Il solstizio d’inverno e la favola di Natale

Il 21 dicembre è conosciuto come il solstizio di inverno ovvero il giorno più corto dell’anno. Un periodo a cavallo del quale la luce solare si affievolisce e viene sostituita dagli uomini da candele di ogni forma, lucine colorate di vario genere, caminetti accesi. Insomma soprattutto a Nord è noto che mantenere accesa una o più luci dentro o fuori casa è un usanza antichissima che ha più significato di quanto non si possa credere possibile.

Per il calendario cinese il solstizio d’inverno non corrisponde all’inizio di questa stagione di solito meno amata dai più ma alla sua massima espressione materiale. Questo fase dell’inverno prende il nome di Dong Zhi ovvero pieno inverno. In termini semplici questo periodo si può definire la mezzanotte dell’anno solare ovvero la massima espressione del principio yin,  che i cinesi chiamano  anche lo yang dello yin.

Pertanto dicembre non è il mese più freddo ma lo sono di solito i due mesi che seguono; questo lo possiamo considerare come un effetto che si sposta nel tempo causato dalla lentezza della risposta della materia Terra. Il freddo  infatti come il caldo viene rilasciato dalla Terra in modo graduale e non istantaneo.

Quello che conta però è che in questa fase dell’ inverno non è un caso se ci sono le feste natalizie; un occasione per riposare, per rimanere in famiglia ma anche per sognare, coccolare e farsi coccolare da chi amiamo. Un modo per scaldarsi non solo con il riscaldamento o con i cibi ma attingendo a un calore più interno dato dal contatto più profondo con noi stessi.

La qualità yin per la sua natura e caratteristica è meno rivolta all’esterno, si tratta di un’energia più nascosta ma estremamente nutriente alla stessa stregua del sangue per il corpo. Riuscite a capire quanto sia intimo e potentemente forte il potere del sangue per noi uomini?

La possibilità di vivere una qualità energetica  più intima e personale, sicuramente più vicina al concetto di silenzio e di raccoglimento interiore che si ritrova nella notte profonda. Uno spazio che a molti può fare paura e che richiama maggiormente al concetto di solitudine ma che  per questo motivo è una grande possibilità di vicinanza con quell’uno che è si “solo” perchè unico ma così esteso da riempire ogni vuoto.

Ecco forse perchè è più facile commuoversi in questo periodo dell’anno anche solo guardando un film oppure un presepe illuminato ad arte, ecco perchè si è più fragili e spesso scontrosi e non si vede l’ora che passino le feste per un disagio interiore che giustifichiamo con i regali obbligati e gli auguri di buon natale ai quali molti non riescono più a dare un senso che non sia esclusivamente commerciale.

E invece se ci pensate bene questo è proprio il momento giusto per Natale, per i credenti un occasione per raccogliersi in preghiera oppure in meditazione e allo stesso tempo un’opportunità per sognare con la favola del Natale, un mito creato dall’uomo certamente ma che come ogni favola rivela un significato decisamente più profondo di quanto superficialmente non si possa vedere.

Un’occasione infine per riposare e per stare con i propri cari condividendo quello che  le nostre possibilità economiche ci consentono ma soprattutto per condividere i nostri sentimenti. Smettiamola quindi di avere questo ormai comune e accettato senso critico del Natale accusandolo di falsità e di sprechi inutili. Si tratta di un  comportamento che definirei cinico e falsamente intellettuale che non giova affatto allo spirito di grandi e piccini che in questa del tutto particolare stagione dell’anno hanno bisogno anche di sognare e di guardare il mondo con gli occhi dei bambini.

Il mio consiglio è quello di abbandonarsi ai colori, profumi e luci della favola del Natale  con gioia, leggerezza e allegria anche se non avete bambini piccoli in casa, scaldatela con la fantasia! solo per vivere alcuni momenti di spensieratezza in totale libertà, concedendoci la possibilità di essere felici con quello che si ha e non infelici per quello che non si ha.

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