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Perchè consigliare l’agopuntura ai parkinsoniani?

Sono sempre più numerosi i neurologi e soprattutto i centri specializzati sulla malattia di Parkinson a suggerire ai pazienti parkinsoniani non solo la riabilitazione  e attività motorie in senso lato ma anche l’agopuntura.

Questo nuovo atteggiamento di apertura e di speranza nei confronti della medicina non convenzionale nasce in particolare dagli USA dove la fondazione per la ricerca della malattia di Parkinson finanziata dal famoso attore Michael J Fox, colpito da questa malattia a soli 31 anni, sta iniziando a recrutare un numero sempre maggiore di pazienti da trattare con agopuntura da confrontare con un gruppo di controllo.

I problemi sono sempre gli stessi ovvero: non esiste un’agopuntura placebo pura come invece esiste la pillola placebo da somministarere al gruppo di controllo e questo compromette la valutazione da parte dei comitati scientifici. Non avremo mai un doppio cieco. Come per la riabilitazione: o la fai o non la fai! non si può far finta di farla. La falsa agopuntura non esiste! qualcosa si punge sempre! Ho gia scritto alcuni articoli a questo proposito,  pertanto un numero massiccio di pazienti che viene trattato con l’agopuntura a lungo termine potrà certamente mostrare qualcosa rispetto ai piccoli gruppi realizzati negli studi di agopuntura.

Ma perchè un parkinsoniano dovrebbe avere beneficio con l’agopuntura?

La prima risposta che viene data ed è già ampiamente  dimostrata è che l’agopuntura è efficace per migliorare la stanchezza, problematica fisica percepita da oltre l’ 80%  dei pazienti e che soprattutto non trova alcun sollievo dai farmaci e neanche dalla riabilitazione.

E giusto come agopuntore che io aggiunga che con un buon trattamento di agopuntura eseguito a lungo termine i possibili effetti sono molto più estesi e profondi e non solo soggettivi come la percezione della stanchezza ma anche oggettivi: possono migliorare il tremore e le discinesie motorie, può migliorare l’equilibrio e la rigidità: questo significa che possono migliorare le prestazioni motorie e questo non è poco. Ma come è possibile direte voi?

Questo miglioramento neuromotorio avviene per un miglioramento della circolazione sanguigna a carico del sistema nervoso centrale e quindi anche delle aree cerebrali compromesse dalla patologia.

Non dimentichiamo poi che può migliorare ovviamente il tono dell’umore, la qualità del sonno, l’ansia, la funzionalità sessuale e intestinale, così come le dispepsie gastriche spesso associate alla patologia e alla terapia. In poche parole si può stare molto meglio, come ho scritto in altri articoli gli effetti collaterali sono positivi e non negativi come siamo abituati a pensare per i farmaci

A San Diego durante il mio soggiorno-studio ho conosciuto un paziente parkinsoniano di circa 65 anni che praticava agopuntura regolarmente e settimanalmente con il mio maestro Dr Richrad Tefhu Tan da oltre 5 anni. Alla mia domanda quale farmaco assumesse mi ha risposto che gradualmente aveva anche smesso di assumere la terapia farmacologica. Non ho potuto vedere la sua cartella clinica per verificare l’evoluzione del quadro, non ho visto la  sua TAC cerebrale, ne la gravità del suo problema iniziale, posso anche dubitare della diagnosi a lui fatta, magari era un parkinsonismo. Un caso è solo un caso come una rondine non fa primavera ma mi ricordo bene che ero tornata a casa con una speranza in più.

Quanti pazienti parkinsoniani italiani eseguono l’agopuntura regolarmente per 5 anni? e magari all’esordio della patologia? nessuno!

Quanti pazienti parkinsoniani vengono trattati con l’agopuntura in Italia? A mio parere pochi e non con le tecniche utilizzate dal Dr. Tefhu Tan estrememente efficaci sulle patologie croniche ma quello che temo è che non sia tanto la tecnica usata a non essere adatta quanto la possibile scarsa convinzione di molti agopuntori non abituati a trattare patologie come questa.

Si perchè sono tantissimi i punti e le tecniche utilizzabili su un paziente parkinsoniano, si può lavorare sul vento di fegato, si può lavorare sul rene e sui midolli, si può lavorare sui meridiani collegati a fegato e rene, si può lavorare sulla craniopuntura e questo solo per dirne alcune.

In Italia non è facile avere pazienti parkinsoniani che vengono nel tuo studio e solo adesso con le dichiarazioni incoraggianti provenienti dagli USA qualche coraggioso timidamente si presenta. La mia esperienza personale è iniziata a Maggio di quest’anno con una signora di 63 anni affetta da malattia di Parkinson da oltre 10 anni seguita da un centro specializzato con una adeguata politerapia.

Questa paziente non mostrava alcuna rigidità ma soffriva di discinesie così forti da non riuscire a stare ferma sulla sedia per neanche un minuto, soprattutto se andava in ansia. Messa sul lettino si muoveva per tutta la durata della seduta di agopuntura, perdendo quasi tutti gli aghi. Posso descrivere la paziente in poche parole dicendo che sorprendeva la sua iniziativa motoria e voglia di fare e di essere autonoma al di là delle difficoltà motorie. Per questo motivo cadeva a terra quasi tutti i giorni per mancato equilibrio e non riusciva a compiere molteplici mansioni manual per via di un coordinamento oculomanuale molto compromesso, che gererava una crescente frustazione psicologica.

In meno di 10 sedute, eseguite settimanalmente, le discinesie sono nettamente migliorate, la paziente riusciva a riposare bene e a compiere azioni e gesti manuali che erano diventati impossibili. Anche le cadute erano nettamente diminuite fino ad azzerarsi nelle ultime due settimane di trattamento.

Ogni volta che questa paziente entra nello studio il suo sguardo di gioia e di gratitudine mi riempiono il cuore.

Lo so è solo un caso ma a me basta per incoraggiare i pazienti che soffrono di questa patologia degenerativa soprattutto se sono giovani. La speranza di stare meglio e di rallentare il percorso della malattia esiste ed è un peccato non utilizzarla sistematicamente affiancandola alla riabilitazione neuromotoria come invece fanno in Cina su diverse patologie neurologiche.

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