La displasia delle anche: un caso pilota trattato con l’agopuntura

La displasia delle anche è una patologia che oggi viene trattata correttamente con diagnosi precoce nei primi mesi di vita, con un’indagine che oggi viene fatta di routine a tutti i neonati prima con  specifiche manovre motorie e poi con esami ecografici e radiografici mirati.

La diagnosi eseguita così precocemente consente alla parte ossea eventualmente immatura di formarsi adeguatamente usando inizialmente un doppio pannolino e nei casi più gravi un tutore o gesso che mantengano le gambe del bambino in extrarotazione ovvero il più possibile aperte per lasciare libero dal carico il tetto dell’acetabolo (ovvero la cavità ossea nella quale alloggia la testa del femore) che deve crescere.

Questo trattamento è sufficiente a fare maturare il nucleo di accrescimento. Nella displasia congenita delle anche questo nucleo di accrescimento si sviluppa in ritardo, con la conseguenza che, in caso di carico, la testa del femore tenderà a scivolare verso l’alto perchè non trattenuta dal tetto e in alcuni casi potrà anche posizionarsi in sedi diverse dalla normale sede anatomica.

Una volta la diagnosi tardiva mostrava conseguenze in casi talora drammatici di lussazioni complete con alloggiamento della testa del femore in aree del bacino chiamate neoacetoaboli, completamente rimaneggiate a formare delle cavità articolari.

A lungo andare chi è stato colpito da questa patologia, se non diagnosticata tempestivamente, manifesta rigidità e dolore basati su un quadro più o meno severo di artrosi precoce talora anche con deformazione della testa femorale. Questi casi sono di solito destinati a una sostituzione protesica bilaterale, ma questo intervento si tende a effettuare più tardi possibile per la limitata durata della protesi nel tempo.

Il paziente quindi in attesa di protesizzazione spesso si trova a dover convivere con un dolore che lo limita nella deambulazione ma che può essere cronico e talora anche notturno come nel caso della paziente descritta in questo caso clinico.

Parliamo di una donna di 53 anni, attiva e dinamica; all’esame obiettivo la rigidità articolare delle anche è di grado lieve così come la deformazione delle teste femorali.  E’ presente un’accentuata rettilinizzazione del tratto lombare. La paziente è in menopausa da circa 3 anni  senza particolari disturbi ne di tipo emotivo ne sulla qualità del sonno che riferisce disturbato esclusivamente dal dolore delle anche più marcato a destra che tende a svegliarla tra le 4 e le 5 del mattino obbligandola ad alzarsi.

Il dolore si acutizza con il freddo e l’umidità e con il riposo prolungato mentre migliora con il movimento.  La paziente quindi si mantiene in attività ed esegue attività motoria settimanale e sedute regolari annuali di fisioterapia. Le propongo di provare ad eseguire trattamenti di agopuntura e coppettazione per migliorare la sintomatologia dolorosa sia diurna che notturna.

Già dopo la prima seduta assistiamo ad una buona riduzione del dolore che si mantiene in continuo miglioramento graduale. Dopo la quarta seduta la paziente segnala una acutizzazione momentanea del dolore e successivamente, al contrario, un miglioramento sempre più stabile della sintomatologia dolorosa. Attualmente dopo 8 sedute la paziente  riferisce di riposare bene senza alcun dolore notturno e di non sentire quasi più dolore alle anche durante il giorno.

Ma come è possibile vi chiederete voi? L’artrosi precoce delle anche della paziente causata dalla sua displasia congenita riconosciuta tardivamente non si modifica con l’agopuntura e quindi la causa del suo dolore resta invariata; come può migliorare la sintomatologia? E’ semplice: con l’agopuntura abbiamo un iniziale miglioramento del dolore legato alla liberazione di endorfine a livello cerebrale associato ad una migliore trasmissione del segnale doloroso dalla periferia questi sono effetti che però hanno un tempo limitato di efficacia.

Il miglioramento che si stabilizza nel tempo e perdura anche a distanza di più di un mese dalla seduta, è invece legato al miglioramento della circolazione del sangue nell’area colpita dal dolore che aumenta il nutrimento energetico del tessuto, in questo caso quello cartilagineo della testa del femore. Inoltre, migliora l’eliminazione delle sostanze in gran parte definibili come tossiche legate alla reazione infiammatoria. Il peggioramento dopo la quarta seduta può essere stato proprio un momento di eliminazione da parte del corpo delle sostanze legate all’infiammazione cronica.

A differenza dell’azione analgesica e antinfiammatoria a base chimica, l’agopuntura ripristina un equilibrio omeofisiologico partendo da un’azione fisica. Un po’ come la circolazione autostradale che riparte dopo aver rimosso le macchine di un incidente che ingombravano le carreggiate.

Certamente non si tratta di una guarigione ne di una cura permanente, ma possiamo considerarla come un valido aiuto per riuscire a vivere serenamente in maniera attiva, mantenendo il più possibile la muscolatura degli arti inferiori bella tonica e limitando al minimo la reazione infiammatoria locale.

In tal modo è facile comprendere che anche l’intervento chirurgico beneficerà di un terreno riequilibrato cosa che ne aumenterà le probabilità di successo e di mantenimento nel tempo del livello di benessere.

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