalla tua identificazione inconsapevole con il dolore“.

Il parlarne non aiuta a girare la pagina e andare oltre ma piuttosto a frugare nel passato alla ricerca di indizi e dettagli dolorosi che consolidano e potenziano il nostro corpo di dolore, rendendolo sempre più il protagonista indiscusso della scena. Un modo certo per capire il suo meccanismo di formazione ma anche per identificarsi sempre di più con esso.

In questi particolari pazienti (che non sono tantissimi grazie a Dio!) riscontro un comune denominatore: la paura di non poter guarire, la paura che con loro non c’è niente da fare ..sono casi del tutto speciali… Mai mi accusano di non riuscire a guarirli o farli stare meglio, piuttosto il contrario, non è colpa mia è che loro sono davvero gravi e complicati e forse non si potrà fare niente. Questi sono i loro pensieri, staranno forse male dopo la seduta, non riusciranno a fare delle vacanze a causa del dolore. Insomma non esiste nella loro testa neanche l’ombra dell’idea che essi possano non dico guarire completamente ma neanche stare meglio! Loro sono diventati la loro sofferenza!

E il potere della mente è incredibilmente forte… purtroppo. Con questi pazienti è durissima, lo posso dire con certezza, ma quando si ha successo è un grande miracolo al quale si può assistere. Il cambiamento  del paziente è totale come se facesse un reset. L’attaccamento al dolore svanisce come la neve al sole e così il dolore da esso generato. Quando questo percorso avviene i pazienti sono particolarmente consapevoli di quello che erano e come e quanto siano cambiati ma fanno fatica ad esprimerlo verbalmente agli altri.

La riconoscenza resta nei loro occhi, alcuni prendono il volo e si lanciano in imprese straordinarie, altri amano venire a fare agopuntura come mantenimento o come prevenzione e sempre amano ricordare sorridendo la strada che abbiamo fatto insieme ripetendomi ogni volta “mai ci avrei creduto”, mi ringraziano per aver insistito, per averli sgridati, per averli smascherati, per averli spronati ad andare oltre e mollare quel corpo di dolore. Sono loro in realtà gli unici artefici del risultato e la loro gioia mi incoraggia a non smettere di lanciare l’esca affinché la coscienza di sé emerga e si liberi dall’attaccamento al dolore quando presente.

Alcune volte è una parola, altre volte un discorso molto più lungo, altre volte il silenzio… non è facile trovare lo spazio per seminare il dubbio di questa reale esistenza dell’attaccamento e dell’utilizzo del dolore. L’ego difficilmente si assopisce e lo stesso vale per il corpo di dolore che rifiuta con tutta la sua grinta anche solo l’idea di perdere il suo ruolo di prima donna.

Ci vuole tanta energia e determinazione ma quello che conta è sapere che si può fare.

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